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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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20 Nulla a lui, maa Alilon riuolta dice: O frauco Caualier libero ingreſſo Daſſi al Ke, ſe da te ciò chieder lice, Ageuolmente a me fia quel permeſſo; Armata, e dit al copia Iiperatrice Deneti aſſalir mi fia conceſſo; Da noua Francia io parto, ù ſon Regina,

E porto a voi ittoria, a quei ruina. 21

Come placido il mar troua ripoſo Ne' moti ſuoi, quando piu luce il Sole, No altrui ſi moſtra feruido, ò ſpumoſo, Qual nel marino ſeno albergar ſuoles Cosl rendeſi a lei vinto amoroſo Ailon vifto il bel Sole, e le parole Vdendo,& ammirando il bel ſembiante, Diſſe, al Re: Vieni, io ti fo ſcorta inante.

22 Di pace, ò di pietà lieti meſiaggi Annuncian ne' begli occhi le due ſtelle, E vergognoſa apria lieta quei raggi, Ch'imprigionan d' Amorl'alme rubelle; Gli ſguardi haſſi, inſidioſi, e ſaggi Suelan da gli archi le due luci belle, Rida, ò patli, ò ſi moua, ò ſtia coftei, Inuiſibile Amor ſi ſpecchia in lei. 13 Qual candida Alba in le labbra hauea Di purpureo color purpurea roſas &e entro temer, di fuor gioir parea Ne le guance era lieta, e vergognoſa; Ognuu che mira, al ſuo bel lume ardea, ual farfalla d'accenderſi bramoſa, ne gli occhi ardente face Dolce in quelli iterando, e Guerra, e Pace.

14 Talbor ne inuola, hor le ridona a gli occhi, Hor ſcema col rigor le ſue belleꝝ xe, Era negleita ad arte, e par che ſcocchi Co' bei raggi a ferir ſaette auuez ⁊e: E, ſe la neue appar, che in lei pur fiocchi, Auuampar' in quel giaccio ſon dolcezze, Se a gli occhi vn piu bel Sol fuor ci riuela, Qual ſard il belche in ſe rinchiude, e cela?

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25 Par ben raggio diuin, celefle il lampo,

Che ardendo bea, che conſumando eterna, Poi che in mitar gli occhi piu ſcã po, Quanto gode il deſio, tanto ſi interna,

E di mirar brama ſtellato il ampo,

Onde auuien, che'l pẽſier penetri, e ſcerna Auorio, e neue, che in ſecreta parte

Succo nettareo, e eres il Ciel comparte.

2 uindi accogliẽdo il Rel' Amor v'ageiite

Leman⸗ nesbel viſo d'vn verm ad 2

Color di fin cinapro, e belta giunge;

Hor da la bocca, hor dal ſommeſſo ciglio

Spunta boneftd, che lo inboneſio punge,

Era la purpurea roſa, el bianco giglio

Apre al ſine il theſor', oue amor ride,

E ſpira odor', e parla, ama, e ſorride.

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O degno Re di dominare al Sole, Ciouine eletto, e nato al ſommo Impero, Se oltre il ſaper del'alma tua, non ſuole Naſcer del intelletto altro Smiſbero, Sag gio ſcopri da' humili parole, Quale vnirſi deſia col ſuo ben vero Lalma mia col tuo corpo aſſai diuino, E come Luna a te mio Sol mi inchino.

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Je non che&ſpero lieta io teco aggiorno, Vicina al mio bel Sole a tutte! hore, Se ſoggiace il mio Regno al freddo giorno Alluma Jalma mia col tuo ſplendore; Onde il bel corpo tuo ſi vefie adorno, Vaga di luce io vengo al tuo valore, Se contraria di fede, a quella leg ge Mi rẽdo del tuo amor, chel mio cor regge-

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Da noua Francia vſcij nobil Regina, Eleſñ al tuo fauor queſta hofte vnire, E varcar gli Oceani, e tua diuina Virtà adorare, offrirmi al tuo deſires Ed ecco a te mia gente, o Re, y'inchina Per viuere a tuoi cenni, a ben morire Sotto gli auſpici tuoi, ſotto vna tromba Vua immortal tua fama a noi ipeie

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