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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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70,

la mal nata Venere la ſbuma Manda ſin ſotto il lem bo il mare irato, Cui, parea dir, ne l'otio, e bolles e ſbuma La laſciuia, e lamor freme mal nato, E Venere la Madre in ſe coftuma Deſiar il bello, e piu goder lo amato Spremi con mano, o Atagase ti traſtulla, Le laſciuie, el'amor, l'otio ſon nulla.

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Jufuriato il mar hatte nel centro, E s'apre ne l'abiſſo l'ampia ſtrada, Douelira Diuina, el furore entro Fulmina contra i rei la eterna ſpada, Hor s'aſconde la terra immota dentro Al cor d vn ſaſſi Soura i monti a fondar le ſode piante, Et hor'increſpi il crin graue anhelante.

bor par, ch'egra ſen vada

19 La Balena a linsu nuota ne l alto,

Poi graue di ſua mole in giu ruina,

Che parea vn quadro ſaſſo con vn ſalto

Dal Ciel cadere in ſeno a la marina,

E con le branche, el petto porta aſſalto

A le naui, e le afferra con:uina,

Ne la ſua grauiid vien graue, a pena

Le antenne vſcir ſon viſte da la ſchieng. 6

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Onde larmata in ſcoglio può cangiarſi, E ſi ſcorgon da vn ſaſſo, d tra le arene antenne per lo ventre in alto alxarſi, La Belua reſlò immobile a le penes Con la vicina morte ardia affrontarſi, Si ſcnote, e uon ſi ſmoue, e'n ſen contiene Campi graui di.ſabia, e nel ſuo graue, Qual terremoto, ſi commoue, e paue.

12 17 Quanto il fremer del mare am pio ſi eſtende, Quãdoa grã ſludioa pena il figlio, e'l padre

Z anto l'ira di Dio con muta voce

Del ſuo pax æo fallir l huomo niprende,

E pauenta: e miaaccia, e non pur nuoce; AMa la ſuperbia humana al Ciel n'aſcende, Tarda al pentirſi, al mal corre veloce, Quale eleuato al Ciel monte ne londe Può aſſorbire, ò lauar le colpe immonde?

1 Dal vaſlo fondo ſuo 2 b'acqueo monte Vaſtiſſima ſi ſcorge empia Balena, Dpar, che'l dorſo OAppennin ſormonte, E faccia duro ſcoglio l'alta ſchiena; Ma uel calar de l'onde con la froute Eta la terra, hor poggia in larena, Zal dal ſuo gremho il ma⸗ moſtro diſerra, Quale&'¹ peccato d' huõ, che ĩtẽde,& erra. 641 Si ritira, hor s'immer Gonſ̃o, crucioſo il mar, grauido q'ira Al Ciel con vn ſoſpir dal cupo fondo La riporta, e tra' flurti alti h'aggira; Ne la foce del mar quel vaſto pondo, Quanto il mat freime piu, tanto g'adira, Tal rende honore a Dio, che nel cordoglio Soura le naui ſtende, e Pone vn ſcoglio.

Lotio, e!' more, el hoſte tutta bauea Tratta da naue henere la madre,

Vide tarte, che? arme, e'n Guerra ardea. Da laltra parte il pio Milon le Hquadre Contra quel fiero eſercito mouea, Eʒs'ax⁊" faro quai contrarij venti

Con deſtre inuitte, e bellicoſe menti.

1 8 (on chiome ſparſe in gonna alta fuccinta

Henere in maeſta, qual Dea celeſte, Si interpoſe a gli aſſalti in arme, aceinta, Con arco, e con ſaette: Ognun ſi arreſte, Diſſe · Vace fra voi, ſia pace, e vinta Da ſdegno osò d'eutrar fra le tempeſte; Tal lampo folgorar da nube ſuole, O' fra neubi pugnanti aprirſi il Sole.

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4 &e entro al profondo eAd!'apparir di Venere raffrena

Marte il furor', e rintuxxò l'ardire, E diſſe? OQDea, per te porto la pena Di ripor queſto brando, e ſedarl ire; Da tua beltd ſi ſtempra la mia lena, E puoi Marte placar, dargli martire, Quando piu ne la Guerra in giro à moſſo, Edi ſangue potea farue vn mar roſſo. N 2 Nulla

2 ToMamchSs SSahean,

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