d il Prencipe, Afmodeo Vene- , re immonda A D'vno ⁊fernal de . Nſotenca pregnaã NA.,, V Da'otio partorꝰ prole feconda
Di laſciuie nefande, e d'opre tante,
Che ſoura il dite houecto il fatto abbonda; Poi la furia de mali ebra baccante Spirò, venne, e fermoòl vltimo inganuo,
Che ful hoſte deꝰ vitij a ſommo danno. 4 2
Da noua Francia vien la iniqua gente, Vde i Demonijè l'iſola crudele, A cui gli Iufauti conſecrar conſente Paxxa turba, idolatra,& infedele; Nato il Bambino, e mutolo innocente, Come imago di Dio par ſi querele: Dique haurò il nome, a cui ſacrato io ſono, Elo ſpirto d' Iuferno haurò per dono.
3 5. D'huomini, e finti Dei claſſe crudele Tendeua al lito, doue il Re accampa, Il mard Adria ſolcando a piene vele,
Tiene ognii del ſuo vitio habito, e ſiampa,
Che teſſe contra Diol'empie quereles Perche ei ſol rena, e'n noi ſempre odio au- Sin quãdo eßsalterẽ l'infernal elos(uãpa, Alxeremo a noi Dei ſoglio nel Cielo?
4 Se non e' huomini noi, noſtri infernali A noi ſourani ſbirti auuiuan l alma, Perche non può l'eſercito deꝰ mali Contra quel ſommo hene hauer la palma? E Vittoria ottener? farne immortali Ideſiderij noſtri in queſta ſalma? Non potrem d'altro ben far nouo acquiſto, Debellãdo quel bẽↄc ha in ſe quel Chrifſto?
C A N IO
5 Dlite le beſtemmie il mar fromea pregno di mal talento, e con la legge Natural, ch'egli ha in ſeno ei riſpondea:
Natura è cieca‚el huom piu non corregge?
Creſce il deſio del buom ne l'alma rea; Forſe la Prouidena piu non regge,
No lybbidire a l'huom piace, ò conuiene, Come cagion Luoe: al ſommo bene?
Fulminati i Giganti il mal ſuo ſeme
Ne l'huõ germoglia, el vitio piu sauãxa,
Quanto pietoſo è Dio, tanto ei non temes Pertinace malitia, e la ignoranxa
Nel colmo d'ogni pena egra non geme,
E di ſalire al Ciel vana ſberanga
Cona nel petto human, cosl ragione 1
De limplacabil ſenſo ſid prigione?.
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O, ſe io crollo il mio dorſo, o, ſe dal fondo Riſueglio le tempeſte, ò mio furore, N'oſciran le balene dal profondo A ingoiarui,& a Dio render Thonore; Nõ ſcorgete, che a cẽni ei regge il Mõdo? Vn ſepolcro aprirò d'eterno horrore,
Per voi librato, e ne la terra affiſſo, Progenie de la morte, e de l'abiſſo. 8
8— De la Diuina man ben ſolo vn dito
Minacciando dal Ciel puouui atterrare, Non 9 toſto e'l voler dal core vdito,
Che al ſuo imperio pudò Vonde ĩ se turbare;
Onde a l'infame armata hauea finito
Il confin del tuo Porto entro nel mare, Fe non che Aletto con furore a terra
Spinſe le naui,& intonò la Guerra.
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Dal piu alto lido infernal ſuo corno Gouſia, e le labbra a laria ſpiran ſuono; Si cangia in nera veſte il bel ſoggiorno, Sapre il Ciel, freme il mar', e S'ode vn tuo- Come di tromba ne l'eſtremo giornos(no, Inborridiſcon gli huomini, e non. ſono Prouidi, o Dio, de l'hora al'opre eſtrema, Fulmina il Ciel, s'apre! Inferno,e trema:
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