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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Qual fia di voi, che per ſaluar le cento Non voglia! vna meco eſſer prigione? Dieci di mille elegga il Re contento, E ſerui anco il ſuo honor vinta ragione, Coſii hormai rea fortuna, e3l reo tormento

Col ſoſtener voi Donne aſpra tenzone

Contra si ardita, e innumerabil gente, Sia ſana mediciua al mal preſente.

71 Proruppe in piu ſingulti; al Padre diſſe

Barbara in maeſta d'alta Regina: Per l'honor la forteæa in noi ne ſcriſie, Ragion come nel foco lors aſfina;&. Naſtra innocenxa in noi legge preſcriſie, Che nou la ſuol turbar virtà diuina, Tale in noi ſi piantò ferma coſtanxa, Quale in Dio ci inneſtò dolce ſberana.

Tadre, ſiam Dõne, a voi crediam piu veglio, Sia legge il pio conſiglio, a voi ſoggette Ci rendiam, perche a voi ciò pare il meglio,

Timide ſiam, ma in obbedir perfette:

Di wirtù non babbiam piu chiaro ſpeglio

Di woi, cui, ſe ben ſeruo, il Ciel promette uel ben, che la virtà partorir fuole,

Iluſtrando la fama oltre anco il Sole.

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Non dirò piu, che'l cor pietate ingombra, Ben per noi duro l eſercitio d armi; Lei con forta il buon Cõte,& hor diſgõbra Inoioſi penſier con dolci carmi: Voſtra eccelſa virtu(diſſe)) non l'ombra, Aa ſegue il degno houore. Hor ſi diſarmi La fronte del timor, che in voi ſi ſerra, Pace vi annutio, el fin piu lieto in Guerra.

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Raccolgon nel partir le belle ſquadre, E ſparge ſuon di Pace al Ciel la tromba, Tutte ſchierate in arme al piè leggiadre Spiegan le pompe lor, fama rimbomba; La ſpeme è del lor ben nudrice, e madre, Si baciano a vicendla, qual colomba, Erinouan piangendo i foſpir duri, Salua la Patria, e noi, cediamo i muri.

C A N T O

75 giunti i Nuntij a Pipino: Il pio Atilone Diſſe: O Sir, piu, che l'arte militare Dotta neceſſitd tutto diſpone, Come l'arte sauanza, il vero appare, Che ſenza fore inſegna la ragione Al ſeſſo femminile anco sforæare La natura con! atte, indi coftana Nudriſce in guerreggiar vi iſce ing 28 viua ſperanza.

Tanto è, Camilla aggiunſe, il noftro ſeſſo Sprona il virile a certa inuidia deſto: Credea ben sl, che a me ſola permeſio Foſſe tra le fatiche il premio honeſto Ma l emular virtude anco è conceſſo Ale lenete Donne, a cui molefto NonR veſtir coraxa, e cinger ſpada, Et al heroico honor farſi amnpia flrada.

77 Jonon le inuidio no, ma ſon ben degne Ne l'arte militar d'eſſere aſcritte, Ecoronate de! honor condegne, Di che i virili han leggi in ciò preſcritte, Che ſoura loro il ſeſſo mio non regne; Che ſian di Marte a noi l'opre interditte: Donne fra gli agi a laco, al fuſo intente, Ma vedi; In Dannes cor e foræae mète. 7

Hippolita, e Camilla, e quelle altere Si rinouan tra nois Beltade, e foræa Chi non domdò? non vinſe huomini, ò fiere? Che merauiglia, o Sir, Pietà ti sforxa, E il giouenil valor de le Guerriere, Se'l lume di Pietd non mai slammorza, Quaſi Amore dal Ciel, che in te ſi earo Con heroica virtuù ſplende piu raro.

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éi rendono a te piu, che ad altri vinte, La Ciita ſard tua, ſaggi conſigli, Tue fore da clemenza aſtrette, e ſinte EFregiã di Sõmo honor le inſegne, ei gigli⸗ Generoſo Leon, Donne conuinte Salua, o Re, ſalua il caro honore, ei fgli- Se a te, cid& hai promeſſo non diſpiace, Salua le Donne mie, lor dona pace.

Sorriſe