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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Ecco Dittoria, hor mira, chet accoglie Con la Corona al tuo pompoſo crine; Ze lo cingo di Lauro, a le tue voglie Imperiali il fregio a tev'inchine; Zi dono l aureo cinto, o care ſpoglie, E Taureo brando accingo a quel confine, Doue m)'accogli in porto, ou'è'˙l tuo fianco, Da cui proteſto non partirmi vnquanco.

&d egli a lei: LVaurea medaglia ĩo dono

A te, imago di Dio luce celeſte, Che quante gratie in te piouute ſono Largamente dal Ciel belleæxe honeſte, Tal nel bel viſo è Paria, ò dolce è'l ſuono Del tuo dir con virta ſouraceleſte, Quanto a Dio con belta ti mostri humile, Tanto a gli Angioli piu viurai ſimile.

4 ² Dedi quante onde il mar, le telle il Cielo, Atena il lido,ò ſtille di rugiada, Quanti raggi, o fiammelle ha nel bel velo La Luna, ò luce a gli occhi vnir le aggra- Ilrugiadoſo humor Nettareo gelo(da, De quanti humidi fiori in ſeno cada, Tante naſcon d' Amor noſtre allegrezXe, Zante di vn fido amor ſon le dolcegxe.

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A ſto,ohime, Artemiſia a arme, eche odas Nemici, onde ciò detto, Amor ſen parte, Arman d'orgoglio il volto, e d'altro nodo Legan le menti lor nel fiero Marte; Cola riſplendon'armi in vario modo, Stuolo par de nemici a quella parte Ipuntar, doue lucean gli elmi ala Luna, Hettor cõtra Saccampa, oue piu imbruna.

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Cieta aſpira a ittoria la ſua Spoſa,

Ma raſegna il timor; morir teco

Protetta da tua deſtra; Hor Vorgoglioſa

Scocca pennuto flrale a'aer cieco,

Vaà, dice, el turbator de l'amoroſa

Noftra Pace conturba, e feie vn Greco

Ribellante a Niceforo, el'euento,

Che riuelar volea, rimaſe al vento.

N T O

45 Volea di corrotta auuiſi vani Recarne al Re, che'l Greco Im peratore Preparaua gli aiuti a i Venetiani, Ma da ſaetta colto egli ſen more⸗ Non molto eran li Franchi a lui lontani, Onde s'arman di ſdegno, e di furore, E dicon la, piu ld certa è limpreſa, Saccingon minacciando al empia offeſa. 6

Del traditor h'alma ſpirante il peſo Portoò d'error grauilſimo in Inferno, Emulo di ſua Spoſa a ĩ colpi acceſo Vibra la ſbada Hettorr', e come il verno, Ch'al furor Boreal ſi moſtra offeſo. Sfrõda le Quercie,e piu s'infuria a ſcherno De la ſelua, che al monte ha vẽto? teſta, Il boſco ſuelle, e la campagna infeſta.

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Hor gli aſſalti vincontrano a vicenda Da tanti contra duo fermi con fede, E di forte in Amor virtu flupenda, Ambo forti ſi fondano col piele, Ec gli occhi aſchermire i guerra horrẽda; Noll Franco loro a fronte in dietro riede Senza piaga mortal;(os in ſchermire, Come pronti in amar vᷣaccendon l'ire.

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Se non che ſotto oſcuro borrido manto Cela la notte il freddo horror del ſan gue, Zerra ſi vede iui ſanguigna al quanto De i morti corpi nel aceruo eſlangue, geme, qud ſoſira, e muore a canto Del moribondo il cor, che ſpaſmao,e langue, Qud incrudelit ſi ſcorge horrida DParca, Mſtra la morte, come a lei ſi varca.

49 giunge, ohime, da altra parte‚ ecco, drapello Deꝰ Franchi, che ſcorrena ala Kiniera, Ond Hettor pin s accende al fier matello⸗ Cold ſi moſtra la mia gloria vera, (Diſſe) o Spoſa, m'accingo contra quello, Eugna, o Donna feroce, omia Guerriera: Ella a lui: Omio Hettorr ò mia la gloria Teco per te pugnando hauer Vittoria. Da