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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Ad adorar l'ldolo ſu

O 8. Z28

The Imperator del noſtro imperioſia Noll credo indegno, che' ſuo capo è tale,

Che nel gouerno ſua virta natia Trattarebbe loſa cettro ai Regi vgnale; Sel ſudor',& il fangue ſparſo hauri Ter noi, tale gli hab bia gratia immartale, Ma bene in noſtra vece eꝛ può fallire ini Trta Donne con frenar li vei, el'ire.

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Ma ſappi, le Colombe non ſi ftanno Kette da augei ferigni, ecco m'appiglio Al parer, che ſchiuar pudòl maggior dano, Tronco qui il direhio laudo il tuo conſiglio, Se come a me, le Donne a lui daranno Dimperio fede, ed incontrur periglio, VMiua teco in ſecreto, e maggior lucc Al maggiore buopo il tẽpo,e lopraadduce.

7. Cglihabbia Imperio qustalls

Forſe fia, che Uittoria a nor ſecondi

Eer opra ſua, ma Imperatorꝰ ei rieda,

E in diffetto comandi; o Spoſa aſcondt. II tuo Sol fia le nubi, ond'poy ſi veda Anoi portar Pittoria, anco vn bel giorno Che ei di gloria immortal fia sèpre adoruo.

TZorna Artemiſia; 632e alo Spaſo ſpiesa Dolciſſmo il ſuo dir, ce 1 Ma l'alma ebra d'ponore, ad amor niega Gratia, che ſono in lui gli ſpirti deſti, E bramoſi di Guerraz ella riprega, E ſi goufian furori, e ſdegni infefii, Priua hora di ſberana, hor di conforto Zeimne ſi ſbexi la ſua naue in Porto.

Trendon cura in ſap Se ti eran maſchi; (Perche il vitio a la

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er le Dõne iu Cbioggia, aſcoſo eral' duaro

bena al ſin sappoggia) oil trouaro;

E quinci tratto dal'aurata loggia

Con due catene d'or cinto il legaro, Cantando gli accingean corona in teſta: Ecco il Re de gli auari in pompa, e'n feſla.

T 0* 1*) 1 75 3 75 Na la Regina al riſo, a i faſti, al cauto

De l'altre non ſi moſſe con la fronte, Seruò la maeſta del regio manto: O voi, diſſe, vedeſſi al arme pronte, Come al riſos Ma guerra abbõda il piãto,; Serratelo in prigion',e vi habbia vn monte Del ſuo theſoro, e goda, onde in eterno Proui, ſe pudò gioir ſeco in Inferno.

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7 Non è, chi ſia diſcorde a ginſta legge,

E par chell reo ſen goda andar prigione. Con lamor ſuo in eterno, ond ò regge, Adegua la ᷣiuſtitia a la ragione, Col theſoro ſi ſerra, e fuor ſi legge Scritto con lettre d'or Paureo ſermone. Qud, ſe non vi entra fame, ò marte al paro Piue conteuto col theſor l'uaro.

77 7 e fondi, Ne per paſcen la viſta l'em ia Fame Che al ſuo dir, me Oraculisoluua, dil Neper haf a viſt 7

Da lui ſi ſcofla, eſeco al fn ragiona:

uoi cãgiar loro in pane? O vuoi, ſi chiame

La morte meco, e, ſe3l ſenſo ti dona,

Col qual tu vini, e ſatie ſian tue brame, COi donerai theſoro? Hor mi perdona, Dilſe, non ti conoſco, e non ti chiamo, Rẽderrammi il theſor quel pin, che bramo. 47* 8

7 Di corlui ne cantò l'antica fama

Impreſto in rame il fin de ſuoi theſori;

Tre ſoli covſi l'alimento brama

Il vital ſenſo con freddi tremori,

Ma ineſta si il theſor vagheggia,& ama, Ecome! idol ſuo par, che l'adori:

Dice, al men mio theſor mi prefta aita,

Damini teco fruir piu lunga vita.

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ecui la Fame, e vien la morte al paro,

E F'atterrꝰ, ſe non, che'l ſuo theſoro

Stringeua in mano, e diſſe: Abime, sl caro

Idol mi ſard tolto?% gemme, od oro

Date fora al mio ſbirto. Incominciaro

Gli ineſſorabil moſi ri ordir lauo: 0

Di poco ſlame a la ſua vita, quando

Dicean col ſuo theſorſeco ſcherando.

K Non