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Dince di robusſteza il regio Trace uel Rabican, che si ſuperbo è in viſta, E VZaiarxdo s caro in Guerra, ein Pace Dal Sir di Mont' Albano honore acquiſta, Tanto lodato piu, quanto piu piace Con la dolceæza. fua ſuperbia mi fta, i Tanto del ſuo Sięnor ſi moftra amante, Che de gli amici ſuoi ama il ſembiaute. 81 (os i Caualli amaro il forte Achille, COhe pianſero per lui Patroclo amicoÖ Oran Pietd, che per lui traſſero flille Di pianto ferigui occhi, eſempio antico. Quand hor mio Sir, da le allegrexxe mille Che fan con lor nitriti, anco io predico La Vittoria a i Soldati, e la triſtexxa Eſſer ſuol de la morte la certea. 82
Quei Corſieri ſeluaggi,& efrenati In tor ſiereæa nou imboccau freno, Na da ſproni mai furo ancor domati, Dal digiuno ſi vincono non meno, Come altri da la sferæa maneggiati: Han, come i Cerui, l'vnghie, e ſid il veleno Ne gli sboccati denti; Il crin ſi ſnoda Da latesta ben lungo fin la coda.
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uel Poledro, che s'alza alto, e ſuperbo In ſua tenera etade il Lupo vinſe, Licoſhada moſtroſi con tal nerbo, Che ad vrtar ne i pericoli s'accinſe; Queſlaòꝰ raxa de gli&neti, e laſeibo Coutra il Leon, che a Guerra qul ci ſpinſe, Da Paflagonia il Veneto ha condotte Caualle al corſo, al guerreggiar beu dotte.
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Quei da le Spagne inuerſo al mar rõ biãchi, O ſauri, ò fului, ond hano il ſenſo bumano, Benpar, che nobiltà loro non manchi, Co i crini lunghi ſon nudriti al piano; Ma quegli al paro, acui batton li fanchi, Perche ne i monti è nato, egli è villano, Onde a la nobilta loto non cede,
Che villano piu nobile ſi erede.
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Atca daue il grà Timauo in mar ſi infonde II Monte di Medea chiaro ſi ſcopre, Quand ella giunta a quelle eccelſe ſponde Orad nel Cherſo le mirabil opre; Herbe,& incanti magici in quelle onde Ne infuſe con virtu, che ſi diſcopre
Ne i Caualli, che beuono lle acque,(que- Che qual Cillaro ognun ne crebbe, e piac- 86.
Quel bruno, e ſauro poiche non ha ſegno,
Non lifta, non balan, com' egli appare, Corſier di Re ſi ſtima, e proprio, e degnos Con qualche pelo biancos ei compare,
Piu temperatoꝰ nel focoſoſdegno, E quel caſtagno ſcuroei ben ci pare. Graue con la piu degna ftella in fronte, Che altri ne haueſſe mai, ſon lodi conte
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7. Son raxzai cinque de la gran T heſaglia,
Soglion pugnar con li ſilueſtri tori,
E neſſun toro al lor valor ſi aguaglia,
Quegli Albaneſi io ſtimo fra i migliori,
Se nou che ſon mordaci, atti a battaglia;
Quei graſſi ſon di Media, e quei tra Mori
D' Africa ſena freno vbbidienti,
Agili, e grandi, e nel lor corſo ardenti. 89
cd ecco al fin belliſſimi Niſei
A voftra Maeftd fan Regia moftra, Da la ſbiaggia Niſea, piu, che gli Spei, Tratto ogaun la beltd natia dimo ſtra, Con sl belle fatexxe alti trofei(gioſtra⸗ Moſtra in campo,& in valli, in mõti, e in Iu Guerra ottimo ingeguo in picciol teſta, Had ambio il paſy col nitrir fa feſta.
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Folto, biondo,& il crin lungo pendente
Dat'vna, el'altra banda del bel collo, Al freno, e'n giro, e in corſo vbbidiente Faria condeg no giogo al biondo Apollo Per tirarne il ſuo Carro a l'occidente, Deg no del mio Signor, che ancor vedrollo Co' miti(aualli trionfar vincendo, Smercar la Vittoria combattendo. Oradite⸗


