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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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TIEKRZO.

. 100 Qual diſtordia col crin roſſo, e cadente,

PB con gli occhi ſan Luigni egli ſi veſte, Diuiſo ha il core in mile parti algente; Si ſa nocchiero,e ohida le temperie;

Jama Cuerra nel marꝰ, e piu conſente, e ſia diſcorde i moto anco celeſte, Treude hor la forma d. An Lelo, e poi guida ui naue, e'n alto freme, egrida. 10¹1 DVer mandare a Venetia il crudo auuiſo, Che'l ſaggio Imperator foſſe Ribello, 82 la ſua em⸗ verita diuiſo ungegna di mentir con ſuo fla ello, 7 Demonio forprende Aſ hadeh, 1 Tinge di ſangue, e carne il ſuo pennello Ond ei dando a ſuoi vitij, e fo 4

r PAngelo Impe Ser uoma,

rator prende la forma.

. 102.

Quindi ſi vpeſte del vermiglio manto, E ſotto l'arma i corpo ha d aria finto, E fuor ſi finge Iheu⸗ illuſtre tanto,

Lanto Augelo tenea di luce cine⸗, Teſſe le frodi contra il giufo, rer Imperator dei eneri, che ſpinto Trai hieri venti ne l'ondoſo mare Porgeua a Dio le ſue preghiere amare.

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Del Greco Imperator Ambaſciatore Ai Deneti veniua i mar ſolcando,

lo incontra it mendace con furore

a, e diſſe minacciando⸗ Greco Imperatore, Lod ¶gli odij macchinando 7 erai a Venetiani, ch'io ſon quello Angelo, mi conoſci? Ecco Ribello.

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Franceſche Oeti ad achu: Obelerio fratel Quitarmiil Kegno; Al mio ſangue pi Segua la Patria mi

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Niceta lo dirai? Riſpoſe il Greco: Dirdò di te l'ardito empio misfatto, Indegno del tuo ſangue, ma, ſe meco Dieni, io ti giurod'oſperuarne il patto, Che Shai ragione, io Capitan con teco Verrò dal tuo valore a Guerra tratto, AMa te'n vai ti conoſco empio Nibello, Caderd ſopra te ſommo il flagello.

106 Niceta ſi flupiſce, e tra ſe dice: Angelo è queſli, ch' Angelo m'apparue? Llmperator d' Armata, esi infelice, Che Ribello ala Patria a me comparues Si vantò con ſuperbia a piu felice Sorte montar col ſuo fratello, e Parue; O Ambition de le Corone ingorda, Altrui ſiera, a ſe cieca, al vero ſorda. 107 TPer la piu corta ſtrada arriua in Porto, Al Principe in ſecreto egli ricorre, A cui d Angelo narra il graue torto; Poi che con Francia, e col Ribel concorre, Chadepredar la Patria, e che di corto Verta per farſi Duce, e'n Regno porre LImperator Romano, e diſſe, come

Il vide, e quel, ch'di, I'habito, el nome. 108

Poi dal iImperator Greco ſoccorſo Ne la preſente Guerra,& armi,&r oro, Con Galce corredate andare in corſo Promeꝛte, e con huon vento il gran riſtoro, Chakenctia auuerra con gran concorſo Dele Geuti del 4ſia, e'l Popol Moro; Eſpoſeambaſciata, e toſto parte Per fuggire i perigli, e'l vicin Marte-

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Derche la voce s'era ſparſa, el vento

De la fama, chel hoſte era vicina,

Che per mar viẽ da Frãcia, In vn momèto Venne, diſſe, e parti da la marina,

E vexſol alto mar veleggia attento

A ſchiuare il furor', e la ruina. De Franceſi ne himpeto primiero(ro. Fu accorto Ambaſciator, Duce, e Nocchie

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