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Che v'ei ſuperò quegli, ella lui vinſe
Ha noi reo tempo il noſtro ben diuide;
Il mio cor s pietoſi vi dipinſe,
Cheꝰ guardo voftro ad ognigratia arride;
La faccia di vergogna allhor ſi tinſe,
Che contendeſte meco, e mi ſi nega
Oratia, chy io chieggio, e che da me ſi prega. 71
Quella Venetia ancors ſaggia, e forte
Giouani produrrd tutti amoroſi,
Eda mano di Donne, e vita, e morte Penderd de gli amanti lor geloſi,
E'l ſeſſo mio con piu felice ſorte
Adorato ſard da quei pietoſi; Confeſſeran, che Donne honeſte, e belle Sono altro Sole al Mondo,& altre ſlelle.
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Parui entro a gli occhi, e'n ben ſerena fronte De le bellexxe noſtre, che ſia Sole, Ehe gia mai non Ecliſſi, e non tramonte, Che del Ciel Parmonia ſon le parole, Obhe'l ſuono, el moto, il lume ſi racconte Eſſer gratia, virtu, belleze ſole, Se i dolci ſguaidi ſon facelle, e ftrali, Che gli amori, el voler ſian piume,& ali.
73 Queſte Donneſche mani han gia potuto Portar palme,e Vittorie anco d'vn Regno; Donna vincere il Mondo shd veduto; Non dirò piu, di voi tal donoè degno: Sono Idolo del huomo, e dolce aiuto, Del Atondo madri, e d'buomini ſoftegno, Si che ouunque è beltade, e corteſia L'ponore è de le Donne, e laude mia.
74. Deh pietoſi Soldati, e Duci inuitti Di voſtra giouentu nel verde Aprile Leggete i miei dolori in fronte ſcritti Supplice inchino i voftri piedi humile, Prego pieta de gli anni miei sl afflitti, Ch'io deggia peregrina ĩn giouenile Eta paſſarli in monte, hora in pendice, In terra, in Regni, in Mondo sl infelice.
CA N T O
7⁰ lolto piu forte fu lole di Alcide,
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Per mia vita vorrei, che mie rag ioni
Doi giudicafte, e Cielo mi deſtine, Chjio ſia nel poter voftro(mi perdoni
L'bhoneſld, cui conuien, che a voi s'inchine)
Non ſol le Gratie meſce Amor coi doni, Ma fa de ĩ noftri cor dolci rapine;
Mi dono a voi per ſerua, ò per amante, Di tanto anco il mi 10 conuien ſi vãte.
7 Tacita dunque hormai vi ſacro il core,
Qual mi vedete anco Regina ſono,
Se predarmi vi pare il caro honore,
Al mio marito chieggio humil perdonos
Ondio fatta idolatra al voſtro amore,
Flcor, la vita a voi conſacro, e dono,
Date mi libertd, fuggirò il voftro
Capitano, ò Tiranno, ò Tigre, dò Moſtro. 77
Fra quella Giouentuù pietoſa inante Il foco di laſciuia appoſe al eſca, Efo lo Spirto, ch'ognun foſſe amante, Cual da fauilla vn gran foco sadeſca; Poi di ciaſcun saperſe il cor parlante De la beltà, per cuil' amor Sinueſca,(que, Da gli humidi occhi, qual raggio nel ac- Scintillò vn riſotremulo, che piacque.
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Quei ſcorgendo a lo ſpeſſo il crin dorato, COhe era la teſa rete ai loro ſguardi, Et ammirando il dir, amore innato Amore entrò per gli occhi,e ſcoccoò i dardi, Ereftò ognun ferito innamorato; Ma ilgiouanetto Aſcanio, acciò ſi guardi Da lira del ſuo Padre, mentre parla Egli, in naue di lei ponſi a guardarla.
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7 Preſſo a Venere aſcoſto ei ſtaua in atto Di ſoccorrere a lei contra quel brando, Che'n mã tenea yammaz zarſi a vn tratto⸗ Diſſe ellas onde al rigor ſi diede bando, Che ognun dal Capitan chiedea riſcatto,
Da cui non men chiedean la gratia, quãàdo
Angelo per ſentenxa impugnal hasta
Lauuẽta,e diſſe: Hor fuggi,a noi cõtraſia
Aſcanio
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