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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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ne,

ni,

P RI M O.

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Acui Marte: Otu indegno di corona Vaà, ti aſcondi nel monte del euo Atlante, S da tea noi codardo ſi ragiona? Ben ti ſtanno talari, e le armi infrante: Marte vi afida, o Dei, che non perdona, Mai ſempre vince, e ne l' ardir coſtante, Gioua predire a me ſtella piu lieta, Piu in alto di coftui rego il Pianeta.

71 DVerra ancor tempo, chelceleſte Marte

Kipiglid il air.

Fondera l edificio ſuo di Guerra,

S per dar di ſue impreſe al Mondo parte Fabricherd Galee ferrate in terra,

Mille armamenti muri appeſi adarte,

Mille ancore, con cui Claſſe vafferra,

Come per far, chel' Arſenale in opra Ibellici Ftrumenti iui diſcopra.

2 fronte, e'n giro il mare, e dentro,e fuori,

E ſia munito d alte torri il forte,

Sian di fortea mura, e da migliori Cuardie hingreſſo chiuſo a doppie porte; Hor ſi vanti Venetia, hor Fauualori

Da la de la Gente, e ſi conforte;

Fatò, farò, che quel lor forte cada

Avn lampo ſol del infernal mia ſbada.

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Dulcano in pid ſi leua, e dice: O Marte,

In van ti aſcrini il vanto, e'l magiſtero,

SKam Dio del foco noi, del ferro Parte

Eu data? ſorte, e? premio al noſtro im pero,

Sai ben le lodi mie da Apollo ſbarte,

Cbe mia rete illa ftrò tuo ſcorno vero;

Segud vn bisbiglio, e tutti gli occhi erranti

Concorſero a mirare ambo gli amanti.

A merquiglia vna Galea fornita,

Che ſolchi il mar gli armamẽti attorno, Onde ſi vantal buom d apra s) ardita; Ses hiann eraur aus maeftri con iſcorno Del fulmine di Dio macchina vſcita Dal'infernal magion, che da la bocca Rorribil ſuono intuonase8l ferro ſcocca.

75 Sapran forſe imitar lo ſtrale horrendo,

Che dopo il lampo da la nebbia ſcura Scende infocato l alte torri ardendo, Con abbaſſar li monti in vil pianura; Sapranno il ferro, el calibe infondendo Fabricare il tormento di natura, Ch'ella non volſe, ò nou hebbe talento

Di partorire al Mondo il reo portento. 76⁶6

Polue, che acceſo il ferro in foco rende,

Foco, che dentro holle, e n'eſce attiuo, Romoreggiando a ſua sferra contende Gire, e l'aria inſiãmand ogni hor pin viuo; Quando ecco ſcaccia el graue ferro fende, Ein alto il tragge, e chi s'oppone, è priuo O'di forma, ò di vita; ètautal'arte/, Ch'è fulmine d'Iuferno, e non di Alarte.

77 Quindi Saturno la maligna ſtella

Il riſo intorbidò, ſcuotè!'⁵iſo, Ediſſe: Io ſon la luce al buom ribella, Predico, o Dei, quel piu, ch'è in Ciel ꝓſ*o; Leggete in fronte a mel hiſtoria fella, Tantoè ne l'occhio mio ſtellaute afsſo; Fardò de i corpi loro pellegrine(ne. L'alme, e l huomo, ch'a noi ſuoi piedi inchi 7⁸

Denetia inonderd la infame pena,

E con gli augurij miei giuſto conflitto⸗ Quando allhora al Leon di vena in vena Scorrerd timor freddo, e fia si afflitto, Obhe nel ſuo cor ſi domera la lena,

Oude Venetia uel mio ſen preſcritro Prouerd il danno,& alto fieno vditi

De Pinfermo Leone i fier ruggiti.

74 9 Tarraui ĩa vn ſol giorno uuerra da infernal noſtra potenxa,

Che la Cittd grauida d'or, di gente Ne la contagioſa peftilenxa Di morte ſentird rabbioſo il dente; Noterd ne la fronte la preſenza Del morto al buomo viuo, e'l moriente Viuo vedrd quei piu gagliardi, e forti Empir la tetra grauida de morti.

2 Der