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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Ab chel buomo ha vallato il ſuo potere Con le gratie, che Dio gli dona ogni hora; Ghn&lIdoli noſtri fan cadere, Ohfte l'huomo al ſuo Dio le hoſtie, el'ado- Gia non ponno Venetia poſſedere(ra, Oli Dei gia piu il mõdo ĩ numi honora, Non ſi erge altare ai Dei, con ſacri carmi Non dan gli Dei riſporte da i lor marmi.

51 Ache'aſpetta, o neg hittoſi al fine, Cbe lhuomo ſanto noi ſcacci dal Mondo? fora ci aftringa con virti diuine Partir da i marmi, e ruinare al fondo? Come la(roce a noi ſerra il confine, Con queſta ſia ſegnato nel profondo Il carcer noftro, èn van tentiam d' vſcire, Qui in pene eterne rintu VKiam lardire? Dunque ſopporterem, che l'buomo ingrato Sia poſto in Cielo? e ch'ei vinca PInferno? Da quelle piaggie eccelſe, e lo rtellato Ciel) dal domin io noſtro alto, e paterno, E da la Patria ognun ſard ſcacciato? Le noſtre Deita priue in eterno Saran d'honorꝰ Gli Dei nel foco ſpinti, Edel huom ſerui, e dal ſuo Chrifto vintie

53 Ardite meco, o Dei, progenie mia, Cbe ceder, pentirui vnqua ſapete; Foftinato valor viltade oblia; (ol pertinace ardir voftro otterrete, Se non Vittoria, almen patto, che ſia Degno ognun de IEmpireo: Acquiſterete Il Patrio Regno, il naturale Impero, E lo ſperato honor douuto, e vero.

Dindicherò bene io 2 omine ofeſe, Japrò punir gli buomini inhidi,e ingrati, Sottol' mperio mio corſe han le impreſe, Si Veneti per me Regni acqui ftati;

e quei dal lor paeſe Guidammo, e ſeco i Des noſtri e den

Et ardiranno auuenturar lo ſtato Con altra fede in Dio ahin beato 5

55 In Paflagonia gli Eneti miei fidi Tempio di cento, e piu colonne alxara Al'Infernal Corona, e queſti infidi Ingratilimi eneti fondaro Da piu Cittd Veuetia ne i lor lidi, Ad altra Deita le hoftie ſacraro, A tal ſin corſo il mar, gli Euganei vinti, Perche. foſſero a ĩ Dei lor voti finti? 56

Tacque, e intorno girò crudele il ciglio, Crollò la teſta, e beſtemmidò il martire; Mercurio allhora: O Dei per mio cõſiglio Non ſono eſtinte in me le audacie, e'ire; Ma poggiar veggio a infamia il reo peri- Cha cenni anco di Dio cõuien ſi gire,(glio⸗

Se mi dato ruotar l'eccelſo giro, Nel predirui il venturo alto io ſoſpiro.

57 Sono talari a me torpati, e'ale, Na mia verga deſtar puo merauiglia, Anxi improntare il ſonno piu non vale, Piu la faconda lingua non conſiglia; Fe bene il noſtro ardir ſempre piu ſale, Abbalſar ci conuien le ardite ciglia, Leuinſi a volo pur noſtri ardimenti, Che nel ſuo Dio gli huomini ſien contenti. 5⁸ Il timor concepiſco, ma dal petto La pertinacia innata lo diſcaccia, Progenie diua a voi non fia interdetto Il ſaper, e il poter, quanto a voi piaccia: Ma da voi a me infamia non aſpetto, Se dirò, ch'a la Guerra il Ciel minaccia Guidarne il noſtro honore a fama oſcuran E che prudena ſia Ihauer paura.

. 59 Raccogliete da gli Aſtri il regnar lũgo,(ua

Quaſi eterno, che al Adria il(ielo incli-

Attenti hor voi ſappiate: Io non dilungo

Il mio parlar dal ver, che Dio deſtina;

TZempo verrd, ne ſard troppo al lungo,

Che la Pietd de i Veneti rouina

A noi riporterd con lalma Pace,

Se non preuale ĩn noi! odio pugnace. Pauento