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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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. 40 45 Demogorgone, el Erebo co figli E chi di voi meco non fora degno E Nettuno co' Dei falſi Marini; Di ſeder nel ſouran ſoglio di Dio? Marte nel carro adduce ĩ rei perigli; E qul ci ſtiamo nel nefando Regno? uei dannati d' Iuferno Cittadini, Che non vi moue a Guerra alto deſio? Chordiro contra Dio ſieri conſigli, Contra lui l'alto ardire? ah ſtuolo indegno uelle alme giunte ai torbidi confini, Di veder lume, ma in eterno oblio tri Idoli, altre forme, altri dannati Viuer, e tormentar da lui diuiſo, Con volti horrendi, e moſtri altri ſpietati. Che gode, el huom deſtina al Paradiſo. 41¹ 46⁵ Fanno tartarei Dei nera corona Ma cbes quell huomo di vil fango nato A quel, oba il nero, e ſmiſurato buflo, Del noſtro Paradiſo anco ſia herede? Ch'ala con ſette corna ſua perſona; Volete piu? Che Dio fleſeo humanato Porta aureo manto di colore adu fto, Calò dal Cielo a queſla infame ſede, uegli del cui volere il Ciel riſuona, E poſe il piè nel Regno, ond io fugato, Cyosò mouere a Dio certame inginſto⸗ Tutti conuinti ne rendiam le prede, E il terzo de fratei traſie al martire, Quindi egli Vincitor fondoò in eterno Che ſe l'oprafu vana, alto Pardire. La Fede, e la ſua Chieſa a noſtro ſcherno. 42 47 Hecate gid da quel dannato giro(hi non v vdi il rumor? vide la inſegna Ne traſße ĩ pianti, e gli ſtridor de i denti, De la(voce ſpiegata? horror tremendo, Di Cerberoi latrati,&l rumor diro Achiil gran ſegno d inchinar singegna; De gli Auoltoi di Titio ne ĩ tormenti; Dunque viurem nel Baratro s horrendo? Placò gli ſpirti nuntij del martiro Cbhiuſi, e vinti ſtaremo? eche ſi regna D'Egion, de i Centauri in ira ardenti, Diremo da noi Dei? gia il ver comprendo, IGigantei Jitani, e fermo il ſaſo Lo ſpeco de' Inferno è'l noſtro Regno, Di Siſifo, ch allhor cadeua al baſo. Fu il noſtro si alto ardir di pena degno? 43 Onde le furie al Re miniſtre ſide Di bramata Vittoria nobil frutto Ttattando con ſua man ſerpenti fieri, Di honore ou'è? quel commun noſtro väto, Acanto ognuna di Satan s alſide, Onde acquiſtar tentammo il mondo tutto, Et apron con le faci ampi ſentieri; E ſalire a regnar nel ſoglio ſanto, i Deid inferno ſon le iſteſſe guide, Oue ve Dio col ſuo poter ridutto⸗ Che guidanoa i lor gradi ĩ Conſiglieri; Ed eternarſi in(iel con altrettanto Sette occhi, e ſette hamme girò filſe Maggiore acquisto, indi cangiar lo ſlato, I Re d intorno, e lor ſilentio indiſſe. Sdel nostro voler far leggi, e fato.

44 45 Dunque Tartarei Dei, non ſiam noi quelli, Direm noi poſſeder del Ciel Impero, Che pugnammo con Dio? ma quale errore Sche ci gioua i venti anco agitare,

Ci condanna del Ciel degni Ribelli? FP di chiaro ſeren far giorno nero,

Di Lucifero al nome, a lo ſplendore, E ſoſſopra riuoglier tutto il mare,

Chys diuino,& a voi meco si belli(di folgori, co i tuoni Emiſpero,

Parui, ch'error ci ſia, bramarl' honore, Co ĩ tremoti la terra ampla aggirare, E col noſtroſaper col gran potere Fame, mortalitd, Guerre, Tiranni, 4 Volere vn Dio voi Dei falſi tenere? E recare a quell buom gli eſtremi danni.

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