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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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P. R I M O. 58

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(i detto; al foco, come ſofo, ò pece Arde, e, qual ſaſſo, da framma ſi ſpetra, D'humore adu fio fuda ſangue in vece, Vota Dio contra lui la ſua faretra, Comanda la Giuſtitia, a cui pur lece Debellar la ſuperbia, e quella pietra Di ſcandalo arrotar dal Cielo al fondo, E fulminar contra il peccato immondo.

31 (on liuido occhio, e con peruerſa mente Di lenetia minò l'alma Pietade, E verſo Dio, ver buomo Amore ardente, Kimirò con Inuidia la Bontade, Onde viueano in Chriſto alme contente Con viua fede in vera libertade; De la Diſcordia ſia concorde il plettro Col mio voler, Ohe mi ſi dia lo ſcettro. 32. Ala in furor terribile il gran corno,

E diſſe: O Furie, o voi chiamo a conſiglio

Spirti d Inferno, voi dannati intorno 33 Ch'vdite il ſuono, e'infernal bichiglio; T artarei numi, e voi, che'n mio ſoggiorno Menate in pene il tempo in ſtrano eſſiglio, La cruda Aletto ſonò ranca tromba,

E tremo'l Centro, ela profonda tomba.

33 Mentre ch'a lo ſpirar d Auſtro, ò di Noto

Il Ciel ſi inhumidiſce, e ſi fa ſcuro, Seguοàdi pioggia, allpor net piu remoto Speco ſi laſcia il Pipi flrel dal muro Eſuola Lar' e girar Pale a nuoto, Vaucare in tauta copia il bnio impuro Si ſcorge, ein male oprando odiar la luce Del mal tem po foriere, a itriſti Duce. 34

Quini concorron tutti i Dei d' Abiſo

A''horrendo conſiglio in varie torme,

Quei, che' voler fondaro in alio affio Vag hi di lor bellexxe, e varie forme,

E poſcia pauenta)o al Orucifi ſo,

Che dal Mondo ſcaccid gatan deforme

Co ĩ ſeguaci a gli eterni lor ſupplici, Dannd li viiij, e'alme peccatrici.

39 Taci Muſa, ò piu tofto entro nel core

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Staſſt in oſcuro la infernal Cauerna Diſteſa in giro nel poxo profoudo, Ne l'horrido teatro a morte eterna Staſſi turba nocente ſino al fondo; Quiui di foco arde immortal lucerna, Che fa terror col balenare a tondo, Que aidannati in eternal martire Ela vita d'ognun finto il morite.

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Ne l'ampio giro le palpabil ombre

A deſtra hanno il peccato,& il terrore,

A ſiniſtra i terrori ů par, ch'ingombre

Linſatiabil aluo vn tetro albore/

E che ſcocchi ſaette, e'l foco adombre

Piramidi di ſiamme, e di atro horrore,

I tartarei palagi, i ſerui ſouo

Eteruo foco, e rei ſena perdono.

37 Da ſette bocche il venen ſuo diſperge EHidra, obe par s'infurij, e piu s'adire, Quanto piu in alto aſcẽde,e pin simmerge Ne la ſtigia palude al reo martire; Quiui ſta il er Sulmon, che vinto v'erge Per far monte con monte al Ciel ſalire, Quanto alto piu la rea ſuperbia aſcende Nel precipitio ſuo tanto diſcende. 8

3 (onuien l'bumano, l'inferual lignaggio

Dei numi, c'honorar paxxo ſi crede

L huomo, ò' pur tẽta a Dio tramarne oltrag Con falſi riti oppofti a vera fede,(gio E quegli empi,ch a Dio negã homag gio, E ſan del' alma lorl Inferno herede,

Quei, ch'agli Idoli tutti ſon si cari,(ri. Ch ergon di ſangue humã gli immödi alta-

Del' huom poni lo ſpecchio de IIuferno, Che sio dipingo il ver, ben può l'errore De linfedel cangiarſelo in iſcherno; Ma che ſi ſpecchi lehuomo ĩ quello horrore, E mai non penſi vſcir a indi in eterno, Ab ſe poi pecca d, ch'egli ò infedele, A ſe ſteſßo di furia piu crudele.

Demo.