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Ogran temerità ſprezxa, e non teme,
Onqd io difeſi il voſtro Imperio, e ſtato,
E col Re Imperator fondar la ſpeme
E ſperai di regnar confederato;
Hor' eſiule viurò con pene eſtreme,
E non ricourerò ſeruo, ò ſoldato
Preſſo al mio Re? da cui ſe Duce eletto
Spero anco di regnare a voi ſoggetto.
11 Acuil' Imperator: Figlio ben degno Di racqui ftare a noi glImperij, e ſtati, Gradiſco il tuo ricorſo, ammiro il ſegno Del tuo amor, de tuoi geſti a noi ben grati. Gioua a noi rĩcourarti nel tuo Regno, Ei Geneti abbaſſar ſuperbi, ingrati, Fama è precorſa al tuo parlar verace, Che Venetia conturba a noi la Pace. 1 2½ E fia l'auuenturar la Pace amica Nel pox⁊o ageuolarſi la diſceſa,. Ma il ſotrarſi di là maggior fatica Con DPace rotra, e con dubhia conteſa; E chi puote oſcurar la gloria antica(ſa? Del Regno, e del mio Im perio anco a dife- Veuetia nel ſuo ben vaneggia,& erra, Kotta ha la Pace, hor le intimiã la Guerra.
.*. 13 Diße; Sle furie dal tartareo lago
Gia. ſono vſcite, onde han la Guerra inteſa,
Quindil Inferno, e con dir falſo, e vago
Si interpoſe Diſcordia a graueo ffeſa,
La pugna ſemind, di cui fu pago
Elmperator, v'aceinſe al'alta impreſa,
Gli dd Venetia in dote, es Paccoglie,
Ch'al Kibello accoppidò ſua figlia in moglie.
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Fera ingordigia di regnar nel core
De Thuomo inſerta leua a l'buõ Pingegno, Corrompe, e toglie il naturale amore, Ch'altia Tagion non pa ſe non del Regno; Altro piu nõ deſia, ch Imperio, e honore, Onde al regnarla Alonarchia fia'l ſegno, Quindi ala Patria, al badre, a fratei ſpeſ Fa Guerral buom per Haltar ſe ſleſſo.(¶o
PRIMO. 3
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Se dunque il ſolo, e’l diuo arbitrio è dato Al'Angelo,& ahuom del Cielo berede; Mercè dard d vn'odio s ſbietato, Che tra fratei Pietd, non regni fede? Anxi la Inuidia, e tanto ard il peccato Di por non fermo nel gran ſoglio il piede, Indi ſcacciando il debito, e!' Amore, E di fraterna guerra armando il core.
16 Teſifone al Ribel fu la nudrice, Col latte infausto auelenò la mente, Come in eſſo accoppio ſpirto infelice D'ira, d'Ambition, di Guerra ardente, Al. foco appoſe leſca, e d indi vltrice Si dileguò, poi ne lo Stagno algente S'affogò impura, e inſidioſa a Pluto Comparue, e diè cruccioſa al Re ſaluto. 4 1
7 Poi diſſe: O Re de i mali, e dei tormenti Haurem compagni in colpa,& ale pene; Rallegrati hor, o Padre de' nocenti, Fedrem nel' buom confonderſi quel bene, Chei porta in fronte a gloria d'innocenti, Vedrem le voglie, e le opre bumane piene D'odij, e'l fratello al ſuo fratel nemico, El huomo al reo piacer proteruo amico. 18
Che faran quei Ribelli in terra, ò in mare, Se de gli odij tartarei il vaſoò pieno? Contra i Veneti? Guerra, che ſpreggiare, E ſan gli Idoli noftri vdiar non meno; Oſano auuenturar fra riſſe amare Eidati in Dio del Adria il marin ſeno,
E ſan con fede in lui farſi immortali, E con Pieta frenar l'ire infernali.
19 Nel petto empio d vn Veneto fratello Del Huce loro hò ſeminato Guerra, Ond egli in corl' accetta, ond'ei Ribello A la Patria, ai fratei lodio diſſerra; Con ferma voglia cfida a fier duello, Ela Patria, e i fratelli. Hor fattoè ⁊ terra Mio vero&mulator, mio proprio figlio, Ch'accettò da Teſifone il conſi glio. 1 2 Aicorſe


