loro peccati, e non furono fatti degni della gloria eterna del Cielo? Eh che la mifericordia di Dio, Uditori, è infinita, e chi confida ravveduto in effa, non è nò, non è poſsibile, che fi danni. Un fol dolente peccavi, che v' efca dal cuore bafta per rimettervi nell' amicizia di Dio, e fe ad effo va accompagnata una vera contrizione, ed un fermo propofico di cambiar vita, e coftumi, voi fiete ficuri del Pa. radifo. La penitenza, e il perdono, al dir di San Pier Damiani, fono due cofe, che vanno unite affieme, e non si tofto voi avete finito di pentirvi, che già Iddio vi ha rimeffa ogni colpa: Nec erit mora, eccovi le fue dolci parole, nec erit mora inter confitentem,& remittentem( a).
Chi sà, Criftiani miei dileetilsimi, chi sà, che quefti fanti Efercizi per più d'uno di voi non abbiano ad effer gli ultimi? Chi sà che pria di finirli non piombi qualcheduno a marcire in un orribil fepolcro? E fe ciò foffe, come è probabile, qual confolazione non farebbe la voftra nelle ultime agonie, al ritrovarvi coll' anima monda, e netta da quaJunque peccato? E per l'oppofto, oh il tormentofifsimo anticipato Inferno che voi proverefte in quegli eſtremi fpaventofi tormenti, fe vi ritrovafte coll' anima carica di malvagità, e fceleratezze! Deh adunque, o dilettifsimi, date pel breve fpazio di quefti giorni, un addio a tutti gli affari del Mondo, e sforzatevi in tutte le maniere di ricavar frutto da' prefenti fanti Efercizj. Se voi avete dati al corpo degli anni, date almeno all' anima un qualche gior. no, e penfate feriamente al grand' affare dell' eterna voftra falute: Dediflis corpori annum? Date anime
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a) S. Petr. Dam. ferm. 5o. de S. Mart.


