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Uffizio della Settimana Santa e della Ottava di Pasqua secondo il Rito Romano colla Traduzione Italiana di Monsignor Martini e dichiarazione delle Ceremonie
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DELL'AGONIA DI GESU' CRISTO.

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mento pieno di profondi misterii! Con questo significò il Salvatore la sua obbedienza all'terno suo Padre, la sua propensione e bene­volenza verso degli uomini, la sua povertà e umiltà: il non aver in croce ove posar la sua testa, la gravità delle nostre colpe, che col loro peso gli faceano chinare il capo e morire. Lo chinò anche all'ingrata terra quasi per licen­ziarsi da lei, e darle nel suo spirare come al principio del mondo, spirito di nuova vita. Lo chinò inoltre per chiamar con tal segno i pecca­tori all' amor suo, invitandoli alle carezze e te­nerezze del suo cuore. Rivolse per ultimo que­sta inchinazione alla sua dolcissima Madre Maria ( che trafitta dal dolore stava a' piè della croce) per farle questa riverenza profonda, e prendere da lei congedo, dirigendo ad essa l'estremo fiato del viver suo; e anche per insegnar agli uo­mini, che non può veruno partir bene dal mon­do, se non col dirigere a Maria, e per mezzo di Maria, l'ultimo respiro di sua vita. Siate be­nedetto, o Maestro della mia vita, pei misteri di questo inchinamento del Capo vostro santissimo, e per gl' insegnamenti che in esso mi la ca­rità vostra infinita.

Chinata in tal modo con tanti misteri la testa il nostro amorosissimo Redentore, non rimanen­dogli più che fare per render l'anima, comincia a tramutarsi, e tutto trema il sacro suo Corpo al volersene distaccare l'anima sacratissima. Già la morte per esercitare il suo ufficio, principia a spogliar di colore il suo bellissimo volto, già gli affila il naso, gli fa livide le labbra, gli sfi­