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Uffizio della Settimana Santa e della Ottava di Pasqua secondo il Rito Romano colla Traduzione Italiana di Monsignor Martini e dichiarazione delle Ceremonie
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DIVOZIONE ALLE TRE ORE

LA SETTIMA PAROLA

che disse il Signore sulla Croce:

PADRE, NELLE VOSTRE MANI RACCOMANDO IL MIO SPIRITO.

( Luc. 23, 46).

In quest' ultima sua parola ci il nostro amorosissimo Redentore l'ultimo documento del­l'amor suo, insegnandoci l'atto il più importante e sublime per l'ora estrema della morte: abban­donarsi cioè e mettersi tutto quanto con umile confidenza nelle mani di Dio, come nelle mani del nostro Padre. Gesù Cristo insegna a morire. Impariamo, o Cristiani, che cosa sia la morte dalla morte stessa del nostro Salvatore. Oh che passo tremendo! Oh che arduo punto! Nello accostarvisi un Uomo Dio si altera la sua san­tissima umanità: la sua faccia perde il suo co­lore, si annerano le sue labbra, tra le angustie e le agonie scuotesi tutto il suo corpo. Anche quell'alto ed animoso grido( con cui già vicino a spirare, raccomandò il suo spirito nelle mani dell' Eterno Padre, che lo potea liberar dalla morte) fu accompagnato da tenere lagrime: Cum clamore valido, et lacrymis( Ad Hebr. 5, 7). Muore così un uomo Dio. E voi, o uomini, ri­guardate la morte con tanta indifferenza? Siete mortali, e vivete si trascurati? E come potete mostrarvi insensibili alla considerazione di un momento così terribile? O anime, che cosa sia il morire, osservatelo in Gesù: mirate che cosa sia agonizzare. Che battaglie che angustie! che