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Uffizio della Settimana Santa e della Ottava di Pasqua secondo il Rito Romano colla Traduzione Italiana di Monsignor Martini e dichiarazione delle Ceremonie
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DELL'AGONIA DI GESU' CRISTO.

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Adesso è che valore a' suoi Apostoli, fortezza ai Martiri, purità alle Vergini, coraggio ai Con­fessori, e dolore ai Penitenti. Adesso è che vede pieni i campi delle ricolte dei giusti, eretti i suoi Templi, popolate le religioni, abbattuti gli idoli, ed inalberata in ogni parte la trionfale in­segna della sua Croce. Adesso è che vede do­vere per la sua morte ricevere lume Nazioni diverse, e salvarsi ancor le più barbare. E nel mirare l'adempimento di questi si alti fini della sua Redenzione, si raccoglie quasi come nell'in­timo del suo cuore a vedere se altra cosa gli mancasse di fare o di patire pe' peccatori: Quid ultra est quod debui facere... et non feci?( Is. 5, 4). Che doveva io fare per i peccatori, che io non l' abbia già fatto? Che altro può restarmi da fare? O redentore dell'anima mia! no, non vi resta a fare più altro. Arrivaste alla cima più alta della carità, al segno ultimo dell'amore; quanto potea fare l'amor vostro, tanto avete voi fatto e patito. Osservando dunque il Salvatore che niente più gli rimaneva da fare in obbe­dienza al Padre, e in riparo degli uomini, alzò la voce, e con generoso affetto disse: Consum­matum est. Tutto è già terminato, tutto conchiuso. Siate benedetto, o Redentore dell' anima mia, per un beneficio e per una carità così immensa! Concedetemi, o Signore, che pel preziosissimo vostro Sangue, possa anch' io al fine della mia vita dirvi con sentimento vero: Già tutto è fi­nito, è finito l'offendervi: son finiti i miei scan­dali: finite le mie iniquità: tutto è conchiuso per amor vostro, tutto è terminato. TRAC