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vIGESLMOTERZO. 267
40.
Qul le Nereidi, ei ſoxxi amori lieti
Con Forbante trabendo in lungo giro
I paai Numi de londoſa Teti,
Le Sirti,e le Cariddi,e i Moftri vſciro,
E commoſsero il mar fremendo inqueti Di repente ſon viste in n aſiro SFerenar quattro ftelle,e sud' voce: Tartite,o Dei d'Infenno⸗&cco la Croce.
41. Sſi ritenne il Ciella forma eſpreſſa La, doue è¹l Polo oppoſito a Boote, A b'udiresal mirar la Croce ſteſſa, O'bonorail Cielo, e chel Inferno ſcuote, Meglio patita haurian la morte iſteſſa, Che mirar, come in Ciel la Croce arruote, AMegglio fofferto hauriau nel ſalſo campo Duferno il tuono, e de le Furie il lampo.
42 eArroge ancor, che quei felici Santi
Turba infernale baucau coufaſa,e vinta Con larme lor com parſi, e militanti Diſcoprendo la fronte d'ira tinta; La preſenxa è beata, e i bei ſembiauti, E da raggi di Dio lor faccia cinta,(gelo, San Giorgio hal' Haſta, e Sã Marcoil va San Nicolò la Mitra, e Croce ba' Cielo. 43
(on rumor, con fragor, ma presſti al nuoto
Profondar ne gli abiſſi i Dei Marini: Abi noftro ardir(diceano) ahi noftro voto Di ſalir ld su'n Cielo a i bei conſini; EInfernoè noſtro Regnoè e morrd voto Di gloria Inferno? O ardir Numi diuini, Ab no ſid noi, che'n ᷓſio infernal Cbiaſiro Trattiam le Guerre nel peccato noftro?
44 Ah che vano irritar celeſte fato,
O malederti andiamo, ou'! Inferno; Cid detto, altri ſi volge,ò fuggea lato,
½.
C hi ſi aſfonda nuotando al Kegno Auerno, Cbi tormenta confuſo, edi* ſperato Le anime de daunati in foco eterno,
Come hor placati i venti in faccia alleera . Rica nan in faccia alleg
tel, Pace hal mar, tutto sallegra.
45 Tacquero i ventine tranquilloſ il mare, Si dileguaroi nuuoli d'intorno, Onde lieto a purgar l'aria compare Vn lucido ſtlendor nel bel ſoggiorno; Parue: ſi vdiſſe in Ciel dolceil cantare, Chel'acque, el ariaaffrenase rède il giorno Piu chiaro, e piu ſereno, e lietalora, Se eterno foſſe il Paradiſo fora. 6
4 Tranquillo il mar a incalmase i peſci intèti Il uuoto arretran fiſſi a gli ſplendori, E dopo rea procella i dolci accenti Sono piu gratise ꝑiu degui gli honori, Che ſi fanno dal Ciel, dal mar, dai venti, E piegan l alte cime i verdi Allori Per coronar l'Imperator, per gloria De la hauuta da i Santi alma Uittoria.
47 Al primier Tempio a San Nicoldò ſacro Son reſe Gratie, e nel partire ei refta; Ne l'altro di Can Giorgio al ſimulacro Sciolgono i voti dopo la tempeſta, Onqd ei ſi ferma; Angelo allhor: Conſacro, Dice, mia vita, e la mia Patria infeſta Da le Guerre a miei Santi Protettori, Che tai ci manda Den liberatori. 4 eTcui San Marco: E quale a te mercede Degna del'humilta, che ci hai moftrata, A l'opra ſanta, a la tua fa ſi chiede? Entriã nel Tẽpio, andrai quĩci al armata, Prima al Senato renderai la fede, Come di viſta ſpiegherai l'andata Contra i Demonij, e’l noſtro fier duello Di cid, c hai viſto, è'n fede,&ccol annello.
49 3 Que fto ben vien dal Cicl per mã di Marco,
E Dio per voi; Gia noi tre Protettori
Di enſtodir Venetia hauremo incarco,
Seruite a Dio, che inclina a i voftri honori,
Ob'eterna ò la Republica, non parco
A noi per voi di Gratie Interceſſori:
Ah Sauti miei, voi doue? al Paradiſo?
Mi laſciate lanel per certo auuiſo. L1 2 en-
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