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. 10 O fidi abbracciamenti, o dolci baci
De i Padri auuinti al loro Imperatore, Cadon dal volto con ſoſpir viuaci,
E le lagrime ſgorgano dal core; Eilegami d' amor lungbi, e tenari
Scoprono il viuo affetto, apron lerrore,
Quegli in hauerli dato eſilio indegno, Queſli in Ehiamae Jeudaa del Reguo.
all pio Campione a liberare attende
La Patria dal incerto fin di Guetra,
E contra Marte noua pugna imprende, Anxi, che giunga, oſi rititi a terras Ma da la Maga moſſo altra opra prende L'Inferno, oue Mettun le onde diſſerra, D'ira ſi ſcalda: aggira il gran Tridente
Fin che agitato il mar foſſe torrente. 12
TL'Adriatico mar ne la ſeſta hora
Col ſuo reflußioal Ocran ſimile,nn
Se da Auſtro ſi ſolleua, ferue allbora, Si gonfia fuor d'ogni ordinarioſtile, Come ſe pazo ardiſſe vſcirne fuora Del ſuo Mediterraneo alueo ſenile, Lampla aria inbumidirſi ĩui ſi vede,
Ljaria con! achua vno elemento riede.
13 O ſe'l mar d'Adria con refluſſo aſcoſlo
Foſſe ne le cauerne del abiſio,
Corſe dampio Oceano a lui ben toſios
Quil Adria dal mar ſorge,e mira fiſßo,
Che v'inonda il terreno, el lido oppoſto,
Qual giudicio di Dio nel Cicl prefillo,
Dicea, che la Cittade Adria nel mare
Si profonda nel acque, e immerſa appare. 1
4 Che ſard di Venetia, ſe la madre,
Da cui nome riceue d Adria il mare,
Std ſommerſas e quai ſon Marine ſquadre Comparſe con Nettunoa guerreggiate? Caderd ⁊ mar cõ! Adria?ò del Ciel Padre, Sel' Aadria è immerſa, con tua man regnare Fa mia figlia Veuetias O Dio prouedi, Fa, che prema la terra,&l mar co' picdi.
coA NIT OOTAS
15 (dò detto; II Sol s'imbruna, e la marina
Ruggir ſi ſente in queſta partese'n quella,
Eeco conuerſo in pioggia il Ciel ruina, Torbida notte,& horrida procella Promette,ò pur minaccia; al fatto inclina
Di ſommerger enetia ogni ſua ftella, Onde l'ondaſuperba ſcorre adentro
De lAlto Riuo, e poi ribatte al centro. 16
Si chiude, hor ſi diſſerra il vaſto corſo
Ne l'ondoſo Adiiatico, e ſi verſa
Laria nel onde, e tanto iui han ricorſo, Che Paria nel Cielo acqueo fu conuerſa; Come foſſe diluuio il Ciel ſoccorſo(a,
A lacque manda, e Pacqua è'n Ciel diſper-
Gonfianoi venti il mar, ſpeæ an gli ſcogli, Mouon ton ſoſſij lor Zartarei orgogli. 1
7 O pur lbumida Luna al Sole oppofta
Con piena luce vn pieno humor rifonde, Si iufuria il mare:a la Citta ſi accofla, Sormontano a le Torri alzate l'onde, Minacciã profondarla entro al mar pofla,
Peiche il Tartareo Re ſi mouc altronde,
E comanda a Nettun ſuo falſo Dio, Che in Lethe immergas e lei doni a l'oblio. 18
Quindi dal cupo centro il foco ha poſto
Sotto il vaſo del mar gonfio,e bollente, Verſa aoqua fuori, e feruido, e incompoſto
Comi da febbre il cor ſiè fatto ardente, Non ha pace in ſuo letto, ond ha propoflo
D'empir le Lebnehe fatto torrente Batter le Torri, e ſormontare vn monte, E far la terra a tanti mari vu fonte ·
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9 Quel vapor caldo,ò hange de la terra,
COh'oſcura l'aria, eòl nubiloſo velo-
Hortra veuti, hor tra laãpi hotribil guerra
Monue in ſe ſteſſo, e dal ſen caccia il telo,
Quindi il fulmine in Cielo ſi diſſerra,
El'aria, e' mare, ei venti, el franto Cielo
Mentre permette Dio nel ſoglio eterno
Daã ſegno al ſuo iperar, che sapra vſnue on


