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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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184 ON CnA NMIE HA DIV

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A voi mi inchino, o Re degnod' mpero,

Non d vn cãpo di terra meaxoal acque, Ou'ò Venetia, vn lido, alto ſentiero La gloria ui aprird, coms a lei piacque, Che fofte generaſo Caualieros uefta veechia infelice, da che vacque Elupplicas Keudetemi il mio fᷣglio Fiorirdaltzoue il voftro Regal Giglio.

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715 C bi negherd tal gratia ala mia etade, Che guidal huom verſo il funebre letto? A la madte negar tanta Pietade d Di ricourarla il figlios& non ſia detta:/ Cbe'n voi, mia Sir, tal tegni crudeltade: Spero, che't mia parlar ul ingõbni il petto, Con tanta Caritd, che li prigioni A me fien reſi, e mille anco perdoni.

7²³² Fn quanto 35 egli vaneggia, e vuole

Quelou eh'a ſue volerſortiſce nullas Egli nouffamai Duce. Ale parole a Sdegneſoil filio, diſe⸗&lla traſtula. Cbhela veechinia vuneggiar pur ſuole:

Il premio del mio honor puuto ſi annulla:

ul ſt parte: Ella a lui ripiglia il dire Infuriatar& ſoue? A ohe il partire? 0

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laledetto figliol, ud ne lo dnferno,- Chiama teco le Furie, ò'òl ſier Satano: LAm bition ti inſpiri in ſempiterno- Maledetto figliolo,& inbumano, Partiti, e'n Barbaria vd per gouerno, Che ſarai fatto Re ſuperhode uſano, Vieni, e raceuſo inuaui al Re, chem' ode⸗

Ou's la Spaſa ingrato?&cco tua frode.

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Nan ſi dad Imyerio di Venetia in dotæax Ma ſe hai morto la Spoſa, non hai moglie, Dunque hai perſo la dote, abi tanto puote Accumulau nel petto le mie daglieꝰẽ Tiu, che uel partorir I νna miſcuote Dogliasche io prego? vd: Chi miti taglie, Se quell empio tuo voler? Mauueg gio,

Cbhe mal ſu il parto, e il cõcqirti il pægio-

75 (be faròꝛo Sirs ſe non pregan, cbe alres La pena ſia vondegna al graue errore? Fugga eglis a colli quel ſuogran cimiero, Ma armati eſterminate il mio dolore, precorrete a la morte, ecca il ſentiero Il ventre, dæchè vſcla paſſate il cora oe A quella vacchia, chét mina tormenro Emortesal eui tardar morir mi ſento- 75 d Fatemi gratia, o Re, ebe almena io ada l hane i miei prigioni ꝑrima, 1 4345 Che in ſenoa morte di repente io cada,. Cidò detto; Lacauitie al Re fu in ſſlima, NRaſſeęvai Caualieri a fatle ſtrada (Fatta lagratia) a la ptigion, che in prima

Vuol riuedere i ſuoi patricij, e ponꝛ Se Angelo vi era, riferirne ai ſuoi. 72

(on le orecchie a quel dir! Hosta pietoſa A la pietd diè locone! amor corſe

A dileguar l'ira nel petto aſcoſau,

Cantra il figlia ogui liugua a dir traſcorſe, E pregò il Re, ſi che gratia amaraſa La madre ottien, ma aidi ꝗᷓl figlio opporſe- Lo accuſaud'empietd, pietoſi almeno Lagrime di Tieta ſtringon nel ſeno.

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2 Quaſi caraſſa rimboccata, e piena u D'acqua dal picciol hucoa goccia ſpande, Quantun que fteſo in giu con larga vena L'bumor coucorte da tutte le bande, Ma la hocta werſar non puote a pena Vna ſiilla dal cyrpo, e pieno, e grande, Di quelli sꝰ ebro il cor de la Pietate, Cbhe da gli occhi ftille entroe fuor nate-

79 Al meglio, che ella puote addolorata Con poche fore, e forſe orba dal piauto Tarda giunſe a la carcere bramata:;

Stupl prima, e poi vide Angelo a canto:

E diſter Angelo figlios Qme beata: Ma ſi atturdò la bocca tol ſuo manto⸗: Taciti la rimandano a pregare Dai Senator. ſoccorſo, e'n terra, e in Wee.