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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Ma la flebil Ceice che ſi paſce yarſe di roſe in vece il ſen di giaccio,

V I GE

. 110 Sutnalo: fanne ftratio, èl cor diuora- Perdona a l'innocenfe; Io ſon,ch'offeſi Z non il fglios Onde il Tiranno allbora Kilboſe: E tu mi ſalua, io miro aſceſ. Zanti contra di me. Voglio,che mora, E lo ripreſe in man cꝗ piò diſteſi; Poi diſſe il Padre: Ah voi reſtate amici, Non accendete piu quelle ire vltrici. . 111 Ti ſi dona la vita; odi Gigante Laſcia almẽ del mio ſangue il ſolo germez Shna Hor tagliati il naſo auante, ol tuo ſangue tua offerta ſt conferme: Che fard il Padre? 5 ogui 66

Si taglia il naſo, accioche il detto afferme,(¹0 detto; Saffogò! Adria nel mare,

Mall crudo ſe ne ride, onde s'apprefia,

Vccide il figlio, al Padre dd lateſta.

I 2 en Voi dice: Sdò, che bramerai vendetta Sopra il mio capo, e'n la gratia haurai, La mia morte da me ſolo ſi aſpetta;, Ochi vide, ò n'ν barbarie mai,

Ch'aguagli a;fta? vn reo ſpirto gli dettas 7 ſagęi Senator pregan Conſiglio

O glorioſa morte, che faraàM Nia pin chę preſo, morto da nemi: Finir la vita, e i giorni tuoi felici.

E 113

Mira ſtragenc hai fatta altro non reſta Se non per le tue man finir la vita; 4 Quiui la belua nel penſier varreſta Il ſenſo lan Lue, e alma è sbigotita. Col fu ror di quel core ella vappreſta Dal vno luferno a l'altro far partita,/

Egli ſi infuria, e in precipitio diede

Il corpore l'alma a la tartarea ſede. 1

4. Cosꝭ mori Nembrot Barbaro in faſce Precipitato ruinò da! alto, 3

Di pianto allbor ſi traſſe dal Rino alto,

Il finc dcl vigeſimo Canto.

Na fammeggiar la mattutina Stella,

hacqua,ò'aria,òè'¹l Ciel ridea con ãlla, V

8 1 M O.

E parti col ſuq canto, oue il Sol naſte Intimorita dal ſanguigno.ſmalto, Cbe nel d' ſi ſcorgeua, e dal rumore, Cbe la notturna Guerra ingom bròl core. R* A 1 8₰ 8

115 Adria riſpondea flebili carmi, E la marina ſeco piangea al lito; Empi ftratij? oche ſtrages abi conſolarmi Chi potrà? ſe'horror da Inferno è vſcito, El terror tutto ingombra; Par che Sarmi Contra Venetia, ecco làl fier Cocito Dimora fra quei corpi, e fra quel foco, A ben che Pento, è ſangue in ogni loco. 116*

Corre la turba a rimirar Ciganti, Che ſtauno immoti, e ſe beu morti pare, Che imprimano il terrore i rei ſembianti, Ciaſcun deſia però di inſanguinare

Con l baſta in quei Neroni torreggianti, AMa nulla incide il ferro, e ſopra ſcoglio Par lor ferire,& abbaſſar l orgoglio.

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Ben cauti a prouedere a tutti i danni, Di pietade, e di pianto il graue ciglio Ingombran meſli, e'l cor pienoò d'affanni; Preuede la Pruden&a il gran periglio EFra nemici, fra fame, e fra gli inganni, Ala intrepidi però decretan legge, Che prouede, 122nen pur corregge.

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quella, che Giunon ſuol far geloſa, Girauna i raggi ſuoi lucente, e bella, Noͤ ſi vide ſpuntar pur' vna roſa,

Ma d'atre nubi' Alba in ombre aſcoſa

Tutta ſi ſtrinſe al ſuo Titone in braccio.

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