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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Quei, come ſcogli, e torreggianti ſaſi/ Sotto i tuoni,d ſaette,ò pur tempeſte Verſo il mare ſen vanno a lunghi paſſi, Quando Pa, che'n pugnado! vn s'arreſte; Si volta l altro, e'n atto horrendo fta i, Qual Atongibel, che sbocca da l'infefie Sue hocche, e foco,& armese pietre, e ſono Le man ſaette, e la alta voceè vn tuono.

91 Qual turbo, che diſperde,ò paglia,ò polue, Quegli ad vn paſio turbano il nemico, E nel mouerſi ʒ vno ſi diſſolue Dei prodi Caualier valor s antico; Anicol guardo ſol Marte riſolue Lempito in fuga,e dal arartiale intraco Tale s'inuola in fatti,& in ſembiante. Qual parti Giouc in Flegra fulminante- 92 Sulmon gli adocchia, e corre dal macellon Chiama ſier muggito⸗U fuggi Marte? Corꝰ ti mortri auoi Guerrier rihello? Cid detto, da Penetia al mar ſi patte, E poi che egli è cacciato, e ĩ mas hurchiello VZede lungi da riua alto in diſparte, Sidiede aſacque, eld peſtaiil terreno,(uo. Che iui il mard Adria uon gli artiua al ſe-

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Quale altiſſimo Pinoio pur Cipreſſo, Che'n alto monte ferma ha la radice/, Che galzò tauto nel diluuio fteſſo, Ch'al' Apennin piu suù montar nou lice, Sormontare al Gigante iui è conceſſo 5 Nel mar, come nel moõte alta pẽdice,(glio, Ne l'acqua ombra di monte,e fuor par ſco-

Ala la fronte‚e s'empie il cor d'orgoglio.

§ 1M O.

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J veneti Guerrier van d'ogni intorno Eſtinguendo le fiamme, onde al rumore De l'armi, oue li chiama fan ritorno, eggon Titio cold dato al furore;

Quand hor s' adira, c loſguardo il giorno, Par, che ritardi, ogni huõ metta in terrore; Sol contra tanti ſoctoi piedi vinti Calcai feriti, e fere anco gli etinti. 96

&gli non cura, ond' ha lo ſcudo pieno Deꝰ? dardi, e' haſte, e graue ſe losbraccia, Mentre vua Donnua ſi ſtringeua al ſeuo, E ſitibondo il ſangue ſugge in faccia, To fto caddè mordendo egli il terreno

Colto du vn marmache vna Dounalbrac- E laſcilo cadere in u lateſtſa(cla, Del Gigante, onde il cerebro gli peſta.

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Fu viſto Briareo con le due mani Auuentare baſte cẽto entro ad vu tempio, Doue in ſicuro ſi tenean loutani Vecchi,figlioli,e Donne da quello empio, Vcciſe ei turba imbelle iu modt iſtrani,

Commiſe colpa di eſſecrando ſcempio; Tuondò il Ciel di repente, e la ſaetta nel gran buſto Hhofera vendetta.

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9.. Immoto ſldſſ in piedi, al tocco ſolo 1

Cadean falde ceuere dal morto,

Laſciò vn monte di terra, e! alma a vola Preſe in Iaferno il tempefloſo porto; voci de gliinnocenti, o quante a ſtuolo A Dio gli orecehi van ferir di corto, Onde il fulmine Dio repente ſcocca/, 70⁄1o, che aperta han la innocente bocca.

94 1 99 Peruiene al legnose con le man bafferra, Nembroto il pin crudel barharo Cane,

E dentro ſalta‚e col: mon fa re E hatte le onde oi, che ara late E ſuda, e s'ange con Gia diſcoſti da riua n

mo,

rra, 0 dolore eſtremo;

on piu Guerra

Albettan da enetia, ma il ſupremo Caſtigo di lor colpe, perche il mare Suole Nocehier piu dotti ſpauentare.·

Ohe produceſſe il ſangue de' Giuanti, eſti in viaggio anco le membra humane Vaà ſpargendo, e sbranando i molli infanti; Quddo ei ferigno piu, che Tigri Hircane, Come i Lupi a le gregge allhor belanti Porge!' vdito a i gemiti, e le porte Apre, e poi ſale, e lor poita la morte.

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