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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Angelo,o di Patienza eſempio Sciogli i prieg bi, e i ſoſbir dal petto ardoèti, Che penſi? ol'alma a Dio deuoto tempio Fai di virtude, al Ciel drixi i lamenti, Abi,che de figli tuoi nel crudo ſcempio Ti dogli, ma la mente, e gli occhi intenti

Rapito a Dio gia il tuo voler conſacri Con ſoſpiri eſicaci, e prieghi ſacri. 4

9. Dal Ciel parlar vdio ſpirto diuino, Che fu conſolatore,e parue luce, Che ingõbrò il ſuo intelletto, onde indouino De l'euento venturo ei diſſe al Duce: Ecco la Prouidena, ecco il deſtino Nel chiaro interno tuo lume riluce, E'teco Dios Da gli huomini ti guarda, Incanto non temerea al fin riſguarda. * (i detto il pio Camꝑion ratto ſi mone, Sd, ch' Angelo cuftode è in ſuo ſoccorſo, Impugna vna hafta, al comparir commoue Locchio del' Hofte,e il vario lor diſcorſo, Si ſtima il Re de le famoſe proue, Se ſta‚ſe gira,ò il Caual de fta al corſo; Formidabile appar, da l'olmo fuare Meeſce vn tal ragio d horrido ſplendore.

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Alercè delAngel ſuo fido cuſtode, Che il difendea da inſidie, e da reo incanto, Oude a ſua ſpeme,& a ſua giufla lode Aggiungeua la gloria del ſuo vanto; Qual ne la horrenda notte de la frode Appariſce al Campione vn raggio ſanto, Che ſgombrate le tenebre, el horrore Lo rende ardito, e intrepido di core.

94 eAngelo a pena era comparſo in Campo, Che la Maga cangiar ſi vide in bianco Color di neue, e diè lo ſdegno vn lampos S'accorſe non hauer gli ſpirti al hianco, Ma cercar tuiti de la faga ſcampo, E paruero temer, fuggir non manco, Qual bor vinti dal Ciel caddero a terra Ne la Angelica loꝛ fraterna Guerra.

c AN T O

95. te, cedete Angeli vili, el mĩio

Reſti, lor diſſe, nobile Aſmodeo; Onqde eſſecrandi carmi al ſuo deſio Intonò, d' indi il Ciel pallido feo; Poi li rampogna,& hor minaccia: Ond io Vi farò; di viltà l'animo reo 8 Voſtro condanno,& il cader ben degno, Ed' ir ſconfitti al tenebroſo Regno.

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Del vano ardire, ond è, che ancor ti vanti

Di puguar contra Dioaſe vn buom pauenti Turba ſuperbade vile? a quefti incanti Ti inuoco o Pluto, e vi ſconginro,o venti, O mare, o terra a rimandar quei tauti Fuggiti pria, che vinti, e combattenti, Tornate o voi Atiniſtri in voi s'affida

Tanto lauima mia, ch'è woſtra, e fida. 97

O vergogna,o viltade, e chi vi preme?

Vn'buom? ſe tanti voi n'hauete vinti? Sauuide, che'l ſuo dir la turba teme, Che tornaro al ſuo imperio a Guerra accin Percię d'alta UVittoria certa ſpeme(ti; Gia ſi rinoua in leis Gli ſtrali intinti Ne la Stigia palude a la faretra Acœcoppia, e dal ſuo Nume aiuto impetra. 9³⁸

Fan mille ſpirti' horrida corona, E inuiſi hili altrui dan moſtra a lei, El'Aſmodeo ſuo fido non perdona A ingegnos ad arte per ſeruir coſtei, Chel alma,el corpo ĩ grã premio gli dona, Comparue in gio ſtra ĩ mezzo de' ſuoi Dei, E come primasfugge‚e pur guerreggia, Pugnar cosi con Dio penſa, e vaneggia.

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Angelo in si Pauuiſo il tempo aſpetta D'arrnotar! baſta, e lei ferir, che fugge⸗ Speſſi ſrali ſcoccando a la vendetta Attende, ma nel core anco ſi ftrugge, Che mancau di virtude,e pur s'affretta Di lanciar freccie,el'alma ſi difirugge, Che vota ha la faretra, e'n vano ha colto Lo ſchermidor, che a lei ferir ſiè volio-

Treuide