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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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EnrRn la foſca notte il giorno ſerra Ne l'ombre ſue, tutro d'horror s ingombra, AMa ſe pioggia?- S A prouiſa il Ciel aiſerra

Con anco il lampeggiars'accreſte l'ombra, Quindi da terra al Ciel s'alga lu Ouena De glibomoritereestriꝛe! I1adl adabia Cosl gli affetti ſagliono al bel Regno(Sno. De l'alma, onde in lei ſorge Amore, ſae-

2 gial prode Coſtantino,ell pio Atilone Si traſſero dal Campo, e ognun ſi duole Del'odio de la Maga, e dvn Neroue, Col dir vn laltro conſolar pur vuole, Quando entro al bſco in flebile ſermone Prorompe il ſenſo lor con tai parole Rompendol aria,& il ſilentio in guiſa, Qualhor piu Gioue fulminar ci auuiſa.

Fuggi, dicea Milon, Srag⸗ erndele

A incrudelir nei monti con le fiere Abi, che'l vento ſen porta le querele, E que ta deſtra non trapaſſa, e fere, Non piaga il cor mi fto q'aſſentio, e fele, In sa bel volto voglie s' ſeuere,

8 Lenere non ſei tu, ma cruda Aletto, O dugelo infernal meutito aſpetto.

* 3 4 Sti ſopporto Strega?&non po mani, Come tu, l'eſſecrande opre, e parole

4 Peꝛ vendicare ĩ tuoi furori inſani? Di Venere PImperio cio, che vuole Ciudice ancor comanda atti inbum 4 Di meno incrudelire ella ſi duole Come Furia infernal fomenta l'ra, 3 Qualhor contra innocenti il piu sᷣadira.

ani,

CANTO DEOIMONONO.

5 Tutto inſiammato d'uno beroico ſdegno Era il rigor de le ciglia, e gli occhi ardenti Dal volto moſtra il minactioſo ſegno, * Latin Duce il dir ripiglia: SJenti, Fenti Maga, nel cor ferue diſdegna, Chel ſangue accende,e mormora fra' dẽti, Vorrò ³i, ſaprò ancor, ſe io Coſtautino, Sprouate il corſo del tuo reo deſtino. 4

Son feroci cosꝭ femmine Maghe, Gh'odian le generoſe alme Dongelle? Si de l'odioinfernale emule,e vagbe, Che a gli buomini,& a Dio ſono ribelle, Par che animo lor via piu ſi appaghe Col ſuo patto eßecrando con Babelle

Dodiare il ſeſſo loro, e l'innocenxa, La heltd, la virtude, e la clemena.

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Ala, che vaglion le fraudi contra Dio, Il qual de gli innocenti ha propria cura? O del Re, de la Aaga empio deſto. Tramar le inſidie infami, e la congiura, Teſßer di notte il tradimeuto rio, Cento, e pin ſono moſſi a'aria ſcura Contra il ſangue Latin; Dio fa, che pera La turba infame, e viuca la Guerriera.

Acui Milon: Non fulmina,ò ſotterra Dio quefti Moſtri horrendi del' Inferno? O Ke, quale otio, e che laſciuia in Guerra? Tra le dolceæze tue parti gouerno? Iucrudelir contra chi in te non erra?

Aa attẽde al honar tuos Se'l ver diſcerno

La inuidia a i buoni, a la virtu coutende, Et emulare a ſomma Gloria imprende.

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(dn vicendeuoliral' vn dicea A l'altro. Ab, Ne si giouane gouerna? Abi perche adora sl empia aſpra Medea? Ei moſtra ben, che l'error ſuo non ſcerna; Come da indegna, e crudeltd si rea La Regia autoritàd par ſi diſcerna Scemarſi, e minorar, come s'adombra La luce cinta d alcun velo,od ombra.

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