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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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DECIMOGOTTAVO. 201 60 65

Venga Marte da me ſouente vintoo Venga Bellonase'n arme? ſe io pur vaglio, Faffronti a duel vero, e non pur finto⸗ Che ben parrd, ſo ale Guerriere aguaglio;

Poi che il piu forte Heroe rimarrd eſtinto, Larme mie ſon ſaette a punta, in taglio, Che al coſtume de i Partiꝰ Guerra haurãno Da ſoſtener l'arringo ſena inganno.

61 Aa il Re con la ſua Diua a mano a mano

Caualca; alei fa dono di ſua vita,

Sofferiſce a la gioftra in faccia bumano,

Promette la Vittoria a lei gradita,/, AMa Cupido ſaetta da lontano

D'entrãbi con gli ſguardi, e ſprona,e uita,

E ſi meſce fra eſerciti, e ſi indonna

Del cor vn vago,e d vna amante Donna.

62 Gia le meſte Donzelle a pigliar acque Giunte al mard' Adria in habito ſuccinte V'eſtian le corte gonne, in che piu piacque A Pebo Dafne'e ſon ſcale,e diſcintes Si ammiran le bellez xe, in che ſol uacque Pouera Donna, onde ſono diſtinte Le belle parti naturali in modo, Che la fallacia, è'l fuco non ha frodo.

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Beltd palcſe in n eesiin negletto Di natura, e d'amor degni artefici Spiega, e d Amor saccẽde il caldo affetto, E di natura ha i ſuoi bei Cieli amici;j Alille alme lega,& apre il chiuſo petto, Di cui fa ſcoglio a aukei amor felici, Sottoroe ſembiange appare incolta Beltd ladradt Amor, chel alma ba tolta.

** 64 Fra i ſuoi diſprez i non ſi arroſſa,ò cela Batbara,che di fregio a lei tal veſte Ne T'altre due l'alme bellexxe vela 1

Ruuida, e ben ſuccinta ſoprauefte

Ma leggiadtia del corpo apre,e ri Quella ęnuda beeeeackaeneha 95 Le ignude braccia‚e! pie lcalaofa proua, Sel bel viuo colore in Ciel ſiaroua. 58

jl bel crine incompoſtoi lacci tende, To ſguardo opra talbor quel, che non ſente, Si che il ſemplice, e puro, e ſchietto rende Ciò, che piu brama bocchio hauer presẽte,

Fle innocènti, bianche,ò gonne,dò bende Ne le natie bellexxe piu poſſente Rendono Amor, che ſiede nel ſuo trono, E vuol per legge cid, c' hauer può in dono.

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Tal vaga moftra le meſte Donxelle Facean, che ſe il veſtir candido incolto Rappreſenta il pallor, quai due facelle, La vergogna ne gli occhi, e nel lor volto, Naſcon le ſiamme del roſſore in quelle,

E ſe la Luna, el Sole hal Ciel raccolto,

E le Stelle per ſua ſomma vaghex ⁊a,

D'ognuna ò ꝓprio vn Ciel la ſua bellexa. 67

giunte a lacqua cold ſi ferman mute Irrigando di lagrime le gote, ElAlcione lor rendea ſalute

Con flebil ſuono, e con ben dolci note, Qui piangean non volendo eſſer vedute LEvna da l altra afflitte,a Dio deuote, Al cui ſommeſſo, e vicendeuol pianto

Placòſſt ilmarò e i venti immoti al canto. 68.

Danque in veſti si vili il ſangue noſlro, Noſtra virtù(dicean) la nobiltade, E ſi ſprezXa in comune da quel Atoſtro

De vitij Donna, ed'ogni crudeltade? Dunque ſiam quelle noi,& habbiã dimoſtro La frõte ai Frãchi, a Drag bi le ſpade? Hor con la ſecchia al'acque in tali ſpoglie Cagiã larmi in vn legno, e i frutti? foglie.

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Siam dunque noi l elette,e le piu belle Atiſere al reo ſeruir per la cucina? Siam quelle noi le nobili Donxelle, Cbe a ſeruire al Tiranno il Ciel deftina? Ab ſiam pur noi le ſerue, humili ancelle Ai panni, a lopra, ſchiaue a la Regina, Ala Ataga, a la Venere impudica, Sauta boucſtd, cbe ate tanto è uemica.

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