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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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167
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DECIMOQVINToO. 167

70 LHeroe rarriccia, e pone'n guardia il brä- quella deſtra, a cui Vittoria è certa,(do Cui ſoggiunſe il(uſtode: Ota ſin quando Vincerai gli inimici a gloria aperta, Qaei Marini animali in guerreggiando Verran pur contra te con gloria incerta, Quando ſarai del' Adria nel gran ſeno, Quefti hien moſſi da infernal veneno.

1 Sardò ben teco a tua dofea aggiunto, Onqde il ſoccorſo haurai da picciol barca, Fedrai d' Anugeli ft uolo vnirſi a vn punto Contra la Claſee de ĩ Demonij carca, Guerreggierai as alta Gloria aſhunto, Hor con Virtù del ſommo Dio Monarca Lego queſti in profondo, e lungo ſonno, Ch'indi per molti Soli vſtir nou ponno. 72 Andiam noi verſo doue il Ciel ſi ſcorge Sfauillar co' ſuoi lumi, aſtri, e fauille, Hor,(ſe non ſai) grande hu mido porge Materia di ſudar giacciate ftille, Onqde la terra in querti autri ſi accorge Vertigine patire, ambaſcie mille, Quindi cedendo il mar s'apre, el'biato De la terra n'aſſorbe vn legno armato.

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Cola ſenti vn rumor d vn fiero orgoglio Da ſotterranei venti chiuſi in terra/, Si ſerran la da vn cupo, e forte ſcoglio Con qual rumor contendono la Guerra; Tale al vſcir fann' porrido cordoglio

Nel cor di Tethi, quale ei ſi diſſerra

95 le viſcere ſue per lo tremore, Ge. lterremoto hor mu ge, hor naſce, hor mo 24 Ala ti ſcoſta da P'arida fornace,

Che ſpira foco, e famme, e i ſalm ſcaglia,

. Qul laria ſi riſcalda, e poi vorace

Entro sᷣaggira, e mou

e la battaglia Tratta la fiamma in a Vli,

ria non ha pace,

Se con le pietre in alto ella non ſaglia; Poi per laeria regione impera,

Onde accompagna il foco entro ſua gfera.

Parte del mar n'imbeue, e ſecca i fonti

Mentre in ſua region l'aria s'accende, ual merauiglia sanco al Ciel ſormonti? L Terra di febre arſa ſi rende? Inferma è sl, che ne piu caui monti Ella ſeute il calor, tutta ęincende, E l'oſſa ſue ſi ſpolpano talmente, Cbe s'alau ſino al Ciel dal foco ardente. 6

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DPiu ld ſaglion vapor, che'n aria denſi

Fan pioggie, ò lampi, ò folgori, ò cometa, uai giran piu nel aria, ò meno e ftenſi;

Cold nel biondo ſolfo, o viſta lieta, Che ſi conuerte in pretioſi, e immenſi Spirti del'oro, ul paragon sacqueta Preſio a l' Idolo ſuo, che inuitto, e forte Non teme anco nel foco ardor di morte.

77 Quegli loro, che ruggine, ò pur tarlo, O'dtempo corrompe, è ftempra il foco; Par, che rallegri il core in riguardarlo, Ogni huom ſi fognane di lui prende gioco, Viuo con alma ſua ſpera ritrarlo, Mira, eccosfauillar raggi in quel loco

Per le vene di latte, e colorito Del ſuo verde òl'argento ini nudrito.

78 Der doue noi ſalimmoòè ſabbia nera, Afeſce lo ſtagno le argentate vene, E da piu nera,ò craſſa ampla minera I piombo tral' argento ſi mantiene, E, perche egli è del duolo eſigie vera, Porta di morte le piu crude pene, Se'n cauo ferro chiuſo, e fuor reſpinto Dal foco, il lume adugge, ò rende eſtinto. 79

Quinci la terra ruuida,& algente Formò la ſcora rugginoſa, e dura Vuaſce il Ferro, ch'arſo in foco ardente EVAcciaio informa in piu bella figura, E piu del padre appar higlio lucente, Ma quella pietra auidamente fura I baci al ferro, e ſi marita in eſſo, Cos a le pietre amare ancoè permeſſo. Senti

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