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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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151
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Ay

CANTO PECIMOWaART0. 1

2IRTV di Dio, 9I cbe di la vol- J gete

Oli orbi celeſti, e i varij lor cõcsti, G) Qual diuo amor verſo queſto huõ

Ch'a le opre humane voi ſiate alliſtenti? Voi, voi dal naſcer ſuo cnſtodi ſete Angeli Santi, voi beate menti,

Odegno oficio di girare a tondo ICieli, e cutodire vn picciol Atondo?

21 Dittamo, ò ſucco pur di Panacea, O' piu ſana virtuù a'perha non valſe Sanare al pio(ampion la piaga rea, Che dolor fatto atroce s lo aſſalſe, Che di morir con forte cor credea; In tale afflittion quel piu gli calſe, Che infrnttuoſo a la ſua patria errando Spendea la vita, e la ſua gloria in bando.

Tadue, dicea, creſce 5 mortale affanno, E ſi inaſpra la piaga,& il dolore, Ma la marte nel Mondo&¹! minor danno, Che bel fin fa, chi ben viuendo more; Hor ſi èfatto il deſio del cor tiranno, Che ſe gli altri a la Patria han reſo honore, Mia Gloria in breue vita qud ſi ferra, Trattando altroue i miei Patritij Guerra.

Gia rauuiuafti ĩ miei riben: amici, Dimmi, quando Obelerio dee pagare Le giuſte de i misfatti pene vltrici? De la malitia mia chi pnd parlare,

Se non le opere mie vendicatrici,

De la ſuperbia mia, del mio peccare? Tuà, che di Profetia dono hai diuino Spiega il ver dal venturoa te vicino.

2 Mira, dicea ſpirto infernal mendace/

O di ſanta humiltade eccelſo trono Fondar co fermi piè nel cupo abi ſſo, Alxare il capo al Cielo, oude io pur ſono, l E di lei ſeruo, e con lei ſempre viſſo; G Dilſe il Padre; Il profetico, e gran dono, Queſlo del buomo sãto, ein Dio si aſnm,ſo, G V Che'n Cielo piu, che in terra a vdir ſi pone G Fra gli arcani di Diol'alto ſermone.

6

Mentre ei ſi vuole alæar, cade al profondo V La Superbia, edal Ciell' Angel piu degno, Non contento del ſuo lato ſecondo G Reſo di gratie, e di belleæxe indegno, Bramd nel ſeggio entrar del Redel Mödo, Queſta ſia noſtra legge, e noſtro Regno, Sarai per! bumiltà tanto eſaltato, Che fra gli Angeli in Ciel viurai heato.

7 Ti raoccorda quel d' con quanto honore, Che fofti eletto ad imperar la Claſſe, E Padre de la Patria e Imperatore? Chi crederia, che il bene ſi cangiaſte, E foſſe in te cagion d'aſpro dolore?.

Il uemico infernale, acciò ſpiegaſſe L'arti a tuo danno, a tuo maggior fagello, Te de la Patria pubblicò ribello.

8

Quando i Veneti in preda de la Naga 1

Ciuan ſeco ſolcando il mar felici, V A tua virtude oppofta,ò pur preſaga b Del tuo valor contra gli empi nemici, Emula d'ogui mal tauto ſi appaga, Che vn ſuo maggior de mali ſpirti amici Fo veſtir di tua immago, e'n voce inqueta Eſpoſel'empio ingannoal pio Niceta.

Augelo io ſon degno, chel' auree ftelle Faccian corona al capo mio pugnace, Sai, che Obelerio,& io empia Babelle Ruineremo, ò non ſperar mai Pace; Il Greco( apitan alte nouelle fG Portaa Tenetia, e ognun del ver singana, Che Kibel de la Patria ti condanna.

Onde