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70 Stillar da gli occhi il pianto e da la bocca, Parmi i gridi intonar d arme, e di Guerra, Potentiſima Armata in mare sbocca, E con propitio vento afferrò terras Di Iope in Porto, hor mira ceme fiocca In nembo di faette, ei Mori atterra, Fa del Barbaro ſangue il mar vermiglio, Tratta d'aſſc dio Iope, e da periglio. 1
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Oue ha piu di periglio, e di fatica Sappigliano ſouente i Caualieri; S) ben munitaè? Mola nemica, Con fortexe, e con huomini piu fieri, Che'n vano d'eſpugnarla s'affatica Claſie,ò pure Hofte d buomini Guerrieri; Maai Venetiè conceſſo hauer Vittoria,
Et apportare a lalma eterna Gloria. 76
7 Aquei Turchi il gran mar di morte aperſe, Fan per terras e per mar crudel battaglia,
A Chriftiani digiuni l viuer diede; Vedi, che'n facco, e'n ceuere conuerſe Mouon le genti peccatrici il piede; peregriuando van pet ſtrade aſperſe Gia del ſangue di Chriſto a lalma ede, Perdon chiedendo del fallire audace Riceuon doni, e gratie, e venia, e pace.
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Pacian l'orme di Dio ne' ſaſſi impreſſe, E proſtrati al Sepolcro adoran viuo Quel, che per ſaluar noi la Croce eleſſe, E fu per noftro amor di vita priuo: Ma da la tomba ſorto in Ciclo ereſſe Trono a noi di ſua gloria eterno, e diuo; eſe i eneti a Dio gratie condegne Eꝛgon trofei de le nemiche inſegue.
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Raddoppiano i Chriſtiani ĩ dolci ampleſſi, La Prudenga, e! valor conuien sammire Dei belliteſi aueti, e gli eſpreſſi Segui, e gli affetti in Dio con forte ardires La pield,!' Humilid di quegli ſteſſi, Cou cui ittoria, os acquitο! martire, Si he al conſiglio loro, a la prudenza Rende ognuno dai volti in lor preſena
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De Tempio T race debellar Iorgoglio Conſiglian tutti con peu eccelle impreſe⸗ E pei fonda: pin in Tace il regal ſoglio Con ſaggia elettion mou er le offeſe, Per ſtiantar del nemico il auso ſcoglio, E cercar dt munir le pie difeſe, Per conſiglio de Veneti aſialiro La bellicoſa, e vaſta 1ſola Tiro-
Et acqui ftano il mate, e la campagna, Alſedian la Città, che quaſi agguaglia Ad vn Kegno con gente atroce, e magna; Que il grande Aleſsandro par non vaglia Vincerla in ſette Lune, ond'ei ſi lagna, Che i leneti di ſangue il mare han tinto, Edi Tiro lo Stato han preſo, e vinto.
77 Dedi i Mori, e gli&gittij a le difeſe Poſſedere in aſſedio la Cittade, Et emuli aſpirare ad alte impreſe IFeneti, ei Franceſi con le ſpade; Quegli il Ponto, e tenet le mura illeſe, Queſti in terra domar la crudeltade De le Barbare ſchiere, al fine eſangue, Se cede ella,l' altra Hoſte ò poſa, ò langue. 78
ei magnauimi fatti iui sattende
Snaſcono a i ſoldati auide brame Per ſaper done, ò chi la manda, ò vada, Onde al grido d'ognun conuien, che cada- 79 Terò che rotta l aria, e fatta rara, Non piu da remigare han lale i remi⸗ A tale merauiglia ognuno a gara Certa 1ag ion di tai caſi ſupremi, O deſia di ſaper d opra si rara La cagion, la radice, u fon gli ſemi Del fortuito euento, e perche tale, E. ſe'l caſo è dinino, ò naturale. Preſa


