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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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70 (ola quel Faggio inchinò i rami ſuoi A l'alte ſue dolciſſime parole, Quella fontana ſua trattenne poi Il mormorar', e l corſo,ond' vdir vuole, E inteſi i detti conſacrarli a noi; Godea quiui d' Adon pin, che del Sole, Con deſio per non eſſer di lui priua Di cangiar mille Cieli, el eſſer Diua.

71 S ſi degnò nel pagliareſco tetto

D'albergar con Adone, e goder ſeco Con premer duro, e polueroſo letto; Qul l'alato fanciullo in prato,ò'n ſpeco Rinouaua l!' amor dolce, e perfetto (Cosi foſſe il mio amor premiato teco) Mentre(upido arco in fondo tira, Chi per Adon, chi per la Dea ſoſpira.

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Troncherò il dir de le dolceze tante, Che quiui entrambi hauecã gli innamorati, Poi che da terra ſolleuò le piante, EV'enere premea ſeggi ſtellati, Al tenerello Adon preuiſto inante Nauuenne caſo ne ĩ medeſmi prati, Vede ei Cingial,chel herbe intorno ſmalta Con bianche ſtume, ardito ond ei l aſſalta.

73 Doſcia la fera nel ſuo corpo immerſe

Cli acuti denrti, e lo sbranò nel petto; Vn rag gĩo di pietd Venere aperſe Dalte: Zo giro, e ſuo ftellante tetto, E le pietoſe luci in lui conuerſe Mostrò cader', e impallidir lo aſpetto, Piangendo a lei d'intorno i vaghi Amori Spez Karo gli archi, eſi ſpe aroi cori.

74 Perciò la Diua a la vendetta ardente

Zolſe da la palude atra Lernea LHidra contrail Cingial moſtro poſſente, Che rendeſſe l'honore a Citberea, E vinto fu il Cingial dal fier Serpente, Ond'altii mai non nacque; Alhor la Dea Ladornò de le ſquame, e puro argeuto, E gli donò di vita vn gran talento.

718.

Quindi ſe vn Dio, ſe vn'huom, come diuino, Non diſtruggea la ſua ben lunga etade, Con Venere egli hauea fermo domino Di guardar le Ciprigne alme contrade, Onde noi, come eterno il ſuo deſtino, Come adorammo lui, per lui le ſpade Contra te furon moſſe, e poi la Guerra, Col creder, come Dio, che ei foſſe in terra-

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(os) pugnammo, e accingemmo a l'armi Al primo ſuon, che tul baueſti vcciſo, Ma d'adorar te piu per vero parmi,

Poi che Diuin mi appare il tuo bel viſo, Se ſpental Hidra, a te vuò conſacrarmi, Come huomo ſceſo a noi dal Paradiſo,

A te profirata ad adorar m'inchino, Caroa Ciprigna, a noi, come huom diuino.

77 Sen ſai, che la beltà con virtù adorna, Com'ꝰò nel vero tuo diuin ſembiante, Se fuggita da noi, piu non ritorna, Diſpenſai ſempre la mia etade amante, Cbe alcun godeſſe il fior, qnãdo Saggiorna, E quando annotta con dolceæze tante, Deh non bauer d'dmor l'alma ribella, Per quella fatcia tua del Sol piu bella. 8

7 Deh mia Venere Dea quelle dolcezze Mi inſegna d'allettare il graude Alcide, Queſli è diſpregiator di tue grandez⁊e, Con gęli occhi impiaga,e la viſta ancide;, Debh non aſcriuer le ſue gran prodexxe A. ſcorno del tuo Nume, che egli vccide Cosꝭ lalma con gli occhi, qual con Tarmi Viſibile Hidra, Amor ti sforga amarmi. 79 (cda il pregio a te pur chiunque nacque Ala viril bellexxa, al tuo valore, Terrò per legge quel, ch'ò bello piacque, Lege del alma Dea, patto d' Amores Spengerò't mio deſio ne le dolci acque De le labbra, ſe vuoi nel lor licore, Belid'n te, chea ragion porria da parte Venere per te ſolo Apollo, e Marte. Doh,