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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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C A

70 Dunque appò voi ſi ſcorda quel, che piace? Di che ſi duole, la memoriaè verde? Dei doni è frale? e de gli odij tenace? S freſco è' dono, e la ſua gratia perde? Le mie gregge han lattato vn Lupo edace, Che per l'odio natio quelle diſperde? Ingrati voi, al Sole ombre nociue Queſto il colmo deꝰ vitij a voi s'aſcriue. 1

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Contra chil'ha nudrito il Can s'affronta, ETHirco incede con ſuperbe corna; Se per lo ſprexxo infame, è'n me ꝗᷓ lla onta, Di cui voſtra Venetia ſe n'adorna, Con lode lmperial fama ſormonta Del pio&e Franco, a laude mia ritorna, Mi ſeruirò di che il nudrito Cane Laſcia la fune, a chi donogli il paue.

Fuggitemi da gli occhi, ite al'oſcuro Voi, che ſpreæzare il grãde Imperio ardite, Ben quanto io fui piu pio, tanto piu induro Il core a depredar le voftre vite; Serrate quei fra adamantino muro, C'han di clemenza le virtù ſchernite Figli d'ingratitudine, non meno Degni di non mirar mai piu ſereno. 3 Doſtra mercè, ſerenerò mia mente Col chiaro Ciel(mia Dea) del voſtro aſpet- Eſercitar caſtighi a voi preſente(co; Non miò couceſſo dal ſommo diletto, Ch'in voi mirar fammi amator clemente, Deh partiamo a goder gaudio perfetto, Che mi promette Amorꝰ, e quella ſpeme, Cbhe in amar ſi ſicura e nulla teme.

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eAndiam, mio Re, diſse ella, i voftro braccio Sicuramente tutta io mi abbandono: Ite mia gente al Campos Io, Sir, procaccio Per difeſa d houor, gratia, e perdono, Se amor tis le noſtre alme in ſtretto laccio, Chieggio dal mio grã Re d' amor grã dono, Que lo, che da Camilla io ſono offeſa, Vud, che di pena ella non reſti illeſa.

N TSO 7)

In que flo padiglion, che regal parmi E voſlra ſtanXa, e mio propitio nido(mi, Ginti hor, che ſiamo, io qu voglio arreſtar In piu bel Tempio d Amatonta, à Gnido Vi rimembra, ch'io fui sidata al'armi, E de lo ſpreXo hormai paleſe è'l grido, Ala preſena voftra io fui ſchernita, Io, che ſtimai mio baun piu, che la vita.

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Ala temerita lieue è la pena D'vn contumacce, e volontario bando; Seco altra Donna,& vn ſcudiero mena, E'gita, e voi, e mo rimprouerando, partiſm a ſera, ch'ò gid d'ombre piena, E conuien, che pel boſco vada errando; Deh per mio amor mi ſian conceſn aguati, Che a lei precorreran ben cento armati.

77 Tanto ſi deue al Regio honore, al merto

De la gratia si ricco fia'l mio amore Con quel ſommo piacer di prima offerto⸗ Tanto è, voglio cosl; queſto mio core Col mio volerne col mio amor vi ho apertoz Que fta fia la vendetta del mio honore, Fatemi gratia, che io ſena dimora Farò, che temeraria ella ſen mora.

73 Regina mia, ſoggiunſe il fido amante, L.mperio voſtro il mio voler gia ſia; Mi ſia conceſſo di goder le tante BellexXe in voi con ciò, che'l cor deſia; Ella di lui ſi indonnas E qual Baccante Fa chiamare, e ſollecita,& inuia Con tre Giganti, e cento armati Ganno, Che nel boſco ſi imboſchi,e tenda inganno.

79 (he trauerſin la via per loco occulto E precorran ſecreti al buio, al tardo, Ene l'oſcuro tramino lo inſulto, Che(amilla ſia meta ad ogni dardo, De l'opra eſſecutor, e del conſulto E ganno il traditor Duce, e codardo; Partiti queſti Venere ringratia II Re, poi reſe al ſuo deſio la gratia. Sorto