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DECIMO. 115
65 Deg gio dire, ò portar di nebhie vn velo, jn su la fronte di quei Duci aſtanti Come gli auguril vero ombrar pin fanno? Inarcarſi fur vilte ambe le ciglia, Iluſtra, o Sole, di mia mente il Cielo, Pipino ammira piu de gli ammiranti: Dei Veneti la induſtria,ò'! ſaggio ingãno; Sola mia Diua il vero ci conſi glia, Spira, deh inſpira, o Dio famoſo in DHelo, Dißees O miei Paladini militanti
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Dirò s, ma nel parto, o quanto affauno Sotto! Imperio mio, chi il vanto piglia Dice Pithio, che vccelli, e topi, e rane Di vindicar lo riceuuto ſcorno 2 4 Fã volar ſopra vn Ponte,e l'armi, e' pane. Di gloria aprite 142. vn chiaro giorno. 61 Soyride il Re, mia Diua, io n'ammirai Dunque fuggir conuien per l'aria a volo? Il grane dire, ell maeſtoſo viſo Od immergermi in mar? celarmi in terra? Di queſto Apollo tuo, che angura aſſai Voſtro valor mid noto, e mi conſolo,
Con l'arme il panes E degno anco di riſo, Che Vittoria per voi ſi arroge in Guerra; Che ſopra vn ponte volil pane hormai, Spanderdſi il mio nome anco oltre il Polo, Da le arme aſſedio non fiᷣa mai diuiſo, e lo ſperare in mia virtu non erra, O, ſe di fame il Venetian non langue, Ite dunque a Dittoriaa a voi ſi aſpetta In vendetta trarrò foco, acqua, e ſaugue. Del violato honor farne vendetta. 62— 67 1 &gli augura la vita a quel languente Pia non dirò, che mi traſporta altroue Dal'aſino, chel tergo in terra volga, Il nouo oggetto mio de' miei diletti, E ſi ergas Allhor l'vccel cos⸗ prudente, D'ponore a noua emulation vi moue ( 06 Aſino) P'augurio a l'huõ diuolga Lbhoſle d'aggiunti a noi Guerrier perfetti; Dirdò ben con ragion d pumana mente, Le antiche impreſe glorioſe, e noue Che non occorre, Apollo il dubbio ſciolga, Degne ben ſon di voi, miei Duci eletti, Perche è paleſe veritd, diſcerno, Che Agenorre ſen venga humile al trono, Chel dono amia Corona e d'odio, e ſcherno. Chieggan le Donne ſue da me perdono. 68
63— l Senato vnol dir, che i paſſaggieri eA que flo dire vn mormorio traſcorre Il canto de le rane non trattiene, Per le boccbe de i Franchi. Allbor Atilone Sprea ei del arme il ſuono, e i miei Guer Tratto in diſparte ad Agenorre accorre,
Soſtiene il topo glorioſe pene,(ieri; E diſſe Sena me vinrai prigione? E fa uel roder ſuo gli odij piu eri; O inuittiſſimo Heroe, virtà ſoccorre Dice, che di Tittoria noſtra ſpene Jempre a ſuoi ſidi, a rea ſorte voppone; Fia come il hianco coruo, e rara, e noua, ià non temer; Che a noi comune èn tanto⸗, Come il volo dihicile a la proua. Come d amici veri il riſo, el pianto. 64 69 1 Ä Dirò anch'io, ſommo Re, venere aggiunge: MDanimo ſmperial, timide in viſta 1 Gli Sciti a Dario vn ſimil dono offriro; Le tre Alatrone giouani, el Guerriero Larmata noſita in van ſi ricongiunge, Si appreſentano al Re, che ſi contriſta,
Che arſa la tua, la mia l'onde aſsorbiro; Tuibato in volto, ſpanentoſo, auflera,
Noftro d'l Lido, e ſta aria, e¹ Kegnoè lui- Ediſſe: Adulator qual frodeè miſta 6
Dice dique il Senato:(ond.io m' adiro)(Ce, Con la voflra humiltd d'animo fiero,
Fuggi per aria, d pur ti aſcondi in terra, Dite voi perclemenxa di Pipino
O'ne l'acquai ſe perdi, o Re, la Guerra. Sin quando ſbrexxerete il mio Dhnee 2 8 2 un-
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