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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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vPende dal viſo, oue

0 4 vV O.

20 Che Donna non credo io, ma a noſtra pena Angel dal Ciel mandato, ò dal Inferno Spirto in forma di luce? ſorto; A pena Vidilo, chel credei Marte ſu perno; uando il noftro pugnar con poca lena Come ſpirto celefle ei preſe a ſcherno; Contempla il corpo, e leggi nel ſuo volto, Ou l' Amor col ſuo poter raccolto.

21 Sola col ſuo valor'ha fatto ſtrada Fra nemici, e ſmaltato ha il ſuol di sãgue, Di caftei roſſeggiante ecco la ſpada, Nel cui taglio il cruor fra il ſenſo langue; Caldo ſpirto è di quelli a cui le agrada Tra gli eftinti improntar ſigillo eſangue, Oude ĩo miſero auano in ſtrage tauta Felice conquiſtai s) nobil pianta.

22 Corron tutti a mirar Cometa ardente Di ſtella in volto, e nel hel corpo armata D'armixgero ſplendor ſoſco lucente, Cui la chioma crinita è diſuelata, Che minaccia prodigi al&e preſente; Quiui Hettor la ſua Spoſa ha vagheggia- E l'alma faccia in lui raggi,e ſaette(ta, Dʒamore auuenta, e gran pieta promette.

2 Scarſo nel far propoſt, e cauto in dir e HFettor gli affetti ſuoi nel cor ri nchiude; Segua pietd ne gli occhi, e di ſtupire Moſtra la fronte, ond ei ciò piu conchiude, Che di lei piace a i Franchi di ridire; Hora in ſe ſteſſo ammira la virtude, La coſtana viril de la ſua Spoſa, Lieta a lui uel bel volto, altrui cruccioſa. 2 Qul il Re ſid in attoſtupida ammirante, de da⸗ piu appar Cometa Minacciarne al ſuo Imperio influſſo erran diſſe al fin, Pirtà del bel pianeta,(te: Che'n minaccioſo lume anco ſon tante Bellexe, ardir, valor, doue ancor lieta

Fra nemici, frai lacci, e rea di morte

SFappreſenta in aſpetto, e bella, e forte-

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25 Se tale è la virtu, tanta è la fede De le Venete Donne, o mici ſoldati, Chi non guerreggierd per la mercede D'acquiitar degni premij, e si bonorati? Ben deguaò ſua belta, tanto richiede Da vn magnanimo Re, che dislegati Sian quei legami de la deſtra ardita, C'ha acqui tata in pugnar lode infiuita. 6

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Hor la ſoldati yn tal theſoro ò aſroſto Ne la Citta nemica, ma ſi acquiſta Tanta beltà pugnando, iui d rνοoo. Quel piu, che brama il cor, gode la viſta: Vieni ſoldato tu, che pĩu ſei pofto Ad ammirar s bella Donna trifla, Lalma per gli occhi tuoi pietd ne chiede, Coſtei guida a Camilla per mercede.

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S dille, che ben degno'¹l don di lei, Cbeꝰl ſeßoo femminile eſſalta, e honora, Ma, che l'opra riueg ga di coſtei, Onde ammiri l'ardir, la beltà ancora, Che ſon di viril Donna almi trofei, Che ſtudij d auanar cidò, che auualora, E non ſdegui imitar Venete Arciere,

Cbhe ſon con gli occhi, e le Guerriere. 2.8

Suoni la tromba in tauto, e ſi dia a'armi, Che oltre il dãno, che al lo ĩdugio porta, Lotio vilta ne i cor ſeminar parmi,

La per ſalir le mura è larga porta;

Cola ſi moua il Campo; hor quinci alXarmi

A noua gloria ſpero, e poſcia eſorta

Al meno a gara de le Donne oprando

Fraucamente sacquifti honor pugnando. 2.

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( detto: al arme ognun grida, e lo ſdegno, Lemula ambitione, e la vendetta Di graue aſſetto il cor dimoftran pregno, E gli auuiſi del Ke furon ſaettaa Che porta pena de l aſſedio indegno, Poiche vinti da Donna, ben s'aſpetta D'operar virilmente, e far lo!mpero De gli huomini in pugnar ſolo, e ſeuero.

o Suona