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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Nrioale mura vn' horrido con- Hiitto

Fi facea da le, Donne auuexXe al piauto,

K Portauano il dolo re⁊ frõte ſcritto,

E lo ſdegno nel cor fremea cotanto,

Che trabeua il furor dal petto afflitto; Miſere tra i ſoſpir diceau: Sin quanto Creſcerd in noil'affanno? o pene eſtreme Ne' mariti, ne figli, oueè la ſpeme?

2,

gia nel foſco mattino vd'ſſidl corno Del timore a detar le afflitte menti A dolori, a querele, a gridi, a ſcorno De la mentita fe de i lor parenti; Mug giua la trifſtitia d ogni intorno Con eterno durar de i ſuoi lamenti, Fingea ne gli occhi deſti il reo timore Iprodigi di morte, e d'ogni horrore.

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Quidi è, che vn tãto horror la viſta ingõbre, Che ondeggia entro nel core vna tempeſta De' maxtiri, hor ſen'eſce ĩ meæzo al'ombre A bene alto gridar la Donna meſta⸗ Ecco hoste, ecco il foco, ognuna ſcombre Quel pin, che può del proprio a la foreta; Corremo, o Donne; onde a la flebil voce Turba tremante accorre al caſo attroce.

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RMor con le braccia fteſe, e'l piè tremante Si ſtringono ammiranti, e gli ftridori Danno di parto al'aria, hor parue inante Lor' occhi andar la morte ĩ quegli horrori; E creſce piu, quanto iltimor le piante Distende, e paſſa, e torna, e ne timori Cerca di Tigre, ò di Leon veſtigi, O la faccia d Aletto in( ampi Stigi.

C A N T 0O

3 Da l'ombꝛe de la notte il capo cinto, Edi Aeduſa in man trattando il viſo Il timor a la fuga tauto è ſpinto, Ch'ei non ha cor, ma viue in ſe conquiſo; Leſte pelle di lepre, e forte auuinto Da catene, al cui ſuon fugge ogni riſo, Oli occhi neue, el cor ſangue, e ſue parole Fan temer, che 2A di non porti il Sole.

Ylſeſio femminile entra nel tempio Con calde preci hagna ambe le gote, E le matrone a le piu baſſe eſempio AMoſtran di ſantitade a Dio deuote; Diſpiegan l'oratione: O Dio lo ſcempio Togli del noſtro honore, a te ſon note Noſtre vere ragion di pianto eterno, Sia tu, preghiamo, a noi vita, e gouerno.

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eAl ſupplicheuol prego vn turbo freme, Qual del mar foſſe tempe floſo vento, Proſtrate tutte a ben fondar la ſpeme Con caldi voti il reo timor fu ſpento; Lalma, e il cor ꝓ̃ga, e ſpera, e pin teme, Ela mente amoroſa in Dio contento Sente, qualhor ſibilo d'aura dolce Reſpirando al dolor l'egro cor molce.

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Poſcia la figlia d Agenor con chiome Sparſe, ma in mae flà del ſuo bel viſo, Si leua, e dice: Ah generoſe, il nome Di Barhara,& il tuon lunge rauuiſo, Sedard le procelle, bor voi le ſome Dei tanti affauni deponete. Auuiſo, Ch'io Barbara potrò da lei protetta Difender uoſtro honor Donna imperfetta.

9 Hor vi prego, e conuoco, andiam, vi inuito Nel palagio regale, el corpo armarſi Vi ſia conceſſo con buon core ardito, Penſi ognuna viril Donna moftrarſi; La mente di conſiglio, el cor veſtito Sia d'alto, e inuitto ardire; Vdrem lodalſi Ilſeſſo femminil, ch'arme non ſpreæa, E pud a difeſa ſoftener fortezxa. Tacque,