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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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6 C A N T0

95 95 Nl veneto Guerriero a lei d incontro yl Latino vrta a fronte, e fugge il Duce, In su'l deſtrier riferma le due piante, Poi torna, el fere, e palſa, e! coglie a coſtas

Ell corpo armato aſſetta, ed ecco incontro Si ftupiſce Agenor, cui l'alma luce Al ſuon di trombe v'ode in Ciel tonante, Si ecliſd per lo colpo, onde ei ſi ſcofta, Che di lampi col tuon nel Ciel fu ſcontro E ſi deſta, e ritorna, e ſeco adduce Quanto? guardinga piu, tanto ei coſtante, Colpo ingegnoſo, e finto, indi ſi accoftu²⸗, Aa la lancia, che preſe,& elmo, e chiome E lo punge nel braccio, il brando ſmaglia

Ribattè di(amilla il vanto, el nome. Larmatura, indi il fere, e rade, e taglia 91 96 SEcco Donna non ha forxa virile, Non ſi vide mai! Orſo in furia volto, Ala belid, ma bell arte, bor, che ella vada Quãdo.fimalta il tetrẽ del proprio ſangue, Tra gli amori a ſchermir col crin ſimile; Oodme il Latin ſi infuria, e d indi tolto E dißie: Qpraè de l buom cinger la ſbada; Diſgraua il braccio, che ferito langue, Sorta da terra in lei ſi ſcorge Aprile Getta lo ſcudo, e tutto in ſe raccolto Fra le roſe fiorir. Penſa, e non bada Con due tratta il ferro,e viene eſangue In furiata allbor ſi taglia il crine; Nel viſo, ma nel cor pien d'ira geme, Se queſte arme di Donna, eccoti il fine. Come il mare adirato, e corre, e freme.

92 97 Ben, diſſe, incauta fui, ben fui la ftolta,(te,(ontra il furor lo ingegno, e Parte adopra Che'n mie forze aſſidando io ſpreæail ar Il Venetos e ſchermiſce hor baſſo, por alto- Non vi atteſi a ſue frodi, vna altra volta Cald il colpo qual fulmine, mal'opra Non mi coglierd alcun piun treccie ſparte Agenor reſe vana con vn ſalto, Coſtantin prẽde il(ampo a briglia ſciolta E ſi trage dal ferro, che allbor ſopra

Con furor, con minaccie al nouo Martes Del Deftrier proprio cade, e nel'aſſalto Gia ſprona il ſuo ¶orſiero, e par correndo SFen vide, come il furibondo Marte Folgore, che nel Ciel voli fremendo. In van gtima ſua fora, e ſprea'arte- 93 9 Non fu pigro Agenor, la lancia ha'n refta, Il(aualſi riſente, e con terrore Si moue ad arte, e piu vicin riſtretto Dal dritto ſuo camin conuien ſi toglia, Ne lo ſcudo a colpit venne a la teſtas Scopre del(aualiero il fjero errore, E(oſtantin l' ha colto entro al'elmetto; Di nitriti empie l aria, e par ſi doglia, Si che al vrtare ogni Deſtrier Sarreſia, Che alxi la ſpada in be flial furore, Si ruppero le lancie, in lor diffetto Naͦ frenar ſappiaꝰ colpona gran ſua doglit Folgora tratto il brando, e non ſi bada Siſcuſa Con ftantin, che'l braecio offeſ L'vn contra l altro fulminar la ſpada. Del gran furor tener non puote il peſo. 94 99 Ne lo ſcaltro ſchermir dei Caualieri, Milon ſottentra il Campo, e dice: Amicd 3 Evn gran fora, e l'altro grand arte, Deſio d'honor teco a pugnar mi ſbrona, Se vn cede, e l'altro aſſale, a i colpi fieri Io ſofterrò Paringo, ma nemico, Nel riparar trapaſſa, e torna, e parte;, Guauda, ch io te ſlimaſſt, e mi perdona, Lira s'accende piu, quanto piu altieri Se dacquiſtar Vittoria m'affatico, Fon fatti nel certame; ognun comparte Lamor del tuo valor meco ragiona;

La mano:il piede, il giro,e locchio immoto Sappi, che teco, vinto, ò vincitore, A la ſpada, al Deftriero, al tẽ po, al moto. Se combatte l' ehonor, vinto ba l'amare SE