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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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C A N TVO

. 6r 69 Da gli altii lati ĩ Capitan Franteſi ¶a qual nouo ſpettacolo ſi vede,

Saffrettano appreſſarſi ala muraglia, Poiche da pochi i muri eran difeſi, Auuien, che in su le ſcale ognuno ſaglia, Onde altri ai primi merli ſono aſceſi,

Che i morti fanno vn ſopral altrovn mon-

Otu pietaſa Aurora, ſe gia riele(te?

II Sol, fa, che piu placidotramonte; Cbheyſe la notteè de le Furie ſede,

Quãdo a l'arriuo Hettore abbatey etaglia Deh ci rimena il di nel ſuo Orionte,

Le man, le braccia, e in precipitio vanno A mercar da la morte eſtremo il danno. 61

Da haltro aſſalto Barbara, e quei primi De linclita Venetia a la difeſa, Hor con ſaſſi, hor con armi i piu ſublimi Atterrano, e s'accendonoa l'offeſa, E diroccando al baſſo altri ſi ſtimi, Quãto piu in alto, hauer maggior diſceſa, Occiſioni, e morte, e ſi riceue, O pin ſi rende, ou'è'¹l morir pin greue.

6*.

eAmmirò il Re lardir, la merauiglia Crebbe, che'l pio Milon non ſlillò ſangue, Che non morl, parue inarcan letiglia,

uindi mira l'eſereito, che langue, E a notte il buonꝰ ordine ſcompiglia, Ror,& ha teſo il veſſillo, e che l'eſiangue AMorte ſpauenta, e la pietà vd iu volta, Si conſiglia a chiamar l' hoſle a raccolta. 6

3 gemebunde ſpirarper l'aria halme,u

E nel ſilentio di profonda notte Volarne al Cielo ſi ſcorgean con palme

uelle innocenti al ſommo ben condotte; Onq' altre laſcian le grauoſe ſalme, E per man de le Furie ricondotte Sono ſpiranti, eſterrefattes e piene Di mal talentoa le tartaree pene.

64 (ompare innanzi al di laurea ſua flella, Quell E ſpero, che il Sol compagnaa ſera, Nel giorno piu benigna, ſe piu fella Fu meſſaggiera ne la notte nera, E par! Alba ſi deſti via piu bella, Di che nel d' cadente, e roſia, e fiera Si moftraſſe, e influiſſe il foſco horrore Coperta cou vn vel di meſlo albore.

E da l'occhio di Dioluci pregiate Riceua, e ſparga i raggi di pietate. 66

Qla che ci porta il giorno,o bella Aurora?

S'ode inſuonar di Guerra il ſuon cou trõbe, Abi Guerra, e che ſard? Guerra d'ogn' ho- Di Aduſa tu, qual fama a noi ribõbe,(raꝰ Sel'Italico Duce in moſtra hor hora Riſueglierd da le Romane tömbe

Altri Ceſari, e Pauli, vna(amilla, Che'l Cielo a immortal lode anco ſortilla.

87 Luegi d'eᷣTarco Coſtantin pietoſo,

Che ſerue a Imperio, e ſignore;gia i cori; Noua hoſte guida, ond ei vittorioſo Eſſer crede con gli Vmbri, e quei migliori, Che d'e Aſcoli, e la Marca glorioſo Hanuo l'orto, e la fama dei maggiori, E piu forti Soldati in Occideute Atti a puguar col Drago d Oriente.

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(omparueʒ ediſie: O Imperator temuto,

Et in si freſca etade anco emulato,

Mi inchino a la Corona;&cco l'aiuto

Sottoi comandi voſtri vn(ampo armato;

Di ſquadre elette è'l nobile tributo,

LItalico valor ſempreò flimato,

Di noſtra vbbidienza il don gradite, 0

Poiche al'Imperio ſoggettiam le vite. 6

9 Quei famoſi Corſieri vn picciol dono Hor ſian di noftra ſoggettione il ſegno; A cui Pipin ſedendo nel ſuo trono Riſpoſe: OGente, o Popolo ben degno, Creſce la Gloria oltre la fama, e il ſuono⸗ Che ſi ſparge di voi nel noftro Kegno, A noi ben cari, hor voi paſſate in moſtra, Cha mia la Gloria, e la Vittoria è voftra- Aarcia