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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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20 la le Furie ſpandean perl aria i vanni, E in vece de la fama eran precorſe, E in Chioggia ne tramauano gli inganni Fin dẽtro al letto a infermi eran traſcorſe, Eli facean morir da noui affanni; Onde ardinua il terror la noua in forſe A Venetia predir di ſua ruina, E co' sforxi, e co' furti, e con rapina. 2

1 varij lumi al foſco de la notte, E di ſolfo, e di pece iui eran mifii, E per man de le Furie entro ridotte Tromba ſi vd con vlulati triſti, Intuona il ſuon, come entro a caue grotte Cemiti de dannati, e furon viſti Iy, e tornar per l' aria ſibilando Spirii, chorrida Guerra inan deſtando.

22 Da le alte torri ſi ode al'arme, al'arme, Cold mi par, qual nebbia oſcura alarſi, La, mirate, lampeggian gli elmi, e parme Tra ĩ lãpi il ſuono a gli occhi auuicinarſiz Ai muri ſon de' Cittadini, hor Sarme Ognunos Ecco i nemici; E quai d'armarſi Fien ritroſi a difeſa inuitti, e forti Dei viui, de la Patria, ò pur de i morti.

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Il grido ſi ripiglia: O Cittadini(gegni; Arme, arme, e Guerra Guerra, ognun v'in- Arme, o Donne recate; eh quei Bambini Riponete in ſicuro, o pianti indegni, Hor che s'apra, ò vi par, che ſi auuicini TE'Inferno a la Citta, par, chin voi regni Paura, e che terror? Virtà forteæa Dei Veneti, e ſi auuiui ardir, prontea.

24 Sia pur la notte grauida de lampi Tra lo pplendor di lucidi metalli, A fronte il Franco eſercito ſi accampi, E che temete voi del arme i balli? Venite voi, non habbiamo altri ſcampi,

Che queſte mura; Hors?a altri interualli

A la difeſa, e ciò detto, ſi corre A i muri, altri a le porte, ognun. ſoccorre.

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C A N T O

25 Agenorre conſola ĩ vecebi infermi, Ele Donne, ch'a i petti hanno i lor figli, Quei tutti, che non vagliono far ſchermi, Atendon da i maggiori i buon conſigli, Altri a le( bieſe, a Dio, deuoti, e inermi Gratie inuocando ne i maggior perigli, Sotto le mura!l boſte vna gran polue,(ue, Qual nebbia, ſparge, e il Ciel nel faſco ⁊uol 25

Non ceßauan le Furie atri terrori Sparger per aria in notte allhor naſcente, Itratti, e miſti, e in alto aſceſi humori Conuertono in Cometa, d in lume ardente, Altre in Capri di foco, altre ĩ vapori Girano acceſi, qual raggio cadente, Altre al folgor de l'armi vn nẽbo oſcuro(ro Aprono,e il fiãmeggiar par, che apra il mu

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Ala chi pud dir, come conturbi Marte Le Prouincie,& i Regni, ele Cittadi? Come ſi tratta formidabil larte De la Guerra? quai ſian le crudeltadi? Quante d Iuferno Furie, ognuna a parte Porta ſeco con fiere immanitadi Il timore, il terror, l'ire, e gli inganni, Morte, foco, catene, odij, e Tiranni.

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Temon la notte, e mal deſian! Aurora per hauere a combatter notte, e giorno, Altri abbraccia la moglie, come allhora Ei foſſe per morir coi gli attorno, Iquai vedendo armati, che entro, e fuora Spiran da l'elmo gran terror d'iutorno, Al collo de le madri auuiticchiati Si doglion di morir, quaſi non nati.

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De i prouidi Soldati parte attende A raſſettar la ſpada, el armi a canto, A girar frombe con la deſtras Intende Altri de i Paladin le impreſe, el vantoi Alri appoggiatoal halta in dubbio ren

La Vittoria, onde incerta ella ſia, quani Sono i nemici in numero maggiore/

Forti, e potenti con vgual valore. giuntl