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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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27
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1

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CANTO

N

a declinaua a ſera

Nel ſeſto giorno, A che ſi aſcoſe in⸗ mare, 4

Quando Obele-

7. rio da crudele, e fiera

Procella al Indie fu coftretto andare, E la ſua Spoſa in tenebroſa, enera Notte di duolo, e di lagrime amare

Declinaua il ſeren del vago volto

La ſeſta notte, che ſuo ben le ha tolto. 2 II Ciel ſangue ftillar co' moftri in corſo Infuriar le Furie iui ridotte, Nel Carro de la Luna ire in Hoccorſo

A Pluto, apritſi le kartaree 0 le Par, quando ſono a me Mirar crinite ſtelle nelan

grotte? Koil corſo,

. 3 Ala Nudrice ſua Cadida corre,(Inferno,

me, in gli occhi poi fiero

iusl aggiacciato letto.

4 b higlia, e quandos Qual paura vi moue, h vi ſpauentas

Sed 1 Lunge dal letto* ſog oue errando

4 n0 v addormenta P oſate meco il cor, cpe 8

n pena amando Si dona, a chi pià vi ama, e vi contenta,

isfogate col dir voftra paura, de amor ſouente è di timor gran cura.

TIE R ZO. 27*

7. RaAcor il Sole Soggiunſe ella- Abi dolciſſma ſorelta

Madre in età, madre in amor ſoccouſo, Da te u'aſpetto aita, abi quanto è fella La ĩmagine del ſogno? e, S'egli ſcorſo, Reſta in mia mente la maliguaſtella, Cbh'a la mia vita quaſi abbreuia il corſo; Dirdò, cbe oſciti ſon tremendi moſtri Dal Inferno, e poſar gli occhi noſtri. 6

To veggio(abi, che nel dir tutta pauento) Sogno, che'n chiara viſion dipinge Il mio diletto pin, che mai contento In braccio d'altra Donna, e non s'infinge, Ma il crudel gid ſen gode, e del tormento Iu su queſli occhi egli ſen ride, efinge Non conoſcer la Spoſa, el altrui gioia A l'alma mia gentil ſouente è noia.

27 Occhi miei, che vedeſte? o cor che credi? Chell vero apporti il ſogno? alma, che peſi? Se' ver con gli occhi inuidioſi vedi, E chiami in teſtimoniol core, ei ſenſi? Ecco il portento: Di repente in piedi Sorger veggio Leon, che incontro vienſi Al laſciuo Obelerio, ond'ei ſi lagna, Parmi, che mn'auuentai cãgiata in Cagna. 8.

Doſcia che tu latraſti iui conuerſc

In fido Can, che di Leon non teme;

Ma che ſu? gran Serpente ſi attrauerſa Al collo,& al mio petto, onde il cor geme, E ne la graue angoſcia il ſĩato verſa, Ela lita conoſce le hore eftreme;

Si che io moriua, o foſii tuorta in faſce, Che a mille morti in vita! huom tinaſce.

5 (agna ti vidi, vdij quei tuoi latrati, Mall Leon batte la ben lunga coda, E manda fuor rugęiti infuriati, Tutto s'arriccia, ò pur s'in g&roppa, e ſnoda; Abi veggio i mẽbri ad vn tratto sbranati Del mio diletto, e par che'l Leon goda Ia preſenga cibarſi dela carne, E ſacrificio a la mia morte farne.

2 Non