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12 100 Locaro di Venetia ſenza vera De i fondatori hiſtoria i fondamenti, Forſe emuli di Roma, iua in maniera Inciterò ſpirti d'nferno ardenti, Che l'agil foco S'alxerd a ſua sfera, Per doue inſiammera paſſando venti, E ſpanderò le fiamme in tutti i lochi, Venetia abiſſerò con mille fochi. 101 S&quegli ingrati dal piombo flillante, E dal foco ſaran viui abbruciati, E ſotto le ruine anime tante Eſialeran da i corpi iui entro armati; Pei dal foco nel corpo penetrante Saran con l'arme lor viut in fiammati, E fhien ſuperbe moli a l'alto Polo Del Ciel drixxate, anco adeguate al ſuolo. 102 Da atra face de gli odij nel profondo Del baratro infernal fia'l foco acceſo, S'adeſcherd fra canape, e fecondo Trarrd il ſeme da pece atſa raceſo; Dentro ſerpendo arriuerd uel fondo, Dou'òè Peſca del foco, e come appreſo La polue haura fauilla in vna hamma. Dẽtro rim bom ba,e fuori il Cielo infidma. 103 &r Arſenale, e armi in aria, in foco Alzarſi al Ciel, formar lungbe Comete, Arder traui infiammati in alto loco, Dilegnarſi dal Sol l'opre piu liete; Fardò de i corpi loro aereo vn gioco, Eſtinguerò di ſangue human la ſete, Farò da ĩ viui antiueder la morte, Staccarſi i ferri, aprirſi ferree porte. 104 Fard ĩ corpi cader dal Ciel conuerſi In cenere, e recar fettor d Auerno, Ne l'ampio Ciel volar mofiii diuerſi Scorrer per'aria, indi ſcoprirl' Inferno; Stupidi dal terror, muti, e diſperſi Staran cangiati in ſaſſos e con alterno Horrore aſpetteran l'vltimo giorno, Dal' yno Abiſso! aliro haura 1itorno-
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C A N T O
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&le preęnanti Donne al granterrore Partoriranno aborti in man di morte, E Venetia ſommerſa nel'ardore Non crederd, che Sol piu il giorno appor- Ubhorrida notte,l infernale horrore(te; Spauenterd, si che nel acque morte Correrd il fangue, e fieno al Mondo moſtre
In Chriſtallino mar le impreſe noſtre. 106
Fardò ſpiantar palagi,& vna parte Vedraſſi in aria nera arder ne l alto, Poſcia cadere, e ruinare a parte Le perforate mura di Riuo alto; Traſyorterò li pox i, e con noſtra arte Pietre con pierre mouerò a laſſalto,
E faranno tra lor s ctrana guerra, Che, d pur'impetral vna,ò che ſi atterra. 107
Non dirò piu. Di inuito'ngeli, o Dei, Ite miei fidi, itene Furie al mondo, Infeſtate i nemici, e voſtri, e miei;,
Ite in voꝛ ſpiro lo ſpirto fecondo, E di Guerre, ed inganni; Ite, io vorrei Venetia immeiget ne l'oblio profondo; Inondate, opprimete la Cittade
Col mare, e con la fame, e con le ſpade. 108
Tu Ambition fa, che ſian ciechi a i raggi De l'or, de T'oſtro, e del Ducale bonore: Fa tu Ciprigna Dea quei Padri ſaggi Impazir nel tuo vitio, e nel tuo ardore; Etu e Auaritia oſſerua ĩ tuoi vantaggi Ne i guadagni comparti il tuo rancore, Ingãna, e fa ch'ognu qual nume apprez⁊e L'honor, le ree laſciuie, e le ricchexæe.
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Guerreggierd a fauor la Francia noua,
Che de dica gli infanti al nortro Inferno,
Con la Kegina lor ſon noti a proua
Popoli fidi al noſtro alto gouerno,
Ch'oltre il nome, che tengono, ci gioua
Eccitar le opre ancor con nume interno,
Ch'a l'alme loro aſũfta, ai lor deſiriBÖ’.
Che a pugnar cõtra Dio le ſproni, e inſpiri- Itene⸗


