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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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DVODEBCIMoO. 137

0 Toſcia vedrai ja pena, che da Dio Si prepara al tiran del proprioſangue; Eccor aggiunge a te conforto pio,

Cia, che per tua virtude il vitio langue; Di Donna pai reſo vano il reo deſio,

Quando hor da i fiori i frutti coglier ſanno Quei, che vera amicitia ſeco ſtrin ge, uei veri amici a lei forſe eller denno, Che de'huomo i Peuſirr miran col ſenno.

1 1 ie li vaffretta, Nai vinto piu, che l'atterrar quello angue, eA nobile vecchieza egli saffretta,

Creſci ne la virtuù, che a larga mano Gratie pioue a te Dio dal Ciel ſourano.

81 lentre l' Alba ſi veſte del ſuo Albore, In breue a quel, che Dio mi inſpira, attẽdi, wella, che nel gouerno da piu honore E' la Pruden a, da cui Popra intendi Con Leſercitio del ſuo pien valore, E verde con! vdir, o'¹ legger rendi La memoria, ſi che le sfere premi Co' piedi antiuedendo a te gli eſtremi.

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Prudenxad, che alto intende, e lunge vede

Con l'vſo de le humaue, e varie coſe,

Con memoria d hiflorie in ſeggio ſiede,

Ond'è ſpecchio qimpreſe glorioſe,

Ezcome Argo, al venturo ela prouede,

Ell ſapere, el voler maturo poſe

Co limitar di Dio la Drouidenxa

Nel bel trono regal la Sapiengxa.

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3 Conduce a la Virto, preciede gli atti, Saſi del'alma la Prudenza parmi; Diſcerne il ben dal mal ne ĩ dubbij fatti, Zempo di bace, ò pur ſia ſtato d'ærmi; Dipinge in maeſtd veri ritratti Con profetiche impreſe in breui carmi, A. Regi queſta ſana diſciplina Ditutte le virtu madre, e Kegina. 3

4 Non erra, d non ſoggiace al falſo inganno, Ela fortuna a ſe medeſma finge; Miſura i Cieli, e da la norma a l'anno; A lei feconda il vago A pril ſi pinge;

Il fine del duodecimo Canto.

Chi ſeco gli auni de la vita mena,

E impara del regnar harte perfetta,

Hor con la eſperiena il Henſo affrena, Ela ragion del ben goder n'aſpetta

In Monarchia fruir vita ſerena.

Piu da i proprijſuoi fatti eſempio prende, Chell periglio Saltee cauto nol rende.

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Maeſtra de la vita è vera hifloria, Luce di verita ſag gia ci inſegna. La oſſeruante dilei cauta memoria, Se quel felice eternamente regna;. E, perche di ſecchiarſi ha'n lei ſua gloria, Di Prudena, e d'ogni altra virtu degna Per prouedere ad ogni buman periglio Imorti chiama al ſuo magęgior conſiglio.

87 Quindi a la fronte di fortuna, al erine Sempre porge la man forte,e veloce,

SCcorge opportun rimedio a le ruine, 8 eenhe le pene con ſua voce, E quel, chell regio ſlato ha per buon fine Elégge s, che a la pietà non nuoce, E la Scienza a la Prudenzaè figlia, Che al bene prenuon al ſaper ſi appiglia.

T Jerone ſen poggia al Ciel ſublime,

Paſſa il ſeren ſoprale nubi acquoſe,

E quella Gru, che per volar simprime Kag ion di valicar parti ventoſe,.

La pietra tiene in bocca, e quelle prime Procelle ad eſpugnar graue ſi puoſe,. Tal Duce eſperto, e memore, e prudente, Regge i moti del Ciel, non che la gente.