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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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7⁰⁴ 40 Quinci, doue à lo Spoſo in propria ſtanxa Da Artemiſia celato, foręe vn lume, Che lo ingombra, e parldò: Queſtaꝰ l'vſaza De i prodi aualierꝰ in molli piume Paſſar l'otio, e nou ſcorgi, o vil tardanga, Che)l tempo a guetreggiar qul ſi conſume? Son Angelo custode; Hettorre al vino Intende, e par di lume, e ſenſo priuo. 1

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Poi diſſe: Iosche'n eu ſtodia ho pur ãſt alma,

Che imagiue? di Dio, ſarò preſeute

A letargo ſi vile? onde è la palma

D'honor, ſe viui daĩ perigli aſicute?

Stai ne ĩ diletti immerſo? oue è quell alma

Virtu, che da Toprar s'acquiſta? o meute

Diſgombra i vaui affetti. Io merauiglio

Eſer te deltuo Padre herede, e figlio.

4²³ C(be, ſe non ſei di ſua virtude herede, Qual ti infingi Guerrier Veueto, e prole D' Angelo, come ſei? Pon mente, e fede Acidò, che ti riuelo con parole: Pugnerai, vincerai. Da Dio mercede Naſpetta, e la Vittoria, ch'egli ſuole Proteger gli innocenti, el tuo gran badre Trouerd te tra le nemiche ſquadre. 43 Sorgi, e' honore a guerreggiar ti ſpinga, Ti prouocan le Donne atrattar larme, Hor mia cuſiodia teco ti. foſpinga, Come vſcir da quei muri il giuſto parme; Sprexa quel vago amor, che ti luſingaz Deſto Hettor tra ſe diſſe: Improuerarme L'error mi manda Diol' Augel dal Cielo, Et ĩo quil mio valore in otio celo? Da vergogna infiammato ei Sarma,e fuori Mieſte pentito onde con gli altri a proua Non ſia noto il ſuo braccio; e diſſe: Amori Ben vi conoſco vani, Amor non gioua Anziò nemico a Marte, o ciechi errori Vi emenderò con degua impreſa, e noua, Vincerò, durerò, la ſteſßſa via Del mio vero valor mia deſtra ſia.

C A N T O

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Pria ſi ſtupꝭ, che vide armate genti

Di qud di la per la Città, che preſa

Credea dai Rranchi, bor ſoura arme lucèti

Le chiome ventillar mira ad offeſa 31120

Kichiama in ſe la mente, e i dubij ha ſpenti

Di metauiglia, quando a la difeſa

Scorge le Dõne, bor qul, qual ſia'l mio sta-

Sotto Donneſco Imperio humil ſoldatos(o

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Lor s'appreſenta, e formidabil dice: Donne degne d'Imperio, e qual tentate Soura le fore impieſa a voi felice, Panse Eht arair ſon vaſtre Clarte iunate: Ma l'opra ò, di che al fin pentir non lice. Dalla Barhara al ſuonos Obime mirate

(Dice ale Donnc al arme, hor qui vedete Egli è nemico in caſa, ite offendete.

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Scoccan mille ſaette in vn momento

..,. 4. Contra il nemico amico, e, s'egli auuexXO

Aloſchermir,& al girar men lento Quiui era, dela vita ei ſpendeail prego; Seco il pugnar non giouaz; al par del veuto St interpong Artemiſia, ahi, che di ſrexao Mi ſi faẽ Che egli d amico, hormai ceſſate, O, diſſe, contra mel arme auuentate. 48

Tutte in atto ſi ftan, come ſoſpeſe Le belle(acciatrici in folta ſchiera A gli aguati di Damma, e quini fleſe A l'arco le ſaette, ecco la fera, 4 Saettando ſon pronte ancoa le offeſe, Quando vn'altraſen paſſa, al fin ſi ſbera Cou l'alta mano di ſcoccar ſaetta Con deſio di Dittoria, e di vendetta.

4 49 (ontra Hettor la Regina era precorſa, E combatteua a. fronte; allhor veniua(ſa Artémiſia, a leiſgrida: Hor ſei tu vna Or-

Contra il mio caros Hor ſe brami, ch'io vi-

Cela, e ti ferma, e ſia da me ſoccorſa(uan Del mio Hettor la mia vitas al fine arriua Ah Baxbara, il mio Spoſo ètti nemico? E ſedõlire, e palesò lamico.

5.(zi

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