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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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44 C A NTO

4⁴ TParea, che ne l oſcuro in Ciel la Luna Si intingeſie di ſangue il chiaro volto, Ev'vdiuan, per doue il Ciel vimbruna, Lalme ſpiranti il nodo hauer diſciolto, E partir da la vita al Cielo alcuna, Altre dal human corpo il bando tolto Precipitarſi nel piu cupo Inferno A Podio, al foco,& al peccato eterno.

41 Da gli ſcudieri i Caualier difeſi

Sotto i muri nemiici ſon fermati

Strali,& armi auuentando, e parte aſceſi

Di grado in grado a l alto ſon sbalxati;

Sotto gli ſcudi combattean ſoſpeſi,

Che'n le ſcale ſon di già montatis

Da tutti i lati sᷣaccendea! aſſalto,

E le.ſquadre parean pugnar ne!'alto.

henetiani attoniti non meno, Che la Citta foſſe gid vinta, e preſa Rinforana la Guerra, onde al terreno Ruinan muri,& arme a la difeſa, Di mal taleuto il grembo hanno ripieno, Eco' ſaſſi le Donne fanno offeſa, Ed' huopod ancor, che Timpeto de Frãchi Dalinnano furor ſi arreſti, ò manchi.

49 Non han tra le ruine immenſe ſcampo

per ſchermir sit le ſcale i Franchi altieri, Cadono ribattuti, i par, che vn lampo Folgori de la notte in campi neri, Par, tra ĩ piedi in mõtar ſi troui inciampo, L' Armi, gli elmi, e le ſcale, e gli ſcudieri Opprimonoi piu forti, o qnegli armati, Ch eran fra mille ſtrali a i muri alxati-

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Dopo l borribil ſuon de lharmi tacque Laria, e il ſilentio ſi ſentia preſi ſos Forſi che eſtinto quel furor ne giacque, Perche la morte lor miraua fiſſo, O forſe in vece del terror rinacque Lammiration, che allbor ſi apriſſe abiſſos E, come fora ripi gliaſſe Marte,

Si vdi guerra deſtarſi in ogni parte.

45 Di ſtrali vn nembo l aria ampla ſcotendo Da lalte torri doppia notte apporta, Sotto gli ſcudi i Franchi iuan ſchermendo, Eognuno al muro le ſue ſcale porta, Pipino i Paladini in Guerra aidendo A degna emulation di gloria eſorta, Milon con vn gran Pino acceſo in mano Accende i cori, e fere da lontano. 6

4 Dede egli comandar quel fiero Duce Tra i muri formidabile, che pugna, E diſſe: E qual ragion di Guerra induce Tale a ſerrarti fra quei muri?& pugna Il colpo di queſta haſta in foſca luce, Auuentò l'arma,& Agenor la impugna Con lo ſcudo, e riſboſe: E tu ripara A que ſta, e larte di ſchermire impara. 47 D'ona, e laltra in su gli occhi a volo pare, Qual fulmine, auuampar per doue paſſa, L'vna vrta ne lo ſcudo, e d indi in mare Tufjò le ſchieggie, e in dietro il foco laſia; Ualtra a fronte del Conte ardita appare Segnare il colpo, ond ei fugge, e trapaſſa, Eʒi agile fu il ſalto, che ſi volta, E inſieme vn dardo auuẽta a quella volta.

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DAgenorre la man giuſiò quell haſta, Che andaua a fulminar nel cor del Conte, Aa a lo ſcudiero ſuo trapaſſa, e guasta Larme,& il eorpo con ferite conte; Il dardo di Milon vola, e contraa Co'l ferro, ma paßò l'elmo, e la fronte A Pirro, il qual con braccia in gin ſupino Caddè dal muro, e pagò il fier deſtino.

49 La Spoſa appreſſo a ſoſtener ſi sfora

Lo Spirto, e il corpo in aria moriente, Sopra quel caro ſuuo morir ſi isforza, E y'attaccò al marito ſuo cadente, Se oppreſße il corpo ben caduta a for⁊a, Non è però, che le alme dolcemente Non s'incontrin morendo, e con tal modo Emula vna a laltra diſſe?' godo.