——— PSN CEI"= DZ = Vr Gi ga— E RI fe n)? Viornale Sta Cd ESSA wu fi) A da 7 x AC Igo llari Abe Di... Compilato da ANTONIO GATTANL[E (- A VA é 1/ VAI vi CV ii PO LIV EROS, lE DE V4I44 c 7A VOSNORO PILCAMO MI NMCCOMO 4/ e/ 7 AA 4 MU vurale v sie AGIATA, COMMA VE CL 9% rsvaele di $:/ VEL(/\ f y c Marmacua Kinuora SODI y Varone ILA CE GLORIA ALITUR INDUSTRIA TOMO UNICO 10:29 MR,\ r.90: Stauidtao Vorembiila Agia ca h tao A) TA) n VED I 4 Î\ f | | À | | i | f Ì | I | | AL SIG. DOTTOR rav 7 A 31 E) | ga » AUTORE DI CELEBRATISSIME OPERE DI ECONOMIA RURALE Ù ; E DI AGRICOLTURA ij QUALE OMAGGIO 16 i E QUALE ATTESTATO DI PROFONDA STIMA QUESTO LAVORO DEDICA A. GATTANBO: SÌ mr rS9——v/_m—e nn e Fasc. IL Mese di Gennajo 1823. AGRARIA ED ECONOMIA RURALE. Sperienze intorno all’ uso del seminatojo, fatte dal tel signor Matteo Bonarous direttore dell’ orto agrario di Torino. ec. Lettura fatta nell’ adunanza della reale società agraria di Torino il 24 novem- bre 1822(1). DI gran tempo abilissimi agricoltori hanno ricono- sciuto vantaggioso l’uso dei seminato}. con le quali macchine si risparmia molto seme, e si ha un prodotto più sicuro e più abbondante. Puttavia l uso di semi- nare a mano sussiste quasi universalmente, a mal- grado gli evidenti difetti di siffatta maniera. Infatti il seme sparso colla mano non si dispone nella terra ad uguale profondità, nè si distribuisce con la necessaria uniformità, quella parte di seme che non ha nella terra una sufficiente profondità è sovente dan- (1) Questo articolo ci fu comunicato dallo stesso si- gnor Bonafous, il quale ci trasmise nello stesso tempo il seminatojo. Abbiamo creduto nostro dovere, e ad un tempo stesso di fare cosa grata ai nostri leggitori, di metterlo tosto a loro cognizione€ darne in disegno la ferma e la costruzione. € Acragia Ep Ecowoma Rurate. neggiato dal vento e dal gelo; il seme poi, che è co- perto da pochissima terra o che non lo è nulla affaito, diventa pascolo degli uccelli, o preda degli insetti; chè può dirsi che del seme confidato alla terra, una sic= sola metà è quella che vegeta prosperamente e dà il totale suo prodotto. Col seminatojo si prevengono tutti questi danni, perchè il seme cadendo tutto nel fondo del solco, vien sempre coperto da un sufficiente ed uguale strato di terra. Queste ragioni bastano per se a provare con tania evidenza i vantaggi del seminare colle macchine, che può recar meraviglia che quasi dappertutto sieno stati ignorati o abbandonati i seminato) proposti dal Tull, dall’ Hunter, dal Taylor, dal Reynolds, il seminatojo polacco ed altre consimili macchine ingegnose le quali sono state in diversi tempi proposte. Ma di ciò non è difficile di assegnare le cagioni, e mi sembrano le se- guenti: 1.° Il caro prezzo di tuiti questi seminato]. 2.9 La troppa complicazione o la grande fragilità di essi. 3.2 La difficoltà di poterli raccomandare special- mente nelle cascine isolate. Tuttavia se ai coltivatori si proponesse un semina- tojo che andasse esente dai suddetti inconvenienti, sarebbe, cred’ io, men difficile il vincere quella ripu- gnanza che essi mostrano per ogni pratica che sia nuova e indurli così ad adoperare uno stromento, dal cui uso essi non tarderebbero a ritrarre un evidente vantaggio, l’economia cioè della semente e un prodotto più sicuro € più grande. Ora questi vantaggi sembrami avere con se un semi- {nora l'uso pref‘ sole 0 Cau scuo che 4 e SeminATOSO. li natojo adoperato da parecchi buoni agricoltori nelle provincie meredionali della Francia, ove il signor Lyle de Saint Martin ha contribuito moltissimo a divul- garne l uso. Ho poriato con me da Marsiglia uno di questi seminato}, che ora mi reco ad onore di mostrare alla società: esso mi pare il più semplice che sia stato finora immaginato; non costa più di tre franchi, e uso ne è semplice e facilissimo. Quando la terra è preparata a ricevere la semente, un contadino apre un solco coll’ aratro; un altro contadino gli tien dietro camminando nel solco medesimo, e ad ogni passo scuote lesgermente il seminatojo nel senso della lun- ghezza del solco, in cui cade ben distribuita la semente. Ho voluto accertarmi coll’ esperienza mia propria e con precisione, dell'economia che risulta dall’ uso di questo seminatojo. Al 17 ottobre 1821 ho seminato a mano tre libbre e due oncie di frumento, e su di un eguale estensione di terreno perfettamente simile ho seminato col seminatojo una libbra e otto oncie di frumento, cioè la metà di quanto aveva seminato& mano. La ricolia fa fatta al 30 giugno 1822; il grano seminato a mano ha prodoito 16 libbre e mezzo di frumento, e quello sparso col seminatojo ha prodotto esattamente 17 libbre. Io mi propongo di ripetere più in grande questa sperienza, ma il risultamento suddetto sembrami sin d’ ora abbastanza importante, perchè io mi faccia una premura di communicarlo a questa reale società della quale gli studj tendono allo scopo di propagare ogni cosa che possa migliorare la rurale economia. BonArous. digit freni PISO Coen eden i dl Ba) Acraria ep EconomiAr Rurats. Upon the different qualities of the alburnum, etc, Sulle differenti qualità di alburno delle querce atterrate in , primavera ed in inverno, del signor Tomaso ANDREA Knicnr. esq. F.&. S. Memoria letta il 20 aprile 1820. ( Philosophical transactions of te royal society, ete.) Era opinione una volta, generalmente, che il legname delle querce atterrate nell’ inverno fosse superiore d’ as- sai in qualità a quello prodotto da alberi simili atter- rati in primavera; e la stessa opinione pare che siasi ancor più estesamente mantenuta, nulla ostante che ì uso di atterrare in inverno abbia del tutto cessato a causa dell’ accresciuto prezzo della corteccia. Ma furono fatte delle sperienze, e coronate da buon successo, di- rette a ricavare vantaggio da ambe le stagioni, togliendo la corteccia in primavera e lasciando|’ albero fino al susseguente anno. Moltissimi fatti che si accordano con l’ osservazione mia, e l'avviso che ho ricevuto da altre fonti, mi hanno indotto a convincimento, che la durata dell’ alburno almeno delle querce è considerabilmente accresciuta, servendosi di questo metodo, ed in conse- guenza mi trovai obbligato a’ fare alcuni sperimenti ( con il risultato dei quali io mi prendo la libertà di intertenere la reale società) nella lusinga di far palese la cagione di questa supposta superiorità nella qualità del legno delle piante atterrate in inverno. Nella primavera dell’ anno 1817 furono trascelte due querce di età quasi conformi e cresciute contiguamente nello stesso terreno, contando ambedue qualche cosa meno di un secolo. Si levò ad una di queste la cor- teccia ad una estensione tanto grande quanto l inespe- rienza de’ miei operai mi permise di fare senza pericolo cella Sì atterrd glia Ing ge de fembre ancora Ì gello ste duna fu topost perl Picco dal è bero caldi SUSO Lera) Si porzio dopo( S0spesì timida. ALBURNO DELLE QUERCE. 9 della stessa, e ciò fatto si lasciò star così IL’ altra fu atterrata nel consueto modo, ed immediatamente spo- gliata della sua corteccia, ed il tronco fu riposto in un luogo in cui era sicuramente guardato dall’ azione del sole e della pioggia. Nel seguente inverno, al mese di dicembre, fu atterrata 1 altra quercia(in cui eravi ancora la vita) ed il suo tronco immediatamente posto nello stesso luogo dell’ altro; alcuni pezzi di ciasche- duna furono trascelti da parti eguali e sono stati sot- toposti ai seguenti sperimenti in diversi sussecutiyi periodi. Piccoli pezzi di egual forma e figura si levarono dall’ alburno di ciascuna pianta, e dopo che questi eb- bero cessato di perdere in peso, situati in luogo molto caldo e secco, fu verificata la specifica gravità di cia- scuno, e si trovò che quella dell’alburno della quercia atterrata in primavera era di 0,666 e quella della stessa sostanza della pianta atterrata in inverno era di 0,565 facendo il calcolo dei diversi pezzi di ciascheduno. lo ho anticipato una perdita su questo ammontare nell’ al- burno della pianta atterrata in inverno, avendo dedotto dai precedenti sperimenti, che bisognava che avesse sparso una grande quantità di materia durante la pri- mavera e nel principio della state per formare le foglie ed i teneri ramoscelli, la cui quantita non poteva es- sergli resa durante 1’ estate a causa che la corrente del sugo, che discende attraverso la corteccia, è stata in- tieramente interceltata. Si sono‘divise, tagliando in sottili pezzi, piccole porzioni, in egual peso, di alburno di ciascun albero; dopo che furono questi perfettar:iente secchi si misero sospesi insieme per dodici giorni in una stanza un poco umida, e si è trovato che 1000 grani di alburno della 10 AcrariA en Economia Rurate. pianta atterrata in primavera vi hanno guadagnato 162 grani, ed an egual peso di quella atterrata in inverno 145 grani, ed ho visto che ciascheduna sostanza man- teneva permanentemente l’umido quasi nella stessa pro- porzione che lo assorbiva L’alburno della quercia così come degli altri alberi soggiace a qualche cambiamento di proprietà nella primavera, ed io non dubito punto che in qualunque caso, in cui sia necessario di rendere durabile questa sostanza, non sl possa ottenere con tanto maggior vantaggio, quanto col togliere la cortec- cia in primavera e lasciare stare gli alberi fino in in- verno. La durata dell’ alburno delle grosse querce cre- sciute nel suolo Britanico, non è però generalmente un oggetto di grave conseguenza, poiche sta quasi sempre del tutto esteriormente. all’ anima del legno( heart wood); laddove nel legname di quercia, che viene importato dal Nord di Europa, I alburno e 1° anima del legno sono spesse volte frammischiati, la. cresciuta di dieci o dodici, anni e più di alburno ed anima del legno componendo in alternativi strati di ineguale pro- fondità il corpo totale dell’ albero; il valore del legname di simili alberi è probabilmente più forte in ragione della stagione in cui fu atterrato 1’ albero. Molti sperimenti eguali ai precedenti furono fatti su P anima del legno, in cui ho trovato la disposizione di assorbire l’ umido, molto più grande nell’ albero atterrato in primavera che non in quello atterrato in inverno; ed appena io provo alcun dubbio che l’anima del legno di albero atterrato in inverno è migliore e più durevole, ma non pertanto io penso che se ne possa dedurre una sicura conseguenza finchè 1° anima del legno di molte piante non sia stata sottoposta ad esperimento; e perciò, siccome io non ho nulla da pre- sentare Î {rai sce | attelli Ex ingtass [(S alla sì C( dall sali spes fuer 1 alca lav cr allo gras è in cante: faciln dell a OssA PER INGRASSO. îL sentare che segni l'evidenza e sia in grado concludente, traliscerò per ora, non volendo più oltre abusare del- I attenzione della societa. C. SARAAIAANNVVAAANAANNNAVIANNI Azione delle ossa adoperate come ingrasso: È voce generale che le ossa possono servire come ingrasso, m:a la loro azione non era punto conosciuta. Il signor Darcei ha osservato che le ossa esposte all’ aria, in vicinanza di una fabbrica di soda fattizia, sì coprivano, ogni volta che i vapori acidi sì portavano dalia loro parte. di una densa nuvola bianca formata di sali ammoniacali in vapori o sospesi nell’ aria. Avendo spesse volte fatto sperimento con le ossa sottoposte all’ in- fluenza dell’aria, egli li ha trovati sempre leggermente alcalini, e dando con I° acqua distillata un’ acqua di lavatnra contenente della materia animale in soluzione, egli ha esposto queste ossa su di un prato per lo spa- zio di un anno, a capo al qual tempo divennero bianchi; tutta la grascia che essi contenevano si era infiltrata di luogo in luogo ed era stata assorbita dal terreno 0 decomposta; queste ossa non avevano per- duto che il due per cento circa di gelatina. L’autore ha conchiuso da quanto è stato detto che, allorquando si fanno servire le ossa come ingrasso, la grascia che contengono, liquefatta dal calore del sole, è in parte assorbita dalla terra; che levata così mec- caricamente la grascia alle ossa, queste divengono più facilmente attaccabili dall’ azione combinata dell’ aria e dell’ acqua; che allora si fa luogo alle reazioni chimi- | RIG] ti Î | di <@ pri sa SEE fa Acraria ep Economia Rurate. che; che una parte della grascia e della gelatina conte- nute nelle ossa si converte in ammoniaca: che questa ammoniaca si unisce ad una parte di gelatina e forma il sapone, la rende solubile nell’ acqua piovana, la quale, contenendo allora questa specie di sapone, lo spande su ila terra ove agisce come iugrasso. Le stesse cause inducono gli stessi effetti fintanto che vi rimane della grascia e dela gelatina nelle ossa: ma questa azione diventa altrettanto-più lenta quando ha luogo su delle ossa più compatte, più spesse e più vecchie; egli è perchè le ossa così non risentono che una decom- posizione quasi imsensibile, e perchè esse contengono, termine medio, più del quaranta per cento di materia animale, che esse formano un ingrasso durevole di cui gli effetti sono tanto sicuri, quanto costanti. È proba- bilmente in questo modo che agisce la quantita degli altri ingrassi, come le corna, i peli, le vecchie pelli, gli avanzi degli animali, ec. (Annales de chimie et de physique, tom. XVI, pag. 361). C. SARAI VANNA NVAAVA/ANA/ VANNI Nuovo aratro del signor HerrAnIa: La società reale di Valladolid( Spagna) ha pubbli- eato la. descrizione di un aratro perfezionato. il cui modello li fu presentato da Don Andrés Herraria uno de’ suoi membri A questo strumento, della più sentita importanza in agricoltura, fu dell’ industre artista con- servata la sua semplicità e solamente cambiato il vo- mero. L’inventore con questa sua scoperta ha ottenuto Alcum tw vegni ui al che mM gocché tando vilam quet tend li gasca Le tri abbiso no di: 50m) sta Momnie,+ ministero Popolazion Nuovo ARATRO.- NoTIZIE suL RISO. 13 il doppio scopo di sollevare in parte dal peso e dalla fatica a un tempo stesso le bestie ed il lavoratore. Questo aratro smuove la terra, penetra dappertutto alla stessa profondità, pulisce il terreno dalle cattive erbe, e taglia le radici le più grosse e le più profonde. ( Revue encyclopedique, febbrajo 1821). C. MAVNIVAVIAVANVIAVI VANI Alcune notizie sul riso che cresce all’ asciutto. T botanici riconoscono una sola specie di riso; av- vegnachè tutti i viaggiatori anche moderni parlano di un’ altra, della quale preconizzano l’ utilità, come quella che merita, sulla da noi coltivata. la preferenza, pe- rocché non nuoce alla salute dei suoi coltivatori, vege- tando essa nei luoghi asciutti. L’ umanità e| interesse riclamano dunque i nostri studj per sapere se vi è quest’ utile vegetabile, e dove esiste, e come si possa | rendere di nostra proprietà. La notizia più estesa sul riso che viene all’ asciutto ci viene somministrata dal signor eine coltivatore al- l'isola di Francia. Cinque sorta di riso, ei dice, si coltivano a Mada- gascar, al Bengala, ed alla Cina tra specie e varietà. Le tre prime crescono nell’ acqua e le altre due. non abbisognano di questo fluido. Le prime sono il grosso riso bianco, il riso rosso, ed il piccolo riso, e queste sono state per la prima volta naturate nel vicino Pie- monte. Si erano pure coltivate nell’ Auvergna, sotto al ministero del cardinale Fleury; ma la diminuzione di popolazione cagionata dalle febbri prodotte dalla di lui 14 Acraria ED Economia Rurate. coltura, ed il malcontento di quella popolazione indus- sero il governo francese a distruggere le risaje. Non ci ha più diffatti attualmente un solo pa!imo di terra col- tivata a riso in tutta l’ estensione del territorio fran- cese. Il riso secco non spande verun disgustoso odore; esso è anzi più saporito del riso acquajuolo, ed ha un leggier sapore di nociuolo, per cui si mangia con pia- cere anche allorquando non sia condito, e sotto alla bollitura e gonfia cresce assai più dell’ altro riso. Quesio medesimo riso secco si divide in due varietà, di cui una avente grana rotonda l’ altro oblunga. La seconda fu coltivata dallo stesso signor Reine, e da lui distri- buita all’ isola di Francia, come quella che rende di più benchè abbia una pellicola rossa, che la rende di difficile imbiancamento sotto alla pista. Tuttavia la va- rietà avente grano tondo merita la preferenza per certe località, atteso che vegeta facilmente nei luoghi elevati, ed anche ad una temperatura assai fredda, se non che bisogna affrettarne il raccolto quando è maturo acciò non se ne disperda, essendo facile la semente a stac- carsi dalla pannocchia allora segnatamente che spira il vento. Ii riso secco riesce a meraviglia sotto la zona torrida, nelle terre appena dissodate. Il signor eine trovandosi all’ isola di Francia se ne procurò quattro once da Ma- galor, costa del Malabar, ed al terzo anno ne ottenne trentadue mille once. Questa‘moltiplicazione così pro- digiosa in un clima cotanto caldo, non con altra cura la ebbe fuorchè con quella di seminare il riso prima della stagione delle pioggie e scegliendo per esso i ter- reni meno arsi;;‘anzi gli riuscì perfino in quelle terre, che avevano già dato altri prodotti, e— NorTIZIE SUL rISO. 15 Siccome in quel clima la vegetazione è assai rapida, così il riso rimane in terra non più di trenta o qua- ranta giorni; ma nell’ isola di Francia la sua vegeta- zione durò quattro mesi e mezzo. comunque si scegliesse un terreno esposto a mezzogiorno, ed alquanto in pen- dio Si noti però, che essendo in quelle colonie la terra di un incredibile fecondità, poichè lo strato di Rumus o terriccio è grossissimo, essendosi preparato natural- mente. colla successiva vegetazione e decomposizione dei vegetabili per molti secoli, così il riso ivi non si se- mina; ma si pianta tenendo i grani alla distanza di quindici pollici, poichè moltissimo tallisce e le giovani piantine si soffocherebbero se venissero collocate a più piccola distanza. Per lo contrario nelle nostre terre, che la continua vegetazione ha snervato, e che abbisognano di continuo concime, basterebbe di seminarlo rado, unendo alla semente una quantità di terra prima di spargerla sul campo, e di coprirlo alla sola profondità di due pollici, giacchè quanto più il clima è freddo, i semi debbono trovarsi alla superficie del suolo per approffittare dei raggi solari. Il riso secco in erba molto somiglia all’ avena. Esso porta una pannocchia di tre o quattro pollici di lun- ghezza, che contiene da trenta sino a cinquanta grani, e siccome ciascun seme dà molti steli, così si calcola il suo prodotto al di là di cento per uno. La sua pa- glia si alza due piedi e mezzo nella zona torrida, e serve a nodrire i buoi e le pecore. Trasportata questa specie in Europa la sua paglia dovrebbe riescire mi» gliore, perchè meno arida. Dopo la messe questo riso ripullula dalla radice, e potrebbero i campi servire di pascolo. Si potrebbe forse ottenerne un secondo pro- dotto nel. medesimo‘anno comunque inferiore al primo. 16 Agraria eD Economia RuraiLe. Il nominato signor ene lo ebbe diflatti;. ma ove ve- nissc da noi questo riso introdotto non è sperabile la cosa, perchè il periodo della sua vegetazione sarebbe assai più lungo. Il nostro riso acquajnolo è pure ori- ginario della zona torrida. Colà in brevi giorni nasce e matura; ne’ nostri paesi invece impiega sei mesi. Cotesti pochi cenni tratti dall’ cpera del sig. Reine abbastanza ci convincono dell’ esistenza di questa specie di riso che tanto interessar potrebbe la nostra economia rurale, se fosse possibile di naturarlo fra noi. Tuttavia bisogna confessarlo, che finora i tentativi degli, scienziati pare che non abbiano avuto felici risultamenti. È vero che il celebre signor dottor Del Carro ginevrino ne trasportò e ne fece pel primo coltivare, si dice con esito, ne contorni di Ginevra. È vero che i fogli pub- blici ci hanno annunciato che in quel clima è maturato in meno di tre mesi all’ asciutto, e che la patria riconoscente decretò doversi chiamare iso del Carro onde consacrare la memoria del di lui primo intro- duttore. Ma gli inutili tentativi fatti in varie- vincie d’ Italia, clima assai migliore di quello di Gi- nevra, non meno che quelli da noi eseguiti in questo stesso I. R. Orto agrario ci fanno molto dubitare della sua favorevole riuscita(1). Noi ci teniamo contenti di potere ora annunziare, colla seguente lettera, gli sperimenti fatti intorno la coltivazione del riso secco deila Cina, e la sua buona riuscita. (1) Queste notizie si trovano in una nota aggiunta al$ 1076 dell’opera del signor Leopoldo Trautmann: Elementi di economia rurale, ec., dai traduttori ita= liani, vol. II, fac. 210 | | Riso secco DELLA Cina. Î7 i 2, | Coltivazione del riso secco della Cina esperimentata | con buon successo dal cavaliere osa(1). Brescia, il 26 dicembre 1822. Voi sapete che nel 1820 cominciai a coltivare il riso | secco della Cina, dei quale nell'anno precedente erano | stati mandati da Vienna alcuni grani all'ottimo nostro | conte cav. Marcantonio Fe. Egli me ne graziò sei di quelli da esso lui raccolti, ch’ io seminai: e dai quattro soli ll che nacquero ne ottenni n.° 53 spighe dalle quali ebbi grani m.° 2680. Questa semente coltivata nel 1821 mi produsse una tal quautità di riso, che aggiuntovi altro poco datori pure dal suddetto cav. conte.Fè, non solo fu bastante per la piantagione di bresciane tavole 14, piedi 10, once 8 ( corrispondenti a poco più di centisimi 46 di pertica | censuaria), ma potei inoltre assaggiarlo replicatamente cotto in minestra. :| Amante come siete dell'incremento dell'agricoltura, vi |! trasmetto il processo della coltivazione da me praticata I nel cadente anno, ed i felici risultamenti della medesima, acciò, ove il crediate utile, possiate farne cenno nella vostra Biblioteca AI 25 d'aprile del cadente anno seminai questo riso in 4 ajuole della complessiva estensione sopra enunciata.-- Il terreno ebbe tre arature, come quello del grano turco, (1) Zettera estratta dall’ appendice della Biblioteca Italiana, N° 84, dicembre 1822, fasc. 132. | o IV. 2 | | 18 Acrania ep Economia RuriLe. che nello stesso campo circondava da ogni parte le dette ajuole. La letaminazione fu di concio animale, sparso pres- sochè in eguale quantità pel riso e pel formentone.— In tre delle dette ajuole piantai il riso ne’ buchi formati col rastrello arcato che si usa dagli ortolani per la piantagione dell’ aglio. In ogui buco furono posti due grani di riso.— La distanza da un buco all’ altro era per ogni parte di once due crescenti.— Nella quarta ajuola fu gettato a guisa di frumento, ma in quantità assai minore. Per coprirlo usai il rastrello di ferro invece dell’ erpice.— Il terreno era piuliosto asciutto.— La quantità com- plessiva del riso piantato o seminato nelle 4 ajuole fu di bresciane libbre sette e mezzo da once 12 per. ciascu- na.— Prima della seminagione fu posto in acqua per ore 12.— Ai 5 maggio s’ innaffiarono le 4 ajuole. Se questo primo innaffio si fosse eseguito anteriormente alla seminagione sarebbe riescito più utile.— Il 18 di detto mese cominciò il riso a spuntare.— Vedevasi assai regolare nelle prime tre ajuole.— Quella in cui fu gettato presentava molti vacui, ne’ quali non era nato sia per la scarsezza della semente sparsavi, sia pel terreno troppo asciutto, sia perchè beccato dagli uc- cellii— Al 1o di giugno fu assai scrupolosamente mondato dalle erbe parassite, ed in seguito innaffiato per la seconda volta.— Il 28.dello stesso mese si ri- mondò dopo il terzo innaffiamento.— Al 15 luglio si fecero vedere alcune spighe.— Il 30 detto era presso- chè tutto spigato. Si estirparono le erbe per la terza volta e s' innaffiò Ja quarta. Devesi qui notare che usando di una piccola zappa si renderà più celere e meno dispendioso il lavoro della mondatura. #0 Riso secco pera Cima. 19 Al g di agosto cominciavano le spighe a colorirsi.-- Al 27 si diede principio alla mietitura ov era più ma- turo. Il rimanente fu mietuto il giorno 31. A sgranar le spighe si adoperò il coreggiato.— Il reddito fu di libbre 345 di riso perfettamente compito e maturo.— Le spighe dopo la battitura conservavano tuttora più della metà dei grani, i quali erano imma- turi ed inerenti così da non potersi staccare.— L’ a- nalisi chimica fa conoscere che questo riso contiene una quantità di parti nutritive maggiore che il comune acquajolo. Egli è anche più saporoso, e resistente alla cottura. Penso nell’ entrante anno di ampliarne la- zione, avendovi destinati più 4 di terra. Siccome poi ho risoluto di smerciar la semente che eccede al mio bisogno, così qualora alcuno de’ futuri coltivatori avesse a comunicarvi il risultamento delle proprie sperienze, avrò a piacer sommo che me ne rendiate inteso, e vi notificherò io pure la riescita delle mie, se mi farete conoscere di non le sgradire. Conservatemi la preziosa vostra amicizia, e credete mi a tutte prove Vostro affezionatissimo amico Clemente Rosa. C. MTV VIVYV VV VANNA Nella Gazzetta di Milano, 12 febbrajo 1823, leggesi il seguente avviso: Riso secco della Cina. 1 felici risultati ottenuti nei due decorsi anni dal sottoscritto nella coltivazione del riso secco della Cina, 20 AcrArtA ED Economia Rurare. lo hanno posto in istato di poter disporre di una di- scie quantità di semente, colla quale estendere questo utile e nuovo ramo di agricoltura. Chi bramasse farne acquisto potrà dirigere le sne ricerche con lettere fran- che di porto al signor Carlo Manziana negoziante e banchiere in Brescia, presso di cui trovasi vendibile la semente predetta al prezzo di lire 3 italiane per ogni libbra bresciana di cuce 12. A ciascun acquirente sarà pure data una piccola isiruzione a stampa intorno al modo con cui questo riso fu coltivato, ed al prodotto ‘itrattone. Rosa Clemente. C. VIVI VVVVVVVV VALI VIAA/VVVY Nuova specie o varietà di mays o grano turco: Sulle rive del Missoury, nell’alta Luigiana, si trova una specie particolare di mays o grano turco, i cui semi quasi sempre di color di lavagna variano qualche volta dal bianco al giallo, e sono ordinariamente più precoci che il mays del nostro clima temperato. Questo mays fu recato in Francia dal signor AIZichau, e fu coltivato nel 1820 per la prima volta estesamente dal signor Andrieu proprietario a Cheptainville, vicino Arpajon, dipartimento della Seine-et-Oise. i, gennajo 1821): C. FRUMENTO, 21 Nuova macchina per battere il frumento. 9) 11 signor Auhaiewski di Varsavia ha inventato una macchina per battere il frumento, il cui meccanismo è semplice e di poco prezzo; egli è durevole, e se qual- che riparazione li divenisse necessaria, può esserli fatta facilmente dagli operaj di campagna. La possibilità di trasportarla, senza inconveniente da un luogo ad un al- tro, rende l’uso comodissimo per l'agricoltore. Fra tutte le macchine per battere il frumento inventate fino. ad ora, questa è la sola che nel separare il grano dalla spiga, non rompe il grano, ne la paglia. Un uomo fa di bisogno per mettere in movimenio questa macchina, e così facendo, eseguisee il lavoro ordinario di molti operaj. Il meccanismo si compone di molte ruote, delle quali due sono armate di 48 verghe e situate a cia- scuna estremità della macchina ad una distanza di circa tre piedi luna all’ altra; sono poste in movimento da un vericello a fuso collocato fra esse, e nel quale cam- mina l’ uomo. La macchina ha un movimento che la porta avanti tanio quanto è necessario, e quand’ella è giunta al luogo determinato, retrocede da se stessa. In questo movimento di. andare e venire, le verghe bat- tono le spighe senza interruzione, ed il risultato di questa operazione è simile a quello che produrrebbe un operajo abile nella pratica di battere il frumento. Coll ajuto di un. solo uomo la macchina può, su di un terreno uniforme, essere spinta ad una grande di- stanza avanti, indietro, a dritta ed a sinistra. Il signor Kuhatewski si propone di pubblicare una descrizione di questa macchina. Questo nuovo meccanismo può 99 Arti Economicne: servire utilmente nella composizione di macchine desti» nate ad un altro scopo. ( Revue encyclopedique, aprile 1821). C. VARIAVA VAVUAVVIIVNI Processo per migliorare i grani ammufjau. Il siggor Zaschett, in una lettera indiritta a Sir Joseph Banks e che fu letta alla reale societa di Lon- dra, ha comunicato un processo per migliorare i grani ammuffati. Sono già molti anni che questo dotto- gnore aveva tentato fare delle ricerche sulla qualità ed i prodotti del frumento e dell’ orzo, ed in quest’ oc- casione egli ha scoperto che il grano ammuffato che era amaro, al grado di non essere più buono ad alcun uso e che appena si poteva maccinare, riprendeva le sue buone qualita tuffandolo semplicemente nel acqua bol. lente, e lasciandovelo infino a tanto che l'acqua è divenuta fredda. La quantità dell’ acqua adoperata fu sempre il doppio di quella del grano che si doveva purificare. Il signor //atchett trovò che la muffa pene- trava rare volte oltre la corteccia del frumento, e che nei easi più sgraziati, ella non attaccava la mate- ria amilacea che si trovava immediatamente al disotto. Tutti i grani guasti nuotano alla superficie dell’ acqua calda. e quelli che precipitano sono sbarazzati di qua- lunque impurità, senza alcuna perdita reale. Il grano dopo essere stato disseccato ha migliorato a un punto tale che si durerebbe fatica a riconoscerlo, quande non si facesse l’ esperienza. C. AR'FI EGONOMICHE Preparazione di farine coi legumi cotti, civaje, radiche, ec. Il signor Duvergier, figlio, possidente el Grand- Gentilly in Francia, immaginò fino dall’anno 1918 di poter riuscire a trarre buona farina da’ legumi essiccati, e da parecchie radici esculenti, facendole prima cuo- cere a vapore, e seccar quindi in una stufa di modo da procurare alle medesime quel grado di durezza che rendasi necessario per poterle co’ mezzi consueti maci- nare, sfarinare e separar dalla. crusca. Gli sperimenti ch'egli analogamente intraprese vennero coronati d’esito felicissimo a tale che il Prefetto locale della Polizia, dietro relazione favorevole del proprio Consiglio di sa- nità, in cui tali novelle farine furono giudicate econo- miche, saluberrime ed utili non solamente nella privata domestica economia, ma ben anche per supplire ai bi- sogni degli spedali e della marina, s indusse ad accor- dargli l’ abilitazione a smerciarne i prodotti. Farine di tal fatta sono poi state successivamente presentate alla società d’ incoraggiamento di Francia, e questa ne ri- mise l'esame al suo comitato delle arti economiche, in nome della quale il signor Robiquet lesse alla società | stessa il giorno 10 luglio 1822 un molto interessante rapporto sull’ argomento.—» Tutte le mostre rimes- « semi, così vi si esprime l’ illustre relatore, mi ap- « parirono ottimamente conservate e le farine essiccate |« a perfezione; quasi sempre vi si riconosceva l odor ; proprio di cadauna delle sostanze che avean servito di A n ‘< materia prima; nè mai vennemi fatto di scorgervi il 24 Arti Ecomowicue. DE“ave indizi d’ altera?] alici PI « più lieve indizio d’ alterazione, qualunque sia stato « il mezzo di prova di cui abbia io.potuto- “ mi.—» Più innanzi soggiugne egli ulteriormente quanto segue.—« I processi adottati dal signor Du- «“ Vererer sono ad un tein po semplicissimi e be ne ideali lo) « e nòn si può a meno d’ accorgersi visitando il di « lui stalelimento appunto al Grand-Gentiily che il di- « rettore ne è, quanto mai si possa augurare, iptelli- “« gente ed attentissimo; mentre ogni singola parte di «“ tale fabbrica pur ora incipiente trovasi disposta a « dovere, bene‘ordinata, tendente allo sccpo, e tenuta « colla più scrupolosa decenza—» Egli opina pui che queste cosiffatte sostanze alimentari, siccome quelle che vengono assoggettate in uno stato di somma divisione all’ azione de' nostri organi. non possono non essere più facilmente digeribili. che gli stessi legumi, o le radici bulbose o tuberose onde derivano, e ch’ esse possono anche conservarsi meglio e per più lungo tempo, a motivo che le larve degli insetti esistenti ne’ vegeta- bili e che sviluppansi nelle farine de’ cereali e simili, vengono ad essere distrutte nelle novelle farine del Du- vergier in grazia del calore della cottura»— Siamo di « parere. così termina il Rot:iguet la sua relazione, « che convenga applaudire a’ tentativi del signor Du- « vergier, e the appartenga alla Società d’ incoraggia- « mento di accordare la sua approvazione a questo « nuovo ramo d’° industria.— Il prelodato signor. Du- « vergier in conseguenza del consiglio avutone dal cele- « bre Darcet. si occupa eziandio di fabbricare nel suo « stabilimento farine di tal fatta, nella composizione « delle quali iniroduce un cinque per cento di gelatina « ad oggetto di rendèrle più nutrienti, e quindi più “« vantaggiose per gli usi della marina.+ Non pago PrepArazione DI FARINE. 25 ancora d'aver sottoposto alle sperienze che mi sembra- ro 0 del caso le diverse farine leguminose che mi fu commesso di esperire, ho voluto recarmi sulla faccia el luogo, e visitai con somma diligenza tutta la fab- rica accompagnato dal proprietario che con infinita ompiacenza mostrommi. e spiegommi ad evidenza ogni cosa; sicché posso dire con pieno convincimento. che questo uovello ramo d’industria merita effettivamente così per parte della pubblica autorità. come per parte degli esperti, di moltissime istrutte persone e di co- loro che valgonsi, de’ prodotti di quella fabbrica tutti eli encomii che furonle mance mano largiti. Le farine e le semole di patate o di pomi di terra. ove tutta ia sostanza e perfino il sapore di tali sostanze sono afiatto conservati. mi sen:brarono preparate per ec- cellenza. e da preferirsi sotto qualsivoglia riguardo alla fecula d: quelle medesime radici. tuberose, la quale al parere de’ celebri Cadet-de-Vau e Proust altro non contieve se non Vl amido o la parte loro amilacea: sostanza ben poco rutriente e che pur forma tutto il materiale ed il pregio di que’ preparati che vendonsi a prezzo assai caro sotto i falsi nomi di Tapicka, di Scegou e di Salep. soggiungasi inoltre che alcuni minuti di coltura bastano per ridurre tali novelle farine in buone minestre, in poltiglie. in salse ed in piatanze, mentre non occorrerebbero meno di quattr ore per cuocere o cucinar a dovere co metodi ordinariamente praticati i legumi. le civaje e le ra- diche onde derivano, di modo che tosto si scorge che coll’ uso delle medesime conciliasi eziandio una assai calcolabile economia di tempo e di combusti- bili 3; ( Revue encyclopedique de Paris: 16.9 volume 47 Li- vralson pag. 422). TRA ed 26 Arti EconomicÒe. Reputiamo che sia prezzo dell’opera l’annunciar qui che dataci cura d’ esperire in Milano il processo me- desimo del signor Duvergier su varie sorta di legumi, di civaje e di radiche, non abbiamo potuto a meno di convenir pienamente nel giudicio favorevolissimo e negli encomj che ne riportammo testè; come pure d' asserire che il confronto tentato sopra alcune cosiffatte sostanze farinose comestibili essiccandole tal quali, ed essiccan- dole dopo di averle prima fatte cuocere a lesso nel- l’ acqua tornò vantaggiosissimo al primo e non già al secondo di tali metodi per ogni titolo. Dopo ciò non riuscirà discaro a’ nostri Îeggitori l’ es- sere informati de prezzi a’ quali lo stabilimento del si- gnor Duvergier al Grand-Gentilly in Francia suole, e certo non senza suo profitto, smerciar dette farine o semole per ogni libbra di 12 oncie. Farina di patate o pomi di terra a 23 cent. alla libb. di aio ato, STE A 0095 di piselli È nat è- 79 34 di Cegl 0 a alal+ PRI di piselli e di fave..» 57 di castagne e marroni.» 094 ritenuto che tutte queste farine medesime miste o com- binate com’ è detto colla gelatina come consigliò Darcet vendonvisi col semplice aumento di 15 centesimi per ogni libbra sempre di 12 once. M. Ve VERNICE. 27 Vernice da applicarsi al legno la quale resiste all’azione dell’ acqua bollente; del signor Bompoix. Tn una libbra e mezza«di olio di lino si facciano bol- live. in un vaso di rame non stagnato, cinque once di litargirio e tre once di minio polverizzati posti in un piccolo sacco di tela, tenendolo entro l’ olio so- speso, anzi avendo cura che il sacco non tocchi il fondo del vaso. Si continui la bollitura fino a tanto che quest' olio non acquisti un colore bruno carico; allora si levi il piccolo sacco e vi si sostituisca un se- condo che contenga uno spicchio d’ aglio; si continui la bollitura e si rinnovi lo spicchio sette od otto volte, oppure vi si può mettere anco tutto in una.volta. Allora si mette nel vaso una libbra di ambra gialla o carabe, dopo averlo fuso nel modo seguente: si ag- giunga alla libbra di ambra bene polverizzata due once di olio di lino. e si collochi il tuito ad un fuoco forte. Allorquando la fusione è compiuta, si versa bollente nell olio di lino preparato, e si continua‘a lasciar bollire per lo spazio di due o tre minuti, rimuovendo bene il tutto. Si lascia in riposo, si decanta la com- posizione e si conserva, quand’ ella è divenuta fredda, in bottiglie ben chiuse. e Dopo avere pulito il legno, sul quale si vuole ap- plicare questa vernice, si dà al legno il colore che si desidera, per esempio per il color noce uno strato con una mescolanza di fuliggine con lo spirito di trebentina. Quando questo colore è perfettemente secco vi si so- prappone uno strato di vernice con una spugna fina, all'oggetto di distribuirla bene ed egualmente; si ripete quest operazione fino ad aggiugnere quattro strati di i 58 Arti Economicne. vernice, avendo sempre cura di lasciar essiccare la precedente. ( Annales de l’industrie, novembre 1821). MAIA VAIANO VANNA VAI Metodo di conservare il latte. All oggeito di conservare il latte tanto in mare, quanto nei climi caldi, viene raccomandato il metodo seguente: si devono scegliere le bottiglie della capacità d’un pint o di un quart(1) e devono essere perfettamente pulite, sane ed asciutte; si munga il latte della vacca e lo si riceva nella bottiglia. Quando sono r:empiute si chiudino immediatamente con diligenza e si assicu- rino i turaccioli di sughero con spago© filo di ferro. Le boitiglie devono essere collocate in una caldaja, il cui fondo sia coperto di paglia, e questa pure si im- trometti fra di loro, affinche la caldaja ne contenghi una bastevole quantità. Si riempirà d’ acqua fredda, si riscalderà gradualmente, e quando comincia a bollire sì ritiri il fuoco e la si lasci riternar fredda a poco a poco. Quando è compiutamente divenuta fredda, si le- vino‘le bottiglie. si rivestino di paglia o di segaivra, riponendole in canestri, collocando questi nella parte più fresca della nave od in altro luogo purchè sia fre- sco. Sono alcuni anni che una nave Svedese o Danese ancorata nel porto di Liwerpool aveva a bordo del latte conservato in questo modo. Era stato portato due volte alle Indie Orientali e riportato in Danimarca, e vol (1) Pint è Boccali 0,532. Quart è due pinte. Latte:- Nuova CAFFETTIERA. 29 gevano già diciotto mesi e più che il latte si trovava nelle bottiglie. Ciò non ostante era tanto dolce quanto al momento che fu munto dalla vacca. (Journal of science, litterature, und the arts of the roval society of Great Britain, n. 34, 1822.«- New Monihty Magasine 316), Faremo noto in qualcuno dei seguenti numeri di questo Giornale i risultati delle sperienze che da noi si stanno facendo sulla conservazione del latte. C. AAA VEVIVVA/A/ VVVV VV Nuova caffettiera a pompa intermittente ed a filtro, del signor Lemore. Questa caffettiera rassomiglia quella di Dubelloy; essa ha due vasi, l uno inferiore e 1° altro superiore; ma qui il filtro è un pezzo separato che si colloca nella caffettiera, sull’ orlo della quale vi sta sospeso. 1) ser- batojo si appoggia sn lo stesso bordo, e serve a un tempo stesso come serbatojo e come mezzo di chiu- sura. Vi sono due tubi, l uno che va nella caffettiera per suechiare| acqua,? altro che serve a lasciare ri- discendere nella caflettiera V acqua che il primo aveva fatto salire. Questa nuova caffettiera ci presenta il vantaggio di conservare al caffè tutto il suo aroma; di caricare a piacimento, secondo i gusti, 1 infusione più o meno di parti amare del caffè passando? acqua attraverso il filtro una 0 più volte con intermittenza; di dare un caftè perfettamente chiarificato; di filtrare rapidamente; di poter aggiugnere al caffè senza il bisogno di un al- 30 Anti Economicae. tro vaso il latte o fiore di latte, e di far salire tutto alla stessa temperatura, finalmente di lasciare al caffè filtrato e chiarificato il calore dell’ acqua bollente. (Archives des Decouvertes, 1822). C VARIA VAAVIAAVI VV VANI Conservazione delle sostanze animali, del sig. Botscher. L'autore, farmacista a Meuselwitz, in vicinanza di Altenburg in Sassonia, adopera per la conservazione delle carni la fuliggine del cammino, la quale. indipen- dentemente dall’ acido pirolegnoso, contiene delle parti bituminose proprie a preservare dalla corruzione le so- i-; i’ stanze animali; ecco il suo processo: la carne dev’ es- D) sere subito impregnata di sale comune, dopo bagnata per lo spazio di quarantotto ore con la soluzione salina, e finalmente asciugata con pannolino. Una lib- bra di fuliggine presa in un cammino ove non siasi abbrucciata che della legna, basta per conservare tre libbre di carne di bue. Si mette la fuliggine in un vaso con quattro pinte di acqua; la si lascia in infusione per ventiquattro ore, rimuovendola di tempo in tempo; si decanta l’ acqua, in cui si trova sciolta circa una venticinquesima parte del peso della fuliggine ed entro vi si mette la carne per una mezz’ ora; dopo averla levata da quest’ acqua, la si fa essiccare all'aria e la si conserva a piacimenio. Ella nulla perde del suo sapore per sel e più settimane. ( Bulletin de la Sociéié d’encouragement, agosto 1821) I Verro, 34 Mezzo per impiegare nella fabbricazione del vetro il muriato ed il solfato di soda pura. Le Guay sotto ispettore della manifattura di vetri a Saint-Gobin è riuscito a poter impiegare nell'arte della vetrificazione il muriato di soda ed il solfato di soda pura(1) e con questi due sali, riguardati fino allora come perniciosissimi nella vetraria, ha ottenuto dei bellissimi risultamenti. I vetraj chiamano questi due sali fiele del vetro, perchè si presentano alla superficie dei crogiuoli in fusione senza essere decomposti, im- pediscono la purificazione della materia, corrodono i crogiuoli e ritardano le operazioni. È dunque di un interesse maggiore per l’arte vetraria in generale il conoscere i mezzi di decompotre questi sali che si ri- trovano in più o meno grande quantità nelle sode na- turali e nelle artifiziali, e di trarre profitto, senza al- cuna preparazione preliminare, di questi sali medesimi, il di cui impiego era stato finora dannoso. Questi nuovi processi, oltre ai mezzi che procurano alle vetrerie per non avere più alla superficie dei cro- giuoli in fusione dei sali indecomposti, presentano una economia considerabile, impiegandoli soli come fon- denti. Il muriato di soda, o sal marino, è di un prezzo molto piccolo in confronto di quello del carbonato di soda o del carbonato di potassa, impiegati generalmente (1) Annales de l’industrie nationale et etrangère, tom. VII, pag. 192, an. 1822. È; fi| i DI 1 il i STSCHITO CITE PRTRVOVIRINIA rn a i e i 39 Arti Economicue. nelle vetrerie. Si ottiene una tnsione prontissima€ di un bel vetro che ha, sulla densità di tre o quattro linee, una leggierissima tinta verde. Eccone la sua composizione: Muriato di soda decrepitato... 100 parti Colgesispintop a di D. dici 06, Renad: leone, i ti resi RETIRIO; 1 YA Avanzi di vetro della medesima qua- lità ad arbitrio da 50 fino a.. 200» Il solfato di soda presenta parimente una grande cconomia nel suo impiego; i suoi risultamenti sono molto soddisfacenti. I vetri che sono stati fatti con questo sale furono di una bellissima qualita. La composizione è la seguente: Solfato di soda secco...‘.. 100 parti Giilce:‘spenta! Port 4> ta rad.» Gartone-in polvere ni Lev... L@uai» Rena È À é c;. 3 o° 5. 7 500 E} Avanzi di vetro della medesima qua- lità‘ ad'sarbitrio@ da Dotta: i.*»- 200: 0"» Si ottiene con questa dose del vetro di un bel co- lore che può essere impiegato con vantaggio nelle ve- trerie in cui si vuole una bella qualità di vetro. Ecco una seconda maniera di operare col solfato di soda: i Solfato di soda secco..... 100 parti Galee-spela n«i 2606» Resi. Sitia So a 0 Avanzi di vetro della medesima qua- lità:ad arbitrio”da” 50".| 9°. e”i20®©» = y TA e Verro. 33 Ii vetro è di una densità maggiore di quella del ve- îro ordinario; il suo peso specifico si approssima a quello del cristallo. Conviene a tutti gli usi e special. mente ai lavori di ottica(1). (1) S. M. 1 R. A. con venerata risoluzione del giorno 1.° dicembre prossimo passato si è graziosamente degnata di concedere, giusta le norme e colle condizioni volute dalla sovrana patente 8 dicembre 1820, un pri- vilegio esclusivo di cinque anni a Giuseppe Zich citta- dino di Weitra nell’ Austria inferiore e mastro vetrajo dell’ I. R. fabbrica privilegiata di vetri a Pehwarzau, per un'invenzione, la quale consiste essenzialmente nelle particolarità 1.° Di servirsi del solfato di soda(arcunum du- plicatum) e del ranno dei saponi, come fondente nella vetrificazione. 2.° Di preparare col detto solfato come anche col sal comune, ovvero muriato di soda, una migliore qualità di soda greggia, il di cui uso nella composi- zione del vetro verde può sostituirsi non solamente alla specie di soda raffinata, ma aumenta anche considera» bilmente la stessa massa vitrea, per cui si rende super- flua la così detta ripurgazione, ed essendovi cavato il liscivio, è applicabile alle qualità più fine di vetro. 3.-Di preparare ogni specie di potassa per mezzo di maggiore ossidazione e separazione delle sue parti costituenti che nel vetro cagionano una tinta giallognola, verdastra, bleu e totalmente mista, a fine di fabbricare una quantità di vetro privo di colore, assai più tra sparente del solito e meno duro per ruotarlo; Vol. IV. 3 e ciò in 34 Anti EconomicrE. Dietro la cognizione di questi processi si vede clic è facile operare in una maniera regolare ed evitare i molti toccamenti che sono sempre onerosi in fabbrica. Peco i mezzi di stabilire le dosi, qualunque sia la quantità del sale di sode che si desideri impiegare: Supponiamo un sale di soda che dietro l’anzlisi con- tenga su 100 parti 80 parti di carbonato di soda, 14 di solfato di soda e 6 paîti di muriato di soda. Dietro le sperienze indicate superiormente fatte col muriato di soda, seconda sperienza che noi prendiamo per base. A quelle che sono state fatte specialmente col carbo- nato di soda, è facile il fissare la dose per le altre parti. Ciò che segue ne è il quadro: Per 80 parti di carbo- nato di soda.. 200.--- parti 8.--- parti Per 14 parti di solfato di soda°°-- 70.= 2 37. 24” Per 6 parti. di muriato ditsoda:.- gdo; 4 8.40| è 6.» ( Articolo comunicato dal signor dottore Pozzi, pro- fessore di chimica, ec. ec.) modo, che în generale si richiedono pochi dei soliti in- gredienti necessarj per iscolorare la massa vetrifica. ( Gazzetta di Milano 22 febbrajo 1823). POLVERE GIALLA, EG: 39 Polvere gialla delle squame del lupolo per la fabbricazione della birra. Le parti del lupolo(/upulus foemina) che servono alla fabbricazione della birra, sono, come ognuno sa, dei coni squamosi, compressi che contengono la semente, I ed hanno nascimento in piccoli pannicoli nelle ascelle d-lle foglie. Il signor Planche aveva. sono alcuni anni, disegnato come principio amaro ed odoroso di questi cont membranosi i piccoli grani lucidi, giallastri, pol- verosi che vi sono rinchiusi, e guarniscono la squama del calice che forma quest’ inviluppo. Il dottore Yves di Nuova-York si è occupato nell’anno 1821 dell’ analisi e dell’uso nelle arti e nella medicina di questa polvere gialla di lupolo, che egli ha contrassegnata, nella sua memoria, col nome di /upolino. I signori Payen e Che- velter hanno trattato questo oggetto in un modo molto | esteso e soddisfacente, in una memoria sulla coltivazione del lupolo in Francia. Questa memoria contiene una se- rie di fatti importanti sui vantaggi che devono derivare nella fabbricazione della birra, dall’ uso della polvere gialla separata dal lupolo. Egli è addimostrato che questa polvere gode, da sola, di tutte le proprietà che sono da gran tempo altribuite ai coni intieri, ella è la sede dell’ olio volatile aromatico, del principio amaro della resina, ec., prodotti che tutti concorrono alla buona qualità della birra ed alla sua conservazione. Secondo il dottore Yves, le proprietà medicinali di questa pol- vere sarebbero quelle di essere aromatica, tonica e narcotica. Il signor Planche che ha fatto con questa sostanza delle preparazioni farmaceutiche, come pillole, estratto, siroppo ed unguento, aggiugne una desinenza ire I PRETE IE I— RR ET mini"nba 36 Arti Economicur. femminina al nome dato dal dottore Yves, e nomina la polvere gialla lupulina per analogia con i nomi di chinina, brucina, inulina, ec, Tutto il principio attivo del lupolo essendo adunque nella lupolina, dal lavoro dei signori Payen e Chevalier si deve dedurre, 1.° che la birra che essi hanno preparata con questa sostanza, separata collo staccio dai gruppi squamosi del lupolo, era di un color giallo meno carico, di un odore più aromatico, e di un gusto più aggradito che quella che era preparata con i coni; 2.° che dieci parti di questa sostanza equivalgono a cento di lupolo; 3. che questa polvere, così separata, potrà essere trasmessa più fa- cilmente., ed a minor spesa, a più grandi distanze. Dalle sperienze comparative d’ analisi fatte coi lupoli di diversi paesi, i chimici dotti vi hanno riconosciuto in tutti gli stessi principj, ma in proporzioni differenti; il lupolo coltivato in Francia contiene in maggior quantità]’ olio essenziale che i lupoli del Belgio, e meno di quelli d'Inghilterra. I lupoli di fresco raccolti danno più olio essenziale e meno di resina di quelli che lo sono da molto tempo, eiò che farà credere che quest’ olio è suscettivo di essere resinificato. ( Revue encyclopedique, agosto 1822). Nel segnente numero noi faremo conoscere la Memo» ria sul lupolo e la sua coltivazione in Francia, dei signori A. Payen e A. Chevalier. (& asa lo EST =; 37 ARTA MEG GAN I. G.HaE Ponte costruito col filo- ferro. Poichè è necessario uniformarsi spesse volte a- vere dallo straniero le prime informazioni di ciò che si fa da noi, si vagliamo della£blioteque universelle per avere una notizia del sig. Pictes sulla costruzione, nuova pér la Francia, è della quale gli Staii-Uniti di America ci hanno dato il prino modello. A qualche distanza d’ Annonay, sulla riva che passa vicino alla manifattura di panni dei signori fratelli Segui, questi due abili fabbricatori hanno teso un ponte costruito col filo di ferro; ecco come essi hanno proceduto: Un fascio di otto fili di ferro, di circa quattro millimetri di circonferenza e del peso ad un dipresso di cinque once per doppio metro di lunghezza, fu attaccato ad una cavicchia di ferro impiombata in uno dei sostegni di pietra; dopo averlo fatto passare su di una carru- cola, la cui asse era impiombata nell’ altro. sostegno, e lo hanno ricondotto equidistante alla prima direzione all’ oggetto d’ inviluppare la metà di una seconda car- rucola, ritornare all’ altra riva e passare ancora su di una terza, e rivenire finalmente a ricongiughersi ad una cavicchia di ferro assicurata alla distanza di circa un mezzo metro dalla prima. Quelli che hanno co- struito il ponte ebbero in tal guisa quattro fili paral- leli, sui quali essi hanno attaccato dei piccoli traversi di legno, ed al disopra di questi traversi il pavimento del ponte. All’ oggetto di rassicurare intieramente quelli che si confidano ad un edifizio così debole in appa - SSR STA o o TC=- REI NELLE si e, patire SIM LIMITS SIIII PELIZAT"— mne È a n x-- 38 Arti MeCccANICHE. renza, il ponte era tenuto al fondo del fiume con dei fili di ferro attaccati a grosse pietre, in modo che i libramenti occasionati dai pedoni sono appena sensi- bili. Quanto alla lista degli oggetti per la costruzione, essa è breve: 19 franchi per la parte metallica e 17 franchi per il legno, e se gli inventori non si fossero loro stessi caricati della mano d’ opera, si calcola che dessa avrebbe potuto costare 14 franchi; totale 50 fran- chi. Egli è vero che la natura aveva già. provveduto alle spese dei sostegni di pietra: questi sono due roc- cie in mezzo alle quali scorre il fiume. La sua larghezza è di circa 18 metri.— I siguori Segwin hanno. fatto il progetto, il modello ed il‘conto preventivo per un ponte fatto col filo di ferro da costruirsi sul Rhone fra Tournon e'Tain. La spesa totale sarebbe di 80.000 franchi. Questo progetto quando avrà I approvazione del governo per| eseguimento, assicurerà la comuni- cazione fra le due città. Si sa che dessa è alcune volte interrotta o perigliosa e sempre tarda. Nell’ occuparsi delle ricerche preliminari relative a questo progetto. i signori Seguin hanno trovato che la forza dei fili di ferro, in ragione della loro grossezza, è un poco mi- nore di quella che risulta dalle sperienze di molti fisici. Siccome il loro scopo era di ottenere dei risultati, ai quali si potesse fare l’applicazione, quelli ai quali essi si sono fermati meritano la confidenza dei fabbricatori e degli artigiani. I fisici si proponevano di misurare la forza di coesione del ferro, e dovevano sottoporre alle loro sperienze dei scelti pezzi; da maravigliarsi che essi abbiano trovato questa forza egli non è dunque più grande che non verrà aggiudicata, tale, dopo gli spe- rimenti del signori Seguin.— Su di un braccio di mare che separa l’ isola di Anglesey nel paese di Galles, PONTE COSTRUITO CON FILO DI FERRO. 39 si è costruito un ponte sospeso con delle catene. La distanza fra i sostegni è di 177 metri(più di 540 piedi), la larghezza del ponte è di 8 metri e mezzo. Egli è diviso in tre parti, quella di mezzo è un rialto per i pedoni; le due laterali servono per il passaggio dei carri e delle vetture. Si devono stimare le nazioni per i lavori che elleno eseguiscono? Egli è in questo modo che noi giudichiamo gli antichi, sarà giusto di pesare i moderni con la stessa bilancia. ( Revue encyclopedique, novembre 1822). G. 2 EST ERRE I RN LT 2 tecni cana ET Je e I e ARTICCHIMI:CH EF. Esame della cocciniglia vegetale del Brasile fatto dal SUgnor Fauquelin. Il signor Z'aunay ha recato dal Brasile‘una produ- zione vegetale ridotta in polvere, che è quella del lichene corticale rosso, di‘cui non ha potuto determinare la specie Questo lichen dà poco colore con l’acqua fredda, di più non ne comunica con l’ acqua bollente; il suo colore si discioglie più abbondantemente nell’ alcool bollente ed anco freddo; se si mette nella decozione di questo Zichen un poco di potassa, ella somministra una lacca di un magnifico color violetto. L’ acido sol- forico indebolisce il colore di questa soluzione, ma vi ricompare tosto ancora bello quando venga saturato l'acido. Questa decozione non comunica alla lana come alla seta che un colore leggiero, per la ragione che non tiene in soluzione che una piccolissima quantità di materia tintoria, ma facendo bollire la sostanza in natura con della lana e della seta preparata o con| al- lume o con la soluzione di stagno, si oltiene un color rosso ricchissimo, più carico con il muriato di stagno, che può fare giugnere, per gradazione di colore, fino al pulce, e parimenti fino al bruno-carico. Il /i hen, di cui è qui fatto parola, è meno ricco in colore che l’ori- cello, soprattutto quello delle Canarie che è il migliore. Se questo livhen fosse abbondante e che egli vi potesse essere spedito in Europa a buon mercato, si potrebbe cavarne un partito vantaggioso per la tintura delle Jane e delle sete destinate per delle opere, alle quali per il Rn TR eli esa E CoccinicLiA veGrTALE.-- Cinasro. 44 colore non si richiega una grande solidità. Quanto alla tintura per il cotone fatta con questa sostanza non occorre parlarne; non si otterrebbe che un colore de- bole, cattivo e senza alcuna solidità. Si potrebbero fabbricare delle bellissime lacche tanto con Y ossido di stagno, quanto con l’allumina ed anco senza aggiunta, precipitando solamente la decozione con una soluzione di potassa. Il lichen del Brasile dà‘con la distillazione un prodotto acido, una grande quantità di olio spesso e dell’ ammoniaca, che si trova allo stato di sale con l’ acido acetico,. ( Mémoires du Museum d'histoire naturelle, t. VI). C. VANNI VANANANANINVANANANN ANI Preparazione del cinabro per la via umida? del signor Krcnorr. Si triturano insieme, in una capsula di porcellana con un pistello di vetro, 300 parti di mercurio e 68 parti di zolfo, il tutto inumidito con una soluzione di potassa. Dopo qualche tempo il proto-solfuro nero è formato; vi si aggiungano allora 160 parti di potassa sciolta in eguale quanuta di acqua. Si espone il vaso che contiene il miscuglio all’azione della fiamma di lucerna, e riscaldandolo in questo modo, si continua a triturare senza interruzione. In proporzione. e secondo che 1 evaporazione suc- cede, vi si aggiugne di tanto in‘tanto dell'acqua pura di modo che]’ ossido sia costantemente ricoperto di liquido all'altezza di circa 25 millimetri. Dopo due ore "I....’ di sostenuta inturazione, ed ordinariamente quando ne vare Sc ae Dee SIIT TIR SERIE ARR I ge ae MTV IDER Rees rr Arre gg E no lic na dii cati $2 Arti Cumcar. una gran parte del fluido è svaporata, il color nero del miscuglio comincia a diventar bruno e passa aliora rapidamente al rosso. Non fa più bisogno di aggiugnere acqua, ma la triturazione deve essere continuata senza intervalli. Allorchè la massa ha acquistato la consistenza di una gelatina, il color rosso diviene sempreppiù bello, e questo avviene con una rimarchevole. AI momento che questo colore è nello stato il più bril- lante possibile, bisogna ritirare dalla fiamma la capsula, in difetto il rosso si cambierà prontamente in un cat- tivo bruno. ( Journal de chimie de Gehlen, tom. IX). C. RAV VAUVINVAANINAASA NALI NANI Arte del fonditore. Si è scoperto un mezzo onde impedire i nocivi eftetti prodotti dai vapori arsenicali che si sollevano nel mo- mento della fusione in grande del rame nelle fonderie. Si può bene immaginare qual’ è l'azione deleteria dei vapori, de’ quali si è giunto a farsi padrone, non igno- rando che nei dintorni di Swansea essa rendeva sterile una superficie di più di 1000 acri di terra in giro dei forni, e che i denti delle bestie che vi passavano dap- presso erano coperti di una incrostatura di rame che li corrodeva e li faceva cadere in poco tempo. L’ utile processo di cui noi parliamo consiste nel modo di con- durre la fusione, e non accresce punto la spesa alle fonderie. ( Revue encyclopedique, novembre 1822). i C. 43 M-E.DI. CIN A. Uso della vaccina per guarire dalla tosse convulsiva. 1] dottore Archer, medico americano, annunzia come cosa certa, che si può guarire dalla tosse convulsiva, veaccinando il malato nella seconda o terza settimana da che ebbe incominciamento la malattia. È da deside- rarsi che si facciano nuovi sperimenti con questo rime- dio, il cui uso è senza‘alcun pericolo(1). (1) Reévue encyclopedique, aout 1822). (1) Non è nuovo a Milano il ritrovato del dettore Archer, ed in ciò dire abbiamo di più il vantaggio di chiamarlo rimedio sicuro. giacchè per coloro ai quali si fece servire corrispose ottimamente all’ intenzione del pratico. Noi suppiamo che il signor professore Farnese, incaricato dell’ onorevole commissione di vaccinatore di circondario, nelle visite chie fece all'oggetto di verificare lo stato dei ragazzi vaccinati in primavera, e nell’ au- tunno dell’anno 1829, li.venne fatto di osservare che l’ inoculazione del pus vaccino ha servito anco qual rimedio in quei bambini che erano: attaccati dalla tosse convulsiva. Era necessario però di confermare una tale osservazione con altre prove, ciò che fu fatto in ra- gazzi già affetti di quel male da circa due mesi. Questi guarirono radicalmente mentre si formavano le pustole vajolose, quello che non si è potuto otienere dai molti rimedj controstimolanti statilì. in. prima amministrati dal medico curante; poichè egli è dell’ opinione che il pus vaccino porti una irritazione e lo sviluppo della dia- tesi di stimolo: C. 0 ATO inn i SII ona n a II ni ae= i Sii PAR sso Eee» 44 Mepicina. feuma guarito con la china-china. La china-china fu amministrata con successo in una affezione gottosa dal signor Zevillain. Un malato sof frendo un reuma articolare acuto che affliggeva l una dopo l’ altra tutte le articolazioni delle membra, prese in quattro volte ogni due ore un’ oncia di china-china rossa; al dimani sì trovò molto allegro, non risentendo più nella coscia che un intormentimento ed un poco di dolore nel basso delle reni. In questo stato si è fatto mischiare a sei grossi di china-china un grosso di op- pio, e si formarono sei boli da prendersene uno ogni due ore. Questo trattamento ha bastato per ricondurre immediatamente il malato ad una perfetta guarigione, (Journal universel. des sciences medicales, janvier 1921). C. ARAN VUSVIAVVY VIVIANI Rimedio contro una malattia contagiosa. Fra tuiti i rimedi che si sono tentati finora onde opporsi al flagello contagioso, che nell’ anno 1820 ha desolato la colonia dell’ isola Maurizio(isola di Fran- cia), la mistura seguente pare esser stata quella da cui si sieno ottenuti i più salutari effetti. Ella è composta di due grossi di canfora sciolta in un’ oncia di etere sol forico e mescclati bene in una bottiglia d'olio d’ olive; si amministrano due cucchiaj da tavola in ogni mezza ora, facendo prendere abbondantemente fra gli inter- valli delle bevande raddolcenti, mucilagginose e con del Rimepio, ec.» FILANTROPIA, EC. 45 miele, e dando ancora dei clisteri della stessa natura. Questa pozione, tanto semplice, sembra non solamente fermare i progressi di questa terribile malattia, ma in pari tempo distruggerne i germi. Il signor Galdemar ha amministrato a 36 negri questa mistura nei modi sopraccennati, e 34 furono salvati. ( Annales maritimes coloniales, mai 1820). C. MAE VIVE VIVAI? VV VA Mezzo onde stabilire una comunicazione fra la riva ed una nave. Il signor John Murray ha trovato il mezzo di im- piegare un fucile ordinario per slanciare, da una nave fino a terra, una freccia di frassino, all'estremità della quale avvi una punta in cui vi passa una cordella. Questa freccia resta per tre o quattro pollici fuori della canna che ella non riempie intieramente. Una piccola quantità di polvere basta per slanciarla molto lungi. La corda non si rompe mai. Si calcola che la freccia può essere mandata ad una media distanza di 230 piedi. In una sperienza, una bacchetta di ferro è stata slanciata a 333 piedi. Si può nell’egual modo mandare una freccia negli appartamenti di una casa, situati in piani altissimi, attaccando al cordone una scala di corda che si può tirare a se, all'oggetto di servirsene per di- scendere. ( Sievue encyclopedique, novembre 1822). C. Nohi Vit GIAGZII ON È, 5 d se I“A Ra 3 Telegrafo generale, nautico e commerciale. Il barone signor di. Saint-Haouen, contr’ ammiraglio francese, ha umiliato al governo un nuovo sistema di telegrafia, dal quale si possono ripromettere grandissimi vantaggi. Le esperienze fatte ad Havre, tanto in terra come in mare, così di giorno come di notte per ordine del governo, hanno provato che egualmente nei più cattivi tempi, i segnali di giorno possono essere ben distinti ed esattamente ripetuti a tre e quattro leghe di distanza, ed i segnali di noite a quattro e cinque leghe, ben anche quando la luna illumina 1 orizzonte. Una commissione composta di ufficiali superiori della marina, e dell'ingegnere in capo dei lavori marittimi, ha fatto la sua relazione al ministro dell’ interno che ha spedito il progetto per’ esame e parere ad una commissione formata nel seno del consiglio di siato. I risultati principali. che sembravano dover fissare l’attenzione sono i tre seguenti, cioè: 1.° una più grande sicurezza per la navigazione; 2.° un raddoppia- mento di attività, di relazioni, di commercio ed indu- stria a profitto dei particolavi e dello stato: 3.9 una nuova sorgente ed abbondante di prodotti per il governo che avrà d’ altronde nessun inconveniente a temere a una corrispondenza telegrafica, di cui i suoi proprj agenti saranno‘i soli intermed). 1026 Bastimenti di commercio naufragati su le coste della Francia, nello spazio di sei anni, 2190 basti- îmenti di, commercio naufragati su le coste dell’ In- TeLecraro.* BARCHE A VAPORE. 47 ghilterra, nello stesso spazio di tempo, a malgrado i illuminazione di 113 fari, confermano sempreppiù l'insufficienza del modo di illuminare le coste od altro nel loro stato attuale. per la sicurezza della navigazione. Alcuni negozianti francesi si sono offerti di concorrere a pagare tutte le spese di uno stabilimento telegrafico di giorno e di notte, secondo il sistema, e dei mezzi di esecuzione proposti dal signor Saint-Hacuen. C. AAARRAAIMAARMARUI IAA Navigazione dei canali con le barche a vapore. Il giorno 22 giugno si è fatto, sul gran canale dell’Unione, lo sperimento di una gran barca a vapore, di ventotto piedi di lunghezza, il cui meccanismo è stato construito giusta gli stessi principj di un modello inventato dal signor Zighs, e sottoposto alla società delle scienze nel mese di gennajo. Un comitato-no- minato dalla società, ed un gran numero di spetta- tori, vi assistevano a questa grande sperienza. Ventisei persone stavano a bordo, e quattro persone facevano andare la macchina. La barca tirava circa quindici pollici d’ acqua, e la sua velocità era di quattro 0 cinque mille per ogni ora. Il movimento dato all'acqua, non avendo luogo che in mezzo al canale, veniva a cessare prima di toccare le rive, e non poteva arrecarle danno, come avevano prima temuto. (féevue encyclopedique, agosto 1822). 48 NaviGAZIONE. Nuova bussola del signor TousouLie. Il signor Zouboulic, capo dell’ officina delle bussole a Brest, ha immaginato e fatto eseguire un istrumento, il quale arreca una grande precisione nelle osservazioni di notte, per mare, sia per il rilevamento delle coste e fari, allorquando si vuole prender terca, sia per deter- minare le posizioni quaudo si naviga in divisione, sia finalmente per osservare un fenomeno celeste o fissare le distanze dei due astri. Questo istrumento è una bussola di variazione, lJa di cui rosa è incollata su di un talco(sostanza minerale e trasparente). Una- cola lanterna, collocata nella parte anteriore della. cas- setta, porta il suo chiarore per dei passaggi praticati in questa cassetta e nel bacino della bussola, fino alla rosa, di cui tutte le divisioni si presentano all’ osser- vatore con una tinta dolce, che non l’impedisce di scor- gere il punto che rileva. ll vaniaggio inestimabile di questo strumento si è che lascia osservare in qualsiasi tempo, ed anche in presenza dell’ inimico. Egli oftre grandi sicurezze per la navigazione; per tal modo fu bene accolto e prontamente applicato. Nel porto di Brest se ne trovano costruiti trenta; ) fort e Lorient ne fanno apparecchiare sullo stesso mo- Tolone, Roche- dello. ì ( Revue encyclopedique, marzo 1821). ti cl i È a” ua mecadia PN Netto uao ic Ma e Ti ee e ma lle Late tisi L) ni È ma; B Eslebebic ART MB. LA: Apografo, nuovo strumento per copiare i disegni. M. A. Smith, scozzese, è Vl inventore di questa in- gegnosa macchina; ella è in modo costruita da copiare un disegno con una perfetta esattezza su la carta, sul AL- i i: ì rame, ec.; si può a piacere riprodurre la copia su di | una.scala più grande o più piccola. Questa scoperta è tanto più preziosa per le arti, in quanto che non si conoscono strumenti di tal genere eccetto il pantografo che nondimeno vi differisce essenzialmente, perchè le impressioni di questo mancano di nettezza e si otten- gono molto più lentamente, che col nuovo processo. ( Revue encyclopedique, ottobre 1821). C. AV VAIANO VAI VAANAANAI » Nuovo processo per imprimere dei disegni con le tavole di porcellana. La litografia presenta ai disegnatori i mezzi di mol- tiplicare a loro grado i disegni originali, ma ella ha con se delle grandi difficoltà per la tiratura. Se le pie- tre hanno qualche difetto, se 1 operajo non ha una grande intelligenza ed una lunga pratica, i disegni sono prontamente alterati. Si desidera adunque generalmente che la litografia sia resa più semplice, che i tratti non possano allargarsi, e che sia facile di puiire le parti della pietra non occupate dal disegno. Îl sig. Langlois, fabbricatore di porcellana a Bayeux, pare che abbia Vol. IV. 4 0 Berte ARTI.«- Musica. sciolto questo problema; egli ha scoperto una compe- sizione particolare che gli dà il mezzo di tracciare con pennello e di fissare, con una seconda cottara, i disegni ulle tavole di porcellana coperte di smalto, e di ren- dere i tratti abbastanza ruvidi, perchè eglino ritenghino I inchiostro d’ impressione nella tiratura nel tempo che. si pulisce lo smalto che li circonda. Con questo mezzo si possono moltiplicare le prove all’ infinito senza alte- rare il disegno, e si ottengono dei tratti estremamente sottili, delle graniture fine, ed egualmente delle tinte piatte. ( Archives des découvertes, etc., 1822). C VANA/VAVVAIVIAVIVWVI/ VV Flauto di cristallo, del signor Laurent. Ognuno sa che tuiti gli strumenti di legno e di avo- rio si gonfiano a causa dell’ umidità atmosferica o di quella che è prodotta dal soffiare del suonatore, e che essi si disseccano molte volte, si spaccano allorchè in un tempo secco si trascurano senza farne uso. Il cri- stallo al contrario è impassibile agli effetti dell’ umi- dità, conserva sempre le stesse dimensioni ed aggiugne alla sua inalterabilità una certa densità elastica che rende l' istrumento più sonoro e più facile. La forma dei nuovi flauti di cristallo mon diversifica in nulla da quella già stabilita dai migliori artisti. Due soli tubi di ricambio bastano per il bisogno; quello che sta in cima non ha quasi mai duopo di essere cambiato. Le chiavi sono con arte e solidamente adattate allo =“-— Firauto.-- Corpe. 5i strumento con delle piccole viti; le loro cerniere, gli anelli delle quali sono di acciajo forbito e temperato, traversati da una vite della stessa materia, servono fa- cilmente e non possono giammai consumarsi sensibil- mente. Le molle sono più prolungate che nei flauti ordivarj per darli maggiore elasticità e per impedire di rompersi. ( Description des brevets d’invention, t. IV). C. VIVIANI VANE VV Corde di platino in sostituzione di quelle d’ acciajo. Il sig. Fischer de Frohbourg, compositore di musica, propone di sostituire alle corde di acciajo o di rame le corde di platino. Il platino, dic’ egli, è infinitamente più elastico e più duttile che il rame, e le corde di questo metallo renderanno un suono più aggradito; l’aria e P umidità non hanno alcuna azione su di lui; per conseguenza non saranno soggette ad arrugginire nè a rompersi. Siccome il platino si amalgama con il ferro, si potrà perciò fare delle corde composte di que- sti due metalli; non mancheranno certo di produrre in alcuni casi un grande effetto. { Archives des' découvertes, etc., 1822). C. ILLUMINAZIONE. A..GAS Descrizione dell’ apparecchio e del meccanismo. adope- rato‘per illuminare le strade, le case e le manifat- ture con il gas idrogeno carbonato, ricavato dal carbone di terra(1). AIl oggetto di cavare il gas idrogeno carbonato dal carbone di terra ed applicarlo agli usi domestici, si introduce il carbone in vasti cilindri di ferro denomi- naii s/orte. 1 tubi di ferro che vi comunicano vanno a finire in vasi o recipienti destinati a raccogliere e purificare il gas. Queste storte riempiute di carbone e chiuse in modo che non siavi comunicazione con l'aria esterna, sono collocate sul fuoco; 1° azione del calore sviluppa i prodotti gasosi. con un‘vapore acquoso. am- moniacale ed un fluido tenace bituminoso ossia catrame. Te sostanze liquide sono raccolte in vasi propri, ed i prodotti gasosi sono condotti per mezzo dei tubi nel te) . v) è asometro, ove il gas passando attraverso l acqua, si (ejo) spoglia delle sostanze eterrogenee e dopo si trova atto agli usi. Vi sono ancora altri tubi, i quali hanno ori- gine dal gasometro e formano diverse ramificazioni fino agli orifizj delle lampade ove il gas deve ardere. Le estremita dei tubi hanno delle piccole aperture, dalle quali esce il gas, dove viene acceso e vi brucia. con una fiamma lucida e chiara, la quale dura infino a tanto che viene alimentata dal gas. Tutti i tubi hanno (1) A Praetical Treatise on gas Light., ete. By Rodi SIRETZA Fi CAIO k Ae CUR, ILLUMINAZIONE A GAS. 53 alle loro estremità dei robinetti per regolare 1’ uscita del gas. Le lampade possono avere varie forme; le une sono un tubo con un semplice orifizio, e la fiamma esce da un solo getto, ed una volta acceso, il gas brucia con perfetta regolarità; altre sono formate di due tubi concentrici di rame o di ferro, collocati a pochissima distanza|’ uno dall’ altro e chiusi al fondo. ll gas che scorre negli intervalli dei cilindri piglia fuoco al fine, come l'olio brucia nella lucerna. Due correnti d’aria, l una interna e l’altra esterna, eccitano la fiamma nello stesso modo. Alcune volte i tubi concen- trici sono chiusi in cima, ma vi sono praticati dei piccoli fori dai quali esce il gas, formando molte cor- renti di luce piccole e distinte. Questo appareccliio del gas è molto adattato per pro- curare in piccolo questo genere nuovo di illuminazione, e può nello stesso tempo servire ad assicurare con poca spesa il valore comparativo delle differenti specie di carbone che si vuole adoperare per questa sorta di luce, eome ancora per altre sperienze relative al sistema del- l illuminazione col gas. Egli si compone di tre parti distinte, cioè: 1.9 un ‘ fornello portatile(fig. 1), col mezzo del quale il gas è preparato; 2.° un condensatore(fig. 2) che separa e purifica i prodotti ottenuti dal carbone, in modo di ridurre il gas servibile alla illuminazione; 3.9 un ga- sometro o serbatojo(fig. 3) per ricevere e conservare il gas purificato, e distribuirlo secondo che si desidera. a. Rappresenta una storta di ferro fuso come quelle che servono per le operazioni chimiche. Questa storta è situata su di un trepiede, di ferro battuto, collocato sui traversi della grata del fornello. Il carbone che deve dare il gas è rinchiuso nella storta. Questa storta è x bi + Ni N ti È 14 ve di sg » € 54 ILLUMINAZIONE A GAS. guernita di un solido coperchio di ferro assicurato con un cuneo a’ dello stesso metallo; in questo modo la storta può esser chiusa ermeticamente, e questo coperchio può facilmente essere levato. 5. È un tubo di metallo che trasporta tutti i pro- dotti della distillazione nel condensatore(fc. 2). Que- 5/ sto tubo è ricurvo in modo da entrare ad angolo retto in quest’ ultimo vaso. ll condensatore(fig. 2) si divide in tre compartimenti segnati c, d, e. Il primo com- partimento è pieno. d’ acqua, e con questo mezzo. la comunicazione‘con l’ aria esterna è intercettata e man- tenuta quella con la storta che produce il gas. Il se- condo compartimento d contiene una soluzione di po- tassa caustica, formata di circa due parti di caustica e sedici. di acqua, o di una mescolanza’ di calce viva ed acqua, della consisteuza di una- rissima crema. L'oggetto di questo compartimento è di separare il gas non infiammabile e gli altri. prodotti che escono nel tempo della distillazione, dal gas idro- geno carbonato, il solo di cui devesi far uso. Il terzo compartimento e rimane vuoto per ricevere il catrame e gli altri prodotti liquidi. Nel primo compartimento c, tutti i prodotti gasosi e liquidi sono depositati tali come la distillazione gli ha dati col mezzo del tubo 2. Il compartimento d del condensatore 0 vaso riempiuto di un’ acqua alcalina, è nella sua parete superiore perforato per ricevere I’ estre- mo del iubo ricurvo A comunicante col gasometro. Dal compartimento ec tutti i prodotti gasosi e liquidi pas- sano nel recipiente del catrame ovvero compartimento e, per mezzo del tubo discendente f Il catrame e gli altri prodotti suscettivi di conden- sazione si trovano per conseguenza depositali nel com- ILLUMINAZIONE A GAS. 55 partimento e, mentre i prodotti gasosi salgono soli dal serbatojo del catrame e, per-mezzo del tubo g, e ridi- scendono per il tubo A, che comprende il detto tubo g ed ha un suo estremo perfettamente chiuso. fissato nella parete superiore del compartimento d°(lia). Il gas, dopo essere in questo modo passato dal com- partimento e nel tubo g, e dal tubo A, prima discen- dendo indi risalendo, nel condensatore d, è messo a contatto con il liquore contenuto in questo vaso, ove egli è esposto ad una pressione proporzionata all’ altezza perpendicolare della colonna del liquido che è conte- nuto nel vaso. L' imbuto nel compartimento c, essendo considera bilmente più alto che il condensatore, il liquido che egli contiene, compresso dal gas, vi può salire senza uscire fuori dell’ apparecchio, e ridiscendere a misura che fa pressione diminuisce. î. È un altro imbuto molto largo, per mezzo del quale la camera d è provveduta della quantità neces- saria di soluzione alcalina o della mistura di calce viva ed acqua. Il gas acido carbonico e l idrogeno solforato prodotti nel tempo della distillazione del carbone ven- gono così spinti a combinarsi con| alcali o con la calce nel compartimento d del condensatore, ove si formano’ del carbonato e dell’ idro-solfuro di calce. Il gas idrogeno carbonato più o meno puro è trasportato per mezzo del tubo% nel gasometro(fig. 3). La co- municazione del condensatore(fig. 2) con il gasometro ha luogo per mezzo della nota valvola idraulica /, col- locata in modo che il-tubo. di comunicazione& può essere facilmente levato a piacimento. mi. È un robinetto per estrarre il catrame. n. È un robinetto per conoscere} altezza del li- guido nella camera d, 56 ILLUMINAZIONE A GAS, Il gasometro(fig. 3), il di cui scopo è di racco- gliere il gas, consiste in due parti principali, cioè: di un gran vaso interno destinato a rinchiudere il gas, e di un vaso esterno di una assai maggiore capacità, in cui il primo vi sta sospeso, questo è' destinato a con- tenere l’acqua per la quale il gas è rattenuto. Il vaso interno che contiene il gas è sospeso su delle carrucole con delle catene o corde pesanti, alle quali dei pesi sono attaccati affine di mantenere il vaso in equilibrio. o. È un tubo che romunica con la valvola i, e per il quale il gas passa dal condensatore( fig. 2) nel gasometro. L’ estremità superiore di questo tubo è co- perta come da un cappuccio per mezzo di un vaso cilindrico. p. È un vaso cilindrico aperto al fondo, ma im- merso in parte al disotto della superficie dell’ acqua contenuta nel serbatojo esterno del gasometro, e per- forato alla sua estremità inferiore di una quantità di piccoli buchi. Il gas smuove da questo recipiente p l'acqua e passa nei piccoli fori in bolle, che ascendono alla superficie dell acqua. Più la sua superficie è divisa, meglio egli si lava e si purifica. Dopo avere attraversato l’ acqua, il fluido aeriforme entra nel gasometro che è mobile e sospeso per mezzo delle catene, delle carrucole e dei contrappesi q. | Dal centro della parete superiore del gasometro di- scende un tubo rr che rinchiude un tubo ss attaccato perpendicolarmente al fondo del serbatojo. Il tubo rr serve di guida per conservare il gasometro nello stato sempre perpendicolare, t. È ancora questo un tubo di ferro attaccato al fondo del vaso inferiore che comunica col tubo s s ILLUMINAZIONE A GAS. dm nel. modo indicato dalla figura. Con questo meccani- smo viene obbligato il gas, sboccante dal vaso rove- sciato p nel vano j j del gasometro, a passare nel tubo:, e da questo, nei piccoli tubi pertugiati come u, u u', agli estremi dei quali debbe ardere. Allorquando 1’ operazione comincia, il gasometro è immerso quasi al livello della superficie dell’ acqua del so batojo esteriore. e per conseguenza egli è riempiuto d'acqua, ma a misura che il gas vi entra, egli si alza per riceverlo. Bisogna osservare che i contrappesi q q non debbono essere tutt’affatto così pesanti che il gaso- metro, all’ oggeito che vi resti una certa pressione per spingere il gas fuori degli orifizj, ove egli si consuma, Il gas che esce dalla storta passa nel condensatore, come si è già detto, ascende per il tubo o nel vaso p dond’ egli piglia il luogo ad un certo volume d’acqua, e si insinua per le piccole aperture, delle quali si è parlato, attraverso acqua nel gasometro che egli si alza in proporzione. Finalmente il gas passa ad arderc alle estremità delle lampade u wu, u' u'. Il processo continua sempre fino a che la totalità dei prodotti volatili del carbone nella storta sieno svaporati. L'uso del gasometro è d’ eguagliare l’ emissione del gas che esce dalla storta, ora troppo presto, ora troppo lentamente, Quando passa troppo abbondantemente il vaso interiore si alza per riceverlo, ed allorchè la cor- rente del gas diminuisce, i pesi del gasometro fanno uscire il contenuto. È Allorquando la distillazione è finita si lascia diventar fredda la storta, poi si leva il coperchio per riempirla di nuovo con carbone. Il residuo è carbone di terra puro. v w Sono dei robineiti per far uscire i liquidi che RR eo e toc SE SETA; É cho Ì Sace n sr ni 59 ILLUMINAZIONE A GAS; <} si potrebbero raccogliere nei tubi o. e f. Giacchè se la più piccola porzione di liquido viene ad intercettare il libero passaggio del gas. all’ prifizio delle lampade, la luce non sarà più eguale o sarà vacillante, ed anco si spegnerà tutt’ affatto. x. E il robinetto principale che comunica con Te lampade; questi possono essere situati come lo richiede il bisogno, come per esempio anche in x’, x”. 2° ,z. Sono due appendici che sporgono iv fuori in cima al gasometro; la loro funzione è di ricevere il cappuccio p e l'estremità superiore del tubo£, di modo che la parete superiore del vaso interno, possa discen- dere fino quasi a contatto della superficie del. liquido contenuto nel vaso esterno. Le carrucole del gasometro hanno una scanalatura nella quale passano liberamente gli anelli della catena. Il valore dei prodotti ottenuti dalla distillazione del carbone di terra è di poca entità, e questi bastano per far vedere il gran vantaggio che presenta| illumina- zione per mezzo del gas. non solo agli usi pubblici, ma ben anche per gli stabilimenti particolari. Pare che dove facciano di. bisogno molti lumi 1) apparecchio a gas, ottenuto dal carbone di terra, sia molto vantag- g1050. « L'apparecchio situato al palazzo del Luxembourg « a Parigi, dai signori Pauwel, fornisce un bellissimo « gas prodotto dalla distillazione del carbone di terra, «« mischiato con il carbonato di calce. e la cui luce è « purissima e molto vivace. Diggià il palazzo dei pari, « il colonnato dell’ Odeon, un caffè nella contrada « Vaugirard ed un trattore che abita sull’ angolo della « contrada di Tournon e di quella di Vaugirard, sono CS ” a ILLUMINAZIONE A GAS, 99 rischiarate per mezzo di questo apparecchio. Questo ultimo stabilimento da al giorno. per ogni pertugio fre di lampada, 29 centesimi nell’ inverno e 15 cente- simi nella state, termine medio 20 centesimi, senza alcuna spesa di manutenzione: mentre che ogni buco di lampada ad olio costerà da 25 a 30 cen- tesimi almeno, poichè si calcolano ordinariamente 5 centesimi ogui ora. e che nei teatri, ove vi ha meno di economia che dai particolari, la spesa ascende fino a 7 centesimi. Se si considera inoltre che il gas rischiara. molto meglio dell'olio, che facendo uso di quest’ ultinva sostanza la manutenzione delle lampade è costosissima, che molti oggetti vengono macchiati, che le soffitta e le dipinture sono perfettamente an- nerite dal fumo, non si potrà più metter dubbio sui vantaggi che presenta la nuova illuminazione. « La nuova sala dell’opera sarà intieramente illuminata con questo metodo, è ciò sarà un mezzo di raffronto per 1 partitanti e per gli antagonisti del gas. L’appa- recchio costruito a Montmartre. è stato fatto con molta diligenza e dietro le stesse norme di quello dell’ ospitale Saint-Louis. Le strade e le case che si trovano nella direzione del tubo che conduce il gas, potranno essere illuminate come il teatro- diggià molti buchi sono disposti a quest’ oggetto sui doule- vards, all’ ingresso delle strade Montmartre e dei faubourg Montmartre». ( Revue encyclopedique, avril 1821). Il signor Taylor ha costruito un apparecchio per fare con l’ olio il gas, ed in uno dei sussegnenti nu- meri di questo Giornale noi lo dimostreremo. L'’ olio di balena_il più comune, le fecce delle sardelle. per niente proprie d’abbruciare nel praticato modo, danno 60 ILLUMINAZIONE A GAS. una grande quantità di eccellente gas, che di null’ al- tro abbisogna fuorchè di essere passato attraverso dì un refrigeratario per ispogliarlo dei vapori empireu- matici. Il grado di utilità del gas ottenuto dal carbone di terra per l’ illuminazione dipende, a pari circostanze, dalla quantità di idrogeno bi-carbonato o gas oleaofa- cente che egli contiene; e siccome il gas oleofacente è più pesante che 1’ idrogeno carbonato, il grado di uti- lità del gas mischiato purificato, per l’ illuminazione, sara in ragione diretta del suo peso specifico, ovvero si può imperfettamente giudicare della proporzione re- lativa del gas oleofacente, mischiandone su 1° acqua il gas purificato ottenuto dal carbone di terra con pari volume di cloro, il quale assorbirà più prontamente il gas oleofacente che l'idrogeno carbonato e la sua quan îità sarà indicata dall'ammoniare dell’assorbimento che ha luogo. Molte sperienze hanno addimostrato che il gas, ottenuto dal carbone di terra. contiene rare volte più di ro per cento di idrogeno bi-carbonato, mentre che il gas oleofacente ne è quasi compiutamente scom- posto, donde risultano la sua superiorità per bruciare, e la sua quantità di consumazione relativamente pic- cola. ——@eem mem me I di bi DELL’ AZIONE. VICENDEVOLE DELL'INDUSTRIA AGRICOLA ED ARTIGIANA(1). Non sempre le verità che si appoggiano a principj affatto naturali ed evidenti per se stessi, e perciò co- nosciute da molto tempo, sono sparse anche nei loro singoli rapporti alla vita, in modo che una persuasione generale assicuri i suoi benefici risultamenti. I pregiu- dizi, i riguardi privati malintesi turbano molto frequen- temente le viste toccanti l'oggetto. In tempi finalmente in cui le divisioni di partito hanno luogo nell’opinione, LS si aflastella frequentemente tutto, anche l’ eterogeneo, nel vortice delle passioni. Si sente ancora di tempo in tempo l’ espressione: 7 L p to Ì? e li « questo paese è uno Stato che promuove l'agricolivra. non ha perciò bisogno di manifatture. L’ agricoltura è la sorgente della ricchezza nazionale su cui riposa sal. 1 damente ed invariabilmente tutta la forza dello Stato. LI Le mani le quali si occupano delie arti possono essere impiegate nell’ agricoltura; e la produzione in questo modo aumentata può servire ad ottenere dai paesi stra- nieri 1 necessarj oggetti delle manifatture che la natura poco favorisce in un suolo fruitifero, e che ha reso (1) Di J. J. Prechtl, consigliere di Governo, diret- tore dell’I. R. Istituto politecnico in Vienna e membro di molte società scientifiche. 63 DELL’ AZIONE VICENDEVOLE più adatti e floridi in uno usato manifattore.» Di tempo in tempo, quando un paese continentale che per le relazioni retroattive a motivo del sistema di proibi- zione da cui è stretto si amplifica e si rende più arguto, si legge nelle gazzette inglesi che gli viene fatta la di- manda:« perchè tu conosci così male il tuo interesse? La natura ti ha pure consigliato l'agricoltura, imperoc- chè ti ha favorito con un suolo frutiifero; e tu vuoi diventare un paese manifattore, e produrre mercatanzie con profusione di lavoro e di capitali, che noi possiamo somministrarti più a buon mercato e di migliore qua- lità!» A questo proposito si dimentica, sia deito per digressione, che un paese perchè fabbrica merci pe’ suoi bisogni non è perciò un paese mavifattore, e che l'In- ghilterra pel suo 5/7! del grano è tanto un paese agri- cola, quanto un manifattore. Noi vogliamo analizzare in ciò che segue, meno col mezzo di principj generali ed astratti, che per mezzo dell’ unione dell’ oggetto, la natura dell’ azione vicen- devole dell’ industria dell’agricoltura e manifattura(1), ed i loro risultamenti; imperocchè noi ci ristringiamo all’ esposizione succinta che ci permette Y estensione di questa memoria. Se si considera uno Stato tanto in riguardo alla sua costituzione interna, quanto alia vicendevole azione cogli altri Stati, cioè in riguardo alla ricchezza ed alla forza morale e fisica ,, ed a tutti que’ vantaggi che de- terminano il vero ordine di rango degli Stati, si ap- (1) Sotto il nome d'’ industria delle manifatture ed arti not comprendiamo anche il commercio che si ese- guisce colle medesime. emi DELL’ INDSTRIA; EC. 63 palesa allora che questa forza è fondata solo nella quantità e qualità della popolazione. Osserviamo quanto segue: 1.° Di due Stati di eguale superficie e di eguale popolazione è più ricco e più possente quello il di cui popolo è più formato moralmente ed intellettualmente. 2.° Ad un eguale modo d’estensione di popolazione è più possente quello Stato che mantiene la popolazione su di una superficie più piccola. 3.° Ad eguale superficie e ad eguale popolazione è più rieco quello Stato e più felice per mezzo dell’or- dine interno, nel quale il popolo è nella situazione di provvedere alla sua sussistenza nella maniera più sicura e più comoda, È pertanto sotto eguali rapporti la grandezza relativa della naturale popolazione di un paese una misura della sua prosperità. Questa popolazione si conforma secondo la quantità dei mezzi che ha per acquistare, e secondo la facilità di ritrovare ancora dei mezzi che conducano ad un maggiore o nuovo ben essere. L'aumento della popolazione di un paese è pertanto un indizio dell'aumento della sua prosperità in generale ; ed im particolare, e viceversa la naturale diminuzione | lella popolazione indica lo scemamento di questa pro- sperità; 1m perocchè questo scemamento. può essere pro- dotto solo dall’ aumentata«difficoltà di trovare il suo mantenimento col mezzo della naturale attività. Si farà evidente nel corso di questa memoria, che la | grandezza della popolazione è il necessario elemento di tutta la più elevata coltura del suolo, dei costumi e delle arti. 1 La possibilmente maggiore popolazione su di una data superficie è legata colla maggiore prosperità e si- rire one I e I II 64 DELL'AZIONE VICENDEVOLE curezza di ciascuno nella sua situazione, ed indica pertanto la relativa inte*na ed esterna maggiore possanza di uno Stato. Noi esamineremo ora se si possa ottenere una situa- zione simile per mezzo dell’ agricoltura sola. oppure principalmente, ovvero per mezzo del’ industria delle arti, oppure per mezzo di ambedue nella loro naturale azione vicendevole, ove la natura di questa azione vi- cendevole ed i suoi risultamenti si manifesteranno da se stessi. Noi considereremo in primo luogo un siffatto paese sotto il punto di vista Stato puramente agricola. nel quale la popolazione riunita, anche quella la quale contemporaneamente esercita alcune arti, si occupa del- agricoltura. Noi pensiamo di dividere la superficie. coltiva di questo paese in piccoli beni, di cui ciascuno sia tanto grande che un pajo di cavalli da aratro vi sia piena- mente occupato. Un tal podere comprenderà pertanto circa 150 metzen di campo aratorio e vo metzen di prato. Questo fondo travagliato diligentemente da tre mas- serie, colla metà del campo, darà la seguente entrata lorda: 25 Metzen di terreno ad orzo daranno a 420 libbre— 105 centinaja d’ orzo. 25 Metzen di terreno ad avena daranno a 500 lib- bre— 125 centinaja di avena. 29 Metzen di terreno a grano daranno a 560 libbre— 108 centinaja di frumento. 20 Metzen di prato a 12 ceutinaja di fieno— 240 centinaja di fieno. 18 Aetzen di campo in riposo a trifoglio daranno 240 DELL’ INDUSTRIA, EC. 65 centinaja di fieno di trifoglio, con piselli, vec- cia, ec— 72 centinaja di fieno di piselli e di veccia. m Metzen di campo in riposo a cavoli, patate, ec.— 340 centinaja di patate. La masseria potrà mantenere 12 buoi, fra cui dieci vacche. Queste dieci vacche somministreranno g00 Pinte di latte(per consumare). 750 Libbre di butiro. i4oo» di formaggio unitamente al latte del bu- tiro ed al siero. 10 Vitelli di quattro settimane. Dodici buoi consumeranno annualmente 480 Centinaja di fieno di trifoglio e di prato, di fieno di veccia e di piselli(ridotto il foraggio verde al secco). 240 Centinaja di patate unitamente al foraggio di paglia da strame, foglie di cavoli ed altro ri- masuglio. Un pajo di cavalli da aratro consumerà 70‘Centinaja di fieno. 65» d’ avena, Il podere menzionato esigerà per la sua masseria due famiglie, cioè la famiglia del proprietario composta di sei persone, con due servi e due serve; quindi una famiglia di giornalieri composta di sei persone: com- plessivamente quindici persone, compresivi i ragazzi. Ambedue queste famiglie consumeranno, ben nudrite, annualmente 20 Cenîinaja d’ orzo. 25» di frumento. 5o» di segale. 40» di patate. Sx I = dany N Ur LEI 66 DrLL AZIONE VICENDEVOLE 10 Centinaja di carne(di due vitelli allevati e di majale). g00 Pinte di latte. 2 Centinaja di butiro. 3” di formaggio. Oltre i cavoli ed i piselli, vi si debbono calcolare 1 polli. le oche ed il majale necessario: e questi verranno in parte nntriti eoi diversi rimasugli de’ grani, ed in parte coll impiego di 15 centinaja d’ orzo. Dopo la sottrazione delle diverse specie di grani che sì esigeranno per la seminazione, rimarrà ancora un soverchio di prodotti da consumarsi, consistenti in Orzo!“centinaja: tea 90. Avena DE Ceco n,+46 Segale” GI Frumento» PT OO. Vitelli di quattro settimane. n.° 8. Bate lbbre"-/2#00« TS: Bermasgio i 0 a TOO: Questi viveri, od il loro equivalente, saranno ba- stanti per dare ancora sussistenza ad un numero di uomini eguale a quello che sarà stato necessario pel lavoro di quel podere, ed in conseguenza a quattro famiglie di più; quantunque il prodotto del fondo, che è stato qui preso per modello, sia ancora lontano dal prodotto maggiore che ne potrebbe risultare con una coltura dilizente. In questo soverchio sta appunto la rendita del podere del proprietario; ed un’ altra parte del medesimo servirà per pagare le imposte. Supponendo noi che tutto il paese consista in possessi simili, tutti i proprietarj si ritroveranno allora nelle medesime circostanze; in tal modo avrà ciascuno dei medesimi questo soverchio, nessuno quindi ne avrà DELL'INDUSTRIA, FC. 67 bisogno. Non vi sarà perciò alcun mercato, e non vi saranno in conseguenza nè compratori, nè venditori. Sotto queste circostanze non sarà possibile che i possessori de’ fondi si occupino della produzione del soverchio, il quale non sarebbe loro in verun conto utile; ma in cambio gli costerebbe lavoro ed anticipa- zione di spese effettive. La conseguenza necessaria sa- rebbe che quella parte dei campi che produrrebbe questa sovrabbondanza, non sarebbe coltivata, ma re- sterebbe in campi abbandonati. Questa parte del paese coltivo, che in tal modo sarebbe in deserti, formerebbe, secondo 1’ antecedente calcolo, due terze parti del tutto. In questa situazione perderà il proprietario del fondo anche la rendita del suolo; imperocchè nel mentre esso . non venderà alcun soverchio, non potrà pure goderne se non col consumare una quantità maggiore de’ suoi prodotti di quello che gli sarebbe necessario. Egli giun- gerà poi anche pel medesimo titolo al panto di vedere che il suo proprio lavoro e quello della sua famiglia saranno utili pel loro mantenimento; mentre col so- | prappiù del fondo coltivo potrà una seconda famiglia di giornalieri somministrare il medesimo soverchio in i prodotti: prenderà egli allora immediatamente al suo servigio questa seconda famiglia; e coltivando ambedue ; queste famiglie come prima il podere, la rendita del i fondo del proprietario sarà tutta in prodotti per la | sussistenza, e senza che vi sia il bisogno che esso e la i sua famiglia abbiano a lavorare il fondo. i Il podere alimenterà pertanto in questo caso tre fa- ; miglie, e la superficie del suolo coltivata sarà la metà circa del terreno coltivo. Calcolando noi sei persone per famiglia, ed in un miglio quadrato cento di tali | 68 DPLL' INDUSTRIA VICPRDEVOLE; poderi, quali quelli che abbiamo noi. qui stabiliti. per misura, in cui ad un dispresso la metà del fondo viene da noi considerata in foreste, e non in ispaz] coltivi, si avrà in questo stato una popolazione di 1800 ; individui su di un miglio quadrato, la. quale sarà composta per un terzo delle famiglie dei proprietarj, e per due terzi delle famiglie de’ giornalieri. Questa popolazione non potrà anmentarsi ulterior- mente. Imperocchè, quantunque vi fusse lo spazio col tivo per una quarta ed una quinta famiglia di giorna- lieri. il proprietario del fondo non potrà però avere alcun interesse di appoggiare ad mna nuova famiglia l ulteriore lavoro del fondo, perchè. non ne. potrà quindi trarre alcuna rendita; imperocchè un’ imposta sui prodotti dell'agricoltura sarà per esso un soverchio inutile, e l' unica rendita che per esso avrà un valore starà solo nel risparmio delle sue proprie braccia. Al tronde coltivando ambedue le famiglie dei giornalieri una parte più piccola del paese di quello che sarebbero in istato di fare per mezzo dell’ intero loro lavoro ,. il proprietario si. troverà aggravato da una esuberante spesa d’ imposta; e tanto meno si sentirà eccitato ad aumentare le mani d'opera, perchè basterà un maggiore sforzo. per, parte di coloro. che già vi hanno mano, onde compiere questo bisogno estraneo. ( Sarà continuato). C. ENT aromi ACNE N UOCNS ZI Noi si facciamo un dovere di annunziare l’opera del signor Christian, come una di quelle poche che può essere utile a molte classi di persone. nelle arti diverse che professano. L’ autore è bastantemente conosciuto; questo suo lavoro, che ha già meritato il pabblico suf- fragio altrove, appalesa il suo sapere più di quello che da noi si saprebbe dire in sua lode. A no: bastera di far conoscere per intiero il giudizio che di quest opera ha dato il signor£. Seb. Le Normand, professore di technologia, e che trovasi in un articolo inserito nella Revue encyclopedique del mese di sertembre 1822. Traité de mécanique industrielle. etc. Trattato di mecca- nica d'industria, ec., ossia Esposizione della scienza della meccanica, dedotta dall’ esperienza e dali’ os- servazione, ad uso principalmente dei manifatturieri e degl artigiani; del signor Christian, direttore del Conservatorio delle arti e mestieri a Parigi(1). ii Allora quando si esamina con attenzione un’ opera- zione meccanica, si annotano tre parti essenziali: (1) Parigi 1822, tre volumi in-4.° ed atlante di ses- santa tavole doppie; prezzo 75 franchi. L’intiera opera sarà consegnata al pubblico in tre volte; ciascuna volta|» apparirà un volume ed un quaderno di tavole in forma di atlante. Il primo volume è messo in vendita al prezzo di 57 franchi e So centesimi, i quali 12 franchi e 50 cen- tesimi si Sconteranno sul prezzo del terzo tomo. La stessa te AREPRTETTE vi: RE ORFEO Ter 70 Annunzi. 1.9 quella che è esclusivamente adoperata onde ricevere I impulso del motore, qualunque egli sia; 2°° quella che è specialmente destinata a trasmettere queste diffe- renti direzioni ed a modificare, in ogni sorta di modi, il movimento da cui la prima è animata; 3.° finalmente quella che è unicamente accomodata al genere d’ azione che la forza motrice deve esercitare sulla materia sot- toposta al lavoro meccanico. Non ostante legate tra loro, di modo a formare un insieme di pezzi dipendenti gli uni dagli altri, si può cambiare una o due parti, spesse volte senza alterare il sistema. Si può, per esempio, adottare, per motore, una macchina a vapore, al luogo di una ruota idrau- lica o di un maneggio, e non si cambierà per questo il sistema della macchina. Noi potremmo tenere lo stesso ragionamento per le altre due parti. Dopo queste osservazioni, I autore divide lo studio della meccanica in tre parti distinte. Egli si occupa: 1.2 dei motori e dei loro modi di applicazione; 2.° dei mezzi di trasmettere a diverse distanze, e di trasfor- mare o modificare in diverse maniere il movimento primitivo dei motori: 3.9 finalmente delle macchine o parti delle macchine che eseguiscono immediatamente il lavoro. Queste sono le grandi divisioni che egli ha adottato. somma sarà‘pagata nel ricevere il secondo volume, al quale sarà aggiunto un bono per il terzo che sarà dato gratis. /l secondo volume esce nel mese di novembre, ed il terzo nel mese di giugno del 1823 Bachelier, librajo, mecessore alla signora vedova Courcier, quai des Au- ‘ins, 1 99. Annunzs. v' Questo piano, dice egli, sembra basato sulla natura stessa delle cose, giacchè supponiamo che un uomo abbia il disegno d’intraprendere una grande operazione meccanica. s' egli è deciso sul genere del motore di cui farà uso, e quale forza otterrà; se egli non è de= ciso. vorrà conoscere qual’ è il motore che meglio con- venga alla sua operazione, e quale ne sarà il servigio; vorra sapere coni’ egli porterà il movimento di questa motore dappertutto ove gli farà bisogno. Qui gli fa duopo delle ruote che girano con differenti celerità; la, dei pezzi che vanno e vengono in diversi piani; più lungi, il movimento deve fermarsi. per intervallo. e ripigliare in diversi modi; finalmente, egli vorra sapere a quali combinazioni di pezzi bisognerà affidare inume- diatamente il lavoro, per farlo con la maggior perfe- zione ed economia. ‘Tatto il dominio della meccanica d’ industria è ristretto in queste differenti serie di quistioni, ed è all’ eggetto di rispondervi, che l’autore ha intrapreso l'opera sua. Non si può dubitare che un trattato di meccanica industre eseguita secondo questo piano, non potrebbe È essere che un’ opera utilissima; che non mira che a ; portare il perfezionamento in tutti i rami dell’ industria stessa e nessuno poteva offrire, per la sua esecuzione, D maggiori guarentigie che l’autore. Collocato a capo del Conservatorio delle arti e mestieri, avendo sotto|’ ispe= n) zione sua non solo tutte le macchine delle quali egli | può abbisoguare, ma ancora una biblioteca per l’ indu- a stria delle più compiute; e meglio di tutto questo, di trovandosi in continua relazione con tutti gli artisti, x tutti i mawifatturieri del regno, e come pure con molti ), fra gli stranieri, si deve credere che sotto tutti questi de rapporti, quest’ opera non deve lasciare nuila a desi- derare. 2 Anmonzy. Analizziamo il primo volume che è comparso in luce e facciamo conoscere il pensamento- dell’ autore. Il signor Christian sì occupa subito dei motori e dei loro modi di applicazione. Dopo avere mostrato alcune considerazioni generali sui motori e sulla forza motrice, indica il modo di esprimere la forza dei motori, ri- conducendola all’ nità dinamica. cioè a dire a un kilogramma d’acqua innalzata ad un metro di altezza. To esamino in seguito i fenomeni che presenta l'azione primitiva o immediata dei motori; egli fa vedere che il fregamento e la resistenza dei metalli in generale sono cagioni di perdita nel servizio del movimento del mo- tore. Egli si appoggia sulle tre leggi fondamentali della meccanica, ed a questa materia da molto sviluppo. Dopo avere riassunto tutto ciò che egli disse nei sette primi capitoli sui motori considerati in una ma- niera generale, l autore da un’ idea dei loro modi di applicazione, e fa} ennumerazione dei moiori cono- sciuti. Egli addimostra come si può applicare la forza dell’ uomo, ed in questo caso quale è il più'gran par- tito che si può ricavare da questa forza. Rende conto delle sperienze faite in questa materia da Coulomb, Shulze. Eulero, D. Bernouilli, Roberston, Buchanan, Guenyveau. e presenta un quadro comparativo delle sperienze di questi dotti. Si vede che l’autore non po- teva far scelta di migliori autorità. Indica i differenti modi di usare la forza dell’uomo; prende in considera- zione dippoi gli animali come motori, ed oflre un’ idea dei modi di applicazione per questo servizio. Egli fa delle ricerche intorno l’acqua come forza mo- trice; esamina questo fluido in tutti i modi nei quali sl può adoperarlo come motore, e prende ad imprestito il linguaggio di tulti i dotti i più distinti che hanno trattato “i ANNUNZI. VE) della stessa materia; e tutte le sue osservazioni sono accompagnate da molti quadri utilissimi nella pratica. L'autore tratta molto a dilungo di tutte le ricerche che sono state fatte sugli acquidocci; si fa appoggio dell’ au- torità di Bossut. di Couplet, di Mathuon, di Pilot e di Prony. Segna il fine di questo capitolo con delle ta- belle di computo di orzo?, le quali indicano la rela- zione fra la celerità dell'acqua e| altezza dovuta 2a questa celerità. Queste tavole, utili in molti casi, sono calcolate di decimo in decimo di pollice; esse cominciano a un decimo di pollice di celerità in un secondo,@ finiscono a trecento sessantadue pollici e cinque decimi nello stesso spazio di tempo. Nel prendere in considerazione sempre l’acqua come motore. il signor Christian esamina successivamente, 1.9 quale è l'azione sui corpi che vi sono immersi libe- ramente; 2.° qual’ è la sua azione sui corpi che vi si fénno muovere con una forza straniera; 3.° qual’ è la sua azione sui corpi immobili che li sono opposti, 0 che sono‘destinati a resistere al suo impulso;:4.9 final- mente qual'è la sua azione sui corpi che possono cedere fino a un certo punto a quest’ azione.‘Egli si occupa delle regole da seguire per trovare la misura di questa stessa azione, Bossut. don Georges Juan, Mariotte, Dubuat, Bougner, Fabre, Giuseppe Bforosi, Lagrange, Zuliani, e le proprie sperienze dell’ autore, allo scopo di confermare o annullare quelle dei dotti che abbiamo menzionati,} banno messo in grado di risolvere gli importanti problemi che abbiamo anvunziati. Gli fu facile allora di esaminare a fondo le tre seguenti qui. stioni che confermano tutto quello che riguarda l’ im. pulso dell’ acqua come motore. 1.° Qual’ è, in generale, la migliore disposizione e IE nh ANNUNZI. che devesi dare alla corrente ed ai piani, 0 corpi so- lidi destinati a ricevere l urto dell’ acqua, ed a tra- smetterne il movimento che ne risulta? 2.° Qual’ è la celerità; che conviene di lasciar pigliare ai piani d’ applicazione della forza impulsiva a per ottenere il maximum di effetto? 3.9 Qual è la quantità del movimento trasmesso nelle diverse circostanze che ordinariamente si presen- tano? Qui, come senza dubbio la si pensa, l autore si occupa delle ruote a pale, e a truogoli del condutto che mena l’acqua sulla ruota, e di tutto ciò che può avere relazione con questo oggetto. Egli nomina principalmente le sperienze di Bossut e di Sméaon in questa sorta di ruote, ne descrive molte che sono sue proprie. Tutto è accompagnato da alquante tavole, che spandono una grande chiarezza su di un soggetto cotanto diificile a trattarsi. Egli da finalmente i mezzi di applicare le diverse teorie ed i fatti, dei quali egli ha riempiuto opera sua, a molte quistioni di pratica, delle quali eccone il contenuto: 1.° In quali circostanze deve} acqua trovarsi per divenire forza motrice, e qual’ è, in generale, il mi- ghor mob di farla agire e di applicarne l’ azione? 2.° Alloremando si è trascelto il modo di fare agire l'acqua, cosa bisogna fare per mettere questa forza in attività, e quali sono le disposizioni le più fa- vorevoli alla potenza? 3.9 Come valutare la forza dell’ acqua giusta le differenti circostanze, nelle quali ordinariamente si presenta, o secondo il modo di applicazione adottata, tanto in peso innalzato ad una certa altezza, quanto mella quantità del lavoro d’ industria qualungue? AnnunzI. nÒ 4.9 Come si può riconoscere, se si ritrae tutto il partito possibile dalla forza motrice dell’ acqua in uno stabilimento di già formato? Se vi sono dei difetti essenziali di disposizione, si possono correggere senza disiruggere l° intiero sistema! 5.° Quale è il valore dell’ influenza, in un dato caso. dell'aumento o della diminuzione delle acque| affluenti sulla quantità del lavoro prodotto. L’antore ha sciolto tutte quesie questioni col mezzo dei principj che egli ha precedentemente stabiliti, e con il soccorso‘delle osservazioni dei dotti che noi ab» biamo di già nominati. Nel primo capitolo egli indica i differenti modi di applicare la forza dell’ acqua, tali come le macchine a colonna di acqua, la leva idraulica di Aldini. le bilance e contrappesi idraulici, ec. Sotto il titolo di schiarimenti e sviluppi, il primo volume è terminato con delle notizie su di alcune parti dell’ aritmetica, della geometria pratica e della mecca- nica in generale, che l’autore ha creduto indispensabili per insegnare o per richiamare al lettore certi principj dei quali egli ha supposto la conoscenza, e che egli | non ha giudicato a proposito di far parte nel suo piano. en Ora si può portare giudizio facilmente, dalla esposi- zione rapida che noi abbiamo fatta intorno a quanto » s- See Sin trovasi in questo primo volume, quanto Î opera potrà essere utile per il perfezionamento dell’ industria. Le tavole che si trovano unite a questo volume sono in numero di undici, delle quali due hanno la forma del 4.® aggiunte al testo, e nove della forma del foglio riunite in atlante. Queste tavole sono benissimo dise- guate ed incise dal signor Leblanc. « Le tavole, dice l autore, non banno le scale per- -———R\MDSI E ec AH i i) tI 76 AnxunzI. chè, visto il gran numero delle figure che all’ opera fanno bisogno, non ha potuto volgere’ il pensiero a dare dei disegni in grande e dei dettagli per la costru- zione.» Non si aspettava a questo, ma non si può ri- sparmiare di dire che le tavole non sono bastantemente descritte, e ci' teniamo certi. che l’autore supplirà a questo vuoto nei due volumi che rimangono da pub- blicarsi. Egli è sempre vantaggioso per chi legge guidato dalle spiegazioni dell’ autore. di poter giudicare degli effetti di una macchina che si presenia, di distinguerne la bontà o le imperfezioni, e 1 autore deve a]utare onde poterle riconoscere. Le figure suno un linguaggio particolare, utilissimo nella meccanica e nelle arti d’ in: dustria, ma questo linguaggio perde tutto il suo pregio allora quando si resta contento di una leggenda il più delle volte insignificante Quando il lettore è convinto della bontà di una macchina che gli sì é con intendi- mento addimostrata, se egli vuole farla eseguire, egli si serve dei disegni in grande e per mezzo di un abile meccanico; quesio è ciò che devesi a lui, ma il dovere di un autore, che scrive sulla meccanica, consiste a descrivere con la maggiore chiarezza tutte le macchine che egli dà cogli esemplari. Può bene dispensarsi, a rigore, di aggiugnere le scale, ciò non ostante che questo mezzo serva ad accrescere 1 modi d’ intendere il costrutto della macchina, ma egli non deve giammai tralasciare di entrare in tutti i dettagli necessarj al fine di rendere la descrizione per- fettamente intelligibile. Deve supporre che il suo lettore non abbia alcuna conoscenza di una data macchina; e per questa ragione egli non può giammai permettersi di trascurare alcune spiegazioni, sotto il vano pretesto che chi legge potrà supplire a quello che egli potrà aver emmesso, giacchè diversamente si diventerebbe oscuro. AnNUNZI. vii Ora non ci rimane che a far parola dell’ esecuzione tipografica; sicuri che ella lascia nulla a desiderare Si riconosce in quest’ opera, come in tutte quelle che escono dalla libreria del signor Bachelier, un editore geloso del suo stato, e che per poco conta i sagrificj che egli è obbligato di fare, al solo scopo di rendere perfette. da questo lato, le opere che intraprende. La meccanica dell’ industria del sig. Christian avrà, se noi dobbiamo giudicare da questo primo volume, l’ innestimabile merito di avere riunito. in uno stesso quadro, non solo tutto ciò che i migliori autori hanno scritto su questa materia, ma ben anco, le sperienze che egli ha fatte, per assicurarsi da lui stesso, relati- vamente a certi risultati che pareva lasciassero dei dubbj o non erano abbastanza rischiarati. Se la premura con la quale il pubblico cerca procu- rarsi un’ opera nuova può far giudicare del suo merito, egli è senza dubbio che questa deve ottenere un posto distinto. La lista dei sottoscritti, stampata al principio di questo volume, era gia considerevole prima che fosse consegnato al pubblico; questa lista fu quasi raddop- piata dopo il breve tempo in cui è stata messa in vendita. dA ce 2 RTRI EEE POSE IERI PARLI ORO I DS CI ITRTLIERLIR GO IERI EIA 5 vi m8 ; Osservazioni Metcorologiche fatte all’ IR. a, MATTINA. fe) ri aim) Poe 2 abaco Term.| Direzione Stato D di Rea.; del vento.| dell’ atmosfera. 1jpol. 27 lin 10.5|— 7,{Sud-Owest|-Nebb. olaog> Io 7,2 Nord Ser.-Nebb. 3]» 27» 11.6|— 7.0) Owest Sereno 4|» 28» 0.7|— 5.01 Owest Sereno 5]» 27» 11,2|— 6.8) Owest Sereno 6|» 27» 11,8|— 5,0) Owest Ser.-Nuv. o» 28.» 0,7|— 2.01 Owest Nuv.-Nebb. Spratioo 2 Ot 2,9 Est Nuv.-rotto gl» 27>»'1,0.— 5,0] Owest Nuvolo 10» 27» 90|— 1,3 Sud-Est|Nuv.-Neb.-rotto 15]»® 27* 77|— 0,8] Nord|Nuv.Neve prec. 129|» 27» 4.0/— 0,5 Su-Owest} Nebbia-folta 13|» 27» 2.1[— 0,2] Sud-Est Nebbia 14)>> 27» DI Zid i Nord Nuv.-Nebbia 15» 27» d,g7|— 3,0 Nord Nebbia 16|» 27» 746 16 Sud Nuv.-Neve prec. 17)» 27» 2,8|— 0,5/Sad-Owest Nuvolo ni 18|» 27» 0;0|4 1,0) Owest Nuvolo NI 1gl». 27>. 0;9|+ 037 Nord-Est Neve preced, i 20|» 27» 3,2 0 Nord Ser.-Nebb. (E 21]». 27» 9,2|— 5.6) Nord-Est Sereno 22]» 27» 7,1 8,51 Owest Sereno i 23)» 27» 88— 8.4 Nord-Ow. Sereno di Ml agi Bal 3,5 Nord.| Nayv-Nebb. 25|» 27» 8.0:— 8,8] Owest Sereno \l 26]» 27» 86— 0,5 Nord-Ow. Neve ti 27)» 27» 8,0|— 4,8|Sud-Owest Nebbia P) 28Pw: 27°» 8:64 02 Sud Nuvolo il 29|» 27» 9,4/+ 0,0; Sud-Owest Nuv.-Nebb.| i Zoj ni 2g» 64-12) Owest Nuv.-Nebbia| | Said ag ro 6,64 0,5 Nord Nuv.-rotto— Altezza del Barometro, massima pol. 28. lin. 1,0;; Altezza del Termometro, mass.-+- 2,30, min.— 8,8, I eg Osservatorio di Milano 10 mese di Gennajo. rc —_——— SERA sro z 3 Term. i Direzione Stato Barometro.|; Rea.) del vento.| dell’ aimosfera. pol 2.9 ili. 10,2]/—- 3° o Sud-Owest Nebb.-Nuy. » 28» o,0'-— 3,0) Sereno DISSI: LI ai 3.0! Est Sereno pl gno» Ii,gi= 1,9 Sud-0 west Sereno p(G2g i 11,94 4.0 Sud-Owest Sereno n(30. 1032_ 0.5; Sud-Owest Nuv.-Nebb, » 28» n0)— 0,4 Nord-Est Sereno n bo oi+ 0,3; Est Ser-Nebb. O VI, 96 0,4| Owest Nuv.-Nebb. ». 297‘Bg 14 Est Nuv.-Ncbb. nr o Dio o|+ 1,3; Sud-Owest Neve »(927» 2.0)4+ 2,0 Sud-Owest Nuvolo » 27,»-4 ol+ 1,8. Sud-Owest Nuv.-rotto pag a. 16,0]5-.10d Est Nuvolo » 27» 7.9|— 2.6 Sud Neb.-Ser.-Nebbia o ag» 5,8/—- 0,0 Owest Neve-Nuv. Saga di 24 2,0 Sud-Owest| Nuv.-piovoso » 27» 0,04 2,3 Est Nuv.-Nebb.-folta > ago a 2.21 Nord-Est Nuv.-rotto 1»/ 07> 434 1,2) Sud-Est Sereno |»‘en’» 36 bit 0:3 Est Sereno n:» Soli 3.2] Sud-Owest Sereno + vaga 0 È 3,5| Owest Ser.-Nebb. oi By 8,014 1,0, Sud-Owest Nuv.-Ser. » 27» 90/— 0,7 Sud-Owest Nuv [BT 8.9+ 2,9| Sud-Owest Nuv.-Ser, (oi dano 2 0,5| Sud Sereno >» 27» 901+ 2,5 Sud-Owest Nuv.-rotto lie vii Ai Est Nuv.-Neb.-Piov. » 27»‘4.44 2,0 Sud Owest Nebbia 3: RIA 20 Est Nebb. Pioggia_ minima pol. 27, lin. 0,0; media pol. 27, lin. 7,52. med.— 1,40. Quantità della piog. e neve lin. 60.69. PREZZI CORRENTI delle Produzioni'Ferritoriali del 0113 ec peammacuie E i i= dI 30 30 28 ci GENERI. Genn.®° Genn.® Genn.® Genn.® È FIRE ARTENA IRA| TSE| cata on a|© Milano.| Pavia. Ber-| Lecco.| Lodi. Ia CRE‘Novara. o| } gamo cenza.| I 1 mn| por| PRES TONO | Frumento al mogg.i24. 60| 0. ool20. 5g| 0. 00/23. 30) 0 Si 0, QOL2d. | Riso».“I40.71) 0. 00/40. 47, 0400 39:.55| 0. col 0. 00/34. DI | Grano turco» 5: 64 0:00.11 Od 0. 00 11, 8a 0 00| O. 00/15 9Ò | Segale= el10: 20/00; 00| 0: 200120. 00 10-90 10,00 0, 00/7 LO | Miglio» pg=29fo0. doll... 0. 0010. YL| 0. 000. 00| 0. 00 i 1 i Avena alla soma fro. 55| 0. 00 12. 03) o. 00/10 390 G0| 070019. dI Fieno‘al fascio| o: 00/-0. 00/3. 38] 0. 00) 5. 94/0. 00] 0. 00] 6. 52 Paglia s 0. Q0%0. 002. 07) 0..00 2.42) 0. doi 0, 0004 02 | Lino marzirolo alla| libb. d’once 28.1 o. 00} 0. 00) 1. 34| 0. c0| 0. ggi 0. 00) 0. co) 0. 00 Ì Canape” 0 00/0:(00) 1. 24 0.100] 0. 00) 0800). 0 004 0.00 | Legumi al moggio| 0. 00| o. 00|17. 10| o. 00/23. 28| o. co) 0. co|1g. 52 È Pari Mi ERI aiar LT NT Le a II à Litio zia aL tor. d'Agricol Arti e Comn t; A 5 Copere hio scorrevole b. Manico D. fondo di lata verforato pad (0 Ipertura Per” attrodurre la senenta 5 Uncino per fermare zl COPECLC 377, fi N.B. Questo Seminatojo n disegno c' precisamente la quarta parte del vero. (°‘ D 7 MADNAGIOLO ( 14 Ce (6523° D Gior, L'Agricol.. dritte Comm? LS 7 (poco-o î n I De | | I 0) hl}; do È A sn GA,() È | parece bee e DA MII AH Gogezo( 70072010 0 A, Ve L'EbBZI. e SI Fasc.° II. Mese di Febbrajo 1823. ECONOMIA DELL’ AGRICOLTURA. Economie de l’agriculture, di B.° E. V. B. Gru. L’ economia rurale è la riunione dei diversi rami dell’ industria, che si riferiscono alla coltivazione del suolo ed ai mezzi di trarne partito; per Economia del- D agricoltura io intendo la riunione delle regole che possono non solamente procurare i prodotti in maggiore abbondanza, ma ancora far scoprire quali sono quelli, fra questi prodotti, che sono realmente proficui al col- livatgre, e prevenire i numerevoli errori di calcolo ai quali questo coltivatore sarà esposto, se egli non è guidato che da una semplice pratica‘0 solo da una teorica speculativa. L’ economia dell’ agricoltura stabi- lisce un metodo più analitico che la scienza agricola, nel ramo che gli è dato comunemente, e tale che essa è stata insegnata infino ad ora. Noi abbiamo molte opere di un gran pregio sull’agri- coltura; il celebre consigliere di stato Zhaer di Moe- gelin ci ha regalati di un’ opera sulla scienza agricola, che ha considerabilmente esteso il circolo delle cogni- zioni che vi si riferiscono, e che egli ha ordinate più sistematicamente che esse non lo erano state fino ad ora. Fol. IV. 6 i I Tie niro de io 89 Economia peLL'AGRICOLTURA. Egli è forse il primo, che ha tracciato i principj ge- nerali, e che vi ha associato delle regole che le rendono applicabili a tutti i luoghi; in questo modo i coltiva- tori di questa scienza devono saperli grado per le tante obbligazioni contratte verso di lui. Ma la maggior parte degli autori, che hanno scritto sull’ agricoltura avendoci tacciuti gli errori di calcolo che essi hanno dovuto provare nell’ esercizio di questa arte, l’ esperienza negativa del passato si trova così perduta per l'avvenire; io ho, in consegnenza, credato di fare una cosa utile a quelli che si dedicano all’ agri- coltura, cercando di riempiere questa lacuna dell’ inse- gnamento agricola, e riunendone, in un ordine siste- matico, i fatti che possono preservarli dall’ errore. Diciotto anni di‘una pratica seguitata con molto trasporto, incominciata senza pregiudizj in mezzo. di una carriera tutta differente, ed in seguilo sottoposta al metodo il più analitico ed il più preciso, sotto climi diversi; dei numerevoli viaggi; l’ esame dei processi usitati în molti paesi di circostanze variate, mi hanno fatto apprendere, troppo caro forse, ma con qualche solidità, una certa quale esperienza sui diversi rami dell’ economia rurale. Se io m' ebbi molti successi, fu- rono questi preceduti da, molti abbaglj, e siccome io penso che sono precisamente questi; la conoscenza dei quali deve importare al coltivatore, egli è in gran parte da questi o dai mezzi di evitarli che io parlerò in quest’ cpera, Io non niego del resto che le operazioni degli altri non mi abbiano dato moltissimi esempj di processi onde scansarli, ma parlandone di: questi er- rori, io scrupolosamente tacerò il nome di quelli ai quali io gli ho veduti commettere; ed i mici sono i soli che io voglio mettere in chiaro. TON EconomiA DELL’ AGRICOLTURA: 83 Se, da noi, qualcuno mi avesse preceduto nel lavoro che io intraprendo quest’ oggi, una folla d’ uomini interessanti sarebbe stata salvata dai dispiacevoli errori di calcolo, e si sarebbe persuasa di una verità che non mi lascia più alcun dubbio, che l'agricoltura è non solamente una occupazione nobile e dolce che sommi» nistra un pascolo alle meditazioni le più profonde ed all’ immaginazione la più attiva, che dà la calma allo spirito e fa scorrere i giorni e la vita in seno dei go- dimenti i più morali(1), ma ancora ci presenta il mezzo di racavare profitti così sicuri e tanto conside- revoli, che qualunque altro genere di speculazione; la classe dei più grandi proprietari cercherà in questo genere di occupazione un impiego utile agli ozj ed ai comodi, ed il suo esempio, influendo sulla popolazione dalla quale è circondato, introdurrà 1 abbondanza ed il ben’ essere, fra*la comune dei coltivatori(2). (1) Omnium, rerum ex quibus aliquid exquiritur, nihil est agricultura melius, nihil uberius, nihil dul- cius, nihil homine libero dignius. Cicer. 1. Offic. (2) In aggiunta ripeteremo ciò che fu detto da Locke, che« la terra ed il lavoro sono le sorgenti di tutte le ricchezze. Gli oggetti essenziali alla sussistenza verreb- bero a mancare senza una sufficiente quantità di terra e senza il lavoro, o sarebbero essi scarsissimi e di pes- sima qualità. Di modo che la ricchezza generale o le ricchezze individuali consistono o nelle proprietà della terra, o net prodotti della terra e del lavoro.» ( Note del compilatore C.) PI) nni ire ann= 84 Feonomia pri. AenticonturA. Nello scegliere il modo, di ordinare quest’ opera io non credo di poter far meglio che di seguire quello di Thaer adottato per i suoi Principes raisonnés d'agricul- ture; quest'ordine mi pare più ragionato di qualunque altro;‘e‘se egli do fosse meno. avrà sempre il vantaggio di‘essere già\conostiuto e stabilito; di essere quello in- fine sul quale si aggira in oggi generalmente l’insegna- mento della‘scienza‘agricola. Del resto quest’ opera non è un trattato di agricol- tura; io troverei assurdo di ripetere qui ciò che 7haer ba sviluppato meglio che io da me stesso non lo saprei fare. Questo lavoro non sarà in alcan modo‘un rias- sunto di‘quello di questo celebre autore; egli sarà, se lo sò vuole, una sorta di supplemento, ma io oso lu- singarmi che anco isolato sarà utile alla maggior parte degli uomini istruiti che si dedicano all’ agricoltura. Siccome questa utilità è il solo fine a cui mira que- sto lavoro. io credo di dovere scartare tutto ciò che non vi condurrà direttamente; mi affaticherò ancora di ricondurre i sistemi agricoli ad una unità e ad una semplicità di principj che io considero come estrema- mente desiderabili.. Egli mi è sembrato che fino adesso erasi di troppo allontanato da questa semplicità, e che era io forzato troppo per insegnare ciò che non poteva essere di profitto. Qui io cercherò di scostarmi per non fermare le idee che sul cammino che deve condurre al vero scopo dell’ agricoltura, procurare con il maggior vantaggio che sia possibile la più grande abbondanza dei prodotti utili ai bisogni della società. # Nel proporre al coltivatore una iroppo grande varietà di processi e di metodi. di lavorare Ja terra, sembra che si abbia voluto: piuttosto presentare un alimento alla sua immaginazione od al suo spirito dei problemi =<<<,—--- Economia DELL’ AGRICOLTURA. 85 da sciogliere, anzichè condurlo, per una strada sicura, a dei procedimenti, i successi dei quali non fossero dubbiosi. Questo coltivatore non ha bisogno di questa moltiplicità di combinazioni, dalle quali egli non rica- verà che degli errori; sembrano esse piuttosto un in- toppo gettato sulla sua strada, che una guida destinata a condurlo sulle tracci della ver$tà. “ Volendo noi far conoscere in questo Giornale diversi « processi di agricoltura che stanno descritti nell’ opera x del signor Crud, ricca di ottima merce, abbiamo cre- « duto bene di far precedere la sua introduzione, in cui « si riscontrano le condizioni necessarie che comporre « debbono lavori di tal sorta. Crediamo quindi, così fa- « cendo, di non andare errati nel metterci alla cerca « delle cose che più possono essere utili, piacevoli e « gradite ai zelanti coltori di agricoltura.» C. 86 AGRARIA ED ECONOMIA RURALE. Memoria sul luppulo e sua coltivazione in Francia i degli signori A. Paven ed A. CuevaLIER. La coltivazione del luppulo in Inghilterra somministra dei considerevoli prodotti; ella è molto diffusa in Pruse sia, in Germania, nel Belgio, ec.; non è peranco na- turalizzata in Francia; nulladimeno si sono fatti di già molti sperimenti, riusciti infruttuosi, però alcune piante sono cresciute nelle provincie del nord. Era generale pensamento che il clima delle altre nostre provincie non gli era propizio; una sperienza di tre anni sulla coltivazione di molte varietà di questa pianta in due campagne nei dintorni di Parigi in due siti assai l’ uno dall’ altro distanti( 1’ uno nella pianura di Grenelle vicino le rive della Senna, e l’altro all’ estre» mità di Vaugirard il più lontano di Parigi) ci ha dato i mezzi onde combattere vittoriosamente questo accre- ditato errore. Nel secondo anno noi abbiamo ottenuto una raccolta abbondantissima, ed i prodotti fatti ser- vire nella fabbricazione della birra, in concorso con i luppoli presi da molti paesi stranieri nelle stesse- porzioni e pari circostanze, hanno dato buoni risultati tanto quanto le migliori qualità dei luppoli importati in Francia. Non fu ciò nulla ostante che volgendo il terzo anno, che la piantagione del luppolo acquistò tutta la sua forza, e può dare i suoi utili prodotti più belli ed in maggior copia; così la vigorìa che noi possiamo di già osservare nelle piante di quest’ anno ci promette per la vicina raccolta un successo più compiuto ancora: Sur LuPPOLO, Ec. 85 La birra non era, alcuni anni sono, in Parigi.ed in alcune grandi città della Francia, che una bevanda di capriccio, di lusso, per così dire, e la consumazione del luppolo era di poca importanza nel nostro paese; egli è per questo senza dubbio che la sua coltivazione veniva trascurata. L’abitudine di ritirare dai paesi. stra- nieri questa sostanza ha stabilito a poco a poco una favorevole prevenzione pei luppoli esotici; e noi siamo di parere che non si debba lasciare radicare più a lungo questo pregiudizio in Francia. In oggi che la birra, divenuta a poco a poco una abituale bevanda, ha aumentato in una proporzione considerevole il con- sumo del luppolo, noi dobbiamo pertanto cercare di liberarci dall’annuo tributo che questa consumazione ci obbliga di pagare allo straniero. Un importante considerazione milita ancora in favore di questo sistema, il quale tende ad incoraggiare la coltivazione del luppolo in Francia; diffatti miglioran- done e diffondendone sul nostro suolo questa coltiva- zione, si verrà a stabilire certamente una più grande consumazione di birra; questa bevanda supplirà util- mente nelle cattive annate alla mancanza del vino, e la conseguenza in generale sarà che noi potremmo espor- tare all’estero una quantità più considerevole dei nostri vini; questa esportazione dev’ essere collocata nella prima classe, poichè questo prodotto inerente al suolo della Francia non può essere imitato nei paesi stranieri, e per conseguenza non vi ha a temere d'essere respinto daile loro frontiere da un’ industria rivale(1). (1) Quello, che si pensa e si fa in Francia, può essere e eun dle e A re er Cd cin 83 Acraria ep Economa Rusate. Noi ci proponiamo di completare in quest’ anno i nostri lavori sulla coltivazione del luppolo, e di pub- blicare allora i risultati di tutte le nostre osservazioni; sarebbe troppo lungo di qui descrivere tutte quelle che d È abbiamo di già raccolte. Noi intanto numereremo. in |) breve i caratteri esteriori delle diverse parti di questa 13 pianta. 4 Luppolo, Rumulus lupulus( Linneo). Lupulus foemi- na, etc. Dioecia Pentandria. Questa pianta ha caule velutato, sottile, angoloso, TITTI e verdastro, ruvido al tatto, arrampicante; sul finire della stagione piglia una consistenza legnosa( soprat- tutto verso il piede); si avviticchia strettamente alle piante che li stanno d’ attorno od alle pertiche che si conficcano in terra per sostenerla. Le foglie sono di un a colore verde-carico, scabre, cordiformi, opposte, di i un gusto amaro, erbaceo, leggermente aromatico, ta- gliate in 3 o 5 lobi, le stipule marginate. Gli indivi- Porci | dui di sesso differente portano gli organi della fruttifi- Ì H pensato e fatto in altri paesi. In Italia particolarmente vi ha molto consumo di vini forestieri, ed è perciò una contribuzione che gli Italiani volontariamente pa- gano all’estero. La coltivazione del luppolo, la miglio- id; rata fabbricazione della birra, divenuta ormai bevanda necessaria anco per noi, ed il modo con cui si prepa- rano ora 1 vini in Italia, che non diminuiscono in bontà al confronto dei migliori vini forestieri, faranno respingere; siamo certi, dalle frontiere anco i vini di Lancia. ( Nota del compilatore€.) = = SuL LuPPOLO, FC. 89 cazione é danno luogo a dei fiori differenti; questi fiori sono di un colore erbaceo; i maschi, disposti‘alla cima dei rami in piccoli grappi paniculati, ascellari e ter- minali, sono composti di un calice a cinque divisioni, contenente cinque foglioline oblunghe e 5 stami a fila- menti cortissimi che portano antere oblunghe. I fiori femminini nascendo nei coni squamosi, com- pressi, peduncolati, formano parimenti dei piccoli pan- nicoli nelle ascelle delle foglioline; ciascheduno di essi è formato di una squama ovale, membranosa, concava, e di un ovario superiore con due stili. Il frutto è un piccolo grano subrotondo, compresso, verdastro, invi- luppato in una piccola tonaca membranosa, contenente una mandorla bianca di natura oleosa(ciò non ostante di un’ apparenza bianca amilacea, essa non contiene traccia di amido); egli è molto facilmente alterabile, e sembra essere stato situato dalla natura in mezzo a questi gruppi di foglioline e circondato da una materia resinosa per essere posto al riparo delle influenze del- l atmosfera; infatti la sostanza gialla particolare, gra- nulata, di natura resinosa, gode, come noi l’ abbiamo già detto, di una proprietà conservatrice non equivoca. Questa sostanza essendo la materia attiva del luppolo, dall’ analisi da noi fatta, ci è sembrata la parte la più interessante di questo vegetabile relativamente alla sua applicazione nelle arti e nella medicina. Se si esamini in modo comparativo ciascheduna delle altre parti del luppolo(le foglioline membranose, le foglie, i fiori propriamente detti, i cauli, le radici, i semi) non partecipano che pochissimo alla natura di questa materia agente, e possono tutte essere conside- rate come inerti, almeno relativamente agli usi del luppolo indicati finv a quest’ oggi. Seni ii j —_- iper orta coscelmelii oo e A rn= dci na sine fin=_ TEORIE RAGA A i f 90 Acraria ep Ecowomia Rurate: Si adopera il luppolo in medicina. come aperitivo, tonico, antiscorbutico e nelle affezioni cutanee; nelle arti l’uso è solo nella fabbricazione della. birra. Cd- munica a questa bevanda tutto il gusto che nella birra sì riscontra, impedisce di diventar acida e di corrom- persi, e la rende più propria alla digestione; nulladi- Meno un eccesso di luppolo la fa diventare narcotica, inebbriante, ec. La birra che noi abbiamo preparata con la materia gialla in grani, separata collo staccio dai grappi del luppolo nella proporzione di 1o di questa materia, equi- valente a 100 di luppolo, era di un giallo meno carico, di un odore aromatico e di un gusto più aggradevole ( per le persone che non sono accostumate a dei gusti di birra particolare). Forse sarà egli possibile, all’ og- getto di diminuire le spese di trasporto, di separare per mezzo di uno staccio o con qualche altro mecca- nismo particolare la più gran parte di questa materia attiva del luppolo, e di trasportarla più facilmente a grandi distanze, facendo uso d’ altronde nei luoghi i più vicini della coltivazione del luppolo delle foglioline separate che potranno contenere ancora alcuni centesimi di sostanza attiva. Le radici del luppolo contengono delle tracce di amido appena sensibile, dove hanno nascimento i cauli il che non si può addimostrare con i reagenti in tutta la parte legnosa dura che forma il cuore di questa radice, ma che sono sensibilissime e cambiano istantaneamente in violetto, con la soluzione alcoolica d’ iodio versata, ad alcuni centimetri lungi dal punto che hanno origine i-cauli, sul tessuto cellulare che risiede fra il. cuore e l'epidermide tagliata in questo sito. Le giovani piante di luppolo quando non hanno ancora che ro 0 20 cen- SUL'LUPPOLO; Fc. 9! timetri di altezza, hanno un sapore erbaceo, dolce, sensibilmente zuccherino ed un poco analogo a quello dei funghi; schiacciate e messe in contatto con del lie- vito bene lavato, si fa luogo ad una fermentazione attivissima, e sottoposte alla distillazione, quando il movimento è cessato esse producono una sensibile quan- tità di acquavite(equivalente 0,15 d’ alcool a 36.°) senza acido ne olio essenziale. L’iodio non fa iscorgere su queste giovani piante tracce di amido. I cauli cresciuti alla loro ordinaria altezza non danno indizio della più piccola quantità di amido; essi hanno un sapore aspro, insipido, erbaceo, disgustoso; ridotte in cenere danno 0,03 di sotto-carbonato di potassa; noi non abbiamo spinto più lungi le nostre ricerche sui cauli. la cui analisi non avrebbe probabilmente pre- sentato alcun interesse. Le foglie verdi del luppolo non hanno dei caratteri abbastanza marcati, egli è perciò che noi abbiamo cre- duto dovere esaminare con diligenza la natura loro. Esse hanno un odore particolare, un gusto amaro, erbaceo."l'rattate con operazioni simili a quelle che si fanno subire al tabacco nella sua preparazione, svilup- pano un insieme di gusti analogo a quello di quest’ ul- tima sostanza. Arriviamo finalmente alla parte più interessante del luppolo, la sola per la quale si coltiva tutta la pianta; queste pannocchie di squame o coni membranosi che contengono il seme nel loro centro, si possono ancora considerare come inerti o inutili agli usi ai quali si destinano questi gruppi(impropriamente chiamati fiori di luppolo), le foglioline membranose, il perno, la mandorla e la corteccia del seme; la parte utile è quer sti Pei cla sero; i n Da Re par; 92 Acrania ED Ecomoma Ruraitr. sta niateria gialla in grani attaccata attorno al perno e sotto le ascelle delle squame membranose; diffatti questa materia sola presenta i caratteri marcati che si ricercano nel luppolo; ma siccome ella è molto ade= rente alle altre parti, non sarà tanto facile di separarla compiutamente, e si è trovato più semplice di servirsi del tutto insieme, ciò che si accostuma ancora in tutti gli usi del luppolo. Noi abbiamo in prima sottoposto alle nostre ricerche questi gruppi tutti intieri ed in seguito abbiamo analizzato questa sostanza gialla in piccoli grani, che noi abbiamo separata per mezzo di uno staccio fino, all’ oggetto di non avere ad operare su di un volume considerabile di sostanza, ciò che avrebbe impedito di trattare una così grande quantità di materia attiva e di ottenere dei risultati tanto sen- sibili. C. È| Notizia intorno a tre nuove specie di frumento raccolte nella Mongolia Chinese e mandate al direttore della Biblioteca Italiana dal signor cavaliere Anronio Ma- RIA DE SaLvaTORI, consigliere di collegio ed impiegato nel ministero di finanza di Russia,| Le vere ricchezze consistono nei beni della campagna, e l’agricoltura è senza dubbio un oggetto egualmente| utile, necessario, interessante e piacevole. I Romani, que’ superbi padroni del mondo, fecero dell’ agricoltura 1 occupazione prediletta, ed i nomi de’ Lentuli, de’ Fabj, de’ Pisoni, de’ Ciceroni ed altri| Nuove sP5SCIE DI FRUMENTO, EC. 93 non furono dati a quelle. famiglie che per perpetuare la memoria di que’ Romani che si distinsero nella col- tivazione di qualche favorito legume. L'uomo applicato alle opere della natura ha per una parte la prospettiva sicura di scoprir sempre nuovi motivi da rendere omaggio al Sovrano autore dell’ uni- verso,€ per l’altra la speranza plausibile di contribuire colle sue ricchezze al bene della società, o di occuparsi pel suo utile proprio. Non v ha metodo che sembri più a proposito. per dilatare le nostre cognizioni intorno alla storia naturale, quanto quello di visitare i paesi stranieri, e fra i molti oggetti che essi offrono ai nostri sguardi esaminarvi quelli particolarmente che possono meritare più l’atten- zione per la loro. novità e per la loro varietà. Ma le nostre indagini non debbono avere per iscopo una sod- disfazione puramente personale. Vi sono dei doveri più conformi ai dettami della ragione e della natura. Quello di essere utile alla società spargendo la felicità fra gli individui della sua specie è uno‘de’ più nobili e dei più necessar]. Se i giardini de’ naturalisti sono di già stati arric- chiti di tante piante curiose, tolte a grande stento dai paesi stranieri e lontani, bisogna confessare che non si sono fatti gli stessi sforzi per introdurre altre piante che fossero più utili che dilettevoli, più di un vantag- gio comune che puramente di lusso. Tl personaggio modesto che, senza aspirare alla cele- brità, ha introdotto non ha guari in Siberia le tre sorta di frumento che ho l'onore di presentarvi, merita senza esilanza di essere posto nel numero de’ benefattori dell'umanità. Ipato Roussinof, basso ufficiale( Uriad- nik) de’ Cosacchi della linea dell’ Irtisch, essendo stato ì | TSE REATO si arr DIRE- gli Sacha»” 94 AGRARIA ED Economia Runiit. mandato nel 1811 per iscortarte con un distaccamento di Cosacchi una Caravana di mercanti che si recava a Koauldgè, grande città commerciante nella Mongolia Chinese, comperò alle frontiere dell’ im due poud(1) di friimento chiamato fertile( Psceniza mnogoplodnaja), altra qualità di frumento chi ritorno a Semip pero Chinese in quella regione e due poud di un’ amato calmucco. Al suo alatinsk comperò da un mercante della città di Taschkeud un poud di frume anche arnauto ovvero Bdoulk coltivazione di queste tr Giorgio Kasanzoff, nto rosso chiamato hare. La prima prova di e sorta di frumento fa fatta da borghese di Semipalatinsk nel luogo chiamato Belagatche, distretto lontano 35 verste dalla succennala fortezza. La messe della prima annata è stata tale che di due poud di frumento chinese né fu- rono raccolti 140 poud; di due poud di frumento cal- mucco 45 poud, e di un poud di frumento rosso se ne ebbero 20 poud. Una fertilità così considerabile attrasse l attenzione degli abitanti di Semipalatinsk e de’ contorni. Si posero a seminare i loro campi con queste tre specie di fru- mento. Le quantità che ne raccolsono è tale, che oltre il loro bisogno annuale sorio posti a portata di man- darne molte migliaja di poud agli altri abitanti della Siberia. Il dì 25 luglio dello scorso anno essendo io arrivato al ridotto Gloukhosskoe> smontai presso Ipate Rous- sinof, lo stesso che portò il primo in Siberia le tre (:) IZ poud corrisponde a killogr. 16.374, misura metrica, ed a libbre piccole 50, peso milanese; Nuove SPECIE DI FRUMENTO, EC. 93 succennate specie di frumento, e mi fu grato di poter ottenere da lui medesimo un ragguaglio esatto dell’ in- troduzione e della propagazione di questi frumenti. Gli feci a quest’ oggetto alcune questioni in iscritto, alle quali ebbe la cortesìa di rispondere parimente in iscritto. Mi fo un dovere di qui comunicarvene copia, affinchè possiate meglio apprezzare l’importanza di questa felice scoperta. Avendo desiderato di vedere in natura le spighe di queste tre specie di frumento, pregai Roussinof di mandare un uomo ne suoi campi a coglierne qualcuna e portarmele a Semipalatinsk. Il dì 27 luglio ebbi il piacere di riceverle. Esse non erano ancor giunte alla loro perfetta maturanza. Si fu nella mia camera a Semipalatinsk che le spighe secca- rono ed ingiallirono.: Quantunque fossero spedite a Pietroburgo per la posta pesante, collocate- mente in una cassa di legno, lo scuotimento di un così lungo viaggio non potè staccarne i grani dalle loro spighe. Al mio ritorno a Omsk appresi colla più viva. sod- disfazione che il mecenate della Russia, sua eccellenza il signor conte Nicolao di Roumeantzoff, aveva. scritto alcuni anni prima al defunto generale di Gbasenapp di mandargli una certa quantità di queste tre specie di frumento, per poterle introdurre prima di tutto nelle sue terre, e di spanderle poscia nelle altre regioni del- l impero. Isnoro per quale fatalità fallissero i primi tentativi. Sarei felicissimo se le. prove ch’ io vi prego di fare coi grani che vi mando dessero nel vostro paese dei risultati felici. Sarà uno dei bei momenti della mia vita quello in cui me ne farete conoscere la riuscita. È \ Pisi ES SE= 96 Acraria ED Economia Ruratr. Eccovi intanto Ja descrizione del clima e della na- tura del terreno opportuno. per queste tre specie di frumento. La coltivazione del frumento chinese chiamato fertile e di quello chiamato calmuceo, è considerabile nelle due provincie della Mongolia chinese, l'una delle quali ha per città principale Kouldgé e 1 altra Z’chougout- chak. I campi seminati a frumento sono in luoghi ele- vati e il cui suolo è formato di terra leggiere, sabbio- nosa e di un colore grigio nerastro. La città di Kouldgé è posta al 42° 497 4o” di la- titudine settentrionale, ed all’ 80° 4o' di longitudine dal meridiano di Parigi, La città di Tchougoutchak è posta al 46° 10’ di latitudine settentrionale, ed all’ 80° 45’ di longitudine dello stesso meridiano. La fortezza di Semipalatinsk trovasi al 50° 29’ 45” di latitudine settentriorale ed al 77° 52° 50'' di longi- tudine dello stesso meridiano. A. malgrado della differenza del clima molto notabile tra Kouldgé a Semipalatinsk, la coltivazione di questi frumenti ha dato finora gli stessissimi prodotti. I campi di Semipalatinsk seminati a frumento tro- vansi a 35 verste N. E. della fortezza, in luoghi elevati. L'aspetto del suolo è nero grigiastro, leggiere, compo- sto di sabbia, d'argilla comune(terre glaise), di marna e di sostanze calcari. La vegetazione naturale si riduce all’ assenzio, alle felci, alle ginestre e alle crec- chie.'Trovasi parimente il ceratocarpus arenarius, la salsola clavifolia e V'oppositifolia, il coryspermum hys- sopifolium, la chondrilla. A piedi di dette elevazioni oltre le succennate piante trovansene molte altre, come latriplex halimus, portulacoides e maritima; la spina- NuovE SPECIE DI FRUMENTOS 47 cia fera, il lepidium perjoliatum, la salvia officinalis, la nitraria. La maggior parte di questi campi si{trova sopra strisce o lembi di una immensa foresta di pini e di betule. Ve ne sono parimente nella stessa foresta in grandi spaz) aperti e sgombri d’alberi. La maniera di coltivar tali campi si limita ad un solo lavoro. Nelle terre dissodate di fresco il lavoro è dato in giugno, ed è pieno e piuttosto profondo per- chè la terra venga più penetrata, più matura e più esposta all’ influenza dell’ atmosfera. Nelle terre non dissodate di fresco il lavoro si fa immediatamente prima della semina. Sembra che queste terre fino ad ora non sieno state spossate, ed esse producono tutti gli anni senza aver bisogno di riposo e senza alcun soccorso di concio qualunque od altro mezzo di miglioramento. La sola osservazione che hanno fatto i coltivatori di queste tre specie di frumento si è che il frumento chinese dege- nera dopo tre anni, e diventa della specie di quello che è rosso. Per evitare questo inconveniente hanno trovato che bisognava alternare le semine, cioè mettere il frumento rosso o calmucco dopo il chinese, perchè quelle due specie di frumento non degenerano mai. In questa guisa il frumento chinese è successivamente se- minato nel terreno delle due altre specie, di modo che nel giro di tre anni è seminato di nuovo nel suo suolo primitivo. Le cure d'altronde necessarie in qualunque. altro luogo durante il tempo che il frumento giace sotterra sono inutili per queste tre specie di frumento. Gli abi- tanti che coltivano questi grani mi hanno assicurato che dopo averli seminati ed erpicati, abbandonavano i Vol. IV. 7 fe ia S ZE si = E ns e Cota Acrania ep Ecomomia Rurarr. loro campi al corso della natura, e non li rivisitavano che alfmomento della messe. La”quantità della semente che fa d’uopo per un jugero”diTterreno(gecsimuna) è di sei poud di fru- mento"chinese, e di sette poud delle due altre specie, cioè calmucco e rosso. Siccome il frumento chinese nasce due settimane più tardi delle due altre specie, così gli abitanti di Semi- palatinsk.che Io coltivano hanno cura di seminarlo due settimane prima del calmueco e del rosso. Le semine cominciano in aprile e durano fino al 10 di maggio. La messe si fa ordinariamente verso la metà di ago- sto. Il frumento chinese( Triticum astivum fertile) ha dei grani che rendono dalle 5 alle 10 spighe; il cal- mucco(7riticum astivum calmuccicum) dalle 7 alle 13 spighe; il rosso ossia Arnauto( Triticum astivum ru- brum Bactrianum) dalle 8 alle 14 spighe. Quando la primavera e l'estate corrono sommamente umide e piovose, la raccolta è al solito più abbondante di quello che sieno quando queste due stagioni proce- dono secche e calde. I coltivatori di Semipalatinsk mi hanno assicurato che queste tre specie di frumento sono esenti dalle malattie dei grani come sono la golpe; la ruggine, la filiggine, la rachitide, ec. Le persone che hanno veduti gli oragani ehe domi- nano sovente in queste regioni, sono convinti non es- servi alcuna iperbole nella descrizione che fa Virgilio di ciò che ha veduto nella parte meridionale d’ Italia. Sepe eso, cum flavis messorem induceret arvis i L° 4‘ 5 RE p i) Agricola, ct fragili jam stringeret hordea culmo, Onimnia ventorum concurrere pralia vidi, v Nuove sPECIE DI FRUMENTO. i 99 Qua gravidam late segetem ab radicibus imis Sublime expulsam eruerent; ita turbine nigro Ferret hyems culmumque levem, stipulasque volantes(1). Georgic. Lib. I, 316. Giovi qui per altro osservare che simili turbamenti dell’ atmosfera non sono in verun modo un’ ostacolo all’abbondanza della raccolta, imperciocchè, come, ab- biamo già altrove accennato, i grani sono talmente aderenti alle spighe anche quando sono secche e ben turgide che non è possibile che si sgranino per nessun conto. I coltivatori di Semipalatinsk sono d’ avviso che la miglior maniera di trebbiare il grano di queste tre specie di frumeito sia quella de’ cavalli. Mi hanno as- sicurato che col coreggiato è difficilissimo separar tutti i grani dalle spighe, mentre| altro metodo non ne dimentica un grano, e che d'altronde è più facile, più semplice, più pronto e meno costoso. Non potendo del tutto acconsentire a quest’opinione, mi farò lecito di osservare che la mancanza di braccia, la carezza della mano d’ opera e l’ indolenza per così dire innata de’ popoli dell Asia potrebbero benissimo (1) Spesso all’ entrar nel biondo pian le chieste Falci, e al già tor le frali canne in brama, Tutte ir vid’ io lire de’ venti in giostra E a fil del suol le pregne messi in giro Strappar, sperse levar; qual stoppie iberno Trarrìa fer turbo e lievi furto a volo. Solari , traduz. letterale verso per versa. 100 AcrariA ep Economia Ryrarr. essere la cagione principale della loro preferenza pel metodo di trebbiatura. coi cavalli contro 1’ uso del co- reggiato. Di fatti ogni coltivatore tiene buon numero sempre di cavalli, mentre quello de’ domestici è limi- tatissimo per ogni dove. La maniera di macinare le tre succennate specie di frumento è diversa da quella che si pratica in‘Russia, dove si© obbligati di lavare il grano avanti di maci- narlo., altrimenti la farina ne uscirebbe di colore ne- rastro. La farina di questi tre frumenti è per sua na tura bianca, specialmente quella del frumento chinese, ma perchè riesca ancor più bella, si lavano prima.i grani, poi si triturano leggermente in un mortajo, poi si vagliano. Nell’ inverno si triturano nel ghiaccio o nella neve, il che rende la farina ancor più bella, La farina del fruraento chinese è di una bianchezza abbagliante o direm argentina; quella del frumento calmueco tende di più al giallastro; quella del rosso è come la farina del frumento ordinario. La farina del frumento chinese è eccellente per tutte le sorta di paste, ma se impiegasi sola per fare il pane, questo non è il migliore, ed è perciò che gli‘abitanti di Semipalatinsk preferiscono il pane fatto del miscuglio di parti eguali di questi due frumienti. Le acque più leggieri sono sempre le migliori per la panizzazione; in fatti seneralmente quelle de’ pozzi, delle sorgenti, delle fontane sono preferibili a quelle de’ fiumi che contengono sempre delle sostanze eteroge- nee. Nulla ostante gli abitanti di Semipalatinsk sono costretti a servirsi di quelle dell’ Irtisch, e posso assi- curare che lo fanno con esito felicissimo. La regola generale di fare il pane è d' impastarlo coll acqua calda a segno da potervi sopportare entro la siii ii iii iti iii ni i Mine I siii Nuove sPECIE DI FRUMENTO. 101 mano. La farina del frumento chinese richiede al con- trario d'essere impastata o coll’ acqua fredda o coll’ ac- qua bollente. Molti individui di Semipalatinsk mi hanno assicurato che il primo metodo, cioè quello dell’acqua fredda, è il migliore. i Mi rimane ora a dir qualche cosa dei confini che la natura ha posti alla coltivazione di queste tre specie di frumento nelle provincie della Siberia che ho percorse poe' anzi. Sembra che i contorni della fortezza di Semipala- tinsk e particolarmente il distretto chiamato Bélagatche sieno il centro di tale coltura, e che le due estremità giungano dalla parte orientale al ridotto di Pianoyar- skoi, lontano circa 100 verste; dalla parte poi d’ occi- dente si allunga fino a Zebeager, lontano 209 verste da Semipalatinsk. Sarei disposto a credere che la ces- sazione di questa coltura dalla parte orientale sia dovuta all’ elevatezza del paese che è cagione di molte varia- zioni nell’ atmosfera. La prova di ciò è che dopo il ridotto di Pianoyarskoi il cammino diventa più ineguale: si cominciano a valicare i contrafforti della catena dei monti Altaici, e le tre specie di frumento non possono più giugnere alla loro maturanza per eitetto del clima freddo. Sembra. singolare che al ridotto Bardschkofskoi, non lontano più di 41 verste da Pianoyarskoi, si raccolgano i migliori meloni di tutta la linea dell’ Irtisch, e che il suo tabacco sia venduto da 3-a 4 rubli più caro che quello degli altri ridotti, mentre poi la coltura dei tre frumenti è impossibile. Ma perchè cessi ogni mara- viglia basti sapere che la situazione di que’ luoghi è certamente più elevata che quella della fortezza di Usthamenogorshoi, che trovasi in una pianura a Gr 102 Agraria ED Economia Runace. verste all’ oriente del detto ridotto, e che dietro le osservazioni di M. Pansner ha un’ elevazione di 657 piedi parigini al disopra della superficie del mare. Il limite occidentale posto dalla natura alla coltiva- zione delle tre specie di frumento è dovuto, per quanto mi sembra, alla natura del suolo, mentre al di là di Lebeagei le terre non sono più suscettive di lavoro. Antonio Maria de Salvatori. (Articolo estratto dalla Biblioteca Italiana, N. xxx, dicembre 1822, facc. 368). © Le VANI VIA VIAIA/IVIA/ VAR AI On the analysis of soils. Sul! analisi dei terreni, del signor Humpury Davy. Non avvi oggetto della più sentita importanza per il coltivatore, quanto la natura e la coltivazione dei ter- reni, e niuna parle delle doitrine dell’ agricoltura è più capace di essere illustrata dalle ricerche chimiche. I terreni sono estremamente diversi in apparenza e nella qualità; pure come fu già stabilito essi constano di differenti proporzioni degli stessi elementi, i quali sono in varj stati di combinazione chimica o di me- scolanza meccanica. I terreni sono composti di terre, silice, calce, al- lumina, magnesia, di ossidi di ferro e di manganese; sostanze animali e vegetabili in istato di decomposi- zione, e combinazioni saline acide od. alcaline. SULLO ANALISI DEI TERRENI. 103 In tutti gli sperimenti chimici fatti sulla composizione dei terreni addetti all’ agricoltura, le parti costituenti ottenute sono composti, ed agiscono come composti in nalura. Per formarsi un’ idea giusta dei terreni è necessario d’imaginare differenti rupi decomposte o sminuzzale in parte, ed in polvere di differenti gradi di finezza; alcune delle parti solubili di essa disciolte dall’ acqua, e quell’ acqua aderente alla massa, ed il tutto mesco- lato con maggiore o minor quantità degli avanzi di ve- getabili e animali, in differenti stati di decomposizione. Sarà necessario di descrivere i processi con i quali tutte le varietà dei terreni possono essere analizzate. lo sarò minuto, e temo nojoso, in queste particolarità, ma il coltivatore filosofo risentirà, 10 spero, la conve- mienza dei minuti dettagli di questo soggetto. Gli strumenti necessarj per questa analisi dei terreni sono pochi e di piccola spesa. Sono essi una bilancia capace di contenere un quarto di libbra del terreno comune e di essere sensibile al peso di un grano quando è carica; una serie di pesi da un quarto di libbra a un grano; uno staccio di filo metallico bastantemente fitto da lasciar passare un seme di senapa aitraverso le sue aperture; una lucerna d’'argand ed un supporto; alcune boccette di cristallo; dei crociùoli di Massian; dei vasi svaporatori. di porcellana o di terra della regina; un pestello ed un mortajo di?edgewood; alcuni filtri fatti di un mezzo foglio di carta sugante, piegati in modo da contenere una pinta di liquido ed unti nel contorno; un coltello d’ osso, e un apparato per raccogliere e misurare i flaidi/ aeriformi. Le sostanze chimiche.0 reagenti, richiesti per se- parare le parti costituenti del terreno, sono l acido A è 104 Acrairia ep Economia Rurate. idro-clorico,| acido solforico, V alcali volatile puro sciolto nell’acqua, la soluzione di ferro cyanato di po- tassa, il succinato di ammoniaca, la‘soluzione di po- tassa, la soluzione di carbonato di ammoniaca, di idro-clorato di ammoniaca, di carbonato neutro di potassa e di nitrato di ammoniaca. Nei casi, nei quali fa duopo accertarsi della natura generale del terreno di un campo, debbono prendersi dei saggi di esso da differenti luoghi, due o tre dita sotto la superficie, ed esaminarli in quanto alla somi- glianza delle loro proprietà. Avviene alle volte che nelle pianure, tutto lo strato disopra della terra è della stessa qualità; ed in tal caso una sola analisi sarà bastante; ma nelle valli, e vicino ai letti dei fiumi, vi sono grandissime differenze, e di tanto in tanto accade che una parte del campo è calcarea, ed un’altra parte si- liciosa; ed in questo, e nei casi analoghi, le propor- zioni differenti di uno con l’ altro dovrebbero essere sottomesse separatamente alla prova. Quahdo 1 terreni sono trascelti e levati, se non possono essere esaminati subito, dovrebbero conservarsi in bocce intieramente ripiene di essi, e chiuse con tù- raccioli di vetro smerigliato. La guantità del terreno più adattata per una analisi perfetta, è da due a quattrocento grani. Dovrebbe es- sere levato in un tempo asciutto ed esposto’ all’ atmo- sfera fino che diventi secco al tatto. La gravita specifica del terreno, o la relazione’ del suo peso a quello dell’acqua, può essere accertata con introdurre nella boccia, la quale conterrà una‘nota quantità di acqua, eguali volumi di acqua e di terreno; e ciò si può fare facilmente con versarvi dell’ acqua fino che sia piena per metà; e di poi aggingnendo il SULL’ ANALISI DEI TERRENI. 10d terreno, fino che il fluido si alzi alla bocca; la diffe- renza fra il peso del terreno e quello dell’ acqua darà il risultato. Così, se la boccia contiene Joo grani di acqua€ guadagna dugento grani, quando è mezza piena di‘acqua e metà col terreno, la gravità specifica del terreno sarà due, cioè a dire sarà due volte più pe- sante dell’acqua, e se guadagnasse cento e sessantanove grani, la sua gravità specifica sarebbe di 1825, 1° ac- qua essendo 1000. È importante che la gravità specifica del terreno sia conosciuta, come quella che dà un indizio della quan- tità di materia animale e vegetabile che contiene: que- ste sostanze essendo sempre più abbondanti nei terreni più leggieri. Le altre proprietà fisiche dei terreni dovrebbero per egual modo essere esaminate prima che’ si faccia l analisi, come quelle che lasciano conoscere, fino a un certo punto, la loro composizione, e servono come di guida per dirigere gli sperimenti. Così i terreni si- li sono generalmente ruvidi al tatto e segnano il vetro, quando sono fregati sopra quello; i terreni fer- ruginosi sono di un colore rosso o giallo, ed i terreni calcarei sono soffici. 1. I terreni quantunque asciutti, come il pos- sono essere per la continua esposizione all’ aria, nulla ostante in tutti i casi contengono una considerabile quantità di acqua, la quale è aderente alle terre e alle sostanze animali e vegetabili gon grande ostinazione; e soltanto può essere levata ad‘esse con un alto grado di calore. Il primo processo dell’ analisi è di liberare il dato peso del terreno di tanta di quest’acqua, quanta è possibile, senza intaccare la sua composizione per altri riguardi; e questo si può ottenere con risealdarlo toi IE fit srt 106 Agraria ED Ecowomia Rurate. per dieci o dodici minuti al fuoco di una lucerna di argand in un vaso di porcellana, alla temperatura eguale a 300 di Fahrenheit; e se non si fa uso del termometro, si può facilmente accertarsi. del. grado proprio, tenendo in contatto col fondo. del vaso un pezzo di legno; infino a tanto che il colore del legno non venga alterato, il calore.non è troppo grande, ma quando il legno comincia ad annerire, bisogna far cessare l operazione. Una piecola quantità di acqua forse rimarrà. nel terreno anche dopo questa operazione, ma essa‘dà sempre degli utili risultati di confronto; e se fosse adoperata una temperatura più alta, la sostanza animale o vegetale si decomporrebbe ed in conseguenza l esperienza non sarebbe punto soddisfacente. La perdita del peso, nel processo, dovrebbe essere esattamente notata, e quando in quattrocento grani di terreno arrivi fino a 50, il terreno dovrà considerarsi come assorbente e capace di ritenere) acqua nel mas- simo grado; e si troverà in generale contenere molta materia animale o vegetabile ,, o una gran proporzione di terra alluminosa. Qnando la perdita è soltanto da 20 a 10, si può considerare il terreno soltanto come debolmente assorbente e capace di ritenere, e che probabilmente, la terra silicea, formi la più gran parte di esso. 2. Nessuna delle pietre staccate, ghiaje o grandi fibre vegetabili dovrebbero essere separate dal puro terreno fin dopo che l acqua sia stata levata, perchè questi corpi spesso sono per se medesimi sommamente assorbenti e suscettivi di ritenere; esercitano un’ influenza nella fertilità della terra. L’ ul- in conseguenza timo processo per altro, dopo quello di riscaldare, doxgebbe essere la separazione di essi, la quale si può SuLL' ANALISI DEI TERRENI, 107 facilmente eseguire con uno staccio, dopo che il terreno è stato leggermente pestato in un mortajo. 1 pesi delle fibre vegetabili del legno, della sabbia e delle pietre, dovrebbero essere. sottosegnati separatamente, ed assi- curata la natura delle ultime; se calcarce, faranno effervescenza con gli acidi; se selciose ,, saranno abba- stanza dure per segnare il vetro, e se sono della classe comune delle pietre alluminose, saranno morbide ,. fa- cilmente tagliate da un coltello, e non faranno efferve- scenza con gli acidi. 3. Il maggior numero dei terreni, oltre le ghiaje e le pietre. contiene una più grande o più piccola pro- porzione di arena di diversi gradi di finezza; ed è una operazione necessaria, Ja prima nel processo del- l'analisi, di staccarle dalle parti che sono in uno stato di divisione più minuta, come sarebbe la creta, l' ar- gilla, la marna, le sostanze vegetabili ed animali, e la materia. solubile nell’ acqua. Ciò si potrà effettuare in un modo sufficientemente diligente, con bollire. il terreno in tre o quattro volte il suo peso di acqua, e quando la tessitura del terreno è rotta, e l' acqua livenuta fredda, scuotere le parti insieme, e di. poi Ce c lasciare che si fermino, In questo caso la sabbia gros- solana generalmente, in un minuto, si separerà, e le più fine in due o tre, mentre la sostanza terrosa più minuiamente divisa, e la materia animale e vegetabile rimarrà in uno stato di sospenzione meccanica per un tempo inolto più lungo; così che col travasare 1’ acqua del, vaso, dopo uno, due 6 tre minuti, l'arena in primo luogo sarà separata dalle altre sostanze, le quali con l acqua che le contiene debbono essere versale su di un filtro, e dopo che Vacqua vi è passata altra. verso, debbono essere raccolte, seccate e pesate. La 108 Agraria ED Ecomomia Rurate, sabbia deve egualmente essere pesata, e segnate le ri- spettive quantità. Si deve conservare l’acqua delle lava- ture, perchè si troverà che contiene sostanze saline, animali o vegetabili solubili; se pure alcuna ne esiste nel terreno. 4. Col processo di lavare e filtrare, si separa il terreno in due porzioni, delle quali la più importante è, in generale, la materia divisa finamente. Una mi- nuta analisi dell’ arena è di rado o mai necessaria, e la sua natura può essere scoperta nello stesso modo di quello delle pietre o della ghiaja. Ella è sempre o arena silicea 0 calcarea, o una mescolanza di ambedue. Se consta intieramente di carbonato di calce, sarà facilmente solubile con effervescenza nell’acido idro-clorico; ma se consta in parte di questa sostanza, ed in parte di ma- teria silicea, si potrà assicurarsi delle rispettive quan- tità con pesare il residuo, dopo l’azione esercitata dall’ acido, il quale devesi aggiugnere fino che il mi- scuglio abbia acquistato un sapore agro, ed abbia ces- sato di fare eflervescenza. Questo residuo è la parte silicea: egli si deve lavare, asciugare e riscaldare fortemente in un crogiuolo; la differenza del peso di questo da quello del tutto, indica la proporzione del- l arena calcarea. 5. La materia del terreno, divisa sottilmente, è per l ordinario nella natura sua assai composta; alle volte contiene tutte le quattro terre primitive dei ter- reni, come ancora la sostanza animale e vegetabile; ed è la parte più difficile del soggetto l’ accertarsi. con passabile esattezza delle proporzioni di queste. Il primo processo da istituirsi, in questa parte del- l’analisi, è di esporre*all’ azione dell’acido idro-clorico la materia più fina del terreno: Questa sostanza do- vid si as e“> n— tì È#- SULL’ ANALISI DEI TERRENI» 109 vrebbe versarsi sopra la materia terrosa in vaso da svaporare, nella dose eguale a due volte il peso della materia terrosa, ma allungato col doppio del suo vo- lume di acqua. Il miscuglio dovrebbe essere rimosso È= Di dat e lasciato stare per un’ ora e mezza prima di esami- narlo. Se esiste nel terreno un poco di carbonato di calce o di magnesia, questi saranno stati disciolti, in tal tempo, dall’ acido, il quale sovente prende anche un poco di ossido di ferro, ma rarissime volte ùn poco di allumina. Si deve passare il fluido attraverso un filtro, racco- gliere la materia solida, lavarla con acqua di pioggia, asciugarla ad un calore moderato e pesarla. La sua per- dita indicherà la quantità della materia solida rimasta. Tutte le lavature devono essere aggiunte alla soluzione, la quale se non è acida al gusto, deve essere resa tale con l’ aggiunta di nuovo acido, alloxquando deve me- scolarsi col tutto una piccola porzione di soluzione di ferro cyanato di potassa. Se succede un precipitato bleu, egli è segno della presenza dell’ ossido di ferro, e la soluzione del ferro caynato di potassa deve esservi goc- ciolata dentro fino che non produca più alcun effetto. Per assicurarsi della sua quantità dev’ essere raccolto nella stessa maniera dagli altri precipitati ed. arroven- tito; il risultato è ossido di ferro, il quale può essere mescolato con un poco di ossido di manganese. Nel fluido separato dall’ ossido di ferro vi si deve versare una soluzione di carbonato neutro di potassa, fino che cessa in esso tutta l’'effervescenza; e fino che il suo sapore e I’ odore indicano un eccesso considera- bile di sale alcalino. È Il precipitato che cade al fondo è carbonato di calce; r10 Acnaria rp Fcowomia Rurite. si deve raccogliere sù di un filtro ed asciugar calore inferiore a quello di divenir rosso. Il fluido che rimane si deve lo ad un bollire per un quarto o)% ne ù raid a TIRGE| i d’ ora; allora la magnesia, se qualche poca ve ne esi- ste, sara precipitata, unita all’ acido carbonico. e la di e quantità deve essere accertata nell lo stesso modo del carbonato di calce. Se qualche minima proporzione di allumina per par- ticolari. circostanze fosse disciolta dall’ acido, si troverà nel precipitato col carbonato di calce, e si potrà sepa- rare da quello col bollirla per pochi minuti con la so- luzione di potassa pura, sufficiente da coprire la‘ma- teria solida; questa sostanza scioglie|’ allumina senza agire sul carbonato di calce. Il terreno minutamente diviso sarebbe abbastanza cal- careo da fare una fortissima effervescenza con gli acidi. Un semplicissimo metodo può essere adottato per assicu- ‘arsi della quantità del carbonato di calce, ed è suffi- cientemente esatto in tutti i casi comuni. Il carbonato di calce, in tutti i suoi stati. contiene una determinata proporzione di acido carbonico, cioè a un dipresso il 43 per cento; così che quando la quantità di questo fluido elastico, scacciata da qualche terreno nel tempo della soluzione in un acido, dalla sua sostanza calcarea, è conosciuta 0 col peso o colla ci usa misura, può essere facilmente scoperta la quantità ’:. i) dell’ acido carbonico del carbonato di calce. Quando si adopera il processo della, diminuzione del peso debbono essere pesate in due separati vasi, due parti di acido ed una parte della sostanza del terreno, e mescolarsi a poco a poco insieme fino a che cessa i , 1 10 1 l’ effervescenza: la differenza del o: na so, prima e dopo V esperienza, segna la quantità dell’ ac‘ab carbo- 7 Pl IZZO e SULL’ ANALISI DEI TERRENI. rri nico perduto; per ogni quattro grani ed un quarto del quale, debbono supporsi dieci grani di carbonato di calce, Ii miglior metodo di raccogliere 1° acido carbonico, in modo da scoprire il suo volume, è per mezzo di un apparato pneumatico particolare(1), in cui si può (1) Figura 3; A, B,.C, Ds, rappresenta le: parti differenti di questo apparato. A_ Rappresenta la boccia per ricevere il terreno. B La boccia che contierie l acido fornita di un robinetto. G Il tubo unito ad una vescica floscia. D La misura graduata. È La boccia per con- tenere la vescica. Quando si fa uso di questo strumento si introduce in A una data quantità di terreno. B È ripiena di acido idro-clorico, allungato con una quan- tità eguale di acqua s ed essendo chiuso il robinetto, è connesso con l’orifizio, a smeriglio, superiore di A. per riceverlo. IL tubo D s introduce nell’ orifizio inferiore di A e la vescica in istato floscio si attacca ad esso e si mette nella boccia& che è ripiena di acqua. La graduata misura è collocata sotto il tubo di E. Quando il robinetto di B è girato, l’acido scorre in À ed agisce sul terreno; il fluido elastico che si genera passa attra- verso C nella vescica e scaccia in È una quantità di acqua eguale al suo volume, e quest© acqua scorre per il tubo nella misura graduata e dà con il sue volume indizio della proporzione dell’acido carbonico sviluppato dal terreno, la cui misura per ogni oncia si possono . Pe. computare due grani di carbonato di calce. Noi siamo venuti nella determinazione di dare nel é è sì ei= Sin= mn I12 AcrariA ED Ecowomia Ruratr. misurare il suo volume con la quantità di acqua che lo discaccia. Q a. È( dard continuato|. volgare nostro il metodo di analizzare i terreni, del signor H. Davy, abbenchè sappiamo che è di già tra- dotto dal signor Targioni Tozzetti, professore di. chi- mica, ec.(*) Potressimo da taluno essere perciò incol- i pati di plagio, ma anderebbe errato giacchè nel leggere la traduzione del detto professore gli sarà facile. avvi- sarsi a prima vista delle scorrezioni ed inavvertenze che in essa si sono lasciate correre. Siamo certi pertanto che sarà bene accetto questo nostro divisamento; che ii H tende unicamente 1.° a rendere più comune il metodo bi di analizzare i terreni: 2.° a fare conoscere le mende che Li sarebbero necessarie alla nominata traduzione, perchè Ni affidandosi unicamente a questa, non si venga indotto | dh in errore. "A\( Nota del compilatore€.) DE 1774 Bi)(‘) Vedi Elementi di chimica, agraria, ec., del si- 18. gnor ZH. Davy, ec. Traduzione del dottore Antonio ci Targioni Tozzetti, professore di chimica, ec. Firenze, presso Guglielmo Piatti. fl 11$ ARRE CON OMTOTRE: . Sulla coltivazione dell’ asparago e suî prodotti che sé possono ottenere da questa pianta, del signor Lo- DIBERT. Un amministratore distinto pe suoi lumi e la sua filantropia, il signor Wudbois, direttore dell’ ospitale militare di Val-de-Gràce, coltiva nei dintorni di Parigi un piccolo pedere, il cui terreno ingrato farebbe man- care la speranza all'uomo meno abile nell’ arte geopo- nica. Sia che egli abbia avuto cognizione, in tempo del suo soggiorno in Germania nei primi anni delle nostre lunghe guerre, del trattato economico di. Ram- melt, che insegna il modo di coltivare l’asparago seuza avere ricorso agli ingrassi dei quali questa pianta è avidissima, sia che egli abbia spinto 1’ occhio osserva- tore sui saggi pratici d’ agricoltura nella provincia che lo ha veduto nascere(| Artois), e dove questa pianta stessa vi prospera, e nelle differenti parti della Ger- mania che egli ha percorso, ove ella è coltivata con diligenza e buon successo, egli ha saputo dare a’ suoi campi, a causa di questo genere di coltivazione, un valore che la natura infino a quel momento si era rifiutata di concedergli. Questo risultato, comunque interessante essendo d' al- troude, pare non esservi abbastanza ragione per inter- tenere, se non ci avesse ricondotto un altro che mi sembra meritare tutta l’ attenzione. Questo è la vinifi- cazione del sugo delle bacche dell’ asparago ed il pro- Fot IV: è il SI Siri regem Dane Pace nt oi = cite r14 Arti Ecomoriene. dotto che ne è la conseguenza(l'alcool) che dovrà esser visto con piacere. Il signor Dubois, avendo osservato il sapore dolcia- stro di questa bacca, ne ricavò un sugo spesso e vi- schioso; lo sottopose alla fermentazione che egli ha diretta in modo da prevenire il passaggio alla fermen- tazione acetosa, alla quale mi è sembrato non avesse molta disposizione, avendone abbandonata a se stessa una parte, di cui la prima alterazione è stata piuttosto alcalina che acida. Da questo genere di vino, che ha un colore di un rosso-bruno, un odore deciso, un sapore un poco in- sipido, ottenne con la distillazione, fatta nel laborato- rio di chimica di Val-de-Gràce, un alcool di cui io ne esibisco un saggio. Il suo odore ed il suo gusto ci permetteranno di servirsene come liquore da tavola, tanto puro, quanto unito a degli aroma ed allo zuc- chero, Egli mi sembra e lo sarà riconosciuto, come Jo penso, superiore in bontà all’ alcool ottenuto da alcuni cereali. Questo sarà per alcuni paesi nei quali 1° aspa- rago abbonda e cresce spontaneamente, tali che la Si- beria meridionale, i governi di Casan, di Saratow, di Astracan e generalmente sulle rive del Wolga, ove ‘Hanway la disse vegetare con vigore e spontaneità, un nuovo genere d’ industria che senza dubbio ne richia- merà degli altri, procurandone ai popoli di queste contrade un liquore divenuto per essi di prima neces- sità. Questa ragione mi ha determinato a pregare il signor Dubois onde mi permettesse di rendere pubblico il fe- lice risultato di un primo esperimento; per utilizzare un frutto dal quale non si aveva per anco, almeno‘da quel che io sappia, ricavato alcun profitto, e la cui Asparaco,-- LAMPADA A sPIRITO DI vino. 1153 seutilità faceva uscir di nuovo e ds in una volta. I estrema abbondanza. Io nello stesso tempo dirò dell’ alcool prodotto dalla fermentazione dell’ uva spina che il signor Dubois ha vinificata. Sicuri che questo non è una novità, ma io credo che egli sia permesso di esprimere qui il voto che questo alcool rimarchevole per la sua fragranza ed il suo sapore estremamente aggradevole, possa dare ai coltivatori di alcuni paesi, nei quali 1’ uva spina cre- sce, l’idea di circondare i loro campi con questo ar- busto, di vinificare il suo frutto e di ricavare 1 alcool che sarà certamente ricercato e più ancora forse che I alcool di ciriegia, conosciuto col nome germanico di kirschwasser(acqua di ciriegia), e della quale la Svevia fa un commercio molto lucroso che ci toglie tutti gli anni delle somme assai considerevoli. è Nk AIR Ri NAIAAARAIVIVVAAN + DO.-.* Nuova lampada a spirito di vino, del sig. Fucns, Questa lampada, che è portatile ed impedisce che lo spirito di vino si volatilizzi, consiste in un serba- tojo combinato con una lampada cilindrica d’ argento. ll serbatojo è una scatola di stagno capace di contenere tre once di spirito di vino, bastevole quantità per due ore di combustione, allorquando lo stoppino non sor- passi il buco della lampada di più di due linee; in questa scatola sta saldato un cono vuoto tronco, di latta, avendo la sua gran base in alto; egli si prolunga fino al fondo della scatola, e porta interiormente un inta- dh— n E o en“tere o 116\ Anri Ecomomicne. glio longitudinale, per il quale l' alcool, di cui si ca- rica la lampada, penetra nella scatola. Il robinetto di rame, chiudendo esattamente, è obbliquamente perfo- rato su una delle sue parti, di modo che quando l apertura si trova dicontro dell’ intaglio, Y aria este- riore possa premere su lo spirito di vino e mantenerlo alla conveniente altezza perchè egli possa ardere senza che ad uno stesso tempo si svapori. Si chiudi la scatola girandone il robinetto, che si ritira intieramente quando si vuole caricare la scatola di spirito di vino. La lampada a doppia corrente d’ aria ed il tubo di conduzione sono d’argento o di latta. La lampada con- siste in due ciliudri che si incassano, lasciando infe- riormente un intervallo chiuso nel quale è collocato lo stoppino. Questi cilindri formano nel loro centro un tubo aperto da una parte e dall’ altra, lasciando libero passaggio alla corrente d’ aria. Il cilindro esteriore ha all’ estremità una vite sulla quale vi si adatta un co- perchio; in questo coperchio vi sta fisso un disco di cuojo, pieghevole, il quale, allorquando si adatta il co- perchio sui bordi dei due cilindri di latta fra i quali si trova lo stoppino, esercita una pressione, e contri- buisce in questo modo con il robinetto a chiudere er- meticamente la lampada. La distanza che avvi dalla lampada al serbatojo è necessaria per la facilitazione elell’operazione e per evitare il riscaldamento del liquido. La lampada sta posata intieramente su tre piedi che possono essere di stagno o di rame. C. cron Nuova Lamraipa. 117 Nuova lampada per l illuminazione delle strade, del signor W. Cocurane. I perfezionamenti che l’ autore ha introdotti nel. si- stema dell’ illuminazione ordinaria consistono in una disposizione particolare del buco della lampada, per il cui mezzo la fiamma dello stoppino, in luogo di innal- zarsi verticalmente, è obbligata di pigliare una dire- zione obbliqua, ciò che impedisce che qualunque ombra ne sia disegnata al disotto del corpo della lampada e permette alla luce di diffondersi su di una più grande superficie e più uniformemente. Quest’ effetto è prodotto da una corrente d' aria che, dirigendosi continuamente sulla fiamma, la fa deviare dalla linea verticale, eflitto simile a quello del cannello nelle lampade docimastiche. 6; PV LIA TVINIVVZZZAZAZ/ IVI AV Nuovo metodo di riscaldare i liquidi per mezzo del vapore, del signor'TaxLor. L’ autore fa uso del vapore ad una temperatura più elevata di quella dell’ acqua bollente; egli lo conduce in tubi o serbato} immersi nel liquido che si vuole riscaldare; egli ne regola la corrente, mantiene la pressione, e leva l acqua di condensazione per mezzo di vobinetti o valvole convenientemente disposte. I tubi o gli serbatoj a vapore del signor 7aylor hanno una grandissima superficie relativamente alla loro essi sono situati nei vasi o caldaje in modo capacità: da restare immersi e coperti dal liquido tutto il tempo li J I ll do= 3 d I Di 18 Anti Economicar, dell’ operazione. La miglior forma che si possa dargli‘ I 5 5 quella di piccoli tubi cilindrici o curvi, perchè altora essi presentano effettivamente una grande superficie sotto un piccolo volume, ed innoltre possono essere di- sposti in giro, in spirale, in linee rotte, in una parola adattarsi a tutte le forme dei vasi o dei recipienti; e sono: dialtronde in tal modo molto più suscettivi di resistere alla forza espansiva. del vapore, mello stesso tempo ch’ eglino trasmettono al liquido tutto il calore con molto maggiore rapadità. Egli è facile di sentire i vantaggi di questo processo; egli dà la facoltà di produrre un alto grado di calore, di regolarlo e di mantenerlo, d’intertenere la bollitura de’ liquidi i più densi, tali sono i siroppi e le solu- zioni saline, e di rendere facile e senza periglio I uso del vapore ad alta pressione, egualmente per la caldaja della più grande dimensione. Egli può adattarsi a tutti i vasi, alambicchî, caldaje, tini, terrine od altri reci- pienti di già in uso senza alterare in alcun moda la loro forma. I tubi possono essere collocati in fondo dei vasi, o a mezzo, diritti, stesi o inclinati, e possono essere adattati l’ uno all’ altro con tanta facilità ed altrettanta perfezione. In generale conviene di collocarli al fondo del vaso, ed in modo che essi sieno sempre coperti dal liquido. Si deye proporzionare la superficie riscaldante alla quantità del liquido che si vuole far bollire, ed al sno grado di capacità per il calorico. Allorquando il vaso è di forma circolare, il tubo a vapore in piombo od in rame dev’ essere rotolato in voluta o spirale piana, e coprire il fondo, eccetto lo spazio più o meno piccolo lasciato fra le spire per dare una più o mero grande quantità di calore; in questo caso egli è vantaggioso di far giugnere il calore per il centro della spirale. A\ MeroDo PER HISCALDARE 1 LIQUIDI. 119 Il tubo d’ingresso e quello di uscita del vapore possono. passare al disopra dei bordi del vaso o attra- versare la parete o il fondo; sul primo si adaita un robinetto a indice che serve a resolare la corrente del vapore ed a sopprimerla egualmente tutto ad un tratto. Sol tubo di uscita avvi un simile robinetto, ma più piccolo, e l opera del quale, combinandosi col primo, regola la pressione del vapore ed il suo grado di ca- lorico. i Allora quando il vaso è quadrato o rettangolare, devesi trasciegliere di costruire i tubi paralelli e di ferro-fuso, riunendone le estremità con dei piccoli tubi piegati o curvi, e di farli restar» sul foudo del vaso o' su dei sostegni convenienti. Per vasi o caldaje di un altra forma si faranno delle analoghe modificazioni. Finalmente, il modo più economico di usare il va- pore è di fare agire questo fluido quand’ è capace di produrre una pressione almeno di 3 kilogrammi per centimetro quadrato, o 4o libbre su di un pollice quadrato, ciò che si assicura per mezzo di una val- vola di sicurezza, o allorché egli è a circa 140° centi- gradi.“ G, RARA VIAN IALIA VV Maraschino francese, nuovo liquore composta dal signor Caper DE Vaux. Non si è per anco nulla ricavato dal frutto dell’ al. bero di Santa-Lucia(prunus muhaleb. Lin.). Questo frutto piceolo e nero è di un sapore assai disgustoso, ma egli può produrre‘un liquore ecceliente. Il signor 120 Anvi Econoaicar. Cadet de Faux, riconoscendo in questa piccola‘cirie- gia un sapore aromatico, ha pensato che ella potrà servire a fare una specie di kirschwasser. Effettivamente questa ciriegia fermenta, e dà con la distillazione un alcool prussico; ma mettendola tosto in infusione nel- l’acquavite per qualche tempo, si ottiene con la distil- lazione, a bagno-maria, uno spirito di un aroma ag- gradevolissimo, e che zuccherato convenientemente forma un liquore paragonabile al ruigliore maraschino d’Italia. Egli è necessario di pestare ì frutti ed i noccivoli prima di metterli in infusione nell’ acquavite. È duopo così di ridurre lo spirito a 21 gradi priva di zuccherarlo. Si aggiungano allora 16 once di zucchero circa, per once 36 di liquore. Gi VIAZAZIVZIZZIZIZ/ZZIA AVIAANV AA ‘ Illuminazione a gas. L'olio spesso o catrame, che si ottiene come pro- dotto della distillazione del carbone di terra quando si fa il gas per l’ illuminazione, e di cui finora non si è trovato il modo di consumarlo utilmente, serve a risparmio del carbone, adoperandolo nel modo seguente: sì mischia con della segatura di legna ben secca o del legno di campeggio, di cui i tintori si sono di già serviti, e se ne fa una specie di pasta. Si lascia per- fettamente sgocciolare l’acqua. Questo miscuglio, messo in una storta invece del carbone, darà più gas e meno odore che la stessa quantità di carbone d’ Inghilterra. Questo processo presenta un gran vantaggio agli im- prenditori delle fabbriche di gas, che in questo modo non avranno a sopportare una gran spesa. Cc. Carpone. 121 L’ arte del Carbonajo. È dal legno che si ottiene il carbone. L’ operazione consiste nel formare delle piramidi di legno in coni tronchi( si vegga la figura 4); alla loro sommità si I pratica un cammino in mezzo, ed al basso alcune cor- renti all’ oggetto di facilitare 1’ aspirazione; si ricopre il tutto con uno strato di terra bene battuta; si, dà ) fuoco alla pirra, ed allorquando la massa è tutta in- fuocata, si spegne e si lascia agire il solo calore per volatilizzare 1’ acqua, l’ olio e tutti i principj del ve- getabile eccetto la fibra. Da 100 parti di legno in questa operazione sì ottengono ordinariamente 16 a 17 parti di carbone. Il carbone non è che una leggiera alterazione della fibra vegetale, ed egli conserva quasi tutta la forma della pianta dalla quale sì è ottenuto; vi si riconosce non solo la tessitura primitiva, ma egli serve ancora a distinguere lo stato e la natura dei vegetabili che lo hanno dato. Egli è qualche volta duro, sonoro e fra- gile. Alcune sostanze: lo‘forniscono in polvere sottile e a senza consistenza. Il carbone bene preparato von ha :{ ne odore, ne sapore, ed è una delle sostanze le più I difficili a decomporsi. ; Facendo col legno il carbone, nel surriferito modo, ) si abbrucia non solamente una porzione di carbone, in ragione dell’ aria che si rinnova, ma ancora si perde | tutto l’ acido acetico, tutto 1° olio-catrame e tutto il gas idrogeno carbonato, sostanze tutte che si formano a causa della combustione. Allorquando all’ incontro ! l’ operazione si fa in vasi chiusi, si può condurla in tal guisa che tuttii prodotti sieno raccolti. Quest’ ul- 122 Anri Econosicas. timo metodo di fare il carbone è quello che il signor Mollerat ha eseguito per il primo a Nuits, e che si eseguisce attualmente a Choisy in vicinanza di Parigi. Noi daremo un’ idea dell’ apparecchio adottato in una delle fabbriche di Choisy. Questo apparecchio si com- pone 1.° di un fornello la cui cupola è mobile; 2.° di una caldaja cilindrica di ferro fuso, abbastanza grande per contenere una misura di lesna, e sulla quale si adatta un coperchio che è pure di ferro fuso; si fa andare nel fornello, ripiena, per mezzo di una mac- china, nell’ egual modo la si leva per sostituirne un’ altra; ella è ricoperta di un leggiero strato di terra a forno; 3.° di un tubo di ferro fuso adattato orizzon- talmente alla parte superiore e laterale della caldaja, e lungo di alcuni decimetri; 4.9 di un tubo in rame che piegando, va successivamente ad immergersi in due botti piene d’ acqua, e di là ritornarsi' nel fornello. Giunto al fondo delle botti, egli si dilata in forma di globo; ciascun globo ha inferiormente un fero al quale corrisponde un tubo, la cui estremità si tuffa nell’ ac- qua; egli è per mezzo di questo tubo che si ottiene il catrame e l'acido pirolignico. In quanto al gas infiam- mabile egli è condotto manifestamente nel fornello e serve a mantenere il calore.. Da 100 parti di legno si ricavano circa 25 parti di carbone. In uno dei susseguenti numeri del Giornale daremo in disegno la macchina per avere col legno il carbone ed ottenere nello stesso tempo gli altri prodotti. C. ra3 ARE I: Co 1M-1:G:H; E, Sulla materia colorante dei frutti del legno di Santa Lucia( cerasus. mahaleb), degli signori Paven e CuevaLieR. Abbiamo avuto occasione di osservare clie la tintura estratta dal legno del cerasus mahaleb sembrava avere una grande sensibilità per lazione degli acidi, noi abbiamo creduto dovere determinarla numericamente e comparativamente con quella di tornasole, onde sapere a quale delle due sarà vantaggioso di dare la preferenza nelle esperienze esatte, lo scopo delle quali è di deter- minare le piccole quantita degli acidi. Noi abbiamo ottenuto questa materia colorante, che è violetta, per mezzo dell’ aleooì a 38° gradi, avendo avuto la. dili- genza di disseccare i frutti più che fosse possibile senza. alterarli. Questa tintura, sparsa su di una carta, era di un colore violetto tirando al rosso, ma ella ritor- nava bentosto al bleu disseccandosi. Una piccola quantità di potassa in soluzione faceva cangiare la tintura in bleu, ed una più grande quantità la faceva passare al verde assai pronunciato; ma ci è sembrata del resto poco sensibile agli alcali, e noi ab- biamo trascurato questi sperimenti per ripigliare quelli degli acidi, sui quali le nostre prime nozioni acquisite ci promettevano migliori risultati. Una parte di acido solforico a 66° 1845 di peso specifico allungato da 4,000 parti di acqua faceva di- ventar rossa fortemente la carta bleu e la tintura al. coolica; e, duplicando la proporzione dell’ acqua, noi Arti Cumicne. 124 toccammo il limite di sensibilità ancora più marcata con la carta: noi procedemmo più lungi nell’ uso della tintura; ella era ancora cambiata in rosso da una so- luzione contenente solamente venti millesimi di acido. La tintura di tornasole, esperimentata comparativamente nelle stesse circostanze, ci ha presentato un grado di sensibilità più caratteristico, e la carta di tornasole è più sensibile che non la carta di Santa-Zucia, mentre ella ritorna al rosso con un miscuglio di acido solfo- rico 1 ed acqua distillata 14.000; ecco un esempio ben sorprendente dell’utilità di questa estimazione numerica che è la mira dei nostri sperimenti. Si vede diffatti che noi abbiamo ragione di dire che la tintura dei frutti del cerasus mahaleb era sensibilissima, e nulla ostante la sua sensibilità era minore di quella della materia colorante del tornasole; ma come fu egli pos- sibile di saperlo senza stimare numericamente questa proprietà comune alle due tinture ed a molte altre ancora? C. MAB VITO VVVUVUVIY LVUVI VANI (] Nuovo processo per la fabbricazione dei Crogiuoli, del signor Cameron, di Glasgow. Questo processo consiste a colare i crogiuoli nei mo- delli di gesso, per cui si possono avere di qualunque forma. Per ciascuna forma e dimensione di crogiuoli, si preparano dieci o dodici dozzine di modelli di gesso ben cotti ed essiccati nell’ ordinario modo. Si fa il primo modello dando ad una massa di terra. di pippa 6 Sl | | ì È CrocivoLE 125 ancora molle la forma di crogiuolo che si desidera; si capovolge su di una tavola, e la si circonda di un cilindro di latta, alla distanza di un mezzo pollice dalle areti del crogiuolo, e di un pollice e mezzo circa più alto che il fondo; si mischia di poi del gesso con acqua e si versa nel cilindro. Quando il gesso ha preso la consistenza necessaria, si leva il cilindro e la terra di pippa che si trova nell’ interno del mo- dello, e si fa essiccare. Si riempie in seguito con del- l'argilla molle, che, dopo avervi stanziata alcuni minuti, facilmente si può ritirare; si rimette il cilindro, vi si versa del gesso, e si forma in tal guisa un secondo modello, e si procede nello stesso modo fino a che non si abbia ottenuto la quantità desiderata dei modelli; questi allora sono collocati in una stufa, ove acquistano il grado di disseccamento conveniente. L’ argilla refrattaria destinata a formare i crogiuoli è messa in una quantità di acqua e passata attraverso uno staccio di seta. Dopo alcune ore di riposo si de- canta il liquido e si ottiene un precipitato di molle consistenza. Vi si aggiunga della sabbia nella propor- zione di sette per diciassette di argilla, e si mischia il tutto convenientemente. Per formare i crogiuoli, i modelli bene essiccati sono situati per ordine su di una tavola; vi si versa successivamente il miscuglio di argilla e di sabbia; dopo averne riempiuto quattro o cinque dozzine, si ritorna al primo modello che si vuota e non lascian- dovi che una piccola quantità di argilla che sì precipita lentamente per dare al fondo la conveniente spessezza; in seguito lo si riempie di nuovo. Il crogiuolo che si forma ritirando successivamente il liquido chiaro sarà più o meno spesso. secondo il tempo che si lascia 126 Anri Chimicne, stanziare il miscuglio nel modello- quindici minuti bastano d’ ordinario pe r cinque o sei dozzine. Allor- quando i modelli sono pieni si portano in una stufa; si rilirano dappoi i crogiuoli, e si lasciano nella stufa fino a tanto che sieno secchi; allora si fanno cuocere ., n.. K in una fornace nell ordinaria maniera. 7 Gi MAMI VV ANY Apparecchio per la distillazione dell’ acqua del mare. Un nuovo apparecchio per la distillazione dell’ acqua salata, a bordo dei bastimenti, fu inventato dal signor maggiore: Zamb di Nuova-York. Egli è di ferro lavo- rato; si altacca alla nave con dei ramponi e«elle viti, in modo che possa resistere a tutti gli urti del basti- Inento, qualunque ne sia la loro violenza. Questo nuovo apparecchio prevale suli’ antico per molti. essenziali rapporti: 1.° vi ha diminuzione reale di un quinto di combustibile; 2.9 l° acqua passa alla ebollizione nel più breve spazio di tempo;3::3.9 P ap- parecchio occupa meno spazio; 4.° non dà motivo di imbarazzo nel luogo destinato a preparare le vivande per l equipaggia. Questa invenzione promette. grandis- simi vantaggi, in ciò che ella serve a risparmiare di meltere| acqua nelle botti, molto più nelle navi de- stinate al trasporio delle truppe e degli animali dome- stici. come ancora nei viaggi di lungo corso, nei quali V acqua dulce diviene prontamente scarsa e malsana. rr ent za a iI E ESTERE ir I] ee 127 ARTI FISICHE Parafulmine portatile. Il signor 77. Davy è d’ opinione che nei paesi, nei quali il fulmine cade frequentemente, si debba fabbri- care delle specie di canne che contengano una bacchetta di ferro o d'acciajo, che si potrà mandare da qualun- que parte; una delle estremità dovrà essere conficcata in terra, mentre l’ altra s’ innalzerà otto o nove piedi al disopra della superficie, ciò che sarà sufficiente per la persona che avrà a temere di qualche danno, pur- chè ella si allontani alcuni passi da questo conduttore elettrico. C. AAA NARNANIINAAA AA Dell utilità dei paragrandini per l agricoltura. Y Noi siamo troppo incoraggiati da parte delle Società di agricoltura di Francia per volere tralasciare di ren- dere pubblico tutto ciò che può essere per loro 1° og- getto di una istrattiva letiura o di esperienze utili da ripetersi. il governo tiene in questo momento fissa l’ attenzione sua su questo soggetto, e le doite società sono invitate a-metterlo a parte del frutto delle loro meditazioni sulla costruzione dei parafulmini da situarsi sui campanili delle chiese. Questi sono nuovi motivi onde farci solleciti di pagare il nostro debole tributo. Da lungò tempo noi abbiamo riunito diversi materiali; ecco il risultato dell’ ultimo nostro lavoro: = cr erticane TRE 13 128 Anti Fisicue. Noi desideriamo che la sua pubblicazione obblighi le società d’agricoltura, con le quali noi abbiamo delle relazioni, a metterci a parte delle loro operazioni 6 delle loro objezioni. Noi promettiamo di farle conoscere o di rispondervi. Vi sono delle verità che non potrebbero essere mai troppo ripetute, e, nulla ostante che vi si abbia molto scritto sui parafulmini, sembra o che non vi si presti fede bastantemente all'efficacia di queste macchine pre- servatrici, o che una biasimevole insociabilità, dirò quasi criminosa, faccia negligentare in Francia 1’ uso di uo apparato la cui utilità è generalmente riconosciuta e melto apprezzata da tutti i popoli civilizzati, talchè lo si vede innalzato su le cime di tutti gli edificj. Non è che a Parigi, ed in poche altre città principali della Francia, che veggonsi i parafulmini; egli è rarissimo, nelle campagne soprattutto, di trovarne qualeuno; 1° a- gricoltura intanto possentemente prova il bisogno e li ricerca. Tosto che l’ immortale Franklin ebbe osservato che le punte metalliche hanno la proprietà di attirare da lungi, senza esplosione e in un modo invisibile, il fluido elettrico. egli ha conosciuto la possibilità di costruire con poco dispendio uno strumento che potrà guarentire dai terribili effetti della folgore. Egli ima- ginò 1 parafalmini. Quest’ era P epoca nella quale le scienze naturali cominciavano ad essere studiate con profitto; non avevano ancora fatto i progressi ai quali sono in oggi arrivate. Si pensò subito che, per guaren- tirsi più sicuramente dagli effetti terribili di questa peri- gliosa meteora, era prudente consiglio di fare innalzare dei parafulmini ad una grandissima altezza, allo scopo di sottrarre dal seno delle uubi 1° clettricità, di cui era PARAFULMINI. 129 necessario di neutralizzare gli effetti. Lo stesso signor Sausurre era di questa opinione; noi abbiamo visto nell’ anno 1778, su la sua casa a Ginevra, un para- fulmine sostenuto da un altissimo pino collocato. sulla più elevata sommità della sua abitazione. Noi' siamo ancora di questa opinione, e vorressimo che in» certe circostanze la si mettesse in pratica come noi‘la spie- gheremo in apppresso, abbenchè non ignoriamo‘che si facciano ordinariamente, e che si possa farli con successo, assai meno tina ii in un gran numero di casi.| Non è più da mettere in dubbio. in oggi 1’ efficacia delle punte metalliche per tirare abbasso senza esplo- sione il fluido elettrico; le sperienze furono troppo sovente ripetute da‘uomini consumati nello studio dei fenomeni della natura, per ardire di frapporre Ja mi- nima difficoltà sn di tale argomento. Non vi ha nulla ostante niente di più facile che di indurre a convinci- mento i più increduli: ch’ eglino presentino al condut- tore di eccellente macchina elettrica. la puota di‘un ago, anco ad una assai grande distanza, egli sarà impossibile di cavare dal conduttore una sola scintilla. Se quello che fa l’esperienza si trova su di uno sgabello isolante 0 su di un pezzo di resina che l’impedisca di avere comunicazione con la terra, gli spettatori potran- no far uscire delle scintille da tutte le parti del suo corpo ed anco attraverso il suo abito avvicinandoli un dito o un corpo sferico, come Ja palla di un cccita- tore. Egli. è adunque certo che per mezzo: di questa aculissima punta egli ha accumulato su di lui tutta l'elettricità fornita dalla macchina. Se, senza scomodare quello che tiene 1° ago al disopra dell’ isolatore, ove noi l’abbiamo supposto collocato, si pone a su Yol. IV,(e) 130 Anti Frisicne. di uno de’ suoi picci mna catena metallica, di cui la estremità tocca la terra, e che si ripeti 1 esperienza, allora con si potrà più cavare alcuna scintilla dal suo corpo ,« perchè in. proporzione. ed a misura che. egli riceve: l’iclettricità, egli la. diverge, perl’ intermedio: della» catena} nel serbatojo comune(lar terra). Questo è un vero parafulmine che noi abbiamo costruito. Egli è adunque incontrastabile che le punte metalliche sono efficaci per scaricare il fluido elettrico, e, per: conse- guenza la folgore, poichè questi, due fluidi: sono iden- tici. Egli è necessario nulladimeno di osservare che. le punte metalliche non.sottraggono il fluido senza periglio, ià quanto che queste punte sono in comunicazione con il serbatojo comune per mezzo di un conduttore metal- lico. Ella è cosa riconosciuta che le punte metalliche hanno da per se sole questa proprietà.;.che esse devono essere altresì aguzze tanto che è possibile ,.e che biso- goa far uso del metallo il meno ossidabile, cioè a. dire il meno suscettivo ad arruginire, nella parte soprattutto che forma la punta; giacchè noi ora non ci occuperemo che di questa parte. Egli è facile a comprendersi. la_ ragione di questa condizione: è necessario che la punta sia sempre acutissima, senza di che ella perderà la sua proprietà attraente; se, si fa uso di un metallo facilmente ossidabile; come il ferro la ruggine di cui l’ umidità dell’ atmosfera la coprirà ben presto, li farà perdere "la sua forma; lo strato di ossido di cui ella sarà ri- coperta non ha più le qualità. metalliche, e la punta ha perduto le sue proprietà. Quest’ è la ragione perchè si sono fatte queste punte di ferro o d’acciajo indorate; e dippoi si è adoperato l'oro o V argento per la sola estremità della punta; ed in oggi serve benissimo il PARAFULMINI: 13 a platino, perchè egli non è suscettivo di ossidarsi, A che non è messo che rarissime volte in fusione dal ja fuoco elettrico.:| egli Ha recato maraviglia come l’ Accademia delle scienze dio dell’ Istituto non abbia nulla risposto alla memoria del sto sig. Lapostolle intorno la pretesa sua scoperta dei paraful- gli mini costruiti‘con una pertica di legno appuntata, cir- ui. condata di paglia; come eccellente conduttore. Questa Ge proposizione era troppo contraria ai fatti, alle esperienze i di tutti i tempi, perchè questa società scientifica non e dovesse credere al disotto di se stessa il dare risposta O, a stravaganze. di questa natura. n Alcune persone, senza dubbio poco cognite dei fe- tal. nomeni fisici, hanno®pensato ch'egli era necessario che la punta dei parafulmini fosse calamitata.; quest’ è un che errore. Fino adesso noi non abbiamo parlato di- VOnO mita, e certamente noi non avressimo dimenticato que- biso» sta condizione, se noi avessimo pensato che. ella fosse dire indispensabile per la perfetta costruzione di un‘paraful- tutto mine. Egli non sarà forse difficile di provare che in Temo certi casi una punta calamitata potrà essere nociva. si la Diffatti se egli è vero, come sembrano provarlo le punta belle esperienze di Oersted, che il fluido elettrico ed la sua il fluido magnetico sono identici, non possiamo discor- mente rere di questi due fluidi come su di un solo. Gosì, midita siccome egli è riconosciuto che questi due fluidi consi- Jerdere derati separatamente esistono in due stati differenti che rà Il: si distinguono per l’ elettricità, cogli epiteti in più o punta in meno, oppure per gli adjettivi vitreo e resinoso e perchè per il magnetismo in polo-nord e polo-sud; e che si lorate; sa di più che i fluidi dello stesso nome si respingono, ) sola mentre che quelli di differente nome si attraggono, si no il dovrà conchiudere che, affine che i parafulmini calamitati 132 Armi Fisicre. fossero utili, il magnetismo dovrà essere loro comunicato in senso inverso della-elettricità delle nubi; ma l' elet- tricità dell’ atmosfera è dessa costantemente positiva 0 negativa? Se al contrario, come tutto ci porta a ere- derlo, questa elettricità è ora positiva ed ora negativa, e che il vostro parafulmine sia costruito in uno stato positivo, egli non potrà attirare che l’ elettricità nega- tiva; egli sarà almeno inutile, se non sarà pregiudicie- vole in tutti gli altri casi. Fortunatamente che la cosa non è così, e che le punte non hanno bisogno di es- sere calamitate; basta che esse sieno bene aguzzate, ed allora attraggono indifferentemente le due sorta di elet= ‘tricità. Questa digressione che non è riulladimeno straniera al nostro soggetto, ci ha sviati dallo scopo principale della quistione che noi ci siamo impegnati a trattare, ed alla quale noi ritorneremo. Perchè 1 parafulmini non sono eglino tanto moltiplicati in Francia, mentre che in Inghilterra per esempio se ne veggono dapper- tutto? Questo problema ci sembra facile a risolvere. La costruzione che fu adottata fino adesso in. Fran- cia per i parafulmini ci sembra troppo dispendiosa; ella non è sopportabile da chicchessia. Si fanno ordinaria- menle da noi i parafulmini di otto metri di altezza: più questo strumento è alto e più fa di bisogno di dargli della grossezza, all’ oggetto che si’ possa sostenere in una posizione verticale, e sia capace a resistere all’ im- pressione dei venti impetuosi. Si è creduto che più ve= nivano innalzati, più il raggio che essi guarentivano era esteso, ed allora si collocavano a grandi distanze, per cui necessita un conduttore particolare per ciascuna di queste macchine. Tutto ciò concorre‘ad accrescere la spesa che è per lo meno di trecento franchi per PARAFULMINI. 133 cadauno dei nostri parafulmini, e questa spesa trattiene. la maggior parte dei proprietarj. In inghilterra all’ incontro non si innalzano i para- fulmini che a due metri di altezza, ciò che. permette di far uso del ferro molto più sottile, e si avvicinano quaranta metri l’ uno dall’ altro, perchè si è osservato che questi sirumenti agiscono in una sfera di venti metri di raggio. l nostri vicini fanno comunicare molti parafulmini in un solo conduttore comune con delle verghe di ferro particolari che vi confinano, ed essi riducono minore in questa maniera di molto. la spesa, che si limita a 50 franchi per ciascheduna di queste macchine preservatrici; così si veggono su tulti gli edifizj. Questi fatti sono stati pubblicamente proclamati, al Conservatorio delle arti e mestieri dal dotto profes- sore di chimica applicata alle arti; essi non sono. da ricusarsi, ed i proprietarj non possono allegare alcun pretesto per rifiutarsi ad adottare dei mezzi che’ la scienza loro a indicati da lungo tempo, e che l eco- nomia a più forte ragione prescrive. I luoghi i più eminenti sono i più favorevoli all’og- getto di situare i parafulmini, come noi i’ abbiamo di già fatto osservare; per conseguenza non potrebbero essere meglio stabiliti che sulle torri e sui campanili. Egli è‘nelle chiese e nei campanili che preferibilmente la folgore scoppia e che ella esercita di più le sue stragi. Non è difficile di ritrovarne la causa. I cam- panili hanno ordinariamente sulle loro cime delle croci di ferro ad altro metallo, le di cui punte sono ottuse e terminano alle volte in globi; non fa bisogno di più per attrarre ia scintilla con iscoppio e causare l’incen- dio in tutto l’ edifizio. Il funesto accidente avvenuto nell’ultima staie sul campanile della cattedrale di Rouen N Anti Fisicue. è una convincente prova. Nulla può impedire senza dubbio di collocare le croci sui campanili, ed io non cerco già di escluderle e di bandirle, non è necessario, io vorrei anzi moltiplicarle; ma bisognerà allora dargli una forma particolare che ne farà degli strumenti pre- servatori, senza tralasciare di essere i segni della reli- gione. Le tre braccia dovrebbero essere molto allungate ed estremamente aguzze, e le. cime dovrebbero essere armate, di platino, in modo che ciascheduna croce formerà tre parafulmini. Il braccio superiore attirerà I’ elettricità delle nubi e le braccia laterali attireranno quella che trovasi sparsa nell’ atmosfera inferiore. Que- sta croce sarà in comunicazione con ùn conduttore che discenderà fino nella terra bagnata, come per i para- falmini ordinarj; mentre non bisogna perdere di vista che il parafulmine è non solamente inutile, ma anco eo. e: por pregiudicevole, allora quando egli non comunichi con un conduttore suscettivo di trasferire| elettricità nel serbatojo comune in proporzione ch’ egli la‘sottrae dall’ atmosfera, Noi siamo convinti che se si adotterà questo mezzo‘conservatore non solamente i nostri tem- pli saranno salvati dalla distruzione, ma la città nella quale questi parafulmini nella forma di croce saranno messi in pratica, si troverà intieramente guarentita dal fulmine, per. quanto poco fossero moltiplicati i templi. Ma se i parafulmini sono utili per conservare‘le nostre vite e le nostre abitazioni, non lo sono meno utili per conservare le nostre raccolte. Nel 1802 noi abbiamo fatta conoscere l’ opinione. nostra su questi strumenti relativamente alla loro utilità per l’agricol- tura. Noi abbiamo assicurato, dopo numerevoli osser- vazioni, che i parafulmini potevano essere considerati _ 2 n——_—@—=@p@© n tiRorin—— sn"_ TATA PARAFILMINI. 135 sa come paragrandini; noi crediamo di essere il. primo n che abbia manifestato una opinione di questa matura, sh, e questa opinione non è‘stala per anco contraddetta. gh Siccome l’ opera in cui ella fu consegnata(1) non è S stata forse bastantemente diffusa, e le nostre osserva- i zioni possono essere state dimenticate, noi crediamo e pertanto di qui riprodurla, a motivo dell’ importanza ; del soggetto. La teoria della formazione della pioggia in. tempo procelloso, allora generalmente ricevuta, ci fece pre- sumere che i parafulmini dovevano essere in pari tempo paragrandini. Difatti, diciamo noi, poichè la pioggia 8 di temporale è formata dal gas ossigeno ed idrogeno de combinati per mezzo della scintilla elettrica(2) e che ta egli è duopo di questi tre elementi per formare questa co specie di pioggia che cade in tanta abbondanza ad on rel de erà(1) Annuaire statistique’ du département du Tarn Int pour l'an XI. ella(2) Not non ignoriamo, dopo che il» signor- nno Lussac ha fatto l aereo suo viaggio ed ha confermato ptita non avervi trovato del gas idrogeno nelle alte regioni ti i dell’ atmosfera, che si mette dubbio all’ esattezza’ di questa teoria; ma fino a tanto che i dotti non ne ab- sol biano dato una più esatta è ancora conforme alle os- meno servazioni, egli è permesso di non scostarsi. da. quella noi che sembra sì bene appropriata a ciò‘che si passa in gesti questo caso. D altronde in tutti i sistemi si riconosce sol la necessità del fluido: elettrico per la formazione del- Do l'acqua di temporale; e questo ci basta perchè la no- vati stra asserzione mon possa essere rimossa. rom at E etti. pistoni: RI 1 aa EE < sot ai icon 136 Anxi Fisicne. ogni colpo di tuono, egli è certo che se vi si sottrae uno degli elementi, la pioggia non avrà più luogo. La punta del parafulmine scarica l’ elettricità; questa non può più entrare.come elemento, e la combinazione del gas ossigeno ed idrogeno non potendo. farsi, non’ vi sara acqua. Ci sarà facile lo spiegare con lo stesso cri sterio i differenti sistemi della formazione della pioggia di temporale. La tempesta altro non essendo che 1° acqua di tem- porale congelata nel cadere, per delle cause estranee al nostro scopo, e di cui noi non ci occuperemo, egli è certo che noi non avremo tempesta. Ci fa facile la verificazione di questa ipotesi con dei fatti. Il signor di Rochegude aveva fatto costruire un parafulmine sulla sua casa, ad Alby(città nella quale non restavamo a dimora in quel tempo); questo dotto faceva costantemente e giornalmente delle osservazioni meteorologiche; 3 spazio di quarant'anni; noi le abbiamo verificate e egli le aveva fatte ogni giorno per lo fummo convinti che dopo|’ epoca della costruzione del suo parafulmine i temporali erano stati meno frequenti ad Alby, dipartimento del Tain, e che rare volte vi si vedeva cadere la tempesta, mentre che dapprima non passava anno in cui tutti i temporali non occasio» nassero una tempesta più o meno funesta. Nella celebre scuola di Sorèze noi abbiamo avuto occasione di verificare lo stesso fatto. Ognuno sa che questa piccola città è situata al piede del monte nero, esposta a causa di questa vicinanza a continui tempo- rali. Dopo lo stabilimento di questa scuola, il pro- fessore di fisica teneva giornalmente nota delle sue osservazioni meteorologiche. Nel ravvicinare quelle che avevano avuto luogo prima dello stabilimento dei pa- ra PARAFULMINI, 137 rafulmini(mentre ve n° erano costruiti due nella nostra città) a quelle che furono fatte dopo, noi abbiamo trovato che la media era di 37 a 5, cioè a dire‘che prendendo lo stesso numero di anni prima e dopo lo stabilimento dei parafulmini, non è caduta, anno me- dio, che cinque volte di grandine su trentasette volte che era caduta nel tempo degli anni precedenti, Queste due osservazioni riunite, fatte da uomini sulla cui esattezza noi possiamo contare; bastano a provarci la verità della nostra ipotesi, e noi non abbiamo esi- tato a farle di pubblica ragione nel paese stesso in cui le osservazioni sono state fatte, e dove si era in grado di affermarne la veracità. Noi nutriamo pensiero dunque che egli sarà vantag- gioso nelle campagne, di costruire molti parafulmini sulle alture, sui campanili‘e su tutti gli edifizj eminenti, e parimente nelle campagne in pianura. I proprietar), una volta convinti della loro efficacia, non resteranno più in forse.a far costruire anco in mezzo ai loro po- deri delle piccole torri, sulle quali vi collocheranno un grand’ albero, sulla cui cima vi metteranno il pa- rafulmine, perchè importa assaissimo di andare più alto che sia possibile a cercare l'elettricità, e più sono innalzati i parafulmini, e minore si fa il bisogno in numero. Essi saranno bene ricompensati dalla con- servazione delle loro raccolte e dalla spesa alla quale questa costruzione può averli obbligati. Se le asserzioni del signor Zholard, professore di scienze fisiche a Tarbes(alti Pirenei), sono esatte, come noi non ne dubitiamo, la spesa voluta per la costruzione di un parafulmine si riduce a ben piccola cosa. Una pertica, dice egli, di sette metri almeno di lunghezza, terminata da una punta metallica di latta, 138 Arti Fisicne. e circondata in tutta la sua altezza fino ala latta da una corda di paglia di frumento tagliata in una per- fetta maturanza, racchiudendo nel suo centro una sot- tile corda di lino crudo composto di dieci o dodici fili, è bastante. In luogo di una punta di latta, che è fusibilissima ed ossidabile, noi daressimo la preferenza ad una verga di ferro di quattro decimetri di lunghezza, armata in cima di una punta di platino di un decimetro al più di lunghezza; la spesa non può essere troppo forte. Il signor Tholard assicura che con il lino si scarica una bottiglia di Leyda senza scossa, e che la canape non produce lo stesso effetto. Allora non vi ha dubbio che il lino diverrà conduttore come la paglia, per poco che ella sia bagnata. Egli ha dovuto ripetere le sne sperienze nell’ultima state in un cantone intiero. I snoi paragrandini sono collocati a duecento metri di distanza gli uni dagli altri. Con la vaccina noi abbiamo visto arrestarsi il fla- gello distruttore del vajuolo; perchè ricuseremo noi di guarentirci\dal flagello della grandine, adoperando un mezzo così semplice e che sembra, dopo le osservazioni che io ho rapportate, avere ricevuta la sanzione della esperienza(1)? (1) Questa memoria fu letta dal signor Le Normand alla società di emulazione di Rouen. L’ autore vi ha fatto molte aggiunte, avendo‘con queste proposto il mezzo di far servire da parafulmine le croci che si collocano sui campanili o sulle altre parti degli edifizj rel Igiosi. (Ele| PARAFULMINI. 139 Il sig. Bose; ispettore generale de’ semenzaj reali e di quelli del governo all’articolo Gréle(1), così ha det- tato: Ma non è egli adunque possibile d’ impedire la formazione della tempesta, giacchè si sa rendersi pa- drone del fulmine? A tale quistione io risponderò che questo è probabile, poichè potendo per mezzo delle punte metalliche sperdere la sovrabbondante elettricità delle nubi, si annienta la sua causa principale. Molte volte si è fatta proposizione di. assicurarsi di questo fatto con delle sperienze. Vi sono dei luoghi che sono tanto esposti alla tempesta che sarebbe della più sentita importanza per essi lo cercare i mezzi di diminwirne la frequenza, e per i quali una dozzina di barre di ferro non sarebbe un oggetto’ rilevante in confronto‘' delle perdite che essi provano per la continuità delle sue stragj. Il Grande d° Aussy indica la comune di Sayat, vicino Clermont-Ferrand, come la più battuta dalla tempesta quasi tutti gli anni, a causa delle acute sommità che la dominano, mentre che i comuni vicini di Gergovia, montagna a sommità piana, non sono giammai toccate. Io cito la opposta orientale parte della catena delle montagne che si stende da Langrés a Lyon per Dijon Beaune, Chàlon e Macon, posizione che produce in grande abbondanza vini eccellenti e sulla quale io ho per lungo tempo abitato; là, io dico, conosco delle vallate ove le raccolte sono distrutte in tutto od in parte quasi tutti gli anni a causa della tempesta, cioè a dire ove se ne ottengono appena due buone su cinque, e là nulladimeno sarà facile di (1) Nouveau cours d’agriculture tcorique ct prati- que, etc: a ee nera_ RTAS e ETNEA È 1/0 Arri Fisiene. collocare i parafulmini sulle sommità vicine. Io ne ho parlato ad alcuni proprietarj, ma il timore degli effetti della malevole ignoranza e della spesa, non gli ha permesso di pensarvi seriamente. Ciò sarà al governo di ordinare che si faccia quest’ importante sperimento che egli potrà appoggiare con tutto il suo potere quando questo divenisse necessario; ed io faccio voti perchè egli imiti quello di Baviera che è arrivato a guarentire dalla tempesta che devastava annualmente i dintorni di Monaco col mezzo di-centoquaranta parafulmini. Noi siamo venuti nella determinazione di trasportare nell’ italiano tanto la memoria del signor Le Normand, quanto l’ articolo del signor Bose, certi di avere gio- vato ai nostri leggitori, massime in questo momento in cui si mena gran romore a causa della contesa in- sorta fra il signor proposto Paolo Beltrami ed il signor Pietro Molossi sull'uso dei paragrandini per preservare le campagne dalla tempesta. Il reverendissimo signor Paolo Beltrami proposto di Rivolta, vicario foraneo ed I. R. ispettore alle scuole elementari del distretto VII di Lodi, pubblicò il risul- tato delle sperienze fatte nell’anno 1821 dal sig. Zho- lard ed una lettera dello stesso in cui stanno descritte le sperienze stesse fatte relativamerite l’uso e i risultati ottenuti in seguito dai paragrandini. Il libro s' intitola: Nuova Scoperta importantissima comprovata dai più felici sperimenti per preservare le campagne dalla gran- dine devastatrice ed inaffiarle invece con pioggia risto- ratrice, presentata per la prima volta all’ Italia, ec. Fornita della carta geografica delle comuni dove sono state fatte le sperienze. Ai ragionamenti del signor Zholard e del signor PARAFULMINI. i4t Beltrami vi mossero contro le osservazioni. del signor Pietro Molossi, commesse alla stampa in un libro che ha il titolo: Su mezzi praticati dal. signor Tholard nel dipartimento degli alti Pirenei onde preservare le campagne dalla tempesta. Osservazioni di Pietro Mo- lossi. A queste osservazioni tenne dietro immediatamente la risposta del sig. prevosto Beltrami, qual banditore e sostenitore della teorìa, della autenticità delle sperienze e dei risultati ottenuti dai paragrandini del signor Tholard. E questo libro si chiama: fisposta del signor prevosto Paolo Beltrami propagatore della Nuova Sco- perta sui paragrandini e parafulmini alla critica del signor Pietro Molossi. Sicuro delle proprie ragioni già manifestate colle sue osservazioni, il signor Pietro Molossi torna in campo e provoca il sig. prevosto Beltrami a ripetere insieme le sperienze, ed il libro porta in fronte: Nuovo genere di sfida ed appendice di Pietro Molossi in occasione della Risposta pubblicata dal signor prevosto Beltrami contro le Osservazioni sui mezzi praticati dal signor Tholard nel dipartimento degli alti Pirenei onde pre- servare le campagne dalla tempesta. Du choc des opinions jaillit la vérite. Sarebbe desiderabile che dall’urto delle opinioni nel nostro caso venisse spinta fuori la verità. Ma le dimo- strazioni scientifiche valgono fino ad un certo punto nella ricerca delle cause che producono i fenomeni na- turali, ma non possono mai dare quel sicuro risultato ehe si chiama verità. Felix, qui potuit rerum cognoscere causas 5 VIRGILIO, il VIE i PI leer reca» 142 Arti Fisrcne. Noi siamo di parere che in tanta libidine di strava- ganze la vera sapienza in oggi sta nel giovarsi di quelle poche verità che sono certissime ai sensi, perchè o sono dedotte da una serie lunga di fatti, o sono sì pronte che non danno bisogno a dimostrazioni scienti- fiche. Se la scoperta del signor Zholard è basata su fatti. ripetuti, nulla valgono tutte le osservazioni se non ha il suo fondamento sul fatto, ed allora non‘ si saprebbe dire da qual lato sia la ragione. Noi vediamo nei sopraccitati libri segnati i nomi ri- spettabilissimi di Yolta, di Biot, di Gay-Lussac; ec., e non vi troviamo quello di Darwin che pure avrebbe fatto bella mostra, ed è certamente uno di quei pochi degno di esservi associato, se pure non contende. il pritoo posto. Darwin ha parlato, a dilungo, della teoria chimica dell’ elettricità e magnetismo, e questo nella XII nota addizionale, nota fatta ai seguenti wersi<(1): Then mark how two electric streams conspire To form the resinous and vitreous fire. Cant. IN, 1. or. Egli piglia le mosse dall’ attrazione e. dalla repul- sione, e discende a mano a mano a parlare dell’ elet- tricità e dell'effetto delle punte metalliche, ec.; è fuori della nostra intenzione e sviaressimo di troppo volendo (1) The Temple of Nature or, the origin of Society a Poem With Plulosophical notes By Erasmus Dar- win, etcsr'ete. =:="—_—_,i= / PARAFULMINI. 143 intertenere i nostri leggitori in materia di tal natura, dovendo noi occuparci in questo’ giornale piuttosto di fatti che di teorie. Noi crediamo di non poter sdebitarci però se non parlassimo degli due contendenti. Il signor Pietro Mo- lossi con le sue osservazioni e con la sua sfida ci ha mostrato di avere un ingegno temperato negli studj della fisica, edi avere attinte le sue idee alle migliori fonti. Relativamente al signor proposto Paolo Beltrami quale sostenitore e divulgatore della scoperta del signor T'holard noi dobbiamo dire, astrazione fatta. da- lunque giudizio sulle sue cognizioni fisiche, che è su- periore a qualunque elogio un ministro dell’ altare che tenta ogni strada, e col mezzo delle stampe e colla voce dal pergamo, di accreditare una scoperta che tende a niente meno che a mostrare che con mezzi umani si può sturbare la formazione della tempesta e salvarsi da un silterribile:flagillosatza o0ab acinoe li oli °.. è..°° DD°..° Ù... è è era _- a E e e ii Ci Mm De n) COMMERCIO. Contratto di assicurazione. L'uomo dalla terra e col lavoro ricava le prime sue ticchezze, ma appena ha egli soddisfatto a’ suoi più pressanti bisogni, i suoi desiderj gli fanno concepire altri bisogni relativi. Il commercio ha provveduto a maraviglia anco a questi. ll primo però, l’universale, il più ardente desiderio dell’uomo è di procurarsi il necessario assoluto; il secondo di guarentirsi dall’ inclemenza. delle. stagioni. La natura in oggi è liberale de’ suoi favori, domani è avara o ci niega assolutamente il bisognevole, oppure molto ci promette e poi in un momento tutto ci toglie. L’ iadustria dell’ uomo deve essere diretta in modo di provvedere alle privazioni alle quali. ci. vuole assogget= tare, od a guarentirci dai mali.che ella. ci minaccia. Alla grandine, uno di quei terribili flagelli che in un istante toglie tutto quanto vi cade sotto‘e ci priva anco della speranza di potere ricavare utile per molti anni a venire, che distrugge al bisognoso l’ assoluto neces- sario ed al ricco minaccia i molti godimenti divenuti necessari nella situazione in cui si è collocato, vi si può, secondo l’.opinione di molti, riparare non permetten- done la formazione, col mezzo dei paragrandini o pa- rafulmini. Ma quando questo mezzo, che abbiamo più sopra visto, non giovasse, il contratto d’assicurazione è quello che può raggiugnere lo scopo; con questo si‘assicura i assoluto necessario non solo, ma ben anco i godi- i orzame«a CONTRATTO D' AssicURAZIONE. 145 menti. I vantaggi di questo contratto sono grandissimi e per gli assicuratori e per gli assicurati; i primi ri- cavano l’utile dalla concorrenza dei molti, ed i secondi trovano il vantaggio nella sicurezza. Il contratto di as- sicurazione è quello per cui taluno si obbliga di rispon- dere delle perdite od avarìe di un bastimento o carico dato in commissione e per conseguenza esposto ai rischi del mare. Si assicurano anco i beni sulla terra relati- vamente agli accidenti che frequentemente arrivano, come le case e gli edifizj contro gli incendj, e-le rac» colte contro le intemperie dei tempi, come la grandine ed altre simili. Egli è veramente consolante il vedere in un solo momento gareggiare nel proporre i modi, onde salvare dei milioni di esseri dalla miseria e dalla fame. Il fine è unico, i mezzi di ottenerlo sono diversi. Dei para- grandini abbiamo già fatto parola, ora mostreremo il progetto di un’ azienda assicuratrice. Noi abbiamo avuto sott' occhio da consultare tutte le carte riguardanti questo importante oggetto in prima che non si mani- festasse al pubblico il progetto stesso che noi qui ri- porteremo; e noi I abbiamo incoraggiato come cosa della più alta importanza. In uno dei susseguenti nu- meri di questo giornale noi tenteremo di dare uno sviluppo maggiore alle idee contenute nello stesso pro- getto, al fine di persuadere, in questo modo, anco i più difficili ad entrare a far parte della società come azio- nisti, ed a contribuire al prosperamento della stessa con diventar assicurati. PobEF. 10 146 Commercio. Progetto per una Società Mercantile di assicurazione dei risici terrestri, che si erige sotto il nome di Azienda assicuratrice. Fino dal secolo decimoterzo, come osservò il celebre Azuni, il contratto di assicurazione marittima fu pra- ticato sotto il nome di Cauzione; questo contratto, come porta il Repertorio di Merlin« fu dapprincipio « praticato dagli Italiani, da poi fu accolto dagli Spa- « gnuoli, dagli Olandesi, ed infine al dì d’oggi è « in uso presso tutte le nazioni commercianti. Ciò recar « non deve maraviglia, perocchè egli era necessario per « far fiorire il marittimo commercio. Ed in vero senza « il soccorso di questo contratto poche persone sareb- « bero in grado d’ incontrare i rischi ai quali codesto “ commercio espone.» È una osservazione di fatto indubitata che a fronte di questo contratto andò bel bello scemando la pratica dei prestiti a grossa avventura ai quali alludono anche le leggi romane de nautico fonore. Così il marittimo commercio parve riposare sulla sola sicurtà, 0 sia sul solo contratto di assicurazione, come in una posizione nella quale le utilità costanti delle parti si equilibrano e si compensano. Per la qual cosa un grande uomo di stato disse:« Egli è bello di riposare l’ attenzione su « questo bel contratto, nobile produzione del genio e « precipuo garante del marittimo commercio. I sinistri « della navigazione inceppavano questo commercio; ma « il sistema delle assicurazioni comparve. Egli consultò « le stagioni; perlustrò il mare, interrogò questo ter- « ribile elemento, ne giudicò l incostanza, ne presentì « le tempeste. Egli esplorò la politica, riconobbe i azione ne dj se n ” x ” A CN A ” LS - CONTRATTO D' ASSICURAZIONE, 147 porti e le coste dei due mondi; sottopose tutto a calcoli sagaci ed a teorie approssimative, ed infine volgendosi all’abile commerciante ed all’ intrepido na- vigatore disse: v'haano certamente disastri sui quali l'umanità non può che gemere; ma quanto alla vo- stra roba andate, attraversate i mari, spiegate l’ at- tività e l industria vostra, ed io m’ incarico dei vostri rischi. Allora, o signori, se mi è permesso il dirlo, le quattro parti del mondo si sono avvicinate. Tale è il contratto di assicurazione.» Come assicurar si possono le proprietà mobiliari contro i sinistri di mare, così fu pensato che si potes- sero assicurare le mobiliari e le immobiliari contro i sinistri di terra. Le fabbriche e le merci che possono divenir preda delle fiamme si presentarono le prime. Si deliberò dunque di assicurarle contro i rischi del fuoco; ma nel far ciò non si cominciò col praticare l’ assicurazione per sicurtà come nelle cose marittime 3 ma si volle adottare!’ assicurazione per mutua società. Questa consiste nel far concorrere molti possessori di beni a convenire fra loro nel valutare ad un dato prezzo il proprio edifizio e obblisarsi a vicenda di far rifrabbricare o risarcire l’ edifizio del Socio, distrutto O guastato dal fuoco secondo il valore notificato, ri- partendo la spesa su ogni contribuente in proporzione del valor registrato deli’ edifizio di ognuno. Bello a prima giunta apparve questo contratto, ma convien confessare che non solamente era ben diverso ca quello della sicurtà suddetta, ma che eziandio rac- chiudeva elementi che ne dovevano paralizzare l’ esecu- P zione. Di fatti considerando che nello stesso atto si dava luogo ai rapporti ora di creditore ed ora di de- bitore fra” soci che d’altronde conveniva accarezzare 5 TIE e Re"; “reset nere EST- e TT ire e Pre_ \ 148 Commercio. considerando che se da una parte il peso si doveva sperar più leggero, quanto più s' ingrossava la società, dall’ altra non si scemava il sentimento della disugua- glianza del pericolo indotto dalla diversa posizione de- gli edifizj; considerando che si presentava sempre il solo rischio senza che vi fosse prospettiva alcuna di guadagno; considerando che molti Soci altra. risorsa non presentavano che il ristretto godimento dell’ edifi- zio assicurato, per cui il pagamento di un sinistro divien rovinoso, senz’ altro. compenso fuor che una incerta speranza di un danno possibile riparabile; considerando dico questi ed altri motivi, ne dovevano sorgere, come sorsero di fatti, le cause del languore e del decadimento di sì fatta società. Che cosa rimaneva dunque, fuorchè ricorrere al vero contratto di sicurtà col corrispettivo del premio adot- tato nelle marittime assicurazioni? Ma questo contratto adottar si doveva in tutte le sue parti, perocchè tale è la loro influenza, connessione ed unità che non se ne può disgiungere veruna impunemente. Coloro che ben lo compresero, coloro che ne adotta- rono tutte le necessarie discipline videro premiate le loro speculazioni. Londra così vide verso la metà del passato secolo sorgere e prosperare una compagnia la quale con un modico premio assunse i rischi degli in- .cendj e di altri infortunj terrestri, e propose per sino di assicurare la-vita. Quest esempio fu seguito in Francia da una simile compagnia eretta in Parigi ed autorizzata col reale decreto ri febbrajo 1820. L’ eccelza Reggenza di Vienna con suo proclama 30 ottobre 1849 invitò i sudditi austriaci a riflettere su di questo argomento e a presentare progetti di simili compagnie che dichiarò come private intraprese alle quali promise tutta la protezione. CONTRATTO D’ ASSICURAZIONE. 149 Per buona sorte le regole della marittima assicura- zione sono tali che applicandole a dovere ad oggetti terrestri, acquistano una semplicità, una facilità ed una sicurezza maggiore che nei marittimi, e possono quindi inspirare una fiducia maggiore tanto agli assicu- ratori quanto agli assicurati. Convinti di queste massime alcuni negozianti e pos- sidenti di Trieste pensarono di formare una compagnia di assicurazione terrestre, fondata sui noti e sanzionati principj delle marittime sicurtà. Egli è perciò che nel primo ottobre 1821 fu in loro nome proposto all’ Ec- celso loro Governo l' idea« di erigere una compagnia » d’ assicurazione generale, la quale guarentisca tanto » gli stabili e gli effetti, le mercanzie e i mobili, » quanto i prodotti campestri(almeno in parte) dai » danni causabili dagli elementi ignei, fluviali ed ac- » rei, potendo unirvi ancora quanto altro è conside- » rato dalle Sovrane leggi come oggetto da poterne » assumere rischio.» Coll’ eccelso Aulico rescritto, diretto all’Eccelso I. R. Governo di Trieste e comunicato il 2 dicembre 1821 da questo al registratore e direttore onorario dell’I. R. P. Accommandita d’ assicurazione di Trieste G. L. Morpurgo sotto il N. 24866, S.M. degnossi di dichia- rare di voler possibilmente proteggere l’ erezione di un tale vantaggioso stabilimento, sempre in qualità di una privata intrapresa. Autorizzato così è protetto lo stabilimento, fu riflesso a prima giunta che lo scopo di guarentire oltre i danni del fuoco quegli altri che percuotono le rendite del suolo, chiamava necessariamente a compagne nell’intra- presa le diverse provincie di varia agricoltura e quelle precipuamente della Lombardia ove| industria rurale si è tanto estesa e perfezionata. TRUE ni 130 Commercio. L’ aumento di prezzo che ne deriverebbe a tutti i valori degli edifizj e terreni assicurabili: la garanzia contro una fatale diminuzione di rendita sì al colono che al proprietario: la reale utilità reciproca per gli assicurati e per gli assicuratori: infine la prosperità pubblica e privata fece accogliere di buona voglia il progetto, e si convenne nel contratto erettosi in Trie- ste il 27 novembre 1822, e sottoscritto già da azioni- sti triestini per più di duecento ottanta azioni di mille fiorini ogni una; siproposero in seguito delle modifi- cazioni ammesse dall’ art.® 24 del contratto riputate utili all’ interesse della compagnia, le quali si stesero in capitoli addizionali per essere sancite dal primo Congresso generale. Molti ed utilissimi oggetti assicurabili si affacciarono. come scopo dell’ intrapresa, ma trattandosi di novità; che talvolta vengono ricevute con ripugnanza, si tra- scelse di assicurare per ora, contro i danni del fuoco, sì gli edifiz) ed 1 mobili che le merci tanto ferme che viaggianti. Per questi oggetti l’ assicurazione non è nuova, e le discipline provate dall’ esperienza, e Vl in- cremento e la prospera fortuna delle attivate compa- gnie ne fanno certo il vantaggio. La natura e la fertilità del suolo portata al massimo grado dall’ industria nel regno Lombardo-Veneto surse la prima chiedendo riparo al precipuo dei mali, alla desolatrice tempesta. Questo modo novissimo di sicurtà togliendoci quella eterna imitazione a cui troppo fummo devoti, onorerà quelli che primi lo adotteranno e ci arrecherà ad un tempo i suffragi delle più colte na- zioni. “ La teoria della sicurtà marittima saggiamente appli- cata contro i danni della grandine,€ l unione di li di CONTRATTO D' ASSICURAZIONE. 151 questo oggetto alla sicurtà contro gli incendj ne dimi- muisce in modo le spese da assicurarne il successo. La pratica ne minora gli ostacoli perchè quel flagello non viene., nè colpisce in occulto, ma tutto fa in pa- lese e sopra cose poste in faccia al sole e che si pos- sono con maggior sicurezza verificare e mett» e a cal- colo. Compreso così il vantaggio di questa intrapresa e fissati gli oggetti assicurabili per ora, ecco le condizioni contenute nel progetto di contratto: 1.° La durata della compagnia sarà di un decen- nio, spirato il quale potrà rinnovarsi ancora. 2.° Il fondo sarà di un milione di fiorini moneta di convenzione corrispondente ad italiane lir. 2,600,000. 3.° Questo fondo si divide in mille azioni ognuna delle quali è di mille fiorini corrispondenti ad italiane lir. 2600, e più un tallero per azione. 4.° Per ogni azione si tarà lo sborso del decimo, per gli altri nove decimi basterà, oltre la risponsabilità, una fidejussione 0 cauzione. 5.9 Niuno sarà tenuto al di là dell’ importare delle proprie azioni. 6.° Se le perdite ascendessero alla metà del capi- tale, le operazioni saranno sospese per far fronte col- l’altra metà ai rischi pendenti. DO Ottenuta la sottoscrizione per cinquecento azioni la compagnia è organizzata ed operativa. 8.° I soci eleggeranno i loro amministratori per via di schede. 9.9 Ogni socio sarà eleggibile, e la durata della gestione sarà determinata ad un tempo limitato. 10.° Le deliberazioni del Congresso generale ver- ranno prese a pluralità di voti. o divisi Uan Vai e en 152 Commercio. 1:.° Il congresso generale elegge un presidente fra i ventiquattro maggiori interessati nella compagnia, ed elegge per ora una Direzione fra gli azionisti dì Trieste ed un’ altra direzione fra gli azionisti di Mi- lano. 12.° Le attribuzioni della Direzione di Trieste sì estenderanno in Trieste e Gorizia con le limitrofe provincie tanto per il fuoco che per la grandine, ed estenderà le sue attribuzioni, riguardo al fuoco, a tutte le provincie dipendenti dal Governo di Venezia. 13.° Gli attributi della Direzione di Milano si estenderanno, per il fuoco, in tutto il regno Lom- bardo, e per la grandine in tutto il Regno Lombardo- Veneto. 14.9 Il presidente fa redigere il bilancio generale ogui anno a tutto il giorno trentuno dicembre, il quale viene in segnito comunicato ai Soci dalle rispet- tive direzioni, e gli utili metti saranno prontamente divisi. Questo progetto, tendente a promuovere la terrestre prosperità agricola, industriale e commerciale, fa nu- trire la fondata lusinga che come le marittime assicu- razioni giovarono mirabilmente al marittimo commercio, così le terrestri giovino mirabilmente all’ agricoltura, all’ industria e quindi al commercio e ad ogni altro ramo di civile economia, Quest’ intrapresa ancora si rende proficua agli assi- curatori ed agli assicurati, tanto più che questi ultimi, approfittando della libertà temporaria di assumere azioni, verranno doppiamente a goderne i vantaggi tanto come assicurati, quanto come assicuratori. Per le azioni, che ancora restassero disponibili, quelli che bramassero di divenire azionisti se sono del CONTRATTO D' ASSICURAZIONE. 153 Regno Lombardo, dirigeranno la loro domanda a Mi- lano al signor Luigi Azimonti ricapito alla Ditta Gio- vanni Battista Azimonti, se del Veneto, al signor G. L. Morpurgo a Trieste. Vi ha lusinga che questa intrapresa verrà favorevol- mente accolta e secondata non tanto per i motivi che furono più sopra esposti, quanto eziaudio per il voto autorevole delle ragguardevoli ed illuminate persone che furono anche recentemente consultate su di questa impresa. E qui si coglie la fausta occasione di rassegnare i sentimenti di sincera stima e gratitudine per tutti quelli i quali sia coi consigli sia coll’ opera contribui- rono alla formazione, estensione e propagazione del disegno che viene cotanto raccomandato dalla pubblica utilità-e da superiore eccitamento avvalorato dalla pro- messa protezione. Milano, il 24 aprile 1821. Preliminare di polizza per la sicurtà contro la grandine. 1. Si assicurano i danni della grandine sia che venga 0 no accompagnata da turbine. o. I frutti assicurabili sono i prodotti dei campi aratorj semplici vitati, moronati, uniti o separati, delle risaje, praterie a vicenda, o stabili, e di ogni terreno messo ad una determinata specie di coltura. 3. Se la brina od altro infortunio danneggia i frutti assicurati in una quota maggiore della quarta set r— È BEE rai=——- cs= 154 Commercio. parte di essi, in antecedenza alla grandine, avvisato] il successo nel termine di quindici giorni e documen- tro tato in forma, l’ assicurato avrà diritto ad una mino- razione del premio convenuto proporzionatamente al egl verificato danno. pl ui” 4. L’assicurato identifica la località e la superficie pri 4 del fondo, dichiara la verosimile produzione del semi- nato, dei prati.e degli alberi, o viti. sicu MI 5. Di ogni specie di frutto si stabilisce d’ accordo per ;\ l’ apprezzamento; e tanto l’ assunzione del rischio,+| moé 19 pl quanto il premio, potranno essere contrattati o sull’am- min \ pi\° montare dei frutti assicurati comulativamente, oppure| sel mi j individualmente frutto per frutto. REATO \ i i Il premio da contrattarsi all’ atto dell’ assicurazione, ed (| sarà equo e modico, e se ne distingueranno le varie d fi classi a seconda della qualità dei frutti, uniti o sepa- i Rd rati l’uno dall’ altro, e la rispettiva ubicazione; quindi viene indicato approssimativamente soltanto il premio fi deli uno e mezzo al cinque e sino all’ otto incirca per gl cento all'anno sulla somma assicurata, salvo i casì par- ticolari e le situazioni singola#mente distinte. 6. Si può assicurare per uno o per più anni, però: a) Se la sicurtà è di un solo anno non si pa- gano i danni causati dalla grandine alle piantagioni per il prodotto degli anni successivi. b) Se per più anni si calcoleranno e pagheranno anche i danni successivi dipendenti dall’ antecedente grandine durante l’ epoca contrattata sino all’ ammon- tare della somma assicurata. 7. La verificazione dei danni in relazione ai frutti assicurati si farà mediante un perito arbitro inappel- labile. i Fa CONTRATTO D' ASSICURAZIONE. 155 1 assicuratore all’atto del contratto ne nomina quat- tro almeno domiciliati in quella provincia. L’ assicurato sceglie uno di questi come incaricato; egli stesso poi classifica gli altri in qualità di sup- plenti I uno dopo l’ altro nel caso d’ impedimento dei primi eletti. 8. Tosto che segue la caduta della grandine l’ as- sicurato dà l avviso all’ assicuratore ed al perito eletto per rilevare i danni e determinare la quantità a ter- mine di perizia se endo i patti espressi. Î congrui ter- mini per l'esecuzione e le necessarie discipline verranno stabiliti in un esteso contratto a stampa sotto il quale si scriveranno le condizioni d’ accordo con precisione ed equità a garanzia dell’ interesse sia dell’ assicurato che dell’ assicuratore. g. Le spese di perizia per rilevare i danni della grandine si pagheranno metà per parte secondo modica tabella da stabilirsi; ma saranno tutte provvisoriamente sborsate dall’ assicuratore. 10. In massimà non assume l’ assieuratore di pa- gare i danni minori del cinque per cento sopra la quantità del frutto assicurato, nè di pagare in tal caso le spese della relativa perizia. Si può per altro contrattare diversamente tanto in questa disposizione, quanto in tutte le altre qui de- scritte relativamente ai differenti casi e circostanze, qualora si va d° accordo fra i contraenti. 11. I danni si pagheranno nel mese di novembre in poi, e questi prontamente al presentatore dei rica- piti in ordine. 12. Si stabilisce che le disposizioni delle vigenti leggi d’ assicurazione nel Regno Lombardo-Veneto deb- bano valere in forza di patto per regola ferma di que- 156 Commercio. sto contratto, tanto per l’ aasicuratore, che per l’ assi- curato. L’ onestà e l’ esattezza devono dirigere questo con- tratto; queste saranno le basi fondamentali ed i titoli di reciproca confidenza fra l'assicurato e l’ assicuratore; contemplando ad un tempo la convenienza di ambidue egualmente. Mastice per i Denti. Poche goccie di mastice versate nell’ acqua si rap- pigliano, e rimosse con un dentelliere pigliano la consistenza di una pasta, la quale si può adattare a piacimento ai fori causati dalle carie nei. denti., ove si indura. Serve questo a ripararli dal contatto del- Y aria, e produce i vantaggi dello così detto impiom- bare i denti, evitando ad un tempo gli inconvenienti di quest’ ultimo metodo. Questo mastice si trova ven- dibile dal Chirurgo-Dentista sig. Bonella Gennaro abi- tante nella contrada dei Rastrelli, al civico N.° 5239. Prezzo lire 2 di Milano per ogni cristallino. 197 AVVISO| A chi abbisogna di far costruire dei parafulmini. Fu necessaria l’ opera del tempo e la sperienza per rendere indubitata l’ azione delle punte metalliche per sperdere l’ elettricità, per la qual cosa siamo arrivati all’ epoca in cui anco i meno credenti sono forzati convenire della utilità dei parafulmini e della necessità di ripararsi dalla folgore con questo mezzo. L’ esempio funesto degli andati tempi ci ha ammaestrati per l’av- venire. I templi consacrati agli esercizj religiosi, i pub- blici edifizj ed i palagi dei grandi, che sembravano fatti segno e scopo delle saette, ora più non lo sono. L’obblio di certi pregiudizj aperse la strada al convin- cimento, e se prima ognuno era restio, ora con gran ressa corre al riparo; si veggono pertanto sulle chiese, sulle torri, sui pubblici stabilimenti e su le abitazioni innalzarsi le punte sperditrici del fluido elettrico, e succedere alla paura la confidenza e la sicurezza. L’ industre meccanico signor Zuigi Marelli è quello che ci ha date le maggiori riprove di abilità, di non comune ingegno, nella costruzione, nell’ applicazione e direzione dei parafulmini nei diversi luoghi nei quali opera sua vi ha concorso. Ormai fra gli altri egli è il solo che senza il sussidio ed il consiglio di alcun fisico sia capace e per ingegno e per esperienza ripe- tuta, di costruire con esattezza e precisione i paraful- mini, e di situarli nei luoghi ed a quelle equidistanze volute dalle leggi fisiche e sanzionate dal tempo e dalla prova. Al solo fine di indiziarlo a chi abbisogna, e lo ignora, acciò possa valersene dell’ opera sua, noi abbiamo dettato queste parole, giacchè i parafulmini, ora in attività, e lé sue cognizioni fisico- meccaniche appalesate in molte operazioni o macchine, il racco- mandano abbastanza. Il signor Luigi Marelli abita nel locale di S. Ales- sandro sulla piazza di S. Gio. alla Conca. =ror==—. IRA a \s°) Osservazioni Meteorologiche fatte all’ I. È. Meran 1 rà E 3 SG Barometro. i|pol. 27 lin. 0,8 9|» 26 DARE052 34» 26» 0. 4 DD) 27” 3,0 5|»>” 7,6 6” 27” 7,2 9 9 27” 9,7 8|» DJ 393 9 DE) 27” 8,9 10|? 27 E EO LI 9 Digit 8,3 16” 27 s” 6,0 Ly, E) 9, DD) 6,8 18}» dj.» 7,0 19®” 7 9 7,8 20|? 2 92 6,0 DI Lea DI 1059 292|» 9 S| 1,6 29 D- A AI of» 27» 89 25” 2,9 tb) 8.0 2b5e, 2g 27| 2 7” 1.0 agli 20- 511,0 iene Term.| Direzione di Rea.\ del vento. Stato dell’ atmosfera. 0,8] Sud-Owest 1,9| Nord-Ow, 0,3| Nord-Ow. 2,4| Sud-Owest 4,0] Nord-Ow. 0,0] Owest 0,0 Owest 0,81 Owest 1,9] Nord 0,0} Owest 0,5] Owest 2,0 Est Sud-Est 0,0| Sud-Owest 2,4 Est 2,9 Est 0,0} Owest 1,0] Owest 1,0 Sud 1,0] Owest 0,6) Nord 0,3] Nord-Ow. 0,0] Sud-Owest 3,0| Nord-Est 1,0] Owest 3,0 Est 1,0 Sud-Owest 3.0| Sud-Owest Nuv.-Nebb. Nuvolo Nuv.-Nebbia Nuv.-Nebbia Ser.- Nebb. folta Nuvolo Nuvolo Nuv.-Ser. Nuvolo Nebbia Sereno Nuvolo Nuv.-Nebb. Sereno Pioggia Nuvolo Sereno Sereno Ser.-Nebb. Sereno Sereno Sereno Sereno Nuvolo Sereno Nuv.-rotto Sereno Nuvolo Altezza del Barometro, massima pol. 27, lin. 11,65 Altezza del Termometro, mass.+ 8,3, min.— 4,0, Sui 159 Osservatorio di Milano nel mese di Febbrajo. STECREA. Term.| Direzione Stato Barometro.|gi‘Rea.| del vento.| dell’ atmosfera. pol. 27 lin. 0,0|+ 3,0] Sud-Owest Nuv.-Nebb. » 26» 7,8|+4+ 2,0 Est Pioggia-Neve » 27” 0,0|4 1,6[/Nord-Owest Nuv.-Nebb. » 27» 5,514 1,5] Sud-Owest Nebb.-Ser. DI na CL 0,) Sud Nuv.-Nebb. » 27» 6,6|+ 1,5] Nord-Est| Nebb.-Piovoso » 27» 3,6|+ 1,8| Nord-Est| Nebb.-Pioggia pag db at 4,2 Est Ser.-Nuv. pica i 9000 dgli Uwest Ser.-Nuv.-Nebb. » 27» 10,2|t- 2,4 Owest, Nebbia » 27» 8,8|+ 4.0 Owest Sereno » 27» 98|+ 3, Nord INuv.-piovoso » 27» 6,5|4 3,5|Sud-Est-Ow. Pioggia » 27» 9,04 15,7 Sud Sereno » 27» 6,7|+ 4,3| Nord-Est Pioggia man 10,614 3,6 Nord Ser.-pio.-Neve-S. » 27» 6,74 4.6 Owest Sereno >» 27» 7,24 4,1] Sud-Owest Sereno » 27» 6,6|+ 3,6 Est-Sud Nuv.-Nebb. >» 27» 7,6|+ 5,6/Nord-Owest Sereno sto LO DA Sud Sereno » 27» 11,2|+ 5,6] Sud-Owest Nuvolo » 27» 10,0|+ 6,2 Owest Sereno » 27» 7,0|4 6.0) Sud-Owest| Nuv.-Nebb-Ser. »‘279». Bott. 8:dj Nord-Est Nebb. n° 29% na 3,74 0,0) 0 Sud-Est Nuv.-Nebb. » 27» 1,7|+ 7,2| Sud-Owest Ser.-Nuv, » 27=» 3,0|+ 7,5] Sud-Owest Sereno minima pol. 26, lin. 7,8; media pol. 27, lin. 6,45. med. 4- 2,57. Quantità della piog. e neve lin. 61,8. PREZZI CORRENTI delle Produzioni Territoriali del“ 28 25 27 27 S GENERI. Febb.® Febb.® Febb.° Febb.®°> [Sol Milano.| Pavia.| B"| Lecco.| Lodi.| Fi® Como.[Novara] 9| gamo cenza. Frumento al mogg.f24. 88| o. oc0|21. 26] 6. 00123. 30| 0. 00) 0. 00/25. 53 Riso DERliii 240..00 o) Ir 0. 100 39:99 No: oe 0%00|34. bi Granpstfumeoa» if ci dn fo. cova 43 0. 0011480 00100 dd 15, 95 Segale>{I4. 78| 0. 00) 0. 00] o. 00/15. 36| 0. 60| 0. 00 ITS Miglio”» 9. 85/\0. co|tT1. 79] 0. vo|ro. 51] 0. 00) 0. col 0. 00 Avena‘alla soma{r1.-80/ 0. 00/13. 33| 0. volio. 39| 0. 00) 0. 00/13. 83 Fieno.al fascio| 0. co] 0. 00) 3. 5g9| 0. 00] 5. 94|.0. co] o. co 6. 32 Paglia» 0. 00| 0. 00) 2. 07] 0. co) 2. 42] 0. co) 0. c0| 3. 52 Lino marzirolo alla libb. d’once 28. Canape» Legumi al moggio Gior. Gb lgricol, Arti e Comm. I P DI- | 5° Tar PALO È| Di x | | |= :B ui C xii{ É) DS% |= | x |\ S | L i:\ MPA AMADAMAL 29(eVSEIZ/ Gior.d'AgricolArti e Conn© —— , so 4A d? a» do.Arte del Cartosnaezo ; ?? 70283. 2° Su d'ur lorreno piano st dispongono origontalmente de Pers dh legno, che, direth verso lo stesso centro rappresentano è raggi dun cncolo. 7».»» 7”. 7 Ù' 2° Al centro di questo cmmeolo st pranta ur(egnio verticale, le cui estremita supertore spaccata t7t quattro rieeve 1 due pesi di legno,€ quali formano ‘ Una CrPOCE ° dr quattro angoli di questa croce st dispongano quattro ranndelli inclinati aa e GIR contro il peito di legno verti ale. Que sta frguo a ne rappresenta de 72 questo modo collocati i CISL SOLO destiriate ad anpe dre C/C gl ad PAL di legno POSSONO PICFJATST€ dritta 0d a marca, i: » guest'uttino TÀ 74 Jorma Ud fornello su-cur st mette della legrra menuto e della serra In seguito st leva Ul palo dal centro permettere un tixkone rel buco che serve di cammino e vi chiudo dopo poco tempo Ire o quattro giorni bastano a fare el legno n carbone e ridurlo c07n questo INCAKO alla sesta parte del suo primo peso St 161 Fasc.° III. Mese di Marzo 1823, AGRARIA ED ECONOMIA RURALE. Coltivazione della Canapa. La canapa vuole un terreno leggiero nè troppo ar- gilloso nè troppo sabbionoso, abbondantemente prov- veduto di sughi nutritivi, profondo, bene pulito dalle erbe cattive, e, per quanto è possibile, difeso dalle ingiurie e dalla violenza dei venti. Io non conosco alcun paese in cui questa coltiva- zione sia stata spinta ad un grado di perfezione così grande come, nel Bolognese ed in qualche parte della Romagna e del Ferrarese; egli non è raro di vedere delle piante di 4 a 5 metri di lunghezza fuori di terra, e che non mancano di dare dei fili bellissimi e finis- simi. Io darò qui la descrizione dei processi. usitati in questi paesi per la coltivazione di questa pianta che nella divisione del terreno piglia ordinariamente il luogo della raccolta sarchiata. ‘l’osto che sia tolta la stoppia dei grani si da un due terzi di lavoro. Questo lavoro consiste a rovesciare con un aralro a due ruote, due pezzi di terreno di 3 decime- tri di larghezza, VP uno contro l’ aliro su di una super- ficie egualmente di 3 decimetri che rimane disolto, as- solutamente ricoperto dai due che sono stati rovesciati. Il calore che è ordinario in questa stagione non tarda Fol..IV. 11 è 162 Acnania ep Ecomomia Rurate. a far perire la maggior parte delle erbe cattive che sono contenute nel terreno così rovesciato e ricoperto, e per poco che questa terra contenga di umidità, i semi che sono nascosti verso la sua superficie vi germogliano e cacciano fuori in modo da potere essere facilmente distrutte dai lavori che devono essere successivamente fatti. Dieci o quindici giorni dopo si passa disopra a queste ajuole una carriuola a distribuire, o una specie di rullo per appianare i cumuli. In seguito si trasporta sul carro e si spande sul ter- reno per lo stabilimento di questa coltura, cioè a dire per la prima volta, del buon letame( dopo due anni‘solamente la metà), e quindi si seminano le fave. i Allora si rifende, cioè a dire si dà un due terzi di lavoro precisamente opposto al precedente, e col quale le ajuole vengono là ove era in prima il solco, e viceversa; dopo si passa di nuovo la carriuola a divi- dere o il rulio per abbattere le zolle nelle ajuole, e si praticano delle fosse trasversali di scolo, all’ oggetto che le acque non stagnino nel terreno e che si possa più facilmente, nell’ autunno, dare un lavoro profondo per sotterrare le fave; queste arrivate al 173 o 2 piedi di altezza devono essere sovesciate per servire d’ in- grasso. Alcune volte invece di fave si seminano, ma sola- mente prima di passare la carriuola a dividere, qualche pianta del genere della rapa o del colza per‘servire allo stesso uso. Prima che sopravvenga il gelo si eseguisce il lavoro, di cui io passo a parlarne; il più sovente si fa con Je braccia per mezzo di grandi vanghe che penetrano per lo men: mio che esti' sua qual Si segna Invece | nello | che d in Qi tenz AI all: egi Vel COLTIVAZIONE DELLA(CANAPA. 163 è sono meno a 35 centimetri in terra. In questo caso si co- lo, e mincia il lavoro in mezzo del pezzo di terra, all’oggetto i semi che la fossa, che la vanga lascia aperta, si trova alla eliano estremità del campo, al luogo ove|’ aratro termina la nente sua azione, e raduna sempre una più o meno grande nente quantità di terra. Si divide e riordina, e si asciuga bene il terreno, 2a segnandovi dei canaletti o fosse trasversali di scolo; ecie invece dei solchi o ripari, non si veggono più allora nello spazio coltivato che dei piccoli canaletti paralelli Do che di 3 in 3 metri conducono le acque sovrabbondanti È in queste fosse trasversali e danno al terreno|’ appa- due renza di essere diviso in quadrati. OL Il terreno rimane in questo stato fino alla metà od alla fine di marzo. ni Allora si sparge la semente di canapa sul terreno; son egli è in questo caso soprattutto che un seminatojo sarà ar veramente utile, non solo a risparmio della semente che diri. è sempre molto costosa, ma ancora all’ oggetto di non hr spargerne sul terreno che la quantità che è realmente gt necessaria. Se egli è essenziale che siavi il numero di 10 piante conveniente, non lo è meno che questo numero fondo non sia eccessivo, poichè, allorquando la raccolta è ni troppo spessa, non ha giammai altrettanto buon suc- lil cesso, che se è al punto conveniente, e che ella è una Ùi operazione costosa quella di diradare per mezzo delle sarchiature. sola ì ue. ile Con questa semente si sparge ordinariamente delle materie escremeutizie, del letame e delle penne di de volatile, degli avanzi del seme spremuto dal colza e di altri grani di piaute oleifere, o finalmente delle 4 raschiature delle corna. Va Si interra ogni cosa con la zappa alla mano, dopo gr si ripartisce diligentemente il suolo con i rastrelli. 164 Acrania ep Economia Rurarr. ‘fosto che la canapa ha messo fuori di terra bene, li si presta una prima sarchiatura. con piccole zappe appubtate e strette, ed allorquando la canapa ha tocco CI i un piede e mezzo di altezza si ripete la sarchialura; molti coltivatori si limitano questa volta a sradicare le erbe cattive con le mari senza far uso della zappa. Mi è sembrato che lo spazio che si riguarda come il più ricercato, era di un decimetro quadrato per pianta, cioè a dire che si cerca che vi sieno un cen- tinajo di piante per metro quadrato; io sono di opi- nione che è da preferirsi che vi sia un numero un poco più graude, soprattutto se il terreno è molto ricco, all'oggetto che le piante diventino meno grosse e che il filo sia più fino. Ordinariamente la raccolta della canapa maschio ha luogo tre settimane dopo quella dei framenti; la si fa allorchè le piante, avendo sparsa la loro polvere semi- nale(il polline), cominciano a perdere le loro faglie o almeno queste foglie ingialliscono. Non si strappa, si miete-con delle falci un poco simili a quelle fienaje alle quali si avrà tolta sla metà della lama ed i tre quarti del manico. Si lascia la quantità di piante fem- mine che si giudica conveniente per procurarsi la se- mente di cui si ha bisogno(1). (1) Egli è meglio assai di educare le piante di canapa che si destinano a portare la semente, fra le pianta- gioni di grano turco e di pomi di terra che si raccol- gono a un di presso nello stesso tempo del grano, della canapa, e fra le quali le piante di quest ultima, isolate, danno dei prodotti incomparabilmente più grandi che COLTIVAZIONE DELLA CANAPA,:65 So A misura che si sega la canapa la si deposita sul ‘Appe terreno a fasci trasversalmente collocati gli uni su gli tocco altri; la si lascia seccare, ciò che si fa luogo in due 0 una tre giorni quando il tempo non sia sfavorevole; allor- re le quando questi fasci sono seccati, si scuotano le cime È al fine di far cadere le foglie. ome Allora si trasporta la canapa alla rustica abitazione per per dividerla. Quest’operazione si fa nel modo seguente: en- Si colloca la canapa in mucchio orizzontalmente, la pi- bassa o grossa estremità delle piante appoggiata ad un un muro o ad una parete al fine che da questo lato lto le piante sieno tutte avvicinate, e che ll’ ineguaglianza osse dei ramiscelli della canapa si mostri tutta dalla parte opposta. Si pone sul mucchio vicino al muro dei vaglj 0 ha per tenere questo in ordine ed impedire che si scom- ii poni, levando i ramiscelli per assortirli. semi» Si procede allora all'operazione. Per questa gli operai foslie pigliano con le mani e per pugnelli i ramiscelli i più appa, lunghi che si presentano, e, dopo averli levati fuori fenaje dal mucchio, essi li legano al mezzo della loro lun- tre ghezza in fascetu, adoperando per legarli dei ramiscelli \e lem- Ti ste quelle piante sottili che sono cresciute serrate le une ili contro le altre nei canapai. Se si lascia maturare il grano in questi ultimi, le cattive erbe vi pigliano piede, | enon il terreno si impoverisce e la raccolta del frumento cn che segue me soffre più o meno, mentre che se si un rompe subito dopo la raccolta della canapa maschio, o. dl avvi tutto il tempo necessario per pulire e fare prendere filato, aria perfettamente al terreno, 0 per procurarsi una sud che raccolta scevra di altre piante, n= ms EI iii ro>____ea 166 Agraria ED Economia Rurate. di canapa sottili. Levando così sempre i ramiscelli i più lunghi, gli operai arrivano finalmente a quelli tutt’ affatto curti, e ad esaurire la raccolta(1). Allor- quando gli operai hanno, raunato 12 fascetti, ne for- mano un sol fascio che legano alle due estremità. All’ oggetto che questi fasci sieno di una grossezza uniforme in tutta la loro lunghezza, si mettono le due metà di fascetti in senso inverso|’ una dall’ altra. Si lascia oltrepassare un poco la cima delle piante, quindi la si taglia, per non lasciare, che quella parte che può dare del buon filo. Nel separare col sopraddetto modo la canapa si de- vono separare tutte le piante o ramiscelli che sono guasti e che sono morti prima della raccolta. ( Sarà continuato}. NAS RASO VE VAAVIATVV VIVO introduzione della specie di vacche senza corna nella vallata di Brai, dipartimento della Senna inferiore, del signor Descuamps-RAFFETOT, ec., ec. Siccome nella economia rurale egli è sempre utile di presentare degli esempli di risultati all’ appoggio di sistemi i più adottati, io credo di dovere mettervi a (1) Questa operazione ha il fine ancora di ripulire gli steli dalle erbe che gli si attortigliano intorno. Si SE zl> bic. VACCHE SENZA CORNA.|» 167 li i parte del modo fortunato con cui io sono riuscito ad quelli introdurre ed a far propagare la razza delle vacche Alle. senza corna nella vallata di Brai, situata all’ estremità e for» lel dipartimento della Senna-inferiore vieino a quella emità, della Somme, e rinomata per il suo assai considere- ssezza vole commercio di butiro, detto di Gournai, ed in néle formaggi detti di Meufchdtel. altra; Sono otto anni che, divenuto proprietario in questo nice ricco paese di bellissime pasture governate tanto. per pate le vacche di latte, quanto per quelle di grascia, io fui molto maravigliato di avervi trovato una specie carat- su teristica e di non viscontrarvi che degli individui, nati nni alla ventura, di animali incrocicchiati senza metodo; io ho formato ed ho eseguito all’ istante il progetto d’ introdurre le vacche senza corna, la cui moltiplica- zione in un raggio di trenta leghe intorno a Parigi, come pure in alcuni dipartimenti lontani, è dovuta allo stimabile signor Bourgeois padre, economo della Villa imperiale di Ramdowillet, a causa. dell’ esempio che egli ha dato adottando esclusivamente questa specie per il latte al bisogno della possessione, dopo avere l raffrontato, sotto tutti gli aspetti, il suo prodotto, con Di quello di molte altre specie di una cpinione stabilita. o Io ho comperato adunque da lui al suo podere di Ro- seaux, vicino il Peray, un giovine toro ed una giovenca DAI senza corna che io mandai alla mia villa. Io ebbi tosto ed a combattere i pregiudizi dei bifolchi della vallata che go d si attenevano al loro metodo nella scelta delle loro ul bestie, e che cominciarono a riguardare questi animali con l’cechio del disprezzo pari a quello che provarono MO i montovi merinos allorquando si cercò di moltiplicarli, La mancanza delle corna che essi miravano quasi come ipa una deformità ed una costruzione assai, diversa; nulla O, DE mm Lera 168 Acnaria ep Economia Ruratr. ostante infinitamente superiore, militavano contro di 7 me, ma usando nel primo anno di servizio del mio toro, della facilità per la modicità nella retribuzione per l’uso, io ho assicurato con ciò la propagazione di molti di questi animali, ed era appunto quello che mi bisognava per determinare gli esseri incerti sui van- taggi di questa specie a tutte le epoche dell’ esistenza degli individui dei quali ella si compove. Il signor Beugnot, allora prefetto, ha voluto bene segnalare, nella statistica del dipartimento, il mio stabilimento come il principio di un nlile miglioramento. Questo passo una volta fatto, tutto andava prosperando per me, e tutti 1 proprietari dei pascoli del mio cantone adottarono in due anni questa razza, che io ho adesso la soddisfazione di vederla prevalere, a causa del suo grandissimo vantaggio, tanto relativamente al latte, come anco per la grascia. Non è quivi dove, a ragione della vicinanza di Rambouillet, ciascuno riconosceva la più bella mandra che esiste in Francia, che io farò lo storico di questi preziosi animali; ciascheduno sa che eglino sono ori- ginarj dell’ India, da dove essi sono stati importati in Europa e che sono venuti in Francia dall’ Inghil- terra, ove si sono moltiplicati quasi esclusivamente nel principato di Galles e nei dintorni di Londra. Si am- mira sempre con un nuovo interesse l’ ampiezza del loro volume, il peso della loro massa, I’ eminenza pro- nunciata dei loro muscoli, uno a piombo di tutte le loro membra, e, come ornamento di tutte queste es- senziali particolarità, il bello quasi invariabile dei loro colori, il cui fondo è quasi sempre del più bel bianco. Io ho nulla a dire di nuovo dell’ abbondanza e delta qualità del loro latte che non si riscontrano, allo stesso VACCHE SENZA CORNA. 169 di grado, in alcuna altra razza, e sulle quali furono fatte; "0 tatto in vantaggio loro, nella vallata di Brai, partico- Lo larmente da uno de’ miei vicini, Je sperienze le più he esatte e le meglio intese(1): il loro prodotto, vanlag- he gioso' per il macello, si addimostra da lui stesso per n» le forme polpose che lo caratterizzano, soprattutto nel a rovescio; egli è evidente ancora come la mancanza delle ” corna può arrecare utilità nell’economia per il minor pe- riglio, in vicinanza agli animali, tanto al pascolo quanto ! alla stalla, e così all’ oggetto di potere mettere negli stessi pascoli le cavalle pregne e gli stalloni senza’ te- | mere gli accidenti troppo frequenti dei colpi delle corna. A Sì sa ancora ciò che è del più alto grado d'importanza ni per la loro riproduzione, che l’ influenza del maschio n sulla generazione è tale che, qualunque sia la specie le, più 0 meno distinta della vacca. è sempre il toro che imprime compiutamente il carattere della sua alla pro- di duzione, e che quasi tutti gli individui, risultanti da Îta incrocicchiamento qualunque, potranno sempre essere st facilmente presi per i tipi della razza pura senza alte- N razione(2); ma io invito l’attenzione del coltivatore in ri asi > nel du(1) Siccome questa preziosa specie è adesso assai VITI moltiplicata nella vallata, così il suo latte serve alla p° fabbricazione della maggior parte dei formaggi detti di DE Neufchatel, ma a causa che si trova combinato corn Vf altro latte, così non si può assegnare al giusto punto “le il grado di miglioramento che egli vi può arrivare. si,(2)£ vitelli avuti dalle vacche senza corna nascono ai molto più grossi che non quelli delle vacche del paese, pi e sono venduti a più caro prezzo tanto per questa ra- giesto _ di= PP ess» a nanni ti 099 CARE 170 Agraria en Ecomomia Runate. sul partito che si potrà ritrarre per il lavoro, ed io mi affretto di prevenire quegli che potranno pensare che il difetto delle corna sarà un ostacolo a quello cui si vorranno far servire; io sono lungi dal negare. che questo non sia un inconveniente, giacchè quantunque si veggano in molti paesi dei buoi aggiogati con dei collari ed in conseguenza tirare con le spalle, io non trovo men sicuro che quelli attaccati con la testa ab- biano più forza da impiegare, ma siccome egli è co- stantemente provato che non si potrà aggiogare i buoi senza corna che con dei collari attaccati così, come io penso, essi saranno molto accomodati a tutti i lavori di agricoltura e dei carri, e per la forza di loro costru- zione essi apporteranno più servigi che molte altre spe- cie che si adoperano sempre aggiogati nello stesso modo. Io credo dover fare osservare che si avrebbero soprat- tutto degli eccellenti buoi da tiro dall’ inerociechiamento di questa razza con quella conosciuta di Charollais, nella antica Bourgogne, che si distingue per la bellezza delle sue forme ed il suo colore sempre di un sauro più 0 meno carico, deciso, nel più gran numero, nella lunghezza delle reni con una larga fascia del più bel r, bianco di latte. gione, come per il pregio in cul è tenuta la loro spe- cie. Io ignoro che si abbia fatto un esperimento com- parativo della qualità della loro carne con quella di altri vitelli, ma le loro forme eminenti e carnose non lasciano alcun dubbio relativamente a ciò. che bene certamente un esame circostanziato la farebbe trovare superiore. Vicoenes, Arpicos e Lamas: 171 ce Possa infine questo breve raccanto avere abbastanza Ù provato i vantaggi delle vacche senza corna onde inspi- da rare il desiderio di associarle alla razza che noi già ui possediamo. Ella è per me una verità dimostrata da te una esperienza di molti anni, ed è di assecondare le i viste dell’ utilità che sono la regola dei nostri lavori, di‘quello di fare di pubblica ragione tutto ciò che si crede ? vantaggioso alla prosperità del proprio paese. i G ) | VIVIANI VIVI VOVI VIVA VV Notizia di un primo sperimento fatto» dspagna per assuefare al clima e ridurre allo stato di dimestichezza di î vigognes, gli alpacos ed i lamas; e della lana di dI questi animali, del sig. FrAncesco DI Tueraw(1). i, 3 ta Al principio di questo secolo, e dietro sollecitazione i del governo francese d'’ allora, il re Carlo IV ordinò la el (1) L'autore di questa memoria, che noi annunziamo, o» fu intendente della provincia di San-Lucar di Barra- meda, sotto il regno di Carlo IV. Egli fece in questo pe: paese tutto il bene che si può aspettare da un ammi- LL nistratore illuminato$ egli ha fondato un gran numero di di stabilimenti utili, ai quali egli ha sacrato il totale on del suo stipendio. In tempo dell’ occupazione francese ne egli ha creduto di dovere continuare a servire il suo È paese, e sempre con lo stesso disinteressamento, fino al 1813, epoca in cui egli venne in Francia. L'età >€P 5 172 Acnaria ep Ecomomia Rurate. al vice-re di Lima e di Buenos-Ayres di raunare molti individui maschi e femmine di vigognes, di lamas e di alpacos e di spedirli in Europa. Non proponevasi solo di soddisfare la domanda del governo francese, ma si voleva ancora tentare di assuefare questi animali al clima di Spagna. La greggia, raunata per ordine del vice-re di Bue- nos-Ayres, fu trasportata su dei carri, ed è perita tutta intiera nel tragitto dalle Ande di Tucuman fino al luogo in cui ella doveva. essere imbarcata. Il vice-re di Lina ha riuscito meglio, perchè egli prese misure diverse. Per trovare e per trasportare gli animali che gli furono rischiesti, egli trascelse un capitano delle milizie del paese, uomo.intelligente e che ha adem- piuto a questa commissione con buon esito. Egli si servì dei pastori presi fra quelli che conducono nelle Ande le greggie di lamas e di alpacos; egli ha giudicato che questa piccola colonia non potrà far senza di questi uomini abituati a governarla. Egli trasportò la sua greggia per mare, da Callao fino alla Concezione, e di là viaggiando a piccole giornate, e di pascolo in pascolo, tutti questi animali giunsero a Buenos-Ayres, il fine di un cammino di cinquecento leghe. Gli avvenimenti della guerra‘e la presa di Buenos- Ayres fatta dagli Inglesi, ritardarono la partenza per \ Europa; ma allorchè la pace fu ristabilita tra la sua matura e la sua fortuna furono impiegate per la sua patria; egli compie ia sua carriera lungi da que- sta patria nella privazione, nei patimenti e nella po- vertà. evasi ICese ) numali Vicocnes, Arracos e Lamas. 173 Francia e| Inghilterra, don Francesco di Saavedra, ministro della giunta centrale di Siviglia che ammini- strava il reggimento del regno in tempo dell” occupa- zione francese, ordinò che la greggia fosse imbarcata per Cadice, e m' incaricò di riceverla unitamente a don Simeon de T'ojas-Clemente, professore. di storia naturale del giardino delle piante esotiche di Siviglia. La fregata che portava la colonia fu attaccata, e fu necessario combattere. Gli animali hanno molto sofferto, mentre, in tempo del combattimento, una porzione delle loro provvigioni fu gettata in mare. Venivano alimentati con pomi di terra, con spighe di grano d’ India, con fieno e crusca. In fino a tanto che vi furono dei pomi di terra,, tutto si mantenne in buono stato, ma dal momento che questo alimento cominciò a mancare. le malattie si manifestarono e le perdite si sono moltiplicate. Di trentasei animali che si sono imbarcati, wadici solamente hanno toccato terra a Ca- dice, fra quali due erano molto ammalati e morirono dopo alcuni giorni. Si ricevettero adunque solamente nove individui al giardino di San-Zucar, cioè una femmina di lamas, piena per incrocicchiamento, con un alpacos; due vigogues femmine, delle quali una piena parimenti per incrocicchiamento con alpacos; e di tre femmine bastarae provenienti da un alpacos una vigogne(gli fu dato il nome di alpa-vigogne); r I? » ì| pie» finalmente tre alpacos maschi. Non arrivò al giardino di San-Zucar alcun maschio r-. 1 E"O 7 9° L: di lamas ne di vigogne, ne alcuna femmina di al- pacos, e non ebbe il mezzo di continuare le sperienze di gia cominciate a Buenos-Ayres sull’inerociechiamento delle tre specie, nello stato di dimestichezza. ì Lo sperimento, di cui noi rammentiamo le circo- dl IN a iirnatuene en Zina sea 174 Acnaria eb Economia Rurare. stanze, fa conoscere: 1.° che egli è possibile di ricon- durre i vigognes allo stato’ di animali domestici, scopo principale dell’ intrapresa; 2.° che, per addimesticare questi animali nel loro paese nativo, bisognerà pigliarne molti giovani nelle caccie che si intraprendono, per arrestare i grandi e fargli allattare dalle femmine di alpacos; 3.° qual’ è la maniera di condurli da Lima e dal Chili fino a Buenos-Ayres(si potrà ancora con- dorli sul golfo del Messico(1) iu un porto dove eglino sarebbero imbarcati per la Spagna); 4.° quali sono gli alimenti i più propri a mantenerli in buono stato di salute sul mare, e che i pascoli forniscano loro un nutri- mento sufficiente nei loro viaggi per terra; 5.° che la razza dei vigognes può essere incrocicchiata nello stato di dimestichezza con quella degli alpacos, e questa con i lamas:; 6.° che la lana dei vigognes incrocicchiati con gli alpacos o alpa-vigognes, è abbondantissima e di una qualità superiore. Questi incrociechiamenti po- tranno essere variati a piacimento se, come il capitano lo assicura, i bastardi provenuti da questi incrocicchia- menti sono fecondi, cosa molto probabile poichè que- ste razze non sono che delle varietà di una specie ap- partenenti al genere dei cammelli, secondo il parere di molti naturalisti. (1) Questo consiglio non sarà forse senza danno. Si avrà a temere che î vigognes soffrissero il calore del £ clima in questi paesi di troppo vicini all’ equatore. Vicocnes è ArPracos E Lamas. 179 Osservazioni. I vigognes sono sparsi su tutta la catena delle Ande, le più alte montagne deli’ America. Si trovano princi- palmente in vicinanza delle nevi perpetue che coprono la sommità di alcune di queste montagne. Questi ani- mali sono ancora nello stato selvaggio. Gli viene data loro la caccia per la loro tosatura, e fa duopo ammaz- zarne circa 80,000 per raccogliere i cinquecento quin- tali di lana che si fanno passare annualmente in Europa. Una così grande distruzione non produce punto una sensibile diminuzione. Lc‘caccie sono così produttive in oggi come lo erano nei primi tempi. l vigognes sono facili a pigliarsi. Si tendono in molti passaggi stretti, verso i quali sono cacciati, delle cor- dicelle di tre o quattro piedi di altezza, guarnite di pezze di stoffe di color vivace. Questi animali si la- sciano‘piuttosto ammazzare anzichè tentare di oltrepas- sare questa debole barriera, tanto la loro timidezza è eccessiva, La lana dei vigognes è della stessa qualità in qua- lunque parte delle Ande la si abbia raccolta. Ma ella acquista sempre più in bianchezza a misura che si av- viciniamo al polo australe(1). In quanto alla lana di alpacos ella varia molto nelle diverse situazioni del- (1) Egli pare certo che le temperature fredde favo- (o, riscono la riproduzione della lanugine ed aumentano la bianchezza, e contribuiscono alla salute di questi animali. | Ì È —P=; 176 Acnania rp Ecomomia Rusate. I’ America meridionale; quella che viene spedita da Buenos-Ayres non è venduta che a quattro reali(un franco) nel mercato di Cadice; in luogo che quella che-si ritira. dayliinsa costa sventinvolte tanto. Di tre alpacos maschi ricevuti al giardino di San- Lucar, uno solo era di quella specie a lana fina. Egli veniva dalla provincia di Jonca-Velica, ove questa specie è abbondantissima, secondo le notizie del capi- tano conduttore, Si può applicare agli alpacos dell’ Ame- rica meridionale]’ osservazione fatta nella tosatura. dei castrati in Europa. Si sa che ella passa per tutti. i gradi di finezza e di valore dalla lana la più.grossa fino a quella dei merinos zranshumans; ma che. ella non varia punto nei cantoni ove, da tempo immemo- rabile, le greggie furono conservate senza mescolanza e senza incrocicchiamento di razze. La lana degli alpa-vigognes provenuta da questo spe- rimento è tanto fina come quella dei vigognes, e sovra- sta quella per la sua lunghezza, mentre quella. dei vigognes è sì corta che non si fila che difficilmente e che non si adopera ordinariamente che per la tessitura e che, per la orditura, si ha ricorso alla lana dei me- rinos. Un’ altra osservazione importantissima è che la tosatura degli alpa-vigognes è almeno sei volte più al- bondante che quella dei vigognes. Questa nuova sorta di lana può supplire al pelo di castoro per la fabbri- cazione dei cappelli; io stesso ne feci lo sperimento. Un cappello che mi fu fatto a San-Zucar con questa lana si è trovato di un eccellente qualità. Non si è potuto fare alcuna osservazione sul bastardo di lamas perchè la sola femmina di questa razza che si ebbe a San-Zucar è morta con tutti i sintomi della E rabbia prima di produrre. Il f+.0 che gli fu levato era Vicocnes, Arpacos re Lamas. 177 parimenti morto. Uno degli alpacos dopo aleuni giorni è perito per la stessa malattia accompagnata dagli stessi sintomi. Questi fatti non devono essere trascurati per coloro che vorranno continuare queste sperienze o farne delle altre su questi animali(1). (1) Egli è probabile che queste malattie furono ca- gionate dal calore. Il luogo non fu ben scelto per que- sti sperimenti; si sarebbe potuto trovare delle posizioni più convenevoli nelle montagne di Leon o di Granata. Gli animali discesi dalle alture delle Ande non pote- vano essere situati più svantaggiosamente che in un porto di mare. Se si vorrà assuefarli al clima di Fran- cia non si cadrà certamente in questo grave errore; i nuovi sbarcati saranno spediti, almeno in tempo di estate, nelle montagne, delle quali i dipartimenti meri- dionali non mancano punto. Al avvicinarsi dell’ inverno si potrà ricondurli nelle pianure; forse sarà egli neces- sario di farli transhumer(0 viaggiare dal piano alle montagne), come i merinos di Spagna e le greggie di montoni delle Alte- Alpi. Verso la cima delle Ande, luogo nativo dei vigognes, la temperatura è costante» mente assai bassa e varia poco. In Europa la varia- zione di temperatura(o la distanza fia le estreme {smperature) va crescendo a misura che si innalza in latitudine. Verso il mezzo della Francia ella è ad un dipresso di 30° R.; vicino al circolo polare ella passa il 70° R. Queste osservazioni non devono essere tra- scurate, quando si tratta di accostumare al clima di Europa degli animali che sembrano temere egualmente il freddo ed il caldo. ol. IV. 12 178 Agraria ep Economia Rurate. Se si considera che Buenos-Ayres è a 34° 35! di latitudine sud, e San-Lucar de Barrameda a 37° 18' di latitudine nord ed al livello del mare, si conchiuderà senza fatica che più i vigognes si avvicineranno al polo, più essi vi troveranno ciò che è conforme al loro paese nativo, e che per conseguenza tutta l’ Europa può go- dere dei vantaggi ottenuti dall’averli assuefati al clima, almeno fino al 60° grado di latitudine(1); mentre si sa che ad altezza e latitudine eguali, la temperatura è più alta nell emisfero australe che in quello che gli è opposto. La carne degli alpacos e dei vigognes serve per ali- mento dei Peruviani; dicesi che ella è salubre e di un sapore gradito. Dalla prova, di cui io ho quivi reso conto e che meriterà di essere ripetuta più in grande, io sono convinto che la compera della vigognes, come animale domestico, sarà uno degli acquisti i più interessanti che l’ industria avesse fatti sugli animali. Io mi sono limitato ad una esposizione semplice e veritiera di ciò che io ho veduto, senza nulla ripetere di quello che D. Ulloa, Buffon ed altri naturalisti hanno scritto su questo oggetto. (1) eggasi la sopraccitata nota. e a Nocr. 179 Della maniera di propagare, piantare e tagliare le noci.-- Metodo di conservare le noci in tempo d’ in- verno, ec., del signor W. Forsyrn. Il noce, juglans, è originario di Persia, e non si conosce con. certezza l’ epoca in cui egli è stato intro- dotto da noi. Egli appartiene alla vigesima prima classe del sistema di Linneo IMonoecia Polyandria. Quegli che sono comunemente coltivati in questo paese sono i seguenti, che non sono che varietà della noce comune(1), cioè: la doppia noce, la grossa noce, (1) Juglans regia, foliolis ovalibus, glabris, subser- ralis, subequalibus. Hist. Cliff. 449. Hist. Ups. 2.86. Mat. Med. 203. Roy. Lugd. B. 81. Dalib. Paris. 293: Blackw. t. 247. Knors. Del. 1, t. n. 7. Kniph. cent. 1, , n. 47. Regn. Bat. Juglans, foliis septenis, ovato, lanceolatis, integer- rimis. Hall. Helv., n. 1624. Nux juglans, sive regia vulsaris. C. B. P. 417. Noce ordinario. Nux juglans. Dod. Pempt. 816. Nux juglans, fructu masimo. Bauh. Pin. 417. Voce a grosso frutto. Nux juglans, frueto tenero et fragili putamine. Bauh. Pin. 417. Noce a frutto, di cui il guscio è tenero. Nux juglans, bifera. Bauh. Pin. 417. Noce che pro- duce due volte. Nux juglans, fructo serotino. Bauh. Pin. 417. Moce gardivo chiamato ordinariamente di Sant-Giovanni per- b )| | I i Tina 180 AcrariA ED Ecomomia Rurate. la noce francese, la noce a guscio sottile e la noce tardiva. La noce Hickery(1) del nord dell'America, il cui frutto è piccolo ma bene odorosa 3 sì innalza anco da noi come la noce nera di Virginia(2), ma questa ultima è coltivata principalmente per il suo legno. Ve L= che egli comincia solamente în questo tempo a cacciar le foglie. Questa varietà è preziosissima per l'agricoltura, vestendosi molto tardi di foglie va meno soggetta a pe- rire dai geli di primavera che distruggono frequente- mente questi alberi delicati. Egli sarebbe importante di incoraggiare la coltivazione di questa varietà e di ren- derla più comune massime în quei luoghi dove è di già coltivata, e dove la raccolta delle noci è spesse volte distrutta dai geli del mese di aprile, sarebbe dovere il far sentire agli agricoltori il vantaggio di propagare una varietà che produce delle raccolte meno acciden- tali. (1) Juglans alba, foliis lanceolatis, serratis, exterio- ribus, latioribus. Linn. Sp. plant. 917. Nux juglans alba virginiensis. Park. Theat. 1414. Noce bianco di Virginia, chiamato la noce Hickery. Tanto che il Hic- kery è giovane, il suo legno è pieghevole e coriaceo, e molto stimato per le canne fatte dei suoi polloni, ma allorquando l albero è grande, il suo legno diventa Sacile a rompersi e non può più servire agli stessi usi. (2) Juglans nigra, foliolis quindenis lanceolatis, ser- ratis, exterioribus, minoribus, gemmulis super-axilla- ribus. Linn. Sp. 1415. Hort. Cliff. 449. Hort. Ups. 287. Gron. Virg. 150. Roy. Lugd. B. 82. Nux juglans Virgi- miana nigra. H. L. 452. Duh. Arb. 15, Catesb. Ca. sì, — rn noce Noct. 181 a, il ne sono molte altre del nord dell’ America che si pian- auco tano per la varietà. nesta Il miglior mezzo per allevare questi alberi è quello . Ve di seminare le noci raccolte, quando esse sono bene mature, quelle che hanno il guscio sottile devono es- Due sere perciò preferite. Le noci, a meno che egli non faccia un freddo troppo forte, ciò che avviene rare DI volte prima che elleno sieno mature, devono restare hi sull’ albero fino a tanto che cominciano a cadere da loro stesse, allora agitando in qualche modo la pianta caderanno. Bacchiandole con delle pertiche come è di di costume, si fa molto male all’ albero, rompendo i giovani rampolli; oltre di ciò le noci non si conser- È vano giammai sì bene quando esse sono state abbattute A troppo presto. a Si può seminare le noci in linee nello stesso modo sm delle costagne il miglior tempo per far quest’operazione, 1 quando la stagione sia secca, è da preferirsi l’ autunno; sa e le noci devono essere perfettamente essiccate, altrimenti| i esse sarebbero soggette a corrompersi prima di germo- ti e gliare. Se l’ autunno è umido si potrà seminarle nel i pane mese di febbrajo od al principio di marzo, e si co-\ : a priranno come si fa con le castagne, per preservarle| | He dai topi. Se elle riuscissero bene, saranno disposte| il a trapiantarsi nel primo autunno dopo che saranno i, Da state seminate, diversamente si lascierauno ancora un venta anno. Se si metteranno in canaletti lineari nello stesso i US Mi agilla= 23) p. 67. Questa varietà fornisce il miglior legno di tutti Vigi a noci; alcuni alberi sono gradevolmente venati e sì a!) puliscono facilmente, ma molti altri sono meno belli. 182. Acnaria rp Economia Rurate. modo delle castagne, e si trapianteranno il secondo o terzo anno, fino a che si trasporteranno al posto di loro dimora. Questo li farà mandar fuori delle belle radici orizzontali e gli metterà in un bel stato relativo molto più presto che se questi alberi fossero formati di radici a fittoni. Si innalzeranno con un semplice tronco di circa sette piedi di altezza prima di permet- terli di formar capo; i rami devono essere messi fuori di pericolo da essere presi dalle bestie. Il tempo di trapian- tarli dipende dai progressi che eg!ino avranno fatti nel semenza}o; ivi si lasceranno fino a che sieno pervenuti ad una passabile grossezza€ ad una convenevole altezza a pieni venti. Il terreno ove si vuole piantarli deve essere bene lavorato a vanga; si pianteranno tosto gli alberi in linee separate di sei piedi ed alla stessa di- stanza di albero ad albero nella linea, e questo in quinconce,€ si lasceranno così fino a che essi produ- cono. Questo sarà necessario per assicurarci della specie del frutto che possono produrre questi alberi che sono stati seminati. Dopo che voi avrete scelto quelli che producono il miglior frutto, voi trapianterete gli altri per il legno o li taglierete per sostegni od altro fine. Questi alberi che voi lasciate all oggetto di produrre devono essere a pieno vento, col togliere iutti gli altri alberi che si trovano nelle linee, a misura che essi aumentano di grossezza, fino a tanto che sono alla conveniente distanza per alberi in pieno accrescimento, ciò che sarà di ventiquattro a quarantotto piedi, se- condo la ricchezza del terreno ed i progressi che ha fatti l albero. Quando si tagliano i tronchi dei noci si devono le- vare i rampolli o piccoli rami vicino al tronco, e mon- dandoli si taglieranno tutti i rami che si incrocicchie» } ondo lo dì belle ativo îmali plice met- 1 di an- nel uti Ta leve dì i di- lo in rodu- pecie sono — che call i fine. sodumre ol altri he essì n0 alla mento, di, se- che ba ono le e mone gicchie” Noci. 183 ranno o quelli che sono stati maltrattati dai venti o qualche altro accidente, e si taglierà sempre ad una for- chetta o ad un occhio, mentre un’altra parte del ramo nuocerebbe e guasterebbe|’ albero; ma comunque sia una parte od un ramo intiero che voi tagliate, vi ap- plicherete immediatamente l° empiastro(1). Altre volte il noce era di un grande uso nelle fab- briche, ai bisogni domestici, ma l’acajou ed altri legni forestieri li sono adesso in gran parte preferiti, parti- colarmente per gli ultimi articoli. Il noce è buonissimo quand’ è adoperato dritto, ma egli è troppo facile a rompersi per le travi e per le armature dei tetti, ec. E quando egli è ben terso si presenta in bellissimo aspetto per casse, tavoli ed altri mobili. In oggi si fa molto uso e con ottimo risultato per bacchette (1) L’empiastro si compone nel seguente modo: Si prenda nel volume di uno stajo sterco di vacca, un mezzo stajo di rottame di vecchie fabbriche( quello delle soffitta è il migliore), un mezzo stajv di cenere di legna e la sesta parte di uno stajo di sabbia di sorgente od altra; si devono prima passare queste ul- time tre sostanze per uno staccio, quindi unire bene il tutto con spatola di legno. Si può adoperare questa composizione alla consistenza della calcina e sotto forma di empiastro, ma egli è forse più vantaggioso di farne uso in forma più liquida perché ella vi si attacca più fortemente all’ albero, ed a malgrado di ciò permette più facilmente alla corteccia di crescere, si allunga adun- que con dell’ orina e dell’acqua di sapone fino che sia alla giusta consistenza, 184 Agraria ED Economia Rurate. da facile. 1 noci riescono meglio in un terreno ricco e profondo, ma crescono benissimo in un terreno cretoso, come si può vederlo sulle montagne di Surry nei din- torni di Leather-head, Godstone e Carshalton, ed a Beddington-Park, Carews, ove si trovano molti bellissimi noci. Questi alberi meritano bene di essere coltivati, giacchè l’annuo soggiorno dell’ antica famiglia dei valore del frutto che essi producono è considerabilissimo. Si ricava quivi molto danaro negli anni d’ abbondanza, raccogliendo le noci verdi da serbarsi sia per i bisogni della casa, sia per l'esportazione. Le foglie del noce messe ad infusione nell’ acqua bollente, e questa infusione mischiata con l'acqua di calce, del sapone e dell’orina, è efficacissima per distruggere le lumache ed i vermi nel terreno e gli insetti sugli alberi. Si devono lasciare cadere da loro stesse le noci che si vogliono serbare, e dopo bisogna collocarle in un luogo arioso coperto fino a che esse sieno intieramente secche; allora si metteranno in coppi, casse o barili con della crusca fina e netta che sia stata bene sec- cata al sole, in un forno o al fuoco, e si metterà degli strati di sabbia e di noci alternativamente, e si riporranno in un luogo ben secco, ma che non sia troppo caldo. In questa maniera esse si conserveranno buone fino agli ultimi giorni di aprile. Prima di presen- tarli sulla tavola si puliranno e si leverà la sabbia, e quando si accorga che elle sieno aggrinzate, si immer- geranno nel latte e nell’ acqua per lo spazio di sei od otto ore prima di farne uso; questa operazione le ren- derà grosse e belle, e si potranno facilmente pelare. C. = ine E—= cai vr e= a Pi Noci. 195 Sull’ innesto del noce. « All’ assoluta mancanza di un sicuro processo per « l'innesto del noce, sollecito il celebre Knight accorse « allo sperimento, ed i suoi tentativi furono coronati « di ottimo risultato; in conseguenza di che egli ha « potuto consegnare al pubblico il modo certo d’inne- « stare il noce, e trovasi in una memoria inserita « nelle Zransactions of the horticultural Society of « London, etc. Al fine di far noto anco all'Italia un sì « vantaggioso ritrovamento, e ad accrescere lustro al- « l’ ottima disciplina verso cui il signor conte Lorenzo « Taverna intende i suoi continui studj, questi offerse « la traduzione della memoria dello stesso sig. Anighé « che noi in questo Giornale ci facciamo premura di “ riportare.”» Upon the propagation of varieties of the Walnut Tree by budding. Sulla propagazione delle varietà del noce mediante innoculazione a gemma, di‘Tomaso Anprer Knicnr Eso., F. R. S. presidente. L’ infelice successo di molti tentativi per propagare il noce, inserendo a spacco o per via d’ inoculazione, mi condusse in una passata memoria a scoraggiare tutti i tentativi per propagarle eccetto che la seminazione o l innesto per approssimazione. Ciò non ostante conti- nuai ogni anno a fare pochi esperimenti colla speranza di scoprire un metodo di inoculazione che potesse ri- sultare felice nella coltura di questo frutto come di i =_= N i) È et 186 Acraria ED Ecosonmia Iurate. altri di egualmente difficile propagazione, ed alla fine ottenni un esito favorevole, solito compenso della per- severante pazienza. Gli avvantaggi risultanti dal propagare le varietà del noce per via d' inoculazione si troveranno, a mio cre- dere, considerabili purchè le gemme si tolgano da ro- buste piante giovani od anche di media età, perchè oltre il vantaggio di ottenere frutto da molto giovani alberi, il cultore sarà abilitato a scegliere non solo quelle varietà che producono il miglior frutto, ma quelle che meglio resistono, come legname d’ opera, alle vicende del nostro clima. Sotto questa vista vi è quasi sempre qualche differenza da osservarsi nella co- stituzione dei diversi individui ottenuti col seme; 3 questa è invariabilmente trasferita all’ albero innestato e o inoculato. Il noce, è vero, come frutto contiene ben poco nutrimento e forse o tutto al più forma un malsano tornagusto, ma l’ albero produce legname di molto maggior forza ed elasticità, attesa la sua specifica molto scarsa gravità, di qualunque altro nativo in In- ghilterra, ed è in conseguenza applicabile ad oggetti per i quali non si è ancora trovato un buon sostituto; i calci dello schioppo militare e quello del fucile da caccia. Le gemme di quasi ogni altra specie riescono con somma certezza, quando inserite nei messiticci dello stesso anno; ma il noce pare che presenti una ecce- zione, forse in certo modo perchè le sue gemme di primavera contengono tutte le foglie che 1 albero pro- duce nella successiva estate, d’ onde ne viene che i suoi rampolli cessano di allongarsi tosto che le gemme sì spiegano, e tutti i suoi germogli di ciascuna stagione NOCI. 187 cvyno per conseguenza presso a poco della stessa ctà; e molto prima di avere acquistato il debito grado di maturità per essere staccati, i rami annui hanno ces- sato di più crescere o di produrre nuovo fogliame. Per andare incontro ai disavvantaggi che derivano dalle precedenti circostanze, adottai il metodo di ritardare il periodo della vegetazione dei pedali in confronto di quella dell'albero fruttifero, e con questo mezzo parzialmente prosperai. Alla base dell’annale messa del noce ed altri alberi dove si uniscono al legno del- l anno precedente vi sono molte minute gemme le quali sono quasi nascoste nelia scorza, e di raro 0 non mai vegetano, se non nel caso che periscano prima le grandi prominenti gemme che occupano la media ed opposta estremità del legno annuale. Inserendo in cia- scun pedale una di queste minute gemme, ed una del genere grande e prominente, ebbi il piacere di trovare che le minute gemme facevano presa, mentre tutte le grandi perivano senza pure una sola eccezione. Questo esperimento fu ripetuto nella estate del 1915 sopra due pedali di un anno che crescevano in vaso ed erano, durante la primavera e la prima parte del- I estate, collocate in una situazione ombrosa sotto una muraglia esposta a tramontana, d’ onde poi furono ri- mosse tardi in luglio ad una casa destinata a forzare le piante che io dedico agli esperimenti, e subito germo- gliarono. Questi essendo lasciati a rimanere nella casa la seguente estate produssero dalle piccole gemme rampolli quasi lunghi tre piedi che terminavano in grandi e per- fetti fiori femmine che necessariamente risultarono abor- tivi non essendo stato possibile a quell’ anticipato periado in cui comparvero le femmine procurarsi fiori maschi; ma la precoce formazione di quei fiori prova sufficien= 188 AcrariA eb Ecomomia Runatre. temente che le abitudini di un ramo fruttifero dell’al- bero di noce può trasferirsi coll’ inoculazione del pari che colì’ innesto per accostamento. La migliore situazione per inserire le gemme di que- sta specie di albero(e probabilmente di altri di simile natura) è vicino alla sommità del legno dell’anno pre- cedente, e conseguentemente vicino assai alla base del germoglio annuale. E se gemme piccole del genere summenzionato vengano con perizia inserite in queste parti dei rami di rapida vegetazione, si troverà che riescono con una certezza quasi eguale a quella di altri alberi fruttiferi, purchè queste gemme sieno in uno stato più maturo di quelle delle gemme dell’ individuo sul quale si innestano. Gli avvantaggi che nella propagazione di altre specie di alberi ponno ottenersi col procurarsi per l’ inser- zione gemme più mature di quelle dell’ individuo sono tali da meritare qualche attenzione, e non sono punto, io credo, noti ai giardinieri ed a quelli che tengono semenzai. La gemma matura prende immediatamente con maggiore certezza sotto Je medesime esterne circo- stanze. È meno soggetta a perire durante l’ inverno, e possiede la stimabile proprietà che di raro, e non mai, vegeta prematuramente nell’ estate sebbene sia inne- stata prima del periodo usuale, e nella stagione in cui la linfa dell’ individuo è abbondantissima. Io ho in diversi anni trasportate alcune centenaje di gemme di Pesco dalla serra loro propria dove sono forzati a lu- sureggianti germogli in ispalliera scoperta, e non vidi mai che alcuna di queste gemme si aprisse e vegetasse nell’ estate o l’ autunno; ma quando ebbi occasione di rovesciare il processo e di innestare gemme imma- ture, tolte dalla spalliera, nei rami degli alberi tenuti Noci. 189 nella serra, molte di queste ed in certe stagioni tutte germogliarono subito dopo inserite, sebbene all’ epoca della loro inserzione gli alberi in serra avessero quasi cessato di crescere. Il risultato fu in ambedue i casi precedenti in opposizione alle mie aspettazioni.. Ma si vede necessariamente che questo proviene dall’ essere la gemma matura di già caduta nello stato di riposo pre- paratorio al di lei lungo sonno d’ inverno, prima che fosse trasportata; e dallo stato più eccitabile dei poteri della vita nella gemma immatura tolta dalla spalliera. Se le gemme del Pesco quando son prese nella serra contengono fiori possano essere portate a grande di- stanza e dare ciò non ostante frutto nella vegnente primavera. In questo modo io ottenni prontamente frutto dai fiori mandatimi dalla vicina Londra, e non tengo dubbio sulla possibilità di ottenere frutto dai fiori mandati da Parigi od anche dal mezzogiorno della Francia purchè sieno bene imballati. In questo caso sarà necessario di lasciare uno sottilissimo strato di legno alla gemma invece di estrarlo totalmente; e questa operazione si troverà utile ancora quando le gemme si prendono dalle serre dei Peschi dove si fanno maturare i frutti di buon’ ora nell’ estate, per inne- starle su piante esposte in piena aria. C. AA YA VIVO VARAIVAVAMI Della polvere anti-carbonosa e vegetativa, del signor FrangoIs. Questa polvere si presenta sotto forma di pezzi ag- glomerati senza coesione, si divide facilmente con la 190 Agraria ED Economia RuraLEe, semplice pressione fra le dita; il suo colore è di un giallo- verdastro ,. senza odore, di un sapore stittico e metallico; messa sui carboni accesi si fonde, si goufia e spande un odore di acido solforoso distintis- simo. AI oggetto di determinare le sostanze che vi erano contenute in questa polvere fu fatta 1)’ analisi, dalla quale risulta che cento parti di questa polvere sono formate di settantacinque di solfato di rame, nove di solfo o sedici di ferro. Siccome egli è addimostrato adesso che la polvere anti- carbonosa e vegetativa, altro non è che solfato di rame per tre quarti parti, e che le due altre sostanze con le quali è unito sono a un di presso insignificanti per l uso a cui l’autore la raccomanda, egli mi sembra essere più conveniente il far uso solamente del solfato di rame, la cui efficacia per la distruzione della carie dei grani è stata provata in un modo indubitato dal signor Benedetto Prevost; questo distinto dotto, morto sono alcuni anni e la cui perdita si è fatta vivamente sentire dalla società del dipartimento di Tarn-et-Garon- ne, della quale egli era membro, ha riconosciuto che la carie altro non è che una pianta parassita o un piccolo fungo della famiglia degli uredo. In una me- moria che è stata stampata, questo accademico parlò molto a dilungo sulla maniera con cui ella vegeta, e con delle esperienze fatte in grande e per lo spazio di dodici anni consecutivi, egli ha confermata la proprietà di cui gode il solfato di rame di sbarazzare totalmente il frumento impiegando solamente otto once di questa sostanza per una soma di frumento. Il processo il più facile a mandarsi ad esecuzione è il seguente: Si mette il grano in un tino, vi si versa POLVERE ANTI-CARBONOSA. 1gì A sopra dell’acqua e si aggiunga in tanta quantità che sua vrasti il grano di sei ad otto pollici; si versi in seguito h la soluzione del solfato di rame fatta in alcune pinte de di acqua calda; si rimuova allora fortemente tutta la massa per lo spazio di una mezz” ora, dappoi si levi r° con cribro tutto il grano galleggiante. Dopo un'ora e la mezza di immersione si decanta l’acqua, e dopo dodici 4 ore il grano è abbastanza secco per essere seminato i: senza essere obbligati di trasportarlo altrove(1). Con questo processo si evitano gli inconvenienti della calce, poichè il grano non è coperto di alcuna polvere e si ha la certezza di una raccolta senza carbone nè | carie(2). Il prezzo di questa operazione non ammonta : tutt al più che a quaranta centesimi la soma, mentre a che la stessa quantità di grano esige, secondo l’autore, to dieci once e mezza di polvere anti-carbonosa, la quale le importerebbe una lira e cinquanta centesimi. al Nel porre fine a questa memoria protesto che io non 10 intendo di mettere in dubbio i vantaggi della polvere le anti-carbonosa e vegetativa, ma io ho creduto essere n° utile alla classe numerosa dei coltivatori di farli ap- he prendere un mezzo molto meno costoso per giugnere un allo stesso scopo, e che non è che la base della pol me- vere qui sopraceitata. arlò C. ca di età nte(1) Z grani che si sono levati col cribro non si do- sta vranno dare a pascolo degli uccelli. (2) È raccomandato di rinchiudere il grano che deve i essere seminato in sacchi ben puliti e senza polvere, la st quale conterrebbe ancora i germi della carie. serra aporia PERA ON 192 A RT E VIESTE RIN A RIA. Sulla causa, sintomi e trattamento della peripneumonia catarrale dei cavalli, del sig. PaAsor-LA-Fortr. Pare che la storia delle epizoozie miri essenzialmente a rovesciare tutte le nozioni teoriche dell’ arte- naria, ed a confondere]’ orgoglio dello spirito calco- latore dell’uomo che ha voluto penetrare i segreti della natura ed assimilarsi al primo principio ricercandone la conoscenza intuitiva delle cause, degli effetti e delle loro modificazioni. Difatti, che si raffronti quello che l’ osservazione delle epizoozie ci fa apprendere con le dottrine insegnate nelle opere o nelle scuole al fine di formare dei veterinarj e si vedrà un assai palese con- trasto. L’ arte veterinaria dogmatica ci inculca che nel trat- tamento delle epizoozie bisogna avere riguardo alla costituzione, alla temperatura dell’aria, alle abitazioni, alle malattie antecedenti, al clima; che debbasi esami- nare ciò che ha preceduto 1’ epizoozie relativamente alle cose non naturali, per riconoscere la causa dello stato attuale; che bisogna portare un occhio scrutatore sull’ esercizio di tutte le funzioni del corpo dell’ ani- male, ec., per dedurre da queste considerazioni le indicazioni che devono variare secondo la diversità dei dati, e per riempiere queste vedute curative con mezzi veramente appropriati alla natura della malattia ed alle circostanze. Gli autori veterinari, persuasi dell’ esten- sione e della certezza delle loro conoscenze, osano, ad esempio dei geometri, proporre dei problemi e preten- Cavarti. 193 dono, suggerendo i loro dati, facilitare e determinaré parimenti la soluzione di queste quistioni. I quadri delle epizoozie al contrario. ci insegnano che si può e che si deve impiegare un‘trattamento uniforme per nia tutti gli animali attaccati dalle stesse epizoozie; chè queste curiose ricerche‘sulle cause che distinguono o identificano gli individui sono contraddette essenzial- le mente dalla guarigione delle epizoozie, sono oziose nel A trattamento degli animaliattaccati dalla stessa malattia. Le osservazioni su quello che si passa relativamente alle | epizoozie ci’ provano ancora che i nostri lumi non si accordano punto con i fatti; che noi siamo ancora ) molto lontani da poter indicare le loro sorgenti, asse- | gnare i principj e le regole del loro andamento, final» l mente determinare le cause che tali o tali altri animali, li rendono il virus contaggioso senza efletti,; Ma-senza n arrestare. più a lungo sulle generalità, noi passeremo a descrivere la peripneumonia catarrale dei cavalli, dei quali i sintomi principali sono un subitaneo abbatti- Ì mento, una certa dispiacenza; una specie di orripila- ì zione generale che fa incvespare alcune parti della pelle, È una tosse forte che‘va terminando quasi sempre‘in Di frequenti sbadigli; i fianchi dell’ animale sono tesi sla di respirazione interrotta, difficile, le. orecchie fredde, Li rilasciate, il polso duro, piccolo, moltiplicato; vi- ha n° ancora lagrimazione. Questi” sintomi di un'invasione A della malattia durano venti a trentasei ore; dopo che b P animale è bagnato di un freddo sudore, egli tossisce fi con una forza, incredibile, le sue gambe rifiutano di A portarlo, i suoi fianchi battono considerabilmente, con È delle profonde inspirazioni; Je nari mandano abbon- i dantemente del muco; finalmente il polso, ciò non ostante un poco più sviluppato, conserva la sua durezza Rol pe 13 inni= w va n aes_= 194 Arre VETRRINARIA. c la frequenza.« A questo periodo della malattia è salassi, dice Zicq-d’Azir ,.i clisteri, le bevande e fu- migazioni emollienti non producono alcun benefizio; i sintomi al contrario peggiorano, in modo che il muco delle nari esce tutto affatto verde, gli ipocondri si allargano enormemente, il ventre si restringe ed un critico sudore riconduce ben presto la morte.». L’ au- tossia del cadavere nulla presenta di strano tranne il petto che è sempre riempiuto di acqua. Siccome qui si tratta, dice il professore Percy, di trovare dei ri- ‘medj più salutari di quelli amministrati nel trattamento della peripneumonia catarrale dei cavalli, egli propone l uso del sal di vetro(ossido di antimonio vetroso); si fa pigliare a ciascun cavallo due volte al giorno dalle due once fino alle cinque in una infusione di borra- gine, di parietaria o di altre piante emollienti; vi si aggiugne nella loro acqua bianca, si rinforzano i cli- steri, ciò che non manca di fare orinare abbondante- mente, di. dolcemente; mitiga nello stesso tempo la tosse e dissipa a poco a poco i sintomi della epizoozia, di modo che non abbisognano più di sei, di nove o di undici giorni per raggiugnere la perfetta guarigione. Così noi non possiamo, dopo le asserzioni del signor Percy, tralasciare d’ invitare gli artisti vete- ‘rinari ad usare più generalmente l’ossido di antimonio vetroso nelle malattie dei cavalli. di PN ri gue ARTI ECONOMICHE. oh Ico si Metodo di segnare i pannilini con processo chimico, un del signor Moris. AU il i i ui La maggior parte delle famiglie inglesi. ha. 1 abi- ri= tudine di segnare i pannilini adoperando una partico- to lare preparazione che non è punto decomposta dai tO liscivi, e non arreca alcuna alterazione ai tessuti sui \; quali vicne applicata, le Questa preparazione differisce da quella del. signot "i professore Zenry, la cui composizione fu fatta..cono- pù scere; questa nostra ha il vantaggio su quella del signor cli Henry di essere meno complicata e di poter essere fatta ita prontamente e con facilità, e di trovarsi per conse- cui guenza adattata tanto alle piccole famiglie, quanto ai della grandi stabilimenti. sel, Questa preparazione si compone di un liquore alca- erfetta lino e di una materia che ha una maggior consistenza serzioni dell’ inchiostro ordinario. to Il liquore alcalino è formato con due once di sotto- atimonio carbonato di soda ed once quattro di acqua distillata; fatta la soluzione, si filtra e si conserva. La materia colorante è composta nel modo seguente, cioè: dramme tre nitrato d’argento fuso, dramme quat- tro gomma arabica polverizzata, dramme sei verde di vescica; si facciano sciogliere queste tre sostanze in once due di acqua distillata e si conservi questa solu- zione in cristallo ben chiuso. La soluzione alcalina serve per inumidire il luogo “ia Dea"Soi POE Ei. 6 AntI rcoNOMICHE. su cui si vuole scrivere, e si lascia seccare;“dopo si scrivono i caratteri che si vogliono con una penna in- tinta nella materia colorante(1). MRARINAVY VANVVUAAR ARANANA? Lampada economica a riverbero applicabile all’ illumi- nazione delle strade, del signor Pau. di Ginevra. Questa lampada presenta, secondo l autore, i van- taggi seguenti: Di potere, a piacimento; abbruciare gli ol} e la grascia. 2.° Di evitare l’ ordinario scolo delle lampade che hanno molti fori; a questo fine non vi si mette che un solo stoppino. 3.9 Di operare una compiuta combustione, nulla ostante che l’ apparecchio sia esposto. a tutti i movi- menti dell’ aria; non vi ha fumo che salga e distrugga prontamente i siveben e cagioni inoltre una perdita considerevolissima di combustibile. 4. Di potere adattare ad un solo stoppino da uno (1) Per segnare i pannilini si adoperava già un mi- scuglio di solfato di manganese sciolto, di gomma arabica alla consistenza di siroppo. Quando il pannolino è mar- cato con questa mistura si intinge in una soluzione di i di potassa. Altri” fanno uso dell’ acetato i ferro in liquore spesso, ma questa segnatura futta i ruggine di ferro distrugge e fora il pannolino. ne E IA TTI TICA da si sin LAMPADA ECONOMICA,=- SoLuzioNE, Ec. 197 Hu fino a cinque riverberi, in modo da riunire e mandare a i raggi luminosi più uniformemente e più abbondante- mente ch' egli è possibile in tutti i luoghi che si vo- gliono illuminare.| 5.° Finalmente di poter riunire questi diversi modi in un apparecchio di costruzione facile ed applicabile soprattutto all’ illuminazione delle città, nel modo il mi- più perfetto ed il più economico che non si sia infino ad ora praticato. bi Le che Soluzione fetida ed amara propria a distruggere gli "che insetti, i cimici, le formiche 3 tv moschcrini, i bru- da chi, ec. noVi- Pugga Si raccolgono sei libbre di funghi di legna bruni e opdita fetidi: si sciolgono nell’ acqua due libbre di sapone nero: si fa una decozione con due‘oncie di noce vo- la uno mica raschiata, e si adoperano libbre duecento di è acqua(tutto fatto separatamente).“i adito Si metteranno i funghi già prima schiacciati e che il! cominciano a putrefarsi nell’ acqua, la quale conterrà i ih il sapone nero in soluzione. Il tutto‘sarà lasciato pu- ii trefare in un tino per alcuni giorni. Quando‘sarà di- 1 venuta fetidissima questa mistura, vi si verserà dentro PI la decozione di noce vomica: N Si adoprerà questo liquore per inacquare gli oggetti, dit dai quali si vuole sbandire per sempre gli insetti, tanto o faLLO OST GRATO 5 3. | nel giardini come altrove, avvisandosi di non farne 198 Arti Economicar. uso sulle dorature o sui metalli puliti, che questa solu- zione farebbe annerire. Gli insetti non possono resistere a questo fetido ve- leno. C. NAVAY VVU VIRA VAAAUNANRAI VV Memoria sulla distillazione della pece nera o catrame in Isvezia, del siznor Eric JuveLivs. Qualunque clima della terra, anco il più rigido, offre dei vantaggi propri a soddisfare i bisogni dei loro abitanti. Le vaste foreste di'abeti, di pini o di altre piante conifere, sempre verdi, non sono una delle minori ricchezze dei paesi freddi. Indipendentemente della legna di costruzione e d’abbruciare, che si ricava, e d’altri usi economici e d’industria, ai quali si fanno servire, si ottiene un nutrimento aggradevole in. pri- mavera, dell’ alburno tenero chiamato safiwan, dei pini e nello‘stesso bisogno si fabbrica una qualità di pane con la corteccia interna di questi alberi. La pece nera soprattutto o catrame diviene un. pro- dotto importante. I pini che servono a fare delle fiac- cole( pinus taeda L.) contengono più resina, e la loro legna più pesante dell’ acqua differisce da quella di abete che è leggiera, L’abete lascia scolare molta resina dalla sua corteccia, se egli non ne contiene nel suo legno; ma.il pino., la cui corteccia non dà quasi re- sina(a meno che non vi sia levata), egli è tutto zeppo nell’ interno. Non si ricava catrame che dal pino, giac- chè 1° abete, oltre che il suo legno ne dà pochissimo, questo non è che‘catrame secco, friabile e che si sol- x LR Pece nERA. 199 ola» leva ben presto in crosta dalla superficie dei corpi che ricopre. VA I pinus.sylvestris et teda sono i principali che si adoperano nella fabbricazione de soprattutto nell’ Ostro-Botnia. Si ebbe luogo quest’ uso, ma eg remota antichità l catrame in Isvezia, e ignora l’ epoca in cui li sembra risalire ad una > poichè si è dovuto sentire l’ utilità d’ intonicare le navi e le semplici barche in un modo SA capace di difendere i legni dall'azione dell’acqua. Egli non è necessario di toccare l’ epoca del diluvio abben- chè I’ arca di Noè sia stata calafatata con una‘materia I, bituminosa o catrame(chiamata chemar; Genesi VI, NO) 14). le Plinio dice:« In Europa si ricava dal pino, per \dle« mezzo del fuoco, la resina liquida per intonicare le nta“« navi e per molti altri usi. Il lesno di quest’ albero ava,«(‘@da), essendo tagliato, bolle nei forni circondati sa« di fuoco al di fuori da tutte le parti. Il primo su- pr»« dore cola come dell’ acqua in un canale, ed è egli pini« ciò che chiamasi cedrium in Siria; il liquore che pane« seguita, di già più spesso, dà della pece.»( Zise, Nat., lib. XVI, c. 11). Dioscoride aveva di già rife- pro. rito questi fatti nell’ Oriente, e Teofrasto espose altresì : 1 progressi adoperati al monte Ida in Siria ed in Ma- “a cedonia per ottenere il catrame( ZYist. Plant., lib. IX, 1 n c.2e 3). I Fenicj, secondo Suidas, calafatavano.‘le Ha di prime loro navi con catrame. Si adoperano ancora di- pa verse mescolanze, come la zopissa formata di pece e d la cera, ec.( Yegetius, de fe milit., lib. rn 4g e sl Scheffer, de Milit. navali veterum, LI, c.5, p.45). Lita Aétius descrisse in seguito il metodo degli abitanti pg della foresta nera per ottenere la resina dagli alberi Di non tagliati( Diss. de coniferis arborib). Giovanni Rai sl s08° = Di à sr-=—euc rr—_——_rrrre-——r cs 200 Anti Ecomomicue: fa una esposizione del modo con cui si distilla la pecé liquida nell'America Settentrionale(ist. plant., L AXY, i p. 1397), e Linneo nel suo viaggio nella Gothlandia osservò come quivi si fabbricava una eccellente pece liquida( Gotlenska resan, p. 176, 198, 212). Egli è probabilissimo che. nei primi tempi, nei quali si bru-; ciavano i legni di pino e di abete, si è dovuto osser-; vare che essi. potevano produrre‘una materia resinosa. n Le prime fosse per ottenere del catrame erano imper- hi fette senza dubbio e lasciavano perdere molto di questa i materia, ma prima di esporre l’ attuale metodo, ecco È le preparazioni preliminari: U Verso la metà di maggio gli Svedesi procedono allo Li scortecciamento dei pini; la linfa, allora abbondante, i facilita questa operazione. Si spoglia 1° albero con un’ ascia fino all’ altezza di un uomo.o0 più, senza tagliare l’alburno, e lasciando sempre lungo il tronco, dalla parte di nord, un raggio di corteccia. Venuta la state il calore del sole fa stillare abbondantemente la resina che ricopre allora tutte le parti denudate del tronco. Lo scortecciamento fatto. in un tempo caldo ed un vento meridionale fornisce più di resina che quello praticato con un vento freddo di nord. I pini nati in luoghi aridi e sabbionosi trasudano molto più resina che quelli in terreni bassi e paludosi.( Veggasi ancora J. A. Kulbel, Diss, de causa fertilitatis, p. 17). Tre o quattro anni dopo questo scorlecciamento Si atterra l’ albero in autunno. Ciascun pino dà quattro o cinque libbre di resina per.anno durante il suo stato di scortecciamento. Allorquando non vogliasi punto at- terrare l'albero, si fanno solamente delle incisioni nella corteccia; lc quali non gli impediscono di sopravvi- vero, RETI cri co li Pecr NERA. 201 pece:I pini destinati«alla fabbricazione del catrame: sono| IU scissi facilmente nei grandi freddi, ma non si bruciano| nda che nel mese di giugno in un terapo secco; si deve f Pece aver cura di levare la corteccia prima, o per lo meno I li è di togliere la più spessa dei tronchi. ì il Tu-:+ Ecco la forma dei fornelli-i più convenienti per di-| er- slillare la pece: si costruisee con buoni mattoni, capaci Il sa. di sopportare un ardente fuoco, un edifizio quadran-| L= golare, oblungo, largo quattro piedi, lungo dieci piedi A a e mezzo, alto sette, con un piede e mezzo di più nella Il 0 parte posteriore, perchè il suolo è un piano inclinato.| Questo fornello è diviso in due parii da un muro di b tramezzo. L° uno serve di focolare al fornello; vi si e, collocano delle legna sulle sbarre di ferro che T attra- ui versano; egli è duopo di riscaldare tosto ed‘a poco a lare poco questo fornello, dopo si continua a mantenere alla lo stesso grado di calore. L’ altra parte del fornello si ate riempie di legna resinosa nella lunghezza di un piede ina e mezzo, situata perpendicolarmente; le radici deì pini (00. si collocano per supplemento alla loro cima. Questo un fornello ha un tetto fatto a volta intorno al quale viene allo conde:to il fumo che esce in seguito da un cammino. al Nella parte posteriore del fornello, contenente la legna.- esina resinosa, vi è adattato un tubo di ferro che va a met- da tere capo in ùn vaso per ricevere la pece. Nel lempo della combustione la bocca del fornello si chiude con ST un muro grosso un piede, all’ oggetto che il calore sia sto concentrato e rimanga a un dipresso eguale fino a che sato tutta la pece. sia colata. Allora"si chiudono tutte le n aperture, e tutio essendo divenuto freddo, si ritira il carbone. Esce subito dal tubo della flemma, in seguito una pect spessa, biancastra, sranosa, chiamata rot tierna 5 202 Arti Ecomomicne, questa è una specie di catrame secco. Ella è seguita dalla pece liquida ordinaria che cola abbondantemente tosto, poi si rallenta.. Ciascuna misura di legna di pino di sei piedi di larghezza e di otto a dieci di altezza, può dare fino a quattro botti di pece, ma che contiene sempre molt’ acqua. Se la legna non è‘molto’ resinosa non se ne oltiene spesse volte che una botte; comu- nemente sono due. La botte fatta di legno di abete è della capacità di quarantotto vasi(kanne) di quattro libbre ciascuno circa. Tale è il prodotto di sedici car- rettate di legna di abete. L’ acqua che cola dal catrame liquido è carica di questa materia; così gli Svedesi ed altri abitanti del nord vi fanno.macerare le loro scarpe di cuojo peloso, ciò che dà a questo cuojo una qualità particolare. Que- st’ acqua pregna di catrame è altresì adattatissima ad allontanare i vermi dalle bestie solamente con lo strof. finarle; questo è d’ altronde un rimedio per il salso, la rogna ed altre affezioni cutanee dell’ uomo e degli animali, se si faranno dei lavamenti. Il catrame buono deve tingere acqua in color di rosa; se l’ acqua imbianchisce al contrario il catrame è di cattiva qualità. i Noi parleremo del valore e del commercio del catra- me per l’uso della marina od altri bisogni, ma l’autore afferma che il commercio della sola Ostro-Bothnia è montato ciascun anno a più di 80,000 botti, ed egli è maraviglioso, aggiugne egli, che questo paese non sia ancora esausto di legna, poichè ciascuna botte rappresenta circa 64 tronchi di pino, e. così abbiso- gnarono 5,120,000 di questi tronchi di pino per otte- nere un numero pari di botti. Secondo gli Svedesi Ostro-Bothniani, i pini si rige- € Pece nera.-- Mezzo, rc. 203 nerano nello spazio di trent’ anni, allorquando il ter- reno è buono, e vi si è dovuto provvedere pel rinno- Fs vamento delle foreste distrutte.( Veggasi Zon Carlowitz, “i Sylvicultura Economica, p. 2, ch. 1,$ 21). n A‘queste ricerche di Juvelius noi non aggiugneremo Pa le descrizioni del metodo praticato in Francia per la dr fabbricazione del catrame; esse sono state date da é Duhamel ed altri autori. To Noi faremo solamente alcune riflessioni. Così Plinio te riporta che una delle isole delle coste della Germania, che egli chiama Osericte, era coperta da una specie di di cedro(0 di pino), da cui Vambra gialla colava ll sulle roccie del mare. Tutto in oggi diffatti si riferi- 50, sce a far riconoscere il succino come una produzione ue degli alberi coniferi. ad A questo proposito il termine di olio di raze, im- trof. posto all’ olio volatile ottenuto dalla ragia liquida, ed lo, il nome di raze che i provenzali danno al catrame egli secco, viene dagli Arabi che chiamano arzh.il cedro; i Caldei lo nominano per arza, gli Ebrei arez. Questi : di termini sfigurati ci furono trasmessi dai Mori o Sara- rame‘ cenl. C. calra» autore arie aa mia è degl Mezzo di prevenire gli effetti dell’ umidità o N00 negli appartamenti. botle Lhiso- Un mezzo semplice ed efficacissimo di preservarsi » otte dall’ umidità che penetra negli appartamenti dai muri, fu adoperato con ottimo risultato in Inghilterra. Egli consiste a coprire il muro inticramente o solamente la sua = en- cu a Ȱ— =— È— n= 3 x na ST, Lal ea—— e za Le 204 Arti Economicsr. parte umida con dele lastre di piombo ridotte in la- mine aflatto sottili. Per attaccare queste sul muro si adoperano dei piccoli chiodi di rame che non. essendo sottoposti ad arrugginire, durano lungo tempo. La carta di tappezzeria può in seguito essere immediatamente incollata sul piombo.‘ Il piombo non deve essere più grosso di quello che viene adoperato per le scatole del thè; si fabbricano le lastre della larghezza della carta ordinaria di tap- pezzeria. Ve ne sono che non pesano che otto ed anche quatiro once ogni’ piede quadrato, senza essere in alcun modo permeabili all’ acqua. C. BRANI VIVAI VAN Nuovo processo per insegnare l arte*di scrivere, del signor Leroy. L'autore ha imaginato un processo semplicissimo per insegnare l’ arte di scrivere. Una tavoletta di corno sottile e trasparente, della grandezza di un foglio. di- carta da lettere senza pulitura ad una delle sue super- ficie; si applica sull’ esemplare della scrittura di cui si vuole imitarne i tratti; questi si veggono attraverso la tavoletta di corno, e la mano del ragazzo segue con facilità i contorni con una penna e dell’ inchiostro. Siccome si può facilmente scrivere sulla parte che non è pulita, che non assorbe, nè lascia sperdere 1’ inchio- stro, il ragazzo si abitua nello stesso tempo a mettere la penna sul pieno ed a fare i contorni delle lettere ed i tagli acuti. Allorquando la superficie è coperta dalla scrittura, la si lava con un poco di acqua; tutto ————_——————r.i Cru ‘per \0rn0 io di super» di cui raverso rue CDI iostm. che non ? jpchio- metiete o Jettere coperti a; full ArtE DI scrivere.» Consi TRASPARENTI. 205 scompare,© si ricomincia in modo che lo stesso corno che non è in nessun modo fragile serve per un tempo infinito. Vi ha molta economia anco di carta, vantag- gio che non si deve trascurare. C. VARIVNAAAF A/R VARANANVYI RARI Corna trasparenti per la scrittura. La società d’ incoraggiamento di Londra ha accordato menzione onorevole ed una ricompensa di cinque ghinee al sig. Keyworth di Sleaford, nella contea di Lincoln, per l’ invenzione delle tavolette di corno trasparente adattate alla scrittura. Queste tavolette dopo essere state nell’acqua per una mezz'ora, sono attaccate per mezzo di piccole viti su l'esempio della scrittura a copiare, la quale è situata su di una tavola in forma di leggio. Per servirsi di queste tavolette si comincia a stroffi- narle con uno straccio, fino a tanto che esse sieno ben secche, in seguito vi si passa sopra un poco di bianco di Spagna. Le lettere dell’ esempio, viste attraverso il corno, sono tracciate con dell’ inchiostro ordinario ed una penna che deve essere un poco più dura e tagliata piùfina che quelle adoperate per scrivere sulla carta. Possono le lettere scritte essere con uno straccio can- cellate. L’ autore preferisce le tavolette di piccola di- mensione, capaci di tre o quattro linee di scrittura solamente, alle grandi tavolette: 1° perchè esse sono di pochissimo prezzo e facili a prepararsi; 2° perchè non sono soggette come queste ultime a guasiarsi, a- garsi od appannarsi per 1 umidità. C. 206 Arti Ecomwomrcre. Mezzo d' impedire che l’ inchiostro ammuffisca. Allorquando si lascia l’ inchiostro per qualche tempo in contatto con l’ aria atmosferica, questo si copre di una specie di muffa, che dopo essersi mostrata sotto la forma di piccoli fiocchi bianchi, finisce per esten- dersi su tutta la superficie del calamajo; questa- cola forma in seguito uno strato assai spesso; 1’ inchio- stro si dissecca e perde la sua proprietà. Si è riconosciuto che alcuni atomi di deutossido di mercurio( precipitato rosso), non solamente distrug- gono questa pellicola, ma impediscono ancora una nuova formazione. Ecco il mezzo il più semplice ed il più facile di operare: Sulla punta di un temperino si mette una piccola quantità di deutossido ad un dipresso della grossezza di un piccolo spillo. Lo si impasta su di una lastra di vetro con una goccia d’ inchiostro, e questa pasta si ripone nel calamajo. Egli non è necessario di rimuo- vere in seguito l’ inchiostro; il suo effetto è prontis- simo. C. 205) BELLE ARTI.-- DISEGNO..- PITTURA, Nuovo strumento chiamato hyalografo, inventato dal signor CLINCHAWP, per disegnare le prospettive ed ottenere delle prove di disegno. Questo strumento si‘compone di tre aste di legno orizzontali, connesse, in forma di T e portate da tre piedi situati alle estremità delle braccia. Sul traverso vi si trova alzato un cristallo di specchio senza la fo- glia di stagno in quadro sostenuto da due colonne; il luogo dell’ asta perpendicolare è praticata una scanna- latura, nella quale si può fare inserire un’ asta verti- cale che porti alla sua estremità un piccolo disco chia- mato oculare. Per facilitare 1’ operazione e permettere all’ occhio tutte le posizioni relativamente al cristallo ed agli oggetti, si può rinculare od avvicinare a pia- cimento, in certi limiti, il porta-oculare al cristallo, e parimente quest’ asta si piega in due luoghi per poterla inclinare o dirigere. Una pezza opaca e mobile assicu- rata attorno al ginocchio è situata all’ altezza dell’ altro occhio, ed è destinata ad intercettare il passaggio alla luce, all’ oggetto che il‘disegnatore non si affatichi a tenere l’ occhio chiuso. Egli è evidente che l’ occhio essendo fissato dietro l’oculare, se tutti i raggi visuali che si portano agli oggetti situati al di là del cristallo, lascieranno su que- sti la loro impronta, l’insieme di questi tratti formerà la prospettiva domandata; non farà di bisogno altro per avere un quadro perfettamente esatto che colorirlo ed ombreggiare le parti ai gradi che la natura presenta. 208 Berte ARTI.; .Il disegnatore, armato di una matita bianca, trova effettivamente sul cristallo i contorni degli oggetti tali come egli li vede; questo cristallo è intonicato di uno strato di acqua gommata che si è lasciata seccare, e che senza intorbidare la trasparenza, permette alla matita di lasciarvi l° impronta. Un’ asta orizzontale che st può condurre al grado necessario, sostiene il braccio nell’ attitudine che conviene per assicurare la regolarità c la nettezza delle tinte, Quando la prospettiva è tracciata con la matita sulla superficie gommata del cffstallo, lo: si abbassa. orizzon- talmente sul 7°, e asta che era destinata a reggere la mano.del disegnatore’, sostiene allora‘il cristallo in tal guisa rovesciato, da presentare al disopra la sua superficie;non gommata. Un inchiostro preparato alla foggia di quello della china è macinato con acqua in un mortajo; egli deve essere un poco spesso. Dopo con un pennello, dal quale si sono tagliati tutti i peli al di fuori pér non conservare che rin fastello interno sottilissimo, si segnano tutti i tratti‘(della matita che sono marcati sulla superficie opposta del cristallo; que- sta nuova operazione produce adunque con l’inchiostro un disegno identico a quello della matita. Si lascia seccare, dopo si stende su questo disegno un foglio. di carta molto umida e si procura di. applicarlo esatta- mente sul cristallo, lisciandolo con un corpo duro e pulito, ed anco con l’ unghia; dopo di che si ritira il‘foglio che presenta al rovescio la copia esatta della prospettiva voluta; si possono ottenere facilmente 3 ed ancora fino a cinque prove simili. Gli avvantaggi del hyalografo sono: 1° di dare sulla carta molte prove di una prospettiva richiesta; 2° di conoscere sempre la relazione del''disegno cogli oggetii, “è An Disecmwo.- Pirture. in' Inghilterra, e l'altro la veduta della valle di que: Sarnen nel cantone di Unterwalden 209 Ova mentre se l occhio è lungi da: un oggetto per‘una tali quantità decupla di sua distanza al cristallo, la pro- uno spettiva avrà ciascuna‘delle sue linee ridotte a 10; DL 3° di essere di un prezzo modico. alla a GC: che cio TIA ilà Diorama, degli signori Bovrow e Dacuerne. la i I quadri trasparenti conosciuti col nome di Diorama, i che furono presentati in quest'anno alla curiosità degli i abitanti di Parigi, hanno eccitato l’ ammirazione gene- i rale per la perfetta imitazione della natura, e per i mezzi ingegnosi immaginalti all’ oggetto di far variare ì gli effetti della luce..| Da i Questi quadri, eseguiti con sommo era dagli i i signori Bouton e Daguerre, rappresentano, l’ uno la Ji di veduta interna della cappella della Trinità che accom- ll x; pagna la nave della magnifica cattedrale di Cantorber O I i >» una delle più pittoresche| A della Svizzera.| sca La prospettiva produce la più compiuta illusione, li io di soprattutto nel primo di questi quadri; si crede real- i salla mente trasportato nell’ interno di questa immensa basi-; no lica'}-levenivvolte/le colonne ie le grandi vetriate di- i nba versamente. colorite sono rese con una sorprendente i dela verità. Gli autori hanno saputo evitare gli inconvenienti DE, di collocare le figure nei loro quadri, ciò che avrebbe distrutta l’ illusione. il, Gli spettatori sono situati in un salone circolare ele- "d gantemente ammobigliato e girando su di un perno; ad li) Fot" IF. 14 ="Tir——‘©“sare—_e—=_- er la 21,0 Bette Arti. ogni cambiamento di vedute questo salone fa un quarto di conversione, e gli spettatori si trovano condotti innanzi il quadro che è una tela piana distesa verti- calmente. C. AAA VAAAINAARINAAAINARA/ ARI Strumento di musica chiamato Lira organizzata, del signor Lepuuy. Questo istrumento è montato con quindici corde di- vise in tre parti distinte, cioè: le quattro ultime o gravi, chiamate dasso, le cinque seguenti salendo, chiamate intermediarie, e le sei prime chel’ autore chiama soprano. Per dare ai suoni della lira organizzata tutta la va- rietà possibile, si è fatto una tastiera che è collocata alla parte dritta dell’istrumento sul bordo della tavola. Questa tastiera imita perfettamente il piano- forte, ma egli manda dei suoni molto più dolci; non vi sono che sei tasti che sono disposti in modo che ciascuno di essi essendo abbassato fa agire un piccolo martello di pelle che va a battere una delle sei corde del più lungo dei due manichi; per conseguenza questa tastiera ha tutta l’ estensione di questo manico o tre ottave. Per dare ancora maggior varietà ai suoni si è collocato sotto le corde una sordina che si può muovere per mezzo di un bottone mobile situato al posto ove si appoggia abitualmente il braccio del suonatore. C. Bra TORE-"£ tr e"tn I e E 211 È ARTI MECCANICHE, doti Ver Telegrafia domestica, del signor Praason. Il signor Pearson, di Boston in America, ha imma- ginato un mezzo di trasmettere ai domestici gli ordini che eglino dovranno eseguire all’ istante, senza perdere il tempo che impiegano adesso per venire ad ascoltare il comando verbale, aprendo le porte e facendo diven- tar freddi gli appartamenti. Lo scopo dell’ inventore è di supplire alla parola e di sorpassare gli ostacoli che di possono opporre le muraglie e le distanze; il padrone RR 0 sarà servito tanto prontamente e puntualmente, quanto end, è possibile, ed il servitore, sempre certo di avere bene autore inteso, non avrà a temere le conseguenze delle sue distrazioni e della sua storditezza. la va Il telegrafo del siguor Pearson consiste in due qua- }locata dranti divisi nello stesso modo, gli aghi dei quali ob- tavola. bligati a muoversi nello stesso tempo ed a percorrere le Da degli spazj eguali. La trasmissione del moto di un vi s0n0 ago all’altro era la sola difficoltà che presentava questa ciascuno sorta di problema di meccanica. L’ uno dei quadranti partlo è collocato nella camera del padrone e può essere con- ; del più verlito in mobile di lusso; l’ altro è dappertutto, cioè ga tagli in quei luoghi ove si vorrà che i domestici attendano V tr gli ordini. Ciascuna delle divisioni, che. si può molti- vi Jusl plicare a piacimento, rappresenta un comando che viene ne È indicato con una lettera 6 con altro segno convenuto. ui ll padrone gira l'ago del suo quadrante nel segno del- l'ordine che egli vuole trasmettere ed‘all’ istante il segnale è ripetuto nell’ anticamera: Questo telegrafo vale 25 franchi. TÈ. C. diù Anri Meceanione. Nuova macchina per fare il pane. Si è introdotta a Losanna una macchina molto utile che merita di essere imitata negli altri paesi; questa macchina serve a fare il pane, cioè a dire a preparare la fermentazione della pasta. Questa consiste semplice- mente in una cassetta fatta di tavole, di un piede di altezza e di larghezza su due piedi di lunghezza; ella è collocata su dei sostegni, sui quali si possa farla girare con una manovella simile al cilindro che si adopera per tostare il caflè. Una delle parti della cassa si apre per mezzo di un arpione onde mettervi la pasta; il tempo necessario per produrvi la fermentazione dipende dal- l’aria, dalla prestezza con cui si gira la cassetta ed altre circostanze. Quando l'operazione è finita, un forte fischio è prodotto dall’ aria che sfugge ed ordinariamente suc- cede una mezz’ ora dopo. Il lavoro che si ricerca è poca cosa, giacchè un ragazzo può far girare la cassa. C. NAIAINAAMNANVIUNANI VAARNANAI Prime macchine a fuoco dei moderni. Nei tempi della barbarie che susseguirono la caduta dell'impero romano, non devesi aspettare di ritrovare la traccia delle ingegnose macchine, delle quali il fuoco n’ è il motore. Esse furono le prime a cadere nell’ ob- blio, e non sono di nuovo ricomparse che dopo le molte altre che erano state le più volgari. Questo fu solamente nel XVI secolo che alcuni dotti portarono la loro attenzione sugli eolipili, che sono le utile uesta arare lice- > di la è rare per ver cmpo i dal d'alta fischio te suc= erca è CASSA. Ja cadala | pilrovare Ji il foco e nell ob» dopo l cuni doll li son le Prime MACCHINE A FUOCO. 213 macchine a vapore le più semplici di qualunque altra, la descrizione delle quali è stata conservata in molte opere greche e latine. Ma la scienza avea sì poco pro- gredito allora che si adottarono gli errori degli antichi relativamente alla pretesa formazione dell’ aria negli eolipili. Il celebre Cardan, per esempio si esprimeva così:« Vitruvio insegna a fare dei vasi che producono « del vento; essi sono rotondi e chiusi.:da’ tuttesle « parti, tranne di un solo foro che è munito di un « tubo molto stretto; si riempiono d'’ acqua e si met- « tono al fuoco. ll liquido si trasforma in aria e sfugge « pel tubo, ed accresce 1’ ardore del braciere(1).» Considerati sotto questo punto di vista, gli eolipili erano piuttosto suscettivi di ritardare che accelerare 1 progressi della fisica e della chimica. Ma relativamente alla meccanica essi presentano un mezzo ingegnoso e facile di innalzare acqua coll’ ajuto del fuoco. Diffatti per far salite]’ acqua in un eolipilo ba- sta di. mettere questo fluido in contatto con]’ orifizio dello strumento, dal quale l’aria interna è stata in parte scacciata con l’ azione del calore? Questo fatto era conosciuto. da Cardan, ed egli dice« che se si « aggiugne al basso dell’ eolipilo un secondo tubo op- « posto al primo, che è collocato nella parte superiore, « l’acqua per mezzo della rarefazione dell’ aria si sol- « leverà con forza(2).» Questo dotto avrebbe formato una vera pompa a fuoco, prolungando i due tubi e (1) De Rerum varietate, 45. 13, cap. 68 3 pr, 458. Basilea 1597. (2) Idem, ib. 13, cap."8, p. 478. | (III ii eni 414 Anrt Meccanicne. chiudendoli alternamente sia con valvole, sia con ro- binetti; ma le sue vedute non andavano più oltre, ciò nulladimeno che egli abbia detto:« Si possono creare « dei motori con tutti gli elementi. L’ acqua produce « 1 più comuni ed i più variati, ma il fuoco produce «i più ammirabili.» Egli cita: a questo proposito molti strumenti di //éron, per mezzo dei quali l’acqua sale. e discende(1). Immediatamente dopo di avere parlato dell’ eolipilo, Cardan osserva altresì che si fa salire 1’ acqua in un vaso di una forma qualunque, e girando l'apertura dall’alto in basso dopo aver messo il fuoco al di den- tro per espellere 1’ aria interna(2). Il cancelliere Ba- cone ,, un mezzo secolo dopo, additava questa espe- rienza agli spiriti meditabondi(3). Ma Salomone di Cauz è forse il primo che abbia chiaramente spiegato come si poteva innalzare 1’ acqua ad una certa altezza per mezzo degli eolipili perfezio- nati. Le sue idee su questo oggetto sono precedute dalle riflessioni sul fuoco e sul vapore dell’acqua, delle quali eccone un cenno: Nell’ anno 1614 egli fece pubblicare un’ opera inti- tolata: Le ragioni delle forze moventi. Egli tratta espres= samente, nel primo capitolo, della forza del fuoco come motore. I suoi principj si estendono al calore che pro- (1) De rerum varietate, Zid. 1, cap. 10. Elemento- rum artificia. (2) Idem, 45. 13, cap. 58. (3) Sylva sylvarum, o la traduzione delle opere di F. Bacone, di Lasalle, t. 9, p. 308. TTT=" e T—_— o_o==—- ammo at n ° ciò l'eare duce duce sito qua PriME MACCHINE A FUOCO. 215 duce un braciere ed a quello che il sole spande nella natura. Nel secondo capitolo, volendo far conoscere la forza straordinaria dell’ acqua ridotta in vapore, egli dice: « Prendete una palla di rame, le cui pareti abbiano « circa un pollice di spessezza ed uno o due piedi di « diametro. Riempitela di acqua per il buco con cui « ella è forata e chiudetela fortemente con un chiodo. « Se voi mettete in questo stato la palla su di un « gran fuoco, in modo che ella divenga molto calda; « si farà luogo ad una compressione sì violenta che la Lal - palla scoppierà con un fracasso simile ad un petar: « do(1)». Nel quarto capitolo, dopo avere disegnato il sole come il gran motore che mette tutto in movimento ,; egli indica come l’azione di quest’ astro cambia l’acqua in vapore, che ripiglia il suo primo stato di liquido quando ella cessa di essere riscaldata; indica altresì come, per mezzo degli strumenti e di un fuoco artifi- ciale, si può produrre: lo stesso fenomeno(2), e fa avvertire che la quantità di acqua condensata è eguale a quella che è stata svaporata. Infine in uno de’ suoi teoremi relativi all’ innalzamento dell’ acqua, così ha dettato:« Il terzo mezzo di fare salire l’ acqua, è con « l ajuto del fuoco; si possono fare diverse macchine « di questa specie, di cui io qui darò la descrizione.» Questa macchina è una palla vuota di rame.4(ta- vola n.° 5, fig. 1). Un tubo verticale la attraversa e (1) Ze ragioni delle forze moventi, lib. 1, pag. 1. (2) Zlem, lb. 1, pag. 2. si (i == PERA I Rn Se 216 Anzi Meecaniene: si avvicina al fondo senza toccarlo. Ella ha di più un orifizio D, per mezzo del quale la si riempie d’acqua. Un robinetto è applicato a questo orifizio, come anco al tubo verticale. Allorquando Ja palla è piena di acqua Ja si colloca sul fuoco e si chiudono i due robinetti 2 D. Un momento dopo si apre il robinetto 2 del tubo ver- ticale, ed il vapore che comprime l’ acqua dall'alto in basso la fa spicciare attraverso il tubo fino alle ultime goccie, che sfuggono elleno stesse nell’ aria sotto la forma di. vapore. Salomone di Cauz non ha aggiunto alla sua: mac- china un tubo che immergasi in un serbatojo di acqua, ciò che avrebbe innalzato questo fluido per aspirazione in proporzione che egli sarà stato slanciato nell’ aria. Ma non devesi conchiudere che questo processo». sia stato al disopra delle sue conoscenze, mentre il fece entrare nella composizione di molte macchine atmosfe- riche, ‘ Un certo Branca pubblicò nell’ anno 1629, ad in- stigazione de’ suoi amici, secondo quello che egli dice, la descrizione delle macchine, le figure delle quali erano cadute nelle sue mani senza che gli fosse noto l’ inven- tore. Una di queste macchine è composta come segue: Il busto 4(tavola 5, fig. 2) di una statua di rame vuota è situato su di un braciere. Un foro B, che si chiude a vite, serve a versare l’acqua in questo busto; ed un tubo C, adattato alla sua bocca, slancia il va- pore nei truogoli di una ruota orizzontale D. Questa è sormontata da una lanterna£ che fa girare una ruota dentata G H. Un cilindro i j, collocato sull’ asse di quest ultima, porta due chiavelli che sollevano ciascuno un pistone //(VV, O P. Questo apparecchio era desti- nato per una manifattura di polvere da cannone. De- dice, erano vene segue| rame che sì busto; ibra (Questa a ruola sse di ascuno destr , De Prime MACGRINE A FUOCO 217 vesi supporre che l’autore avrà avuto abbastanza buon senso per separare, per mezzo di un muro ben grosso, il focolare ed i mortaj contenenti le tanto terribili materie. Wilkins, che cessò di vivere nell’ anno 1672, ha lasciato un’ opera nella quale egli pretende di mostrare che gli eolipili erano frequentemente adoperati nella fabbricazione del vetro e nella fusione dei metalli- l oggetto di rendere più attive le fucine. Questo fatto è per lo meno dubbioso,:ma quest’ autore aggiugne con più fondamento che un, eolipilo può mettere in movimento delle specie di ali da mulino situate in un angolo di un cammino, e prestare molti utili servigi, tali come quello di far girare uno schidone(1). C. (1) Mathematical Magick, etc., p. 149; Zondon 1680. Wilkins, figlio di un orafo di Oxford, si acquistò della celebrità nelle scienze divine ed umane. Maritato con una sorella di Cromwell, divenne lord e fu nominato vescovo di Chester. (} (dl ‘30 ii Mi tV ul 218 Arti Meccanicue; To Jurivs Grirrir, Brompton Crescent, for Carriages to be propelled by Steam on Common Roads, and capable of conveying Goods and Passengers. uova patente concessa al signor GiuLio GriFFITA per in- venzione di una carrozza a vapore per le strade comuni€ capace di trasportar mercanzie e passag- gieri. L’ ingegno umano ha ormai fatto tanti importanti progressi, e la felice applicazione della forza meccanica ha così vantaggiosamente contribuito al bene generale della società, che per eccitare. o meritare attenzione bisogna ora presentare alla pubblica osservazione qual- che cosa di eccellenza non comune. Si è osservato frequentemente che uno dei più su- perbi trionfi del meccanismo sarebbe la costruzione di macchine atte al trasporto di merci senza la necessità della forza animale, e diversi sforzi furono fatti per ottenere questo scopo. Ma fino a questo momento quei carri che hanno dipenduto dal meccanismo o dal meccanismo unito al- l opera manuale, come il velocipede di Drax o il bi- vector di Birch, non ebbero che un posto brevissimo nell’ammirazione dei loro fautori, e quelli che furono spinti col vapore, come quelli di Blenkensop vicino a Leeds, ed altri, furono ristretti a sole strade artificiate incanalate, dove con ruote adattate al canale od in- venzioni di simile specie si ebbe abbastanza. difficoltà per assicurare il progresso di certi carichi in diritte direzioni. Sembra essere riservato al signor Griffith di intro- durre nel mondo scientifico e commerciale dei carri CINTURE=@@@<<»@—@—@—@—@@ nno al- | di: simo ono n0 a clate In oltà CARROZZA A VAPORE. 219 che possono essere spinti col vapore sulle strade co- muni ed impiegati agli usi ordinari dei trasporti. Si debbe alla sua costante e paziente perseveranza durante molti anni, che un tal risultato cercato da tanto tempo prometta tosto di divenire un pubblico beneficio, e che i molti importanti suoi vantaggi diramandosi in una quasi infinità di direzioni sieno assicurati al regno unito, Sotto l’ immediata ispezione del signor Griffith, e secondo il suo piano, coll’ assistenza dell’ instancabile attenzione del signor francesco Bramah fu compiuto un carro nella manifattura di Pimlico. È lungo 29 piedi compreso sette piedi per il fuoco, caldaja, cilin- dri e meccanismo annesso alle ruote moventi. Invece dell’ asse che passa entro ambe le ruote d’ a- vanti e quelle di dietro, come si usa negli altri carri, l’asse passa semplicemente nella testa di ciascuna ruota bastantemente per sostenere elevate le due parti che rinforzano e congiungono il telajo del carro. Dalla parte posteriore di questo telajo o letto del carro sortono due stanghe che si inclinano interiormente finchè si incontrano, ed essendo unite pochi piedi prima che tocchino le ruote d’avanti esse formano il letto di una stanga che gira. Questa è connessa col letto della parte anteriore del carro o delle ruote d’ avanti, e col suo moto di rotazione, quando l’ una delle ruote è più elevata o bassa dell’ altra, conserva la posizione oriz- zontale del carro. La direzione del carro si effettua coll’ azione di una caviglia fatta a squadra connessa con un fuso che è governato dal cocchiere. Questa caviglia agisce sopra una ruota, i di cui movimenti spingono quelli di certi ramponi di ferro fissi all’esteriore delle ruote d’ avanti TIE Eli nni porri chia RI i \j | | il fi 220 Arsi MeccanicÙe. che girano sullo stesso spazio uve esse toccano il ter> reno. Questa caviglia ha tanto potere che si richiede poca forza dal cocchiere per produrre la necessaria di- rezione. Fra la varietà di nuove modificazioni di mezzi già conosciuti, e che dimostrano che si dedicò la massima attenzione alla presente combinazione di forza mecca- nica e fisica, il seguente processo può. meritare di es- sere particolarizzato come esclusivo‘al carro a vapore del signor Griffith. 1.° Il metodo facile di produrre il vapore senza pericolo. di esplosione dopo la condensazione, e di ri- produrne una parte considerevole ad ulteriore uso. Ciò si effettua, secondo l’ invenzione del sig. Grif: th, col fornire una data superficie di tubi di metallo riscaldati con tale quantità solamente di acqua: che possa essere convertita in vapore, in una esatta propor- zione(tanto per la quantità che per il tempo) col con- sumo della previa quantità. Invece perciò di un immenso volume d’ acqua, dalla quale possa generarsi il vapore come nelle caldaje comuni, una unione di tubi, il di cui diametro sarà di un pollice e mezzo fino ai tre. e scientificamente armati insieme, il più basso giro dei quali è riempiuto della voluta quantità di acqua per mezzo di pompe sufficienti. connesse al serbatojo desti- nato a servire almeno per otto ore, e posto d’ avanti al meccanismo fra le due stanghe. Il vapore generato in mezzo all estesa cavità di questi tubi vien condotto in due cilindri, i di cui stantuffil sono connessi con subb} e vimini, ossia bacchette congiungentisi. Alle estremità inferiori di questi ultimi sono attaccate le bubere, le quali sono pure connesse con mezzi di nuova modificazione di una giuntura universale alle ruote spin- Ichieda Ual Zi gu issima lecca. i C$= Dore avanti peralo CARROZZA A VAPORE. 221 genti fortemente infisse nella parte interna delle ruote comuni del carro, e queste ultime sono spinte come si richiede. o.° L’ Artzberger che connette la bubera colle ruote spingenti. Questa invenzione veramente ingegnosa è scoperta fatta dal signor G. Artzberger, professore di meccanica nell’ 1. Istituto politecnico di Vienna, e fu così nomi- nata dal signor Griffith in onore del suo amico. Egli è il giuoco di questi pezzi uniti aggiunto al moto bilanciante che. si ottiene dalla sospensione del tutto che guarantisce il meccanismo dal danno di ogni urto cui potrebbe esser soggetto il carro. Si è adunque l Artzberger che fa fare ad una ruota di dietro(come nel girare) un segmento maggiore più di un circolo più grande dell’ altra, ed eseguisce senza difficoltà il mo- vimento retrogrado del carro, oggetti di bastante im- portanza per autorizzare la denominazione, colla quale il signor Griffith nella di lui sincera riconoscenza allo inventore credette proprio di distinguerlo. La velocità colla quale il carro può essere mosso dipende dalla quantità del vapore condotto nei cilindri sopra e sotto i stantuffi, i di cui alternati movimenti escludono la necessità di una ruota volante, come nelle altre macchine a vapore; e la quantità del vapore è regolata colla massima facilità per mezzo di una chiave governata dalla persona che dirige la macchina. Quando si richiede maggior forza e meno velocità come nelle salite. si inserisce una caviglia di cinque pollici di diametro. nei denti di una ruota spingente, il di cui diametro è di 25 pollici. I colpi degli stantuffi essendo calcolati a sessanta per minuto, e la ruotazione della ruota movente essendo effettuata da cinque colpi 222 Arti Meccanicus. dello, stantuffo, la. ruota del carro che ha quindici piedi di circonferenza facendo un quinto della sua ri- voluzione nello stesso tempo, il carro procederà perciò in salita in ragione di qualche cosa più di due miglia per ora. Allorchè si vuole aver meno forza‘e più velocità, come sulle strade a livello, una ruota di dieci pollici di diametro si applica ad una ruota movente il di cui diametro è di venti pollici. Il numero dei colpi degli stantuffi essendo lo stesso egli è evidente che avranno luogo le trenta rivoluzioni della ruota del carro, e che l’avvanzare del medesimo sopra strade passabilmente piane sarà di cinque miglia e tre decimi per ora, cioè: 60+== 30 4 per 15. 7 di circonferenza della ruota del carro= 47 piedi per minuto= 28260 piedi per ora, ovvero 9420 verghe= 5 miglia e è per ora. La semplicità con cui queste ruote possono essere poste in e fuori di uso è ammirabile e può effettuarsi quasi istantaneamente. 3.° Il modo di fermare il carro in caso di discesa o pericolo, indipendentemente dal togliere il rinforzo del vapore. Questo oggetto è della massima importanza dove dall’ impeto dato al carro che discende il suo movi- mento potesse succedere con pericolosa celerità anche ad onta che si possa trattenere la forza impellente della macchina a vapore, e vi si provvede con una mirabile modificazione della macchina conosciuta in Germania sotto il nome di premse, che corrisponde per molti riguardi al tecnico termine inglese trattenere. Con una pressione meccanica sulla parte anteriore dell’ ancone, o dell’ orlo delle ruote di dietro, il loro moto serve RR CARROZZA A VAPORE. 223 “ simultaneamente’ o per. prevenire qualunque danno di coupe, una scossa troppo violenta, o per essere arrestato gra- # i duatamente. i i 4.° La sospensione di tutto l’ apparato in modo i che le operazioni della macchina a vapore e del mec- veloit, canismo non possono essere impedite o soggette ad al- pollici terazione durante il viaggio. di cui Questo è uno dei più essenziali progressi nelle mac- | degli chine loco-moventi, e promette tutti gli avvantaggi che vanno si possono aspettare dalla loro presente applicazione. € che La macchina a vapore, e quella parte del meccanismo: ilwente la di cui esposizione o scossa potrebbe danneggiare lo Tora, avvanzamento del carro$ sono sospese per mezzo di za della quattro catene fatte a fionda con molle elastiche entro = 23200 alle medesime, il di cui movimento è tale da guarantire iglia è È della sicurezza. 5.° La pertica ruotante, 0 essere Per impedire che fosse guastata la posizione oriz- ellettuarsi zontale del carro il signor Griffith impiega, come si è \ già detto, una pertica che gira intorno a se stessa A di discesa particolarmente adattata al letto o telajo delle ruote | rinforzo d’ avanti, il di cui movimento guarantisce la richiesta sicurezza. lanza. dore: In aggiunta ad ogni altro genere di sicurezza, che suo“mot la più profonda riflessione‘abbia fatto adottare al si- erità. anche gnor Griffith, vi sono due valvole di sicurezza calcolate lente dk a cinquanta libbre ogni pollice quadrato, mentre cia- oriundi scuna parte dell’ apparato del vapore è stato provato seno in ragione di 200 libbre per ogni pollice quadrato. spe sol Da queste due valvole di sicurezza come pure dai d(ini cilindri il VAPOrb: e condotto nei due condensatori for- [ell anco, mali di tubi piatti di rame. Quella parte di vapore che sol è condensata cadendo nel fondo del condensatore è con- il I === PESA SITI STARE È= ca a ha n ETICA 224 dotta nel serbatojo dell’acqua ad uso ulteriore, mentre il vapore non condensato è condotto per il cammino e qui estingue quelle scintille che causalmente possono trovarsi prodotte dal carbone. Il fuoco situato sotto la caldaja è circondato da lamine di ferro e tanto distante dalla parte del carro, destinato per le merci, che non può accadere alcun possibile pericolo. Il peso del carro( che ha la forma di caravana) e di tutto l apparato può essere calcolato di una tonnel- lata e mezza. Egli è destinato a condurre tre tonnellate di mercanzia, facendo un totale di quattro tonnellate e, mezza sopra ruote conformi ai regolamenti. stabiliti Arri Meccamene. dalle leggi e soggette alle usuali prescrizioni. Noi intendiamo che attuato con la sincera disposi- zione di promovere il bene pubblico, è intenzione del signor Griffith di ridurre i prezzi che ora si‘pagano per la condotta di merci in ogni paese ,. non che egli possa nutrire la speranza di essere.tosto vantaggiosa sopra molte strade, dacchè la costruzione di un certo numero di carri dimanda non solo necessarj fondi, ma anche assai tempo. Cionnonostante se si prova che 1 carri a vapore del signor Griffith possono trasportare merci colla eguale sicurezza degli altri carri in ragione di, cinque miglia per ora, 0.109 miglia per giorno di venti ore di viaggio, e ad un prezzo del 25 per 0/0 meno dei prezzi attuali, non vi può essere questione ‘che egli abbia ben meritato dal suo paese e dall’uman genere. ana nino 0 225 ‘) Mentre mino e Pot DELL’ AZIONE VICENDEVOLE nidi, DELL’ INDUSTRIA AGRICOLA ED ARTIGIANA, carro,( Continuazione dell’ articolo inserito nel fascicolo I, alcun pag. 61 di questo Giornale). 1a) e Questa è la situazione di uno Stato meramente agri» noel cola. Noi lo considereremo tanto in riguardo della ellate grandezza permanente della popolazione, come pure elate delle restanti circostanze in tulti quei paesi che, con- abiliti siderati storicamente, si trovarono nel più basso grado dor di coltura ,; spogliati dei mezzi morali e fisici, che "sposi.( fondano la ricchezza e la forza degli Stati. ne. del‘Non si cambierà neppure rimarcabilmente questo pisano Stato in riguardo della popolazione, ammettendo che e egli il soverchio che verrà prodotto per mezzo della colti- ggiusa vazione di tutto il terreno coltivo possa essere traspor- i certo tato fuori del paese e cambiato con altri prodotti. fondi, Questo caso è però nell’ordinario stato delle cose solo va che un supposto improbabile, imperocchè potrebbe solo portare aver luogo in tutta la’ sua estensione se un paese fosse ragione circondato da altri paesi ben popolati; che non aves= ono di sero che poco o nessuna agricoltura, ma questo stato per op non ha punto luogo in veruna parte d’ Europa. Tutta- Jestione via noi ne seguiremo in breve le sue conseguenze. In l'aman questo caso il proprietario del fondo otterrà in cambio del soverchio de’ suoi prodotti, de’ prodotti di altro genere che sieno valevoli per lui, e che egli impiegherà pei bisogni de’ suoi comodi, oppure per nuovi. godi- menti. Ottenendo egli in questo caso la rendita de’ suoi poderi in prodotti di valore, ed avendo ritrovato‘un Vol. IV. 5 1 pani EL ST ri et 226 DELL’ AZIONE VICENDEVOLE. valore a tutto il suo eccedente per mezzo del nuovo mercato; allora non sarà più a suo vantaggio l’ appog- giare il suo proprio lavoro ad un’altra famiglia, avendo ora il mantenimento di questa famiglia un valore per esso, ch’ egli non aveva pria; egli pure travaglierà colla propria famiglia, onde poter portare al mercato ‘5maggior quantità di soverchio. Si potrà pertanto rispar- miare una famiglia di giornalieri per l’ agricoltura, ma invece sarà necessaria un’ altra famiglia, onde traspor- tare al mercato il soverchio, e per eseguire i diversi lavori che esigerà il commercio coi prodotti del paese, il cambio colle mercatanzie straniere e la distribuzione di queste nel proprio paese. Una maggiore popolazione non troverà qui alcun ulteriore lavoro, ed in conse- guenza non più sussistenza. La popolazione in un paese nel quale il soprappiù dei prodotti dell’ agricoltura potrà essere esitato nel- l'estero non ne verrà perciò più rimarcabilmente aumen- tata che nel caso antecedente, allorchè non ne verrà prodotto alcun avanzo; nondimeno avranno già luogo in quello Stato, a preferenza di questo, notabili vantaggi. Per mezzo del cambio coll’estero si avranno maggiori mezzi di godimento, ed in conseguenza una maggiore coltura co’ suoi effetti. La popolazione non consisterà più, come in questo caso, di un terzo di possessori di poderi, e di due terzi di famiglie di giornalieri. Essa consisterà ormai in una famiglia di possessori di poderi, di una famiglia di giornalieri dipendente dalla prima, e di una famiglia indipendente, la quale eser- citerà il traffico. Si sarà già formato pertanto in questo caso un terzo stato. Questo paese sarà già sortito dal sistema dell’ agricoltura pura. Il paese sarà diventato tanto più rieco in ragione che l’intero oggetto del DELL’ INDUSTRIA, cc. 227 dl uovo commercio introdottosi di muovo il potrà concedere; l'ap ma la sua popolazione sarà sempre ancora appena la a, avendo metà di quella che potrà richiedere e sostenere il suolo alore pel del paese. travaglierà Il reddito netto che concederà l’ esportazione dalla l mercato popolazione agricola sarà per altro non bene assicurato, to rispa imperocchè esso dipenderà dal bisogno estero, il quale oltura, ma tanto più sarà esposto ad incessanti ondeggiamenti, da de traspor che non vi ha alcun paese il quale sia privo di agri- ; 1 divers coltura; per lo che la concorrenza coi prodotti della del pacs, medesima sarà la più estesa fra tutti. Ogni arrrenamento stribuzione in questa‘esportazione turberà e diminuirà non solo opaazione l’ antecedente reddito netto, ma ridurrà eziandio alle 1 conse» strette la sussistenza di quella parte di popolazione che si occuperà di questo traffico all’estero. Un paese agri- prappiù cola, la cui rendita pura fosse appoggiata all’ esporta- 0° nel zione delle sue rendite, sarebbe nel fatto dipendente aumen» dall’ estero nei diversi rapporti alla sua prosperità. Il venta traffico all’ estero non deve mai generalmente formare nogo in il fondamento della ricchezza di un paese‘che voglia jantaggi. se durevole la sua esistenza ed il suo ben essere. maggiori Supponiamo all’ opposto cHe ne superfluo, è ppune maggiore la maggior tnt medesimo ch’ è stato indicato negli consisterà esempi precedenti, potesse essere consumato nel paese possessori medesimo; ciò che oltre le due famiglie che si. occu piornalieri. pano dell’ agricoltura, ve ne fossero ancora’ tre‘ altre, ssessori di le quali in parte attendessero al traffico’ di questi pro- ente dalla dotti, ed in parte si dedicassero ad altri mezzi di guadagno, e guadagnassero tanto da poter comperare pale n) questo soverchio; la popolazione di questo paese sali- dà rebbe a 7600 individui per ogni miglio quadrato. vara Questa popolazione non sarebbe perciò la più grande, ma potrebbe crescere ancora proporzionalmente in ra- gello del 928 DELL’ AZIONE VICENDEVOLE. gione che il reddito dell’ agricoltura. si. aumenterebbe per mezzo di maggiori sforzi, come noi vedremo nel Ca, ) ) È PI Bb i) Ò il progresso. Anche in questo caso la popolazione sarà sempre composta di tre classi, cioè del proprietario del podere, del giornaliere e di quelli che. si occupe- ranno del commercio e delle arti. La prima, la quale avrà pel suo lavoro il soverchio maggiore, potrà con qualche estensione del suo possesso e senza lavoreccio della terra vivere colla rendita del. proprio terreno, ed alimentare un? altra parte della popolazione. per:nezzo del lavoro che essa le assegnerà sul suo fondo, formerà una naturale aristocrazia di fondo e di podere; e fra essa ed il giornaliere od il proprietario di così piccoli fondi, il di cui prodotto non gli darà veruna rendita, oppure solo una proporzionalmente piccola, starà come lo stato di mezzo a colui che. si occuperà del traffico e delle arti, da cui sarà dipendente un’ altra famiglia di giornalieri. In questo modo si svilupperà naturalmente e necessariamente, come si sviluppò la rozza agricoltura dalla prima barbarie di. una morale eguaglianza per mezzo del fiorire dell’ industria, del. commercio e delle; arti, la più elevata coltura colla diversità degli stati, dei modi di. vivere, degl’ interessi e del lavoro. La libera azione contraria e concorde di questi ele- menti promoverà incessantemente la produzione e la prosperità del tutto e dei singoli. Noi;siamo ora. al. punto di far conoscere in qual modo si possa formare la maggiore popolazione di, un paese colla migliore situazione di tutti. L'aumento della popolazione fino‘al punto in cui la« suscettibilità alla produzione del terreno gli pone limite, e secondo quello che risulta dall’ antecedentemente detto, è possibile in due. modi, o per mezzo di un grande —_———É_—€t€€€@———— PE crebbe DELL’ INDUSTRIA da 220 10. nel sminuzzamento del podere, oppure colla formazione di Wta una popolazione corrispondente; la quale: eserciti altre stata arti oltre si a i| cupe» Noi cousidereremo', in riguardo al primo caso,‘il pezzo di paese che abbiamo finora preso per esempio; La se esso fosse diviso fra tante famiglie in modo che un ciascuna delle medesime con un forzato lavoro del fondo Ù fosse in istato di procurarsi la propria sussistenza dal RO È i pezzo che essa possiede, questo tal pezzo sarà troppo Pa piccolo onde dare ad un cavallo da aratro tn lavoro ERRE sufficiente, e quindi poterlo nutrire;‘ed‘allora’ non ala sarà più‘possibile il lavoro coll’aratro e con altre mac- pic chine per| agricoltura; ma la coltivazione dovrà farsi nl, colla zappa; col badile, cioè vi si‘dovrà stabilire la i AURA coltivazione propria de’ giardini. In questo éaso non si| rallo avrà nè terreno a prato, nè in riposo; così pure nes- uniglia sun campo ad avena. Si coltiveranno piante tali che, d mente in riguardo al tempo della loro maturità, assicurino il: coltura maggiore reddito per la sussistenza. Tanto sotto questo’ E a per punto di vista, quanto sotto quello dcl più diligente Ò e delle. lavoro del fondo si potrà ammettere che il prodotto 4 i sli, lordo nella sua qualità di sostanza alimentare supererà } in una eguale superficie, per lo meno di un terzo, jesti el quello che è già stato ammesso superiormente. Ne risul- pe e la terà pure un’ altra terza parte dall’ aumento che deri- verà dal‘travaglio‘assiduo del lerreno, cosicchè in in qul questo caso il reddito diventerà maggiore per due terzi; ne di un per lo che sulla superficie di 170 metzen potranno sussistere dieci famiglie; ciascuna, possedendo un forido in cu la di 1) metzen, ossia un miglio quadrato, potrà iù questa ne limik, maniera sostenere una popolazione di 6000 uvonini(1). pie detto; i guaole(1) Nei paesi meridionali, in cui accade più presto pr ez ME i! } i È 230 DELL'AZIONE, VICENDEVOLE, EC. Per mezzo del grande sminuzzamento dei poderi: si può ottenere ,. anche dietro lo. stato dell’ agricoltura pura, ogni grado di grandezza di‘popolazione, ma un sì fatto sistema porta con seco. tanti danni; che questo modo di ricchezza di un paese è piuttosto, un male, mentre si dovrebbe. considerarlo come un. bene da procurarsi. Si ritrova egli, con questa. divisione di fondo e di podere ciascuna famiglia, oppure una parte della medesima in possesso di tanto paese, che la di lui coltura le. procuri ancora qualche soverchio, ne accadrà allora il caso chè si è già discusso snperior- mente; questo soverchio sarà già necessariamente. e contemporaneamente dappertutto il medesimo, ed in conseguenza nessun oggetto di mercato. Il piccolo prezzo del superfluo promoverà anche 1’ addizione di nuove famiglie nel possedimento del fondo, per cui lo smi- nuzzamento del podere nei paesi puramente agricoli, una volta che sia incominciato, verrà. anche. sempre continuato, ed acquisterà presto il suo massimo. ( Sarà continuato). la maturità dei prodotti ed ove sono possibili due ri- colte, può esservi maggiore questa popolazione. In al- cuni paesi della Mesopotamia chinese si calcolano 10 fino a 12000 uomini su di un miglio quadrato. Anche quei paesi possono sostenere una proporzionalmente mag- giore popolazione, in cui sono.foreste estese ed. inutili a motivo della sufficiente quantità di carbon fossile che Vi SI ritrova. deri si coltua :) Ma ; che to un . bene ne di parte la di , ne TIor= nie e ed in premo nuove lo smi» agricoli, | sempre n0. nuato}. li due ne me. Ji di Jeolano 10 po. Aule mente mas: na - cdl anti I) fossile cl i— 231 VARIETA Mineralogia.-- Stagni pietrificati. Il signor Aforier, ne’ suoi viaggi in Persia ed in Georgia, ha avuto occasione di osservare questo sin- golare fenomeno, sul quale egli così si esprime:« Que- sta curiosità naturale consiste in molti stagni o paludi le di cui acque sono in uno stato di ristagno compiuto. A poco a poco esse si congelano per un lento e regolare processo, si pietrificano e producono la bella pietra tra- sparente, chiamata marmo di Tabriz, che si osserva nella maggior parte dei cimiteri della Persia e che forma uno dei principali ornamenti di tutti i pubblici edificj di questo paese. Questi stagni che sono vicinis- simi gli uni agli altri occupano una circonferenza. di un mezzo miglio all’ incirca. Si riconosce la loro posi- zione agli amassi di pietre. che si accumulano intorno agli scavi. Io non ho nulla veduto in Persia che sia più degno di fissare|’ attenzione di un naturalista, e mi è vivamente dispiaciuto di non essere abbastanza dotto per ispiegare questo fenomeno. lo mi sforzerò nulla ostante di darne un’ idea, siecome sono forse il solo europeo che si sia innoltrato fino a quel punto. Nell’ avvicinare il luogo ove si trovano questi stagni, il terreno risuona sotto i passi e rende un suono muto. Il suolo è arido e calcinato, ed un odore forte mine- rale si solleva dalla superficie delle acque. Si può fa- cilmente seguire i progressi della pietrificazione dal suo cominciamento fino al suo fine. Nel suo stato naturale 232 VARIETAÒ. l acqua è chiara, ip seguito ella diventa spessa e sta- gnante, dopo, tutto affattonerà; e giunta all’ ultimo grado di congelazione elia ha l’ aspetto della gelatina bianca. Uno siagno pietrificato rassembra, ad illudervisi, ad uno stagno coperto di ghiaeeio;..se vi.si getta una pietra prima che l'operazione non sia tutta affatto ter- minata, ella rompe il primo inviluppo e 1’ acqua nera che sta al disotto ricompare bentosto. Se!| operazione è finita, una pietra slanciata alla superficie non lascia alcun’ marchio evi. si può camminare senza bagnare le scarpe. Nei luoghi, nei quali si è scavato; si vede alla scoperta l'ordine della conerezione che si mostra simile a dei fogli di carta grossa collocati gli uni sopra gli altri a guisa di strati. Quest’ acqua ha‘una tendenza sì marcata a trasformarsi im pietra; che le goccie che escono dalla terra nel bollitnento, e‘nel formare dei globi d’aria, si pietrificano evritengono la stessa forma come se esse fossero state tocche é convertite in marmo da una bacchetta magica. Questa sostanza singolare è fragile, trasparente ed alcune volte riccamente macchiata di verde, di rosso e di color di rame. Ella può essere levata dalla massa in un sol pezzo’ e pulita benissimo. I principi della famiglia, attualmente regnante, hanno fatto fabbricare pochi edifizj e‘poca quantità di questa pietra hanno fatto levare; ma si vede’ ancora intorno agli stagni gli enormi pezzi clie Nadir: Sali fece ta- gliare e che egli ha destinati ai pubblici: abbellimenti. La formazione rimarchevole di questo marmo o concre- zione pietrosa:, lo fa riguardare nell’ Oriente come vin oggetto di lusso, esclusivamente riservato al re'o'à’stioi figli. Lo scavarbénto non è permesso“che‘alle persone munite di ua firmano speciale,‘é l’'6rgoglio sovrasta‘sì fortemente l’avarizia che idea dildare incAffitto questa CEMENTO.DI FERRO. 233 È sta proprietà al. più generoso offeritore. sembra non esser ultimo mai entrata nei calcoli.degli attuali possessori. latina IVisi,= ) ter- nera Notizia sui terribili effetti dell’ uso del cemento ione di ferro.( Technical Repository). scia e le Un funesto accidente è successo a Maidstone. Il‘sil alla gnor Cower, calderajo, essendo occupato a ristaurare mile l interno di una grande caldaja di macchina a vapore, i gli nella officina del signor Baldwin, adoperava per unire denza insieme alcune delle lamine di ferro; con le quali esse e che sono formate, un cemento composto di sale ammoniaco, e“dei di zolfo e di limatura: di ferro, mescolanza che pro- fava dusse una tale abbondanza di gas e di fumo, che non riti potendo escire con bastevole prontezza egli ne fu affo- are è Gaio. chiata William Pearce, suo operajo, che lavorava al di sobri fuori sentendo un rumore straordinario: all’ interno‘vi tal entrò dall’ apertura. superiore che bastava. appena al tin passaggio del suo corpo; egli andava in soccorso del questa suo; padrone. e subito entrato vi perì soffocato come intorno lui.‘:. i) sce ta Il grido del soccorso si fece sentire e si affrettò di menti. sperimentarlo. Un uomo chiamato Ofivier ha tentato due volte di discendere, ma egli non ha potuto sof- dat frire l’ influenza deleteria ed è tornato ad escire altret- ui tante volte; si è cercato di versare’ acqua nella caldaja ed a capo di alcuni minuti si è potuto levarne Ì n i corpi. Pearce era morto; Cowen dava alcuni indizj ii asta Ì di vita; fu trasportato subito alla sua casa, ove un questa ill = 234 VARIETA. chirurgo gli amministrò tutti i soccorsi dell’ arte, ma invano; egli spirò verso le tre ore del mattino. Dobbiamo saper grado e molta riconoscenza a quello che ha pubblicato questo avvenimento con i suoi tristi dettagli, e soprattutto per la sua attenzione nell’ indi- carne esattamente le circostanze. Siccome ogni giorno viene fatto‘di usare il cemento di ferro, d’ altronde eccellente, il cui effetto è stato tanto funesto nel citato caso; e siccome l'idrogeno e gli altri gas prodotti dal- l azione chimica dell’ acido solforico dovuto alla pre- senza del zolfo, e l’azione dell’ acido muriatico del sale ammoniaco sul ferro e 1’ ammoniaca, sono della natura la più deleteria, non saranno mai sufficienti le precauzioni da prendersi contro gli effetti di questi gas. La più semplice è di soffiare continuamente dell’ aria fresca in volume considerevole in queste caldaje per liberarsi da questi gas in proporzione ed a misura che essi si sviluppano. Egli sarebbe a desiderarsi che uomini istruiti e ze- lanti del bene si facessero un dovere di pubblicare all’opportunità i ragguagli degli eventi che sono causati in paesi manifatturieri dall’ azione chimica e reciproca delle sostanze che si mischiano insieme in un gran nu- mero di processi, in modo da mettere in guardia i manipolatori contro gli effetti loro più o meno nocivi. C. soia Snia 235 s na i CORRISPONDENZA. vello tristi di» Estratto di lettera del signor N. N. al signor ANTONIO ITA Cattaneo, ec., intorno ad una nuova foggia di Pa- nde ragrandini. ato al- Intratteneudomi. jeri sera in una società di. galan- = tuomini intorno alla nuova invenzione dei paragrandini el costrutti con corde di paglia, mi suggerì all’ idea che la si potrebbero questi perfezionare col renderli di più le facile costruzione, di maggiore economia e sicuramente Das, poi più atti allo scopo cui voglionsi quelli dirigere. aria L'idea mia mi venne suggerita dalla cognizione in cui per ero già da diversi anni che il carbone delle sostanze tiche vegetabili, dopo i metalli, è uno dei più perfetti con- duttori del fluido elettrico. Mi soviene anzi che il ce- i ae lebre mio maestro, il signor conte Zolta, nella divi- ll| ie sione che egli faceva dei corpi relativamente alla loro i! usati conducibilità per questo fluido poneva il carbone nella Il iproca stessa classe dei metalli, che egli chiamava. conduttori[i an NU di prima classe. Locchè dimostra che il carbone è di i pian gran lunga superiore per questa proprietà alla paglia. i! coni Quindi io proporrei che si costruissero dei paragrandini i nella seguente maniera; Prenderei delle antenne di legno della maggiore lunghezza possibile, le porrei sopra. un fuoco‘ardente e le farei incarbonire su tutta la loro su- perficie ed alla profondità di circa mezzo pollice. Vi porrei all'estremità superiore una punta metallica di ottone o di rame, e quindi pianterei in terra questa novella foggia di paragrandini a quella distanza che si è riconosciuto essere la più conveniente. Io sono d’ avviso che cotesti 236 CorRrISPONDENZA. paragrandini dovrebbero avere molti vantaggi sopra quelli di corde di. paglia,‘proposti’ dal‘signor 7holard e raccomandati dal degno nostro proposto Beltrami. In primo luogo essendo essi molto più conduttori del fluido elettrico di quelli di paglia su menzionati, deb- bono per conseguenza ristabilire‘assai più facilmente e ‘prontamente l'equilibrio di esso fluido nelle nubi squi- librato(che vuolsi essere la causa principale della for- mazione della grandine). In secondo luogo essi debbono essere di molta maggior durata, poichè sappiamo dalla esperienza che i legni incarboniti alla superficie si con- servano assai più lungo tempo di quelli che non sog- giacquero a questa operazione. La differenza di durata diviene ancora più rilevante se si prenda in conside- razione la porzione di detti pali o antenne, la quale dee rimanere sotto terra. Questa, come sapete, in pochissimi anni passa alla corruzione, ed i bravi vi- gnajuoli per evitare questo danno sanno incarbonire quella superficie di pali che impiegano per sostenere le viti, la quale dee rimanere sotto terra. Voi sapete ancora che sessant’ anni or sono furono rinvenute nel Tamigi varie palizzate incarbonite nel sito in cui 7a- cito riferisce che gli Inglesi ne avevano piantato in quantità per impedire a Giulio Cesare di passare questo fiume colla sua armata. L'interno di questi pali era sì duro che se ne sono fatti con esso molti manichi di coltello, i quali si vendetiero a carissimo prezzo come oggetti d’anticaglia. Infine sembrami che essi nun debbano essere di più difficile costruzione, è, secondo i calcoli approssimativi, i miei conduttori dovrebbero costar meno che non i conduttori o paragrandini co- &trutti colla paglia. Vi dissr già' Che questa fibn è ehe una seltivlice mia 5 1 ì em Nuova roccia DI PARAGRANDINI. 237 Sopra idea o concetto, e come tale io ve la comunico. Essa holard per altro sembrami basata sopra principj noti della mi. In grande conducibilità del carbone in confronto di altre del sostanze vegetabili. Se dessa. non vi dispiace potete deb comunicarla al pubblico col mezzo del Giornale di nÉe e agricoltura, arti e commercio, alla redazione del quale squi- degnamente presiedete. Forse taluno più di me esperto for- aggiungerà qualche cosa al mio concetto e Jo renderà Ono un ritrovato più utile e meno imperfetto, se non si alla riderà della mia proposta, come si è riso dei para- cone grandini di corde di paglia e di tanti altri pretesi sog- nuovi ritrovati. rata Pavia, il 28 giugno 1823. nside- quale si O) e, In| VI Vi Î bonire| tenere i | sapete{ b i te nel i ili ni Ta.: fato in il {| > questo ID I ali erà l manichi 1 ni prezzo Ji È 066] nua il secondo fi rebbero ini c0- ce mi (o) DI DD Osservazioni Meteorologiche fatte all’ I. R. 0 I OGRWI=| Giorni IO MATTINA. do: Term.| Direzione Stato °.|di Rea.| del vento.|dell' atmosfera. pol. 27 lin. 6.54 2.01 Nord Nuv.-rotto » 27» 10,0|+ 3,0 Nord Nuvolo »'° 27» 10,8|+ 0,0) Owest Sereno » 27» 7,8]+ 1,0|Sud-Owest| Ser.-Nebb. ». 27»::,3,2/+ 3,0 Sud Nuv.-Ser. » 27.» 4,0/+. 0,2 Sud-Est Ser.-Nuv.! » 29» 5,3|— 0,6] Sud-Est Sereno » 27» yi Est Nuvolo »_ 27» 3,8|— 1,7 Est S.-N.-neb.-neve » 27» 3,7|4 2,0 Nord-Est.| Nuv.-Nebb. n: Lagon np: 1,0 Nord Sereno n'a ni: 7,2)-|i ol Owest Ser.-Nebb.| » 27» 9;0|+ 0,1] Nord-Ow. Sereno n can.» 10,0] 0,7) Lat Sereno » 27» 10,7|+ 0,5 Nord Sereno » 27.» IT,4|4 0,6 Est Sereno ” 27” 10,4+ 2,6 Est Nuv.-Ser.| » 27» 9,2|+ 2,0] Nord-Est Sereno È » 27» 5,614 5,0] Sud-Est Nuvolo ” 27” 4-0+ 3,0 Sud Nuv.-Ser. »_ 27» 7,0— 0,2) Nord Sereno ” 27” 9,7+ 0,6 Nord-Est Sereno » 27» 69+ 4,0 Nord-Est Nebb.-Ser. i Saga:9;0/-9;0). Owest Sereno >» ag ai 10:0|1,8,0 Est Nuv.-rotto »'_ 27» 9,84 4,01. Nord Sereno » 27» 9,2|+ 7,0) Nord|Nuv.-Neb.-rotto nia vol WedP 8.0] Nord Nuv.-Ser. » 27» 11,014 6,0] Nord-Ow. Sereno » 27» 112|+ 6,0| Nord-Est Sereno| via. 0504-6051 Nord-Est Sereno Altezza del Termometro, mass.+ 14,4, min.— 0;2, Altezza del Barometro, massima pol. 28, lin. 0,0; DTA >=; o ato nosfera, == rotto lo 10 ebb, ‘eno Ser, eno volo Ser, Teno eno b.-Ser. Ten p.-Totto eno Veb.-rolto veder reso J'eno reno === lin, 0.0; 239 med.+ 6,03. Quantità della piog, e Osservatorio di Milano nel mese di Marzo. Î S Bk A Î Term.| Direzione Stato Barometro.|{gi Rea. del vento.| dell atmosfera. pol. 27 lin. 8,214 5,0 st Nuv.-pioggia » 27» 11,0|+ 6,5| Sud-Owest Nuv.-Ser. Bi» 9,414 16;8 Sud Nuv.-Ser-Nebb. » 27» d.4|+ 73) Owest Ser.-Nebb. » Dpyi» 2,4/+ 64 Owest Nuv.-rotto » 27» 4,4|+ 7,6| Sud-Owest Ser.-Nebb. DI 27” SÒ| 6,9 Sud Ser.-Nebb. » 27> 4.7|+ 3,5|Est-Nor-Ow.|Neve prec. Nuv. » 27» 1,9|+ 1,5 Est Neve-Nuv. 1» 27» 7,2|+ 7,0] Sud-Owest Sereno » 27» 7,614 83 Sud Ser.-Nebb. dn A 8,2 A 8,4 Est Ser.-Nuv. » 27» 9,7|+ 8,0 Est Sereno » 27» 10,4|+ 7;9| Sud-Owest Sereno » 27».10,8|+ 7,7| Sud-Owest Sereno » 27» 10,614 8,0 Est Ser.-Nuv. » 27» 97|+ 7.6 Est Nuv.-Nebb.-rotto » 27» 7:,8|+ 8,5) Owest Sereno » 927» 1,6+ 8,0 Est La s. lam.-tuo.-p. »_ 27» 6,2|+ 7,0 Nord Sereno » 27» 5,614 7,5] Sud-Owest Nebb.-Ser. der ABDE,, 5,8 T--1905 Owest Ser.-Nebb, » 27»$8,0|+10,&| Sud-Owest[Nuv.-Nebb.-rotto » 27» 95|+ TI Sud Ser.-Nebb. » 27» 10,0|+ 11,8 Nord Nuv.-rotto-Ser. » 27» 9;2|4+ 11,8] Sud-Owest Nuv-Ser. » 27» 9,6|1+ 11,5 Owest Nuv.-Neb.-Pi.-S. » 27» 10,7|+ 13,4 Nord Ser.-Nuv-Poca-p. ”»» 10,7|+ 13,0| Sud Owest Sereno ”»» 11,2|+ 13,4| Sud-Owest| Ser.-Nebb-Ser. »» 11,2|+- 13,4| Sud-Owest| Nuv.-Nebb.- Ser. minima pol. 27, lin. 1,5; media pol. 27, lin. 7,93. neve lin. 17,7. fuori© DL ° Ses nomi si lin PREZZI CORRENTI: delle Produzioni Territoriali del SÌ Zi | 28 29 24| S I GENERI. Marzo Marzo Marzo È fa | Milano.| Pavia. Ber- Lecco.| Lodi. Pia Cont Ni i gamo cenza. | Frumento al mogg.f24. 77| 0. 00/22. or] 0. 00|22. 67| 0. 00) 0. 00] 0. 00| Riso»|44. 46] o. 00/42. 04] 0. 00|42. 661 0. 00). 0. 00). 0. 00 | Grano turco» 13. 69] o. colr2. 43| 0. 00|12. 98| 0. c0| 0. 00| 0. 00 A Segale” 15» db i al‘0.00 0.00 13:38 oi do, È Ball d de È Miglio» 0. 00] 0. 00/12. 14| 0. co|ti0. 56|.0. c0| 0. 00) 0. 00 il Avena alla soma jI11. 74| 0. cokrt. 14| 0. col10. 97] o: 00) 0. 00] 0. 00 il Fieno al fascio f 0. 00) 0. 00/3. 06| 0. col 6. 98| 0. 00] 0. 00) 0. 00 i @ Paglia È, 0. 00)(0 00f 2, 07) O. OÙ e I7| 9. co 0. Gol 0. 00 Lino marzirolo alla!| il libb. d’once 28.Î 0. col. 0. 00) 1. 34| 0. c0| 1. 10| 0. co) 0. 00) 0. 00 I Canape» 0. 00| 0. 00] 0. 00) 0. 00] 0. 00) 0. 00| 0. 00| 0. 00 Legumi al moggio{23. 03| 0: 00|16. 31] 0. 0023. 22| 0.-00| 0. co] 0. 00 240 = cho i DI No N N he do) -0 lg Mer) do) 1 ln! viso 1 zl td biwr, di lgricol. Irti e lomm. 3 ic(/ 2, 7;: Lime e IA fuoco Di Y log CITEC 4 L) 1623. n i i ; du dardi IE rit e ai 5 S ATA Gior, d'Agricol, drtr è lonvn» AH 65 A | AVA— NW} VI UN PZ LI : Am O MZ| N* Sa|| dl i ME z AD e====i E A e]e]©C.-_- po 10)(CI 7 23) /; I de? A Do VA DI/ I AL 3 i- È- fa: 7 CÀ, = rose, 9, che lm che essi di carat. ‘pia(1) le dal- lenzione Vera vi i Avevano le cure di ita allora, el caffe di sportato a glior suc» ti all'isola gochè nel Il' Oriente I suo viag: 1, Laroque ne divella» nelle sere XIVe por ya . Carrk perro pr Epen. 253 In adesso Je colonie orientali, e principalmente l’ isola di Giava(1), forniscono molto caffè. Mille e trecento quarantaqualtro tese quadrate che producono nelle terre mediocri mille e duecento libbre di frumento o tre mille libbre di pomi di terra, possono produrre sotto la zona torrida annualmente mille e settecento libbre di caffè. In Oriente un marito che non dà il caffè a sua mo» glie, non può altro aspettarsi fuorchè vederla cercare ed ottenere il divorzio. Si dà a tutti quelli che hanno uso di dare qualche moneta per il caffè, come in Eu- ropa, per bere; e quando il gran-visir non esibisce il caffè ad un ambasciatore, egli è segno di qualche rottura. Il primo uso che si fece in Arabia del caffè veniva da Djemal Eddin, celebre mouftì della città di Aden, verso la metà del nono secolo dell’egira corrispondente alla metà del quindicesimo secolo dell’ era nostra; fu- rono i Veneziani che lo portarono i primi in Europa, e Pietro della Valle, verso l’anno 1615, lo spedì tosto in Italia. Il sig Galland, prima del viaggiatore 7he- venot, cioè a dire nel 1644, ne portò dal Levante. Un ambasciatore turco, del sultano Maometto IV, fece conoscere nel 1669 il caffè a Parigi. Giacomo I re (1) Raffles, History of Java, tom. 1, pag. 129 e 213. Fu dalle piante di Giava che gli Olandesi ottennero l albero del caffè che essi spedirono a Luigi XIV, ed è lo stipite di quelli delle nostre colonie occidentali. Traité de l’origine du cafe, pag. 401, in seguito del Viaggio di Laroque, 254 Acrania rp Economia Rurate. d’ Inghilterra ha fatto un trattato contro| uso del caffè, e l'abate Nisseno si è lusingato di aver provato che il cafè fu portato in Europa per le cure del de- monio. ILTUVILITVIAVI/VIAYVANVVAVY On the analysis of soils. Sul! analisi dei terreni, del sig. Humenay Davy(articolo secondo). Dopo che l’ acido idro-clorico ha esercitata la sua azione sulle parti calcaree del terreno, il primo pro- cesso è di assicurarsi della quantità di materia insolu- | bile animale e vegetabile che esso contiene.| Questo si può fare con bastevole precisione infuo- I cando la materia fortemente in un crogiuolo. coll’ ordi-| nario fuoco fino a che non vi rimanga particella nera nella massa. Deve essere spesso rimescolata con una| bacchetta di metallo, all’oggetto di esporre di continuo nuove superficie all’ aria; la perdita di peso che ba| subìto segna la quantità di sostanza che in essa è conservata dal fuoco e dall’ aria distruttibile. Egli è impossibile, senza esperimenti veramente de- licati e ricercati, di assicurarsi se questa sostanza è tutta materia animale o vegetabile, o una mescolanza di ambedue. Quando 1° odore tramandato in tempo dell’incinerazione è simile a quello delle penne bruciate, quest’ è un indizio certo di qualche sostanza animale o analoga alla materia animale; ed una copiosa fiamma| bleu, nel tempo dell’ infuocamento, quasi sempre mo- stra Ja presenza di una considerevole quantità di mate- ria vegetabile. Nei casi nei quali è necessario che la Put dl Vel pronto re del| ? è, (2/2)’ la SUA mo\o- a insola: ne info. coll’ ordi- ella nera con una continuo )) che Îa In essa è mente: de. sostanza è mescolana in tempo ne bruciate, 1a animale sa fiamma pre mi i di male 10 dle fa SULL’ ANALISI DI TERRENI. 200 esperienza debba eseguirsi prestissimo, ci può coadju- vare la distruzione delle sostanze decomponibili per mezzo dell’ azione del nitrato d’ ammoniaca, il quale in tempo dell’ infuocamento si può graduatamente get- tare sulla massa riscaldata, nella quantità di venti grani per ogni cento di terreno rimasto. Esso accelera la dispersione della materia animale e vegetabile; quest’ è la causa che essa sia cangiata iu fluidi ela- stici, ed esso stesso in pari tempo si decompone e si sperde. Le sostanze che rimangono dopo lo sperdimento della materia animale e vegetabile, generalmente sono minute particelle di materia terrosa contenente comune- niente allumina e silice in combinazione con ossido di ferro o di manganese. All’ oggetto di separare queste cose 1’ una dall’ altra deve far bollire per due o tre ore la materia terrosa con l’ acido solforico, allungato con quattro volte il suo peso di acqua; dovrà essere regolata la quantità dell’ acido dalla quantità del residuo- solido, su cui devesi rivolgere|’ azione, servendosi, per doni cento grani, di due dramme o centoventi grani di acido. La sostanza rimasta dopo l’ azione dell’ acido può essere considerata come silicea, e questa deve essere separata ed assicurato il suo peso, dopo averla lavata ed asciugata nel solito modo. L’allumina e l’ ossido di ferro e di manganese, se alcuno ve ne esiste, sono tutti disciolti nell’ acido sol- forico; possono separarsi col succinato d’ ammoniaca, ja in giro il quale precipita l’ossido di fto, e con la soluzione di potassa caustica la quale dice glie l’allumina, ma non l’ossido di manganese. Ìl peso degli ossidi, accertato dopo che sono stati riscaldati a rosso, segnerà la loro quantità 256 Acraria ep Economia Ruraits. Se qualche poco di magnesia o di calce ha sfuggito la soluzione dell’ acido idro-clorico, si troveranno que- ste sostanze nell’ acido solforico; questo nullaostante avviene rare volte, ma il processo per discoprirle, e di assicurarsi delle loro quantità è lo stesso in ambe- due i casi. Il metodo di analisi con l’ acido solforico è baste- volmente preciso per tutti gli sperimenti ordinari, ma se fa duopo una grandissima esaltezza, si deve far uso del carbonato di potassa come reagente, ed il residuo dell’ incenerazione(6) deve essere riscaldato a rosso per una mezz’ ora con quattro volte il suo peso di questa sostanza, in un crogiuolo d’argento o di porcellana ben cotta. La massa ottenuta deve essere disciolta nel- l’ acido idro-clorico e la soluzione svaporata fino quasi a secchezza; si deve allora aggiugnere dell’ acqua di- stillata, la quale scioglierà I’ ossido di ferro e tutte le terre in combinazione come idro-clorati eccettuata la silice. La silice dopo 1’ ordinario processo di liscivia- zione deve essere riscaldata a rosso; le altre sostanze possono essere separate nello stesso modo, come dal- l'acido idro-clorico e dalle soluzioni di acido solfo- rico. Questo processo è uno di quelli adoperati dai chimici filosofi per le analisi delle pietre. 8. Se avvi sospetto che nel terreno vi sia qualche sostanza salina o qualche solubile materia vegetabile od animale, questa potrà essere rinvenuta nell’ acqua di liseiviazione adoperata per separare l’ arena Quest acqua deve essere svaporata a secchezza in un piatto pulito ad un calore al disotto del puuto di ebollizione. Se la materia solida ottenuta è di un color bruno R __.eééé..===-=--===s=<=sscsocacaza SULL'ANALISI bei Terniai 27 A glie: ed è infammabile, deve essere considerata ih parte Uscito s come estratto vegetabile, Se il sno odore quando essà È esposta al fuoco è eguale a quello delle penne bru- ciate, allora contiene materia animale© albuminosa: se è bianca, cristallina e non distruitibile dal calore APRO qu I lnostan prirle ,e n ande. può essere considerata come materia principalmente salina, la natura della quale può essere conosciuta per | baste. mezzo dei reagenti descritti alla facciata 103, ri, ma 9. Quando vi fosse sospetto dell’ esistenza del solfato far uso o fosfato di calce in tutto il terreno, allora per disco» esiduo prirà richiedesi un processo particolare. Un dato peso so per di esso terreno, per esempio di 400 grani, si devé questa riscallare a rosso per una mezz’ ora in un crogiuolo, rcellana miescolato prima con una terza parte di carbone vege- olta nel. tabile polverizzato. Il miscuglio deve essere bollito per no quasi un. quarto d'ora in una mezza piota d° acqua, ed il equa di. fluido raccolto si deve passare attraverso il filtro ed (utte le esporre. per alcuni giorni all aria almosferica in vaso uata la aperto. Se nel terreno gi Irova una notabile quantità liscivia- di solfato:di calce( géesso'), si forMerd Ka poco a poco sostanze un precipitato bianco nel fluido ed il pese di esso se- me dal- gnera la proporzione. do solfo» Il fosfato di calce, se un poco ve ne esiste, può essere separato dal terreno dopo il processo del gesso. steli L’acido idro-clorico deve essere digerito sul terreno, in quantità più che bastante a saturare le terre solubili; ) quid la soluzione deve cssere svaporala e vi si deve versare a dell’ acqua sulla materia solida; Questo fluido discio- | n glierà i composti di terre e dij acido idro-clorico, e di lascerà intatto il solfato di calce. paia Io non vorrei( dice l’ autore) passare i limiti asse- Di gnati a questa lezione per dare contezza di qualche "i proeesso per la scoperta delle sostanze, le quali possono Vol. IV. 19 * Juno enr—==-——” isa 258 Acnania en Ecomomia Runite. essere accidentalmente mescolate con le materie del terreno. Altre terre ed ossidi metallici si sono trovate di tempo in tempo in esso, ma in quantità troppo piccole per avere qualche influenza alla fertilità o sterilità, e la ricerca di essi farebbe|’ analisi molto più complicata, senza renderla più utile. 10. Quando l° esame di un terreno è compiuto, i prodotti saranno accomodati numericamente, e le loro quantità le une alle altre aggiunte; e se esse agguagliano presso a poco la quantità primitiva del terreno, l’ana- lisi si può considerare come esatta. Si deve nulla ostante avvertire che quando si ha scoperto il fosfato o il sol- fato di calce col sicuro processo già descritto(9) devesi al generale processo fare una correzione, sottraendo una somma eguale al suo peso dalla. quantità di car- bonato di calce ottenuto dall’ acido idro-clorico con la precipitazione. Nel disporre i prodotti si devono mettere coll’ ordine degli esperimenti, coi quali furono ottenuti. Così io ottenni da circa 400 grani tolti da un buon terreno arenoso siliceo, di un giardino a luppoli vicino a Tunbridge, Kent. Di acqua di assorbimento..... grani 19. Di perdita, pietre e ghiaje principalmente silic@& ti. i. iii diga vip OSCAR: Di fibre vegetabili non decomposte..» 14. Di.terra fina silicea......\.,.. 00, 0907212 Di materia minutamente divisa, separata cor lo scuotimento e filtrazione e constava di Carbonato di calce. grani 19. Carbonato di magnesia.» 3. dreie crssree ra tt rt REI Somma e segne 22. 298. ——_——eorr tr na sa matene Ono: tro alta trop - fertil, nalisi. mù) compiuti, elem ‘agguaglin reno, l'an nulla ostatì fato 0 1) sì to(9) deri e, sottraenlì antità di car dro:clorico con ere coll'ordine ui, ti da un buon | lnppol vicino grani 19) parata cOn SULL ASALISI DEI PERREMI, 259 Somma di contro e segue. 22, 298, Materia, principalmente vegeta- bile, distruttibile dal fuoco» 1 5. Silicone ri de Alluniinazas: dit 4 6 us: Ossido.dixgferro is.+|$. Materia solubile, principal- mente sal comune ed estrat- iopvezelabile 3’...| n+3 cela i n nt I 81. 298. Bi. PERASNES Montante di tutto il prodotto 379. Perdita di 21. La perdita in questa analisi non è maggiore di quella che ordinariamente avviene, e ciò dipende dalla impos- sibilità di raccogliere le intiere quantità dei diversi precipitati, e dalla presenza di maggiore umidità che non è stimata per]’ acqua di assorbimento e che è perduta nei diversi processi, Quando lo sperimentatore si sia fatto pratico dell’ uso dei diversi strumenti e delle proprietà. dei reagenti e delle relazioni, fra le qualità esterne e chimiche del terreno, egli troverà spesso necessario di eseguire in qualche caso tutti i descritti. Quando il terreno, per esempio, non contiene una no- tabile proporzione di processi che sono stati materia calcarea può essere trala- sciata l’azione dell'acido idro-clorico(7). Nell’esaminare il terreno di torba è d'’ uopo principalmente volgere l’attenzione all’ Operazione del fuoco e dali’ aria(5), 260 Acnaria ep Ecosomia Runare. e nell'analisi delle crete e delle argille sarà utile molte volte di tralasciare gli sperimenti fatti con 1’ acido solforico(9). Nei primi lavori che sono fatti da persone che sono digiune delle coguizioni della chimica, non devesi at- tendere molta precisione nei risultati. Molte difficoltà si incontreranno, ma nel vincerle si otterrà il genere di cognizione pratica, e nulla avvi. di tanto istruttivo nella scienza sperimentale. quanto lo scoprimento del- Perrore. L'esatto analizzattore ha d’uopo di essere‘ben fondato nelle chimiche generali cognizioni, ma non vi ha forse un mezzo migliore onde acquistarle di quello di intraprendere le prime ricerche. Nel seguitare i propri sperimenti egli sarà continuamente obbligato di apprendere le proprietà delle sostanze che egli impiega e sulle quali vuole agire, e le sue idee teoretiche sa- ranno più valevoli per essere connesse con le opera- zioni pratiche ed acquistate all’ unico scopo di disco» P rive. RARI VIAGRA RR Delta colombaja e del modo di allevare e dirigere i piccioni, e ciò che devesi osservare quando si spedi- scono con un biglietto. Dintorno di fuori delle pareti della corte delle case di campagna si vogliono fare luogli da animali volatili, o abitazioni da uccelli, sicchè lo sterco loro si raccolga dal lavoratore, perocchè è utilissimo al campo, eccetto quello delle oche il quale è molto nocivo. Le colombaje sì facciano in alto, e facendo una torricella in fra la "n sc T—==—==_=="_—@>P>—11 DELLA COLOMBASA, rc. 26: He torre, le pareti della quale sieno ben piallate e pu- De lite ed imbiancate, e da cadauna delle quattro facce si faccia una finestra picciola, là onde entrare ed uscire n° possano i colombi e nidifichino dentro. E saranno sicuri Ha delle mustelle, se deutro alla colombaja si gillino spar- coltà tee vecchie, cioè quelle palme o vimi di che si fanno vu le sporte; e non periscono e non lasciano il luogo se a do cadauna di quelle finestre si sospendano cotali cenci o lel- ciutolini, che sieno di panno vergato o svariato, legan- ven dolivi con‘vinco o con funicella, sicchè pendano. E vi meneranno degli altri colombi, se saranno pasciuti ello continuamente d’alquanto comino o si avranno unte le ti sommitadi delle ali de’ suoi con un poco di balsamo o di Figliano spesso se si dà loro orzo arvostito, 0 fave piega spesse volte ovvero’ ervo. A trenta colombi volanti ba- 58» stano ogni dì tre staja‘d’ esca di grano o di veccie, 0 rera= di ceci. E voglionsi pascere il verno, sicchè possano isco* figliare. E conviensi in più luoghi della colombaja so- spendere ramuscelli di rutta contro gli animali nemici, La prima cosa che devesi osservare(volendo educare colombi a portare biglietti), si è di acquistare due Piccioni o stranieri o salvatici, purchè essi sieno| bianchi e provveduti di collare. giacchè quelli di tale f ere varietà hanno un istinto più fino di tutti gli altri.| sped Devesi aspettare che abbiano fatte le uova e che i figli pi sieno nati, sendo quelli che sono più grossi troppo ni difficile a dirigersi.}, ca| Tosto che le penne cominciano‘a spuntare ni nceo- i fail nati, è duopo dargli a mangiare a mano e fargli pren-| cola dere a bere da loro stessi. Pertanto prencete il picciolo ti sot colombino in mano, tenetegli diritta la testa, aprilegli Î sha il becco e Mich nella bocca duc 0 tre grani‘di} ia Da frumento mentr egli tiene Ja gola molio‘arga. Quando i il IH I mu= ne= è x— ca 362 Agnania ep Economia Ronde. possiate credere, che ne abbia abbastanza, allora mettete dell’acqua in bocca, tenete il piccioncino con ambe le mani, situate il suo becco nella vostra bocca di modo che sia immerso nell’acqua; voi farete questo, fino a tanto che vi sembrerà che abbia abbastanza bevuto; dopo questo lo situerete a voi davanti e con vari scherzi lo divertirete; voi dovete correre innanzi lui facendo in modo che egli vi segua; dopo verso lui ritornerete. Avrete cura di ripetere questo esercizio due o tre volte al giorno, o vogliate farlo da voi stesso, 0 incaricare persona a cui avrete commessa l'educazione sua. Lo scopo di questo esercizio è di addimesticare| animale e di accostumarlo a lasciarsi avvicinare. Allorquando mostrerà di essere abbastanza forte per volare, se questi è un maschio, voi l’ unirete con una femmina e vice- versa. Se nello stesso tempo ad ambidue darete a bere ed a mangiare nel modo sovra esposto prima‘che eglino sieno in istato di volare, questo produrrà efletli ancora migliori. Quando i giovani piccioni si saranno fatti più forti, e che volerauno, bisognerà metterli in una gabbia e mandarli al luogo ove volete che eglino si accoslumino a portare dei messaggi; bisogna aver cura, durante il tempo del trasporto, che la gabbia sia scoperta in modo che i piccioni veggano il cammino. Arrivati che sa- ranno, il padrone del luogo li rinchiuderà e li custo- dirà, sempre in tale stato, per un mese almeno, avendo cura di giuocare con essi loro tutti i giorni ed abitual- mente tenerli fra le mani. Sarà cosa assai buona quella di continuare questo esercizio per lo spazio di due mesi, nel timore che lasciandoli più presto quand essi sarebbero ritornati al loro primo alloggio: non vi re- stassero o non volessero rivenire a ritrovare quello che DeLLA COLOMBAIA, Ec. 263 gli ha spediti. Questa attenzione è della massima im- portanza, e non sarà mai troppa la precauzione usata. A capo di due mesi il piccione sarà bastantemente assuefatto al secondo luogo, ove egli sarà stato a di- mora per questo tempo; si potrà adunque allora ab- bandonarlo, osservando le precauzioni che noi prescri- veremo fra non molto. Noi abbiamo detto che bisognava tenere insieme un maschio ed una femmina. Egli è vero che altra volta non si lasciava che uno dei due" pel timore che abbandonandoli insieme non si intrat- tenessero fra loro e non restassero in qualche altro colombajo. Si può da ciò conchiudere che egli non è di assoluta necessità di averne due, l’ uno maschio e l’altro femmina. Noi non esitiamo ciò non ostante ad avvisare, perchè si scelga questo metodo di preferenza per tre ragioni: 1.° se voi abbandonate uno dei due, egli non si arresterà giammai in cammino, nè i grani, nè gli alberi lo interterranno e lo sviaranno.; al con- trario il desiderio di rivedere il suo camerata lo ricon- durrà prontissimamente; 2.° se alcuna cosa per caso l’ avesse trattenuto, o fosse egli entrato in un colom- bajo o avesse avuto qualche incontro, voi non farete che rilasciare il suo compagno; l'uno ricondurrà l'altro e voi non avrete da aspettar molto per vederli ritornare tutti e due; 3.° se voi avete un maschio senza fem: mina, o una femmina senza maschio, si farebbe luogo a temere che alcuno dei due non incontrasse altrove un compagno che gli convenisse, un maschio se la vostra è femmina o una femmina se il vostro è un maschio, ed eglino si divertissero insieme, e che il vostro pertanto non potesse più risolversi a separarsi a causa del suo nuovo trattenimento e che non poriasse la lettera al suo padrone, ed in conseguenza negligen- === Ì i = ra sen rig co aS4 Acnaria rn Economia Rurate. tasse la-sua commissione. Io sono d’ avviso adunque che ella è una grande imprudenza ed una mancanza imperdonabile quella di spedire una lettera per mezzo di un piccione, sia maschio sia femmina, senza avere con se il suo camerata, col quale egli deve essere ac- coppiato. Subito che il piccione portatore di una lettera è arrivato al luogo ove è stato spedito, non si deve avere niente di più premuroso che d’ incaricarlo della rispo- sta e di rispedirlo prontamente senza trattenerlo, altri- menti se si lasciasse libero egli partirebbe senza aspet- tare la risposta, e, se si riuchiulesse, vi morirebbe di affanno per vedersi separato dal suo camerata ed allone tanato dall’ ordinario suo abituro, o egli avrebbe della ripugnanza ad incaricarsi un’ altra volia di simile mese saggio. Parliamo ora delle precauzioni che conviene prendere quando si spedisce un piccione incaricato di un mes- saggio. Dopo che gli si è attaccata la lettera nella ma- niera che verrà in seguito indicata, l uomo incaricato di questa incumbenza prende il piccione e lo trasporta fuori dell’ abitato, avendo gran cura di evitarlo nel trasporto, e si allontana dal paese recandosi nella cam- pagna dirigendo i suoi passi da quella parte del luogo ose si vuole spedire il suo messaggio. sia a levante, a ponente 0 verso qualanque altro punto; la si dona il piccione. Le prime volte che' impiega un piccione a questo servizio egli è bene di osservarlo e di seguirlo per lo spazio di un quarto d’ora circa per vedere se in luogo di proseguire il suo cammino egli non sì fermi su di un albero, e per eccitarlo in que- sto caso a riprendere il volo. Una precauzione, che alcune persone solevano osser- DELLA COLOMBASA, EC. o 265 vare per le prime volte, era quella di attaccare la lettera al maschio, di separarlo dalla sua femmina e di lasciar nel viaggio con lui un’ altra femmina allevata nel luogo verso il quale si spediva ed ove questa vi faceva l’ ordinaria sua residenza, e che si avea fatto venire espressamente da poco tempo. Quando essi sa- rebbero arrivati alla loro destinazione, si riterrebbe questa femmina che dovrà essere rinchiusa, e si rispe- direbbe il solo maschio incaricato della risposta. Si usava, come noi abbiamo detto, questa precauzione la prima volta allo scopo che i piccioni si accostumas- sero ad andare e ritornare. La lettera che si confida al colombo deve essere di una carta di seta finissima. Si devono evitare attenta- mente i dettagli e le parole superflue; egli è bene di accontentarsi di mettervi in succinto Ja nuova che si vuol trasmettere o il soggetto che si vuol esprimere con mieno parole che sia possibile. Si colloca la lettera sotto l’ ala, e vi dev'essere attaccata in modo che ella sia disposta piana e distesa. Ciò che io qui dico è con- forme all’ uso che si osservava, ma mi sembra che se Ja lettera fosse attaccata con filo qualunque all’ una delle due parti del corpo questo sarebbe più vantag- gioso, primieramente perchè il peso della lettera inco» moderebbe meno il colombo nel volo, secondariamente perchè la lettera sarebbe meno esposta a cadere a causa dello sbattimento delle ali che.i' animale, volando, è costretto di tanto in tanto di fare. Si colloca la lettera sotto l’ ala per metterla al co- perto dell'umidità, della pioggia ed altri accideoti. Bisogna attaccarla per il lungo ad una delle piume dell'ala del colombo con un piccolo spillo ed aver cura che la sua punta non sia rivolta dalla parte del corpo, | ——© Lu a Sn 1 gta A 266 Acnaria ep Economia Runate. nella tema che esso non lo punga; si fa uno o due giri con del filo attorno alle due estremità dello spillo che è bene appuntato nella piuma; bisogna accomodarlo bene e che il filo sia finissimo, ma forte. Si deve an- cora osservare di non lasciare sporgere in fuori qualche porzione della lettera, mentre ella piglierebbe il vento, affaticherebbe l'ala ed obbligherebbe il colombo a ripo- sarsi, frapponendo in questa guisa un grandissimo ostacolo alla rapidità del suo volo. Bisogna costruire nella propria casa una colombaja, come abbiamo già detto, nella quale vi si praticano dei nidi rialzati al disopra del suolo capaci di contenere ciascuno due piccioni; l’ ingresso a ciascun nido deve essere tanto grande, quanto è necessario per dare il passo ad un solo piccione. Si farà al disopra della porta della colombaja, o in qualcuna delle facciate della fabbrica, una finestra molto al disopra, perchè i pic- cioni possano entrare e sortire. Tutto questo è fatto al fine che ritornando dal luogo ove fu spedito il pic- cione, l’uomo incaricato di questa cura non abbia a stentare nel raggiugnerlo e non lo affatichi per- derlo ,, mentre con questo mezzo il piccione entra da lui stesso nella colombaja e si ritira nel suo nido, in cui si può pigliare con la più gran facilità. Quando un piccione è stato spedito con messaggio, quello che è incaricato della sua cura deve spiare at- lentamente il suo ritorno, affinchè subito che il pic- cione sarà arrivato, e si sarà zitirato nella colombaja; egli vi entri e il prenda. Egli non deve allora inquie- tarsi se il sno padrone è occupato a mangiare, a bere o a dormire, o s’ egli è nel suo gabinetto per qualche affare; il dovere suo è di dargli avviso all’ istante del- I arrivo del piccione, mentre può' darsi che la lettera, l A DELLA@OLOMBAJA, tc. 269 di cui il colombo è portatore, contenga qualche nuova che sia necessario che il padrone apprenda nel mo- mento slesso. Quand’ anche non sieno stati spediti dei piccioni, quest’ uomo deve essere sempre vigilantissimo- e stare costantemente in guardia, perchè potrebbe avvenire che giugnesse qualche piccione spedito da un’ altra parte incaricato di qualche nuova per il suo padrone. Deve egli ancora, quando ha pigliato il piccione che è portatore di una lettera, avere gran cura che la let- tera non si distacchi dall’ala; ma è bene di presentare il piccione al suo padrone all’ oggetio che questi levi lui stesso la lettera, e ciò nella vista che la lettera potrebbe contenere qualche novella che il suo padrone non vorrebbe che la si divulgasse. Quando bene la persona proposta a questo impiego non sapesse leggere non dovrebbe mai, per ragione di questa ignoranza, permettersi di distaccare la lettera pel timore di dar luogo. a dei cattivi sospetti, e che il suo padrone non immagini, come per esempio, che si potesse far leg- gere il contenuto da qualcuno, od anco che per pro- prio interesse vi si fosse fatto scrivere qualche cosa od altro di simile, mentre i sospetti non conoscono limiti e d’ altronde questo non lo riguarda. Aggiugnerò ancora il ricordo seguente per mettermi al coperto dei rimproveri che mi potrebbero fare Je cattive lingue e gli spiriti maligni, animati dalla gelosia, che credessero trovarmi in mancanza; se dopo avere allevati i piccioni, ed averli formati come noi l'abbiamo detto, essi volessero indirizzarli a portar messaggi in tre differenti luoghi od anche in maggior numero, questa sarebbe effettivamente una cosa difficilissima e il più delle volte impossibile. Egli è necessario di acconten- ge 368 Acrania rn Ecowoma Ronaze. tarsi di farli andare dal luogo ove furono‘allevati ed addimesticati a quello ove eglino ebbero dei figli. Ciò nulla ostante se si vuole assuefarli a portare messaggi in un altro luogo, bisogna farli procreare in quest’ al. tro luogo e allevare i figli presso di se, secondo i me- todi che abbiamo precedentemente esposti.(Questo si è precisamente praticato a Bagdad, ma rare volte, edi piccioni così educati si vendevano più del doppio degli altri. Per raggiugnere lo scopo si era obbligato di te- nerli tre mesi o anche più in ciascuno dei tre luoghi, ove si desiderava accostumarli a portare i messaggi; in seguito, quando si voleva spedirli verso uno di questi siti, si portavano fuori del paese nella direzione di questo luogo, come noi 1° abbiamo detto disopra, e si abbandonavano. il piccione non ha ricevuto un in- telletto pari a quello dell’ uomo per potere apprendere a distinguere i tre luoghi differenti, e perchè quando si abbandona nell’ intenzione di spedirlo in una delle tre destinazioni egli vi si rechi senza smarrirsi. Se a Bag- dad questo è riuscito alcune volte al Kaliffo Mostasem., come si. dice, non si può ciò non pertanto nulla con- chiudere; Ì eccezione non fa la regola. Egli è ben più facile di spedirli a portar messaggi in due luoghi dif- ferenti, come l’ abbiamo precedentemente detto. Fanno essi in un giorno cenlo parasanghe e più(1). (1) Khathouat è il nome arabo: della misura ehe equivale al passo geometrico, il quale comprende tre Akdam o piedi; abbisognano 13 mille Akdam per fare un Firsenk detto dai Persiani Parasangh quando vogliono indicare uno spazio equivalente alla decima parte di un grado geografico cioè 6 miglia italiano Deira coLomeara, scio 269 lo ho intralasciato in questa sposizione molte cose che si devono lasciare alla: prudenza dell’ uomo: incari- cato della cura di questi piccioni messaggieri; e volendo. esser breve, io mi sono accontentato di rapportare in questo capitolo la sostanza, per così dire, dei metodi che si devono seguire(1). VARARINARRANAIPI SARI LIA AI Meccanismo destinato a regolare il corso dell’ acqua ed a prevenire l’'inondazione, del sig. Poroxceau. Si è trovato conveniente, all’ oggetto di evitare Ja inondazione, di fare delle nuove aperture negli argini e di stabilire delle tavolette mobili sui risciaquatoj, o quando non ve ne fossero, su le chiuse di scaricamento. Si farà nel muro dei risciaquatoj una fossa nella quale sì praticherà un battitojo con una tavola di una spes- sezza bastante perchè essa non possa incurvarsi. Le leve destinate ad innalzare od abbassare le tavo- lette saranno formate di semplici pertiche della gros- (1) Chi bramasse apprendere molte altre cose utili su tale proposito vegga l’opera da noi pubblicata l’anno scorso col titolo: La colomba messaggiera ratta più del lampo, più pronta della nube, opera del signor Michele Sabbagh con note del signor A. S. Silvestro de Sacy, nel volgare italiano trasportata e di note ed aggiunte accresciuta da Antonio Cattaneo chimico- farmacista, maestro privato dî economia rurale, ec. TI fananiit r è dx b Pare per ita pi praga pen: Miti i ds “ Mag. 270 Acrazia ED Ecowomia Ruraize. sezza del braccio e di 6 a» metri di lunghezza, col- locate perpendicolarmente alle chiuse e risciaquatoj ed immersi nell’acqua alla profondità di 20 a 25 centimetri. Le tavolette devono essere munite di verghe di ferro incurvate, delle quali. l’ angolo saliente, piegato in anello, serve ad attaccare la leva destinata a comuni- care a queste tavolette i movimenti di elevazione e di abbassamento. L’estremità di ciascheduna pertica portando un dop- pio anello un poco più stretto di quello della verga della tavoletta, vi sarà attaccata per mezzo di una sem- plice caviglia. di legno affine di permettere di separarle a piacere. L’ estremità opposta sarà assicurata da un anello od uncino ad un palo nel fiume dalla parte della riva opposta. Allora non rimarrà più che a situare l’ondeggiatore; questo sara formato o di una botte o di una cassa ben chiusa che si attaccherà sulle leve verso!’estremità la più lontana delle tavolette; in seguito per regolare l’ apparecchio, dopo avere messo l’ acqua. esattamente a livello disopra del risciaquatojo o delle chiuse; si immergeranno i pali d’appicco fino a che la parte del- l’ ondeggiatore immersa nell’ acqua faccia equilibrio al peso delle pertiche e delia tavoletta; ne seguirà neces- sariamente che allorquando l’ acqua si innalzerà al di- sopra del livello stabilito, 1’ ondeggiatore, innalzato immediatamente alla stessa altezza, comunicherà il suo movimento alla leva e produrrà all’ estremità aderente alle tavolette un’ elevazione moltiplice della sua in ra- gione della differenza che esisterà fra Ja distanza di questa estremità al punto d’ appicco del palo, e quella del centro dell’ ondeggiatore allo stesso punto. Questo meccanismo potrà stabilirsi dappertutto senza Faumenro DI Oprssa.| ast egli è poco dispendioso ed è facilmente ese- difficoltà; ) guibile. MARNA VIA AVSAAAINAAII Analisi del frumento di Odessa raffrontata con quella del frumento di Francia, del sig. Henry. L’ abilissimo chimico signor Henry ha trovato nel frumento di Odessa una sostanza amara che non si trova nel frumento di Francia. Le proporzioni relative dei principj costituenti il frumento sono, in queste due varietà, abbastanza diverse, per la qual cosa non si sa an- cora quale dei due meriti la preferenza. Il frumento di Odessa contiene più glutine e meno amido di quello di Francia; la materia zuccherina abbonda ugualmente in tutte e due. La farina del frumento di Odessa as- ? non si dice però quale dei due, a peso eguale, sommi- sorbe più acqua, di quella del frumento di Francia: nistri maggior quantità di pane. L’amido del frumento di Odessa è sensibilmente granoso, come anco la sua farina; l’uno e l’altra sono di una estrema finezza nel frumento di Francia. Si vede che 1 analisi chimica non scioglie da sola la quistione, e che per istabilire la superiorità del nostro frumento con quello di Odessa sarà necessario sapere se il principio amaro che contiene quest’ultimo non iscompare alla cottura; quale dei due somministri la più grande quantità di pane: in questo caso egli conviene di associare ai processi ed ai chimici apparecchi il forno del panattiere e lo stomaco dell’uomo che lavora; giacchè in ultima analisi si tratta di sapere quale di queste due varietà di frumento è la più ali- mentare. È SRI (i }.(i ta ti) i” uil #| il “JB il i | | il *’ ra>—#=— la—->-="—a_r_=—. TI oltre 27% Acnasti en Economtà Runace. Radice che somministra dei vermi che forniscono ur bel colore cremesi. È, Una specie di erba chiamata polygonum minus ab- bonda nei deserti dell’ Ucrania. Verso la fine del mese di giugno si strappa la sua radice; questa è coperta di vermi che hanno la forma ovale e che induriscono subito che sono esposti all’ aria. Si vendono ai merca- lanti a cucchiajate. Si maccinano, e l'acqua nella quale si diluiseono con un poco di allume piglia il colore del più bel cremisi. Le donne dei Cosacchi tingono il loro filo, ed i mercanti della gran Russia li comprano per dipingere i volti delle donne. Gli Ebrei della Po- lonia e gli Armeni ne vendono molto ai Turchi che li adoperano di tingere le loro sete, le loro pelli, le code e le criniere dei loro cavalli, i loro propri capelli, la loro barba e le loro unghie. A questi vermi fu dato il nome di Coccus polonorum. Dampier nel suo Viaggio intorno al mondo ne parla nello stesso tempo che dice della cocciniglia. Il risultato delle prove fatte a Mosca si è che una libbra di questi vermi che non costa che un rublo, che è quanto dire un franco, dà tanto bel- letto quanto una mezza libbra di cocciniglia. MRAVVAIVI VARA VARA VARAINMNAI Pianta velenosa. Una pianta, che non è marcata con nome e che mangiano le vacche nello stato di Tenessea, rende la carne e soprattutto il latte velenoso. Quelli che bevono di questo latte rissentono ben presto l’ attacco del ve- id Pianra veLesosa..--. Ruccixr DLL FRUMENTO.— d93 leno, il vomito, da febbre, la vista cunfusa, le verti» gini ed in fine segue la morie a capo a 60 n giorni, I, c4q0i, 6.8 ealtistiche;clanno mansiat ella carne di ) 5 iici islato Gellà carae Gil queste vacche furono fortemente incomodati. Si osser- vano gli stessi fatti nello stato dell’ Ohio(1). IPITIZIZIZIZAAZZAY VINI Mezzo di distruggere la ruggine del frumento. Questa malattia che attacca le piante cereali è pro- dotta da una specie di fungo, le cui radici si attaccano alla parte leguosa del frumento e rallentano la vegeta- zione. Le sperienze fatte dal signor dottore Cartwright gli hanno fatto conoscere che innacguando i campi di grano attaccato dalla ruggine con‘una soluzione di sal maripo(cloruro di sodio) la malattia cessava pronta- mente. L'efficacia di questo processo è dovuta alla pro- prietà che ha|’ acqua salata di distruggere le tenere {1) Il veratro( veratrum} che le bestie rifiutano di mangiare net nostri clima, non è sdegnato dalle vacche uei paesi del nord, e questa pianta comunica al latte un odore di sterco. Si è di già osservato che Vl abbon- danza delle piante agliacee nelle praterie dà soventi volte al latte un sapore disaggradevole. Egli è al meum pianta ombrellifera che rassomiglia al finocchio. che si attribuiscono le buone qualità del latte. Sembra che i coltivatori ron abbiano abbastanza ancora osservato ciò che può migliorare questa parte interessante del» P econonia rurale. Vol. IV. 13 = e 274 Acraria ep Ecomomia Rurate: e delicate radici delle piante, senza alterare le loro parli legnose. Le spese di questa operazione sono poco considerevoli; due o tre hectolitres di sale bastano per un arpent, e due uomini possono inaffiarne quattro in un giorno. Il risultato dell’ operazione è ottenuto in quarantotto ore, VARVIAAYVVAV VV VAVIVR Foraggio verde. La varietà della phalaris arundinacea conosciuta sotto il nome volgare diserba a" nusito, checnou si sdegna vedere nei giardini di piacere, può vicevere una desti- nazione più importante; essa somministra un foraggio eccellente e molto adattato al nutrimento delle vacche; quest erba può essere tagliata tre o quattro volte nel corso della state, e la prima segatura può avere luogo molto tempo prima di tutte le altre gramignacee. Que- sto foraggio cresce bene nelle terre aride, abbenchè in nn fondo un poco fresco meglio riesca. È stata colti- vata quest erba con prospero successo nel sud dell’ In- ghilterra. ee= oli= e= cs ER sa MT ar=== teme n==— o! mato.—-- 0 na lia gio he, nel nÒgo Que- lè In colti» I’ Ino ì: ui; È NA Processi adoperati tn Irlanda per 1 insalatura 13 All oggetto di essere più chiaro che sia‘possibile su di un ouggeito così Importante, è necessario di consi- derare il butiro sotto tre differenti aspetti. cioè la sua £ li natura, il modo di salarlo e la botte in cui devesi esportarlo. Il butiro è la gvrascia del latte. Gli animali che danno latte possono per conseguenza somministrare bu- tiro. Ora non è dall’Irlanda che si ricavala più grande quantità, poichè lo si lascia alle vacche il latte per nulrire i vitelli. Egli è naturale che il butiro ritiene molto della na- tara del latte, giacchè.altro non è come l'abbiamo già detto che la parte grassa. La qualità del latte dipende dal nutrimento delle bestie che consiste principalmente belle erbe e piante; egli è adunque alla salubrità ed al sugo dei vegetabili che loro hanno serrito.. dì; ali- mento che il butiro deve questo sapore untuoso,|’ es- ser compalto; questa purezza finalmente lo rende pro- prio ad essere esportato egualmente per i clima caldi dopo essere stato sottoposto all'operazione dell’insalatura. 3l butiro d’ Irlanda ha le stesse qualità di quello del- I’ Zolstein che gode di una meritata riputazione. (1) Estratto di una Memoria del signor Christian Marfelt, tradotto dalla lingua danese dai signor Bruan- Neergaard, deipionzezi= O | i zen mi zi en #6 nz e na 276 Ant: Ecormomicne. In Irlanda per altro si osserva meno che in Inghil. terra ed in Olanda la bontà dei pascoli, si giudica dalla sua qualità a quale uso il latte può essere ado- perato. Si sa d’ altronde per esperienza che quello che produce il formaggio più grasso dà il butiro meno conveniente per l’ esportazione; si sala adunque il bu- tiro in proporzione della sua qualità. Quanto all’ insalatura, essa deve essere eseguita im- mediatamente dopo la confezione del butiro e fatta convenientemente. Nel Inogo ove questa operazione ha luogo si deve evitare il fumo del tabacco 0 qualunque altro cattivo odore Si impasta il butiro con le mani, ma il meno possibile per non comunicarli troppo calore, che lo rammollirebbe troppo. Si calcola la quantità di sale che egli può soppor- tare, avuto riguardo alla sua untuosità. Egli può rice- vere facilmente del sale in eccesso, ma siccome questo condimento è meno caro del butiro, la legge prescrive di non adoperarne al di la della quantità di cui può saturarsi il butiro, nello spazio di tempo che si mette ad impastare.)uello che eccede questa proporzione è punito con pena di 10 franchi per ogni quiutale. Non si fa uso che del sale gemma raffinato di Li- verpool; la legge proibisce espressamente di adoperarne di altra qualità; essa interdice ancora qualunque miscu- glio di butiro fresco col vecchio. La pena in questi due casi è la stessa che per la trasgressione delle regole dell insalatura. In mancanza di sale inglese si può ser- virsi di quello di Portogallo; bisogna solamente pistarlo se è troppo grosso. In generale egli è necessario, come pelle insalature della carne, di scegliere il sale il più puro e prendere il più fino. Del resto non vi ha alcuna altra osservazione a farsi sul modo di fabbricare il bu- tiro, ne su quella di salarlo. i TT LC__— cc O e e= Buriro. 277 Quanto ai vasi destinati a contenerlo-vi esistono molte regole prescritte dalla legge. Essi devono essere costruiti con leguami di Filadelfia, di Nuova- York 0 della Virginia, che sia secco, sano e proveniente da un taglio fatto in tempo opportuno. La Jegge autorizza per altro ad adoperare oltre il legno di quercia, quelli di faggio, di frassino, di betula e di salice, ma proibisce l’uso del legno carbonizzato che si trova in grande quantità nelle paludi dell’Irlanda. Sembra che si debba preferire il legno di faggio a qualunque altro legno, quando se ne avrà abbondantemente. Il butiro potendo difficilmente conservarsi in vasi troppo grandi, ed i piccoli cagionando una troppo grande consumazione di legno, la legge ha determinato che alcuna botte non potrà contenere più di 300 lib- bre e non meno di 50. Il quarto di botte deve conte- nere So libbre di butiro, la mezza botte 100 libbre ed ogni botte deve essere legata con 12 cerchii situati di tre in tre a eguali distanze; i fondi devono essere incassati. La negligenza di alcune di queste precauzioni è punita con pene pecuniarie applicabili, per metà a favorc del governo e per metà al denunziatore. Il bottajo è tenuto di segnare‘ogui botte, di qualun- que sorta essa sia, della prima lettera del sno pronome, e del suo nome proprio intiero. Qualunque paesano è obbligato di servirsi dello stesso legno; in caso contra- rio egli è punito. Si punisce chiunque avrà delle botti che non saranno state segnate dal pesatore della quantità di butiro che esse contengono. ll pesatore riceve a quest effetto un salario, la cui quota è stabilita. Fra le sue attribu- zioni vi è anco quella di esaminare la qualità del bu- tiro prima che sia esportato, e se egli è provato che 2:8 Anti Economiene. questo butiro è troppo salato o troppo vecchio, ne viene subito pronunciata la confisca. li venditore ed il compratore sono egualmente puniti se vi si trovano delle botti non segnate, Ciascuno, giusta I opinione inglese, è interessato a sostenere le uisure di rigore che la legge prescrive; adesso egli è 7) difticile che il butiro possa essere esportato senza subire us rigoroso esame. Un doganiere perderà il suo impiego quaudo sia conviato di avere facilitata una contravven- zione. li pesatore giuralo è autorizzato a visitare in qua- }unigue ora del giorno la casa di una persona sospetta di avere contraffatta la sua segnatura. In irlanda‘si ha per fermo, e con ragione da 200 anni a questa parte, che nè economia rurale, nè il comraercio potrebbero fiorire ed ancora inspirare meno confidenza se non vi fossero leggi severissime e rigoru- samente eseguite, e guarentite dall’ interesse generale che è il luro più possente ausiliario. L'estensione del commercio che si può fare con il baliro dipende dalla bontà di questa derrata e dalle cure che si prestano alla sua manipolazione. Gork°ha la preferenza su tutte le altre città. Limerik poco ne vende, a causa che si{trascurano troppo queste impor- De] i "e 1 da° DI è tanti cure, dalle quali dipende in parte la sua buona À conservazione. Le botti’ di Cork sono ancora le più sti- ii iTadier ns Rion mate nelle Indie a causa della loro solidità. SF 3 1: 11.. Si fa a Cork la differenza delle botti al disopra. ed al n delie 100 pi;, e di quelle che sono co- 7 7° 7: pre perte di cerchj o che non sono legate che con i dodici voluti dalla legge. Le prime si spediscono per 1 Olau- da, la Boemia ed: Hambourg; le altre, cioè a dire tì. dun quelle di ud peso inferiore a 100 libbre, vanno“a ) N pol I }Uona Ù slle ‘9 el o(0e dite =t-c@@@«uitautogi neo Burino.®79 Lisbona. Per queste destinazioni, le botti hanno la quantità di cerclj richiesta. Non si spediscono alle In- die che quelle che sono intieramente rivestite, per la qual cosa esse sono pagate 2 o 3 franchi di più. Dublino vende il suo butiro a Cadice, ove è stimato a cagione del colore giallo che ha naturalmente, per 1 pascoli che circondano quella città, ed al quale gli Spagnuoli defferiscono moltissimo. Si assicura che nell’ isola del Texel, in Olanda, sì sa artificialmente dare diverse tinte al butiro dei din- torni di Leyda, e che soprattutto si colora in giallo per mezzo dello zafferano. Una tale pratica sarebbe pu- nita in Irlanda come nociva al commercio di questa derrata, alla quale, in generale, si prestano tanie cure ed attenzioni, quauto si adoperano per le carni salate. « Sarebbe desiderabile che anco presso di noi venisse introdotto il metodo di salare il butiro. e spedirlo in € - «6 .. br}. regioni lontane. L’ economia rurale verrebbe a gua- “ ” ‘lagnare moltissimo, e grandi vantaggi si apportereb- bero all’agricoltura, ed un nuovo ramo di commercio « si aprirebbe a nostro favore. I campi destinati a « grano verrebbero cambiati in pascoli e praterie, mas- « sime quando il grano non fosse vendibile che a vile « prezzo; si aumenterebbe il bestiame, quindi si mol- « tiplicherebbero i mezzi d’ingrasso, minore si farebbe « il bisogno della mano d'opera che da noi è divenuto oggetto di grande considerazione, e|’ esportazione « del butiro salato e del formaggio, dei quali sarebbe « accresciuto assaissimo il prodotio, farebbe aprire « nuove case di commercio, nuove ricchezze s' intro- « - durrebbero nel nostro stato, ed in conseguenza ben « dovute ricompense ai nostri agricoltori.» ( Nota«el Compilatore). 289 Anri Ecomomicne. Sulla chiarificazione del vino. Un opera della natura di questo Giornale consacrato a fare di pubblico diritto i perfezionamenti che la scienza apporta alle arti, deve essere sollecita di raccogliere e di far conoscere tutto ciò che può tendere a sma- scherare il ciarlatanismo sotto qualunque aspetto egli si mostri. Il dotto signor Gay-Zussac ha pubblicato negli Annales de chimie et de physique una interessantissima nota relativa all’ oggetto di cui noi ci occupiamo, e ehe noi ci affrettiamo di farla conoscere ai nostri let- (ori. « Si vende in commercio, ed a caro prezzo relati- « vamente al suo valore, dice questo dotto, una pol- « vere di un rosso-bruno per la chiarificazione dei vini. « Viene prescritto, per adoperarla, di mettere in na « vaso la quantità di acqua o di vino che si mischia « ordinariamente al bianco di nova, di spargere icg- « germente la polvere sul liquido, ed allorquando essa « è bene divisa, di versare il miscuglio in un tino, CS compiendo l° operazione come è di costume. « La polvere da chiavificare altro non è che sangue « disseccato, ed io ne ho preparato. che, atteso le cure « che ho usate nel disseccamento del sangue; era molto « migliore che non quella di commercio. « Il sangue non agisce effettivamente che per 1° al- « bumina che egli contiene, e se gli si vuole conser= « vare la proprietà di sciogliersi nell'acqua dopo essere s stato disseccato, egli è necessario che il calore non al « sia stato portato al grado di togliergii questa qua- a lità.» « ijue bianehi d'uova contengono per lo meno altret- Viwo.+- Cuoro. 28 tanto di albumina quanto la dose di polvere che viene prescritta di usare per chiarificare una botte di 200 litri. Si troverà più avvantaggioso di servirsi del bianco d’ uova, tanto relativamente all’ economia, che per il cattivo odore di colla che ha la soluzione di sangue disseccato, e che potrà alterare il gusto e la qualità dei vini prelibati. SOVINVIAVILIO VUAANVAAVIANI Mezzo di preservare il cuojo dalla muffa. Gli operaj. che lavorano o adoperano del cuojo, non ignorano che allorquando non si sono condotte con diligenza, in tempo della preparazione del cuojo, le operazioni importanti del gonfiamento e della concia, esso sollre, nel tempo del gran calore di estate, una specie di alterazione che si chiama muffa. Si accorge con facilità di questa alterazione per alcune macchie bianche più o meno grandi che si manifestano qua e là. Si sa che è necessario, appena fatto accorto, di se- parare i cuo) alterati da quelli che non lo sono ancora e di esporli al” aria, e rare volte avviene, a malgrado queste precauzioni. di potere conservare quelli che sono attaccati. Questa alterazione si propaga con molta atti- vità anco a' cuo) che non sono affetti, allorchè essi a). re; ugil sono in contatto con i cue) attaccati dalla muffa. I è molto tempo che invano si sono ricercati i mezzi propri a traltenere o a distruggere effetti così pregiudi- cievoli all’ industria. Fu annunziato che un conciatofe di pelli a Tyrnau. in Ungheria, ba scoperto lo speci- fico. L'acido pirolegnoso è quello che gli è perfetta- mente riuscito; egli si è fatto sollecito di pubblicare 28» Arti Economicne. il suo processo. Egli passa. dell’ acido pirolegnoso sui cuoj; l'acido è prontamente assorbito e tosto gli ridona tutta la loro buona qualità. Dopo avere ripetuto Je sue sperienze su di un grandissimo numero di cuo) ed es- sersi accertato del buon successo, egli gli ha ripetuti in pubblico in presenza delle autorità del luogo senza far mistero dei mezzi dei quali si è servito. Tutti i cuoj ammuffiti, che furono a lui presentati sono stati all’ i- stante restituiti al miglior stato. Quanti elogi non merita un artigiano così filantropo! egli ha acquistato dei diritti alla pubblica riconoscenza. VIALI VIVIANI VIII VA Sulla conservazione delle preparazioni anatomiche. Furono proposti molti mezzi onde conservare le pre- parazioni anatomiche, ma alcuno non ha meglio riu- scito che il processo proposto dal signor dottore Ma- cartney, delì’ università di Dublino. Quesito scienziato adopera, per le preparazioni ana- tomiche, una soluzione di allume e di nitro, alla quale egli ha riconoscivto la proprietà di conservare molto meglio! apparenza naturale della maggior parte delle membra del corpo che non 1° alcool od altro liquore adoperato infino ad ora. Le proporzioni dei due sali e la forza della loro soluzione devono variare secondo le circostanze, ed all'oggetto di imbibirne le preparazioni anatomiche, si deve, per lo spazio di qualche tempo, rinnovare il liquore. La soluzione gode di una sì grande proprietà antisettica che essa distrugge in pochi giorni il futore delle sostanze animali le più putride. 253 ARTI FISICO- MECCANICHE. Deschrcibu:g und Gebratucd, cte.. Descrizione ed uso di tre specie di macchine accensibili, nuovamente migliorate, che ognuno da se stesso può governare. Di Cristiano Stricker, tornitore civile e fabbricatore di macchine di fisica in Vienna. Siccome dall’ epoca dell’ invenzione delle macchine quivi descritte(‘ora che'rassembra sieno giunte al grado di perfezione pare che il titolo di giusto diritto loro si macchine a convenga) fino ad cora non è comparso alcun trattato che della costruzione loro, del loro uso e della rinnovazione dell’ acido abbia fatto parola, così io mi accingo a dare anco per comodo dei lontani committenti questo breve racconto che ho stimato bene di dividere in due parti. La prima volgerà sulla costruzione e sulla disposi- zione ad agire, che, quando sia bene lavorata e con- venientemente ordinata, non eluderà certamente l aspet- tativa del possessore seguendo il metodo che sto per indicare. La seconda comprenderà la descrizione delle singole parli componenti le macchine, acciochè venendo esse a sofirire guasto 0 rottura, sia a causa di viaggio© altrimenti, possano essere riordinate dal proprietario slesso 0 da qu alunque altra persona capace a melterle in istato lodevole. Ed accadendo alcuna volta che, per motivi da poco, la macchina cessasse di agire e che il proprietario si trovasse lungi dal luogo ove siavi arte- fice capace ed intelligente di simili cose, 10 farò in gip 294 Anti Fisico-Meccamene. modo che leggendo solamente quanto io ho dettato, anco il fisico meno abile potrà essere in grado di ri- pararle. Parre Prima. Dell’ Acido. $ 1. La mescolanza dell’ acido solforico con I’ acqua da luogo sempre a svolgimento di calorico; sarà hene adunque di non versarla nella macchina se non fatta fredda; così gioverà sempre prepararla prima che venga disposta la macchina, acciocchè il riempimento avvenga senza indugio. $ 2. Il cristallo inferiore della macchina da me fabbricata ( vedi la tavola, figura 1) contiene ordinariamente un boccale d’acqua che corrisponde a circa tre libbre. Ad ogni libbra d’acqua vi devono essere mescolate, secondo le proporzioni ricevute, quattro once di buot acido solforico concentrato al fine di ottenere la solu-. zione dello zinco; ognuno si accorge che di acido ne abbisognano dodici once per ogni macchina, e la me- scolanza si fa nel modo seguente: SE Quando si deve mischiare l° acqua all’ acido si versi mezzo boccale di acqua pura in vaso di vetro sottile, ed a poco a poco e con cautela si aggiungano once dodici di acido solforico, Essendosi il miscuglio riscal» Ti Maccuine AccEsNsIBILI. 285 dato, è necessario che divenghi freddo onde potere riempiere la macchina, $ 4 Si potrebbe, invece di adoperare]’ acido solforico, servirsi dell’ acido idro-elorico, molto più adattato, per- chè l’acqua unendosi non si riscalda, per cui si potria unire l’ acqua all’ acido nel cristallo stesso della mac- china. Ma siccome|’ acido idro-clorico abbenchè unito all'acqua si svolge in gas, per la qual cosa ne soffrono i metalli che compongono la macchina e la salute di chi 1° adopera, così a giusta ragione è da preferirsi sempre l’ acido solforico come meno periglioso. Scsi Le operazioni che abbisognano appena arrivata la macchina sono le seguenti(1): Primieramente si levino tutti gli oggetti d’ imballaggio, onde si possa cavar fuori facilmente la macchina. Levata che sia e ritrovati i pezzi aderenti ad essa nel fondo della cassettina, si tolgono i legacci, la carta e si pulisca dalla polve; si apra il serrame a manca e a diritta. $ 6. L’ elettroforo X che si trova nella cassetta deve es sere levato fuori e pulito; alzato poscia il tondo di stagno 4 presso il bastone di vetro a, si strofini l’elet- troforo_X quaranta o cinquanta volte con la coda di (1) Z’ autore suppone che la macchina sia da lui stata spedita. 286 Arri Fisico. Meccamete. volpe che si troverà unita(la coda di volpe in estate deve essere bene ascingata al sole e nell'inverno vicino alla stufa; sarà bene‘di conservarla poi in luogo ascint- to); bisognerà guardarsi dal passarvi con la mano toc- candolo o dal fiatarvi sopra. Dippoi vi si adatta il tondo di stagno; se nel situarlo si scorge alla foglia di sta- gno è una scintilla, è segno evidente che 1’ elettroforo è suscettivo della richiesta elettricità. $ 7. Si ponga. tnito disposto, l’ elettroforo nella cassetta e si attacchi I nncipetto cche si trova all’ estremità del cordoncino di seta all’ anello di ottone del tondo di stagno d; si attacchi parimenti l’uncinetto più lungo che sta all'estremità superiore del cordoncino alla leva del galletto£. Si introdurrà un filo di ottone.f per mezzo dell’ anello di ottone del tubo superiore di ve- tro g nel tubo di vetro H che si trova nella cassetta. Parimenti. si passerà| altro filo di ottone A nei tubo di vetro K che è aitaccato alla cassetta per mezzo del- } anello superiore i della parle opposta, ove vicino al detto anello invece del tubo di vetro si trova una vite. In questo modo la macchina è posta convenientemente in ordine. Devesi"perd'aver'enra“di pulire sempre i tubi g, Z, K da qualunane imbratto. E 8. Ora si alzi il tondo di stagno 4 per mezzo del cor- doncino di seta in modo che giunga a toccare la palla di ottone Z che si trova nella cassetta; allora questa Carà una scintilla!che«eguale si dovrà» mostrare alle ue esiremità mn ed 7. Ma cando la scintilla. non sl sa= bit Maccnine acceNsIBILI. 48” manifestasse, si dovrà attribuirlo alle cause che svilup- peremo nella seconda parte. $ 9 Ma siccome il vetro inferiore O serve a contenere l’acido solforico allungato, o alla preparazione della sopraddetta mescolanza di acqua ed acido solforico, così deve essere girato a vite il vetro superiore P, vi- cino alla metà della legatura di ottone O del vetro inferiore O, in cui si versa per mezzo di un imbuto il miscuglio del quale si è parlato al 6 3. Ma quando il vetro non si riempia con la detta mescolanza; ivi si deve aggiugnere tant'acqua fino che giunga al principio del cerchio di ottone È; bisogna fare attenzione che sia piuttosto meno che più, altrimenti Y acqua acidula penetrerebbe pel tubo S nella piccola apertura£ ed ambedue si guasterebbero. $ 10. Fatto quanto si disse, si introduce nel vetro inferiore la canna del vetro superiore a cui sta intorno attaccato lo zinco 77, e si chiude bene la vite. Lo zinco sarà tosto intaccato dall’ acido, ed in questo modo si‘svi- lupperà tant’ aria» infiammabile( idrogeno) nel vetro inferiore O, quanta mistura verrà spinta nel vetro superiore P. Se si girerà il galletto 7” in modo che la leva£ stia sospesa in alto perpendicolarmente, l’ aria infiam- mabile uscirà rapidamente dalla piccola apertura£ a causa della pressione del liquide contenuto nel vetro superiore: SN Sen 288+ Anti Fisico-Meecaniene. SCI Si fa luogo all'accensione quando si gira il galletto 77, la leva Y° solleva il tondo di stagno 4 per mezzo dl cordoncino di seta. Il tendo tocca la palla di ottone Z ed il contatto sviluppa dalla palla le sciotille elettriche, Da questa passa 1° elettricità( essendo la palla. isolata dal coperchio della cassettina per mezzo della cannelta di vetro 7) al filo di ottone per mezzo al tubo di vetro x; siccome poi la comunicazione fra le due pun- te m ed n è interrotta, così ha luogo la scintilla dal- estremità m alla punta n, accende l’aria infiammabile che esce dalla piccola apertura£ ed accende la candela di cera Y con fiamma chiara e risplendente. Quando la candela sia accesa conviene rivolgere‘to- sto indietro il galletto, perchè altrimenti la troppa aria che uscirebbe si perderebbe invano. Sira. Questa accensione può rinnovars) fintanto che rimane ancora dello zinco attaccato al tubo di vetro Z. Di questo zinco se ne scioglie tanta parte in proporzione del consumo per l'accensione. Perciocchè l'aria infiam- mabile che esce dalla piccola apertura£ lascia luogo all’acido allungato che trovasi nel vetro superiore 2 di passare nell’inferiore O, ed in conseguenza lo zinco ritorna di nuovo in contalto con l’acido in B, e lar consumata viene rimessa di nuo@o. £ S 13. Finalmente quando lo zinco Y/ per il lungo uso siasi q P intieramente consumato, si deve levare il vetro supe- riore P vicino alla legatura di ottone Q, si tolga: il ine Di ione ame 1090 re P 2InCO ar MaccHine ACCENSIEITÀ. 239 piccolo chiodo e l'anello di piombo xv, si attacchi una nuova canna di zinco, si rimetti di nuovo l’ anello di piombo ed il piccolo chiodo w. Questi due servono unicamente ad impedire che la canna di zinco non cada. Sarà necessario di cambiare l’acido allungato soltanto quando lo zinco in esso rimane intatto, ciò che dà a conoscere che l’ acido è pienamente saturato, e che la macchina ha d’.uopo di essere riempiuta come al$ 3 con nuovo acido, ciò che abbisogna solo, quando l’uso sia moderato, appena dopo due anni, $ 14. Può avvenire il caso che le macchine non diano più aria infiammabile, e siccome non sempre ed in ogni luogo si trovano canne di zinco di sufficiente efficacia, così io consiglio i proprietari a riparare nel modo se- guente lo zinco consumato. Sora: Si levi il vetro superiore P, si tragga fuori l’anello di piombo w ed il chiodo, si raccomandi di nuovo a vite il vetro medesimo senza di essi. Allora si facciano passare per l’ apparecchio superiore alcuni pezzi di zinco minuzzati, più o meno secondo la loro gran- dezza, i quali cadranno al fondo del vetro 0; in conseguenza di che si svilupperà l’ aria infiammabile e la macchina ritornerà in azione. L° introduzione dello zinco dovra succedere allorquando il vetro superiore e l’ inferiore O saranno vuoti, cioè quello di acido e questo di aria infiammabile. Vol. IV. 19 299 Anti Fisico-MeccanIiene. Saro: La quantità dello zinco da introdursi non deve essere messa alla cieca, ma devesi aver riguardo alla capacità della macchina ed alla grossezza e volume dei pezzi. Quando lo zinco è minutamente ridotto, allora molti pezzi vi vogliono, ed alle volte può bastare anco un sol pezzo a dare tant’ aria infiammabile da non poter essere contenuta nel vetro inferiore O. DE: Ta macchina a causa della troppo quantità di zinco introdottovi si guasta. Nel vetro inferiore O si da luogo ad uno sviluppo troppo forte di aria infiamma- bile. Quest aria esercita una forza di compressione sul fluido acido contenuto nel vetro inferiore O e di re- pulsione nel vetro superiore P, fino a che si pone nel vetro inferiore O in posizione orizzontale con l’ aper- tura del tubo di vetro p. Se la pressione a causa del soverchio sviluppo di aria infiammabile si fa più forte, allora si forma nel vcwoxinferidre-0 tra: ilsivbosdisvetro:p. e la superficie dell’ acido come una vera colonna d’acqua, che diviene finalmente tanto sottile che 1° aria infiammabile arriva con la sua pressione a dividerla. Ma siccome quella è per il suo peso specifico molto più leggiera della no- st’ aria, s° innalza con forza nel tubo di vetro, attra- versa l acido del vetro superiore P, si presenta alla superficie, in forma di bolle che scoppiano a misura che si formano. Nel rompersi le bolie d’ aria spingono sempre dal più a meno delle goccie di acido, sul co- perchio di ottone r, queste cadono sulla superficie este- riore del vetro P, giungono alla fasciatara di ottone È, ia sorde essere nacità Pezzi, molti un oter nco i da mma- e sul re o nel iper di nel rficie viene arriva cella è la no. altra» ta alla misura pingono sul 00* Je este. one È, MaccHINE ACCENSIBILI, 39! e possono, quando si facessero spesse, passare dal ve- tro O alla cassetta, e di là per l'apertura in cui passa il cordoncino di seta sull’ elettroforo. $ 18. In questa guisa perdono non solo la pulitura i lavori di ottone, ma ben anco tutta la macchina verrà a sof- frire per l'umidità dell’elettroforo. Quest’ era il motivo per cui da molti anni le macchine le più bene costruite si ruinavano. À questo male fu trovato il rimedio col- I attaccarvi la canna di zinco, e di questa scoperta siamo debitori al sig. Michele Fiegl di Monaco, come già i pubblici fogli l’ hanno fatto noto. Con questo schiarimento credo di avere sufficiente- mente dimostrato quanto possa riuscire nocivo a queste macchine l’ introdurvi troppo zinco. Osservazione. Nelle macchine già in prima da me costruite ho ri- mediato all’ inconveniente dell’ uscita dell’ acido nel modo seguente: Ho situato all’ apertura del vetro- periore P_ una canna di piombo curva(vedi la tavola, fig. 1), la quale porta il nome di tubo di sicurezza. Ripetute esperienze mi hanno accertato che con questa precauzione resta tolto un tale difetto; poscia che, nello scoppiare che fa il globo d’ aria, percuote sull’ acido, e questo che trova chiusa l’ uscita ricade nel vetro. Perchè i pezzi di zinco non riman- ghino nella canna, sarà bene di spingerli dentro con una penna. 292 Arti Fisico-MeccAnICcHE. Spiegazione della macchina a forma di vaso con il solito tubo. Figura 2. $ 19 Si alzi il eoperchio, si levi via dal piano di ottone 4 la carta ed il cotone, si tolga dalla leva del galletto B il piccolo uncinetto del cordoncino di seta dB, poscia si tragga fuori dal vaso di legno D perpendicolarmente tutto l'interno ordinamento vicino al bottone del tubo C, e questo con la debita precauzione affinchè non si ab- bia a rompere qualcuno dei due tubi di vetro d c sporgenti in fuori. Si sviti il grosso vetro esteriore£ dal piano 4 e si versi l'acido prescritto. Nel piccolo vetro /° si- verà una vite di piombo f, la si levi e nella vite si ponga il pezzo di zinco indicato nelle figure 2 e 3 con la lettera Z/ che ivi si troverà segnata; si deve però fare in modo che il pezzo di zinco resti sospeso ed alto un dito di più che non è l apertura inferiore del piccolo vetro /. $ 20. Per questa macchina pure fa bisogno I° acido come a quella, fig. 1, tuttavia con la differenza che non vi vogliono che quattro once di acido solforico mischiato con otto once di acqua. Quando la mistura è divenuta fredda, si versa nel vetro grande£ e vi si aggiugne tant’ acqua fino che tocchi la linea disegnata in nero e non più. Dippoi si immerga il piccolo vetro /" in- MaccHINE AcCENSIBILI. 293 sieme allo zinco che vi sta attaccato nel gran vetro£; quando si introduce questo vetro si giri il galletto JI in modo che la leva 8 si sollevi perpendicolarmente. Si deve lasciare in questa situazione il galletto per al- cuni minuti, finchè|’ aria atmosferica che era» conte- nuta nel piccolo vetro possa uscire dallo spiraglio o, e l’aria infiammabile rimanga pura; allora si gira di e A nuovo il galletto perchè ìl tubo si chiuda. di)$ 21. scia SR Ora l’ acido allungato passa giù nel piccolo vetro a 00, causa dello sviluppo dell’ aria infiammabile, e fino a NET tanto che il pezzo di zinco 77 non è tocco dall’ acido Mi stesso ed allora l’ acido sale nel gran vetro E. In que- sta guisa si riempie il piccolo vetro 7° di pura aria jpù infiammabile. Compiuto questo lavoro si ripone di dI nuovo l’ apparecchio nel vaso di legno e si attacca il N piccolo uncino 2 alla leva del galletto B. Si deve aver di cura però che il filo ripiegato@ sia esattamente situato | nel tubo di vetro C sporgente in fuori, acciocchè sia le bene mantenuta la comunicazione con l’ elettroforo. re del$ 22. L’ elettroforo è nella cassetta. L'uso di questo è descritto già al$ 6. Nella macchina, fig. 1, il tondo di stagno 4° viene pai a contatto con la palla di ottone, con l'estremità este- sa Ò riore; ma in questa macchina viene a contatto il centro schao del tondo di stagno, cioè il globo di ottone X con la ivenuta piccola palla m esistente nella cassetta. Il cordoncino di seta si attacca parimenti all’ anello di ottone del tondo di stagno. ggiUgne N nero iù 0) L’ accensione succede come nella macchina, fig. 1 294 Arti Fisico-MeccanieEnE. Il tubo di ottone P che contiene la candeletta di cera può essere rimosso dal vaso svitandolo in S, tanto per accendere un altro lume, come per mettervi un’ altra candela di cera, quando la prima fosse consumata. Macchina a vaso con la leva. Figura 3. $ 23. Questa macchina non diversifica dalle altre ora de- scritte se non per la leva invece del tubo già usitato. Fu in questo modo costruita perchè fa detto che il girare del galletto riusciva incomodo. Levato che si avrà il coperchio, si prolunghi la leva abbassandola da una parte, onde premendo in giù si apra il tubo. Si‘alzi il. tondo di stagno per mezzo della leva w, ed invece di attaccarvi il cordoncino di seta, lo si in- troduce nella fattavis incisione del bottone; non si spinga indietro però la punta ripiegata p, ma dovrà essere aperta in modo che non tocchi il piccolo bot- toncino n e non gli stia troppo lungi, affinchè lo svi- luppo delle scintille elettriche possa riuscire Sicuro, quando coll’ abbassamento della leva si apre il tubo. Si puliscono alcuna volta le due punte nz ed n, fig. 1 e 2, e questo a causa dell’ annerimento prodotto dalla fiamma, con una piccola lima o con un coltello. can Cla Der tra MaccHINE ACCENSIBILI. 295 Pxrare Sfceco np W Disgiugnimento delle singole parti componenti la mac- china, e mezzi pratici somministrati dalla propria esperienza per riunirle. $ 1, Potrebbe avvenire il caso che accidentalmente sì guastasse qualche cosa o si rompessero i tubi di vetro M, K ed x, o la verga di vetro a vicina al tondo di stagno dell’ elettroforo, oppure che| elettroforo screpolasse o diventasse umido o per il viaggio o per- cuotendolo con la coda di volpe umida; per cui si è trovato necessario di fare qui alcune osservazioni, af- finchè il proprietario della macchina sappia da solo ripararvi convenientemente. $ 2. Allorchè si avrà posta in ordine la macchina preci- samente come sì disse nella prima parte, e che nessuna scintilla si manifesti, girando il galletto, alle due punte m ed n, le cause dell’ ostacolo possono essere le se- guenti: Sd. Può alcune volte il tondo di stagno A non toccare la palla Z che sta nella cassetta, oppure il filo di ot- tone f non mantenere esattamente la comunicazione nella canna di vetro /Z7, oppure essere rimasto fra le due punte m ed n, nel pulirle, un filo, da cui il fluido elettrico passi invisibilmente alla punia n» invece di mandare scintille. 296 Anti Fisico-MeccanicÒÙe. Ma se nelle suaccennate cause non fosse il vero mo- tivo, allora potrebbe essersi rotto o screpolato uno dei tubi di vetro Z/ x, ciò che deve essere con diligenza esaminato. E quand’anche questi nulla avessero sofferto, il difetto è riposto certamente o nell’elettroforo o nella bacchetta di vetro a del tondo di stagno. Ea I mezzi onde riparare alle sunnominate mancanze sono: se nel girare il galletto il tondo di stagno A non tocca la palla 4 che si trova nella cassetta, si dovrà staccare l’ estremità superiore del cordoncino di seta presso la leva£ ed attertigliaria alcune volte per aecorciarla. In questo modo il tondo di stagno si alzerà tanto, quanto il cordoncino sarà fatto curto, e quindi verrà a toccare la palla. S 6. Si deve avvertire bene di non accorciare il cordon- cino di seta in guisa tale che abbandonando la leva il tondo di stagno 4 non venga a toccare esattamente la superficie dell’ elettroforo X, poichè il tondo di. stagno deve sempre con tutto il suo piano toccare l’elettroforo e posare su di ogni punto delle superficie del medesimo ver avere con ciò maggiore sviluppo di elettricità. È 55 PP $ 7. Ma se il tondo di stagno viene a contatto della palla, e siavi pure lo stesso inconveniente senza che procedi dalla lunghezza del cordoncino di seta, allora si levi fuori con precauzione la colonnetta Z in cui sta Y9 one a ìì te la ‘agno oforo esImo della a che allora i sla MaccRINE ACCENSIBILI, 297 assicurata la cannetta di vetro 7, e questa pure si levi. Si freghi quindi la sola colonnetta con colla da legnajuolo o gomma sciolta, si riponga, ciò fatto, nell’ apertura e si giri fintanto che la palla£ coll’ al- zare del tondo di stagno ad essa si accosli, in modo per altro che il tondo di stagno nel girare il galletto strisci direttamente la palla e la tocchi. S 8. Potrebbe anco accadere che il filo di ottone, a cui sta attaecata la palla, siasi, nell’ imballare la macchina pel viaggio o nel viaggio stesso, ritorta e che per que- sta ragione il tondo di stagno non tocchi la palla. In tal caso è necessario raddrizzare il filo di ottone, ma fuori della cassetta, levando, come si è detto al$ 9, la colonnetta Z, perchè volendo aggiustare il filo di ottone senza levarlo, la cannetta di vetro a cuni esso filo va attaccato potrebbe con facilità rompersi. Nel metter mano al detto filo bisogna osservare di non spingere la palla troppo vicino all’ elettroforo. Se ciò si facesse, il{tondo di stagno toccherebbe prima la palla Z, e per conseguenza si svilupperebbe in essa la scintilla prima che il galletto fosse intieramente aperto e l'aria infiammabile, appena dopo cessate le scintille in m ed r, uscirebbe per l'apertura£ e non si accen- derebbe. In tal caso si dovrà o prolungare il cordoncino di seta, o rivolgere alquanto in su la palla. 99: Se il tubo di vetro 7/ è rotto o crepato, si levi fuori dalla cassetta e si mantenga tanto tempo sulla fiamma di una candela di cera fino a che possa staccarsi dalla platani. a, colonnetta di legno; a!lora si pigli, invece di questo< 298 Arti Fisico-Meccanicne. un altro tubo di vetro della stessa grossezza, lunghezza ed apertura; acciocchè il filo di ottone attaccato alla palla parimenti di ottone, pulito che sarà della vec- chia colla, possa entro capirvi, la canna di vetro dovrà essere tagliata con una lima triangolare, passando più volte con la stessa sullo stesso sito della canna, e in su e in giù finchè siasi staccato. $ ro. Tagliato il vetro secondo le misure accennate, si deve tenere quella parte di filo di ottone che stava. nel tubo di vetro rotto sospesa sulla fiamma di una can- dela di cera, ma alta in guisa tale che la fiamma non giunga fino al filo: la si lasci diventare tanto calda che. ponendovi sopra della ceralacca questa divenga liquida. Allora si avvolga nella ceralacca quel pezzo di filo che introdurre si, vuole. nella canna di vetro. Se per avventura il tubo di vetro fosse più grande assai della grossezza del filo, lo si carichi di ceralacca fino a che riempi| apertura del tubo. Però la parte di questo filo superiore al tubo, con la quale il filo di ottone f viene a contatto deve essere sgombro di ce- ralacca, altrimenti questa isolerebbe il filo f da quello della palla di ottone, impedendo perciò il passaggio al fluido elettrico. INR E | Quando si abbia bene intonacato il‘nominato filo con la ceralacca, si deve tenere l° estremità del tubo di vetro a cui si vorrà attaccarlo, parimenti sulla fiam- ma di una candela di cera, ma si faccia in modo che essa non tocchi il tubo stesso, avvegnachè in caso di- verso il vetro riceverebbe la fuliggine; ed il fluido elet- MACCHINE ACCENSIBILI. 299 trico potendo essere condotto altrove, si sperderebbe mettendosi dalla parte esterna del tubo. S...12. Allorchè si scorgerà che il tubo di vetro sia sufficien- tenente caldo, si spinga l estremità del filo in prinei- pio dell’ apertura e si mantenga sulla fiamma fino a che la ceralacca che lo avvolge comincia a liquefarsi, si potrà mandarlo fino alla sua curvatura. Nel tempo istesso, intanto che il vetro è caldo, alla metà sia in- volto nella ceralacca, e quando è liquida ancora si introduca nella colonnetta di vetro in modo che il tubo di vetro passi sotto la cassettina e disti la grossezza di un dito dalla palla. Poscia con colla o gomma si attacca di nuovo alla cassetta come si è detto al S 7. Sid: Se il tubetto superiore di vetro è rotto o screpolato si svita la parte traversale z dal tubo e si scaldi il bottoncino di ottone/ all’ oggetto di cavar fuori il tubetto rotto. Allora si farà riscaldare a segno tale il filo di ottone tenendo fermo o con tenaglia o con for- bice per l’anello g fino che la ceralacca diventi liquida, indi si prosiegue il lavoro come gia fu detto al$ 7 parlando del tubo di vetro /7. Si osservi bene ancora a tale proposito che intanto che il filo di ottone è ancora caldo si deve aggiustare la punta nm. come anco la punta r in modo che rimangano precisamente di- contro alla piccola apertura£, perchè l'aria infiamma- bile uscendo da£ deve passare necessariamente per le due estremità m ed n all’ istaute che si sviluppano le scintille elettriche. î CNS VO O mrr=r==eee=rr—=rro— ro ST 300 Anrt Fisico-Meccamiche.o\ nto! S 14. Vogel > super! Se una delle punte suddette non sarà in giusta posi- sn ql zione relativamente all’ apertura, succederà che 1° aria infiammabile escirà fuora portandosi o superiormente o inferiormente alle punte, senza che possa esser accesa Qu dalle scintille elettriche. Quando V apertura£ fosse tu- hse 0 rata, bisognerà pulirla con una spazzuola di settole fi- donà nissime, ma non mai con istrumenti metallici, perchè prato potrebbe dilatarsi l’ apertura, ciò che non deve succe- dere. S 1Ò.| ù sì Se si troverà rotto il bastone di vetro a del tondo Î dell’ elettroforo, se ne scelga un altro simile oppure|’ una canna di vetro(1), e siano pulite bene le loro| s superficie. Ciò fatto si riscaldino le due estremità che| i dovranno essere unite, si metta su di esse tanta cera- x lacca quauta è bastante a riempiere il foro dell’ asse 0 di legno q e quello del bottone KX. Nello stesso tempo ì si riscalda il bottone A acciochè la ceralacca che sta| sul bastone di vetro vi entri liquida. Nel foro dell’ asse di legno si lascino cadere alcune gocce di ceralacca, entro vi s' introduca| una estremità del tubo di vetro e vi si applichi della ceralacca ardente. Sarà bene l’attaccarvi alla macchina, finchè il tutto per così dire Î ; n (1) Questa canna di vetro non dovrà aver servito n prima per barometro, perchè per l ordinario a lungo| andare il mercurio st ossida e si attacca alla canna€| di allora la farebbe da conduttore. MaccHiNE ACCENSIBILI. 301 è ancor caldo, l’ asse insieme col tondo di stagno al- l’ oggetto che questo venghi esattamente a posare sulla superficie dell’ elettroforo. ln questa situazione si lasci in quiete fino che sieno divenute fredde le parti incerate. S 16. Quando l’ elettroforo pigliasse dell’umidità o screpo- lasse oppure avesse perduto il lucido alla superficie, sì dovrà fondere di nuovo col seguente metodo facile, pronto e giudizioso. Sal4: Si levi fuori il tondo di stagno con l’asse di legno q, si tolga con precauzione la fogliolina di stagno 2 dal- l’ elettroforo, e questa potrà sempre servire, si ponga l’elettroforo con una zampa di ferro su di un Dbracciere in modo che i quattro angoli della zampa, possino stare sull’ orlo esterno della padella, acciochè il calore sia equabilmente alla superficie inferiore della zampa stessa. Onde impedire che la massa liquefatta esca dagli angoli della zampa, sarà utile il mettervi della creta bagnata o pasta di farina. 6 18. Disposto l’ apparecchio, come abbiamo detto, vi si mettono sotto dei carboni ardenti finchè la massa siasi liquefatta e che la superficie dell’elettroforo abbia riac- quistato il suo lucido. Bisogna avvertire di non soffiare sui carboni, per non fare inalzare la cenere che potrebbe posarsi sulla superficie dell’ elettroforo e renderla ineguale. All’ oggetto d’ impedire che la massa trabocchi, ciò che potrebbe succedere per l’ introdottavisi umidità, sì 302 Arti Fisico-MeccamicÒÙe. può, tosto che la massa stessa sia divenuta liquida, ui alta levarle la pellicola formatasi superiormente, allora biso- tool gnerà aggiugnervi. due bastoni di ceralacca rossa per si po riparare la perdita. Fin $ 19. Quando l'intiera massa si sarà equabilmente mischiata si tolgano i carboni con precauzione e si lasci tranquil- hi lamente diventar freddo l’ elettroforo in questo posto ptt stesso. Ver gi Si deve osservar bene che nel tempo della liquefazione i Tm la zampa resti sempre a livello, altrimenti inclinando| A da qualche lato, la massa pure seguirebbe il piano, ed| i in tal caso sarà necessario raddrizzarla perchè divenendo la fredda la superficie rimanga piana ed orizzontale. c $ 20. Divenuta fredda la massa vi si attacca la fogliolina di stagno è con gomma o con colla in modo però che la parte piana di essa giunga tanto avanti sulla super-| ficie dell’ elettroforo che, poggiando il tondo di stagno,| venga a perfetto contatto con la stessa. Deve parimenti| restare con l’ orlo in fuori ed il corpo della tazzetta| fermo ed esattamente in contatto.| $ ar. Dopo questo, 1’ clettroforo dovrà essere battuto con una coda di volpe bene asciutta, e vi si attacchi poi il tondo di stagno con la sua asse. Se l'elettroforo avesse cambiato lo stato della sua superficie a causa della liquefazione, e che il tondo di stagno non poggiasse su di esso esattamente, si riscalderà allora la parte del tubo di vetro che sta presso l’asse,| ndo olina ) che uper= arno, menti azzelta ito con chi pi Ja s08 ndo di ra}derà l'as, MaiccHINE ACCENSIBILI. 303 si attaccherà di nuovo l’ asse, e si farà in modo che il tondo di stagno, mentre la ceralacca è ancora calda, si possa adattare l’ elettroforo. Finalmente s' introduca l’° elettroforo nella cassetta e vi si attacchi il cordoncino di seta. $ 22. Può avvenire alcune volte che la macchina diventi inattiva, perchè perde la capacità di ritenere l’aria. Per questo caso vi sono alcune cose a, che troppo lungo sarebbe il farne qui la descrizione. AI solo amatore basti quanto segue: Tutte le volte che si rinnova 1’ atido devesi ungere la pelle che sta in mezzo alla legatura di ottone Q con del grasso o dell’unguento, onde impedire all'aria infiammabile 1° uscita. Allo stesso fine si ungano tal- volta i galletti 27 MY nello stesso modo e colle stesse sostanze. Onde far questo si levino le viti ff e quando sieno unte si rimettono; però non devono scorrere troppo facilmente, affinchè l’aria infiammabile non venga fuori. Uniti che si abbiano i galletti, si sviti la parte traver- sale z e si pulisca con rotoletto di carta sciugante l’ apertura del tubo per facilitare all’aria il libero pas- saggio. Si deve bene osservare però che i galletti devono essere situati relativamente al tubo in modo che allor- quando la leva sta orizzontalmente, il tubo deve essere chiuso, e soltanto allora si apre e permette 1’ uscita all'aria, quando nel girare del galletto la leva sta in alto. Spesse volte sfugge alla vista. questa importante circostanza e allora la macchina. non tiene più aria, perchè riposto al rovescio il galletto, l’aria corre fuori senza ritegno per la piccola apertura del tubo. AR IT do db€ GCANILGHE. N.; 9). a).... uova macchina per ridurre l corpi ul polvere im palpabile. Nel mese di novembre dell’ anno 1821 il sig. Petit, farmacista a Corbeil, ha indiritto alla società di far- macia la descrizione di una nuova macchina che egli ha messo in uso per la polverizzazione delle sostanze adoperate in farmacia; noi abbiamo differito fino adesso a farla conoscere perchè vi faceva bisogno il disegno, quindi l’ incisione onde facilitare 1° intendimento della descrizione. La macchina del signor Petit si compone di un ci- lindro o botte portata sulle estremità del suo asse; questa botte contiene delle palle di ferro fuso scabre, ed è posta in movimento per mezzo di una manovella. Allorquando si presume che la sostanza entro messa sia bastantemente polverizzata, si apre una piccola porta si- tuata nella parte inferiore del cilindro e si rovescia su di un forte staccio di crini. Si rimuove leggermente con la mano, la polvere passa e si separano in questo nodo le palle che restano sullo siaccio. Questa macchina ha molta analogia con quella che il signor Champy figlio ha proposto per la polverizza- zione delle materie necessarie per la fabbricazione della polvere da cannone, ma essa può essere ancora di un uso molto vantaggioso per i farmacisti, per l’ economia di tempo e della mano d'opera che questa presenta. Il sigoor Petit assicura che in dodici ore di tempo un ragazzo può ridurre in polvere impalpabile 3 kilogramma di china-china. È: rn EA Nuova MACCHINA, rc. 305 Descrizione della tavola N. 8. r. Cilindro o botte di 3 piedi di diametro, di forte latta formando da 8 in 8 pollici degli angoli rientranti che respingono le palle. 2. Porta di legno che chiude esattamente; un’altra simile ve n’ esiste dalia. parte opposta del cilindro; queste due porte servono a pulire il cilindro. 3. Porta egualmente di legno che serve a mettere nel cilindro la sostanza da polverizzare e le palle. Vi ha avcora per quest’apertura una seconda porta di tela metallica, la quale viene situata al luogo della porta di legno allorchè la sostanza è polverizzata‘e si vuole separarla dalle palle. 4. Asse di ferro che traversa in mezzo il cilindro. 9. Appoggio in leguo sul quale posa solamente l’asse di ferro. Si adoperano 6 kilogramma di palle di ferro fuso molto scabre di tre linee di diametro per 1 kilogramma e 5oo grani di materia da polverizzare. Pol, IF. 20 COMMERCIO. Come il commercio asseconda la produzione e rimpiazza il capitale produttore. Le permute un tempo, gli acquisti e le vendite che le rimpiazzarono in seguito, furono abitualmente degli atti volontari, ai quali alcuno certamente non si pre- stava se non perchè egli aveva giudicato che la cosa che gli veniva data in cambio valeva realmente quella che egli cedeva. Si poteva adunque conchiudere che tutti i valori erano dati contro valori compiutamente eguali, e che la massa delle permute annuali non ag- giusneva nulla alla ricchezza della società. Nulladimeuo questi mercati potevano ancora essere considerati sotto un altro punto. di vista, ed è infatti su di una esti- mazione, più esatta del loro risultato che il commercio e fondato. Giammai le permute erano conchiuse senza vantaggio delle due parti. Il venditore trovava del be- neficio a vendere ed il compratore ad acquistare; l'uno ricavava. dal danara;.che- egli riceveva+un più gran partito che egli non avrebbe ottenuto dalle sue mer- canzie, altro dalla mercanzia che acquistava. un‘più gran partito che non avrebbe fatto col suo danaro. Ambidue avevano guadagnato e per conseguenza la na- zione vi guadagnava doppiamente col loro mercato. Nello stesso modo allorquando un padrone metteva un operajo al lavoro e gli dava in cambio dell’opera sua un salario che corrispondeva alla sua sussistenza; ambedue suadagnavano ancora, l’operajo perchè gli venivano an- \icipati i frutti del lavoro prima che fusse fatto, il pa- drone perchè il lavoro di quest’ operajo valeva più del suo salario. e-la nazione vi guadagnava con tutti€ due, Commercio. 307 giacchè la ricchezza nazionale dovendo, in ultima ana- lisi, risolversi in godimenti tutto ciò che è più comodo o tulto ciò che accresce i godimenti degli individui, deve essere considerato come guadagno per tutti. I prodotti della terra e quelli delle manifatture appartenevano spesse volte a dei clima molto lontani da quelli nei quali abitavano i loro consumatori. Una classe d’ uomini si incaricò di facilitare tutte le per- mute mediante una partecipazione ai beneficj che esse presentano, ella dava del danaro al produttore al mo- mento che l’opera sua era finita e che era sollecitato a vendere. Dopo avere trasportato la merce al luogo in cui si sentiva il bisogno, ella stette in aspettazione del comodo del consumatore, e gli divise in frazioni ciò che non era in istato da comperarsi tutto in una volta. Essa rese servigio a tutti e si pagò ella stessa de’ suoi servigi per la porzione che chiamasi profitti di com- mercio: essi furono fondati nel beneficio delle permute molto estese. Il produttore del nord stimava due mi- sure della sua mercanzia equivalenti ad una misura di quella del mezzogiorno; il produttore del mezzogiorno .al contrario stimava che due misure della sua non va- levano che una di quella del nord. Fra queste due equazioni sì differenti vi era con che coprire tutte le spese del trasporto, tutti i profitti del commercio e tutto l’ interesse del danaro anticipato per farlo. Infatti nella vendita delle mercanzie che trasportava il com- mercio, doveva tosto ritrovarsi il capitale rimborsato al manifatturiero, in seguito i salari dei marina), dei condottieri, commessi e di tutti gli operaj dei quali si serve il commerciante; dippoi 1’ interesse dei fondi che il negoziante mette al lavoro, e finalmente il profitto mercantile, n_® 308 Commrrero. Il commerciante si collocò fra il produttore ed il consumatore per rendere servigio all’ uno ed all’ altro; e farsi pagare questo servigio dall'uno e dall’ altro. Nello siesso modo, che vi era stata divisione di lavoro produttivo fra gli opera), vi fu divisione di questo secondo lavaro che, consisteva a dirigere i capitali,€ Y effetto fu lo stesso; dopo questa divisione non più opera migliore fa fatta con le stesse forze. La cura di sorvegliare gli opera), di dirigere i loro sforzi, di di- stribuirli le materie prime e di verificarne i prodotti, richiedeva una intt altra occupazione dello spirito ed una tinti altra scuola d’apprendere, che la cura di raf- frontare le diverse produzioni ed i diversi bisogni dei clima lontani e dei popoli separati di legislazione e di lingua. Vi fu più certezza nelle operazioni, più rego larità nel servizio, quando questi due mestieri non furono più riunili. I) mercante in grande faceva la sua operazione acquistando dal fabbricatore la mercanzia al momento in cui era terminata;€ dopo avere raffron- tato le domande dei diversi mercati, farla pervenire al luogo in cui il consumatore sembrava più sollecitato a caricarsene. In questa operazione il mercante era an- cora in certo qual modo un direttore dei lavori, ed egli aveva degli opera) sotto i suoi ordini, cioè i suoi commessi da una parte, i suoi marina), 1 carretlieri, facchini dall’ altra. Tutti concorrevano indirettamente alla produzione, giacchè questa, avendo per oggetto la consumazione, non può essere considerata come com- piuta, se non quando è stata messa la cosa prodotta alla portata del consumatore Il confronto dei diversi mercati dei popoli lontani dà luogo di considerare ancora le diverse monete ed i diversi modi di pagare, ed il commercio sì subdivise ed il ‘altro, | altro, lavoro questo ali, e 1 più ra di di di- dotti, to ed di raf. mm dei ne e di ù rego» eri non a la sua anzia al raflron- pervenire ollecitato o era an avori, ed oè i suol apvettieri, rettamente oggetto ha ome coll» | prodotta Ii Jontani pete ed È subdivise asi Commercio. 309 all’oggetto di attribuire ai banchieri la funzione di bi- lanciare i cambi dei produttori di un xaese con 1 pro- dottori di un altro, dei consumatori di un paese con ii ì ] quelli di un altro, di modo tale che bastarono i tra- sporli di mercanzie perchè essi si Dagassero reciproca- mente, senza che facesse bisogno di fàre trasporto di danaro. I banchieri che si separarono così dai mercanti per servirli, non contribuirono perciò meno, abbenchè in una maniera iu:liretta. alla gran permuta della pro- duzione con la rendita dei consumatori, e questa con la riproduzione. Lo studio dei mercati del mondo poteva distrarre il negoziante da un aliro studio non meno essenziale che più lo avvicinava, di quello dei bisogni del consuma- tore che vive stando a casa; il venditore a ritaglio se ne incaricò alleviando il mercante, ed egli vi accon- senti mediante una porzione degli utili, a ritenere nella sua bottega ciò che il consumatore avrebbe fatto entrare nel suo fondo di consumazione, se egli avesse avuto diggià a disposizione la. porzione della sua rendita con la quale egli avrebbe dovuto acqui- starla. Il venditore a ritaglio sta aspettando il di lui comodo e glielo fa pagare. Il commercio si serve di un capitale considerabile, che sembra a primo colpo d’ occhio non far parte di quello di cui parleremo minutamente ia un altro arti- colo. Il valore dei paoni accumulati nci magazzini del mercante di panno sembra al momento tutto alflatto straniero a questa parte della produzione annuale. cli il ricco da al povero come salario per farlo lavorare. Questo capitale non ha fatto nulladimeno che prendeve il luogo a quello di cui parleremo. Per seguitare con niet Not chiarezza i progressi della ricchezza, bisogna rn 310 Commercio. dal punto delia sua creazione e seguirla fino alla con- sumazione. Allora il capitale impiegato nelle manifat- iure dei panni, per esempio, ci è sembrato sempre lo stesso; cambiato con la rendita del consumatore, egli non si è diviso che in due parti: l’ una ba servito di rendita al fabbricante come profitto,} altra di rendita agli operaj come salario, mentre che essi fabbricavano del nuovo panno. Ma si trovò ben presto che per il vantaggio di tutti era meglio che le diverse parti di questo capitale l'una all’ altra pigliasse il posto, e che se cento mille scudi bastavano a fare tutta la circolazione tra il fabbricante ed il consumatore, questi cento mille scudi si divide- 1cbbero egualmente tra il fabbricante, il mercante in grande ed il mercante a ritaglio. Il primo con 3 terzi solamente fece la stessa operazione che egli avrebbe fatta con Ja totalità, perchè al momento in cui la sua fabbricazione era terminata, egli trovava il mercante compratore molto più presto che egli non avrebbe tro- vato il consumatore. Il capitale del mercante in grande sì trovava dal lato suo molto più presto rimpiazzato da quello del mercante a ritaglio. Così gli operaj.che lavorano in un bastimento si trasmettono di mano in mano 1 materiali troppo pesanti che essi trasportano; lazione è più breve ed il riposo più frequente, ma il lavoro è lo stesso. La differenza fra la somma dei sa- lari anticipati ed il prezzo d’ acquisto dell’uliimo con- sumatore doveva fare il profitto dei capitali. Esso si eistribuisce tra il fabbricante ed il mercante e quello che vende a ritaglio, dopo che eglino ebbero diviso fra di loro le funzioni, e l’opera compiuta fu la stessa, abbenchè essa non abbia impiegato che tre persone e tre frazioni di capitali in luego di una. :0N» ifat- e lo egli 0 di dita ‘ao utti una ‘udi ante vide» le in terzi vrebbe la sua rcante Je tro. grande lazzalo 1a) che pano Il vorlano, e, pal - der s2- jmo con: Fsso si e quell ‘o diviso la stessa; ersone È LI: VuoARoT-B TA. Su la Caverna e la Ghiacciaja naturale di Mothorn in Isvizzera, del signor Durour. L’ apertura di questa caverna è regolare e di forma mezzo elittica, il suolo rappresenta il gran diametro la cui lunghezza è di 50 piedi; l'altezza della volta all’ ingresso è di 25 piedi solamente, ma non tarda ad aumentare fino ai 4o 0 50. Si fanno al momento una cinquantina di passi nella direzione primitiva dal- Vest all’owest, dopo si gira al sud discendendo in mezzo ad inuumerevoli avanzi che si sono staccati dalla volta e che renderebbero il cammino molto se non si avesse l’antiveggente cura di rischiararlo con molte fiaccole. Non pare che questi ceppi si distacchino giornalmente; questi avanzi provengono probabilmente da uno strato che da lungo tempo si è precipitato in massa; la prudenza vuole nulladimeno che prima di innoltrare il passo si verifichi per quanto è possibile al chiarore dei fuochi lo stato della volta della caverna, all’ oggetto di non arcischiare su di una roccia tanto minaccevole. Si ritrovano i primi ammassi di ghiaccio al sito ove il lume esteriore non giugne che in una insensibile quantità, ed ove per conseguenza egli è impossibile di attribuirli alla neve che sarà penetrata dall’ apertura, allorchè un vento d’ inverno quivi V avrà spinta. An- dando più lungi si preme coi piedi il ghiaccio, som- mamente trasparente, e lasciando scorgere le roccie che egli ricopre. Si procede innanzi per otto o dieci minnti -—. ieenero. 312 VARIETÀ. sempre al sud fino ad uu piano inclinato di ghiaccio che fino ad ora, al dire dei condottieri, ha rattenuto i curiosi. Fu duopo effettivamente di una gran dose di coraggio per lasciarsi sdrucciolare su questa super- ficie liscia ancorché: Jasci vedere distintissimamente Ta roccia che deve servire di punto d’ appoggio, e che il salto non sia realmente assai cousiderevole; ma al di là la caverna, girando.a diritta e precipitandosi al disotto del suo primo livello, now mostra che una notte orri- bile agli sguardi che cercano penetrare nelle sue- fondità. Dopo avere superato il salto si discende di roccia in roccia fino ad una bella spianata coperta di uno strato di ghiaccio il più puro e guernita a diritta ed Z a manca di grandissimi massi o stalagmiti d’acqua congelata, la cui superficie sembrava soffrire una leg- gera fusione; l’ acqua cadendo dalla volta faceva sen- tire, per intervalli regolati, il mormorio delle sue goccie nei piccoli serbatoj che essa si era scavati nel ghiaccio. Questa sala vasta ed orribile, e nulla ostante magni- fica, pone fine alla ghiacciaja naturale, molto più ri- marchevole per l'orrore del soggiorno e la vastità delle sotterranee abitazioni che per la quantità del ghiaccio che essa racchiude. Si occupa il tempo di mezz’ ora per giugnere al fondo della caverna, perchè si è ratte- nuto ad cgni passo, tanto per la difficoltà del cam- mino, quanto per la singolarità dello spettacolo. ma la sua profondità reale non è guari che di dieci minuti. Le sue dimensioni sono ovunque di 100 piedi circa di larghezza e di 40 di altezza, eccetto all'apertura esteriore ove vi ha ristringimento. Il pendìo, dali’ ingresso. fino ’ 4 al fondo, è assai considerevole, ma quest’ è soprattutto Dlaccio tenuto I dose super nte la che il E dila lisotto è OTTÌ- , pro» rocca di uno initta ed d' acqua una Jeg- ceva sen- delle sue avali nel le mago» lo più Ne astità delle el ghiaccio "mezz ont ; gi è ralle | del came itacolo. DI dieci minati sedi circa i ura osletior* pguesso fio > sO prattul Caverma pi Rormmorm.+- Automa. 313 al secondo angolo che esso è molto pronunciato, a luogo in cui si trova il piano inclinato del ghiaccio. I L'altezza della caverna al disopra del lago di Thun è di 3700 piedi circa; essa è ricoperia di una massa di‘roccie di 150 a 200 piedi, le cui numerose fessure lasciano passare 1 acqua che cade goccia a goccia nel- I interno della caverna. Quest’ acqua, divenuta fredda nel traversare gli strati. d’ aria che riempiono queste fessure, e servendo essa stessa con la sua svaporazione a mantenere una temperatura molto bassa, giugne nella caverna, cade su dei noccioli già congelati e li copre di nuovi strati. In questa guisa si formano dei consi- derevoli massi di ghiaccio clie non disgelano che in parte quando un’ aria più calda può penetrare fino nel fondo della caverna. MANINA VIVAI AVI Osservazioni sugli inventori dell’ automa giuocatore di scacchi, e del metronomo. Se egli è vantaggioso di divulgare il più che è pos- sibile le invenzioni nuove, l' utilità delle quali è gene- rale o che fanno onore al genio di colui che ne è l’autore, egli è di un interesse meno diretto alla ve- rità, ma nulla ostante egualmente riconosciuto, quello di ridonare ai veri inventori le scoperte che loro appar- teogono, e di esporre agli occhi del pubblico quelli che si fanno gloria del lavoro di un altro. Di questo numero è il signor A/aelzel, nominato in molti giornali di Parigi come un meccanico celebre. L’ automa. giuo- catore di scacchi, che egli fece vedere in questa città, ) risvegliò|’ attenzione e 1° ammirazione generale; nulla- 314 Vaniera”. dimeno si osservò che egli si faceva credere il ristau- ratore di questa invenzione, mentre clie ella in nulla differiva da quella già conosciuta e che fu mostrata come opera del celebre Zan-Kempelen. Egli non era abba- stanza ardito per nomarsi l’autore, ma tutti quelli che quarant'anni prima avevano visto il giuocatore di scac- chi lo riconobbero essere identicamente lo stesso senza alcun miglioramento. Un dilettante di questa città sco- perse il segreto dell’automa, sempre curioso per la pre- cisione de’ suoi movimenti ed interessante lavoro come ieccanico è dopo che si è conosciuta la forza motrice. “gli riseppe che una persona; nascosta sotto la tavola della scacchiera, dirigeva i movimenti, ed egli vi ha costruito una macchipa semplicissima rappresentante questa tavola con il cassettino nel quale Maelze! chiude 1 pezzi del giuoco. Su le stesse dimensioni egli provò col fatto che il vero giuocatore poteva nascondersi nel fondo dietro questo cassettino, mentre che l’ interno della tavola è esposta agli occhi del pubblico, e uscire dal suo posto subito che le porte sono chiuse. Egli mostrò ad un milliaja di persone le sue sperienze, fa- cendo apparire e scomparire a piacimento una persona dietro il detto cassettino disposto nella stessa maniera. Finalmente egli fece osservare che Maelzel, scegliendo sempre, per rimontare la sua macchina, il momento in cui le porte, che potevano lasciar vedere l’ interno di questa tavola, erano chiuse, avea per iscopo di stordire @ d ingannare gli spettatori, nel caso che la persona rinchiusa dietro facesse qualche fracasso nell’ uscire. Il signor Maelzel mostrava al pubblico unitamente al suo giuocatore di scacchi un automa funambolo o acrobate(1). (1) Questo strumento, sotto la forma di un ragazzo, Istaye nulla come abba 1 che scac- lenza sco- pre- ome "ice, vola \ ha tante ‘hiude provò si_nel terno uscire . Egli e, fa: persona janiera, gliendo euto in terno di stordire persona sscire. I e al suo pate(1): il «gu io, 450} AwronMA. 315 Questo strumento si{trovava, al suo giugnere in Am- sterdam, disordinato e molti giorni abbisognarono per la sua ristaurazione, ma di questa. non si è occupato il signor Maelzel; il meccanico ed orologiaro signor Knebel ha fatto tutto quello che era necessario onde rimeltere in movimento l’ acrobate. Fra tutte queste invenzioni quella che più procura onore a Maelzel è il suo metronomo che segnerà un’ epoca nello. studio della musica e che merita di rimanere. La Révue ed altri giornali francesi hanno fatto menzione di questo stru- mento, la cui scoperta è attribuita a A/aelzel(1), che Vavea prima annunziata nella gazzetta musicale di Lip- sia(2). Appena questo annunzio fu conosciuto in Olanda il siguor N. C. IVenckhel d’ Amsterdam. indirizzò alla classe delle belle arti dell’ istituto dei Paesi-Bassi un reclamo, con cui egli pretendeva essere stato il primo autore dell’ applicazione del pendolo alla divisune delle eseguisce sulla corda tutti gli esercizi che i più esperti finamboli non saprebbero fare con tanta precisione e leggierezza. Quello che più sorprende in questo meccani- smo si è che il bamboccio non ha comunicazione con la corda che su di un sol punto, e che varia secondo. le posizioni che. prende P ingegnoso automa. (1) /n questo nostro Giornele fu pure fatta parola del metronomo di Maelzel alla fuc. 218 del prino vo- lume. (2) Un istromento, destinato allo stesso uso, è stato eseguito molto tempo prima a Parigi dal sig. Breguet, attualmente membro dell’istituto. L'autore lo chiamava cronometro, nome che ora è dato ai guarda-tempo, 316 Vanierai?. misure musicali; egli dice avere comunicato a Maelzel, che si trovava ad Amsterdam nel 1815, l’idea sua ed una macchina che egli aveva costruita, ma che non essendo che il primo sviluppo di questa idea, era stata in‘appresso semplificata e migliorata, e che j' avea poi presentata all'istituto che in pubblica seduta della classe ne aveva fatta menzione. I commissari nominati dalla clas- se hanno verificato il fatto che Maelzel stesso si è visto forzato di riconoscere come vero alla presenza di questi commissari, abbenchè egli si fosse rifiutato di sotto- scrivere una dichiarazione scritta, che il vero autore gliela avea presentata nell’anno 1815.-- Il metronomo di /Wenckel non diversifica da quello di Maelzel che per la divisione della scala. che forse è d’invenzione di guest’ ultimo, e che /erzckel non ha mai fatta oppo- sizione, VARIAVA VU VRVYVAVAAVV ANN Palude moventesi in Irlanda. Questo singolare fenomeno si è riprodotto su molti punti dell’ Irlanda. Una piccola palude situata al nord- est di quella di Ai/maleady sembrò molto agitata per lo spazio di molti giorni; essa si sollevava ad una con- siderevole altezza e ricadeva in seguito al suo posto. Un terreno di circa 100 acri della contea di Joyce, coperta di pascoli, di colline e di numerevoli abitazioni è stata veduta in movimento, trascinando seco una quantità di limo e di pietre, e distruggendo tutto ciò che si opponeva al suo passaggio e dirigendosi verso il mare con una spaventevole celerità. Un poco prima di questa catastrofe un cupo rumore si è fatto sentire; i molli al nord: ata per Ina con 0 posto. i Joyce, bitazioni seco una tutto ci gi Verso 0 prima sentite; Fonmazione DI UN Isora. 317 in pari tempo si è risentita una scossa sì forte che fece risvegliare gli abitanti e gli diede luogo di fuggir- sene e di trasportare una parte dei loro effetti. Uno o due giorni dopo una porzione di terra confinante si è distaccata nello stesso modo; e non si è potuto alcuna cosa salvare. La società reale di Dublino si occupa di osservare questo fenomeno e di rimediare in. qualche modo a qualcuna di queste rovine. ANANAS AVVIO VVVIV VANI Formazione di un’ Isola. Un’ isola si è formata non è molto tempo nel golfo del Bengala con l’ accumulazione delle materie di allu- vione trasportate dalle acque che sboccano in questa baja. Essa non era visibile quattro o cinque anni sono ma essa fu scoperta non è molto, come anche il canale, da una nave che andava a Sangur. Quest isola rice- vette continuamente dei rapidi accrescimenti; essa ha circa due miglia di lunghezza e mezzo miglia di lar- ghezza. La riva meridionale consiste in una sabbia so- lida con un dolce pendìo; la parte australe sembra che sia, a qualche distanza, una verde pianura; essa è il rifugio dei granchi amfibj, delle testuggini e di una quantità di uccelli. ER = a_ SE En 318 Osservazioni Meteorologiche fatte all'I R. Ta Mir rina. E Barometro. i Direzione Stato 5 di Rea.| del vento.| dell’ atmosfera. ilpol. 27 lin.11,1|+ 7,5 Est Sereno 2|.® 27.» 10,8/4 7,0] Nord-Est Sereno Sera» VO 7,0 Nord Sereno 4|” 27»]+'i0/0f Nord-Est Ser.-Nuv. S|» amprrstt 5.480 Est Nuvolo 6|» 29» 4,5+ 8,7 Est Pioggia cities(og no 810 Est Nuvy.-Neb.-rotto 8|» 27» 7,3|+ 7,8| Nord-Est Pioggia gl de Sud Nuv.-Neb.-rotto Ig 27.» 6,714 6,0 Est Nuv.-rotto-Ser. ric fog7 051 go op 2,6 Nord Sereno rali» bag sro: 88|hport50 Nord Sereno Willie 27° cuesd@l-1447 Nord Sereno ib ario Soldo Nord-Est Sereno 19» an#4 n.4 3,0 Nord Ser.-Nebb. Oi 997 499054? do a,0), Nord Sereno 17]»‘28.*‘0,0|4- 2,8) Nord-Est Sereno] 18]» 27» 9:0/-+ 7.0] Nord:0w, Ser.-Nuw.| 1gjf»;t2g:» EAST 7:9| Nord-Est Nuvolo 20]>. 27» 5,614 3,6) Nord-Ow. Sereno 21}” 27» 10,0|4- 2,4| Owest Sereno 221” 27>»‘6,94.8) Sud-Est Nuvolo 25]»' 27»‘7,8/+ 6,0 Sud Ser.-Nebb. Ali ib ini 4,690 Est Pioggia| 25]» 27» 6,0|1+ 6,0] Owest Sereno| abi.27 sir 9.040 Est Sereno 27) n.27 ss.9,8/4+ 8 dl© Nord Sereno| 28]» 27» 11,0|+ I1.0| Owest Nuvolo| agi» 272» r0,94° 901> Nord Ser.-Nebb. 30» 27% gjol+1 1,5 Nord-Est|Nuv.-Neb.-rotto Altezza del Barometro, massima pols 287 ins" 0:95 Altezza del Termometro, mass. 4 10,7, min,<< 1,0, | |, | Ì s == n n— nn pu> anne z 319 Osservatorio di Milano nel mese di Aprile. i S E RIA Term,| Direzione Stato Barometro. di Rea.| del vento.| dell’ atmosfera. pol. 27 lin. 11,04#.5) Sud-Est Ser.-Nuv.-Ser. » 27» 9,7|+ 14,5|: Nord-Est Sereno ». 27 i 79/4 00 Sud Owest Sereno » 27» 6.9j4- 12,9 Est Nuv-Ser. » 27» SB 0,7 Est Pioggia »®7* 5,6/+ 13,0 Sud Ser.-Nuv. > 7,> 8,3|+- 13,0 Ist Nuv.-Piovoso » 27» 5,014 8,5) Nord-Est Pioggia » 27» 4,3|-4- 12,0] Sud-Owest| Ser.-Nuv.-Ser. n-Zag-» 80/4 10.5 Est Sereno vi gg. 93 8.5 Nord Ser-Nuv. » eg to» 8,94 189 Est Sereno » 27» 82|* 9.6 Sud-Est Sereno o ag» WG.14 45,00 Owest Sereno » 27» 10,01+ 10,9 Sud-Est| Nuv.-Ser-Nebb. Ca un 0. dd Sud Sereno » 27= 10.0/4- 12,0 Owest Sereno » 27.» 6.114 9.7|Nord-Owest| Nuv.-pioggia » 27» 25/4 12.9 Nord Nuv.-Ser.-Nuv. DRISE CS 86 11,0 Nord Nuv.-Ser. » 27°» Q90+ 11.4) Owest Ser-N.-S.- Nebb. » Gan» 7,6041238 Sud Nuv.-rotto » 27» 7,3|+ 12.5 Est Nuv.-Pioggia » d7» d,7|4- 19,0 Nord S.tem.-piog.-gra. » 27» 8,04 147 Nord Sereno » 97-99+ TA 4 Sud Ser.-Nebb. » 27» 9.94 19,0) Ovwest Ser.- Nebb.-Nuv. » 27» 10,8|4 12,3 Est Nuv.-rotto ». 27...7%..9,3.|--;19,7|--Nord-Est Ser.-Nebb. n» 27.».,,1,6/4 14,3|Nord....Est|- Nuv.-Pioggia minima pol. 27, lin. 2,5; media pol. 27, lin. 7.98. med.+ 9,48. Quantità della pioggia lin. 62.85. À tn au j ° PREZZI CORRENTI i! I delle Produzioni'ferritoriali del È Id A n Z| x A RE_| GENERI, Aprile Aprile Aprile| Aprile i È ||.| È fi | s| A [IMilanio.| Pavia.| B&- Lecco.| Como.|- Lodi.|Novarag© gamo cenza.| Î i&(Fmnzonzano[1| i Frumento al mogg.i24. 96| o. 00 24. 30] 060/28. 27/14. 880.-00/- 0. 00 i Riso:f46. 30 0. 00/55. 26] o. 00/51..00| o. 00| 0. 00| 0. 00 Grano turco»{r2. 03| 0. 00 I4. 184-0.3b0. PÒ. 37.|7352] 0. vol 6 00 Ì i Segale»@&[TI dop: do a do dD-00 16; 30| o. 00) O: dI 0. 00 ì i Miglio”» 0-+0p:i 0, oli 15.000 48.524 08 00 e 00| 0. 00 I i Avena alla soma f 0. 00) 0: 0013. 490 0013.2457. 511 0. 00/ 0. 00 Î | PRienp- al fascio*for-oot-ot 003 45) 0. 00| 7. GIA RR RAI 00| 0, 00 i | Paglia» O: 00120: Bo 2. dol0.'200] Bue 3. 00| 0: 00}. 0. 00| î Lino marzirolo alla I libb. d’once 28:f"0..00f o: do. d. 00° o 00| 0..00| 1 56 0*d0 0 da | Canape È EDO A AO 0. 0° 0.00 0 dd 0. 00| o$ Legumi al moggio#23. 79| 0. 00|ig: 19| 0. 00/21. 5@/1/. 3If 0,00) 0. 60 Ì c i| Î , d'Agricol Arti e Com (/ 7, DIZZA / 7, DI 4 3 // 24; BOT LOCC?ICSE gl GdL€ Hr Ac 7, 762 db Cir?» S“UO} d' qtp 700216] 7? 11029 cino SEGGI 1 MPT Liana ar 7 ne er- Lie e 321 Fasc. V. Mese di Maggio 1823. E: Ge N 05M. I A, Qie ganze Natur if dann cino un erfebopfliches Magazin, mit allem mas if oder feyn fonnte, moraus das Genie alles das berbolet, was feltmen aeficbten& «DÀ I(7ESSN R SCHRIFTEN. La universale natura e un Inesauribile magazzino di tutte le cose che sono o potrebbero essere, da cui il Genio va a pigliare tutto quello che conviene ai bisogni dell’ uomo, a’ suoi desiderj, a° suoi godi- menti. Delle materie prime. Quanto più noi ci occuperemo a conoscere le pro- dazioni dei differenti regni della natura, tanto più noi aumenteremo i mezzi di soddisfare i nostri bisogni, di variare, di moltiplicare i nostri piaceri, i nostri godi- menti, e gli oggetti dell’ agricoltura, dell’ industria e del commercio. La terra è coperta d’ alberi. di arbusti e di piante che tuite presenlauo ail uomo quaiche ramo di utilità o di piacere per i suoi differenti bisogni, tanto in istato di salute, come di malattia, per le manifatture e per il commercio. Pol, IV. RR _ È rss race Pirro n—- ia— Si e me n Te: Tr" ec e 1 RE 322 Economia. I vegetabili sono coperti di una moltitudine di in- setti industriosi ed operosi che fabbricano per l uomi il mele, la cera, la seta, le vernici, la cocciniglia ed altri colori. Le più alte montagne racchiudono nel loro seno i metalli, i minerali, i marmi, i cristalli, le pietre, gli 0j, lo zolfo, i bitumi, i sali, le acque termali e le fredde.| Il regno animale ci presenta le ricchezze le più mol- tiplicate e le più variate per i nostri bisogni e per i nostri piaceri. La natura ha associato all’ uomo gli uc- celli ed i quadrupedi i più utili ed i più graditi; essa ha destinato gli uni a’ suoi bisogni e gli altri a’ suoi piaceri; gli uni servono al suo nutrimento, a guaren- tirlo dalle ingiurie delle stagioni, alla sua sicurezza, a portarlo, al trasporto delle mercanzie, al lavoro della terra, ed anco dopo morte prestano all'uomo utili ser- vigi. La natura ha popolato le correnti, gli stagni, i laghi ed i mari di una moltitudine prodigiosa di dif- ferenti specie di conchiglie e di pesci buonissimi da mangiare e per molti altri usi: finalmente ha dotato l’uomo di forza, di coraggio e dell'industria necessaria perchè egli possa fare contribuire a’ suoi bisogni ed a’ suoi piaceri fino i pesci i più mostruosi e gli animali i più feroci. In ciascun regno la natura pare che non abbia ecces- sivamente moltiplicato che quello che è più utile e più gradito all’ uomo, tanto in istato di salute, che di malattia, e gli ha reso facile il godimento. Essa non la dato che un leggiero sapore agli alimenti che dove- vano servire come principale nutrimento, tali Je piante farinaccee ; Dacqua all’ oggetto di conservare la sensi- sa bilità dei nostri organi; ella ha fornito alcuni oggetti ) ci Economia. 323 A di odori graditissimi, gli zuccari, gli acidi, gli alcali deg ed altre sostanze ai vegetabili che dovevano riparare a le forze e aumentare o. calmare il calore. Infine essa ha reso rari e disagraditi alla vista, all’ odorato ed al “4 i gusto gli animali ed i vegetabili nocivi. LoL, I più celebri naturalisti, come Bonnet, Valisnieri, EE Reaumur, Barth, d’ Argenvilte, ec., sostengono che si possa rinvenire una quantità di idee utili al perfezio- Li namento delle arti, nella anatomica costruzione degli animali, nel meccanismo dei loro organi, nei lavori a loro e nella loro industria; essi hanno osservato fra i gli animali della terra e delle acque degli architetti, Jo dei muratori, dei segatori, dei filatori, dei tessitori, ua dei pompieri, degli idraulici, dei minatori, dei zap- a patori, degli artiglieri, dei pentolaj, degli invernicia- lella tori, dei palombari, dei meccanici, dei navigatori, so delle repubbliche, delle monarchie, ec. Reaumur crede I che Arciimede prese l idea della sua vite senza fine dif da una tromba con cui alcuni parpaglioni fanno salire i da o discendere, a loro piacimento, il fluido di cui essi otato la riempiscono. Altri hanno osservato in alcuni insetti ssaria delle pompe aspiranti e prementi, e ciò che vi ha di ni ed certo si è che la maggior parte delle invenzioni degli nimali uomini nelle arti e nei mestieri non sono che imita- zioni di ciò che hanno veduto nella natura. s eceose Tutte queste osservazioni provano come lo studio e più ben fatto e ben diretto della natura può solo arricchire che di il dominio delle cognizioni nostre e procurarci nuovi e sa DON veri piaceri, e come i Rettori devono facilitare questo ; dove: studio, giacchè« Chiunque ha studiato la natura sa piane come la scienza delle materie inorganiche è inviluppata i sensi” di tenebre, ed i scarsi progressi che si sono fatti nella prcett conoscenza degli esseri inanimati. Le stesse difficoltà "mes ne E e E 324 Economia. s' incontrano nelle ricerche sul corpo umano, 0 molte altre ancora che derivano dalle qualità dei corpi orga- nizzati.» emo natura studiosus nescit in tenebris, etiam bruta hujus telluris scicntia jaceat 5 et profecerimus, in. cognitione rerum quam parum adhuc È. PI. 3-». inanimatorum. AL vero 1 CONPOrnis humani scientia, et eadem omnia, ct multa preterea, quae sint animantium propria, nos latent. Hesenneni, Commentaria. Pe 0: N00 M PA RURALE, Memoria sul latte dell’ albero della vacca(Palo de Vaca), di J. B. BoussincauLt e Mariano pr Rivero. Fra le maravigliose produzioni vegetabili che si in- incontrano ad ogni passo nella regione equinoziale si trova un'albero che da in abbondanza ùn sugo latteo paragonabile per le sue proprietà al latte degli animali ed adoperato agli stessi usi, come il sig. di Mumbolde fu testimonio al podere di Barbula(cordillere littorale di Venezuela), ove ha bevuto egli stesso di questo sugo ilatteo(1). Allorquando noi abbiamo abbandonato 1 Europa, questo dotto viaggiatore ci raccomandò espressamente di portare la nostra attenzione sul sugo latteo dell’ a/- bero della vacca e di spedirgli il fiore. (1) Humsorpr, Voyage aux Régions équinoxiales, tom. II, fac. 107-114 e 130. IL signor Humboldt ha fatto conoscere per il primo le proprietà fisiche del latte dell’Arbol de vaca, ed ha fatto alcune sperienze chi- miche sul latte del Carica; e non ne fece sul sugo che è l'oggetto di questa memoria. Egli avvicina quest’ ul- timo sugo non al latie che abbonda nel cacutchouc fo) E? 1 fe 1) NARA o f x UN I|(5: ( Ilevea)5 ma al latte«et PADAYEr| Carica) che eSeL paragona ad una sostanza molto animalizzata, e nella i] ep 3710 Ma PIO,: di 994 27. 1 quate egli supponeva l esistenza dell’ albumina e del cacio» e Toe? 326 Il latte che noi abbiamo esaminato proviene dal Palo de leche o de‘vacca. L° albero‘bastevolmente: in Economia Ruyurate. abbondanza nelle montagne che dominano Periquito, situato al nord-owest di Maracay(1). Il latte vegetale possiede le stesse proprietà fisiche di quello della vacca, con la sola differenza che egli è un poco vischioso; egli ha ancora lo stesso sapore; quanto alle sue proprietà chimiche, esse differiscono sensibilmente da quelle del latte animale. Esso si mischia con l’ acqua in qualunque propor- zione, e così allungato, non si coagula per mezzo della bollitura. Gli acidi non lo coagulano, come succede, con il latte di vacca. L’ammouiaca, lungi dal precipitarlo, lo rende più liquido; questo carattere segna la mancanza di caout- chouc, mentre noi abbiamo sperimentato su dei sughi contenenti questo principio che l’ ammoniaca ne pre- cipita la più piccola quantità, e che il precipitato, seccato possedeva le proprietà della gomma elastica. L’ alcool lo coagula leggiermente(2). Il latte vegetale fresco fa diventar un poco rossa la tintura di tornasole. Esso bolle alla temperatura di 100°, alla pressione di 0", 729. Sottoposto all’ azione del calore egli presenta. tosto gli stessi fenomeni del latte della vacca; si vede for- (1) Paese all’owest di Caraccas. (2) Questo è meno di un coagulo; l alcool. rende solo il sugo più facile a filtrarsi. MEMORIA SUL LATTE, EC. Za y “al marsi alla sua superficie una pellicola che impedisce lo 1 ii sviluppo dei vapori acquosi.‘l'ogliendo successivamente nto, la pellicola e facendolo svaporare ad un dolce calore si ottiene un estratto che rassembra marzapane, ma Iche se si continua più a lungo l’azione del calore, si for- lè mano delle gocce oliose; esse aumentano a misura che 6; l’acqua si sviluppa, e finiscono per formare un liquido 110 olioso: in cui nuota una sostanza fibrosa, che si disecca e si restringe a misura che la temperatura dell’ olio = aumenta. Allora si spande un odore il meglio caratte- lla rizzato di carne, che si fa frigere nella grascia, Per l azione del calore si separa il latte vegetale in due nil parti, luna fusibile, di natura grassa, l° altra fibrosa di natura animale, e più Se non si spinge troppo lungi| evaporazione del caout= latte vegetale e che non si faceia bollire la materia sughi fusibile, si può ottenerla senza alterazione; essa ha pre allora le seguenti proprietà: itato, Essa ha un bianco leggermente giallo-traslacido, so- ia lido, e resiste all’ impressione del dito. “ssa comincia a liquefarsi al 40° centig., e quando ail la fusione è compiuta, il termometro indica 60°. Essa è insolubile nell’ acqua; gli 0!j essenziali la pressione sciolgono facilmente; si combina anco agli olj grassi e forma un composto analogo al cerotto. tl L’alcool a 48° la scioglie totalmente con la bollitura ede fr e si precipita poi diventando fredda. Si fa il sapone unendola alla potassa caustica; messa a bollire con? ammoniaca forma un’ emulsione sapo- ia nacea. L’ acido nitrico caldo la discioglie con sviluppo di n gas nitroso, e forma dell’ acido ossalico. gol: TEN Questa materia som'cliava alla cera dell’api raffinata; 328 noi possiamo aggiugnere che essa può servire agli stessi Economia RuraLr. usi, mentre noi abbiamo fatto dei cerei. Noi ci siamo procurato la materia fibrosa svaporando il latte e versando la cera liquefatta, lavando il resi- duo con un olio essenziale per levare le ultime porzioni di cera, e spremendo questo residuo e facendolo bol- lire lungo tempo con l acqua per volatilizzare 1’ olio essenziale. A_ malgrado questa operazione non si può togliere l’ odore di olio essenziale. Così ottenuta, la materia fibrosa è bruna perchè essa è senza dubbio un poco alterata per la temperatura della cera liquefatta; essa è senza sapore; su di un ferro caldo si attornia, si gonfia, si fonde e si carbo- nizza spandendo un odore di carne arrostita. Trattata con l’acido nitrico allungato si è sviluppato un gas che non era gas nitroso. La materia fibrosa si è trasformata in una massa gialla ed adiposa, come succede alla carne muscolare quando si separa il gas azoto con il processo del signor Berthollet. 1° alcool non iscioglie la materia fibrosa, e noi ab- biamo adoperato questo liquido per ottenerla senza al- terazione. Nel trattare 1’ estraito del latte vegetale per l’ azione reiterata dello spirito di vino, e versando il liquido caldo si ottiene questa materia in fibre bianche e flessibili; in questo stato essa si discioglie facilmente nelì’ acido idro-clorico allungato. Questa sostanza pos- siede, come si può vedere, gli stessi caratteri della fibrina animale. La presenza, nel latte vegetale, di un prodotto che non si ritrova ordinariamente che nelle secrezioni ani- mali, è un fatto da maravigliare, ma che noi non annunzieremo che con molta circospezione se uno dei 2 nostri più celebri chimici, signor anguelin, non avesse MEMORIA SUL LATTE, FC. 329 lesi di già ritrovato la fibrina animale nel sugo latteo del Carica Papaya. ando Ci rimane ora da esaminare il liquido che nel Jatte Desi- del Palo de leche tiene sospeso in uno stato di divisione doni chimica i due principj che noi abbiamo riconosciuti, bol la cera e la fibrina. Il latte vegetale posto su di un lio filtro non passa che con la più grande difficoltà, ma uò se vi si aggiugne dell’ alcool, si forma un leggiero coagulo ed il liquido passa più facilmente. sa H liquore filtrato fa diventar rossa la tintura di ra tornasole; condensato non ha deposto cristalli. un Svaporato a consistenza di siroppo e trattato con lo l’ alcool rettificato, ha lasciato un poco di materia zuccherina, ma la massa principale non si è sciolta. ppato La porzione insolubile nell’ alcool aveva un sapore sa si amaro; sciolta nell’ acqua, l ammoniaca vi cagionò un come precipitato come il fosfato di soda. Abbiamo allora | gas noi presunta la presenza di un sale di magnesia; dif- fatti una goccia della soluzione messa su di una lastra ab di vetro accanto di un’ altra goccia di fosfato d’ammo- SG niaca ha formato, mischiandosi con quest’ ultima per le per mezzo di un tubo di vetro, dei caratteri. Questa pro- SA prietà scrivente appartiene, come si sa, al fosfato am- bianche moniaco-magnesio, ed il processo al dottore- cilmente ston(1). nza pos eri dela Iuitoide(1) Il processo imaginato dal dottore Wollaston per Vor riconoscere l'esistenza della magnesia în un liquore lim- ia î; pido è il seguente: hi È Si stenda uno strato del liquido su di una lastra di sa È vetro; st segnano in seguito su questa‘lastra, con la on dex 330 Noi pensiamo ehe quest’ è acido acetico che si era Ecowxomria Runracr. combinato alla magnesia, ma l'acido solforico non sviluppò l’ odore di aceto; egli formò un solfato e carbonizzò il liquore. Noi ignoriamo pertanto la natura di quest’ acido. La materia che rimane sul filtro ha l'aspetto quando essa è secca della cera impura; si liquefa esalando un odore di carne. Il latte vegetale lasciato a se stesso divenne acido, ed acquistò un odore disgustoso. Nel tenìpo di questa alterazione si sviluppa dell'acido carbonico; si forma inoltre un sale ammoniacale, mentre la potassa sviluppa’ alcali volatile. Alcune gocce di acido banno impedito la putrefazione. Le parti costituenti il latte dell’ a/bero della vacca sono..1:°. la. cera, 195%‘la. fibrina..-3.%unè poeo: di zucchero, 4.9 un sale magnesiaco che non è acetato, 52 acqua. Esso non contiene ne coagulo ne caoutchouc. Per mezzo dell’ incenerazione, noì abbiamo trovato punta di un tubo di vetro, dei caratteri: la parola magnesia per esempio. Se la sostanza vi si trova effet- tivamente vi si potrà leggere questa parola in caratteri bianchi molto distinti, in caso diverso non si scorgerà alcuna cosa. Il dottor Wollaston attribuisce( dicesi) questo effetto allo sviluppo del calore prodotto dallo sfregamento del tubo di vetro sulla superficie della lastra ricoperta dal liquido. ( Nota del Compilatore). Mrmoria, EC.-- Rovo ipro. 35 i Her della silice, della calce, del fosfato di calce, della non magnesia. Ito e La presenza della fibrina spiega la proprietà nutriente alura del Jatte del Palo di Leche. Quanto alla cera noi igno- riamo l’effetto che essa produce ordinariamente su l’ eco- ndo nomia animale; qui, l esperienza prova che non è no- uu civa, mentre noi. ne abbiamo tranguggiata nella quan- tità alla metà del peso del latte vegetale. 0, L'albero della vacca potrebbe ben meritare di essere coltivato solamente per ricavarne la cera che è di una lo qualita di gran lunga migliore; questa sarebbe una e. ricchezza di più per il fertile suolo della vallata d’ Ara- TA sua., ove si vede già la coltivazione della canna di zucchero, del cotone e dell’'indaco, riunita a quella Acca dei cereali. bd( Estratto di una lettera del signor Boussingault, alo, datata da Maracay, tra Caraccas e Nuova Valencia, i il 15 febbrajo 1823). MANNA IAN ANIMI IAN ovato Della maniera di propagare, piantare, adacquare, a sostenere e tagliare il rovo ideo(frambosa volg.). paroli Il rovo ideo dà un frutto utilissimo per la tavola, a effe per fare conserve, gelatine e salse, ec., e continua aratler per lungo tempo a produrre(DL): SCONgert o effetto SrMBea RE TARE sl. #7(1) Ze due principali varietà di rovi idei. coltivati 7 di da noi sono quello a frutto rosso, rubus id:eus spinosus erta dal fructu rubro. S. B. e quello a frutto bianco, rubus idaeus spinosus, fructu albo, GC. B. P. (DÌ | | | DER 339 Economia RuraLe. Il rovo ideo appartiene all’ultimo ordine della dodi- cesima classe di Linneo, Icosandria Pelygynia(1) ed è originario d’ Inghilterra. Il rovo ideo si moltiplica per margotte o per polloni. Le pianticelle devono essere situate isolate in un pezzo di terreno(ed(eccettuata la bianca precoce) alla distanza di circa sei piedi di solco in solco, e di quattro piedi nel solco. Il terreno deve essere ben lavorato e concimato prima che si pianti il rovo ideo. Si sceglieranno le piante le più forti e le più belle che sono uscite dalle parti delle barbatelle, ove esse sono rimaste per alcuni anni; si prenderanno le piante le più forti che crescono nei solchi, dopo che saranno. vangati, ciò che deve essere fatto ogni anno. Nello scavare la terra succederà frequenti volte di tagliare le radici con la. vanga, e darà campo di pullelare un gran numero di piccole piante; si sceglieranno le più forti e le più belle, e si toglieranno con la vanga quelle, che sono superflue. Ma io preferisco di strappare alcuni rampolli laterali e più robusti nel mese di marzo, ed all’ autunno se- guente essi hanno delle belle radici, e possono essere (1) Il rovo ideo è una specie del genere dei rovi chiamata dat Botarici rabus‘id:eus. Linn. Si sa d’ al- ronde che il genere Rubas appartiene alla famiglia delle rosacee. Al suo carattere distintivo è quello di avere dei grani numerosi riuniti in una specie di bacca: nella fragola il riceitacolo diviene carnoso ed i grani restano situati alla suo superficie; nel lampone i grani pria a De less ME] È 3 STESSI SONO CUCONUUL li UNA poipa ACGquosd. il) codi= PAT: iccole 6,€ erflue, o aterali no se= essere dei ton sa d(le familia le nda queto(Il did Rovo iInro, 355 piantati adimora nei quadrati o pezzi di terreno. Essi non saradno così soggetti a cacciar germogli quanta 3 silice 7: quelli che sono prodotti dai polloni. Quando si trapiantano le novelle piante di rovo po umido perchè le radici sono delicatissime e soggette a sofirire . DA 1 I E.. A ideo, questa operazione deve eseguirsi 1a un tem quand’esse sono esposte ad un'aria secca. Se annllameno si vogliono piantare in un tempo secco, si dovrà avere cura di inumidir le radici con dell’acqua e di coprirle con dello strame o delle foglie umide per il tempo che si trapianteranno. Se si vogliono piantare, si deve scavare un solco con la vanga per il lungo la linea ove devono essere pian- tate le margotte o i polloni, si tagliano con un coltello tutte le piccole radici fibrose, non lasciando che le più forti, si collocano nel solco e si coprono con un poco di terra; si adacquano bene e vi si mette disopra il resto della terra, e così si lasciano fino a che non si abbia terminato di piantare tuita quella parte; allora in quel luogo in cui si è cominciato a piantare si batte il terreno coi piedi più fortemente che è possibile per il lungo di ciascheduna linea, e nella stessa direzione che vi ha piantaggione; in seguito con la vanga si eguaglia il terreno e vi si passa sopra col rastrello, si levano tutte le pietre ed i rottami che vi si potrebbero trovare alla superficie. Nei tempi, ne’ quali vi ha molta siccità, le piante devono essere adacquate due o tre volte la settimana, fino a tanto che abbiano cacciato radici. Egli sarà ne- cesserio di sostenere| anzwerp e tutte le altre varietà che crescono con molta forza, con resistenti sostegni; sì metteranno due piecoli steccati alla cima per attac- carvi 1 rami, ciò che gli proteggerà, per cui non sa- 334 Economia Rurate. ranno rotti dal vento o atterrati dalla. pioggia. La bianca precoce e le specie piccole possono essere attac- cate insieme alle cime; si legheranno con piccoli vi- mini gialli, ec., ed allora rimarranno riunite. Alcuni rovi idei precoci possono essere piantati fra gli alberi che mirano all’owest per produrre frutti più presto di quelli che si trovano nei quadrati. L’ anzwerp riuscirà benissimo contro i muri o le spalliere al nord, e pro- durrà dei frutti tardivi. Quando si mettono queste piante contro un muro od una spalliera devono esservi attaccate. Quando si scorgeranno piccoli lamponi bianchi o rossi, si dovrà distruggerli e piantare al loro posto le specie seguenti, cioè Ja rossa grossa, la canna unita a doppia raccolta, la grossa antwerp rossa e bianca, la grossa bianca comune, la bianca a doppia raccolta ed il nuovo lampone di 7700dward. Alcuni preferiscono di tagliare i rovi idei in autunno, 10 però non saprei approvare questa pratica. Siccome essi portano frutto sul legno della precedente annata, essi vanno molto soggetti a perire a causa del freddo dei rigidi inverni, ma ritardandone il taglio fino al mese di febbrajo si avrà molto bel legno a scegliere per rapportare l annata seguente, ricordandosi di stac- care o tagliare tutto il legno che ba portato frutti Panno precedente e che ordinariamente muore. Si sce- glieranuo solamente da cinque o sette rampolli i più vigorosi ed i più forti del legno dell’ultimo anno, per portar frutti nella seguente stagione. Questi rampolli devono essere tagliati della lunghezza di tre o quattro piedi, secondo la loro forza, se essi sono della specie canna unita a doppia raccolta(che dà frotti general mente una seconda volta in auluano,€ nelle buone \0vo IDCrO. 335 ia La stagioni continua a produrne dal mese di giugno fino ? allac- al novembre), ma se sono della grossa antwerp si la oli vi. sceranno i rampolli della lunghezza di cinque a sel Alcuni piedi. alberi La bianca precoce, che non cresce mai con tanta to di forza come le specie precedenti, deve essere scorciata scirà a due piedi e mezzo o tre piedi. Si deve piantarla in YO- solchi circa a tre piedi di distanza gli uni dagli altri ssle e due piedi da una pianta all’ altra nel solco, ricor- hi dandosi di pulirle sempre dai polloni e di tagliare il legno morto dell’ ultimo anno, come noi l'abbiamo già è detto, e di scegliere i rampolli i più forti per produrre O legno, ma è duopo aver cura di non tagliare i piccoli natia rami laterali che producono frutti. i I rovi idei continueranno a dar frutti cinque o sei oeoltà anni; a capo di questo tempo si dovrà avere una nuova piantaggione da far succedere alla prima. Le giovani ito piante produrranno pochi frutti il primo anno e sa- SIA ranno in pieno vigore il secondo dopo essere stati AI piantati. Se si lasciano cinque o sei anni nello stesso fello terreno, essi degenereranno e non produrranno che pig piccoli frutti. Bisogna avere cura di non lasciare più pp di vtto o dieci dei più forti rampolli, e di tagliare o ceohiere: i-; en staccare tutti quelli che soro superflui, e di mantenere uo il terreno ben coltivato e sgombro dalle cattive erbe ) Jrutt Sa î fra le radici. Òl sce 5;::.; 3. wi I frutti del rovo ideo ossieno i lamponi a molti usi dle domestici possono servire; fra i tanti noi abbiamo tro- La) 6 vato utilissimo lo spremerne il sugo, passarlo per un ampi pannolino, metterlo in fiaschi di vetro ed esporlo alle qllo condizioni volute per la fermentazione acetica, e questa oa succederà nel breve spazio di otto giorni. L' aceto in LL questo modo ottenuto è fortissimo, si manticue per buone sie pre ì i E"rr> ori a Li ri i LA { È fi li 3. hi è lille|— ocra perenni se capra rn[OE RERA> dilbulitiii ca 336 Fconomia RuraALe. . 30 N. e n lungo spazio di tempo, ha un odore fragrantissimo di lampone. E utile questo aceto per far conserve, siroppi, È 5) ì) sa] se 9 CC. AAA ANNA AAA Su alcuni vogetabili esotici alimentari naturalizzati. Sarebbe estremamente utile la formazione di un trat- tato completo della materia alimentare principalmente per l'Europa, acciocchè noi conoscessimo i mezzi onde provvedere agli anni di carestìa, questi sarebbero i ve- getabili e gli animali forestieri suscettivi di essere as- euefatti al vostri lelitna e«di» dare dei’ utrimenti”ipiù! o meno preziosi ai nostri paesi. Giovanni Bruyerin Champier(1), Luigi Nonnius(2) e Melchiore Sebiz(3) si occuparono nel secolo XVII delle sostanze alimentari; in seguito Zuigi Zemery(4), (1) Galieno, De alimentorum facultatibus, e Si- imeone Sethi, Syntagma de cibariorum; veggas? Joh. Bruyerinus, De re cibaria, Francof. 1600, in-8:° (2) De re cibaria, Antwerp., in-4.°, 1644. (3) De alimentis, argentor., in-(4.°, 1650. (4) Traité des alimens, în-8.°, Paris 1702€ seconda edizione del 1705. L’ opera di Lorry sugli alimenti è sempliecmente medica. 4 proposito dei condimenti degli antichi, veggasi A picius Celius, De opsoniis et condi» mentis, con le note di Martino Lister, Amsterd. 1709) i1n2-8.° VEGETABILI ESOTICI. 33% 0 di Giovanni Federico Ziichert(1), lo stimabilissimo Par- ppi, mentier(2) e Giuseppe Giacomo Plenk(3) hanno spe- cialmente trattato delle diverse sostanze alimentari, nel secolo XVIII, ma noi non troviamo quasi nulla di sufficientemente sviluppato ne abbastanza completo su di un oggetto della più sentita importanza. Infatti le opere antiche non danno che una imperfetta deserizione delle specie e delle varietà dei vegetabili e degli ani- mali servibili come nutrimento. La storia naturale non Î fu abbastanza famigliare alla maggior parte di questi autori, nè l’ agricoltura e I economia domestica ad al- cuni medici, nè la dietetica medica ad altri dotti, per È dare un conveniente sviluppo ad un tale oggetto. Noi di abbiamo abbozzate alcune parti, ma sarà una intrapresa it molto vasta quella di considerare una sì ricca e sì bella materia sotto tulti gli aspetti. n) Per esempio la sola quistione relativa ai vegetabili VI 0); (1) Materia alimentaria in genera, classes et species E disposita, Berolin. 1769, in-8.° Veggasi anco Joann. ci Frider. Cartheuser, De radicibus esculentis,£Yancof. ! Ù ad Viadr. 1765, in-4.°; e Carol. Linnaeus, Diss. planta dA esculenta patrie nelle Aman. acad., tom. II. (2) Reécherches sur les vegetaux nourrissant, Paris 1781, in-8.° (3) Bromatologia seu doctrina de esculeatis et potu- di lentis, /ienna 1784, in-38.° Veggasi pure Andrea Gio- Lu vauni Retzius, De plavtis cibariis Romanorum. Zunde si 1808, in-4.°; e Joann. Scheuchzer, Diss. inaug. de alimentis farinaceis, Zug. Bat., in-4.°, 1760; e Lin- neus, De pane dietetico nelle Aman. acad., tom. 7. “ol. IF: 22 si 7 | î ih W' t 7 \ i) INA i DI| 4 HI If ME u'9l i | i! uri i ii ia dio Bn me“ir' e a n 338 Economia Ruratr. forestieri assuefatti al clima ed introdotti nei giorna- lieri alimenti, non. è limitata al pomo di terra, al mais, ec., ma si fa uso ancora nelle provincie meri- dionali in alcuni paesi della. patata( convolvulus bata- tas, L.), del pistacco di terra( arachis hypog@a, L.), delle ghiande dolci del quercus asculus, L.(e del q. bellota*Desfontaines). Ben presto il gingko del Giappone darà le sue amandole che si mangiano come le casta- gne, e si otterranno in seguito quelle del bel pino araucaria del Chilì, come si gode già del nespolo del Giappone. Si è tentata la coltivazione della chérimolia ( anona tripetala, Wild.) ed il delizioso suo frutto è maturato in Europa. Il pero indiano(psidium.- rum, L.) dà qualche speranza di riuscita nel mezzo- giorno della Francia. Egli sarà facile e da desiderarsi di assuefare al nostro clima, sulle fredde montagne, tutti i vegetabili a frutto, dei paesi del nord, come i rubus articus et caesius dei vaccinium a bacche delicate, il caragan di Siberia, buono almeno pei cavalli, ec. Noi possiamo vedere un giorno i nostri paesi nutrire il Kanguroo gigante della Nuova-Olanda; la vigogna o il lama del Chilì sui Pirenei; il grande hocco nero (crax alector, L.) venire in concorrenza con il gallo d’ India; molte specie di anitre ed oche di diverse re- gioni arricchire le nostre; finalmente il buon pesce gorami (osphronemus gorami) dell’ isola di Francia popolare i nostri stagni e pervenire fino a cinque piedi di lun- ghezza in pochi anni. Perchè non. possiamo sperare che alcune varietà di vegetabili fertili, come il grano del miracolo o certe specie di olchi( holcus), di panico o di miglio sì ab- bondanti di semi, aumenteranno un giorno sempre più i nostri mezzi di sussistenza? Il faginolo mungo(pha- E VEGETABILI ESOTICI. 339 ara» seolus mungo, L.) fornisce una sorta di sagou alla i, al marina degli Stati-Uniti. La lenticchia del Canadà, va- UR rietà perfezionata della veecia comune, serve a fare una ala- certa qualità di pane molto vantaggioso per la classe L), indigente. I dahlia danno radici nutritive come il topi- gi nambour; una nuova specie di pomo di terra è stata ne ritrovata in America. Egli, è facile di coltivare diverse ta- specie di cucurbitacee d’ Oriente e di Persia al mezzo- ino giorno del nostro paese, ec.(1). del La sola famiglia delle leguminose presenta una ricca olia messe di semi e di radici commestibili, delle quali la 0 è maggior parte può crescere senza fatica nei nostri clima. trifo= Egli è più d’ ogni cosa nei grandi generi dei fagiuoli \ezz0» e dei dolichi che egli è facile di rinvenire delle specie erarsi interessanti da coltivarsi. Noi siamo debitori al signor agne, D. Thore della conoscenza che gli abitanti delle Lande me i di Bordeaux hanno del dolico a ugna( dolicos ungui- cale, culatus, U.) da cui in oggi ricavano un buon nutri- et mento, mangiandone i semi bruni, come i fagiuoli, int sotto il nome di /edine. Nulla ostante questa volubile ma 0 pianta è originaria delle Barbade e di altre isole ame- i Nero ricane; essa non cresce che a due piedi di altezza e cgalo non arrampica quasi mai. Le sue foglie a lunghi pe- DEA zioli hanno delle foglioline ovali puntute con delle sti- sori pule piccolissime. I peduncoli fiorali sono situati alle olare li luo nali(1) E perchè non naturalizzare anco! avena detta A delia Georgia, coltivata in Ungheria, in Polonia, e n: sotto il nome di rikliza già introdotta in Austria, e ) I così primaticcia che dà due raccolte ogni anno? Que- A sta è probabilmente l avena unilateralis dei botanici. re fai rr n Economia Rurate. ascelle delle foglie, ordinariamente solitari, portanti 340 due o tre fiori di un porporino violetto-pallido. I bac- celli sono dritti, cilindrici, glabri come tutta la pianta, lunghi tre pollici circa; la loro punta forma un’ ugna curva. I semi reniformi, molto piccoli, hanno un sa- pore aggradevole, ed abbenchè un poco duri si dige- riscono senza fatica. Il genere dei.dolichi, approssimantesi a quello delle Glycine e dei Phascolus, offre molte altre specie- trienti; così i semi del /adb/ab sono usitati dagli Egi- ziani secondo il rapporto di Prospero Alpino e di tutti gli altri viaggiatori, eonìe i nostri fagiuoli lo sono in Europa; i Chinesi fanno un uso simile dei dolichos sinnensis, L. Abbenchè i semi del dolichos ensiformis sieno più duri, i Creoli ed i Negri si nutriscono di questi alle Antille. Li fanno cuocere nello stesso modo dei fagiuoli verdi; i baccelli dei dolicos tetragonolo- bus, L., o dolico quadrangolare, possono servire di alimento nelle Indie Orieatali; si mangiano anco verdi quelli del dolickos lignosus, sorta di fagiuolo vivace, nell’ India. I piccoli piselli bianchi del dolichos ca- tiang, L., a Tonchino ed a Siam sono di uso gior- naliero al pari del riso. I semi del dolichos soje, L., moltissimo stimati al Giappone, servono a confezionare con il l'oro sugo le carni,.a preparare il celebrato sugo o salsa detta sooju o soja tanto ristorativa e sì ricercata per rianimare le forze esinanite nei piaceri. Finalmente vi sono delle specie tali come il dolichos bulbosus ed il pisello patata, o dolichos tuberosus, L., del quale si mangiano le radici farinacee non meno che i semi. Quest’ ultimo si trova alla Martinica ed il primo nelle Indie Orientali. Egli è certissimo che molte di queste piante utili sono susceltive di crescere nelle nostre re- ii PI VER DI TARPOST I PIERI RSI I mk ri“a "9 VEGETABILI ESOTICI. 341 na gioni meridionali, guarentendole con alcune precau- pe zioni. Fei Perchè le nostre Lande non si copriranno come i pe deserti sabbionosi dell’ alta Asia, e gli ilanos, i pam- Lo pas o le savannes dell’ America meridionale, di erbe lige- appropriate a questo genere di terreno, quando esse venissero introdotte? Allora si potrà restituire alla col- elle tura queste regioni che si arricchirebbero a poco a poco du- di terriccio vegetale molto meglio che non le piantag- gi- gioni di pini marittimi secondo il lungo metodo di ttà Bremontier. Allora si potrà vedere propagarsi una folla in di animali: l’ottarda, il lepre tolai di Tartaria o egual- hos mente«il kanguroo della Nuova-Olanda, le cui gambe Tmis di dietro rassomigliano ai trampoli degli abitanti delle o di Lande e sono fatte come quelle dei gerdoises dell Afri- modo ca, per percorrere i deserti sabbionosi. Questi animali nolo- offriranno una cacciagione più o meno delicata, in e di pari tempo che le produzioni vegetabili si moltipliche- verdi ranno. ace, Egli è necessario diffatti di rivolgere il pensamento so ca-| nostro a moltiplicare le sussistenze, poichè la popola- gior=| zione si aumenta nei paesi i più civilizzati dell’ Europa, pa ove i governi regolari, i progressi costanti dell’ indu- ca stria, la vaccina, la rapida circolazione del commercio ugo 0 facilitano i mezzi di riproduzione, come anco l'estrema ta pe suddivisione delle proprietà. Aumentare la popola- TRO zione ed i mezzi di sussistere, egli è lo stesso che ni ingrandire lo stato ed accrescere il suo potere; forlu- a nate e dolci conquiste che lungi dal costare lagrime e su sangue; raddoppiano i piaceri dell’ esistenza, rendono a le nazioni più solide per le istituzioni, formidabili ed quos invincibili! Tutto ciò può dipendere unicamente dalla i coltura, dall’ assuefare al nostro clima i vegetabili su- Pal: nn e cora.” ene a“i= Ce in—_r—_—r_°° ese« sa az 342 Economia RuraLe. scettivi di produrre delle sussistenze più abbondanti, poichè si popolano ben presto i paesi ove facilmente si può condurre una buona vita ed a buon mercato. J..J Vine. LUVI VIVI VIA VVIVIVYANV/IAANN/” Effetti: del rame sulla vegetazione. Il signor Phillips ha fatto sapere, per mezzo degli Annals of Philosophy, che avendo accidentalmente sparso dell’ ossido di rame e delle soluzioni di questo metallo vicino alle radici di un giovane pioppo, questo albero in poco tempo cominciò a languire. Le foglie dei rami inferiori si seecarono le prime, ma il male si comunicò ben presto alle foglie più in alto. Dopo avere tagliato un ramo del pioppo, il signor P/illips osservò che la lama del coltello che egli aveva adope- rata era coperta di rame nella larghezza precisamente eguale a quella del tronco reciso: non si può adunque dubitare che il rame sia stato assorbito e che devesi attribuire la morte dell’ albero a questa circostanza. SMAAVIAMN VIAVVAN IAN VIAN Dell’ influenza dei frutti verdi su l aria prima della loro maturanza, del sig. Troporo pi Saussure. Allorquando io mi sono occupato, nelle mie Ricer- che sulla vegetazione(1), dell’azione dei frutti verdi (1) ade otra g: = n n o FruTTI VERDI. 343 uti, su l’aria atmosferica, io ho ammessa| opinione che le sì eglino vi producono gli stessi effetti delle foglie o che essi vi spandono come quelle del gas ossigeno a causa della decomposizione dell’ acido carbonico, con questa differenza che a volume eguale questi ne decompongono molto meno. Le mie sperienze a questo proposito in- dicano che le uve in istato di agresto ed i frutti verdi del solanum pseudo-capsicum, esposti al. sole ed ade- renti alla pianta ed al suolo che gli hanno fatti cre- gli scere, aggiungono del gas ossigeno all’ aria contenuta ate nel vaso ove essi sono rinchiusi, mentre che gli stessi o frutti in circostanze d’ altronde eguali ne distruggono Th l ossigeno, allorchè il vaso, di cui io ho parlato, con- foglie tiene dell’ idrato di calce. Quest’ ultimo assorbendo th, l'acido carbonico che essi formano, e che ricevono dal Dopo suolo, ritengono l’ ossigeno che essi avrebbero svilup- Lillps paso in ai DARERGIEZZO I adope- Nelle sperienze che io ho pubblicate, lo. sviluppo par, del gas ossigeno non ebbe lo stesso successo allorchè i dunque frutti erano separati dal e che gli portava; iù essi hanno, come le foglie, assorbito il gas ossigeno i dell’aria nell’oscurità, restituendole(a volume di frutti ar| circa) una quantità eguale di gas acido carbonico; ma | al sole essi non hanno decomposto che in parte il gas | acido prodotto in tempo di notte, mentre che sulla ma. dell pianta essi lo decomponevano totalmente. Questa par- gssunt: ziale differenza e puramente accidentale dipendeva evi- dentemente dallo sperdimento di forza vegetativa che mie Bir deve provare un frutto che è staccato dalla sua pianta alli vel e che non riceve alcun alimento, ed essa non deve recar maraviglia ne intaccare le sperienze che mi hanno jr fatto ammettere che i frutti verdi si comportano all'aria come le foglie. Questi sperimenti non oflrivano d’ al- -— È> conto— n= eg= e n— SIE ASSO a Ce é 344 Eeonomia Rurate. tronde che una conferma del principio che suppone che | la facoltà di mandare il gas ossigeno coll’ esposizione al dd sole è essenziale alle parti verde erbacee in istato di È. vegetazione. Il. signor Berard ha pubblicato, sulla maturazione | dei frutti, una interessantissima memoria, nella quale #4 egli si è principalmente occupato a determinare la loro ti | influenza su? atmosfera; alle sue osservazioni egli vi fi hi ha posto una diligenza ben degna di encomio; egli ha descritto i suoi processi ed i suoi risultati con tutte il quelle più minute circostanze che sono volute da sì | fatte esperienze; egli le ha variate all’ infinito ed è pervenuto a questo rimarchevole risultato, cioè che i frutti verdi, in alcuna epoca del loro accrescimento, non si comportano come le foglie al sole e che essi non vi decompongouo il gas acido carbonico, che essi non isviluppano punto gas ossigeno, e che l’ unica azione che essi esercitano sull’ atmosfera in tutti i pe- riodi della loro vegetazione è di trasformare il suo ossigeno in acido carbonico; egli è parimenti indotto a credere che in tempo eguale i frutti verdi fanno scom- parire più ossigeno al sole che all’ ombra. Si è potuto ammettere questa opinione con altret- tanto più di verosimiglianza che le numerose sperienze che Ingenhousz(1) aveva fatte precedentemente con i (1) Questo fisico ha dato alla 4i» sezione delle sue esperienze sui vegetabili, vol. II, il titolo seguente: La faculté qu’ont beaucoup des fruits de mephitiser l’air, soit au soleil, soit è l’ombre, est très-considévable, etc. | Egli credeva che i frutti trasformavano non solo l''os- altiel: venienze cn! FruTTI vERDI. 345 frutti verdi staccati dalla pianta e situati nell’ aria al sole sotto un recipiente, confermano quelle del signor Berard, mentre che le mie erano poco variate e non descritte abbastanza minutamente. ingenhousz ha osservato pure che alcuni frutti che ren- devano l’aria mefitica al sole ed all'ombra la corrompe- vano meno al sole, e che essi sviluppavano spesse volte del gas ossigeno eome le foglie, allorchè essi erano immersi nell’ acqua di sorgente; egli ha ottenuto in questo modo, abbenchè non costantemente, dei piccoli peri verdi, dei cocomeri, dell’ uva, dei baccelli del plysalis alkekengi, del cardiospermum halicacabum, delle silique di acacia e dei fagiuoli(1). Senebier ha trovato che i frutti sommersi nell'acqua di sorgente al sole davano, in tutti i momenti della loro esistenza, un’ aria sovente più cattiva, alcune volte tanto buona, ma giammai migliore dell’ aria at- mosferica(2). Io attualmente farò 1° esposizione di nuove sperienze su di un soggetto che non era per anco bastantemente dilucidato; queste ricerche inspirano altrettanto mag- gior interesse in quanto che certi frutti- presentando molto di sostanza vegetale condensata in piccolo vo- sigeno, ma anco l' azoto in acido carbonico. Egli at- tribuisce d’ altronde la stessa influenza alle foglie nel- l’ oscurità. (1) Experiences sur les vegetaux, vol. I, page 64; et vol. II, page 61, 221 et suiv. (2) Mémoires physico-chimiques sur la lumière so» laire, tome 1, p. 299. 346 Economia Ronatr. luine, sembrano offrire in certo qual modo dei risultati più preziosi che quelli delle foglie soitili, che esigono, in ragione della loro estensione, un volume d’aria troppo grande, perchè i cambiamenti che esse vi pro- ducono sieno sempre bene stimati. Poichè si tratta di riconoscere se la sostanza verde erbacea dei frutti, considerata isolatamente; sviluppa del gas ossigeno, si deve credere che quelli nei quali questo colore è debolissimo e che sono formati di un parenchima giallo o bianco spessissimo, non conducono ad alcun risultato bene determinato, giacchè egli è ri- conosciuto(salve alcune eccezioni assai rare) che le materie vegetali che non sono verdi corrompono l’aria al sole ed all'ombra, qualunque sia la sede in cui esse si trovano, e che il loro effetto può prevalere su quello delle parti verdi. Sì potrà dopo questo- sciare di preudere in considerazione nè]e pesche, né le amandole, nè le poma, nè le fragole, delle quali il verde-pallido, giallastro o grigiastro, o la gradazione di molti altri colori, non è paragonabile al verde puro ed intenso delle foglie che accompagnano questi frutti. ( Sarà continuato). MAIA MIAMI IAA A Polvere vegetativa, del signor'TunoLLArp. Questa polvere affretta la germogliazione, produce l'economia per lo meno di un’ ottava parte di semente, accelera la vegetazione, fortifica la pianta e rende più ( buono il frutto. Per ottenere in un modo semplice ed economico la r/ sultati I$ono, l'aria pro 6 rd e ppa rali II POLVERE VEGETATIVA. 347 polvere anti-epidemica e vegetale, si piglia uno o più vecchi carratelli, si tagliano per comporre delle tinozze che possano ritenere i liquidi, si mette in questi reci- pienti uno strato non troppo spesso di gesso calcinato e ridotto in polvere o di calce viva parimenti in pol- vere, vi si versa sopra dell’ orina umana fino a per- fetta saturazione, si rimescola di tempo in tempo il miscuglio con un bastone per facilitare l evaporazione dell’ acqua che contiene l orina, si mette un nuovo strato di calce preparata nello stesso modo ed in se- suito l’orina; si continua in questo modo fino a tanto che le tinozze sieno riempiute, si fa seccare e si pol- verizza, ed in tal guisa si ottiene una polvere di un bianco-giallo di cui eccone il modo di servirsene: Si pigliano 20 boccali d’ acqua di letame o di lisci» vio; si fauno riscaldare fino al cominciare della bolli- iura, si mettano in quest acqua tre libbre piccole circa di polvere secca, si lascia bollire per lo spazio di cin- que minuti e si rimuova con un bastone. Allorquando il miscuglio è diventato abbastanza freddo si versa in un tino che contenga cinque staja circa di frumento di buona qualità, raccolto in tempo secco ed in una perfetta maturanza, si rimescoli diligentemente la massa fino a che tutti i grani si sieno bene inzuppati, allora si copra il tino con una tela di lino poi si semini il grano nelle ventiquatt” ore; nello stesso modo si opera con la segale, l’ orzo, il mais e l’ avena che si vuole seminare. La polvere vegetativa, seminata nelle praterie, nelle mediche, nel trifoglio è un eccellente ingrasso; essa procura bellissime raccolte di lino e di canapa, e dà ai loro semi molto più olio; produce gli stessi effetti sul colzat: la vite riesce più vigorosa e più feconda. ——_—________—m_ 348 Economia Rurate.= Processo per fare un Gesso fattizio, del sig. Limousin LAMOTHE. Egli è necessario di procurarsi della calce carbonata o pietra calcare molto‘divisa, la si stende su di una superficie unita nel cortile, su l’aja, e la si asperge di acido solforico allungato d’ acqua; ma siccome dal mi- scuglio di questi due liquidi risulta un grande sviluppo di calorico ed un’ azione dissolvente dei metalli, egli è bene di farlo in un recipiente osservando di non riempirlo che«di tre quarti d’ acqua, alla quale si ag- giugne l'acido; e siccome quest’ ultimo per il suo peso specifico, molto più grande di quello dell’ acqua, si precipiterà al fondo del recipiente e altererà il. vaso quando fosse di legno, così sarà necessario per mezzo di un grosso bastone o. di una paletta di agitare for- temente l’ acqua con una mano, mentre con l’ altra si versa. l’ acido. Il miscuglio essendo fatto e divenuto freddo, si spande ed a molte riprese sulla calce car- bonata; si torna a rimuovere il miscuglio con la- letta e vi si aggiugne del liquido fino alla coùhsumazione di questo, che deve essere in ragione della quantità del gesso che si vuole preparare. Si lava con acqua il recipiente per levare il rimmanente acido. Si è ottenuto in questo modo il solfato di calce,‘ma con eccesso di carbonato nel suo miscuglio. Si avrà la precauzione di non adoperare che una quantità di acido inferiore alla saturazione, Nel tempo della mischianza si forma una schiuma e vi ha sviluppo di gas acido carbonice, separato da una parte della calce a causa dell'acido solforico ed in ragione della sua più granae affinità per la calce. Grsso FATTIZIO. 349 Il liquido trovandosi assorbito dalla terra calcare, ii questa sarà umida senza essere molle; nulladimeno se lo fosse troppo, si potrà lasciarla asciugare esponendola per alcuni giorni sotto una tettoja. ala Il signor Limousin Lamothe, coll intenzione di ren- Di dere questo gesso fattizio più adattato alla fertilizza- di zione; lo fa cuocere in un forno che egli riscalda con Dl ginestre, con felci, con fusti del mais ed anco con zolle. 14 Quando il calore è stato portato, nel forno, alla tem- li peratura necessaria, vi si pone dentro il gesso erudo ni e si mischia, più esattamente che sia possibile, con la 8° bragia e le ceneri di già formate; vi si aggiugne dei SO nuovi combustibili per rialzare il grado di calore, SO diminuito per l’ introduzione del gesso, ed un quarto Vaso d’ ora dopo senza aspettare che tutto il combustibile ezz0 introdotto siasi consumato si serra l apertura fino al for- domani ed anco più lungo tempo. Questa pratica ha a si I’ importante scopo di ritenere le parti oliose e gli nuto acidi del vegetale, e di farli rifluire sulle materie calcari cat- e saline con le quali esse si combinano e formano dei pe sali più o meno fecondanti. ione Non si tratta in seguito che di usare il prodotto più santità presto possibile, all’ oggetto che il contatto dell’ aria qua I non gli sia nocivo; l’ operazione essendo fatta alla Ktenulo fine di febbrajo, si spande il gesso fattizio al comin- esso di ciar di marzo o all’ epoca più convenieute, secondo nl che la stagione è più o meno inoltrata, e che la vege- pre all tazione è più o meno avanzata. schiuma rato l ve 0 ed to 350 Economia Rurir.r. Il Coniglio. Il lepre ed il coniglio(1), abbenchè molto somiglianti tanto esternamente quanto interiormente, non unendosi insieme fanno due specie distinte e separate; nulladi- meno siccome i cacciatori(2) dicono che i lepri in tempo che vanno in amore corrono presso i conigli femmine e le coprono, si è ricercato«di sapere ciò che potrebbe risultare da questa unione; si sono fatti edu- care dei conigli con delle lepri, e dei lepri con dei conigli femmina, ma questi tentativi non hanno nulla prodotto ed hanno solamente fatto apprendere che que- sti animali, la cui forma è tanto somigliante, sono nulladimeno di natura assai differente per non produrre una specie. spuria. Un leprotto ed un coniglio fem- mina giovani a un dipresso della stessa età non hanno vissuto tre mesi insieme; dal momento che eglino si fecero robusti sono divenuti nemici, e la guerra con- tinua che essi si facevano finì con la morte del leprotto. Due lepri di età conforme, ma maggiore di quella del sunnominato, furono messi ciascuno con un coniglio femmina, l’uno ebbe la stessa sorte, e 1’ altro che (1) Quasi tutti gli autori si sono accordati a riguar- 5 dare il coniglio come il saphan degli Ebrei, ma questo è un errore s il saphan essendo il daman. Bochart ({ Hierozoicon, tom. II, cap. 34), avrebbe già dimo- strato che il saphan degli Ebrei non potrebbe essere il coniglio. (2) Veggasi Là Vénerie di Fouilloux. °°" ic de Tr Conrczio. 35% era ardentissimo e fortissimo che non cessava di tor- mentare Ja sua compagna, cercando di coprirla, la fece morire a forza di ferite o di carezze troppo dure. Tre glanti o quattro conigli di differente età ehe furono messi ‘nos insieme con delle lepri, li fecero morire in più o men Hadi tempo; nè gli ani nè gli altri hanno prodotto; si crede lin non pertanto potere assicurare che essi si sieno qual- nigli che volta accoppiati; o almeno vi è stata più volte la che certezza che a malgrado la resistenza della femmina il du- maschio si sia soddisfatto. Fravi più ragione di aspet- dei tare qualche prodotto da questi accoppiamenti che dagli lla amori del coriglio e della gallina di cui se ne ebbe la ue: storia, e secondo l’ autore il frutto dovrebbe essere Sono dei polli coperti di peli o dei conigli coperti di penne, Lurre in tal caso questo non sarebbe che un coniglio vizioso o fem- iroppo ardente che per mancanza di femmina si servi- anno rebbe della gallina di casa, come egli si sarebbe ser- 0 si vito di tutt’ altro mobile, e che egli è fuori di tutta con- la verosimiglianza di aspettarsi qualche produzione fra rotto. due animali di specie lontana, poichè dall’ unione del a del lepre e del coniglio femmina, di cui Je specie sono juiglio affatto vicine, non si ha alcun risultato(1). o che a(1) I barone di Gleicher in una nota della sua dis- sertazione sulla generazione pare voglia attribuire il poco a successo ottenuto nei diversi tentativi fatti per l unione Ve dei lepri con i conigli femmine a ciò che non si ebbe -: l attenzione di separare i maschi dalle femmine subito e dopo l’ accoppiamento. Lo stesso autore aggiugne- che cei un testimonio oculare lo ha assicurato che la- zione degli spuri, prodotti dalla mescolanza delle lepri ia, sì nd sata È RE re= Ì ; Î 352 Economia Rurate. La fecondità del coniglio è ancora più grande di quella del lepre; e senza aggiugner fede a ciò che disse Votten che di un solo pajo che fu messo in un’ isola se ne trovarono sei mille a capo di un anno; egli È ) sicuro che questi animali moltiplicano sì prodigiosamente nei paesi che sono a loro convenienti, che la terra non può bastare alla loro sussistenza; le erbe, le radici, i grani, i frutti, i legumi ed anco essi distruggono gli arboscelli e gli alberi; e se non si avesse contro questi i soccorsi dei furetti e dei cani, essi farebbero disertare gli abitanti di queste campagne(1). Non solo il coniglio si accoppia più sovente e produce più fre- quentemente ed in maggior numero che il lepre, ma egli ha ancora più mezzi onde isfuggire a suoi nemici; egli si sottrae facilmente agli occhi dell’uomo; i buchi che egli si scava nella terra, ove egli si ritira nel giorno e dove la femmina partorisce, lo mettono al sicuro dal lupo, dalla volpe e dagli uccelli di rapina; egli vi abita con la sua famiglia in piena sicurezza; egli con i conigli che vivono in libertà, è un fatto gencral- mente conosciuto nel cantone di Hocking della Prussia polacca. (1) I conigli si erano talmente moltiplicati nella piccola isola di Basiluzzo, una delle isole di Lipari, che secondo il rapporto di Spallanzani( Viaggio nelle due Sicilie) gli isolani ridotti alla disperazione per la devastazione dei loro grani, furono obbligati di op- porre a questa moltitudine di animali devastatori dei gatti che gli perseguirono e gli attaccarono fino nei foro covili. IL Conrctio. 353 vi educa e nutrisce i suoi neonati fino all’ età di circa due mesi, e non li fa uscire dal‘loro ritiro per condurli fuori se non quando essi sono tutti allevati; egli in questo modo evita tutti gli inconvenienti della prima età, nel qual tempo i lepri all’ incontro periscono in maggior numero e soffrono più che in tutto il resto della vita. { Sarà continuato). Vol. IV. 2 (S6; E G:dd A. IA nima rs neiz> P 7 Rapporto su di un nuovo scaldatore( calefacteur.) del signor Lemare fatto, all’ Accademia delle scienze da- gli signori Fourier e Tuenarp. le o È scorso qualche tempo da che il signor Lemare ha presentato all’ Accademia un apparecchio, che egli chiama calefacteur. Incaricato di esaminarlo unitamente al signor Fourier, noi l'abbiamo soitoposto a delle prove tanto più continuate e ripetute, in quanto che lo scopo è la cottura delle carni, dei legumi, degli alimenti in generale, cche Vl autore lo destina anco alla produzione del vapore o almeno al riscaldamento dell’ acqua. AI’ oggetto di formarsene un’ idea bisogna rappre- sentarsi alla mente un focolare, in cui l'aria calda si solleva fra le pareti di un vaso cilindrico, e quelle di un vaso circolare inviluppando lateralmente il primo ad Ì ZE: RESO en i una distanza di circa 10 a 12 millimetri. Egli è chiaro . Y’ è 3. 3 d che se si mette dell’acqua in due vasi, le due porzioni si riscalderanno nello stesso tempo. e che una volta riscaldate. la P9,; non diventerà fredda d’acqua che essi conterranno porzione interna circondata dalla porzione esterna, NE È che molto lentamente anche dopo| estinzione totale del L'ORI aio. 1. Y tI fuoco, purchè non s' introduca dell aria fredda nello spazio intermedio. . e) 116) 7 7 1° Le° L'apparecchio offre d'altronde delle disposizioni che rendono l uso comodo ed avvantaggioso, disposizioni che verranno assai apprezzate sul modello che noi met- Sa 5 teremo sotto Sil occhi dell Accadeniia Ta Nuovo scALDATORE. È Un registro è situato sotto la piastra forata del fo- colare, che permette di moderare o di trattenere la combustione del carbone. Il vaso interno si applica per i suoi bordi su quelli del vaso esterno, di modo che a volontà si a n; ” î può inter- cludere o lasciar libera la corrente di aria. Questo vaso, che è una specie di secchia o di marmitta, si chiude con un coperchio. Quanto al vaso esterno, egli presenta solamente tre piccole aperture: 1° una superiore per versar]° acqua, un’altra inferiore guarnita di un robinetto per estrarla, e la terza, che la prima può supplire, poichè essa non è destinata che a ricevere un tubo ricurvo proprio a condurre fuori il vapore. Il vaso esterno non si alza ad una maggiore altezza del vaso interno, ma egli di- scende più basso ed abbastanza per toccare con la sua base l’ inferriata del focolare. Egli è bene di coprirlo di stoffa imbottita di bambagia. La prima esperienza che noi abbiamo fatta fu quella di avverare la quantità d’acqua che si poteva riscaldare O ridurre in vapore, in un apparecchio di questa sorta, con una data quantità di carbone. Tredici litri e mezzo di acqua al 22° centigrado sono stati messi nel vaso esterno e quindici e mezzo alla stessa temperatura nel vaso interno, iu tutto venti- nove litri. Un kilogramma di’ carbone è stato adoperato. A capo di quattr ore meno un quarto si pose fine all’ esperienza, A questo effetto il carbone rimasto è stato estinto e pesato; fu ritrovato 82 gramme, ne viene perciò la conseguenza che ne sono abbruciate 918 gramme. L' acqua essendo ritornata alla sua primitiva tempe- ratura è stata misurata, ed il vaso interno ne con- TOTI E, 356 Arti EcomomicWÙe. iesevadi stele tif llaca 0100+ HS 6 ed: ilevasd ceste; tg E gi», 00 Totale an it. v69 Dunque la quantità passata in;vapore! è: 6431 Conseguentemente in questa esperienza una parte di carbone ha ridotto in vapore 6? 89 d’ acqua al 52° di temperatura, e di più ha portato agli 69 d’acqua dal 22° al 100°, risultati che provano che ia parte di carbone è stata capace di ridurre in vapore o?, 42 a zero della temperatura; ora siccome il car- bone non può, teoricamente parlando, ridurre in vapore che 101%, 8‘il suo peso, I acqua essendo primiliva- mente a zero, si vede, tenendo conto dell’ elevazione della temperatura dei vasi che pesano circa 6 kilog., che la perdita del calore non è che di circa 1f10, ed è perciò pochissima cosa. ì Dopo avere in questo modo riconosciuto che la per- dita del calore era piccolissima in questo apparecchio, noi l'abbiamo esaminato relativamente alla cottura degli alimenti, e soprattutto per la preparazione del brodo. Siamo lusingati di ottenere scusa per le minute cose, delle quali noi ora parleremo; noi, abbiamo creduto di non doverle ommettere, perchè| autore non ha dato nessuna memoria rischiarativa, e queste interessano d’ altronde l economia domestica. Si sa che. per otte- nere del buon brodo bisogna che la pentola bolla ap- pena e con la miglior carne; voi farete una cattiva zuppa se la bollitura sarà viva e per lungo tempo mantenuta. Questo è quello che tutto il mondo ha avuto senza dubbio più d'una volta occasione di osservare. Un appa- recchio che preverà questo inconveniente avrà il merito, Nuovo seaLparore. 397 siamo certi, di essere ricercato. Se di più nou è richieta quasi alcuna cura, s' egli è poco dispeta s’ egli . non consuma che pochissimo combustibile, dovrà essere preferito a tutti gli altri. Tali sono precisamente gli avvantaggi dell’ apparecchio di cui roi parliamo. Noi ce ne siamo serviti per tre settimane, e ci proponiamo di farne uso abitualmente. Noi abbiamo messo 3 kilog. di carne con 4", 5 d'acqua e gli altri ingredienti or- dinari nel vaso interno;, noi abbiamo quasi riempiuto l d’ acqua il vaso esterno; 280 gramme di carbone non e acceso è stato posto nel focolare con una ventina di r gramme di carbone acceso. Il registro è stato aperto w ed il vaso superiore sollevato in modo che la eorrente ni dell’ aria fu perfettamente stabilita. Ben presto il ear- ne bone si è infiammat, e, nello spazio di 36 a 4o mi- Bi, nuti, l’ acqua esterna ed anco VP acqua interna furono Le portate alla bollitura; allora si è levata la schiuma ì ed in un tratto, da una parte, si è chiuso intieramente SI il registro, e dall’ altra fu abbassato il vaso interno. il Con questo mezzo la corrente d’aria è stata interrotta, DI la bollitura ha cessato, ciò che è importante per la do conservazione dell’ aroma, e da questo momento non ga abbiamo avuto più ad occuparci dell’ apparecchio. Il nd brodo si è trovato formato e la carne cotta sei ore n dopo. Noi dobbiamo osservare che ai due terzi del- Ù l’ operazione egli è bene, secondo il nostro parere, L sr di ritornare per un istante i liquori allo stato di bol- n litura, riaccendendo il carbone rimasto e facendo in 254 modo che la bollitura del brodo duri il meno possibile. DL La carne fu sempre eccellente ed il brodo migliore che i non con i processi ordinarj. La quantità di carbone St consumalo non è stata, termine medio, che di 280 n gramme; dopo questo una soma di carbone, il cui peso zento, 9- 4 di Vibo_ he= n 1a S r miu“TA=" ec o serà Ceosi I Pe"= aa;- ela ee ii Sa> ema= Po 3Ò è di 55 kilog., quando questo carbone è della riviera di Arti Economiene. [6] di Yonne e che egli è ben misurato, basterà, ad. un kilog. circa, per fare 200 pots-au-feu di sei libbre. Vi ha adunque economia di tempo, di combustibile, miglioramento di prodotto e certezza di riuscita. A questi vantaggi reali bisogna aggiugnere quello di avere 5 a 6 litri di acqua caldissima nel vaso esterno, da cui si può cavyar partito per lavare od altro. Bisogna di più osservare che il brodo e la carne possano conservarsi calde nel vaso interno per lo spa- zio di molte ore dopo la loro preparazione; che nulla si oppone a ciò che il pot-au-feu si faccia solamente con mezza libbra di carne e meno ancora; che può essere messo alla notte, come il giorno, perchè egli non ha bisogno di alcuna assistenza, cosa preziosa per i malati; che un operajo può disporre il mattino e che al suo ritorno dal lavoro egli troverà il suo pranzo pronto e caldo; che quest’apparecchio è non solamente proprio alla preparazione del brodo, ma a cuocere quasi tutti i legumi e la maggior parte delle carni. Così noi abbiamo consigliato l’ autore a procurare dei vasi interni di ricambio che dovranno essere divisi in molti compartimenti; in questa guisa si potranno pre- parare tutte ad un tratto le vivande destinate ad un piccolo ordine di famiglia. Tal quale egli è, del resto, a noi è sembrato su- scettivo di un gran numero di applicazioni nell’ econo- mia domestica, applicazioni che pel suo moderato prezzo lo faranno diffondere senza dubbio nella classe poco agiata. Egli non sarà tale quando si voglia destinarlo a pro- durre vapore per le pompe a fuoco; egli è probabile che s' incontreranno delle difficoltà di esecuzione che lo faranno prontamente abbandonare. INUOVO SCALDATORI wr i AVOLLE CE DI BRODO. 359 a"i. i). 5. lea| Comunque sia, I apparecchio del signor. Lemare? ci dun| sembra basato su dei buoni principj e degni dell’ ap- ù° SE DISTA IA|; , provazione dell Accademia, ile, Nota. Questo apparecciio esser do utilissimo per gli Usi domestici, noi, ci siamo procurati i prezzi. di cia- . 241, nrnre N N 2 ste 1}? x 10 sen A w vue di scun, apparecchio dall’autore stesso, e sono! i seguenti: n0, i CORTE se Magn Prezzi degli Scaldatori-Lemare in latta. rne : SI ì«n pa N:9 I. Per una libbra di carne 5 x 109 fr. ulla 7” 2. Idem per duceguzsài. iù. 10 » 3. Idem per tre 9 ente Pi Pa astletaia o! 33]bS sia" x 73 A H le nu DEI mualti: ray può LL. AUCiI perl quarti O è di) 2” egli D) 5. ldem per sel; A& 2 dI, 3 sa per ì duo Si suppone che per una libbra di carne si mettano AL SA Sé. due libbre di acqua ar'Anzo> mente MAIPARASANSIVI DIASNI VII nuocere carule /.,. 3| È ki Memoria sulle tavolette di brodo del sig. Proust, re é visi ID ro. sto DET È Gli antichi, come lo ha provato il sisuor Boudet po pie 5;; i zio, conoscevano la colla forte; essi sapevano estrarla ad ii;;;:; dalle parti tendinose, ligamentose e cornee degli ani- mali, per mezzo dell’ acqua e della bollitura; essi la valo SU.°° dé 3 È estraevano parimenti dalle loro parti ossee, sia con gli | econo»;;.;; co Sa.; | stessi mezzi, sia adoperando gli acidi. Così i moderni g prezzo JRE E: i 5 x Di; non hanno che perfezionato i processi coi quali si ot- sse: pooo i soul Lai lell cbesscali if: teneva questa colia, per farne delle uili applicazioni sotto il nome di celatina, O Gli antichi facevano uso dei brodi preparali con. la r( babile:]- i Ì i articola peo carne muscolare degli animali adulti, e particolarmente ; che ne€ cage— rn e ei O AR rr vili È= A E"= re 2 ra nl e Se re omni—- s-- ve Lg 360 Arti Economieae. con la carne del bue, ma senza ricercare il principio al quale questo brodo deve le sue proprietà saporite ed aromatiche, principio riconosciuto successivamente a giorni nostri da Zhouvenel, Thenard, Parmentier e Cadet-de-Gassicourt, si sa che questi chimici hanno fatto agire l’ alcool sul brodo concentrato dei muscoli del bue o dell’acqua fredda su questa carne minuzzata, e che essi hanno considerato l’ estratto secco che essi hanno ottenuto, come la vera causa del sapore e del- l’aroma delle carni(1). Gli antichi avranno necessariamente osservata 1’ albu- mina altro principio delle sostanze animali, che, a quel che sembra, essi non hanno saputo distinguere dal muco che non è suscettivo nè di convertirsi in gelatina, nè di coagularsi, e che contiene sì poco azoto che sembra avvicinarsi ai sughi gommosi dei vegetabili. Senza persistere più oltre sulle conoscenze acquistate su tale proposito, siamo preparati a rendere conto di quelle che il signor Proust, uno dei più dotti chimici, si è procurate facendo l’ esame delle tavolette di brodo ‘che formano l’ oggetto di questa mia memoria. È un fatto molto bene conosciuto, dice egli, che la (1) IL signor Thenard, analizzando la carne musco- lare del bue, separò il principio estrattivo e saporoso in un maggior stato di purezza e lo segnò col nome di osmazone. Gadet-de-Gassicourt occupandosi dell’ uso dell’osmazone diede‘il mezzo d’introdurlo nelle tavolette di brodo. Parmantier, nel Dizionario di storia naturale, considera questa materia estrattiva come la base essen- ziale di un buon brodo. ny usco= poroso nome bll) uso pvolet le turale) o ess TAVOLETTE DI BRODO. 364 carne bianca come i tegumenti, i tendini, le cartila- gini, le membrane, le capsule articolari, il cervello, gli intestini, i piedi, la pelle, le ossa macinate non danno che un sugo bianco di un odore sì poco grade- vole come il suo sapore, un brodo che nutrisce senza dubbio, ma un brodo insipido e nauscoso, poichè egli manca di quel sugo colorato che segna il carattere di quello fatto con la carne muscolare. Il primo non di- versifica effettivamente da una soluzione di colla forte, e questo è altresì Y unico risultato della sua eoncen- trazione; il secondo al contrario ci offre una bevanda che eccita l’ appetito, poichè egli è naturalmente con- dito di questo principio saporoso ed aromatico ricono- sciuto da Z7hrouvenel, e che vi ha l'usanza di concen- trare in quello che si chiama sugo e sugo passato; nulla infatti in tutto ciò che noi conosciamo delle cose alimentari, potrà pigliar il posto a questo prezioso sugo della carne rossa; i nostri legumi hanno bene questo oggetto; essi diminuiscono per verità la diffe renza che vi ha fra il brodo rosso e il brodo bianco; essi cedono a quest’ ultimo il loro zucchero, le loro parti saline, le loro parti estrattive, il loro aroma gli tolgono un poco il suo sapore, ma a malgrado tutto que- sto vi ha distanza ancora dal condimento fornito dalle nostre piante da orto, al principio saporoso, a questo aroma animale che si può qualificare senza esagerazione la quint’ essenza nell’ arte della cucina(1). (1) Da questa opinione del signor Proust. si avrà giudicato forse meno favorevolmente il prodotto della esperienza seguente: ARP© 369 Armi Economicue. ll signor Proust voleado dare una grande importanza al principio saporoso che egli aveva scoperto. nel for- maggio, e che voleva cercare nelle tavolette di brodo sottoposte al suo esame, doveva proporsi di farne cono- scere la natura, prendendolo, tanto nel formaggio quanto nella carne, Ma avendo riconosciuto che sarebbe troppo difficile di ottenerlo dalle sostanze che potrebbero pro- durlo artificialmente a causa di una quantità di altre combinazioni che si formano nello stesso tempo di esso, non potevano o accompagnarlo o concorrere al condi- mento delle carni bianche; egli si è prefisso di estrarlo più partieolarmente dalla carne muscolare del bue. Dieci libbre di coscia di bue disossata hanno dato esattamente dieci mezz? once di un estratto tanto dis- seccato, come il poteva essere; tale è un risultato che si può già chiamare tavoletta di brodo, il modello per conseguenza di iuito ciò che si potrà proporre in que- sto genere; e siccome dieci libbre di simil carne non daranno meno di dieci libbre di br. do saporoso e ricco di sughi animali, noi conchiuderemo, dice il signor Su la proposizione del signor Darcet st è preparato, in un ospizio, del brodo con la quarta. parte di carne che si adoperava ordinariamente, e con della gelatina e dei legumi hanno dato i tre altri quari della carne in arrosto. I malati, i convalescenti, ed anco le per- sone di servizio non hanno scorta differenza alcuna fra questo brodo e quello che loro si dava precedente- mente; essi sono stati anco abbondantemente nudriti e soddisfatissimi di avere dell’ arrosto invece detta carne bollita. rato, camme latina Carme TAVOLETTE DI BRODO. 363 Proust, che aggiugnendo tutto il condimento che è di uso ad una mezz’ oncia di queste tavolette ed una lib- bra d’ acqua, si avrà una libbra di brodo tanto buono quanto quello che si potrà fare in sua casa. Nelia confezione delle tavolette di brodo non si deve ammettere nè sale, né zucchero, nè legumi perchè queste diverse sostanze aumentano lo stato loro di de- liquescenza; vi è l’uso di aggiugnervi la carne di vitello, ma questa è una carne giovane meno prove vista di sughi saporosi. che la carne di un animale adulto(1). Questo è per avere un termine di raffronto che il sig. Proust ha fatto delle tavolette con carne disossata, ma siccome in una fabbricazione ordinaria la porzione di gelatina che potranno aggiugnervi, le membrane, le parti bianche, ec., non è già una sostanza estranea alla loro natura e che essa contribuisce validamente alla loro conservazione, egli ha cominciato di muovo 9., È.. l’ esperienza con ia carne quale viene somministrata (1) Questi sughi, la cui origine è vegetale e che por- tano ancora l’ impronta nei giovani animali, sono, secondo Vhouvenel, nel corpo di quelli che sono più robusti, molto elaborati in modo che li ravvicinano sempre più alla nostra sostanza. Ma, aggiugne egli, se la materia nutritiva è passata successivamente nel corpo di molti animali, la sua alterazione troppo avanzata dà alla sostanza di questi ultimi una dispo- sizione grandissima e vicinissima alla putrefazione, e parimenti una sorta già di fetore che li esclude, fia noi, dal novero degli animali nutritivi 364 Arti Economiche. ogni giorno dal macello, ma sempre di prima qua- lita. Venti libbre di carne di bue in cui vi erano cinque libbre d’ ossa, gli hanno dato una libbra di estratto secco. Risulta da questo che quindici libbre di carne pura, contenute in venti libbre adoperate, avendo dovuto dare quindici mezz’ once di estratto simile a quello della prima esperienza, il rimanente dell’ estratto che era di natura gelatinosa si è ottenuto dalle parti bian- che che accompagnano le ossa. Quanto alle ossa, esse sono uscite dalla marmitta del peso eguale a quello che avevano prima di entrarvi, ed ecco, dice il signor Proust, come le ossa fanno il brodo. Nulladimeno. siccome egli ha fatto vedere nel suo lavoro su le ossa, se si tagliano con un coltello ta- gliente le teste delle articolazioni di quelle che già sono passate nella pentola in piccoli pezzi della grossezza di un dado, e che si faccia di nuovo il brodo, si rica- verà il venticinque per cento di una grascia molle, gialla, analoga alla midolla e propria a differenti usi. Il brodo di questa seconda esperienza fatta con la carne disossata contiene altrettanta gelatina che lo comporta la giornaliera sua preparazione, e|’ aggiunta dei piedi di vitello, delle trippe, dei cervelli, ec., non avrebbe potuto che alterare il sapore e} aroma. Questo brodo deve dare le tavolette di buonissima qualità ed infinitamente preferibili a quelle tavolette di Buenos Ayres e d’ Inghilterra che sono il risultato dell’uso dei garetti, dei piedi di vitello e di altre so- stanze ricche in gelatina, e sprovviste di prineipio sapo- roso; nen sono infine che tavolette di colla forte, invece TavoLeTTE DI BRODO.-- Birra. 365 vo di essere tavolette di brodo, e meritano il discredito in cui esse sono cadute. Diffatti si ha bene condirle È con legumi, giammai per quanto si faccia si può rica- 0 vare una bevanda appetitosa. ( Sarà continuato}. MIWAVAW MYA Birra preparata con il ginepro. Il ginepro è adoperato nella Finlandia per la fabbri- cazione della birra; si fanno bollire nell’ acqua, che | deve servire a far birra, i rami di questa pianta, i quali daono alla birra un gusto aggradito e la rendono 0 molto salubre. Si prepara ancora questa bevanda con 9 le bacche del ginepro. A questo effetto si macinano in 0 un mortajo trenta libbre di bacche ben pulite, si met- li tono in un tino il cui fondo è coperto di paglia, vi z si versano sopra duecento pinte circa di acqua fredda: c. Dopo ventiquattro ore di riposo si versa con cautela NI il liquore, che si fa poi bollire in una gran caldaja; ne si leva la schiuma con diligenza, vi si mette in infu- dit sione del luppolo, e durante il tempo che essa è an- sd cora calda vi si aggiugne del lievito. Questa birra di il ginepro, che fermenta più lentamente di quella prepa- rata con l’ orzo ed il luppolo, deve essere chiarificata (o) con colla di pesce e ben turata; essa però non si con- Je serva a lungo, ma prontamente diventa acida; egli è Dio per questa ragione che bisogna prepararne poco per N volta, sip? ltimedio contro il verme solitario. I medici tedeschi hanno osservato i buoni effetti del latte di asina come rimedio contro il verme solitario. Il signor Kortum riferisce il fatto seguente: Una donna di trenta a quarant’ anni soffriva da lungo tempo il verme solitario, e rimedio alcuno non valse a guarirla. Avendo sentito che molte persone erano guarite bevendo semplicemente del latte di asina appena munto, essa pure volle farne l’ esperimento, e ne prese alla sera due tazze; subito dopo essa risentì negli intestini dei dolori violenti che durarono quasi tutta la notte. Il domani mattina essa ne prese un’ altra tazza; i dolori cominciarono di nuovo, ma erano meno forti che quelli di prima. Alcuni giorni dopo essa rese dei grossi fram- menti di verme morto e a metà infracidati, e poco tempo dopo un altro frammento con la testa del verme; da questo momento tutti i sintomi cessarono. Questa virtù del latte di asina è altrettanto più rimarchevole, in quanto che il latte di vacca sembra essere aggradito al verme, e quando venga bevuto ne aumenta i sin- tomi. MANA AVAVIA/O AV VANI ftimedio contro l’ idrofobia, del signor Marocuertt. Il signor Marochetti, chirurgo dell’ospitale di Mosca, LS trovandosi nell Ucrania, nell’anno 1813, fu consultato zioni nio di sce f | RiMmen!0 CONTRO L'IPROFOPIA. 367 | da quindici persone che erano state morsicate da un cane arrabbiato. Mentre che egli preparava le droghe, che giudicava necessarie alla loro guarigione, una | deputazione di vecchi venne. a pregarlo di permettere che i malati fossero trattati da un paesano che godeva da più anni di una grande riputazione per le cure del miracolose che egli aveva fatte, e delle quali il signor mio. Marochetti aveva di già inteso parlare. Egli acconsenti dA a ciò che gli veniva domandato, mettendovi per condi- o il zione 1.9 che lui(il signor AMarochetti) sara testimo- avirla, nio di tutto ciò che farà il paesano; 2.° che all’oggetto evendo di bene assicurarsi che‘il cane era arrabbiato, egli , essa sceglierà una o due persone morsicate, la curerà se- la sera condo il metodo di trattamento in uso ed approvato tini dei dalla facoltà. Egli scelse a questa esperienza una pic- otte. Il cola figlia di sei anni. Il paesano dà ai quattordici i dolori malati confidati alle sue cure una satura decozione di e quell sommacco( thus folio ulmi, Tournef.£hus coriaria, (fan: Linn.) e dei fiori di genista luta tiniorie; egli esa- e poco minava due volte al giorno il disoito della lingua, ove ietne si formano ordinariamente dei piccoli bottoni che rac- Questa chiudono, secondo lui, il veleno della rabbia. Subito Dot che questi piccoli bottoni comparivano, il paesano li agoradito apriva e gli abbruciava con ferro rovente. Il malato dia veniva guarito in seguito con la decozione di genista. di Il risultato di questo trattamento fa tale, che le quat- tordici persone, delle quali due solamente, le ultime che furono morsicate, non avevano avuti i bottoni sotto la lingua, furono perfettamente guarite in meno di sei settimane, nel qual tempo esse avevano conti- ROCRET*t nuato a bevere del decotto; ma la piccola figlia. che era stata trattata secondo il metodo ordinario fu assa- di Mosa lita dai sintomi idrofobici alla fine del settimo giorno consultato pi— a Ro z= ST ADGRNARE e>_—_—— re cera 368 Arti Mepicar. e vi morì a capo di otto ore. Il sig. Marochetti ha ri- visto le persone guarite sì miracolosamente dopo un in- tervallo di tre anni, e le trovò molto bene disposte. Il sig. Marochetti ebbe una nuova occasione, nel 1818 di assicurarsi da lui stesso dell’efficacia di questo rimedio Ventisei persone morsicate da un cane arrabbiato si indirizzarono a lui per farsi guarire; vi erano nove uomini, undici donne e sei ragazzi. Egli gli fece pi- gliare tosto una decozione di gerista ed esaminò la loro lingua. Cinque uomini, tutte le donne e tre ragazzi avevano di già i bottoni della rabbia. Essi comparvero il terzo giorno a quelli che erano stati fortemente morsicati, ed agli altri si manifestarono cinque, sette e nove giorni dopo la morsicatura. Una donna che era stata leggermente morsicata ad una gamba, non gli ebbe che dopo ventun giorni. Il dottore fece bevere a tuiti egualmente una decozione di genista per lo spazio di sei settimane, e la loro guarigione fu com- piuta. Dopo le osservazioni che si ebbe l’ occasione di fare, il signor Marochetti crede che il veleno idrofo- bico passa dalla ferita nel corpo e si fissa nello spazio di dato tempo sotto la lingua, all'apertura dei condotti glandulari che sono in ciascheduna parte della radice della lingua, e che egli vi forma queste piccole pustole riempiute di un fluido che altro non è che il veleno della rabbia. Esse cominciano ordinariamente a compa- rire fra il terzo ed il nono giorno dopo la morsicatura; e se esse non sono aperte nelle ventiquattro ore che seguono alla loro apparizione, il veleno rientra nel san- gue ed il malato è perduto senza speranza. Egli è per questo che il signor AZarochetti raccomanda espressa- mente di esaminare tutti i giorni con la più grande deligenza, per lo spazio di sei settimane, la bocca Rimenio, rc.-- Enuzioni cuTANEE. 369 ri. delle persone minacciate dall’ idrofobia. Esse devono Im- continuare a prendere nello stesso spazio di tempo la Il decozione di gerista(0 la polvere di questa pianta) di quattro volte al giorno un grano per ogni dose. Fino i a tanto che i bottoni non compariscono, la rabbia i non è a temersi, ma dal momento che essi si appale- sano egli è urgente cosa quella di forarli con una lan- cetta, di cauterizzarli e di fare gargarizzare al paziente la decozione preparata. Lruzioni cutanee artificialmente usate nel trattamento .«dei pazzi. Il processo medico ehe consiste a far nascere artifi- ; cialmente delle eruzioni cutanee fu adoperato regolar- mente e con prospero successo dal dottore Jenner nel trattamento dei pazzi. In un numero considerevole di | casì egli è giunto, colla scorta di questo mezzo conve- : nientemente diretto, a guarire da una alienazione men- È tale violenta ed ostinata delle persone sulle quali si di avevano inutilmente tentati tutti gli altri rimedj, coi ie quali si è cercato fino ad ora di combattere la pazziìa. ile L'importanza di una scoperta sì preziosa per l'umanità eno fa concepire un vivo desiderio che l’esperienza confermi 16, i primi risultati. lura, — che | sane è per pesa» pande Vol. IV. 24 Dotta e cole”— sa>«© isso i cò. nti ii— è—_=——=== ere eni — rie ey Ja 4 rei£ 2 ì Sprint me pù ci"I o== e a>= nt sli ai== GG— È cn ere ci ia dia ge a STEREO 372 Arti Curmico-Meccaniene. ne del gas ad un conveniente prezzo, ovveduto in modo che questo valore può egolato a piacimento dell’ operatore. produzio ed 2a questo Cp essere facilmente r L'olio, nel suo passaggio dentro la storta, è priu- decomposto e convertito in gas proprio per cipalmente ggio di essere V illuminazione, da contagio sulforoso€ avendo il grande vanta d offerendo una puro e libero di piccolissima brillantissima fiamma con il consumo quantità. Egli è provato, nulla ostante, allo stato di vapore senza di condensarlo e che ri- che generalmente qualche poco di olio passa essere decomposto; ed al fine dell’ olio, il gas formatosi torni ancora nel recipiente nell’ acqua, per recipiente immerso n tubo, per cui il vapore è con- e rifluisce un altra volta nella passa dentro un ciò che succede per u densato di nuovo in olio dd in tal guisa ritorna gaucora pk P uso sua cisterna, susseguente nella storta. Per una ulteriore precauzione di purificare il gas dall’ olio, che può essere s0speso con esso in istato di egli è mandato nel recipiente di lavamento, in bolle nell’ acqua egli diventa ulte- ivo di essere adope- vapore, dove dividendosi e freddo e si rende suscett in inbo adattato: in Un 5220- tto a dividersi per tubi nel riorment rato, passa quindi per metro, dal quale”è costre consueto modo. LD apparecchio, di cui disegno, è capace per un suscettivo di produrre da 1,6c0 a e senza ripulire le storte, per unita tavola offre il la qui grande stal 1.800 piedi cubici )ilimento€ sarebbe di gas per ogni operazione, di tempo in tempo DI x..» ciò che è necessario di fare antità di materia car- 1’ accumulamento di una certa qu bonosa. Questo,€ la necessaria attenzione di mante- nere un moderato fuoco, sono; soli riguardi che attende | DESCRIZIONE DELL'APPARECCHIO, EC. 373 da l uso dell’ apparecchio, ed il tempo richiesto per la pui| produzione di una maggior quantità sarebbe di circa nn sei ore. FA Il numero dei lumi che sarebbe supplito da 1,800 per piedi cubici di gas di olio, calcolando che questi sieno ion argand accesi e servibili per quattro ore, sarebbe di do; circa 300, e dando un lume eguale a 3,000 a 3,600 delle ordinarie candele di forma. Mm do Al fine di adattare per i differenti stabilimenti ri- n chiedendo piccola quantità” di lume ed essere capace SA per le private case o per la residenza di nobili signeri a e particolari, i signori Z'aylor e Martineau hanno co- bi struito quest’ apparecchio di varie dimensioni, accomo- i dato ai diversi gradi di forza e situabili in piccolo sua spazio per luoghi, ove la sianza non può essere occu- l'iò pata per maggior estensione. È Un appareechio che è suscettivo di fornire da 12 a 20 argand di lume può essere convenientemente col- a locato nel sito. stesso del fuoco, come è usualmente ato di stabilito nella cucina, ed occuperà uno spazio di circa i| ire piedi quadrati, 0 più convenientemente di 4 per 3, quite| e richiederà un’ altezza di circa 8 piedi. adope:| Il grande apparecchio descritto nel disegno è della a misura di 10 piedi in fronte e di 6 in larghezza, ed- ubi ne è oltracciò di circa 8 piedi di altezza. Le intermedie | grossezze sono ricompensate dall’ adottare ciascheduna cf È macchina larghe o piccole proporzioni necessarie a man- e arl tenere ed a ripulire 1 apparecchio; e per | cubi due macchine delle stesse dimensioni, come può essere e storte, richiesto per un comune apparecchio conservatore, come npo I! è dimostrate nel disegno. L’ ultimo progetto è il mi- epla cal gliore, servendo di sicurezza contro qualunque acci- mante” dente, perchè siccome le macchine possono per tal ,allende 374 Anti Cnimico- MeccAniene. modo essere poste in opera sia singolarmente, come unitamente, così offre il mezzo di ripulire e mettere l'uno nell'altro senza alcun impedimento alla continua- zione del processo. Lo spazio menzionato siccome occupato da questo apparecchio di gas, è naturalmente indipendente da quello necessario per il gasometro o serbatojo del gas, che varia in grandezza a seconda della richiesta con- sumazione. Per case private il gasometro dovrebbe contenere ap- pena non meno però di 80 a ito piedi cubici, e per le signorìe e più grandi stabilimenti dovrebbe tenere da 400 a 600 piedi cubici. Vi sono grandi avvantaggi nel- avere il gasometro più grande di quello che lo ri- in primo luogo si supplirebbe nghe notti nell inverno,€ la dovendo illumi- chiedono le circostanze; al bisogno delle più lu aumentata consumazione sarebbe supplita nare un maggior numero di stanze per qualche società. In secondo luogo tanto il disturbo quanto la spesa per il gas è diminuita dall’ avere un serbatojo sufficiente- mente capace da darne per l ordinario consumo di al- cuni giorni, per mezzo di che, siccome il gas si per- feziona essendo conservato, è più confacente ed eco- nomico l'avere a farlo solamente quando occorre, come per esempio una 6 due volte alla settimana. In una modica casa privata, dove si illuminano adequatamente tre o quattro stanze e dove una piccola fiamma è tenuta accesa per tutta la notte nella camera da letto, si è trovato che da#0 a 30 piedi cubici di gas di olio sono sufficienti, e perciò un gasometro contenente 100 piedi supplirà per quattro notti. Un tale gasometro dovrà essere circa 6 piedi di lun- ghezza e 4 di larghezza, e piuttosto più di 4 piedi di DESCRIZIONE BELL’ APPARECCHIO, EC. 375 ome altezza. Uno di 4oo piedi cubici può essere 10 piedi Itere di lunghezza, 7 di larghezza e circa 6 di altezza; uno nua- più grande per conseguenza in proporzione. Non ne- cessita che un gasometro sia collocato vicino all’ altra esto parte dell'apparato quantunque così sieno rappresentate da nel disegno per maggior chiarezza della descrizione. Ed s, infatti nell’Apothecaries Hall, da dove è stato ricavato n» il disegno, il gasometro non è così situato, ma trovasi ad una certa distanza nella corte, dove era posto sta- p- bilmente in origine, servibile per il gas di carbone. le Nessuna inconvenienza nasce dall’ essere il gasometro da distante dal resto, ed è permesso di collocarlo fuori nel- dello stesso fabbricato, sia in una corte od altro luog Vo):“N, esteriore che più sia di comodo. rebbe e la Descrizione dell’ apparecchio per il gas d’ olio. lumi cietà. A A(Tavola I, figura 1) Macchine fatte di ferro a per fuso e coperte di pezzi di pietra contenenti le storte, late: a. Porte che mettono alle bocche delle storte per pu- dial lirle. d. Porta del fuoco. c. Bacino per la cenere. si per‘ B. Strumenti di ferro ossia macchinismo che sostiene i il condensatore, il recipiente dell’ olio ed il vaso da lavare. e, come 3-.-: | C. Cisterna dell’ olio. D. Robinetto per lasciar en- i trare l’olio nella cisterna per mezzo del condotto£, o pi col rivolgerlo in altra direzione per farlo scorrere nelle Ì LA storte colla canna /. La i d d. Piccoli robinetti indicatori per regolare l’ ammis- pl sione dell’ olio nelle storte. asomelto. 3 E Queste parti sono dimostrate sopra una scala più di grande nella fig. 2. o 3 G G. Colonne traforate per le quali 1° olio discende piodi nelle storte. “gaia"cappe be—° nf"== à- ste______ sani 376 Anti Cuimico-MeccAmicHE. H H. Colonne perforate per le quali il gas ascende dalle storte ed è condotto dal tubo mobile. I alc. Gondensatore nella cassa J. Questa cassa è ripiena di aequa fredda che circonda il condensatore. Ad ogni colonna vi sono accomodati dei turacci che vengono facilmente levati dovendo poulirle. K Un tubo curto che comunica dal fondo del con- Aensatore con la cima della cisterna dell'olio; questo ad un tempo stesso conduce nell’ ultima 1 olio condensato e fa che si agisca sulla superficie del fluido che vi si trova colla stessa pressione che esiste in ogni tempo nelle storte. L. Un tubo che conduce il gas dal condensatore nel vaso da lavare M. i e. Chiave a vite per lasciare versar acqua nel vaso da lavare. f. Robinetto per estrarre acqua dal vaso da lavare. g. Detto per regolare l’ altezza dell’ acqua nel vaso e tirar via l olio condensato che potrebbe accidental- mente accumularvisi. N. Tubo per condurre il gas dal vaso nel gasometro. O.(Tavola II). Tubo reso flessibile da giunture annodate per condurre il gas dalla cima nel gasometro. P. Un tubo eguale ehe conduce il gas in altri tubi che lo trasmettono all’ abbruciatore. Q. Gasometro fatto di lastra di ferro e sospeso per nna catena sopra ruotelle con contrappeso. Egli è collo- cato nell’acqua nello stesso modo che può essere conte- nuto in una fossa di pietra, o in una cisterna di legno o di ferro fuso, come le circostanze lo richiedono€ la maggior convenienza. Sa sata mecre=re — er ir rr III= sa 377 ide COMMERCIO. Ù li Notizia sul commercio delle Lane. È Difficile sarebbe di avere notizie sufficienti a soddi- X sfare su di un oggetto così importante; noi crediamo i non perlanto di potere intertenere non senza interesse i i nostri lettori facendo loro conoscere l'estratto di due i lettere scritte dall’ Inghilterra su questa materia. Fu fatta domanda degli indizj sul mezzo d’ incorag- NI giare la consumazione delle lane di Francia in Inghil- terra, di cui le fabbriche fanno uno smercio conside- i i revole di lane di diversi paesi, e particolarmente di quelle di Spagna e di Germania. Possano le osserva- A zioni, che sono qui date in risposta e che vengono sot- 2A toposte al giudizio degli intelligenti, essere dichiarate utili. ui» La consumazione delle lane in Inghilterra è im- mensa; essa si estenrle su tuite le specie e su tutte le di qualità; la massa delle lane indigene, raccolte in cia- DA scun anno nei tre regni ,_è valutata 600,000 balle del netto. peso di 240 libbre( 144 milioni di libbre). sb» Questa lana non essendo adattata a tutti i generi di stoffe, I Inghilterra importa a se dai diversi» paesi 3 le specie di lane forestiere, che secondo la loro qualità s È o il loro prezzo possono utilmente frammischiarsi con d le lane indigene, ed ajutarli a confezionare le do fine destinate alla consumazione locale o ad entrare in ig concorrenza con quelle di Francia e del Belgio sui der mercati stranieri. » La quantità delle lane forestiere importate nel- anno 1818 è stata di circa 80,000 balle, delle quali = a I-- 378 Commercio 4 35.000 dalla Spagna, 30,000 dalla Germania, 4,000 ) dalla Francia ed il resto da diversi paesi. » Comunque considerevole sia la massa delle lane inglesi, essa è tutta adoperata nel paese; l'esportazione è proibita sotto le pene le più severe. Il vasto com- mercio che risulta da questa ricchezza nazionale ha senza dubbio ottenuta la vostra attenzione; voi avete sepiito egualmente di quale vantaggio sia per la Fran- cia} introduzione delle specie dei montoni inglesi che producono questa lana lunga, con cui si fabbricano in Inghilterra le stoffe che fino ad ora non hanno potuto essere imitate altrove; ma la gelosia nazionale è sì grande a questo riguardo e le leggi, che proibiscono l'uscita, sì severe, che egli è forza credere che qualun- que tentalivo a questo scopo sarà infruttuoso. » Le quattro contee ove si trovano quasi esclusiva- mente le fabbriche di stoffe di lana sono York-Shire, Glocester- Shire,-Shire e Sommerset-Shire. Si consuma più lana fina nelle ultime ire, abbenchè da alcuni anni si fabbricano dei panni fini di qualità sopraffina a York-Shire, e che alcune fabbriche di questa contea gareggiano, per la fabbricazione, con quelle dell’ Owest. Ma i fabbricatori della contea di York si attengono generalmente alle stoffe rase che eglino tessono con la lana lunga del paese, oppure ai panni comuni, per i quali essi adoperano ogni specie di lana. Vi si numerano circa 5,000 fabbricatori. » Le fabbriche dell’ Owest. che si occupano quasi. esclusivamente della fabbricazione dei. panni fini di prima e seconda qualità non adoperano generalmente che delle lane forestiere. La quantità dei panni che escono può ammontare annualmente a 250,000 pezze da 20 yards ciascuna. La Spagna e la Germania for DELLE LANF. 379 niscono la totalità quasi delle lane che vi sono adope- rate; e se la Francia potesse, in riguardo al prezzo, gareggiare con la Spagna e sotto quello della qualità sostenere la concorrenza con la Sassonia, le sue lane troverebbero in Inghilterra uno smercio annuale per più di 20 milioni di franchi. Nel 1818 furono importate dalla Francia in Inghilterra circa 4,000 balle, valutate al di là di 5 milioni di franchi. » Queste lane fine erano di un prezzo alto, sostenuto e furono ricercatissime, in conseguenza delle epizoozie che avevano colpito molte greggie in Ispagna ed in Germania. I nostri coltivatori, incoraggiati dall’ alto prezzo, travagliarono ad accrescere le loro greggie; ma tutto ad un tratto i prezzi si sono abbassati in ragione della sovrabbondanza delle importazioni, ed i coltiva- tori francesi, così presto scoraggiati come avevano preso confidenza, cessarono di considerare con. lo stesso interesse questo ramo sì importante della nostra ric- chezza nazionale. Io devo far osservare qui che la quantità della lana importata da(tutti i paesi in Inghilterra ammonta nel 1818 a 80,000 balle, e nel 1820 a 18,000 balle solamente. Questa riduzione ebbe due cause: la prima è che le spedizioni del 1818 erano state fuori di pro- porzione con la consumazione dell’ Inghilterra, che si può valutare, termine medio, per le lane fine forestiere fra i 40,000 e 45,000 balle ciascun anno. La seconda è la diminuzione dello smercio all’ estero che tutte le stoffe di lana inglesi hanno provato nel 1819 e 1820. La massa della lana accumulata per le spedizioni ante- riori non essendo stata che leggermente diminuita, le nuove importazioni hanno prodotto ingombramento, e la scelta fatta dai fabbricatori ha dovuto fissarsi su È x sz a Cate= e si amen SS e STI"o ct a tte_ Sona=== Ù SM e e— a I RR oli 380 Commencio di aleune qualità di lana che loro convenivano davvan- taggio; le altre sono rimaste ai compratori. » Se per giudicare della proporzione relativa della consumazione con le spedizioni delle lane dei differenti paesi si confrontano gli arrivi in porto dei quattro ami 1817, 1818, 1819 e 1820, si vedrà che le lane di Germania hanno preso favore, mentre che quelle di Spagna, e più ancora quelle di Francia, non hanno avuto corso che in una proporzione decrescente. Io non parlerò delle cause che hanno influito sulia vendita fatta a vil prezzo delle lane di Spagna che in ciò che ha rapporto a quelle di Francia, ed io farò subito ri- flettere che sulla massa degli arrivi in porto del 1820, e sul restante degli arrivi in porto anteriori, la Ger- mania presentava un totale di.. 5,118,442 libb. delle quali non restano più che. 447,490 v Totale idem della Spagna. 3,536,209 Restano...) da sl oi Totale idem di Francia.. 230.909 Restano: se 145,908 » Si vede che i 6jio" della quantità spedita dalla Francia sono rimasti invenduti, mentre che i 9710" di quella proveniente dalla Germania sono state, con- sumate, abbenchè la quantità spedita da quest’ ultimo paese sia stata ventitre volte più grande. Si può adun» que inferire che molte altre ragioni all’ appoggio ten- deranno a corroborare, che se la; quantità di lana spe- dita era stata dieci volte più considerevole, ne sarà rimasta dieci volte più che non sarà stata venduta, a meno che non si avesse lasciato al-prezzo al disotto DELLE LANE. 381 bi di quello della lana di Spagna. Si giudicherà da questo esempio come poco le nostre lame sono ricercate in questo momento dal fabbricatore inglese. » Tentiamo ora di rimontare alla sorgente del male, al fine di trovarvi se egli è possibile un rimedio. Egli importa di far conoscere primieramente quale è stato andamento del commercio delle lane fine in Inghil- terra da quindici anni; noi ne giudicheremo meglio la natura delle difficoltà che noi abbiamo a sormontare, e come egli sarà dell’ interesse del coltivatore di ragio- nare da negoziante sul prodotto delle sue greggie, come anche al mercante di lana ed al lavatore di consi- derare la materia da fabbricatore. Non‘si vedrà più allora come nel 1817 delle spedizioni fatte a rischio e senza riguardo alle qualità richieste. Quale ne fu il risultato! Il mercante, dopo avere comperato senza riflettere, ha nell’egual modo spedito; le vendite hanno avuto luogo difficilmente o niente del tutto, ed invece di incolpare se stesso per il mancato successo egli ha accusato di pregiudizio il fabbricatore inglese che non comperava tutto quello che gli veniva presentato. « Le lane importate in inghilterra lo sono ordina- riamente alla consegna delle differenti case di Londra Ila e di Bristol che le ricevono per vendere per commis- pai sione. Egli è da queste che i principali mercanti e One fabbricatori dell’ interno vanno a provvedersi tanto per Do essi stessi, quanto per rivendere ad altri mercanti n( detti wool-staplers) e fabbricatori di secondo ordine, DI che non comprano che in proporzione che essi spac- Ve ciano 0 consumano. 1» Queste lane sono necessariamente gravate di tutte a le commissioni, delle quali le caricano le differenti mani b per le quali esse passano, tanto per|] acquisto, come (8 385 COMMERCIO DELLE LANE. TE| per la vendita, e delle quali la qualità diminuisce di di| altrettanto la parte del proprietario. Se adunque questo È ultimo vuole effettuare con vantaggio il prodotto delle sue spedizioni, egli deve riservarsi il 10 al 15 per 070 sul prezzo del primo acquisto. Un sì gran margine non è tanto facile ad ottenersi in un paese come la Fran- cia; e se egli lo ha trovato, il proprietario, vendendone i per la consumazione locale, otterrà, dall'economia sola 1 il delle spese d’ importazione, un beneficio soddisfacente.) i Vi ha nulladimeno tale circostanza in cui l'esportazione| È sarà più vantaggiosa, e di questo sarà fatta parola in{ | seguito.| È» Egli sembra difficile al primo colpo d° occhio che 33 un commercio che esige così grandi spese possa soste- | nersi; tale è stata l’opinione degli stranieri che hanno giudicato teoreticamente. Pure qualunque sia‘lo svan- taggio risultante da queste spese, il mercante che spe- disce le lane in Inghilterra non può assicurarsene, e lo Spagnuolo in particolare non saprà farlo intiera- mente, ( Sarà continuato). =ma-Yr= C) Vi ARE TA Dell’ influenza della Luna sulle stagioni.( Yolgarizza- mento di una memoria del signor OLsERS(1)). La luna agisce sulla terra in una maniera certa‘e dimostrata, mentr essa illumina le notti, distorna un poco la terra dalla sua orbita elittica, occasiona una piccola oscillazione all’ asse della terra, produce il flusso e riflusso dell'Oceano, ed un movimento avalogo ma molto minore nell’ atmosfera. È Opinione general- mente ricevuta fino dai tempi i più remoti, ed anco attualmente, che oltre questi effetti dimostrati, la luna, secondo le sue differenti fasi, esercita una grande in- fluenza sul bello e sul cattivo tempo, sulla salute del- l’uomo, su gli animali, sulla vegetazione e sulle ope- razioni chimiche. L’ esperienza sola può illuminarci su questo oggetto, giacchè potrebbe essere possibile che la luna influisca sulla nostra atmosfera con delle forze diffe- renti della sua attrazione e della sua luce. Ma è l’esperienza stessa che mostra che le fasi lunari, e generalmente le (1) Al signor Olbers, astronomo celebre di Bremen, noi dobbiamo la scoperta dei pianeti Pallade e Vesta; veggasi su tale proposito il Compendio della Storia dell’ Astronomia dettato dal marchese Di Laplace e nel volgare italiano da noi trasportato, alla face. 77. Il signor Olbers è uno dei più distinti medici della Germania. «erge 3384 VarieTA. situazioni della luna relativamente al sole ed alla terra, non influiscono che infinitamente poco sul bello o sul cattivo tempo, poichè non si è potuto scoprire alcuna relazione certa fra loro a malgrado dei tentativi e delle osservazioni continue per lo spazio di un gran numero di anni. I risultati dedotti da una serie di osservazioni meteorologiche sono contraddetti da un’altra serie; noì citeremo, per esempio, /foward che credeva aver scoperto che il barometro ascende più spesso nelle quadrature, e che egli abbassa nel più gran numero delle congiunzioni. Cotte all’ incontro, al quale la me- teorologia deve molto e che aveva cominciato a confer- mare l’ osservazione di ZMHoward, trovò in seguito a venti‘anni di osservazioni, che il barometro si mantiene più alto nelle lune nuove e più basso nei pleniluni. I signori Zalande e Lamark hanno dedotto conseguenze le più opposte dalle loro osservazioni, relativamente agli effetti del passaggio della luna per il piano del- l equatore. Ma una prova decisiva della piccolezza del. l’influenza lunare ci sembra risultare da ciò che questa influenza, prodottta da forza qualunque cognita od in- gognita, deve essere la più grande possibile fra i tro- pici,€ che nulla ostante non se ne trova alcuna traccia nei paesi equinoziali. In questi luoghi il caldo, la pioggia, i venti, ec., non dipendano che dalla distanza del sole allo zenith, senza che egli sia necessario di aver riguardo alla situazione o alle fasi della luna. Ognuno sarà ancora più convinto della picciolezza di questa influenza, riflettendo che i più opposti tempi si succedono nello stesso momento, e per conseguenza con la stessa fase lunare. È riconosciuto questo fatto con la più grande evidenza in occasione degli eclissi, mentre si hanno allora da un gran numero di luoghi | | ciuatl/ Li INFLUENZA DALLA LUNA. 385 nuove sul tempo durante l’ eclisse. Il signor Bode, per esempio, ha raunato le osservazioni fatte in tempo del- l’eclisse solare del 18 novembre 1816; esi vede un mi- scuglio singolare di bello e di cattivo tempo, diffuso per tutto questo giorno su di una gran parte dell’ Europa. Il professore Brandes avendo raffrontato in una maniera istruttiva e laboriosa le variazioni del tempo che ebbero luogo nel 1783, su una gran parte«ella superficie della terra, non trovò alcuna relazione con le fasi lu- nari; ed allorquando una variazione di te mpo sembrò coincidere con queste fasi in un luogo, delle variazioni nulle 0 opposte si fecero manifeste in altri paesi. I periodi di diciotto. e diciannove anni non fanno riconoscere una sensibile analogia nelle variazioni del tempo, negli anni distanti da questi intervalli. Alcuni pretendono avere osservato degli effetti sensi- bili prodotti dal levare della luna e dalla sua culmina: zione, ma i fenomeni citati da loro non provano, questa influenza o sono inesatti. Molti dei nostri uomini di mare sostengono ancora che il plenilunio, nel levarsi, dissipa le nubi, ma questo pregiudizio deve la sua ori- gine a quello che le nubi scompariscono comunemente in tempo di una sera tranquilla, e per conseguenza anco al levare del plenilunio, secondo una giusta ri- flessione del signor Brandes. La pretesa osservazione che una burrasca non può avvicinarsi allo zenith in tempo del plenilunio, si contraddice essa stessa, men- tre la nube elettrica, che è all’ orizzonte di un luogo, è allo zenith di un altro luogo distante solamente un piceolo numero di miglia. Ma tutto confermando» che 1° influenza lunare sulle stagioni è estremamente debole, e che essa si perde quasr fra le altre cause della variazione del tempo, io Vol. IF: 25 TORTIERA SEPE ZITTA nt TE Dr —rrr—_=n A rv ETRO 386 VARIETÀ. non assicuro che la luna non produca alcun effetto su lui. Vediamo ciò che la teoria ci indica a questo pro- posito. La luna ed il sole producono due volte, in venti- quattro ore e cinquanta minuti, un flusso ed un ri- flusso, tanto nell’ Oceano, quanto. nell’ atmosfera; guesti movimenti variano con le fasi della luna; essi sono più forti nelle nuove lune e nei pleniluni, e più deboli nel primo ed ultimo quarto. Supponendo per esempio che le maree dell’ atmosfera producano un cangiamento di un millimetro su l° altezza del ba- rometro nelle congiunzioni, esse non produrranno che la metà di un millimetro nei quarti. Abbenchè questi effetti sieno bene deboli, egli non è pertanto impossi- bile che queste marce più forti delle nuove lune e dei pleviluni mettino in situazione l'atmosfera per dei mo- vimenti considerevoli. Io non ardisco adunque di di- chiarare falsa l'osservazione che alcuni fisici pretendono avere fatta, cioè che vi sono più burrasche in tempo delle nuove lune e dei pleniluni, che nei quarti. Egli è lo stesso relativamente al passaggio della luna per l’equatore e per il perigeo; egli non può produrre dei movimenti violenti nell’ atmosfera, ma egli potrà eccitarne le cause. La luna può ancora influire sulle variazioni del tempo in una maniera indiretta per i movimenti delle acque dell'Oceano, o almeno sovra alcune coste. Egli è vero che in libero mare 1 altezza delle maree non va che a tre o quattro piedi, ma sulle coste, nelle baje ed ; canali stretti il flusso arriva ad un’ altezza molto più considerevole. A Brest. per esempio egli sorpassa 20 piedi, ed a Bristol 50 piedi. Delle masse di acqua così enormi non devono elleno occasionarvi alcune variazioni letto su esto pro. In venti. | Un ri mosfera: na; essi iluni, è ponendo roducano del he ‘anno che hè quest ) 1Mpossi une e dei r dei mo- e di di- elendono in tempo arti. lella luna produrre oli poln dlel tempo elle acque olj è Vero gii è ut ] n ra ci , bale l molto più rpasso 20 cqua così variazi0D! : \ | CALDAJA A VAPORE. 387 nell’ atmosfera, e tanto più che esse sembrano influire un poco sulla eletiricità dell’ aria? Gli abitanti delle coste credono diffatti di avere osservato che i cambia- menti del tempo, della forza e della direzione del vento e delle nubi dipendono dalle maree. ( Sarà continuato). B/VV VOVO VVIYVIVAI VANNI Esplosione di una caldaja a vapore avvenuta nel labo- ratorio di distillazione di Lochrin. Memoria del si- gnor Rosert Srevenson membro della Società reale di Edimburgo ed ingegnere civile. Il funesto accidente che ebbe luogo nel laboratorio di distillazione di Lochrin il 2 aprile 1822 verso le ore cinque della sera a causa dell’ esplosione di una gran caldaja a vapore appartenente ad una macchina ad alta pressione, avendo fatta una grande sensazione nel pubblico, mi vi ha fatto colà recare all’ indomani in compagnia del signor Adie; noi fummo benissimo ricevuti dal signor //aig, proprietario di questa fab- brica, ed egli ci comunicò liberamente e francamente tutte le più minute circostanze, delle quali egli ha avuto conoscenza. Fra queste vi sono di quelle che riguardano la pro- digiosa estensione di questo stabilimento; sarebbero estranee allo scopo di questa notizia, ma io non posso tralasciare di far riflettere come la sua prosperità inte- ressi il pubblico, e gli agricoltori in particolare, nel dire che il diritto solo che i proprietari. pagano al governo sui prodotti delle loro fabbriche di distillazione 388 VARIETÀ”. del grano, ammonta alcune volte fino alla somma di quindici mille lire sterline per settimana. Così ogni cir- costanza; legata con operazioni così vaste, diviene un oggetto d’ interesse nazionale. Fu fatta la proposizione di far bollire il liquido negli immensi lambicchi di Lochrin per mezzo del va- pore sotto un’ alta pressione, che si farà passare con dei tubi a traverso del liquido, processo che lo si con- sidera‘come il più economico‘di quello dei fornelli ordinarj. In conseguensa nulla è stato risparmiato per ridurre la caldaja a vapore tanto perfetta e‘tanto resi- stente quanto lo era possibile. Essa unitamente a tutto l apparecchio incominciò a servire verso il giorno 21 marzo, ma dopo circa dodici giorni di azione si do- vette accorgersi che qualche cosa si era dissestata nel provino a mercurio che indicava il grado di pressione; si andò in fretta dall’ ingegnere perchè egli vi appor- tasse rimedio; egli non ebbe il tempo di giugnere prima dell’ esplosione che le circostanze rappresentano come improvvisa e di una forza irresistibile. La caldaja non era lunga meno di trentasette piedi, su tre piedi di larghezza al fondo; due piedi imme- diatamente sotto il coperchio e circa quattro piedi di altezza. Il fondo era convesso, in forma crescente, co- struzione che facilita il riscaldamento moltiplicando i punti di contatto tra la fiamma del combustibile; e le pareti contigue al liquido. Î peso iotale della caldaja era di circa 180 quintali; quelio del disopra e delle pareti poteva essere valutata a 140 quintali, massa che fu staccata dal fondo per la forza espansiva del vapore, e slanciata in alto con una violenza tale che essa pe netrò tutto ad un tratto la volta di mattoni che co- , 2°? priva l’officina; il tetto al disopra e andò in aria fino e le dan delle a che port, pe o(0 finn a pnl ERE EST i 1 20 x LISI 7 VIARIO Ù SI010) a settanta piedi circa prima di ridiscendere. Il locale era fiancheggiato al sud da una massa di altre fabbri- che, ma libero dalla parte del nord. Questa circostanza spinse da questa parte la massa gettata e la fece rica- dere alla distanza di 150 su uno degli edifizj della fabbrica stessa, che sfondò dall’ alto in basso, fracas- sando parimenti e riducendo in pezzi una delle parti di un ampio tino di fermentazione fabbricato in ferro fuso e situato a livelio del suolo. Per dare un’ idea più compita della forza elastica 9?. o 5 del vapore che produsse| esplosione noi aggiugneremo UL che la caldaja era fabbricata con delle fasce di ferro malleabile della spessezza di 38 di pollice e larghe solamente otto. Per meglio legare e rinforzare la sua sezione Lransversale, essa era situata su trentasei barre di ferro fuso di sei pollici di altezza su due e mezzo di spessezza, formando dei legami o cerchi intorno dell suo fondo circolare. Non ostante queste precauzioni, il coperchio e le parti di questo enorme vaso furono se- parati dal suo fondo, ed una massa di ferro del peso di circa 140 quintali fu slanciata all’ altezza ed alla distanza sunnominate. Egli è d° uopo sopra ogni cosa riflettere che il fondo della caldaja. abbenchè sollevata ( con il coperchio e le parti) fino all’ altezza di quat- tordici o quindici piedi almeno, si ritrovarono là in mezzo degli avanzi in molta vicinanza ed‘al di fuori del locale ove il fornello era situato; e che questo fondo avendo perduto la sua forma quasi circolare, si era piegato angolarmente in senso opposto, cioè a dire che la parte naturalmente convessa era divenuta con- cava. Queste circostanze mostrano in una maniera sorpren- dente il prodigioso potere degli agenti che si sono VRRISEPTRETTETE 390 VARIETÀ. adoperati in simili apparecchi, e per conseguenza la responsabilità che è inseparabile dall’ uso del vapore ad alta pressione in una manifattura ove un numero di individui ed una massa di effetti sono esposti all’accidentale sua violenza. È giuoco forza credere che i proprietari, molto bene in cognizione di ciò che po- teva avvenire, avevano preso tulte le precauzioni pos- sibili per potervi sottrarre il loro stabilimento; tuttavia un’ esplosione ebbe luogo e due opera) ne furono le vittime. Si trovò la testa di uno divisa in due; le gambe dell'altro si trovarono nell’ interno dell’ edifizio, ventre che il suo corpo fu scoperto sotto le ruine al di fuori. Nulladimeno si deve contare fra le singolari circostanze di questo avvenimento, il piccolo numero delle sue vittime e degli oggetti distrutti in un luogo ingombrato di persone che vanno e vengono e di mer- canzie combustibili. Si sollevò dalla caldaja nell’ aria, al momento della esplosione, una grande quantità di vapore di cui una parte si condensò su 1’ alto delle muraglie dei fabbri- cati vicini che si mostravano come si avesse loro dato uno strato parziale di bianco. Si intese da lungi come uno scoppio di tuono, mentre che pareva che l° esplo- sione non fosse rimbombante che nell'interno solamente. Si può aggiugnere che la scossa del suolo a causa di questa esplosione fu sentita distintamente alla distanza di un miglio dal laboratorio della distillazione. Non si può attualmente risalire con certezza alla causa di questo accidente, ma egli è bene di osservare che le parti ed il coperchio della caldaja furono sepa- rati dal fondo in una direzione orizzontale, ed il lungo di una:filadi(foni dei fermi che stanno nelle cerniere per unirne le ali, in un modo così singolare, come s€ | CALDAJA A VAPORE. 391 va la si fosse tagliato il ferro con forti cisoje. Noi siamo vapore indotti a credere che si abbiano troppo moltiplicati, umero nella costruzione della caldaja, i chiodi ai ferri delle sposti cerniere, mentre le fasce che non avevano che otto "e che pollici di larghezza si ricoprivano reciprocamente di e po- quattro pollici, ed erano in seguito ribadite in tal pos- modo che non vi erano in tutta la superficie della cal- davi daja che delle fasce di quattro pollici di larghezza che Die fossero senza fiori; e siccome questi non erano che a n le un pollice ed un quarto gli uni dagli altri, vi era nel fizio;| lero livello a un dipresso tanto di vuoto come di pieno Lar nella fascia di ferro in tal guisa forata. Se adunque EN queste fasce, che erano di una spessezza bastante, fos- RACE ser) state congiunte in un modo più giudizioso con ma TRENO fori, e se le fasce transversali che sostenevano pata il fondo fossero state ribadite e fortemente legate con le corna o punte del crescente che formava questo wl fondo, egli è a credersi che la commettitura avrebbe o della: x Li potuto resistere ad una forza espansiva più grande che ui una-, o il maximum di quella calcolata. fabbri- dato i x( Sarà continuato). gi com l esplo. laroente, causa di dlistanta cara alla osservare no sep?” il lungo cermiett DR TERE AT 11) RARE Lin RA DELL'AZIONE VICENDEVOLE DELL'INDUSTRIA AGRICOLA ED ARTIGIANA. Continuazione dell’ articolo inserito nel fascicolo I o. 9 pag. 6.1 e fasc.® III, p: 255 di questo Giornale). Ha all’ opposto, da che è stato introdotto questo stato, ogni famiglia, oppure Ja maggior parte delle medesime, solo tanto terreno che essa possa diretta mente e con isforzo coltivare quella quantità che si esigerà pel suo consumo e per pagare le imposte, sarà allora la situazione di tutto il. paese difficile e penosa, così pure quella di ciascun individuo. Il piecolo posses- sore di terreno non avrà alcuna ulteriore rendita di podere, perché il suo lavoro sarà appena bastante per alimentare sè stesso; non. gli rimarrà alcun reddito puro, alcun risparizio; egli si troverà perciò sempre nell’ angustia, avendo a pagare le sue imposte; e lo Stato non potrà dal suo lato calcolare su di una rego- lare entrata pe’ suoi bisogni. Ogni sforzo straordinario è impossibile, perchè esso inoltre assale direttamente il capitale del piccolo possessore di podere, già giacente senza interesse,€ disordina tutto il suo avvenire. Ogni ricolta mal consigliata produce in questo caso la rovina del popolo, oppure la carestia. Imperocchè non avendo il piccolo agricoltore aleun risparmio, non gli rimane anche nulla pel tempo di penuria. Egli non ha danaro, perchè non vi è mercato di. vittovaglie; imperocchè ogni famiglia produce appena a misura il suo bisognevole. Negli anni di abbondanza egli consuma x; x"3< LL.; e 7 anche lì SOVCICUIO, iurperocciie:0lì lo puo vendere. AIA se h», ne È V»% ir TE ic DELL'INDUSTRIA, EC. 393 questo flusso e riflusso di mancanza e di superfluo non può il Governo far meglio che erigere de’ magazzini, onde raccogliere nel caso di ricolte abbondanti una parte del prodotto per distribuirlo nei tempi di bisogno gratuitamente, oppure contro un pagamento da eseguirsi È a poco a poco. Potrebbe qui accadere l’ unico caso in cui questa. regola di immagazzinamento fosse senza danno, anzi molto bene allo scopo, perchè nel caso 0 che noi abbiamo avanti gli occhi non vi può esser € luogo ad alcuna concorrenza di vendita; e perciò la i medesima non potrebb’ essere nè inceppata, nè annien- i tata per mezzo dell immagazzinamento. ù Alcune provincie meridionali del regno della China a, ci somministrano una prova di sperienza di quanto br abbiamo detto. Ivi pure il sistema d' agricoltura spinta CI al sommo, ivi lo smembramento del possesso de’ poderi per colla popolazione che vi conviene, ivi la fluttuazione lito del bisogno, le cure del Governo, le disoccupazioni Ipre del popolo sul suolo il più coltivato del mondo ne ul sono esempio. reso: liGomuneragale s' attribuisce la colpa di sì fatta bh nah ria alla grandezza della popolazione, e si crede di po- do tere stabilire che sì fatto stato convenga con quello di acta una popolazione sovrabbondante. Ma con questa deno- s minazione non si può legare aleuna idea determinata. N do Una. popolazione sovrabbondante potrebbe. solo. aver a luogo ove vivesse più popolo di quello potesse alimen- Se tare il terreno. Egli cade subitamente sott’ occhio, che i sì fatto stato non potrebbe durare per otto giorni, e DI. che subito si dovrebbe ristabilire il naturale equilibrio; pe all’ opposto la popolazione si porterà sempre in uno Dr stato di arrenamento, come si è superiormente notato, Yi allorchè i mezzi di sussistenza acquisteranno un certo _ ini dii al 394 DELL'AZIONE VICFNDEVOLE grado di difficoltà. Non è la grandezza della popolazione ciò che qui produce il male, ma bensì l uniformità del suo lavoro e della produzione. Potrebbe ciascuna delle mille famiglie che nel nostro caso abitano un miglio quadrato vendere a prezzo valevole un piccolo soverchio che essa oltenesse nei medj tempi dal suo campo, si formerebhero allora dei mercati sui quali esse potrebbero nei casì di penuria soddisfare al loro bisognevole. Poniamo su questo miglio quadrato solo cinquecento famiglie, ma‘affatto sotto lo stesso stato della pura agricoltura come prima; noi troveremo an- che di nuovo con questo numero di uomini del tutto le medesime relazioni, perchè essendo esse fuori della situazione di poter far valere il loro superfluo, non si occuperanno di produrre di‘più del loro bisognevole; in conseguenza negli anni di penuria cadranno pari- mente, senza il sussidio del Governo, nell’ indigenza, come la popolazione posta al doppio delle medesime. Bi presenta in conseguenza al primo colpo d’ occhio l’)sservazione confermata dall'esperienza che il pericolo Zella carestia accade generalmente con maggiore facilità in que luoghi in cui domina un più o meno puro stato agricola, o nel quale la massima parte della popolazione consiste in contadini, sia pure il podere più grande, oppure più piccolo. I proprietarj coltiveranno solo quello che servirà al loro consumo 0 viceversa, perchè la produzione di un soverchio, per cui non avranno alcun mercato, sarebbe inutile; per lo che rimarrà ad essi poco o nulla del proprio nei tempi di penuria; e non verrà loro cosa alcuna dall'estero, perchè tutti gli altri si ritroveranno nella medesima situazione. Questo è nel presupposto del sistema che noi abbiamo qui avanti gli occhi parimente il caso: vivano molti, oppure pochi uomiai sul miglio quadrato. DELL’ INDUSTRIA, EC. 395 Qui sta il motivo perchè nei tempi antichi, esisten- dovi una popolazione rimarcabilmente minore ed un suolo più fertile, la maggior parte de’ paesi d° Europa nelle annate cattive sono stati tormentati dalle angustie nella sussistenza, oppure da una vera carestia, parola il di cui senso al giorno d’oggi si conosce appena. La popolazione si è raddoppiata, ed una cattiva annata ed anche più producono presentemente solo un semplice incaramento, ma non mancanza. Questo prodigio non è la conseguenza della coltivazione delle patate, oppure della maggiore coltura de’ campi(elementi i quali sono troppo frivoli onde opporsi a simili avvenimenti), ma è il risultamento dell’ industria nelle arti, che da cin- quant’ anni si è possentemente auinentala. Questa ha prodotto una nuova popolazione, la quale guadagna danaro col mezzo di un altro lavoro invece dell’ agri- coltura, la quale trova i suoi mezzi di sussistenza Ove più le piace, e li compra col proprio danaro; la quale ha quindi creato i mercati su cui i venditori, certi dell’ esito, portano da vicino e da lontano le vittova- glie. Le cattive rendite fanno conoscere quindi con questo concorso di venditori, libero‘, stabilito con si- curezza e moltiplice, solamente incaramento. Vi potrebbe solo accadere mancanza se avvenisse in tutti i paesi penuria, il che è contrario al corso della natura. La semplice agricoltura può certamente, sotto le circostanze rappresentate, produrre una popolazione tanto grande quanto è capace a sostenerla, ma solo una massa di popolazione, il di cui stato non si può riguardare che con compassione, presso la quale tutti i beni della vita sono scomparsi a motivo della penuria sempre minacciante, in cui il lavoro non ritrova la mercede che gli compete, ed in cui i maggiori sforzi DIE n è é ni urti n = 2°

en: ‘0. UL fata, palla «por panzi Si; di ; dita Pi— Pe i è e ara= a bi an Pe coni Sea— A= Sei ge—_— Sl nnt le 2° dente;— rca a: — tr a ì- E— ai="=-=“& e ra st ret la |— e: "== IA (00) co) (ee) Osservazioni Meteorologiche fatte all’ I. R. : Meter NA 8 aaa 4 erm.| Direzione Stato D di Rea.| del vento.[dell atmosfera. i|pol. 28 lin. 0,6|+ 7,0|Nord-N.-E.|.-Ser. dl DIDONE m,0 Nord Sereno 3|» 28» 11,7|+ 10,3] Nord-Est Sereno 4|> 27* 10,014 11,0] Nord-Est Sereno 5l» 27» 10,81+ 13,0 Est Sereno 6|> 27» 11,7|+ 10,0] Nord-Est Sereno Dj© ala 51+ 11,5] Nord-Ow. Sereno Bi 27» LOU 12,5] Owest Sereno gl» 27.» 98/4 12,31 Owest Sereno O AO 0 Nord-Est Sereno 11] 27” 10,0/+ 13.0) Nord-Ow. Ser.-Nebb. 12]» 27» 11,4|+ 14.0] Owest Nebb.-Ser. 13f> 279» 10,2/4 14,9) Owest Ser.-Nebb. 14]> 27» 7,84 14,8] Nord-Ow. Ser.-Nebb. 15]» 279°#° 7,5|+ 11,5| Nord-Est[N-rot. La n. T. 16|» 28» 0,7|+ 9,0| Nord-Est Sereno 17» 28» 1,0|+ 10,0 Nord Sereno 18]» 27» 11,64 11,8] Nord-Ow.| Ser.-Nebb. 19j» 27» 10,0/+ 12,0) Nord Ser.-Nebb. 20|»° 279* 9,0/-|-13,2|. /Owest Ser.-Nebb. 2,5)> an» 9,3+ 13.5] Nord-Ow. Nebb.-Ser. 22)» 27» 8,84 13.6) Nord-Ow. Sereno 23)» a7» 9:3|411,3], Owest Sereno af|» 27» 97|+ 12,53 Owest Nebb.-Ser. 25]» 27» 9.04 13,0) Nord-Ow. Sereno 26]» 27» 8,0+ 15,5| Nord-Ow.| Nuv.-rotto-Ser. Sg say*» 6/04 ro;3: Sud-Est Nuv.-rotto 327 brio) Ovest Sereno > oi pi 2g da 13.5) Sud-Est Nuvolo 3o|» 27» 9,0/+ 12,0] Owest Nuv.-rotto 31]» 27» 10,0j+- 13.0] Nord-Est Ser.-Nuv. Altezza del Barometro, massima pol. 28, lin. 1,0; Altezza del Termometro, mass.-+ 20,3, min.#- 7,0) rr e————————eeeEo»ò)IOI Osservatorio di Milano nel mese di M aggio. li S ERA. | Term.| Direzione Stato VI.| Barometro.|g; Rea.| del ventò.| dell’ atmosfera. | pol. 28 lin. 0,5/-#+ 13,c| Sud-Est Sereno |» ag» I1,0/- 15,6 Owest Sereno » 27» 10,8|+ 17,9 Sud Sereno \» 27» 9,4|+ 19;0| Sud-Owest Screno n Ga» HI,2l4- W7;d Sud-Est Sereno si agi 10,6/4 17,9 Owest Sereno » 27» 10,2/+ 19,2] Sud-Owest Sereno >» 27» 10,2|+ 19,9 Sud-Owest| Ser.- Nebb.-Ser. » 27» 9,014 19,8| Owest Ser.-Nebb.- Ser. » 7927» 9-4/+ 18,8] Sud Ser.-Nebb.-Ser. [l> 27» 10,7|+ 19;4| Sud-Owest| Ser.-Nebb.-Ser. si>» 27(28 109] 419,8 Sud Ser.-Nebb. d è og. 3..18,0|-1-19,8 Sud Sereno i» 27» 7,2|+ 18,7] Sud-Owest|Nuv.-Poca piogg. i,» 27» 10,8/4- 1,60) Sud-Est Sereno 0 51.380» dn,0 E 1517 Est Sereno :» 27”» 11;7/+ 16.6! Sud-Est| Ser-Nuv.-Nebb. l» 27» 10,7|+ 18,5] Sud-Est Sereno L» 27.» 92/4 19.5] Sud-Est Ser.-Nuv-Ser. î>» ay© 19:24 20,59 Owest Nebb.-Ser. °» 279». Q,h|-+ 20,0 Sud-Est Ser.-Nebb. i stan 5 18,7\1-A7,0 Sud... N.-O.|Temp. Nuv.-Ser. Ì»i Sg 5 9:6|4- 19,0] Owest Sereno )>» 27» 9,04 2,03! Sud Owest Nebb.-Ser. È sì. bora 8.44 209 Sud Sereno Ta>— Riga 04 16.5 Nord Temp.-Nuv.-pio, î,» 27» 6,04 159,0 Est{Poche gocce. Nuv. i» 27» B,0|+4 177 Ist Sereno i Pd RE IT) E 16.0| Nord-Est| Nuv.-Piov.-vario ‘» 29» 10,0|+ 17;3] Sud-Est Ser-Nuv.-Ser. E»i amitis» rOi0|+ 19,0 Sud-Est Sereno minima pol. 27, lin. 6,0; media pol. 27, lin. 9.80. med.+ 15,01. Quantità della pioggia lin. 24,14. , __——————_———m Gi Da d ERRORE | PREZZI CORRENTI i i delle Produzioni“Reritorial del dA& 1° 30 da 31 N ; GENERI.{Maggio Maggio Maggio x i fre aa[rc co eco SS: à TE i | Milano Pavia= Lecco.| Como. Tio Lodi. Pra S i ARI CAO fi EEE AE SARE ' Frumento& l mogg.!22. O7 o. 0023...(0: Do_0. 0014 89! 0:300f 0: 004 4 Riso y» pio. 420. T00|0g. 1720: 00) 0. 00 0. 00| 0. 00| o. 00| r Grano turco» e” 25 0.00 10. 72)‘0: o 000700 0 00 0. 00 i; Segale ila. Ji 03 00.0; 00.0. DOLO; 00| 000 hot 00 0. 90 000] Dì i Miglio È o. 00) 0. 00 14. 96| 0. 00| 0. 00) o. 00| 0. 00) 0. 00 Avena. alla soma JII. 28| 0. 00 14. 96) 0. 00) 0. 00) 7. 85) o. c0| 0. 00 i ‘eno’‘al-fascio-j-0. 000. 003. 30) 0-00-0.-00)7: 430.00 0..00) i Paglia n. jo. cola idod. 207%, 000. dol d. ag 0. 00.0. 00 Lino marzirolo alla;| libb. d'OnCe 28. otdo asso 0,00 0. LOD 0-00: 1. dle e dol d 00! i Canape{ GO. 00 0,00 10.00] 0.000. 00 0, 00) 0. 00| o| Legumi al o i 8. 87 e;(00: Id, 140. 000. dO| 13.68 00; 0: 00]| Ss I sidienbtiiii PRERRREA: yJ 9 Gior. d‘Agracol. drti e Comm” c"9. | i|||= E i\ V) )(B)(||| | IV sl È EA- LA=[jo ii Di Il Li BI ue È 15== sane a el hr o SÌ= mi=> :|| I i=|$| 4 L; 7 ito EL È DI cOn D. A Hi,%- À A; Spa; Mirigi v d A A A 7 0/ 1825. pù S s ky | del Gas aml'oto|| ( e(parecchio bl(ja CO7 Li 7 40 velato nell. 4 voltecart y Mall cd pie Cr PU } 1620. PE | \l i C..04 401 sl | i I | Ì Fasc.° VI. Mese di Giugno 1823. EGONO MEACRE RALF ” È 3(ere Z Nuovo metodofeconomico di tendere le viti e vantaggi che ne derivano, di Carro Rasa parroco di Busto Garolfo. Un sacerdote che nell’ ordine suo, in mezzo alle gravi cure del proprio ministero, ritrova tempo e mezzi di occuparsi in utili faccende è degno di lode, e cresce questa oltre misura per l’ ottima disciplina a cui egli dirige le cure, i mezzi e le fatiche. Ai rettori delle coscenze è dato più che a qualunque altro di penetrare i cuori di quelli che gli sono affidati, indurli alla per- suasione ed a farli dimenticare certe pratiche antiche alle quali ostinatamente stanno vincolati. Il parroco£aja pubblicò una ragionata trattazione sul modo di tendere le viti. Se egli abbia raggiunto© no lo scopo che si è prefisso, esperienza sola potrà provarlo. Noi sappiamo che errando o cadeado, meglio si conoscono gli inciampi e si provvede appresso, finché si giugne più speditamente“a qualche buon fine. Noi nulla diremo circa al parere nostro su tale proposito, ma affinchè i lettori abbiano saggio dell’ operetta, noi qui riporteremo quanto più opportunamente richiede per mostrare l’ intenzione deli’ autore. » Il privilegio di cinque anni conceduto a Carlo Raja, parroco di Busto Garolfo, per l'invenzione Fol.4I.F. 26 n===“== o_ = rea. er re rs=— ni__——»_rr Go,= SG e T LA 402 Economia Ruratr. nr consistente in un Nuovo Metodo atto ad ottenere da un egual numero di viti un doppio quantitativo di uva. pubblicato nella Gazzetta di Milano dell’ otto di luglio p.-° p.°, destò generale curiosità. » Avvenne quindi che moltì mi sollecitarono a yoce ed in iscritto a voler palesare il mio ritrovato, usando meco espressioni così obbliganti, cui non potendo cor- rispondere all’ istante mi convenne per debito di urba- nità rivolgermi al signor Estensore della Gazzetta colla lettera ivi inserita sotto il giorno otto dello scorso mese di agosto. » È bensì vero che altri non mancarono di scredi- tare ciÒ che per anco non conoscono) ma non so do- lermi di essi, ben sapendo che quando trattasi di cose nuove questa è sempre stata la logica di tutti 1 tempi. » Sappiano però che la mia invenzione, sebbene non sia di così alta importanza da suscitare dispute tra i dotti, non è nemmeno di.così poco rilievo da rimanere sepolta, appena nata, sotto la polvere del- lobblio. Mi basterà di mianifestarla perchè sia resa giustizia alla verità. » Devo tuttavia premettere che io stesso non fui soddisfatto del modo specioso ed isolato con cui venne fatto pubblico dl indicato mio Metodo. Imperciocchè, i DER;; quantunque non si scosti dal vero, avrei desiderato RS i I K che si fosse fatto cenno della natura dell’ invenzione, sto det x i anzichè del risultato della medesima. 5» Ma di una tale mancanza non posso incolpare che me stesso, che temendo che altri mi contrastasse il merito di una cosa che saltar poteva all’occhio di chic- ] chessia, volli farne un mistero ben anche a’ miei più intimi amici, e molto più a coloro. ai quali affidati il VA mio sigillato ricorso per la privativa, colla nuda so- ‘ prascritta di ciò che fu poi letteralmente annunziato. Viri. 403 » Onde rimediare a questo inconveniente e non mancare alla data parola, mi trovo pertanto obbligato di pubblicare il presente opuscolo, col quale. farò co- noscere in che consiste la mia invenzione, i vantaggi che da essa ne derivano, e le teorie necessarie per fa- cilitarne a tutti la pratica. DE generalmente conosciuto che un filare di viti che rende, per un supposto, duecento libbre d’ uva, ridotto a pergola ne produce per lo meno quattrocento. Per conseguenza ognuno darebbe alle proprie viti una tal forma, se troppo dispendiosa non fosse a cagione dei materiali che vi si richiedono. » Ora il mio ritrovato sta appunto qui, nel rispar- mio cioè dei detti materiali, potendosi ridurre è per- gola quanti filari si vogliono col mezzo del filo di ferro. » Quando adunque avrò dimostrato che col filo di ferro si possono costruire delle pergole, le quali, pre- messi 1 debiti riflessi, costano meno dei filari, sarà anche dimostrata la convenienza di esse pergole. E sic- come poi una pergola non richiede maggior numero di viti di un filare, quindi è che colle stesse viti si avrà un doppio ricavo, per l’ anzidetta verità di fatto. che una pergola rende il doppio di un filare. L'autore fa succedere alle predette cose una dimo- strazione con cui intende provare« che con minor « dispendio, dei filari si possono tenere delle pergole, il « di cui prodetto è in ragione del doppio.» » Nella scorsa primavera(dice A.) in un mio fondo detto il Roccolo, da un roocolo ivi esistente, ed altrove feci costruire col mezzo del filo di ferro cinque pergole, le quali ad onta dei cattivi pronostici sussistono nello stato medesimo di integrità con cui furono costruite. ; È DPI ne 404 Economia Runate. E sieeome negli indicati fondi. e precisamente a lato di ciascheduna delle dette cinque, altrettante ve ne sono della stessa lunghezza fatte col metodo co- mune, così frovo opportuno qui| instituire un con- fronto tra esse pergole, per rilevare la differenza di prezzo sì delle une come delle altre. Quivi vengono rappresentati i quadri delle spese necessarie fatte alle sopra indicate pergole, ed i conti di raffronto, dai quali« ne risulta, secondo l’autore, in favore delle pergole di nuovo metodo una economia quasi di due terzi, oltre un risparmio in manutenzione assai notabile, come gli intelligenti di agricoltura pos- sono agevolmente conoscere da se.» » M' immagino che nessuno vorrà contrastarmi sil fatti vantaggi, ma piuttosto mi domanderà se le mie pergole fruttano un doppio delle usuali. » Rispondo che io ho considerate le viti nello stato în cui si tengono quasi universalmente, e_che pochis- sime essendo le pergole, a motivo della loro enorme spesa, minorata questa spesa si generalizzerà il metodo mio e da questo ne verra effettivamente il doppio quan- tilativo di uva. » Ma poichè qualsivoglia ritrovamento non va esente da contraddizioni, io stesso voglio far palesi alcune difficoltà che tutto dì mi risuonano all’ orecchio, e da queste stesse trarne fatti e ragioni in favor mio. » Al primo apparire delle mie pergole non- tando esse che un leggierissimo graficulato, si giudicò subito che mancassero della necessaria solidità, e che un soffio di vento basterebbe a rovesciarle e a disper- derle. » Sebbene io fossi persuaso del contrario, riponendo la mia fiducia dove nasceva l' altrui timore, per la Vari. LIES lato ragione che il vento meno ha di forza, quanto meno ante trova di resistenza, pure fu prudenza il tacermene, oi aspeltando che questo millantato nemico venisse a dar o prove del suo valore; ciò che in fatti seguì più volte, di e segnatamente il 17 luglio p.° p.°, nel qual giorno imperversò un vento così gagliardo e furioso, che recò se danno bensì alle pergole di vecchio metodo, ma portò (1 tutto il rispetto alle mie. i» Questo fatto non ammettendo replica, vi fu chi i soggiunse che il filo di ferro da me adoperato, essendo A troppo sottile, non potra reggere al carico dell’uva ne- Jos: gli anni di abbondanza e all epoca di sua maturità. Cadde in mente a me pure cotal sospetto, epperò avanti siÉ di dare una pubblicità al Metodo mio instituii var] ni esperimenti, dai quali n° ebbi risultati così sicuri da non più dubitare di alcun inconveniente. ibto» Vengano danque questi anni così ubertosi, si in- Ja grandiscano, si ingrossino le uve come quelle della ferra promessa, che potraneo al più incurvare alcun nr poco il teso filo di ferro(al che è subito riparato con SA| qualche piccolo sostegno, come si pratica nei filari), dea ma romperlo giammai. |» Si pretende in fine che l'uva perderà della sua pot bontà, e che le viti correranno nell’ inverno il pericolo ele| della mortalità, non potendosi mettere sotterra. sed|» Ammettendo quella falsa opinione che il prodotto | della vite perde‘in qualità a misura che i tralci si ele- La vano da terra, questo sarebbe vero. Ma appoggiato giUdIO all’ osservazione di alcuni paesi, nei quali le viti si e che fanno ascendere sopra le piante e nulladimeno danno dispe un vino eccellente, nego il supposto. » Ciò che forse può recar pregiudizio alla bontà oncndo dell'uva non è un piede o due di maggiore elevazione per la Tin i- 2A ni “-“CT 406 Economia Ruratr. della vite, ma sibbene l’ umido e l’ ingombro del le- gname in contatto con l’ uva che l’ impedisce’ azione dell’ aria e il benefico calore del sole. « Ora le pergole mie, per la diversità con cui sono fatte, godendo di un’ aria più libera e di maggiore inisoluzione, devono necessariamente dare una raccolta d’ uva migliore ed anche più abbondante. « Dico più abbondante, giacchè è noto che il mag- gior danno(salvo la grandine) proveniente all’ uva dipende dalla nebbia e dall’ acqua in tempo della sua fioritura. Ora queste cause funeste meno nuoceranno alle mie pergole, le quali presentano grappoli isolati, e subito asciutti per la minor ombra e pel facile scuo- timento del filo di ferro cui sono appesi. « E qui giova notare l’ errore di non pochi agricol- tori, che avidi di copiosa vendemmia ricuoprono sover- chiamiente di tralci le pergole, e meno ne ricavano per il troppo ingombramento. « Dunque anche concesso che uva delle pergole fosse alquanto inferiore a quella dei filari, il che si nega( per riguardo almeno a quelle pergole situate in aperta campagna), tale eccezione non potrà essere ap- plicata alle mie per i motivi di sopra espressi. « In quanto poi alla mortalità, il metodo mio non esclude la possibilità di porre sotterra le viti. Ma su di ciò siami lecito di esternare il mio sentimento. « Tempo già fu che questa usanza di sotterrar le viti non era da noi conosciuta; e in allora le viti, non ostante la mortalità cui soggiacevano qualche rara volta, si recidevano al piede; e dopo un anno o due di vigoroso germogliameato e di utile riposo, ne com- )ensavano con usura la perdita degli anni antecedenti. | 3 Ma si volle assicurare il partito di una regolare raccolta Vir. 407 de e si adottò la pratica in corso. Da quell’ epoca in poi oe malconcia la vite da tortuose piegature, onde obbligarla, senza rompersi, a terra, quasi inferma e indebolita ne Ono risente facilmente gli influssi perniciosi delle stagioni; ore va scarsa ne’ suoi prodotti e vive poco. Vi troverò delle ta pergole in buon essere che non soggette a questa dan- nosa operazione, contano più di un mezzo secolo. Ma g- indarno voi mi cercherete un filare che oltrepassi i ra venti o trent anni. a» Col rispondere alle succennate obbiezioni ebbi 0 campo di vieppiù dilucidare i vantaggi derivanti dal dA Nuovo Metodo, tra i quali uno è certamente quello che 10- le mie pergole, a preferenza delle altre e dei filari, ca- gionano pochissimo impaccio al sottoposto terreno che col. può essere lavorato con profitto sino al piede della ver- vite; e la vite può essere facilmente purgata dall’ erba ano nociva con una lieve insolcatura dell’ aratro. « Da tutto ciò ne risultano i seguenti vantaggi: gole» 1.9 Da una egual numero di viti e con minore esi| spesa si ha un doppio quantitativo di uva di filari. OT» 2.9 L’ uva riesce della stessa qualità dell’ uva è ape dei filari. » 3.9 La vite occupa meno di terremo, e può es- ) non sere più facilmente coltivata. ni L’ autore subito dopo prescrive 7 modo di fure una pergola col filo di ferro e per la più facile e maggior I| intelligenza ha unito al suo opuscolo due tavole in a rame, alle quali fa ricorso a mano a mano che capita gi il bisogno e queste provvedono a meraviglia allo scopo pn dell’ autore.| sor Alcune avvertenze sono consigliate a chi desidera far na uso del filo di ferro e sono: cool» 1.9 Il filo di ferro; dice l’autore, da me impie- gato è della così detta grossezza di quattro duchi. (ili e nen pe de =" ro— 408 Feonomia Ruratr. » 2.9 E necessario che sia cotto, ma non troppo, altrimenti si allunga soverchiamente quando si tende. » 3.° Per la maggior convenienza e per lo scopo cui deve servire, si esige che sia di perfetta qualità e in pezzi intieri di metri n. 35(braccia 60) cadaun pezzo. Di tal sorta il paese di Lecco, dove fui nel passato marzo, non potè fornirmene, se non dietro commissione da me data ai signori fratelli Cima, me- diante l’ accordo di lire 9. 97. 8 al rubbo, cotto e spedito franco in Milano. Potevo averne d’ inferiore qualità a lire 7. 67. 5 per cadaun rubbo, ma lo rifiu- tai perchè non faceva al caso mio. » 4.° Volendo si può renderlo più durevole col preservarlo dalla ruggine, mediante uno strato di Dbiacca ad olio. » 5.2 Quel filo di ferro, su cui si appoggia imme- diatamente la vite, deve essere fasciato con paglia, o con altro genere di simil fatta, affinchè non cagioni ammaccatura alla vite. In appresso viene fatta l’ opportuna descrizione dei vari ordigni che abbisognano per mettere in pratica questo nuovo metodo. Quest’operetia del parroco /taja, abbenchè di piccolissima mole, ha pur essa un appen- dice che moi qui trascriveremo, non che la norma per il diritto di privilegio che pure vi è unita. » Nota 1.° Nella descrizione delle pergole di nuovo metodo sarà stato osservato aver io fatto uso di legname e filo di ferro dove più e dove meno. Volli ciò fare, onde conoscere in progresso di tempo con quali regole meglio si possa procedere nella loro conformazione. » 2. La pergola designata nella tav. 1 unisce ad una distrubuzione economica in materiali una sufficiente solidità. Nulladimeno io non ne faccio un'assoluta pre. À La domanda dovrà essere fatta in iscritto a me,© h a persone a ciò delegate, anche in via di lettera, af- De francata, in cui si indicherà il nome e cognome del er petente, il paese e Ja denominazione del fondo dove s' intende di praticare il Nuovo Metodo, colla totale PI misura del ferro che abbisogna. me e, le al ale ji sa Fe»=—>-c Ab Sa nia” i de PP Tr" Viri. 40y scrizione, lasciando libero campo a ciascheduno di at- tenersi a quanto crede più opportuno all’ intento, ben persuaso che una cosa nuova col tempo e coll’ osserva- zione si perfeziona sempreppiù. » 3.* Non mi sono fatto carico di alcuni oggetti di poca entità occorsi alle pergole d’ invenzione, perchè tacitamente compresi nel prezzo attribuito ai capi prin- cipali. » Infine il valore dei materiali, della mano d'opera e di tutto quanto è stato calcolato nel presente opuscolo è desunto dai prezzi comuni e dalla pratica generale del circondario. Il che mi giova di avvertire affinchè ravvisandosi altrove disparità, non mi sia imputata a mancanza di cognizione 0 di esattezza. Norma per il diritto di privilegio. La tassa per la licenza di far uso del filo di ferro nella tenuta delle viti è stabilita a millesimi sette per ogui metro pari a braccia uno ed once otto. ORE II 410 Ecoxomia Rurace. Processo per fare dell’ eccellente vino bianco, del signor Dispan. Si prenda un turacciolo di sughero, che si addatti bene alla chiusa della botte; lo si trafora con un ferro rovente all’ oggetto di potervi far passare l’ estremità di un tubo di vetro o di latta curvo a guisa di sifone, e la cui cima non oltrepassi che appena il turacciolo. Si intonica allora con colla di farina in mancanza di altra, si metta della stessa colla fra il tubo ed il tu- racciolo; alla botte essendo bene riempiuta di mosto vi si accomoda questo piccolo apparecchio in modo che il gas carbonico non possa isfuggire che pel tubo, sì fa immergere questo con l'altra sua estremità in un recipiente qualunque in parte pieno di acqua ed aperto. Quando l’ apparecchio è pronto, il gas si svolgerà in bolle a traverso 1’ acqua; in caso che questo non succede, è necessario di chiudere con buon mastice il turacciolo fino a che si veggono le bolle. Si lascia passare la. fermentazione forte. Dippoi si cava chiaro il vino in bottiglie:nolto forti; si turano ma non del tutto, a capo ad otto o dieci giorni si capovolgano le bottiglie perchè il deposito cada sul tu- racciolo, ciò che si effettuerà in altri otto giorni. Si fa uscire allora con precauzione il deposito, tenendo sempre capovolta la bottiglia su di un catino, perchè nulla si perdi. Si rimetta diritta la- bottiglia, la sì tura esattamente, la si accerchi di un filo di ferro, la si copra con catrame e sì collochi nella sabbia. CanaLi, Fosse r StrApr. 401 } L’ arte di scavare canali, di aprire fosse e di formar strade con processi economici, di G.-CL.-H. PasserAT pe La Cnapette DE LA Rouce, ec. Batti l"ro L’ arte di rendere meno complicati i lavori agricoli Iità e di ridurli alla loro più grande economia, merita di Ito fissare l’ attenzione dei proprietari che desiderano ope- dI), rare dei miglioramenti, ma che sono rattenuti dalle soli e spese molte volie eccessive che essi producono. L’ apri- Da mento dei canali, lo scavamento di fiumi che offrono, vi in molte circostanze, degii avvautaggi inestimabili, sono ble compresi in questo numero. Un nuovo letto scavato di si per ricevere le acque superflue di un ruscello, di un un torrente, di una palude, renderà dei luoghi intiera- to. mente alla fertilizzazione, e ridurrà a coltivazione delle verà terre preziose nascoste sotto le acque nocive. Queste oi on acque possono servire d’ altronde utilmente all’ irriga- il zione ed anco a molti altri usi. f Nel considerare questo genere di lavoro sotto il punto 0 si di vista di un interesse più generale, gli amici della i; prosperità, per ogni ramo di amministrazione, veggono ì si con ammirazione questi canali che il governo, nelle in benefiche sue mire, moltiplica su tutti.i punti per ifo unire i fiumi ed i mari, ed aprire delle nuove comu- lpdo| nicazioni all’ agricoltura ed al commercio. ché| Questi importanti lavori danno motivo a grandi spese; Pr si possono nulla ostante eseguire con mezzi semplici e o più economici di quelli adoperati fino ad ora; questo è appunto quello che I° esperienza, ha provato, ed io mi sono fatto un dovere di rendere pubblico il risultato delle mie sperienze; io lo faccio con tutta. la confi- denza, perchè io possa facilmente mostrarne tutti gli avvantaggi. # E fi“RT‘anne cp sà ig— a ui pan rara 2=_” rr ir uu> eta ci 412 Ecoxomia Runace. Un ruscello cola su mici poderi, egli rende fertili delle belle praterie ed ha accumulato con delle succes- sive alluvioni delle terre di alluvione feconde e pre- ziose, ma questo benefico ruscello che abbellisce il luogo‘ove io sto a dimora, cagiona alcune volte dei disastri che‘nessuno fino adesso non ha mai pensato di prevenire; di raro si godevano le belle raccolte di foraggio che cresceva sulle sue rive; una inondazione copriva di fango in un istante la fresca erba che faceva la speranza del coltivatore e lo privava delle sue prov- vigioni d’ inverno nel momento stesso di raccoglierle; Je terre vicine che promettevano una ricca messe, di- ventavano un lago fargoso e le raccolte erano anni- chilite. Jo avea fatto il progetto, sono molti anni, di met- tere fine a questo flagello che si rinnovellava troppo spesso, e l’ ho posto in esecuzione. Ora renderò conto di questo lavoro, nella speranza che l’ esempio mio potrà divenire utile al mio paese, e che risveglierà forse l’attenzione degli uomini illuminati che il governo chiama alla direzione delle sne belle intraprese. Il mio ruscello, che ha ia sua sorgente nel territorio di Fersailleux, cola in una bella vallata fino a Maxi- mieux, egli attraversa la gran strada, si dirige in se- guito dal nord al sud nella pianura di Valbonne, e scompare a qualche distanza infiltrandosi in un fondo di rena che forma la base di questa vasta pianura. Allorquando egli è gonfio per le acque pluviali, egli si spande con violenza sulla campagna e lascia delle trac- cie funeste del suo passaggio., La mia prima cura è stata quella di contenerlo nel suo letto; io raddrvizzai tutte le sinuosità che potevano rallentare il suo corso; ho strappato i vecchi alberi ed fertili Ucces. torio Maxi: In se ne,€ fondo anura, egli si e trae 0 nel ‘evano on) ol ca CamaLi, Fosse e SrrApr. 413 i cespugli che ostruivano i suoi bordi; ho allontanate le sue rive ed ho formato, a cinque e sei piedi di distanza, degli argini, l’ altezza dei quali è calcolata sul livello il più elevato delle grandi acque. Allora quando il ruscello esce dal suo letto, trova fra gli ar- gini uno spazio sufficiente per contenerlo. Giovani pian- tagioni di pioppi di Virginia, di frassini e di salici sono state disposte al loro piede per proteggerli contro la corrente(1). (1) Intento, poteri finali, mezzi di esecuzione, di- sposizioni naturali, sussidj artificiali sono le condizioni senza le quali non si potrà mai progettare l opera divisata. Queste condizioni sono appunto come le mem- bra che compor debbono un corpo. Noi si formiamo il pensiero che un’ acqua servire potrebbe ad irrigare un fondo; ecco in primo luogo un intento che noi ci proponiamo. Ma posto questo intento, st domanda se quest acqua è di buona qualità ed è bastante al biso- gno. Ecco in secondo luogo la ricerca sui poteri finali di quest acqua. Scoperti i poteri finali viene la do- manda in terzo luogo se vi sieno sufficienti mezzi fisici e pecuniarj per guidarla ove fa duopo, e quali steno questi mezzi; ecco una terza ricerca riguardante L mezzi esterni di esecuzione. fissati questi mezzi si do- manda se la massa dell’ acqua abbia tanto peridio e di spinta naturale da servire, mediante la strada fis- sata, all’ intento proposto. Ecco una quarta ricerca che riguarda le disposizioni naturali ed ingentte del soggetto a prestarst al proprio intento. Scoperte queste propizie disposizioni, si domanda cosa si dovrà fare 4 n—_eGGGiÉiÉEEÌ TT lEBECes5psn ee—=== 414 Economia RuraAtr. Nunserose chiuse furono costruite a certe delerminate distanze sul ruscello per godere a piacimento delle sue acque fecondanti. Ogni prateria è munita di un edifizio con imposta di legno che loro lascia il passo quando REERIZE O TE elleno sono utili, e che si chiude ermeticamente tosto che diventano nocive. All’ estremità di queste praterie, che hanno più di un quarto di lega di lunghezza, si trovano le terre di alluvione che bisognava altresì preservare e che formano. una valle di una lega. È, Io avea raunati al principio i numerevoli proprietari interessati nella mia intrapresa. Io avea da essi ottenuto il consenso di agire parimenti sui loro propri fondi, e la promessa di una indennizzazione quando il mio : lavoro sarà terminato e coronato di un pieno successo. i ti Io mi occupai allora dei mezzi di distornare le acque i superflue, ed io ebbi il bene di incontrare su i miei i poderi, al centro di questa arida pianura, un antico per rattenere la deviazione o la dispersione della cor- rente e per conservare l’opera nostra. Ecco la quinta ricerca riguardante i sussidj artificiali.£” analisi. non è compiuta se tutto il soggetto non€ fatto presente. Ma l'attenzione non può tutto esaminarlo se tutto non è presente. Ora perchè tutto il soggetto sta. presente all’ utteazione si richiede che tutte le condizioni neces- sarie sopra avvisale sieno costantemente alla mente, ed allora nell’ eseguimento dell’ opera divisata:e progettata non si troveranno nè intoppi, nè deviazioni da farci giugnere a qualsiasi altro fine. ( Nota del Compilatore). Minate le sue difzio lando tosto 950, al ue mel Lico cOn quinta iL tION esente. fo non resente neces: Ile, ol octtaia a I fara re), Camair, Fosse e Strane. 415 letto della riviera d’ Ain, il cui fondo è una rena pura, ricoperta di alcuni pollici di terra. Il livello mi ha fatto apprendere che il terreno è più basso di molti piedi, che il letto del mio ruscello. Non si trattava più di aprire un canale bastante per ricevervi le acque sovrabbondanti del mio ruscello, giacchè io sono convinto che esse saranno facilmente contenute nel vasto bacino, che si infiltreranno pron- tissimamente e lasceranno uno strato di fango che col tempo renderà fertile questo paese. Un bacino parallelo a questo potrà, in un gran numero d’ anni, ricevere a sua posta il beneficio delle inondazioni. Questo canale ha duecento cinquanta tese di sette piedi e mezzo; la sua profondità è, nella più gran parte, di cinque, sei e sette piedi; in alcuni luoghi di tre solamente. La sua apertura è di quattordici piedi in alto; la sua larghezza al fondo di cinque a sei piedi nelle parti le più profonde, e di otto a nove in quelle che lo sono meno. Io non ho creduto opportuno di dare alle sue rive l inclinazione di quarantacinque gradi, che è necessaria per prevenire lo scoscendimento; io ho preferito di lasciare alla natura la cura di formare il peudio il più conveniente. Io ho chiamati sal luogo molti capi’ dei per contrattare con loro il valore di questo canale; io esigeva che le terre degli scavi fossero livellate e so- spinte lungi dalle rive. Nessuno volle incaricarsene a meno di sei franchi la tesa corrente, ciò che faceva ammontare la totalità a mille e cinquecento franchi. Molte persone sperimentate hanno giudicato che eglino non avrebbero guadagnato molto a questo prezzo. gere«en copie Lp n LS pi —Treorroceo== rca came î A= n li Ar == II ZA 2 416 Economia Ruratr. Io ho voluto tentare dei mezzi più economici per giugnere al mio scopo ed il risultato a provato che io vi sono compiutamente riuscito. To adopero comunemente per la coltura delle terre un aratro forte con avanti due ruote, come quello che è usitato nel nostro paese. Il vomero è acuto ed ha la forma di conio; l’ orecchia è mobile, essa è fatta di un pezzo di asse, Imaginai di far aprire il fosso da questo strumento, dopo avere prima di ogni cosa tracciato il mio canale. Io non mi lasciai perder di coraggie dalle cattive ap- parenze del terreno che non presenta sotto uno strato di terra molto sottile che un fondo di ghiaja molto grossa, mischiata di selce, di cui alcuni massi pesano più di un quintale. Io ho fatto attaccare sci forti ca- valli, e tre uomini sono stati costantemente assisi sul manico e la pertica dell’ aratro per tenerlo fermo in terra, allorchè incontrava questi enormi ciottoli; senza questo peso egli sarebbe stato spesse volte ributtato fuori dal solco, e si sarebbe rolto molto più facil- mente. Un carradore era oecupato a me dappresso in altre Opere per trovarsi sempre pronto al bisogno. Egli aveva tagliato, per qualunque evento, dei pezzi di ricambio, poichè io mi aspettava vedere rotto un aratro tutti i giorni, ed anco di questi ne teneva uno sempre pronto. Io collocai al seguito dell’aratro trenta e fino a cin- quanta opera) armati di pala; nel mentre che si lavo- rava una metà del canale, essi gettavano sui bordi le terre dell’ altra metà; I’ aratro e gli operaj si succede- vauo in tal guisa alternativamente. e sono discesi fino alla profondità indicata dal livello. Due aratri situati sui bordi respingevano le terre che gli operaj ammon- n Mimi«<= Gi“““&- ri Canari, Fosse e Strane. 417 A ticchiavano. Coen questo processo economico io sono che arrivato in tre giorni a livellare ed a spingere tanto lungi Je terre da non temere alcun scoscendimento. re Ho incontrato uno strato di pietre, delle quali le le più piccole erano della grossezza della testa di un "a uomo; a malgrado questo ostacolo, lo stesso aratro ha i resistito e non ebbe bisogno che di alcune piccole ri- parazioni. L’opera mia è stata terminata nel mese di novembre del 1821 in tredici giorni e quivi unisco il quadro di tutte le spese IONE DINI ) È H i 482 Giornate d’ opera) a 1 fr. e 20. senza alimento" 0. 602 fr. 5o c. i 4 13 Giornate di aratro per lo sca- i ul vamentoi,‘al#bo ue, risg+1 190— È i i 6 Giornate di aratro per livel- TA k lare le terre scavate: le mule Ù essendo meno forii che per ih il precedente‘sono stimate p ì DIP ER) hi 48_ k Q=Riparazioni call’'aratro i. 6— È Ure} si i Totale#86. fm. dove: £ DIO, Herz CEE ATEI PATTI lati n( Sarà continuato SE nto. MMM cin: apo» Il sesso non esercita la sua azione fecondante sulle fo- ile glie esclusivamente; esperienze di‘ J.“P.'M. Limovzin. ed: Lamorne farmacista ad Alby, ec., cc. fino pal Dopo che il signor Soquet, vecchio professore di ca chimica, ha pubblicato il risultato delle sue sperienze Tol. TI. 27 @er__rcrr—r—________j, sr pr so iii — Eve Sy — rr ee drei | Ù i 99° 4 18 Economia Renate. relativamente all’azione del gesso sulle foglie di alcune piante che costituiscono le praterie artificiali, dopo che egli ha stabilita una teoria dedotta da questa slessa azione e che egli l’ha presentata come una conseguenza necessaria, la maggior parte dei giornali scientifici, organi delle società di agricoltura ed altre sapienti compagnie, sul rendiconto dei lavori della società di Lione dato dal signor Grognier si sono affrettate iu tal guisa di farli conoscere e di propalarli. Egli è in questo modo che gli annali dell'agricoltura francese; quelli delîa società d’agricoltura e commercio di Charente; le Effemeridi della società di agricoltura< del dipartimento dell’ Indre; il Memoriale. universale elelle scienze e delle arti; la Raccolta agronomica della società di Montauban, ec., sanzionando in qualche modo la teoria dopo avere adottato il principio, sem- bravano appoggiare con tatta l’ autorità e tutta TV in- fluenza della loro giustamente meritata riputazione, un fatto altrettanto più importante, in quanto che egli si trova in opposizione con le’ idee ricevute in fino ad ora e che per ciò solo meriterà almeno di essere esa- minato. Se non si fosse trattato che della teoria messa fuori dal signor Soquet, noi avressimo lasciato al tempo ed all’ esperienza la cura di ammetterla o di rifiutarla, per- suasi essendo noi che le teorie in agricoltura, non possono in oggi sedurre il più gran numero per la sem- plicissima ragione che non è il maggior numero che attacca dell’ importanza, e che inoltre egli è facile di stabilire la verità dei risultati pratici col mezzo di una esperienza comparativa. Ma siccome la quistione è di un errore di fatto materiale e positivo, e che si tratta di una esperienza che si trova manifestamente in oppo- giz10ne credut per È gli ag1 de fa del pri 810001 pell' ion sorivtre. e cod al srlloè da dlew cosa cl non 2 sentali ne,€ egli è Do signor fede| veder vent 200! Pi ad u non glie, mette e che quell ste st amme altre RSI NO TZ ZI: ; A alcune po che Stessa SUenza bifici, Dicnti a di oltura mercio icollura: niversale ica della qualche DO, sem» atta Ì Il Ione, UN she egli«i n fino al essere eil: messa. fut | tempo© jutarla, pel tura, 00 per la sene qumero ce è facile di rezzo di Da stione€© she sl prati ate Il 0): e TER susa Gesso. 419 sizione con la verità e con|] Opinione ricevuta, io ho creduto, e per l'interesse di questa stessa verità, e per l'interesse della scienza, di dovere meltere a parte » gli agricoltori ai quali questa discussione può interessare dei fatti, all’ appoggio dei quali io dimostro il VIZIO del principio asserito dal sio. Soquet. Siccome la buona fede deve essere sempre supposta nell’ uomo indipendente che non èé punto forzato di scrivere. cerlissimamente io l’ammetto nel sig. Soquet, e con altrettanto più di ragione in quanto che il suo scritto è improntato di questo carattere, ma sedotto forse da alcune circostanze particolari o per qualche altra cosa che egli avrà creduto scorgere, tal’ altra che egli non avrà osservato, tal caso che gli si sarà 0 no pre- sentato, qualche errore di calcolo. qualche ommissio- ne, ec., tutto ciò può averlo condotto al lermine ove egli è giunto e nel modo. che egli vi è arrivato. Dopo questa necessaria spiegazione io pregherò il signor Soquet di volere bene accordarmi la stessa buona fede che a me piace di riconoscere in lui, e di non vedere in questo lavoro altra cosa che la ricerca deila verità dettata da questa stessa buona fede che deve accompagnare le discussioni di questa nalura, Per non restringermi ad un solo caso, ne limitare ad una sola parte l’azione fecondante del gesso, io non voglio negare che essa non abbia luogo sulle fo- glie, abbenchè questo non mi sia dimostrato; io am- metterò egualmente, se si vuole. che essa sia generale e che si eserciti su tutte le parti.«ella pianta, ma quello che io hiega, sie la sua azione esclusiva su que- ste stesse foglie per contatto immediato: ciò che.io non ammetto, si è l’astrazione totale della sua azione su le altre parti del vegetabile 0 parimenii su la terra, per ill ul n) SETS EI 420 Economia Rurarr. esercitarvi gli effetti di fertilizzazione che devono fe- condare la vegetazione della pianta, e per istabilirvi con vantaggio le mie prove nell’ oggetto di cui ci ovc- cupiamo, io mi servirò d’ appoggio l’esperienza unica, ma vittoriosamente decisiva, ed eccola: Si unisce ad un certo volume di acqua una. sufîi- ciente quantità di acido solforico in modo che il mi- scuglio abbia un sapore acido simile a quello dell’aceto ha)..... forte; l'unione deve essere fatta in tinozze ed agitati 1 liquidi nel momento che si effcitua perchè I acido che è più pesante dell’ acqua non rimanga al fondo ] del vaso,€ si mischi con:piutamente: si deve traspor- tare sul luogo che deve servire all’ esperienza, e si versa il miscuglio sulla prateria artificiale, osservando che 1° inaffiamento non penetri nella terra che un pol- lice circa. Egli è una condizione assolutamente neces- saria alla dimostrazione che il suolo sia di natura cal- care, per la ragione che già siamo obbligati conoscere, ma di cui io parlerò ben presto. Se una leggiera pioggia succede a questa operazione, essa sarà propizia, nell’in- tenzione che essa toglierà l’impressione che l'acqua aci- dula avrà potuto fare alle foglie, sulle quali del resto non fa che scorrere quando esse souo pubescenti e ricoper!e di una lanugine velutata e setosa che le difende. Nel caso in cui il tempo non sia piovoso, si farà l opera- zione alla sera per dare il tempo al liquido di pene- trare nella terra e per evitare che il calore del giorno non svapori troppo presto l'umidità e non concentri P acido prima che egli abbia potuto combinarsi(1). I nesta esperienza è del numero di quelle che }] Grsso. 421 Ta combinazione dell’ acido con la calce della terra Von Le X È)... e 0 f calcare è precisamente quella che costituisce il. solfato stabilipyi A o k È Ò tabilinvi di calce o gesso propriamente detto; è dall’ intima Uci oe, unione e dalla reciproca penetrazione di queste due i Umica, sostanze che risulta questo prezioso prodotto, questo singolare agente di fertilizzazione, questo generatore sufii- onnipossente di una maravigliosa vegetazione. I mi- lo ho operato solamente sulla lupinella( Redysarun "aceto ocobrychis), più conosciuta da noi sotto il nome pro- agitati prio di medica, che appartiene al medicago sativa. Po- | acido chi giorni dopo la pianta acquistò nel suo fogliame fondo una intensità di color verde ben più carico che quella non traspor- sottoposta all’ esperienza; ben presto la si vide alzarsi 2a,€ SI al disopra di questa ed acquistare progressivamente un sservando grado di vegetazione sorprendente. e un pol Questo fu nell’anno 1820; questi effetti si sono te neces: perpetuati nell’ anno 1821, in cui la pianta ha soste- atura cal nuto la sua vigoria ed il suo sviluppo, ciò che mi fa conoscere, sperare la loro permanenza per l’ anno successivo. era pioggia| Come si potrà dire ora se questa prodigiosa vegeta- ja, nell’ l'acqua aci lel resto non i e rico furono fatte a Versailles nel 1805 dal signor Godon V:fende. Vl de Saiot-Memin, che si è incaricato di stabilire su dei farà l'opre fatti una teoria dell’ azione fecondante del gesso; essa lo di pae è riuscita compiutantente, ma non fu interpretata come e del gono ella è qui da questo chimico. Lo stesso Godon de Saint- on conati Memin seminò ancora due sorta di solfo in polvere su sparsi(I del trifoglio, cioè di quello che era stato macinato in un mortaro e di quello che era stato sublimato. Questa DEL ultima qualità, che contiene dell’ acido solforico libero, produsse più effetto che la prima. h quell d x"È n A Se PECE———= siti="rr—e"=_= Rae sti : 422 Ecowomia Ruratr. zione di lupinella è dovuta all’azione ed all’ immediato contatto del gesso sulle foglie. In questa esperienza una mollecola, un atomo di gesso non le ha tocche; egli non si è formato che al momento in cui Vacido sua versato sulla terra, ad un’ epoca in cui la vegetazione era quasi nulla, all’ incominciamento di marzo, ed al- lorquando le forze vitali si trovavano in qualehe modo paralizzate. Non si altaccherà senza dubbio a questa meschina circostanza che la caduta del liquido o la troppo gran forza della pioggia che sopravviene abbia potuto far sal- tare del solfato calcare sulle foglie; quesito sarebbe in troppo piccola dose; ed altronde, all’ epoca della mia esperienza non vi fu che una forte nebbia nella notte, e non è caduta pioggia che molti giorni.dopo, allor- quando la lupinella aveva già provato gli effetti dello inaffiamento; per la qual cosa egli è necessario di con- chiudere(e qui la conseguenza è, e non può esser più giusta) che, poichè la lupinella ha prosperato al di là di qualunque aspettativa nelle circostanze che io ho sapportate, la causa non potrà essere imputata, come l’ha creduto il sig. Soquet e come è stato ripetuto dopo lui, all'effetto del gesso sulle foglie. Dopo questi fatti si potrà dimandare ancora se la nullità dell’ azione deve strascinare seco la nullità della teoria..... Io non arrischierò troppo per non spingere la diseus- sione al di là dei limiti che mi sono prescritti ed in seguito smarrirmi io stesso, nè far dividere agli altri gli errori miei a questo proposito: questo non sarà adunque che come dubbio, come ecngettnra che io presenterò le ipotesi ed i ragionamenti, dei quali i0 avrò bisogno onde sorreggermi per discutere la materia della quale ci occupiamo, i] ì DI er re= ra Gesso.»-- Avena. 4253 mediato In tal guisa, senza ricercare se l’azione del gesso 15» deve essere considerata in una maniera assoluta o par- Di egli ziale, generale o limitata a tale o tal’ altra parte del Dal vegetabile, lasciando ad autori, che noi rispettiamo d’ al- lazione tronde, il modo di riguardare come miglioramento, ed al. come ingrasso, come promotore della putrefazione, come, modo stimolante con il signor marchese di Barbangois, come È| stittico con il signer Parkinson, ec., non si potrà pre- hina sumere che egli è nel rattenere l’ umidità e nel man- gran tenere la freschezza che il gesso diventa promotore ‘sal. della putrefazione, nell’ agire sulle particelle vegeto- Je In animali disorganizzate, o humus, che si trovano di già ma nella tetra, e nel provocare delle combinazioni perfet- note, tamente adattate all’ assorbimento ed all’ assimilazione allor vegetale; effettuando in tal modo un insieme, una ac- dello cumulazione di circostanze non possibili più favorevoli di con» alla vegetazione, e presentando un’ azione complessa, er più| la cui energia del resto può essere più 0 meno dipen- I di la L dente dalle cause locali e dalle influenze atmosferiche? io ho a Con( Sarà continuato). to dopo | fatti si AMAVA ANY ne dere Precauzioni nell'uso dell’avena nuova per il nutrimento a diseu» dei cavalli. ti ed in gli al Particolari circostanze possono obbligare le armate, non: sarà quanto per le differenti località, a far mangiare|’ a- ‘che 10 vena appena raccolta; noi crediamo di dovere con- quali D trasseguare 1 cattivi effetti che possono essere prodotti i male da questo nutrimento adoperato troppo presto o senza precauzioni ed indicare i mezzi onde prevenirli, dci è"= fe ra" etti= » ati= ì ta e,- ro Je—«ns ca= A>= suora nio.— È 124 Economia Ruratr. quali mezzi una lunga esperienza ha assicurato l’ effi- cacia. Lavena amministrata troppo recentemente tagliata e battuta occasiona ordinariamente gonfiamenti, dolori di ventre o coliche, indigestioni, vertigine e Ila morte. Se il grano non è rasciugato, egli è più molle,. più tenero, gli animali o non lo masticano o lo masticano poco, egli si gonfia e fermenta nello stomaco o negli intestini, e vi si sviluppa del gas che da luogo‘agli accidenti che abbiamo nominati. Si potranno prevenire questi accidenti con V ammi- nistrare l’avena con la paglia o in grappoli per qualche tempo, la porzione data in questa maniera sarà ridotta a mezzo stajo. Egli è facile di determinare la quantità di avena necessaria d’ amministrarsi in ragione di mezzo stajo in grappoli: si prenderanno venti covoni d’ avena, essi saranno pesati e battuti; il prodotto sarà misurato; egli darà il risultato di venti covoni eguali rimasti in grappoli ed il peso proprio a formare il mezzo stajo sarà determinato dal peso di ciascun covone battuto. Gli avvantaggi dell’ avena data in paglia© in grap- poli sono fondati, 1.9 su ciò che la paglia d’ avena nuova o fresca è essa stossa un buon nutrimento che i cavalli appetiscono bene; 2:90 ehe questa paglia esige una masticazione più lungo tempo continuata di quella del grano solo che i cavalli ingordamente trangugiano quando è nuovo; questo grano è meglio masticato, egli 0s’ accumula eno nello stomaco o negli intestini, e non produce i cattivi effetti che si osservano- quando è dato solo; 3.° finalmente la porzione ridotta a uiezzo stajo sl irova avvantaggiosamente supplita e al di la dalla paglia del covone che è sempre mangiata «in più o meno grande quantità. A | Avena.-- Buory. 25 eli Egli è necessario di aggiugnere all’ avena, allorchè si amministerà sola e nuovamente battuta, un buon ta e pizzico di sale di cucina per la porzione di un cavallo; i di egli facilita la digestione ed impedisce i cattivi effetti arte, del grano nuovo.‘Si continuerà l’uso fino al comincia- più mento di novembre, allora|’ avena essendo asciugata, no i suoi cattivi effetti non saranno più a temersi. li La paglia di avena nuova data alle vacche occasiona li| attresì alcune volte i gonfiamenti, il meteorismo;. sl | potranno prevenire questi effetti inaffiando la paglia le| prima di darla con un poco di acqua salata; quando le| il sale è scarso o a caro prezzo, con un poco di liscivio Ma i di cenere, cata| MV tajo| essi Sul modo di attaccare i buoi. Lettera del sig. Fawne, to;| medico veterinario, ai Redattori degli Aunales d'agri- IN culture. tao n Ho letto negli Annales de l’agriculture una nota del grab: signor //uzard figlio sul tiro dei buoi con la collana. avena Il modo di attaccare o il miglior uso delle forze è giiche una delle quistioni importanti. dell’ economia rurale. un Molti si sono occupati della linea del tiro tanto relativa- qula mente agli aratri, quanto ai carri, ma il modo di at- grano taccare i buoi è una quistione quasi nuova, non perchè fon si sia poco detto, ma perchè quelli che ne hanno scritto Si sono stati la maggior parte imbarazzati di fissare un sl giogo, di passare una collana 0 di conoscerne i difetti. dott Se egli è possibile di accompagnare con perfetta SN eguaglianza; la questione del modo di atiaccare di pil preferenza sarà facilmente risolta, e non vi sarà che a ; di n 3= ti 4 n-_- So i din dir) corse nidaità aa 426 Economia Rurite. provare col mezzo del dinanometro all’aratro ed ai carri di struttura differente su terreni piani e su delle incli- nazioni di differenti gradi un pajo di buoi assuefatti alla colonna ed un pajo abituati al giogo, il risultato sara certo; non vi rimarrà che a raflrontare la dif- ferenza delle spese pecuniarie, della maggiore o minore facilità. Ma questa esperienza è impossibile quando anche si abbandonasse|’ idea di una esattezza geome- trica, perchè gli ostacoli sono insormontabili, e di molte specie essi sono. Indipendentemente della corpulenza, della forza, del peso, delle forme esteriori, della densità dei tessuti; della maggiore o minore irritabilità e contrattilità che distingue ogui individuo, vi esiste ancora una somma di vita, d'energia e di coraggio indipendente dalle pro- abilità risultanti delle proporzioni, la quale è ancora più o meno sostenuta dalle forze digerenti ed assimila- trici, e varia dal più al meno d'’ intensità. Finalmente per essere più conciso, oltre la difficoltà di riunire due buoi eguali di forze e di forme, vi ha ancora l’ impossibilità assoluta di accompagnare d’idiosincrasia e cli earattere. Si comprende bene che la difficoltà di accompagnare tre o quattro buoi, raffrontata a quella di accompa- gnarne due, non è nella proporzione numerica di un terzo o una metà; egli è forse dieci volte più difficile di accompagnare tre buoi che di accompagnarne due, e cento volte più difficile di accompagnarne quattro. Per diminuire la difficoltà si dovranno fare le esperienze collo stesso pajo di buoi? Questo non è possibile, 1.° per- chè se essi sono assuefatti a tirare con il giogo, tire- ranno meno naturalmante con la collana e viceversa; 2.°‘perchè se essi sanno tirare in due maniere, le dif fi; Buor. 429 citi fcrenti proporzioni di un animale lo rendono più o oli meno proprio per LE sistema che per un altro, oltre DI la differenza i cui SUL delle forze è divisa nei di- nh versi individui; egli è in tal guisa che un uomo che A ha le dita o le braccia fortissime, può avere le anche #6 o le gambe deboli, e che spesse volte una donna porta n più lungo tempo e più facilmente un peso sulla testa Ò ch'essa non lo potrà fare in tutt'altro modo; 3.° per- 5 chè, nella supposizione che i buoi attaccati di fronte ì ivano seco, cen una delle maniere conosciute, un più gran peso che con l’altra, bisognerà stimare ch’ ella è stata la frazione adoperata della totalità delle forze e consecu- È tivamente quale è il grado di dissipazione delle forze i generali prodotto dall'uso della collana o da quello del si giogo. Così, per esempio, due buoi possono tirare un È decimo di più con le collane o con i gioghi, e farlo de a pura perdita se eglino vi provano un decimo di fa- Li tica maggiore. Dte La quistione di cui si tratta dovrà essa adunque es- sisi sere giudicata in una maniera generale presa da una DO lunga pratica e continuata? Questa maniera non induce asia a convincimento il lettore, bisognerebbe supporre in lui troppa dabbenaggine. Cosa non si è detto? Cosa ol non si è scritto? o piuttosto qual’ è in agricoltura DIS l errore che non potrà essere sostenuto da alcune cita- li un zioni? Eceo adunque una quistione d’ agricoltura pu- file ramente pratica che non può essere risolta che dalla die, teoria, ma questa teoria non dee comporsi di astrazioni [r0.. speculative, ella deve avere dei fatti positivi per base, vente la legge della dinamica per regola e 1 esperienza per “per prova. tire La classe di agricoltura della Società per 1’ avvanza- rsa; mento delle arti a Ginevra pubblicò,| anno passato, dif i= î diet ren Pre e a ire= ZE= I 428 Economia. Rurate. il programma di un premio per la miglior memoria sulla convenienza di adoperare le vacche all’ aratro e al tiro, e loro sostituzione o loro intervenzione ai buoi per quest’ oggetto. Il modo di attaccare era compreso nel numero degli articoli, dei quali i concorrenti do- vevano occuparsi; io ho mandata una memoria al con- corso. Io ho estratto dal mio manoscritto il titolo HI, consacrato a quest’ oggelto e vi prego iuserirlo quando lo giudichiate utile in uno dei prossimi numeri. Qua- lunque sia'il merito della memoria del signor Zuzard, la quistione è di una grandissima importanza, perchè i motivi che io espongo e le conseguenze che ne de- duco possono essere di qualche utilità, per la sola ragione che l’ opinione mia è tutta contraria a quella di questo giovane veterinario, in cui l'istruzione supera l’ età, ed a fronte del quale io ho lo sfavore, ed il vantaggio di avere trascorso molti anni all’ aratro. Io potrò aggiugnere che la mia memoria è stata co- ronata(1); che fra cinque al concorso, due avevano schivato la quistione e che gli altri due provvisti da due vecchi agricoltori pratici, la cui penna è facile e le opere conosciute, avevano dato la preferenza alla collana, abbenchè l’autore di uno, facendo lavorare coi gioghi, richiami alla meute il meliora probo, pejora sequor. Potrei ancora citare alcune linee estratte dal processo (1) Rapporto fatto nella seduta pubblica della società delle arti, in nome del comitato di agricoltura, dal signor Pictet-Diodaly presidente, il 20 giugno 1822. 4 Ginevra dal signor Paschoud stampatore-librajo. Buor.{29 verbale, delle quali il comitato mi ha indiritta copia. « Il comitato ha trovato il numero 2 estremamente com- pleto, logico e ben fatto. L’ autore fa l’ esposizione dei princip] profondi e chiaramente espressi, dai quali egli deduce risultati e conseguenze positive. La quistione relativamente al miglior modo di attaccare glittertsem- brata sopra ogni cosa benissimo trattata.....+» Noi ci occupammo, il signor Huzard ed io, dello slesso soggetto, e ad un dipresso nello stesso tempo e pensando assai differentemente. Io ho il vantaggio, in confronto del sig. Huzard, di averlo letto, ed abben- chè il mio convincimento npn siasi cambiato; questa lettura mi ha messo in grado di molte cose che io avrei potuto approfittare, ma che ciò facendo avrei mostrato poca generosità. Io presento adunque letteral- mente l’ intiero capitolo, sul merito del quale| otte- nuto premio non mi fa illusione, poichè è il contenuto della memoria presentata, e non il paragrafo che è stato coronato. lo lascio che di questa lettera disponiate, se essa può servirvi senza soffrire di troppo falcidia, mi sara molto aggradevole di vederla trovare posto in una col- lezione che sopravviverà a tante allre, e che si com- pone di pumerevoli pagine classiche alle quali io sono debitore di molta riconoscenza. Io mi compiacio parti- colarmente di avere l oecasione di esprimere i senlimenli di particolare rispetto con cui ho l'onore di dirmi, ec. ( Sarà continuato). TT tino x TETTE EV 430 Descrizione di una macchina per segare Saint-Louis, sono atterrati. su queste due macchine, si è espresso nei seguenti modi: state immaginate per quest’ oggetto. La sega di tagliare 1 pali sotto l’acqua, la quale serve nei lavori pubblici dei ponti ed argini poggiare un cassone v pilastro di ponte è della stessa specie, Economia RuraLe. piedi, inventata dal sic Il signor Z/acks, meccanico, abitante in Parigi cours strada di Faubourg-Saint-Antoine. van- taggiosamente conosciuto per molte invenzioni importanti che noi faremo di immaginato da poc uno ha per sogg pubblico diritto successivamente, ha o tempo due meccanismi, dei quali etto di segare gli alberi ancora in piedi nelle foreste, e l’altra di tagliarli in pezzi quando Il giovane signor Molard incaricato dalla Società d’ incoraggiamento di farli un rapporto Queste due sorta di macchine sono state comandate da un particolare della Nuova-Orleans che deve servir- scne per tagliare i legnami che egli possiede in questo paese. Prima di spedirle per la loro destinazione. la esperienza è stata fatta alla presenza dei commissar] della Società su dei pezzi di legno di quercia secco, avendo 18 pollici quadrati, che il signor Z/acks aveva convenientemente disposti a questo effetto nel suo la- boratorio. « L'idea di atterrare gli alberi eon la sega invece della scure non è nuova; si vedono al Conservatorio delle arti e mestieri alcuni modelli di macchine che sono ma bisognava che una macchina destinata a gli alberi in gnor Hacks, meccanico a , per livellare il fondo su cui deve 9 ) MACCHINA PER SEGARE GLI ALBERI. das | gliare gli alberi di una foresta, nello stesso modo che a tagliarli in pezzi, fosse facilmente trasportabile e che il situarla vicino a qualunque albero fosse pronto e facile e sì prestasse alle diverse località. Te seghe del signor Hacks che si compongono di due parti distinte, la sega propriamente detta ed un maneggio a braccia d’ uomo, ci sono sembrate concepite in modo di adempiere tutte queste condizioni. i « Noi non daremo qui che la spiegazione del mec- canismo e lavoro della sega per atterrare gli alberi, di cui si vede il piano e elevazione, tavola 11, figu- re.1,,3,:93,,4 e. 5. La seza a tagliare so peszi, che noi riguardiamo d’° altronde come meno importante della prima, non differisce che per una disposizione Ja quale gli permette di agire in un piano verticale, 0 per meglio dire perpendicolarmente alla direzione di un al- bero colcato per terra, mentre l° altro fa il suo lavoro seguendo un piano orizzontale o ad un dipresso. « Così, come noi l’ abbiamo già detto, un pezzo di legno di quercia secco di 18 pollici di diametro, aven- i do per conseguenza 324 pollici di superficie, piantato ) verticalmente in terra, come é ordinariamente un al- bero, è stato costantemente tagliato a diverse altezze a in tre minuti e mezzo. La macchina è stata girata da n due uomini con una celerità di manovelia di 30 giri per minuto; e siccome questa celerità si trova raddop- re piata dall’ effetto delle ruote dell’ incastratura dei denti | del maneggio, la sega faceva sessanta viaggi, e per conseguenza cento venti andate e ritorni nello stesso tempo. « Si sa che i denti delle seghe destinate a tagliare la legna in traverso sono aguzzati, egualmenre inclinati da una parte e dall’ altra e lavorano nei due sensi. 132 Economia Rurate. Una disposizione che ci sembra soprattutto contribuire efficacemente ad accelerare questo lavoro, è una specie di oscillazione che la sega prova nel suo movimento di audare e tornare, e che gli fa attaccare solamente una parte dell’ albero, qualunque sia la sua grossezza, in luogo di. operare il suo lavoro su una sola e stessa linea diritta; ne risulta che la segatura è più facil- mente gettata fuori di linea, e che i denti non banno bisogno di uscire compiutamente dal legno per vuotarsi; ne risulta ancora che il peso che dà il movimento progressivo alla sega produce meglio il suo effetto e che si evita il taglio a onde che si vede nel segamento a mano, particolarmente nel legno duro e quando i denti della sega sono troppo ottusi, « Noi siamo indotti a credere, con il signor Z/acks, che il trasporto della sua macchina nelle foreste, ed il suo collocamento in vicinanza di ciascun albero che si vuole atterrare, non presenti difficoltà, visto che questa macchina si smonta e si rimonta con la più grande facilità, e che il peso di ciascun pezzo isolato non eccede la forza di uno o di due uomini. 11 situarla orizzontalmente non è assolutamente di rigore, ma egli è necessario ,. perchè ella faccia bene 1° operazione sua, che il piano della sega coincida con quella del maneggio, e che si‘abbia la cura di dirigerla in modo da scansare gli accidenti che potranno risultare dalla caduta dell’ albero, e che abbisogna d’ altronde puntellare e non far cadere che dopo aver ritirata la macchina. Il signor Zecks giudica che abbisognano 10 a 12 mivuli per situare la macchina sul suolo meno adattato. « L'esperienza fatta con la prima macchina che è . LIS stata costrutta avendo perfettamente corrisposto all’ a- MACCHINA PER SEGARR GLI ALBERI. 433 nre spettazione del particolare che 1° gveva comandata, egli Nola ne fece fare subitamente altre due più o meno grandi, Did all’ oggetto di poter tagliare in questa maniera i più d, grossi come i più piccoli alberi; lo stesso ne fece co- î struire un egual numero e della stessa dimensione per i tagliarli in pezzi. L« La lunga esperienza del signor Z/acks nell’ arte di distribuire|’ intersiatura lo rendeva capace a costruire ; le macchine di cui abbiamo parlato; e noi particolar- | mente ci teniamo molto contenti di avere procurato | quest’ occasione di porre ad evidenza, ed in pregio il notabile sapere che a questo scopo possiede. Noi abbiamo : veduto con piacere che l’ esecuzione corrisponde perfet- tamente alla buona combinazione del meccanismo. Lo stabilimento dei modelli per i pezzi di getto ha rialzato k, il prezzo dei primi un poco alto, ma attualmente egli Ud può rilasciarne a 2,000 franchi compresovi l’ insieme de del maneggio e della sega. si« Si vede alla tavola 11, fig. 1,2 e 3, il piano e le Rit due elevazioni di questa macchina che è messa in movi- Tato mento da un maneggio a braccia d'uomo, rappresentato varla in piano ed in elevazione dalle fig. 4 e 8. RE« La macchina si compone: 1.° di un telajo, fisso azione ABCDEEFG, situato orizzontalmente vicino al- la del l’ albero, Z che si vuol segare. H disopra dei pezzi di erla in legno in cima BC e/ G è guarnito di barre di ferro, isoltar la cui superficie superiore è spianata: sul traverso A 7 altronde si innalzano verticalmente i due stipiti 4 A che ser- rata la vono di sostegno nello stesso tempo al verricello ZL ed nano 10 al carro di ritorno L', fig. 3; 2.° di un telajo mobile o meno AM N O P, le cui estreme parti M. Ne OP portano al disotto dei galetti di rame che girano sulle stanghe a che è di ferro j, all’ oggetto di rendere il movimento più 0 alla Folk: IF. 28 1534 Economia Rurare. facile; queste stesse parti discendono ed incassano a diritta ed a manca i pezzi di legno del telajo inferiore BC.e l G in modo da forzare il telajo MN OPa moversi‘paralello da lui stesso. Su questo telajo sono fissati obbliquamente le quattro guide di ferro 0, 0) d, e contro la parte 77 P è montato orizzontalmente un leggero telajo e, f, g. Una corda 4, passata nella parte f, va da ciaschedun lato a fare il giro sotto il carro di ritorno Z', ed in seguito ravvolgesi sul ver- ricello Z. Un peso Q, attaccato ad una corda che si inviluppa in ua seno praticato alla circonferenza della ruota /è fissata sul verricello Z, sforza il telajo mobile MN O Pa moversi verso l’albero /; 3.° finalmente la montatura della sega S 7°, mobile nel senso delle guide obblique a, 5, c, d, e che riceve il suo movi- mento dell’andare e ritornare dal maneggio, fig. 4 e 5, con l’intermezzo dell’ asta X unita a cerniera nel punto 2. « Risulta da queste diverse disposizioni, che, mentre. il maneggio imprime alla montatura della sega, e per conseguenza alla. sega stessa, il movimento alterna- tivo, il peso Q la fa appoggiare*costantemente contro il legno che si sega e che si attacca per un movimento oscillatorio dovuto all’obbliquità delle guide a. d, c, d. « La costruzione del maneggio è semplice; il telajo disposto, come si vede fig. 4 e 5, porta un asse oriz- zontale di ferro con due manovelle X%, e sul mezzo del quale avvi una ruota con incastratura di denti ad angolo? di ferro fuso. Questa ruota ne conduce un’ altra simile 0, ma il cui diametro è minore della metà e che è montato sull’ asse verticale a trapano a mano m, che si trova disegnato a parte, fig. 6. Un volante n, di ferro fuso, del peso di circa 200 libbre, MACCHINA PER SEGARE GLI ALEFRI. 436 ni i è attaccato sull’estremità inferiore di questo asse. Tutti Feror i cuscinetti ed anco il dado su cui gira l’asse verticale OP a sono di legno di guajaco. Il signor Zacks ha ricono- sono sciuto per esperienza che essi. valgono meglio, durano } o, più lungo tempo e non hanno bisogno sì frequente- ente mente di grascia come 1 cuscinetti di rame. ella« La celerità di una ruota girata direttamente da ll un uomo essendo di circa trenta giri per minuto, l’asse fer verticale a trapano a mano che fa andare e ritornare si Vasta XA, farà qui, per l’effetto dell’ imboccatura dei ella denti, sessanta giri per minuto; vi saranno adunque bile cento venti colpi di sega nello stesso spazio di’ tempo. rente Un albero secco di 18 pollici di diametro è stato co- delle stantemente tagliato in quattro minuti, la macchina novi- essendo messa in movimento da due uomini.» Selo i pel entre ae Iterna- contro rimento LL | telajo se ont: e sul di deuti conduce ne della pano a 6. Va Libor, » a+ 2)= SUE e ine=— Zio==> È Boa te Sl re, è—rY>_—_—m mete- e ART E sC4ONSO MIC HE Birre economiche, del signor Bosc. In una memoria sul modo di ridurre in zwcchero Te fecole, coronata dalla società reale e centrale di agri- coltura, il signor Dubrunfaut insegna il modo di fare con l’ OrZO, la fecola del pomo di terra e l° acqua, il primo avendo la facoltà di convertire la seconda in mucoso zuccherino fermentabile, una birra molto eco- nomica e assai gradita. Il signor Silvestre, che da molti anni*si occupa dci mezzi di dare ai coltivatori, principalmente in tenspo del gran caldo, una bevanda alcoolica adattata a so- stenere le loro forze ed a preservarli dalle malattie alle quali essi in quell’ epoca vanno soggetti, ha dato a questa scoperta del signor Dubrunfaut tutto il valore che me- rita, e ha fatto, di concerto con questo chimico, le esperienze alle quali io sono stato chiamato ed i risul- tati delle quali sono stati dei più soddisfacenti, con:e l'hanno giudicato non solamente i testimoni che l'hanno provata, ma tutti 1 membri della Società reale e cen- trale di, agricoltura che nella seduta sono stati messi in situazione di poterne dare il loro giudizio. Jo mi sono incaricato di annunziare quest utile sco- perta al pubbiico e di far precedere la ricetta datami dal signor Dubrunfaut per| indicazione delle tre pre- parazioni delle birre poco conosciute, n) Birre Economicne. 437 Metodo di fare la birra di famiglia in alcune parti della Fiandra. 1.° Si fa germogliare l’ orzo, dopo lo si lascia seccare, poi si mette al mulino e si riduce in grossa farina; questa, dopo alcuni giorni di riposo ,, serve 0 le a formare una pasta che si fa cuocere per lo spazio di gri- due ore in un forno ben caldo, indi si taglia a fette, fare poi si pesta e si mischia con piccola quantità di acqua. es] 2.9 Il tino deve essere preparato in una maniera AT analoga a quella che serve per fare il liscivio, forato a al fondo in modo che si possa chiudere ed aprire con un cocchiume; dei bastoni situati a due pollici di distanza pa dei gli uni dagli altri stanno sul fondo; tetipo paglia di segala sparsa superiormente di una cesta di sì coprono con Ni minuta paglia, e su la quale si mette la pasta d’ orzo walk germogliato preparata nel modo che abbiamo detto. quest 3.° Per fare la birra alla sera bisogna incomin- ine ciare ad impastare a mezzogiorno e fare una specie di pane rotondo della grossezza di un pezzo di tre libbre. La pasta deve essere levata dal forno una mezz’ ora dopo che il luppolo è cotto. p ki l'han 4.9 Il luppolo deve essere tenuto nell’ acqua bol- Ci lente per due ore, dopo egli deve essere versato e cel Ì; 9 ha sulla minuta paglia collocata nel tino con l’ acqua che | ess; ha servito a farlo cuocere; 7) tutto cento litri di acqua bollente e si rimuove conti- si versa in seguito sul file sc0- Ò; 1 DE nuamente con una pala di legno il miscuglio che dalan.. a...» si trova al disopra della paglia di segala; in seguito tre pre: de- si lascia in riposo per un’ ora almeno e poco dopo si può cavare la birra. 5.2 Allorquando la birra è stata cavata, si lascia A i 438 Arvi Ecowomicue. diventar fredda; sì prende un secchio in cui si pone una libbra di lievito e due tovd; pieni di farina di segala, di frumento 0 d'avena che si divide con cura nel secchio; dopo che il miscuglio è stato sufficiente mente in riposo, si versa nella birra tale quale, si rimuove diligentemente ed in seguito la si mette nelle botti. La fermentazione comincia sei od otto ore dopo che la birra fu nelle botti versata; essa dura tumultuosa per dieci a dodici ore secondo la temperatura dell’ at- mosfera. Per fare un ettolitro di birra bisogna adoperare tre libbre di luppolo di buona qualita, tre libbre di farina d’orzo germogliato ridotto in grossa farina ed un. poco più di cento litri di acqua. Nelle parti le più povere della Russia i coltivatori si procurano una bevanda facendo bollire del pane di segala in una quantità proporzionata di acqua e lasciando la decozione per alcuni giorni in un vaso appena chiuso, in cui ella fermenta. Altrove si fa questa specie di birra con la farina, ma allora bisogna mettervi un fermento, e viene pre- ferito il lievito. Alcune volte vi si introduce una decozione di luppolo. Nelle parti le più lontane dai porti del mare dell’ A me- rica Settentrionale, i coloni fanno la birrà con la decozio- ne preparata con le gemme degli alberi e particolarmente dell’ Remeloe-spruce( spinus canadensis, Linn.), e con delle semme del lauro sassafrasso, aggiugnendo a questa decozione una certa quantità di zucchero di ICEru o zuccl@ero nero proveniente dalle Antille. La fermentazione ha luogo nelle botti e dura due o tre giorni, dopo i quali si'travasa e si beve senza ridurre chiara la birra arwen cc) Birre Ecomnomicne. 439 i l pone; che risulta da questa operazione. lo ho bevuto frequen- ina di temente di queste due sorta di birra, delle quali 10 n cura non vanterò la soavità, ma al gusto loro vi sì aceo- clente- stuma ben presto e provvedono perfettamente allo scopo. nale, Esse non costano più di un franco la botte a quelli mette che comperano il zucchero nero, e la loro confezione non esige più di due o tre ore di lavoro. che 105a Processo per fare la birra con i pomi di terra, ate del signor DusRunFAUT. tre La proporzione delle materie. da adoperarsi è per Farina cento litri. i poco ro Kilogramma fecola di pomi di terra. 2 Kilogramma ea mezza orzo germogliato e rotto, nulo tale come i fabbricatori di birra l’adoperano. ent 200 Gramma di luppolo. SRO La fecola dei pomi di terra deve essere unita a dieci uso, litri di acqua fredda; si deve rimuovere fortemente il miscuglio, ed in questo frattempo vi si devono far in entrare lentamente cento litri di acqua bollente, A dr quest’ epoca la fecola deve essere cotta e convertita in una gelatina chiara e senza grumi; la temperatura del o, miscuglio deve essere di cinquanta a cinquantacingue Ti o gradi di Reaumur: i k Voi vi aggiugnerete allora l’orzo germogliato che voi i avrete avuto la cura di tenere in infusione per un almente>[; À È i quarto d’ora circa in due kilogramma di acqua a qua- ao ranta gradi; fortemente si rimuoverà per dieci minuti, Via al fine che l’ orzo germogliato sia bene mescolato con Ù È l’amido e che vi abbia un perfetto contatto fra le duc Scan: materie. dopo 1 4> uo: 4 a Bisogna ricordarsi che questa mescolanza deve essere n= agree——— 00 44 x 440 Arti Economiene. fatta a cinquantacinque gradi circa. Si coprirà allora il vaso e si abbandonerà la materia a se stessa per lo spazio di cinque a sei ore. Egli è indispensabile però di rimuoverla una decina di volte in tempo del riposo, e questo unicamente per ritornare sospesi nel liquido i materiali dell’orzo che si precipitano al fondo del vaso. Dopo questo riposo prolungato per cinque o sei ore, la temperatura del liquido è ritornata a trenta o tren- tacinque gradi circa. Allora bisognerà levare il liquido chiaro e non lasciare al fondo del vaso che le materie solide dell’orzo che si trovano a strati raunate in fondo. Si trasporterà il liquido in un calderone; comincia a bollire si forma alla superficie una schiuma che piglia una consistenza bastevole per essere levata appena mn= con la paletta da schiumare; vi si aggiugae allora il luppolo e si concentra la massa a cento litri circa. Allora si filtrerà passando il liquido a traverso una tela qualunque; lo si lasci diventar freddo fino a ven- ticinque o ventotto gradi; sarà ben fatto di fare in modo che proutamente diventi freddo spandemdo il liquido a sottili strati in molti vasi. Finalmente quando sarà freddo come io l'ho indicato, si metterà il liquido in un barile, come fanno i fabbricatori di birra, con una mezza libbra di lievito in pasta e un mezzo litro di lievito fluido. Bisogna avere la diligenza di prendere un barile che non contenga, essendo pieno, tutto il liquido che si vuole far fermentare, cioè a dire che se si opera su cento litri, egli è bene di prendere il barile che nou contenga che novantacinque a novantasei litri. Si deve empiere compiutamente c si deve mettere in riserva quattro o cinque litri che eccederanno per adoperarli come io il dirò. = rd_ rana i nn LOCA = I_—srceTctnt19 ou"e TE e° a —ox resrncaicato—— o.- e- BiRRE LCONOMICHE. 441 lora Il barile pieno e messo in fermentazione deve essere per disposto in modo che il cocchiame sia situato un poco abile da una parte. Questa‘disposizîone è necessaria per la- del sciare al lievito che è ricondotto continuamente al coc- nel chiume' a causa della fermentazione, all’ oggetto di per- do mettergli, dico io, l’ uscita dal tino e di colare al di fuori per il suo proprio peso in un vaso destinato a e, raccoglierlo; ma siccome questo lievito nell’ uscire in tal n guisa continuamente dal tino per tutto il tempo della l«durata della fermentazione porta sempre seco una certa SO quantità di liquido, questa circostanza produrrà neces- do sariamente un vuoto nel barile e non permetterà più sa al lievito di uscire fino alla fine dell’ operazione, se non vr vi si rimetterà di tempo in sempo il liquido perduto. ta Egli è per mezzo dei quattro o cinque litri di liquore si che si è messo a parte che si provvede a questo biso- gno. Sarà meglio nulla ostante di servirsi della birra ima fermentata invece dell’ altra di cui abbiamo parlato;; de questo è almeno il modo col quale procedono i fab- 5) bricatori di birra. RI Dopo una fermentazione prolungata per lo spazio di Da, tre o quattro giorni, il movimento non è più che in- sid sensibile. Si chiude il barile dopo avere pulito il suo i cocchiume; si trasporta in un luogo fresco, in una ha cantina per esempio, e la si riduce chiara col mezzo della E colla preparata che si trova dai fabbricatori di birra. si Dopo alcuni giorni di riposo la birra è chiara esi può È mettere in Dottiglie. pa su nou ere serra vali Pa=== sen i===> 4/2 Anti EcowomicÙe. Fornello fumifero a grata che gira, del signor Brunton. Fra tutti i metodi di abbruciare il fumo nei fornelli, due particolarmente hanno avuto l'approvazione dei più abili manifatturieri d'Inghilterra. Il primo, di cui siamo debitori agli signori Parker e figlio di Warwick, con- siste a far pervenire l’ aria tra il fuoco ed il luogo in cui il fumo penetra nel cammino, ciò che rende per- fetta la combustione del fumo, tanto che la porta del fornello è esattamente chiusa, e diminuisce la rapidità della corrente d’ aria! calda che circola attorno della caldaja prima di passare, nel cammino; l ammissione dell’ aria esterna è regolata col mezzo di una valvola. Dopo avere bene acceso il fuoco il mattino, si mette sulla grata, che è della grandezza ordinaria ed un poco inclinata, la quantità di carbone necessaria per il con- sumo nella giornata. La porta del fornello e la valvola situata nel cammino essendo chiuse, quello che ha cura del fuoco ha quasi nulla a fare; solamente se egli vede il vapore a diminuire, egli attizza il fuoco per far bru- ciare le parti di carbone che non lo sono state, ciò che basta per il rimanente della giornata. Il secondo mezzo, che è dovuto al signor Bruntor di Birmingham, è stato adottato in un gran numero di manifatture inglesi. Il suo fornello fumifero adattato ad una macchina a vapore di sua invenzione è della specie di quelle che si chiamano 4rhanor 0 a tramoggia; differisce egli da tutti gli altri avendo unicamente per iscopo di ottenere il più grande effetto possibile per mezzo di un fuoco chiarissimo.! La sua parte anteriore in forma di volta molto bassa è eostruita di mattoni forti. punton mero lattato de Ja oggi; e per mezzo Jo In forti l'orneLLO FumMiFIRO. 443 La fiamma gira intorno alla grande caldaja, la cui forma noa ha nulla di particolare. Un''vaso semi-circo- lare facendo corpo con la caldaja è situato avanti al fornello ed al disopra della grata; questo vaso che riteve ìl\azione’ diretta‘della fiamma‘è forato.‘ii mezzo da una canna dalla quale il combustibile cade sulla grata. i Jl posto per le ceneri, praticato al disotto della grata, ha la forma della tramoggia; le ceneri nello strisciare lungo'le sue pareti cadono su di una bottola situata al fondo e che si apre allorquando si vuole vuotare il luogo della cenere. La grata è circolare e circondata’ da un rinforzo di mattoni molto resistenti, servendo a mantenere il car- bone; al disotto della grata: vi‘è stabilito‘un canaletto di ferro fuso riempiuto di sabbia secca, ed in cui gira il bordo inferiore del rinforzo. Questa disposizione ha per oggetto d’ impedire che l’ aria del luogo della ce- nere non penetri nel fornello non altrimenti che a tra- verso la grata. Tutto il sistema è portato da un albero verticale che gira a perno e che porta una ruota dentata, nella quale incastra un’ altra ruota mossa da una lanterna situata alla cima di un asse verticale che riceve il suo movimento dal meccanismo della macchina a vapore. Il carbone vi è condotto per mezzo di una tramog- gia di ferro, dalla quale egli cade a intervalli stabiliti in un serbatojo ed in seguito sulla grata. La quantità di combustibile che abbandona ciascheduna volta la tramoggia è regolata per mezzo di un cassettino incli- nato, il cui movimento di andare e tornare si opera collo stesso meccanismo che fa girare la grata, la quale fa una intiera rivoluzione in due minuti. n eee a an Ra gati ELI e_ nn n 4{4 Agri Economicne. Siccome il carbone cade costantemente sulla grata nella parte la più vicina alla porta del fornello, in modo che non caschi che piccola quantità per volta, e che la grata\gira molto lentamente, il combustibile è prontamente seccato ed il fumo che vi si sviluppa forzato per arrivare al cammino di passare disopra un fuoco chiarissimo èequasi intieramente consumato. L’ intro- dnuzione dell’ aria necessaria alla combustione, e che si fa da! Juogo della cenere, è regolata secondo la quan- tità di carbone che si adopera; e siccome non fa bi- sogno«di aprire la porta per attizzare e rinnovellare il fuoco, così come si fa nell’ ordinario fornello, la cal- daja non diviene continuamente fredda per l’ammissione dell’ aria. La tramoggia contenendo il carbone per due o tre ore, quello che attende al fuoco ha quasi nulla a fare: per conseguenza la spesa del combustibile e la durata della caldaja su cui influisce molto la regolarità del fuoco non dipendono più da un Operajo e possono regolarsi con la stessa precisione numerica che la cele- rità della macchina ed il riempimento della caldaja. MUp-— vr è lesi] SEN WY A-RDr MEGANE 641 Nuova aggiunta da adattarsi ai telaj da tessere. I signori Despiau e Renon immaginarono un’ aggiunta da adattarsi ai telaj da tessere comunemente usati in sgni luogo, la quale offre un notabile vantaggio ai tessi- tori, imperocchè dalle esperienze fatte al conservatorio delle arti e mestieri di Parigi trovossi: 1.9 Che un operajo può sostenere più a lungo e con minore fatica anche il lavoro di quello che egli lo possa coi telaj or- divari, muniti di navicella volante. 2.9 Che lo stesso operajo può fabbricare in 12 ore quattordici metri e centimetri 25 di una stoffa detta dai Francesi siamo:se, di 98 centimetri di larghezza, ordita di filo turchino e tramata in cotone fino, mentre è noto che un abile tessitore sui telaj comuni non può in tempo pari al su riferito fabbricare che metri 4 e centimetri 75 ella stessa specie di stoffa. L’ esperienza ha pure dimostrato che un telajo così perfezionato può essere vantaggiosamente adoperato in qualsiasi genere di fabbricazione, specialmente in quella dei panni lana, coperte, tele, ec.; che le aggiunte ed i cangiamenti da farsi ai telaj ordinari sono di poca spesa; che la costruzigne del meccanismo la navicella è semplice e non esige alcuna spesa di manutenzione, e finalmente che un tale meccanismo paò adattarsi a tutte le ordinarie forme dei telaj da tessere. ]l meccanismo inventato dal signor Despian è stato semplificato dal suo socio ftenon,€ quest’ ultimo per- 446 Arti Mrecanicne. fezionamento è quello di cui intendiamo di dare la descrizione. Fig. 1. Veduta prospettica del telajo. AA: BNC? D D, E E. Travi formanti Pos- satura dello stesso. I°. Trave traverso del pettine, appoggiato su di una spranga«di, ferro;-a.sesa a‘a che serve a portarlo avanti ed indictro. G, G. Sostegni del pettine. IT, H. Ordinaria parte ammovibile del pettine. I. Pettine. I, K. Cassa della navicella, la quale è unita alla parte' inferiore del telajo del pettine e sporge fuori del telajo da ambedue i lati. L, L. Pedali di legno impernati nel punto z, nei quali sono praticati degli incastri in cui scorrono e sono impernati i contropedali. M, M. Contropedali di ferro congiunti colle staffe mobili 2 3 per la maggior facilitazione del movimento; a cadauno di essi vi sono attaccate dune corde, luna/ che serve ad‘aprire la trama, e l’ altra î che serve* a rimontare la molla della verga IV, passando per le car- iucole Xi. c; c. Pianerottoli sporgenti dal telajo e che sono sostenuti da due mensole. N, N. Verghe di ferro congiunte per mezzo di una molla spirale ad un asse, girevele con un estremo nel pianerottolo e coll’ altro nella specie di staffa+, che è fissata al pianerottolo medesimo. Alla parte inferiore di un tale asse è attaccata una cricca, mediante la quale, e col soccorso di una chiave introdotta nella parte su- periore dell’ asse medesimo, può aumentarsi a norma del bisogno la tensione della molla. scere collo da u Fi scere Fic pavic spinge zio, d ferma una pei JI ÀGEIUNTA PEI TELAJ DA TESSERD. 447 O. Leve di ferro disposte sotto ai piani c c, cia- scuna delle quali fa abbassare il pezzo a scappamento g, allorquando sono premute dalla cassa della navicella nella loro parte disposta ad arco. P. Sostegni delle stalle dei contropedali. Fig. 2. Veduta orizzontale geometrica della verga JV e del pezzo a scappamento g, onde scorgere il mecca- nismo del sistema formato dalla molla spirale, dal suo asse quadrato f e dalla sua cricca d e, non che dalla carrucola /, nella quale passa la corda i? destinata a disporre la verga/ in istato di percuotere. Fig. 3. Veduta laterale del pianerottolo c e del mec- canismo testè indicato. Fig. 4. Veduta di facciata del pezzo a scappamento g attaccato all'orlo anteriore del pianerottolo; un contrap peso o sospeso ad una corda e passante per la‘carruco- la p rialza questo pezzo allorquando ha posto in libertà la verga N, ed nun pezzetto di legno r traversalmente posto impedisce che egli di troppo non s' invalzi. Fig, 5. Le due staffe 2, d sospese con arpioni alla spranga di ferro s. I pezzi d, d girevoli nelle staffe co- stituiscono| estremo dei contropedali. Fig. 6. Staffa 5 veduta prospetticamente onde cono- scere in qual modo è combinato il contropedale M, collocato nell’ incastrino# del pedale%, ed attraversato da una caviglia di ferro v che gli serve di perno. Fig. 7. Pedale% veduto geometricamente onde cono- scere la disposizione dell’ incastro. Fig. 8. Veduta laterale di una parte della cassa della navicella, nella quale si vede il pezzo x destinato a spingere la navicella e che nomineremo, dal suo uffi- zio, urtatore, infilato nell’ asticella di ferro y. Egli si ferma contro il sostegno del pettine dopo aver ricevuto una percossa dalla verga /V. 448 Arti Mrccanicne. :Fig. g Veduta geometrica superiore della cassa della navicella e della molla z ehe serve a-fermare la navi- cella medesima, allorchè quesia è arrivata al fine della sua corsa, non che dell’ urtatore@ infilato nella sua asticella y. Ecco come si eseguisce| operazione del tessere. Il tessitore nel premere i pedali Z LZ(tav. 11, fig. 1) per aprire la trama spinge indietro il pettine, e la. parte inferiore della cassa della navicella A viene in questo modo ad abbassare la leva O, la quale abbassando il pezzo a scappamento g lascia in libertà la verga, la estremità della quale batte contro 1 urtatore x che spinge la navicella. Nel mentre succede questo pre- monsi di nuovo i pedali e si ritende Ja molla per mezzo di una delle corde î che passa nelle carucche& LZ, una’delle estremità della quale è attaccata al con- trapedale 4 e l'altra alla verga N. Un contrappeso so- speso ad una picciola cordicella comunica col pezzo a scappamento g e lo fa rialzare acciò fermi la verga MV. Questo semplicissimo meccanismo lascia libere le mani all’operajo, cosicehè può alternativamente dare il colpo al pettine ora coll una ora coll’ altra mano, ed anche simultaneamente con tutte due allorchè vogliasi più serrato il tessuto. Le verghe XV, N, collocate ciascuna ai lati ed este- riormente dell’ intelaratura del telajo, sono disposte sui pianerottoli c, c. Le molle di queste verghe avvolte spi- ralmente sono attaccate ad una cricca deversi può, rome si è detto, aumentarne la tensione a seconda del bi- sogno coll’ ajuto di una chiaye, che si adatta al loro asse quadrato f, onde properzionare la forza del colpo della verga alla grossezza del filo avvolto sul canello della navicella. Quest’ ultimo perfezionamento che è di AGGIUNTA PEI TEUAI DA TESSERE. 749 non lieve importanza è stato aggiunto‘dal sie. Renon. Accade spesse volte che il filo si rompe allorchè il colpo partecipato. alle verghe dalle molle è troppo forte, ovvero che la navicella non arriva all’altra estremità della cassa se il colpo è troppo debole. Il mezzo che il signor Renon ha immaginato pone rimedio a questi inconve- nienti. Le corde destinate a caricare le molle passano in due carrucole /, k, luna delle quali, /, è collocata in un intaglio praticato sul lembo del pia e l'altra in un apposito traverso fissato Le leve o nerottolo€. nel telajo, 310 disposte sotto ai pianerottoli€ sono impernate in due picciole staffe n sare il pezzo a scappamento g, piano inferiore della cassa della zo g che è fissato al pianerottol c 2 e fanno abbas- appena sono toccate dal navicella. Questa pez- o._cHelimodos-indicato dalla figura, si rialza col mezzo del contrappeso 0 dopo che ha lasciato in libertà la verga N. L’urtatore di legno x, collocato nella cassa della navicella, si infila' su di una spranga di ferro Vela sua parte inferiore scivola in una scanallatura. La navicella scorre sn quattro ruotelle di rame onde facilitarne la corsa, ed una molla z, collocata nell’ in- terno della cassa della navicella, ] la ritiene e gl’ impe- disce di retrocedere per rimbal zo verso la parte oppo- sta, prima di essere spinta dalla verga N. Comunque il perfezionamento immaginato dal SISROV Renon, onde ottenere con precisione il grade di forza che debbe dar la spinta alla navicelia, complicato, egli è però di natura tale da importare una spesa alquanto rilevante non sia molto ; e perciò il redatore del pre- sente articolo ritiene che con molto vantaggio si potrebbe sostiluirvi il seguente semplicissimo e noto congeg (Questo cansiste nel porre Fol. IF. no. in luogo delle molle spirali 23) sn — prio— tr— 2 ig noi. eo. si Ae aci Seen RE PUAER vu cage 450 Arsi Meccanicue. con cricca le due corde R S attaccate nelle loro estre- mità ai piedritti C‘, C°, ed aventi nella loro parte media un tronco cilindrico di legno 7, nel quale sianvi pra- ticati 4 o 6 fori orizzontali onde introdurvi ed im- piantarvi solidamente le verghe.V. Le corde ora dette saranno poi altorte ia modo che il loro sforzo per svilupparsi tenda a spingere verso il telajo 1’ estremità della verga opposta a quella attaccata al cilindro. In- troducendo poi la verga piuttosto in un foro che nel- l’altro mentre si attorgono le corde, potrà, come è evidente, ottenersi più o meno forza nel colpo, ma per avere pure quel preciso grado nella spinta della navicella, non ottenibile dai fori e che è lo scopo del perfezionamento del sig. enon, si potranno attaccare le estremità A delle due corde ad un pezzo scorrevole in un incastro a coda di rondine e mosso da una vite di richiamo 7, come è agevole lo immaginarsi osser- vando la figura stessa. G. VISMARA. I} pr che può direzion è stato che la ferito Per difett II car che è di pu ll od ogni case salu Jam che si f esse la l bone limit strad Si che$ ARTI CHIMICO. FISICHE Alcuni fatti riguardanti l'illuminazione a gas.( The Quarterli journal of literature, science and the arts of the royal Institution of steat Britain, vol. VII). Il produrre col carbone fossile un fluido aeriforme, che può essere distribuito a piacimento in qualunque direzione per oggetto di una illuminazione‘economica> è stato giustamente collocato fra i beneficj più grandi che la scienza e l’attività di questo paese abbia con- ferito al genere umano. Per quanto fosse importante questa scoperta, molti difetti ed ostacoli si incontrarono nel metterla in pratica. II carbon fossile contiene una gran proporzione di zolfy finora di purificarlo abbastanza per illuminare camere chiuse. che è volatilizzata col gas. ed è stato impossibile L’ odore soffocante e la proprietà che‘ha di annerire ogni cosa metallica tolgono dal poterne far uso nelle case dove si abita pel danno che arrecherebbe alla nostra salute, alla mobiglia, ai libri, ai quadri, al yassel- lame, ai coloriti, ec. Nello stesso tempo che il gas che dà luce è estratto dal carbone fossile, un altro gas si forma e vi si mischia in gran proporzione; e questo essendo acceso arreca un gran calore senza accrescere la luce; questi effetti rendono spiacevole il gas di car- bone fossile nelle camere di conversazione, e ne hanno limitato l’ uso alle botteghe aperte ed alle lampade di strada. Si trova ora generalmente che]° idrogeno solforato; che spesse volte è unito al gas di carboue fossile, gua- bra e teli-=o_> É ’ È, ea 4 3 Arti Cuimico-Fisicne, sta e tura\prestissimo le canne più piccole che servono a trasmetterlo, e ne risulta un grande incomodo e ri- schio specialmente quando è introdotto nei fabbricati. du apparecchio necessario per la produzione del gas di carbone fossile è assai grande, dispendioso e difficile: la purificazione, imperfetta quale è, e la materia residuante è particolarmente dannosa. Que- sto fa sì che non venga adottato che da pubbliche compagnie 0 grandi stabilimenti., limitando quindi ] d’ assai. 1’ ntilitàve producendo un monopolio dannoso. "pe impiegare il carbon fossile invece del)” molto incomoda 3 olio per illu- minare arreca dannose conseguenze ad‘uno dei rami più importanti che il commercio marittimo possiede, ed in proporzione dell’ uso del gas di carbon fossile i nostri stabilimenti di pesca sono danneggiati. Due anvi sono circa ai signori Giovanni e l'ilippo Taylor sem- con- .vertire l’ olio in gas, il quale sarebbe preferibile al gas di carbone fossile per illuminare le case. In teoria il progetto sembrava facile ed i brò possibile di costruire un apparato capace di primi espe- rimenti furono seducenti, ma provando il piano più in grande, occorsero numerose difficoltà pratiche e chimiche che furono superate con considerevole fatica e spesa. L’ apparecchio è ora reso efficace e superiore ad ogni cecezione, ed ha ricevuto l’ approvazione dei primi uomini scienziati in questi ed altri paesi(1). Gli avvantaggi del gas d'olio se sono confrontati col (1) Feggasi la descrizione dell’ apparecchio per la produzione del gas con l’olio, degli signoti Taylor e Martineau, fase, 7, facci Bor. 206 dell care gua trasmette puro(l fossile) fiamme pade« La meno| carbon molto: così 50 sloso| hone e mel essere modo, (1). recchi. trova d 845 con ——1PIIRR-<--: E=== rss= dia ea ILLUMINAZIONE A cas. 459 vono gas del carbome stanno come segue: i materiali dai quali e ti è prodotto non contenendo zolfo o altra materia da cui icati. i! gas potrebbe essere contaminato non vi sono oppo- s di sizioni per farne uso riguardo all'odore soffocante nelle ile: camere chiuse. Non guasta la mobiglia; i libri, gli ar- da; genti, ritratti, dipinti, ec. Tutte le dispendiose e dan- ve. nose operazioni di purificare il gas colla calce, ec., sono he totalmente escluse quando il gas si ottiene dall’ olio. Il di gas dell’ olio non contiene cosa alcuna che possa arre- di care guasto al metallo di cui son fatti i tubi che lo I° trasmettono. Il gas d’ olio non‘contenendo idrogeno ni puro(che è cagione del gran calore del gas di carbon el fossile), non si ha in proporzione maggior calore dalla ei fiamma di gas d’olio, che dal bruciare l’ olio in lam- inui pade o dalle candele di cera, ec. em L’ apparato per la produzione del gas d’ olio è assai n meno dispendioso di quello necessario per fare il gas di al carbon fossile(1), occupa molto meno, spazio e richiede molto minor fatica e perizia per governarlo; non è espe: così soggetto a logorarsi e rompersi, e non tanto co- più stoso nelle riparazioni quanto l'apparato del gas a car- pet bone fossile: non vi è predotto offensivo da togliere, fila e mediante la sua presente migliorata costruzione può ir essere introdotto in qualunque abitazione senza inco- Sali modo. (I). ati cdl LC REPER DI (1) Il lettore potrà fare il raffronto dei due appa- ini, recchi. Quello per avere il gas col carbon fossile si i| trova descritto nel fasc. I, face. 52. L’ altro per il vio , o., n VÀ gas con l'olio si vegga l altra nota, facc. 452. 454 Arti Fisteo-Cunmicue. L'economia della luce proveniente dal gas d’ olio può giudicarsi coi dati seguenti: Un gallon(1) d’olio comune di balena produce circa 96 piedi cubici(2) di gas, ed un lume ad argand richiederà circa un piede e mezzo cubico per ora per manienere una luce perfetta. In conseguenza un galloni d'olio ridotto in gas darà questa luce per 60 ore, e la spesa ad uu prezzo medio d’ olio, computando il carbone, Ja fatica, ec., per un lume solo non sarà più di tre farthings(3) per ora. Questo lume sarà eguale in intensità di luce a due lampade d’ argand ad olio o a dieci candele di forma. La spesa degli argand ad olio si ritiene generalmente essere circa 1. 1)2 d. per ora. Supponendo che dieci candele ardano(a 4 la libbra saranno 2 ss. 172 che costeranuo due scellini 11 d.), una decima parte per ova si consumerà, ed il costo della luce in allora è 3. d. 1/2 per ora, Se si adopereranno candele di cera la spesa, per uva quantità di luce eguale ad un lume a gas durante un ora, collo stesso modo di computare, concedendo che una candela arda per 10 ore, e ritenuto il prezzo per le candele di cera a 4 scellini e 6 d. per'Ribbro coslerà circa 14 d. (1) Gallon equivale a 4 boecali np12 mil. (2) Piede inglese è composto di 12 pollici ed equi- vale ad once 6, punti 1, atomi 10 mil. 1 Pollice equivale a 6 punti, 1 atomo, 10 minuti. (3) Farthings è una moneta di rame e vale la quarta parte di ie12 denaro sterlino. quan June prece può ott e la sp propor \ di ca gas( picco cquiy cITCOS stessa conte spesa quar ] dest ma sent ques € gr N Val, È app Il suo Dietro olio circa and per Îlon per ante endo Trezzo ILLUMINAZIONE A GAS. 455 Il conto starà quindi come segue: Lume'd'arand a gas 0a+—. 974 d. Lampade ad argand con olio di spermaceti 3.— Ù.» Candele di forma 3 “ate airii val Dialpa gna Candele di cera* deli i. the a In molti casi si può desiderare di servirsi: di quantità di luce molto più lume quale lo abbiamo calcolato possa produrre, ed invece della luce di dieci cande una piccola di quella che un Îe quella di una o più può ottenersi coll’ usare lumi di una for ma differente, e la spesa del gas ed il costo saranno diminuiti in proporzione. 9... Il gas d’olio ha un vantaggio importante sul gas di carbone fossile per Ja particolare sua ricchezza in gas olefacente., il chesrende necessario uni volume così piccolo che un piede cubico di gas d’ olio si trova a equivalere a quattro di gas di carbone fossile. Questa circostanza è assai importante mentre diminuisce nella stessa proporzione la natura dei gasometri necessari a contenerlo x ; questo non solo è un grande risparmio di spesa nella costruzione, ma è un comodo importante quando lo spazio è limitato. I calcoli del valore della luce del gas d'olio sono desunti dal prezzo usuale dell’ olio buono di balena, ma devesi osservare che olj di minor prezzo possono servire all’ uopo egualmente bene, e siccome molti di questi si possono spesso avere, e l’ intiera spesa quindi e grandemente diminuita facendone uso. Nel corso dei loro primi esperimenti 1 signori(Gio- vanni€ l'ilippo Taylor furono sorpresi nel trovare che l'apparato che essi impiegavano perdeva poco a poco il suo potere di decomporre l'olio e di generare il gas. Dietro esame scopersero che le storte metalliche che 456 Anri Cumieo-Fisicue. avevano originariamente decomposto 1° olio e prodotto gas in abbondanza cessavano notabilmente di possedere questo. potere, sebbene‘nessun‘visibile cambiamento avesse avuto luogo-in'esse. La più perfetta pulitura in- terna non ristabiliva Peffetto, e sembra che venisse pro- cotta qualche alterazione nel ferro‘dall'azione dell’olio ad su questo soggetto guidarono ad un favorevolissimo ri- unisalta temperatura. Fortunatamente gli esperimenti sultato}: perchè‘si*trotò’ che‘introducéiido È fraramenti di mattone nelle storte si ottiene un grande aumento nel potere di decomporre, el apparato fu migliorato assai da una circostanza clie prima sembrava minac- ciarne il snecesso, Una piccola quantità dell’ olio introdotto nelle storte sortiva non decomposto; ed essendo cambiato in olio volatile portava via una gran quantità di calorico, il che rese la costruzione dell’ apparato più difficile di quello che si fosse prima immaginato, ma colla pre- sente disposizione delle sue parti si è pienamente prov- veduto a questa difficoltà, e si fa tornare l’ olio vola- tilizzato nel serbatojo deli’ olio, d’ onde passa nuova- mente nella storta, cosicchè si ottiene un totale cam- biamento dell’ olio in gas senza disturbo e senza che sfugga alcun odore spiacevole. ll solo residuo nelle storte è una piccola quantità di carbone, ed i soli prodoiti oltre il gas sono una piccola quantità di acido sebacico ed acetico, ed una parte di acqua; iutte Je quali cose sono facilmente se- parate col far passare il gas attraverso di un vaso che contenga acqua. La superiorità della luee del gas d'olio sopra le altre luci artificiali è dimostrata pienamente dal rendere questa le delicate tinte del giallo e verde quasi così distinta- mente come quando si vedono alla luce del sole. 1 pe! dar con qu La| sona esser Una| un I Un ih $ son mol la d 1105C, inter esseri tile| ILLUMINAZIONE A cas. 157 dotto Il signor De ille dello Strand che: ha fatti molti edere esperimenti ed osservazioni importanti sull’illuminazione 1ento a gas, coll idea di applicarlo alle lanterne, è inclinato i In- a credere che il prodotto adequato di gas da un gallon pro- d’ olio sia di 80 piedi cubici. olio Un lume di un solo getto di fiamma dando la luce nti di due candele e mezzo, consuma mezzo piede cubico Di di gas per ora. fa Un lume con due getti. consuma tre quarti di piede n per dare il doppio della luce suddetta, ed un lume 7 con quattro getti richiede un piede. di La luce di un argand a gas di carbone fossile para- gonata a quella di un lume d'’ olio di spermaceti può DE essere stimata come 2. 172 a 1, e quella del gas d’olio olio paragonata a quella del gas del carbone, come 9g a 5. il Un fatto curioso rispetto agli argand per il gas si è 1 if che quelli con pochi buchi consumano comparativamente pre- una più gran quantità di gas di quelli che ne hanno a un più gran numero. Così ola Un lume con 15 buchi ne consuma 2. 173 piedi cubici va» per ora cam- Detto con 12 id. 2. 174 id. i che Detto con 12 id. Ti id. i i buchi essendo di eguali dimensioni in ciascun lume. u Sul soggetto importante del gas del carbone fossile i hi sono recentemente comparsi due trattati che contengono Du niolte stimabili notizie. Uno di questi è del sig. Accum, di Ù la di cui prima pubblicazione è probabilmente ben co- Di nosciuta a quelli dei nostri lettori che possono essere interessati in questo ramo di ricerche. La presente può + essere riguardata come una nuova opera che rende inu- questa tile l'altra, e che abbonda di’ dettagli pratici di cui stinlae ————_—_——— 158 Anti Cmwmico-Fisicue. l’autore va debitore alla sua estesa esperienza, Res ile strata da sette utili tavole. Dopo avere indicata la natura e gli avvantaggi del- l arte di procurare luce col gas del carbone fossile, il signor Accum dà un ragguaglio dei differenti carboni fossili usati nella Gran Bretagna e del loro valore re- lativo per produrre il gas; tratta quindi della for:na e dimensioni delle storte, e della direzione del processo distillatorio. Noi fummo sorpresi nel trovare qui un ragguaglio così favorevole delle storte orizzontali rota- torie del signor Clegg, una descrizione delle quali data da quel gentiluomo si troverà nel IL volume di questo 3 diciamo, essendo stati giornale. Noi fummo sorpresi informati del completo non successo di quel piano allo stabilimento dei gas di Westminster sebbene eretti sotto la sopraintendenza dell’ inventore: laddove ora sembra essere stato messo in esecuzione a Chester, Birmingam e Bristol, ed essere impiegato alla reale Zecca sotto la direzione dello stesso signor Accuni. L’ ottava parle del trattato dell’ autore riguarda i mezzi di purificare il gas, e nel capitolo 9 tratta in esteso dei recipienti pel gas, e come noi siamo gene- ralmente abituati a chiamarii gasometri.(Qui viene de- scritto un curioso combaciante gasometro inventato dal signor Clegg, specialmente applicabile in quei casi dove è difficile la costruzione di un pozzo o cisterna in cui usuale gasometro lavora. Richiede uno strato d’acqua non maggiore di 18 pollici di profondità. Il sig. Accum passa in seguito a descrivere il misu- ratore del gas, invenzione molto curiosa ed utile deri- vata altresì dall’ ingegno del sig. Clegg. E un ciliodro costrutto, in modo che si aggira sul propria asse me- diante il gas che vi passa attraverso, il numero delle sue abbon produ melo fossi nell ih l'in chia pel mec pua teo! ils cerl cipi stor, ILLUMINAZIONE A GAS. 459 rivoluzioni dipendendo dalla quantità del gas che passa nelle sue varie cavità in un dato tempo, cosicchè egli è un registratore di se stesso, il quale se è posto tra il vaso purificante ed il gasometro mostra la quantità del gas generato giornalmente, e se è posto fra il ga- sometro ed i tubi che lo conduceno nota la quantità del gas consumato dai lumi o usato altrimenti. Le altre sezioni trattano dei tubi, dei candelabri e di una varietà di altri minori ma importanti soggetti. L’opera del sig. Peckston sulla illominazione a gas abbonda dì utili dettagli. Essa tratta della teoria della produzione della luce artificiale. Ja spesa dei diversi aetodi per ottenerla, la storia naturale del carbone fossile, le sue varie combinazioni ed usi specialmente nella produzione del gas. In quest opera vi sono altresì 14 utili tavole, e sembra che l’autore abbia ottenuto l intento che aveva in vista, quello cioè di descrivere chiaramente e metodicamente ogni parte dell’ apparato pel gas in modo da abilitare chiunque ha cognizioni meccaniche ad erigerlo, o per fornire di gas la pro- pria casa, o per illumit.nre case di manifattura, strade e città. Siamo contenti di trovare in ambedue questi trattati concise, ma chiare direzioni per gli operaj oude erigere e costruire differenti parti dell’apparato. Con molta scienza teoretica vi sono abbondanti dettagli pratici. E sebbene il sigoor Accum ed il signor Peckston differiscano in certi minuti punti, convengono nelle conclusioni prin- cipali. Se bene intendiamo, il sig. Accum preferisce le storte cilindriche ed il signor Peckston le elittiche. Quest ultimo nel suo capitolo sul misuratore del gas ba discusso piuttosto a lungo il titolo che ha il signot Clegg a questa invenzione, e considerà‘il misuratore 460 inventato dal sig Arti Cunmico-Fisicne. I) nor Malam come non solo un inven- zione originale, ma altresì come infinitamente preferi- bile, il che sembra essere realmente anteriore all’ in- venzione del signor Clegg, Queste opere sulla manifattura del gas fossile si troveranno non solo utili per derano di valersi del carbone quelli che desi- praticamente del loro contenuto esse altresì abbondano di fatti e d’ informazioni che interesseranno probabilmente una più numerosa di altri lettori. , Ma classe merci q ml dotl (1) Dre: inter sono volte 461 G:0-MeM E.R6G5I#0 La fiera di Lipsia. Le notizie che noi mettiamo sotto gli occhi dei no- stri leggitori sono certe, e attinte ad una corrispondenza diremo quasi officiale. Essa segna il giorno 31 ago- sto 1823. La fiera di Lipsia è una specie di termometro com- merciale, e non si saprebbe abbastanza osservare il più o meno grande numero di vendite che vi trovano i pro- dotti delle manifatture francesi. « Una delle mie prime osservazioni, arrivando a Dresda, dice il corrispondente, è stata rivolta agli interessi del nostro commercio, intanto che eglino pos- sono essere favoriti dal grande smercio che apre due volte in ciascun anno la fiera di Lipsia. « lo vedo con grande piacere il notabilissimo van- taggio che hanno ottenuto all’altima fiera di S. Michele le nostre fabbriche francesi, particolarmente quelle delle stoffe ed altri prodotti di seta. I mercanti di Franefort e di Lipsia avendo rifiutato ai compratori del Nord e del Levante, ebrei od altri, una parte del credito che eglino avevano costume di loro accordare, questi Po- lacchi, Russi‘e Greci, allorquando le loro provviste sono s'ate esaurite, vennero con dell’oro e degli efletti preziosi; essi hanno domandato in seterie un terzo di più di quello che si trovava sulla piazza; eglino sono stati obbligati di soggiornare a Lipsia fino alla fine di ottobre per aspettare queste spedizioni, ” 1{ I î f ultima fiera, quella di Pasqua, non è stata cat- 62 Commrercro. tiva, sebbene essa non possa equipararsi a quella che l'aveva preceduta e che fa epoca. « I venditori di seterie erano troppo disposti a sta- bilire le loro speranze e le loro pretese sul prodigioso smercio delle loro mercanzie alla fiera precedente, per- chè si abbia a maravigliarsi di averle viste decadute nella estensione delle loro speculazioni. Il basso prezzo delle derrate in Russia ha prodotto qui un sensibile effetto. « Le fiere di Lipsia sono una specie di concorso aperto a tutte le industrie, e dove la nostra si attira una par- ticolare attenzione, tanto per raffronto con essa ed i paesi stranieri e massimamente dell’ Inghilterra, quanto per l'emulazione che ella inspira ai fabbricatori sassoni. Questi ultimi si occupano molto dei lavori in lana. La materia prima che somministra il paese è in abbon- danza e mantiene la superiore sua qualità. Dal comin- ciamento di quest’ anno si citano gli affari fatti a Lipsia, in compere di lana, per più di 6 a 7 milioni di fran- chi; ed altri calcoli stabiliscono che questo commercio mette in circolazione una somma di 30 milioni almeno. Il numero delle macchine per filare e per tessere si moltiplica. Per mezzo di tutte queste facilitazioni i Sassoni si occupano più che mai della fabbricazione delle stoffe di lana fina, ed essi sono pervenuti a fare alcune specie di schalls con una perfezione di cui i nostri lavori francesi hanno loro dato il modello. « I nostri plaqués hanno conservato una superiorità che ha fatto veramente senso più che in qualunque tempo all’ ultima fiera di Pasqua, tanto più che i la- vori di questo genere importati dall’ Inghilterra pareva che perdessero sempre più al confronto per Veleganza, la solidità e la durata, qualità che pare abbiano ceduto lesiderio di fabbricare a buon mercato. — N zioni veng aume han sopr dell: ansi è ar Fra form fabbi vend, Fiera pi Lipsia, 463 « Te nostre porcellane hanno presentato un doppio allettamento per il buon gusto delle loro forme e per una mediocrità di prezzo che sembra maravigliosa ai manifatturieri della Sassonia e del restante della Ger- mania, messi fuori di stato per sostenerne la concor- renza. L’ idea che hanno avuto alcuni fabbricatori di Parigi di fare dipingere le tazze com vedute della Sas- sonia, ha avuto buon successo e promette di averne ancora se senza aumentare il prezzo si possono evitare i difetti che furono rimproverali a queste pitture sullo smalto. « In Austria l'industria ha fatto molti sforzi e molti progressi che la fiera di Lipsia mette in campo onde Opporre con più o men successo a danno delle produ- zioni francesi. All’ultima fiera i plagués in argento or- nali, negli stati dell’ imperatore hanno eccitato l’atten- zione ed attratti i compratori. I vetri ed i cristalli che vengono spediti dalle fabbriche della Boemia veggono ad aumentare la loro riputazione. Questo genere di lavoro ha ricevuto dal governo grandi incoraggiamenti che hanno soprattutto giustificata l'opinione per i lavori fabbricati della signoria del conte di Beuquoy. La moda cerca con ansietà questi prodotti, le cui forme variano sempre. Egli è anco in questo che si tenta di eguagliare o superare la Francia e con la bellezza del lavoro e con l'eleganza delle forme; ed egli è molto. a desiderarsi che lè nostre fabbriche mantengano il vantaggio che elleno hanno di 9 vendere a miglior mercato. ° È"di II DR = pre: IS cime" rc_———xn =="—= e pprniee i, 0 isa Ci rt inn Sin e UA BIT h \ 464 VA cGRaE FA Rame nativo trovato in America. Enormi massi di rame nativo, puro, malleabile e del più grande splendore metallico, sono stati trovati sulla costa del lago superiore nell’ America Settentrionale, verso il 46° grado 52 minuti di latitudine nord. Ii signor Schoolcrast che gli ha esaminati ha stimato il peso di rame contenuto in uno di essi a 2000 libbre pesanti. Si erede che questi prodigiosi ammassi provengono dalle montagne Pore-Epic, distanti dal lago trentadue miglia. Si suppone ch’ eglino sieno stati svelti dall’ in- terno della terra da eruzioni vulcaniche(1). La ricchezza che presentano queste masse e la loro purezza ha fatto nascere la speranza ed il progetto di ricavarlo, ciò che attualmente forma l’ oggetto di una discussione in In- ghilterra. AAMAANMVANNMANNMNVUAMANN Analisi della miniera di rame macchiata> del signor È. PmtLIps. Il pezzo di miniera che 1° autore ha sottoposto al- l’ analisi proviene dall’ isola di Ross, nel lago di (1) 4 rame nativo non è stato ritrovato infino adesso sli slal una fo v scerei Il soll quale poral mu y0ss Minierà DI RAME fraccmiata, 465 Killarney; sembrava di una notabile purezza, bene cristallizzato, e non era mischiato con alcuna traccia di miniera di rame straniera. Il signor P/ullips incominciò col riscaldarlo in una storta con l’acido nitrico, all'oggetto di ridurre nello stato di acido lo zolfo, e Separare con questo mezzo una piccola quantità di silice. L'acido solforico formato fu valutato col mezzo del muriato di barite; il liquore sceverato da tutto l’ eccesso di muriato di barite con il solfato di soda; fu trattato con l’ ammoniaca, la quale precipitò il ferro; e finalmente dopo averlo va- porato fino a secchezza, il residuo fu sciolto nell’ acido muriatico, e trattato con la potassa che separò il pe- rossido di rame. I risultati dij quest’ analisi furono: Dot Ie| oe 0 Besso e e dea 1.{,00 Rame sr eroe re 61,07 Oliver it 4 e 0.50 99:93 Perdita enna o 68 100,00 ( Annals of Philosophy, ILL 81.) nei terreni vulcanici, ma bensì nel calcare di antica formazione non vulcanizzato. Le miniere di Berezof, nella provincia di Ekatherinebourg nella Siberia, hanno dato delle masse di rame nativo di più di quindici mille libbre. Eol"EF-. a 30 ——- iii_imibi*P—= x :166* VARIETÀ. Sulla forma cristallina della miniera di rame giallo e sulla sua analisi, dello stesso. Il tetraedro regolare è stato considerato, dai minera- logisti, come la ferma ordinaria del rame giallo ed anco come la forma primitiva de’ suoi cristalli: nulla 3 ostante che AZhos prenda per forma primitiva un ottiedro a base quadrata ed indichi delle fenditure paralelle a se facie. Secondo il signor Phillips il tetraedro, nella cui forma il rame di pirite più ordinariamente si mostra ma i cui angoli solidi sono troncati, si avvicina tal- mente al tetraedro regolare, che egli non deve recar maraviglia che abbia ingannato l'occhio del mineralogo. L’ ottaedro primitivo è più aguzzo dell’ ottaedro regolare. Gli angoli laterali delle piramidi sono ciasche- duno di ror gradi 22 minuti, e quelli formati dalla riunione delle due piramidi di 126 gradi 30 minuti. Il rame giallo cristallizzato, analizzato dal signer Phillips, ha dato: Bolo de 35216 Berto Ei 3210 Bone: wise i 30,10 Materie terree.... 0,50 Piombo, arsenico e perdita 2,14 i (Annals of Philosophy, IL. 296). me giallo ai minera giallo ed ti; nulla tiva un fenditure ella cui i mostra cina tal- ve recar ineralogo. ottaedro ) clasche- ati dalla minuti. l signor >' A) Rame BIANCO. 467 Sul rame bianco dei Chinesi. Questo rame è di un colore biancastro che si avvi- cina a quello dell’ argento; egli è molto sonoro, per- fettamente lustro, e non pare sì facile ad appanarsi; egli è malleabile ad una temperatura ordinaria e ad un calore rosso; ma riscaldato al bianco, egli è estrema- mente fragile, e si rompe col più leggier colpo di martello; con molta precauzione si puo ridurre in lastre sottili e tirarlo in filo della grossezza di una spilla fina. Riscaldato con il contatto dell’ aria egli si ossida e brucia con una fiamma bianca, nello stesso modo dello zinco; la sua densità a 10 gradi è di 8.432. Cento parti di rame chinese sono composte di Ramesse: de i ni Li 40 Zinconta.t(di tit DI Nikel.ec sc, fe II.6 Rerro stia na e 9.0 100,0 ( Edimb. phulosoph, Journal). DELL'AZIONE VICENDEVOLE è) DILL INDUSTRIA AGRICOLA FD ARTIGIANA. ( Continuazione dell’ articolo inserito nei fasc. I, III e V di questo volume). Ne deriva da ciò la rimarcabile massima, che il grande sminuzzamento del possesso de’ fondi è pernicioso all’ industria artigiana, ossia all'incremento della popo- lazione industriosa; perchè quella divisione produce una popolazione povera, che ha sempre da combattere colla miseria, e nulla può impiegare pel nobilitamento e per l’ abbollimento della vita. In un paese nel quale la divisione del possesso di un fondo non trova alcun impedimento, ne viene per conseguenza impedito ed oppresso l’ aumento di una rimarcabile popolazione in- dustriosa per mezzo dell’ incremento di quella popola- zione che deriva da quella divisione di poderi. Im pe- roechè l agricoltura è naturalmente più indipendente dell’ esercizio di qualsivoglia arte; e quando si può con un piccolo capitale procurarsi il possesso di un fondo, oppure|’ esercizio di un’ arte, ne viene natu- ralmente preferito il primo. Ogni servo che abbia ri- sparmiate una piccola somma, cerca, per mezzo della compra di un qualche piccolo fondo, di procurarsi questa situazione apparentemente indipendente. Ne de- riva quiodi che allorquando questa fa progressi per mezzo di una popolazione risultante da più piccoli possessi di podere, deve rimanere all’ indietro la popo- EE Sn ai lazione industrio a, d il paese si avvicinerà a quello I. III he il Icioso popo- roduce battere amento | quale alcun to ed ne ine opola« Impe- ndente sì può di ul o nali: bia tte o della Curarsi DILL' INDUSTRIA, rc. 469 stato che noi abbiamo descritto superiormente. In con- seguenza coloro che nello stesso mentre vogliono la possibile divisione del possesso dei fondi e l’avanza- mento dell’ industria nazionale, s° inviluppano in una contraddizione. Quanto meglio sta il contadino e quanto maggiore è il suo soverchio, tanto più si solleva l'industria nazio- nale e la popolazione che vi appartiene. Quanto più si ha di superfluo, tanto più si crede averne bisogno; tanto più si consuma per ricercare comodità e piaceri. L’ artefice vive solo con quello ch’ egli compra dal contadino; questi può pure comperare dall’ artefice tanto quaato egli ha venduto. Lo stato dell’ agricoltore e lo stato dell’ artefice sì accordano in conseguenza vi- cendevolmente. La più alta industria delle arti di un paese(veduta del commercio estero) è quindi fondata sulla maggiore prosperità di coloro che si occupane direttamente del- l agricoltura. Questa prosperità è formata dalla gran- dezza della rendita netta. AI opposto senza Ì' industria delle arti è impossibile anche la prosperità di coloro che esercitano agricoltura; poichè essa sola rende possibile la rendita netta dell'agricoltura. mentre, come abbiamo superiormente osservato, senza la medesima, anche la più grande tenuta di poderi diventa inutile al proprietario; imperocchè egli non può profittare di verun soverchio, perchè non vi è mercato su cui averne lo spaccio. /( Sarà continuato), Osservazioni Meteorologiche fatte all’ I. R. = MOTATITIN A z i Term.| Direzione Stato = Barometro. LI, È D di Rea.| del vento.| dell atmosfera. 1/pol. 27 lin. 10,6/4 12,8| Nord-Est Sereno 2|:» 27”®»|+ 14,0| Nord-Est Ser.-Nuv. 3]» 27-» 8,0|+ 14,5) Nord-Est Nuvolo glo 27. e 042 NordOw| Nuv-rotto Ser. 5 Cogito SARA. Est Nuv.-rotto Gipi pit 10,91 405 Nord-Ow, N.rot.-poca pi. v)” 27” 8,0 37 13,0 Sud-Est Nebb. 8]> 27.» 90/4 13,0|-Nord-Ow, Sereno gi» 27.» 0/4 14,01 Nord Ser.-Nuv.-Neb. 10]» 27»©8,8/4 15,0| Nord-N-E. Ser-Nuv.-Ser. IE oe) ag Nord. Nebb.-Ser. Io plasagzan 6,4241590 Est Nuv.-Neb.-Ser. Ts» 29» 68/0 13,01 Owest| Nuw-Neb=Ser I4l:»(27° no 7,bl 412,5 Owest Nebb.-Ser. 19»‘27 g»> 84+ 13,01‘Owest Sereno 16), 27=» 9,0/4-37,0!«Nord Ser.-Nuv. val»“agi>".8,0/4574,6) Nord-Ow, Sereno 10» c290 so 0801 11,8) Owest Sereno olmi 127 5207; 0 350 Est Ser.-Nuv. 20/:>‘27 n 7,54 11,8 Owest Ser.-Nuv.-Ser. : onilipi Cagfto dl 13.4 Nord NB Nageroito 22)». 29». 9,004 14,0). Nord Nuv.-rotto dillo an an Pd, Owest Nebbia 24» 27»‘7,214 13,5) Nord Nuvolo Rio Age OLRNifrTàss Est Ser.-Nuv. 20]> 027> 97 13,0/% Nord Nuv.rotto 27}> 27» 7,614 14,4| Owest Nuv.-Ser. 28|» 27» 6,0|4 15.0] Nord-Est Nuvolo 209|» 27_» 8,04 13,0| Owest Sereno 002 27 STO a Nord Sereno Altezza del Barometro, massima pol. 27, lin. 1,06; Altezza del Termometro, mass.+ 22,6, min.+ 11,8, i I, 471 Osservatorio di Milano nel mese di Giugno. Neg Term.| Direzione Stato | Barometro. di Rea.| del vento.| dell’ atmosfera. ‘pol. 27 lin.10,6/+ 26,2| Nord-Est Ser.-Nuv. (» 27» 9,9|4+ 18,8 Nord Nuv.-Tem.-Piog. |» 27» 6,2|+ 19,9] Sud-Est.| Neb.-S.-Nu.-Pio. » 27» 6,814 20,4| Sud-Est| Ser-Nuv.-vario » 27» 6,4/4-20,61. Owest.|S-Nu-Poca pio. » 27» 7,0|+ 19,0] Nord-Est I[Nu-Piog.-Temp. » 27» 9,0/+ 17,4| Sud.Owest Sereno » 27» 9,0|+ 19,6 Sud-Owest Sereno > ap ao 20.6 Est Sereno » 27» 8,9|+ 19,0 Nord-Est|Tem.-Piog-S.-N. nl 3> 7,9+ 17,9 Est d'empor.-Pioggia piaga 7,0) Lpd Nord T'em.-Piog.-Nuv. mi Duri eg,0 119,0 Owest Sereno » 27» 8,0+ 19,9 Est Nu-Neb.-Poca D- » 27» 8,44 20,0| Sud-Owest Ser.-Nuv. » 27» ,8,7|+ 22,0 Est S-N-T.-Piog.-N. se dg i ai 20 Nord Nuv-Nebb.-Ser. ». 27.»$,0|4-.18,0 Est Sereno » 27». 7,34 13,0 Owest-Nord| Tem.-Pio.N.-rot. » 27». 7,6/.+17,6]) Sud-Owest Nebb.-Nuv. » 27»&,6/+ 18,9]. Sud-Est Ser.-Nuv. »“ag 00 18,4/4- 19,0 Sud Temp.-Piog.-Ser. » 27»|+ 10.4] Sud-Owest|S.Las.tem.e pio. » 27» 6,34 18,3) Nord-Est|N-rot.Tem.-Pio, > 29:» 8,0/4- 18,0] Nord-Est l'emp. e Pioggia » 27» 7,64 18,6) Sud-Est|Nuv.-Tem.-Piog. » 27». 7,04 1,99 Sud iNuv..,. pioggia » 27» 6.414 15,9 Ist Nu.v-rotto »-27» 9,9]+ 19,8] Sud-Owest Sereno ” 27”» 10,0-|- 17,3 Sereno minima pol. 25, lin. 6, 9 ; media pol. 255 lin. 8,01. med.+- 16.31. Quantità della pioggia lin. 38,805. er a ret p:‘(anca cana Ra nd PREZZI CORRENTI | delle Produzioni'ferritoriali del È { Z Y | 30 30(Ra 3g S I GENERI, Giugno Giugno Giugno Giugno N i È 3 Î È S è vw Milano.' Pavia. Hat Lecco.| Como.| SE Nor O gamo| cenza. Pe FOA A n ei ETA Frumento al mogg.f19- 96] o. 00|23. 69] o. co| 0. 0‘ a 63/23. 03| 0. 00| Riso»|42- 21/ 0. 00]56. 64| o. ro:t00)#00 Min zo 000\ | Grano turco» BOI Mo, 008, valo. si o..001 6 mali. 8g9f-0. 00 À Segale”» 12. 97 0. 00| 0. 00| 0. 00) 0. og 0. 00/14. 20| 0. 00 Miglio’ 7:09| ox 004: 38) 0. 00) 0. 00(0.000) 9, 40 0. 00ì Ì Avena ella soma Ji. 75| o. co/11. 51] o. i 0.00) NONO! iena: io: 00| | Fieno«al fascio| 0. col 0. 00) 3. 88) 0. col 0. 00] Ti O ad E 0, 006 | Paglia’» 0. 00/0. 00: I 72) 0. 00 0. 00| 2. 98| 0. 00/0. 00! | i Lino merzirolo alla| | libb. d’once 28.f 0. 00) o. 00.0:"000. 00) 0. 00) 1.7, riojto. 00) | Canape» 0. 00| O. 00! O. 00| 0. 00| O T0.0) MONO) MOMO): dol{ | e Legumi al moggio, 16 12) o. 00/19. 96) 0. 00) 0. 0012. 99/23. 03) 0. v0 Ì cd è et | e IL 75, DIZG AH YOL 3] IN ca INDICE ALFABETICO Delle materie contenute in questo Volume. VAVIUVOVIY VIVI VIVI VA VAI AG delle quercie atterrate în prima- vera ed in inverno; sua differenza Pag. 8 tav. a Awarisi dei terreni, del signor in Daygs et eo RE RIO Ao AneLLo di ferro per gli die cn dro n ArocraFo; nuovo strumento per copiare i nai AIA E stand) ApPAREcCHIO per la Boss dell’ acqua del“arenile a ao APPARECCHIO per la produzione del gas con D’olie(descrizione dell)|.. 0 5 sara tg e 10 Agarro, del signor Herraria|...» 12» Arte del Carbonajo PIERONI Anre'‘del' Forditoret i ea TT, 4a se Arte di scrivere; nuovo metodo per inse- guarla;=«SA e 0 o Asparico; sua coltivazione e prodotti che . n possono ottenere...: RON» 0 C) 474 Inpice Auroma giuocatore di scacchi e metronomo s osservazioni sugli inventori(dell) Pag. AvenA; precauzioni nell’ uso dell’ avena nuova per il nutrimento dei cavalii» Azione vicendevole dell’ industria agricola ed artigiana( dell’) br 295, 392, Banche a vapore; navigazione dei canali» Birra di famiglia; metodo di farla in al- cune parti della Fiandra..., Birra preparata con il SINENFO is Birra; processo di prepararla con i pomi di terra, del signor Dubrunfaut.» Birre economiche, del siguor Bosc 3045 Bropo; memoria sulle*#volette(dla Buor; sul modo di attaccarli; lettera del sicnert Fame è abile glia Bussora, del signor Touboulic... 4 BuriRo; processo adoperato in lrlanda per la. suasinsalatuza gt. XK, Ml du Carrì detto di Eden© del Paradiso ter- ESSER da CAFFETTIERA@ pompa intermittente ed a filtro, del sionor Lemore go vs co. CaLpasa@ vapore( Esplosione di una)» 387 CanaLi e fosse; arte di scavarli e formar strade con processi economiei, di G. (GI. dll:* Passerati; co.gisto Canara; sua coltivazione..... 0% Caverna e Ghiacciaja; naturale di Rothorn inxlowizzogalii ser cholst sb Canrozza a vapore, del sig. Giulio Griffith» Cemento di ferro; notizia sui terribili suona e a 233 tav. 0 ”» O ” ” ”(0) ” O ” ” 2 o ” o ”(6) 7) o ” O ” 9” O ”(0) 3 ” O 7) 6 ”(0) = SES Ci Li omtott GIO Berner i ALFABETICO. 475 CinAgro; sua preparazione per via umida 2. 41 tav. o W. 0 CoccINIGLIA vegetale del Brasile sj esame fatto dal signor Vanquelin....» 4o» o 40 Corompasa, e modo di allevare i colombi come Inessaggieri: i gue ci ibid 0 Corore cremesi che danno alcuni vermi 0 ritrovati su di una radice...» auagpi 0 ConieLio( il) sid nb ) Contratto di assicurazione.... 144»© Commercio; come asseconda la produzione e rimpiazza il capitale produttore» 306» ) ComunicAZIONE fra la riva ed una nave; \ mezzo per stabilirla../.°)..45 dibiete Arno #/ FrAuro di cristallo, del signor Laurent» 50»© P, Forkeeiosverdesi 2/0 i 2794: ava ForneLLo fumifero a grata che gira, del o signor Brunton adr hei SUA 00 { Frumento di Odessa; sua analisi raffrontata con quella del frumento di Francia» gl Bei ATO Frumento; tre nuove specie raccolte nella Mongolia chinese... 92» 0 476 Inpicr Frurri verdi; loro influenza sull’aria prima della loro maturanza... 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Clinchamp per disegnare le prospettive..» Iprororia; rimedio contro di essa.» Irtumimazione@ gas; alcuni fatti riguar- dieta ont ILLUMINAZIONE@ gas col carbone fossile; descrizione dell’ apparecchio e mecca- nisuoe(-delli).., 50/4800, ILLUMINAZIONE@ gas ottenuta col catrame» Incwostrno; mezzo d’ impedire che si am- mutu, go a le a Inonpazione; meccanismo destinato a pre- venirla RR e a IsoLa 5 sua- formazione.&& vg LampPADA economica a riverbero applicabile all’ illuminazione delle strade..» LampapaA@ spirito di vino AR Pe agi Lampapa per l'illuminazione delle strade» LANE; notizia sul commercio(delle).» Larte dell'albero della vacca(Palo de vaca)» Latte; metodo di conservarlo...» Lecno di Santa Lucia; suoi frutti e loro materia colorante: ut sat poso; LiQuipi; nuovo metodo per riscaldarli col vapore»....»... 2) 10) O (0) O Vo) AtraArETICO, Linasoksanizzata ii. LI Pag. Luna; sua influenza sulle stagioni..» Lurroto; polvere gialla delle squame per la fabbricazione della birra Li: CE LurroLo; sua coltivazione in Francia» Meccuina per battere il frumento..,» Maccuinaperifaresipape nz nai aio Maccnina per ridurre i corpi in polvere imipalpalidlclà, siae L uu astra d Maccmna per segare gli alberi in piedi, delssisonaBMackscsa, i iii lo Maccune accensidili, di Cristiano Stricker» Maccune( prime) a fuoco de’ moderni» Muwriscwmo francese i IR a Masticee: per denti;(awvisogg ic.» MarenesSprime:(delle)> aa pan Mays o Grano turco; nuova specie 0 va- rietà: ai: orge: lla Miniera di rame macchieta; analisi del signor Plulbpsss ao A Miniena di rame giallo; sulla sua forma cristallimaie sullasuasanalisiti==, Movimenti metcorologici. Gennapar ge e Febbrojoori lt e aa aday Maro erl Arg Aprile e to a i Mago nn ne la Giugneg:> 7-dRua Muriato e solfuto di soda per la fabbrica- zione del vetro ppagolo Ali Noce;-suo-Inueslotia. ren aa Noci; maniera di propagarle, piantarle, e Pi 177 taw. 0 bb) o bb) o ” O ”(0) » o »$ SIN 101 bb) 7) 3 SCO ” O ” O »(0) ”» O ” O ” O s O 23 O DIO. ”(8) ” O » O ” o o ” 478 Inpier tagliarle, e metodo di conservarle in inverno’© W. Ossa adoperale come ingrasso SORIA SE TOSI PANNILINI; processo chimico per segnarli PARAFULMINE portatile PaLuDE moventesi in Irlanda > » 195 i e) 127 PAnAFULMINI; loro costruzione(avviso)» 157 ParArurmini; utilità loro per l'agricoltura» 127 PARAGRANDINI( nuova foggia di); lettera del sig. N. N. al sig. Antonio Cattaneo» 299 Pazzi; eruzioni cutanee artificialmente usate nel‘iraltamentor(‘deji0+ 107 369 Pece nera o Catrame; sua distillazione in LNSTO) GER E E CI PELOO PeriPyeuMoNIA catarrale dei cavalli; causa, sintomi e trattamentb-., i. 192 Pranti velenosa: 4«0% dr o04 ta ano PoLizza per la sicurtà contro la grandine» 153 PoLvere anti-carbonosa e vegetativa,» 189 Porvent escrdinva”: deri ii 346 Ponte; sua costruzione col filo di ferro» 37 Porci(dei) ia citi Poi PREPARAZIONI anatomiche; sua conserva- DON Le 282 Parzzi correnti; tabelle mensili delle derrate Gennajo,©. Peo PIA, 80 Febbrajo co Re AR, 0) Marzo tte So a 240 Aprile? Saga a Maggio: ria Se 400 Giugno: SA re RR{72 a È 1° ProcreTTO per una società mercantile di assicurazione saio ‘ala Pag. 179 tav. 9) 9 2) 99 © O O Oto. ere€ e.© led>| Pn» Pc (> ALFABETICO. Rame dianco dei Chinesi...‘ Da Rame nativo trovato in America..| Rame; suoi effetti sulla vegetazione.» Reuma guarito con la china-china..% Rimepio contro una malattia contagiosa» Riso che cresce all’ asciutto. SET, Riso secco;$ avviso estratto dalla Gazzetta di Milamppossrisagis i Db Riso secco della Cina;s sua coltivazione sperimentata con buon successo dal signor cavaliere Rosa....., Rovo ideo; maniera di propagarlo, pian- tarlo, adacquarlo, sostenerlo e ta- Sie e ua Ruccine del frumento; mezzo di distrug- Ber” ii e E ScaLpatore del signor Lemare; rapporto fatto all’ accademia delle scienze dagli signori Fourier e Thenard...|, SeminaToJo inventato dal signor Matteo Bonafous; esperienze fatte... SoLuzione fetida ed amara per distruggere gli insetti, i CImMelio! cem"©. SosrtANzE animali 5 loro conservazione» StAGNI. pietrficati DELE da® TeLAy da tessere; nuova aggiunta da adat- larve(Oki gli TELEGRAFIA, domestica PL.. T'ELEGRAFO generale nautico commerciale» TrarrATO di meccanica, d’ industria, ec., del:‘sigmor Christian«,°°. 0» Umipira’; mezzo di prevenirne gli negli appartamenti e e +79 467 tav. 0 464” o 34 2”(8) PO 44 29 o ivi”(6) I 3” o I Y) 79 o I 7»(0) 331» o 273” o 354” o SR 197.» 0 SO: 1‘#0 dadini Ta j{O” TTD ZA 2 O 46 2 O 69.» 0 DO 6 — ne 480: Inpiee ALrAÒerico. Vaccne senza cbrna.|: i Pag. 166 tav. 6 Vaccima; uso per guarire dalla tosse con- valsa: vd a 43» VEGETABILI esotici alimentari naturalizzati» 336» Verme solitario; rimedio(contro)..» 366» è Vernice da applicarsi al legno, la quale resiste all’azione dell’acqua bollente» en» 0 Vicocnes, Alpacos e Lamas; sperimento ! per assuefarli ad altro clima, e della È lana di: questi: animali. ff da I7I.» Vimo; sua chiarificazione- SR 200 n Vir; nuovo metodo per tenderle e van- taggi che ne derivano, di Carlo Raja» 4ot»© -<> Fine per Vorume Quarto. | 3 Ù, Gir. d'Agricol. Arti e(om? 77 o. = Î 7 i e LI A di—_fredi i re| | D 227 El|| ||| 2 tri fossa SÌ casi // b,; i TELA) E: 5.097)»-» i 7 î 7 E E n n ISTE GA bas t Wacc na fer deg are gl aller 12 PIAEA ld(i 7 E Lc Ò N N ASI N NN N LS \Òd RS DN = e N SN I o) EN Sa NR N » > DR INA O) NS NSÒ IS Ò “n "» È. Ò S; :9 3 3 345 S Piedi ne—_t@.@gg 1% di Parigi PRI E 9 2, 5 6 Vi 8 d z0 do) Metri— i È S nn- e£ a SA VARE ORIO) d la 3 adi rane e en ene A»e i: E"O a DÒ AI. Nice I di tici dà siii da— NATA lie IA SI i ii