en: ‘0. UL fata, palla «por panzi Si; di ; dita Pi— Pe i è e ara= a bi an Pe coni Sea— A= Sei ge—_— Sl nnt le 2° dente;— rca a: — tr a ì- E— ai="=-=“& e ra st ret la |— e: "== IA (00) co) (ee) Osservazioni Meteorologiche fatte all’ I. R. : Meter NA 8 aaa 4 erm.| Direzione Stato D di Rea.| del vento.[dell atmosfera. i|pol. 28 lin. 0,6|+ 7,0|Nord-N.-E.|.-Ser. dl DIDONE m,0 Nord Sereno 3|» 28» 11,7|+ 10,3] Nord-Est Sereno 4|> 27* 10,014 11,0] Nord-Est Sereno 5l» 27» 10,81+ 13,0 Est Sereno 6|> 27» 11,7|+ 10,0] Nord-Est Sereno Dj© ala 51+ 11,5] Nord-Ow. Sereno Bi 27» LOU 12,5] Owest Sereno gl» 27.» 98/4 12,31 Owest Sereno O AO 0 Nord-Est Sereno 11] 27” 10,0/+ 13.0) Nord-Ow. Ser.-Nebb. 12]» 27» 11,4|+ 14.0] Owest Nebb.-Ser. 13f> 279» 10,2/4 14,9) Owest Ser.-Nebb. 14]> 27» 7,84 14,8] Nord-Ow. Ser.-Nebb. 15]» 279°#° 7,5|+ 11,5| Nord-Est[N-rot. La n. T. 16|» 28» 0,7|+ 9,0| Nord-Est Sereno 17» 28» 1,0|+ 10,0 Nord Sereno 18]» 27» 11,64 11,8] Nord-Ow.| Ser.-Nebb. 19j» 27» 10,0/+ 12,0) Nord Ser.-Nebb. 20|»° 279* 9,0/-|-13,2|. /Owest Ser.-Nebb. 2,5)> an» 9,3+ 13.5] Nord-Ow. Nebb.-Ser. 22)» 27» 8,84 13.6) Nord-Ow. Sereno 23)» a7» 9:3|411,3], Owest Sereno af|» 27» 97|+ 12,53 Owest Nebb.-Ser. 25]» 27» 9.04 13,0) Nord-Ow. Sereno 26]» 27» 8,0+ 15,5| Nord-Ow.| Nuv.-rotto-Ser. Sg say*» 6/04 ro;3: Sud-Est Nuv.-rotto 327 brio) Ovest Sereno > oi pi 2g da 13.5) Sud-Est Nuvolo 3o|» 27» 9,0/+ 12,0] Owest Nuv.-rotto 31]» 27» 10,0j+- 13.0] Nord-Est Ser.-Nuv. Altezza del Barometro, massima pol. 28, lin. 1,0; Altezza del Termometro, mass.-+ 20,3, min.#- 7,0) rr e————————eeeEo»ò)IOI Osservatorio di Milano nel mese di M aggio. li S ERA. | Term.| Direzione Stato VI.| Barometro.|g; Rea.| del ventò.| dell’ atmosfera. | pol. 28 lin. 0,5/-#+ 13,c| Sud-Est Sereno |» ag» I1,0/- 15,6 Owest Sereno » 27» 10,8|+ 17,9 Sud Sereno \» 27» 9,4|+ 19;0| Sud-Owest Screno n Ga» HI,2l4- W7;d Sud-Est Sereno si agi 10,6/4 17,9 Owest Sereno » 27» 10,2/+ 19,2] Sud-Owest Sereno >» 27» 10,2|+ 19,9 Sud-Owest| Ser.- Nebb.-Ser. » 27» 9,014 19,8| Owest Ser.-Nebb.- Ser. » 7927» 9-4/+ 18,8] Sud Ser.-Nebb.-Ser. [l> 27» 10,7|+ 19;4| Sud-Owest| Ser.-Nebb.-Ser. si>» 27(28 109] 419,8 Sud Ser.-Nebb. d è og. 3..18,0|-1-19,8 Sud Sereno i» 27» 7,2|+ 18,7] Sud-Owest|Nuv.-Poca piogg. i,» 27» 10,8/4- 1,60) Sud-Est Sereno 0 51.380» dn,0 E 1517 Est Sereno :» 27”» 11;7/+ 16.6! Sud-Est| Ser-Nuv.-Nebb. l» 27» 10,7|+ 18,5] Sud-Est Sereno L» 27.» 92/4 19.5] Sud-Est Ser.-Nuv-Ser. î>» ay© 19:24 20,59 Owest Nebb.-Ser. °» 279». Q,h|-+ 20,0 Sud-Est Ser.-Nebb. i stan 5 18,7\1-A7,0 Sud... N.-O.|Temp. Nuv.-Ser. Ì»i Sg 5 9:6|4- 19,0] Owest Sereno )>» 27» 9,04 2,03! Sud Owest Nebb.-Ser. È sì. bora 8.44 209 Sud Sereno Ta>— Riga 04 16.5 Nord Temp.-Nuv.-pio, î,» 27» 6,04 159,0 Est{Poche gocce. Nuv. i» 27» B,0|+4 177 Ist Sereno i Pd RE IT) E 16.0| Nord-Est| Nuv.-Piov.-vario ‘» 29» 10,0|+ 17;3] Sud-Est Ser-Nuv.-Ser. E»i amitis» rOi0|+ 19,0 Sud-Est Sereno minima pol. 27, lin. 6,0; media pol. 27, lin. 9.80. med.+ 15,01. Quantità della pioggia lin. 24,14. , __——————_———m Gi Da d ERRORE | PREZZI CORRENTI i i delle Produzioni“Reritorial del dA& 1° 30 da 31 N ; GENERI.{Maggio Maggio Maggio x i fre aa[rc co eco SS: à TE i | Milano Pavia= Lecco.| Como. Tio Lodi. Pra S i ARI CAO fi EEE AE SARE ' Frumento& l mogg.!22. O7 o. 0023...(0: Do_0. 0014 89! 0:300f 0: 004 4 Riso y» pio. 420. T00|0g. 1720: 00) 0. 00 0. 00| 0. 00| o. 00| r Grano turco» e” 25 0.00 10. 72)‘0: o 000700 0 00 0. 00 i; Segale ila. Ji 03 00.0; 00.0. DOLO; 00| 000 hot 00 0. 90 000] Dì i Miglio È o. 00) 0. 00 14. 96| 0. 00| 0. 00) o. 00| 0. 00) 0. 00 Avena. alla soma JII. 28| 0. 00 14. 96) 0. 00) 0. 00) 7. 85) o. c0| 0. 00 i ‘eno’‘al-fascio-j-0. 000. 003. 30) 0-00-0.-00)7: 430.00 0..00) i Paglia n. jo. cola idod. 207%, 000. dol d. ag 0. 00.0. 00 Lino marzirolo alla;| libb. d'OnCe 28. otdo asso 0,00 0. LOD 0-00: 1. dle e dol d 00! i Canape{ GO. 00 0,00 10.00] 0.000. 00 0, 00) 0. 00| o| Legumi al o i 8. 87 e;(00: Id, 140. 000. dO| 13.68 00; 0: 00]| Ss I sidienbtiiii PRERRREA: yJ 9 Gior. d‘Agracol. drti e Comm” c"9. | i|||= E i\ V) )(B)(||| | IV sl È EA- LA=[jo ii Di Il Li BI ue È 15== sane a el hr o SÌ= mi=> :|| I i=|$| 4 L; 7 ito EL È DI cOn D. A Hi,%- À A; Spa; Mirigi v d A A A 7 0/ 1825. pù S s ky | del Gas aml'oto|| ( e(parecchio bl(ja CO7 Li 7 40 velato nell. 4 voltecart y Mall cd pie Cr PU } 1620. PE | \l i C..04 401 sl | i I | Ì Fasc.° VI. Mese di Giugno 1823. EGONO MEACRE RALF ” È 3(ere Z Nuovo metodofeconomico di tendere le viti e vantaggi che ne derivano, di Carro Rasa parroco di Busto Garolfo. Un sacerdote che nell’ ordine suo, in mezzo alle gravi cure del proprio ministero, ritrova tempo e mezzi di occuparsi in utili faccende è degno di lode, e cresce questa oltre misura per l’ ottima disciplina a cui egli dirige le cure, i mezzi e le fatiche. Ai rettori delle coscenze è dato più che a qualunque altro di penetrare i cuori di quelli che gli sono affidati, indurli alla per- suasione ed a farli dimenticare certe pratiche antiche alle quali ostinatamente stanno vincolati. Il parroco£aja pubblicò una ragionata trattazione sul modo di tendere le viti. Se egli abbia raggiunto© no lo scopo che si è prefisso, esperienza sola potrà provarlo. Noi sappiamo che errando o cadeado, meglio si conoscono gli inciampi e si provvede appresso, finché si giugne più speditamente“a qualche buon fine. Noi nulla diremo circa al parere nostro su tale proposito, ma affinchè i lettori abbiano saggio dell’ operetta, noi qui riporteremo quanto più opportunamente richiede per mostrare l’ intenzione deli’ autore. » Il privilegio di cinque anni conceduto a Carlo Raja, parroco di Busto Garolfo, per l'invenzione Fol.4I.F. 26 n===“== o_ = rea. er re rs=— ni__——»_rr Go,= SG e T LA 402 Economia Ruratr. nr consistente in un Nuovo Metodo atto ad ottenere da un egual numero di viti un doppio quantitativo di uva. pubblicato nella Gazzetta di Milano dell’ otto di luglio p.-° p.°, destò generale curiosità. » Avvenne quindi che moltì mi sollecitarono a yoce ed in iscritto a voler palesare il mio ritrovato, usando meco espressioni così obbliganti, cui non potendo cor- rispondere all’ istante mi convenne per debito di urba- nità rivolgermi al signor Estensore della Gazzetta colla lettera ivi inserita sotto il giorno otto dello scorso mese di agosto. » È bensì vero che altri non mancarono di scredi- tare ciÒ che per anco non conoscono) ma non so do- lermi di essi, ben sapendo che quando trattasi di cose nuove questa è sempre stata la logica di tutti 1 tempi. » Sappiano però che la mia invenzione, sebbene non sia di così alta importanza da suscitare dispute tra i dotti, non è nemmeno di.così poco rilievo da rimanere sepolta, appena nata, sotto la polvere del- lobblio. Mi basterà di mianifestarla perchè sia resa giustizia alla verità. » Devo tuttavia premettere che io stesso non fui soddisfatto del modo specioso ed isolato con cui venne fatto pubblico dl indicato mio Metodo. Imperciocchè, i DER;; quantunque non si scosti dal vero, avrei desiderato RS i I K che si fosse fatto cenno della natura dell’ invenzione, sto det x i anzichè del risultato della medesima. 5» Ma di una tale mancanza non posso incolpare che me stesso, che temendo che altri mi contrastasse il merito di una cosa che saltar poteva all’occhio di chic- ] chessia, volli farne un mistero ben anche a’ miei più intimi amici, e molto più a coloro. ai quali affidati il VA mio sigillato ricorso per la privativa, colla nuda so- ‘ prascritta di ciò che fu poi letteralmente annunziato. Viri. 403 » Onde rimediare a questo inconveniente e non mancare alla data parola, mi trovo pertanto obbligato di pubblicare il presente opuscolo, col quale. farò co- noscere in che consiste la mia invenzione, i vantaggi che da essa ne derivano, e le teorie necessarie per fa- cilitarne a tutti la pratica. DE generalmente conosciuto che un filare di viti che rende, per un supposto, duecento libbre d’ uva, ridotto a pergola ne produce per lo meno quattrocento. Per conseguenza ognuno darebbe alle proprie viti una tal forma, se troppo dispendiosa non fosse a cagione dei materiali che vi si richiedono. » Ora il mio ritrovato sta appunto qui, nel rispar- mio cioè dei detti materiali, potendosi ridurre è per- gola quanti filari si vogliono col mezzo del filo di ferro. » Quando adunque avrò dimostrato che col filo di ferro si possono costruire delle pergole, le quali, pre- messi 1 debiti riflessi, costano meno dei filari, sarà anche dimostrata la convenienza di esse pergole. E sic- come poi una pergola non richiede maggior numero di viti di un filare, quindi è che colle stesse viti si avrà un doppio ricavo, per l’ anzidetta verità di fatto. che una pergola rende il doppio di un filare. L'autore fa succedere alle predette cose una dimo- strazione con cui intende provare« che con minor « dispendio, dei filari si possono tenere delle pergole, il « di cui prodetto è in ragione del doppio.» » Nella scorsa primavera(dice A.) in un mio fondo detto il Roccolo, da un roocolo ivi esistente, ed altrove feci costruire col mezzo del filo di ferro cinque pergole, le quali ad onta dei cattivi pronostici sussistono nello stato medesimo di integrità con cui furono costruite. ; È DPI ne 404 Economia Runate. E sieeome negli indicati fondi. e precisamente a lato di ciascheduna delle dette cinque, altrettante ve ne sono della stessa lunghezza fatte col metodo co- mune, così frovo opportuno qui| instituire un con- fronto tra esse pergole, per rilevare la differenza di prezzo sì delle une come delle altre. Quivi vengono rappresentati i quadri delle spese necessarie fatte alle sopra indicate pergole, ed i conti di raffronto, dai quali« ne risulta, secondo l’autore, in favore delle pergole di nuovo metodo una economia quasi di due terzi, oltre un risparmio in manutenzione assai notabile, come gli intelligenti di agricoltura pos- sono agevolmente conoscere da se.» » M' immagino che nessuno vorrà contrastarmi sil fatti vantaggi, ma piuttosto mi domanderà se le mie pergole fruttano un doppio delle usuali. » Rispondo che io ho considerate le viti nello stato în cui si tengono quasi universalmente, e_che pochis- sime essendo le pergole, a motivo della loro enorme spesa, minorata questa spesa si generalizzerà il metodo mio e da questo ne verra effettivamente il doppio quan- tilativo di uva. » Ma poichè qualsivoglia ritrovamento non va esente da contraddizioni, io stesso voglio far palesi alcune difficoltà che tutto dì mi risuonano all’ orecchio, e da queste stesse trarne fatti e ragioni in favor mio. » Al primo apparire delle mie pergole non- tando esse che un leggierissimo graficulato, si giudicò subito che mancassero della necessaria solidità, e che un soffio di vento basterebbe a rovesciarle e a disper- derle. » Sebbene io fossi persuaso del contrario, riponendo la mia fiducia dove nasceva l' altrui timore, per la Vari. LIES lato ragione che il vento meno ha di forza, quanto meno ante trova di resistenza, pure fu prudenza il tacermene, oi aspeltando che questo millantato nemico venisse a dar o prove del suo valore; ciò che in fatti seguì più volte, di e segnatamente il 17 luglio p.° p.°, nel qual giorno imperversò un vento così gagliardo e furioso, che recò se danno bensì alle pergole di vecchio metodo, ma portò (1 tutto il rispetto alle mie. i» Questo fatto non ammettendo replica, vi fu chi i soggiunse che il filo di ferro da me adoperato, essendo A troppo sottile, non potra reggere al carico dell’uva ne- Jos: gli anni di abbondanza e all epoca di sua maturità. Cadde in mente a me pure cotal sospetto, epperò avanti siÉ di dare una pubblicità al Metodo mio instituii var] ni esperimenti, dai quali n° ebbi risultati così sicuri da non più dubitare di alcun inconveniente. ibto» Vengano danque questi anni così ubertosi, si in- Ja grandiscano, si ingrossino le uve come quelle della ferra promessa, che potraneo al più incurvare alcun nr poco il teso filo di ferro(al che è subito riparato con SA| qualche piccolo sostegno, come si pratica nei filari), dea ma romperlo giammai. |» Si pretende in fine che l'uva perderà della sua pot bontà, e che le viti correranno nell’ inverno il pericolo ele| della mortalità, non potendosi mettere sotterra. sed|» Ammettendo quella falsa opinione che il prodotto | della vite perde‘in qualità a misura che i tralci si ele- La vano da terra, questo sarebbe vero. Ma appoggiato giUdIO all’ osservazione di alcuni paesi, nei quali le viti si e che fanno ascendere sopra le piante e nulladimeno danno dispe un vino eccellente, nego il supposto. » Ciò che forse può recar pregiudizio alla bontà oncndo dell'uva non è un piede o due di maggiore elevazione per la Tin i- 2A ni “-“CT 406 Economia Ruratr. della vite, ma sibbene l’ umido e l’ ingombro del le- gname in contatto con l’ uva che l’ impedisce’ azione dell’ aria e il benefico calore del sole. « Ora le pergole mie, per la diversità con cui sono fatte, godendo di un’ aria più libera e di maggiore inisoluzione, devono necessariamente dare una raccolta d’ uva migliore ed anche più abbondante. « Dico più abbondante, giacchè è noto che il mag- gior danno(salvo la grandine) proveniente all’ uva dipende dalla nebbia e dall’ acqua in tempo della sua fioritura. Ora queste cause funeste meno nuoceranno alle mie pergole, le quali presentano grappoli isolati, e subito asciutti per la minor ombra e pel facile scuo- timento del filo di ferro cui sono appesi. « E qui giova notare l’ errore di non pochi agricol- tori, che avidi di copiosa vendemmia ricuoprono sover- chiamiente di tralci le pergole, e meno ne ricavano per il troppo ingombramento. « Dunque anche concesso che uva delle pergole fosse alquanto inferiore a quella dei filari, il che si nega( per riguardo almeno a quelle pergole situate in aperta campagna), tale eccezione non potrà essere ap- plicata alle mie per i motivi di sopra espressi. « In quanto poi alla mortalità, il metodo mio non esclude la possibilità di porre sotterra le viti. Ma su di ciò siami lecito di esternare il mio sentimento. « Tempo già fu che questa usanza di sotterrar le viti non era da noi conosciuta; e in allora le viti, non ostante la mortalità cui soggiacevano qualche rara volta, si recidevano al piede; e dopo un anno o due di vigoroso germogliameato e di utile riposo, ne com- )ensavano con usura la perdita degli anni antecedenti. | 3 Ma si volle assicurare il partito di una regolare raccolta Vir. 407 de e si adottò la pratica in corso. Da quell’ epoca in poi oe malconcia la vite da tortuose piegature, onde obbligarla, senza rompersi, a terra, quasi inferma e indebolita ne Ono risente facilmente gli influssi perniciosi delle stagioni; ore va scarsa ne’ suoi prodotti e vive poco. Vi troverò delle ta pergole in buon essere che non soggette a questa dan- nosa operazione, contano più di un mezzo secolo. Ma g- indarno voi mi cercherete un filare che oltrepassi i ra venti o trent anni. a» Col rispondere alle succennate obbiezioni ebbi 0 campo di vieppiù dilucidare i vantaggi derivanti dal dA Nuovo Metodo, tra i quali uno è certamente quello che 10- le mie pergole, a preferenza delle altre e dei filari, ca- gionano pochissimo impaccio al sottoposto terreno che col. può essere lavorato con profitto sino al piede della ver- vite; e la vite può essere facilmente purgata dall’ erba ano nociva con una lieve insolcatura dell’ aratro. « Da tutto ciò ne risultano i seguenti vantaggi: gole» 1.9 Da una egual numero di viti e con minore esi| spesa si ha un doppio quantitativo di uva di filari. OT» 2.9 L’ uva riesce della stessa qualità dell’ uva è ape dei filari. » 3.9 La vite occupa meno di terremo, e può es- ) non sere più facilmente coltivata. ni L’ autore subito dopo prescrive 7 modo di fure una pergola col filo di ferro e per la più facile e maggior I| intelligenza ha unito al suo opuscolo due tavole in a rame, alle quali fa ricorso a mano a mano che capita gi il bisogno e queste provvedono a meraviglia allo scopo pn dell’ autore.| sor Alcune avvertenze sono consigliate a chi desidera far na uso del filo di ferro e sono: cool» 1.9 Il filo di ferro; dice l’autore, da me impie- gato è della così detta grossezza di quattro duchi. (ili e nen pe de =" ro— 408 Feonomia Ruratr. » 2.9 E necessario che sia cotto, ma non troppo, altrimenti si allunga soverchiamente quando si tende. » 3.° Per la maggior convenienza e per lo scopo cui deve servire, si esige che sia di perfetta qualità e in pezzi intieri di metri n. 35(braccia 60) cadaun pezzo. Di tal sorta il paese di Lecco, dove fui nel passato marzo, non potè fornirmene, se non dietro commissione da me data ai signori fratelli Cima, me- diante l’ accordo di lire 9. 97. 8 al rubbo, cotto e spedito franco in Milano. Potevo averne d’ inferiore qualità a lire 7. 67. 5 per cadaun rubbo, ma lo rifiu- tai perchè non faceva al caso mio. » 4.° Volendo si può renderlo più durevole col preservarlo dalla ruggine, mediante uno strato di Dbiacca ad olio. » 5.2 Quel filo di ferro, su cui si appoggia imme- diatamente la vite, deve essere fasciato con paglia, o con altro genere di simil fatta, affinchè non cagioni ammaccatura alla vite. In appresso viene fatta l’ opportuna descrizione dei vari ordigni che abbisognano per mettere in pratica questo nuovo metodo. Quest’operetia del parroco /taja, abbenchè di piccolissima mole, ha pur essa un appen- dice che moi qui trascriveremo, non che la norma per il diritto di privilegio che pure vi è unita. » Nota 1.° Nella descrizione delle pergole di nuovo metodo sarà stato osservato aver io fatto uso di legname e filo di ferro dove più e dove meno. Volli ciò fare, onde conoscere in progresso di tempo con quali regole meglio si possa procedere nella loro conformazione. » 2. La pergola designata nella tav. 1 unisce ad una distrubuzione economica in materiali una sufficiente solidità. Nulladimeno io non ne faccio un'assoluta pre. À La domanda dovrà essere fatta in iscritto a me,© h a persone a ciò delegate, anche in via di lettera, af- De francata, in cui si indicherà il nome e cognome del er petente, il paese e Ja denominazione del fondo dove s' intende di praticare il Nuovo Metodo, colla totale PI misura del ferro che abbisogna. me e, le al ale ji sa Fe»=—>-c Ab Sa nia” i de PP Tr" Viri. 40y scrizione, lasciando libero campo a ciascheduno di at- tenersi a quanto crede più opportuno all’ intento, ben persuaso che una cosa nuova col tempo e coll’ osserva- zione si perfeziona sempreppiù. » 3.* Non mi sono fatto carico di alcuni oggetti di poca entità occorsi alle pergole d’ invenzione, perchè tacitamente compresi nel prezzo attribuito ai capi prin- cipali. » Infine il valore dei materiali, della mano d'opera e di tutto quanto è stato calcolato nel presente opuscolo è desunto dai prezzi comuni e dalla pratica generale del circondario. Il che mi giova di avvertire affinchè ravvisandosi altrove disparità, non mi sia imputata a mancanza di cognizione 0 di esattezza. Norma per il diritto di privilegio. La tassa per la licenza di far uso del filo di ferro nella tenuta delle viti è stabilita a millesimi sette per ogui metro pari a braccia uno ed once otto. ORE II 410 Ecoxomia Rurace. Processo per fare dell’ eccellente vino bianco, del signor Dispan. Si prenda un turacciolo di sughero, che si addatti bene alla chiusa della botte; lo si trafora con un ferro rovente all’ oggetto di potervi far passare l’ estremità di un tubo di vetro o di latta curvo a guisa di sifone, e la cui cima non oltrepassi che appena il turacciolo. Si intonica allora con colla di farina in mancanza di altra, si metta della stessa colla fra il tubo ed il tu- racciolo; alla botte essendo bene riempiuta di mosto vi si accomoda questo piccolo apparecchio in modo che il gas carbonico non possa isfuggire che pel tubo, sì fa immergere questo con l'altra sua estremità in un recipiente qualunque in parte pieno di acqua ed aperto. Quando l’ apparecchio è pronto, il gas si svolgerà in bolle a traverso 1’ acqua; in caso che questo non succede, è necessario di chiudere con buon mastice il turacciolo fino a che si veggono le bolle. Si lascia passare la. fermentazione forte. Dippoi si cava chiaro il vino in bottiglie:nolto forti; si turano ma non del tutto, a capo ad otto o dieci giorni si capovolgano le bottiglie perchè il deposito cada sul tu- racciolo, ciò che si effettuerà in altri otto giorni. Si fa uscire allora con precauzione il deposito, tenendo sempre capovolta la bottiglia su di un catino, perchè nulla si perdi. Si rimetta diritta la- bottiglia, la sì tura esattamente, la si accerchi di un filo di ferro, la si copra con catrame e sì collochi nella sabbia. CanaLi, Fosse r StrApr. 401 } L’ arte di scavare canali, di aprire fosse e di formar strade con processi economici, di G.-CL.-H. PasserAT pe La Cnapette DE LA Rouce, ec. Batti l"ro L’ arte di rendere meno complicati i lavori agricoli Iità e di ridurli alla loro più grande economia, merita di Ito fissare l’ attenzione dei proprietari che desiderano ope- dI), rare dei miglioramenti, ma che sono rattenuti dalle soli e spese molte volie eccessive che essi producono. L’ apri- Da mento dei canali, lo scavamento di fiumi che offrono, vi in molte circostanze, degii avvautaggi inestimabili, sono ble compresi in questo numero. Un nuovo letto scavato di si per ricevere le acque superflue di un ruscello, di un un torrente, di una palude, renderà dei luoghi intiera- to. mente alla fertilizzazione, e ridurrà a coltivazione delle verà terre preziose nascoste sotto le acque nocive. Queste oi on acque possono servire d’ altronde utilmente all’ irriga- il zione ed anco a molti altri usi. f Nel considerare questo genere di lavoro sotto il punto 0 si di vista di un interesse più generale, gli amici della i; prosperità, per ogni ramo di amministrazione, veggono ì si con ammirazione questi canali che il governo, nelle in benefiche sue mire, moltiplica su tutti.i punti per ifo unire i fiumi ed i mari, ed aprire delle nuove comu- lpdo| nicazioni all’ agricoltura ed al commercio. ché| Questi importanti lavori danno motivo a grandi spese; Pr si possono nulla ostante eseguire con mezzi semplici e o più economici di quelli adoperati fino ad ora; questo è appunto quello che I° esperienza, ha provato, ed io mi sono fatto un dovere di rendere pubblico il risultato delle mie sperienze; io lo faccio con tutta. la confi- denza, perchè io possa facilmente mostrarne tutti gli avvantaggi. # E fi“RT‘anne cp sà ig— a ui pan rara 2=_” rr ir uu> eta ci 412 Ecoxomia Runace. Un ruscello cola su mici poderi, egli rende fertili delle belle praterie ed ha accumulato con delle succes- sive alluvioni delle terre di alluvione feconde e pre- ziose, ma questo benefico ruscello che abbellisce il luogo‘ove io sto a dimora, cagiona alcune volte dei disastri che‘nessuno fino adesso non ha mai pensato di prevenire; di raro si godevano le belle raccolte di foraggio che cresceva sulle sue rive; una inondazione copriva di fango in un istante la fresca erba che faceva la speranza del coltivatore e lo privava delle sue prov- vigioni d’ inverno nel momento stesso di raccoglierle; Je terre vicine che promettevano una ricca messe, di- ventavano un lago fargoso e le raccolte erano anni- chilite. Jo avea fatto il progetto, sono molti anni, di met- tere fine a questo flagello che si rinnovellava troppo spesso, e l’ ho posto in esecuzione. Ora renderò conto di questo lavoro, nella speranza che l’ esempio mio potrà divenire utile al mio paese, e che risveglierà forse l’attenzione degli uomini illuminati che il governo chiama alla direzione delle sne belle intraprese. Il mio ruscello, che ha ia sua sorgente nel territorio di Fersailleux, cola in una bella vallata fino a Maxi- mieux, egli attraversa la gran strada, si dirige in se- guito dal nord al sud nella pianura di Valbonne, e scompare a qualche distanza infiltrandosi in un fondo di rena che forma la base di questa vasta pianura. Allorquando egli è gonfio per le acque pluviali, egli si spande con violenza sulla campagna e lascia delle trac- cie funeste del suo passaggio., La mia prima cura è stata quella di contenerlo nel suo letto; io raddrvizzai tutte le sinuosità che potevano rallentare il suo corso; ho strappato i vecchi alberi ed fertili Ucces. torio Maxi: In se ne,€ fondo anura, egli si e trae 0 nel ‘evano on) ol ca CamaLi, Fosse e SrrApr. 413 i cespugli che ostruivano i suoi bordi; ho allontanate le sue rive ed ho formato, a cinque e sei piedi di distanza, degli argini, l’ altezza dei quali è calcolata sul livello il più elevato delle grandi acque. Allora quando il ruscello esce dal suo letto, trova fra gli ar- gini uno spazio sufficiente per contenerlo. Giovani pian- tagioni di pioppi di Virginia, di frassini e di salici sono state disposte al loro piede per proteggerli contro la corrente(1). (1) Intento, poteri finali, mezzi di esecuzione, di- sposizioni naturali, sussidj artificiali sono le condizioni senza le quali non si potrà mai progettare l opera divisata. Queste condizioni sono appunto come le mem- bra che compor debbono un corpo. Noi si formiamo il pensiero che un’ acqua servire potrebbe ad irrigare un fondo; ecco in primo luogo un intento che noi ci proponiamo. Ma posto questo intento, st domanda se quest acqua è di buona qualità ed è bastante al biso- gno. Ecco in secondo luogo la ricerca sui poteri finali di quest acqua. Scoperti i poteri finali viene la do- manda in terzo luogo se vi sieno sufficienti mezzi fisici e pecuniarj per guidarla ove fa duopo, e quali steno questi mezzi; ecco una terza ricerca riguardante L mezzi esterni di esecuzione. fissati questi mezzi si do- manda se la massa dell’ acqua abbia tanto peridio e di spinta naturale da servire, mediante la strada fis- sata, all’ intento proposto. Ecco una quarta ricerca che riguarda le disposizioni naturali ed ingentte del soggetto a prestarst al proprio intento. Scoperte queste propizie disposizioni, si domanda cosa si dovrà fare 4 n—_eGGGiÉiÉEEÌ TT lEBECes5psn ee—=== 414 Economia RuraAtr. Nunserose chiuse furono costruite a certe delerminate distanze sul ruscello per godere a piacimento delle sue acque fecondanti. Ogni prateria è munita di un edifizio con imposta di legno che loro lascia il passo quando REERIZE O TE elleno sono utili, e che si chiude ermeticamente tosto che diventano nocive. All’ estremità di queste praterie, che hanno più di un quarto di lega di lunghezza, si trovano le terre di alluvione che bisognava altresì preservare e che formano. una valle di una lega. È, Io avea raunati al principio i numerevoli proprietari interessati nella mia intrapresa. Io avea da essi ottenuto il consenso di agire parimenti sui loro propri fondi, e la promessa di una indennizzazione quando il mio : lavoro sarà terminato e coronato di un pieno successo. i ti Io mi occupai allora dei mezzi di distornare le acque i superflue, ed io ebbi il bene di incontrare su i miei i poderi, al centro di questa arida pianura, un antico per rattenere la deviazione o la dispersione della cor- rente e per conservare l’opera nostra. Ecco la quinta ricerca riguardante i sussidj artificiali.£” analisi. non è compiuta se tutto il soggetto non€ fatto presente. Ma l'attenzione non può tutto esaminarlo se tutto non è presente. Ora perchè tutto il soggetto sta. presente all’ utteazione si richiede che tutte le condizioni neces- sarie sopra avvisale sieno costantemente alla mente, ed allora nell’ eseguimento dell’ opera divisata:e progettata non si troveranno nè intoppi, nè deviazioni da farci giugnere a qualsiasi altro fine. ( Nota del Compilatore). Minate le sue difzio lando tosto 950, al ue mel Lico cOn quinta iL tION esente. fo non resente neces: Ile, ol octtaia a I fara re), Camair, Fosse e Strane. 415 letto della riviera d’ Ain, il cui fondo è una rena pura, ricoperta di alcuni pollici di terra. Il livello mi ha fatto apprendere che il terreno è più basso di molti piedi, che il letto del mio ruscello. Non si trattava più di aprire un canale bastante per ricevervi le acque sovrabbondanti del mio ruscello, giacchè io sono convinto che esse saranno facilmente contenute nel vasto bacino, che si infiltreranno pron- tissimamente e lasceranno uno strato di fango che col tempo renderà fertile questo paese. Un bacino parallelo a questo potrà, in un gran numero d’ anni, ricevere a sua posta il beneficio delle inondazioni. Questo canale ha duecento cinquanta tese di sette piedi e mezzo; la sua profondità è, nella più gran parte, di cinque, sei e sette piedi; in alcuni luoghi di tre solamente. La sua apertura è di quattordici piedi in alto; la sua larghezza al fondo di cinque a sei piedi nelle parti le più profonde, e di otto a nove in quelle che lo sono meno. Io non ho creduto opportuno di dare alle sue rive l inclinazione di quarantacinque gradi, che è necessaria per prevenire lo scoscendimento; io ho preferito di lasciare alla natura la cura di formare il peudio il più conveniente. Io ho chiamati sal luogo molti capi’ dei per contrattare con loro il valore di questo canale; io esigeva che le terre degli scavi fossero livellate e so- spinte lungi dalle rive. Nessuno volle incaricarsene a meno di sei franchi la tesa corrente, ciò che faceva ammontare la totalità a mille e cinquecento franchi. Molte persone sperimentate hanno giudicato che eglino non avrebbero guadagnato molto a questo prezzo. gere«en copie Lp n LS pi —Treorroceo== rca came î A= n li Ar == II ZA 2 416 Economia Ruratr. Io ho voluto tentare dei mezzi più economici per giugnere al mio scopo ed il risultato a provato che io vi sono compiutamente riuscito. To adopero comunemente per la coltura delle terre un aratro forte con avanti due ruote, come quello che è usitato nel nostro paese. Il vomero è acuto ed ha la forma di conio; l’ orecchia è mobile, essa è fatta di un pezzo di asse, Imaginai di far aprire il fosso da questo strumento, dopo avere prima di ogni cosa tracciato il mio canale. Io non mi lasciai perder di coraggie dalle cattive ap- parenze del terreno che non presenta sotto uno strato di terra molto sottile che un fondo di ghiaja molto grossa, mischiata di selce, di cui alcuni massi pesano più di un quintale. Io ho fatto attaccare sci forti ca- valli, e tre uomini sono stati costantemente assisi sul manico e la pertica dell’ aratro per tenerlo fermo in terra, allorchè incontrava questi enormi ciottoli; senza questo peso egli sarebbe stato spesse volte ributtato fuori dal solco, e si sarebbe rolto molto più facil- mente. Un carradore era oecupato a me dappresso in altre Opere per trovarsi sempre pronto al bisogno. Egli aveva tagliato, per qualunque evento, dei pezzi di ricambio, poichè io mi aspettava vedere rotto un aratro tutti i giorni, ed anco di questi ne teneva uno sempre pronto. Io collocai al seguito dell’aratro trenta e fino a cin- quanta opera) armati di pala; nel mentre che si lavo- rava una metà del canale, essi gettavano sui bordi le terre dell’ altra metà; I’ aratro e gli operaj si succede- vauo in tal guisa alternativamente. e sono discesi fino alla profondità indicata dal livello. Due aratri situati sui bordi respingevano le terre che gli operaj ammon- n Mimi«<= Gi“““&- ri Canari, Fosse e Strane. 417 A ticchiavano. Coen questo processo economico io sono che arrivato in tre giorni a livellare ed a spingere tanto lungi Je terre da non temere alcun scoscendimento. re Ho incontrato uno strato di pietre, delle quali le le più piccole erano della grossezza della testa di un "a uomo; a malgrado questo ostacolo, lo stesso aratro ha i resistito e non ebbe bisogno che di alcune piccole ri- parazioni. L’opera mia è stata terminata nel mese di novembre del 1821 in tredici giorni e quivi unisco il quadro di tutte le spese IONE DINI ) È H i 482 Giornate d’ opera) a 1 fr. e 20. senza alimento" 0. 602 fr. 5o c. i 4 13 Giornate di aratro per lo sca- i ul vamentoi,‘al#bo ue, risg+1 190— È i i 6 Giornate di aratro per livel- TA k lare le terre scavate: le mule Ù essendo meno forii che per ih il precedente‘sono stimate p ì DIP ER) hi 48_ k Q=Riparazioni call’'aratro i. 6— È Ure} si i Totale#86. fm. dove: £ DIO, Herz CEE ATEI PATTI lati n( Sarà continuato SE nto. MMM cin: apo» Il sesso non esercita la sua azione fecondante sulle fo- ile glie esclusivamente; esperienze di‘ J.“P.'M. Limovzin. ed: Lamorne farmacista ad Alby, ec., cc. fino pal Dopo che il signor Soquet, vecchio professore di ca chimica, ha pubblicato il risultato delle sue sperienze Tol. TI. 27 @er__rcrr—r—________j, sr pr so iii — Eve Sy — rr ee drei | Ù i 99° 4 18 Economia Renate. relativamente all’azione del gesso sulle foglie di alcune piante che costituiscono le praterie artificiali, dopo che egli ha stabilita una teoria dedotta da questa slessa azione e che egli l’ha presentata come una conseguenza necessaria, la maggior parte dei giornali scientifici, organi delle società di agricoltura ed altre sapienti compagnie, sul rendiconto dei lavori della società di Lione dato dal signor Grognier si sono affrettate iu tal guisa di farli conoscere e di propalarli. Egli è in questo modo che gli annali dell'agricoltura francese; quelli delîa società d’agricoltura e commercio di Charente; le Effemeridi della società di agricoltura< del dipartimento dell’ Indre; il Memoriale. universale elelle scienze e delle arti; la Raccolta agronomica della società di Montauban, ec., sanzionando in qualche modo la teoria dopo avere adottato il principio, sem- bravano appoggiare con tatta l’ autorità e tutta TV in- fluenza della loro giustamente meritata riputazione, un fatto altrettanto più importante, in quanto che egli si trova in opposizione con le’ idee ricevute in fino ad ora e che per ciò solo meriterà almeno di essere esa- minato. Se non si fosse trattato che della teoria messa fuori dal signor Soquet, noi avressimo lasciato al tempo ed all’ esperienza la cura di ammetterla o di rifiutarla, per- suasi essendo noi che le teorie in agricoltura, non possono in oggi sedurre il più gran numero per la sem- plicissima ragione che non è il maggior numero che attacca dell’ importanza, e che inoltre egli è facile di stabilire la verità dei risultati pratici col mezzo di una esperienza comparativa. Ma siccome la quistione è di un errore di fatto materiale e positivo, e che si tratta di una esperienza che si trova manifestamente in oppo- giz10ne credut per È gli ag1 de fa del pri 810001 pell' ion sorivtre. e cod al srlloè da dlew cosa cl non 2 sentali ne,€ egli è Do signor fede| veder vent 200! Pi ad u non glie, mette e che quell ste st amme altre RSI NO TZ ZI: ; A alcune po che Stessa SUenza bifici, Dicnti a di oltura mercio icollura: niversale ica della qualche DO, sem» atta Ì Il Ione, UN she egli«i n fino al essere eil: messa. fut | tempo© jutarla, pel tura, 00 per la sene qumero ce è facile di rezzo di Da stione€© she sl prati ate Il 0): e TER susa Gesso. 419 sizione con la verità e con|] Opinione ricevuta, io ho creduto, e per l'interesse di questa stessa verità, e per l'interesse della scienza, di dovere meltere a parte » gli agricoltori ai quali questa discussione può interessare dei fatti, all’ appoggio dei quali io dimostro il VIZIO del principio asserito dal sio. Soquet. Siccome la buona fede deve essere sempre supposta nell’ uomo indipendente che non èé punto forzato di scrivere. cerlissimamente io l’ammetto nel sig. Soquet, e con altrettanto più di ragione in quanto che il suo scritto è improntato di questo carattere, ma sedotto forse da alcune circostanze particolari o per qualche altra cosa che egli avrà creduto scorgere, tal’ altra che egli non avrà osservato, tal caso che gli si sarà 0 no pre- sentato, qualche errore di calcolo. qualche ommissio- ne, ec., tutto ciò può averlo condotto al lermine ove egli è giunto e nel modo. che egli vi è arrivato. Dopo questa necessaria spiegazione io pregherò il signor Soquet di volere bene accordarmi la stessa buona fede che a me piace di riconoscere in lui, e di non vedere in questo lavoro altra cosa che la ricerca deila verità dettata da questa stessa buona fede che deve accompagnare le discussioni di questa nalura, Per non restringermi ad un solo caso, ne limitare ad una sola parte l’azione fecondante del gesso, io non voglio negare che essa non abbia luogo sulle fo- glie, abbenchè questo non mi sia dimostrato; io am- metterò egualmente, se si vuole. che essa sia generale e che si eserciti su tutte le parti.«ella pianta, ma quello che io hiega, sie la sua azione esclusiva su que- ste stesse foglie per contatto immediato: ciò che.io non ammetto, si è l’astrazione totale della sua azione su le altre parti del vegetabile 0 parimenii su la terra, per ill ul n) SETS EI 420 Economia Rurarr. esercitarvi gli effetti di fertilizzazione che devono fe- condare la vegetazione della pianta, e per istabilirvi con vantaggio le mie prove nell’ oggetto di cui ci ovc- cupiamo, io mi servirò d’ appoggio l’esperienza unica, ma vittoriosamente decisiva, ed eccola: Si unisce ad un certo volume di acqua una. sufîi- ciente quantità di acido solforico in modo che il mi- scuglio abbia un sapore acido simile a quello dell’aceto ha)..... forte; l'unione deve essere fatta in tinozze ed agitati 1 liquidi nel momento che si effcitua perchè I acido che è più pesante dell’ acqua non rimanga al fondo ] del vaso,€ si mischi con:piutamente: si deve traspor- tare sul luogo che deve servire all’ esperienza, e si versa il miscuglio sulla prateria artificiale, osservando che 1° inaffiamento non penetri nella terra che un pol- lice circa. Egli è una condizione assolutamente neces- saria alla dimostrazione che il suolo sia di natura cal- care, per la ragione che già siamo obbligati conoscere, ma di cui io parlerò ben presto. Se una leggiera pioggia succede a questa operazione, essa sarà propizia, nell’in- tenzione che essa toglierà l’impressione che l'acqua aci- dula avrà potuto fare alle foglie, sulle quali del resto non fa che scorrere quando esse souo pubescenti e ricoper!e di una lanugine velutata e setosa che le difende. Nel caso in cui il tempo non sia piovoso, si farà l opera- zione alla sera per dare il tempo al liquido di pene- trare nella terra e per evitare che il calore del giorno non svapori troppo presto l'umidità e non concentri P acido prima che egli abbia potuto combinarsi(1). I nesta esperienza è del numero di quelle che }] Grsso. 421 Ta combinazione dell’ acido con la calce della terra Von Le X È)... e 0 f calcare è precisamente quella che costituisce il. solfato stabilipyi A o k È Ò tabilinvi di calce o gesso propriamente detto; è dall’ intima Uci oe, unione e dalla reciproca penetrazione di queste due i Umica, sostanze che risulta questo prezioso prodotto, questo singolare agente di fertilizzazione, questo generatore sufii- onnipossente di una maravigliosa vegetazione. I mi- lo ho operato solamente sulla lupinella( Redysarun "aceto ocobrychis), più conosciuta da noi sotto il nome pro- agitati prio di medica, che appartiene al medicago sativa. Po- | acido chi giorni dopo la pianta acquistò nel suo fogliame fondo una intensità di color verde ben più carico che quella non traspor- sottoposta all’ esperienza; ben presto la si vide alzarsi 2a,€ SI al disopra di questa ed acquistare progressivamente un sservando grado di vegetazione sorprendente. e un pol Questo fu nell’anno 1820; questi effetti si sono te neces: perpetuati nell’ anno 1821, in cui la pianta ha soste- atura cal nuto la sua vigoria ed il suo sviluppo, ciò che mi fa conoscere, sperare la loro permanenza per l’ anno successivo. era pioggia| Come si potrà dire ora se questa prodigiosa vegeta- ja, nell’ l'acqua aci lel resto non i e rico furono fatte a Versailles nel 1805 dal signor Godon V:fende. Vl de Saiot-Memin, che si è incaricato di stabilire su dei farà l'opre fatti una teoria dell’ azione fecondante del gesso; essa lo di pae è riuscita compiutantente, ma non fu interpretata come e del gono ella è qui da questo chimico. Lo stesso Godon de Saint- on conati Memin seminò ancora due sorta di solfo in polvere su sparsi(I del trifoglio, cioè di quello che era stato macinato in un mortaro e di quello che era stato sublimato. Questa DEL ultima qualità, che contiene dell’ acido solforico libero, produsse più effetto che la prima. h quell d x"È n A Se PECE———= siti="rr—e"=_= Rae sti : 422 Ecowomia Ruratr. zione di lupinella è dovuta all’azione ed all’ immediato contatto del gesso sulle foglie. In questa esperienza una mollecola, un atomo di gesso non le ha tocche; egli non si è formato che al momento in cui Vacido sua versato sulla terra, ad un’ epoca in cui la vegetazione era quasi nulla, all’ incominciamento di marzo, ed al- lorquando le forze vitali si trovavano in qualehe modo paralizzate. Non si altaccherà senza dubbio a questa meschina circostanza che la caduta del liquido o la troppo gran forza della pioggia che sopravviene abbia potuto far sal- tare del solfato calcare sulle foglie; quesito sarebbe in troppo piccola dose; ed altronde, all’ epoca della mia esperienza non vi fu che una forte nebbia nella notte, e non è caduta pioggia che molti giorni.dopo, allor- quando la lupinella aveva già provato gli effetti dello inaffiamento; per la qual cosa egli è necessario di con- chiudere(e qui la conseguenza è, e non può esser più giusta) che, poichè la lupinella ha prosperato al di là di qualunque aspettativa nelle circostanze che io ho sapportate, la causa non potrà essere imputata, come l’ha creduto il sig. Soquet e come è stato ripetuto dopo lui, all'effetto del gesso sulle foglie. Dopo questi fatti si potrà dimandare ancora se la nullità dell’ azione deve strascinare seco la nullità della teoria..... Io non arrischierò troppo per non spingere la diseus- sione al di là dei limiti che mi sono prescritti ed in seguito smarrirmi io stesso, nè far dividere agli altri gli errori miei a questo proposito: questo non sarà adunque che come dubbio, come ecngettnra che io presenterò le ipotesi ed i ragionamenti, dei quali i0 avrò bisogno onde sorreggermi per discutere la materia della quale ci occupiamo, i] ì DI er re= ra Gesso.»-- Avena. 4253 mediato In tal guisa, senza ricercare se l’azione del gesso 15» deve essere considerata in una maniera assoluta o par- Di egli ziale, generale o limitata a tale o tal’ altra parte del Dal vegetabile, lasciando ad autori, che noi rispettiamo d’ al- lazione tronde, il modo di riguardare come miglioramento, ed al. come ingrasso, come promotore della putrefazione, come, modo stimolante con il signor marchese di Barbangois, come È| stittico con il signer Parkinson, ec., non si potrà pre- hina sumere che egli è nel rattenere l’ umidità e nel man- gran tenere la freschezza che il gesso diventa promotore ‘sal. della putrefazione, nell’ agire sulle particelle vegeto- Je In animali disorganizzate, o humus, che si trovano di già ma nella tetra, e nel provocare delle combinazioni perfet- note, tamente adattate all’ assorbimento ed all’ assimilazione allor vegetale; effettuando in tal modo un insieme, una ac- dello cumulazione di circostanze non possibili più favorevoli di con» alla vegetazione, e presentando un’ azione complessa, er più| la cui energia del resto può essere più 0 meno dipen- I di la L dente dalle cause locali e dalle influenze atmosferiche? io ho a Con( Sarà continuato). to dopo | fatti si AMAVA ANY ne dere Precauzioni nell'uso dell’avena nuova per il nutrimento a diseu» dei cavalli. ti ed in gli al Particolari circostanze possono obbligare le armate, non: sarà quanto per le differenti località, a far mangiare|’ a- ‘che 10 vena appena raccolta; noi crediamo di dovere con- quali D trasseguare 1 cattivi effetti che possono essere prodotti i male da questo nutrimento adoperato troppo presto o senza precauzioni ed indicare i mezzi onde prevenirli, dci è"= fe ra" etti= » ati= ì ta e,- ro Je—«ns ca= A>= suora nio.— È 124 Economia Ruratr. quali mezzi una lunga esperienza ha assicurato l’ effi- cacia. Lavena amministrata troppo recentemente tagliata e battuta occasiona ordinariamente gonfiamenti, dolori di ventre o coliche, indigestioni, vertigine e Ila morte. Se il grano non è rasciugato, egli è più molle,. più tenero, gli animali o non lo masticano o lo masticano poco, egli si gonfia e fermenta nello stomaco o negli intestini, e vi si sviluppa del gas che da luogo‘agli accidenti che abbiamo nominati. Si potranno prevenire questi accidenti con V ammi- nistrare l’avena con la paglia o in grappoli per qualche tempo, la porzione data in questa maniera sarà ridotta a mezzo stajo. Egli è facile di determinare la quantità di avena necessaria d’ amministrarsi in ragione di mezzo stajo in grappoli: si prenderanno venti covoni d’ avena, essi saranno pesati e battuti; il prodotto sarà misurato; egli darà il risultato di venti covoni eguali rimasti in grappoli ed il peso proprio a formare il mezzo stajo sarà determinato dal peso di ciascun covone battuto. Gli avvantaggi dell’ avena data in paglia© in grap- poli sono fondati, 1.9 su ciò che la paglia d’ avena nuova o fresca è essa stossa un buon nutrimento che i cavalli appetiscono bene; 2:90 ehe questa paglia esige una masticazione più lungo tempo continuata di quella del grano solo che i cavalli ingordamente trangugiano quando è nuovo; questo grano è meglio masticato, egli 0s’ accumula eno nello stomaco o negli intestini, e non produce i cattivi effetti che si osservano- quando è dato solo; 3.° finalmente la porzione ridotta a uiezzo stajo sl irova avvantaggiosamente supplita e al di la dalla paglia del covone che è sempre mangiata «in più o meno grande quantità. A | Avena.-- Buory. 25 eli Egli è necessario di aggiugnere all’ avena, allorchè si amministerà sola e nuovamente battuta, un buon ta e pizzico di sale di cucina per la porzione di un cavallo; i di egli facilita la digestione ed impedisce i cattivi effetti arte, del grano nuovo.‘Si continuerà l’uso fino al comincia- più mento di novembre, allora|’ avena essendo asciugata, no i suoi cattivi effetti non saranno più a temersi. li La paglia di avena nuova data alle vacche occasiona li| attresì alcune volte i gonfiamenti, il meteorismo;. sl | potranno prevenire questi effetti inaffiando la paglia le| prima di darla con un poco di acqua salata; quando le| il sale è scarso o a caro prezzo, con un poco di liscivio Ma i di cenere, cata| MV tajo| essi Sul modo di attaccare i buoi. Lettera del sig. Fawne, to;| medico veterinario, ai Redattori degli Aunales d'agri- IN culture. tao n Ho letto negli Annales de l’agriculture una nota del grab: signor //uzard figlio sul tiro dei buoi con la collana. avena Il modo di attaccare o il miglior uso delle forze è giiche una delle quistioni importanti. dell’ economia rurale. un Molti si sono occupati della linea del tiro tanto relativa- qula mente agli aratri, quanto ai carri, ma il modo di at- grano taccare i buoi è una quistione quasi nuova, non perchè fon si sia poco detto, ma perchè quelli che ne hanno scritto Si sono stati la maggior parte imbarazzati di fissare un sl giogo, di passare una collana 0 di conoscerne i difetti. dott Se egli è possibile di accompagnare con perfetta SN eguaglianza; la questione del modo di atiaccare di pil preferenza sarà facilmente risolta, e non vi sarà che a ; di n 3= ti 4 n-_- So i din dir) corse nidaità aa 426 Economia Rurite. provare col mezzo del dinanometro all’aratro ed ai carri di struttura differente su terreni piani e su delle incli- nazioni di differenti gradi un pajo di buoi assuefatti alla colonna ed un pajo abituati al giogo, il risultato sara certo; non vi rimarrà che a raflrontare la dif- ferenza delle spese pecuniarie, della maggiore o minore facilità. Ma questa esperienza è impossibile quando anche si abbandonasse|’ idea di una esattezza geome- trica, perchè gli ostacoli sono insormontabili, e di molte specie essi sono. Indipendentemente della corpulenza, della forza, del peso, delle forme esteriori, della densità dei tessuti; della maggiore o minore irritabilità e contrattilità che distingue ogui individuo, vi esiste ancora una somma di vita, d'energia e di coraggio indipendente dalle pro- abilità risultanti delle proporzioni, la quale è ancora più o meno sostenuta dalle forze digerenti ed assimila- trici, e varia dal più al meno d'’ intensità. Finalmente per essere più conciso, oltre la difficoltà di riunire due buoi eguali di forze e di forme, vi ha ancora l’ impossibilità assoluta di accompagnare d’idiosincrasia e cli earattere. Si comprende bene che la difficoltà di accompagnare tre o quattro buoi, raffrontata a quella di accompa- gnarne due, non è nella proporzione numerica di un terzo o una metà; egli è forse dieci volte più difficile di accompagnare tre buoi che di accompagnarne due, e cento volte più difficile di accompagnarne quattro. Per diminuire la difficoltà si dovranno fare le esperienze collo stesso pajo di buoi? Questo non è possibile, 1.° per- chè se essi sono assuefatti a tirare con il giogo, tire- ranno meno naturalmante con la collana e viceversa; 2.°‘perchè se essi sanno tirare in due maniere, le dif fi; Buor. 429 citi fcrenti proporzioni di un animale lo rendono più o oli meno proprio per LE sistema che per un altro, oltre DI la differenza i cui SUL delle forze è divisa nei di- nh versi individui; egli è in tal guisa che un uomo che A ha le dita o le braccia fortissime, può avere le anche #6 o le gambe deboli, e che spesse volte una donna porta n più lungo tempo e più facilmente un peso sulla testa Ò ch'essa non lo potrà fare in tutt'altro modo; 3.° per- 5 chè, nella supposizione che i buoi attaccati di fronte ì ivano seco, cen una delle maniere conosciute, un più gran peso che con l’altra, bisognerà stimare ch’ ella è stata la frazione adoperata della totalità delle forze e consecu- È tivamente quale è il grado di dissipazione delle forze i generali prodotto dall'uso della collana o da quello del si giogo. Così, per esempio, due buoi possono tirare un È decimo di più con le collane o con i gioghi, e farlo de a pura perdita se eglino vi provano un decimo di fa- Li tica maggiore. Dte La quistione di cui si tratta dovrà essa adunque es- sisi sere giudicata in una maniera generale presa da una DO lunga pratica e continuata? Questa maniera non induce asia a convincimento il lettore, bisognerebbe supporre in lui troppa dabbenaggine. Cosa non si è detto? Cosa ol non si è scritto? o piuttosto qual’ è in agricoltura DIS l errore che non potrà essere sostenuto da alcune cita- li un zioni? Eceo adunque una quistione d’ agricoltura pu- file ramente pratica che non può essere risolta che dalla die, teoria, ma questa teoria non dee comporsi di astrazioni [r0.. speculative, ella deve avere dei fatti positivi per base, vente la legge della dinamica per regola e 1 esperienza per “per prova. tire La classe di agricoltura della Società per 1’ avvanza- rsa; mento delle arti a Ginevra pubblicò,| anno passato, dif i= î diet ren Pre e a ire= ZE= I 428 Economia. Rurate. il programma di un premio per la miglior memoria sulla convenienza di adoperare le vacche all’ aratro e al tiro, e loro sostituzione o loro intervenzione ai buoi per quest’ oggetto. Il modo di attaccare era compreso nel numero degli articoli, dei quali i concorrenti do- vevano occuparsi; io ho mandata una memoria al con- corso. Io ho estratto dal mio manoscritto il titolo HI, consacrato a quest’ oggelto e vi prego iuserirlo quando lo giudichiate utile in uno dei prossimi numeri. Qua- lunque sia'il merito della memoria del signor Zuzard, la quistione è di una grandissima importanza, perchè i motivi che io espongo e le conseguenze che ne de- duco possono essere di qualche utilità, per la sola ragione che l’ opinione mia è tutta contraria a quella di questo giovane veterinario, in cui l'istruzione supera l’ età, ed a fronte del quale io ho lo sfavore, ed il vantaggio di avere trascorso molti anni all’ aratro. Io potrò aggiugnere che la mia memoria è stata co- ronata(1); che fra cinque al concorso, due avevano schivato la quistione e che gli altri due provvisti da due vecchi agricoltori pratici, la cui penna è facile e le opere conosciute, avevano dato la preferenza alla collana, abbenchè l’autore di uno, facendo lavorare coi gioghi, richiami alla meute il meliora probo, pejora sequor. Potrei ancora citare alcune linee estratte dal processo (1) Rapporto fatto nella seduta pubblica della società delle arti, in nome del comitato di agricoltura, dal signor Pictet-Diodaly presidente, il 20 giugno 1822. 4 Ginevra dal signor Paschoud stampatore-librajo. Buor.{29 verbale, delle quali il comitato mi ha indiritta copia. « Il comitato ha trovato il numero 2 estremamente com- pleto, logico e ben fatto. L’ autore fa l’ esposizione dei princip] profondi e chiaramente espressi, dai quali egli deduce risultati e conseguenze positive. La quistione relativamente al miglior modo di attaccare glittertsem- brata sopra ogni cosa benissimo trattata.....+» Noi ci occupammo, il signor Huzard ed io, dello slesso soggetto, e ad un dipresso nello stesso tempo e pensando assai differentemente. Io ho il vantaggio, in confronto del sig. Huzard, di averlo letto, ed abben- chè il mio convincimento npn siasi cambiato; questa lettura mi ha messo in grado di molte cose che io avrei potuto approfittare, ma che ciò facendo avrei mostrato poca generosità. Io presento adunque letteral- mente l’ intiero capitolo, sul merito del quale| otte- nuto premio non mi fa illusione, poichè è il contenuto della memoria presentata, e non il paragrafo che è stato coronato. lo lascio che di questa lettera disponiate, se essa può servirvi senza soffrire di troppo falcidia, mi sara molto aggradevole di vederla trovare posto in una col- lezione che sopravviverà a tante allre, e che si com- pone di pumerevoli pagine classiche alle quali io sono debitore di molta riconoscenza. Io mi compiacio parti- colarmente di avere l oecasione di esprimere i senlimenli di particolare rispetto con cui ho l'onore di dirmi, ec. ( Sarà continuato). TT tino x TETTE EV 430 Descrizione di una macchina per segare Saint-Louis, sono atterrati. su queste due macchine, si è espresso nei seguenti modi: state immaginate per quest’ oggetto. La sega di tagliare 1 pali sotto l’acqua, la quale serve nei lavori pubblici dei ponti ed argini poggiare un cassone v pilastro di ponte è della stessa specie, Economia RuraLe. piedi, inventata dal sic Il signor Z/acks, meccanico, abitante in Parigi cours strada di Faubourg-Saint-Antoine. van- taggiosamente conosciuto per molte invenzioni importanti che noi faremo di immaginato da poc uno ha per sogg pubblico diritto successivamente, ha o tempo due meccanismi, dei quali etto di segare gli alberi ancora in piedi nelle foreste, e l’altra di tagliarli in pezzi quando Il giovane signor Molard incaricato dalla Società d’ incoraggiamento di farli un rapporto Queste due sorta di macchine sono state comandate da un particolare della Nuova-Orleans che deve servir- scne per tagliare i legnami che egli possiede in questo paese. Prima di spedirle per la loro destinazione. la esperienza è stata fatta alla presenza dei commissar] della Società su dei pezzi di legno di quercia secco, avendo 18 pollici quadrati, che il signor Z/acks aveva convenientemente disposti a questo effetto nel suo la- boratorio. « L'idea di atterrare gli alberi eon la sega invece della scure non è nuova; si vedono al Conservatorio delle arti e mestieri alcuni modelli di macchine che sono ma bisognava che una macchina destinata a gli alberi in gnor Hacks, meccanico a , per livellare il fondo su cui deve 9 ) MACCHINA PER SEGARE GLI ALBERI. das | gliare gli alberi di una foresta, nello stesso modo che a tagliarli in pezzi, fosse facilmente trasportabile e che il situarla vicino a qualunque albero fosse pronto e facile e sì prestasse alle diverse località. Te seghe del signor Hacks che si compongono di due parti distinte, la sega propriamente detta ed un maneggio a braccia d’ uomo, ci sono sembrate concepite in modo di adempiere tutte queste condizioni. i « Noi non daremo qui che la spiegazione del mec- canismo e lavoro della sega per atterrare gli alberi, di cui si vede il piano e elevazione, tavola 11, figu- re.1,,3,:93,,4 e. 5. La seza a tagliare so peszi, che noi riguardiamo d’° altronde come meno importante della prima, non differisce che per una disposizione Ja quale gli permette di agire in un piano verticale, 0 per meglio dire perpendicolarmente alla direzione di un al- bero colcato per terra, mentre l° altro fa il suo lavoro seguendo un piano orizzontale o ad un dipresso. « Così, come noi l’ abbiamo già detto, un pezzo di legno di quercia secco di 18 pollici di diametro, aven- i do per conseguenza 324 pollici di superficie, piantato ) verticalmente in terra, come é ordinariamente un al- bero, è stato costantemente tagliato a diverse altezze a in tre minuti e mezzo. La macchina è stata girata da n due uomini con una celerità di manovelia di 30 giri per minuto; e siccome questa celerità si trova raddop- re piata dall’ effetto delle ruote dell’ incastratura dei denti | del maneggio, la sega faceva sessanta viaggi, e per conseguenza cento venti andate e ritorni nello stesso tempo. « Si sa che i denti delle seghe destinate a tagliare la legna in traverso sono aguzzati, egualmenre inclinati da una parte e dall’ altra e lavorano nei due sensi. 132 Economia Rurate. Una disposizione che ci sembra soprattutto contribuire efficacemente ad accelerare questo lavoro, è una specie di oscillazione che la sega prova nel suo movimento di audare e tornare, e che gli fa attaccare solamente una parte dell’ albero, qualunque sia la sua grossezza, in luogo di. operare il suo lavoro su una sola e stessa linea diritta; ne risulta che la segatura è più facil- mente gettata fuori di linea, e che i denti non banno bisogno di uscire compiutamente dal legno per vuotarsi; ne risulta ancora che il peso che dà il movimento progressivo alla sega produce meglio il suo effetto e che si evita il taglio a onde che si vede nel segamento a mano, particolarmente nel legno duro e quando i denti della sega sono troppo ottusi, « Noi siamo indotti a credere, con il signor Z/acks, che il trasporto della sua macchina nelle foreste, ed il suo collocamento in vicinanza di ciascun albero che si vuole atterrare, non presenti difficoltà, visto che questa macchina si smonta e si rimonta con la più grande facilità, e che il peso di ciascun pezzo isolato non eccede la forza di uno o di due uomini. 11 situarla orizzontalmente non è assolutamente di rigore, ma egli è necessario ,. perchè ella faccia bene 1° operazione sua, che il piano della sega coincida con quella del maneggio, e che si‘abbia la cura di dirigerla in modo da scansare gli accidenti che potranno risultare dalla caduta dell’ albero, e che abbisogna d’ altronde puntellare e non far cadere che dopo aver ritirata la macchina. Il signor Zecks giudica che abbisognano 10 a 12 mivuli per situare la macchina sul suolo meno adattato. « L'esperienza fatta con la prima macchina che è . LIS stata costrutta avendo perfettamente corrisposto all’ a- MACCHINA PER SEGARR GLI ALBERI. 433 nre spettazione del particolare che 1° gveva comandata, egli Nola ne fece fare subitamente altre due più o meno grandi, Did all’ oggetto di poter tagliare in questa maniera i più d, grossi come i più piccoli alberi; lo stesso ne fece co- î struire un egual numero e della stessa dimensione per i tagliarli in pezzi. L« La lunga esperienza del signor Z/acks nell’ arte di distribuire|’ intersiatura lo rendeva capace a costruire ; le macchine di cui abbiamo parlato; e noi particolar- | mente ci teniamo molto contenti di avere procurato | quest’ occasione di porre ad evidenza, ed in pregio il notabile sapere che a questo scopo possiede. Noi abbiamo : veduto con piacere che l’ esecuzione corrisponde perfet- tamente alla buona combinazione del meccanismo. Lo stabilimento dei modelli per i pezzi di getto ha rialzato k, il prezzo dei primi un poco alto, ma attualmente egli Ud può rilasciarne a 2,000 franchi compresovi l’ insieme de del maneggio e della sega. si« Si vede alla tavola 11, fig. 1,2 e 3, il piano e le Rit due elevazioni di questa macchina che è messa in movi- Tato mento da un maneggio a braccia d'uomo, rappresentato varla in piano ed in elevazione dalle fig. 4 e 8. RE« La macchina si compone: 1.° di un telajo, fisso azione ABCDEEFG, situato orizzontalmente vicino al- la del l’ albero, Z che si vuol segare. H disopra dei pezzi di erla in legno in cima BC e/ G è guarnito di barre di ferro, isoltar la cui superficie superiore è spianata: sul traverso A 7 altronde si innalzano verticalmente i due stipiti 4 A che ser- rata la vono di sostegno nello stesso tempo al verricello ZL ed nano 10 al carro di ritorno L', fig. 3; 2.° di un telajo mobile o meno AM N O P, le cui estreme parti M. Ne OP portano al disotto dei galetti di rame che girano sulle stanghe a che è di ferro j, all’ oggetto di rendere il movimento più 0 alla Folk: IF. 28 1534 Economia Rurare. facile; queste stesse parti discendono ed incassano a diritta ed a manca i pezzi di legno del telajo inferiore BC.e l G in modo da forzare il telajo MN OPa moversi‘paralello da lui stesso. Su questo telajo sono fissati obbliquamente le quattro guide di ferro 0, 0) d, e contro la parte 77 P è montato orizzontalmente un leggero telajo e, f, g. Una corda 4, passata nella parte f, va da ciaschedun lato a fare il giro sotto il carro di ritorno Z', ed in seguito ravvolgesi sul ver- ricello Z. Un peso Q, attaccato ad una corda che si inviluppa in ua seno praticato alla circonferenza della ruota /è fissata sul verricello Z, sforza il telajo mobile MN O Pa moversi verso l’albero /; 3.° finalmente la montatura della sega S 7°, mobile nel senso delle guide obblique a, 5, c, d, e che riceve il suo movi- mento dell’andare e ritornare dal maneggio, fig. 4 e 5, con l’intermezzo dell’ asta X unita a cerniera nel punto 2. « Risulta da queste diverse disposizioni, che, mentre. il maneggio imprime alla montatura della sega, e per conseguenza alla. sega stessa, il movimento alterna- tivo, il peso Q la fa appoggiare*costantemente contro il legno che si sega e che si attacca per un movimento oscillatorio dovuto all’obbliquità delle guide a. d, c, d. « La costruzione del maneggio è semplice; il telajo disposto, come si vede fig. 4 e 5, porta un asse oriz- zontale di ferro con due manovelle X%, e sul mezzo del quale avvi una ruota con incastratura di denti ad angolo? di ferro fuso. Questa ruota ne conduce un’ altra simile 0, ma il cui diametro è minore della metà e che è montato sull’ asse verticale a trapano a mano m, che si trova disegnato a parte, fig. 6. Un volante n, di ferro fuso, del peso di circa 200 libbre, MACCHINA PER SEGARE GLI ALEFRI. 436 ni i è attaccato sull’estremità inferiore di questo asse. Tutti Feror i cuscinetti ed anco il dado su cui gira l’asse verticale OP a sono di legno di guajaco. Il signor Zacks ha ricono- sono sciuto per esperienza che essi. valgono meglio, durano } o, più lungo tempo e non hanno bisogno sì frequente- ente mente di grascia come 1 cuscinetti di rame. ella« La celerità di una ruota girata direttamente da ll un uomo essendo di circa trenta giri per minuto, l’asse fer verticale a trapano a mano che fa andare e ritornare si Vasta XA, farà qui, per l’effetto dell’ imboccatura dei ella denti, sessanta giri per minuto; vi saranno adunque bile cento venti colpi di sega nello stesso spazio di’ tempo. rente Un albero secco di 18 pollici di diametro è stato co- delle stantemente tagliato in quattro minuti, la macchina novi- essendo messa in movimento da due uomini.» Selo i pel entre ae Iterna- contro rimento LL | telajo se ont: e sul di deuti conduce ne della pano a 6. Va Libor, » a+ 2)= SUE e ine=— Zio==> È Boa te Sl re, è—rY>_—_—m mete- e ART E sC4ONSO MIC HE Birre economiche, del signor Bosc. In una memoria sul modo di ridurre in zwcchero Te fecole, coronata dalla società reale e centrale di agri- coltura, il signor Dubrunfaut insegna il modo di fare con l’ OrZO, la fecola del pomo di terra e l° acqua, il primo avendo la facoltà di convertire la seconda in mucoso zuccherino fermentabile, una birra molto eco- nomica e assai gradita. Il signor Silvestre, che da molti anni*si occupa dci mezzi di dare ai coltivatori, principalmente in tenspo del gran caldo, una bevanda alcoolica adattata a so- stenere le loro forze ed a preservarli dalle malattie alle quali essi in quell’ epoca vanno soggetti, ha dato a questa scoperta del signor Dubrunfaut tutto il valore che me- rita, e ha fatto, di concerto con questo chimico, le esperienze alle quali io sono stato chiamato ed i risul- tati delle quali sono stati dei più soddisfacenti, con:e l'hanno giudicato non solamente i testimoni che l'hanno provata, ma tutti 1 membri della Società reale e cen- trale di, agricoltura che nella seduta sono stati messi in situazione di poterne dare il loro giudizio. Jo mi sono incaricato di annunziare quest utile sco- perta al pubbiico e di far precedere la ricetta datami dal signor Dubrunfaut per| indicazione delle tre pre- parazioni delle birre poco conosciute, n) Birre Economicne. 437 Metodo di fare la birra di famiglia in alcune parti della Fiandra. 1.° Si fa germogliare l’ orzo, dopo lo si lascia seccare, poi si mette al mulino e si riduce in grossa farina; questa, dopo alcuni giorni di riposo ,, serve 0 le a formare una pasta che si fa cuocere per lo spazio di gri- due ore in un forno ben caldo, indi si taglia a fette, fare poi si pesta e si mischia con piccola quantità di acqua. es] 2.9 Il tino deve essere preparato in una maniera AT analoga a quella che serve per fare il liscivio, forato a al fondo in modo che si possa chiudere ed aprire con un cocchiume; dei bastoni situati a due pollici di distanza pa dei gli uni dagli altri stanno sul fondo; tetipo paglia di segala sparsa superiormente di una cesta di sì coprono con Ni minuta paglia, e su la quale si mette la pasta d’ orzo walk germogliato preparata nel modo che abbiamo detto. quest 3.° Per fare la birra alla sera bisogna incomin- ine ciare ad impastare a mezzogiorno e fare una specie di pane rotondo della grossezza di un pezzo di tre libbre. La pasta deve essere levata dal forno una mezz’ ora dopo che il luppolo è cotto. p ki l'han 4.9 Il luppolo deve essere tenuto nell’ acqua bol- Ci lente per due ore, dopo egli deve essere versato e cel Ì; 9 ha sulla minuta paglia collocata nel tino con l’ acqua che | ess; ha servito a farlo cuocere; 7) tutto cento litri di acqua bollente e si rimuove conti- si versa in seguito sul file sc0- Ò; 1 DE nuamente con una pala di legno il miscuglio che dalan.. a...» si trova al disopra della paglia di segala; in seguito tre pre: de- si lascia in riposo per un’ ora almeno e poco dopo si può cavare la birra. 5.2 Allorquando la birra è stata cavata, si lascia A i 438 Arvi Ecowomicue. diventar fredda; sì prende un secchio in cui si pone una libbra di lievito e due tovd; pieni di farina di segala, di frumento 0 d'avena che si divide con cura nel secchio; dopo che il miscuglio è stato sufficiente mente in riposo, si versa nella birra tale quale, si rimuove diligentemente ed in seguito la si mette nelle botti. La fermentazione comincia sei od otto ore dopo che la birra fu nelle botti versata; essa dura tumultuosa per dieci a dodici ore secondo la temperatura dell’ at- mosfera. Per fare un ettolitro di birra bisogna adoperare tre libbre di luppolo di buona qualita, tre libbre di farina d’orzo germogliato ridotto in grossa farina ed un. poco più di cento litri di acqua. Nelle parti le più povere della Russia i coltivatori si procurano una bevanda facendo bollire del pane di segala in una quantità proporzionata di acqua e lasciando la decozione per alcuni giorni in un vaso appena chiuso, in cui ella fermenta. Altrove si fa questa specie di birra con la farina, ma allora bisogna mettervi un fermento, e viene pre- ferito il lievito. Alcune volte vi si introduce una decozione di luppolo. Nelle parti le più lontane dai porti del mare dell’ A me- rica Settentrionale, i coloni fanno la birrà con la decozio- ne preparata con le gemme degli alberi e particolarmente dell’ Remeloe-spruce( spinus canadensis, Linn.), e con delle semme del lauro sassafrasso, aggiugnendo a questa decozione una certa quantità di zucchero di ICEru o zuccl@ero nero proveniente dalle Antille. La fermentazione ha luogo nelle botti e dura due o tre giorni, dopo i quali si'travasa e si beve senza ridurre chiara la birra arwen cc) Birre Ecomnomicne. 439 i l pone; che risulta da questa operazione. lo ho bevuto frequen- ina di temente di queste due sorta di birra, delle quali 10 n cura non vanterò la soavità, ma al gusto loro vi sì aceo- clente- stuma ben presto e provvedono perfettamente allo scopo. nale, Esse non costano più di un franco la botte a quelli mette che comperano il zucchero nero, e la loro confezione non esige più di due o tre ore di lavoro. che 105a Processo per fare la birra con i pomi di terra, ate del signor DusRunFAUT. tre La proporzione delle materie. da adoperarsi è per Farina cento litri. i poco ro Kilogramma fecola di pomi di terra. 2 Kilogramma ea mezza orzo germogliato e rotto, nulo tale come i fabbricatori di birra l’adoperano. ent 200 Gramma di luppolo. SRO La fecola dei pomi di terra deve essere unita a dieci uso, litri di acqua fredda; si deve rimuovere fortemente il miscuglio, ed in questo frattempo vi si devono far in entrare lentamente cento litri di acqua bollente, A dr quest’ epoca la fecola deve essere cotta e convertita in una gelatina chiara e senza grumi; la temperatura del o, miscuglio deve essere di cinquanta a cinquantacingue Ti o gradi di Reaumur: i k Voi vi aggiugnerete allora l’orzo germogliato che voi i avrete avuto la cura di tenere in infusione per un almente>[; À È i quarto d’ora circa in due kilogramma di acqua a qua- ao ranta gradi; fortemente si rimuoverà per dieci minuti, Via al fine che l’ orzo germogliato sia bene mescolato con Ù È l’amido e che vi abbia un perfetto contatto fra le duc Scan: materie. dopo 1 4> uo: 4 a Bisogna ricordarsi che questa mescolanza deve essere n= agree——— 00 44 x 440 Arti Economiene. fatta a cinquantacinque gradi circa. Si coprirà allora il vaso e si abbandonerà la materia a se stessa per lo spazio di cinque a sei ore. Egli è indispensabile però di rimuoverla una decina di volte in tempo del riposo, e questo unicamente per ritornare sospesi nel liquido i materiali dell’orzo che si precipitano al fondo del vaso. Dopo questo riposo prolungato per cinque o sei ore, la temperatura del liquido è ritornata a trenta o tren- tacinque gradi circa. Allora bisognerà levare il liquido chiaro e non lasciare al fondo del vaso che le materie solide dell’orzo che si trovano a strati raunate in fondo. Si trasporterà il liquido in un calderone; comincia a bollire si forma alla superficie una schiuma che piglia una consistenza bastevole per essere levata appena mn= con la paletta da schiumare; vi si aggiugae allora il luppolo e si concentra la massa a cento litri circa. Allora si filtrerà passando il liquido a traverso una tela qualunque; lo si lasci diventar freddo fino a ven- ticinque o ventotto gradi; sarà ben fatto di fare in modo che proutamente diventi freddo spandemdo il liquido a sottili strati in molti vasi. Finalmente quando sarà freddo come io l'ho indicato, si metterà il liquido in un barile, come fanno i fabbricatori di birra, con una mezza libbra di lievito in pasta e un mezzo litro di lievito fluido. Bisogna avere la diligenza di prendere un barile che non contenga, essendo pieno, tutto il liquido che si vuole far fermentare, cioè a dire che se si opera su cento litri, egli è bene di prendere il barile che nou contenga che novantacinque a novantasei litri. Si deve empiere compiutamente c si deve mettere in riserva quattro o cinque litri che eccederanno per adoperarli come io il dirò. = rd_ rana i nn LOCA = I_—srceTctnt19 ou"e TE e° a —ox resrncaicato—— o.- e- BiRRE LCONOMICHE. 441 lora Il barile pieno e messo in fermentazione deve essere per disposto in modo che il cocchiame sia situato un poco abile da una parte. Questa‘disposizîone è necessaria per la- del sciare al lievito che è ricondotto continuamente al coc- nel chiume' a causa della fermentazione, all’ oggetto di per- do mettergli, dico io, l’ uscita dal tino e di colare al di fuori per il suo proprio peso in un vaso destinato a e, raccoglierlo; ma siccome questo lievito nell’ uscire in tal n guisa continuamente dal tino per tutto il tempo della l«durata della fermentazione porta sempre seco una certa SO quantità di liquido, questa circostanza produrrà neces- do sariamente un vuoto nel barile e non permetterà più sa al lievito di uscire fino alla fine dell’ operazione, se non vr vi si rimetterà di tempo in sempo il liquido perduto. ta Egli è per mezzo dei quattro o cinque litri di liquore si che si è messo a parte che si provvede a questo biso- gno. Sarà meglio nulla ostante di servirsi della birra ima fermentata invece dell’ altra di cui abbiamo parlato;; de questo è almeno il modo col quale procedono i fab- 5) bricatori di birra. RI Dopo una fermentazione prolungata per lo spazio di Da, tre o quattro giorni, il movimento non è più che in- sid sensibile. Si chiude il barile dopo avere pulito il suo i cocchiume; si trasporta in un luogo fresco, in una ha cantina per esempio, e la si riduce chiara col mezzo della E colla preparata che si trova dai fabbricatori di birra. si Dopo alcuni giorni di riposo la birra è chiara esi può È mettere in Dottiglie. pa su nou ere serra vali Pa=== sen i===> 4/2 Anti EcowomicÙe. Fornello fumifero a grata che gira, del signor Brunton. Fra tutti i metodi di abbruciare il fumo nei fornelli, due particolarmente hanno avuto l'approvazione dei più abili manifatturieri d'Inghilterra. Il primo, di cui siamo debitori agli signori Parker e figlio di Warwick, con- siste a far pervenire l’ aria tra il fuoco ed il luogo in cui il fumo penetra nel cammino, ciò che rende per- fetta la combustione del fumo, tanto che la porta del fornello è esattamente chiusa, e diminuisce la rapidità della corrente d’ aria! calda che circola attorno della caldaja prima di passare, nel cammino; l ammissione dell’ aria esterna è regolata col mezzo di una valvola. Dopo avere bene acceso il fuoco il mattino, si mette sulla grata, che è della grandezza ordinaria ed un poco inclinata, la quantità di carbone necessaria per il con- sumo nella giornata. La porta del fornello e la valvola situata nel cammino essendo chiuse, quello che ha cura del fuoco ha quasi nulla a fare; solamente se egli vede il vapore a diminuire, egli attizza il fuoco per far bru- ciare le parti di carbone che non lo sono state, ciò che basta per il rimanente della giornata. Il secondo mezzo, che è dovuto al signor Bruntor di Birmingham, è stato adottato in un gran numero di manifatture inglesi. Il suo fornello fumifero adattato ad una macchina a vapore di sua invenzione è della specie di quelle che si chiamano 4rhanor 0 a tramoggia; differisce egli da tutti gli altri avendo unicamente per iscopo di ottenere il più grande effetto possibile per mezzo di un fuoco chiarissimo.! La sua parte anteriore in forma di volta molto bassa è eostruita di mattoni forti. punton mero lattato de Ja oggi; e per mezzo Jo In forti l'orneLLO FumMiFIRO. 443 La fiamma gira intorno alla grande caldaja, la cui forma noa ha nulla di particolare. Un''vaso semi-circo- lare facendo corpo con la caldaja è situato avanti al fornello ed al disopra della grata; questo vaso che riteve ìl\azione’ diretta‘della fiamma‘è forato.‘ii mezzo da una canna dalla quale il combustibile cade sulla grata. i Jl posto per le ceneri, praticato al disotto della grata, ha la forma della tramoggia; le ceneri nello strisciare lungo'le sue pareti cadono su di una bottola situata al fondo e che si apre allorquando si vuole vuotare il luogo della cenere. La grata è circolare e circondata’ da un rinforzo di mattoni molto resistenti, servendo a mantenere il car- bone; al disotto della grata: vi‘è stabilito‘un canaletto di ferro fuso riempiuto di sabbia secca, ed in cui gira il bordo inferiore del rinforzo. Questa disposizione ha per oggetto d’ impedire che l’ aria del luogo della ce- nere non penetri nel fornello non altrimenti che a tra- verso la grata. Tutto il sistema è portato da un albero verticale che gira a perno e che porta una ruota dentata, nella quale incastra un’ altra ruota mossa da una lanterna situata alla cima di un asse verticale che riceve il suo movimento dal meccanismo della macchina a vapore. Il carbone vi è condotto per mezzo di una tramog- gia di ferro, dalla quale egli cade a intervalli stabiliti in un serbatojo ed in seguito sulla grata. La quantità di combustibile che abbandona ciascheduna volta la tramoggia è regolata per mezzo di un cassettino incli- nato, il cui movimento di andare e tornare si opera collo stesso meccanismo che fa girare la grata, la quale fa una intiera rivoluzione in due minuti. n eee a an Ra gati ELI e_ nn n 4{4 Agri Economicne. Siccome il carbone cade costantemente sulla grata nella parte la più vicina alla porta del fornello, in modo che non caschi che piccola quantità per volta, e che la grata\gira molto lentamente, il combustibile è prontamente seccato ed il fumo che vi si sviluppa forzato per arrivare al cammino di passare disopra un fuoco chiarissimo èequasi intieramente consumato. L’ intro- dnuzione dell’ aria necessaria alla combustione, e che si fa da! Juogo della cenere, è regolata secondo la quan- tità di carbone che si adopera; e siccome non fa bi- sogno«di aprire la porta per attizzare e rinnovellare il fuoco, così come si fa nell’ ordinario fornello, la cal- daja non diviene continuamente fredda per l’ammissione dell’ aria. La tramoggia contenendo il carbone per due o tre ore, quello che attende al fuoco ha quasi nulla a fare: per conseguenza la spesa del combustibile e la durata della caldaja su cui influisce molto la regolarità del fuoco non dipendono più da un Operajo e possono regolarsi con la stessa precisione numerica che la cele- rità della macchina ed il riempimento della caldaja. MUp-— vr è lesi] SEN WY A-RDr MEGANE 641 Nuova aggiunta da adattarsi ai telaj da tessere. I signori Despiau e Renon immaginarono un’ aggiunta da adattarsi ai telaj da tessere comunemente usati in sgni luogo, la quale offre un notabile vantaggio ai tessi- tori, imperocchè dalle esperienze fatte al conservatorio delle arti e mestieri di Parigi trovossi: 1.9 Che un operajo può sostenere più a lungo e con minore fatica anche il lavoro di quello che egli lo possa coi telaj or- divari, muniti di navicella volante. 2.9 Che lo stesso operajo può fabbricare in 12 ore quattordici metri e centimetri 25 di una stoffa detta dai Francesi siamo:se, di 98 centimetri di larghezza, ordita di filo turchino e tramata in cotone fino, mentre è noto che un abile tessitore sui telaj comuni non può in tempo pari al su riferito fabbricare che metri 4 e centimetri 75 ella stessa specie di stoffa. L’ esperienza ha pure dimostrato che un telajo così perfezionato può essere vantaggiosamente adoperato in qualsiasi genere di fabbricazione, specialmente in quella dei panni lana, coperte, tele, ec.; che le aggiunte ed i cangiamenti da farsi ai telaj ordinari sono di poca spesa; che la costruzigne del meccanismo la navicella è semplice e non esige alcuna spesa di manutenzione, e finalmente che un tale meccanismo paò adattarsi a tutte le ordinarie forme dei telaj da tessere. ]l meccanismo inventato dal signor Despian è stato semplificato dal suo socio ftenon,€ quest’ ultimo per- 446 Arti Mrecanicne. fezionamento è quello di cui intendiamo di dare la descrizione. Fig. 1. Veduta prospettica del telajo. AA: BNC? D D, E E. Travi formanti Pos- satura dello stesso. I°. Trave traverso del pettine, appoggiato su di una spranga«di, ferro;-a.sesa a‘a che serve a portarlo avanti ed indictro. G, G. Sostegni del pettine. IT, H. Ordinaria parte ammovibile del pettine. I. Pettine. I, K. Cassa della navicella, la quale è unita alla parte' inferiore del telajo del pettine e sporge fuori del telajo da ambedue i lati. L, L. Pedali di legno impernati nel punto z, nei quali sono praticati degli incastri in cui scorrono e sono impernati i contropedali. M, M. Contropedali di ferro congiunti colle staffe mobili 2 3 per la maggior facilitazione del movimento; a cadauno di essi vi sono attaccate dune corde, luna/ che serve ad‘aprire la trama, e l’ altra î che serve* a rimontare la molla della verga IV, passando per le car- iucole Xi. c; c. Pianerottoli sporgenti dal telajo e che sono sostenuti da due mensole. N, N. Verghe di ferro congiunte per mezzo di una molla spirale ad un asse, girevele con un estremo nel pianerottolo e coll’ altro nella specie di staffa+, che è fissata al pianerottolo medesimo. Alla parte inferiore di un tale asse è attaccata una cricca, mediante la quale, e col soccorso di una chiave introdotta nella parte su- periore dell’ asse medesimo, può aumentarsi a norma del bisogno la tensione della molla. scere collo da u Fi scere Fic pavic spinge zio, d ferma una pei JI ÀGEIUNTA PEI TELAJ DA TESSERD. 447 O. Leve di ferro disposte sotto ai piani c c, cia- scuna delle quali fa abbassare il pezzo a scappamento g, allorquando sono premute dalla cassa della navicella nella loro parte disposta ad arco. P. Sostegni delle stalle dei contropedali. Fig. 2. Veduta orizzontale geometrica della verga JV e del pezzo a scappamento g, onde scorgere il mecca- nismo del sistema formato dalla molla spirale, dal suo asse quadrato f e dalla sua cricca d e, non che dalla carrucola /, nella quale passa la corda i? destinata a disporre la verga/ in istato di percuotere. Fig. 3. Veduta laterale del pianerottolo c e del mec- canismo testè indicato. Fig. 4. Veduta di facciata del pezzo a scappamento g attaccato all'orlo anteriore del pianerottolo; un contrap peso o sospeso ad una corda e passante per la‘carruco- la p rialza questo pezzo allorquando ha posto in libertà la verga N, ed nun pezzetto di legno r traversalmente posto impedisce che egli di troppo non s' invalzi. Fig, 5. Le due staffe 2, d sospese con arpioni alla spranga di ferro s. I pezzi d, d girevoli nelle staffe co- stituiscono| estremo dei contropedali. Fig. 6. Staffa 5 veduta prospetticamente onde cono- scere in qual modo è combinato il contropedale M, collocato nell’ incastrino# del pedale%, ed attraversato da una caviglia di ferro v che gli serve di perno. Fig. 7. Pedale% veduto geometricamente onde cono- scere la disposizione dell’ incastro. Fig. 8. Veduta laterale di una parte della cassa della navicella, nella quale si vede il pezzo x destinato a spingere la navicella e che nomineremo, dal suo uffi- zio, urtatore, infilato nell’ asticella di ferro y. Egli si ferma contro il sostegno del pettine dopo aver ricevuto una percossa dalla verga /V. 448 Arti Mrccanicne. :Fig. g Veduta geometrica superiore della cassa della navicella e della molla z ehe serve a-fermare la navi- cella medesima, allorchè quesia è arrivata al fine della sua corsa, non che dell’ urtatore@ infilato nella sua asticella y. Ecco come si eseguisce| operazione del tessere. Il tessitore nel premere i pedali Z LZ(tav. 11, fig. 1) per aprire la trama spinge indietro il pettine, e la. parte inferiore della cassa della navicella A viene in questo modo ad abbassare la leva O, la quale abbassando il pezzo a scappamento g lascia in libertà la verga, la estremità della quale batte contro 1 urtatore x che spinge la navicella. Nel mentre succede questo pre- monsi di nuovo i pedali e si ritende Ja molla per mezzo di una delle corde î che passa nelle carucche& LZ, una’delle estremità della quale è attaccata al con- trapedale 4 e l'altra alla verga N. Un contrappeso so- speso ad una picciola cordicella comunica col pezzo a scappamento g e lo fa rialzare acciò fermi la verga MV. Questo semplicissimo meccanismo lascia libere le mani all’operajo, cosicehè può alternativamente dare il colpo al pettine ora coll una ora coll’ altra mano, ed anche simultaneamente con tutte due allorchè vogliasi più serrato il tessuto. Le verghe XV, N, collocate ciascuna ai lati ed este- riormente dell’ intelaratura del telajo, sono disposte sui pianerottoli c, c. Le molle di queste verghe avvolte spi- ralmente sono attaccate ad una cricca deversi può, rome si è detto, aumentarne la tensione a seconda del bi- sogno coll’ ajuto di una chiaye, che si adatta al loro asse quadrato f, onde properzionare la forza del colpo della verga alla grossezza del filo avvolto sul canello della navicella. Quest’ ultimo perfezionamento che è di AGGIUNTA PEI TEUAI DA TESSERE. 749 non lieve importanza è stato aggiunto‘dal sie. Renon. Accade spesse volte che il filo si rompe allorchè il colpo partecipato. alle verghe dalle molle è troppo forte, ovvero che la navicella non arriva all’altra estremità della cassa se il colpo è troppo debole. Il mezzo che il signor Renon ha immaginato pone rimedio a questi inconve- nienti. Le corde destinate a caricare le molle passano in due carrucole /, k, luna delle quali, /, è collocata in un intaglio praticato sul lembo del pia e l'altra in un apposito traverso fissato Le leve o nerottolo€. nel telajo, 310 disposte sotto ai pianerottoli€ sono impernate in due picciole staffe n sare il pezzo a scappamento g, piano inferiore della cassa della zo g che è fissato al pianerottol c 2 e fanno abbas- appena sono toccate dal navicella. Questa pez- o._cHelimodos-indicato dalla figura, si rialza col mezzo del contrappeso 0 dopo che ha lasciato in libertà la verga N. L’urtatore di legno x, collocato nella cassa della navicella, si infila' su di una spranga di ferro Vela sua parte inferiore scivola in una scanallatura. La navicella scorre sn quattro ruotelle di rame onde facilitarne la corsa, ed una molla z, collocata nell’ in- terno della cassa della navicella, ] la ritiene e gl’ impe- disce di retrocedere per rimbal zo verso la parte oppo- sta, prima di essere spinta dalla verga N. Comunque il perfezionamento immaginato dal SISROV Renon, onde ottenere con precisione il grade di forza che debbe dar la spinta alla navicelia, complicato, egli è però di natura tale da importare una spesa alquanto rilevante non sia molto ; e perciò il redatore del pre- sente articolo ritiene che con molto vantaggio si potrebbe sostiluirvi il seguente semplicissimo e noto congeg (Questo cansiste nel porre Fol. IF. no. in luogo delle molle spirali 23) sn — prio— tr— 2 ig noi. eo. si Ae aci Seen RE PUAER vu cage 450 Arsi Meccanicue. con cricca le due corde R S attaccate nelle loro estre- mità ai piedritti C‘, C°, ed aventi nella loro parte media un tronco cilindrico di legno 7, nel quale sianvi pra- ticati 4 o 6 fori orizzontali onde introdurvi ed im- piantarvi solidamente le verghe.V. Le corde ora dette saranno poi altorte ia modo che il loro sforzo per svilupparsi tenda a spingere verso il telajo 1’ estremità della verga opposta a quella attaccata al cilindro. In- troducendo poi la verga piuttosto in un foro che nel- l’altro mentre si attorgono le corde, potrà, come è evidente, ottenersi più o meno forza nel colpo, ma per avere pure quel preciso grado nella spinta della navicella, non ottenibile dai fori e che è lo scopo del perfezionamento del sig. enon, si potranno attaccare le estremità A delle due corde ad un pezzo scorrevole in un incastro a coda di rondine e mosso da una vite di richiamo 7, come è agevole lo immaginarsi osser- vando la figura stessa. G. VISMARA. I} pr che può direzion è stato che la ferito Per difett II car che è di pu ll od ogni case salu Jam che si f esse la l bone limit strad Si che$ ARTI CHIMICO. FISICHE Alcuni fatti riguardanti l'illuminazione a gas.( The Quarterli journal of literature, science and the arts of the royal Institution of steat Britain, vol. VII). Il produrre col carbone fossile un fluido aeriforme, che può essere distribuito a piacimento in qualunque direzione per oggetto di una illuminazione‘economica> è stato giustamente collocato fra i beneficj più grandi che la scienza e l’attività di questo paese abbia con- ferito al genere umano. Per quanto fosse importante questa scoperta, molti difetti ed ostacoli si incontrarono nel metterla in pratica. II carbon fossile contiene una gran proporzione di zolfy finora di purificarlo abbastanza per illuminare camere chiuse. che è volatilizzata col gas. ed è stato impossibile L’ odore soffocante e la proprietà che‘ha di annerire ogni cosa metallica tolgono dal poterne far uso nelle case dove si abita pel danno che arrecherebbe alla nostra salute, alla mobiglia, ai libri, ai quadri, al yassel- lame, ai coloriti, ec. Nello stesso tempo che il gas che dà luce è estratto dal carbone fossile, un altro gas si forma e vi si mischia in gran proporzione; e questo essendo acceso arreca un gran calore senza accrescere la luce; questi effetti rendono spiacevole il gas di car- bone fossile nelle camere di conversazione, e ne hanno limitato l’ uso alle botteghe aperte ed alle lampade di strada. Si trova ora generalmente che]° idrogeno solforato; che spesse volte è unito al gas di carboue fossile, gua- bra e teli-=o_> É ’ È, ea 4 3 Arti Cuimico-Fisicne, sta e tura\prestissimo le canne più piccole che servono a trasmetterlo, e ne risulta un grande incomodo e ri- schio specialmente quando è introdotto nei fabbricati. du apparecchio necessario per la produzione del gas di carbone fossile è assai grande, dispendioso e difficile: la purificazione, imperfetta quale è, e la materia residuante è particolarmente dannosa. Que- sto fa sì che non venga adottato che da pubbliche compagnie 0 grandi stabilimenti., limitando quindi ] d’ assai. 1’ ntilitàve producendo un monopolio dannoso. "pe impiegare il carbon fossile invece del)” molto incomoda 3 olio per illu- minare arreca dannose conseguenze ad‘uno dei rami più importanti che il commercio marittimo possiede, ed in proporzione dell’ uso del gas di carbon fossile i nostri stabilimenti di pesca sono danneggiati. Due anvi sono circa ai signori Giovanni e l'ilippo Taylor sem- con- .vertire l’ olio in gas, il quale sarebbe preferibile al gas di carbone fossile per illuminare le case. In teoria il progetto sembrava facile ed i brò possibile di costruire un apparato capace di primi espe- rimenti furono seducenti, ma provando il piano più in grande, occorsero numerose difficoltà pratiche e chimiche che furono superate con considerevole fatica e spesa. L’ apparecchio è ora reso efficace e superiore ad ogni cecezione, ed ha ricevuto l’ approvazione dei primi uomini scienziati in questi ed altri paesi(1). Gli avvantaggi del gas d'olio se sono confrontati col (1) Feggasi la descrizione dell’ apparecchio per la produzione del gas con l’olio, degli signoti Taylor e Martineau, fase, 7, facci Bor. 206 dell care gua trasmette puro(l fossile) fiamme pade« La meno| carbon molto: così 50 sloso| hone e mel essere modo, (1). recchi. trova d 845 con ——1PIIRR-<--: E=== rss= dia ea ILLUMINAZIONE A cas. 459 vono gas del carbome stanno come segue: i materiali dai quali e ti è prodotto non contenendo zolfo o altra materia da cui icati. i! gas potrebbe essere contaminato non vi sono oppo- s di sizioni per farne uso riguardo all'odore soffocante nelle ile: camere chiuse. Non guasta la mobiglia; i libri, gli ar- da; genti, ritratti, dipinti, ec. Tutte le dispendiose e dan- ve. nose operazioni di purificare il gas colla calce, ec., sono he totalmente escluse quando il gas si ottiene dall’ olio. Il di gas dell’ olio non contiene cosa alcuna che possa arre- di care guasto al metallo di cui son fatti i tubi che lo I° trasmettono. Il gas d’ olio non‘contenendo idrogeno ni puro(che è cagione del gran calore del gas di carbon el fossile), non si ha in proporzione maggior calore dalla ei fiamma di gas d’olio, che dal bruciare l’ olio in lam- inui pade o dalle candele di cera, ec. em L’ apparato per la produzione del gas d’ olio è assai n meno dispendioso di quello necessario per fare il gas di al carbon fossile(1), occupa molto meno, spazio e richiede molto minor fatica e perizia per governarlo; non è espe: così soggetto a logorarsi e rompersi, e non tanto co- più stoso nelle riparazioni quanto l'apparato del gas a car- pet bone fossile: non vi è predotto offensivo da togliere, fila e mediante la sua presente migliorata costruzione può ir essere introdotto in qualunque abitazione senza inco- Sali modo. (I). ati cdl LC REPER DI (1) Il lettore potrà fare il raffronto dei due appa- ini, recchi. Quello per avere il gas col carbon fossile si i| trova descritto nel fasc. I, face. 52. L’ altro per il vio , o., n VÀ gas con l'olio si vegga l altra nota, facc. 452. 454 Arti Fisteo-Cunmicue. L'economia della luce proveniente dal gas d’ olio può giudicarsi coi dati seguenti: Un gallon(1) d’olio comune di balena produce circa 96 piedi cubici(2) di gas, ed un lume ad argand richiederà circa un piede e mezzo cubico per ora per manienere una luce perfetta. In conseguenza un galloni d'olio ridotto in gas darà questa luce per 60 ore, e la spesa ad uu prezzo medio d’ olio, computando il carbone, Ja fatica, ec., per un lume solo non sarà più di tre farthings(3) per ora. Questo lume sarà eguale in intensità di luce a due lampade d’ argand ad olio o a dieci candele di forma. La spesa degli argand ad olio si ritiene generalmente essere circa 1. 1)2 d. per ora. Supponendo che dieci candele ardano(a 4 la libbra saranno 2 ss. 172 che costeranuo due scellini 11 d.), una decima parte per ova si consumerà, ed il costo della luce in allora è 3. d. 1/2 per ora, Se si adopereranno candele di cera la spesa, per uva quantità di luce eguale ad un lume a gas durante un ora, collo stesso modo di computare, concedendo che una candela arda per 10 ore, e ritenuto il prezzo per le candele di cera a 4 scellini e 6 d. per'Ribbro coslerà circa 14 d. (1) Gallon equivale a 4 boecali np12 mil. (2) Piede inglese è composto di 12 pollici ed equi- vale ad once 6, punti 1, atomi 10 mil. 1 Pollice equivale a 6 punti, 1 atomo, 10 minuti. (3) Farthings è una moneta di rame e vale la quarta parte di ie12 denaro sterlino. quan June prece può ott e la sp propor \ di ca gas( picco cquiy cITCOS stessa conte spesa quar ] dest ma sent ques € gr N Val, È app Il suo Dietro olio circa and per Îlon per ante endo Trezzo ILLUMINAZIONE A GAS. 455 Il conto starà quindi come segue: Lume'd'arand a gas 0a+—. 974 d. Lampade ad argand con olio di spermaceti 3.— Ù.» Candele di forma 3 “ate airii val Dialpa gna Candele di cera* deli i. the a In molti casi si può desiderare di servirsi: di quantità di luce molto più lume quale lo abbiamo calcolato possa produrre, ed invece della luce di dieci cande una piccola di quella che un Îe quella di una o più può ottenersi coll’ usare lumi di una for ma differente, e la spesa del gas ed il costo saranno diminuiti in proporzione. 9... Il gas d’olio ha un vantaggio importante sul gas di carbone fossile per Ja particolare sua ricchezza in gas olefacente., il chesrende necessario uni volume così piccolo che un piede cubico di gas d’ olio si trova a equivalere a quattro di gas di carbone fossile. Questa circostanza è assai importante mentre diminuisce nella stessa proporzione la natura dei gasometri necessari a contenerlo x ; questo non solo è un grande risparmio di spesa nella costruzione, ma è un comodo importante quando lo spazio è limitato. I calcoli del valore della luce del gas d'olio sono desunti dal prezzo usuale dell’ olio buono di balena, ma devesi osservare che olj di minor prezzo possono servire all’ uopo egualmente bene, e siccome molti di questi si possono spesso avere, e l’ intiera spesa quindi e grandemente diminuita facendone uso. Nel corso dei loro primi esperimenti 1 signori(Gio- vanni€ l'ilippo Taylor furono sorpresi nel trovare che l'apparato che essi impiegavano perdeva poco a poco il suo potere di decomporre l'olio e di generare il gas. Dietro esame scopersero che le storte metalliche che 456 Anri Cumieo-Fisicue. avevano originariamente decomposto 1° olio e prodotto gas in abbondanza cessavano notabilmente di possedere questo. potere, sebbene‘nessun‘visibile cambiamento avesse avuto luogo-in'esse. La più perfetta pulitura in- terna non ristabiliva Peffetto, e sembra che venisse pro- cotta qualche alterazione nel ferro‘dall'azione dell’olio ad su questo soggetto guidarono ad un favorevolissimo ri- unisalta temperatura. Fortunatamente gli esperimenti sultato}: perchè‘si*trotò’ che‘introducéiido È fraramenti di mattone nelle storte si ottiene un grande aumento nel potere di decomporre, el apparato fu migliorato assai da una circostanza clie prima sembrava minac- ciarne il snecesso, Una piccola quantità dell’ olio introdotto nelle storte sortiva non decomposto; ed essendo cambiato in olio volatile portava via una gran quantità di calorico, il che rese la costruzione dell’ apparato più difficile di quello che si fosse prima immaginato, ma colla pre- sente disposizione delle sue parti si è pienamente prov- veduto a questa difficoltà, e si fa tornare l’ olio vola- tilizzato nel serbatojo deli’ olio, d’ onde passa nuova- mente nella storta, cosicchè si ottiene un totale cam- biamento dell’ olio in gas senza disturbo e senza che sfugga alcun odore spiacevole. ll solo residuo nelle storte è una piccola quantità di carbone, ed i soli prodoiti oltre il gas sono una piccola quantità di acido sebacico ed acetico, ed una parte di acqua; iutte Je quali cose sono facilmente se- parate col far passare il gas attraverso di un vaso che contenga acqua. La superiorità della luee del gas d'olio sopra le altre luci artificiali è dimostrata pienamente dal rendere questa le delicate tinte del giallo e verde quasi così distinta- mente come quando si vedono alla luce del sole. 1 pe! dar con qu La| sona esser Una| un I Un ih $ son mol la d 1105C, inter esseri tile| ILLUMINAZIONE A cas. 157 dotto Il signor De ille dello Strand che: ha fatti molti edere esperimenti ed osservazioni importanti sull’illuminazione 1ento a gas, coll idea di applicarlo alle lanterne, è inclinato i In- a credere che il prodotto adequato di gas da un gallon pro- d’ olio sia di 80 piedi cubici. olio Un lume di un solo getto di fiamma dando la luce nti di due candele e mezzo, consuma mezzo piede cubico Di di gas per ora. fa Un lume con due getti. consuma tre quarti di piede n per dare il doppio della luce suddetta, ed un lume 7 con quattro getti richiede un piede. di La luce di un argand a gas di carbone fossile para- gonata a quella di un lume d'’ olio di spermaceti può DE essere stimata come 2. 172 a 1, e quella del gas d’olio olio paragonata a quella del gas del carbone, come 9g a 5. il Un fatto curioso rispetto agli argand per il gas si è 1 if che quelli con pochi buchi consumano comparativamente pre- una più gran quantità di gas di quelli che ne hanno a un più gran numero. Così ola Un lume con 15 buchi ne consuma 2. 173 piedi cubici va» per ora cam- Detto con 12 id. 2. 174 id. i che Detto con 12 id. Ti id. i i buchi essendo di eguali dimensioni in ciascun lume. u Sul soggetto importante del gas del carbone fossile i hi sono recentemente comparsi due trattati che contengono Du niolte stimabili notizie. Uno di questi è del sig. Accum, di Ù la di cui prima pubblicazione è probabilmente ben co- Di nosciuta a quelli dei nostri lettori che possono essere interessati in questo ramo di ricerche. La presente può + essere riguardata come una nuova opera che rende inu- questa tile l'altra, e che abbonda di’ dettagli pratici di cui stinlae ————_—_——— 158 Anti Cmwmico-Fisicue. l’autore va debitore alla sua estesa esperienza, Res ile strata da sette utili tavole. Dopo avere indicata la natura e gli avvantaggi del- l arte di procurare luce col gas del carbone fossile, il signor Accum dà un ragguaglio dei differenti carboni fossili usati nella Gran Bretagna e del loro valore re- lativo per produrre il gas; tratta quindi della for:na e dimensioni delle storte, e della direzione del processo distillatorio. Noi fummo sorpresi nel trovare qui un ragguaglio così favorevole delle storte orizzontali rota- torie del signor Clegg, una descrizione delle quali data da quel gentiluomo si troverà nel IL volume di questo 3 diciamo, essendo stati giornale. Noi fummo sorpresi informati del completo non successo di quel piano allo stabilimento dei gas di Westminster sebbene eretti sotto la sopraintendenza dell’ inventore: laddove ora sembra essere stato messo in esecuzione a Chester, Birmingam e Bristol, ed essere impiegato alla reale Zecca sotto la direzione dello stesso signor Accuni. L’ ottava parle del trattato dell’ autore riguarda i mezzi di purificare il gas, e nel capitolo 9 tratta in esteso dei recipienti pel gas, e come noi siamo gene- ralmente abituati a chiamarii gasometri.(Qui viene de- scritto un curioso combaciante gasometro inventato dal signor Clegg, specialmente applicabile in quei casi dove è difficile la costruzione di un pozzo o cisterna in cui usuale gasometro lavora. Richiede uno strato d’acqua non maggiore di 18 pollici di profondità. Il sig. Accum passa in seguito a descrivere il misu- ratore del gas, invenzione molto curiosa ed utile deri- vata altresì dall’ ingegno del sig. Clegg. E un ciliodro costrutto, in modo che si aggira sul propria asse me- diante il gas che vi passa attraverso, il numero delle sue abbon produ melo fossi nell ih l'in chia pel mec pua teo! ils cerl cipi stor, ILLUMINAZIONE A GAS. 459 rivoluzioni dipendendo dalla quantità del gas che passa nelle sue varie cavità in un dato tempo, cosicchè egli è un registratore di se stesso, il quale se è posto tra il vaso purificante ed il gasometro mostra la quantità del gas generato giornalmente, e se è posto fra il ga- sometro ed i tubi che lo conduceno nota la quantità del gas consumato dai lumi o usato altrimenti. Le altre sezioni trattano dei tubi, dei candelabri e di una varietà di altri minori ma importanti soggetti. L’opera del sig. Peckston sulla illominazione a gas abbonda dì utili dettagli. Essa tratta della teoria della produzione della luce artificiale. Ja spesa dei diversi aetodi per ottenerla, la storia naturale del carbone fossile, le sue varie combinazioni ed usi specialmente nella produzione del gas. In quest opera vi sono altresì 14 utili tavole, e sembra che l’autore abbia ottenuto l intento che aveva in vista, quello cioè di descrivere chiaramente e metodicamente ogni parte dell’ apparato pel gas in modo da abilitare chiunque ha cognizioni meccaniche ad erigerlo, o per fornire di gas la pro- pria casa, o per illumit.nre case di manifattura, strade e città. Siamo contenti di trovare in ambedue questi trattati concise, ma chiare direzioni per gli operaj oude erigere e costruire differenti parti dell’apparato. Con molta scienza teoretica vi sono abbondanti dettagli pratici. E sebbene il sigoor Accum ed il signor Peckston differiscano in certi minuti punti, convengono nelle conclusioni prin- cipali. Se bene intendiamo, il sig. Accum preferisce le storte cilindriche ed il signor Peckston le elittiche. Quest ultimo nel suo capitolo sul misuratore del gas ba discusso piuttosto a lungo il titolo che ha il signot Clegg a questa invenzione, e considerà‘il misuratore 460 inventato dal sig Arti Cunmico-Fisicne. I) nor Malam come non solo un inven- zione originale, ma altresì come infinitamente preferi- bile, il che sembra essere realmente anteriore all’ in- venzione del signor Clegg, Queste opere sulla manifattura del gas fossile si troveranno non solo utili per derano di valersi del carbone quelli che desi- praticamente del loro contenuto esse altresì abbondano di fatti e d’ informazioni che interesseranno probabilmente una più numerosa di altri lettori. , Ma classe merci q ml dotl (1) Dre: inter sono volte 461 G:0-MeM E.R6G5I#0 La fiera di Lipsia. Le notizie che noi mettiamo sotto gli occhi dei no- stri leggitori sono certe, e attinte ad una corrispondenza diremo quasi officiale. Essa segna il giorno 31 ago- sto 1823. La fiera di Lipsia è una specie di termometro com- merciale, e non si saprebbe abbastanza osservare il più o meno grande numero di vendite che vi trovano i pro- dotti delle manifatture francesi. « Una delle mie prime osservazioni, arrivando a Dresda, dice il corrispondente, è stata rivolta agli interessi del nostro commercio, intanto che eglino pos- sono essere favoriti dal grande smercio che apre due volte in ciascun anno la fiera di Lipsia. « lo vedo con grande piacere il notabilissimo van- taggio che hanno ottenuto all’altima fiera di S. Michele le nostre fabbriche francesi, particolarmente quelle delle stoffe ed altri prodotti di seta. I mercanti di Franefort e di Lipsia avendo rifiutato ai compratori del Nord e del Levante, ebrei od altri, una parte del credito che eglino avevano costume di loro accordare, questi Po- lacchi, Russi‘e Greci, allorquando le loro provviste sono s'ate esaurite, vennero con dell’oro e degli efletti preziosi; essi hanno domandato in seterie un terzo di più di quello che si trovava sulla piazza; eglino sono stati obbligati di soggiornare a Lipsia fino alla fine di ottobre per aspettare queste spedizioni, ” 1{ I î f ultima fiera, quella di Pasqua, non è stata cat- 62 Commrercro. tiva, sebbene essa non possa equipararsi a quella che l'aveva preceduta e che fa epoca. « I venditori di seterie erano troppo disposti a sta- bilire le loro speranze e le loro pretese sul prodigioso smercio delle loro mercanzie alla fiera precedente, per- chè si abbia a maravigliarsi di averle viste decadute nella estensione delle loro speculazioni. Il basso prezzo delle derrate in Russia ha prodotto qui un sensibile effetto. « Le fiere di Lipsia sono una specie di concorso aperto a tutte le industrie, e dove la nostra si attira una par- ticolare attenzione, tanto per raffronto con essa ed i paesi stranieri e massimamente dell’ Inghilterra, quanto per l'emulazione che ella inspira ai fabbricatori sassoni. Questi ultimi si occupano molto dei lavori in lana. La materia prima che somministra il paese è in abbon- danza e mantiene la superiore sua qualità. Dal comin- ciamento di quest’ anno si citano gli affari fatti a Lipsia, in compere di lana, per più di 6 a 7 milioni di fran- chi; ed altri calcoli stabiliscono che questo commercio mette in circolazione una somma di 30 milioni almeno. Il numero delle macchine per filare e per tessere si moltiplica. Per mezzo di tutte queste facilitazioni i Sassoni si occupano più che mai della fabbricazione delle stoffe di lana fina, ed essi sono pervenuti a fare alcune specie di schalls con una perfezione di cui i nostri lavori francesi hanno loro dato il modello. « I nostri plaqués hanno conservato una superiorità che ha fatto veramente senso più che in qualunque tempo all’ ultima fiera di Pasqua, tanto più che i la- vori di questo genere importati dall’ Inghilterra pareva che perdessero sempre più al confronto per Veleganza, la solidità e la durata, qualità che pare abbiano ceduto lesiderio di fabbricare a buon mercato. — N zioni veng aume han sopr dell: ansi è ar Fra form fabbi vend, Fiera pi Lipsia, 463 « Te nostre porcellane hanno presentato un doppio allettamento per il buon gusto delle loro forme e per una mediocrità di prezzo che sembra maravigliosa ai manifatturieri della Sassonia e del restante della Ger- mania, messi fuori di stato per sostenerne la concor- renza. L’ idea che hanno avuto alcuni fabbricatori di Parigi di fare dipingere le tazze com vedute della Sas- sonia, ha avuto buon successo e promette di averne ancora se senza aumentare il prezzo si possono evitare i difetti che furono rimproverali a queste pitture sullo smalto. « In Austria l'industria ha fatto molti sforzi e molti progressi che la fiera di Lipsia mette in campo onde Opporre con più o men successo a danno delle produ- zioni francesi. All’ultima fiera i plagués in argento or- nali, negli stati dell’ imperatore hanno eccitato l’atten- zione ed attratti i compratori. I vetri ed i cristalli che vengono spediti dalle fabbriche della Boemia veggono ad aumentare la loro riputazione. Questo genere di lavoro ha ricevuto dal governo grandi incoraggiamenti che hanno soprattutto giustificata l'opinione per i lavori fabbricati della signoria del conte di Beuquoy. La moda cerca con ansietà questi prodotti, le cui forme variano sempre. Egli è anco in questo che si tenta di eguagliare o superare la Francia e con la bellezza del lavoro e con l'eleganza delle forme; ed egli è molto. a desiderarsi che lè nostre fabbriche mantengano il vantaggio che elleno hanno di 9 vendere a miglior mercato. ° È"di II DR = pre: IS cime" rc_———xn =="—= e pprniee i, 0 isa Ci rt inn Sin e UA BIT h \ 464 VA cGRaE FA Rame nativo trovato in America. Enormi massi di rame nativo, puro, malleabile e del più grande splendore metallico, sono stati trovati sulla costa del lago superiore nell’ America Settentrionale, verso il 46° grado 52 minuti di latitudine nord. Ii signor Schoolcrast che gli ha esaminati ha stimato il peso di rame contenuto in uno di essi a 2000 libbre pesanti. Si erede che questi prodigiosi ammassi provengono dalle montagne Pore-Epic, distanti dal lago trentadue miglia. Si suppone ch’ eglino sieno stati svelti dall’ in- terno della terra da eruzioni vulcaniche(1). La ricchezza che presentano queste masse e la loro purezza ha fatto nascere la speranza ed il progetto di ricavarlo, ciò che attualmente forma l’ oggetto di una discussione in In- ghilterra. AAMAANMVANNMANNMNVUAMANN Analisi della miniera di rame macchiata> del signor È. PmtLIps. Il pezzo di miniera che 1° autore ha sottoposto al- l’ analisi proviene dall’ isola di Ross, nel lago di (1) 4 rame nativo non è stato ritrovato infino adesso sli slal una fo v scerei Il soll quale poral mu y0ss Minierà DI RAME fraccmiata, 465 Killarney; sembrava di una notabile purezza, bene cristallizzato, e non era mischiato con alcuna traccia di miniera di rame straniera. Il signor P/ullips incominciò col riscaldarlo in una storta con l’acido nitrico, all'oggetto di ridurre nello stato di acido lo zolfo, e Separare con questo mezzo una piccola quantità di silice. L'acido solforico formato fu valutato col mezzo del muriato di barite; il liquore sceverato da tutto l’ eccesso di muriato di barite con il solfato di soda; fu trattato con l’ ammoniaca, la quale precipitò il ferro; e finalmente dopo averlo va- porato fino a secchezza, il residuo fu sciolto nell’ acido muriatico, e trattato con la potassa che separò il pe- rossido di rame. I risultati dij quest’ analisi furono: Dot Ie| oe 0 Besso e e dea 1.{,00 Rame sr eroe re 61,07 Oliver it 4 e 0.50 99:93 Perdita enna o 68 100,00 ( Annals of Philosophy, ILL 81.) nei terreni vulcanici, ma bensì nel calcare di antica formazione non vulcanizzato. Le miniere di Berezof, nella provincia di Ekatherinebourg nella Siberia, hanno dato delle masse di rame nativo di più di quindici mille libbre. Eol"EF-. a 30 ——- iii_imibi*P—= x :166* VARIETÀ. Sulla forma cristallina della miniera di rame giallo e sulla sua analisi, dello stesso. Il tetraedro regolare è stato considerato, dai minera- logisti, come la ferma ordinaria del rame giallo ed anco come la forma primitiva de’ suoi cristalli: nulla 3 ostante che AZhos prenda per forma primitiva un ottiedro a base quadrata ed indichi delle fenditure paralelle a se facie. Secondo il signor Phillips il tetraedro, nella cui forma il rame di pirite più ordinariamente si mostra ma i cui angoli solidi sono troncati, si avvicina tal- mente al tetraedro regolare, che egli non deve recar maraviglia che abbia ingannato l'occhio del mineralogo. L’ ottaedro primitivo è più aguzzo dell’ ottaedro regolare. Gli angoli laterali delle piramidi sono ciasche- duno di ror gradi 22 minuti, e quelli formati dalla riunione delle due piramidi di 126 gradi 30 minuti. Il rame giallo cristallizzato, analizzato dal signer Phillips, ha dato: Bolo de 35216 Berto Ei 3210 Bone: wise i 30,10 Materie terree.... 0,50 Piombo, arsenico e perdita 2,14 i (Annals of Philosophy, IL. 296). me giallo ai minera giallo ed ti; nulla tiva un fenditure ella cui i mostra cina tal- ve recar ineralogo. ottaedro ) clasche- ati dalla minuti. l signor >' A) Rame BIANCO. 467 Sul rame bianco dei Chinesi. Questo rame è di un colore biancastro che si avvi- cina a quello dell’ argento; egli è molto sonoro, per- fettamente lustro, e non pare sì facile ad appanarsi; egli è malleabile ad una temperatura ordinaria e ad un calore rosso; ma riscaldato al bianco, egli è estrema- mente fragile, e si rompe col più leggier colpo di martello; con molta precauzione si puo ridurre in lastre sottili e tirarlo in filo della grossezza di una spilla fina. Riscaldato con il contatto dell’ aria egli si ossida e brucia con una fiamma bianca, nello stesso modo dello zinco; la sua densità a 10 gradi è di 8.432. Cento parti di rame chinese sono composte di Ramesse: de i ni Li 40 Zinconta.t(di tit DI Nikel.ec sc, fe II.6 Rerro stia na e 9.0 100,0 ( Edimb. phulosoph, Journal). DELL'AZIONE VICENDEVOLE è) DILL INDUSTRIA AGRICOLA FD ARTIGIANA. ( Continuazione dell’ articolo inserito nei fasc. I, III e V di questo volume). Ne deriva da ciò la rimarcabile massima, che il grande sminuzzamento del possesso de’ fondi è pernicioso all’ industria artigiana, ossia all'incremento della popo- lazione industriosa; perchè quella divisione produce una popolazione povera, che ha sempre da combattere colla miseria, e nulla può impiegare pel nobilitamento e per l’ abbollimento della vita. In un paese nel quale la divisione del possesso di un fondo non trova alcun impedimento, ne viene per conseguenza impedito ed oppresso l’ aumento di una rimarcabile popolazione in- dustriosa per mezzo dell’ incremento di quella popola- zione che deriva da quella divisione di poderi. Im pe- roechè l agricoltura è naturalmente più indipendente dell’ esercizio di qualsivoglia arte; e quando si può con un piccolo capitale procurarsi il possesso di un fondo, oppure|’ esercizio di un’ arte, ne viene natu- ralmente preferito il primo. Ogni servo che abbia ri- sparmiate una piccola somma, cerca, per mezzo della compra di un qualche piccolo fondo, di procurarsi questa situazione apparentemente indipendente. Ne de- riva quiodi che allorquando questa fa progressi per mezzo di una popolazione risultante da più piccoli possessi di podere, deve rimanere all’ indietro la popo- EE Sn ai lazione industrio a, d il paese si avvicinerà a quello I. III he il Icioso popo- roduce battere amento | quale alcun to ed ne ine opola« Impe- ndente sì può di ul o nali: bia tte o della Curarsi DILL' INDUSTRIA, rc. 469 stato che noi abbiamo descritto superiormente. In con- seguenza coloro che nello stesso mentre vogliono la possibile divisione del possesso dei fondi e l’avanza- mento dell’ industria nazionale, s° inviluppano in una contraddizione. Quanto meglio sta il contadino e quanto maggiore è il suo soverchio, tanto più si solleva l'industria nazio- nale e la popolazione che vi appartiene. Quanto più si ha di superfluo, tanto più si crede averne bisogno; tanto più si consuma per ricercare comodità e piaceri. L’ artefice vive solo con quello ch’ egli compra dal contadino; questi può pure comperare dall’ artefice tanto quaato egli ha venduto. Lo stato dell’ agricoltore e lo stato dell’ artefice sì accordano in conseguenza vi- cendevolmente. La più alta industria delle arti di un paese(veduta del commercio estero) è quindi fondata sulla maggiore prosperità di coloro che si occupane direttamente del- l agricoltura. Questa prosperità è formata dalla gran- dezza della rendita netta. AI opposto senza Ì' industria delle arti è impossibile anche la prosperità di coloro che esercitano agricoltura; poichè essa sola rende possibile la rendita netta dell'agricoltura. mentre, come abbiamo superiormente osservato, senza la medesima, anche la più grande tenuta di poderi diventa inutile al proprietario; imperocchè egli non può profittare di verun soverchio, perchè non vi è mercato su cui averne lo spaccio. /( Sarà continuato), Osservazioni Meteorologiche fatte all’ I. R. = MOTATITIN A z i Term.| Direzione Stato = Barometro. LI, È D di Rea.| del vento.| dell atmosfera. 1/pol. 27 lin. 10,6/4 12,8| Nord-Est Sereno 2|:» 27”®»|+ 14,0| Nord-Est Ser.-Nuv. 3]» 27-» 8,0|+ 14,5) Nord-Est Nuvolo glo 27. e 042 NordOw| Nuv-rotto Ser. 5 Cogito SARA. Est Nuv.-rotto Gipi pit 10,91 405 Nord-Ow, N.rot.-poca pi. v)” 27” 8,0 37 13,0 Sud-Est Nebb. 8]> 27.» 90/4 13,0|-Nord-Ow, Sereno gi» 27.» 0/4 14,01 Nord Ser.-Nuv.-Neb. 10]» 27»©8,8/4 15,0| Nord-N-E. Ser-Nuv.-Ser. IE oe) ag Nord. Nebb.-Ser. Io plasagzan 6,4241590 Est Nuv.-Neb.-Ser. Ts» 29» 68/0 13,01 Owest| Nuw-Neb=Ser I4l:»(27° no 7,bl 412,5 Owest Nebb.-Ser. 19»‘27 g»> 84+ 13,01‘Owest Sereno 16), 27=» 9,0/4-37,0!«Nord Ser.-Nuv. val»“agi>".8,0/4574,6) Nord-Ow, Sereno 10» c290 so 0801 11,8) Owest Sereno olmi 127 5207; 0 350 Est Ser.-Nuv. 20/:>‘27 n 7,54 11,8 Owest Ser.-Nuv.-Ser. : onilipi Cagfto dl 13.4 Nord NB Nageroito 22)». 29». 9,004 14,0). Nord Nuv.-rotto dillo an an Pd, Owest Nebbia 24» 27»‘7,214 13,5) Nord Nuvolo Rio Age OLRNifrTàss Est Ser.-Nuv. 20]> 027> 97 13,0/% Nord Nuv.rotto 27}> 27» 7,614 14,4| Owest Nuv.-Ser. 28|» 27» 6,0|4 15.0] Nord-Est Nuvolo 209|» 27_» 8,04 13,0| Owest Sereno 002 27 STO a Nord Sereno Altezza del Barometro, massima pol. 27, lin. 1,06; Altezza del Termometro, mass.+ 22,6, min.+ 11,8, i I, 471 Osservatorio di Milano nel mese di Giugno. Neg Term.| Direzione Stato | Barometro. di Rea.| del vento.| dell’ atmosfera. ‘pol. 27 lin.10,6/+ 26,2| Nord-Est Ser.-Nuv. (» 27» 9,9|4+ 18,8 Nord Nuv.-Tem.-Piog. |» 27» 6,2|+ 19,9] Sud-Est.| Neb.-S.-Nu.-Pio. » 27» 6,814 20,4| Sud-Est| Ser-Nuv.-vario » 27» 6,4/4-20,61. Owest.|S-Nu-Poca pio. » 27» 7,0|+ 19,0] Nord-Est I[Nu-Piog.-Temp. » 27» 9,0/+ 17,4| Sud.Owest Sereno » 27» 9,0|+ 19,6 Sud-Owest Sereno > ap ao 20.6 Est Sereno » 27» 8,9|+ 19,0 Nord-Est|Tem.-Piog-S.-N. nl 3> 7,9+ 17,9 Est d'empor.-Pioggia piaga 7,0) Lpd Nord T'em.-Piog.-Nuv. mi Duri eg,0 119,0 Owest Sereno » 27» 8,0+ 19,9 Est Nu-Neb.-Poca D- » 27» 8,44 20,0| Sud-Owest Ser.-Nuv. » 27» ,8,7|+ 22,0 Est S-N-T.-Piog.-N. se dg i ai 20 Nord Nuv-Nebb.-Ser. ». 27.»$,0|4-.18,0 Est Sereno » 27». 7,34 13,0 Owest-Nord| Tem.-Pio.N.-rot. » 27». 7,6/.+17,6]) Sud-Owest Nebb.-Nuv. » 27»&,6/+ 18,9]. Sud-Est Ser.-Nuv. »“ag 00 18,4/4- 19,0 Sud Temp.-Piog.-Ser. » 27»|+ 10.4] Sud-Owest|S.Las.tem.e pio. » 27» 6,34 18,3) Nord-Est|N-rot.Tem.-Pio, > 29:» 8,0/4- 18,0] Nord-Est l'emp. e Pioggia » 27» 7,64 18,6) Sud-Est|Nuv.-Tem.-Piog. » 27». 7,04 1,99 Sud iNuv..,. pioggia » 27» 6.414 15,9 Ist Nu.v-rotto »-27» 9,9]+ 19,8] Sud-Owest Sereno ” 27”» 10,0-|- 17,3 Sereno minima pol. 25, lin. 6, 9 ; media pol. 255 lin. 8,01. med.+- 16.31. Quantità della pioggia lin. 38,805. er a ret p:‘(anca cana Ra nd PREZZI CORRENTI | delle Produzioni'ferritoriali del È { Z Y | 30 30(Ra 3g S I GENERI, Giugno Giugno Giugno Giugno N i È 3 Î È S è vw Milano.' Pavia. Hat Lecco.| Como.| SE Nor O gamo| cenza. Pe FOA A n ei ETA Frumento al mogg.f19- 96] o. 00|23. 69] o. co| 0. 0‘ a 63/23. 03| 0. 00| Riso»|42- 21/ 0. 00]56. 64| o. ro:t00)#00 Min zo 000\ | Grano turco» BOI Mo, 008, valo. si o..001 6 mali. 8g9f-0. 00 À Segale”» 12. 97 0. 00| 0. 00| 0. 00) 0. og 0. 00/14. 20| 0. 00 Miglio’ 7:09| ox 004: 38) 0. 00) 0. 00(0.000) 9, 40 0. 00ì Ì Avena ella soma Ji. 75| o. co/11. 51] o. i 0.00) NONO! iena: io: 00| | Fieno«al fascio| 0. col 0. 00) 3. 88) 0. col 0. 00] Ti O ad E 0, 006 | Paglia’» 0. 00/0. 00: I 72) 0. 00 0. 00| 2. 98| 0. 00/0. 00! | i Lino merzirolo alla| | libb. d’once 28.f 0. 00) o. 00.0:"000. 00) 0. 00) 1.7, riojto. 00) | Canape» 0. 00| O. 00! O. 00| 0. 00| O T0.0) MONO) MOMO): dol{ | e Legumi al moggio, 16 12) o. 00/19. 96) 0. 00) 0. 0012. 99/23. 03) 0. v0 Ì cd è et | e IL 75, DIZG AH YOL 3] IN ca INDICE ALFABETICO Delle materie contenute in questo Volume. VAVIUVOVIY VIVI VIVI VA VAI AG delle quercie atterrate în prima- vera ed in inverno; sua differenza Pag. 8 tav. a Awarisi dei terreni, del signor in Daygs et eo RE RIO Ao AneLLo di ferro per gli die cn dro n ArocraFo; nuovo strumento per copiare i nai AIA E stand) ApPAREcCHIO per la Boss dell’ acqua del“arenile a ao APPARECCHIO per la produzione del gas con D’olie(descrizione dell)|.. 0 5 sara tg e 10 Agarro, del signor Herraria|...» 12» Arte del Carbonajo PIERONI Anre'‘del' Forditoret i ea TT, 4a se Arte di scrivere; nuovo metodo per inse- guarla;=«SA e 0 o Asparico; sua coltivazione e prodotti che . n possono ottenere...: RON» 0 C) 474 Inpice Auroma giuocatore di scacchi e metronomo s osservazioni sugli inventori(dell) Pag. AvenA; precauzioni nell’ uso dell’ avena nuova per il nutrimento dei cavalii» Azione vicendevole dell’ industria agricola ed artigiana( dell’) br 295, 392, Banche a vapore; navigazione dei canali» Birra di famiglia; metodo di farla in al- cune parti della Fiandra..., Birra preparata con il SINENFO is Birra; processo di prepararla con i pomi di terra, del signor Dubrunfaut.» Birre economiche, del siguor Bosc 3045 Bropo; memoria sulle*#volette(dla Buor; sul modo di attaccarli; lettera del sicnert Fame è abile glia Bussora, del signor Touboulic... 4 BuriRo; processo adoperato in lrlanda per la. suasinsalatuza gt. XK, Ml du Carrì detto di Eden© del Paradiso ter- ESSER da CAFFETTIERA@ pompa intermittente ed a filtro, del sionor Lemore go vs co. CaLpasa@ vapore( Esplosione di una)» 387 CanaLi e fosse; arte di scavarli e formar strade con processi economiei, di G. (GI. dll:* Passerati; co.gisto Canara; sua coltivazione..... 0% Caverna e Ghiacciaja; naturale di Rothorn inxlowizzogalii ser cholst sb Canrozza a vapore, del sig. Giulio Griffith» Cemento di ferro; notizia sui terribili suona e a 233 tav. 0 ”» O ” ” ”(0) ” O ” ” 2 o ” o ”(6) 7) o ” O ” 9” O ”(0) 3 ” O 7) 6 ”(0) = SES Ci Li omtott GIO Berner i ALFABETICO. 475 CinAgro; sua preparazione per via umida 2. 41 tav. o W. 0 CoccINIGLIA vegetale del Brasile sj esame fatto dal signor Vanquelin....» 4o» o 40 Corompasa, e modo di allevare i colombi come Inessaggieri: i gue ci ibid 0 Corore cremesi che danno alcuni vermi 0 ritrovati su di una radice...» auagpi 0 ConieLio( il) sid nb ) Contratto di assicurazione.... 144»© Commercio; come asseconda la produzione e rimpiazza il capitale produttore» 306» ) ComunicAZIONE fra la riva ed una nave; \ mezzo per stabilirla../.°)..45 dibiete Arno #/ FrAuro di cristallo, del signor Laurent» 50»© P, Forkeeiosverdesi 2/0 i 2794: ava ForneLLo fumifero a grata che gira, del o signor Brunton adr hei SUA 00 { Frumento di Odessa; sua analisi raffrontata con quella del frumento di Francia» gl Bei ATO Frumento; tre nuove specie raccolte nella Mongolia chinese... 92» 0 476 Inpicr Frurri verdi; loro influenza sull’aria prima della loro maturanza... Pag. Grsso fattizio 5 processo per farlo.|» Gesso(il) non esercita la sua azione fe- condante sulle foglie esclusivamente- esperienze di J. P. M. Limousin Da mothe, 0-0 a, Grani ammuffati; processo per migliorarli» HyaLocriro, inventato dal sig. Clinchamp per disegnare le prospettive..» Iprororia; rimedio contro di essa.» Irtumimazione@ gas; alcuni fatti riguar- dieta ont ILLUMINAZIONE@ gas col carbone fossile; descrizione dell’ apparecchio e mecca- nisuoe(-delli).., 50/4800, ILLUMINAZIONE@ gas ottenuta col catrame» Incwostrno; mezzo d’ impedire che si am- mutu, go a le a Inonpazione; meccanismo destinato a pre- venirla RR e a IsoLa 5 sua- formazione.&& vg LampPADA economica a riverbero applicabile all’ illuminazione delle strade..» LampapaA@ spirito di vino AR Pe agi Lampapa per l'illuminazione delle strade» LANE; notizia sul commercio(delle).» Larte dell'albero della vacca(Palo de vaca)» Latte; metodo di conservarlo...» Lecno di Santa Lucia; suoi frutti e loro materia colorante: ut sat poso; LiQuipi; nuovo metodo per riscaldarli col vapore»....»... 2) 10) O (0) O Vo) AtraArETICO, Linasoksanizzata ii. LI Pag. Luna; sua influenza sulle stagioni..» Lurroto; polvere gialla delle squame per la fabbricazione della birra Li: CE LurroLo; sua coltivazione in Francia» Meccuina per battere il frumento..,» Maccuinaperifaresipape nz nai aio Maccnina per ridurre i corpi in polvere imipalpalidlclà, siae L uu astra d Maccmna per segare gli alberi in piedi, delssisonaBMackscsa, i iii lo Maccune accensidili, di Cristiano Stricker» Maccune( prime) a fuoco de’ moderni» Muwriscwmo francese i IR a Masticee: per denti;(awvisogg ic.» MarenesSprime:(delle)> aa pan Mays o Grano turco; nuova specie 0 va- rietà: ai: orge: lla Miniera di rame macchieta; analisi del signor Plulbpsss ao A Miniena di rame giallo; sulla sua forma cristallimaie sullasuasanalisiti==, Movimenti metcorologici. Gennapar ge e Febbrojoori lt e aa aday Maro erl Arg Aprile e to a i Mago nn ne la Giugneg:> 7-dRua Muriato e solfuto di soda per la fabbrica- zione del vetro ppagolo Ali Noce;-suo-Inueslotia. ren aa Noci; maniera di propagarle, piantarle, e Pi 177 taw. 0 bb) o bb) o ” O ”(0) » o »$ SIN 101 bb) 7) 3 SCO ” O ” O »(0) ”» O ” O ” O s O 23 O DIO. ”(8) ” O » O ” o o ” 478 Inpier tagliarle, e metodo di conservarle in inverno’© W. Ossa adoperale come ingrasso SORIA SE TOSI PANNILINI; processo chimico per segnarli PARAFULMINE portatile PaLuDE moventesi in Irlanda > » 195 i e) 127 PAnAFULMINI; loro costruzione(avviso)» 157 ParArurmini; utilità loro per l'agricoltura» 127 PARAGRANDINI( nuova foggia di); lettera del sig. N. N. al sig. Antonio Cattaneo» 299 Pazzi; eruzioni cutanee artificialmente usate nel‘iraltamentor(‘deji0+ 107 369 Pece nera o Catrame; sua distillazione in LNSTO) GER E E CI PELOO PeriPyeuMoNIA catarrale dei cavalli; causa, sintomi e trattamentb-., i. 192 Pranti velenosa: 4«0% dr o04 ta ano PoLizza per la sicurtà contro la grandine» 153 PoLvere anti-carbonosa e vegetativa,» 189 Porvent escrdinva”: deri ii 346 Ponte; sua costruzione col filo di ferro» 37 Porci(dei) ia citi Poi PREPARAZIONI anatomiche; sua conserva- DON Le 282 Parzzi correnti; tabelle mensili delle derrate Gennajo,©. Peo PIA, 80 Febbrajo co Re AR, 0) Marzo tte So a 240 Aprile? Saga a Maggio: ria Se 400 Giugno: SA re RR{72 a È 1° ProcreTTO per una società mercantile di assicurazione saio ‘ala Pag. 179 tav. 9) 9 2) 99 © O O Oto. ere€ e.© led>| Pn» Pc (> ALFABETICO. Rame dianco dei Chinesi...‘ Da Rame nativo trovato in America..| Rame; suoi effetti sulla vegetazione.» Reuma guarito con la china-china..% Rimepio contro una malattia contagiosa» Riso che cresce all’ asciutto. SET, Riso secco;$ avviso estratto dalla Gazzetta di Milamppossrisagis i Db Riso secco della Cina;s sua coltivazione sperimentata con buon successo dal signor cavaliere Rosa....., Rovo ideo; maniera di propagarlo, pian- tarlo, adacquarlo, sostenerlo e ta- Sie e ua Ruccine del frumento; mezzo di distrug- Ber” ii e E ScaLpatore del signor Lemare; rapporto fatto all’ accademia delle scienze dagli signori Fourier e Thenard...|, SeminaToJo inventato dal signor Matteo Bonafous; esperienze fatte... SoLuzione fetida ed amara per distruggere gli insetti, i CImMelio! cem"©. SosrtANzE animali 5 loro conservazione» StAGNI. pietrficati DELE da® TeLAy da tessere; nuova aggiunta da adat- larve(Oki gli TELEGRAFIA, domestica PL.. T'ELEGRAFO generale nautico commerciale» TrarrATO di meccanica, d’ industria, ec., del:‘sigmor Christian«,°°. 0» Umipira’; mezzo di prevenirne gli negli appartamenti e e +79 467 tav. 0 464” o 34 2”(8) PO 44 29 o ivi”(6) I 3” o I Y) 79 o I 7»(0) 331» o 273” o 354” o SR 197.» 0 SO: 1‘#0 dadini Ta j{O” TTD ZA 2 O 46 2 O 69.» 0 DO 6 — ne 480: Inpiee ALrAÒerico. Vaccne senza cbrna.|: i Pag. 166 tav. 6 Vaccima; uso per guarire dalla tosse con- valsa: vd a 43» VEGETABILI esotici alimentari naturalizzati» 336» Verme solitario; rimedio(contro)..» 366» è Vernice da applicarsi al legno, la quale resiste all’azione dell’acqua bollente» en» 0 Vicocnes, Alpacos e Lamas; sperimento ! per assuefarli ad altro clima, e della È lana di: questi: animali. ff da I7I.» Vimo; sua chiarificazione- SR 200 n Vir; nuovo metodo per tenderle e van- taggi che ne derivano, di Carlo Raja» 4ot»© -<> Fine per Vorume Quarto. | 3 Ù, Gir. d'Agricol. Arti e(om? 77 o. = Î 7 i e LI A di—_fredi i re| | D 227 El|| ||| 2 tri fossa SÌ casi // b,; i TELA) E: 5.097)»-» i 7 î 7 E E n n ISTE GA bas t Wacc na fer deg are gl aller 12 PIAEA ld(i 7 E Lc Ò N N ASI N NN N LS \Òd RS DN = e N SN I o) EN Sa NR N » > DR INA O) NS NSÒ IS Ò “n "» È. Ò S; :9 3 3 345 S Piedi ne—_t@.@gg 1% di Parigi PRI E 9 2, 5 6 Vi 8 d z0 do) Metri— i È S nn- e£ a SA VARE ORIO) d la 3 adi rane e en ene A»e i: E"O a DÒ AI. Nice I di tici dà siii da— NATA lie IA SI i ii