90 49 40 ESERCIZIO DI DIVOZIONE PER LA NOVENA DI S. LUIGI GONZAGA Della Compagnia di Gesù, PROPOSTO DA UN RELIGIOSO Della medefima Compagnia, Coll' aggiunte de' Decreti delle Indulgenze Plenarie sì nel giorno della fua Fefta, come nelle fei Domeniche; di altri Efercizj divoti, e di alcune Regole di ben vivere fotto gli aufpicj di detto SANTO. IN LUCCA MDCCXLIV. Per Dom. Ciuffetti, e Filippo Maria Benedini. Con Lic. de'Sup. 11 OIN 7 Gb 494 0 E 07200 02010131 ZU AC ex 150 21 Univ.- Bibl. Giessen 3 C* 96* 96# 96* 96* 9*** ઉ% 95% 90363579 AL LETTORE. Eccoci Ccoci, o mio divoto Lettore, nella Perfona di S. LUIGI un Vincitore Gloriofo di quanti ha nemici nel Mondo la Santità. Egli fu Vincitor della Colpa, Vincitor della Carne, Vincitor delle Corti, Vincitor de' rifpetti umani Vincitor degli onori, Vincitor delle ricchezze, Vincitor de' Parenti, Vincitore delle fue fteße Vittorie, e finalmente Vincitor della Morte. Queste nove Vittorie riportate da S. LUIGI mi fuggerifcono la materia per altrettante confiderazioni delle quali poffiate valervi ne i nove giorni precedenti la fua Fefta; e fe volete, nelle Domeniche ancora, e ne i A2 Gie 4 Giovedi, che ad onor fuo fi fogliono intraprendere fra l'anno. Alle confiderazioni della Novena an' altra ne aggiungo per il di folenne della fua Festa, e per vofiro maggior profitto aggiungo pure ad ogni Meditazione il fuo Colloquio proporzionato. In capo dell Operetta vedrete i Decreti dell' Indulgenze Plenarie, con cui i Sommi Pontefici hanno privilegiata la divozione a questo Santo; e nel fine della medefima. averete la prattica delle fei Domeniche, e delli fei Giovedi, con l'Efercizio di nove Salutazioni a i nove fingolariffimi Pregj, con cui fu da Dio arricchita l' Anima di S. LUIGI, cavati dagli Atti della fua Canonizzazione. Gradite la picciola fatica di quefti fogli, e buon per voi fe ne caverete quel profitto, che io vi defidero in proporveli. Vivete felice. In Indulgenza Plenaria concessa dalla Santità di Noftro Signore Papa Benedetto XIII. nella Festa di San. LUIGI GONZAGA. Papa Benedetto XIII. concede Indulgenza Plenaria a tutti quelli, che vifiteranno l' Altare di S. Luigi Gonzaga nel giorno della ſua Fefta, in qualſivoglia Chiefa, o Altare quefta fi faccia, come colta dall' appreffo Decreto, confermato, e dichiarato da Clemente XII. DECRETUM De S. Aloyfio Gonzaga, Scholarum, quæcumque illum. adoptaverint, Patrono; deque Indulgentia ubicumque Feftum ejus celebretur. Dito fub die 22. Novembris 1729. Decreto, quod fequitur, videlicet Cum SanctiffiEdito mus -- A 3 6 mus Dominus nofter Benedictus XIII. S. Aloyfium Gonzagam decreverit folemniter canonizandum, ut Adolefcentibus præfertim venerandus, atque imitandus proponeretur Juvenis Innocentia vita clariffimus; poft ejus verò canonizationem multæ per Orbem Scholæ, etiam extra Societatem Jefu, illum fibi magna cum utilitate imitandum ut Exemplar, & venerandum ut Patronum, propofuerint: idcirco Sanctitas Sua non folum in omnibns,& fingulis Univerfitatibus, Gymnafis, vel Collegiis generalium, vel non generalium Studiorum; verùm etiam aliis, fi quibus alicubi placuerit, ubicumque exiftentibus, vel extituris, eundem S. Aloyfium principalem conftituit Patronum cum facultate Miffam,& Officium proprium de illo per Sedem Apoftolicam approbatum, dicendi pro Sacerdotibus, aut alias ad Horas Canonicas obftrictis, die ipfius annis 9 ver 7 verfarie 21. Junii in Ecclefiis dicta Societatis, vel aliis, ad quas accedere confueverint, aut voluerint; Indulgentia verò plenaria quibufcumque ritè vifitantibus Altare ipfius in Fefto ubicumque( juxta facultatem in Bulla Canonizationis attributam) fieri contigerit: ac Litteras Apoftolicas defuper expediri mandavit. Die 22. Novembris 1729. Loco Sigilli-- Nicolaus Maria Tedeſchi Archiep. Apam. S. Rit. Congregationis Secret. Ortoque aliquibus in locis dubio, an ubi Feftum ejufdem Sancti fit, non tamen ad Altare ipfius proprium( cum illic non adfit, vel fi adfit, non ad illud, fed ad majus, aut commodius Altare magni concurfus& folemnitatis caufa celebretur) nibilominus ri tè vifitantibus Altare, in que fit Feftum, etiamfi non fit ipfius dicta Indulgentia. proprium, fuffragetur: Sanctiffimus Dominus nofter Clemens Papa XII. A 4 fa 8 facta per me Cardinalem Congregationis fuper Indulgentiis, facrifque Reliquiis Præfectum> relatione Sanctitati Sue tam. præfati dubii, quam precum defuper exhibitarum pro opportuna declaratione, benignè annuit; confirmatoque in reliquis Decreto, declaravit Indulgentiam fuffragari. Die 21. Novembris 1737. Indulgenza Plenaria nelle fei Domeniche da farfi in onore di S. Luigi Gonzaga. Lemente XII. concede Indulgenza Plenaria a tutti quelli, che in fei Domeniche continue avanti la Feſta di San Luigi Gonzaga, o in altre fra l'anno, veramente pentiti, e Comunicati, fi eferciteranno in pie meditazioni, o in orazioni, o in altre opere di Criftiana pietà in onore del medefimo Santo; come cofta dal feguente Decreto. DE. 09 DECRETUM De Indulgentia fex Dominicas in ejufdem Sancti honorem celebrantibus. D humillimas preces P. Francisci Retz Præpofiti vel Generalis Societatis Jefu, quibus expofuit, multos vel ad impetrandas interceffione S. Aloyfi Gonzage a Deo gratias, pro impetratis, fex Dominicos dies continuos ante illius Feftum, five alids per annum più celebrare confueviffe: Sacra Congregatio Indulgentiis, facrifque Reliquiis præpofita, in Divini cultus incrementum,& Fidelium Spiritualem profectum, omnibus utriufque fexus, qui fex Dominicos dies, ut fupra, verè pænitentes, facraque Communione refecti, piis meditationibus orationibus aut pietatis operibus, aliifve Chriftianæ ad ejufdem Sancti honorem, ac Dei gloriam, vacando fanctificaverint, plenaA S riam 10 riam peccatorum fuorum Indulgentiam concedi poffe cenfuit, fi Sanctiffimo placuerit. Die 3.Octobris 1739. De quibus facta per me Cardinalem Prefectum relatione; Sanctitas Sua benignè annuit. Die 11. Dicembris ejufdem anni. Ludovicus Epifcopus Albanenfis Card. Picus Præf. Loco Sigilli. Jo. Arch. Tyri. Secret. Dichiarazione dell' Indulgenza. Plenaria nelle fei Domeniche da farfi in onore di San Luigi Gonzaga. A Santità di Noftro Signore Papa Clemente XII. intende, che l' Indulgenza Plenaria. nelle fei Domeniche in onore di S. Luigi Gonzaga fia conceffa non per tutte infieme, ma per ciaſcuna delle dette fei Domeniche, come appariſce dal feguente Decreto. DE. DECRETUM. II Seu declaratio Indulgentiæ pro fex Dominicis in honorem S. ALOYSII GONZAGE. CUM Um nuper Sanctiffimus Deminus Nofter, de confilio Congregationis Indulgentiis, Sacrifque Reliquiis præpofita, Fidelibus utriufque fexus, qui fex Dominicas dies continuas ante Feftum S. Aloyfis Gonzaga, fiwe alias per annum, verè pœnitentes, Sacraque Communione refecti, piis meditationibus, aut orationibus, aliifve Chriftiana pietatis operibus, ad ejufdem SanEti honorem, ac Dei gloriam vacando fanctificaverint, plenariam peccatorum fuorum Indulgentiam concefferit: quærentibus poftea quibufdam, num pro omnibus fimul dictis fex Dominicis, an potiùs pro fingulis talis Indulgentia fuerit conceßa: relato per me infrafcriptum ejufdem Sacra ConA 6 gre 12 gregationis Cardinalem Præfeftum bujufmodi dubio; Sanctitas Sua, ad fovendam erga eundem Sanctum miram, ob tot gratias, tum Spirituales, tum temporales, populorum devotionem, benignè declaravit, dictam Indulgentiam pro fingulis concedi, idque in Decreto exprimi mandavit. Die 7. Januarii 1740. Ludovicus Epifcopus Albanenfis Card. Picus Præf. Loco Sigilli. # Jo. Arch. Tyri Secret. 13 Avvertimenti per li giorni della Novena. I. Icordatevi, che l'amoR re vuol fomiglianza, onde fe volete la protezzione, e l'amore di S. Luigi; raffomigliatevi a lui, particolarmente nell' innocenza, guardandovi da ogni colpa, non folo grave, ma ancora veniale deliberata. 2. Applicatevi feriamente a far bene la Meditazione, che fopra le Vittorie gloriofe di S. Luigi vi propongo per ogni giorno, impiegandovi mezz ora, fubito che fiete levato la mattina. 3. Offerite al Signore per le mani di S. Luigi qualche vittoria delle voftre paffioni, corriſpondente a quella, che ave. te meditata. 4. Confeffatevi, e comunicatevi almeno nel primo giorno, e nel giorno della Fefta; ma 14 ricordatevi in queft' occafione particolarmente, che S. Luigi fpendeva tutta la fettimana... parte in apparecchio, e parte in ringraziamento della Comunione. 5. Vifitare ogni giorno il SS. Sagramento, e qui ancora non perdete d' occhio Luigi, di cui fappiamo, che genufleffo, ed immobile a' piedi de' facri Altari ardeva a guifa di un Serafino. 6. Vifitate pure ogni giorno qualche Immagine della Santisfima Vergine, di cui S. Luigi fu sì divoto. 7. Guardatevi ad imitazione del Santo dalle Converſazioni non folamente cattive, ma ansora oziofe, ed inutili. 8. Praticate in tavola qualche aftinenza, e adoperate qualche iftromento di penitenza per mortificare il corpo. 9. Infinuatevi a i voftri Compagni con qualche buon fenti IS timento, procurando, e con l'efempio, e con le parole d'indurgli a far del bene. 10. Diftribuite a' poveri qualche limofina, o vifitate qualche Spedale, come pur faceva il noftro Santo. 11. Leggete per un quarto d'ora ogni giorno qualche libro fpirituale. 12. Infinuate ad altri › per quanto a voi è poffibile, la divoziene di S. Luigi: e fe fiete Capo di Famiglia, ridonderà in voftro gran vantaggio fpirituale, e temporale, fe prenderete per Protettore della voftra Cafa S. Luigi Gonzaga, come coftumò Ferdinando II. Imperatore, il quale chiamava S. Luigi Advocatum Domefticum, Protectorem gentis& familia peculiarem. Imponete altresì a' voftri Figli, che ogni giorno porgano al Santo qualche offequio, e almeno ne' di feftivi vilitino il fuo Altare, effendo dalla Santi 16 tità di Benedetto XIII. ftato propofto S. Luigi da venerarfi ed imitarfi particolarmente da' Giovanetti: Adolefcentibus præs fertim venerandus, atque imitandus proponatur. In Decret. Canoniz. 13. Recitate avanti l' Altare, o Immagine di San Luigi fei Pater, ed Ave, in memoria di que' fei anni, che viffe in Religione, terminandoli con l'Inno, Antifona, ed Orazione del Santo, che fono in fine della Novena. Troveranno i Parochi, ed i Confeffori un grande ajuto nella condotta dell' Anime, fe le collocheranno fotto il Patrocinio di S. Luigi, il quale in premio delle Vittorie riportate fopra fe ftef fo, ottiene da Dio a' fuoi Divoti fegnalatiffime grazie di vincere qualunque più difordinata paf fione. PRI 17 PRIMO GIORNO Della Novena. San Luigi vincitor della Colpa. A Vittoria riportata dal noftro SANTO fopra la colpa non può effere più memorabile, perchè riportolla fenza combattere; ma quefto medefimo non combattere fu un vincere più gloriofo, perchè fu tutto effetto di fua fortezza: Ipfummet illius non dimicare vincere eft, può qui dirfi con più ragione. Mi fpiego. Viffe Luigi appunto gli anni più lubrici: La puerizia, l' adolefcenza la gioventù ognuno fa quanto fieno favorevoli al vizio. Aggiungete alla gioventù la nobiltà del fangue, la vivacità dello fpirito, l'amabilità delle fattezze, che avea Lui 18 Luigi aggiungete la libertà, che davagli il Padre; aggiungetevi la fignoria, ed il comando, la licenza del fecolo, e delle Corti, in cui viffe per tanto tempo. Eppure in tutti queſti cimenti trovoffi fempre munito di tal valore, che la colpa nemmeno fi affacciò per tentarlo: fempre puro, fempre illibato, fempre Angiolo. Bafti il dire, che egli non pati mai un primo leggieriffimo movimento nel corpo, mai nella mente un fantafma benchè volante d'impurità: Aloyfius nunquam ftimulos carnis paffus eft, nec cogitationem impuram in mente habuit. Così di lui la facra Rota Romana. E il Cardinal Bellarmino informatiffimo della coſcienza del Santo Giovane, giudicollo confermato da Dio in grazia. ME 19 MEDITAZIONE. I. Punto. Confiderate, come dall' Innocenza ammirabiliffima di S. Luigi dovete pigliar motivo di confufione. Luigi fra le lufinghe infidiofe della gioventù, delle Corti, del Principato, Luigi dico, tanto innocente, appunto come il Sole per mezzo al fango; E voi? Ubi, aut quando innocens fui? diceva, e piangeva di fe fteffo Sant' Agoftino. Piaccia a Dio, che non poffiate dire altrettanto anche voi. Che vi dice la voftra coſcienza? un' occhiata agli anni della puerizia: Ah che forfe cominciafte, per dir così, ad offendere Dio prima di conofcerlo tantillus puer,& tantus peccator! E l'adolefcenza qual fu? E gli anni della voftra Gioventù, che vi dicono? oh anni neri! oh anni infaufti! quanta libertà! e quindi quante 20 te cadute! quanta diffolutezza! e però, quanta diffomiglianza da S. Luigi! II. Confiderate, come dall' Innocenza di S. Luigi dovete pigliar motivo di conforto. Si ifti,& ifte, cur non ego? così fi confortava S. Agoſtino; così all' eſempio di San Luigi pigliate cuore ancor voi. Dite a me. S. Luigi, Giovane per: altro come voi, compofto di carne, come voi, efpotto a'pericoli come voi, e più ancora forfe di voi, come fi mantenne tanto illibato? con le fue forze? non già; fi mantenne con le forze della Grazia Divina. Quefta, qualor voglia. te, può affodare i vetri in diamanti, in oro il fango, e di gran peccatore, che forfe fiete al preſente, vi può cangiare in un' altro Luigi Gonzaga. Bafta rorriſpondere a quefta Grazia, quando l'avete; bafta chiederla, fe non l'avete: Facere quod 21 quod poffis,& petere quod non poffis. III. Confiderate, come alla vifta dell' Innocenza di S. Luigi dovete concepire una rifoluzione, ma generofa, di affomigliarvi da oggi in poi, quanto potrete, ad un Santo datovi dal Signore, non perchè folo l' ammiriate, ma acciocchè l'imitiate ancora. Fra le memorie, fedeli, che S. Luigi lafciò di fe al fuo Confeffore, una fu, che erafi, diceva egli, convertito a Dio di fette anni: E voi dopo tanti, e tanti non vi convertirete? quamdiù finis turpitudinis mea? dite ancor voi con Sant' Agoftino. Si ha pur da finire una volta e fe una volta, perchè non oggi? perchè non ora? Et fi aliquando, cur non modo? Si, si, adeffo, adeffo avete a convertirvi da vero: Et dixi nunc cæpt( a). Via dunque dal voftro cuore quegli amori profa( a) Pfalm. 76. 22 ani, via quegli odj, via quelle crapole, via quel compagno cattivo. E queſta è la divozion più gradita a San Luigi: purisfimo, che egli è, non ama fe non i puri. Volete grazie in. quefta Noveva? cominciatela.... con dar fine alla colpa. COLLOQUIO. Innocentiffimo San Luigi, oh quanto ammiro, ed invidio la voftra vita così illibata, quanto all' ifteffo tempo mi confondo, e vergogno di me medefimo! quanto ho ragion di temere, che Voi in vece di effermi Protettore al tribunale di Dio, fiate anzi per effermi accufatore, fiate per effermi di rimprovero, e di condanna? Voi Giovine fempre Angelico; io immerfo nel fango di cento vizj: Voi fempre vincitore della colpa; io, oimè! Eh non fono ftati i compagni, non fono 23 no ftati i pericoli, e le lufinghe del Mondo la cagione della mia vita fcorretta, perchè tra lufinghe, e pericoli molto peggiori vi trovate voi, o mio Santo: è ftata la mia volontà contumace. Deh ammollitela voi una volta, mio San Luigi: Impetratemi lagrime di compunzione, impetratemi di piangere tanto, quanto ho peccato. SECONDO GIORNO Della Novena. S. Luigi vincitor della Carne. On avrebbe S. Luigi vinNon ta sì gloriofamente la colpa, fe non aveffe vinta, e foggiogata la carne. Or fentite ( fe pure vi darà il cuor di fentirlo) il mal trattamento, che egli ne fece; fentite la fconfitta, che diedele. In età di undici anni, in mezzo alle delizie della fua cafa paterna, intra 24 trapreſe un digiuno sì rigorofo, che tra pane, e companatico non trafcendeva in qualunque pafto il pelo di un' oncia. Dopo poche ore più di tormento, che di ripoſo( perchè prima di coricarfi nafcondeva fotto delle lenzuola pezzi di legno, ed effe fpezzate) sbalzava tofto di letto a fare quando le quattro, quando le fei ore di orazioni feguite, e quefte ginocchione ful terren nudo, e quefte nel cuor del verno con la fola camicia in doffo, ficchè rimaneva da capo a piedi tutto tremante, e intirizzito dal freddo; fenza polfo, fenza refpiro, fen. za poterfi nemmeno più alzare in piedi. Ma fapete come ripigliava moto, e calore? a forza di flagelli di funi, di catene, di fpilli, di fproni da cavalcare, che di tutti quefti ftromenti indifferentemente fervivafi per tormentare la carne, fino a fpargerne fangue più volte il giorno. ME 25 MEDITAZIONE. > I. Punto. Confiderate la neceffità, che avete di mortificare ad imitazione di S. Luigi, la voftta carne. Se non volevate far penitenza, bifognava non far peccati. Nè baſta il dire, non commetterò più peccati per l'avvenire, perchè il lafciar di peccare non fa, che fi rimetta la pena de i peccati commeffi: la Confeffione rimedia alla colpa, e in gran parte alla pena, ma non in tutto, fapete? Aggiungete, che fenza la mortificazione, e la penitenza non vi riuſcirà di aftenervi da' peccati nuovi: Adamo tra le delizie del Paradifo terreftre fi mantenne tempo. innocente per poco Intendetela bene; il giglio dell' Innocenza non fi conferva fenza le fpine, e ſenza la fiepe della mortificazione: Jejuna... B quia 26 quia peccafti, jejuna ne pecces. II. Confiderate il vantag. gio, che porta feco la penitenza, e mortificazione della carne praticata in vita. Se un debitore di cento millioni d'oro con lo sborfo di una fola moneta di rame poteffe foddisfare a tutto quel fuo gran debito, non farebbe quefto un partito al fommo vantaggiofo per lui? Or fappiate, che molto più vantaggiofo è il partito, che vi efibifce la Divina Giuftizia, quando con le pene di queſta vita fi contenta, che foddisfacciate a quelle, che le dovrefte nell' altra. Ricordatevi del detto di San Tommafo. Minima purgatorii pana excedit maximam hujus Mundi. Un fol quarto d'ora di Purgatorio è maggior pena di tutte le pene di quefto Mondo. Aggiungete, che il patire nel Purgatorio è un patire affatto fterile di nuovi acquifti, non così il patire fponUniv.- Bibl. Giessen 27 fpontaneo di quefta vita:( a) Momentaneum,& leve tribulationis noftræ æternum gloria pondus operatur in nobis. III. Confiderate il pericolo, a cui s'efpongono quei Criftiani immortificati, che vivono fecondo la carne. L'Apoftolo S. Paolo minaccia a coftoro la morte,( b) fi fecundum carnem vixeritis, moriemini. E primieramente quelli, che compiac ciono, ed affecondano la carne loro, ftanno in pericolo di morire alla grazia, come s'è detto nel primo punto, per mezzo di nuovi, e nuovi peccati. Da quefta morte dell'anima... viene bene fpeffo alimentata, ed accelerata la morte del corpo ed oh quanti, e quanti per il foverchio amore del corpo muojono prima del tempo! ma il peggio è, che alla morte temporale fuccede poi la. morte eterna di dannazione, B 2 Ah ( a) 2. Cor. 4.( b) Rom. 8, 28 Ah perfuadetevi pure, che il vero bene, e la pietà vera verfo del corpo confifte nel non... avergli niente pietà. COLLOQUIO. E farà poffibile, mio S. Luigi, che la ftrada del Paradifo per un' Angiolo in carne, qual fofte voi, fia una ftrada intrecciata tutta di patimenti; e per un peccatore, qual fon' io, fia una ftrada tutta delizie, una ftrada tutta piaceri! no, che non è poffibile, fento, che voi mi dite, non è poffibile:[ a] Per multas tribulationes oportet intrare nos in Regnum Dei. Ah dunque mio corpo iniquo, ah viliffimo fervo, che per foddisfare alle fcelerate tue voglie, ai tante volte condotta l'anima, tua padrona fin full' orlo del precipizio, preparati pure a farne la penitenza. Si mio Si( a) Act. 29 Signore, che voglio farla: voglio rifcuotermi da una vita si commoda; voglio in qualche modo imitare la mortificazione, e gli efempi di S. Luigi. Voi date forza al braccio, coraggio al cuore, o mio Dio, ficchè io mantenga quanto propongo di fare. TERZO GIORNO Della Novena. S. Luigi vincitore delle Corti. No dei più contrarj neUNO mici alla virtù fuol' effer la Corte. Quivi la malignità, e l'invidia; il fafto, e la vanità; la libertà, e la licenza; quivi le lufinghe del fenfo danno degli affalti sì fieri, che il non rimanervi abbattuto, può contarfi come un miracolo. Ma forfe, che vi rimafe vinto Luigi? Appunto: udite, udite i trionfi, che riportonne. Nella B 3 Cor 30 Corte di Firenze confacrò in. in voto alla Regina del Cielo la fua perpetua Virginità. Nella Corte di Spagna prattico fempre una ritiratezza, e modeftia si auftera, che in due anni continui, ne i quali fervi, e trattò coll' Imperatrice Maria d' Auftria, non alzò mai un' occhio per mirarla in faccia.. In quella di Savoja fece le parti di Apoftolo, riprendendo feveramente l'immodeftia del parlare d' un vecchio nobile. In quella di Mantova qual nuovo Angiolo di pace compofe un' implacabile inimicizia accefa tra quel Duca fuo cugino, ed il Marchefe di Caftiglione fuo Fratello minore. In tutte finalmente inneftovvi l'umiltà, l'orazione, la folitudine, l'aftinenza, e il digiuno, niente meno, che fe foffe vivuto nelle Certofe, o Tebaidi più rigorofe. ME 31 MEDITAZIONE. I. Punto. Confiderate i mezzi, de' quali dovete fervirvi ad imitazione di S. Luigi, per rimanere anche voi vincitore, o fia nelle Corti, o in qualfivoglia altra congiuntura di prevaricare, che vi fi porga. Il primo è la fuga dalle occafioni. S. Luigi viffe in mezzo a i pericoli, ma pericoli involontarj: fuggiva dal canto fuo più che poteva maffimamente le vifite, e ei complimenti con Donne, chiamato però col foprannome gloriofo di Nemico delle Donne. Voi vi lamentate, che fiete fragile, che fiete debole, ma perchè vi efponete a i venti impetuofi delle occafioni?[ a] Qui amat periculum peribit in illo. Se voi ftuzzicate il vefpajo, fe voi sfidate le vipere, che maraviglia fe B 4 poi [ a] Eccl. 3.0 32 poi reftate piagato? Voi andate il primo a mettervi nelle reti del Demonio, e poi vi dolete, fe il Demonio vi allaccia, e vi tenta; doletevi di voi medefimo, che tutta voftra è la colpa. II. Confiderate, che S. Luigi nelle occafioni, in cui per neceffità indifpenfabile fi ritrovava, fi premuniva( ed eccovi il fecondo mezzo) con la cuftodia de' fentimenti, particolarmente degli occhi. Bafti il dire, che non folamente non... ardì mai di fiffargli in volto all' Imperatrice, come fi è det to, ma neppure alla propria Madre Sentite bene: data, che avrete la libertà a i voftri occhi, non è poffibile che vi riefca di tener' in briglia gli affetti del voftro cuore: Oculus meus deprædatus eft animam meam( a). Voi non fiete nè così Santo come Davide, nè ● ( a) Thren. ar 33 arricchito di tanta grazia, quanto fu Eva; e pure l'uno, e l'altra per un'occhiata prevaricò. Ah quegli oggetti pericolofi, ah quelle pitture, e ftatue immodefte, ah quei libri indegni di quanti peccati fon la cagione! III. Confiderate, che il terzo mezzo, di cui fi valfe Luigi, per vincere tra i pericoli delle Corti, fu l'uso dell' Orazione; ufo, che in lui può dirfi continuo, non che frequente. Ora tenete pur per ficuro, che la mancanza dell' Orazione nel piccolo Mondo dell' Uomo, cagiona ciò, che la mancanza della luce opera nel Mondo grande, e vale a dire, porta confufione, porta orrore, porta cadute. Orazione, mio caro Lettore, orazione Pregate, raccomandatevi. Voi navigate per il mare burrafcofo del fecolo, dove ſono tanti gli fcogli, e pericoli di perire; per: B5 non 34 non urtare in quefti fcogli, per evitare quefti pericoli, ecco quello, che avete a fare: avete a tener fiffi gli occhi nel Cielo per mezzo dell' orazione: fiffateli anche fpeffo nella ftella polare, che è Maria Santiffima Refpice ftellam, voca Mariam. COLLOQUIO. Se mai vi moftrafte Angiolo in terra, o Santo mio Protettore, ciò fu allora fingolarmente, che dimorafte tra i pe. ricoli delle Corti, perchè ficcome gli Angioli deftinati al noftro fervizio adempiono il loro miniftero, fenza perdere nell' atto fteffo di viſta la bella faccia di Dio; così voi mentre abitavate col corpo tra i Palazzi, e le Corti di quefta terra, non laſciafte mai di foggiornar con l'animo in Cielo. Ma io miferabile quanto anche in 35 in quefto fon differente da voi! oime! quanto poca fuga dalle occafioni quanto poca cuftodia de' fentimenti quanto poco ftudio dell' orazione! Deh voi impreftatemi le voftre penne di colomba, mio San Luigi, ficchè mi follevi un poco a volo da terra: ftaccatemi, vi prego, il cuore dalle vanità, e cure del Mondo, e fatelo fol ripofare nel fommo Bene: Inter mundanas varietates ibi noftra fixa fint corda, abi vera funt gaudia. QUARTO GIORNO Della Novena. S. Luigi vincitore dei rispetti umani. UN N Giuffo in mezzo del fecolo è appunto un Giglio tra le fpine, come notò San Bernardo; e vale a dire, egli è ſempre efpofto alle pun. B 6 tu 36 ture de i difcoli, ed alle contradizioni di quei ftolti Savj del Mondo, nel tribunale de i quali i meriti fon delitti. La Pietà dunque di Luigi non vi crediate che foffe una pietà univerfalmente applaudita, no; fu beffeggiata, fu combattuta. E quante ne fenti delle maffime libertine! quante difapprovazioni fopra quel fuo modo di vivere sì modefto, si ritirato, sì taciturno! quante, per conto del fuo mangiare sì fcarfo delle orazioni sì lunghe, del fuo veſtire sì abietto! che dirò poi, quando in Milano ad una folenniffima gioftra, comparve in abito povero, e a cavallo fopra un M.uletto! ma fopra tutto, quando feguendo i dettami dell' Evangelio, e della Beatiffima Vergine, che ve'l chiamò, rifolve di renderfi Religiofo nella Compagnia di Gesù, immaginatevi quante ne dovette fentire! 37 tire! Egli però con animo intrepido, fuperiore a tutti i rispetti umani, fi rife delle dicerie; nè guardò mai alle difapprovazioni degli Uomini; contento di piacere a Dio folo, e di aver Dio folo per Giudice, giufta quello che dice S. Girolamo: Non timebo judicium hominum, babiturus judicem Deum. MEDITAZIONE. I. Punto. Confiderate la paz zia di coloro, che fi atterrifcono delle dicerie del Mondo. Dite a me. Un Cavaliere fi vergogna di farla da Cavaliere? un Principe fi vergogna di farla da Principe? un' Avvocato, un Pittore fi vergogna di comparire bravo Pittore, bravo Avvocato? Or che pazzia dunque è mai quefta, di gloriarfi da una parte di effer Criftiano, e poi vergognarfi di farla da buon Criftiano? Ag. giun 38 giungete, che i giudizj, e le bilance degli Uomini, fono bilance falfe: Mendaces filii bomini in flateris( a). Uno che regolaffe i fuoi paffi fecondo gli andamenti di un zoppo, o colla guida di un cieco, non lo riputerefte voi pazzo? Or fappiate, che è pazzia molto maggiore, e peggiore il governarfi col dire del Mondo. II. Confiderate l'affronto, che fanno a Dio, e al Paradifo tutto, quei tali, che fi lafcian. vincere dal timor vano degli Uomini. E che vi pare? far più conto di una fifchiata del Mondo, che delle lodi, del plaufo di tutti gli Angioli, di tutti i Santi? per incontrare il genio fciocco di gente difcola, e fcioperata, mettere fotto i piedi la legge, e il gufto di Dio? vergognarfi della livrea di Gesù Crifto? non vi par quefto un affronto grande? Se un ( a) Pfal. 61. 39 un voftro Servitore fi vergognaffe di comparire con la voftra livrea, non vi dichiarerefte voi altamente offefo da lui? Ora immaginatevi, fe ha molto più ragione di offenderfi Dio di quelli, che fi vergognano di comparire fuoi feguaci? III. Confiderate l'efito infeliciflimo di cofforo prenunziatoci da S. Luca in quelle tremende parole: Qui me erubuerit, hunc filius hominis erubefcet, cum venerit in majeftate fua( a). Voi, che vi vergognate di comparir feguace di Crifto, afpettatevi pure, che egli fi vergogni di riconoſcervi per fuoi nel di finale: Voi, che per foverchio timor degli Uomini, non temete Dio, aspettatevi pure i terrori, ed i caftighi più fieri della fua Maeftà vilipefa. Alcuni animali timidi fuor di modo al fentir muover di una frafca, fi mettono ( a) Luc. g. 40 tono fubito in fuga per la paura che poi ne fegue? ne fegue, che mentre vogliono evitare i pericoli falfi, incorrono ne i pericoli veri, e danno nelle reti de i Cacciatori. Oh quanti, per un vano fpauracchio del Mondo fi allacciano nelle reti del Demonio, e danno poi nelle mani della Giuftizia di Dio! Timens avis inanem fonum cadis in retia: fic homines timentes inania verba. cadunt in laqueos venantium,& capiuntur a Diabolo. S. Agoftino. COLLOQUIO. Cariffimo S. Luigi, che quale ſcoglio immobile di fortezza fapefte sì bene far fronte a tutte l'onde, e venti contrarj de i motti, e dicerie vane degli Uomini, oh fapeffi, oh poteffi io imitare si generofa coftanza! Ma oime! quanto ne fono 41 fono ftato lontano! maledetti rifpetti umani! quanto di bene ho trafcurato per cagion voftra, quanto di male ho commeffo! Ma viva Dio, che a gloria fua, ed imitazione dell' invitto Santo mio Protettore, io voglio pigliare un cuore da buon Criftiano per l'avvenire. Dica per tanto di me il Mondo quanto fa, o vuol dire, non voglio farne più Tanto con la Divina Grazia propongo; e tanto, voi San Luigi, ajutatemi a mantech' io conto. nere. QUINTO GIORNO Della Novena. S. Luigi Vincitore degli Onori. DT Ifficilmente voi troverete congiunti infieme in un folo foggetto, come in Luigi, da una parte tanti motivi per in 42 invanirfi, ed in confeguenza, tanti affalti della fuperbia, e dall' altra tante vittorie d'una paffione per altro tanto gagliarda ed invifcerata con noi, per mezzo di un difpregio st eroico, e di sì baffo concetto di fe medefimo. Egli Signor d'alto rango, e pur l'avrefte veduto nel portamento fempre dimeffo, nel veftire fempre negletto, e bene fpeffo anche lacero. Egli Primogenito di una st cofpicua famiglia, e primogenito tanto amato dal Padre, e primogenito tanto venerato da i Sudditi; eppure mai dalla fua bocca una parola d'imperio, mai nel fuo volto un fegno di autorità. Egli d'ingegno sì acuto, che in età di quattordici anni, oltre gli ftudj di Grammatica, di Umanità, di Rettorica, avea di più anche apprefe le fpeculazioni più ardue di Logica, di Fifica, di Mattematica; eppure in st vil 43 vil concetto preffo fe fteffo che riputavafi inetto per la Religione. Siccome poi non fu notata in lui affezione particolare fe non con chi o in parole, o in fatti moftrava di difprezzarlo, così di altra maggior' impazienza non diè mai moftra, che quando in una publica difputa fentiffi colmar di lodi. MEDITAZIONE. 1. Punto. Confiderate, come ben fi verifica nella Perfona di S. Luigi, che chi fi umilia, vien' efaltato. E primieramente confideratelo da Dio efaltato in fe feßo, anzi fopra fe fteffo, per mezzo de i privilegi così fublimi di grazia, de' quali Luigi fu arricchito. Quell' efenzione da ogni menomo ftimolo di carne, o nella mente, o nel corpo, vi par' egli un dono fingolanon XIS 44 riffimo, un dono più da Angiolo, che da Uomo? quindi paffate a riflettere, che quefte grazie non compartono fe non agli umili, i quali non fi ufurpano niente per fe, ma di tutto dan gloria a Dio. E ficcome ad un Servitore fidato il Padrone confegna tutte le chiavi di cafa; così in mano degli umili Iddio depofita tutti i te fori delle fue grazie: Deus fuperbis refiftit, bumilibus autem dat gratiam( a). II. Confiderate Luigi efaltato fu in Paradifo, e per un' ombra vana d'onore, che ricusò in terra, confideratelo pieno di gloria dinanzi a Dio, accarezzato, e lodato dalla Santiffima Vergine,, applaudito, ed acclamato da tutti gli Angioli, da tutti i Patriarchi, da tutti i Profeti, da tutti gli Apoftoli, da tutti i Martiri, da tutti i Santi. Non vi par que( a) Jac. 3. 45 quefto un bel cambio? E per il contrario; non vi par' egli - pazzia il profporre le acclamazioni, e gli applaufi di tutto il Cielo ad un poco di comparfa davanti a quattro uomicciattoli della terra? Che direfte voi di un Soldato, che più ftimaffe di effer lodato, e veduto in un circolo di fantaccini, che d'effer veduto dal fuo Generale, d'effer lodato dal fuo Monarca? Ma gli Uomini tutti del Mondo non fono forfe meno di viliffimi fantaccini rispetto a Dio? Omnes gentes quafi non fint, fic funt coram eo( a). III. Confiderate il noftro Santo efaltato anche in terra. Dove mai un' ambiziofo fi è fognato di rifcuotere dal Mondo tanto d'onore, quanto ne ha rifcoffo, e ne rifcuote Luigi? celebratiffimo da per tutto il fuo Nome, ritratto il fuo Volto ( a) Ifaiae 40. 46 to fu mille tele, in marmo, in bronzo, in argento, ritratto in oro; eletto per Protettore di tante Scuole, eretti al fuo culto fplendidi Altari, venerate, e racchiufe le ceneri dentro urne, e tombe preziofe: E la gran turba de i fuoi divoti? e il numero de i voti appefi? E i miracoli sì ftrepitofi, e a'gior. ni noftri anche fra noi così frequenti?... In fomma pur troppo è vero, che la maniera di confeguire ancora l'onor del Mondo, non è il cercarlo con gli ambiziofi, ma bensì il fuggirlo con gli umili, COLLOQUIO, Ah no, che uno da una parte si povero, come fon io, c dall' altra così fuperbo, come fon io, non ha cuor, nè fronte di comparire a piè d'un Santo si umile, qual fofte voi S, Luigi, Ah! pur troppo conofco, 47 fco, che come in voi il Signore fi è compiaciuto moftrarfi per efaltatore degli umili: così meriterei, che con me fi moftrasfe per annichilator de i fuperbi, fprofondandomi fotto i piè di Lucifero, a cui mi fon fatto fimile nella fuperbia, e nel fafto. Quefto sì, quefto è quello, che merito io: ma non è già quefto, quello, che fpero da voi, o mio Santo; fpero anzi da voi pietà, e da Dio per mezzo voftro: tanto più, che fon rifoluto per l'avvenire d'inveftirmi, fe non di tutto quel voftro fpirito di umiltà, almeno di uno ſpirito conforme al voftro. Deh voi con il potentiffimo favor voftro fate, che fia così. SE SESTO GIORNO Della Novena. S. Luigi vincitore delle ricchezze. CH He bel trionfo delle vanità, e ricchezze del Mondo vi fi preſenta oggi, o Lettore, nella Perfona di S. Luigi! Egli erede legittimo d' un riguardevole Principato con. quel di più, che portano feco, e le parentele così manifiche, e le ragioni, e fperanze sì ben fondate, che aveva fopra altri Stati, mai non fi vide tanto contento, fe non quando con piè magnanimo diè un calcio a tutto, voltando generofamente le ſpalle al Mondo, e feguendo i dettami di quella Filoſofia sì poco intefa dagli Uomini, cioè di farfi povero per Gesù Crifto. E fapete fin'a qual fegno Luigi fi fece povero? fino ad 49 ad andar mendicando di porta in porta, come fu veduto più volte in Roma: fino a defiderare, e godere delle vefti più logore, e rattoppate fino a non volere fenza licenza disporre d' un mezzo foglio di carta: in fomma fino a fpogliarfi di tutto, e non aver niente di proprio e quel poco medefimo, che per fuo ufo era coftretto a pigliare, defiderava, che foffe di tal condizione, che non fi poteffe trovar più povero. in MEDITAZIONE. I. Punto. Confiderate, come ben l'intefe Luigi nel vincer che fece, e difprezzare le ricchezze; perocchè quefte fono beni apparenti, fono beni falfi; fimili fapete a che? fimili a certi globi ben coloriti, che con la fpuma di fapone forrano per giuoco i fanciulli, C ne Univ.- Bibl. Giessen 50 ne i quali babes, quòd videas, [ dice S. Agoftino] non babes, quòd teneas: ftringeteli con la nano, non vi trovate niente di fodo. Così può dirfi de i Beni di quefto Mondo: fono razzi, che volano, fono vapori, che fi dileguano in un baleno, fono fogni, fon vanità: Vanitas vanitatum[ a]: lo confefsò Salomone dopo di averli provati. E voi vi ftruggete per quefte larve di beni? oh voi mifero! oh voi delufo! II. Confiderate, che le ricchezze di quefto Mondo( dato ancora, che foffero beni veri) fon beni fcarfi, e però infufficienti a faziarvi: in quella maniera appunto, che per fatollare la fame, non bafta, che il cibo fia vero cibo, fe poi è fcarfo, e non è proporzionato alla fame. Ora intendiamola una volta: abbiamo un cuore affai vafto, ed è un volere ( a) Eccl. 1. 51 lere riempir l'Oceano con poche ftille, il pretendere di faziare con quefti beni un cuor capace di un Dio: Omnis mibi copia, que Deus meus non eft egeftas eft. Un Mondo intero, crediatemi, un Mondo intero non bafta, come in fatti, non baftò ad Aleffandro: Unus Pelleo juveni non fufficit orbis. III. Confiderate, che le ricchezze fono beni pofitivamente nocivi. Egli è Oracolo del Vangelo, che uno de' principali impedimenti per la falute eterna fono le ricchezze: Amen dico vobis, quia dives difficile intrabit in Regnum Cælorum.( a) Di quefte, come di tanti lacci, fi ferve ordinariamente il Demonio per farci fuoi con quefte ci apre la ſtrada al fafto, al luffo, alla libertà, alle amicizie, alle pratiche, alla vita commoda, alla vita molle; ftrade tutte diametralmente C 2 op( a) Matth. 52 oppofte a quella del Paradifo. Aggiungere le gare, le vendette, le ingiuftizie, le prepotenze: aggiungete l'attacco al prefente, la dimenticanza dell' avvenire Dicebant Deo, recede à nobis( a); fapete quando? Cum impleffet Domos eorum bonis. In fomma fi conchiude, che le ricchezze mondane fono beni di nome, ma in realtà veri mali. COLLOQUIO. Ecco un' altro gran capo di diffomiglianza tra voi, e me, S. Luigi. Voi trionfate magnanimo di tutte le ricchezze, e vanità della terra; io a quefta tanto attaccato, io affaſcinato dallo fplendore dell' oro, io perduto dietro a i beni di quefto Mondo. Il peggio è, che io gli ravvifo veramente per beni apparenti, per beni fcarfi, e per [ a] Job. 22. 53 e per beni ancora nocivi, e pure non folafciare di amargli: Vedo beniffimo la baffezza, e viltà de' miei defiderj, c nondimeno mi pare di non faper concepirne de' più fublimi. Conofco sì, conoſco pur troppo il Mondo; lo conoſco per traditore, per un bugiardo, per un falfario; eppur non fo diftaccarmene. Pietà, pietà di me S. Luigi! Deh un raggio di viva luce alla mente di quefto cieco; una fcintilla dell' ardor voftro Divino a quefto mifero cuore! sasmstic olis 250 SETTIMO GIORNO. Della Novena lasinstr San Luigi vincitore de Parenti. Biona uend ost 10 non fo figurarmi tortura alo cubre, violenza al genio maggior di quella, che dovette foffrir Luigi per vincere C 3 l'a101 54 Pamor de i parenti, maffimamente della Madre, e del Padre. Immaginatevi pure quanto può ingegnofa inventare la tenerezza paterna di promeffe, di preghiere di lagrime, di raggiri, di machine, di minacce, tutto adoperò il Marcheſe D. Ferrante, per abbattere la coftanza dell'amatiffimo Figlio, e rimoverlo dal generofo difegno di renderfi Religiofo fra noi. Ma tutto indarno; Luigi a tutto infleffibile, imperterrito a tutto; quantunque fentitle anch' effo altamente, e la perdita, ed il rammarico dell' amantiffimo Genitore, rifpinfe nientedimeno la tenerezza, trionfo d'ogni affetto: in fomma, tanto diffe, tanto pregò, tanto fece, tanto fparfe di lagrime, e tanto fangue, finchè il Padre fi diè per vinto, cedendolo vivo alla Religione, per non vederlo morto fotto i flagelli nel fecolo. Ottenuto poi 55 poi il tanto bramato ingreffo nella Compagnia di Gesù, osfervò sì bene Luigi quell' Oblivifcere populum tuum,& domum patris tui( a), che non fu mai fentito ricordare i Parenti; anzi interrogato una volta quanti Fratelli lafciati aveffe nel Mondo, ebbe che penfare, e che fare per ricordarfi del numero. 1.ve offist MEDITAZIONE. I. Punto. Confiderate, come il diftaccamento sì generofo, che ebbe Luigi dalla carne, e dal fangue, fu in lui effetto di quella ubbidienza> G rispetto, che profefsò fempre alla Santiffima Vergine; avanti l' Immagine della quale mentre egli orava in Madrid, fenti quafi una voce chiara, e manifefta, che diffegli, che fi faceffe Religiofo nella Compasd C 4 gnia ( a) Pfalm. 44. 56 gnia di Gesù. Quante chiamate, quanti buoni configli avete ricevuti anche voi da quefta Signora medefima? Quante volte vi ha ella fpirato di lafciare, o di moderare quel tanto attacco a i domeftici, di troncare quell' amicizia, di attendere più di propofito all'anima voftra? Ma voi duro, e reftio avete fatto fempre del fordo. Ma, e dov'è l'ubbidienza, e il riſpetto, che voi dovete a Maria: Si ego fum Mater, ubi eft honor meus? > II. Confiderate, che pari al riſpetto moftrato da San Luigi nel diftaccamento già detto, pari, dico, al rifpetto verfo la Santiffima Vergine, fu ancora l'amore facrificandole la migliore, e più dolce cofa, che aveffe, qual' era il caro Padre, la cara Madre, e una Madre, e un Padre di quella forta. Così fi tratta da chi ama, e da chi vuol trattar bene con la Ma 57 Madonna; fe le offeriſce il meglio, quello che più ci è caro; quello, di che più ci duole privarci. Ma Voi forfe non date a quefta Signora, fe non gli avanzi a i parenti, agli amici gli affetti più teneri: a Maria appena un penſiero: al fonno, al giuoco, ad altri divertimenti le ore più abbondanti del giorno; a Maria il tempo più ſcarfo: al Mondo, al Demonio il fiore degli anni; e per Maria che refta? poi pretenderete, che ella fia liberale con voi: Quam a Maria. liberalitatem confequi putat, qui cum illa tam fordidè avarus eft? III. Confiderate, che l'amo re moftrato in queft' occafione da S. Luigi a Maria, fu un' amore pieno di fedeltà; si perchè non le rifolfe più il facrifizio fattole de i Parenti; sì perchè feguitò poi fempre ad amare così di cuore la Vergine, che in udirla fol nominare C 5 fi 58 vanfi disfaceva in lagrime di tenerezza. Voi forfe ancora tate della fedeltà, e dell' amore per la Madonna; ma oh quanto è inferiore a quello di San Luigi! quante volte le avete ritolto ciò, che prima le avevate donato? E che fareb. be, fe voi per voftra difgrazia avefte commeffo qualche peccato mortale? Ricordatevi, che ogni qual volta peccate gravemente, voi tornate dal canto voftro a crocifiggere Gesù Crifto: Rurfum crucifigentes Filium Dei[ a]. Ricordatevi, che chi crocifigge il Figliuolo, crocifigge nell' atto fteffo la Madre. E queſta è fedeltà? queft' è amore? COLLOQUIO. Oh queſta volta sì, San Luigi, che io ho biſogno di voi. Quanto difamorato, quanto infe( a) Hebr. 6. 59 fedele, quanto indegno figliuolo di Maria Vergine io fia ftato per lo paffato, e però qual fia la mia confufione al prefente, voi lo vedete: Io non ho cuore di nominarla più Madre, non ho più cuore di comparirle davanti; temo, che ella rivolga altrove quei fuoi occhi puriflimi, fotto de' quali mi fono portato sì male. Se dunque non mi ajutate voi, S. Luigi, io fon perduto. Ah di grazia pregatela, interponetevi appreto di effa per me. Ditele, che io non merito più perdono; ma ditele, che con tutto quefto lo fpero: ditele, che io fono un gran peccatore; ma ditele, che fono pentito del mio peccato; che lo detefto, che l'abomino, che lo piango, e che finalmente fono rifoluto di volere prima morire, che mai più peccare per l'avvenire: mai più, mai più.. C 6 OT 60 OTTAVO GIORNO Della Novena. S. Luigi vincitore delle fue steffe Vittorie. Iamo alla Stam Vittoria per più quanto a me pare, eroica di San Luigi, che però la chiamo vittoria delle vittorie. Per intendere in che confifta quefta vittoria, dovete prefupporre due cofe. La priche odiando veramente ma, Luigi il fuo corpo, benchè innocente, provava quel diletto nello ftraziarlo, che fuol provarfi da chi fi vendica del fuo più fiero nemico: l'altra, che con il sì frequente efercizio di orare, che aveva fatto. fin da bambino, egli aveva acquiftata una tal unione con Dio, che per più anni non fi accorfe mai di chi venivagli alla camera per visitarlo in. tem 6r tempo dell' orazione. Baftava che egli piegaffe a terra un ginocchio, per effer tofto rapito nel fommo Bene. Eppure quefte vittorie medefime, sì del fuo corpo, sì de' fuoi penfieri, ed affetti dovette vincer Luigi per comando de' ſuoi Superiori, i quali, ftante la di lui debole, fanità ordinarongli di moderare le penitenze, e gli taffarono le orazione Immaginatevi con. qual fua pena! oh Dio! non poter più incrudelire col corpo da lui sì odiato, dover lafciare i così amati digiuni, le catene, i flagelli; ma fopra tutto quel dover quafi cacciare i penfieri buoni, come cattivi; quel dover dire, come ei diceva, al. fuo Dio: Recede à me Domine, recede à me. Oh quefto sì, che per un' anima innamorata di Dio è il maffimo de i tormenti, quefta è la vittoria delle vittorie. ME 62 sonolasio!!! MEDITAZIONE.o is? I. Punto. Confiderate qual fia il vostro amore al pattire. Oh quanto fi fcofta da quello di S. Luigi! Egli aveva bifogno di freno; voi avete biſogno di ftimolo: Egli avido de i pati. menti anche ftraordinari; voi si fuggiafco anche dagli ordinarj, e comuni. Ma dite a me che contradizione è mai quefta, che voi moitrate tra il credere, e l'operare? non credete voi, non adorate voi un Dio Crocififfo? or perchè dunque tanto infaziabile di commodità, perchè perduto dietro a' piaceri? Q voi tenete per cofa vile i patimenti, e la croce, o la tenete per onorevole; ( il dilemma è di S. Agoftino) fe per onorevole, perchè abor. rirla? fe per vile, perchè venerarla nel voftro Dio: Quare vos invenio earum rerum contem 63 tempores, quarum veneramini amatorem? S. Agoftino. II. Confiderate qual fia il voftro amore, e la vostra unione con Dio. Avete voi biſogno di moderazione in quefto, come Luigi? così doverebbe effere, ma dubito forte fe fia cosi. Ma che vergogna, che ftravaganza è mai quefta, che Dio fia fempre con voi, e voi non fiate mai, o quafi mai con lui? E che maraviglia, fe poi cadete in tanti peccati? che maraviglia, fe vi trovate così indietro nella virtù? Afficuratevi, che dal mancamento della prefenza di Dio derivano nell'anime tutti i vizj, ficcome per lo contrario dall' eſercizio di quefta prefenza fi producono ed accreſcono tutte le virtù; perchè come appunto un Pittore, che tien fiffo l'occhio in un bell' originale, viene a formarne una bella copia, così un' anima, che ha fempre in vi 64 vifta il fuo Dio, ne ricopia a poco a poco le perfezioni. Se voi non potete, come San Luigi, effer fempre in Dio, e con Dio, fiatelo almeno qualche volta tra giorno, almeno nel tempo delle cofe fpirituali: Memento, non dico femper, non dico fæpe, fed vel interdum reddere te ipfum tibi. S. Bernardo. III. Confiderate qual fia il voftro amore all' ubbidienza. Quefta fu la corona di tutte le virtù di S. Luigi: fenza l'ubbidienza nelle bilance di Dio ogni facrifizio è imperfetto, ed è povero ogni teforo. Offervate gli Elementi, e i Pianeti: v'è al Mondo cofa più ricca, e più utile? Eppure quando a corpi sì riguardevoli mancaffe la fubordinazione alle leggi prefcritte loro da Dio, il Mondo farebbe un Caos, è dove ora. ne i Pianeti, e negli Elementi riconoſciamo un'Immagine della Divinità, allora gli aborriremmo 65 mo come aborti, e moftri della natura, Or tanto accade in un' Anima, fia ricca quanto volete, fe non fi regola con. l'ubbidienza: fate dunque conto di quefta virtù, e praticatela co' voftri maggiori, co' voftri Padri Spirituali, e con chiunque altro vi ftà, e governa in luogo di Dio. COLLOQUIO. 194 sim toga Oh Anima dal Cielo prefcelta del mio Luigi! anima veramente grande, e ammirabile, ftarei per dire, per le tue colpe più che per le tue fteffe virtù! O felix culpa! Mi fia lecito ancora qui di gridare che bella cofa, aver per pasfione l'amor di Dio per tentazione il defiderio di tire! Me ne congratulo con.. voi di cuore o amatiffimo mio Protettore; e non meno ancor mi rallegro della gene rofa più pa> 66 rofa Vittoria, che riportafte di quefte voftre inclinazioni, benchè sì pie, vincendo in tal mo. do le voftre Vittorie medefime Ora a tante, e sì gloriofe conquifte, a tante, e sì gloriofe Vittorie aggiungetene un' altra, o mio Santo, e vincete la mia malizia, e vincere l'oftinazion del mio cuore. L'imprefa è difficile, lo confeffo; ma per quefto fteffo ella è degna d'un Vincitor magnanimo, qual fofte voi. NONO GIORNO. Della Novena. San Luigi vincitor della morte LA A morte fi vince col non temerla. Chi non teme la morte, vince il più forte amore, ed il più forte dolore, vincendo l'amor della vita, ed il dolor della perdita di fe ftello, Ma 67 Ma poco fù, che Luigi non temeffe la morte; ne andò a nzi in cerca, e fu egli il primo a disfidarla tra gli Spedali più infetti, e tra gl' infermi più fchifi, a' quali pregò, ed ottenne di fervire in quell' Anno di univerfale contagio, che fu già in Roma. Poftofi poi in letto, onde fperava di non più ufcire, fi riempi di così ftraordinaria allegrezza, che fino gli venne fcrupolo di poca moderazione nel defiderar la partenza da quefto Mondo, onde confultonne il Bellarmino fuo Confeffore. Quindi quelle fue voci di giubilo: Latantes imus, Lætantes imus. Piangevano di. rottamente i Superiori, ed i compagni la perdita di queft' Angiolo: Egli però fempre giulivo, ed interpido nel comun lutto, confolò tutti, abbracciò tutti, ricevè da tutti le commiffioni per il Paradifo. Che più? feppe sì ben trionfar della Mor 68 Morte, e de i dolori, che l'ac compagnano, che già vicino a fpirare rivolto con voce fioca, e con gli occhi languidi al fuo Superiore, dimandogli per le vifcere di Gesù fapete, che? di effer tutto percoffo, d'effer tutto flagellato afpramente da capo a piedi. so ai g vszt abec, 01: 5 MEDITAZIONE. ENOTJOne Bisdibro I. Punto. Confiderate nella morte di San Luigi quanto fia vero, che la morte d'un giufto è preziofa: Pretiofa in confpeElu Domini mors Sanctorum ejus [ a] Primieramente e preziofa per quello, che ingiufti lafcid no. Non credete già, che riefca dnro ad un Giufto lafciar la vita, lafciare il lafciare il Mondo? penfate! confiderano efli il Mondo, e la vita per quel che fono, e vale a dire, per, una prigione, per un' efilio, per una ( a) Pf. 120, 69 una valle di lagrime: or' a chi riufci mai duro lafciar l'efilio e la carcere? quefto sì, quefto è il profpetto, in cui fi prefenta la morte a i giufti, come fra gli altri fu S. Luigi. A voi forfe comparifce diverfamente; che fegno è quefto? brutto peffimo fegno; fegno, che lafciando voi quefta vita benchè infelice, avere paura di cambiarla in una vita peggiore. II. Confiderate, che la morte de i Giufti è preziofa per quel che portano, e fono le opere buone: Opera illorum fequuntur illos[ a]. Per uno, che ha da fare un paffo pericolofo, oh di quanta confolazione è aver la guida d'un compagno fedele, che l' afficuri! or quefta è la confolazione d' un giufto in punto di morte. Che bella cofa quel poter dire, ho mortificate le mie paffioni, fono ftato fedele a Dio! l'amare ( a) Apoc. 14. 70 ro del vincere non vi è più mi refta folo il dolce della vittoria: tutte l'opere buone le ho meco, tutte le porto meco, tutte mi guidano, e mi confortano nell'imminente gran paffo dal tempo all' eternità. Oh, che caro penfiero! caro dolce conforto, ch' egli è mai quefto? III. Confiderate, che la morte de' giufti, come Luigi è preziofa per quel che fperano, ch' è la bella gloria del Paradifo, fulla di cui foglia già già fi vedono. E già par loro di udire quei dolci fuoni, e quelle angeliche melodie; già fi figurano di converfare con quei beatiffimi Spiriti; di effere accolti, ed abbracciati da quei Santi, di cui fono ftati in terra tanto divoti, da Maria loro amorevoliffima Protettrice, da Gesù loro caro Liberatore: quindi d' effer condotti al Trono del T grande Iddio, di vederne la bella faccia, di contemplarne le 71 le Perfezioni, di goderne i dolciffimi ampleffi. Oh che giubilo nel penfare; di quì a poche ore farò falvo, farò ficuro, farò Principe del Paradifo! Voi v' invaghite di fimil morte, non è così? ma fe volete morir con la morte de i giufti, perchè non viver da giufto? COLLOQUIO. Invittiffimo S. Luigi, voi all' annunzio di voftra morte prorompefte tutto contento in voci, e canti di giubilo, e con ragione, perchè dopo tante vittorie, avevate in pugno il trionfo, e dopo di aver riempita la terra con la fragranza dell'eroiche voftre virtù, avevate tutto il fondamento di credere di dover' effer fubito dopo morte trapiantato ne i bei giardini del Paradifo. Ma a me all' oppofto, a cui, come a pianta fterile, ed infeconda, non fi dove 72 verebbe altro, che il fuoco; che brutta nuova mi porterebbe, che mi avvifaffe la morte! Deh caro Santo mio Protettore, impetratemi qualche indugio di più, finchè io dia frutti di pe. nitenza. E quando poi verrà quell' ora fatale, non mi ab. bandonate, vi prego, in così grave neceffità, liberatemi da tutti gl'affalti diabolici, affiftetemi, rincoratemi, ajutatemi a morir bene. Ora pro me S. Aloyfi nunc,& in hora mortis med. PER IL GIORNO DELLA C FESTA. ogoh S. Luigi Trionfatore gloriofo nel Cielo. Q Uanto fia fublime il pofto di gloria, che gode in Cielo Luigi( oltre i sì grandi, ei si frequenti Miracoli, che ce lo rendon palefe) potrete 73 trete ancora arguirlo da quel che ne diffe in quella fua Eftafi si rinomata S. Maria Maddalena de' Pazzi. A i 4. dunque di Aprile dell'anno 1600. rapita da Dio la Santa, ed apertofele il Paradifo, vide tra le fchiere de' Beati San Luigi, nel vederlo efclamò: Ob, che gloria ba Luigi, figliuol di Ignazio! mai avrei creduta, fe non me laveffe mostrata Gesù mio. Mi pare in un modo di dire, che non abbia effere tanta gloria in Cielo, quanta ne veggo avere Luigi. Io dico, che Luigi è un gran Santo. Noi abbiamo de Santi in Chiefa, che non credo abbiano tanta gloria. Io vorrei poter andar per tutto il Mondo, a dir che. Luigi è un gran Santo; e vorrei poter mofirare la fua gloria a ciascuno, perche Iddio foffe glorificato. Ha tanta gloria, perchè operò con. l'interno... Luigi fu Martire incognito Si fece Martire D da * 74 da fe feffo. O quanto amd in terra e però ora gode in Cielo Iddio in una gran pienezza di amore. Tralafcio il reftante per brevità; folo vi avverto, che tutte fono parole precife di detta Santa, elaminate, ed approvate giuridicamente dal ve. nerabile Tribunale della facra Congregazione de i Riti. MEDITAZIONE. 1. Punto. Confiderate, come dal pofto si follevato di gloria, che S. Luigi gode nel Paradifo, ' invita vicino a fe. Che dite a queft' invito? non farefte già voi una di quelle anime vili, che fi contentano, come effe dicono, d'un cantoncino nel Cielo? che debolezza d'animo è quefta? Poter falire con i Principi, ed appagarfi di ftare. negli appartamenti più baffi con il popolo, e con la turba? ma fe voi potefte migliorar di entrate, o di condizione qui in, ter 75 terra, trafcurerefte di farlo? Animo dunque, follevate in quefto giorno la mira in alto fino al feggio luminofo di San Luigi; e ricordatevi, che ciafcheduno nel proprio ftato( ed in confeguenza anche voi nel voftro) può con la grazia di Dio, la qual non manca, può, dico, non folamente effer falvo, ma effer Santo, e gran Santo; che vi vuole? nient' altro, fe non che vogliate. iusslooo II. Confiderate, che al poſto di gloria, a cui S. Luigi v'invita, egli di più vi anima col fuo efempio. I Soldati di Simone Maccabeo, giunti, che futono a quel Torrente pericolofo, s' intimorirono: ma che? appena videro il Condottiere buttarfi il primo generofamente nell' acque, lo feguirono tofto anch' efli: Transfretavit primus, & viderunt eum viri;& tranfierunt poft eum( a). A voi El D 2 fem[ a] 1. Macch. m 16. 76 fembra un gran paffo quell' innocenza così illibata di S. Luigi, quella mortificazione si rigorofa, quelle tante, e sì generofe Vittorie riportate dalle più violente paffioni: Gran pasfi, ve lo concedo, gran paffi: ma cuore, cuore; gli ha fatti Luigi; gli hanno fatti tanti altri ad eſempio fuo, e perchè non potete fargli anche voi? III. Confiderate che per confeguire quella medefima glofia, alla quale e v'invita, come fi è detto, e vi anima S. Luigi, egli vi ajuta ancora col fuo Patrocinio. Le tante grazie, e miracoli, che va tuttavia compartendo, fono una riprova ben certa, e del fuo buon animo verfo de' fuoi divoti, e della fua potentiffima intercesfione appreffo Dio. Sì, sì, credete pure, che S. Luigi è una di quelle ftelle benefiche, che non folamente rifplende con la fua luce, ma di più giova anche 77 che di molto co' fuoi influffi. Egli prega per voi, egli intercede per voi, ma fapete ciò, che vi aggiunge? Ajutati, che t'ajuto. Ricordatevi, che il Paradifo non è un luogo di forzati, ficchè poffiate effervi tirato, e condotto, come per forza Iddio non vi vuol Santo, nè falvo, quando ancor voi non vogliate Qui creavit te fine te, non falvabit te fine te. 01068 olm solob#robor@ COLLOQUIO.loo silan sizesemos asd eRIDI? Si, che voglio falvarmi, mio S. Luigi; anzi voglio procurar di falvarmi con più merito, che con la grazia di Dio, ed ajuto voftro, farà poffibile: Salvare volo animam meam; falvare volo animam meam. E perchè voglio efficacemente un tal fine, voglio altresì rifolutamente tutti quei mezzi, che fono neceffarj per confeguirlo. Si, si voglio rompere pur una D 3 vol 98 volta quei lacci, che mi tengono da tanto tempo imprigio. nato al Mondo, al Demonio, al peccato voglio lafciare quell'amicizia, voglio deporre quell' odio, voglio chiuder per fempre l'orecchie alle voci della fenfualità: confefferò le mie colpe, le cancellerò colle lagrime, le compenferò co' digiuni, mi vincerò, mi mortificherò; farò tutto, e tutto mi fi renderà dolce, o mio Santo, colla fperanza di potervi un giorno far compagnia nella bella gloria del Paradifo. Ed oh, che giorno felice farà mai quefto per me! caro, lieto, gloriofo, defideratiffimo giorno! IN. 19 +39113) IN NO. FR Efta Gonzaga celebrent per Orbers Virgines Sanctæ, Juvenefque puri: Angelum Coelo peperit ftupenti Sacremula Tellus. Matris hic nondùm refolutus alvo a Fonte Baptifmi Puer expiatur: Inde non vidit maculatus ullo Crimine Solem. Pulveris furtum puerile; turpes Infcio lapfas fine mente voces Flevit,& Sacrum reus ad Tribunal 25sil Corruit infons. Virginis Magna pedibus novennis Lilium cordis niveum facravit: Et puellarem puer ofculari Horruit umbram.. Carnis haud paffus ftimulos rebelles, de Ferreos carni ftimulos adegit: Que famem ludat, fatis una lautum Uncia pafcit. Certus excuffo fibi Principatu, Cætui nomen dare Loyolæo; Patris expugnat veniam profufo Sanguinis amne. Tres adhuc annos agit& viginti, i Cum luem paffo famulatus Agro Hujus afflatu pia Charitatis of Victima languet. D4 Pro 80 Proximus letho, precor o flagellis, Inquit, hos artus aliquis cruentet; Reftat hoc unnm, fatis ut beata do 14 Morte refolvaro neg Mira quis narret? Tremefecit Orcum Parvus; arfuro fapiens pepercit Flamma, mergendum venerata ripa Reddidit unda.id Mira narrabit Padus, Arnus; Ifter; Mira Mantoi, Ligures, Latini, Mira Piceni Venetique mira; aq Mira Tudertes 19vlud Fac tuus nobis fine labe candor Incitet Sancti ftudium pudoris: Fac tuos Coelo recipi Clientes, O Aloyfi.M zinighly Debitum Patri Decus Increato, I Et tibi. Verbuin Deiforme Patris, Quique procedens Dens exutroque, Nectis utrumque aind Ant. Minuifti eum paulo minus ab Angelis; gloria,& honore coronafti eumliq pau V. Ora pro nobis S. ALOYSIO R. Ut digni efficiamur promiffioniBus Chriftiy tanguko 21144 * Soms zimiugnce OR EM U Subs T Eus qui B. Aloyfio Confeffori tuo inter blandimenta fæculi candorem innocentiæ confervafti; conce 81 cede, ut nos quoque ejusdem exempla fectantes, ab omni peccati labe per gratiam tuam fervemur immunes. Per Dominum,& c. proinsified CA Aleftium donorum diftributor Deus, qui in Angelico Juvene Aloyfio miram vitæ innocentiam pari cum poenitentia fociafti; ejus meritis, & precibus concede ut innocentem non fecuti, poenitentem imitemur. Per Dominum,& c. নয় 150 ACMOD 38 DS DI. 82825 82 DIVOZIONE Delle fei Domeniche, e de' fei Giovedì ad onore DI SANLUIGI GONZAGA. Ltre la Novena di San Luigi, che confifte in nove giornate feguite avanti alla fua Festa, corriſpondenti a' nove Cori degli Angioli, de' quali col fuo vivere immacolato adombrò egli sì bene le proprietà, ed eccellenze, fi fuol pratticare un' altra divozione tra l'anno, o di fei Domeniche, o di fei Giovedì, per ottenere dal Santo qualche grazia, fecondo le circoſtanze correnti; ed eccovene una breve istruzione. I. II 83 I. Il numero di fei giorni corriſponde alli fei anni, che San Luigi viffe Religiofo; e fi affiffano alle Domeniche, ed alli Giovedi per queſta ragione. Alle Domeniche, perchè pratiche di quefte fono fono giorni più comodi a tutti, per eſercitarfi in divozione, e pechè ftate fpezialmente privilegiate da' Sommi Pontefici con l' In. dulgenza Plenaria; come averete veduto nel Decreto pofto al principio del libro. Alli Giovedì poi, come a giorni memorabili in riguardo di San Luigi, si per la fua gran divozione al SS. Sacramento iftituito in tal giorno; e sì perchè morì Egli nella Notte del Giovedì ottava del Corpus Domini. in II. Le Domeniche potete farle, o avanti immediatamente alla fua Fefta, o dentro il giro dell' anno, quando più vi piace; ma vi ferva di avvifo D 6 che 84 che dovete farle continue,& non interrotte; e che oltre l'efer-> citarvi in qualche prattica di Meditazione, o di Orazione ad onore del Santo, dovete in ciafcheduna di effe, per acquiftare l' Indulgenza, confeffarvi ancora e comunicarvi, perchè così vuole il Decreto.noisovib III. Li Giovedì non portano obbligo di Confeffione, e di Comunione; farà però bene che vi confeflate, e comunichiate, per meglio difpuonervi ad ottenere la grazia, che domandate; é benchè in quefti non acquiftiate alcuna Indulgenza, contuttociò vi configlio a praticarli una volta l' anno oltre le Domeniche, a quefto gran fine, che il Santo v' impetri un vero amore a Gesù Sacramentato, e vi fia Protetfore nelle! Comunioni della vita, ed in quella parti colarniente della voftra morte: IV. In ogn' uno di quefti fei giorni, o fieno le Domeniche, o fie. 85 o fieno li Giovedì, fervitevi di una delle meditazioni, che fi fono affegnate di fopra nelle giornate della Novena; fpendendovi almeno un quarto d'ora, fe non potete una mezza, con qualche atto di quelli, che fono configliati negli Avvertimenti.ilup 11 V. Dopo la Meditazione, reciterete, o fei Pater, Ave, e Gloria, in memoria delli( ei anni, che S. Luigi viffe in Religione, con l' Inno, Antifona ed Orazioni della Novena; ovvero cinque in onore delle Piaghe Santiflime di Gesù, e di Maria addolorata; divozione tanto cara a S. Luigi vivente, e dallo fteffo già beato configliata ad un fuo divoto; ed al fine di questi potrete dire la. feguente Orazione. Domine Jefu Chrifte per quinque illa facratiffima vulnera, que tibi in cruce noftri amor inflixit;& per merita Beatiffima Vir 86 Virginis Mariae,& Sancti Aloy fi, tuis famulis fubveni, quos pretiofe Sanguine redemifli. Qui vivis,& regnas& c. solg VI. Fra giorno nella vifita, che, potendo, farete all' Altare di S. Luigi, fervitevi di una, o due delle Salutazioni de' nove Pregj, dopo le quali reciterete l'Orazione, e l'Inno, con ciò, che ſegue, come alla pag. 108. an VIL Finalmente vi raccomando lo ftar lontano dal peccato, e fingolarmente da tutto ciò, che fi oppuone all' Angelica purità di S. Luigi. Egli Protector eft omnium fperantium in fe: come fi legge fotto una fua divotiffima Effigie in Padova. Ma fi renderebbe immeritevole della fua protezione chi viveffe in modo troppo indegno di un Divoto di S. Luigi, Giovane Angelico, e ben degno, che la Santa Chiefa, come efemplar di virtù il proponeffe ad imitare 81 re a' Popoli Fedeli, e particolarmente a' Principi Criftiani, alle Perfone Nobili, ed a' Giovani si Religiofi, che Secolari; ( come riferì la Sacra Rota a Paolo V.) Illum fidelibus Populis,& præfertim Chriftianis Principibus,& Viris nobilibus, nec non Juvenibus, tam religiofis, quam faecularibus, in exemplum virtutis ad imitandum proponeret. THIS MARIA Univ Bibl. Giessen pointe M7 Hog- 4's 51 lest 2 eigener berinto ant DIVOZIONE A NOVE SINGOLARISSIMI PREGJ, Con cui fu da Dio qui in terra favorita l'Anima DI S. LUIGI GONZAGA, Cavati dagl' Atti della fua Canonizzazione; DA PRATICARSI A fine d' ottenere in qualunque bifogno il benigniffimo, e poderofo fuo Patrocinio. EVIOINOVIC имлазияд хобита луси л TO ser ut iup old ab eo apo AminA' Tsakov 10101 40ASMOD A Bites in Sgrb hava PonoissesinonsD 18AADITAAI AC ne dette h sud Arbog 00012301 91 SALUTAZIONI BU 1800 obash som sitey all exam SAN LUIGI Per ciaſcheduno de' fuoi mammirabili Pregj. PREGIO I. 14:05) L'anticipazione del Santo Battefimo, conferitogli prima ancora, che foffe ben nato. In actib. Canon. pag. 61. SALUTAZIONE 1. M' rallegro con Voi, o Gloriofiffimo San Luigi, perchè si per tempo fofte favorito dal Divin Padre Celefte, che impaziente d'impoffesfarfi della voftr' Anima, dispofe, che ancor prima di nafcere ri. 92 ricevefte il Santo Battefimo; dando così un feliciffimo avviamento alla vita voftra mortale, che riufcì poi in ogni fua parte ricolma di celeftiali benedizioni: perciò iftantemente vi fupplico d' ottenermi dal Signore Aima grande della fua grazia, e fe mai per mia fomma difavventura talor la perdeffi, pari premura, per ricuperarla; ficchè vivendo ſempre di effa più follecito, e gelofo, che d' ogn' altro bene del mondo, poffa meritarmi, che febben. nato alla Terra in peccato, almeno rinaſca in grazia al Paradifo. Amen. Pater, Ave, Gloria& c2 8,1V noo orsoller istul as2 omilitololo' M -s1 shot om 15g de 54 oled sidef nisi lab orisov logiat à 50caitsemi sb. A opib, mis o alla d skolen i sinliq son ado PRE 93 PREGIO II. ad big La prevenzione della Divina Grazia, per cui al primo ace corgerfi di aver l'uso della in ragione, fubito fi rivolfe, e fi offerfe a Dio con atto di perfetta Carità; cofa maravigliofa dice la Sacra Rota, perchè non meno rara a fuccedere, che a rifaperfi. Ibid. SALUTAZIONE II. M'a rallegro con Voi, o Gloriofiffimo San Luigi, per la fortunata anticipazione, con cui la Divina Grazia sì fortemente vi prevenne; onde fullo fteffo fpuntarvi in capo l'uſo della ragione non dafte un momento a rivolgervi al fommo Bene con un' atto di perfettiffimo amor di Dio, accendendovifi da quel punto tar 94 in cuore quel beato fuoco, che mai non pur s'eftinfe, o rarre. pidi, ma fempre più crebbe fino a felicemente confumarvi nelle amorofe fue vampe; per. ciò umilmente vi prego ad impetrarmi una fcintilla fola di quefto fuoco, che rifchiarandomi la mente a conoſcere i miei doveri, mi avvalori per adempirli. Amen. Pater, Ave, Gloria& c. PREGIO III. KOISATU JA2 La confermazione in Grazia, e Santità. Pag. 57SALUTAZIONE III. M₁ I rallegro con Voi Gloriofiffimo San Luigi, che camminando a gran paffi fino da giovinetto nella strada della perfezione Criftiana; meritafte il fingolariflimo privilegio d' effer confermato in. GraVoi, o 95 Grazia; con che si agevole vi fu poi, affiftito, e protetto in tal guifa dal Cielo, il follevarvi tant' alto nell' acquifto delle virtù più fublimi, e della più ardua fantità: perciò vi prego ad ottenermi dal Signore quel fervore, e fedeltà in corrifpondere alle prime fue grazie, ch' è neceffario, per non impedirmi ulteriori progreffi nella virtù, e nuovi favori da lui, quello fingolarmente, ch' è la corona di tutti gli altri, la perfeveranza finale. Inob Imob its Pater, Ave, Gloria& c. istem in plot noo slien 01stinos eit sky pisto SISST 207 stivie hugelop and militer 103 ails plan curmoles 155 noisill sidiborat ome Casemen nos do tipom so callerse cl fe domussal sy sash cobys 12 stoned s e ib dam olovga 20:40 PRE 96 gia oro n03 ni PRE GI OIV.oe in avaliel li posto 1sb Bing lat La confermazione nella perfeizione della medefimaty ogg Grazia, e Santità. Aubre up ssengi pag. 60.mesto be -noeliates ni Ailshets, 51007A SALUTAZIONE IV. ali non nego M' I rallegro con Voi, o Gloriofiffimo San Luigi, che colla sì efattal, e ſempre più affidua corrispondenza a celefti doni, co' quali dalla più tenera voftra erà fofte prevenuto, non folo vi meritafte d' effere da Dio confermato nella divina fua Grazia; ma di più con rariffima forte confeguifte, d' effere confermato nella fteffa Criftiana Perfezione, effendo però incredibile il numero, la preziofità de' meriti, che con una vita sì fanta, tuttochè sì breve, e benchè sì ardua, refavi però sì agevole, tutto di vi 97 vi riuſciva di guadagnarvi: perciò col maggior' impegno del mio cuore vi fupplico ad ottenermi un lume ben vivo, onde fcorga l'immenfo difcapito, che va foffrendo la povera Anima mia in effer' io si tepido, anzi reftio, e duro a quelle grazie, che di continuo la Divina Mifericordia mi fomminiftra; e molto più il pericolo di totale irreparabil miferia, a cui mi arrifchio, feguendo a viver così: onde generofamente mi rifolva di cambiar condotta, e redimere con opere buone i danni fofferti, e col tempo fantamente fpefo i tant'anni fin' ora perduti fenza profitto. Pater, Ave, Gloria& c. E PRE 98 PREGIO V. Una illibatiffima Innocenza in grado eroico per fino che viffe. Ibid. SALUTAZIONE V. I rallegro con Voi, 0 MI Gloriofiffimo San Luigi, che non tanto per le grazie, e doni si liberalmente da Dio comunicativi, quanto per la fedeltà voftra ammirabile in lor corriſpondere, vi lavorafte quell' eroica Angelica Innocenza, per cui non folo vi confervafte mondo da ogni peccato anche folo veniale deliberato; ma vi acquiftafte in fublimiffimo grado le Virtù tutte, ed una unione abituale, e ftrettiffima con Dio, fomma Purità, che vieppiù bella, e luminofa a' fuoi occhi refe la voftra innocentisfima Vita: per quefto umilmente 99 te vi fupplico, acciò mi otteniate un' odio fommo di tuttociò, che può macchiare l'Anima mia; anzi che quelle macchie, quali, ho già contratte pur troppo co' miei peccati, talmente le lavi, e purghi col mio pianto, e con l'uſo de'Sacramenti, e con l'opere buone; ficchè non più mi meriti d'effere per quelle mal veduto da Dio, e condannato; ma bensì per quefte d'effere da lui, e nella prefente vita, e nella futura benedetto per ſempre. Pater, Ave, Gloria& c. E 2 PRE 100 PREGIO VI. La prefervazione da ogni ftimolo di carne, penfiero impuro. pag. 151. SALUTAZIONE VI. M I rallegro con Voi, o che dopo l'offerta, che di nove anni facefte alla Regina degli Angioli del voftro Giglio Immacolato, con tal geloſia d'indi in poi lo cuftodifte, che fi compiacque anche il Signore di concorrere con grazia fpezialiffima a difenderlo vieppiù da ogni anche menomo infulto dell' Inimico, non permettendo, che mai nè nel voftro corpo, nè nel voftro cuore fi follevaffe moto, o penfiero alcuno, che poteffe in modo veruno pregiudicargli; e così viven IOI 9 vendo in carne qual puro fpirito, vi guadagnafte poi an. che l'invidiabile foprannome di Angiolo; perciò deh interponete, vi prego, preffo la fteffa gran Vergine unitamente a' voftri meriti, le voftre preghiere per me, ficchè o non più provi moleftia alcuna dalla mia carne, e dal mio cuore tuttochè sì male abituato, o almeno refifta lor virilmente a qualunque cofto; onde non più divenendo ludibrio dello Spirito immondo, vero, e degno fervo, e figlio mi confervi in vita, e mi ritrovi in morte, della ftefia Regina de' Vergini. Pater, Ave, Gloria& c. E 3 PRE 102 Conor PREGIO L'efenzione da ogni benchè menoma distrazione di mente nell' Orazione: privilegio rariffimo, creduto dal dottiffimo Cartagena non conceffo, fuori della B. V., ad altro Santo. pag. 63. VII. SALUTAZIONE VII. M₁ I rallegro con Voi, o Gloriofiffimo San Luigi, che per l'indefeffa voftra follecitudine in procurare orando ogni attenzione, e raccoglimento, fofte follevato fin da' più teneri anni dallo Spirito Santo a quell'altiffima contemplazione di quiete perfetta, e unione con Dio, per cui non pure le ore, ma talvolta le notti, anzi le intere giornate paffavate con lui fenza la menoma diftrazione di mente; com 103 compiacendofi Dio in sì ftrana guifa, di Voi, perchè anche Voi non avevate nè penfiero, nè ftima, nè amore, nè tampoco piacer' alcuno d' altri, che di lui folo: perciò con tutta iftanza a Voi ricorro, perchè mi otteniate dal Padre de' lumi tanto almeno di penetrazione fopra le Maffimé eterne, e altri Mifterj di noftra Fede, on de faviamente regolarmi ne' miei dettami, affetti, e coftumi; nè mai più, come ftoltamente ho fatto per lo paffato, preponga il preſente all' avvenire, il temporale all' eterno, la terra al Cielo, il corpo all' Anima, e qualunque bene creato a Dio, e alla mia Salute. Pater, Ave, Gloria& c. milion, 1 600 E 4 $ 10 PRE 104 PREGIO VIII. L'accoppiamento a sì pura Innocenza di Penitenza così fevera; onde aver meritato d'esfer Canonizzato ad esempio di S. Gio. Battifta, e come innocente, e come penitente; come parve alla Sacra Congregazione de' Riti. pag. 56. SALUTAZIONE VIII. M'G rallegro con Voi, o Gloriofiffimo San Luigi, che benchè si puro da' peccati, e sì bene da Dio protetto contro li loro incentivi, e pericoli, pure a quefta Innocenza sì incolpabile fapefte accoppiare sì rigida Penitenza, macerando il vostro corpo, non fi fa, fe più con l'inedia, o con le veglie, o con l'atrociffime fanguinofe penalità, con cui ancor fanciullino più volte tra di, 105 di, e notte godevate di battervi, e impiagarvi, meritandovi, qual novello Battifta, d' effere del pari annoverato tra' Santi Innocenti, che tra i Penitenti: quindi però a Voi ricorro, perchè m'impetriate un fant' odio evangelico contro di me medefimo, che dovrebb' esfere tanto maggiore del voftro, quante che in me vi fono di più tanti peccati, e fcandali da foddisfare e tante malvagge inclinazioni, e peffimi abiti da reprimere, e da correggere, fe non voglio efpormi a gaftighi affai maggiori alle mie colpe dovuti, o col ricadere di nuovo ne' foliti miei ecceffi, tirarmi addoffo l'ira vendicatrice di Dio, che mai non ceffi dal caftigarmi. Pater, Ave, Gloria& c. Es PRE 106 PREGIO IX. Il poter effer Canonizzato anche per Martire, perchè morto per Jervigio degli Appeftati; e come tale appellato più volte nella celebre fua eftafi da Santa Maria Maddalena de' Pazzi. SALUTAZIONE IX. MI rallegro finalmente con o San Luigi, che per l'ardentiffima. Carità verfo Dio, e verſo il Proffimo voftro, donafte di sì buon cuore quel tutto, che, fattovi di sì ricco, ch' eravate, povero per Gesù Crifto, ancoOra vi rimaneva, cioè tutto voi fteffo con eziandio la vita, incontrando con sì invitta generofità fino la morte in offequio, e fervigio degli Appeftati: onde poi a Voi Canonizzato in ter 107 terra per Confeffore, fi aggiongeffe dal Cielo fteffo il gloriofo titolo di Martire, più volte datovi nel celebre fuo Ratto dall' eftatica propagatrice delle voftre Glorie, S. Maria Maddalena de' Pazzi: che però per compimento dell'altre grazie fin' ora richieftevi, quefta per ultimo vi domando, che m'impetriate di non riſparmiarmi giammai in nulla, finche avrò vita, in opere di onore di Dio, e di Criftiana Carità, ancorchè coftar mi doveffero malattie, afflizzioni, anguftie, indigenze, e fino la fteffa morte; ficuro, che così imitandovi, farò poi un giorno ammeffo anch' io a parte del gran guiderdone, che or vi godete. Pater, Ave, Gloria& c. E 6 ORAJ 108 ORATIO. Beatiffime Aloyfi in tuam O ego me commendo tutelam, ne defpicias tui amantiffimum te dulciffime Aloyfi obfecro, ut omne, , ut omne, quod Divinis,& cuis in me difplicet oculis, te auxiliante emendem: Auxiliare, o defideratisfime Aloyfi, ut tuarum virtutum fim fedulus,& conftans imitator; ut mihi in illis fis incrementum, norma,& Magifter. Infunde, o Aloyfi fuaviffime, aliquas tuæ Devotionis in cor meum guttulas, ut remotis impedimentis Divinæ vacem Contemplationi. O Angelice Juvenis Aloyfi impetra mihi a Domino, ut purâ mente, vitâque tibi fimili, illi,& tibi gratus reliquum Vitæ meæ tempus tranfigam: ne me deferas, o amantiffime Alyofi, in mortis hora, fed tuâ mihi ade 109 adefto dulciffimâ præfentiâ, defendens,& confervans me ab omni periculo Animæ, ut Beatâ Vergine Mariâ, Angelo Cuftode, te, omnibufque Sanctis comitatus, tuâ, illorumque interceffione purus ab omni macula effectus, lætus divino me fiftam Tribunali, tecumque mihi dilectiffimo,& cum aliis omnibus Sanctis Creatorem meum laudem in æternum. Amen. IN NO. Nfenfus hoftis gloria, Et mollis ofor Curiæ, Laudetur ALOYSIUS. Alma juvante Virgine Ex matris alvo ducitur, Simulque facro flumine Nafcens puer renafcitur. Primis ab incunabulis Pia loquela femina, Caftis fluunt labellulis Jefu,& Maria Nomina. Sum TIO Summo Sacer jam Numini, Curas profanas abdicat Et fe decennis Virgini Per caftitatem dedicat. Deo trahente cœlitus Sic mente pergit vivere, Ut Carnis expers Spiritus, Vel Angelus cum corpore. Hunc non honores fæculi, Non magna tangunt nomina, Non aulici, non fervuli, Non cara gentis agmina. Sed hæc habens defpectui, Sacrifque captus gaudiis, Adjunctus almo cætui, Chrifti potitur præmiis. Illo nihil perfectius, Nihil fuit conftantius; Omni carens labecula, Fit Sanctitatis regula. Uni, trinoque Numini Sanctoque Jefu Nomini Sit laus, decus, dilectio, i Sit laus,& Aloyfio. Amen. ANTIPHONA Pf. 17. In te eripiar a tentatione,& in Deo meo tranfgrediar murum. Deus qui præcinxit me virtute,& pofuit immaculatam viam meam. V. Ora XIX V. Ora pro nobis S. ALOYSI. B. Ut digni efficiamur promiffioni bus Chrifti. OREMUS. Eus Innocentiæ Dator, ac ReftiD Aloy Confefforem tuum mirabili vitæ candore ab ipfa adolefcentia illuftrafti; concede famulis tuis, acceptam Innocentiæ Stolam culparum fordibus non polluere;& contractis jam ma culis, jugibus, lacrymis emundare; Per Chriftum Dominum noftrum. Amen. Orazione divotiffima per ottenere mediante S. Luigi Gonzaga la confervazione della Caftità dell'anima, e del corpo, ed ogni fpirituale neceffario bisogno. LUIGI Santo, di AngeO lici coftumi adorno, io indegniffimo voftro divoto, raccomando a Voi fingolarmente la Caftità dell' anima e del 3 cor 112 corpo mio, acciocchè vi degnate raccomandarmi all'Agnel. lo Immacolato Crifto Gesù, ed alla fua Ss. Madre Vergine de i Vergini, e cuftodirmi da ogni grave peccato. Non permettete, che io m' imbratti di macchia alcuna d' impurità; ma quando mi vedrete nella tenta. zione, o pericolo di peccare, allontanate dal cuor mio i penfieri, e gli affetti tutti immondi, e rifvegliando in me la memoria dell' Eternità, e di Gesù Crocififfo, imprimetemi altamente nel cuore un ſentimento di Timore Santo di Dio, e rifcaldatemi di Amore Divino; acciò con imitare Voi in Terra, mariti con Voi di godere Iddio nel Cielo. Amen. Pater, Ave, Gloria. Re 113 Regole di ben vivere da Criftiano fecondo gli efempi, e fotto gli aufpici di San Luigi Gonzaga. CHI HI vuol godere del patrocinio di quefto Santo Giovane, ad imitazione del medefimo, deve sforzarfi, quanto colla divina Grazia gli è poffibile, di vivere con purità quafi angelica, guardandofi da ogni non folo grave, ma anche leggieriffima colpa: così farà ficuro della di lui protezione, e amore di cui è grandiffima conciliatrice la fomiglianza. 2. A quefto fine il primo necesfariffimo mezzo è la fuga da tutte, l'occafioni di peccare, ricordandofi dell' avvifo notiffimo del Savio: Qui amat periculum, peribit in illo. Sopra tutto bifogna fchivare tutte le converfazioni non folo cattive, ma ancora inutili, ed oziofe, fcegliendo fuoi pari, con cui trattare, di coftumi illibati, da cui riceva, ed a cui dia in fatti, ed in parole efempj, e ftimoli di virtù Criftiana e riflettendo, che non fu mai ficuro Ifac, nemmeno in cafa del fan 114 fanto Abramo fuo Padre, finchè per ordine di Dio non fu allontanato dalla converfazione d' Ifmaele, che pur gli era fratello. 3. Dopo efferfi munito contra i nemici di fuori, il fecondo fuo penfiero fia ripararfi da' nemici di dentro, che fono le medefime noftre paffioni, e concupifcenze, che ci tirano fempre al peggio. Contra quefte non ha miglior rimedio della mortificazione della carne, e de' fenfi, che fono le porte, per cui entra la morte nell' anima; e guai a chi non ha cura di ferrarle. Di ciò fon tanti, e tali gli efempj lafciati da S. Luigi, che ci potrebbon muovere più a terrore, che ad imitazione, fe non ci faceffe cuore la protezione di lui, e la grazia di Dio. 4. Non fia giornata, che non fi cominci dall' orazion mentale, almeno per un quarto d'ora ogni mattina innanzi al SS. Sacramento, o in altro luogo ritirato, quando non gli fia permeffo di farlo in Chiefa; poichè dee renderfi certo, che ſenza la meditazione delle cofe divine, e del-~ le verità eterne non è poffibile che duri lungo tempo accefo, e vivo il fuoco della pietà nel cuore de' Criftia ITS ftiani, il qual fuoco nella meditazione fi accende, giufta il dir del Salmifta: Concaluit cor meum intra me, & in meditatione mea exardefcet ignis. 5. Non paffi giornata, che non fi termini coll' efame generale di tutte le azioni di quel giorno: il qual'eſame per la fua fingolare utilità non fi ha mai da tralaſciare: perciocchè, oltre i molti atti di virtù che contiene, come di gratitudine, di umiltà, di cognizione di fe fteffo, di fperanza, di carità, di buon propofito ferve principalmente per rivedere i fuoi conti con Dio, e per riconciliarfi con lui, dove per mala forte fe ne foffe nel giorno perduta la grazia, e per impedire, che il dì feguente non fi torni a cadere. 6. Importa oltre a ciò molto più il frequentare i fanti Sacramenti della Confeffione, e della Communione almeno due volte il mefe, e nelle Fefte principali del Signore, della Beatiffima Vergine, e de' Santi. Per ogni picciola infermità, che ci affligga il corpo, fi chiamano fubito i Medici, e fi adoprano le medicine. Troppo faremmo ingiuriofi all' Anima noftra, ch'è tanto più nobil parte di noi, fe in tante fue debo 116 bolezze, e Dio voglia, che non anche cadute, e piaghe, l'abbandonasfemo fenza ricorrere a queſti due, gran rimedj lafciati dal noftro Redentore, particolarmente alla Santa Comunione, in cui ha voluto reftar' egli fteffo per fervirci di medico, e di medicina, che fana infieme, e preferva. ● 7. Si affifta ogni mattina al divino Sacrificio della Meffa. Chi, può, e lafcia di farlo, bifogna che non fappia i fuoi gran debiti, e i fuoi quotidiani bifogni, e che nel facro Altare ce ne ha pofto il noftro Salvatore la foddisfazione, e'l riparo Per quefto facrofanto Sacrificio noi veneriamo Iddio colla fuprema delle adorazioni, che gli doviamo: per quefto gli rendiamo grazie de' benefizi ricevuti: per quefto ne otteniamo continuamente de' nuovi: per quefto facciamo memoria della paffione, e morte del fuo Figliuolo, e con ciò apriamo il fonte di tutte le grazie fue. 8. Tra gli acquifti più importanti per l'anima fi conti la tenera divozione verſo la Sacratiffima Vergine, Maria, Madre, e Signora noftra, perfuadendoci, che quanto in quefta di 117 divozione profitteremo, tanto ci anderemo fempre più accertando della noftra falute, e dell' amore, e grazia del Santiffimo fuo Figliuolo. Oltre il recitare ogni di il fuo Uficio, e la Corona, o terza parte del Rofario, come pratticò per tutta la fua vita S. Luigi; fi ha da vifitare parimente ogni di qualche fuo Altare, o prefentarfi a qualche fua Immagine; fi ha con filiale fiducia da ricorrere ne' noftri bifogni più urgenti, quali fono i bifogni dell' Anima, e quefta Madre di mifericordie; ma fopra ogn'altra cofa fi ha da tener lungi da noi quanto può offendere gli occhi fuoi, e del fuo Figlio Divino; e per quefto fteffo abbiamo a pregarla in primo luogo della fua. potentiffima interceffione. 9. Avvicinandofi la Fefta di San Luigi, oltre il confeffarfi, e comunicarfi in tal giorno, fe gli ha da of ferire anticipatamente qualche offequio fpeziale; vifitare fpeflo il fuo Altare; proteítarfi fpeffo di voler vivere al fuo efempio, e morire fotto il fuo patrocinio'; efercitarfi in quegli atti di virtù, nelle quali fu egli più fegnalato; fare in onor fuo qualche limonina giufta il nostro potere; vifi 118 vifitare gli Ofpedali, o le carceri ad imitazione del medefimo, vincendo quell' umano rifpetto, che ritener ci potefle dalla prattica di sì bell' ope. ra di Carità: e quel che al Santo farà più caro, infinuarfi a' compagni con fanti ragionamenti, inducendoli fingolarmente alla divozione di lui, e molto più alla figliuolanza di Maria, fempre Vergine immacolata. Quefte poche regole tenga ognuno appreffo di fe, e le legga, e le mediti attentamente ogni fettimana, ingegnandofi di metterle in prattica; e non dubiti punto dell' ajuto di Dio, della protezzione della SS. Vergine, dell' affiftenza di S. Luigi, che gli renderanno la via della virtù molto più facile, e più foave di quel che il mondo, la carne, e'l demonio da principio gli averan faputo rapprefentare. AT 119 ATTO DI CONSAGRAZIONE Al Sagro Cuore di Gesù- Crifto, di cui era divotiffimo S. Luigi. Uore Co adorabile del mio Gesù, fede di tutte le virtù, fonte inefaufta di tutte le grazie, che avete potuto trovare in me, che indur vi poffa ad amarmi con tanto ecceffo, mentre lordo di mille peccati, il mio cuore non ha avuto finor verfo di voi fe non fe della durezza, e della ingratitudine? Le teftimonianze del vostro amore verfo di me nel tempo ancora, in cui io non folo non vi anava, ma tutto vi offendeva, mi fanno fperare, che voi gradirete i contrafegni, co' quali voglio atteftarvi, che io vi amo. Gradite dunque il defiderio, che io ho di confacrarmi interamente all' onore, ed alla gloria del voftro Sarco Cuore: gradite la donazione, che vi fo di tutto ciò che io fono: vi confacro la mia perfona, e la mia vita, le mie azzioni, i miei travagli, miei patimenti; non volendo effere in avvenire fe non una vittima confacrata alla voftra gloria, ora accefa, ed un giorno, le vi piace, confu 120 fumata affatto dalle fagre fiamme del voftro amore. Siatemi per tanto, o amabile Gesù, mio Padre, mio amico, mio maeftro, mio tutto. Non voglio più vivere, che per voi. Deh ricevete il fagrifizio, che il più ingrato degli Uomini fa al vostro S. Cuore, per riparare il torto, che fino a queſt'ora non ho ceffato di fargli, corriſpondendo così male al fuo amore. Io gli do poco, ma gli do tutto ciò, che poffo dargli, e tutto ciò, che fo, ch' egli defidera: gli confagro quefto cuore, glielo do, per non ripigliarlo mai più. Deh fate io viva in un continuo difprezzo di me fteffo, effendo quefta la fola ftrada, che può darmi l'ingreffo, che io defidero, nel voftro S. C.; E poichè non farò niente in avvenire, che non fia per voi, fate in maniera, che tutto ciò, che io farò, fia degno di voi. Infegnatemi ciò, che io debbo fare per pervevire alla purità del vostro amore; ma datemi queft' amore, ed un amore ardentisfimo, e generofiffimo; concedetemi quella profonda umiltà, fenza la quale non può alcuno piacervi; e adempite in me tutti i voftri fanti voleri, e nel tempo, e per tutta l' Eternità. Così fia. Inches 1 Centimetres Blue 2 3 ili 2 Cyan 5 444, 3 Farbkarte# 13 Green 8 Yellow 9 10 Red 11 12 5 13 Magenta 16 14 15 White 16 17 7 3/ Color 18 19 B.I.G. Black 8