Gb 3495 CLOCIE od வழ dad aolag@-crMnaak 1 ESERCIZII SPIRITUALI PER GLI SECOLARI. THOMS IN GENOVA MDCCLXXVI. ***************** Preffo Felice Repetto. Con licenza de' Sup. 3495 G IJAUTIAI12 110 430 ІЯАЛООД 2 Meditaberis, fedens in domo tua, & ambulans in itinere, dor miens, atque confurgens. Deut. 6. 7. COCK AVOKRO ZI Univ. Bibl. Giessen IL CRISTIANO RITIRATO PER DIECI GIORNI IN SE STESSO, OSSIA ESERCIZII SPIRITUALI COMPOSTI DAL M. R. P. CLAUDIO DALLA PIEVE D' ALBENGA MISSIONÁRIO CAPPUCCINO E PROVINCIALE DELLA PROVINCIA DI GENOVA. DEDICATI ALL' AUGUSTISSIMA IMPERATRICE DE' CIELI MARIA IMMACOLATA OMAITRONII PHOID PAIN ANTOTARITY LIAUTIA142 14327 4OXENTA DAY2015 140 CIQUA D ATAJOJAMMIATAAL VERGINE IMMACOLATA CHI HI fi trova obbligato ad un qualche Perfonaggio diftinto, per aver da effo ricevuta una qualche Vi che fingolar grazia, benefizio, o fa vore, la taccia nera d'ingrato incorrerebbe, fe potendogli dimoftrare la fua gratitudine( i ritiraffe dal farlo. Io fono appunto nel cafo, VERGINE IMMACOLATA, e mi proteflo in faccia al Cielo, ed alla Terra, che non la finirei mai, fe rammentar voleffi i benefizii grandi, che dal voftro Figlio unigenito ottenuti mi avete. A voi io devo tutto ciò che ho di buono, e come venuto dalle mani Voftre Santiffime lo riconofco. Effendo pertanto cofiretto a lafciar vedere la pubblica luce a quefto mio prefente Spiritual Direttorio, ftato più volte di gran giovamento alle anime de' Fedeli, a Voi, ficcome ho fatto di tutte l'altre mie opere, lo dono, lo dedico, e lo confacro in atteftato delle mie immenfe obbligazioni, cbe ehe vi profeffo. Graditelo dunque, amorofiffima Madre, e fe è piccolo il dono che vi prefento, rifguardate il cuore del donatore, che ad of ferirvi, fe poteffe, cofe maggiori volentieri fi eftenderebbe. Quali effe fieno le povere mie fatiche, io non voglio, che altro nome portino in fronte fe non il voftro, e però adeffo per fempre io m'intendo a Voi tutte di dedicarle. Se le Maffime Sante, che in quefto Libro contengonfi furono di un qualcbe fpirituale profitto a coloro, che dalla mia bocca fi degnaron d' udirle, fate altresi, che lo fiano a coloro, che fi compiaceranno di leggerle, e compartite a tutti, e a ciafcheduno la Santa Vofira Benedizione. Di tanto io vi prego, VERGINE IMMACOLATA, e tanto io fpero dalla Materna Voftra Bontà. Mi proAro viii ftro finalmente a Piedi Poftri Santiffimi, e dopo avervi profondamente adorata, vi prego, vi fupplico, vi fcongiuro a continuare ad affiftermi colla pietofa Voftra Protezione. DI DISCORSO D'APRIMENTO. Sopra la divina Mifericordia. Attributo, che più degli altri concorre a formare un vago, e rifplendente diadema al grande maſsimo Iddio, la di cui natura è bontà per effenza, cerchi chi vuole qual fia, che io dirò francamente coll' Angelico Dottor S. Tommafo effer 7 quello della di lui infinita mifericordia( a). Si pregia tanto Iddio di far fentire a' Peccarori gli effetti della fua fomma clemenza, che oltre l'amarli fvifceratamente, ed averli amati fin da' fecoli eterni, al vederli lontani per la colpa d'origine dal paterno fuo feno, e dal numero de' fuoi Figliuoli, volle venire dal Cielo in Terra, prendere umana carne e foggettarfi, per rimetterli in grazia, ad una paſsione, e morte dolorofif A fima tx L ( a) Magis proprium eft Deo mifereri,& parcere, quam punire. S. Th. 29. 2. 2. q. 21, art. 2. in corp. > sima. Nè di ciò pago, e contento pria di partirfi da quefto Mondo per ritornarfene al Celefte fuo Padre raccomandò caldamente a tutti i Miniftri Evangelici, che predicallero fempre la fua infinita mifericordia, e non ceffaffero mai di efortare i Peccatori a ricorrere pentiti a Dio ficuri di ritrovare in effo non un Giudice ineforabile, ma un Padre amorofo: Ite,& vos, diffe in Perfona degli Apoftoli a tutti i Predicatori della Chiefa, ite,& vos in vineam meam,& quod juftum fuerit dabo vobis( a). Ciò, che Iddio mi comanda, con franca voce vi annunzio, e con tutto il fervore del mio povero fpirito, vi prego, Criftiani amatifsimi, vi fupplico, vi fcongiuro a convertirvi in quefti fanti Efercizi di tutto cuore a Dio, ficuri d'aver ad ottene. re da effolui un generale perdono delle voftre mancanze, e la gloria eterna del Cielo. Si, Fedeli miei dilettiffimi, il voſtro buon Padre, l' amorofiffimo Padre voftro Iddio, mi comanda in queſti giorni fantiffimi di procurare con tutta follecitudine il voftro ravvedimento, e la voftra converfione; m'impone l' intimare a chi è Giufto una fanta perfeveranza, e a chi è Peccatore una fincera deteftazione delle fue colpe, ed un totale cambiamento di vita. Alla fua voce Divina io protamente ubbidifco, e per le vifcere di Gesù Crifto vi prego a ritornare al feno di quel Divin Nazareno, che ſtá colle braccia aperte per ricevervi veramente da Padre, e perdonarvi tutti i vostri peccati. Animo adunque, Uditori amatiffimi, coraggio. Non fiavi alcuno fra voi, che ſpaventato dal numero fterminato delle fue enormi fceleratezze, difperi di ritrovar clemenza appreffo Iddio, perchè io ( a) Lile. 6. 23. 3 to v'afficuro, che quel Padre Celefte, venuto ap pofta dal Cielo in Terra per falvar le anime noftre, non altro defidera che il voftro ravvedimento, e la voſtra converfione, ed è più pronto egli fteffo a darvi il perdono di quello pronti voi fiate a riceverlo. Iddio non fi è incarnato nò, per falvare i Giufti, ma per falvare i poveri Peccatori, e per voi fingolarmente egli ha patito tutto ciò, che ha patito: Non veni vocare Juftos, lo dice egli mede fimo nel fuo Santo Vangelo, non veni vocare Juftos, fed Peccatores. Siano pur gravi quantolivogliano le voftre col. pe, fiano numerofe, e numerofifsime, che non importa. La mifericordia di Dio è infinita, e come infinita fupera di gran lunga tutti i peccati del Mondo. Se voi vi pentirete davvero egli fi fcorderà fenza dubbio dei ricevuti oltraggi, vi ripurghera l' anima da qualunque neo di peccato, vi rimetterà nel numero de' fuoi Figliuoli, e vi darà in premio la gloria eterna del Cielo. Purchè voi vogliate il Paradifo è voftro, ed io ve ne afsicuro da parte di Gesù Crifto. Egli lo ha giurato full' onor fuo, e fulla fua Divina parola, e piuttofto mancheranno i Cieli, e la Terra, che mancar egli nelle fue promeffe: Vivo ego, dicit Dominus, nole mortem Peccatoris, fed ut convertatur a via fua mala,& vivat. Può parlar più chiaro a fpiritual voftra confolazione? La mifericordia, ch' egli praticò con Davidde, con Pietro, con Paolo, con Agoftino, con una Maddalena, con una Taide, e con cento, e mille altri dalle Storie riferiti, non vi anima a fperare in Dio, e nella fua infinita bontà? Erano pur quefti Peccatori come voi, e carichi forfe ancora di fceleratezze più enormi; eppure perchè di vero cuore a Dio fi convertirono, non gli furon rimefsi tutti quanti i A A Jore loro peccati, e non furono fatti degni della gloria eterna del Cielo? Eh che la mifericordia di Dio, Uditori, è infinita, e chi confida ravveduto in effa, non è nò, non è poſsibile, che fi danni. Un fol dolente peccavi, che v' efca dal cuore bafta per rimettervi nell' amicizia di Dio, e fe ad effo va accompagnata una vera contrizione, ed un fermo propofico di cambiar vita, e coftumi, voi fiete ficuri del Pa. radifo. La penitenza, e il perdono, al dir di San Pier Damiani, fono due cofe, che vanno unite affieme, e non si tofto voi avete finito di pentirvi, che già Iddio vi ha rimeffa ogni colpa: Nec erit mora, eccovi le fue dolci parole, nec erit mora inter confitentem,& remittentem( a). Chi sà, Criftiani miei dileetilsimi, chi sà, che quefti fanti Efercizi per più d'uno di voi non abbiano ad effer gli ultimi? Chi sà che pria di finirli non piombi qualcheduno a marcire in un orribil fepolcro? E fe ciò foffe, come è probabile, qual confolazione non farebbe la voftra nelle ultime agonie, al ritrovarvi coll' anima monda, e netta da quaJunque peccato? E per l'oppofto, oh il tormentofifsimo anticipato Inferno che voi proverefte in quegli eſtremi fpaventofi tormenti, fe vi ritrovafte coll' anima carica di malvagità, e fceleratezze! Deh adunque, o dilettifsimi, date pel breve fpazio di quefti giorni, un addio a tutti gli affari del Mondo, e sforzatevi in tutte le maniere di ricavar frutto da' prefenti fanti Efercizj. Se voi avete dati al corpo degli anni, date almeno all' anima un qualche gior. no, e penfate feriamente al grand' affare dell' eterna voftra falute: Dediflis corpori annum? Date anime dies 33 a) S. Petr. Dam. ferm. 5o. de S. Mart. $ dies( a). Procurate d'intervenire a tutte le funzioni che fi farannó; e badate bene a non lafciarnealcuna, perchè è molto probabile, che à quella, che voi fiete per trafcurare abbia Iddio alligara la voftra converfione. Per mezzo delli pratici efarni, voi farete illuminati a riconofcere le voſtre mancanze, e per mezzo delle Meditazioni, e di alcuni brevi difcorfi, farete moffi a deteftarle, e ad abborrirle. Procurare adunque d' intervenire con follecitudine, e di ricavar frutto dalla Divina parola. Gettatevi fino di quefta fera a' piedi di Gesù Crifto, é pregatelo umilmente a volervi dar grazia di poter fare quefti fanti Efercizi con vantaggio dell' anima voltra, e a vole: vi perdonare i gravi voftri peccati. Amabiliffimo Redentore, e Padre ancor amante in eccello benchè enormemente offefo, deh per quel fangue, che voi fpargefte per la noftra redenzione, abbiate di noi pietà, e mifericordia. Noi vi fupplichiamo con tutto il fervore del noftro fpirito a volerci affiftere in quefti fanti Elercizi, acciò poffiam ricavarne 1 frutto pretefo, e vi preghiamo altresì a volerci concedere un generale perdono di tutti i noltri peccati. Mondateci, Signore, da qualunque colpa mortale, e degnatevi di riceverci nel numero de' veri voftri Figliuoli. Di tutte le noftre iniquità noi ne fiamo pentiti, e proteftiamo di volerci emendare, e di farne la debita penitenza. Oh ingrati, che fummo nell' avervi tante volte si empiamente oltraggiato! Adeffo però vogliam piuttofto mille volte morire, che mai più offendervi. Parlateci, adorabile Nazareno, in queſti giorni fantiffimi, che noi ftaremo ad attentamente afcoltarvi, non vi ftancate mai di farci udire la voftra voce Divina: Loquere, loquere Domine, quia audit fervus tuus. A 3 PRI( a) S. Petr. Grif. ferm. 12. € PRIMO GIORN O MEDITAZIONE. Sopra il fine ultimo dell' Uomo. PREPARAZIONE RIMOTA. A meditazione di queſta mattina farà fopra L il fine per cui Iddio ci ha creati, e poſti al Mondo. Il frutto da ricavarfi mediante il difcorfo dell' intelletto, cogli affetti della volontà, farà quefto. I. Di tener fempre fiffe le mire a quefto gran fine, il quale fi è d'amare, e fervire Iddio in queLa vita per poi andarlo a godere nella patria Celefte. II. Di regolare con attenta follecitudine le noftre operazioni, acciò ci poffan portare al confeguimento di quefto fine. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di Fede. d'immenfa bontà, e di mifericordia infinita, io credo fermamente, che voi colla voftra prefenza, potenza, ed effenza vi ritrovate in ogni luogo, e perciò io credo adeffo, e tengo per certo, e infal. libile di effere innanzi la Maeftà veftra Auguftiffima. Auto GIORNO: Atto di Adorazione. Co Olla bocca fulla polvere, e col più vivo fen. timento del mio povero fpirito, io vi adoro, Signore, profondamente, e vi riconofco per mio Supremo Padrone, per mio Dio, per mio tutto. Invito a meco adorarvi tutti i Santi del Paradifo, e tutti gli Uomini di quefta terra, e mi fpiace di non potervi adorare in quella maniera, che voi meritate. Atto di Umiltà. E Chi fon io, Signore, da farmi degno di ftare alla preſenza voftra Auguftiffima? Io non fon altro, che fango, e cenere in quanto al corpo, un aggregato della più orrenda malizia in quanto all anima, e perciò mi confeffo indegniffimo di un tale fingolare favore. Confeffo la mia miferia in faccia al Cielo, e alla Terra, e ftupefatto, ed attonito, fclamo col mio Serafico Patriarca: Mio Dio, chi fei tu, e chi fon io? Atto di Pentimento. M Io Signor Gesù Crifto, io mi pento con tutto il cuore d' avervi offefo. Non mi pento per il Paradifo, che ho perduto, nè per l'Infer. no che ho meritato; ma mi pento folo, perchè peccando ho offefo un Dio si grande, e sì buono, come voi fiete. Vorrei prima effer mille volte morto, che avervi oltraggiato; adeffo però io voglio morir piuttofto, che una fol volta offendervi. A 4 Atto 6 PRIMO, Atto di Dimanda. vi förfrirmi alla fanta voftra prefenza, vi prego ad illuminare la mia cecità, e ad infiammare il mio cuore, acciò io polla conoſcere le mie mancanze, e deteftarle, e acciò io poffa antarvi, e fervirvi con tutte quante le forze mie: Accende, Signore, accende lumen fenfibus, infunde amorem cordibus, e datemi grazia di poter falvare l'anima mia. ΜΕDΙΤΑΖΙΟ ΝΕ. Primo punto. " S un poco da tutto il vifibile, e dopo efferti concentrata in te fteffa, dimmi: Per qual fine Iddio ti ha creata, e pofta al Mondo? Forfe per lafciarti rubar gli affetti da quefte terrene cofe, intitolate dal gran Re Salomo ne vanità delle vanità: Vanitas vanitatum( a)? Forfe acciò fcordata di quelle grandi promeffe che tu facefti a Dio nel Santo Battefimo, viveffi a capriccio, e t' ingolfaffi in ogni forte di vietato piacere? Forfe per contentare in tutto il tuo corpo, fenza mai penfare a' tuoi obblighi, e a' tuoi doveri? Forfe per vivere a feconda delle tue paffioni, e per foddisfare in tutto le ingorde tue brame? Ab! nò, anima mia, tu per ciò ron fofti creata. Dio è il tuo ultimo fine, e tu non per altro fofti creata, fe non per amarlo con tutto il cuore e con tutte le forze tue. Per quefto folo motivo, egli ti ha dota- t > ( a) Eccl. 12. 8. GIORN O. 9 dotata d'intendimento, e di ragione, e fe tu non offervi i fuoi fanti precetti, e fe non diriggi a fua maggior gloria, ed onore le tue operazioni, e fe nou cammini dirittamente per la ſtrada del Cielo, e fe non efeguifci la di lui fancifiima volontà, tu manchi ad uno de' tuoi principali doveri, ed offendi gravemente l'Altiflimo. Quefta è verità certa, e infallibile, perchè infegnataci da Gesù Crifto, allorchè diffe alla Santa Vergine Marta, che la cofa più neceffaria di quefto Mondo fi è l'amare, e fervire a Dio con fedeltà, e con fervore: Porro unum eft neceffarium: Maria optimam partem elegit( a). Ma l'hai tu amato, anima mia, per lo paffato il tuo Dio, come dovevi? Che hai tu fatto di bene in tanti anni, che fei al Mondo? Quali frutti di fante operazioni fin' or rendefti a chi ti fece, a chi ti conferva, e a chi concorre con te ad ogni tua operazione? Tu dovreffi brucciar di vergogna al confiderare alla tua ingratitudine verfo Dio; eppure che fai? Te ne ftai ftupida, infenfata, e più dura d'uno fcoglio. Ma, anima mia, fai tu, che qui fi tratta di una eternità fenza termine, e fenza fine? E fe lo fai, perchè non rifolvi di rendere folo a quel fine, per cui tu fofti creata? Ne' piaceri, nelle comodità, nella libertà, nelle ricchezze, e negli onori non devi mai mettere il tuo ultimo fine, effendo certo, e infallibile, che cofa alcuna temporale non può effere il fine d' un' anima eterna. Il tuo folo fine è Dio, e ad effo devi diriggere tutti i tuoi penfieri, le tue parole, e le tue operazioni. Ma l' hai fatto per l' addietro? Quale è ftata la tua corrifpondenza alla bontà infinita di Dio? Vergognati, anima mia, in rammentartelo: Deum, qui te genuit, ( a) Talle, 10. 42. 1 10. PRIMG e nuit, dereliquifti,& oblita es Dei Creatoris tui( a). Sino da' tuoi primi anni tu incominciafti ad offendere Iddio, poi tu profeguifti nell' adolefcenza, nella virilità, nella vecchiaja, e nella decrepitezza fenza veruno interrompimento. Grandi fono i peccati, che tu commettefti col penfiero, maggiori quelli, che commettefti colle parole, e maffimi finalmente quelli, che commettefti colle opere. Degli obblighi poi del tuo ftato mai te ne ricordafti, e coll' immergerti negli affari di Mondo, nel Mondo ponefti il tuo ultimo fine. Ma fai, anima mia, che tu ti ritrovi in uno ftato lagrimevole molto, e deplorabile? Mira un poco quante volte, col peccar mortalmente, ti fei pofta in pericolo di perdere il tuo ultimo fine. E fe la Giuſtizia Divina aveffe fubito ufata del fuo giufto rigore, che farebbe adeffo di te? Oh penfiere, che mi inorridifce mi fpaventa! Deh rifolviti, anima mia, di voler afficurare ad ogni cofto il confeguimento del tuo ultimo fine, e fin a tanto, che fei in tempo detefta i tuoi maledetti peccati, e dimandane umilmente perdono a Dio. Ah! Padre offefo, e fterminatamente oltraggiato, adeffo io comprendo quanto è ftata grande la mia malizia, e conoſco quanse volte io abbia deviato da quel fine, per cui voi mi creafte. In vece di diriggere i miei affetti a voi, io li ho diffipati fra gli oggetti di queſta terra, e in cambio di confacrare a voi tutto il mio cuore, io l'ho impiegato in amare la vanità, e il peccato. Di tutti però i miei trafcorfi me ne pento, e me ne dolgo, e con volontà rifoluta di volermi emendare, ve ne dimando pietà, perdono, mifericordia. Perdonatemi, Signore, i miei graviffimi ecceffi, e date( a) Deut. 32. GIORN O. datemi grazia d' impiegarmi tutto in amarvi, e fervirvi con fedeltà. Secondo punto. C Onfidera, anima mia, qualmente tutte le cofe di queſta serra non ſono altro, che mezzi, dei quali fervir ti devi per tendere al tuo' ultimo fine, che è Dio. Così hanno fatto piú migliaja di Santi, e di anime Giufte, le quali da quefte cofe vifibili ricavavaño fempre più motivo di amare, lodare, e glorificare il lor Supremo Creatore. Ciò che hanno fatto coftoro devi. farlo ancor tu, fe brami falvarti, e il fare diverfamente altrove non può portarti, che a penare eternamente nel fuoco. Se adunque le Creature non fono altro, che mezzi per andare a Dio, tu devi guardarti di non riporre in effe alcun fine, e ftar devi attenta per valertene folo in ordine al fine per cui ti furon conceffe. I mezzi tu li devi trattar da mezzi, e il fine da fine, e il fare all' oppofto è peccato appreffo Iddio. Il Mondo, e tutte le cofe di quefto Mondo fono mezzi, e devi fervirtene sì, ma fempre in ordine a Dio, che folo è l'ultimo fine. Finchè non ti rego1erai in queſta forma, non troverai mai nè ripofo, nè pace effendo certo, che la vera quiete fi ritrova foltanto in Dio. Niuna cofa trova quiete fe non nel fuo fine, ed effendo il tuo fine, Anima mia, Iddio, in effo folo puoi ritrovare quiete: Fecifti nos Domine ad te, lo ha detto il Santo Padre Agoftino,& inquietum eft cor noftrum, donec requiefcat in te( a). Tutto ciò, che è fuor di Dio è puriffima vanità e le vanità mai poffono appagare ( a) S. Aug- t. 1. Conf. c. 1. PRIMO re le vafte brame dell' Uomo. Vanità fono le ric chezze vanità i piaceri, vanità le aderenze, vanità i gradi, e gli onori, vanità i corteggi, vanicà i lufi, e le mode, vanità i balli, vanità i giuochi, vanità i banchetti, vanità i fpalli, e i di. vertimenti e vanità in fomma tutto ciò che ci attacca al Mondo, e ci ritira da Dio. E perchè mai tutte queſte cofe fon vanità? Perchè a nulla fervono per l'ultimo fine. Dopo la morte non fi fente lodare alcuno perchè fu ricco, perchè fu nobile, perchè fu potente, od amante delle converfazioni geniali; ma fi fente foltanto lodare perchè fu Uomo dabbene, ed attefe fempre a quel fine, per cui fu creato. Se tu, anima mia, verfo quefto fine non corri, a nulla tutto il refto ti giova. E a che ti gioverebbero in fatti le ricchezze, la fanità, e la profperità, fe tu perdeffi la via della falute? A niente, a niente affatto ti gioverebbero. Tu devi portarti con tutto lo sforzo al tuo Dio, e a Dio folo devono tendere i tuoi penfieri, le tue parole, e le tue operazioni. Non ti fi vieta però per queſto il procurarti con mezzi leciti l' acquiſto di beni temporali; ma ti fi vieta foltanto il riporre in effi il tuo ultimo fine, e il fervirtene per tutt' altro fuerchè per Dio. In Dio adunque, anima mia, riponi i tuoi affetti, e trattalo da quel fine, ch' egli è. Pentiti di tutto cuore d' aver ftravolti i difegni della Providenza col far fervire i mezzi per fine, e il fine per mezzi, e dimandane umilmente perdono a Dio. Proponi fermamente di volerti tofto emendate, e raccomandati al tuo Signore. GIORNO. *) Terzo Punto. il Onfidera, Anima mia, le terribiliffime ambafcie, che proverai in quel punto della tua feparazione dal corpo, fe non avrai attefo come dovevi a fervire, e ad amare il tuo Dio, come tuo primo principio, e tuo ultimo fine. Quella pena, che prova un Pellegrino, qual dopo aver caminato tutto il giorno per arrivare ad un Santuario, fi ritrova finalmente la fera, con avere sbagliata la ftrada, full'orlo d'un precipizio, la proverai ancor tu, ed anzi farà maggiore fenza paragone il tuo rammarico. Tu in quel punto conofcerai d' avere sbagliata la ftrada del Cielo, e priva di meriti, e carica folo d'iniquità, e di peccati, farai privata del Paradifo, e gettata ad ardere nell' Inferno per fempre. Sclamerai allora piena di terrori, e di fpaventi: oh aveffi amato con tutto il cuore il mio Dio! oh l' aveſsi fervito con fedeltà! ma inutili faranno le efclamazioni, inutili i fofpiri, e le parole, perchè ti rifponderà Iddio con un tuon di voce ſpaventofiffimo, che a ciò dovevi penfare allorchè eri in tempo, e perciò ad altro non fervirannoti i pianti, e le lagrime, fe non per farti provare un Inferno anticipato. Anima mia, a fronte di quefte terribilifsime verità, capaci a fcuotere un cuor di felce, non che di carne, che dici? che rifolvi? che penfi? Penferai forfe di continuarla fempre nell' incominciata pefsima carriera, fenza mai emendarti? Tu farefti, fe ciò penfafsi, priva affatto di ragione, e di fede, e meritarefti di effere preftamente abbandonata da Dio. Dunque incomincia a rifare le tue tiegidezze con altret PRIMO trettanto fervore, e procura di operare fempre colla mira a Dio tuo ultimo fine: Scapiti pure la fanità, vadano pure a male tutti i terreni negozj, che non importa. Iddio, Iddio folo ha da effere il tuo ultimo fine, e tutto ciò, che a Dio non ti conduce devi abborrirlo, e deteftarlo. Vadano i fpafsi, vadano i piaceri, vadano gli agi, e le comodità, e vada pure il tutto, che a nulla ferve, purchè tu arrivi a confeguire il tuo ultimo fine devi effer contenta. Raccomandati adunque al tuo dolce Gesù, e pregalo iftantemente a volerti far degna di giugnere un giorno a quel beato fine, per cui tu fofti creata. Ah si, mio Dio, sì che a voi mi raccomando con tutto il fervore del mio povero fpirito. Datemi grazia, ve ne prego per le vifcere del voftro Figlio unigenito, daremi grazia di potere emendare in meglio la frego. lata mia vita, e di far penitenza de' miei paffati trafcorfi. Io fono fempre vivuto, è vero, fcordato affatto del mio ultimo fine: oblitus, oblitus fum finis mei; ma adeffo me ne dolgo, e me ne pento, e protefto in faccia al Cielo, e alla Terra, di non volere per l'avvenire penfare ad altri, che a voi, e voi folo far fcopo di tutte quante le mie operazioni. Propongo di fervirmi di tutte le cofe create foltanto in ordine a voi, e tutto ciò che da voi in qualche maniera potrà ritirarmi, protefto di volerlo aborrire, e deteftare. Mio Dio, ajutatemi voi, acciò fiano ftabili i miei proponimenti, e datemi grazia di poterli fedelmente offervare. Chiunque fi ritira a far gli Efercizj, dopo ciafcuna Meditazione, dovrà fare un poco di efame particolare per vedere fe l abbia fatta con fervore, O COR G10 RNO. IS o con tiepidezza, e per offervare qual profitto abbia da effa ricavato. ESAME PRATICO. Sopra la Confeffione. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcele ra mea,& delica oftende mihi( a). Il Sacramento più neceffario al Criftiano dopo il peccato, egli è certo effer quello della Sacramental Penitenza. Il facro Concilio di Trento lo addimanda feconda tavola dopo il naufragio, e con ragione, perchè per chi ha offefo gravemente Iddio, non v'è altro mezzo, per rimetterſi in grazia, che la Confeffione in re, o in voto. É vero, che non v'è al mondo Sacramento più frequentato di quefto; ma fe fi crede a' Santi Padri, e al Concilio Lateranenfe è vero altresì, che non v'è Sacramento più vilipefo, e conculcato. Io devo adunque procurar di fervirmene per l'avvenire con frutto, e profitto dell'anima mia, e fopra d'effo iftituir devo un ferio efame per vedere come di quefto Sacramento mi fia fervito per lo paffato. Io mi efaminerò per tanto fe creda fen. za efitanza alcuna, che quefto gran Sacramento fia ftato iftituito da Gesù Crifto, allorchè diffe agli Apoftoli: accipite Spiritum Sanctum, quorum remiferitis peccata remittuntur eis... e fe d' un benefizio si alto io ne ringrazj, come devo, Iddio... Io non dovrei far altro, che impiegare continuamente la mia lingua, e il mio cuore in rendere a Dio per un favore sì fpeziale, le dovute lodi, e be( a) Job. 13. 23. 76 PRIMO e benedizioni; eppure che faccio?... come mi diporto?... Per fervirmi con profitto di quefto Sacramento si vantaggiofo, io devo efaminar ben bene la mia cofcienza, e prima di accoftarmi al Confeffionale devo avermi ridotti alla mente tutti i peccati da me commefli. Ma in queft' efame come mai mi diporto?... Lo faccio io con efatezza fopra i penfieri... le parole... le opere... e fopra i doveri del rispettivo mio ftato?... Non fi può, è vero, affegnare il tempo preciſo, che fi dee impiegare in far queft' efame, ma giuſta la comune opinione de' Dottori fi dee fare con tutta la poffibile diligenza, e vi fi dee impiegare quel tempo, che efiggono i mali abiti contratti pec cando, gli affari che fi han per le mani, e le occafioni, nelle quali uno fi è immerfo; ma l'ufo jo una diligenza fiffatta?... oppur fon di coloro, i quali appena data un occhiata cosi alla sfugira alla lor cofcienza di fubito corrono dal Confeffore fenza badare a tant' altro?... Devo fapere, che fe per negligenza colpevole io tacerò in confefsia. ne qualche peccato mortale, oppure m' efporrò al pericolo di tacerlo, offenderò gravemente l' Altiffimo e commetterò un orribiliffimo facrilegio. Queſta è dottrina certa, ed incontraftabile, e non vi fi può replicare cofa alcuna in contrario. Una diligenza fiffatta deve aver di mira tutte le colpe mortali, ma fpezialmente quelle nelle quali io fon folito di cadere, dovendomi fopra di effe efa. minare con attenzione maggiore. Labano per non aver voluto incomodare la fua diletta Figlia Rachele non ritrovò i fmarriti fuoi Idoli, e fe nemmen io voglio incomodarmi a far l'efame di cofcienza, non ritroverò i miei peccati, e perderò l'anima, il Paradifo, e Dio. Confidera adunque, ani GIORNO. 17 anima mia, come ti fei efaminata per lo paffato, e dimanda perdono a Dio, con propofito di rimediare a tutto con una Confeffion generale di tutte quante le tue mancanze. Io mi lagno alle volte di non poter ritrovare per quanto io faccia il numero delle mie colpe; ma io non devo maravigliarmi, perchè fe voglio mettermi a far l'efame colla tefta piena di mondo, di vanità, e di negozj, è impofsibile ch' io poffa rinvenirne la quantità, ed individuarne le circoſtanze. Il modo di far l'efame di coſcienza vien infegnato a tutti da Geremia Profeta nel capitolo terzo de' fuoi treni: fedebit, dic' egli, folitarius,& tacebit( a). Bifogna, ch'io cerchi un luogo, ove non fiano, nè poffan venire rumori a difturbarmi, e bifogna, che per quel tempo almeno io dia un addio a tutti quanti gli affari di cafa, di campagna, e di mondo. Indi io devo implorare la divina affiftenza, e raccomandarmi devo alla Vergine Immacolata: dopo ciò io devo farmi Giudice rigorofiffimo di me medefimo, ed efaminar devo profondamente ogni mio penfiere, ogni mia parola, ed ogni mia quantofivoglia minima operazione. Devo riflettere fe ho trafgredito alcun precetto della legge Evangelica, oppur della Chiefa, fe ho efercitate le opere della mifericordia si fpirituali, che temporali, e fopratutto fe ho adempiuto agli obblighi del refpettivo mio ftato. Se fono Padre di famiglia devo efaminarmi, come ho allevati i miei Figliuoli, e fe loro ho infegnate, o fatte infegnare le cofe neceffarie a faperfi di neceffità di mezzo e di neceffità di precetto, e fe li ho indirizzati per la ftrada del Cielo. Se B fono > ( a) Thren. 3. 26. 18 PRIMO fono ancor foggetto a' Genitori, devo efaminarmi fe io abbia ad effi portato il dovuto rifpetto, e fe loro abbia ubbidito in tutte quelle cofe, che non erano nè contro l' anima, nè contro Dio. In fomma io devo efaminar mi fopra tutti gli obblighi del mio ftato per vedere s' io li abbia trafgrediti, o offervati. In fiffacca guifa io devo fare l'efame di cofcienza fe voglio ben confeffarmi, e devo perfuadermi, che effendo l'efame una parte effenziale della Sacramental penitenza, farà fempre impoffibile, che fenza efame io faccia una fanta Confeffione. lo procurerò adunque di riflettere feriamente a me fteffo, e fe conofcerò aver mancato per lo paffato, ne dimanderò umilmente perdono a Dio, e cercherò di rimediare a tutto con una Confeflion generale. Maffima per la Mattina. La maffima di queſta mattina farà quefta: Ad quid venifli( a)? Anima mia, per qual fine fei itata da Dio creata, e pofta al mondo? Non per altro motivo, fe non per amarlo, e fervirlo in quefta vita per poi andarlo a godere nella patria celefte. Orazione giaculatoria. L'Orazione giaçulatoria farà la prefente: Do mine notum fac finem meum( b). Signore rammentatemi fpeffo il fine per cui vi fiete degnato crearmi, e datemi grazia di non afpirare ad altro termine fuorchè a voi. SER( a) S. Bern. in fer. ad Fratr. ( b) Pfal. 38. 5. GIORNO: T9 SERMONE PRIMO. Sopra il fine ultimo dell' Uomo. R Acconta il facrofanto Vangelo, qualmente volendofi partire dal fuol natio un nobiliffimo Perfonaggio per girfene altrove ad acquiftarG un Regno, fece chiamare a fe dieci de' fuoi fervi più diletti, e più cari, a' quali dopo aver confidato il motivo della fua iftantanea partenza, confegnò una non mediocre porzion di denaro, con quefto però che doveffero con negozj, e con traffici accrefcerlo, ed aumentario. Ritornato però ch' ei fu dal poffeffo del Principato li fece tutti fubito venire a conti, e ritrovarone uno, che in cambio di negoziare il denaro, l' avea tenuto oziofo fenza ricavarne verun vantaggio, lo riprefe tofto acre. mente, e dopo averlo fgridato, ritoltogli il contante, lo fece racchiudere, carico di ferri, e di pefanti catene, in una prigione ofcuriffima, in cui pati pene, e tormenti inefplicabili: Inutilem fervum, difs' egli tofto pien di furore, e di fdegno, inutilem fervum ejicite in tenebras exteriores, illic erit fletus,& ftridor dentium( a). Amati miei Criftiani, e partirommi dal vero fe vi dirò effere que fta una figura viviffima di coloro, i quali creati da Dio per impiegare la loro vita, e il loro talento in amare, e fervire Iddio con tutto il cuore, con tutta l'anima, e con tutte le forze, fi prefiggon per meta quefta mifera terra, e pongono il loro ultimo fine ne' divertimenti, e nelle crapole, e nello sfogo più vituperevole delle sfre15 B 2 nate ( a) Luc. 19. 13. PRIMO nate loro paffioni? Eh nè, dicono concordemente i Santi Padri, e direttori di fpirito, e lo conferman col fatto della rinomata ficaja, la quale perchè non produffe a fuo tempo frutti maturi, e ben ftagionati, fa fatta dal Padrone Evangelico fubitamente tagliare, e confegnare alle fiamme: fuccide, fuccide illam( a). Si Fedeli miei amatiffimi, l'unico fine per cui Iddio vi cren, fenza aver bifogno alcuno di voi, perchè in fe ftello, e di fe fteffo perfettamente beato, fu perchè l'amaite con tutto il feryore del voftro fpirito in quefta vita per poi andarlo a godere nella patria Celefte, e fe voi a queft' obbligo preflantiffimo non adempite, vi priverà fenza dubbio del Paradifo, e vi confinerà ad ardere perpetuamente nelle fiamme infernali: Ejcite, dirà ancor egli come il teftè mentovato nobile Perfonaggio, ejcite in tenebras exteriores, illic erit fletus,& fridar dentium. Iddio, Criftiani amatiflimi, tuona dall' alto, e fortemente mugifce, e a chi fcordato del fuo ultimo fine vuol vivere a feconda de' fuoi capricci, minaccia pene graviffime, e fempiterni caftighi. Eppure fra' Battezzati edierti, che fi fa? Che fi penfa? Si penfa a tutt'altro fuorchè a confecrare il cuore al Signore, e a ftaccarſi dal Mondo, dal Demonio, e dalla Carne. Ma, e dovrò foffrire in chi mi afcolta una infenfaraggine si moftruofà? Eh no, che non vuà foffrirla, no, Uditori miei cari, che non vuò fopportarla. Accelo tutto di un fanto zelo, col cuor fulle labbra, e coile labbra ful pavimento vi prego, vi fupplico, vi fcongiuro, per tutte le vifcere di ( a) Luc. 13. 7. GIORNO. & 1 di Gesù Crifto, e per quel fangue, ch' egli fparfe per la voftra redenzione, ad aprire in tempo gli occhi, a conoſcere il voſtro inganno, a ravvedervi, e a pentirvi di tutto cuore delle gravi voftre mancanze pallate. Iddio adeffo vi chiama, Iddio adeffo al perdono v' invita, e purchè vogliate corriſpondere alle fue voci amorofe, e purchè gli promettiate di non prefiggervi per fine altri che lui, vi rimette nella fua grazia, e vi coftituifce eredi del Paradifo. Egli è tutto bontà, egli è tutto mifericordia, e purchè voi vogliate il Paradifo è voftro. Che dite, adunque, che penfate Fedeli miei dilertiffimi? E faravvi alcuno, che ad inviti si teneri, e ad efpreffioni tanto amorofe non fi arrenda, e non detefti i fuoi enormi peccati? Eh no, Dio di fomma clemenza, no che fra noi non v'è alcuno, che voglia, oftinato, fare il fordo alle Divine voftre chiamate. Pur troppo fiamo ſtati protervi per lo paffato, pur troppo abbiam fatto del fine mezzi, e de' mezzi fine. Adeffo ce ne pentiamo di tutto cuore, e rifoluti di non voler fervire, ed amar altri che voi, vi dimandiamo pietà, perdono, mifericordia. Oh infenfati, che fummo nell' attaccarci tanto a quefti beni caduchi! Oh sleali, ed iniqui, che fiamo mai ftati! Gran Dio, da qui avanti tenderemo fempre a voi, e a voftra fola gloria, ed onore dirigeremmo i noftri penfieri, le noftre parole, e le noftre operazioni. Ajutateci però voi, acciò poffiamo offervare i fatti proponimenti, e poffiam vivere, e morire nel voftro fante fervizio. d ز ng ogrojog ME PRIMO MEDITAZIONE SECONDA. Sopra l'affare importantiffime dell eterna falute. PREPARAZIONE RIMOTA. > A meditazione di quefta fera farà fopra il LA grand' affare dell' eterna falute. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli af fetti della volontà, farà quefto. I. Di renderci perfuafi che l'unico noftro affare dee effer quello di afficurarci con opere buone la noftra eterna falute, e di crefcer fempre fino alla fine nella fantità, e nella perfezione. II. Di rimirare con occhio d' abbominazione il peccato, di odiarlo, di deteftarlo, e di dimandarne perdono a Dio con propofito di mai più volerci con effo addimefticare. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. C Onfidera, anima mia, qualmente il gran nego zio della tua eterna falute, è l'affare più impor tante, che tu abbia in quefto Mondo. Ciò t' infe gna la fede, te lo dicono le Scritture, e te lo ri petono i Santi Padri, e fe in queft' affare tu non rie fci, ancorchè faceffi qualunque altra prodezza, fa rai fempre mefchina, e miferabile. No anima mia GIORNO. 23 24 mia tu non fufti pofta al Mondo per feguir fe fue maffime, per accumular ore, ed argento, per appagare i tuoi fordidi defiderj, per faziare le tue impure ingordigie; ma vi fofti pofta per quefto folo motivo di trafficare la tua falute, e di acquiftarti il Cielo con opere buone, e virtuofe. Queſta è ſtata nel crearti l'intenzione di Dio, e fe quefta intenzione non la rendi efficace con operazioni de. gne di vita eterna dovrai andarne perpetuamente nel fuoco. Se ti falvi hai fatto il tutto, ma fe non ti falvi niente di bene hai fatto in quefta vita. Il ne gozio della tua eterna falute egli è unico, e irrepa rabile, e fe uną fola volta in queft' affare la sbagli addio eternità di contenti ,, tu feri perduta per fempre: Non datur, nò, non datur correctio erroris. Per riuſcire adunque in quefto negozio importantifsimo, deh rifolviti, anima mia, d' intraprendere una vita fervorofa, e divota; e comincia fin d'adef. fo ad amare il tuo Dio con tuttto il cuore; con tutta la mente; e con tutte quante le forze tue. Confonditi al rifleffo della paflata iniqua tua vita, e dimanda umilmente perdono a Dio di tutte fenza riferva le offefe fattegli. Ah! fconfigliata che fofti. Iddio ti comandava chiaramente di operar per il Cielo, e tu altro non facefti, che faticar per la Terra, e continuamente oltraggiarlo! Iddio t' imponeva di procurar di falvarti, e tu in cambio ad altro non attendefti, che ad immergerti in ogni diletto, più fordido, e a contentare il tuo corpo! Per quefto ogni comodità, ogni piacere, ogni divertimento, ogni fpaffo, e niente per te medefima, niente per farti eternamente felice! Oh infenfatag gine, degna veramente di lagrime, e di pianto! Ma, e vorrai ſempre, anima mia, continuare un fiffatte tenor di vitá? Vorrai fempre far fchiava di B 4 Sata PRIMO 24 Satanaffo fenza mai fcuoterti, e ravvederti? Vorrai fempre gemere fotto un fafcio pefantiffimo di pec. cati, e di colpe? Dov'è il fenno, anima mia, la fede dov'è? Iddio ti ha creata pel Paradifo, e tu a fuo difpetto vorrai andare all' Inferno? Qual con. fufione farà allora la tua al riflettere, che per tua fola tiepidezza, ed accidia ti ritrovi fepolta in quelle fiamme cosi ardenti, e voraci? Oh che Inferno tormentofiffimo avrai mai a provare, fe fin' a tanto, che fei in tempo non provvedi a' cafi tuoi, e non ti emendi. Deh! fvegliati, anima mia, da quel profondo letargo, in cui da tanto tempo vivi fopita, e adeffo che Iddio ti iſpira ad operar con fervore la rua eterna falute, corrifpondi alla fua voce Divina, e proponi coſtantemente di camminar fempre per la via retta del Cielo. Mio buon Gesù, mio Padre, mio Dio, oh quanto io fui infenfato nello fcordarmi dell' eternità, e nell' attaccarmi alle cofe tranfitorie di quefta terra! lo mi pento de' miei paffati trafcorfi, e ve ne addimando pietà, e perdono. Ufatemi clemenza, Nazareno adorato, e per le piaghe voftre fantiflime, datemi grazia di afficurare il gran negozio della mia eterna falute, nego. zio, che fe va fallito una volta, va fallito per fempre: Periiffe femel æternum efl. lo propongo di fa. re per l'avvenire del bene più che potrò, e di of fervare a perfezione i Divini voftri comandamenti; ma, Signore, ajutatemi voi, vi fupplico, acciò io non cada. Secondo Punto. C Onfidera, anima mia, qualmente l' eterna falute non folo ha da effere il tuo affare principale, per riufcire nel quale devi tutta impiegarti; ma GIORNO. 25 ma di più è l'affare unico, in cui tutte devi impiegare le tue premure. Ogni, e qualunque altro affare quantofivoglia premurofo, e grande, al confronte di quello dell' eterna falute è un affare da nulla, e come di niun valore, e di niuna importanza riputarlo tu devi. Sia economico, fia politico, fia profano, fia facro, le non ti conduce al Paradifo tu non devi in verun modo curarlo. il folo negozio, che preme è quello dell' eterna falure, e fe in quefto riefci hai fatto di grande tutto ciò, che potevi. Ogni altro negozio ancorchè vada a male una volta, può aver buon efito un altra; ma quello dell' eterna falute fe và a male una volta, è finita per fempre, mai più in eterno fi può ad effo rimediare. Ciò dicono tutti i Santi del Cielo, e lo confermano ancora tutti i condannati all' Inferno, i quali ad una voce efclamano, che in Inferno, nulla, nulla eft redemptio. Ah! e a che ti gioveranno i fpaffi, i divertimenti, i piaceri, fe una volta precipiti in quel carcere tormentofiffimo? A che ti gioverà l'efferti ingolfata in ogni forte di vietato piacere fe una fol volta ti danni? A nient'altro, anima mia, che ad accrefcerti pene, dolori, ed atrociffimi fpafimi. E per un breve diletto, per un piacer momentaneo, per un vile intereffe, o per una infame vendetta, vorrai, anima mia, fcordata di te medefima condannarti a crucii, e tormenti inefplicabili, e fempiterni? Deh! rientra una volta in te fteffa, e dopo aver conoſciuto lo ftato tuo deplorabile, piangi, pena, e fofpira a' piedi del tuo Gesù Crocififfo fin' a tanto, ch'egli ti abbia perdonato. Rifletti che il Paradifo non fi dà fe non a coloro, che trafficano con fervore la loro eterna falute, e a tutti gli altri Iddio lo nega. Se adunque ti preme di andar un giorno al poffeffo di quella gloria, fcuo 36 PRIMO fcuotiti, anima mia, e fcaccia da te lontana quella gran riepidezza che t' incammina ad una eternità di tormenti. Mura vita, e ricolmati di un fervente amor verfo Dio fin' a tanto, che fei in tempo, e Iddio ti concede grazia da far penitenza. Proftrati a piedi di Gesù Crifto, e si digli coll' anima fulle labbra, e colla contrizione nel cuore: Mio buon Gesù, mio Dio, si ch' io voglio incominciare una vita tutta conforme a' Divini voftri comandamenti. Conofco quanto fia ftato grande il mio inganno, il quale mi ha pofto in pericolo d' andarne perpetuamente dannato. Adeffo però di tutte le pallate mie ingratitudini me ne pento, e me ne dolgo, e ve ne dimando con tutta umiltà perdono, e mifericordia. Non meritano, è vero, i miei gravi peccati clemenza alcuna; ma, Signore, io vé l'addimando per i meriti della paffion voftra acerbiffima, e per tali meriti io la fpero. Protefto di voler effere da qui avanti tutt' altro da quel che fui, e colla grazia voftra fantifsima procurerò di mettere in falvo quell'anima, che voi ricomprafte collo fpargimen. to del preziofifsimo voftro fangue. Gran Dio, concedetemi ajuti forti, ed efficaci, acciò davvero io poffa operare la mia falute. ÉSAME PRATICO. Si continua fopra la Confefione Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Alla validità della Confefsione richiedefi neceffariamente il dolore, il quale fi divide in dolore perfetto, e in dolore imperfetto. Il dolore perfetto fi diffinifce! un difgufté d'aver offels Iddio, perchè in fe me defiUniv. Bibl. Giessen GIORNO. 27 defimo fommamente buono, ed amabile. Il dolore imperfetto fi diffinifce: un rammarico de' peccati commefsi, o per la di loro bruttezza, o pel timor delle pene minacciate a chi pecca. L'uno e l'altro dolore include, e dee includere una volontà rifoluta di mai più peccare. Il dolore di contrizione perfetta giuftifica da per fe fteffo, e quando non fi può avere copia di Confeffore, bafta per falvare un' anima; non così però il dolore di contrizione imperfetta, il qual deve fempre effere unito all' attuale Confeſsione. Si dee però avvertire, che la contrizione imperfetta, acciò fia valevole coll' artuale Confefsione a giuftificare, deve affolutamente includere un qualche principio d'amore di benevolenza in grado almeno rimeffo. Ciò premeffo io devo efaminarmi, con quale dolore io mi fia accoltato fin' ora a' piedi del Confeffore, e devo riflettere fe abbia fatto le mie parti per eccitarmi al dolor neceffario... Ogni dolore è un dono di Dio, e un impulfo dello Spirito Santo, e come tale da effo lui folo io lo devo afpettare, ma ho io cercato di addimandarglielo con preghiere, interponendovi il patrocinio de' miei Santi Avvocati, ed in ifpecie della Vergine Immacolata?... Dopo averlo umilmente dimandato a Dio, ho io ricercato dal canto mio di concepirlo?.. riflettendo alla gravezza del peccato mortale.. alla mraeftà auguftiffima del Dio offefo... al Paradifo perduto... e al meritato Inferno?... Sarei io di coloro, i quali dopo aver recitato l' Atto di contrizione cosi a fior di labbra, o dopo averlo letto in qualche librettino, di fubito corrono dal Confeffore, fenza badare a tant' altro? Oh quanto è mai difficile il concepire un atto vero di contrizione? Eppure per mancanza di un pentimente fincero egli è certo, che moltiffime confeffioDj A 28 PRIMOS ni reftano nulle, e facrileghe. Il dolore, fe riguarda colpe mortali, deve cadere fopra di tutte fenza efclufione d' alcuna, e fe riguarda colpe veniali, fopra alcune almeno delle più principali; ma è poi vero, che delle colpe mortali, io ne abbia avuto prima di confeffarmi un univerfale dolore?... Mi fon io mai confeflato coll affetto a qualche grave peccato?... Sopra d'un punto si rilevante, e da cui ne può dipendere la mia eterna falute, io devo efaminarmi profondamente, e fe mi trovo reo di una qualche grave mancanza, devo procurare di rimediare a tutto con una generale Confeffione. Al dolore deve neceffariamente congiungerli il propofito, fenza di cui la Confefsione farebbe nulla; ma ho io procurato pria d'accoftarmi al Confeſsionale, d' avere un fermo propofito di mai più offendere Iddio?... Cersi propoliti condizionati a nulla fervono, e il dire reftituirò fe vincerò quella lite, perdonerò fe il tale verrà a chiedermi fcufa, lafcierò quella Cafa, e quella Perfona fe quel mio emolo continuerà a frequentarla, e un maggiormente aggravarfi l' anima, è un profanare il Sacramento. Il propofito ha da effere affoluto, fincero, e univerfale in quanto almeno alle colpe mortali, e il fare diverfamente è un volerfi dannare per forza; ma ho io cercato di eccitare in me un propofito di quefta forte?... Ho io procurato di eftendere il propofito, non folo a guardarmi dal peccato, ma dall' occafione ancora, e dal pericolo di peccare?... Il propofito, che non include ancora la volontà rifoluta di ab" bandonare l' occafion di peccare, è un propofito falfo, e bugiardo, il quale in vece di giuftificarmi, mi condanna, ed io fopra di cio devo efaminarmi con tutta la più fcrupolofa attenzione. Corre altres l'ob GIORNO: 29 l'obbligo ftrettifsimo di dire, e fpiegare tutti i peccati, mortali almeno, al Confeffore, ma ho io procurato di confeffarli tutti fenza tacerne alcuno?... Per vergogna, o per roffore ne avrei io mai tralafciato alcuno?... Li ho io confeffati fchietti fchietti, fenza diminuirne la gravezza, o fcufarli?... Sarei io di quelli, i quali per farfi compatire dal Confefore, mormorano di quefto, e di quella, e dicono che fe hanno beftemmiato, imprecaro, o fatto altro male, n' è ftato colpa il Marito, la Moglie, i Figliuoli, la Nuora, la Suocera? Ho io mai detto al Confeffore, fon caduto nel tal peccato, ma colei, o colui mi ha sforzato?... Tutti i Demonii insieme dell' Inferno, fe io non voglio, non poffon farmi commettere un fol peccato veniale, e l' incolparne il terzo, e il quarto è una fcufa peftifera, e dannofifsima. Se io pecco, pecco, perchè voglio, e cadendo in peccato devo darne la colpa alla mia fola malizia. Confeffandomi ho io mai ſcoperto il complice de' miei misfatti?... Ne ho io mai detto il nome, o cognome?... Io devo confeffare i peccati miei, e non quelli degli altri, e nemmeno il Confeffore può obbligarmi a fcoprire il complice. Così dicono le tre Encicliche in forma di Breve di Benedetto XIV. É però da avvertirfi qualmente, acciò il Confeffore poffa venire in cognizione della gravezza del peccato, devono fpiegarfi i gradi di parentela, e di affinità. Io mi elaminero adunque come mi fia diportato intor. no al dolore, e propofito, e fe trovero aver mancato, procurerò di ravvedermi, e di emendarmi. sefov ido ars Maffima per la fera. o In quefta fera io dovrò ricordarmi, che fic some Iddio mi ha puramente creato per amarlo, e som fer PRIMOD 30 9 fervirlo in quefta vita per poi andarlo a godere per petuamente nel Cielo così io devo operar con fervore la mia eterna falute, e procurar di falvarmi. Quindi io dirò fpeffo, e ripeterò: Illumina Domine oculos meos ne unquam obdormiam in morte. Orazione giaculatoria. L'Orazione giaculatoria farà quefta: Salvum fac Domine,& benedic hæreditati tüe. Signore, benedite l'anima mia, e daremi grazia di poterla falvare. SERMONE SECONDO. Dell eterna falute. avere un il Meffia come narra l' Evangelifta Matteo, raccontati, e defcritti a' fuoi Apoftoli gl' immenfi ftrazj, che foffrir dovea nell' imminente fua Paffione, Pietro moffo da un eftro di compaffione, e d' amore, cercò diffuaderlo dal fottoporfi a si afpri, e fpietati tormenti: abfit a te Domine, gli difs' egli con tuono quafi imperiofo di voce, abfit a te Domine, non erit tibi hoc( a). Giufto a tutta prima pare lo zelo di queſto Principe degli Apoftoli, ma cofa credete voi, Uditori, che il Divin Redentore gli rifpondeffe? Lo fgridò, e lo redargui acremente, e dopo averlo chiamato perfin col nome di Satanaffo: vade poft me Satana, rivolto a' fuoi Difcepoli gli diffe, che chi volea feguitarlo, ed entrar a parte del fuo regno celefte, dovea prendere la fua ( a) Math. 16. 22. GIORNO. fua Croce, e portarla con effo lui fino alla cime del monte Calvario: Qui vult venire poft me, abneget femetipfum, tollat Crucem fuam,& fequatur me; volendogli con ciò dimoftrare, che poco giova l'acquiſtare il comando d' un mondo intero, fe l'anima poi finalmente fi perde. Quello, che già diffe il Verbo incarnato a' fuoi fanti Difcepoli, dico altresi a voi, Fedeli miei dilettiffimi, che mi afcoltate. Voi fofte creati unicamente da Dio per amarlo con tutto il cuore, e procurar di falvare l'anima voftra, e fe in quefto gran negozio dell' eterna voftra falute voi non riufcite, a niente tutt' il reſto vi gioverà, quand' anche entrafte al poffeffo di tutti i beni di queſta terra: Quid prodeft homini, lo diffe lo fteffo Verbo divino a' faoi Apoftoli, quid prodeft homini fi mundum univerfum lucretur, animæ vero fue detrimentum patiatur? Per giungere però a falvar l'anima, e ad impoffeffarvi del Paradifo vi conviene Uditori, darvi alla fequela della virtù, crefcere ogni giorno nella perfezione, e far violenza alle sfrenate voftre paffioni, effendo certo che coloro folo entrano in Cielo, che portano con pazienza la loro Croce, e mertificano fe medefimi: violenti, lo dice l'Evangelifta, violenti rapiunt illud( a). Queito egli è l'unico mezzo per entrare nella gloria beata, e per afficurarfi dopo quefta mifera vita un' eternità di contenti, e chi vuol vivere a feconda de' fuoi capricci, e de' fuoi fordidi defiderj, è certo che in cambio del Paradifo avrà un' eternità di tormenti.. Quantunque però ad ogni Uom battezzato tutto ciò fia notiffimo, quanti vi fono nel mondo, che fcordati affatto del fine fublimiffimo per cui furon > love da ( a) Matth. 11. 12. 39 PRIMO da Dio créati, ad altro non penfano, fe non che a darfi bel tempo, ad immergerfi in fpafsi, in giuochi, in divertimenti, e in opere ancora più vituperofe, ed indegne? Quanci vi fono, che vivon nel mondo, come fe appunto creati foffero per queſto mondo medefimo? Ma ditemi voi, che m'afcoltate, Criftiani amatifsimi, che può mai darvi queſto mondo bugiardo da amarlo tanto, fino ad anteporlo al liberalifsimo voftro Iddiof Ricchezze forfe, pompe, gradi, dignità, preminenze, ed onori? Ma quand' anche tutto cio egli diffatto donaffevi, a cofa poi vi gioverebbe fe la sbagliafte, come la sbaglierete di fatto fe non rientrate in voi ftefsi, nel grand' affare della voftra eterna falute? Quid, quid prodeft homini fi univerfum mundum lucretur, anime vero fue detrimentum patiatur? Se voi al perdere un' anima, ne avefte un' altra da porre in falvo, al vedervi così operar da infenfati, compatirvi quafi quafi vorrei; ma effendo l'anima voftra fola, ed unica, e che perduta una volta è perduta per fempre, io non pollo no, fe non redarguire acremente la voftra grande inconfideratezza, e infenfataggine. Se voi perdete un occhio ve ne refta un altro; fe una mano, o un piede perdere un altro ancor ve ne refta; ma perduta, che fia l'anima fola, ed unica, altro, no, Criftiani amatifsimi, altro non vi refta da perdere, perchè avete perduto il tutto: Perdidimus, potete ancora voi gridare coll' empio Re d'Inghilterra Arrigo Ottavo, perdidimus, perdidimus omnia. Fè fafacrofanta! Ciò fi crede da' Criftiani, eppur fi pecea? Deh! Fedeli miei dilettifsimi, abbiate per le vifcere di Gesù Crifto, abbiate pietà di voi fteſsi, e fe vi piace di falvar l'anima ravvedetevi preftamente e fate penitenza de' 2 GIORNO: de' commefsi voftri trafcorfi. Il negozio di cui fi tratta, egli è della più grande importanza: negotium pro quo contendimus, vita æterna eft, e fe fino a tanto che fiete in tempo non procurate di afficurarlo, io temo, e temo molto, che abbiate ad andare eternamente dannati. Coraggio adunque, Uditori ornatiffimi, coraggio; e dopo aver implorata in voftro ajuto la divina afsiftenza, proponete coſtantemente di voler incominciare una vita fervorofa tutta, e divota. Ringraziate Iddio d' avervi fatto conoſcere il gran pericolo in cui vivete, e genufleſsi a' fuoi piedi fantifsimi addimandategli umilmente di tutti i reati voftri pietà, perdono, mifericordia. Sì, amabiliffime Redentore, si che vi ringraziamo con tutto il cuore, con tutta l'anima, e con tutte le forze noftre d' averci dato ſpazio di tempo da far penitenza de' gravi noftri peccati, e preghiamo a ringraziarvene in noftro nome tutti gli Angeli, e i Santi del Paradife. Da qui avanti noi viveremo certamente tutt' altri da quel che fummo, e vi promettiamo di mai, mai più in alcun tempo volervi offendere. Perdonateci però le mancanze noftre paffate, e per i meriti del preziofiffimo voftro fangue, concedetecene una remiffione totale. Noi ne fiam di tutto cuore pentiti, e rifoluti di voler attendere a falvar l' anima noftra, vi dimandiamo la bella grazia di potervi amare fervorofamente in queſta vita, per poi venirvi ad amare per tutti i fecoli eterni nella patria celefte. SE. BULENIST 34 SECONDO GIORNO MEDITAZIONE. Sopra il peccato mortale confiderato in fe. PREPARAZIONE RIMOTA. A meditazione di quefta mattina farà fopra LA il peccato mortale confiderato in fe fteffo. II frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto. I. Di concepire un odio fommo contro un moftro sì abbominevole. II. Di effer pronti ad incontrare piuttofto la morte, che commetterne deliberatamente uno folo. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. D da tutte Iftaccati, anima mia, per un poco quefte terrene cofe, e dopo efferti riconcentrata in te fteffa, dimmi, chi è mai quel grande, ed onnipotente Signore, che ti creò? Egli è il Re de' Monarchi, il Padrone della Terra, e del Cielo, il principio di tutte le cofe, un Dio infinito, ed immenfo, il qual non conoſce alcuno nè a fe fuperiore nè eguale a fe. Egli è quello innanzi a cui tremano GIORNO. mano i Serafini del Cielo, e a' piedi del di cuí trone le Corone, e i Diademi depongono tutti i Principi della corte Celefte. Egli è quello, che fe impone filenzio a' venti di fubito ammutolifcono, fe comanda al Mare, che fi quieti, di fubito fi abbonaccia, fe comanda al fuoco, che non abbruci, di fubito lafcia il fuo innato calore, e fe vuole qualche cofa dalle creature tutte infenfate, rifcuote tofto un'ubbidienza prontifsima. Egli è un atto purifsimo, e femplicifsimo, il quale è di fe fteffo perfettamente beato, e fenza di cui verun Santo del Paradifo goderebbe ombra di beatitudine. Egli è quello, nel di cui feno fta racchiufo un deliziofiffimo Paradifo, e fuor di cui bellezza alcuna non v'è che innamori, non v'è intereffe, che alletti, non v'è piacer, che lufinghi, nè fervigio, che obblighi, nè amabilità, che rapifca, nè bene alcuno, che migliori. Egli è quello che ha per principio l'eternità, per fregio l'infinità, per manto l'immenfità, per fcudo l'onnipotenza. Egli è un Dio si alto, si pago, e ricco di fe medefimo, che dopo aver precipitata in un abiffo di fiamme la terza parte degli Angeli, che ardiron difputargli il vaffallaggio, mai più umiliò fulla miferia di Creature si augufte un' amorevole occhiata perchè nullius indiget. Egli è quello in fomma... Ma e pretendi forfe, anima mia, col tuo fpeculare d'intendere cofa fia Dio? Ah! ti bafti di faper foltanto, che a quefto gran Dio col peccato mortale tu gli voltafti difpettofamente le ſpalle, tu gli movefti contro una guerra fpietatifsima e gli facefti i più ftrani oltraggi che far fi poffano al più vile verme della terra. Si, anima mia, co'tuoi gravi peccati, rinnovafti a quefto Dio una pafsioe più dolorofa della già fofferta in Gerofolima, di > SECONDO " di bel nuovo lo ricrocifiggefti, lo condannafti alla più barbara morte, tentafti di difcacciarlo dal fuo Trono Auguftifsimo, e in quanto a te ne cercafti un totale annientamento. Ma, e chi fei tu, anima mia, che ardifti prendertela contro l''onnipotente? Ah! tu non fei, che un intelletto ofcurato dall' ignoranza una volontà priva di rettitudine, e un aggregato della più orrenda malizia. Ed effendo tu tale, hai avuto ardimento di ribellarti all' Altiffimo, di muovergli guerra, e di tentare di detronizzarlo? Come ciò mai fu pofsibile? Eppur, eppure ella è così; e ad un fiffatto attentato enormifsimo non ti fei eftefa una volta fola, ma poco anen che infinite, e tutte le volte, che tu peccafti, Or qual abiffo farà proporzionato alla indegnità delle malvagie tue colpe? Deh riconofci, anima mia, la gravezza della colpa mortale, e comprendi il grand' affronto, che tu peccando facefti a Dio. Pentiti di tutto cuore d'aver si empiamente oltraggiato il Dio del Cielo, e della Terra, e con volontà rifoluta di mai più in eterno volerlo offendere, dimandagliene addolorata umilmente perdo. no. Gran Dio, io mi raccapriccio, e mi confondo al penfare all' orribile attentato che io commifi, quando peccai, e tutto pieno di vergognofo roflore ve ne chieggo contrito mifericordia. Oh fofsi mille volte morto, piuttofto che avervi offefo! Oh mi aveſte pria precipitato ad ardere nell' Inferno. Adeffo però io fon rifoluto di voler piuttofto morire, che mai più offendervi. Afsiftetemi, mio buon Gesù, acciò ic mai più in eterno abbia ardimento di trafgredire la legge voftra fantifsima. 36 St. GIORN O. Secondo Punto. Dio si grande, che tu offendefti, non folo è la ftella bontà per effenza, ma è anche un bene di fe diffufivo. Chi fu che ti cavò dall' abiffo del nulla? Chi fu che ti fece a di lui immagine, e fimilitudine? Chi fu che ti fregiò di memoria, di volontà, e d' intelletto? Chi fu in fomma che ti comparti tante grazie fingolari tutte, e diftinte? Ah! non fu altri che quel Dio, che tu col peccato barbaramente oltraggiafti. E un Dio si buono, anima mia, tu ardifti fpietatamente offenderlo? Oh ingrata, e sleale che fofti! Com'è pofsibile, che allora non t'ingojaife la terra! Com'è pofsibile, che non ti affogaffero gli elementi! Com' è pofsibile che non ti fulminaife il Cielo! Oh bontà infinita di Dio, quanto mai io fon tenuta a ringraziarvi! Gran malizia, Signore, che fu la mia nell' offendere un Dio sì buono, ed offenderlo per queſt'iſteſfo, perchè con tanta bontà perdona le ingiurie, che fe gli fanno... Anima mia, puoi tu riflettere alla tua diabolica ingratitudine, fenza riempierti di vergogna, e roffore? Puoi tu penfare alla tua barbarie, fenza inorridirci, e raccapricciarti? Così fi tratta con un Dio, che ti ha tanto beneficata? Si tratta così con un Dio, che è venuto appofta dal Cielo in Terra per liberarti dalla fchiavitù dell' Inferno? Trattarlo da Nimico, e calpeftare ad ogni poco il di lui fangue fantifsimo! Oh vergogna! Oh confufio ne! Oh roffore! Mio Dio, fe la fperanza d' ottenere il perdono dalla voftra bontà mi refe prefuntuofo a peccare, adeffo un' altra fperanza migliore di mai più offendervi mi rende animofo ad implorare la voftra pietà. Io la imploro adunque, e coll' C 3 38 SECONDO soll' anima fulle labbra, e con una vera contrizione nel cuore vi prego, vi fupplico, vi fcongiuro ad ufarmi mifericordia. Non la mericano è vero, le mie gravi mancanze; ma me l' ha meritata quel fangue preziofiffimo, che per la mia redenzione voi fulla Croce fpargefte. Protefto da qui avanti di voler morire piuttolto, che mai più oltraggiarvi, e quando prevedefte, ch' io avelli di bel nuovo a cadere in peccato, deh coglietemi pure con una morte anticipata, acciò chiudendo i miei giorni col dolce fonno de' Giufti, poffa giungere ad amarvi, lodarvi, e benedirvi per tutta una interminabile eternità nella gloria beata. ESAME PRATICO. Si continua fopra la Confeffione. Q Uantas habeo iniquitates,& peceata, feelera mea,& delicta, oftende mihi. Per avere un vero, e fermo propofito di mai più offendere Iddio, è neceffario non folo proporre di ftar lontano da qualunque colpa, e peccato, ma dalle occafioni proffime ancor di peccare, e da tutto ciò, che fervi una volta d' inciampo ad offendere Iddio. Quindi io mi efaminerò fe cerchi tutti i mezzi per rendere il mio propofito efficace, e fe procuri di sfuggire tutte le occafioni, che al peccato nuovamente indurre mi poffono. Procu ro io adunque di non converfare con quella Perfona, colla quale tante volte ho offefo l' Altiffimo?... Lafcio io la lettura di que' romanzi, e di que' libri peftiferi, ché mi riempion la mente d'impurità, e di laidezze?... Raffreno io la mia lingua per non lafciarla più fcorrere in difcorfi lybrie GIORN 0. 39 > brici, ed equivochi?... Diftolgo io la mia vift da quegli oggetti, e da quelle pitture ofcene, che tante volte per gli occhi mi mandarono un fuoco impuro nel cuore?... Se pel paffato fui dedito all intereffe, devo prima di confeffarmi dimoftrarmi difintereffato, e fenza affetto alcuno ai beni di queſta terra, ma lo faccio io con una volontà vera, e rifoluta?... Faccio io le dovute reftituzioni, fenza prolungarle da un anno all'altro?... Mi dimoftro io liberale co' bifognofi, colle Chiefe, e co' Poveri?... Se io fui predominato dall' accidia devo dimoftrarmi nel fervizio di Dio fervorofo; ma frequento io, per rendere efficace il mio propofito, i Sacramenti Santiffimi della Confeffione e della Comunione?... Impiego io il tempo in raccomandarmi a' miei Santi Avvocati, all' Angelo mio Cuftode, ed in ifpecie alla Vergine Immacolata Madre de' Poveri Peccatori?... Con atti contrarj io devo fradicare i mali abiti contratti colla reiterazion delle colpe; ma adopro io in ciò fare tutta la poſsibile follecitudine? Faccio io ogni sforzo per tener a freno le mie pafsioni, e domarle?... Sant' Ifidoro, dice, che colui il qual non fa fe non Confeſsioni, e peccati, peccati, e Confefssioni è un falfifsimo penitente, degno di tutto quanto il fuoco Infernale, e fe io non voglio andare ad eſperimentare cofa voglia dire Inferno, devo affolutamente procurar di emendarmi. Un mezzo potentifsimo per ftar lontano da qualunque peccato, egli è quello di meditare continuamente i Novifsimi: Memorare, 1o dice lo fteffo Spirito Santo, memorare Noviffima tua,& in æternum non peccabis; Ma penfo io mai alla Morte, al Giudizio, all' Inferno, e al Paradifo?... Oh quanto io temo, a cagion del ***** pro 4° SECONDO propofito, d' aver profanato il Sacramento Santif fimo della Penitenza! Procurerò però di efaminarmi ben bene, e di rimediare a tutte le mancanze paffate. L'ultima condizion neceffaria per ben Confeffarfi fi è l' accettare, e fare la penitenza che viene ingiunta dal Confeflore. Quefta penitenza fi può confiderare in due maniere, in re, cioè e in voto. La penitenza in voto è quella prontezza, che ha il Penitente di foggiacere alla penitenza, che verrà impofta dal Confeffore. La penitenza in re è foltanto parte integrante, la quale però obbliga il Penitente a farla fotto pena di peccato mortale, fe per peccati mortali ella viene ingiunta. Ma intorno a quefte penitenze come mi fon io diportato?... Ho io procurato di farle interamente, fenza tralafciarne parte veruna?... Ho io accettata ogni penitenza con umiltà, e fommiffione, fenza cercare di farmela dal Confeffore cambiare?... Sarei io di quelli, i quali non vogliono penitenze, fe non a lor modo?... Il Confeffore è obbligato a dar una penitenza corriſpondente alle colpe, e addattata allo ſtato, e alla condizione de' Penitenti, e fenza un giufto motivo il Penitente non deve rifiutarla. Può beniffimo il Penitente efporre le fue difficoltà, ma dal far una qualche penitena per foddisfare a' fuoi peccati non può in alcun modo ritirarfi. Dopo aver accettata la penitenza ho procurato di farla mentr' era anche in grazia?... Io non dico Io non dico già, che facendofi in peccato mortale, fi commetta un altro nuovo peccato, o non fi foddisfaccia, ma dico bensì, che fe deve aver valore di foddisfare alla pena dovuta a' peccati, fi dee fare in grazia, non potendo chi è in peccato mortale foddisfare, nè meritare appreffo Iddio, di cui è Nimico. In fomma quali fone GIORNO: fono ftate le mie Confeffioni in tanti anni, e in tanci luftri di vita?... Quale frutto ho io da effe ricavato?... Oh gran Dio, fe voi non mi ufate mifericordia, quanto, quanto quanto mai io temo di avermi appunto per le confeffioni a dannare! Io efaminerò la mia cofcienza con tutta la poffibile diligenza, e proporrò, fe farà neceffario, di far quanto prima per rimediare a tutto, una Confeffion generale. Maffima per la mattina. Siccome il peccato mortale egli è un moftro talmente orribile, che non contento di far ftrage d' anime innumerevoli, paffa a prenderfela contro l'Onnipotente, ad offenderlo, e ad oltraggiarlo, così io cercherò di ftarne fempre lontano e dirò fpeffo a me fteffo coll' Ecclefiaftico: Quafi a facie colubri, fuge, fuge peccatum( a). 9 Orazione giaculatoria. L'orazione giaculatoria fará quefta: Amplius lava me Domine ab iniquitate mea,& a peccato meo munda me( F). Siguore per i meriti della pal fion voftra dolorofiffima purificatemi da qualunque peccato, e datemi grazia di mai più offendervi. ( a) Eccl. 21. 2.( b) Pfal. 50. 4. SER 42 SECONDO SERMONE PRIMO. Sopra il peccato mortale. Geremia Profeta dallo 9 O > 9 rito del Signore, e follevato a contemplare la malvagità del fuo Popolo, e le offefe fatte a quel Dio, che riverenza efiggeva, gratitudine, e amore, atterrito dalla Maeftà fomma dell' offefo, e dalla viltà maffima dell' offenfore non potè trattenerfi dall' efclamare: Stupitevi o Cieli, e voi, o porte fante di quell' Augufta Città fpezzatevi per lo fpavento: Due gran mali ha fatto quefto Popolo sleale, ed iniquo; ha oltraggiato barbaramente il Monarca, Auguftiffimo dell'Univerfo e fi ha elette per Dio Creature viliffime, e miferabili: Obftupefcite Cali fuper hoc& porte ejus defolamini vehementer: Duo mala fecit Populus meus: Dereliquerunt fontem aque vive,& foderunt fibi ciflernas, cifternas diffipatas, que continere non valent aquas( a). Ciò che diffe addolorato il citato Profeta, lo ripeto altresì a voi o Criftiani, che mi afcoltate, e ripieno, e ricolmo di fervore, e di zelo, un gran male, io vi dico che avete fatto nell' offendere colla colpa mortale, il grande voftro, ed Onnipotente Signore, ed un male maggiore di quello fecero i fcelerati Ebrei. Voi per la fede, che profeffate, e per le grazie, che ricevete continuamente dall' amorofiffimo voftro Iddio avere una cognizione perfettiffima e della di lui fomma bontà, e della di lui infinita grandezza, e della fterminata di lui potenza, coficchè offendendolo ac9 > cre( a) Jerem. 2. 12. 22( 10) GIORNO. crefcete una malizia si tetra, sì fpaventofa, ed orribile alle voftre malvagità, che quella de' fuccennati Ebrei altro non era in comparazion della voftra, che un'ombra, un' idea, un' immagine: Peccata fidelium, lo dice il Dottor Angelico San Tommaſo, peccata fidelium propter gratiæ Sacramentum aggravantur. Quindi è, che con più ragione del citato Profeta, al vedervi con franchezza commettere ogni piú enorme peccato, poffo anch'io efclamare: Obflupefcite Cali fuper hoc& porte ejus defolamini vehementer: Duo mala fecit Populus meus: Dereliquerunt me fontem aque vivæ,& foderunt fibi cifternas, cifternas diffipatas, que continere non valent aquas. E vaglia il vero; Che attentato malvagio, fcelerato, ed iniquo, non fu quello degli Ebrei, allorchè s'eftefero a por le mani indoffo al Santo de' Santi, e dare morte all' Unigenito del Padre eterno, e a farfi rei di un efecrando Deicidio? Fu quefta una malvagità così grande, che induffe Iddio a fervirfi di Tito, e Vefpafiano per vendicarla colla crocififfione di più centinaja di mila Ebrei, e coll' efterminio quafi totale della lor nazione, venduta al dir di Giuſeppe Ebreo, a prezzo viliffimo, e difperfa per tutto il Mondo; ep. pure il peccato di coſtoro era fempre minore di quello d'un battezzato. Le cognizioni viviffime delle quali, Uditori, voi fiete arricchiti, dilatano talmente la malizia delle voltre colpe, che vi rendono più malvagi degli fteffi Giudei, quantunque in ecceffo fcelerati, ed iniqui. Quefti crocififfero, è vero, il Figliuol dell' Altiffimo; ma a tanto s'inoltrarono perchè nol conobbero, che fe conoſciute l'aveffero, mai, al dir di S. Paolo, crocififfo l'avrebbero: Si enim cognoviffent, nunquam Dominum gle+ SECONDO 44 glorie crucifixiffent( a). Voi però ancorchè conofciate effere il voſtro Dio, un Dio di Grandezza, di Maeftà, di Giuſtizia, di Santità, e di Potenza infinita, v' inoltrate nientedimeno, col peccato mortale, ad infultarlo, a villaneggiarlo, a ricrocifiggerlo, e a contegnarlo nuovamente ad una morte vituperofa, ed iniqua: Rurfum crucifigentes, lo ha detto l' Apoftolo Paolo, rurfum crucifigentes Filium Dei. A queft' ecceffo voi, peccando, v'inoltraſte, Uditori, e non folo v'inoltrafte una volta, ma tante quanti furono i peccati, che voi commettefte. Ed oh il grande affronto, che voi facefte, Udi tori, all' amorofo voftro Signore! Egli fe ne lagna altamente per bocca del Profeta Ifaia, e addolorato quafi a tutta voce efclama: Filios enutrivi,& exaltavi, ipfi vero fpreverunt me( b). I miei cari, i miei Figli, i miei Beniamini tanto da me contradiftinti, e beneficati, dalla fanciullezza fino all' adolefcenza, dall' adolefcenza fino alla virilità, dalla virilità fino alla vecchiaja, altro non hanno fatto che offendermi, oltraggiarmi, vilipendermi, ricrocifiggermi. E per qual motivo mi hanno mai effi oltraggiato, ed offelo? Per uno sfogo d'impurifsima difoneftà, per una vendetta, per una fuperbia, per un vile intereffe, per un poco di roba di mal acquiſto, e per un piacere fordido, e momentaneo: Propter pugillum hordei,& fragmen panis( c). Fè facrofanta! e per cofa si vile cercare l'annientamento d'un Dio, ricrocifiggerlo, e condannarlo ad una nuova fpietatiffima morte? E non tremate, Uditori, per lo fpavento, e a confiderare l' attentato voftro facrilego non vi fi gela per l'orrore ( a) 1. Corinth. 2. 8.( b) Ifai. 2.2. ( a) Ezech. 13. 19 4 GIORNO. 45 rore nelle vene il fangue? Oh barbarie del cuore umano, quanto fei mai deteftabile! Mio buon Gesù, mio Dio, oh quanto mi duole d' avermela prefa contro di voi, e d' avervi con tanti peccati si empiamente oltraggiato! Della mia fomma temerità io me ne pento, e me ne dolgo, e colle lagrime agli occhi, e col dolore nel cuore ve ne addimando pietà, perdono, mifericordia. Perdonatemi, adorabile Nazareno, i miei trafcorfi, e per amore delle piaghe voftre fantiffime, rimettetemi in grazia vaftra. Da qui avanti io vivrò tutt'altro da quel che fui, e piuttoſto, che offendervi, io mi protefto di voler foffrire qualunque male, e la fteffa morte. Voi però, Signore, avvalorate la mia debolezza, acciò poffa ftar fermo ne' conceputi proponimenti. MEDITAZIONE SECOND A. Sopra il peccato mortale, confiderato ne' fuoi effetti. PREPARAZIONE RIMOTA. farà il peccato mortale, confiderato ne' fuoi effetti. 11 frutto da ricavarfi mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto. I. Di temer queſto male più di qualunque altro del Mondo, e di temerlo come un ladro fpietato, che ci rubba tutto il bene gia fatto, e ci rende iucapaci di operar meritoriamente pel Paradifo. II. Di deteftarlo con cuore veramente pentito, e con rifoluzione di volerlo fuggire più della morte medefima. PRE 46 SECONDO PREPARAZIONE PROSSIMA Atto di fede& c. come alla pagina 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. S₁ Ollevati, Anima mia, fopra te fteffa, e colla fcorta della Fede, e de' Santi Padri, confidesa quanto fia bella, vaga, e rifplendente agli occhi di Dio un' anima giufta. Quefta mercè la grazia fantificante, che adornala, la qual grazia altro non è, che una participazione della Divina bontà, viene ad effere così preziofa, che tutte le cofe nobili di queſta terra, altro al di lei confronto non fono, che vapori ofcuriffimi. Al vedere un' anima in grazia di Dio la gran Santa Geltrude, e al contemplarla fregiata di sì rara bellezza, reftò, talmente dalle di lei nobili prerogative forprefa, che era già quafi in procinto di adorarla per Dio, fe Iddio medefimo non fi degnava difingannarla. La vita dell' anima al dir del Santo Padre Agoſtino, è Iddio, medefimo: vita animæ Deus eft, e venendo con effolui a coftituire una cofa fola: unum in Chrifto, di tal fatta, in mirarla fenza peccato, di effa fi compiace, che la chiama fua Colomba( 4), fua diletta, fua Figlia, fua Beniamina, fua Spofa ( b), e vera immagine del fuo volto divino: Tu fignaculum fimilitudinis meæ: firmabo fuper te oculos meos. Al primo però mortal peccato, ch' ella commette, vien fubito abbandonata da Dio, viene fpoglia[ a] Cant. 2. 14.( b) Pfal. 81. 8. GIORNO 47 gliata di tutte quelle nobili prerogative, che l'adornano, e vien confegnata nelle mani crudeli del fiero Serpe d'abiffo, e talmente agli occhi di Dio diviene abbominevole, che più non può fenza or. rore guardarla. Quefto egli è ciò, che fa in un' anima il maledetto mortal peccato. Sì, anima mia, allorchè commettefti un peccato mortale o col penfiere, o colle parole, o colle opere, tu fofti tofto fpogliata della grazia fantificante, divenifti odiofa agli Angeli, e a' Santi tutti del Cielo, e rea diventafti di tutto l'odio, e dello fdegno tutto di Dio. Tu infomma peccando perdefti Iddio, e perdendo Iddio tu perdefti ogni cofa. Ed oh fe comprendefti, anima mia, cofa voglia dire perdere Iddio, quanto, quanto mai ti ricolmarefti d'orrore! Perdere Iddio, vuol dire perdere la fua grazia, e la fua amicizia; vuol dire perdere la di lui Figliuolanza, e la di lui gloria beata; vuol dire eleggerfi per Padre il Demonio, e per amici i Dannati; vuol dire divenir preda di tutti i Diavoli dell' Inferno, e rea di tutta quanta un eternità di tormenti. Quefto, anima mia, vuol dire perdere Iddio, e perderlo per un folo peccato. Or da un tale riffeffo non ti fi gela nelle vene il fangue, e non ti palpita per lo fpavento il cuore nel petto? Ma e perchè l'hai tu fatta queſta gran perdita? Forfe per l'acquiſto di un qualche Regno, o di un qualche vaftifsimo Principato? Ah ingannata, che fofti! Tu l' hai fatta per una mifera foddisfazione, per un pugno di terra, per un piacer momentaneo: propter tantillam voluptatem. Ma, e non ti vergogni della tua empia infenfatagine? Non piangi a lagrime di fangue i tuoi trafcorfi? Ah! si, Padre amorofo, amorofifsimo Padre, sì, si ch' io mi vergogno, e mi confondo. lo, io fui quell' ingrato, io fui quel malvagio, e sleale www.TA 48 SECONDO sleale, che per un nulla ardì di offendervi, e di oltraggiarvi. Io mi pento però adeffo della mia fpietata temerità, e alla prefenza della Terra, e del Cielo, io ne dico mia colpa, e ve ne addimando pietà, e mifericordia. Oh fofsi morto pria mille volte, o Signore, che avervi offefo! Adeffo però io voglio morir piuttofto, cento e mille volte, che mai più offendervi, e difguitarvi. Punte Secondo. Cof Onfidera, Anima mia, qualmente qui non fi fermano i danni, che arreca il maledetto mortal peccato. Egli fi avanza più oltre, e da ladro fpietatiffimo, ch' egli è, s'innoltra a rubarti tutto il bene, che in tanti anni di vita, pria di commetterlo tu facefti: Si averterit fe juftus, lo dice a chiare note Ezechielo Profeta, fi averterit fe juftus a juftitia fua, omnes juflitiae ejus, quas fecerat non recordabuntur( a). Succede alle rue buone operazioni, come ad un vafo in un giardino tutto amantato di rubicondi fiori, il qual dopo terribile, e pefante gtagnuola, refta talmente difsipato, e guafto, che più non fembra quello di prima... Tutti i digiuni, e le quarefime, che offervafti, tutte le penitenze, le aufterità, e le limofine, che facefti, tutte le opere di mifericordia si fpirituali, che temporali, che efercitafti, tutti gli Uffizj, le Corone, e i Rcfarj, che recitafti, tutte le Prediche, e Catechifmi, che udifti, tutte le vifite che a' Santuarj, e alle Chiefe facefti, tutto in fomma il bene, che in tanti anni di vita eſemplare operafti, per la colpa mortale reftò affatto difperfo: Omnes, omnes juftitiæ ejus quas feee( a) Ezech. 18. 24. GIORN O. 49 fecerat non recordabuntur. Anima mia, anima fgraziata, e infelice, puoi rammemorarti quefte tue perdite, fenza tutta raccapricciarti per lo fpavento? Care mio Dio, caro mio Redentore; dunque fe per mia difgrazia io commettefsi un peccato mortale, tutto il bene, ch' io feci in tanti anni di vita, farebbe per me inutile, e infruttuofo, e a niente mi gioverebbe? Ah! pur troppo ella è così: omnes, omnes juftitiae ejus, quas fecerat non recordabuntur, no, non recordabuntur. lo perderei toftamente l' amicizia di Dio, e diverrei Nimico di chi può tutto. Io perderei la Figliuolanza di Dio, e diverrei fchiavo di Satanaffo. Io perderei l''eredità del Paradifo, ed incorrerei nel merito di pena eterna. Oh cieco, ch' io fui, al perdere per cofe da nulla un bene impareggiabile, un grado folo del quale vale più di tutti i beni dell'univerfa natura. Mio Dio, io mi pento del mio pallato incauto operare, e rifoluto di voler vivere da qui avanti vero offervatore de' Divini voftri precetti, vi prego a volermi rimettere nella voftra fanta amicizia. Mi fpiace infinitamente d' avervi offefo per l'addietro; ma ficcome de' peccati paffati io non poffo far altro, che pentirmene, e addimandarvene pietà, così io vi fupplico con tutta l' anima a perdonarmeli, e a darmi grazia di mai più in eterno peccare. Terzo Punto. Cou Onfidera, anima mia, qualmente nemmen qui fi ferma il danno, che arreca il maledetto mortal peccato. Non folo quefto sì brutto, e fiero moftro priva del tutto delle opere buone già fatte; ma di più paffa ad infettare l'albero nella radice, e fa che l' anima, perchè fpogliata della grazia fantificante, fia incapace di operare merito D ria 5.0 SECONDO riamente per la vita eterna del Cielo: Radix eorum exficcata eft, lo ha detto il Profeta Ofea, fructum nequaquam facient( a). Ancorchè, dice il Santo Apoftolo Paolo, ancorchè io avelsi una fede sì viva da trasferire i monti da un luogo all' altro, ancorchè io annunziaffi i veridici dogmi colla lingua degli Angeli, ancorchè io diftribuiffi tutte le mie foltanze a' poveri, ancorchè io foggettafli il mio corpo a duriffime carnificine, fe non fono in grazia di Dio, a niente, a niente tutto quefto mi gioverebbe: Nihil, nihil mihi prodeft( b). Si, anima mia, ancorchè tu convertiffi a Gesù Crifto più anime, che non ne converti il Saverio, ancorchè tu faceffi più penitenze, che non ne fece uno Stilita, ancorchè tu faceffi più miracoli, che non ne fecer gli Apoftoli, e ancorchè finalmente tu faceffi tutto il bene, che hanno fatto tutti i Santi del Cielo, fe fei in peccato mortale a niente ti fervirebbe: Radix eorum exficcata eft, fructum nequaquam facient. Oh le gran perdite, anima mia, che cagiona il maledetto mortal peccato! Oh le perdite degne di un pianto amariffimo! Mira, e rifletti a qual miferia è ridotto, chi commette una fola colpa mortale. Egli è incapace d' opere buone per meritare. Egli è incapace d' indulgenze per foddisfare. Egli è incapace della Comunione de' Santi per partecipare delle comuni foddisfazioni. Egli è infomma in uno ftato il più deplorabile, che rinvenire fi poffa. Ed a fronte di tante rovine, e di tante perdite, non odierai, anima mia, il peccato con un odio implacabile? Ah! sì, mio Dio, sì ch' io lo abbomino con tutto il cuore, e lo detefto Deh! giacchè, o Signore, fiete ftato meco così ( a) Ofe. 9. 16.( b) 1. Corinth. 13. 3. GIORNO. { 1 così clemente da concedermi fpazio di tempo da far penitenza, concedetemi ancora un fiume di lagrime di compunzione, acciò io poffa lavar le mie macchie, e fmorzar quel fuoco eterno, che più volte colle mie colpe ho meritato. Io a voi mi raccomando, e ficuro quafi di ottener da voi una remiffione totale delle mie mancanze, paffo a proteftarmi di mai più in eterno per qualunque cofa del Mondo voler peccare. ESAME PRATICO. . Sopra la Santiffima Comunione. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera & delicta oftende mihi. Fra tutti i doni fatti da Dio all' Uomo, egli è certo, che tiene il primo luogo la Santa Comunione, offia la Santiffima Eucariftia. In effa Iddio ci diede quanto potè darci febben onnipotentiffimo. Ci diede quanto ebbe da darci febben ricchiffimo. Ci diede quanto feppe darci febben fapientiffimo, e col donarci fe medefimo in corpo, fangue, anima, e divinità ci compartì un favore, che mai fi degnò compartirlo a verun Angelo dell' Empireo. Quefto si gran Sacramento, Sacramento, viene addimandato dall' Angelico Dottor San Tommafo, il maffimo de' miracoli da Dio operati: Miraculorum a Chrifto patraforum maximum( a), e dalle Scritture, e da' Concilii, vien decorato di titoli i più grandiofi, e fublimi. Siccome però S. Paolo vuole, che chi fi accofta a ricevere Gesù Sacramentato fra puro, e mondo da qualunque peccato, e fregiato, ed adorno 1 D. 2 del( a) D. Thom. opufc.$ 7. Une bibl SECONDO 52 delle più belle virtù, così io devo efaminarmi c qual riverenza, e divozione io mi fia accoftato: ricevere queſto pane degli Angeli. Credo io adun que fenza efitanza alcuna l'efiitenza di quefto altif fimo Sacramento?... E fe lo credo, ne faccio i quella ſtima maffima, che io fon obbligato?.. Pria d'avvicinarmi all' Altare procuro io di lavarm nel bagno falutare della Sacramental Penitenza?.. Mi farei io mai accoftato a ricevere Gesù Cri col peccato full' anima?... oppur coll' affetto a effo? Ho io pria depofta ogni inimicizia, og rancore, ogni odio?... Ho io propofto di fare. dovute reftituzioni, e di abbandonare qualunque cafione pericolofa?... e colla coſcienza dubbia peccato mortale ho io mai partecipato del corpo, fangue di Gesù Crifto?... Oh che peccato orrib liffimo di facrilegio è mai quello della Comunion facrilega! Chi riceve in peccato mortale quefto p ne celefte fi fa fimile a Giuda, il qual nell' atto m defimo di comunicarti fi diverò il fuo finale giud zio: Qui manducat,& bibit indigne, lo attefta l'a poftolo, judicium fibi manducat,& bibit. Non fol però, pria di comunicarmi, io debbo ripurgarli nima mia da qualunque colpa mortale, ma dal veniali ancora commeffe con avvertenza, e delibe razione; ma lo faccio io con farmi Giudice rigon fiffimo di me medefimo?... Oltre la purezza i cofcienza, io debbo adornar la mia anima dele, più belle, e fante virtù: di fede, cioè, credend che nella fanta particola fi ritrovi il Figliuol de Altifsimo in corpo, e fangue, anima, e divinità. Di fanto timor di Dio, credendo, cioe, che quelo Sacramentato Signore, deve effermi un giorno- gorofifsimo Giudice... Di umiltà, confrontando, sioè, la mia viltà colla di lui immenfa grandez come GIORNO. 99 come faceva il mio Serafico Padre, il qual confue mava le notti intere in quefte fante efprefsioni: Mio Dio, chi fei tu? e chi fon io? Tu fanto, io pieno d'iniquità. Tu Re de' Monarchi, io creatura miferabiliffima... Di pentimento, reiterando, cioè, gli atti di dolore, e di contrizione... Di offerta, offerendo, cioè, a Gesù Crifto in preparamento tutti i meriti della di lui pafsione acerbifsima... Di amore, intendendo, cioè, d' amarlo con quell' amore medefimo, col quale lo amano i Serafini in Cielo... Ma procuro io di adornar la mia anima, con queiti atti virtuofi, e fanti?... Sarei io di coloro, i quali fubito dopo la Confefsione vanno a comunicarfi, fenza preparazione veruna?... Una fola comunione ben fatta bafta a fantificare un' anima, ed io che ne ho fatte tante, come ftò nella fantità?... Dopo aver ricevuto Gesù Crifto Sacramentato, in quali atti di ringraziamento mi trattengo?... Io devo impiegarmi in ringraziarlo con tutto il cuore, con tutta l'anima, e con tutte le forze; ma lo faccio io da dovvero?... Sarei io mai di coloro, i quali appena comunicati, di fubito fi partono dalla Chiefa per girfene ad ingolfarfi ne' loro temporali negozii?... Oh che slealtà farebbe mai la mia, fe io ciò facefsi! Io mi efaminerò fopra tutte le mie comunioni, e vedrò qual frutto abbia da effe ricavato. Se mi troverò reo di una qualche grave mancanza ne addimanderò umilmente perdono a Dio, e procurerò di emendarmi. Maffima per la fera. In quefta fera io rifletterò, che fe commette un peccato mortale, perdo la grazia, e l'amicizia di Dio, perdo tutto il bene fatto pria del peccaD 3 to; 54 SECONDO to, refto incapace a far più opere meritorie, e di vento fehiavo di Satanaffo, e reo di tutte quante le pene Infernali. Quindi io proporrò di viver fempre da ogni colpa lontano. Orazione giaculatoria. L'orazione giaculatoria di quefta fera, fan la prefente: Libera me de inimicis meis Deus meus Signore liberacemi da' miei capitali Nimici, e da temi grazia di non reftar mai da efsi nè vinto, ne foggiogato. SERMONE SECONDO. Sopra il peccato mortale. 1° > O vi confefferò finceramente il vero Afcolta. tori umanifsimi, fe vi dirò non aver mai letto il fatto di Efau primogenito del Patriarca Ifacco, che non mi fentiffi agitato l'interno da cento, e mille contrariiffimi affetti. Ritorna quefti affamato dal fuo folito divertimento di caccia, e al vedere il fuo Fratello Giacobbe, che miferamente pafcevafi di pochi vili legumi, gliene addimanda con iftanza, e ne ottenne con condizione. Ma la con dizione fapete voi quale fu? Fu quefta di cedergli la primogenitura, e tutti i gius, che ad effa andavano annefli. Convenuti adunque, e ftipulato il contratto, ecco che lo fconfigliatifsimo Efau fi fpoglia di tutti i diritti di primogenito, e ne invefte, direi quafi con allegrezza, e consento il fortunato Giacobbe: Vendidit primogenita( a). Efau incauto, 8 io ( 2) Genef. 23. 33. C GIORNO: 55 to difsi più volte tra me medefimo, infenfatifsimo Efau! E per un cibo si vile t' ináuci a cedere la doppia parte nella fuccefsione del Padre, e l' autoricà quafi paterna fugli altri Fratelli? Dov' è il fenno? La ragione dov'è? Ti mancavano forfe.... Ma a che inveire, Uditori, contro l'irfuto Efau, fe una fiffatta vituperofa abbominevole vendita tratto tratto rinovara viene da' Criftiani odierni? Sì, Afcoltatori, ogaui, e qualunque volta commette il Criftiano una qualche colpa mortale fa una vendita più deplorabile, e lagrimevole di quella di Efau, e col voltare difpettofamente le ſpalle al fuo Dio, e col muovergli una guerra fierifsima, e col tentare di fcacciarlo empiamente dal trono, dice con una fronte baldanzofa, e proterva, vada l'anima, vada Dio, vada la di lui amicizia, vada il Paradifo, e vadano tutti gli acquistati meriti in tanti anni di vita, che non importa. Purchè io sfoghi le mie pafsioni, purchè io efca da quell' impegno, purchè io mi vendichi di quel torto, io fon contento, e di nient' altro mi curo. Vero è, ch' ei non dice ciò colla lingua, ma lo dice co' fatti, che è ancora peggio, e proteítandofi frattanto in quefta guifa di non voler più conofcere Iddio per fuo Sovrano, nè di voler più curare la di lui amicizia, difprezza tutte le cofe Divine per un fordido momentaneo piacere. Egli fi elegge volontariamente per Padre il Demonio, egli rinunzia di buona voglia la gloria eterna del Cielo, egli fiffa la fua dimora per. petuamente nel fuoco e più ftupido d' un Ginmento: vendit vendit primogenita. Quefta, Uditori, è la vendita, che per un nulla facefte, non una fol volta, ma quante volte peccafte, di tutti i beni di grazia, e di gloria. Almeno, almeno giacchè mitalte Efau nella si dannevole vendita, lo imitafte 56 SECONDO tafte ancora nel conofcere il voftro errore; ma no > indurati nel male. s' egli pianfe a calde lagrime l'orrendo fuo fallo, e addolorato, e contrito fe ne penti: Irrugiit clamore magno, voi lieti, e contenti feguitate fempre più a imperverfare, e a infolentire, e ad accrefcere peccati a peccati. Può darfi, Uditori, cecità, e infenfataggine più deplorabile della voftra? Ma a' caftighi, miei cari Criftiani, che ftan preparati nell' altra vita a chi pecca, credete voi, o non credete? E fe credete com'è pofsibile, che a tanto s' inoltri la voftra malizia da ridere, e fcherzare nell' atto medefimo d' uccidere la voftr' anima, e di precipitarla all' Inferno? Deh! rompete per pietà, Uditori , rompete que' lacci indegni, che fchiavi tengonvi del peccato, e della morte, e rompeteli fino a tanto, che l'amorofo voftro Signore vi concede fpazio di tempo da far penitenza. Ripurgare i voftri penfieri dal fango fecciofo di quelle fordide immaginazioni, difcacciate dalla voſtra mente il fumo delle voftre fuperbie, fmorzate dentro al voftro cuore la fiamma della vendetta, vomitate il rio veleno di quell' invidia, che vi divora, e proponete coftantemente proftrati a' piedi di quefto Crifto di mai, mai più in eterno volerlo oltraggiare. Ah sì, amabilifsimo Redentore, sì che vi promettiamo di voler ftar da qui avanti lontani fempre da qualunque colpa mortale. Abbiam pur troppo da piangere, e da lagrimare fu i peccati noftri paffati, fenza che ne aggiungiamo de' nuovi, e però genufleſsi alla preſenza voftra fantifsima, con ferma rifoluzione di voler piuttofto incontrar la morte, che un fol peccato commettere, vi fupplichiamo per i meriti di Maria voftra Madre degnifsima, a volerci perdonare i gravi noftri trafcorfi, e a volerci dar grazia di vivere, e mo GIORNO rire da veri voftri feguaci. Deh! adorabile Nazare4 no, muovetevi a pietà di chi atterrito da quefto brutto fiero moftro della colpa mortale, propone coſtantemente di volerla odiare perpetuamente più dell' Inferno medefimo. Noi fappiamo, che è grande, anzi infinita la voftra mifericordia, e però ad effa affidati pafsiam tutti ad efclamare con cuor con erito: Miferere noftri Domine, miferere noftri. O TER 56 TERZO GIORNO MEDITAZIONE. Sopra la morte de' Giufti, e fopra quella de' Peccatori. PREPARAZIONE RIMOTA. LA meditazione di queſta mattina farà divifa in due punti. Nel primo fi confidererà la dolce morte de' Giufti; e nel fecondo la morte pellima di chi viffe da Peccatore. Il frutto da ricavarfi mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà farà quefto. I. Di renderci perfuali, che tale è ordinariamente la morte qual fu la vita, e che fe la vita fua pellima tale ancora fari la morte. II. Di rifolverci ad abbracciare un tenore di vita fanta, e perfetta per poter chiudere i noftri giorni col dolce fonno de' Giufti. PREPARAZIONE PROSSIMA Atto di fede& c. come alla pagina 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. C Onfidera, anima mia, qualmente due forte foltanto fi danno di morte. Morte buona, e morte cattiva. La prima ella è quella de' Giufti. La conda è quella de' Peccatori. La prima alletta, e la GIORNO. 59 la feconda fpaventa. Una di quefte morti ti dee af folutamente toccare, e da te dipende il morir bene, od il morir male. Confidera adunque la proprietà di queſte due morti per non errare nell' elezione, e per vieppiù notarne tutte le circoftanze, entra col penfiere in una ſtanza, ove affalito da mortale infermità, agonizzante fi trova un buon Criftiano vivuto fempre offervante della legge fanta di Dio. Oh qual confolazione egli prova al fentirfi dire da' Medici quelle grandi parole del Profeta Ifaia Morieris tu,& non vives( a)! Egli fi ricolma di gioja, e lieto, e contento, al riflettere, che la morte è il termine delle miferie di quella valle di lagrime: Finis malorum, come dice il Santo Padre Agollino( 1), è principio della futura eterna felicità: Initium future felicitatis, efclama col Santo Profeta Davidde: lætatus fum in his, que dicta funt mihi, in domum Domini ibimus. lo mi rallegro dell' annunzio felice, e fpero, mediante la mifericordia del mio Signore, di prefto volarmene alla bella gloria del Cielo a contemplarlo perpetuamente a faccia fvelata. Egli penfa fubito a munirfi coi Santi Sacramenti, paffa il tempo, che gli rimane di vita, in atti virtuofiffimi d'amor di Dio, e ftà afpettando con placidezza il fortunato momento di chiudere i fuoi occhi in pace. Non prova tormento nè pena a ftaccarfi dal Mondo, perchè volentieri abbandona tutte le cofe vifibili, e fentendo, che il fuo cuore gli dice effere omai tempo di ripofare da tante fatiche fofferte, prega fervorofamente il fuo Dio a non prolungare la fua venuta: Veni, dice ancor egli col Profetæ Ifaia, veni Domine,& noli tardare. Egli non fente difgu( a) Ifai. 38.( b) S. Aug. l. 1. de vifit. Inf. 60 TERZO difgufto alcuno nell' abbandonare i Parenti, i Con giunti, e gli Amici, perchè avendoli amati foltanto in ordine a Dio, fpera di preíto rivederli colafs nell' Empireo. Non lo martirizza la coſcienza co' fuo latrati, perchè non avendo gravezza di colpa alcuna, non ha motivo di molettarlo, e fe a cagion dell'umana fragilità, reo fi conofce di un qualche leggier peccato, procura fubito di attuffarlo nel fangue di Gesù Crifto, per mezzo della Sacramental Penitenza. Non lo tormentano i sforzi del comune avverfario, perchè affuefatto a vincerlo, e a fuperarlo, facilmente di effo trionfa. Non lo atterrifce l'incertezza della forte, perchè sà col Santo Padre Agoftino, che non può morir male chi viffe bene: Non poteft male mori, qui bene vixerit( a). Non lo fgomenta il Giudizio particolare quantunque vicino, perchè comprende d' aver a fare con un Padre talmente amante, che per falvarlo diede e fangue, e vita fu un duro tronco di Croce. Niente in fomma lo fpaventa, perchè avendo in fuo ajuto il fuo Angelo Cuftode, i fuoi Santi Avvocati, e Maria Santiffima, che amò, e venerò fempre da Madre, fpera che quefti lo ajuteranno, e colla mente ripiena tutta di celefti cofe, e divine, efala finalmente il refpiro ultimo, e paffa da quefta all' altra vita. Così, anima mia, fantamente fen muore chi fantamente procurò di vivere. Può darfi più bella, e più preziofa morte di quefta? Può rinvenirfi una più defiderabile morte? É fe Iddio, anima mia, ti concedeffe una morte fiffatta, non t' eleggerefti di morire in queſto punto, e in quefto momento? Sappi però, che ftà in tua mano l'averla. Se vivrai giufta i dettami della ret ta ( a) S. Aug. de difc. Chrift. 6. 2 GIORN 0: 6T ta ragione, e fe offerverai appuntino i comandamenti della legge Evangelica, ancor tu proverai una morte si dolce. E fe procurerai di ftar lontana da qualunque peccato, e di adornarti di belle, e fante virtù, avrai una morte la più felice, che penfare fi polfa. Anino adunque, anima mia, coraggio. Rifolviti d'intraprendere una vita fanta per poter poi partecipare d'una morte da Giufto, e fin' a tanche fei in tempo raccomandati al tuo Signore, e pregalo iftantemente a volerti dar grazia di vie Cattolica. Iddio è vere, e morire da Criftiana 9 pronto ad ajutarti, e purchè tu voglia pafferai da quefta all' altra vita contenta, e lieta. A te ftà ad eleggere, e però penfa, e rifolvi. " Secondo Punto. D Alla stanza di un Giufto, che more, paffa, anima mia, a quella di un moribondo Peceatore, e fubito vedrai una fpaventofifsima mutazione di fcena. Siccome l'anima, al dir del facrofanto Vangelo, dimora più in quelle cofe, che ama, che in quel corpo, che anima, così ftando attaccata con una difordinatifsima affezione a quefte cofe terrene, all' udire il Peccatore quelle voci terribilifsime: Difpone domui tue, quia morieris tu,& non vives, prova un eftratto così foprafino d'anguftie, che lo fa dare in eccefsi di difperazione, e di rabbia. Ogni cofa lo afflige, e tormenta, ed agitato internamente da mille torbidi, e funefti penfieri, felama addolorato col fuperbo Antioco: Oh me fgraziato, in qual mare di tribolazioni io mi trovo mai fommerfo! In quantam, in quantam tribulationem deveni( a) Egli ( a) a. Mae. 62 TERZO Egli paffa inquieti tutti i giorni, e le ore, egli paffa fenza fonno le intere notti, e fra mille rammarichi, ed interne convulfioni dell'animo, efperimenta un anticipato fpietatiffimo Inferno. Latra la coſcienza con mille interni rimorfi, e rapprefentandogli al vivo tutte le malvagità commeffe in tanti anni di vita, e tutte le offefe fatte all' Altiffimo, gli fa provar quelle anguftie, che appunto prova un reo, allorchè ode aprir le porte della prigione per effer condotto al patibolo, fu cui deve effere giuftiziato. Vorrebbe confolarfi, è vero, coll' invocar l'ajuto del fuo Angelo Cuftode, de' fuoi Santi Avvocati e della Vergine Immacolata, ma al riflettere, che fi è abufato per tanti anni della loro protezione, fuda per l'orrore, fviene, e agonizza. Di per rincorarfi un' occhiata a quel Gesù Crocififfo, che fuol fervir di conforto a' poveri agonizzanti; ma al fovvenirgli l' abufo, ch' ei fece di tante di lui grazie, e favori, al rammemorarfi le tante, e si gravi fattegli offefe, al ricordarfi d' averlo tante volte con inaudita barbarie ricrocififfo, è coftretto ad andar naufrago in un mare immenfo di crepacuori, e fpaventi, di timori, ed ambafcie. Anima mia, può rinvenirfi ftato più lagrimevol di quefto? Può ritrovarli punto più deplorabile, e convulfivo? Afcol. ta egli pien di terrore l'orribile: Proficifcere, e trovandofi privo d'opere buone, e carico fol di peccati, ohimè! dic' egli addolorato, ohimè! e dove m'inoltro io mai? Alla volta forfe del Paradifo? No, perchè poco men che infinite volte io lo difprezzai per un piacer momentaneo, e per una mifera foddisfazione vietata. Dove adunque m' inoltro? Ah! ch' io m' incammino a cader nelle mani di quel Dio vivente, che io pofpofi ad un s for GIORNO. 63 fordido, e puzzolente diletto. Già fembrami di vederlo fopra di me fulminarmi contro l'ultima inappellabil fentenza di eterna morte. Già parmi di vedermi da effolui fubbiffar negli abiffi, Oh poteffi cominciare una vita nuova! Oh poteffi aver tempo da ravvedermi! Oh poteffi.... Ma no anima mia, nò, non v'è più tempo: Tempus, tempus non erit amplius( a). E affalito frattanto il miferabile dall' ultimo parofifmo, efala l'anima fcelerata in man de' Diavoli, i quali toftamente la portano ad ardere per tutti i fecoli nell' Inferno. Anima mia, quefto è il fine di tutti coloro, che fi abufarono della Divina mifericordia, che fecero il fordo alle Divine chiamate, e che viffero da Peccatori. Or al rifleffo d' una tal morte, che dici? Che rifolvi? Che penfi? Deh! penfa, che fe non provvedi preftamente a' cafi tuoi, incorrerai nella medefima deplorabil fventura. Rifletti che è pericolofa ogni tardanza, e che fe non ti rifolvi ad operar prefto con fervore la tua eterna falute può effere, che poi tu non abbia più tempo. Gettati adunque a' piedi del tuo Gesù, e sì digli addolorata, e contrita: Mio Dio, oh quanto io fono ftato sieale nell' offendervi si empiamente, ed oltraggiarvi! Io mi pento però adeffo de' miei trafcorfi, e rifoluto di voler vivere da buon Criftiano, vi prego a darmi grazia di poter fare una morte fanta. So, che le fterminate mie colpe non meritano perdono alcuno, ma perdonatemele per quel fangue preziofiflimo, che voi fpargefte fulla Croce per la mia redenzione. Se io fono ftato iniquo per lo paffato, farò più dabbene per l'avvenire, e fe per l'addietro trafgredii ad ogni poco i fanti voftri precetti, li of fer( a) Apoc. 10. 6. > 64 TERZO ferverò con più perfezione in quel poco tempo, che mi rimane di vita. Gran Dio: Ne perdas cum im piis animam meam, e fatemi degno di venirvi un giorno a lodare per tutti i fecoli nella patria voftra beata. ESAME PRATICO. Sopra i precetti del Decalogo, Q mea, con Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelere & delicta, oftende mihi. Premeffo l'efame fopra la Confeffione, e Comunione, è bene cominciare ad efaminarfi fopra i precetti fantiffimi del Decalogo. Per vigore adunque del primo precetto, io devo riconofcere un folo Dio, io devo adorarlo, fervirlo, ed amarlo con tutte quante le for ze dell'anima mia. In quefta però adorazione, la qual fi addimanda atto di latria, come mi fono mai diportato fin' ora?... Avrei mai divifo il mio cuore, con darne parte a qualche miferabile Creaeura di queſta terra?... Ho io mai amata amore difordinato una qualche Venere, o una qualche Frine traveftita in aria di divinità?... Servo io il mio Dio come merita, cercando di diriggere i miei penfieri, le mie parole, e le mie operazioni a di lui maggior gloria, ed onore?... E nelle Chiefe, Cafe fantiflime del Dio vivente, con qual venerazione io abito mai?... Vi ftò io con tutta modeftia, divozione, e raccoglimento?... Sarei io di coloro, i quali le cambiano in teatri d'immodeftie, di cicalecci, e di comparfe?... Sarei io di quegli altri, i quali fenza badare a que' facrofanti Mifteri, che in effe rapprefentanfi, fi volgono di quà, e di là per vedere chi entra, e chi efce?... Vi vado io mai a queft' unico fine di vedere, e di effer GIORN O. 65 eifer veduto?... Dò io in effe ricetto a' penfieri di mondo, di vanità, d' intereffe, e di brame vietate?.... Oh Dio! fi fta con una fomma compoftezza alla preſenza di un qualche gran Perfonaggio di quefta terra, e alla preſenza di Dio Re de Regi, e Signor de' Signori non fi commettono fe non atti d'irriverenza, e di difprezzo! Nel dire in effe le mie orazioni< ocuro io di difcacciare tutte le diftrazioni, che engono per la mente?... Ringrazio io Iddio d avermi fatto Criftiano, e d'avermi redento?... D'avermi confervato in vita fino a queft' ora, e d' avermi ricolmato di benefizj sì grandi?... In fomma come l'adoro?... Come lo venero?... Come lo fervo?... In vigor parimente di quefto primo comandamento io fono obbligato a fapere tutte quelle cofe, che fi devono credere di necellità di mezzo, e di neceffità di precetto; ma le sò io veramente?... E fe non le sò, procuro io d' impararle col farmele infegnare, e col frequentare la Dottrina Criftiana?... Di neceffità di mezzo, io devo fapere, che fi dà un Dio, uno in effenza, e trino in perfone, che queſto Dio è premiator de' buoni, e punitor de' cattivi, che la feconda Perfona, cioè il Figliuolo, fi è incarnato nel ventre puriffimo di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo, che ha patito per noi una paffione dolorofiffima, e che finalmente dopo una morte fpietata, e barbara, è riforto gloriofo per mai più in eterno morire. Di neceffità di precetto io devo fapere il Pater nofter, e l' Ave Maria, il Credo, e per confuetudine approvata dalla Chiefa i fette Sacramenti, i precetti del Decalogo, quei di Natura, e quelli finalmente della Chieſa Cattolica; ma è poi vero, che tutte quefte cofe io le fappia fondatamente?... Scire leges, dice il Santo Padre As E go 66 TERZO > goftino, non eft earum verba tenere, fed vim, ac poteftatem( a), e fe io le sò foltanto, fenza intenderne il fignificato a niente mi giova. Di neceffità di precetto, io fon parimente tenuto a fapere gli obblighi rifpettivi del mio ftato, di Maritato, cioè, fe fono in Matrimonio congiunto, di Padre di Famiglia, fe ho Figliuoli, di Procuratore fe fon Avvocato, di Mercadante fe efercito la Mercatura, e così difcorrendo: Omnes comuniter tenentur, lo dice il Dottore Angelico Sammafo, omnes communiter tenentur fcire ea, que funt fidei,& ad eorum flatum pertinent( b), e fe io i doveri del proprio mio ftato non li so fono incapace della Sacramentale Affoluzione. Devo fapere altresì gli atti di Fede, di Speranza, e di Carità, e in effi ic fon obbligato ad efercitarmi per compiere a' miei doveri. Non fi può di certo determinare quando il Criftiano, ed in qual tempo fia tenuto a farli, ma è fuor di dubbio che chi affatto li trafcuraffe lafciaffe paffare un tempo confiderabile fenza rinovarli, peccarebbe graviffimamente. Credo io poi tutto quello, che da credere mi propone la Santa Madre Chiefa?... Avrei mai dubitato di qualche di lei dogma, od articolo?... Mi faccio io pregio di leggere fenza licenza, libri da effalei condannati, e proibiti?... Avrei io mai diffidato di Dio, quafi egli non voglia, o non poffa ajutarmi?.... Ho io mai temuto di effere da Dio abbandonato, e pofto in obblivione?... Ho io mai confidato piú del dovere nella fua bontà, fperando di falvarmi fenza merito alcuno, e carico fol di peccati?... Amo io veramente il mio Dio fopra ogni cofa, e 0 più ( a) Ex leg. ff. de leg. [ b] D. Th. 1. 2. q. 76. art. 2. GIORN O. 67. $ più ancor di me fteffo?... Sono io pronto ad incontrare la morte piuttofto, che offenderlo?... In vigore di quefto primo precetto mi vengono altresi proibici quegli atti, che alla Religione s' oppongono, come farebbe la fuperftizione, la quale vien dall' Angelico difinita, una religione falla, per la quale o fi dà a Dio un culto improprio e illegittimo, o fi dà alla Creatura un culto, che non fe gli deve. Quindi io devo efaminarmi, fe abbia mai adorato Iddio con cerimonie fuperftiziofe riprovate dalla Chiefa... Se nel chiedere a Dio qualche grazia abbia afpettato a pregarlo nella tal ora determinata, e nel determinato tal luogo, con un tal numero di accefe candele, volendo che a quefte circoſtanze fia alligata la grazia... Avrei mai preftata fede a viglietti Diabolici... a figure... a lettere... e a cifre non intefe?... Per riuſcire in qualche mio intento, avrei io mai invocato il Diavolo, o qualche altra podeftà delle tenebre?.... Mi farei io mai impiegato in divinazioni per fapere le cofe occulte, e future?... Ho io mai dato afcolto a' fogni, credendo diffatto, che ciò che mi fono fognato debba accadere?... Sarei io di quelli, i quali per aver fparfo fale, olio, e cofe fimili, o per aver incontrato nell' ufcir di cafa il tale animale, prefagifcono infortunii, e difgrazie?... Avrei mai ufati per rifanare da qualche infermità mezzi fuperftiziofi, compofti ancora di certo determinato numero di parole della Sacra Scrittura?... Avrei mai adoprati maleficj amatorj, facendo polveri, e bevande per accendere amori impuri?... In fomma ho io ripofta tutta la mia fede in Dio, fenza preftarne neppur un poco al Demonio?... Io mi efaminerò fopra queſto punto della più grande impor E 2 tan 68 TERZO tanza, e fe mi troverò reo, procurerò di rimettermi in grazia di Dio con una buona Confeffione. Maffima per la Mattina. In quefta mattina io dovrò riflettere, che ficcome la morte di chi viffe da Giufto è libera da ogni inquietudine, perchè preziola nel cofpetto divino: Prætiofa in confpectu Domini mors fanctorum ejus( a); così la morte de' Peccatori è accompagnata da doloroffiffime convulfioni, che vanno poi a terminare nel fuoco infernale: Mors Peccatorum peffima( b). Quindi io dovrò rifolvermi a far del bene per poter chiudere i miei giorni col dolce fonno de' Giufti. Orazione giaculatoria. L' orazione giaculatoria, farà quefta: Moriatur anima mea morte Juftorum. Signore, date mi, vi prego, grazia di poter morire da vero voftro feguace, e di potervi venire un giorno a lodare perpesuamente nel Cielo. SERMONE PRIMO. Sepra la morte del Peccatore. Ifubbidiente a' Divini comandi lo fconfigliato Profeta Giona, invece di portarfi in Ninive a predicare a quelle Genti la penitenza, difeende ful porto di Gioppen, ed ivi entrato in una Nave, s' imbarca dirittamente per Tarfo. Sarpate per tanto le ancore, e date a' venti le vele, ecce che ( a) Pfal. 45. 5.( b) Pfal. 32. 22. GIORNO. 69 the nel più bel del viaggio, fi fcatena un si fiere aquilone, che ora ftrappando le farte, ora fpezzando le antenne, ed ora rompendo gli alberi, gonfia si finifuratamente l' infido elemento, che sbalzando lo fgraziatiffimo legno or da una parte, ed or da un' altra, pare che ad ogni poco lo voglia rabbiofamente ingojare. Fremono frattanto ad un sì improvvifo accidente i poveri Marinari, fi riempiono d' alto fpavento i Paffaggieri infelici, e gettate fenz' alcun frutto le loro merci nell' onde, altro non fi afpettano che di reftar preda del Mare irato, e de' flutti frementi. Ad un tale racconto mi par di vedervi agitati, Uditori, da un mifto di compaffione, e terrore; ma dipartirommi dal vero, fe vi dirò in quefta Nave infelice venir figurato un agonizzante peffime Peccatore? No, Uditori, perchè ella è appunto una di lui vera figura. Entrate col penfiere in quella ſtanza ove il mifero moribondo fen giace, e vi chiarirete prefto della verità del mio dire. Berfagliato quefti dall' amore difordinato a' caduchi terreni oggetti, al riflettere che li dee prefto abbandonare, e abbandonare per fempre, prova le più fiere convulfioni, che idear fi poffa qualunque mente creata, e al vedere, che per lui finiſcono i piaceri, e i diletti, fi fente ferir l'anima da cento, e mille acutiffime fpade: Adeffo egli fente la finderefi, che lo rode, ora i latrati della coſcienza, che lo affordano, e al rammentarfi le offefe graviffime fatte a Dio, viene affalito da tali, e tanti creppacuori, ed ambafcie, che lo sforzano ad efclamare col gemebondo Profeta: Dolores inferni invenerunt me torrentes iniquitatis conturbaverunt me( a). Rivolge, è vero, il penfiere E 3 per ( a) Pfal. 17. S TERZO 70 per confolarfi alle fatte opere buone, e procura di ridurfi alla mente i meriti acquiſtati coll' efercizio delle fante virtù, ma al vederfi si carico d' iniquità, e di peccati, e al ritrovarfi coll' empio Re Baldalfarre: minus habens( a), gli fi raddoppiano i tormenti, e le pene. Dà un occhiata all' Angelo fuo Cuftode, a' fuoi Santi Avvocati, ed alla Vergine Immacolata, ed offervando ch'elli lo guardano con occhio toivo, e bieco per aver difprezzate le loro fante ifpirazioni, fviene tofto, palpita, e gela. Egli non può appoggiare altrove la fua fperanza, che fulla divina infinita Mifericor. dia, e in efla infatti condare fi sforza, ma al riflettere poi che fiè di effa tante volte abufato, e al rammentarfi, che quanto Iddio è propenfo a perdonare, altrettanto è giufto in caftigare, fente in fe medefimo aumentarfi la diffidenza, e il timore, e prorompe in arabbiatiffime difperazioni. Vo rebb' egli poter dare addietro per cominciare una nuova vita, ma incalzato dalla forza del male perfifte ne fuoi mali abiti, e non fi cura disfarfene. Non vorrebbe cadere nelle mani di quei Dio vivente, che fece fcopo per tanti anni di mille oltraggi, ma pure a fuo difpetto bifogna che in effe cada. Vorrebbe ciò che avere non può, e gli è forza foffrire tutto ciò, che aver non vorrebbe. Ogni cofa lo atterrifce, e fpaventa, e ovunque volge le fue pupille fe gli fan fempre innanzi oggetti truci, melanconici, e trifti. Lo atterrifce il paffato, lo atterifce il prefente, lo atterrifce il futuro, e quel Dio fopratutto che fta già ful di lui capo per fulminarlo all' Inferno, lo finifce di ricolmare di atrociffime pene. Egli vede affalire da ogni parte da fpaven to ( a) Dan. So 27. GIORNO. 71¹ tofi Demonii, i quali col leggergli il proceffo delle fue infamifsime iniquità, procurano di accelerargli la morte per via portarfelo negii abifsi. Egli vede fotto di fe l' Inferno fpalancato, il quale flà appunto aperto per più prefto ingojarlo, e moleftato da vifioni si tetre, fi ritrova qual nave in mezzo al mare, la qual dopo aver contraftato per qualche tempo co' venti, alla fin fine miferamente s' affonda: Veni in altitudinem maris, lo ha detto anche il Regio Profeta,& tempeftas demerfit me( a). Crefce frattanto quel rio malore, che gli confuma infenfibilmente l' umor vitale, ed affalito cr da un parofifmo, ed or da un altro, efala finalmente l' ultimo refpiro, e precipita di piombo nel fuoco Infernale, ove per tutti i fecoli eterni altro non farà che fremere, e fofpirare, ed efperimentar quanca fia la forza dell' oltraggiato Signore. Quefto, Criftiani amatifsimi, quefto, e non altro è il fine, e il termine di chi vive da fcelarato, e muore da empio. Or ditemi voi, che m' afcoltate: Se in quefto punto fofte affaliti dall' ultima mortale infermità, che pare a voi, che farebbe della povera anima. voftra per tutta quanta un' interminabile eternità? Pare a voi, che anderefte falvi, oppur dannati? Ah! che al vedervi si attaccati con amore difordinate a quefte cofe terrene, al vedervi si amici del buon tempo, e delle allegre converfazioni, al vedervi sì portati a contentare le fregolate voftre pafsioni, io non poffo altro prefagirvi, che una morte pefsima e abbominevole. Miei cari adunque, dilettifsimi miei Criftiani, per amor di voi ftelsi fin' a tanto, che fiete in tempo, emendatevi, ravvedetevi, e fate penitenza de' paffati voftri trafcorfi. Non afpettate E 4 ad ( a) Pfal. 68. 5. TERZO 72 ad invocare il divino ajuto in punto di morte, e adeffo che Iddio vi chiama, adeffo ch' ei v' invita al perdono, corriſpondere alle fue voci amorofe, e non vogliate abufarvi della fua grande mifericordia. Se volete falvarvi fiete anche in tempo, e purchè diciate davvero Iddio è anche pronto a ricevervi nel numero de' fuoi amati Figliuoli. Non indugiate adunque a ricorrere ad effo, perchè io vi fo dire, che allorchè trattafi d'anima, e di eternità non fi fanno mai le cofe nè troppo bene, nè troppo prefto. Quefto adorabile Nazareno vi concederà una morte da Giufti fe la vorrete, e vi lafcierà altresì morire da empii fe vorrete feguitare a vivere da fcelerati. Il tutto dipende da voi, e voi foli fiete gli arbitri della voſtra forte finale. Ricordatevi però, che fe volete morir da Giufti, vi convien viver da Santi, e che ordinariamente non muore bene, chí ville male. Promettete adunque al voftro Dio di vivere fantamente e pregatelo a concedervi una buona morte, ch'ei fenza dubbio vi efaudirà fe lo pregarete di tutto cuore. Ditegli, proftrati a' fuoi piedi fantiflimi: Gran Dio, le noftre fceieratezze meriterebbero, è vero, che ci lafciafte morire nel noftro peccato; ma deh! per tutti i meriti dell' acerbiffima voftra Paffione, non permettere giammai, che facciamo una morte da Peccatori. Noi fiam pentiti di tutti i noſtri trafcorfi, e rifoluti di volere incominciare una nuova vita, ve ne addimandiamo Pietà, perdono, mifericordia. Perdonateci, o gran Figlio del divin Padre, e dateci grazia di poter morire come muojono i Giufti, e tutti i voftri fervi fedeli. ME GIORNO: MEDITAZIONE SECONDA. Sopra la Morte. PREPARAZIONE RIMOTA. LA A meditazione di quefta fera farà fopra la morte. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto. I. Di fiffarfi in mente, che fi ha neceffariamente a morire. II. Che non fi sà, nè il dove, nè il come, nè il quando. III. Che fi ha da morire una fol volta, e che chi queſta volta muore male, è perduto per ſempre. LIN 73 PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAΖΙΟΝΕ. Primo Punto. Con Onfidera, anima mia, qualmente chi nafce al Mondo, dee neceffariamente o bene, o male morire. Quefta è verità tanto certa, quanto è certa l'efperienza, che tutto di ce l' infegna. Leg. gi tutte quante le ftorie, e troverai, che tutti i Re, ei Principi di queſta terra, tutti i Monarchi, ed Imperatori, tutti i Cardinali, e i Pontefici, nonoſtante le loro forze, la loro autorità, e il lor comando, dopo una breve vita menata fra delizie ed agi, dovettero alla fin fine morire. Dove fone adeffo tutti coloro, che nel fecolo paffato popolavano ques > Sta TERZO 74 fta Città, quefta Terra, e quefte Cafe? Dove fo no? Apri que' fetenti fepolcri, e li vedrai tutti ridotti in cenere. Tutti, anima mia, tutti fon morti, e ciò che in que' fepolcri tu vedi, è il loro avanzo. Di quella Donna, che tanto s' infuperbiva della fua bellezza, di quell' Uomo, che colle fue pre potenze faceva tremare tutti i fuoi Cittadini di quell' avaro Mercante, che per quanto cercaffe di accumulare foftanze, mai era fazio, di tutti in fomma coloro, che pretendevano viver nel mondo da Uomini grandi, altro adeffo non vedefi, che cenere, fango, e vermini. Ecco, anima mia, dove terminano i gradi, gli onori, i fafti, i corteggi, i portamenti orgogliofi, e le avanzate corrifpondenze. Il tutto va a terminare in una tomba fchifofiffima, e abbominevole. Anima mia, fi muore, e fi muore, dice S. Agoltino, in cento, e mille differenti maniere mille modis mors homines rapit( a). Si muore, e fi muore mangiando, come mori Torquato per una fpina attraverfatafegli nella gola. Si muore, e fi muore bevendo, come mori Adriano IV. Sommo Pontefice. Si muore, e fi muore ballando, come moriron più Giovani nelle Storie fegnati. Si muore, e fi muore dormendo, come lo atteftan più Perfone de' giorni noftri, andate fane al ripoe ritrovate Cadaveri alla mattina. Si muore, e fi muore peccando, come morì l'Ifdraelita lafcivo, e la fozza Figlia Moabitide. Si muore, e fi muore in ogni luogo, e in ogni tempo. Tant'è, anima mia, la morte è certa, e conviene infallibilmente morire. Verrà un giorno, in cui farò vivo alla mattina, e morto alla fera, oppur vivo alla fera, e morto alla mattina. Quefto è certo, quefto : fo 9 ( 2) S. Aug- 1. follil. an. c. 2. GIORNO. 75 è innegabile, e in tutti i fecoli trapaffati, mai vi fu alcun Eretico, che impugnare ardifie la morte. Or fe è così, e perchè, anima mia, vivi fu quefta terra come fe aveffi da ftarvi eternamente? Perà chè tanto ti attacchi coll' affetto a ciò che devi cer tamente lafciare? Perchè tanto accarezzi quefto tuo corpo, facco di vermini, e di putredine? Ut quid, ut quid diligis vanitatem,& queris mendacium( a) e Orsù fe fei ftata inconfiderata per lo paffato, rifolvi di effer più attenta nell' avvenire, e fe hai pofto per l' addietro ogni ftudio per accumular beni terreni, proponi di voler far acquifto da qui avanti di quegli eterni telori, che non ti poffono venir rubati da ladro alcuno. Per morir bene, mezzo più poche penfar fpeffo alla morte, tente non v'è> però fe ti preme partecipare della beata morte de Giufti, rumina continuamente, e penfa alla morte: memorare, te lo dice lo Spirito Santo, memorare noviffima tua,& in æternum non peccabis( t). Secondo Punto. Confidera, anima mia, che Onfidera, anima mia, che quanto è certa, ed infallibil la morte, altrettanto è incerto il quando fi ha a merire. Quello che di certo fi sà, è quefto, che la morte verrà all' impenfata, e all' improvvifo: ficut fur in nocle, ficut fur in nocte( c) ma quando debba affalirci non può faperfi. Chi sà, anima mia, che quefti fanti Eſercizi non abbiano per te ad effere gli ultimi? Chi sà fe vedrai l'anno nuovo? Chi sà fe arriverai alla fine di quefto mefe? Chi sà fe giungerai al giorno di dimani? Chi lo sà, anima mia tutto quefto? chi lo sà? Ta puoi ( a) Pfal. 4.( b) Eccl. 7.( c) 1. Tefal, s. 2. > Univ.- Bibl. Giessen 76 TERZO puoi ben lufingarti di aver da vivere ancora per molto tempo, di poter prima fare una buona Confeffione, e di poter aggiuftare i tuoi fpirituali interefli, ma la certezza, no, non puoi averla. Io sò di certo, che ho da morire, ma non sò fe abbia a morir in Piazza oppur in Cafa, fe abbia a morir in Città, oppur in Villa, fe abbia a motir viaggiando, oppur dormendo; e quello, che più mi fpaventa fi è, che io non sò fe io abbia a morir in grazia, oppur in difgrazia di Dio. No io non so, nè il dove, nè il quando mi abbia a coglier la morte, e fe ella mi affale allorchè fono in peccato guai a me, io fono eternamente dannato. Gran cecità, che è la mia, nel vivere sì trafcurato della mia eterna falute in un continuo pe ricolo di potere ogni momento morire! Che fareb be di me, fe il prefente foffe l' ultimo de' miei giorni, e fe aveffi in quefto punto a morire? Ah! io forfe, forfe precipiterei nell' Inferno. E in un si grande pericolo di morire ad ogni poco dannato, non procurerò io di prepararmi con una buona Confeffione a quel punto da cui dipende una interminabile eternità? Ah si, mio buon Gesù, si ch' io vuo prepararmi. Sin dal momento prefente io comincio a deteftare i miei maledetti peccati, e rifoluto di vivere, come fe aveffi ad ogni iftante a morire, propongo di volere camminar fempre per l'offervanza de' divini voftri comandamenti. Odio le mie colpe, abbomino i paffati miei graviffimi errori, e per tutti i meriti della vita voftra fantiffima vi prego a perdonarmeli, e ad ufarmi mifericordia. Volete per le mie gran mancanze caftigarmi, e punirmi? Fatelo quanto v'aggrada, ma liberatemi per pietà dal morire in peccaco. Io rigonge, e mio Dio, nelle voftre mani la mia povera > GIORNO. 77 vera anima, e dopo avervi pregato a mondarla da qualunque macchia di peccaro, vi fupplico altresì a darmi grazia di poterla falvare. Terzo punto. Confidera, anima mia, la 9 non folo ella è certa in fe fteffa, e incerta nel luogo, e nel tempo; ma di più ella è unica, e fola: flatutum eft hominibus, lo dice a chiare note il Santo Apoitolo Paolo, ftatutum eft hominibus, femel mori( a). Siccome ogni nato di Don-> na dee affolutamente morire, così ha da morire una volta fola, e chi quella velta muore da Peccatore è perduto per fempre: Si ceciderit, lo conferma 1 Ecclefiaftico, fi ceciderit lignum ad auftrum, aut ad aquilonem, in quocumque loco ceciderit, ibi erit( b). La morte è il punto decifivo delle due eternità, o di godimenti eterni in Paradifo, o di eterni tormenti giù nell' Inferno e fe in quel punto terribiliffimo io metto una fol volta il piede in fallo, addio Paradifo, addio anima, addio eternità di contenti, io dovrò girmene per tutti i fecoli a penar perpetuamente nel fuoco infernale. Gran Dio, che penfiere orribile è mai cotefto? Un penfiere egli è, che fece tremare da capo a' piedi i Girolami, gli Agoftini, gli Illarioni, i Bernardi, e cento e cento altri nelle facre ftorie fegnati. E tu, anima mia, ad un tal penfiere non temi? non paventi? non tremi? E non è capace una si fpaventevole maffima a fcuoterti d' intorno la tiepidezza, e a rifvegliarti da quel profondo letargo, in cui da tanto tempo fupita vivi? Oh infenfataggine " degna ( a) Hæbr. 9. 27.( b) Eccl. 11. 78 TERZO > degna veramente d'un amaro pianto! Deh! per quanto ti è cara, anima mia, la tua eterna falute, fveftiti de' tuoi mali abiti, adornati di buone e fante virtù, e procura di apparecchiarti con tutta la più poffibile diligenza a quell' eftremo paffaggio. Che ti gioverà in quel punto fatale l' aver accumulato oro, ed argento, fe poi ti ritroverai priva affatto di meriti per il Cielo? Che ti gioverà l' aver guftati tutti i piaceri di queſta terra, fe ti ritroverai carica di peccati? Che ti gioverà l'effer divenuta potente, e ricca, fe poi dovrai andartene eternamente nel fuoco? Ah! penfa adunque, penfa, penfa, che fi mucre una volta fola, e che chi muore male una volta è perduto in eterno. Rifolvi di vivere, come brami morire, e fe brami morir fantamente, incomincia a vivere fin d'adeffo da fanta. Gettati pertanto a' piedi del tuo Gesù, e sì digli con lagrime di vera contrizione: Onnipotente, Signore, ecco genufleffo alla prefenza voftra fantiffima il più gran Peccatore di quefto mondo, il quale addolorato, e contrito vi chiede pieta, e vi addimanda mifericordia. Pregovi, Gesù mio con tutta l'anima fulle labbra, a rimettermi i miei trafcorfi, e a darmi grazia, che quell' unica morte, che io farò, fia una morte da Giufto. Quefto fa vore io ve l'addimando, Signore, con tutto il fervore del mio povero fpirito, nè cefferò mai d'addimandarvelo finchè avrò voce, e refpiro. Efauditemi, Gesù mio, e muovetevi a compaffione d'un ravveduto voftro Figliuolo. Se vi ho offefe per lo paffato, procurerò di non più offendervi per l'avvenire, e m' ingegnerò di camminar fempre per l'offervanza de' divini voftri precetti; ma, Signore; mori GIORNO. 79 moriatur anima mea morte Juflorum,& fiant noviffima mea horum fimilia( a). ESAME PRATICO. Si continua fopra i precetti del Decalogo. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera: mea,& delicta offende mihi. Non folo io devo adorare un folo Iddio, amarlo, fervirlo, e preftargli ogni forte d'omaggio con atti puri di religione; ma di più io devo onorar fommamente il di lui tremendiffimo nome, al di cui fuono incurvanfi le cofe tutte create. Quindi io devo eſaminarmi con qual rifpetto, e riverenza io lo nomini... Sarei io mai pertanto di quelli, i quali per ogni poco di che, lo nominano con difprezzo?.... Son io di coloro, i quali lo ftrapazzano con beftemmie orrendiffime, e con efecrandi fpergiuri?.... La beftemmia fi difinifce un parlare ingiuriofo, c contumeliofo, contro Iddio, la Vergine, e i Santi, ed è peccato così grave, che forpaffa in mali-, zia ogni altra fceleratezza: Omne quippe peccatum, lo dice S. Girolamo, comparatum blafphemie, le.... vius eft( b). La beftemmia ella è di tre forte. La prima fi addimanda beftemmia femplice, la feconda beftemmia ereticale, e la terza beftemmia veramente eretica. Le due ultime forte di beftemmie fi differenziano in quefto foltanto, che la prima fi pronunzia fenza pertinacia di volontà, e la feconda con pertinacia. La beftemmia ereticale, ed eretica, fi può commettere in tre maniere, cioè, con modo ufurpativo, con modo affermativo, e con modo ( a) Num. 23.( b) S. Hieron. in Ifai. c. 2. m 80 TERZO vodo negativo. Si commette con modo affermatiaº, allorchè fi attribuifce a Dio, ciò che ad effo Pugna, come chi lo faceffe, a cagion d'efempio, autor del peccato, accettator di perfone, e fimili. Si commette con modo negativo, allorchè fi nega un qualche di lui fanto attributo, v. g. la bontà, la mifericordia, la fapienza, l' immenfità, e fimili. Si commette con modo ufurpativo, attribuendo alle Creature quello, che foltanto conviene a Dio, come farebbe chi attribuiffe al Demonio la cognizione di tutte le cofe fenza riferva, e la poteftà affoluta di far veri miracali. Ciò fuppofto io devo efaminarmi fe di alcuna di cotefte beftemmie io fia reo, e fe io abbia intorno alla divinità un qualche error nella mente... Ho io mai detto di alcuna cofa contingente: Quefto è tanto certo, quanto è certo, che Iddio fta ne' Cieli?... Queſto è tanto certo, quanto è certo il Vangelo?... Io devo fapere, che attribuire ad una cofa contingente, foggetta all'inganno, una verità neceffaria rivelataci da Dio, verità per effenza, è beſtemmia, e beſtemmia mortalmente peccaminofa. Sarei io mai di coloro, i quali per entrare in grazia del femmineo feffo, gli attribuiſcono nomi, e vocaboli, che a Dio folo appartengonfi?... Certe efpreffive frafi, che al giorno d'oggi fi ufano, è certo, che puzzano di beſtemmia, almeno, almeno material mente ereticale. Le altre poi fi addimandano beftemmie femplici, le quali ancorchè non contengano verun error nella fede racchiudono però in fe un notorio difprezzo dell' Augufta Maeſtà Divina. Io mi efaminerò pertanto fe trafportato o dall' ira, o da altro, abbia mai nominato con difprezzo il corpo, e fangue di Gesù Crifto... È vero, che Iddio come Uomo ha corpo, e fangue, ma il nomi GIORNO. Sr nominarlo con vilipendio, e con difprezzo è altrest vero, che è beftemmia. Sarebbe parimente beftemmia di fatto lo fputacchiare, e il calpeftare il Crocififfo, o la Croce. Qui è neceffario, ch' io fappia qualmente io fono obbligato a venerare i Santi, perchè amici di Dio, e fregiati di un' eccellenza fopranaturale, col culto di Dulia, e la Vergine Santiffima, perchè Madre di Dio, e Creatura più nobile di tucte infieme le altre, col culto d' Iperdulia; Quindi io mi efaminerò, fe abbia mai beftemmiato la Vergine, o i Santi... Se gli abbia nomi. nati colla riverenza dovuta... Se abbia difprezzate E le loro immagini, o le loro fante reliquie. fe li abbia venerati con quel culto, che ad effi fpettavafi. Io devo fapere, che la beſtemmia vien da Dio feveramente punita in quefta vita, e nell' altra, e che i beftemmiatori elclufi vengono dal io regno de' Cieli, e però fe mi piace falvarmi devo guardarmene attentamente. Il giuramento vien da' Teologi difinito: Una invocazione di Dio in teftimonio di qualche cofa, e come atto di Latria, fe fi prende colla debita riverenza, e neceffità, e cautela, è meritorio. Il giuramento egli è di due forti. Il primo fi addimanda giuramento efplicito, e il fecondo fi appella giuramento implicito. Il giu. ramento efplicito è quello, con cui efpreffamente fi invoca Iddio, come chi diceffe come chi diceffe, a cagion di efempio, giuro a Dio, chiamo Dio in teftimonio & c. Il giuramento implicito è quello, con cui implicitamente foltanto fi chiama Iddio in teftimonio, come chi diceffe per Dio la cofa è così: Viva Dio, che dico la verità& c. oppure fe fi giuraffe per le Creature più nobili, nelle quali con modo fpeciale rifplende la Divina potenza, come chi diceffe, per quefto Cielo di Dio, per queft' aria di Dio, per F que 82 TERZO 3 quefto Tempio di Dio, giuro che la cola è così. Si divide il giuramento. I. In conteftatorio ed è quello con cui fi invoca Iddio, v. g. giuro per Dio. II. In efecratorio, ed è quelló con cui fi dice: Se la cofa non è così mi punifca Iddio, mi mandi Iddio all' Inferno& c. 111. In affertorio, ed è quel le, con cui fi chiama Dio in teftimonio di qualche cofa fatta, o detta, IV. In promifforio, ed è quel. lo, con cui alcuno fi obbliga in futuro a far qualche cofa, e quefto può effere o affoluto, o condizionato. Acciò il giuramento fia lecito, dee avere tre condizioni riferite da Geremia Profeta: Jurabis in judicio, in veritate, in juflitia( a). Si dee adun. que giurare con verità, perchè fe quefta manca, ov. vero è dubbia, chi giura commette un peccato graviffimo di fpergiuro, ancorchè fia materia leggie. e figuri per giuoco; ed afferire il contrario è propofizion condannata da Innocenzo XI.( b) Si dee giurar con giudizio, cioè, con ponderazione, con prudenza, con neceffità, e con riverenza chi giuraffe fenza quefte condizioni peccarebbe almen venialmente, e fe giuraffe con pericolo di giu rare il falfo, commetterebbe peccato mortale. Si dee giurar con giuſtizia, cioè, fi dee giurare di non far fe non cofe, le quali fiano lecite, e che fi poffaro adempiere fenza peccato. Quindi io devo efaminarmi, fe abbia mai giurato di vendicarmi... di fcapricciarmi... di rubare... o di commettere qualche altro peccato... Devo efaminarmi, fe ia fia di coloro, i quali giurano ad ogni poco, fenza badare fe fia vero, o falfo ciò che giurano... E fe nel giurare abbia fatto il mal abito... E devo finalmente esaminarmi, fe abbia mai giurato il fal> fo ( a) Jerem. 4. 2.( b) fub num. 24. ra, > GIORNO. 3 fo per vero... Il vero per falfo... Il dubbio per certo... Il certo per dubbio... Se abbia mai giurato con anfibologie... con equivocazione... e fenza intenzion di giurare. Chi molto giura, dice l' Ecclefiaftico, o tardi, o tofto commette de' pèccati graviffimi: Vir multum jurans, implebitur iniquitate( a), e fe a me preme di confervarmi l'anima illefa da qualunque peccato, non devo giurare, fe non: In judicio, in veritate, in juffitia. Maffima per la fera. In quefta fera io rifletterò, che ho neceffariamente da morire e da morire una fol volta: Statutum eft hominibus, femel mori. La morte è il punto, che decide la forte o per fempre felice in Paradifo, o per fempre infelice nell' Infer no. Quindi io procurerò d'imprimermi nella menta, che fe una fol volta io muojo male, fond dannato per fempre. Orazione Giaculatoria. L'orazione giacularoria di que fta fera farà la libera prefente: A fubitanea,& improvifa morte, me Domine. Signore per i meriti della voftra acerbiffima paffione liberatemi dalla morte improvvifa, da quella morte, cioè, che fuole affalire i Peccatori allorchè fono in peccato. ( a) Eccl. c. 21. F 2 SER TERZO SERMONE SECONDO. Sopra la Morte. H che gran moftro egli è mai, Uditori, il maledetto mortal peccato! Non contento quefti d'aver nel Mondo introdotta la morte, la provvidde di più di un corridore veloce, accio non correffe, no, ma volaffe a colpire coll' orrenda fua falce e grandi, e piccoli, e ricchi, e poveri, e giovani, e vecchi, e nobili, e plebei, e più degli altri coloro, i quali con affezioni difordinate colla colpa addimefticanfi. Quindi fi vide cogliere all' improvvifo il primogenito Er, il qua. le a cagione delle fue iniquita, fu da efla gettato a marcire, nella fua verde, ed immattura età, in un orribil fepolcro. Si vide cogliere lo fgraziato Ricco dell' Evangelo, il quale allorchè appunto prometteafi una lunghiffima vita, e andava ripetendo: Anima habes multa bona pofita in annos plurimos( a), provò l'orrendo colpo della fpietata fua falce: Stulte hac nocte animam tuam repetent a te. Si vide cogliere, come riferiſce il Baronio, l'Imperatore Anaftafio, a cui per le fue grandi fceleratezze furono tolti quattordici anni di vita: En tibi ob perverfitatem fidei tuae, quattuordecim annos vite deleo( b). Si vide cogliere cento, e mille altri nella Scrittura Sacra defcritti, i quali nel più bel del goderfi il Mondo, dovettero foggiacere al di lei tremendo, e fpaventofo impero. E fi vedrà cogliere quanto prima ancor voi, UdiBoi, fe vorrete continuare a vivere immerfi in for( a) Luc. 12.( b) Ex Barron. GIORNO. fordidezze, e peccati: Stimulus mortis, lo ha detto fin cola dai principj della Chiefa nafcente l'Apoftolo Paolo, fimulus mortis peccatum eft( a). Or fe ciò è vero, come diffatto è veriffimo, farete così infenfati, Grilliani amatiffimi, da volervi ac. celerare col peccato la morte? Sarete così fenza fenno da volervi dare a' fpaffi, a' divertimenti, e a piaceri vietati, per così più prefto piombar nell' Inferno? Gia egli è certo, che il peccato la morte accelera, e che quanto più un Uomo col pec. cato addimeſticafi, tanto più precipitofamente verfo la tomba fen corre. Or pare a voi, Uditori, che fia cofa non dico da Criftiano, ma da Uom ragionevole l'accorciarfi la vita per un breve diletto, e per un piacer momentaneo? Ma voi intanto, Fedeli miei dilettiffimi, lulfureggiate empiamente, e cogliete per ogni prato ogni più candido giglio, perchè vi dare a credere, che il reftante del voftro vivere debba effere molto lungo, confidati forfe o fulla florid erà, o fulla fanità perfeitiffima, che voi godere; ma non v' accorgete, che queſto è un deplorabile Diabolico inganno? La fpietata falce dell' ingordiffima morte non coglie nò, mature fpiche foltanto, ma tronca fpeffo isfino l'erbe, ed i fiori piú verdeggianti. Quanti Giovani in quefta voftra Città avete voi udito a dire, che fono morti, e forfe ancora veduti ftefi gli avete fopra la bara? Non meditafte voi forfe in queft' oggi, che coglie la morte all' improvvifo, e Vecchi, e Giovani, e Ricchi, e Poveri, e Grandi, e Piccoli? Non meditafte voi, che di repente, e all' impenfata, affalifce ogni Uomo, come affalir fuole il Viandante, il Ladro not( a) 1. Hebr. 9. 27. 85 F 3 86 TERZO notturno: Sicut fur, ficut fur in noce? E fe ad ogni ora, e ad ogni momento vi può affalire, farete cosi fciocchi, e infenfati da ftar un fol momento col peccato full' anima? Direte, che è probabile, che non vi affalifca, fe non dopo avervi dato un qualche avvifo con qualche precedente grave infermità; ma fe quefto avvifo non ve lo daffe, e vi coglieffe all'improvvifo, come colfe un Sifara, e un Oloferne, e un Zambri, e la Figlia Moabitide, che farebbe di voi, e della povera anima voftra per tutta un' interminabile eternita? Siccome è ftabilito con decreto immutabile, che una fol volta fi muoja, cosi fe quefta volta morifte male, voi n' anderefte perpetuamente dannati: Periiffe femel, lo dicono di concerto tutti i Padri della Chiefe, periiffe femel æternum eft. Ciò credete, Uditori, ed ardice peccare? Oh cecità deplorabile del Chriftianefimo! Deh! per quanto vi è cara l'anima, e la voftra eterna falute, gettatevi contriti, Uditori, a' piedi di Gesù Criito, e pregatelo fervorofamente a darvi grazia di potervi diligentemente preparare alla morte. Deteftate ogni malvagità, e ogni colpa, e proponete coftantemente di mai più in ogni tempo voler peccare. Quefto voftro buon Padre Iddio, egli è omai flanco di chiamarvi a penitenza: Laboravi clamans, dic' egli, laboravi rogans, laboravi fuftinens.-. rauca factae funt fauces meæ, e fe continuarete a far fempre il fordo alle fue Divine chiamate, egli comanderà fenz altro alla morte, che piombi ful voftro capo l'orrendo colpo, e vi precipiti ad ardere in un abiffo di fuoco. Criftiani pertanto amatifsimi, non indugiate ad arrendervi, poichè il tempo manca, e la morte è vicina e le più sardate vi fcorderete morendo infallibilmente di Bud voi GIORNO. voi, perchè vivendo vi fcordafte di Dio: Equif me, conchiudo colla fpaventevol fentenza del Santo Padre Agoſtino, æquiffime percutitur hac animadverfione peccator, ut moriens oblivifcatur fui, qui vivens oblitus eft Dei( a). ( 2) S. Aug. F4 AMPED CSA QUAR 88 QUARTO GIORNO. MEDITAZION E. Sopra il Giudizio particolare. PREPARAZIONE RIMOTA. il Giudizio particolare. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà farà quefto. I. Di tener fempre fiffo in mente, che Iddio ficcome è teftimonio, e d' ogni mia piccola azione, e d' ogni piccolo movimento del mio cuore, così di tuto farà anche un giorno rigorofiffimo Giudice. II. Di rifolvere di farmi ora Giudice di me medefimo con una fincera Confeffione, per fuggir l'orrore di quefto si terribile particolare Giudizio. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZION E. Primo Punto. CH He fia, anima mia, una cofa fpaventofiff ma il cader nelle mani di quel Dio vivente, il quale oltre l' effere teftimonio d'ogni movimento benchè minimo dell' uman cuore, deve altresì ef fere un giorno Giudice rigorofifsimo di tutte quan te GIORN 0. te le tue operazioni, lo dice a tutti il grande Apoftolo Paolo in una fua lettera diretta agli Ebrei: Horrendum eft, dic' egli, incidere in manus Dei viventis( a). Non oftante però un tal orrore, egli è certo, anima mia, che al di lui findacato rigorofifsimo tu devi foggiacere, appena che dal corpo ti farai feparata: Statutum eft hominibus femel mori, poft hoc autem judicium. Nel momento medefimo, che farai per andartene alla eternità, vedrai ergerfi un tribunale terribile, fu di cui fedendo con tutto il treno della fua Maeſtà il Figliuol dell' Altifsimo ti addimanderà uno ftrettiffimo conto di tutti i peccati, che tu commettefti, e co' penfieri, e colle parole, e colle opere. Ed oh che fpavento orribiliffimo, farà mai quello che in quel gran punto tu proverai! Ed in vero, fe la fola voce di Dio udita in figura dal Sinai, fece gelare il fangue nelle vene alle agguerrite truppe Ebree, accampate alle falde di detto monte, che ambafcie dolorofiffime non dovrai tu provare, anima mia, al vedere a faccia a faccia l'Umanato Verbo Divino, non più in fembianza di Padre amorofo, ma di Giudice ineforabile, memore di tutti gli affronti, che gli facefti in tanti anni della rilaffata tua vita? Ne vide in fogno un' idea a' tempi di S. Vincenzo Ferrerio un Giovane fcoftumato, e allo ſvegliarfi, che fece reftò da tanto orrore forprefo, che divenne bianco nel crine, ed ebbe quafi a morire. E Giobbe quel grande efemplare di pazienza, al fol penfare a quefto Giudizio, fi riempiva di tale, e tanto terrore, che pregava continuamente di effer piuttofto nell' Inferno fepolto, che veder la faccia di Dio fdegnato. In quel gran pun. ro 89 ( a) Hebr. 9. 27. 90 QUARTO to il più terribile di tutti i punti, ti troverai, anima mia, fenza verun amico, e priva affatto d'ogni Avvocato, che ti protegga, dovrai ſtartene accompagnata folo dal numero Iterminato delle tue enor. mi malvagità. Ed oh che eftratti di fpaventi, di timori, e di orrori, anima mia, farai coftretta a provare! Come potrai ftare fenza tutta riempierti di terrore alla preſenza dell' adirato Figlio di Dio? Ivi, anima mia, tu dovrai effere come in un vafto teatro, in cui dovrai fare il perfonaggio moftruofo di rea, e tu, tu medefima dovrai ratificare tutte le depofizioni, che contro di te fi faranno. Inforgerà il Demonio, e cavando fuori tutti i peccati che commettefti, li prefenterà al Divin Giudice, acciò ti condanni. Inforgerà il tuo Angelo Cuftode, e manifeftando le refiftenze, che tu facefti a' fuoi buoni configli, e alle replicate fue fante ifpirazioni, ti abbandonerà toftamente, e ti lafcierà in braccio alla difperazione e al dolore. Inforgerà finalmente la tua medefima coſcienza, ed aprendo quel gran libro, in cui tutte ftanno ripofte le offefe fatte a Dio, ti farà provare i più barbari, e fpietati tormenti. Anima mia, al rifleffo di quefte eterne, ed infallibili verità che dici? Che rifolvi? Che penfi? Deh rifolvi di refiftere virilmente alle fuggeftioni Diaboliche, acciò in te non trovi il tentatore maligno colpa veruna di cui ti accufi. Rifolvi di cancellare colla penitenza le colpe antiche, acciò tu poffa alle di lui vere accufe contraporre la foddisfazione da te data alla Divina Giuftizia. > e Pun GIORNO. 91 Punto Secondo Con Onfidera, anima mia, qualmente noi fiamo > ancora al principio della tragica fcena; effendo certo e infallibile, che fi aumenteranno finifuratamente i terrori, allorchè il Divin Giudice incominciera l'efame delle tue orrende fceleratezze. Scelerata, ti dirà egli adirato, e pieno di giufto furore, fcelerara, indegna, malvagia; rendimi quì adeffo uno ſtrettiffimo conto di qualunque delitto, ofia di commiflione, offia d' ommiffione; offia di fatti, offia di parole; offia puramente interno, e di foli penfieri, de' quali in niun altro tribunale fi rende ragione, fuorchè nel mio. Tu il tal anno, il tal giorno, e la tal' ora acquiftafti l'ufo della perfetta ragione, ma dimmi, come te ne fei fervita? In non altro, che in difubbidire a' tuoi Genitori, in vilipenderli, e maltrattarli; in dir bugie, e pa. role ofcene; in commetter furti, ed altri peccati; e in fare tutt'altro, fuorchè la fanta mia volontà. Coll' andare del tempo tu giungefti poi all' adolefcenza, ma in quegli anni tuoi verdi, che mai facelti? Tu dafti afcolto a cento e mille vietati penfieri, impiegafti la tua lingua in dir beſtemmie, e puzzolenti parole; t'immergefti qual fozzo animale nel fango della difoneftà; vivefti a feconda delle fregolate tue paffioni, e feguitafti fino alla virilità ad offendermi e ad oltraggiarmi. Giunta poi alla virilità cambiafti forfe coftumi? No, ma anzi continuafti ad accumular colpe a colpe, e peccati a peccati. Profanati con cento e mille laidezze il Sacramento del Matrimonio. Perdefti la fedeltà, la riverenza, e l'amore a chi la mia Chiefa ti affegnò per Compagna. Istradafti i tuoi Fi glive, > > 922 QUARTO gliuoli per la via dell' Inferno. Scandalizzafti enor memente il tuo Proffimo. Facefti infinite ufure, e ingiuftizie per accumular oro, ed argento. Opprimefti Vedove, Pupilli, ed Orfani. Defraudafti gli Operarj della loro giufta mercede, e commettefti tante, e sì gravi fceleratezze, che per punirle non baſterebbero mille Inferni. Più non contenta di caricar te medefima di peccati, e di colpe, ti inoltrafti a profanare i miei Templi, e le mie Fefte Saatiffime, e col tacere tanti peccati in Confeffione, e coll' accoftarti tante volte a ricevermi in mia difgrazia conculcafti empiamente i facrofanti miei Sacramenti. Più ancora: non abbaſtanza paga di offendermi tu fola, con tante mode fcandalofiffime, con tanti perverfi, ed iniqui configli, e con un operar libertino, e d'ateifta, induceſti ad oltraggiarmi infinite altre anime da me redente col preziofo mio fangue. Ma forfe, che dalla virilità fu ditsimile la vecchiaja? Nò, perchè coll' immergerti fem. pre più in fozzure, e in peccati, volefti che fiverificaffe il detto del pazientifsimo Giobbe Replebuntur vitiis adolefcentiæ fue,& cum ipfis in pulvere dormient( a). Anima però fcomunicata, adeffo mi hai da pagare il fio di tutte quante le offefe fattemi, e dopo avertele rinfacciate vuò precipitarti ad ardere in un abiffo di fuoco: In ignem, in ignem æternum. Anima mia, al meditar quefte terribili verità, che dici? Che rifolvi? Che penfi? Io fento, che tu temi, e tremi; ma non ti perder d' animo, perchè i rimproveri non ſono ancota finiti: Non folamente Iddio ti dimanderà conto del male, che hai fatto; ma del bene ancora, che potevi fare, e non facefti. Egli ti dimanderà conto di tanto tem( a) Job. 29. 11. GIORNO. 93 tempo oziofamente perduto, egli ti rinfaccierà le iſpirazioni a cui facefii il fordo, vorrà che tu gli renda ragione di tanti Rolárj tralafciati, di tante Meffe non afcoltate, e di tutti gli altri peccati d' ominifsione, che tu faceiti. Vorra giudicare le medefime opere buone, e vorrà fpere con qual fine tu frequentafti le Chiefe, ed i Santuari, e per qual motivo tu faceti limolina: Ego, ego juflitias judicabo( a). Or come potrai, anima mia, foftenere i rimproveri del tuo Dio? Come non ti fenrirai conquidere alle fue voci Divine? Deh rifolvi di corrifpondere fin' a tanto, che fei in tempo alle fue voci pietofe, e fe vuoi fuggire la terribilità del particolare Giudizio, proponi di feguir fin d'adeffoi fuoi fanti configli. Non commettere mai alcun peccato fùgli occhi fuoi, acciò non te n' abbia a dimandar conto in quel momento terribiliffimo. Chiedigli perdono del poco rifpetto ufatogli fin'ora, e promettigli una feria emendazione. Ah si, mio buon Gesù, sì ch' io mi voglio emendare, e corriſpondere alle Divine voftre chiamate. Io vi dimando umilmente pietà di tutti quanti i miei trafcorfi paffati, e rifoluto di mai più volervi offendere per l'avvenire, vi fupplico a rimettermi in grazia voftra. Io fono indegno, è vero, di qualunque perdono: Preces meæ non funt digne, ma ufatemela per pura voftra bontà: Sed tu bonus fac benigne. Padre amorofo, a voi mi raccomando nelle voſtre mani ripongo l'anima mia. e ( a) Pfal. 74. 3. Ter QUARTO Terzo Punto. Co Onfidera, anima mia, qualmente appena farai convinta de' tuoi enormi peccati, pafferà fubito Iddio all' ultima rettiffima, e inappellabil fentenza. Se tu farai trovata in quel punto fatale priva di meriti, e carica fol di peccati, difcede, ti dirà Crifto con un tuon di voce terribi liffimo, difcede a me maledicta in ignem æternum. Anima perverfa, e fcelerata, a preferenza di tanti Turchi, e Infedeli lafciati nelle loro tenebre, io ti feci nafcere in grembo alla Chieſa Cattolica, ti illuminai con raggi di luce fuperna, e ti compartii cento, e mille diftintiffime grazie; ma ficcome di niuna ti approffittafti, e tutte anzi empiamente le conculcafti, così vanne ch' io ti maledico per tutti i fecoli eterni, e ti privo in perpetuo della giocondiffima mia vifione: difcede, difcede a me maledicta in ignem æternum. Non mi volefti in vita per Padre, e t'eleggefti per tuo capo il Demonio? Or bene: mi proverai adeffo feveriffimo Giudice, e n' anderai con effo lui ad abitare perpetuamente nel fuoco. Partiti adunque da me maledetta, e piomba preftamente in quel ba ratro di tutti quanti i tormenti, per ivi ftare fin che Dio farà Dio, e finchè io farò beato nell' eterno mio regno: difcede maledicta in ignem æter num. Io ti lafcio in braccio a' Diavoli, e fe efsi furono i tuoi familiari in terra, fiano ancora per fempre i tuoi carnefici nell' Inferno. Ad un tal fulmine, che fpavento, anima mia, che orrore, che rabbia? Proferita appena la terribil fentenza, verrai prefa da un gran numero di Demonj, quali efeguendo gli ordini del Signore, ti precipite GTORN O. 95 piteranno toftamente in quella fornace vaftifsima di fuoco, e zolfo. Di colaggiù tu maledirai que piaceri, che ti furon si cari, e contro que' fpafsi, e divertimenti illeciti, e proibiti, slancierai, ma fenza alcun frutto, le più orribili imprecazioni. Quefto è il fine, che tu avrai da fare fe non ti ravvedi, anima mia, e non ti penti dell' incauto tuo operare. Innorridifci adunque al pericolo, in cui tu vivi, e per non incorrere in quelle maledizioni, che tante volte tu meritafti, rifolvi d'intraprendere una vita fervorofa, e divota. Dimanda perdono a Dio delle fattegli offefe, e con volonta rifolura di mai più volerlo offendere per l' avvenire, pregalo iftantemente a volerti condonare le tue enormi fceleratezze. Ah si, Gesù mio, muovetevi a pietà d'un prodigo ravveduto Figliuolo, il quale defidera convertirfi di tutto cuore a voi, e concedetemi quelle grazie, che mi fono neceffarie per falvarmi: recordare Jefu pie, quod fum caufa tue vie, ne me perdas illa die. Se vi fui ingrato per lo paffato, vi farò fedele per l'avvenire, e fe per l'addietro non feci altro, che offendervi, m' impiegherò da qui avanti in amarvi, e fervirvi con tutto il fervore del mio povero fpirito. Ma, Signore, voi vedete, che ho bifogno del voſtro ajuto, e fenza di voi io non poffo fare cofa alcuna di bene, e però, a voi mi raccomando, e vi fcongiuro a concedermi il bel favore di venirvi un giorno a lodare per tutti i ſecoli eterni nella beata gloria del Cielo. 201 ESA 96 QUARTO ESAME PRATICO. Q² Si continua fopra i precetti del Decalogo. Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Al fecondo precetto di non nominare il nome di Dio in vano, fi riduce anche il voto, il quale vien difinito: una promeffa deliberata, e fpontanea, che fi fa a Dio di qualche cofa buona, migliore della cofa oppofta; qual voto è meritorio, fe vien fatto colle debite circoſtanze, e porta feco un' obbligazione d' effere adempiuto: vovete, lo dice il Salmifta, vovete,& reddite( a). Quivi adunque io mi efaminerò, fe avendo fatto un qualche voto, io l'abbia poi offervato... e fe l' abbia offervato in tutte le fue parti, e in tutte le fue circoſtanze... Ogni tardanza, e negligenza in adempierlo, fe non è giuita, e ragionevole, è colpevole, ed io fopra di ciò mi devo eſaminare con tutta la più poſsibile attenzione: Cum votum voveris, dice l' Ecclefiaftico, cum votum voveris Deo tuo, ne tardes reddere, fi moratus fueris, reputabitur in peccatum( F). Avrei io mai trafgredito un qualche voto con danno notabile della mia anima?... Se mai io aveffi fatto voto di continenza devo fapere qualmente fono obbligato ad offervarla fotto pena di un enormifsimo facrilegio, il quale porta fempre di feguito la divina eterna maledizione. Quindi io devo efaminarmi, fe ufi ogni diligenza nell' avvertire, e difcacciare i penfieri difoneſti... e fe faccia ogni sforzo per refiftere ful principio della tentazione, col raccomandarmi a Dio... Nel terzo poi precetto ( a) Pfal. 71. 7.( b) Eccl. 5. 3. GIORN 0: 97 cetto del Decalogo viene impofto ad ogn' uno il fantificare le Fefte: memento, dice Iddio nell'Efodo, memento ut diem fabbati fanctifices( a). La Fefta vien addimandata: requies fancta Domino, un ripofo, cioè, dalle opere fervili, quafi fervili più che fervili, e un impiego del tempo in lodare, benedire, ringraziare l' Altifsimo delle ricevute grazie, e benefizj. Che però io devo efaminarmi, fe abbia fantificate le Fefte col ftar lontano da que' travagli corporali, che in tali giorni vietati fono, e fe le abbia mai profanate con qualche altro proibito lavoro... Ho io mai adunque in di feftivo lavorata la terra... feminato il campo... potata la vigna... filato... o cucito?... Ho io mai in un tal giorno comprate, o vendute cofe al vitto cotidiano non neceffarie?... Ho io mai giuridicamente eſaminati teftimonj.... agitate liti... fufcitati criminali... o fatti altri giudiziali rumori?... E fe ne' giorni feftivi, non ho mai lavorato io avrei mai fatto lavorare altri, come faI fervitori, e rebbero i Figliuoli, e le Figlie > le ferve... o qualche altro giornaliere, od artifta?... Sarei io di quelli, i quali afpettano ad informar Giudici, ed Avvocati, e a ftipolar negozj, e contratti nel giorno fantifsimo della Domenica?... Sarei io di coloro, i quali in tal giorno tengono le Botteghe, e i Magazzeni aperti per efitare, e vendere le loro mercanzie?... Sarei io di quegli altri, che nel di feftivo tengono aperte le loro Ofterie, e permettono nelle lor cafe giuochi... ubbriachezze... intemperanze... ed altre cofe forfe ancora più indegne?... Se io foffi del numero di coftoro, devo fapere, che tutti i pecG cati ( b) Exod. 20. 8. QUARTOO cati che in quel giorno commettonfi verrebbero a me imputati, e con ragione, dal Giuftiffimo Iddio: Qui eft caufa caufa, lo dicono tutti i Teologi, elt caufa caufati. Io devo poi elaminarmi, fe fia di quelle Donne, le quali fi fervono della Fefta per comparire in pubblico ftudiofamente adornate... piene di vanità, e d' albagia... e le quali portano in trionfo l' immodeftia per fino in faccia del Santuario... Devo efaminarmi fe ne' di feftivi abbia confumato il tempo in balli... in feftini... in conviti... in giuochi... e in vifite di complimento, e forfe ancora geniali. Sarei io di colore, che per dar sfogo ad ogni più fordida paffione, cambiano le fefte in folennità del Diavolo?... Queffi tali vengono maledetti da Dio, il qual per bocca di Malachia Profeta, così li rimprovera: Difpergam fuper vultum veflrum, flerGus folemnitatum vefirarum( a). Dio buono! Poffibile, che non contenti i Criftiani di offender l'Altiffimo ne' giorni feriali, vogliano di piú oltraggiarlo ne' di feftivi? In vigore di quefto precetto, io fono obbligato inoltre ad afcoltare ne' di feſtivi la fanta Meffa, la quale vien difinita: un' oblazione efterna del corpo, e fangue di Gesù Crifto, come oftia legittima, fatta al folo Dio dal proprio Miniftro per reale immutazione dell' oftia medefima, e per atteftato, e riconoſcimento del fupremo divin dominio. Quefto facrifizio, giufta il facro Concilio di Trento, è una continuazione di quello, che già una volta fecefi ful Calvario, e per ragione di fine è latreutico, eucariftico, propiziatorio, e impetratorio. È latreutico, perchè con effo fi dà a Dio un' onore ineffabile. É eucari( a) Malac. 2. 3. ( GIORNO. 99 eariftico, perchè ferve a rendere folennemente a Dio i doverofi ringraziamenti. E propiziatorio, perchè ferve a placare Iddio fdegnato. E impetratorio, perchè vanta virtù d' intercedere all' anima qualunque grazia fpirituale, e temporale. Ciò premeffo io devo efaminarmi fe la fanta Meffa io l'abbia udita interamente... con divozione... con attenzione... e confiderando que' facrofanti Mifteri, che in effa fi rapprefentano... Devo eſaminarmi fe nell' afcoltarla fia ftato volontariamente diftratto... oppure abitualmente... fe alle diftrazioni abbia io data occafione... e fe abbia procurato di difcacciarle allorchè le ho conoſciute... Sarei io di coloro, i quali quando hanno d' afcoltare la Meffa cercano fempre la più frettolofa, e la più breve? Ne' di feftivi accorro io alle Prediche... a' Catechifmi... e alle Ecclefiaftiche Funzioni?... M'impiego io in que' giorni in ringraziare Iddio, come devo, di tanti benefizj ricevuti?... Se di tutto il tempo malamente impiegato, io dovrò renderne a Dio uno ftrettiffimo conto molto più ho diffipadovrò rendergli ragione di quello, che to in profanare le Fefte, e fe non mi emendo, chi sà, come anderà nel giorno eftremo dell' univerfale Giudizio. Io mi efaminerò adunque fu d'un tale precetto con tutta quanta l'attenzione, e fe mi troverò reo di qualche grave delitto ne dimanderò umilmente perdono a Dio, e ne proporrò un' emendazione fincera. Maffima per la Mattina, L' Apoftolo S. Pietro col dire, che nel particolare giudizio appena farà falvo, e ficuro, chi fi sforzò di viver da Giufto, mi avvifa a mai ftans G 2 car 100 QUARTO carmi di correre per la ftrada della perfezione, e de' divini comandamenti. Quindi per animarmi fempre più al fervore dirò fpeffo, e ripeterò: Si Juflus vix falvabitur; Impius,& Peccator ubi parebunt( a)? Orazione giaculatoria. L'Orazione giaculatoria, farà quefta: Jufte Judex ultionis donum fac remiffionis, ante diem rationis. Signor mio Gesù Crifto fiaremi Padre amerofo in quefta vita, e datemi grazia di non avervi a provare Giudice rigorofiffano nell' altra. SERMONE PRIMO. Sopra il Giudizio particolare. O vi confeffo finceramente, Uditori, qualmente mi fento tutto riempiere di fpavento, e d'orrore ogni, e qualunque volta m' incontro a leggere nel quarto libro de' Re, ciò che accadde allo igraziatiffimo Sedecia. Irritato contro d'effo il perverfo Re de' Caldei Nabuccodonoforre, mandò ad affediarlo in Gerofolima, e fattolo prigioniere nel piano di Gerico, fu condotto incatenato alla di lui barbara, ed inumana prefenza. Al vederlo l'empio Nabucco in quello ftato si deplorabile non fi moffe nò a compaffione di lui, ma fattigli anzi uccidere alla fua prefenza i fuoi amati Figliuoli, lo sforzò ad effere fpettatore dell' efecrando misfatto. Indi dopo averlo redarguito acremente, e dopo averlo tacciato di fellone, e d'ingrato gli fece cava? ( aj 1. Petr. 4. 18. 3 > GIORNO IOI cavare ambi gli occhi, e lo mandò carico di cate ne fchiavo colà in Babilonia: Locutus eft cum eo judicium.... vinxitque eum catenis& adduxit eum in Babylonem( a). Può darfi, Uditori, ftato più lagrimevole di quello del povero Sedecia? Poffon più oltre eftenderfi le fue dolorofe difgrazie? Ma che hanno mai a fare le fventure di Sedecia con quelle d'un' anima Peccatrice piena d' ambafcie, e di ipaventi alla prefenza d' un Dio fdegnato nel particolare Giudizio? Apertifegli in quel gran punto, come a' Soldati del Re di Siria, inafpettatamente gli occhi, oh Dio! che orribiliffima fcena farà mai coítretta a vedere! Ella vedrà tutt' ad un tratto quel gran Giudice eterno il qual mandando fuoco dagli occhi, e tuosi, e fulmini dalla bocca, la ricolmerà co' fuoi rimproveri del più alto fpavento ch' abbia mai veduto la terra, o il Cielo. Gli rimprovererà gli oltraggi, e i ftrapazzi fattigli, le grazie, e i favori abufati, i Sacramenti vilipefi, e conculcati, il fuo fangue refo inutile, e infruttuofo, e la fua paffione dolorofiffima mandata a vuoto e con tali rimproveri gli farà gelare nelle vene il fangue, e palpitare terribilmente nel petto il cuore. Indi addimandandogli uno ftrettiffimo conto d'ogni penfiere, d'ogni parola, d'ogni operazione, e d'ogni movimento benchè minimo del fuo cuore, gli farà provare uno ſpietato tormentofifsimo Inferno. S' ingegnerà, è vero, in quel dolorofo frangente l'anima Peccatrice di procacciarſi una qualche protezione, e volgendofi ora al fuo Angelo Cuftode, ora a' fuoi Santi Avvocati, ed or alla Vergine Immacolata, li pregherà ad ajutarla in quel fuo si grande bifogno, ma al vedere che tutti le 9 ( a) 4. Reg. 25. 7. 1 102 QUARTO le volteranno difpettofamente le spalle, e l'abbandoneranno in braccio alla confufione, e al roffore, proverà il maſsimo de' tormenti. Quivi ella farà convinta da Dio, dal Demonio, e farà convinta dalla fua medefima cofcienza, ed alzando tutt' ad un tratto i fuoi peccati Plorrenda fronte: Tu nos egifti, folameranno a voce alta, e fonora, tu nos egifli, opera tua fumus. Ed oh che eftratti d' ambafcie, e di pene farà coftretta a provare l'anima fventurata! Crefceranno però i creppacuori, allorchè Iddio, ruggendo qual Lione, anima ingrata, che gli dirà pien di furore, ingratifsima anima, potea io far per falvarti di più di quel, che ho fatto? lo ti creai a mia immagine, e fimilitudine, io ti feci nafcere in grembo alla Chieſa Cattolica, io ti compartii infinite grazie fingolarifsime, io per te iftituii Sacramenti, io ti diedi in cibo me fteffo, io feci in fomma tutto quel che potei, ma tu fcomunicata, di tanti benefizj come ti fei approfittata? Ah! tu non facefti altro, che offendermi, ed oltraggiarmi. Viva però adeffo il mio Santifsimo nome, e viva in eterno la mia giuftizia. Se tu non volefti il mio fangue ad eterna falute, ti ferva a tua eterna condanna, ed egli medefimo ti malediea. Partiti adunque maledetta e vanne al fuoco eterno, fenza fperanza di mai più ufcirne: Difcede, difcede a me maledicta in ignem æternum. Lontana da me, o malvagia, ch'io più non poffo fcffrire la tua prefenza. Lontana da Dio tuo primo principio, e tua fola beatitudine. Lontana dalla patria celefte, che non curafti. Lontana, in bando eterno, lontana: Difcede, difcede a me male dicta in ignem æternum. Ad un tal fulmine, che orrore, Uditori che fpavento d' un' anima peccatrice! Pronunziata appena la terribil fentenza s' aprirà tofto GIORNO. JO; fto la terra in voragini profondifsime, e prefa da Demonj con furor rabbiofo, farà portata ad ardenon già re nell' Inferno, non già per cent anni > per per mill' anni, nè per millioni di fecoli, ma per tutta una interminabile eternità: Erit, lo ha detto il Salmifta, erit tempus eorum in fecula( a). Cari Afcoltatori, voi tremafte alla defcrizion, ch' io vi che feci del particolare Giudizio; ma fappiate della fua orribilità non ve n' ho delineata neppur un'ombra. Niente però dimeno, ditemi, chi sà quanto da quefto giudizio noi fiamo lontani? Può effere, che venga tardi, è vero, ma può effere ancora, che venga prefto, e quanto è probabile che venga da qui a dieci, o vent'anni, altrettanto è probabil che giunga da qui a poche ore. E fe ciò accadeffe, come può accadere diffatto, che farebbe tutti i fecoli della povera, e fgraziata anima voltra? Oh Dio! Io gelo in penfarvi, e addolorato, e contrito mi getto a' piedi del mio Gesù, e lo prego colle lagrime agli occhi ad ufarmi pietà, e ad avermi clemenza. Si, mio amato Signore, hic ure, hic feca, hic mihi nihil parcas, ut in eternum parcas. Se volete punire le mie grandi malvagità punitele in queſta vita, afpettate nell' altra. Io fon pronto a ricevere dalle voftre mani tutto ciò, che vi degnarete mandarmi, ma deh per amore di voi medefimo, liberatemi da quefto giudizio fpaventofifsimo. Se voi volete da me una fincera emendazione de' miei coftumi, l' avrete, ma ove fi tratta di Giudizio, e di Giudizio rigorofifsimo, ah per pietà, fatemi degno di poterlo sfuggire. V' ho offefo, è vero, enormifsimamente, e i miei peccati meritano tutti i ri ma non go( a) Pfal. 8o. 16. G4 104 QUARTO gori dell' infinita voftra giuſtizia; ma giacchè la mia paffata baldanza fi è cambiata in una vera contrizione, placatevi, amorofifsimo Padre, con un pentito voftro Figliuolo, e concedetemi la bella grazia di poter fcanfare i terrori del particolare Giudizio. MEDITAZIONE SECONDA. Sopra il Giudizio Univerfale. PREPARAZIONE RIMOTA. LA A meditazione di queſta fera farà fopra il Giudizio Univerfale. Il frutto da ricavarfi mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto. I. Di tener fempre fiffo in mente quel tremendo, e fpaventevole findacato, effendo certo, che una tale memoria ci fervirà di forte ritegno per mai più peccare. II. Di farci Giudici rigorofi di noi medefimi in quefta vita con una buona Confefsione, per fuggire nell' altra quefto si fpaventevole, e rigorofo Giudizio. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. Onfidera anima mia 9 с qualmente tutti gli Uomini di quefto Mondo, e Giufti, e Peccatori devono un giorno al fuono delle Angeliche trom( a) Pfal. 8. 16. GIORN 0. TOS trombe congregarfi nella gran valle di Giofafat. Giufti ivi fi porteranno più rifplendenti del Sole, e pofti faranno alla deftra del Divinifsimo Giudice. I Peccatori ivi ancora fi porteranno, ma si difformi, e brutti, che fembreranno tanti incarnati Demonj, e pcfti verranno con efsi loro alla finiftra: Omnes, lo dice il grande Apoftolo Paolo, omnes nos manifeftari oportet ante tribunal Chrifti( a). Quefto, anima mia, è di fede, e tu devi effer pronta a confeffarlo anche collo fpargimento di tutto il fangue. Or figurati di vedere in quella valle fpaventofifsima il tuo eterno Signore afsifo fu d'un trono maeftofifsimo. Figurati di vedere alla fua deftra tutta la corte degli Angelici Spiriti, e de'Santi, e tutto il gran Popolo degli eletti. Figurati di vedere alla finiftra tutta l'immenfa turba de' Demonj, e de' Reprobi, i quali fpaventati, e tremanti afpettano la finale fentenza per effere precipitati ad ardere nell' Inferno, e fappi che fe non ti emendi, e non fai penitenza de' tuoi peccati, ancor tu farai ripofta nel numero infelicifsimo de' riprovati. Ed oh Dio, fe ciò mai accadeffe, che roffore, che vergogna dovrefti mai foffrire! Un Criftiano, anima mia, creato da Dio a fua immagine, e fimilitudi addottato in di lui Figlio nel Santo Battefimo, dichiarato erede della gloria beata, e Principe del Paradifo, cacciato alla finiftra co' Turchi, e Gentili, e colla feccia più fcelerata de' condannati! Oh fpavento! Oh vergogna! Oh terrore! Ed in vero, fe furono per morir di fpavento gli Ambafciatori del Re Davidde, allorchè fino a' lombi tagliate loro furon le vefti, e colla metà foltanto della barba, e capelli sforzati furono a comparir nella Regia ne ( a) 2. Corinth. 5. 10. тоб QUARTO " gia, e a girare per tutta quanta la popolata Città fatti ludibrio della Plebe, e de' Nobili: Erant viri confufi turpiter valde( a); qual farà mai il terror d' un Criftiano prefciro al vederfi alla finiftra in quel giorno eftremo, fra il numero fterminato de' male. detti? Egli fará affalito da un roffore si tormentefo, che per sfuggirlo fi eleggerebbe più che volentiert l'Inferno. Quefto però, anima mia, non è tutto, perchè il più dolorofo farà il dover ftare in quella parte prefcita con in petto fcritte a si vivi colori tutte le commeffe colpe nel numero nella fpecie, e nelle circoſtanze più minute, che fi leggeranno da tutti i Santi, da tutti gli Uomini, e da tutti quanti i Demonj. Ed oh che confufione, e che Orrore! Se adeffo nel commettere certe nere azioni fi teme la veduta di un fol Uomo, quale vergogna tormentofifsima non proverà allora il Criftiano, nel veder rivolti i fguardi tutti dell' Univerfo a contemplare le di lui enormi malvagità commeffe con tanta fecretezza, e con tanta riferva? È impofsibile, anima mia, fpiegar l'orrenda confufione, da cui in quel punto farà affalito. Or qual figura farai mai tu, anima mia, in quella valle terribile di lagrime, e di pianto? Sarai alla deftra co' Giufti, oppur alla finiftra co' Reprobi? Deh penfa, che da te dipende la elezione, e che farai ripofta in quella parte, che efigeranno le tue buone, o ree operazioni. Raccomandati adunque al tuo Signor Gesù Crifto, e pregalo iftantemente a volerti dar grazia di poter effere nel numero degli eletti. Mio buon Gesù, mio Dio, io credo fermamente, che a quel gran Giudizio dovrò intervenirvi ancor io, e che dovrò fare in effo la mia comparfa; ma fe a) 2. Reg. 10. 5. GIORN O. 107 fe debba effere o buona, o trifta io non lo so. A voi però mi raccomando con tutta l'anima, e pentito de' miei misfatti, e rifoluto di mai più in etervi fupplico, vi no volervi offendere, vi prego, fcongiuro, a volermi concedere il bel favore di non effer ripofto in quel giorno colla turba infame de' Scelerati. Secondo Punto. Con Onfidera, anima mia, qualmente tutte le cofe finor meditate: Initia, initia funt dolorum( a). Oltre il dover comparire ogni reprobo in quella gran valle convinto di tutti i di lui enormi peccati, dovrà renderne uno ftrettiflimo conto a quel Dio, che in faccia dell' Univerfo glieli rinfaccierà con un tuono di voce terribiliffimo. Il giorno del finale Giudizio vien chiamato dall' Apoftolo: Dies irae,& revelationis( b), e con ragione, perchè in quel di delle Divine vendette fi feopriranno le cofcienze di tutti, e d'effe fi farà una pubblica anotomia. Se mai adeffo tu fofti di quelli, che fcufano le lor celpe, le diffimulano, le inorpellano forfe ancora nella Confeffione Sacramentale, fappi che verrà un giorno, in cui farai sf zata con tua eftrema vergogna a fentirtele rinfacciare alla preſenza di tutto il Mondo dall' adirato ti Dio degli Eferciti. Anima iniqua, e fcelerata, dirà egli allora, anima perverfa, ed inumana, io per tuo amore creai il Cielo, e la Terra, e con quel gran Dominamini, ti coftituj del tutto Padrona, acciè te ne ferviffi per mezzo da confeguir l'ultimo fine; ma tu ne facefti forfe buon ufo? No ( a) Matt. 24.( b) ad Rom. 2. 108 QUARTO No, perchè pervertito l'ordine totalmente, faces fti divenire il mezzo fine, e il fine mezzo. Io ti diedi un' anima adorna di nobili, ed intellettuali potenze, e la creai a mia immagine, e fimilitudine, acciò con effa mi amaffi, e ferviffi con fedeltà; ma hai efeguiti i miei voleri? No, perchè in cambio altro non facefti, che fervire al Mondo, al Demonio, e alla Carne. Per liberarti dalla dura fchiavitù dell' Inferno io venni appofta dal Cielo in Terra, e dopo effer nato in una po. vera ftalla bifognofo del tutto, diedi per te il fangue, e la vita; ma tu alla mia pafsione dolorofifsima hai cooperato? Nò, perchè in vece altro non facefti, che di bel nuovo ricrocifiggermi.. Io per te iftituj Sacramenti, io ti compartj grazie, e favori fingolariffimi, e ti feci fcopo di tutto fenza riferva il mio amore; ma tu come della mia mifericordia ti approffitafti? Ingrata! tu il tutto abufafti, e con piè facrilego tutto ciò, che in Terra lafciai di facro orribilmente calpeftafti. Ora però tu fei caduta nelle mie mani, e di tutte le offefe fattemi vuò affolutamente, che me ne rendi ragione. Confonditi adunque della tua enorme malvagità, e ti venga addoffo un sì fpietato roffore, che ti dilaceri, e ti conquida. Anima mia, a si acuti rimproveri qual confufione orrendiffima farà allora la tua? Tu non potrai nò, addurre al Divin Verbo fcufa veruna, perchè quelle Perfone medefime da te indotte al male co' tuoi pravi configli, uniranno le lor voci a quelle di Dio, e ti foffocheranno in bocca gli accenti. Da quelle falfe accufe, che può imputarti il Demonio potrai, è vero, giuftificarti; ma come potrai giuftificarti da que' veriflimi delitti, che faranno prodotti dall' onnipotente oltraggiato Signore? Del dete G10 RN 0. 109 detefta i tuoi maledetti peccati, e prèga il tuo Signor Gesù Crifto a volerteli perdonare in quefta vita per non averne a reftare fvergognata nell'altra. Gesù mio, pur troppo io fon meritevole di tutti i voltri rimproveri per effermi più volte abufato dell' infinita voftra mifericordia, ma deh per amor di voi fteffo datemi grazia di poter sfuggire gli orrori dell' Univerfale Giudizio. Io mi pento, e dolgo de' miei misfatti, e ve ne addimando pietà, perdono, mifericordia. Gran Dio, perdonatemi, che io propongo, e proteíto di voler cento, e mille volte piuttofto morire, che mai, mai più offendervi. Terzo Punto. C Onfidera, anima mia, qualmente convinto, che farà il Peccatore de' fuoi enormi misfatti, fi verrà tofto alla finale inappellabil fentenza. Reprobi fgraziati, dirà adirato l''eterno Giudice a tutta la gran turba de' riprovati, reprobi fgraziati, giacchè volefte a difpetto della mia Paffione, del mio fangue, e de' miei Sacramenti dannarvi, itene lungi da me, e andatene al fuoco eterno: Difcedite a me maledicti in ignem æternum. Allontanatevi da me maledetti: maledetti nel corpo, e maledetti nell' anima. Maledetti dal mio Padre, che vi creò, maledetti da me, che vi redenfi, maledetti dallo Spirito Santo, che vi fantificò e maledetti da tutta la mia Corte Celefte, che vi abbomina, e vi detefta. Non mi volefte per amico, per Fratello, per Padre? Provatemi adeffo per tutta un' intera eternità giurato voftro nimico. Vi beffafte una volta de' miei configli, e delle mie fante iſpirazioni? Or bene, ancor io mi beffo adeffo delle beffe voltre paffate, e mi rido del pianto voftro preſente. All' Infer 110 QUARTO Inferno, all' Inferno, da voi o poco creduto poco temuto. Vedrete s'era una favola quello, che non credefte, e fe un mal leggiero quello, che non temelte: difcedite, difcedite a me maledicli in ignem aternum. Pronunziata appena la inappellabil fentenza, ecco, anima mia, aprirfi tofto la terra in voragini profondiffime, ed avviluppati in un nembo di fuoco Demonj, e Reprobi piombar tutti quai fcogli nel carcere tremendiffimo dell' Inferno, fenza fperanza di mai più in eterno poterne ufcire. Quefto, anima mia, farà il fine di quella grande tragedia dell' univerfale Giudizio. Or dimmi quale delle due fentenze ti toccherà in forte? Udirai il dol ce venite degli eletti, oppur de' reprobi le fpaventofo difcedite? Sarai falva, oppur dannata? Un Criftiano, anima mia, creato pel Paradifo, ed erede di quella eterna felicità per pochi giorni di vita in peccato, per fempre dannato! Per un capriccio, per uno sfogo di difonefta, per un poco di roba di mal acquifto, per alcuni peccaminofi penfieri, per fempre nel fuoco! Tu si contradiftinta, e si privilegiata da Dio colla naffa fcelerata de' condannati! Lo meriterebbero, o gran Dio, le fterminate mie colpe, ma ufatemi pietà, ed abbiatemi mifericordia, ch'io ve ne prego per tutti i meriti di Maria Immacolata voftra Madre degniffima. Mi pento, e dolgo de' miei peccati, e vorrei piuttofto effer morto, che avervi offefo. Adeffo però io fon rifoluto di voler da qui avanti morir piuttosto, che mai più offen dervi. Siatemi, ve ne fcongiuro, adeffo Padre amorofo, per non avervi a provar Giudice ineforabile nel giorno eftremo dell'univerfal findacato. Jufte Judex ultionis, donum fac remiffionis, ante diem rationis. cevi OMA ESA GIORNO. III ESAME PRATICO. Si continua fopra i precetti del Decaloge. Uantas habeo iniquitates,& peccata, feelera mea,& delicta, oftende mihi. Il primo precetto della feconda tavola egli è quello di onorare il Padre, e la Madre, e di portare ad efsi tutto il rifpetto, e la riverenza: ma ficcome a quefto precetto molte cofe riduconfi, così per poi profeguire con metodo, io comincierò a efaminarmi fopra il fine del Matrimonio, e fopra gli obhlighi vicendevoli de' Maritati. Il Matrimonio egli è certo, che è un Sacramento altifsimo: Sacramentum hoc, lo dice S. Paolo, magnum eft in Chriflo,& in Ecclefia( a), e però come tale egli è degno di tutto il rifpetto, e di tutto quanto i' onore. Uno de' principali fini del Matrimonio egli. è quefto, di procreare al mondo creature, le quali mantengano la ferie continuata delle profapie, che col loro vivere Criftiano diano gloria all' Altifsimo, e giungano finalmente ad occupare in Cielo quelle fedie perdute dagli Angeli difertori. Quindi io devo eſaminarmi, e mi fia congiunto in Matrimonio con quefto fine, oppur per folo defiderio di sfogar le mie brame... Sarei io pertanto fimile a que' fette Mariti di Sara, i quali per efferfi ammegliati per puro, e folo diletto furono turti dal Demonio ftrozzati?.... Sarei io di coloro, i quali pria d' ammogliarfi, fi prendono colla futura Spofa delle confidenze illecite, e proibite?... Ho io mai fatto con effa all' amore più del dovere?... Ho ( a) ad Eph. 5. 32. 112 QUARTO Ho io mai fatti feco difcorfi lubrici, ed equivoci?... L' ho io mai impuramente defiderata pria del Matrimonio?... Se io fofsi reo di quefti, o d' altri ancora più gravi delitti guai a me, io dovrei temer fommamente la vendicatrice ira del Cielo. L' Ecclefiaftico dice apertamente, che mulier bona dabitur viro pro factis bonis( a), e però fe io defidero d' incontrare una buona Moglie, io devo apparecchiarmi al Matrimonio con delle opere buone. Pria di contrarre per verba de præfenti il Matrimonio, ho io procurato di mettermi in grazia colla Sacramentale Confefsione?... Ho io cercato di celebrare quefto sì folenne contratto col confenfo de' miei maggiori?... In fomma come mi fon diportato nel contrarre il Matrimonio?.... Ho io niente fulla coſcienza, che mi dia faftidio?... Il vincolo più ftretto, che al mondo fi poffa dare egli è quello, che paffa tra Marito, e Moglie, effendo efsi, come dice S. Paolo: duo in carne una ( b). Quindi è, che efsi fi devono amare con un' amore sì forte, che fempre li fpinga a fcambievol mente volerfi hene: Viri, lo dice il citato Apoftolo Paolo, viri diligite uxores veftras, ficut Chrifus Ecclefiam( c). Queft' amore però verfo la Moglie operativo, e reale in me fi ritrova?.... Ho io mai fatte partecipi de' miei affetti altre Donne, che non fono di mia fpettanza?.... Ho io mai avute con altri, o con altre corriſpondenze, o fecrete fofpettofe amicizie?... Provvedo io alla Moglie il neceffario al vitto, e al veſtito fecondo il fuo ftato, e la fua condizione?.... Sarei io di coloro, i quali fpendono, e fpandono in trebbi, in giuochi, in ofterie, e in bagordi, e poi lafcia( a) Eccl. 26. 3.( b) ad Eph. 5. 31.[ c] Ibid., GIORNO. IT 3 lafciano languir d' inedia in Cafa la propria Conforte?... Allorchè è inferma l'affifto io con carità, ed amore?... Procuro io di farla curare, e medicare, come vuole il mio obbligo?... Gli porto io quel rifpetto, e riverenza, che mi comanda San Pietro, ove dice: Viri quali infirmiori vafculo muliebri impartientes honorem( a)?... Sarei io di quelli, i quali tutto giorno la maltrattano, la vilipendono, e la dileggiano?... Sono io mai arrivato a queft' ecceffo d'iniquità di porle ingiuftamente le mani indoffo, e percuoterla?... Sono rariffimi que' cafi, ne' quali il Marito può punire colle percoffe la Moglie, ed io devo guardarmene con ogni poffibile attenzione. La Moglie non mi fu data nè per ferva, nè per fchiava, ma per compagna, e da compagna io la devo affolutamente trattare. Ciò che fi dice del Marito verſo la Moglie, fi dee dire altresì della Moglie verfo il Marito; e però io devo efaminarmi fe lo tratti da capo, come di fatto egli è.. fe gli dia motivo d' inquietarfi... di turbarfi... d' andar in collera... di ftrapazzarmi... o di commettere un qualche altro peccato... Devo efaminarmi fe gli dia motivo d' ingelofirfi... e fe contro fua volontà io tratti Uomini, che a me non fpettano... Devo elaminarmi fe io gli perda il rifpetto con gravi difubbidienze... e col dargli rifpofte piccanti, ed acute... ed acute... Devo in fomma efaminarmi fe io ftia ad effo foggetta, come a Crifto ftà foggetta la fua Chiefa. A ciò fare io fono obbligata, dicendo S. Paolo: ficut Ecclefia fubjecta eft Chrifto; ita& mulieres viris fuis in omnibus ( b). Accudifco io agli affari domeftici con diligenza?... Sfuggo io tutte quelle cofe, che poffono H dar la] S. Petr. 3. 7.( b) ad Eph. 5. 24. 114 QUARTO dar difgufto a mio Marito?... To devo ubbidirlo in tutte quelle cofe, nelle quali non v'è offefa di Dio, e fare il contrario non è mai fenza un qualche differto. Procuro io di abitar con effo in fanta pace, fenza fufcitare ad ogni poco difcordie?..... Sono io di quelle Mogli, le quali allorchè vedono, che il Marito è irato, vogliono fempre feguitare a parlare per farlo maggiormente imbeftialire? Io fono obbligata a mantenere la pace in cafa, e il voler fomentar odii, rancori, e rifle è un peccato proprio folo del Diavolo. Io mi efaminerò adunque fopra tutti i citati, e fimili punti, e trovandomi rea procurerò di emendarmi. Maffima per la fera. " In quefta fera io rifletterò a quelle due gran fentenze, che darà Iddio nell' univerfale Giudizio, una, cioè di eterna pena, e l'altra di gaudio eterno: Venite benediéti: Ite maledicti. Quindi io procurerò di animarmi a vivere da buon Cattolico per aver la prima, e per sfuggir la feconda, Orazione Giaculatoria. L'Orazione giaculatoria farà la prefonte: Ingemifco tanquam reus, culpa rubet vultus meus, fupplicanti parce Deus. Signore to tremo, e pavento al penfare a quel giorno dell' eftrema voftra vendetta; a faremi per pietà degno di non ritrovarmi fralla turba infame de' fcelerati. endlog sdo dos 2455000 SER GIORN 0. XIS SERMONE SECONDO. Sopra il Giudizio Univerfale. O Rditafi da Lucio Cinna Nobile Romano una fiera' congiura contro la rifpettabil Perfona dell' Imperator Cefare Augufto, e rifaputafi, da quest' ultimo la iniqua trama, per configlio di Livia fua Moglie Donna favia, e prudente lo mandò toftamente a chiamare, e fattofelo venire innanzi, così incominciò fecolui a parlare: Lucio, allorchè io a forza d'armi m' impoffeffai dell' Impero Romano, tu colla tua parentela facelti ogni sforzo, accio non acquiftaffi lo fcettro. Io feppi il tutto, e ancorchè poteffi con facilità vendicarmi, fopportai in pace ogni affronto, e ti ricolmai in vece di ricchezze, e di onori. Tu mi richiedefti poi d'effere avvanzato a pofti più ragguardevoli, ed onorifici, ed io rendendo bene per male, ed anteponendoti a tanti altri, che mi aveano preftati grandiofi fervigi, ti compiacqui. In fomma non vi fu cofa, che mi chiedefli, ch' io fubito largamente non mi degnaffi di compartirti. Or dopo averti caricato di benefizj si fingolari, con qual fronte ardifci di congiurare contro la mia Perfona? Ingrato! Ed è poffibile, che a tanto tu ti poffa innoltrare? Tu il tal giorno, e la tal ora, colle tali, e tali altre perfone ftudiafti il modo di tormi il regno, e la vita, e non contento di far entrare nell'ammutinamento i tuoi Domeſtici, andafti a fubornare il Popolo, e a fovvertirlo. Sappi però, che adeffo ftà in mia mano la tua vita, e che poffo, fe voglio, fchiantarti prefto dal Mondo. A tali rimproveri, crederefte Uditori? Si ricuoprì Lucio in faccia d' un sì vergo gnofo Ha QUARTO gnofo fpaventevol roffore, che tutto tremante da capo a' piedi, lo fece prorompere in un pianto amariffimo, e gli ebbe quafi quafi a far dividere dal corpo l' anima. Quello però che praticò con Lucio Cinna l'Augufto Cefare, praticherà fecondo il noftro modo d' intendere, nel giorno dell' univerfal findacato co' Reprobi il grande maffimo Iddio, e indegni, dirà loro ripien di giufto turore, indegni! Quid debui ulira facere,& non feci( a)? Che poteva far per falvarvi, ch' io fatto non abbia? Io per voftro amore fcefi dal Cielo, e nacqui in mezzo a due giumenti viliffimi fopra un poco di fieno nell' orridezza del verno. Io per darvi le mie carni in cibo, e il mio fangue in bevanda, reftrinfi fotto poche fpecie di pane, e vino la mia immenfità. lo per voi fudai vivo fangue colà nell' orto di Getfemani. Io per liberarvi dalla fchiavitù dell' Inferno divenni berfaglio di villanie, e contumelie; fui faturato di obbrobrj, vilipefo, fchernito, fchiaffeggiato, fputacchiato, coronato di fpine, ammantato di porpora, e con corda al collo, e canna in mano trattato io venni da Re da burla, e con proftrazioni di fcherno da falfo Profeta. Vi mancava folo, ch' io per voi daffi la vita, ed il fangue; ma forfecchè io ciò non ho fatto? Mirate qui quefta croce, e ditemi fe non è d'effa fa di cui io Ipirai la mia anima benedetta? Mirate quefti chiodi, e ditemi fe non fon quelli, co' quali io fui fulla croce confitto? Mirate queſta lancia, e ditemi fe non è quella, colla quale il coftato fquarciato mi venne? Mirate tutti quefti ftromenti della mia acerba paffione, e ditemi fe per falvarvi io poteva far di più? Quid, quid debui ultra facere,& non feci? Ma voi ingra( a) Ifai. 5. GIORN O. 117 ingrati, ed inumani di tanta mia bontà, come vi fiete approfittati? Ditemi, rifpondetemi, come vi fiere di tutto ciò approfittati? Ah perverfi! voi il tutto abufafte, e rendefte inutile il tutto, e calpeftando e pene, e dolori, e ignominie, e fangue, e croce, e morte con mille, e mille peccati della più nera, ed enorme malizia, altro non facefte, che offendermi, oltraggiarmi, rierocifiggermi. Può effere ftato più grande il mio amore, e più mo-> ftruofa, e diabolica la voftra ingratitudine? Far vivere dalla fanciullezza fino alla virilità; dalla virilità fino alla vecchiaja; dalla vecchiaja fino alla decrepitezza nel voftro cuore il peccato mio giurato Nimico! Va provocatria,& redempta( a)! Adeffo avete da pagare il fio dell' abufo, che voi facefte delle mie pene, e de' miei dolori, del mio fangue, e della mia vita, e di tutti i peccati che commettefte me ne avete da rendere adeffo uno ftrettiffimo/ conto: Reddite, adunque, reddite rationem villicationis veflre. Rendetemi ragione delle leggi della carità trafgredite con mille impofture, maldicenze, imprecazioni, riferte, vendette, ed odj. Rendetemi ragione del tremendo mio nome difonorato con beftemmie, e fpergiuri, e con cento, e mille altre peffime maniere. Rendetemi ragione ed delle mie fefte profanate con ubbriacchezze intemperanze, e con peccati forfe ancora più abbominevoli, e vituperofi. Rendetemi ragione di quelle crapole, che voi ftimafte onefte, e fignorili ricreazioni; di quelle pratiche, che voi chiamafte cortefie manierofe, ed innocenti; di quell' intereffe, che voi ricoprifte col manto della religione, e della giuftizia; di quelle tiranniche ufure pratiH 3 cate ( a) Soph. 3. 1. 118 QUARTO eate tanti anni fotto nome di giufti crediti; e di quel contegno, che voi facefte paffare per un dovere del voftro grado, febben foffe un' infleffibil fuperbia. Sì di tutto queſto, e di tutti gli altri peccati, che commettefte rendetemene adeffo ragione: Reddite, reddite rationem villicationis veftræ. A tali rimproveri, oh Dio, che orrori, e che fpaventi faran mai quelli, che affaliranno il Peccator fciau. rato! Oh quanto farà mai lunga per i Prefciti quel. la funefta tragedia! Pure la fine verrà, ma non prima d' averli maledetti in faccia al Cielo, ed alla Terra, e condannati ad ardere perpetuamente nel fuoco. Giacchè non mi volefte mai ubbidire in vita, feguiterà a dir loro adirato, incominciate ad ubbidirmi adeffo, e toglietevi tofto dalla mia prefenza Divina. Itene al fuoco eterno, o maledetti, e allontanatevi preftamente da me. Andate, che vi maledice il mio Padre, che vi creò vi maledice il mio divino Spirito, che tante volte colla fua grazia fantificovvi, vi maledico io, che a forza di ftrazj, di dolori, e di pene vi liberai dalla fchiavitù del Demonio: Difcedite, difcedite a me maledicti in ignem æternum. Partitevi maledetti nel corpo, maledetti nell'anima, e maledetti per tutti i fecoli eterni, e sbalzate all' Inferno. Detto, fatto, Uditori; verranno tofto que' fcelerati prefi rabbiofamente da' fpietati Demonj, i quali con mille infulti, e mille ftrapazzi li ftrafcineranno a fremere, e fofpirare nell' Inferno fin che Dio farà Dio. Or al rifleffo di quefte verità sì terribili, che dite miei Criftiani, che rifolvete? Vi farà alcuno fra voi, il quale meditando quefta maffima eterna abbia cuore di vivere allegro in peccati, e di continuare ad infuperbire, ad imperverfare, ad infolentire contra POnnipotente? Deh! abbiate pietà di voi fteffi, U. dite" GIORN O. 119 ? ditori, ch'io ve ne prego per le cinque Piaghe di Gesù Crifto. Col pentirvi adeffo di tutto cuore col far penitenza de' gravi voftri peccati, voi potete fuggire i fpaventi dell' Univerfale Giudizio, e provare la confolazion degli eletti, e per quattro giorni di vita a capriccio, per un piacer momentaneo, per una vietata foddisfazione vorrete efpee conrimentare i rigori della Divina Guttizia, dannarvi ad ardere perpetuamente nel fuoco? Ah nò, adorato Signore, nò, che non vogliam più continuaria in quefto peflimo ftato. Noi bramiamo ardentemente di provarvi in quel gran giorno Padre amorolo; e però, ecco che proftrati a' voftri piedi con cuor contrito, ed umiliato vi chiediamo pietà, e vi addimandiamo perdono. Se per lo paffato v' abbiamo offefo, ftarem lontani dal peccato per l'avvenire, e rifoluti di cambiar totalmente vita, e coftumi, ci proteftiamo di non voler far altro da qui avanti, che amarvi, e fervirvi con fedeltà. Adorabile Nazareno, deh per pietà dateci grazia di poterci nel di finale ritrovare alla deftra voftra fantiffima, per poi venirvi a lodare perpetuamente nel Cielo. SUE 50€ QUIN 20 QUINTO GIORNO. MEDITAZIONE. Sopra l'Inferno. PREPARAZIONE RIMOTA. LA A meditazione di queſta mattina farà fopra Inferno. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto. I. Di confiderare fe torni conto di comprarci per un breve diletto, e per un piacer momentaneo, un Inferno in cui fi foffrono tutti i fpietati tormenti. II. Di rifolvere ad ogni cofto di sfuggirlo coll' abbracciare la mortificazione e la penitenza, e col far opere degne di vita eterna. > - PREPARAZIONE PROSSIMA Atto di fede& c. come alla pagina 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. P Er intendere, anima mia, in qualche maniera cofa fia Inferno, figurati nel centro della terra una prigione vaftiffima, ed in effa un mare fterminato di fuoco, in cui ftiano fommerfe, come pefci nel mare, le anime de' dannati. Figurati i loro corpi come tanti ferri roventi imbevuti tutti di fuoco, dimodochè nel rimirarli dal fuoco mede9 fimo GIORNO.' 121 fimo non fi diftinguano, e poi fappi effer quefto l' Inferno. Colaggiù la Divina Giuſtizia racchiude tutti coloro, i quali amici del buon tempo, e delle geniali converfazioni fono viffuti da Peccatori, e fono morti da empj. Per effer quel fuoco il princi. pale miniſtro dell' adirata deftra di Dio, fa provare a que' fventurati capretti tutti i dolori, e le pene tutte immaginabili. Figurati anima mia, di vederli in quelle tetre caverne, ed offerva come fi arrabbiano, fi difperano, fi contorcono, e fi divincolano. Infeliciffimi! Effi fon tormentati da un fuoco, il qual per effere attiviffimo, e fapientiffimo, non folo fcotta, ed abbruccia, ma per un grande portento contra ogni ordine di natura ordine di natura, e aghiaccia quelle membra medefime, che infiamma, e rifveglia una rabbiofiffima fame, e defta una fete ardentiffima, e fa fentire in un medefimo tempo tutto ciò, che può affliggere, e tormentare un' anima. Oh fuoco fuoco tormentofiffimo, ed infopportabile! Fuoco, anima mia, egli è quello, che per le vene gli fcorre, fuoco quello, che gli arde le midolle, e le offa; e le lagrime, e i pianti, e i fofpiri, e i fremiti altro non fono che fuoco: Ignis,& fulphur,& fpiritus procellarum pars calicis eorum( a). Un fuoco egli è quello sì penetrante, ed acuto, che quefto noftro a di lui confronto, altro non è certamente, che fredda cenere. Egli è un fuoco sì fapiente, che abbruccia, e mai confuma, e dà ogni momento cento volte la morte, fenza mai privare alcuno di vita. Egli è un fuoco, che tutt' ad un tempo fa fentire a que' fcelerati Prefciti e manaje, che fanno in pezzi, e fpade, che ferifcono, e chiodi, che trapaffano, e, uncini, che fquarciano, e cate. ne ( a) Pfal. 10. 6. mie 122 QUINTO ne che( tringono, e lacci che e lacci che affogano, e oculei che tirano, e ruote che conquaffano, e toffichi che avvelenano, e tutta la infinita congerie delle pene più dolorofe, ed acerbe. Che fiero penare, anima mia, in mezzo ad un elemento cosi vorace, e crudele! Ogni fentimento del corpo avrà colaggiù il fuo particolare tormento, e farà ognuno cruciato in cento, e mille fpietatiffime guife. Peneranno gli oc. chi per l'orror della carcere, per la denfità delle tenebre, e per la quantità del fumo, che laggiù trovafi. Peneranno gli orecchi nell' udir continuamente il fofpirar de' Diavoli, lo ftrepito delle percoffe, gli urli, i lamenti, e le ftrida de' tormenta. ti. Penerà l'odorato, refpirando foltanto fiamme, e fuoco, fumo, e zolfo, e fiutando il fetore intollerabile di tutte le immondezze del Mondo, che nel di del Giudizio, al dir dell' Angelico( a), coleranno nell' Inferno. Penerà il gufto, tormentato da una fame canina, e da una rabbiofifsima fete, e sforzato ad inghiottir fieli di Draghi veleno, e toffico: Fel Draconum vinum eorum,& venenum afpidum infanabile( b). Ego libabo eos abfcinthio, & potum dabo eis aquam fellis( c). Penerà il tatto, il qual altro non potrà toccare che fuoco, e fiamme, carboni accefi, e ferri roventi. Pena in fomma in tutte le fue parti l'infeliciffimo corpo, ed a quel penare si ardente, ecco che bolle il cerebro entro il fuo cranio, bolle il cuore entro il fuo petto, bol le il fangue entro le vene, e le parti tutte del cor. po vanno naufraghe in un mare immenfo di fuoco: Dat ignem in carnes eorum, ut urantur,& fentiant ufque in fempiternum( d). Qui però non fi ferma 9 quel ( a) D. Thom. in 4. dift. 47. q. 3. art. ( b) Pfal. 58.( c) Jerem. 9. 15.( d) Jud. 16, 21 GIORNO. 123 COR quel vorace elemento, perchè follevandofi fopra di fe, con una virtù fopranaturale paffa ad inveſtire talmente le anime, che tutte anch' effe le cambia in fuoco. Invefte l'intelletto, e lo cambia in fuoco. Invelte la memoria, e la trasforma in fuoco. Invefte la volontà, ed in fuoco la muta. Fuoco fa divenire ogni penfiere. Fuoco ogni affezione. E fuoco ogni atto. E nel cambiar in fuoco cosi tutta l'anima le tien fiffo fempre in mente tutto il bene, che poteva fare, eppur non fece. Tutto il male, che dovea fuggire, eppur non fuggi; e tutti li peccati che dall' ufo della ragione fino alla morte commife, e glieli fa vedere nella loro gravezza, nella lor fpecie, e nelle loro minutiffime circostanze. Ed oh che fiero penare, anima mia, è mai quefto, Con fempre fotto degli occhi i propri misfatti, fenza mai poter altrove rivoltare il penfiere! Anima mia, ecco la mercede che fi acquifta nel non voler ubbidire all' Altiffimo! Ecco il fine, che fanno tutti coloro, che offervare non vogliono i Divini comandamenti! Deh per quanto ti è cara la tua eterna falute, rifolviti d' intraprendere una nuova vita, e di far penitenza de tuoi maledetti peccati. Oh fe aveffe un dannato in fua balia quel tempo, che ora tu diffipi vanamente, quanta, quanta penitenza egli farebbe mai! Rifolviti d' abbracciare quefta sì bella virtù, e ringrazia fervorofamente il tuo Dio, d'a verti liberata da tante pene, in cui ora farefti, fe che non aveffe ufata con te quella mifericordia non ha ufata con altri di te meno colpevoli. Pregalo a continuarti fino alla morte la fua grazia fantificante, acciò tu abbia a cantare in eterno le fue infinite mifericordie. PB 2 sovrint om 150 Pun QUINTO Punto fecondo. mia Onfidera, anima febbene Cdofera fia la pena del' fenio, che nell' Inс ferno fi foffre, pure ella è fempre minore di quella del danno, la quale confifte nella perpetua privazione di Dio. Conoſcono quelle anime maledette, che Dio folo è capace di appagare le innate lor brame di effer beate, e perciò fpinte veggonfi ad effo con tutta quanta l'attività, nè con tanta violenza vola dall'arco una faetta al berfaglio, quanto eife sforzanfi d'unirfi a Dio; ma trattenute dal pefo de' gravi loro peccati, e fermate da una forza fopranaturale, e invifibile impedite fentonfi dal godere i cafti, ed amorofi ampleffi di chi una volta fu loro e Padre, e Spofo. Ed oh qual creppacuore deve effere il loro nel fentirfi fpinte naturalmente al Cielo, e nel vederfi coftrette a giacer nell' Inferno odiate al fommo da Dio! Si divincolano, fi dibattono, e fi sforzano d'approffimarfi a quel Dio, che è vera, fomma, ed unica beatitudine, e per cui folo è buono tutto ciò, che v' ha di bene in Cielo, o in Terra; ma quanto più elle fi sforzano, tanto più Dio da effe fi ritira, e fi fcofta. Ed oh violenza ferale, che sbrana nella foftanza medefima del loro effere quelle anime difperate! Un Criftiano, anima mia, creato appofta da Dio per andarlo a godere eternamente nel Cielo, effer coftretto a ftar fempre da Dio lontano! Oh pena! oh dolore! oh tormento fieriffimo! Tu non l'intendi adeffo, anima mia, quefta pena atrociffima, perchè nell' amor del tuo Dio fei fredda, e gelata; ma fe in te riluceffe una fcintilla di quell' ardente carità, she abbrucciava il cuore del tuo Patriarca Serafico, 124 a cui GIORNO. 129 a cui la fottrazione per breve tempo de' Celeftiali favori riufciva di tale pena, che gli cambiava in tormento tutto il dilettevol del Mondo, conofcerefti di qual' ecceſsivo inefplicabil rammarico fia il vivere da Dio lontana, da Dio sbandita, e in odio a Dio. Vengono colaggiù quelle anime fcomunicate dalla privazione di Dio cruciate si acerbamente, che avrebbero a delizia mille altri Inferni, purchè aveffer la forte di attentamente mirarlo. Si raddoppino, gridano effe addolorate, fi raddoppino contre di noi i tormenti, incrudelifcano con raddoppiata fierezza i crudeliffimi Infernali Carnefici, fi aggiungano nuove, e più fpietate invenzioni di flagelli, e di pene, purchè tormentate non fiamo colla privazione di Dio. Ma effe, anima mia, dremono indarno, e non oftante i loro urli, ed i loro ftridori mai arriveranno a vedere la bella faccia di Dio. Un iftinto di neceffaria ragione le rapifce verfo Dio, ma una violenza di neceffaria perverfirà ad abbominarlo le sforza, coftrette a non voler mai quello, che naturalmente vorrebbero, e a voler fempre quello, che naturalmente abborrifcono. Ed oh martirizzante privazione! Oh neceffità crudeliffima! Qui però non fi fermano anima mia, i crucj di quelle anime fventurate. Il peggio fi è, che quanto Iddio fi nafconde loro qual Padre amorofo, altrettanto fi fa vedere qual ineforabile Giudice. Le vede egli dall' alto, e deridendole, e fchernendole, anime indegne, loro dice, anime fcelerate, e facrileghe, fiete nell' Inferno? Tal fia di voi. Sappiate, che quanto più vi vedo tormentate, tanto più me ne compiaccio, e rallegro. Alzate, alzate lo fguardo a contemplare quanto fia bello il Paradifo, e quanto fia dolce l' abitar quivi eternamente, e veggendovi da quefto gaudio immenfe efclu 9 126 QUINTO efclufe vi roda pure l'invidia, vi ftritoli la rabbia, ed il livore. Io per me, v' odio con un odio fommo, nè cefferò mai d'odiarvi finchè farò Dio. Se fiete nell' Inferno fepolte ftatevi pure, che a me nulla importa. Angeli, e Santi, e Beati tutti del Cielo feſteggiate pure ful penare fierifsimo di quelle ingrate, che anch' io ne provo, e ne proverò fempre confolazione, e piacere: Plaudam manus ad manum,& implebo indignationem meam( a). Anima mia, al rifleffo di quefte eterne terribiliffime verità, che dici? che rifolvi? che penfi? E vorrai fempre differire di giorno in giorno la tua converfione con pericolo si evidente di morire in peccato, e precipitar ad ardere, eternamente in cotefto fpaventofiffimo Inferno da te meditato? Vorrai fempre refiftere allo Spirito Santo, che alla penitenza t'invita, ed al Paradifo? Ah nò, mio adorabile Nazareno, nò che non voglio più refiftere alle divine voftre chiamate; nò che non voglio precipitar nell' Inferno; nò che non voglio perdere il Paradifo. Pur troppo vi fono ftato ingrato per lo paffato. Adeffo io voglio viver tutt' altro da quel che fui, e rifoluto di voler piuttofto mille volte morire, che mai più offendervi, vi prego a concedermi il favor fingolare di mai più in eterno venir da voi feparato. ESAME PRATICO. Si continua fopra li precetti del Decalogo. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Egli è certo, che chiunque è congiunto in legittimo Matrimonio, ( a) Ezech. 21. 17. GIORNO. I 27 nio, ed ha fuccefsione di prole è obbligato ad al levare i fuoi Figliuoli col fanto timor di Dio, e ad. iftradarli con fante istruzioni, e buon efempio per la via retta del Cielo, e fare il contrario è un peccato gravifsimo appreffo Iddio. Che però, io devo efaminarmi, fe fia di que' Genitori, i quali fenza un giufto motivo, appena nati i loro Figliuoli li danno ad allattare a Donne ftraniere, fenza prenderfi di efsi un' immaginabil premura, e fenza riflettere di qual carattere fiano quelle Balie, alle quali confegnanli... Ogni buona Madre, al dire de' Santi Padri, e obbligata a pafcere col proprio latte i fuoi parti, e il volerfene fgravare unicamente o per isfuggire l'incomodo, o per maggior libertà, non è certamente un peccato da cancellarfi coll'. acqua fanta. Giunci, che efsi fono all' ufo della ragione, anzi appena fon capaci di diftinguere il bene dal male, procuro io d'infegnar loro, o di fargli inſegnare le cofe neceffarie a faperfi di necefsità di mezzo, e di neceſsità di precetto?... Procuro io d' iftillare ne' oro animi il fanto timor di Dio.. l'amore alla virtù... el' odio e l'abbominio al vizio, ed al peccato f... Imito io il vecchio Tobia, il quale non fi faziava mai di raccomandare al fuo teaero pargoletto la pietà e la giuftizia?... I Fi gliuoli, dice Seneca, fono naturalmente portati ad imitare i coſtumi de' lor Genitori, e fe i Padri, e le Madri fi fanno veder loro cattivi, cattivi e peffimi diverranno ancor efsi( a). Cerco io adunque di precederli colla virtù, e col buon efempio?... Sarei io di que' Genitori, i quali alla preſenza de' lor Figliuoli parlano fconciamente... beftemmiano... e mandano orribili imprecazioni?... Se io darò lor mal ( a) Sen. in moral. 728 QUINTO mal efempio, dovrò renderne a Dio uno ftrettifsi. mo conto e tutti i peccati, che per mia trafcuraggine effi commetteranno, faranno a me imputati nel di dell' Univerfale Giudizio, lo devo inoltre fapere, qualmente i Figliuoli io non poffo tenerli nel letto maritale fin a tanto ch' effi non abbiano compiuto l' anno pel pericolo d' affogarli; ma lo faccio io, e mi ricordo in ciò de' miei doveri?... Non è bene nemmeno, che io ve li tenga allorchè fon grandicelli, volendovi poco ad infegnar la malizia a chi è ancora innocente. Stò io vigilante fopra i loro andamenti per vedere in che s'impieghin fra il giorno... con chi pratichino... con chi converfino... e con chi s' addimeſtichino?... Sarei io di que' Padri, i quali dati tutti al traffico, ed agli affari del Mondo, abbandonano i lor Figliuoli alla forte, e al deſtino, fenza prenderfi di effi un immaginabil faftidio?... Le Figlie fingolarmente hanno bifogno di una fomma, e gelofa cuftodia, e però io devo badar ben bene chi fiano coloro, co' quali trattano, co' quali converfano, e co' quali amoreggiano, e trovandole difettofe devo redarguirle fortemente, e increparle; ma in quefto, come mai mi diporto?... Sarei io di que' Padri, che laſciano trattare le loro Figliuole con chi lor pare, e piace per levarfele preftamente di cafa?... Se cadono i miei Figliuoli in qualche difetto, procuro io di fubitamente correggerli, è farli ravvedere?... E fe efsi fono recidivi nel male, procuro io di maneggiare la sferza con amore, e con zelo?... Dio mi guardi dall' affomigliarmi ad Eli, il quale per effere ftato co' fuoi Figliuoli troppo indulgente, fu dall' Altiffimo feveramente punito. Sarei io di coloro, i quali per aver foltanto un unico Figlio, lo lafciano fare a fuo modo per non renderlo fconfolato, GIORN O. 129 Lato, e contriftarlo? Lo Spirito Santo dice a chiare note, ed a parole apertiflime, che qui parcit virgæ, odit Filium fuum( a), e fe io confervo nel mio cuor verfo d'effi un qualche amore, devo alle occorrenze correggerli, e caftigarli. Procuro io poi per compiere a' miei doveri di provveder loro le cofe neceffarie al vitto, ed al veftito?... Sarei io di coloro, i quali og i cofa fcialacquano nelle Ofterie, e ne' poftriboli, e lafciano poi gemere i Figli nella miferia?... Sarei io di quegli altri, i quali perchè interelfati, e ripieni dell' avarizia più deteftabile, fanno languir d'inedia la loro prole, e la lafciano andare, come fe foffe Pupilla, ed Orfana?.... Cerco io di dare a' miei Figliuoli un qualche impiego conveniente al loro ftato, acciò non abbiano da ftar oziofi, e poffano procacciarfi il decorofo. mantenimento?... Li lafcio io Padroni della lor volontà, acciò eleggano liberamente quefto ftato di vita, a cui dal Cielo chiamati fi fentono?... Sarei io di que' Padri, i quali per fini puramente terreni, obbligano le loro Figliuole ad accafarfi con quelle Perfone, che non van loro a genio?... Da una buona, o rea elezion dello ftato, ne può dipendere o la lor eterna falute, o la lor eterna rovina, ed io devo badar ben bene a quel che faccio. Se io sforzaffi, e violentafsi la libertà de' Figliuoli ad eleggerfi uno ſtato di vita a mio modo, mi farei reo di grave peccato, e fe a forza voleſsi cacciar qualche Figlia in Monaftero incorrerei ancora nella fcomunica. Io debbo altresì trattare i miei Figliuoli egualmente, fenza far nafcere tra loro emulazioni, e difcordie. Per mancanza di quefta eguaglianza nacquero forfe nella caſa di Giacobbe tutte quelle inI vidie, ( a) Prov. 13. 24. 1 30 QUINTO vidie, rancori, ed odii, che la fcrittura rammentaci. A quefto precetto fi riducono altresì le obbligazioni de' Padroni verfo de' Servi, e perciò io devo eſaminarmi fe li fo iftruire nei miſteri di noftra Religione, e fe dia loro tempo d'andare alla predica, e alla Dottrina Criftiana... Debbo offervare fe efsi frequentano i Santiſsimi Sacramenti... Se vivano col Santo timor di Dio, fe ab ano cattive pratiche, e fe ftiano lontani dal vizio, e dal peccato... Io però devo precederli col buon efempio, e devo loro infegnare, e co' fatti, e colle parole la via retta del Cielo; ma lo faccio io davvero?.. Ho io mai dato a' miei fervitori fcandalo alcuno, o mal efempio? Li avrei io mai incamminati con pravi configli per la ftrada della perdizione?... Ho io mai ad efsi trattenuto ingiuftamente il patuito falario?... Pago io con prontezza le loro fatiche, fenza farli piucchè tanto penare?... Sarei io di coloro, i quali allorchè non fon da' fervi puntualmente ubbiditi li malediſcono, e vomitano contro d' efsi beftemmie orrendifsime?... In fomma come mi diporto io con tutti coloro, che fono al mio fervizio?... Io devo eſaminarmi fenza alcuna paſsione, e trovandomi reo di una qualche mancanza, devo dimandarne umilmente perdono a Dio, e proporne una emendazione fincera. ... Maffima per la Mattina. In quefto giorno io devo riflettere qualmente l'Epalone fi trova al prefente nell' Inferno fepolto, per quefto folo motivo, perchè attendeva a faziare le ingorde fue brame: Epulabatur quotidie fplendide( a). Quindi io confidererò fe torni conto per un breve ( a) Luc. 16. 24 GIORNO. 131 breve diletto comprarmi un' eternità, in cui i tor menti fon fenza numero, fenza pelo, e fenza mia fura. On Orazione Giaculatoria. L'Orazione giaculatoria farà quefta: Libera me Domine de morte eterna. Signore per i meriti della Paffion voftra fantiffima, liberatemi dalle pene infernali. SERMONE PRIMO. Sopra l'Inferno. O mi lufingo, Afcoltatori umaniffimi, che per mezzo dell' odierna fatta Meditazione avrete ba ftantemente comprefo, quanto atroci, e dolorofe fiano le pene, che nell' Inferno fi foffrono; niente però di meno fe tra voi foffevi ancora alcuno, il qual niente commoffo, voleffe feguitare a darfi bel tempo, e a vivere a feconda delle paffioni fue fregolate, favorifca per brev' ora d' udirmi a fuo fpirituale, e fempiterno vantaggio. E qui apranfi toftamente le porte di quella fpaventofa, ed orribil prigione, e voi, Uditori, incoraggita la lena, affacciatevi ad effa per offervar que' miferi, e fventurati capretti. Ecco laggiù nel più profondo di quel carcere tenebrofo, fotto i Turchi, gl' Infedeli, ei Pagani, quegli infelici Criftiani prefciti, i quali amici un giorno, come voi, del bel tempo, nuotano adeffo in un mare immenfo di fuoco, e prorompono difperatamente in cento, e mille lamentevoli gridi. Fco egli è quello, che hanno alla de Ara, fuoco quello, che hanno alla finiftra, fuoco I 2 quel 132 QUINTO 9 quello, che per le vene gli fcorre, fuoco quello che gli arde le olla, e i pianti, e le lagrime, e i fofpiri, e i fremiti altro non fono certamente, che fuoco. Che fiero penare, Afcoltatori umanifsimi, in una ftanza il di cui pavimento fia di fuoco, di fuoco le pareti, di fuoco il tetto, e di fuoco perfino l' aria medefima! Eppure egli è certo, che quelle anime maledette vi abitano, e vi abiteranno per tutti i fecoli. Fuoco effe hanno alla deftra, fuoco alla finiftra, fuoco alla fronte, fuoco alle ſpalle, fuoco di fuori, fuoco di dentro, fuoco alle nari, fuoco agli orecchi, e in ogni luogo, e in ogni parte effe non ritrovan altro che fuoco! Oh fuoco! Fuoco tormentofifsimo, e infopportabile! Ma quefto fuoce, Uditori, alleggerirebbe molto ad un dannato le pene, s'egli doveffe una volta fmorzarfi ed eftinguerfi. Il peggio fi è ch' egli ha da durare per tutta quanta una interminabile eternità. Dimandate infatti a quelle anime fgraziatifsime per quanto tempo abbiano a ftare in quel fuoco attiviſsimo, voracifsimo, e penetrantifsimo, e fentirete, ch' effe rifponderannovi: per fempre, per fempre: in æternum, in æternum,& ultra. Pafferanno migliaja, e mildioni d'anni, ed effe fempre nel fuoco. Pafferanno millioni, e millioni di fecoli, ed effe fempre in quelle orrende fiamme; e perfin che i Santi faranno Santi, e perfin che Maria fantiffima farà Beata, e perfin che Dio farà Dio, fempre effe dovranno gemere, e fofpirare in quel luogo orribiliffimo di tutti quanti i tormenti. Noi infelici, fclamano effe piene di difpetto, di difperazione, e di rabbia, noi infelici! Per pochi anni di vita morbida, e dilicata, per ſempre nel fuoco! Per momentanei piaceri per fempre dannate! Maledette file commodità, maledetti i fpaffi, maledetti i piaceri, maledetti GIORNO. 139 detti i divertimenti, che ci fecero incontrare una sì lagrimevol difgrazia, comune a chi in tempo non fi ravvede, e non pentefi! Comune a chi in tempo non fi ravvede, e non pentefi? Sì, Uditori, comune a chi per tempo non fi ravvede, e non pentefi, perchè chi la dura per molto tempo in peccato, fprona la morte in peccato a colpirlo, e a gettarlo in quel baratro di orrende miferie. Ed oh qual cruccio farà il voſtro, Uditori, in confiderando il poco con cui potevate far acquiſto del Paradifo, eppur nol facefte! Quale fpafimo farà il voftro in riflettendo, che fiete in quelle fiamme voraci per un capriccio, per un pugno di terra, per un diletto infamiffimo! Ed è poffibile, griderete ancor voi ricolmi di pene, di dolori, e d' ambafcie, ed è poffibile, che per si poco io mi fia condotto a fciegliere tante pene? É poffibile, ch' io fia ftato sì ftolido, ed infenfato? Guftans guftavi paululum mellis& ecce morior ( a). Per una ftilla di mele un mar d' amarezze! Per un piacer pallaggiero, un eterno penare! potea pur io falvarmi come fecer tant' altri, e come tant' altri potea pur io giungere in Paradifo? E forfe c voleva gran cofa per ottenere l'eterna falute? Ed io per un bene che appena guftato fcomparve, prefcielfi la dannazione! Ah maledetto il giorno in cui nacqui! Maledetta la Madre, che generom mi! Maledetti gli anni, ch' io viffi nel mondo! E maledetti perfino i Sacramenti, ch' io prefi inutilmente! Ed oh crucj, io ripeto Uditori, oh pene! oh tormenti inefplicabili! Miei Criftiani, al rifleffo di pene si atroci, e di tormenti sì fpaventofi, che dite? che fate? che rifolvete? E ardirete ftare un fol momento col peccato full' anima? Avrete petto I 3 t di > " ( a) 1. Reg. 14. 134 QUINTO di ftare un folo iftante in difgrazia di Dio? Deh aba borrite con tutto lo fpirito il maledetto mortal peccato, come cagione d'un mal si grande, e rifolvetevi d'abbracciare la penitenza, che fola fola può liberarvi da tanti crucj, e martori; adetlo, che fiete anche in tempo, adeffo che Iddio v' invita al perdono, adeffo ch' egli è pronto ad accogliervi con tenerezza da Padre, gettatevi a' fuoi piedi, ed umilmente addimandategli mifericordia. Ah sì, adorabile Nazareno, sì che vi preghiamo a perdonarci i gravi noftri trafcorfi. Di tutte le offefe fattevi noi ne fiamo pentiti, e ci diſpiace infinitamente di non poter qui morire a' piedi voftri di pura contrizione. Se vi fiam però ftati ingrati per lo paffato, vi farem Figliuoli ubbidientifsimi per l'avvenire, e a difpetto di qualunque ripugnanza dell' amor proprio ci proteftiamo di voler offervare appuntino la legge voftra fantifsima, e immacolata. Oh fofsimo morti mille volte piuttofto, che avervi offefo! Per l'avvenire vogliam prima morire, che mai, mai più offendervi. MEDITAZIONE SECOND A. Sopra l eternità dell' Inferno. PREPARAZIONE RIMOTA. A meditazione di quefta fera, farà fopra l'eternità dell' Inferno. Il frutto da ricavarfi mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà farà quefto. I. Di tenere ſempre fiffo in mente che chi una volta nell' Inferno precipita, mai, mai più potrà uscirne, e vi dovrà ftare per tutti i fecoli eterni. II. Di rifolvere, per sfuggir queft' eternità di tormenti, di attendere alla mortifica GIORNO. 135 ficazione, ed alla penitenza, e di camminar fempre per la ſtrada delle fante virtù. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. Onfidera, anima mia, qualmente chi una volCon ta precipita nell' Infernal regno di Satanaffo, dovrà penarvi perfin che Dio farà Dio: Si ceciderit, lo dice l' Ecclefiaftico, fi ceciderit lignum ad Auftrum, aut ad Aquilonem, in quocumque loco ceciderit, ibi erit( a). In effo l'anima dovrà abbrucciare in eterno, perchè è eterno quel Dio, che n'è cagion principale, ed effendo immutabile, ed irre vocabile la fentenza di condannazione da lui data una volta, tutto il fangue del Divin Redentore non può giungere in quell' abiffo a rifcattare un folo di que' miferi prigionieri. Bramerai bene, anima mia, fe ti danni fervorofamente la morte; ma quefto diletto si tormentofo, mai in e: erno ti farà conceduto: Cruciaberis die, ac nocte in fæcula faeculorum( b). Oh fe tu confiderafsi davvero cofa voglia dire bruciar fempre, fenza mai finir di bruciare, patir fempre, fenza mai finir di patire, morir fempre, fenza mai finir di morire, quanto, quanto mai abbominerefti il peccato, e la colpa! Procura d' intenderlo alla meglio che puoi, e ricolmati di terro. re, e fpavento. Ogni, e qualunque mondano tor 1 4 ( a) Eccl. 11. 3.( b) Eccl. 20. 10. men 136 QUINTO 9 mento ha finalmente il fuo termine, ma i tormen ti infernali tengono fempre racchiufo ne' loro abif fi, chi ebbe la fgraziatiffima forte di una fol volta fperimentarli. Oh terribile eternità! Oh eternità fpaventofiffima! Paolo, Capitano Ungaro, venuto in cognizione, che alcuni de' fuoi Soldati trattavaro di dar Belgrado in potere del Turco, gli fece tofto arreftare, e condannatili ad effer un per uno fu d'uno fpiedo arroftiti, li diede a mangiare fino all' ultimo a' congiurati. Gran tormento, che fu quefto! Ma finalmente fini( a). Un Cavaliere, il qual trovò in fallo fua Figlia, uccife con un pugnale il fenfualiffimo Drudo e fattolo appendere ad un chiodo in un fondo di torre, in cui rinferrò la incontinente Fanciulla, la condannò a rifguardar immobile fin che viveffe lo fgraziatiffimo amante. Gran martirio, che fu quefto! Ma finalmente col morir della Figlia, cefsò anche la pena. L'abbruciar de' dannati all' oppofto feguita fempre dello fteffo piede, nè mai, mai, in alcun tempo avrà termine, o fine. Pafferanno migliaja, e millioni d' anni, ed effi fempre nel fuoco. Pafferanno millioni, e millioni di fecoli, ed effi fempre in quelle orrende fiamme. Finirà il Mondo, finiranno gli Uomini, finirà il tempo, ma effi fempre, fempre dovranno ftar nell' Inferno. Oh fempre terribiliffimo, e fpaventofifsimo! Figurati, anima mia, di veder tutto il Mondo pien di polvere, e poi rifletti. Se ogni cento mill' anni veniffe un uccellino dal Cielo a levarne un piccolo granellino, non reftarebbe finalmente vuoto affatto, e pulito? Lo reftarebbe sì, ma quante migliaja d'anni vi confumarebbe? Niuniun può intenderlo, perchè farebbero poco no men ( a) Ex hift. Hung. > GIORN O. 137 fe men che infiniti; Pure il dannato farebbe del tutto contento, per quefto fol tempo penar doveffe nell' Inferno. Più. Figurati, che il fuppofto uccellino veniffe a torne via un atomo, ogni cento foltanto millioni di luftri, e poi dimmi, fe ti dà l'animo, qual ferie impercettibil di fecoli pafferebbe pria, che queft' ambito vuotato foffe? Pur finalmente fi vuoterebbe. Il penar però de' dannati dopo un tempo sì fmifurato, farà fempre al principio, non potendo mentire lo Spirito Santo, fclamante per bocca di Malachia Profeta, che i reprobi faranno fempre ni mici di Dio, e che mai vorrà fare in alcun tempo fecoloro la pace: Populus cui iratus eft DomiTELS ufque in fempiternum( a). Anima mia, fe adeffo tu non puoi tenere un dito neppur per un poco fopra un' accefa candela, fe non puoi per una fol' ora colle ginocchia piegate a terra, non puoi adeffo fare nè un' aftinenza, nè un digiuno, come farai mai ad abitare perpetuamente negli intenfifsimi infernali ardori; Quomodo, quomodo habitare poteris cum igne devorante,& cum ardoribus fempiternis( b)? Deh penfa un poco, mia, a te fteffa, e procura di ravvederti. E farai così infenfata da volerti comprare un' eternità di tormenti per un breve, momentaneo piacere? Ah! per amore di Gesù Crifto, abbi pietà di te fteffa ricordati, che fe ti danni una volta " ftare fe anima > farai dannata per fempre. Non tardare a convertirti di tutto cuore a Dio, e s'egli adeffo al ravvedimento t' invita, corriſpondi alla fua dolce chiamata, e digli più col cuore, che colla lingua: Sì, dolce Gesù, sì ch' io voglio sfuggire la fpaventofifsima meditata eternità, perciò ecco, che a voi me ne vengo pentito per chie( a) Malach. 1. 4.( b) Ifai. 33. 14. 138 QUINTO chiedervi umilmente pietà, perdono, mifericordia: Gran Dio della Terra, e del Cielo, ricevetemi da Padre, e datemi grazia di potermi falvare: Ne perdas, ne perdas cum impiis animam meam. Punto Secondo. C Onfidera, anima mia, qualmente oltre l'ef fere i dannati fepolti nel profondo dell' orrido penofiffimo Inferno, fenza fperanza di mai più uicirne in eterno, devono foffrire ad ogni iftante tutti i tormenti, e dolori, che contiene nel fuo giro interminabile l'eternità. Quefta eternità fpaventevole imprime nella mente di quelle anime maledette quefto grande rifleffo, che le pene paffate a nulla fervono per ifcontare le colpe, e che il futuro farà fenza fine. Quindi gli fa fentire un eftratto tale d' ambafcie, che di più crudeli inven tar fenza dubbio non fe ne poffono. Ed in fatti, anima mia, fe lo fteffo Divin Redentore, per aver avuto colà nell' orto tutt' ad un tratto prefenti all' immaginativa gli oltraggi, e gli obbrobrii, che foffrir dovea nel corfo della fua barbara paffione, trovoffi di fiffatta guifa addolorato, che non potendo più reggere alla intenfion tormentofa, dopo aver fudato vivo fangue, cadde tramortito ful fuolo, quai dolori, e quai fpafimi, apportar non deve a' Prefciti la veduta di tutte infieme le orribili pene, che foffrir devono in mezzo al fuoco Infernale per tu.a quanta un' eternità fenza fine? L' eternità effendo in fe medefima indivifibile, ra duna con una forte viviffima apprenfione tutt' ad un tratto i ftrazii, e i dolori contenuti nell' infinito fuo giro, ed emulando indi una comitiva di feroci Lioni, che tenuti per più giorni digiuni, all' effer GIORNO. 139 effer lafciati in libertà, tutti a precipizio fulla preda fi avventano, e ne fanno un crudelifsimo fcempio, affale si fattamente quelle anime riprovate, che gli fa fentire in un fol punto i tormenti tutti d'una intera eternità. Fiffati, anima mia, in quefto terribil penfiere, e procura di atterrirti falutarmente. Un dannato, avrà fempre da penare, fenza mai avere un momento di pace. Sarà fempre fatto berfaglio d' un fuoco, che in fe raduna tutti i tormenti, fenza mai avere un minimo follievo. Sarà fempre odiato da Dio, fenza fperanza di mai più effer da effolui rimirato con occhio compaffionevole. Sarà fempre portato a Dio, come a fuo centro, nè mai più in eterno potrà vederlo, e provando ad ogni momento una catena infinita di martirii atrociffimi, pena, fmania, fi dilacera, e rodefi: Cruciabuntur, lo dice lo Spirito Santo, in perpetuas eternitates. Anima mia, che ti pare d'un si fiero, ed arrabbiato penare? Potrai foffrirli quegli si immenfi tormenti, che ti fi preparano nell' Inferno, fe non ti emendi? Deh rifolvi di diftaccare i tuoi affetti da quefti beni terreni, per confecrarli tutti al tuo amorofo Signore. In Dio folo, e in non altri, puoi ritrovare quiete, e pace, e tuttociò, che da Dio difgiungeti ti conduce ficuramente all' Inferno, Attaccati adunque al tuo Dio, e proponi coftantemente di non voler feguir altro, che gli efempii fuoi preclarifsimi. Ah si, mio buon Gesù, sì che voglio imitare le fante voftre pedate per sfuggire quefta eternità fpaventofiffima da me meditata. Io fono ftato creato per godervi in Paradifo, e non maledirvi nell' Inferno, e però rifoluto di voler operare coll' occhio al mio ultimo fine, vi prego, vi fupplico, vi fcongioro a perdonarmi i miei gravi trafcorfi, e a rimmettermi in grazia voftra. Signore, per LISTOWN 140 QUINTO per le vifcere della infinita voftra mifericordia ab biate pietà d' un Peccator ravveduto, e fatemi degno di venirvi un giorno a benedire, e a lodare colafsù nell' Empireo. Terzo Punto. COP " Onfidera, anima mia, qualmente le anime de' dannati, oltre il foffrire ad ogni iftante le pene tutte d'un'intera eternità, fono affalite da un altro acerbo dolore, il qual confifte in dover foffrire tutti queſti tormenti immobili quali fcogli: Immo biles, lo dice la Divina Scrittura immobiles quaft lapis( a). Anima mia, e come potrai mai ftare in quel carcere fempiterno immobile come un faffo, fenza mai poterti voltare nè da una parte, nè dall' altra? Come potrai mai ftare per fempre immobile in quel fuoco attiviſsimo, fenza mai poter alzare nepur un dito? Come potrai mai fare a ftare immobile per tutti i fecoli eterni fu d' un ferro rovente, il qual mai in alcun tempo perderà il fuo calore? Ep. pure, fe non fai penitenza de' tuoi gravi peccati, vi dovrai ftare non per anni, o per fecoli, ma eternamente, per fin che i Santi faranno Beati, e per fin che Dio farà Dio; ed il peggio, io ripeto fi è, che vi dovrai ftare immobile qual forte colonna: Sicut lapis, ficut lapis. Oh immobilità crudelifsima, che cagioni alle anime de' Prefciti un Inferno più dolorofo dell' Inferno medefimo! Anima mia, per farti maggiormente comprendere la fpietatezza d'un si fiero tormento, confidera queſto punto. Se adeffo calaffe dal Cielo un Angelo, e ti diceffe apertamente, aver Iddio decretato di condannarti a fta( a) Exod. 15. 16. GIORNO. 141 a ftar per cent' anni in quella pofitura medelima in cui ti trovi, da quale affanno non farefti tofto affalita? Ma fe paffati quefti cent' anni, ritornaffe le fteffo Angelo, e ti diceffe aver Iddio deliberato di prolungarti queſta immobilità fino a un migliajo di luftri, quanto non fi accrefcerebbe il tuo atroce martirio? Ma figurati, che nemmen di ciò Iddio contentaffefi, e mandaffe a dirti la terza volta per l' Angiolo medefimo, che tu devi ftar quivi immobile per altri cento millioni di fecoli, non ti parebbe quefto un fupplizio al fommo barbaro, e fpietato? Or, anima mia, fe quefta fuppofizione tanto ti sbigottifce, che farà mai il dover ftar immobile per tutti gli eterni fecoli in un fuoco attiviſsimo, e voracifsimo? Per verità, anima mia, ch' egli è quefto un penfiere fpaventofifsimo! Ma un tal penfiere non ti atterrifce, e non ti fa rientrare in te ftefla? Deh rifletti, che fe continui a vivere in difgrazia di Dio è molto probabile, che a patire sì ipietati tormenti quanto prima precipiti. Che farebbe di te, fe adeffo Iddio ti privaffe di vita? Che farebbe s'egli adeffo ti mandaffe la morte? Ah! mio buon Gesù, io me n'anderei eternamente dannato. Liberatemi però dalla morte improvvifa, é datemi grazia di poter far penitenza de' miei erafcorfi. Io mi pento de' miei paffati errori, e mi protefto, che vorrei prima effer morto che avervi offefo. Ora però, mio Dio, voglio affolutamente morir piuttoſto, che mai più oltraggiarvi. Mon mi abbandonate, Signore, e non mi private de' voftri ajuti, perchè io già sò, che fenza di voi non poffo far altro che iniquità, e peccati. A cagione della mia enorme malizia io merito, è vero, di effere abbandonato; ma, Signere, ufatemi mifericordia per i meriti della pafsion voftra acerbifsima. Univ. Bibl. Giessen ESA. 142 QUINTO ESAME PRATICO. Si continua fopra i precetti del Decaloge. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Il più preffance comandamento, che nei precetti della feconda tavola fi ritrovi, io credo certamente fia quello, il qual comanda a' Figli di onorare, riverire, e riſpettare i lor Genitori. A' veri offervatori di quefto comandamento ha promeffo Iddio una lunghif. fima vita, e a' di lui trafgreffori ha minacciata una morte immatura, ed acerba: Honora Patrem tuum,& Matrem tuam, difs' egli apertamente, ut fis longevus fuper terram. In virtù di quefto comandamento fono obbligati i Figli ad amare, e riverire, ed ubbidire a' lor Genitori, e a portargli tutta quanta la venerazione, e il riſpetto. Quindi io mi efaminerò fe ami davvero i miei Genitori, e fe li ami con un amore veramente da Figlio... Prego io pertanto per i loro vantaggi sì fpirituali, che temporali, come a ciò fare io fono obbligato?... Li raccomando io al Signore, acciò li illumini a bene educarmi, ed iftradarmi al Paradifo?... L amore, acciò fia vero deve effere operativo, e fe io voglio con effi diportarmi da Figlio, devo dimoftrargli il mio amore, non folo colle parole, ma ancor co' fatti. Ritrovandofi effi adunque in qualche neceffità, procuro io di fovvenirli, e foccorrerli gius fta la mia poffibilità, e i loro bifogni?... M'ingegno io per provvederli il neceffario al vitto, e al veftito?... Effendo infermi, li faccio io, per quanto poffo, curare, ed affifter da' Medici?... Dando efi nelle mani della Giuftizia, cerco io d'adoprarmi GIORN O. 143 mi a lor favore in ogni poffibile maniera?... Io devo ricordarmi di ciò, che dice l' Angelico, il qual parlando de' Figli, così fi fpiega: Patri debetur, quod decet, puta, fi fit infirmus quod vifitetur,& ejus curationi intendatur;& fi fit pauper, quod fubftentetur( a). Sarei io di que' Figli, i quali al veder in miferie i lor Genitori, fcialacquano piuttoſto le lor foftanze in bagordi, che farne parte a chi loro diede la vita?... Se io ciò faceffi, farei indegno, non folo del nome di Criftiano, ma di quello ancora di ragionevole... La carità vera è paziente, e però io devo eſaminarmi fe con pazienza io fopporti i miei Genitori, ftucchevoli o per la vecchiaja, o per un certo lor naturale non troppo bene mortificato... Per adempiere a' miei doveri io devo farmi come un baftone a reggere la loro vecchiaja, e devo guardarmi ben bene dal contriftarli finchè effi vivono fulla terra: Fili, egli è che parla lo Spirito Santo, Fili, fufcipe fenedlam Patris tui,& non contrifies eum in vita illius( b). E fe per lunghezza d' anni effi s' indeboliſcono di giudizio, io devo compatirli volentieri, e fopportarli: Si defecerit fenfus, veniam da. Quefto amore però, acciò fia vero dee effere compagno indivifibile d'un' offequiofiffima riverenza, e però io devo efaminarmi fe parlando ad effi, o rifpondendogli, io gli parli, e rifponda con fommiffione, ed umiltà... Gli avrei io mai contriftati con parole, oppur rifpofte ardimentofe?... Li ho mai provocati a fdlegno, o a furore?... Avrei io di effi mormorato, o detto male?... Ho io mai fcagliato contro di effi maledizioni, o imprecazioni?... Mi farei io mai eftefo a quefta empietà di percuoterli?.. ( a) D. Th. 2. 2. q. 192. art. 5.( b) Eccl. 3. 14. 144 QUINTO > i?... Li ho io mai difprezzati nell' interno del cuore, come rimbambiti e buoni da nulla?... Mi fon io mai prefo di effi divertimento col fchernirli, e deriderli?... Sarei io di quelli, i quali per aver fatta un poco di fortuna fi vergognano dei lor Genitori, perchè poveri, e fi guardano dall' incontrarli?... Io devo in terzo luogo efaminarmi, fe io ubbidifca a' loro comandi in tutto ciò, che non è contrario alla legge fanta di Dio, e fe gli ubbidifca con quella prontezza, che tanto mi viene raccomandata dall' Apoftolo Paolo.... Sarei io pertanto di coloro i quali ufano co' lor Genitori il si, e il nò, il voglio, e non voglio con una franchezza la più grande del Mondo?... Sarei io di que' Figli, i quali mandati da' loro Genitori alla Dottrina, o alla Predica, rifpondono con arroganza, che ci vogliono andare foltanto quando a lor pare, e piace?... Sarei io di quegli altri, i quali pregati da' loro Padri ad abbandonar quella pratica... a lafciar que' compagni... a non frequentar quella cafa... e a ftar lontani da' giuochi... dalle ofterie, e da' poftriboli, rifpondono fuperbamente, che vogliono fare a lor modo?... Sarei io di coloro, i quali fenza il confenfo de' lor Genitori, anzi contro l' efpreffa lor volontà, fanno promeffe di futuri Matrimonj, e li conchiudono preftamente per non venir da effi impediti, difonorando in tal modo la Cafa, la Famiglia, e tutto quanto il Parentado?... In fomma, come ubbidifco a' miei Genitori?... Iddio comandò già una volta, che i Figliuoli difubbidienti, e protervi, foffero lapidati a furor di Popolo: Lapidibus eum obruet Populus; e fe tal caftigo fi doveffe rinovare, io dovrei effere lapidato cento volte il giorno. Ciò che fi dice de' Figli verfo de' Genitori, fi dee dire altresì de' SerYA GIORN 0. 145 vi verfo de' lor Padroni, e de' Scolari verfo de' lor Maeftri, ed io dovrò fopra di ciò efaminarmi con tutto quanto il rigore. Se mi trovero difettolo, procureiò di emendarmi, altrimenti procurerò di fempre più inferverarmi. Maffima per la fera. Chi cade nell' Inferno, egli è certo, che dovrà ftarvi in eterno, dovrà foffrire in ogni iftante tutti i tormenti, che nell'interminabil fuo giro contiene l'eternità, e dovrà foffrirli immobile quale fcoglio: Immobilis, quafi lapis. Io penferò fempre a quelta maffima, la quale mi ajuterà certamente a ftar lontano da qualunque colpa, o peccato. Orazione Giaculatoria. L'Orazione giaculatoria farà quefta: ne perdas cum impiis Deus animam meam. Signore per amor di Maria voftra Madre degnillima, liberatemi da quella eternità di tormenti da me meditata. SERMONE SECONDO. Sopra la eternità dell' Inferno. A Cciecati dall' amor proprio que' ftolti defcritti nel libro della Sapienza, ed allettati dal dolce apparente di quefti terreni lufinghevoli oggetti, cosi da fciocchi incominciarono nel loro interno a difcorrerla: Gli anni, che ci rimangon da vivere fono pochi, e il tempo paffa più prefto d'una leggieriffima nube fpinta dai foffii d' un gagliardo Ac. quilone. Sfoghiamo adunque ogni noftra paffione, K e ren. 146 QUINTO e rendiamo pago il noftro appetito, e il noſtro ventre. Si danzi, fi giuochi, fi converli, fi amoreg. gi alla libera, e fi sfiori fenza freno, e fenza ritegno ogni rofa più rubiconda, ed ogni giglio più candido: Dixerunt enim cogitantes apud je non rede: Exiguum,& cum tedio eft tempus vite nofire,& non eft refrigerium in fine hominis... Ve. nite ergo,& fruamur bonis... Coronemus nos rofis antequam marcefeant: nullum pratum fit, quod non pertranfeat luxuria nofira( a). Così differo, Udi tori, e così fecero quegli infenfati per qualche tempo. Ma fapete poi ciò che di effi avvenne? Avvenne, che colti dalla morte improvvifamente furono gettati ad ar lere perpetuamente nell' Inferno. Ora portatevi col penfiere fulle foglie di quella ofcura prigione, ed afcoltate attentamente il lor pentimento, e gli urli, ei fofpiri, ei fremiti, che cffi mandano. Noi infenfati, gridano effi addolorati, noi infenfati! C' ingolfammo, è vero, in ogni più fozzo diletto, e fcorremmo a noftro talento per ogni prato d'interdetto piacere, ma adeffo, oh adeflo noi fiamo nel fuoco. Tutte le delizie apparenti del Mondo paffarono quafi ombra, che fugge, e noi perduta l'anima, fiamo per fempre dannati: Tranfierunt omnia illa tanquam umbra... Nos autem in nofira malignitate confumpti fumus. Talia dixerunt in Inferno hi, qui peccaverunt( b). Almeno, almeno fra tante pene atrociffime, balenaffe alcun lampo di ſperanza di dover una volta ufcire da quefto carcere tenebrofo, ma per fopracarico delle noſtre angofcie, veggiamo aggiugnerfi al noftro crudo martirio la pena di tutte quante le pene, che appunto fi è l'interminabile eternità. Ed oh chi può fpie( 2) Sap. 2. 9. ( b) Ibid. 5.9. GIORNO. 147 9 fpiegare, Uditori, qual fia la difperazione di quelle anime maledette nel vederfi fempre nel fuoco, fempre prive di Dio, fenza fperanza di poter mai nè con lagrime, nè con fofpiri cambiar la lor forte, ed aver un momento di refrigerio! Criftiani amatiffimi, fe il palleggiare adeflo in un prato fralle verdure degli arbofcelli, e il dolce canto degli Uffgnuoli alla fin fine vi ftanca; fe le Mufiche e i Banchetti, i Teatri, ed i Balli alla fin fine vi atte diano, fe il dover ftar lungo tempo in un letto fpiumacciato, e morbido vi rincrefce, e vi annoja, che congerie immenfa d'impercettibili pene non dovrete provar colaggiù nell' Inferno fe vi dannate? Come potrete fare ad abitar perpetuamente in quel fuoco divoratore? Eppure, o Giovani vi dovrete ftare per tutti i fecoli fe non tralaſciate quelle corrifpondenze avanzate. Eppure, o Donne, vi dovrete ftare in eterno, fe non lafciate tante vanità, e tante mode, tante colpe, e tanti peccati. Eppure, o Uomini tutti di quefto Mondo, vi dovrete ftare fin che Dio farà Dio, fe non cambiate vita, e non mutate coftumi. Ed oh quai fpafimi, e quai dolori dovrete mai fenza interrompimento foffrire! Deh! per quanto vi è cara l' anima, Afcoltatori umaniffimi, e la voftra eterna falute, procurate di ravvedervi fin' a tanto, che fiete in tempo, e fate ogni sforzo per sfuggire queft' eternità di tormenti. Deteftate il peccato, ed abbominate la colpa, e non vogliate più vivere si dimentichi di voi medefimi. Il peccato fprona la morte a colpirvi mentre fiete in difgrazia di Dio, e fe ella vi colpiffe in quel mifero ftato, in cui vi trovate, addio Paradifo, voi fiete eternamente dannati. Deh! replico col cuor fulle labbra, muorevi di voi fteffi a mifericordia, e ricordatevi, che qui fi tratta del fomme, e del mafK 2 fime 148 QUINTO fimo di tutti i negozj, di sfuggire, cioè, l'eternità dell' Inferno. Quefto Padre amorofo, è anche pron to a ricevervi nel numero de' fuoi Figli, e purchi voi diciate davvero egli fenz' altro vi riabiliterà di bel nuovo al perduto regno de' Cieli. Animo, adun. que, Fedeli miei dilettifsimi, coraggio, e fi inco. minci una nuova vita. E vi farà alcuno fra voi, il quale oftinato nel male, non voglia ravvederfi, ed emendarfi? Ah nò, Padre dolciffimo, nò che fra noi non v'è alcuno si fpietato, e si barbaro. Pec chi chi vuole, che noi atterriti dalle verità medi tate, mai più in eterno vogliamo offendervi. Pu troppo v' abbiamo oltraggiato per lo paffato, pur troppo v' abbiam vilipefo, e conculcato, e così ci aveffe pria un fulmine annientati, così ci avefte pria nell' Inferno fommerfi: adelfo però ci proteftiama di voler vivere, e morire veri offervatori della leg ge voftra fantiffima. Gran Dio, ufateci mifericordia, e dateci grazia di potere offervar fedelmente li fatti proponimenti. SE 149 SESTO GIORNO MEDITAZIONE. Sopra la Divina Mifericordia. PREPARAZIONE RIMOTA: 1 L A meditazione di quefta fera, farà fopra la grandezza della divina Mifericordia. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto. I. Di procurare di prefto prevalerci degli amorofi divini inviti. II. Di fare ogni sforzo per non mai abufarfi della divina immenía bontà. PREPARAZIONE PROSSIMA.] Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. Confidera, anima mia, quanto fia grande, fter ed tuo Signore. Nonoſtante, che fii così Peccatrice egli fi pregia di effere tuo Padre, tua Madre, tuo foftegno, tuo tutto. Egli veglia fopra di te mentre dormi. Egli fvegliata ti prende in feno. Egli ti dirigge nel camminare. Egli ti foftenta, acciò tu non cada. Egli in fomma ufa teco tutte quelle finezze, che fuol praticare una Madre amorofa, verfo il fuo tea K 3 hero ISO SESTO > nero pargoletto. E a fronte di un amor così grande, temerai, anima mia, ch' egli non ti debba perdonar le tue colpe, fe di vero cuore di quefto favore lo pregherai? Ah! fe di ciò per un poco folo tu dubitaffi, farefti un torto troppo grande al mife. ricordiofo fuo cuore. E che altro ha avuto di mira nell' incarnárfi il tuo divino Signore, fe non che i tuoi vantaggi, e la tua eterna falute? Egli a quefto fine venne dal Cielo in Terra, nacque in una povera ftalla in mezzo a due Giumenti viliflimi, e fi foggettò ad una paffione dolorofiffima e ad una morte crudele, e barbara: Propter nos homines, lo dice il facrofanto Concilio Niceno,& propter nofiram falutem defcendit de Caelis. Gloriafi tanto Iddio di quefto attribute fantiffimo della Mifericordia, che fembra non fiavi cofa, nella quale provi maggior piacere, quanto in effer chiamato il Dio della bontà, e della clemenza: miferationes ejus, lo afferma il Salmifta, fuper omnia opera ejus( a). Per ufarci mifericordia egli volle appunto veftirfi delle divife di Peccatore, febben fanto, e innocentiffimo, e fe pria come Dio era capace foltanto della mifericordia d' effetto, col farfi- Uomo volle capace renderfi di quella ancora d' affetto: voluit per omnia, così il Santo Apoftolo Paolo, voluit per omnia Fratribus affimilari, ut mifericors fieret( F). Dubitare, anima mia, d'ottener dopo le colpe, mifericordia da Dio col pentimento, è lo fteffo, che dubitare fe fia Dio veraciflimo nelle fue promeffe, e ficcome il dubitare fe Dio fia ne' fuoi detti verace, è un peccato graviffimo, così un peccato maffimo è il diffidare della divina mifericordia. In ogni quali pagina della divina Scrittura egli fa pompa della fua ( a) Pfal. 14.( b) Hebr. 2. 17. GIORNO: IS1 fua grande mifericordia, e giura, e protefta di voler accoglier da l'adre il Peccatore ogni, e qualunque volta che a lui pentito farà ritorno: vivo ego, dice per bocca di Ezechiello, vivo ego, nelo mortem Peccatoris, fed ut convertatur a via fua mala, & vivat( a). E perchè credi, anima mia, che egli ti abbia fino a queft' ora pazientemente fopportata? Perchè credi, ch' egli ti abbia data grazia di poterti ritirare a far quefti dieci giorni di Efercizj? Non per altro motivo, fe non pel defiderio che ha di vederti ravveduta, e perdonarti. E fe è così, come è di fatto, tarderai ancora a deteftar le tue col. pe, e a gettarti ravvedura nelle fue braccia fantiffime? Ah mio buon Gesù, mio Dio, quanto mai is vi fon obbligato d' aver meco ufata una si grande mifericordia! Io mi pento de' miei peccati, e li abbomino, e li detefto con tutto il fervore del mio povero fpirito. Mai più io voglio offendervi Dio di fomma bontà, e di clemenza infinita. Qual moftruofa ingratitudine ella è mai quella di prenderfela a mano armata contro un Benefattore liberalifsimo! Oh vergogna! oh confufione! oh roffore! Mio Dio, pietà, perdono, ch' io mi proteſto di voler piuttoſto dare il fangue, e la vita, che mai, mai piú offendervi. Secondo Punto. Conf Onfidera, anima mia, qualmente effendo la mifericordia di Dio infinita, tu non devi mai in alcun tempo di effa lei difperare. Siano le tue colpe quanto fi vogliano grandi, numerofe, ed enormi, che fempre più grande delle tue fceleratezze è la DiviK 4 ( a) Ezech. 33.2 152 SESTO Divina bontà, e perciò quanto più di malizia con tengono, tanto più devi fperare il perdono, con ficurezza di ottenerlo, fe di vero cuore tu le detefti: Si fuerint peccata veftra ut coccinum, lo dice lo fteffo Spirito Santo, fi fuerint peccata vefira ut coccinum, quafi nix dealbabuntur( a). E che in fatti ci additano, anima mia, le ftorie Evangeliche del languido della probatica fpontaneamente curato dal Meisia Redentore, dopo trent' otto anni d'invec. chiata paralifia, e di Lazaro quatriduano dalla morte tolto con cenni d'onnipotenza, figure tutte de Peccatori nelle colpe incalliti, e nelle fceleratezze abituati in eccello, fe non fe il perdono, che fperar devefi delle più nefande malvagità moltiplicate a numero, poco men, che infinito? Che ci dipinge il comando dato dal Padrone Evangelico a quel Servo di portarli per le Piazze ad invitare al nuziale convito li ciechi, e li ftorpii, li travagliati da febbri, e da' malori, pitture tutte de' fcelerati, fe non fe la pietà, e la clemenza, che efibifce Iddio alli più infangati nel vizio, e ne' peccati? Ah si, anima mia: uti abundavit delictum, fuperabundavit & gratia( b), anzi quanto più i Peccatori fono piagati nell'anima più in effi fi delizia, e fi compiace la divina Mifericordia. Erano gravi le reità della Maddalena, invafata, come dicono non pochi Padri, da tutti i fette peccati mortali. Erano gravi le iniquità di un Matteo, e di un Zaccheo Pubblicani. Erano gravi quelle di una Margarita da Cortona, di una Taide, e di cento, e cento altri nelle Storie fegnati; eppure al primo pentirfi ch' effi fecero dei loro trafcorfi non ne ottennero fubito un plenario perdono? Ah si, anima mia, si: ubi abundavit deli[ 2] Ifai. 1. 18.( b) Rom. 5. 20. GIORNO. 153 lidum, fuperabundavit,& gratia. Anima mia; e non ti fenti tutta riempiere di confolazione, e di gaudio in meditar quefta grande, ed infinita Mifericordia di Dio? Mira il tuo Padre, che ti afficura del plenario perdono di tutte le tue fceleratezze fulla piaga del fuo Coftato fantiffimo, fe a lui ritorni. Mia Figlia, ei ti dice da quella Croce, ove pende trafitto, mia Figlia, parto dolciffimo delle mie pene, prezzo di tutto il mio fangue, fpecchiati in quefte fpine, in quefti chiodi, in quefte piaghe, ed offerva io defidero di riceverti ravveduta, e di abbracciarti contrita. Ah! ch'io defidero tanto la tua falute, che fe foffe d'uopo, darei volontieri un' altra volta il fangue, e la vita. Animo adunque, coraggio mia dilettiffima Figlia, che ancor per te il Paradifo ftà aperto: Convertiti di vero cuore, e farai fubito falva: convertere, convertere ad Dominum Deum tuum. Oh amore! oh bontà! oh mifericordia infinita del mio Signore, quanto, quanto mai io vi fono obbligato! lo voglio, o mio Dio, convertirmi di tutto cuore a voi, e fin d'adeffo io comincio a maledire tutte quante le mie colpe paffate. Mi diſpiace, Signore, d' avervi offefo, e mi difpiace tanto, che vorrei poter qui adeffo morire di pura contrizione. Io fui un Peccatore fcelerato, e perverfo, degno di mille morti, e di mille Inferni; niente però di meno affidato all' infinita voftra mifericordia, mi faccio animo a dimandarvi di tutti i miei trafcorfi umilmente perdono; e con ficurezza di ottenerlo propongo, e proteſto di volervi effere da qui avanti Fis gliuole ubbidientifsime. ESA 154 SESTO ESAME PRATICO. Si continua fopra i precetti del Decalogo. Q₁ Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Il quinto comandamento della legge fanta di Dio, comanda a ciafcun Uomo di non ammazzare il fuo Profsimo, di non offenderlo, di non portargli odio, e di non arrecargli verun pregiudizio si fpirituale, che temporale. Quindi io mi efaminerò fe abbia mai ad alcuno cagionata la morte... e fe abbia mai percollo il mio Profsimo o recifogli qualche membro. Ef fendo io adunque Chirurgo, ho io mai mandato alcuno all' altro mondo o per incuria, o per imperizia?... Effendo Medico, o Speziale ho io mai fatti efperimenti illeciti fulla vita di un qualche povero Infermo?... Sarei io di coloro, i quali fenza fcienza, e fenza voler confultar buoni Autori, ordinano medicamenti fenza nemmen fapere, fe fiano buoni, o cattivi?... Nell' ordinare avrei mai lafciato il rimedio cerco per il probabile?... Fra i medicamenti probabili eleggo io, ed applico ilpiù probabile?... Effendo Speziale ho io manipolate fedelmente le ricette fenza ag. giungervi, nè fminuirvi cofa alcuna? Non avendo io avuto nella Speziaria ciò che nella ricetta contenevafi, ho io mai data per non fcreditarmi una cofa per un' altra?... Se non ho certezza, che il medicamento, che forrogo equivaglia al prefcrittomi, io commetto un peccato mortale; e di quefti peccati me ne faccio io fcrupolo?... Sarei io mai di que' Medici, o di quei Chirurghi, i quali potendo prefto fanar l' Infermo, lo lafciano ftudiofameate languire, acciò continui l'ingiufto guadagno?.. GIORN 0: 155 gno?... Le propofizioni dannate da Innocenzo XI. fotto i numeri 34., e 35. io devo faperle, e per non incorrere in qualche fcomunica rifervata, io devo operare con tutto lo ftudio, e con tutta quanta la di. ligenza. Se io fono Medico, o Chirurgo fono obbligato in certi cafi per non pregiudicare alla fama altrui, ad una ftrettiffima fecretezza; ma ho io mai mancato al naturale figillo?... Se io fon maritato, devo avere ogni riguardo alla Moglie incinta, e per non pregiudicare a quell' innocente Creatura, ch' ella porta in feno, devo guardarmi ben bene dallo fgridarla, maltrattarla, e fopra tutto dal porgli le mani indoffo; ma ho io ciò fatto per lo paffato?... Effendo Donna, e ritrovandomi col feto nell' utero, ho io avuto a me fteffa tutto il riguardo, fenza impiegarmi in travagli foverchii, in balli, od altra qualfivoglia corporale fatica?... Sarei io di quelle Madri, le quali per non foffrire un poco d'incomodo, tengono i Figliuolini prima dell' anno nel letto con pericolo di foffocarli?... In virtù di quefto precetto vien proibito ad ogn' uno il slanciar imprecazioni, o maledizioni contro il fuo Proffimo, e però io devo efaminarmi, come in diò io mi fia diportato... Il maledire, e il pregare al Proffimo un qualche male grave, con avvertenza, e di cuore, è peccato mortale, ed io di quefti peccati mortali, fe mi efaminerò con diligenza troverò di averne commeffi non pochi. Io devo fapere, che tutti i maledici vengono efclufi dal regno de' Cieli, e fe a me piace di giungere a poffedere quella gloria devo tutti rifpettare, e onorare. Sarebbero però più gravi le maledizioni, ed imprecazioni fe fi fcagliaffero da' Figli di Famiglia contro de' lor Genitori; o da Genitori contro de' lor Figliuoli, afficurandoci lo Spirito Santo, che maledidio Matris eradicat fun 156 SESTO damenta( a). Avrei io mai avuto piacere del mal del mio Proffimo?... della di lui morte?... o di qualche altra di lui temporale difgrazia?... In virtù di quelto precetto mi vien parimente proibito l'odiare il mio Proffimo, e fopra di ciò io mi devo efamiBare con diligenza. Avendo io pertanto ricevuta una qualche ingiuria, ho io fubito procurato di farne, co. ne dovea, un facrifizio all' Altiffimo?... Gli ho to fubito perdonato di cuore, come Gesù Crifto mi comanda nel fuo Vangelo?.. Ho io procurato, per dimoftrarmi vero feguace del divin Nazareno, di render bene per male?... Sarei io di coloro, i quali per mefi, e per anni portano odio a chi li ha offefi, fenza mai volerfi degnare di nemmen falutarli?... Avrei mai efclufo il mio nimico da quelle dimoftranze d'affetto, che fono folito di praticare cogli al#ri della fua condizione?... L' ho io mai efclufo dalle mie Orazioni?... Sarei di coloro, i quali fi proteftano di perdonare al nimico, fenza volerlo ne veder, a trattare?... Sarei io di quegli altri, i quali tendono infidie a chi li offefe, e ne mormorano, e ne fparlano in ogni dove alla peggio?... lo devo ricordarmi di ciò, che dice San Paolo, il quale chiaramente afferma, che fenza carità, ed amore a niente giova ogni altra virtù: Si charitatem non habuero, nihil, nihil fum( o). Da quefto precetto mi viene proibito altresì lo fcandalo, il quale fi difinifce: un detto, o fatto, che fia, o poffa effere al Proffimo di fpirituale rovina. Quindi io devo efaminarmi, fe con beftemmie... fpergiuri... imprecazioni... mas liefempii, o pravi configli, io abbia mai fcandalizzato alcuno, o infegnata la malizia a' poveri innocenti.... Devo efaminarmi fe con facti, o con pa.. role, ( a) Eccl. 3. 11.( b) 1. Corinth. 2. GIORNO. 157 role, io abbia mai indotto alcuno al male, o al peccato... Se abbia fatte operazioni, che poteffero ef fere al Proffimo di mal efempio. e fe gli abbia dato motivo di feguitare le mie inique pedate.. Lo fcandalo non lolo è un peccato graviflimo in fe: peccatum grande nimis( a), ma è graviffimo ancora ne' fuoi effetti, effendo egli la radice, e forgente da cui featurifcono infiniti altri peccati. Quindi io devo dire fpeffo, e ripetere col fanto Profeta Davidde: ab occultis meis munda me Domine,& ab alienis parce fervo tuo( b). Maffima per la mattina. Quantunque la infinita mifericordia di Dio non ceffi mai di chiamarmi al ravvedimento, ed alla emendazione, nientedimeno, io non devo di efla abufarmi, elfendo certo, e infallibile, che dall' abufo di una grazia ne può dipendere la mia eterna falute. Procurerò adunque per un piacere di Mondo di non far gitto di un bene sì grande. Orazione giaculatoria. L'orazione giaculatoria, farà quefta: Miferere mei Deus, fecundum magnam mifericordiam tuam. Signore per le vifcere della infinita voftra mifericordia perdonatemi le mie colpe, e datemi grazia di mai più offendervi. ( 2) 2. Reg. 2. 17.( b) Pfal. 13. SER 158 SESTO SERMONE PRIMO. Sopra la Divina Mifericordia. DIca pure chi vuole effer grande, ed ammiᎠ di una in ver d'un fuo unico, e tenero Figliuolino, il quale febben carico di piaghe, d'infermità, e di malori, fempre più lo vezzeggia, e accarezza, che io per quanto fia lodevole, e commendabile, niente queſta mane lo curo. L'amore che nudrifce il noftro buon Dio in ver de' poveri Peccatori, oh quefto si, che è intenfo, fterminato, e infinito! Egli li fopporta pazientemente fino a tanto, che fi ravvedano, egli li cerca fe da lui fuggono, egli li chiama, e li fcuote fe ftanno oftinati nel loro peccato, e li riceve con ecceffi fovragrandi di giubbilo, fe a lui pentiti fe ne fanno ritorno: Laudate cæli, dic'egli per bocca del fuo Profeta, allorchè vede un Peccator ravveduto, laudate cæli,& exulta terra: jubilate montes laudem, quia pauperum fuorum miferebitur( a). Non può fcordarfi, è vero, una Madre del fuo tenero parto; ma Iddio nemmeno può fcordarfi de' Peccatori per quanto fiano maliziofi, e perverfi; e quando mai accadeffe, che del Figlio fi fcordaffe la Madre, mai avverrà, che fi fcordi Iddio de' poveri Peccatori: Etfi tamen illa oblita fuerit, lo ripete egli fteffo per bocca del citato Profeta, etfi tamen illa oblita fuerit, ego tamen non oblivifcar tui( b). E di fatto, che altro dimoftrano mai le accoglienze fatte dal Padre Evangelico al Figlio Prodigo fe non fe l'amor grande, che Iddio porta a Peccatori ( a) Ifai. 49. 15.( b) Ibid. 15. " GIORNO. 119 > tori? Poco riverente quefti al fuo amabile Genitofi parti difpettofamente da effolui, e portatofi in regioni lontane, ove fcialacquò tutte le fue foflanze vivendo luxuriofe, ritorno alla fin fine di bel nuovo pentito all' oltraggiato fuo Padre. Non si tofte però il caro Vecchio da lungi lo fcopri, che non corfe nò, ma volò ad abbracciarlo, ed a ftrignerfelo amorolamente al fuo feno, e dopo avergli mille baci improntato ful volto abbronzito, lo vefti alla reale, gli pofe in dito l' anello di fua Figliuolanza, e laddove mai concedette un capretto all' altro Figlio fedele da goderfelo co' fuoi amici, ordinò tofto, che foffero uccifi graffi Vitelli per imbandire la Menfa a quefto in ecceffo si fcelerato. Nè di ciò pago, e contento chiamò al convito, e alle congratulazioni i Parenti, e gli Amici fe rifuonare il Palazzo di muficali ftromenti e quafi mai quefto Figlio aveffe errato, riempi la Città tutta di viva feftofi, e diede fegni della più grande allegrezza. Or fe non altro, che un' anima peccatrice, la qual ritorna pentita al fuo Signore, in detto Padre amantiffimo fi figura, quali teneriffime accoglienze, non fi dovrà compromettere ciafcheduno dal mifericordiofo fuo Dio? Ah si! Paterna pietas, lo ha detto il Santo Padre Girolamo, Paterna pietas contenta non eft innocentiam reparare folum, nifi priftinum, notate bene Uditori, nifi priftinum reftituat honorem( a). Siano adunque quan. tofivogliano grandi, Uditori, le voſtre colpe; fiano effe fterminate, ed immenfe, che non importa. Se voi vi pentirete di vero cuore, quefto Crocififfo Signore, e Padre voftro amantiffimo vi promette con giuramento folenne di concedervi una plenaria indul. ( a) Serm. 3. re, тбо SESTO dulgenza: Vivo ego, dic' egli, nolo mortem Pecca toris, fed ut convertatur a via fua mala,& vivat( a). Coraggio adunque, Peccatori miei cari, coraggio, che fe vi pentite il Paradifo è voftro. Ecco, che quefto Padre amorofo impaziente di più afpettare la voftra venuta, fe ne viene colle braccia aperte a voi, e con tante bocche, quante ha piaghe nella umanità fua facrofanta, dolcemente v'invita al fuo feno, e con voce di Paradifo vi chiama al ravvedimento Amate anime, vi dic' egli affettuofiffimamente, amate anime, ah! ch' io non poffo più vedervi da me lontane: venite, venite al mio feno, ch' io vi prometto di perdonarvi. Per voi io venni dal Cielo in Terra, per voi io nacqui miferamente in una povera ftalia, per voi io fui tradito dal perfido Giada, per voi io fofferfi una paffione dolorofiffima, e per voi finalmente io diedi, e fangue, e vita fu un duro tronco di Croce e dopo aver fatto tanto, volete ch' io vi rigetta, e non vi riceva quai miei Figli amatiffimi? No ch'io non farò mai quefto, nò. Venitevene adunque a me, ch'io vi farò provare tutte le delizie dell' amante mio cuore. Miei Angeli, miei Santi, Cittadini tutti di quefta gloria beata, feſteggiate, e date fiato alle Trombe voltre giulive, ch'io nel vedermi a' piedi un Peccator pentito tripudio per allegrezza, e mi ricolmo tutto quanto di gioja. Peccatori miei cari a fronte di quefti trafporti ecceffivi d' amore, che ufa il noftro buon Dio colle anime ravvedute, che dite? Che penfate? Che rifolvete? E farete si fcioperati da non prefentarvi pentiti a Dio per chiedergli pietà e addimandargli perdono de' gravi voftri peccati? Ah nò, adorabiliffimo Nazareno, nò che > non ( a) Ezech. 33. 11. 30 GIORNO. 161 non fiamo così privi di fenno; perciò proftrati alla prefenza voftra fantiffima vi fupplichiamo umilmente a rimetterci in grazia voftra. Deh! Redentore amorofo non ifdegnate le preghiere de' ravveduti voftri Figliuoli, e fateci degni della voſtra fanta amicizia. Ci pentiamo di tutto cuore d'avervi offefo, e rifoluti di mai più volervi per l' avvenire oltraggiare, vi fupplichiamo a concederci il bel favore di venirvi un giorno a godere per tutti i fecoli in Paradifo. MEDITAZIONE SECONDA. Sopra la corrispondenza agli inviti della Divina Mifericordia. PREPARAZIONE RIMOTA. LA meditazione di queſta fera farà fopra la 9 4 necefsità indifpenfabile di prefto corriſpondere agl' inviti della Divina Mifericordia per non averla ad irritare, e metterfi al pericolo di andarne perpetuamente perduti. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto, di rifolverci prefto ad una vera converfione per isfuggire il tremendo caftigo, da Dio nelle facre lettere a' Procraftinanti minacciato. L PRE 162 SESTO PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. A Nima mia tu meditafti queſta mattina la > grandezza della Divina Mifericordia, la quale di fatto è più grande di quel che tu ti poffa immaginare. Sappi però che ella per color non è tale, che di effa vogliono fervirfi per vieppiú oltraggiare, e imperverfar contro Dio. Ciò afferma lo Spirito Santo, il qual dice a comun difinganno: Ne fequaris concupifcentiam cordis tui( a), perchè il dire pof. fo peccare a mio talento, che Iddio mi uferà pie. tà: Miferatio Domini magna eft, multitudinis peccatorum meorum miferebitur( b), è una folennifsima pazzia, effendo certo, che chi opera con quefto maſsimo pregiudizio in capo, fi pone a rifico evidentiffimo di eternamente dannarfi: In Peccatores refpicit ira illius( c). Voleva Iddio ufare a Caino mifericordia, ma perchè non s'approffitto del rimprovero, che gli fece, allorchè gli addimandò conto del fuo Fratallo Abele lo lafciò morire impenitente, e dannato. Voleva ufar parimente mifericordia al perfido Giuda, ma perchè fi abuso de' doni, e delle grazie conceffegli, fpirò l'anima iniqua in man de Diavoli. Lo fteffo feguirà a te, anima mia, fe vorrai fempre fare il fordo alle Divine chiamate. Dei doni fantifsimi del tuo Signore tu ( a) Eccl. 5. 2.( b) Ibid. 6.( c) Ibid. 7. > GIORN O. 163 tu te ne fei abbaſtanza abufara, e ormai farebbe tempo, che tu apriffi falutarmente gli occhi. Quanti lumi in fatti non ti ha dati il tuo Dio, e nelle meditazioni, e negli efami pratici, e ne' fermoni, ne' giorni paffati? Quante interne illuftrazioni, e quante voci non ti ha fatte fentire? E di tutto ciò, come te ne fei approffittata? Ah penfa, anima mia, che fe tu ftanchi la Divina Miſericordia, cor. ri rifico d'effer data in potere della Divina Giufti. zia. Ira, lo dice lo Spirito Santo, ira ab illo cito proximat( a). Rifletti a ciò che ti fa intendere, e forfe per l'ultima volta l'amorofo tuo Dio: Ne tardes, dic' egli, ne tardes converti ad Dominum ( b), avverti a partirti da quefta Chiefa, fenza una vera rifoluzione d'incominciare una nuova vita,& ne differas de die in diem, e non voler differire la tua converfione di giorno in giorno, fe non vuoi cader nelle mani dell' adirato Dio degli eferciti. Lo Spirito Santo ti afficura, che fe vorrai continuare a ftar falda nel tuo peccato, incontrerai fenza dubbio il fuo fdegno, e il fuo furore: Subito enim veniet ira illius,& in tempore vindictæ difperdet te. E avrai ancor coraggio, anima mia, al rifleffo di quefte eterne, ed infallibili verità, di continuare a vivere coll' affetto al peccato? Eh nò, mio dolce Gesù, nò ch'io non voglio più abufarmi dell' infinita voftra mifericordia. Sarei un Demonio in car. ne, fe al vedervi così premurofo della mia eterna falute, e sì amante della povera anima mia, io voleffi feguitare ad empiamente oltraggiarvi. No nò, mio Dio, io mai più voglio offendervi, e pentito anzi de' miei paffati trafcorfi, mi rifolvo fin d'ora a feguitarvi per l' erta via del Cal L 2 vario ( a) Eccl. ibid.( b) ibid. 8. 1 164 SESTO vario. Non mi abbandonate però ne' miei gravi bi fogni, e allorchè vedete ch' io fono per trafgredire un qualche voftro comandamento, fatemi udire le voftre voci pietofe, acciò io mi ravveda, e mi riponga fulla via regia del Cielo. Gesù mio, a voi io raccomando l'anima mia, e vi prego à darmi grazia di poterla falvare. Secondo Punto. C Onfidera, anima mia, qualmente fino a qual termine abbia Iddio a fopportare le tue ingratitudini tu non lo fai. Può effere, che abbia determinato di fopportarti fino al decimo peccato, come fopportò il Popolo Ebreo; ma può effere altresì, che abbia determinato di fopportarti fino al terzo, come a' Tirii: Super quatuor non convertam ( a). É vero, che tutte le volte, che di vero cuore ti pentirai, Iddio fempre ti perdonerà; ma chi sà fe dopo il primo peccato ti darà la grazia di veramente convertirti? Sopporto Iddio per varj anni Manaffe, ma diede forfe campo di ravvederfi al di lui Fi glio Ammone, che penfava di convertirfi, come fece fuo Padre? No, anima mia; ma anzi egli morì trucidato per mano de' fuoi nimici, allorchè più fi teneva ficuro. Sopportò fino all' eftremo punto di vita il buon Ladrone; ma dopo il primo peccato difcacciò dall' Empireo la terza parte degli Spiriti Angelici. Lo fteffo fece cogl' invitati alla Cena do po la prima fcufa. Lo fteffo fece colle Vergini ftolte nel Vangelo defcritte; e lo fteffo, anima mia, farà ancora con te, fe vorrai continuare ad abufarti della fua infinita mifericordia: Quibus datur ( a) Amof. 1. 3. GIORN 6. 165 > tur mifericordia dice il Santo Padre Agoftino, gratis datur; quibus non datur ex juftitia non datur( a). Leggi, e rileggi tutte le Divine Scritture, e le troverai piene di fiffatti fpaventofiffimi avvenimenti, effendo certo, che amor læfus vertitur in furorem. Portati col penfier colaggiù nell' Inferno, ed interroga quegl' infelici Prefciti per qual cagione elli fi fiano dannati, e fon ficuro ti rifponderanno, non per altro motivo effer divenuti il berfaglio di tutte quante le pene, fe non per efferfi abufati della Divina Mifericordia. Effi fperarono troppo in effa, e coll' aggiungere colpe a colpe, e peccati a peccati, furon finalmente dalla morte affaliti, e precipitati ad ardere nell' Inferno: Dinumerari non poffunt, lo dice il Santo Padre Agoftino, quantos hæc inanis fpei umbra deceperit( b). Anima mia, non dire adunque, è grande la Divina Mifericordia, poffo compiacere il mio corpo, poffo darmi bel tempo, poffo vivere a feconda del capriccio, e del genio, perchè Iddio ti fa intendere, che ale lorchè meno vi penferai farai tolta dal Mondo condotta al fuo tribunale terribile: Ne dicas miferatio Domini magna eft... in Peccatores refpicit ira illius( c). Alcolta lo Spirito Santo, il qual adeffo t'intuona a non vivere fenza timore de' tuoi peccati, ancor perdonati, e a porre tutto lo ftudio ad emendarti da' vizj per non avere a foggiacere ad un totale efterminio: De propitiato peccato, dic' egli, noli effe fine metu ira ab illo cito proximat( d. Anima mia, a fronte di quefte fpaventofe minaccie, farai si barbara da voler continuare nella incominciata peccaminofa carriera? Guai a te fe L 3 ftan. > ( a) S. Aug. 1. de cor.& grat. c.5.( b) Id. in Pf. 144, ( c) Eccl. 5. 6. 7.( d) Id. ibid. 166 SETTIMO > LO ftanchi la Divina clemenza, e guai eterni. Sicce me la mifericordia di Dio ferve a confolare non folo i Giufti, ma que' Peccatori ancora, che prontamente fi ravvedono, e pentonfi; così la Divina Giuftizia ferve a far tremare tutti coloro, che oftinati ne' vizj mai penfano di emendarfi: Effundens iram ficut mifericordiam, lo afferma l' Ecclefiaftico. Apri adunque, anima mia preftamente gli occhi, e fe non vuoi provare lo fdegno tutto di Dio, fcuotiti da quel profondo letargo, in cui vivi fopita. Ricorri al tuo Padre amorofo fino a tanche fei in tempo, e non ti voler abufare della fua grande mifericordia. Se Iddio con te fi fdegna, e fe incomincia a fare le fue vendette guai a te, tu fei perduta eternamente. Rammentati, che fe una fol volta tu piombi nell' Inferno dovrai ftarvi per tutti i fecoli eterni, fenza fperanza di mai più ufcirne. Gettati per tanto a' piedi del tuo Gesù, e ડો si digli con tutto quanto il fervore del tuc povero fpirito: Nazareno adorabile ammollite il mio cuore, ed aprite gli occhi della mia mente, acciò io conofca il mio mifero ftato. Io vi ho offefo, è vero, con peccati graviffimi, e in vece di perdono, io merito fueco eterno; ma deh per quel fangue, che per me fpargefte da quefta Croce, placatevi, amabil Signore, e concederemi fpazio di tempo da poter far penitenza de' miei trafcorfi. Genufleffo all' adorata voftra prefenza vi dimando pietà, e mifericordia de' miei peccati, e rifoluto di voler morire piuttofto, che mai più per l' avvenire oltraggiarvi, vi fupplico a continuarmi la pietofa voftra afsiftenza. Ajutatemi adunque, o mio amato Signore, e datemi grazia di poter falvare l'anima mia. ESA GIORNO: 167. ESAME PRATICO. Si continua fopra i precetti del Decalogo. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Siccome il fefto precetto del Decalogo proibifce a tutti, e ciafcheduno l' immergerfi in qualunque forte d' impurità, o d' immondezza, così fopra di effo io devo efaminarmi con tutta la poflibile diligenza per rinvenire il numero de' miei peccati, e di tutto cuor deteftarli. Procurerò di efaminarmi in modo da non contaminar la mia lingua, nè da imbrattare il mio cuore, effendo queſta una materia fu di cui fi può peccare nell'atto medefimo di deteftarla. Invocato rifletadunque l'ajuto della Vergine Immacolata, terò fe o con penfieri... o con parole... o con io abbia mai ottenebrata la bellezza della mia opere anima. Come in fatti mi diporto io nel difcacciare i penfieri impuri, che mi vengono per la mente?... A commettere il peccato di penfiere vi vuol poco, e l' avvertenza, e deliberazione, anzi la fola compiacenza bafta per togliermi la grazia di Dio, e farmi diventar fchiavo del fuperbo Lucifero. Allorchè adunque m'accorgo di effere moleftato da' cattivi penfieri, procuro io di fubito difcacciarli con un atto contrario?... Se io li fcaccio appena avvertiti mi acquifto un merito grande pel Paradifo, ma fe li avverto, e me ne compiaccio, oppur fopra di effi mi diletto, mi condanno eternamnente al fuoco infernale. Nè vale il dire, mi fon fopra di effi fermato poco, perchè a far il peccato mortale un folo iftante è più che fufficiente. Sarei io di coloro, i quali purchè non paffino all L 4 opra 168 SESTO opra fi reputano innocenti?... Cogitata, dicono i Teologi, reputantur pro factis, e lo Spirito Santo dice per bocca del Profeta Ifaia: Auferte malum cogitationum vefirarum( a), toglietemi dagli occhi il male, che commettefte co' cattivi penfieri. le devo poi eſaminarmi fe oltre il compiacimento del la cattiva immaginazione, io fia mai paffato a bra. mare alcun oggetto... avvertendo che col folo defiderio io poffo commettere degli adulterj, de' facrilegi, degl' incelti, e degli altri peccati ancora più vergognofi, e più fozzi; ed in tal cafo io farei obbligato a fpiegarmi bene in Confeffione per aſsicu rar la falute della mia anima. Intorno alle parole io devo eſaminarmi fe fia di quelli, i quali hanno fempre in bocca difcorfi lubrici, ed equivoci, c mai fi faziano di defcrivere fcandalofe avventure.... Lo Spirito Santo dice, che corrumpunt bonos mores colloquia prava(), ed io, alla preſenza fingolarmente dell' innocenza, devo pefare le mie parole, fe voglio falvarmi. Sarei io di coloro, i quali perchè maritati fi fanno lecito il dire con altre perfone del loro ftato tutto ciò, che di lubrico lor viene alla bocca fenza uno fcrupolo immaginabile?.. Il Santo Sacramento del Matrimonio dà la podeftá, è vero, fopra il corpo della Moglie, ma non dà mai la podeſtà di dire, e di parlare alla peggio, ed anche colla propria Moglie, io devo guardar come parlo. Non folo però io devo mortificar la mia lingua, ma ancora le mie orecchie, e però io devo eſaminarmi fe abbia mai con diletto udite raccontare avventure fecciofe, e fe abbia mai dimoftrato d' udirle volentieri. L'approvare o colle parole, o co' gefti, o col rifo i difcorfi lubrici è pecca( a) Ifai. 1. 16.( b) 1. Corinth. 15. 33. ● ● GIORNO: 169 9 peccato, e a me corre l'obbligo di redarguire i par latori immodefti, o dipartirmi dalla loro converfazione. Sarei io di coloro, i quali lafciano andare i lor occhi fopra tutti gli oggetti più pericolofi, fenza riflettere, che una fola occhiata bafta per precipitare un' anima?... Di coloro, che habent ocu& inlos come dice San Pietro, plenos adulterii, ne fono abbaceffabilis delicti( a), al Mondo ve ftanza, e fe a me preme la grazia di Dio, devo guardarmi dall' imitarli. Il povero Re Davidde per aver data una fola occhiata a Berfabea cadde in un fozzo adulterio, e in un orrendo omicidio, e lo fteffo feguirà anche a me, fe non procurerò di mortificar la mia vifta. Il mio corpo, a detta dell' Apoftolo Paolo, è tempio vivo dello Spirito Santo: An nefcitis, dic' egli, quoniam membra veftra templum funt Spiritus Sancti, qui in vobis eft( b)? Perciò io devo eſaminarmi come, e in qual maniera io l'abbia cuftodito... Intorno alle azioni, le quali poffono effere di più fpecie, ho io niente fulla coſcienza, che mi dia faftidio?... Ho io veruna pratica, che mi ferva di occafion profsima a peccare?... Quanto tempo è, che io tratto quella perfona, e che io frequento la di lei cafa?.. Tutte le volte, che io mi fono efpofto al pericolo di peccare ho peccato di fatto, perchè qui amat periculum, peribit in illo, ed io devo eſaminarmi fe di quefte volte, che mi fon pofto al pericolo di offendere Iddio io me ne fia con dolor confeffato. Anche quelle fervitù confidenti, e que' corteggi continui, che fi fpacciano per amori platonici, fono vietati, ed io per feguire l' ufanza non devo tradir la mia anima. È moralmente impofsibile l'ammet( a) 2. Petr. 2. 14.( b) 1. Corinth. 6. 19. 170 SESTO mettere vifite confidenziali, e converſare alla mo da, fenza in qualche maniera peccare, e chi lo dice è lo Spirito Santo verità eterna, ed infallibi. le: Propter fpeciem mulieris, dic' egli, multi perierunt,& ex hoc concupifcentia, quafi ignis exardefcit( a). E San Bernardo aggiunge, che il converfare familiarmente con Donne, e non peccare, è un miracolo più grande che fufcitare i morti: Cum Femina femper effe,& Fæminam non cognofcere, nonne plus eft, quam mortuum fufcitare ( b)? Alle volte io mi lagno del mio corpo, quafichè a mio difpetto mi faccia provare battaglie orribili, ma io non devo di ciò maravigliarmi, per, chè fe attendo folo ad accarezzarlo, e a concedergli ogni foddisfazione non può far a meno di non recalcitrare contro lo fpirito. Se fon maritato devo guardarmi ben bene dall' oltrepaffare i limiti della matrimonial libertà, effendo ftato detto anche a me: Huc ufque venies,& non procedes amplius ( c), e fe fon Giovine io devo badar ben bene a non farmi reo del peccato di Onam, il qual fu caftigato feveramente da Dio, perchè femen funde bat in terram( d). Io non voglio più oltre eftendermi per effere quefta una materia pericolofifsima, bramando piuttoſto di effere intefo poco, che trop. po; niente però dimeno io devo riflettere, che il peccato della incontinenza è un peccato al fommo da Dio e punito, e deteftato. Per quefto folo peccato mandò un diluvio d'acque ad affogare il Mondo, e per quefto folo peccato ancora manda quaJunque anima ad abbrucciare perpetuamente nel fuo. co infernale. Io rifletterò feriamente a' cafi miei. Pro-( a) Eccl. 9. 9.( b) Serm. 65. in cant. ( d) Ibid. 19. ( c) Gen. 38. 9. GIORNO. 171 Procurerò di concepire un odio grande contro d'un vizio si deteftabile, e fe mi conoſcerò reo di un ne dimanderò umilmenqualche grave delitto te perdono a Dio, e lo foggetterò quanto prima al figillo della Confeffione Sacramentale. 9 Maffima per la fera. Siccome Iddio tanto è infinito nel grande attributo della giuſtizia, quanto in quello della mife. che la Divina Miferiricordia, così egli è certo, cordia mai ferve di fcudo a proteggere l' iniquità: Non impedit mifericordia juflitiam, lo dice il Santo Arciveſcovo di Milano quia mifericordia ipfa eft juftitia( a). Quindi è che chi non cerca di prevalerfi quanto prima degli amorofi Divini inviti, fi pone a rifico evidentiffimo di provocare Iddio a fu rore, ed a fdegno, e di andarne perpetuamente dannato. Orazione giaculatoria.. L'orazione giaculatoria farà quefta: Ne derelinquas me, neque defpicias me Deus falutaris meus ( b). Signore io vi prego per quel grand' amore, che voi portate alla Vergine Immacolata voftra Madre degniffima, a caftigarmi con tutt' altro caftigo fuorchè con quello del voftro abbandono. ( a) D. Ambr. de obit. Theod. ( b) Pfal. 26. 9. SER 172 SESTO SERMONE SECONDO. Sopra labufo della divina Mifericordia. Ir O non sò, fe voi abbiate mai, Uditori, con ferietà riflettuto all' infenfataggine deteftabile di Sanfone, defcricca nel gran libro de' Giudici. Accelo quetti d' impuro amor verfo Dalila la vifica fpeffo, e la corteggia. Indi interrogato da lei, ad iftanza della nazion Filiſtea, ove confifteffe l'ain. mirevol fua forza, rifponde come quafi per ifcherzo, che s' egli farà legato con fette nervi fortiffimi, diverrà allora più debole d'un Fanciullo. Lo lega adunque la fcaltra, mentre in feno gli dorme, indi a tutta voce efclama: Philiftiim, philiffiim fuper te Sampfon( a]. Ad un tal grido, ecco, che fi fveglia tofto Sanfone, e rompendo quai fili d'erba que' grolli nervi, co' quali era legato, riempie i Filiftei del più alto terrore, e fi pone in una pieniffima liberti. Al vederfi la rea femmina così delufa, fi querela fortemente con effo lui, e fupplicandolo di bel nuovo a dirgli, ove confifta la fua si grande fortezza, ne ottien per rifpofta, che s'egli veniffe legato con nuove funi, perdeFebbe tofto tutta la fua gagliardia. Lo lega un' altra volta la traditrice, indi, indi di bel nuovo eſclama: Philiftiim, philiftiim fuper te Sampfon; ma egli al tolo fcuoter le mani rompe le funi, ed invefte animofo i fuoi fpietati nimici. Querelafi Dalila d'effere ftata ingannata, e con fofpiri, e con lagrime nuovamente lo fcongiura, a manifeftarle la cagione della faa robuftezza. A tale propofta ( a) Judic. 16. GIORNO. 173 pofta rifponde Sanfone, che s' egli veniffe con fette capelli legato ad un chiodo piantato in terra reítarebbe faervato affatto di forze. Si prevale dell' avvifo la iniqua Donna, ed efclamando la terza volta: Philiflim, philifliim fuper te Sampfon, fi crede darlo in potere de' fuoi nimici; ma fchiantando da terra Sanfone il lungo chiodo, con meraviglia, e ftupore ritto fi alza preftamente in piedi. Accefa Dalila di furore al vederfi così fchernita, rinuova premurofe le iftanze, e tanto fa, e tanto dice, che cade alla fin fine Sanfone, e candidamente gli dice, che fe gli foffero recifi i capelli fubito ogni fua robuftezza verrebbe meno. Gli taglia adunque l'attuta Frine la bionda treccia, indi fcacciandolo villanamente da fe, torna a fclamare: Philifliim, philiftiim fuper te Sampfon. Si fveglia dal fonno al forte grido Sanfone, e egrediar, fclama egli, egrediar ficut ante feci,& me excutiam, ma partitofi da effo lui lo fpirito del Signore, refta cattivo nelle mani de' fuoi nimici, i quali dopo avergli cavati gli occhi lo condannano a girare qual vil giumento una macina pefantiffima da molino: Claufum in carcere molere fecerunt. Ingannato Sanfone, e per ben tre volte infenfato! Sapevi pure che fe ti venivan recifi i capelli perdevi affatto le forze, ed era inutile il gridare: egrediar, egrediar ficut ante feci? E perchè adunque confidare ad una Femina traditrice il gran fecreto? Tuo danno fe fei caduto nelle mani de' tuoi nimici. Non puoi del tuo male altri incolparne fe non te medefimo. Vanne adunque.... ma, e perchè inveire, Uditori, contro lo fconfigliato Sanfone, fe un fiffatto fcelerato operare fi fcorge in chi pecca affidato alla divina Mifericordia? Sa pure il Criftiano, che la divina bontà mai ha fervito di fcudo a patrocinare la iniquità, e che 174 SESTO re, che quanto Iddio è buono con chi prontamente fi ravvede, e fi pente, altrettanto è giufto con chi oftinato fa alle fue fante chiamate il fordo. Sa pur egli ciò che diffe lo Spirito Santo a chi fi gloriava d'aver peccato, e ripeccato fenza effere ftato da Dio caftigato. E perchè adunque, Uditori, continuar a dire: egrediar, egrediar ficut antea feci,& me excutiam? Ah per pietà, non vogliate più di. Uditori, è grande la divina Mifericordia, poffo peccare liberamente, ch' egli fenz' altro perdonerammi, perchè io vi fo dire, che ira ab illo cito proximat,& in peccatores refpicit ira illius( a). Potete quanto volete, o Giovani, darvi al bel tempo, agli amoreggiamenti, ed a' fpaffi, che la divina Giuſtizia vi coglierà all' impenfata in braccio alle fceleratezze, e nel più bel del godere vi precipiterà ad ardere eternamente nell' Inferno: repentinus, lo ha detto Iddio medefimo, repentinus fuperveniet interitus( b). Potete, e ricchi, lufingarvi quanto volete di goder una pace tranquilla fra quelle morbidezze si difdicevoli ad un Criftiano, e si indegne d'un Figlio, che ha uno per Padre, il qual non feppe fopra la Croce ove ripofare il fuo capo, che ftanca la divina clemenza di più fopportarvi, permetterà quanto prima, che la fuprema Giuftizia vibri contro di voi l' ultimo orrendo colpo repentinus fuperveniet interitus. E voi, o intereffati, potete quanto v' aggrada, in quella roba mal' acquiftata, e in quelle ricchezze accumulate con furti, con frodi, ed inganni, promettervi col Ricco dell' Evangelo lieti giorni, e tranquilli, che la divina Giuſtizia faprà ben ella tagliar prefto il filo delle voftre fperanze, e privarvi di vita: repen( a) Eccl. 5. 6.( b) Proverb. 29. 1. GIORN O. 175 pentinus, repentinus fuperveniet interitus. Nè mi dicefte, che nonostante i reiterati gravi voftri peccati non vi è finora accaduta difgrazia alcuna, e che Iddio con voi non fi è dimoftrato terribil cotanto, imperocchè, e non fapete, che quanto più tarda Iddio a caftigare il malvagio, altrettanto alla fin fine gli fa provar pefante l'adirata fua deftra? ex multitudine indulgentiae, lo dice apertamente il Santo Abbate Bernardo, ex multitudine indulgentie, magnitudinem ultionis attende. Anche Abner foffri per tre volte la petulanza di Azaele, che ardi sfidarlo a duello, ma al veder finalmente, che mai ceffava d' infolentire, rivolfe contra d' effo la punta della fua afta, e con una ignominiofa ferita lo diftefe efangue ful fuolo. Anche il mentovato San. fone fi credea fempre sbrigarfi dalle mani de' Fi liftei, come già più volte aveva fatto, ma all' abu. larfi enormemente di quello fpirito di fortezza, che Iddio largamente gli avea concello, fu dato in preda de' fuoi nimici, i quali lo fecero divenire il ludibrio della più infolente ciurmaglia. E fenza cercare tant' altro non è lo Spirito Santo, il quale vi avvifa a non peccare affidati alla Mifericordia, perchè quanto è grande la bontà di Dio, altrettanto è terribile la fua Giuftizia? Ne dicas, eccovi le di lui tremende parole, ne dicas miferatio Domini magna eft, multitudini peccatorum meorum mifere. bitur... Jubito veniet ira illius( a). Ed a fronte di quefte fpaventofe minaccie faravvi ancora fra voi, Uditori, chi voglia feguitare ad abufarfi della Di vina bontà? Ah per quanto vi è cara l'anima, Afcoltatori umaniffimi, e per quanto vi è cara la voftra eterna falute, corriſpondete fin a tanto, che fie( a] Eccl. 5. 6. 7. 176 SESTO fete in tempo alle pietofe voci di Dio, e non vogliate efporvi al pericolo di effere da effolui eternamente abbandonati. Gettatevi adunque a' fuoi pie. di fantiffimi, e sì ditegli con tutto lo fpirito fulle labbra: Amabililfimo Redentore, deh per quel fangue, che voi fpargefte per la noftra Redenzione, continuateci la divina voftra Mifericordia, e non vogliate darci in potere dell' efacerbara voftra Giuftizia. Se della voftra bontà ci fiamo abufati per lo paffato, corriſponderemo prontamente a' voltri inviti nell' avvenire, e rifoluti di voler morire piut. tofto, che mai offendervi, od oltraggiarvi, proteftiamo di volere camminare ſempre per l'offervanza de' divini voftri precetti. Gran Dio affiftereci voi colla fantiffima voftra grazia, a cciò poffiam yi vere, e morire nel voftro fanto timore. Tas > SET 177 SETTIMO GIORNO. MEDITAZIONE Sopra la converfione della Maddalena. PREPARAZIONE RIMOTA. LA A meditazione di queſta mattina, farà fopra. la converfione della Maddalena. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto di procurare d imitare quefta si gran Penitente, la quale appena fu illuminata dallo fpirito del Signore, intraprefe una converfione vera, vifibile, e coſtante. PREPARAZIONE PROSSIMA. Ato di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAΖΙΟΝΕ. Primo Punto. > Onfidera, anima mia, qualmente la Maddalena era una pubblica Peccatrice una fcandalofa, tutta dedita al bel tempo, alla vanità, ed all' immodeftia: erat, lo dice l' Evangelifta S. Luca, erat in Civitate peccatrix( a). E fai quando fi converti? ut cognovit. Appena fu illuminata da' raggi di luce fuperna fi arrefe agli impulfi della graM zia, ( a) Luc. 7. 178 SETTIMO zia, e deteftò di tutto cuore i fuoi fuoi misfatti, e i fuoi peccati. Non si tofto ella conobbe Gesù, che andò fenza ritardo a cercarlo, e ritrovatolo nella Sala del Farifeo fe gli gettò addolorata a' piedi, e con un profluvio di lagrime gli lavò le di lui piante fantiffime: Lacrymis cæpit rigare pedes ejus. Or rifletti, anima mia, fe tu l'abbia imitata in quefta si rifoluta converfione. Quanti lumi di grazia in quefti giorni fantiffimi ha Iddio mandati anche a te? Ma ai tu corrifpofto con quella prontezza, colla quale corrifpofe al primo invito la Maddalena? Pentiti daddovero della tua codardia, e per effer vera imitatrice d' una Santa si rinomata ftaccati da tutto ciò, che per l' addietro ti fervi d'intoppo a correre per la ftrada della fanta, ed immacolata divina leg. ge, e procura di attaccarti al tuo folo dolce Signore. Odia l'intereffe, abbomina gl' impegni, detefta le pericclofe converfazioni, allontanati da' fpaffi, da' giuochi, dalle ofterie, dalle crapole, dalle ubbriacchezze, e da tutto ciò, che direttamente, o indirettamente si può indurre a peccar. Se tu verrai ad una fiffatta rifoluzione, potrai dire che è vera la tua converfione; ma fe per l' oppofto vorrai feguitare a vivere attaccata a quefti beni terreni, mai ti convertirai di vero cuore a Dio, e vivrai fempre una vita dereftabile molto, e peccatrice. Tu hai da ef fere affolutamente o tutta di Dio, o tutta del Mondo. Al Cielo, e alla Terra tu non puoi infallibilmerte fervire, e o all' uno, o all' altra tu devi neceffariamente rinunziare. Che dici adunque? Ti piace feguir Crifto per l'erta via del Calvario, oppure il Mondo per quella ftrada, che all' Inferno dirittamente ti mena? Ah mio Dio! nò nò, io non vo glio partirmi dalla fanta voftra fequela, e fin a tanto, che avrò fpirito, e vita procurerò fempre di abbomi. > GIORNO: 179 bominare la colpa, e di fuggire il peccato. Mi pento d' aver tardato tanto a confecrarmi tutto interamente a voi. Adeffo però io protefto di voler imitare la Maddalena, e comincio fin d'ora a farvi un dono irrevocabile di tutti fenza riferva i miei affe: ti. Io rinovo le rinunzie, ch'io feci nel facrofanto Battefimo, e voi folo eleggo per mio Padre, per mio Dio, per mio tutto. Perfezionate voi colla grazia voftra fantiffima l'opra, che incomincio, ed accendetemi tutto del voſtro fanto divino amore: cor mundum crea in me Deus,& fpiritum rectum inaova in vifceribus meis( a). Punto fecondo. C Onfidera, anima mia, qualmente la converfione della Maddalena non folo fu vera, ma fu ancora vifibile, e nota a tutta quanta un'intera Città. Subito, che ella conobbe Gesù, vinto ogni umano riſpetto, andò a ritrovarlo, veftita di facco, ed afperfa di cenere, in quella pubblica fala del Farifeo, la quale era piena d'ogni forte di gente. Prevedeva ella beniffimo, che farebbe ſtata motteggiata, cenfurata, e derifa; ma ficcome non erafi vergognata di comparir Peccatrice, cosi non fi ver-, gognò nemmeno di comparir Penitente. Guai, anima mia, a chi fi lafcia vincere dagli umani rifpetti; è quafi impoffibile che fi falvi. Chi ha pubblicamente peccato, dee pubblicamente far penitenza, e chi ha fcandalizzato il proffimo, dee, fe vuol falvarfi, procurare col buon efempio di edificarlo. Così fece la Maddalena; ma fai tu così anima mia? Oh quanti motivi tu hai mai di confonderti, e di anM 2 nichi( a) Pfal. 5o. 11. 180 SETTIMO nichilarti! Deh rifolvi di viver lontana da tutto ciò, che ti fervi d'inciampo a peccare, e proponi di voler effer tutt' altra da quel che fofti. Verranno è vero i rifperti umani ad intorbidarti la mente, e il rifleffo del che fi dirà, ti fervirà d' una tentazione fortiffima; ma fatti coraggio, e non dubitare di cofa alcuna, che Iddio non manchera d' ajutarti, e di fortificare la tua debolezza. Ti dovrebbero far tremare quelle parole di Gesù Crifto, regiftrate nel fuo fanto Vangelo, le quali dicono, che chi fi vergognerà d'effere fuo feguace, fi vergognerà anch' egli di riconoſcerlo per fuo Figliuolo: Qui me erubuerit,& meos fermones, hunc Filius hominis erubefcet, cum venerit, in majeftate fua,& Patris,& Sanctorum. Dica pure il Mondo ciò che vuole, che purchè tu ti falvi, niente importa. Chi fi falva una volta, farà falvo per fempre, e chi una fol volta fi danna, farà dannato in eterno. Animo adunque, anima mia, coraggio. Di gloria al tuo Signore, e con una converfione vifibile incomincia ad edificare il tuo Proffimo. Prega l'amorofo tuo Dio a volerti compartire uno fpirito di fortezza, ed abbandonati tutra nelle di lui braccia pietofe. Si, mio Dio, ch'io voglio effere tutto voftro, e dican gli Uomini ciò, che vogliono, ch' io non li curo. Voglio feguitar la virtù, e voglio feguitarla pubblicamente, e fe con fcandali ho rovinato il mio Proffimo, voglio col buon efempio incamminarlo per la ftrada del Cie lo. Conofco, è vero, che da me fteffo io fon buono a niente; ma Signore adjuva, ut poffim. Terzo Punto. Onfidera, anima mia, qualmente la convere fione della Maddalena, non folo fu vera, e vifibile; ma fu ancora coftante. Dal punto, in cui 03 GIORNO. 181 conobbe Gesù, fino all' ultimo refpiro di vita mai abbandonò la mortificazione, e la penitenza, e fe guitando fempre per l'erta via del Calvario il fuo Divino Maeftro ad altro non attefe, che ad accumularfi meriti pel Cielo. Lo fteffo devi fare ancor tu, anima mia, fe vuoi che la tua converfione fia coftante. Tu devi da qui avanti guardarti attentamente da qualunque peccato; devi fuggire tutte le occafioni di offendere Iddio, ed effer difpofta a fepararti piuttoſto dal corpo, che una fol volta pece care. Devi procurare di camminar fempre per la via diritta del Cielo, e di non mai declinare dalla ſtrada della virtù: Nemo mittens manum ad aratrum, lo dice Gesù Crifto medefimo nel fuo Vangelo,& refpiciens retro, aptus eft regno Dei. Poco giova, anima mia, incominciar bene, fe nel bene non fi perfevera. Incominciò bene Caino, incominciò bene Giuda, e tanti altri, che nelle Storie fi leggono incominciarono bene; ma perchè nel bene non perfeverarono, morirono male, e fi dannarono. Siffatti efempi devono fervirti di fprone, anima mia, per correre fempre con piede inftancabile per la regia ftrada del Paradifo. So, che fra breve la fequela della virtú incomincierà a rincrefcerti, e ad annojarti; ma tu devi farti coraggio, e colle buone confuetudini devi procurar di vincere le cattive. Animati adunque, anima mia, a far quello, che puoi, mortificando l'abito cattivo con atti contrarj. Se ſei fuperba, ed altiera, devi procurar d' acquiſtare la fanta umiltà, e fe fei folita di prorompere in imprecazioni, e in beſtemmie, devi avvezzarti a lodar Dio, e a benedirlo frequentemente. Procura, anima mia, di parlar bene di tutti per correggere l'inclinazione malnata di mormorare degli altri. Sii liberale co' Poveri, per ifvellere le radici, che in M 3 182 SETTIMO te gettò così falde la cupidigia d'avere. E fopra. tutto per imitare la converfione della Maddalena, procura d'appigliarti alla penitenza, che ſi chiama efteriore, perchè quefta ti fervirà molto a fterpare i mali abiti già radicati. Credimi, anima mia, che in tal guifa operando verrai a poco a poco ad acquiftare un abito tutto contrario, che ti renderà il bene altrettanto facile, quanto il male per l' addietro ti fu neceffario. Io ti raccomando però in modo particolare la fanta perfeveranza, perchè la converfione, che non è coltante, a nulla ferve. Se la Maddalena aveffe incominciato bene e finito male, farebbe ora dannata; e dannata fenza dubbio n' anderai tu, anima mia, fe la di lei coftante converfione non procurerai d'imitare. Implora adunque l'ajuto del tuo Signore, e pregalo a darti grazia d'imitar nella penitenza la Maddalena, come 1 hai imicata nelle vanità, e ne' peccati. Raccomandati ancora alla Vergine Immacolata, e fupplicala iftantemente ad intercederti dal fuo Figlio amatiffimo tutte quelle grazie, che ti fon neceffarie per intraprendere una converfione vera, vifibile, e coftante. > IL ESAME PRATICO. Si continua fopra i precetti del Decalogo. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delica, oftende mihi. Il fettimo comandamento della legge di Dio egli è quello, che ci comanda di non rubare: Non furtum facies; il furto fi, diffinifce: Un togliere ingiuftamente, e occutamente la roba altrui contro la volontà del Padrone Injufla ablatio rei aliene invito Domino. Si GIORNO: 183 Si differenzia il furto in quefto dalla rapina, che nella rapina fi toglie la roba altrui alla preſenza del proprio Padrone, e perciò vien diffinita: Injufta ablario rei alienæ cum vi fada Domino. La rapina è un peccato più grave del furto, per l'ingiuria, che al ladrone fi fa, mentre con effa fi oltraggia, fi difonora, e fi offende. Il furto è di fua natura peccato grave, quando non fcufa la parvità della materia, e chi ha rubato è affolutamente obbligato alla refti. tuzione. Circa l' affegnar la materia neceffaria a coftituire il furto in linea di colpa grave non così facilmente convengono i Dottori; alcuni paffano alla rilaffattezza, ed altri fi trattengono nel rigorifmo. lo però ben bene efaminate le opinioni, afferifco, e foftengo effere colpa mortale il rubare ad una perfona mediocremente ricca due foli paoli, ed effere parimente peccato grave il rubare ad un povero ciò, che baſterebbe per vivere un giorno. E' però qui da notarfi qualmente il farto potrebbe in molti cafi effere grave, ancorchè la materia foffe leggiera. Quefti cafi fono. I. Se la cofa rubata foffe affai profittevole al Padrone, come farebbe un ago ad un Sarto, il qual non ne aveffe altri da lavorare. II. Se fi rubaffe quantità leggiera, con animo di rubar cofa grave fe fi poteffe. III. Se fi rubaffe cofa leggiera con fine mortalmente peccaminofo. IV. Se la cofa leggiera fi rubaffe ad un Padrone molto povero. V. Se il Padrone portaffe giufto, e ragionevole fpeziale affetto alla cofa rubata, e per cagion di tal furto fi daffe motivo di gravemente offendere Iddio. VI. Se la roba, che rubafi in poca quantità, fi toglieffe con notabile violenza. VII. Se la cofa rubata aggiunta agli altri piccoli furti, coftituiffe una colpa mortale. In tutti queſti cafi il furto leggiero, può effere peccato grave, e però non vale la fcufa di M 4 colo 184 SETTIMO Coloro, i quali ingannati dall' intereffe fi difendon tol dire, che una colpa veniale, mai può divenire peccato mortale. Ciò premeffo io devo efaminarmi, fe abbia mai rubato ad alcuno, fe abbia rubato materia grave, e quante volte io abbia ciò fatto. Sarei io pertanto di coloro, i quali rubano ciò che poffono fotto il pretefto di necefsità, e di miferia?... Quanto tempo è, ch' io mi fono dato a quefto meftiere infamifsimo di rubare?... E quante volte fono ftato folito di rubare il mefe... o la fettimana?... Ho io mai rubato tutt' afsieme ciò che potea effere materia grave?... E rubando cofe leggiere, ho io mai avuto animo di rubar cofa grave fe avefsi potuto?... In tanti anni che rubo a quanto può afcendere la roba da me rubata?... Tanti pochi fi fuol dire, che fanno un affai, e col rubare una cofa a quefto, e un' altra a quell' altro, fi può peccare, e fi pecca diffatto gravemente. Sarei io di coloro, i quali datifi ad una biafimevole poltroneria, rubano a quefto, ed a quello fotto il falfo pretefto della neceffità?... Sarei io di que' Giornalieri, i quali rubano la patuita mercede col ftarfene in ozio, fenza voler faticare?... Sarei io di que' Servitori, i quali fenza la permiffione dei loro Padroni, danno roba a' Parenti fenza nemmen poi confeffarfene?... Sarei io di que' Figli, i quali rubano a' lor Genitori quantità notabili per impiegarle in fpaffi, in piaceri, e in foddisfazioni vietate?... Sarei io di quelle Mogli, le quali involano a' lor Mariti delle non piccole quantità di denaro per fpenderlo in vanità, e in abbigliamenti non convenevoli al loro ftato?... Le Mogli è certo, che fenza la permiffione de' lor Mariei, non poffon difporre fe non degli eftradotali fe ne hanno. Sarei io di coloro, i quali ritrovando roba perduta fe la tengono fenza cercare il GIORNO: 189 il Padrone... oppur ritrovatolo non voglion refti tuirla, fe non fe gli sborfa un tanto da chi l'ha accidentalmente perduta?... Sarei io di que' Ricchi, i quali dopo aver prefa roba da' Mercanti, noa ritrovano mai tempo da foddisfarla, obbligando alle volte i poveri Negozianti, per non avere il loro contante da furrogare ne' traffici, a dichiararfi falliti con danno graviffimo delle lor cafe?... Sarei io di coloro, i quali defraudano gli operai della lor mercede, e differiſcono con grave lor danne di foddisfare ad efsi il prezzo de' lor fudori?.. Un gran peccato, che è quefto! Egli và del pari co' più enormi omicidii: Qui effundit fanguinem, lo afferma lo Spirito Santo, qui effundit fanguinem, & qui fraudem facit Mercenario, Fratres funt( a). Sarei io di que' Tutori, e Curatori, i quali s' ingraffano ne' beni delle povere Vedove... Pupilli... ed Orfani?... Io devo ricordarmi, che le lagrime de' Pupilli gridano vendetta al tribunale Divino, e che Iddio proteftafsi di voler efaudire i loro gemiti, e i lor fofpiri: Lacryme, lo dice l' Ecclefiaftico, lacryme a maxilla ejus, afcendunt ufque ad Cælum,& non defpiciet Deus preces Pupilli( b). Sarei io di quegli Eredi, i quali per avarizia, e per intereffe tralafciano di foddisfare a' legati pii di Meffe, limofine, e fimili lafciati da' lor Defonti?... Egli è quefto un peccato di furto sì fpaventefo, che obbliga Iddio a fchiantar le cafe perfino da' fondamenti, e a condannar gli Eredi nel fuoco eterno. Io devo inoltre efaminarmi, fe effendo io Mercante, abbia mai commeffo, nel contrattare, alcun furto. Avrei io mai adunque ufati pefi, e mifure mancanti nel vendere, ed eccedenti nel comprare?... Hol omst oric 60 ( a) Eccl. 34. 27.( b) Eccl. 35. 19. 186 SETTIMO Ho io mai mefcolate maliziofamente le merci buone colle cattive, e le cattive colle buone?... Ho io mai venduto a quanto più fi può fenza riguardo a prezzo fommo, medio, ed infimo?... Avrei io mai comprato da' Figli di Famiglia, e da chi sò di certo, che niente pofsiede?... Avrei io mai venduta artifiziofamente una mercanzia per un altra?... Può effere, che i furti da me commefsi nel comprare, e nel vendere fiano ſtati in fe ftefsi diftributivamente leggieri; ma devo fapere, che quando la cofa rubata arriva ad un certo fegno fi compifce la materia grave, e per ragione dell'ingiufta detenzione fi fa un peccato mortale. Il furto leggiero tante volte replicato, quanto è neceffario per coſtituire un furto grave, fecondo tutti i Teologi, è peccato mortale, e però io devo efaminarmi con tutta la poſsibile di. ligenza. Devo finalmente eſaminarmi fopra il mio meftiere di Giudice, di Avvocato, di Medico, di Notajo, ed offervare fe l' ho efercitato con rettitudi. ne, e con giuftizia. Se mi troverò reo di un qualche furto, procurerò di farne fubito la dovuta reKituzione, e di vivere più cautelato per l'avvenire. Maffima per la mattina. abu Se io defidero in quefti fanti Efercizi di con vertirmi di tutto cuore a Dio è neceffario ch'io faceia una general Confeffione di tutte quante le mie mancanze, ch' io proponga fermamente di mai più offendere Iddio per l'avvenire, e che viva tutt' altro da quel, che fui: Projicite, lo dice a me, lo dice a tutti lo Spirito fanto, projicite a vobis mnes prevaricationes veftras, in quibus prævaricati eflis, 0 GIORNO. 187 eftis,& facite vobis cor novum,& fpiritum ne vum( a). Orazione giaculatoria. L'orazione giaculatoria farà la prefente: Redde mihi letitiam falutaris tui,& Spiritu principali confirma me( b). Signore affiftetemi colla grazia voftra fantiffima, accio io poffa fervirvi con allegrezza, polla viver da Giufto, e poffa vincere ogni allalto delle fregolate mie paffioni. SERMONE PRIM O. Sopra la converfione della Maddalena. E Lla è non poterfi dare una vera converfione fenza che il Peccatore ftacchi tutti quanti i fuoi affetti da ciò che una volta li fervi d' inciampo a peccare, C li confacri da generofo al fuo amabil Signore. Se la colpa vien diffinita un' avverfione da Dio, ed una converfione alla Creatura, non può mai l'Uome abbandonare la colpa, e convertirſi a Dio, fenza ftaccare il fuo cuore dalla Creatura, e tutto confeerarlo al di lui Facitore. Di fimil forte fu la converfione della Maddalena, la quale a' piedi del fuo Divino Maeſtro fece un facrifizio totale de' fuoi paffati fregolatiffimi affetti, ivi lafciando Maddalena peccatrice, per affumere il nome di Maria penitente: Venit Mulier, così San Pier Grifologo, redit Maria( c), ideft, fiegue San Lorenzo Giuftiniani, ideft, per gratiam altera( d). Qui però non fermof la ( a) Ezech. 18. 31.( b) Pfal. 50. 23.( c) Serm. 17 ( d) Serm. de S. Maria Magd. 788 SETTIMO la fantiffima Penitente, perchè non contenta d'ef ferfi rinovata per mezzo d'una fincera totale converfione a' piedi di Gesù Crito, volle che tutti i fuoi fentimenti ferviffero di ftromenti a dar foddisfazione all' oltraggiato Signore. I fuoi occhi, cagione di tanto male, e di tante fpirituali rovine, ella li obbligò a lavar con lagrime abbondantiffime i piedi del Nazareno, e a piangere amaramente le colpe paffate. Le chiome le impiegò ad afciutarli, le mani a caftigare il fuo corpo, la mente a concepir fanti penfieri, e il cuore a liquefarfi tutto d' amor di Dio. Tutta in fomma fenza riferva di affetto a cofa alcuna del Mondo, al fuo Dio generofamente fi confacrò: Ut totum Deo ferviret in poenitentia, così la defcrive il Santo Papa Gregorio, quidquid ex fe Deum contempferat in culpa( a). Afcoltatori umaniffimi, io voglio fupporre, che fcoffi dalle meditazioni paffate, avrete penfato a riforgere, e quanto prima da' mali abiti, e dalla fchiavitù dell' Inferno, e credo altresì, che avrete più volte propofto di abbandonare il vizio, e di feguitar la virtù; niente però dimeno ditemi in grazia: La voftra converfione fu veramente fimile a quella della mentovata fantiffima Maddalena? Se voi a' piedi d' un Confeffore lafciate e colpe, e peccati, e mali abiti, ed affezioni difordinate con ferma rifoluzione di ftar lontani per l'avvenire da ogni, e qualunque occafion di peccare, potete fperare d' aver imitata in parte una Santa si grande; ma fe per contrario annidaffe ancora nel voftro cuore un qualche amore al Mondo, al Demonio, o alla Carne, ah per pietà temete, e tremate, e perfuadetevi che la ( a) Homil. 35. in Evang.31 GIORNO. 2 189 la voftra converfione, è una converfione falfa, ingannatrice, e bugiarda. Per convertirvi di vero cuore a Dio fapete che vi bifogna? Bilogna, che voi odiate quel peccato, che voi amafte per tanto tempo, e che l' odiate con tutto lo fpirito, che l' odiate più della morte, più dell' Inferno, e più di qualunque altra cofa di quefto Mondo. Bifogna che voi ardiate di defiderj fantiffimi totalmente oppofti ai pallati, che amiace il bene, che non amalte giammai, che mai vi parve amabile che fu ſempre l'oggetto delle maggiori voftre ritrosie, ed alienazioni. Bifogna infomma, che con cangiamento mirabile, fimile a quello della Maddalena, veftiate altri affetti, correggiate le mal nodrite paffioni, e diventiate tutt altri da quel che fofte per lo paffato. Ciò vi convien fare, Uditori, fe voi volete a Dio convertirvi di vero cuore, e fin'a tanto, che voi non comparite modefti in pubblico, ed in privato, umili, pazienti, e divoti, e non procurate di edificare il voftro proffimo col buon efempio, la voftra converfione farà ſempre vana, bugiarda, e falfa. Fate adunque a mio modo, Uditori; ftaccate il voſtro cuore da tutte le cofe di quefta terra, e procurate di riempierlo di quel fanto Divino Amore, che forma la gioja de' Beati e la felicità eterna de' comprenfori. Non fiavi alcuno fra voi, che non cominci fin d' ora ad amare Iddio con quell' amore, che chiamafi effenziale, ed appreziativo, per cui gli affetti noftri abbiano queft' ordine di collocar fempre Iddio nel fommo grado fra tutti gli oggetti amabili, e di anteporlo ad ogni bene propoftoci ad abbracciare, onde in cafo di competenza Dio fempre prevalga, ed in ogni confronto egli efca fempre vittoriofo. Vero è che una fiffatta converfione tocca a Dio a concedercela, ma dimandate 190 SETTIMO egliela umilmente, ch' egli fenza dubbio ve la com. partirà. Iddio colla fua grazia mai manca, e fe noi non ci falviamo, e non ci facciam fanti, il tutto proviene da noi, e di noi foli ci dovremo eternamente lagnare. Animo adunque, Afcoltatori umaniffimi, proftratevi a' piedi di Gesù Crifto, e si me. co ditegli più col cuore, che colle labbra: Amabiliffimo Nazareno, Agnello fenza macchia, e fenza neo, oh quanto ci difpiace d'aver tardato tanto a confecrarvi i noftri affetti, e il noftro amore! Noi ei pentiamo con tutta l'anima della noftra maſsima trafcuratezza, e di tutte le offefe fattevi in tutto il tempo di noftra vita ve ne dimandiamo umilmente, addolorati, e contriti, pietà, perdono, mifericordia. Da qui avanti odieremo il peccato, ed abbomine. remo la colpa, e defiderofi d'arnarvi, e fervirvi con fedeltà, cammineremo fempre per l'offervanza de' Divini voftri comandamenti. Gran Dio, fate che la noftra converfione fia fimile a quella della pemitente Maddalena, e dateci grazia di poter venire un giorno con effalei a lodarvi, e benedirvi per sutti i fecoli eterni nella patria voftra beata. MEDITAZIONE SECOND A. Sopra l'obbligo, che incombe al Criftiano di farfi Santo. PREPARAZIONE RIMOTA. A meditazione di quefta fera, farà fopra l'ob bligo, che incombe al Criftiano di imitare la vita di Gesù Crifto, e di farfi fanto. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto. I. Di renderci perJuala GIORNO. 19T fuafi di quefto grand' obbligo. II. Di riformare la noftra vita ful modello di Gesù Crifto, e di war d'imitarlo. ProcuPREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. C Onfidera, anima mia, qualmente il tuo etern. Divin Facitore per animarti a giungere al Monte fanto della più fublime perfezione, non altro fa che additarti ad ogni ora il fuo Figlie Unigenito: Infpice, ti dice quafi fempre al cuore, inpice,& fac fecundum exemplar[ a). Mira il mio Figlio diletto, e fappi che effendo egli via, verità, e vita, te lo ho dato a quefto unico fine, acciò impari da effo la ſtrada regia, che al Cielo conduce: Conformes, lo ha detto il grande Apoftolo Paolo, conformes fieri imagini Filii fui( b). Anima mia, tu non puoi meglio aſsicurare la tua falute, che col camminare per quefta ftrada, la quale è ftrada fenfibile per effer di un Uomo, ed è altresi ftrada retta, e ficura per effer di un Dio. Il tuo dolce Gesù è il modello di tutti i predeftinati, e chi vuol arrivare ad aver luogo nel Paradifo è duopo, è neceffario, che a lui fi conformi, e raffomigli. Tu non puoi adempiere all' obbligo, che t'incombe di farti fanta fe non imiti il tuo Salvator Gesù Crifto, e per imitarlo cofa ti conviene mai fare ( a) Exod. 25. 40.( b) Rom. 8. 19. 192 SETTIMO fare anima mia? Tu devi offervare i fuoi fanti Divini precetti, devi darti alla mortificazione, ed alla penitenza, devi rinunziare al Mondo, al Demonio, ed alla Carne, e farti offervatrice gelofa di ciò che a Dio promettefti nel fanto Battefimo. Ciò ti convien fare affolutamente, anima mia, fe vuoi effer fanta; ma l' hai tu fatto per lo paffato? Oh confufione! oh roffore! oh vergogna! Gesù mio, quanto grande occafione ho io mai di confondermi a confrontare colla voftra la mia vita paffata! Voi m'infegnafte la ſtrada della virtù, ed io camminai a precipizio per quella del vizio! Voi mi comandafte di effer fanto, come fanto fiete voi, ed io divenni fempre più iniquo, e perverfo! Voi m' imponefte di effer umile, e manfueto, ed io in cambio crebbi fempre nella fuperbia, ed alteriggia! Ah! io fono tutto al rovefcio di quello, che dovrei ef fere. Io credo, è vero, tutto ciò, che voi mi proponete da credere; ma non opero al certo come voi m'infegnafte col voftro efempio. Ma, e vorrai fempre, anima mia, continuare a vivere in quefto sì peſsimo ftato? Ah nò, mio buon Gesù, nò che non voglio più feguitare ad offendervi. Voglio affolutamente effer fanto, e per arrivare a quella fantità da voi comandatami, voglio feguitare le beate voftre pedate, e voglio procurare in tutto di con-. formarmi a voi. Vadano pur lungi da me tutte le colpe, e peccati, ch' io li abbomino, e li detefto. mio Dio, io voglio morir piuttofto, che una fol voita offendervi, e pria che trafgredire alcuno de' Divini voftri precetti, io voglio dare il fangue, e la vita. Voglio effer fanto, ed a difpetto di tutto quanto l' Inferno, mi falverò, fe voi mio adorate Signore, mi concederete quelle grazie, che umil. mente dimandovi. Sen Si, GIORNO. Secondo Punto. 193 Conf Onfidera, anima mia, qualmente ad effer fanta, non folo fei obbligata in vigor delle promeffe fatte a Dio nel fanto Battefimo, ma altresì per effer divenuta per grazia una cofa fteffa con Gesù Crifto: Vos eftis Corpus Chrifti, lo dice il Santo Apoftolo Paolo& membra de membro ( a). Conobbe quefta obbligazione il citato Apoftolo, e perciò andava fempre eftaticamente efclamando, vivo io, ma non già io perchè vivo tutto trasformato nel mio Dio: vivo ego, jam non ego, vivit vero in me Chriflus. La conobbe ancora il Serafico Patriarca, il qual dopo effere ftato ftimatizzato, fi meritò quel famofiffimo elogio: Tu fignaculum fimilitudinis meae( b). Anima mia, qual moftruofa ingratitudine farebbe la tua, fe avendo Iddio fatte tanto per farti fanta, ti voleffi oftinatamente dannare? Quali rimproveri non meritarefti fe fi poteffe dire di te ancora: Filii Syon inclyti, amici auro primo, amplexati funt ftercora( c)? Deh penfa, che fei membro di Gesù Criſto! Rifletti che fei con Gesù Crifto una cofa ifteffa: unum in Chrifto( d), e procura di imitarlo nella fua vita fantiffima. E che altro infatti importa il nome di membro di Gesù Crifto, fe non che effer tu obbligata a farti vedere e ne' penfieri, e nelle parole, e nelle opere una viva idea di quel Verbo Divino, con cui ftai per grazia medefimata? Chrifliani, lo dice l' erudito Bofcherio, Chriftiani intus Dii, foris homi nes, vel Dii,& homines inftar Chrifti, qui idem N Deus ( a) 1. Corinth. 12. 7.( b) Ezech. 28. 12, ( c] Thren. 4. 2.( d) ad Gal. 3. 28. SETTIMO 194 Deus eft,& Homo. A due oppofti Padroni, a Crifto cioè, e al Demonio giurati nimici, tu non puoi affolutamente fervire, e o all' uno, o all' altro tu devi neceffariamente rinunziare; quindi è, che il tuo amabile Redentore per indurti a rinunziare totalmente al Demonio ti dice a chiare note, e a parole apertiffime, ch' ei vuole, per quanto lo comperta la debol natura, che tu fii fanta, come è fanto lui fteffo: Sancti eritis, quoniam ego fandus fum( a). Ma quefta fantità si fublime, in te forfe ritrovafi anima mia? Ah! quanti motivi tu hai mai di confonderti, e di umiliarti. Tu ad altro per l'addietro non attendefti, che a paffar la tua vita fra morbidezze, e magnificenze, fra converfazioni, ce corteggi, fra fpaffi, e piaceri, fra colpe, e peccati; e con una vita fiffatta pretendi di arrivare a quella fantità, che il tuo Signor ti comanda? Ah! entra in te fteffa, anima mia, e dopo aver riconoſciuta la dignità del tuo carattere proponi di cambiar penfieri, e di mutare idee. Guai a te fe non attende. rai da vero a farti fanta. Oh qual confuficne orrendiffima dovrai mai fopportare al tribunale di Dio! Deh mio buon Gesù, liberatemi da un sì tormen. tofo fpavento, e datemi grazia di falvare l' animą mia. Se non ho attefo alla fantità per lo paffato, vi attenderò da dovvero nell' avvenire, e fe per l' addietro vi fui ingrato, fconofcente, e fcortefe, vi faro fedele in quefti pochi anni, che mi reftan di vita. Ajutatemi però voi, mio amatiffimo Redentore, acciò in ogni luogo, e in ogni tempo, io poffa offervare i fatti proponimenti, ( a) 1. Petr. 1. 16. ESA GIORNO. 199 ESAME PRATICO. Si continua fopra i precetti del Decaloge. Qº Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Per compiere l'efame fopra il furto, io devo riflettere attentamente fe effendo io Negoziante abbia mai fatti contratti illeciti, e proibiti. Il contratto fi difiniſce: un patto, ofsia convenzione, di due, o più perfo ne, cofpiranti in uno, a fare cioè, alcuna cofa, con obbligazione, che in forza di giustizia commutativa, ftringe, quando tutte, e quando una fola delle due parti contraenti: duorum, pluriumque in idem placitum confenfus, ultro, citroque obligans; e quattro cofe ricercanfi per la validità del contrat to. Prima, che fia fra Perfone abili al contratto, Seconda, la capacità della cola, che poffa cadere fotto contratto. Terza, il mutuo confenfo efpreffo con fegni efterni. Quarta, che fi offervi il modo dal le leggi prefcritto. Ciò premello io devo efaminarmi fe avendo io dato denari a mutuo, a cambio, a cenfo, o a focietà, io abbia mai commeffa alcu. na ufura... L'ufura ella è un moftro talmente infame, che fieramente fi abbomina perfin da' Turchi, i quali non permettono, che nelle loro Mofchee entri alcun ufurajo, e Benedetto XIV. in quel. la fua famofa Enciclica in forma di Breve ſpedita per tutto il Mondo Cattolico, l' ha al fomno dete. ftata, e riprovata. Ho io pertanto ne' miei commercii offervate tutte le condizioni, che efigono i contratti nella fpecie refpettiva?... Se io non le avelli offervate farei un ladro, ricoperto col manto di galant' uomo. Il contratto del mutuo è lecito; ma N 2 ho 196¹ SETTIMO ho io mai ricavato dal mutuo, preciſamente per cagion dell' impreftito frutto veruno?... Ho io mai dato a credito a prezzo fommo, una qualche forta di roba con patto, che paghifi fenza titoli il dieci, o il venti per cento a folo motivo di dover afpetsare un qualche tempo il pagamento?... Quel dare ad impreftito a cinque per cento dando foltanBo novantacinque, e facendo, che nell' iftrumento fi pubblichi cento, è un furto vero, e reale, e fe non reftituifco, non poffo falvarmi. Egli è parimente un furto quel dare in cambio di denari tante merci a prezzo fommo, con patto che fi rivendano a prezzo infimo in numerata pecunia. Egli è lecito il contratto del cenfo, ma ho io offervate in quefto contratto le condizioni pretefe dalla Bolla del fanto Pontefice Pio V.?... Quel dare a prezzo fommo oggi una cofa, e dimani un' altra alla preſenza del Notajo, il quale computando poi tutte quefte minuzie forma un iftrumente v. g. di cento fcudi, fopra un fondo, che ne val mille, è un furto degno di tutto il fuoco infernale, e però io devo attentamente guardarmene. É lecito altresì il contratto di focietà le fi fa comune l'induftria, e il capitale, il comodo, e l' incomodo; il lucro, e la perdita; ma devo riflettere, che quel dare cento fcudi, che non equiponderano l' induftria, che varebbe come cento cinquanta, e pretendere divifione ad æqualitatem è uno ſchiettiffimo furto... Ammeffo è dalle leggi il cambio di Terra, e di Mare; ma quel fingere cambii per lettere, che non fi mandano, o fe fi fpedifcono non hanno il loro effetto, è una vera ingiuftizia... Egli è lecito parimente il contratto di vendita, e compra, quando fi trattenga fra i limiti di prezzo fommo, medio, ed infimo; ma quel comprare da' Figli di Famiglia contra la vo lontà GIORNO. 197 .. . lontà de' lor Genitori... Quel comprar da Perfone, che non hanno dominio di cofa alcuna... Quel comprar merci fotto dell' infimo... Quel vendere a quanto più fi può... Quel dare una mercanzia per un' altra... Quel mefcolar le cattive colle buo ne.. Quell' ufare peh, e miſure mancanti... Quel convenire cogli altri Mercanti di non comprare fe non a tanto Quel fervirmi di pegni... di depofiti.... di comodati con danno del Padrone... Quel comandare... configliare... o acconfentire a qualche contratto illecito... Quel dar ricetto a chi ruba... Quel non impedir la rapina quando fi può, fono tutti furti, che alla reftituzione mi obbligano. Io devo inoltre efaminarmi, fe per vendere le mie merci fopra del fomme ho mai fparfe voci falfe di penuria della tale, o tal' altra cofa con danno grave de' poveri compratori... Devo eſaminarmi le abbia mai fatto alcun monopolio, offia lega con altri Mercanti di non comprare, e vendere fe non a tanto, fotto pena della tal fomma fe il patto trafgredifce... San Raimondo appella fimili monopolii: nefandas bellaas deteflandas( a), ed io devo abbominarli con tutta l'anima. Il monopolio è proibito da tutte quante le leggi, ed in fpecie dalla Civile, la quale comanda lo fpoglio, ed il bando perpetuo: Si quis autem monopolium aufus fuerit exercere, bonis propriis fpoliatus, perpetuitate damnetur exilii( b). Per poca roba di mal acquifto io non voglio dannarmi, e però fe dopo ef fermi con diligenza efaminato mi troverò reo di un qualche furto, procurerò fubito di dimandarne perdono a Dio, e di farne la dovuta reftituzione. ( a) 1. 2. de uf.& pign.( b) Ex leg. Civ. Maf SETTIMO Maffima per la fera. In quefta fera io dovrò ricordarmi, qualmente. io non ſono ſtato creato da Dio pel Mondo; ma per amarlo, fervirlo, e farmi fanto in quefta vita, per poi andarlo a godere nella fua patria celefte: Hec eft voluntas Dei, lo dice il grande Apoftolo Paolo, fandlificatio vefira( a). Quindi io procurerò fempre di diriggere in maniera le mie azioni per arrivare a quella fantirà comandarami, e di efeguire in tutto la volontà dell' Altiflimo. 198 Orazione Giaculatoria. L'Orazione giaculatoria farà quefta: Refpice in faciem Chrilli tui. Padre eterno, per amore del voftro Figlio unigenito, e per quel fangue ch'egli fparfe per la mia redenzione, datemi grazia di far-. mi fanto come ad effer tale voi mi obbligate. SERMONE SECONDO. Il Criftiano inefcufabile fe non fi falva. VI Invito quefta fera, Afcoltatori umaniffimi, a dar per breve tempo un'occhiata al gran Re di Polonia Boleslao. Dovendo quefti una volta far fronte al fuo Nimico, che con un Efercito poderofilsimo gli veniva incontro per fterminarlo, e diftruggerlo, fi rifolle di andarlo ad attaccare co fuoi bravi foldati pria, che più a' fuoi Stati fi avvicinaffe. Eccolo adunque, che tutto in moto, diftribuifce ( a) Thefal. 4. 3.( > GIORNO. fee la Soldatefca giufta le regole della più perfetta Milizia, e cavalcando uno ipiritofo Deftriere, vifita i pofti, ed incoragifce i fuoi fudditi a combattere con calore. Gli fuonan le Trombe, già il Nimico fi accolta, e già le Truppe Polacche prendono l'armi per dar principio alla Zuffa. In quefto men. tre però, ecco che Boleslao rifguarda l' ofte nemica, ed atterrito dal gran numero degli avverfarii, fi ritira nel fuo padiglione, e fi nafconde. Ognun cerca il fuo Duce, ognun dimanda di effo, ma Boleslao timorofo di foccombere nel conflitto, non fa indurfi ad ufcire all'aperto. Non durò guari però il fuo timore, perchè fcorrendoli l' occhio fopra la gran Medaglia, che gli pendeva dal collo, ov' era impreffa l'effigie del forte fuo Genitore, vergognoli talmente di fe medefimo, che depofta ogni paura, efcì tofto dal Padiglione, fguainò la fpada, combatte da valorofo, e riportò una gloriofa compiuta vittoria. Or quefta, Uditori, è una lezione per voi, infegnandovi Boleslao col fuo efempio il modo di farvi fanti, e di imitare quel Crocififfo Signore, che vi fu dato dal Padre Eterno per efemplare. Il Figliuol dell' Altiffimo dal punto della fua Incarnazione, fino all' afpra morte di Croce, vi ha infegnata la via retta del Cielo, e coll' efercizio delle più belle virtù vi ha comandato rigorofiffimamente di doverlo imitare: Exemplum dedi vo bis, dic' egli nel fuo fanto Vangelo, ut quemadmodum ego feci, ita& vos faciatis( a), e fe voi non correte fervorofamente per quella ſtrada, che fi compiacque infegnarvi, fiete inefcufabili nel voftro peccato, e ve n' anderete affolutamente dannati. Gesù Crifto non fi può in altra maniera imitare, ( a) Joan. 13. 15. M 4 200 SETTIMO tare, fe non coll' ajutargli a portare al Calvario la pefante fua Croce, col tener dome le paffioni, col raffrenare la concupifcenza rubelle, e col mortificare i difordinati appetiti, e chiunque fi ritira dal far violenza a fe fteffo, e dal fopportare con raffegnazione, e pazienza le tribolazioni, ed anguftie, che a Dio piacerà di mandargli, fi rende un Figlio indignifsimo di un tanto Padre, diviene inefcufabile nella fua colpa, e refta perpetuamente efclufo dal regno de' Cieli. Cari Criftiani, e non vi vergognate dell' operar voftro si infenfato, e sì fciocco? Voi Figli del Re de' Monarchi, voi dati in cuftodia ad un Angelo dell' empireo, voi per grazia una cofa fteffa con Gesù Crifto: unum in Chrifto, voi deftinati Principi del Paradifo, affaſcinati da falfi piaceri, e da apparenti foddisfazioni, rivoltarvi tutto giorno in un fango fecciofo, e caricarvi di peccati, e di colpe! Dov'è il fenno? dov'è la fede? Un' occhiata a quell' anima, che è immagin viva di Dio, un occhiata a quel capo, che voi conoſcete per Padre; mementote cujus capitis fitis membra( a), e fon ficuro, che imitarete il gran Re Boleslao, operarete da grandi, giufta il voftro afcendente fublime, e deteftando la voftra vita paffata, mortificarete il vo ftro corpo, ftarete lontani da qualunque peccato, vivrete amanti delle fante virtù, e procurarete a tutto cofto di falvare l'anima voftra. Animo, adunque, Criftiani amatiffimi, coraggio, e per imitare il Salvater voftro Gesù Crifto, e per non rendervi inefcufabili nel voftro peccato, procurate di afficurare il gran negozio della voftra eterna falute. Fate da generofi un facrifizio di quell' affronto, reftituite quel la roba mal tolta, vincete quella vergogna in confefsio ( a) S. Leo. in ferm- de Nativ. GIORNO. 201 foffrite com feffione, diftruggete que' mali abiti pazienza, e per amor di Dio que' finiftri incontri; vivete della purità, dell' umiltà, della manfuetudine, della mortificazione, della penitenza, e di tutte le altre Criftiane virtù amanti, e cercate in ogni maniera di falvarvi, e di farvi fanti. A ciò voi fiete obbligati, e fe in quefto gran negozio dell' eterna falute voi non riufcite, non vi varrà fcufa veruna al tribunale divino. Colla grazia di Dio, voi potete il tutto: omnia poffum, diceva San Paolo, omRia poffum in eo, qui me confortat( a), e purchè voi vogliate, vivrete da Giufti, e morirete da San ti. Difingannatevi adunque, Fedeli miei dilettiffimi, fopra l'infuffiftenza delle voftre fcufe, e fe non volete effere fvergognati nel giorno dell' univerfale Giudizio in faccia dell' univerfo e fe non volete eternamente piangere fenza frutto il voftro inganno giù nell' Inferno, imitate il voſtro capo Divino, e falvatevi. Ah sì, adorabile Nazareno, si che vogliamo falvarci. Ajutateci voi colla grazia voftra fantiffima, acciò poffiamo a perfezione riuſcire in qnefto gran negozio della noftra eterna falute. Senza di voi, noi non poffiam cofa alcuna, ma col voftro divino ajuto noi poffiamo il tutto: omnia, omnia poffum in eo qui me confortat. Diportatevi, adunque o gran Dio, con noi da amorevole Padre, e nel mentre, che deteftiamo di tutto cuore i gravi noftri peccati, voi compartiteci la voftra fanta benedizione. > ( a) ad Fhilip. 4. 13. 5 sisilem obr OT 202 COTTAVO GIORNO. MEDITAZIONE. Sopra la volontà finceriffima, che ha Ildio di falvare le anime noftre. PREPARAZIONE RIMOTA. A meditazione di queſta mattina, farà fopra le anime noitre. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto. I. Di renderci perfuafi, che Iddio dal santo fuo fa tutto il poffibile per falvarci, e che fe noi non ci falveremo tutta noftra farà la colpa. II. Di rifolverci d' intraprendere una vita fervorofa, e divota per rendere efficace quefta fincera volontà dell' Altiffimo. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. CO Onfidera, anima mia, qualmente il tuo fupre mo Signore, egli ha una volontà finceriffima di falvarti, e fe non ti falvi il tutto proviene dalla tua grande malizia: Deus, lo dice il grande Apoftolo Paolo, Deus vult omnes homines falvos fieri Pes GIORN O. 203 Per rendere efficace quefta fua volontà egli non ha trafcurato alcun mezzo, ed ha fatto tutto ciò, che fare potea. Oltre I averti amata fin da' fecoli eterni, ti amò ancora nel tempo quantunque infamiffima peccatrice, e non oltante le tue reiterate ingratitudini, egli non cefsò mai di compartirti fiagolari grazie, e favori. Per qual cagione, credi tu che con ftupore, e meraviglia de' medefimi Serafini, egli fi lia incarnato nel ventre puriffimo di Maria fempre Vergine? Non per altra, fe non per falvarti. Per qual motivo credi tu, ch' egli fia nato bifognofo del tutto nell' orridezza del verno, in una povera ftalla? Non per altro, fe non per falvarti. Per qual oggetto, credi tu ch'egli impiegaffe trene" anni di vita nella bottega d'un povero legnajuolo fra ftenti, e fudori, fra affanni, e fatiche? Non per altro, anima mia, fe non per falvarti. Per falvarti egli s'impiegò tre anni nella fanta predicazione. Per falvaiti, egli permife d' effer tradito da Giuda. Per falvarti, egli volle effer venduto al vil prezzo di trenta denari. Per falvarti, egli volontariamente fi foggettò a' fputi, a percoffe, a' fchiaffi, e ad un immenfo numero di derifioni, e di beffe. Per falvarti, egli fu flagellato orribiliffimamente, egli fu ricoperto tutto di profondifsime piaghe, egli fu fcarnificato, e lacerato. Per falvarti, egli condifcefe ad effere coronato di fpine, derifo, e fchernito qual Re da burla. Per falvarti, egli volle portare fino all' alta cima del Monte Calvario il legno pefantifsimo della Croce, egli contentofsi di effere fopra di ella inchiodato, e fofferfe con pazienza i trattamenti più barbari de' fcelerati Giudei. Per falvarti, egli volle effere abbeverato di fiele, ed aceto, difsimulò gl infulti, e le beftemmie de' perfidi Crocififori pregò il fuo divin Genitore a perdonarti le tue en or mi 204 OTTAVO ; mi fceleratezze. E per falvarti finalmente egli diede il fangue, e la vita ed efalò l'anima fua benedetta in mezzo a due ladri. Or fe tanto fece Iddio per falvarti, potrà caderti in penfiere, anima mia, ch' egli non ti voglia nel fuo regno beato? Potrai dubitare, ch' egli non abbia una volontà finceriffima di farti fanta? Ah! fe tu fapeffi, anima mia, quanto ti ama il tuo Dio, vivreſti un pò meglio di quel che vivi. Ma, e vorrai fempre continuare ad aderire al Mondo, al Demonio, e alla Carne, fenza mai cooperare per rendere efficace la volontà dell' Altifsimo? Deh penfa, che fe non ti falvi, e non giugni al Paradifo tutta tua farà la colpa, e di non altri, che di te medefima, potrai in eterno lagnarti. Pentiti adunque da dovvero de' tuoi misfatti, e proponi rifolutamente di voler incominciare una nuova vita. Oh, Signore, qual confufione farà la mia, fe io non mi falvo! Voi acciò io mi falvafsi facefte tanto, ed io per falvar me medefimo, non farò mai nulla! Oh Dio non fia ciò vero! Io rifolvo di non voler feguir altri, che voi, e voi folo io voglio amare perpetuamente con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima, e con tutte quante le forze mie. Non mi private de' voftri ajuti, acciò quel ch' io prometto poffa offervarlo perfettamente. Secondo Punto. Co Onfidera, anima mia, qualmente il tuo Signor Gesù Crifto, non folo per falvarti fi contentò di dare il fangue, e la vita; ma di più artefe a provvederti di grazie atte a condurti al re gno de' Cieli. Che altro infatti fono i Sacramenti da effolui iftituiti, fe non grazie fingolarifsime per falvarti? Col Sacramento del Battefimo, egli ti ria bilis Gio R N 0. 205 > bilitò alla perduta gloria beata, ti genere alla grazia, e ti adornò di tutte, e tre le Teologali virtù. Con quello della Confermazione, egli aumentò in te la grazia, e ti diede forze maggiori da poter vincere i tuoi nimici. Con quello della Penitenza egli ti preparò un bagno falutare da poterti mondare a tuo piacimento da' tuoi peccati, e riacquiftarti di bel nuovo la di lui amicizia. Con quello dell' Eucariftia egli ti diede quanto potea darti, febbene onnipotentissimo, ti diede quanto avea da darri feb. ben richiſsimo, ti diede quanto fapea darti febben fapientifsimo, e ti conceffe il favore fingolariffimo di poterti pafcere delle fue carni, abbeverarti del preziofo fuo fangue, e in effo lui trasformarti. Ora dopo aver Iddio preparati tanti mezzi per farti fanta, potrai dubitare ch' ei non voglia falvarti? E fe non ti falvi, e fe non ti approffitti di quefti mezzi di chi mai farà la colpa? Sarà tua, oppur farà del tuo Dio? Penfa, anima mia, a quefta maf fima fpaventofifsima, e vergognati di te medefima. Iddio ha fatto il tutto per falvarti, e fe non ti falvi, perditio tua ex te. Quante grazie prevenienti, e eccitanti, fufficienti, e efficaci, interiori, e efteriori, egli non ti concede alla giornata per ftimolarti a fuggire il male, e ad abbracciare il bene? Quante preghiere egli non fa far tutto giorno alla fua Chiefa, acciò ti falvi? Quanti facri Miniftri egli non tiene in pronto per farti da efsi infegnare la ftrada della falute? E fe con tutto quefto tu ti Jafci ingannar dal Mondo, dal Demonio, e dalla Carne, e fe ti perdi eternamente, di chi potrai dolerti, fe non di te fteifa? Nè vale il dire, che è grande la forza delle tentazioni, la fragilità della umana natura; imperocchè fe tanti altri con una natura al male inclinata, come la tua; circondati da 266 OTTAVO da' perigli, come te, oppreffi da tribolazioni al par di te, con ajuci forfe minori di quelli, che a te vengono compartiti, viffero della perfezione aman. ti, e fi falvarono, non potrai viver da giuſta, e farti fanta ancor tu? E che non ſi vuole; del refto, anima mia, colla grazia del Signore il tutto fi può omnia, omnia pofum, diceva S. Paolo, omnia poffum in eo, qui me confortat, La legge fantiffima di Gesù Crifto, non ha di mira fe non fe cofe alle forze umane tutte proporzionate, e chi non le offerva perfettamente, reſta inefcufabile nel fuo peccato. Che cofa infatti più giufta quanto amare con tutte le forze colui, che per puro fuo amore ci traffe dall' abilfo del nulla, ci provvede, ci governa, e con vifcere più che da Padre continuamente ci tratta? Che cofa più convenevole quanto il fantificare le Fefte, e rifpertar la Chiefa, ove Iddio abita Sacramentato? Che cofa più equa, quanto ubbidire a' Genitori, che dopo Dio ci diedero l'effere, preftar loro offequio, riverenza, e foccorfo? Che cofa più confacente all' effere noftro, quanto il non danneggiare nè nella fama, nè nella roba il noſtro Proffi no, fe perfino i Gentili fi gloriano di non fare ad altri quel lo, che non vorrebbero che foffe fatto a loro? Che cofa più umana, quanto amar l'inimico, beneficarlo, e deporre ogni forte di vendetta, fe perfino il morale ebbe a dire, che inhumanum verbum eft ultio? Che cofa più nobile, quanto il viver lontani da certe fozzure, le quali oltre il precipitar l'anima nell' Inferno, ci ruban la roba, e la fanità? Che cofa in fomma più dolce quanto l'abborsire il vizio, e feguitar la virtù? Oh, anima mia, come mai puoi dire, che la legge di grazia fia pefante, e gravofa, fe da tanti, e tante fi ſperimen 1 GIORN 0: 107 to tutta dolce, e foave? Eh difingannati, anima mia diletta, e perfuaditi pure, che fe non offervi i divini comandamenti, e non ti falvi, di te fola far la colpa, e di niun altro ti potrai lamentare. Rifolviti adunque d'intraprendere una vita fervorofa, e divota, e procura di afficurare il gran negozio della tua eterna falute. Dio mio, io sò che voi mi avete preparati tutti i mezzi per farmi fanto; ma ajutatemi colla grazia voftra fantiffima, acciò io mi poffa prevalere di effi. Voi folo potete rendermi eternamente contento, e da voi folo ogni vero bene fpero, ed afpetto. Gran Dio, raddoppiate in me i voftri ajuti, acciò poffa confeguire quel fine per cui mi creafte. ESAME PRATICO. Si continua fopra i precetti del Decaloge. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Per profeguire TEfame fopra il fettimo comandamento di Dio, io devo efaminarmi, fe avendo io legati pii, io abbia ad effi adempiuto con puntualità, e per intero... Se io ad effi potendo, non foddisfaceffi, oltre il peccar gravemente, incorrerei nelle cenfure fulminate da' facri canoni, ed efporrei la mia famiglia, e la mia cafa ad effere da Dio rovinata perfino da' fondamenti: comederunt facrificia mortuorum, lo dice la medefima increata fapienza per bocca del reale Profeta, comederunt facrificia mortuorum...& multiplicata efl in eis ruina( a). Mi farei io mai compenfato coll' altrui roba per credi ti ( a) Pfal. 105. 28- 29. 208 OTTAVO ti dubj, ideali, o fitizii?... La compenfazione nafcofta non fi può, nè fi dee permettere, fe non per crediti certi, e dopo aver praticati inutilmente tutti que' mezzi, che prefcritti vengono da' facri Teologi. Ho io pagate al Principe le Gabelle, e li Dazj fenza frode, od inganno?... Non folo fi ruba colle proprie mani, ma fi ruba altresì in più altri modi, i quali fi contengono in que' due rifaputiffimi verfi: Juffio, confilium, confenfus, palpo, recurfus. Participans, mutus, non obftans, non manifeftans. Quindi io devo efaminarmi fe abbia mai ad alcuno comandato il furto... fe lo abbia configliato... fe ad effo abbia acconfentito... fe con lodi, o preghiere abbia indotto altri a rubare... fe abbia, potendo, proibito... o impedito il furto... fe abbia manifeftati a chi deveva i ladri, e abbia fatto il poſsibile, acciò il mio Prof fimo non refti dannificato... Mi efaminerò in fomma fe o con fatti, o con parole, o con lettere io abbia fatto perdere a' miei Fratelli denari, roba, o impieghi... Se io ho in qualche maniera danneggiato il mio Profsimo, io fono obbligato alla reftituzione, e non reftituendo pecco gravemente, e mi condanno all' Inferno. Quefta reftituzione mi viene comandata da Dio, e perciò io devo efamimarmi, fe potendo reftituire, abbia reftituito fubito fenza dilazione di tempo, e fenza frapporvi indugii, o lunghe dimore... Non mancano Dottori claffici, i quali vogliono, che tante volte fi pecchi, quante fono le volte, che uno potendo restituire per negligenza, o per intereffe non reftituifce, ed io nel confeffarmi devo badare ben bene a ciò che faccio. Se io non poffo reftituire il tutto in una volta, devo almeno reftituire in parte, e fe potendo reftituire in parte non reftituifco, commetto un pec GIORNO. 209 peccato mortale. Ma fopra di queſto punto, ho io niente full' anima, che mi dia faftidio?... Non folo però potendo io devo reftituire interamente, e fubito; ma di più io devo rifarcir tutti i danni al mio Proffimo cagionati, a motivo della lunga dilazione: non folum, così dice il gran Taumaturgo S. Vincenzo Ferreri, non folum facienda eft reftitutio de hoc, quod homo recepit; fed etiam de damno quod intulit( a). Scorgefi altresì quefta obbligazione dal comando dato da Dio nell' Efodo, il quale impofe, che chiunque aveffe rubato un Bue al fuo Proflimo, foffe obbligato non folo a reftituirne un altro d'eguale bontà, ma quattro altri di foprappiù: Quinque Boves, pro uno Bove reftituet( b); e queſto non per altro fe non per rifarcire i danni cagionati al Padrone del Bue: ut per illum farciat damnum, dice il dotto Oleaftro, quod Bovis Dominus paffus eft in agricultura. Se io, a cagion d'efempio, per non aver pagate le merci a quel Mercadante, o a quel Bottegaro, fono ftato cagione, che tralafci d'impiegarfi in negozj vantaggiofi, e difcapiti dal fuo ftato, fono obbligato a rimettergli tutti i danni fofferti fe voglio falvarmi: E fe io per non aver data la dovuta mercede agli Operaj, agli Artifti, e a' Giornalieri, gli obbligai a comprare a credito merci fopra del fommo, o a vendere per neceffità mobili di cafa fotro dell' infimo, io devo affolutamente rifarcirgli i danni. È d'uopo adunque, e neceffario, ch' io mi efae veda fe mini con diligenza, e con attenzione abbia fulla coſcienza alcun occulto peccato. Io do. vrei efaminarmi ancora intorno ai danni cagionati nell' anime col mal efempio, e collo fcandalo; ma 0 ficco? ( a) Dom. 4. poft Trin.( b) Exod. 22 OTTAYO 210 9 ficcome di ciò ne abbiam già parlato altrove, così io terminerò col ricordarmi, qualmente Iddio comandò già nell' Efodo che chi aveffe fcandalizzato il Proffimo col mal efempio, doveffe edificarne un altro, e rimetterlo fulla via retta del Cielo: Animam pro anima( a). A ciò fare io fono obbli gato fe voglio falvarmi; e però io rifletterò feriamente a' cafi miei. Maffima per la Mattina. Iddio, egli è certo, che dal canto fuo mi vuol falvo: Deus vult omnes homines falvos fieri. Egli mi ha provveduto di tutti i mezzi neceffarii per arrivare alla cima più alta della perfezione, e fe non divento perfetto, e fe non mi faccio fanto, di me foltanto farà la colpa. Quindi io procurerò di rendere efficace colle mie buone operazioni la volontà dell Altiffimo, e di fare ogni sforzo per afficurarmi del Paradifo. Orazione Giaculatoria, L'orazione giaculatoria farà quefta: Deus in adjutorium meum intende, Domine ad adjuvandum me feflina. Signore ajutatemi colla grazia voftra fantiffima a vivere da buon Criftiano, e a falvarmi. ( a) Matt. 11 29. SER GIORN 9. SERMONE PRIM O. Coerente alla Meditazione. 811 gran Padre Sant' Agoftino, come nel libro delle fue Confef fioni lafciò delineato, penfava porre una volta fine alla fue mancanze, e convertirsi di tutto cuore a Dio; ma forprefo da cento, e mille timori, e dubbiofo di poter reggere all' offervanza de' Divini precetti, e di poter offervare perfettamente la legge Evangelica, non fapeva indurfi alla mutazion de' coftumi. Non durò però guari quefta fua si grande perpleflità, perchè apparfagli, non só s'io mi dica in vifione, od in fogno, una vaga, ed onorevol Matrona, con fotto il manto perfone d'ogni ftato, d'ogni condizion, d'ogni feffo, così cominciò ad acremente rimproverarlo. Agoftino, tu apprendi per difficile la via della fantità, e la ſtrada della perfezione; ma fappi, che non è tale. Per effa camminano delicati Fanciulli, e tenere Verginelle, e fe quefti poffono arrivare alla cima più alta della perfezione, perchè non potrai fare il medefimo ancora tu? Ifti,& ifte potuerunt, tu non potes? A quefto rimprovero fi sbigotti non poco Agoftino, e fcacciando lungi da fe ogni timore, ed ogni pufillanimità, intraprefe una vita si fervorofa, che in breve fpazio di tempo divenne un perfettiffimo efemplare d' ogni più bella virtù. Quello, che ad Agoftino diffe la mentovata Matrena, penfo di dire ſtamane a voi, Afcoltatori Umaniffimi. La legge impoftaci nel Decalogo dal grande maffimo Iddio, vien chiamata nel facrofanto Vangelo giogo dolce, e foave, e pefo al fommo leggiero: Jugum meum fuave eft, lo dice lo 04 es uk fteffe I di OTTAVO 212 è una 9 fteffo Verbo incarnato,& onus meum leve( a), e chiunque fi ritira dall' offervarla diventa inefcufabile nel fuo peccato, e reo fi fa della più enorme malizia. Soltanto alcuni pochi Eretici, ardirono foftenere, effere la legge fanta di Dio impoffibile ad offervarfi; ma quefti furono talmente prefi di mira da' Padri del Concilio di Trento, che slanciarono contro di effi i fulmini più fpaventofi, e tremendi. Eh che la legge di Gesù Crifto, Uditori legge alle forze noftre tutta proporzionara, e chiunque ardifce dire effere auftera, e gravofa, fa un' ingiuftizia fomma a quel Dio, che ne fu l' amorofo Legislatore, e proferifce la più efecranda beftemmia: jugum meum, lo ripete un' altra volta il gran Figliuol dell' Altiffimo, jugum meum fuave eft,& onus meum leve. Qual fia la legge auftera, e gravofa, e difficile ad offervarfi, non occorre ch'io vel dica, Uditori, perchè voi fapete effer quella del Mondo, e febbene diciate fpeffo cogli Empii defcritti nella facra Scrittura, che voi godete la vera pace; nientedimeno egli è certo, che di pace vera per i rimorfi continui di coſcienza, voi non ne avete neppur un' ombra: non eft pax, lo dice lo Spirito Santo a parole terfe, e chiare, non eft pax Impiis( b). E poi da chi mai avete udito dire, Afcoltatori, che la legge di grazia fia pefante, e gravofa, quando da tanti, e tante fi fperimentò tutta dolce, e foave? Come potete, o Ricchi, o Nobili, o Grandi del Mondo, ritirarvi dal viver feguaci della mortificazione, e della umiltà, e di tutte le altre Criftiane virtù, quando furono queſte abbracciare da un Lodovico di Francia, da un Ferdinando di Spagna, da un Enrico di Baviera, da ( a) Matth. 29.( b) Ifai. 48. 22. GIORN O. 213 da una Cunegonda di Polonia, da una Elifabetta di Portogallo, da una Margarita di Scozia, e da tanti altri Re, e Regine, che fi venerano fugli Altari? Ifi,& iftæ potuerunt, dirovvi colla mentovata Matrona, vos non poteftis? Come potrete fcufarvi dal viver da fanti nel voftro ftato, o Ma ritati, o Vedove, quando da fanti viffero un Eduardo, e una Delfina, una Monica, e una Umiliana? Ifti,& ifte potuerunt, vos non poteflis? Come potrere elimervi dal viver cafti, o diffoluti, quando tali fi mantennero, e un Giuſeppe combattuto là in Egitto dalla Moglie impudica di Putifarre, e una Sufanna fralle trame di Vecchioni protervi, e una Giuditta ne' Padiglioni di Oloferne, e una Lucia tra le violenze di sfrenatiffimi Giovani? Ifti,& ifte potuerunt, vos non poteflis? Sarà difficile fcordarvi delle ingiurie, o Rifentiti, quando fu ftimato facile ad un Davidde, ad uno Stefano, e ad un Giufeppe? Potrete difimpegnarvi dal viver da fanti, da divoti, e innocenti, o Giovani, e Figlie, quando ponganvifi dirimpetto i Re Giofafatti, gli Aleſsi di Roma, le Agnefi, le Cecilie, le Barbare, le Rofe di Lima, e di Viterbo, e cento, e cento altri Giovani dilicatifsimi allevati fra' vezzi, morbidezze, e magnificenze? Ifti,& ifte potuerunt, vos non poteftis? Eh dite, che non volete fuggir il vizio, ed abbracciar la virtù, del refto chi vuole può il tutto, e tutti i precetti Evangelici può facilmente offervare. Iddio non comanda cofe impofsibili: Deus, dice il Sacro Concilio di Trento, Deus impoffibilia non jubet( a), e fe fra' fuoi precetti fe ne ritrova qualcuno ripugnante alla corrotta umana natura, diventa dolce, e foave colla 03 gra( a) Conc. Trid. 214 ΟΥΤΑ& Θ grazia di Gesù Crifto, la quale vien compartita ad ognuno con affluenza: dat omnibus, lo afferma S. Giacomo Apoftolo, dat omnibus affluenter( a), e chi non fi fa fanto, e chi non arriva a porre in ficuro la fua eterna falute, di altri non può lamentarfi, che di fe fteffo. Senza fantità è impoffibile entrare in Paradifo, e fenza l'offervanza de' Divini precetti conviene andarfene eternamente dannati. Ed oh allora si, che fra mille tormenti fi ftarà efclamando, oh fofsi viffuto da fanto! Oh mit foffe conceffo d' incominciare una nuova vita! Oh potefsi! oh potefsi! ma indarno, perchè chi una volta nell' Inferno precipita mai, mai più potri ufcirne. Criftiani miei cari, deh per amor di Gesù Crifto rientrate preftamente in voi ftefsi, e fin' a tanto, che fiete in tempo provvedete a' cafi voftri, e procurate di rimettervi fulla via retta del Cielo. Perfuadetevi che i precetti Evangelici fon tutti facili ad offervarfi, e proponete coftantemente di piuttosto voler dare il fangue, e la vita, che mai più trafgredirli. Ah si, Amabilifsimo noftro Dio, si che vogliamo falvarci, ed offervare i divini voftri comandamenci. Venga pur ciò che vuole a farci guerra, arminfi pure contro di noi tutti i noftri nemici, che noi colla grazia voftra fantifsima li vinceremo. Purchè voi fiate in noftro ajuto trionferemo di tutto quanto l'Inferno, e fe continuarete a compartirci. fingolari grazie, e favori, arriveremo a quell' alto grado di perfezione, a cui fiamo obbligati. Ajutateci, adunque, o Signore, e fateci degni di venirvi un giorno a lodare perpetuamente nel Cielo. ( a) Jac. 1- 5. ME GIORNO. 215 MEDITAZIONE SECONDA. Sopra gl' inviti che fa Iddio, e Sopra quelli, che fa il Demonio. PREPARAZIONE RIMOTA. LA A meditazione di quefta fera, fari fopra due inviti, che fanno due oppofti Condottieri, Gesù Crifto, cioè, ed il Demonio. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto. I. Di conoſcere per quanto poco fi perda il Paradifo, e per quanto poco fi acquifta l'Inferno. II. Di rifolvere di far violenza, e mortificare le proprie paffioni per effer facti degni di fuggire l'eternità di tormenti, ed aver la gloria beata. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. Igurati, anima mia, una vaſta Campagna, nelno a due mete totalmente oppofte, una, cioè, che conduca al poffeffo della gloria eterna del Cielo, e l'altra che conduca agl' Infernali tormenti. Tu, anima mia, fei in mezzo di queſte due ftrade, e al fine o dell' una, o dell'altra devi neceffariamente arrivare. In capo a queſte due ftrade vi fi trovan 04 due 216 OTTAVO due oppofti condottieri, Gesù Crifto, cioè, ed il Demonio. Il Demonio fta in capo di quella ſtrada, che larga fembra, e ſpaziofa, e con un gran numero d'altri infernali fpiriti, con lufinghe, e con vezzi, invita gl' incauti mondani a feguirlo, pro. mettendo loro in guiderdone tutti i piaceri di quefta terra: Venite, grida egli con quanta ha di vo ce, venite fruamur bonis, quæ funt, utamur creatura tanquam in juventute celeriter... nullum fit pratum quod non pertranfeat luxuria nofira( a). Con quefti inviti egli ftimola il Criftiano a procacciarfi in tutte le maniere gradi, onori, dignità, e premi nenze. Egli lo eforta a far tutto all' oppofto di ciò che vorrebbe il grande maffimo Iddio, ed ufa tutte le arti poffibili per tirarlo al fuo partito. Lo eforta a fuggire la povertà, e ad affezionarfi a' beni di quefta terra. Lo eforta a fuggire la mortificazione, e la penitenza, e ad affezionarfi a' diletti del fenfo. Lo eforta a fuggire i difpreggi, e ad affuefarfi agli onori. E lo eforta finalmente a fuggir la virtú, e ad abbracciare il vizio. Quefti, ed altri ancora più abbominevoli fono gl' inviti, anima mia, che fa il Demonio al Criftiano per indurlo a feguitarlo per la ſtrada della perdizione. Ma che è mai tutto il preziofo di quefto Mondo, che all' Uomo promette il Demonio? Che è mai tutto il dilettevole, che fa fentire alla depravata umana natura? Ah! dice Salomone, il tutto è vanità ed afflizione di fpirito: vanitas& afflictio fpiritus( b). E dopo quefte vanità e dopo quefte afflizioni di fpirito, che mai fuccede anima mia diletta? Oh riflefio fpaventofifsimo! Accade, che gl' incauti mondani provano mille crucj, e dolori in quefta vita, e un In( a) Sap. 2.( b) Eccl. 2. 217 GIORNO. Inferno tormentofifsimo e fempiterno nell' altra, Anima mia, rifletti feriamente a' cafi tuoi, e proponi coſtantemente di abbandonar la fequela d'un tal Duce infamiflimo. A ciò fare tu fei obbligata, e pel poco falario con cui ti paga, e per evitare il precipizio, in cui alla fin fine egli penfa gettarti. Egli nient' altro promette a' fuoi feguaci fe non piaceri momentanei, ricchezze tranfitorie, e beni che fugaci, che a nulla fervono. Di quel poco, promette per l'ordinario nulla attende. Promife ad Adamo, ed Eva, che non morrebbero, mangiando il pomo vietato; eppur morirono. Promife ric chezze a coloro, che n' andavano in traccia, e pur dopo molte fatiche fi trovarono colle mani vuote: nihil invenerunt viri divitiarum in manibus fuis( a). Promife a cento, e mille altri infamiffimi Peccatori, felicità, e bel tempo; ma da effo lui ingannati fi trovarono involti fra calamità, e fra miferie: non eft pax, lo dice a pupille piangenti il Profeta Davidde, non eft pax offibus meis a facie peccatorum meorum( b). Ma quand' anche col fervire al Demonio fi doveffero godere mille anni di contenti, non ti fpaventa, anima mia, quel dover poi penare per tutti i fecoli nell' Inferno? E farai si ftolta da affogarti per una ftilla di mele, quale è ogni bene finito, da affogarti in un mare immenfo dî fiele? Deh entra per pietà in te fteffa, e rifletti al gran pericolo, in cui vivi di piombare ad ogn'iftante nell' eterno fuoco infernale. Rifolvi di mai più aderire alle lufinghe di Satanaffo, e qual' ora da fuoi feguaci fei invitata a' trebbi, a' conviti, e a' bagordi, di loro rifolutamente che non vuoi feguir altri, che il folo Gesú. Sì, mio adorabile Redentore ( 2) Pfal. 75.( b) Pfal. 38. 218 OTTAVO tore, sì ch' io voglio feguir voi folo, e voi folo vuo fare fcopo de' miei più fervidi defiderj. Vada lungi da me il fuperbo Re degli Abiffi, ch' io detefto, ed abbomino le malvagie fue maffime. Io qui a' piedi voftri proftrato rinovo la rinunzia già fatta nel fanto Battefimo, e con propofito d' offervarla, dico con tutto il fervore del mio povero fpirito: Abrenuntio Satane,& omnibus pompis ejus,& omnibus operibus ejus. Signore io vi chieggo pietà d' aver feguito fin' or le pedate del rio tentatore, e d' avervi tante volte si empiamente oltraggiato. Me ne dolgo, e me ne pento, e propongo coftantemente di mai più volervi offendere per l'avvenire. Ah Signore parce, parce peccatis meis. ! Punto fecondo. Igurati, anima mia, di vedere al capo dell' altra ftrada il tuo Salvator Gesù Crifto, il qual colla Croce fugli omeri t'invita a feguitarlo. Egli bramofo al fommo della tua eterna falute, e de fiderofo, che tu giunga un giorno a poffederlo perpetuamente nel Cielo, fequere, va egli gridando, fequere me( a). Egli fi protefta di volerti precedere coll' efempio, e da te folo richiede, che lo fe: guiti coll' imitazione. Nè ti credeffi che per indurti a feguitarlo, egli da te efigeffe cofe auftere molto, e molto difficili ad offervarfi, nò, nò; egli non vuol altro da te, fe non che tu offervii fuoi fanti comandamenti: Si vis, eccovi le fue dolci pa. role, fi vis ad vitam ingredi ferva mandata( b). Egli vuole, che tu gli ajuti a portar al Calvario la Croce, e che non altro tu faccia fe non feguire le fue ( a) Matt. 9. 9.( b) Rit. Rom. in Car. Bapt. GIORNO. 219 fue pedate. Anima mia, fe un Re invitaffe i fuoi fudditi all' Imprefa di qualche conquiſta, e loro proponeffe efpreffamente quefti patti, che farà egli il primo ad entrare ne' cimenti, e ad efporfi a' pericoli, che lafcierà loro tutte le fpoglie da riportarfi, contentandofi egli del folo onore della vit toria, qual de' Vaffalli farebbe si fconofcente, che pronto non fi mottraile a feguire le bandiere del fuo Sovrano? Or invitandoti, anima mia, a feguirlo il Re de' Regi, ed il Signor de' Signori, col prometterti in guiderdone un regno immenfo, e interminabile, farai si fcortele di non volerlo feguire? Eh rifolviti d'imitarlo, e di corriſpondere alle fue divine chiamate. Miralo in cima di quella ſtrada colla Croce fugli omeri, e corri quanto più prefto puoi a follevarlo da' fuoi affanni. Vicino ad ef fo, troverai, è vero, povertà, dolori, e difpregio; ma ti vergognerai, anima mia, di uniformarti al tuo fupremo Signore? Qual fuddito vi fu mai fulla terra, che fi fia vergognato di feguir le magnanime imprefe del fuo Sovrano? Anima mia, deb per amore di te fteffa, fegui gli efempj del ruo Gesù, e corrifpondi a' fuoi amorevoli inviti. Egli ti chiama con quanta ha di voce, e ti prega, e ti fupplica, e ti fcongiura a vivere col di lui fanto timore, e ad amarlo con tutti gli affetti del tuo povero cuore. Egli t'invita alla povertà con un perfetto diftaccamento dalle ricchezze. Egli t'invira al dolore d' una falutevole penitenza. Egli t' invita all' abjezione, e al difpregio. Egli t'invita ad abbracciare quella Criftiana umiltà, che non fi cura della riputazione mondana, nocevole alla falute. Egli in fomma t' invita ad una eterna felicità, ad eterni gaudj, e a contenti eterni. Può far di più, anima mia, a tuo vantaggio il gran Re della gloria OTTAVO 220 fia? Ringrazialo fervorofamente dell' onor onor, che ti fa d'invitarti alla fua fequela, e pregalo umilmen. te a volerti dar grazia di poter correre con piè inftancabile fino alla fine de' giorni tuoi per l'offervanza de' fuoi divini precetti. Tu fei obbligata a feguire il tuo Dio, e per titolo di giuſtizia, e per titolo di convenienza, e per titolo d'intereffe, e fe non lo fegui gli fai un affronto manifeftiffimo. Egli è tuo Padrone, tuo Creatore, tuo Redentore, e fe ad effo gli contendi la foggezione, e l'ubbidienza, dovrai andartene perpetuamente nel fuoco. Tu hai promeffo altresì nel facrofanto Battefimo di voler feguire lui folo, e fe non lo feguiti gli manchi di parola, e lo tradifci. Tu ti vergognerefti, anima mia, di mancar di parola ad un Uomo, e non ti vergognerai di effere infedele al tuo onnipotente Signore? Oh sleale, anima mia, quanto è mai grande la tua malizia, e la tua protervia! Almeno, almeno feguita Gesù per lo ftipendio, che a' fuoi feguaci promette. Egli ha giurato di voler dare a' fuoi fervi fedeli un' eternità di contenti, e piuttoſto mancheranno i Cieli, e la Terra, che mancar egli nelle fue promeffe. Se adunque non ti muove a feguir Gesù nè l'amor, nè il timore, ti muova almeno a feguirlo il tuo proprio vantaggio. La tua fatica farà temporale, ma la mercede farà eterna, e fenza fine. Animo adunque, anima mia, detefta i tuoi peccati, ed incomincia ad abbracciar la virtù. Prega il tuo Signore a volerti affiftere colla fua grazia, acciocchè mai lo perdi di vita, e prendilo in tutto, per tua regola a conformarti in una perfetta uniformità alla fua vita. Sforzati di feguirlo per l''erta via del Calvario, e ricordati, che il patire è breve, ed il godere è eterno. ESA GIORN O. ESAME PRATICO. Si continua fopra i precetti del Decalogo. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Non folo fi ruba col togliere la roba altrui, ma col denigrare ancora l'altrui fama, e riputazione colla maldicenza, e mormorazione. Il buon nome è il più bel teforo, che poffa poffedere un Criftiano, e chi glielo ruba gli fa un ingiuria graviffima, e commette un' orribiliffima colpa. La mormorazione fi difinilce un furto ingiufto che fi fa al Profimo affente della fua fama. Si differenzia dalla con tumelia, la qual fi commette col raccontare i difetti morali del Profsimo in fua prefenza, e però vien difinita: Injufta,& aperta honoris alieni violatio. Il furto della fama egli è peccato di gran lunga più grave del furto di roba, non effendovi al Mondo ricchezza, che equiponderi al buon nome. Quindi io mi efaminerò, fe io abbia mai commeffo peccato alcuno di mormorazione, o di contumelia... Avrei io mai detto a qualche Uomo onefto, tu fei un Ladro... Un Bugiardo... Un Ipocrita... Uno fpergiuro... Un difonefto... O un Ufurajo?... Il parlare in fiffatta guifa egli è un parlar da Demonio, ed io devo attentamente guardarmene. La mormorazione allor propriamente commettefi, quando fi racconta qualche difetto morale del Profsimo, ed è di fuo genere peccato mortale, fe non fcufa la parvità della materia, Con effa fi commettono per l'ordinario tre gravi peccati; uno contra la carità per lo fcandalo, che fi arreca a coloro, che odono mormorare. L'altro contra la giu221 422 OTTAVO giuftizia per la fama, che rubafi ingiuftamente al Profsimo. Ed il terzo contra la verità, fe quello, che dicefi è falfo. Qui però è da notarfi, che quella mormorazione, che fatta di uno non è più che col pa leggiera, fatta di un altro, potrebbe effer tal volta peccato grave, mi fpiego. Il dire, a cagion d'efempio, d' un Fanciullo, d' un Servo, d'un Plebeo, che fia bugiardo, è mormorazione per I ordinario leggiera; ma il dire ciò d'un Prelato, di un Religiofo, di un Sacerdote, o di qualunque altra perfona onorata, è mormorazione grave, perchè uno, che fi fpacci per bugiardo, non è più come prima ftimato. I modi co' quali la mormorazione fi può commettere fono otto, e fi contengono in quefti verfi: Imponens, augens, manifeflans, in mala vertens. Qui negat, aut minuit, reticet, laudatque remiffe. Co' primi quattro modi fi mormora direttamente, e co' quattro fecondi indirettamente foltanto. Quindi io mi efaminerò fopra ciaſcuno di efsi, per vedere fe di mormorazione fia reo. Si mormora adunque in primo luogo direttamente del Prof fimo, quando fe gli attribuifce un difetto, del quale n'è efente: Imponens. Se io dicefsi, a cagion d' efempio, il tale è un Ladro, un Difonefto, un Beſtemmiatore, ed un Uomo fenz' anima, e fenza fede, o gli attribuifsi un qualche altro grave mo. ral difetto, io di mormorazione peccarei mortalmente, e mi coftituirei reo di tutto l' odio, e dello fdegne tutto di Dio: Ma ho io mai ciò detto o per aftio, o per rancore, o per odio?... La feconda maniera di mormorare fi forma coll' amplificazione: Augens, e allora fiegue, quando con un'infernale rettorica, fi fanno comparire per grandi, e fterminati i difetti in lor medefimi leggierifsimi del prof. & mo. La lingua mormoratrice, viene addimandata fue GIORNO. 223 fuoco dall' Apoftolo San Giacomo[ a], non perchè tale fia in fe medefima, ma perchè colle fue amplificazioni, e col fuo inumano parlare incenerifce la fama de' Profsimi. Io però, fe voglio falvarmi, devo parlar bene di tutti, e fe non ho ciò fatto per lo paffato devo dimandarne umilmente perdono a Dio, ed emendarmi. Avrei io mai pertanto detto, che quel Giovine, perchè và qualche volta a vifitar colei nella propria cafa, và a commettere delle opre nefande?... Avrei mai detto di quella Maritata, perchè và accompagnata alla Chiefa dal tale, che ella fomenta delle corriſpondenze avanzate?... Avrei mai detto di quella Donna, perchè alquanto vivace, ch' ella è licenziofa, e libertina?... In fomma ho io mai amplificatii difetti del mio Fratello? Si mormora in terzo luogo direttamente cel manifeftare una cofa vera, ma acculta: Manifeftans. Sapendo io adunque in fecreto una qualche grave mancanza del mio Proffimo, l' ho io mai ad altri manifeftata con detrimento del fuo onore?... Se quel Giovine per la debolezza dell' umana natura è caduto in qualche fallo enorme si, ma occulto, io devo confervare la di lui fama, e fare il contrario è un peccato graviffimo di mormorazione. Ma di quefti peccati, quanti ne ho io mai commeffi fenZa uno fcrupolo immaginabile? Oh Dio! io ve ne chieggo umilmente perdono. Si mormora in quarto luogo direttamente coll' interpretare in mala parte quello, che è buono in fe fteffo, e fatto con buo na intenzione: In mala vertens. In quefta guifa mormorarono i perverfi Giudei, allorchè attribuirone a virtù Diabolica i miracoli, che Gesù Crifto operava; ma li avrei io mai nella loro empietà imitaP si el eda ( a) Jac. 3. 6. ... ti? ... ..D OTTAVO 224 ti?... Ho io mai interpetrate finiftramente le altrui buone operazioni?... Ho io mai detto, a cagion d'efempio che colei frequenta le Chiefe, e gli Orarorii per queſto folo motivo di vedere, e di effer veduta?... Ho io mai detto, che quell' altra và fpeffo a comunicarfi per ricuoprire colla frequenza de' Sacramenti le fue pratiche fcandalofe?... Ho io mai detto, che la ricchezza di quel tale, è tutto fangue de' poveri, e che la di lui umiltà è vera, e fchietta ipocrifia?... In fomma mi fon io mai adoperato per torcere in mala parte l' operar Criftiano de' miei Fratelli?... Dopo effermi efaminato fopra i quattro modi di mormorare direttamente, io devo efaminarmi fopra gli altri quattro, co' quali fi mormora indirettamente, effendo altresì facile con un tal modo di mormorare di perdermi eternamente, e dannarmi. Si mormora adunque in primo luogo indirettamente col negare le buone qualità, che nel Profimo con vaga pompa rifplendono: Qui negat. Ho io mai pertanto denigrato il buon nome del mio Fratello?... Al fentir decantare ne' circoli, e nelle converfazioni la mutazione di vita di quel Giovine ravveduto, ho io mai detto, per eſempio, che la volpe muta i peli, ma non i vizii?... Ho io mai, parlando, fminuito il bene, e le ottime qualità del mio Profsimo?... All udir pubblicare per umili, per divote, per giufte le tali, e tali altre perfone, ho io mai rifpofto, che quantunque in effe vi fia qualche cofa di buono, vi fono ancor dei difetti, e che non è oro tutto quel, che rifplende?... Da quefti peccati io devo guardarmene attentamente, e ciò che non vorrei fatto per me, non devo farlo nemmeno agli altri. Se io non vorrei, che le mie buone qualità appreffo il pubblico fi fminuiffero, non devo fminuirle nè anche GIORN O. 229 che agli altri, e le ciò faccio pecco gravemente di mormorazione: Aut minuit. Si mormora in terzo luogo indirettamente perfin col tacere: Reticet; e però io devo elaminarmi fe mi fa mai fatto reo di mormorazione colla reticenza. All' udir, v. g. tagliare, e trinciare fulla vita del Profsimo mio Fratello, ed effendo obbligato a difendere l'innocenza, e a riprendere le male lingue, ho io mai tacciuto con quella indifferenza, che fembra, che approvi tutto ciò che fi dice?.. Ed effendo fu di ciò interrogato fe io fappia cofa alcuna, ho io mai rifpofto bugiardamente, che io non so nulla?... Se fapendo, che ciò che dicefi è falfo non lo condanno apertamente, e non lo difaprovo, mi faccio reo di mormorazione, e pecco, e però per fuggire qualunque peccato io devo vegliare attentamente ſopra me fteffo. Si mormora in quarto luogo ancor colle lodi: Laudatque remiffe. Il parlare ironico, e figurato è alle volte la più empia mormorazione, che ritrovare fi poffa, e per un tal peccato moltiſsime anime fi fono dannate. Se adunque io defidero falvarmi devo fu quefto punto efaminarmi con diligenza, e dimandare perdono a Dio di qualunque mancanza. Se io ho ingiuftamente rubata la fama a qualcuno devo ricordarmi dell' obbligo, che m' incombe di reftituirla, e fe non bafta difdirmi in privato devo difdirmi anche in pubblico. Siccome la riputazione è più preziofa di tutti gli altri beni del Mondo, cosi quefto precetto di reftituirla è più grave, ed urgente. Egli obbliga a reftituirla interamente, e fe fa di bifogno, devo tacciarmi anche con giuramento per impoftore, e bugiardo. Egli obbliga inoltre a reftituirla colla più poſsibil preftezza, e fe io farò notabilmente traſcurato, com metterò de' peccati graviſsimi. Dio mi guardi dall'anP dare 226 OTTAVO dare all' Inferno per un peccato si vile, e mi ajuti colla fua fanta grazia ad adempiere perfettamente a' miei doveri. lo mi pento di tutte quante le mor. morazioni paffate, ma fe Iddio non mi afsifte io fon perduto. Maffima per la fera. In quefta fera io dovrò riflettere, che non fi può affolutamente fervire infieme a due Padroni; e maſsimamente, quando quefti, che mi chiamano al fuo fervizio, fono tra loro contrarj di genio, come lo fono Gesù, e Lucifero: Nemo poteft, lo dice l' Evangeliſta Matteo, nemo poteft duobus Dominis fervire( a). Dovrò altresì riflettere ch' io non poffo nemmeno ambidue rifiutarli, dovendo neceffariamente o l'uno, o l' altro feguire. Quindi io mi animerò a feguir Gesù per non avermi poi a pen tire per tutta un' eternità della mia peffima ele zione. Orazione Giaculatoria. L'orazione giaculatoria farà quefta: Notum fac mihi viam, in qua ambulem( b). Signore infegnatemi quella via, per la quale voi volete, ch' io corra, e datemi grazia di mai dipartirmi dalla voftra fanta fequela. etens ( a) Math. 6. leo Sinibank ( b) Pfal. 142. SER GIORNO. 287 SERMONE SECONDO, Coerente alla fatta Meditazione. O non sò, riveriti Uditori, fe voi abbiate mai che diede il gran foftegno dell' immunita Ecclefiaftica Tommafo Moro ad Aloifia fua diletta conforte. Portatali quetta un giorno per infinuazione d' Enrico ottavo Re d'Inghilterra alle Torri di Londra, ove ftava il prode Cavaliere prigione, così, veltica a bruno, fcarmigliata nel crine, pallida in volto, che ed accompagnata da' teneri fuoi Figliuolini dirottamente piangeano, cosi, io vi dicea, dopo un profondo folpiro con voce dalle lagrime, e da finghiozzi interrotta, incominciò a parlargli: Spofo mio dilettiffimo, oggetto il più caro de' miei affetti, e fino a quando farete crudele contro di voi, a cui fovrafta una morte fpietata? Sino a quando farete inumano contra di me, fgraziatiffima voltra Conforte, ridotta da Donna nobiliffima ad effer la più infelice Donna del Mondo f Sino a quando di crudo cuore farece contra di queſti voftri innocenti Figliuoli? Deh! Conforte amabiliffimo, fe mi amite, fe avete ombra di compaffione a' voftri parti, ubbidite, ubbidite al Re, che vi promette ricchezze, gradi, onori, e la dignità di primo Miniftro di ftato. Fate... ma qui, Uditori, dando in un dirottiffimo pianto, furrog, tacendo, a perorare le lagrime. Or alle iltanze affettuofe dell'amata fua Spofa, che ammollito avrebbono un cuor di macigno, che credere ritpondeffe il gran fguace di Crifto? Perfate forfe, che arrendeffefi all' ampliffima offerta? Udite, udice ciò, Ра ch' OTTAVO ch' egli rifpofe: Signora, rifpofe intrepido e co raggiofo, Signora tutto va bene; ma ditemi in grazia, quanto dureranno quefte grandezze, che mi promette il Sovrano? Dieci, venti, trent' anni? Ma dopo quefti, che farà della povera anima mia? Che farà della mia eterna falute? Que, que fuperventura funt poft hæc( a)? Ah! mia amata Conforte, è meglio ch' io foffra per amor del mio Dio quefti pochi difaftri, e mi guadagni il Paradifo, che godere per pochi anni tutti i beni di queſta terra, e dannarmi. Miei cari Criftiani, il Demonio giurato Nimico della voftr' anima, vi promette in quefta vita onori, fpafli, divertimenti, e vietati piaceri, e purchè voi vi rifolviate di voler feguire le di lui perverfe fuggeftioni, vi farà ampie promeffe, e grandiffime offerte; ma quanto poi dureranno i piaceri, ch' egli s' impegna di farvi godere? Quanto durerà la voftra vita per goderli? Rifpondetemi, quanto? Io non voglio già dirvi, che anni impiorum breviabuntur( b), che la coipa ferve di forte fprone alla morte, acciò non corra nò, ma voli a colpirvi quanto prima in peccato; ma voglio accordarvi, che voi arriviate all' ultima decrepiteze che guftiate con tutto l'agio, e commodità tutto il dolce di quefta terra. Dopo però quefta mifera vita, che farà di voi, e voi, e della povera anima voftra per tutta una interminabile eternita? Ah! voi dovrete andarvene perpetuamente dannati. E dannati, che fiate, come farete mai, Uditori, a foftener gli ardori di un fuoco, che mai, mai in alcun tempo eftingueraffi? Come per fempre vi potrete dimorar voi, o Ricchi, o Donne vane, o Figlie delicate, che non potete foffrire una fpina, che pungavi fa) In ejus Vit.( b) Prov. 10. 27. za, GIORN 6. 229 9 gavi, od un faffolino ch' entri a tormentarvi un pies de? E tu, o Peccator infenfato, che rimiri con occhio di abbominazione ogni mortificazione ed ogni leggier penitenza, come, come potrai abitare in quel fuoco divoratore, che mai in eterno cefferà d' abbrucciarti? Eppure è certiffimo, che fe continui a feguitare il Demonio per la ſtrada della iniquità, e per la via del peccato, dovrai abitarvi per tutti quanti gli eterni fecoli. E per pochi giorni di vita mal regolata, per uno sfogo di fenfuale diletto, per un impegno, per un puntiglio, per il rincrefcimento di feguir Gesù per la via regia del Cielo, vorrete, Uditori, condannarvi per fempre al fuoco, all' Inferno per fempre? Deh miei dilettiffimi abbandonate la fequela del tentatore maligno, ritiratevi dalla ftrada della perdizione, e feguitate il Redentor voftro amorofo, che al Paradifo incamminavi, e ad un' eternità di contenti. Avvertite a partirvi da quefto luogo coll' affetto al peccato, e proponete fin d' ora di prendere ognuno la voſtra croce, e di feguitare Gesù per la via del Calvario, ch' io v' afficuro, che ve ne troverete contenti in queſta vita, e nell' altra. È vero che la Croce vi fembrerà alquanto pefante, ma ricordatevi, che è breve il patire, ed il gioire è eterno. Animo adunque, Criftiani miei dilettiffimi, coraggio. Rimettetevi fulla ftrada del Cielo, e feguite le orme del Crocififfo voftro Signore. Egli fi dichiara di volervi precedere coll' efempio, e da voi folo richiede, che lo feguitate coll' imitazione. Può dimandare di meno quefto gran Re della gloria? Rifolvetevi adunque di feguitarlo offervando i ſuoi precetti, e pregatelo a darvi grazia di mai fermarvi fino a che non fiate giunti alla voftra meta, e al voftro termine. Ah sì, amabiliffimo Nazareno, sì che VOP 3. OTTAVO vogliam feguirvi per la ftrada della virtù fino alla fine de' noitri giorni. Abbiamo, è vero, operato da ingrati per lo paffaro; ma ne fiamo adelfo pentiti, e promettiamo con tutta l'anima fulle labbra di mai più volervi abbandonare per l'avvenire. Afsifteteci però voi con fpecialifsimi ajuti, acciò abbiano il fuo effetto i noftri proponimenti, e pofsiam g unge. re un giorno in Paradifo a lodarvi, e benedirvi eternamente. NO 831 NONO GIORNO. ΝΟΝΟ MEDITAZIONE. Sopra la iflituzione del Santiffimo Sacramento dell' Altare. PREPARAZIONE RIMOTA. LA A meditazione di queſta mattina, farà fopra la iftituzione del Santifsimo Sacramento dell' Eucariftia. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà queft. I. Di ravvivare la fede a credere fermamente quefto incomprenfibil miſtero. II. Di ringraziare Iddio di un favore si grande. III. Di procurare di accoftarfi a ricevere quefto pane degli Angeli con sutta la più pofsibile divozione, e purezza. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. Avviva, anima mia, la tua fede 9 R e confi. dera il dono eccelfo, che ti fece Iddio nella iftituzione del Santiffimo Sacramento dell' Eucariftia. Egli ti donò, quanto avea da donarti ſebben ricchiffimo, perchè donandoti tutto fe fteffo in corpo, fangue, anima, e divinità, non potea donarti P 4 di NONO 232 di più, e fe gli voleffi dimandare una grazia mag giore egli ti rifponderebbe, che non puo fartela, perchè grazie fuperiori a quefta, Iddio affolutamente con tutta la fua onnipotenza non puo di fpenfarne. Quefto gran Sacramento vien addimandato dall' Angelico Dottor San Tommaſo il maſsi mo de' miracoli operati da Dio: Miraculorum ab ipfo factorum maximum( a), e daile Scritture, e da' Concilj, vien con ragione decorato di titoli i più grandiofi, e fublimi. Che direfti, anima mia, di un gran Monarca, il quale confumafle tutti i fuoi telori per appreftarti una preziola vivanda? Non direfti, che queſto è un favore inefplicabile, e tra fcendente? Ma che avrebbe mai di forprendente, pofto a confronto dell' ardentifsima carità, che a te dimoftra in quefto banchetto di Paradifo il gran Re della gloria? In effo egli ti dà fe medefimo, in corpo, fangue, anima, e divinità, e facendofi tuo cibo, e tua bevanda, ti ripurga al dir dell' Angelico, da' peccati, ti unifce a lui, e ti ricolma di fingolari grazie, e favori. E come nota il gran Pontefice San Leone in lui ancora ti trasforma per grazia: Non aliud agit participatio corporis,& fanguinis Chrifli, quam ut in id quod fumimus, tranfeamus[]. Anima mia, al confronto di una liberalità verfo di te eccefsiva cotanto, oh quanto comparirebbe moftruofa la tua dappocaggine verfo di lui, fe tu ancora non gli offerifsi tutta fenza ri. ferva te ftella! Confonditi della tua fconofcenza paf fara, e proponi di voler tutta per l'avvenire effer fua! Ah! e come non farai tutta di Gesù Crifto dopo che Gesù Crifto fi è fatto per te tutto tuo? Pro( a) S. Thom. cpufc. 57.( a) S. Leo ferm. 14. de paff. Dom. GIORNO. 233 Procura adunque, anima mia, di rendere amor pea amore, e a quell' alto Divin Signore, che ti amo fino a quefto fegno di darti in cibo il fuo corpo, ed in bevanda il fuo fangue, confacra i tuoi penfieri, le tue parole, le tue opere, e i tuoi affetti. Ah si, mio buon Gesù, ch'io voglio tutto, tutto effer voftro. Proftrato perciò alla prefenza voftra fantifsima vi adoro in prima colla bocca ful pavi mento, e vi ringrazio vivamente d'un amor verfo di me fvifcerato cotanto. Indi in olocaufto perpetuo di gratitudine pallo ad offerirvi il mio cuore non folo, ma le potenze ancora della mia anima, e i fentimenti del mio corpo. Padre dolcifsimo, gradite l'offerta, ch' io vi faccio di me medefimo, e dopo aver ripurgato il mio cuore da ogni, e qualunque terreno affetto, accendetelo d' un' ardentifsi. ma carità verfo voi, acciò facendovi fcopo de' miei affetti quì in terra, polla venirvi ad amare eternamente nel Cielo. Secondo Punto. in cui Gesù Crifto iftitui quefto si augufto Miftero, e comprenderai quanto fia ftato grande l'amore del grande maffimo Iddio verfo di te. Egli fi compiacque iftituire quefto diviniffimo Sacramento in quel tempo appunto, in cui machinavan gli Uomini di dargli una morte la più fiera, e barbara, che inventar fi poteffero. Egli l' iftitui in quel tempe medefimo, in cui prevedeva i facrilegi grandiffimi, co' quali vilipefo, ed oltraggiato effer dovea in quefto ifteffiffimo Sacramento In qua nocle tradebatur, accepit Jefus panem,& gratias agens, fre git NONO 234 9 ? > git,& dixit: accipite,& manducate: Hoc eft corpus meum( a). Può darfi, anima mia carita più nobile, più intenfa, e più efimia di quefta? Un Dio fcordarfi quafi di fe medefimo e del fuo onore, per arricchirti ricolmarti di doni celefti! Chi potrebbe immaginarfi mai quefti eccefsi, fe non ce li fcopriffe la Fede? Ma al rifleffo di un tanto amore, che dici, anima mia, che rifolvi, che penfi? Deh rifolvi di dedicarti tutta a Gesù, e di mai più voler in te lafciar annidare amore alcuno profano. Penfa che fe vuoi cibarti con frutto a quefta menfa eucariftica, devi farti bianca più della neve, e ripur. garti da qualunque quantofivoglia piccola macchia di peccato. Procura di porre in pratica, pria d' accoftarti a ricevere il Sacramentato Signore, ciò che fcriffe una volta San Paolo a' Corinti: Probet autem feipfum homo,& fic de pane illo edat,& de Calice bibat( b). Gesù Crifto pria di comunicare i fuoi Apoftoli lavò loro i piedi lordati dalla polvere, per dinotare, dice il mellifluo Dottore, che fe. tu vuoi ricevere in te fteffa quefto pane di eterna vita, devi effer monda da qualunque colpa ancor veniale. Anima mia adunque, procura di ripurgarti da qualunque neo di peccato, e per ricevere grazie in maggiore abbondanza, procura di adornarti di buone, e fante virtù. Confidera, pria d'accoftarti all' Altare, la maeſtà infinita di quel Dio, che tu vai a ricevere, e profcndata nell' abiffo del tuo niente, Signore, digli con umilifsimi fentimenti, Signore e chi fon mai io, che meriti d' effere fatta degna d'effere inebriata a quefta menfa divina col voſtro corpo, col voftro fangue, e colla voftra divinità? Quis ego fum fervus tuus, quoniam refpexifti ( a) 1. Corinth. 11.( b) 1. Corinth. 11. 28. GIORNO. 235 kifli fuper canem mortuum fimilem mei( a)? Da dove procede, o altifsimo Iddio, una si grandiofa degnazione di venire ad abitare in me, feccia d'iniquia, ed aggregato della più nera malizia? Unde, un te hoc m hi, ut veniat Dominus meus ad me? Oh fono pur grandi, Signore, verfo di me le voftre mifericordie! lo mi pento di non aver ad effe corrifpotto come dovea. Adeffo però io vi voglio eller grato, e per darvi fin d'ora un atto di gratitudine, v' offerifco, giacchè voi nol fdegnate, quefto mio povero cuore. Vorrei, che foffe un cuore grande, e generofo fimile al voftro; ad ogni modo vi prego a degnarvi riceverlo tal quale egli è. Si cuor n io, io ti confacro tutto a Gesù, e di niun' altro fuoco fuorchè del fuo, io mai piùù in eterno vuò che ti accenda. ESAME PRATICO. Si continua fopra i precetti del Decalogo. Q² Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Nell' ottavo com andamento Iddio ci proibifce di giurare il falfo, e di chiamarlo bugiardamente in teftimonio. Il giuramento falfo include in fe medefimo due peccati, uno contro la religione, e l' altro contro la verità. Potrebbe includere anche il terzo contro la giuſtizia, fe con effo fi apportaffe al Prof fimo un qualche danno notabile. Già nell' efame del fecondo precetto noi dicemmo cofa fia giuramento, e quali fiano le condizioni, che fi richieggono per prenderlo con merito, e con profitto. Ora io ( a) 2. Reg. 9.7. 236 NONO " to mi efaminerò fe io abbia mai, o per intereffe, o per vendetta, o per odio, giurato il falfo, oppur abbia indotto altri a giurarlo... Se io con tal giuramento aveli dannificato il mio Proffimo o nella roba, o nell' onore io farei obbligato a rifarcir eutti i danni, e non lo facendo verrei efclufo dal Paradifo. In vigore di quefto precetto vengono proibiti ancora i giudizj temerarj, forgente funeftiffima di mormorazioni, di bugie, di emulazioni, di riffe, e di peccati. E per effere in queſta materia illuminato, io devo fapere cofa fia dubbio cofa fia fofpetto, e cofa fia giudizio. Il dubbio è una fofpenfione dell' animo, la quale inclina ad interpretare finiftramente una qualche operazione, od azione del mio Fratello, ma però con fofpenfione, avendo dall' altra parte altrettante ragioni da fcufarla, o interpretarla in bene. Il fofpetto è una maggiore inclinazione più per una parte, che per l' alera. Il giudizio poi è un confentimento fermo, e rifoluto tutto per una parte. Il dubbio, ed il fofpetto fono per l'ordinario colpe veniali foltanto, ma il giudizio grave, fenza baftevoli fondamenti è per lo più peccato mortale. Io mi efaminerò adunque fe abbia mai fatti giudizj temerarj fopra le azioni del mio Profsimo... e quante volte... Allorchè io non poffo fcufar l'azione, devo fcufare l'intenzione, e fe nemmen quefta fcufare io poffo, devo aver riguardo alla natura umana, e compatirla. A quefto precetto fi riduce l'obbligo di tener fecrete quelle cofe, che dette mi vengono fotto naturale figillo; e però io mi efaminerò fe fopra di ciò mi rimorda la coſcienza. Se la cofa, che mi fi dice in confidenza foffe grave, e lo fvelarla portaffe al Profimo un qualche danno notabile, io peccarei, fvelandola, mortalmente, e farei obbligato a rifarcie cutti GIORNO. 237 tutti i danni al mio Proffimo cagionati. A quefte figillo fono in un modo particolare obbligati i Medici, i Chirurghi, e i Speziali, i quali non poffono Ivelar certi mali fenza pregiudicare al lor Proffimo o nella fama, o nell' onore. Quindi io mi efaminerò fe io abbia mai in alcun tempo quefto figillo gravemente tradito... io devo fapere, qualmente lo Spirito Santo chiama Uomini vili, e fenza fede tutti coloro, i quali fcuoprono ciò che i loro amici gli dicono in confidenza o per foccorfo, o per configlio, o per follievo: Qui nudat arcana amici, fidem perdit( a). A quefto precetto parimente fi riduce il vizio ignominiofo della bugia, il qual rende il Criſtiano di Figlio di Dio, Figliuol del Diavolo. La bugia fi diffinifce dal Santo Padre Agoftino una falfa fignificazione di ciò, che fi dice, con animo d' ingannare( b), e fi e fi può commettere in tre maniere, con lettere cioè, fcrivendo una coſa falfa, con parole dicendo una cofa, che non fia vera, e co' fatti facendo un'opera per dar ad intendere una cofa, e machinandone un' altra, come fece Giuda, che fotto il bacio di pace tradì il fuo divino Maeftro. Quefla bugia così diffinita, fi divide in giocofa, uffiziofa, e dannofa. La bugia giocofa è quella, che non nuoce, nè giova ad alcuno, ma fi dice per abbellire un qualche indifferente racconto, e per tenere allegra la compagnia. La bugia uffiziofa è quella, che fi dice per impetrar qualche bene, o per tenere lentano un qualche male, o fi dice in grazia di qualcheduno& c. La bugia fi. nalmente perniciofa è quella, che reca un qualche danno al Proffimo, o nella fama, o nella roba, o nell' ( a) Prov. 11. 13. ( b) S. Aug. ferm. de Decol. S. Joan. Bapt. 238 NONO nell' onore. Ciò premeffo io devo efaminarmi fe io abbia mai detta alcuna bugia con danno notabile del mio Fratello... Ho 1o mai detto, a cagion d'efempio, bugiardamente: quel tale ha giurato il falfo... Quell' altro ha rubato cento fcudi... Quella è caduta in un fallo vergognofiflimo... Quefta ha tradita la fede al fuo Marito giurata, e fimili?... Tali bugie per effer dannofe al Pioffimo, fono gravi, e chi le dice è obbligato fotto pena di peccato mortale a difdirfi, e a rifarcire la fama, la roba, l'onore. Le bugie uffiziofe, e giocofe fono per l'ordinario peccati veniali, ma poffono anche in più maniere divenire mortali, ed io per afficurare lo ſtato della mia eterna falute, devo diligentemente guardarmene. Io mi efaminerò nondimeno fe col dire bugie uffiziofe io abbia fatta pagar la roba più del giufto prezzo... fe abbia mai venduta una mercanzia per un' altra... e fe abbia mai detto, che a me cofta tanto, quando ciò era falfo. Farei parimente un peccato mortale, indurre fe io diceffi una qualche bugia uffiziofa per il Proffimo a mortalmente peccare... ed un facrilegio farei fe avendo commeffi undici peccati mortali, diceffi al Confeffore, che ne ho commelfi dieci foltanto. In fomma ogni bugia ella è offefa di Dio, e ficcome ogni offela di Dio io devo affolutamente fchivarla così fchivare io devo ancora ogni, e qualunque forte di bugia. Ma ho io ciò fatto per lo paffato?... Oh Dio! Io mi pento d' aver tante volte mentito, e addolorato, e contrito ne chieggo pietà, e ne dimando mifericordia. Io dovrei parimenti efaminarmi fopra il none comandamento, il qual m' impone di non defiderare la Donna altrui, ma ficcome di ciò già de n'è altrove parlato, cosi a queli efame io dovrò > GIORNO. 239 dovrò fare ricorfo. Il decimo preeetto mi proi bifce il defiderare difordinatamente la roba d' altri, e fe io voglio effer fedele offervatore di di quefto fanto comandamento, devo contentarmi di quel povero ftato, in cui Iddio fi è compiaciuto di collocarmi. Diffi difordinatamente, perchè fe effendo io povero, e bifognofo defideraffi d' avere una qualche cofa di fuperfluo allo ftato, e condizione de' ricchi per provvedere alle mie vere necef fità, non trafgredirei quefto divino precetto. Si può mancare all'olfervanza di quefto comandamento in tre maniere. I. Quando fi defidera efficacemente d'aver la roba del Proffimo per mezzo di qualche furto o di qualche rapina. II. Quando uno defidera la roba d' altri con giufto acquifto, ma per fine malvagio, come farebbe per andare all' ofteria, e per fomentare cattive pratiche. III. Quando fi ama di ordinatamente la reba acquiftata, o che la fpera, o che fi defidera. Così io trafgredirei gravemente queſto precetto, fe per avere la tal roba del mio Proffimo, io foffi difpofto ad offendere mortalmente Iddio. In fomma Iddio comanda di non defiderare la roba d'altri, e fe voglio falvarmi, devo ubbidirgli pontualiffimamente. Ma è poi vero, ch' io l'abbia ubbidito?... Io mi efaminerò con elatezza, e provvederò quanto prima a' cafi miei. 9 Maffima per la mattina. In quefto giorno io dovrò ricordarmi, che chi degnamente fi accofta alla menfa Eucariſtica, refta trasformato in Gesù Crifto, vien arrichito di fingolari grazie, e favori, ed è quafi ficuro di vivere eternamente una vita gloriofa, e beata nella bella gloria del Cielo: Qui manducat me, lo dice il Sale vatos 240 NONO Tatore medefimo, vivet propter me. Quindi io prod porrò di accoftarmi al facro Altare con divozione, son fervore, e colla purezza più poffibil dell' Anima. Orazione giaculatoria. L'Orazione giaculatoria farà la prefente: Ofa. Butaris hoftia, que cæli pandis hoftium... da robur, fer auxilium. Sacramentato Signore, datemi grazia di potervi ricevere con fructo, e con profite dell' anima mia, e concederemi il bel favore di vi. vere, e morire da vero Criftiano. SERMONE PRIMO. Sopra la Comunione Sacrilega. Q Ualunque volta, io mi faccio a leggere nelle Divine Scritture la terribile intimazione di morte fatta da Affuero contro dello ſciaurato Amanno, io vi confetlo finceramente, Uditori, che tutto mi fento riempiere d'ammirazione, e ftupore. Come, difs' io più volte tra me medefimo, come! Un miniftro si caro al Sovrano, nelle di cui mani ripofti avea gli affari tutti del fuo vafto reame, decade in un punto dalla grazia del fuo Re, e vien facto appendere ad un infame patibolo: Appendite, appendite eum( a)? lo vi confeffo, ripeto Uditori, che in ciò leggendo, reftai più volte dallo ſtupore forprefo. Ma lo ftupore fvani ben tofto allorchè ne comprefi la deplorabil cagicne. Era entrato Amanno nella Camera della Regina Efterre per fupplicarla ad intercedergli grazia dal fuo Conforte di non fa) Efter. 7. 10. GIORN 0. 24 T non effer fatto così vilmente ammazzare; e credendofi per contrario Affuero, che voleffe sforzarla ad acconfentire alle fue fordide brame, diede in altiffime furie, e volle che foffe toftamente ftrozzato. Tant'è vero, Uditori, che chi manca di rifpetto alla perfona, o alla cafa di un qualche ragguardevole Principe,[ vien punito feveramente ſenza che fi ammetta luogo alcuno a protezione, od a fcufa. Ciò premeffo per fondamento di un regolato difcorrere: Qual reato non farà mai quello di coloro, i quali s' insoltrano ad offendere nella propria per fona il Re de' Regi, e il Signor de' Signori col comunicarfi in peccato mortale? Si avanza tant' oltre queſto si enorme delitto, che corre velocemente a prenderfela contra l' Onnipotente, e in quanto a fe vorrebbe totalmente diftruggerlo, e annichilarlo: in reliquis, egli è che parla S. Pier Damiani, in reliquis, cioè colle altre colpe mcrtali, Deum offendimus in rebus fuis, hic autem, cioè colla comunione facrilega, in perfona fua. Cogli altri peccati, foggiugne S. Cipriano, fi calpefta, è vero, la legge fanta di Dio, ma colla comunione facrilega, orrendamente calpeftafi lo fteffo Autor della legge; e ficcome fotto le fpecie Eucariſtiche, come c'infegna la fede fi ritrova il corpo, e il fangue, l'anima, e la divinità di un Uomo Dio, cosi ricevendofi indegnamente a conculcar fi viene il corpo, il fangue, l' anima, e la divinità di Dio medefimo. Or dico io, Uditori, può darfi attentato più maliziofo, e più barbaro, più enorme, e sfacciato di quello della comunione facrilega? Quell' agnello immacolato, il quale per effere purità per effenza, volle nafcere da una Madre, che foffe Vergine, e Vergine pura, e immacolata, non può nò, non può vederfi obbligato da' Sacrileghi ad abitar colla 8 242 NONOD colla colpa fua giurata nimica, e chiunque ardifce di riceverlo indegnamente gli fa un ingiuria si fiera, e grave, che la maggior certamente non può penfarfi. Odia egli talmente il maledetto mortal peccato, che piutcofto, che abitare in un' anima da effo contaminata, abitarebbe in un' immonda cloaca, e piuttoſto, che unirli ad un cuor perverfo, ed indegno, fi unirebbe alle più fecciofe immondezze, che rinvenire fi poffano: In reliquis Deum offendimus in rebus fuis, hic autem in perfona fua. Ed oh fe voi comprendefte, Uditori, con quai caftighi vien da Dio punito un si efecrando misfatto, quanto, quanto mai vi ricolmarefte d'orrore! Egli lo caftiga con tutte le pene del fuoco infernale, e con tutti i piú atroci martirii, che fappia rinvenire l'onnipotente fua deftra, nè mai cefferà di caftigarlo, e punirlo fe non dopo l'interminabile giro di tutti i fecoli eterni. Una fiffatta fpaventevole punizione la provò già, e la prova anche al prefente il fa. crilego Giuda, il quale a terrore di ogn' uno felama da quel regno tartareo, ove pena, e penerà in fempiterno: me infelice! me fgraziato! me mifero! lo fui ladro, fui invidiofo, fui avaro, fui iniquo, ma pure il mio Divino Maeftro fempre mi fopportò, nè mai fcacciommi dalla fua fanta fequela; allora folo, che il ricevei in peccato mortale, fui fpogliato del titolo gloriofiffimo d' Apoftolo, fui dato in poter del Demonio, divenni odiofo al Cie lo, e alla Terra, mi diedi colle mie mani la morte, e precipitai in quefto luogo di tutti i tormenti, ove fin che Dio fara Dio, farò fatto berfaglio di tutto quanto il furor de' Diavoli. Un fimil caftigo però, fovrafta anche a voi, Uditori, fe imitatori del perfido Giuda, ardirete accoftarvi a ricevere il Sacramentato Signore coll' anima macchiata da colpa GEORN 0. 243 pa mortale; e guai, Criftiani miei dilettiffimi, guai a chi una fol volta fi abbuferà del corpo, e fangue di Gesù Crifto, oh egli avrà da fremere eternamente, e fofpirare in un mare immenfo di fuoco: Qui manducat, egli è Gesù Crifto, che parla, qui manducat,& bibit indigne judicium fibi manducat, & bibit. Criftiani adunque amatiffimi, a fronte dell'orribilifsimo peccato, che fi commette colla comunione facrilega, ed al rifleffo dei pefanti caftighi, co' quali viene feveramente punito, non rifletterete feriamente alle paffate voftre comunioni per vedere come fian ftate fatte da voi? Non procurerete da qui avanti di accoftarvi a quefta Menfa Eucariſtica con una purezza d'anima la più grande? Fatevi pertanto, Uditori, Giudici rigorofiffimi di voi medefimi, e trovandovi rei di un qualche enormifsimo facrilegio, piangete, deh piangete fino alla fine de' voftri giorni un si efecrando misfatto, e dopo averne umilmente dimandato perdono a Dio, proponete coſtantemente di mai più voler oltraggiare un sì gran Sacramento. Ah si, Sacramentato Signore, si che vi dimandiam perdono di tutte le offefe fattevi nell' accoftarci a ricevervi indegnamente. Oh quanto noi fummo sleali nell' aver sì empiamente conculcato il voſtro corpo, ed il voftro fangue fantifsimo! Noi ce ne pentiamo di tutto cuore, e rifoluti di voler purgare con tutta la più pofsibile diligenza la noftr' anima pria d'accoftarci al facro Altare, vi preghiamo per le vi fcere dell' infinita voftra mifericordia a condonarci tutte quante le offefe fattevi, e a darci grazia di mai più in eterno volervi oltraggiare. Gran Dio, efaudite le umili noftre preghiere, e fateci degni di quella vita eterna, che voi promettefte a chi des gnamente fi accofta a ricevervi. Q 2 ME. Νο that me insti MEDITAZIONE SECONDA. 244 NONOS Sopra tre principali Mifteri della Paffione del Redentore. PREPARAZIONE RIMOTA. A meditazione di quefta fera, farà fopra tre principali miſteri della Paffione di Gesù Crifto; fopra la flagellazione, cioè, fopra la coronazione di fpine, e fopra la di lui Crocififfione. Il frutto da ricavarfi, mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto. I. Di conofcere quanto fia grave la colpa mortale, a cui per foddisfare bifognò che patiffe il Figliuol dell' Altiffimo. II. Di proporre di ftar da effa lontani, e di odiarla più della morte. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. SY Vegliati, anima mia, da quel profondo letargo, in cui vivi fopita, e mira il tuo Gesù, il vero Figlio di Dio legato con fiere ritorte ad una forte colonna, fatto berfaglio dei più barbari colpi de' pietati carnefici. Offervá come que' Manigoldi inumani gli fcaricano ful dorfo le più pefanti sferzate. Sulle prime reftano illividite quelle innocentiffime carni, formate dal fangue più puro di Maria fem GIORNO. 245 fempre Vergine per opera dello Spirito Santo; in di fquarciara la pelle, e tutte le vene fgorga a rivi, a rivi da tutto il corpo un viviffimo fangue. Anima mia, vedefti mai tragedia più compaffionevol di quefta? Ma continua a raffrenar le lagrime fe ti dà l'animo, perchè fiamo ancora al principio. Stancht d' infierire contra l' umanato Figlio i due primi truci Carnefici, fottentrano i fecondi, i quali armati di funi nodofe peftano, ed ammaccano in fiffatta guifa quella umanità facrofanta, che la fanno tutta divenire illividita, e fcontrafatta. E Gesit, anima mia, tutto foffre, tutto fopporta con una pazienza mirabile, e il tutto offre al fuo Padre eterno in ifconto de' tuoi enormi peccati. Oh quanto in fe medefimi bifogna dire, che ſiano grandi i tuoi misfatti, fe obbligano il Figliuol dell' Altiffimo a fcontarli con tanti fpafimi, e tanti atroci dolori! Stanchi di flagellarlo i fecondi, fottentrano i terzi, i quali perchè Uomini nerboruti avezzi già da gran tempo a fpandere fangue umano, fcagliano a tutta furia, con catene armate in cima di ftellette, e di uncini di ferro, colpi sì fpietati, e barbari, che ftritolando le carni, ne fanno volare i pezzi in queſta parte, ed in quella, e facendo piaghe fopra piaghe sfigurano talmente quel bel giglio delle convalli, che più non vien quafi rafigurato nemmen per Uomo. Anima mia puoi tu vedere una si orribile carnificina, fenza tutta liquefarti in lagrime di compaffione? Se vedeffi un giumento tratta. to in fiffatta fpietatiffima guifa non ti movereffi a compaffione, e a pietà? E vedendo fottopofto ad una si barbara flagellazione il tuo Dio, non darai una lagrima, non slancerai un fofpiro? Oh quanto, anima mia, fei dura, e oftinata! Eh piangi, piangi amaramente i tuoi peccati. Detefta le tue colpe, Q3 Ab 246 NONO Abbomina i tuoi reati, i quali furono la cagion principale d'una si fpaventevole carnificina. Immaginati quel corpo fantiffimo, lavoro immediato dello Spirito Santo, non più piagato, ma tutto da capo a' piedi una fol piaga, verfare fangue per ogni parte, tinta la colonna di fangue, inzuppato di fangue il terreno, colorite di fangue le vefti de' Manigoldi, roffeggianti di fangue fin le pareti lontane, e grida ad alta voce colla gran Santa Cattarina da Genova: amor mio non più peccati: amor mio, peccati mai più. Comprendi, che le tue delicatezze fingolarmente affaffinarono si empiamente il gran Re della gloria, e proponi coftantemente di voler camminare da qui avanti per la ſtrada della mortificazione, e della penitenza. Dimanda perdono a Dio de'tuoi paffati trafcorfi, e pregalo iftantemente a volerti condonare tutte quante le offefe fattegli. Ah Signore, Uom veramente di fpafimi, e di dolori, ah quanto male io feci col maledetto mortal peccato! Io vi ho flagellato, io vi ho tutto impiagato, io vi ho tratto dalle vene il preziofiffimo voftro fangue, io in fomma fon colui, che vi ha condannato ad una si barbara carnificina. Merita, è vero, la mia fterminata empietà tutte fenza riferva le pene infernali; ma deh per amor di voi fteffo, per quel fangue fantiffimo che per la mia redenzione fpargefte abbiatemi pietà, ed ufatemi mifericordia. Io fon rifoluto di mai più offendervi; fono difpofto a piuttofto morire, che mai più in eterno peccare; ma Signore, rimettetemi in grazia voftra, e concedetemi il bel favore di mai più de viare dalla via retta del Cielo. GIORNO. 247 Secondo Punto. Confidera, anima mia, qualmente flagellato, ? pene, che doNazareno che fu il tuo Redentore venne da que' barbari, e fpietati Carnefici coronato con una corona di acutiffime, e pungentiffime fpine. Ella fu quefta un' invenzione non mai per l'addietro fentita, ed una fpecie di tormento il più martirizzante, e il più penofo. Prendono quegli inumani un fafcio di giunchi lunghi, ed acuti, e formatane una fpaventevol celata gliela pongono fopra il capo, e talmente con baftoni, e mani ferrate gliela calcano, che le barbare fpine gli traforano il cranio, e gli vanno a ferire perfino il cerebro. Che lori, che martirj non dovette provare Signore in quel punto terribile della di lui fieriffima coronazione! Una fola fpina fitta nel piè callofo d'un felvaggio Lione gli fa empiere la foreſta di gemiti, e di ruggiti; e a Gesù qual dolore non doveano cagionare più di fettanta fpine piantate nonin un piè, ma nel capo, parte del corpo efterna la più dilicata, e la più fenfibile? Se ei non cadde morto in quel duro frangente, fu perchè la divinità accorfe tofto in ajuto dell' afflittifsima umanità, e fe ei non aveffe tofto operato un miracolo, farebbe morto certifsimamente di puro fpafimo. Mira, anima mia, il tuo buon Padre Gesù, e poi dimmi, fe più lo riconoſci per quel sì bel Figlio, ch' egli era una volta. A cagione di queile profonde ferite egli fgorga fangue dagli occhi, fgorga fangue da. gli orecchi, fgorga fangue dalla bocca, e la faccia tutta egli l' ha imbrattata di fangue: Non erat afpeJus, lo dice il Profeta Ifaia, non erat afpectus, 24 neque 248 NONO neque decor... unde nec reputavimus eum( a). Ma chi fu, anima mia, la cagione di quefta si tormen. tofa coronazione di fpine? Ah furono le tue fuperbie, le tue alteriggie, le tue vanifsime prefunzioni. Furono i tuoi fordidi, ed impuri penfieri, i tuoi defideri, e le tue brame vietate: Furono in fomma, si, anima mia, furono i tuoi peccati. Deteftali adunque con tutto quanto lo fpirito, e prega il tuo tormentato Signore a volerteli perdonare. Ah si, afflittifsimo Nazareno, sì ch' io abbomino le paffate mie colpe. Io mi pento con tutta l'anima d' avervi offefo, e mi fpiace non poter morir qui a' piedi voftri di purifsima contrizione. Per l'avvenire però, io fon rifoluto di voler morire piut. tofto cento, e mille volte, che una fol fiara peccare. Abbomino le mie fuperbie. Detefto le mie alteriggie. Odio i miei fordidi defideri, e vi prego per gli atroci fpafimi, che nella coronazione di fpine voi fopportafte, a volermeli perdonare. Io non merito, è vero, clemenza alcuna; ma, Signore, voi l'avete meritata per me, e in riguardo de' voftri meriti io la imploro, e la fpero. Terzo Punto. C Onfidera, anima mia, qualmente dopo effere ftato il tuo buon Gesù si empiamente flagellato, e coronato di fpine venne condannato alla più barbara morte, e coſtretto a portare fopra gli omeri lo ftromento fatale del fuo fupplizio. Era queAti una croce alta molto, e pefante, ed un legno il più obbrobriofo, ed infame, che in que' tempi ritrovaffefi fulla terra; niente però dimeno il benedetto ( a) Tai. 53. GIORN O: tanto, anima mia detto Gesù la prende tralle fue braccia, come pred e la bacia, e fe la fentatagli dal Padre eterno, e la bacia ftringe al petto, e da per fe medefimo fe la pone fopra le ſpalle per incamminarfi al Calvario. Inchi lo percuote, chi lo fputacchia, chi lo villaneggia, e chi l'infulta: ed egli riceve in pace ogni affronto, confegnando fpontaneamente da fe fteffo all'indifcrezione de' fuoi Nimici, la fua riputazione, e la fua vita. Mira, anima mia, il tuo Gesù, il quale frallo ftrepito delle trombe, e fra un confufo grido di gioja, e fefta s'incamina al Calvario. Un Ladrone và avanti, un Ladrone fta addietro, e Gesù Crifto è nel mezzo. Tutti hanno la loro Croce, ma il benedetto Gesù ha la più lunga, la più groffa, e la più gravofa. Puoi mirare, anima mia, quefto innocente Abele condotto fuori all' aperto, per effere affaffinato dal fuo Fratello Caino fenza prorompere in lagrime di compaffione? Puoi rimirare queft' innocente Ifacco, che va ad effere facrificato ful monte, fenza fentirti tutta liquefare di tenerezza? Compatifci, anima mia, il tuo Salvatore si addolorato > e ane 9 guftiato e procura di follevarlo da tante pene. Egli s'incamina al Calvario col fuo Principato fugli omeri, e chiunque vuol effer fuo Suddito, e. fuo Amico, dee feguitarlo per queſta firada portare la Croce con effolui. Egli ti fa intendere, anima mia, e colla fua voce, e col fuo efempio, che tu affolutamente non puoi entrare nel regno de' Cieli fenza rortar la tua Croce, e feguitarlo, e fe defideri effere a parte di quelle felicità ch' egli difpenfa a' fuoi Servi fedeli, devi neceffariamente procurar d' imitarlo. Vero è, che Gesù Crifto col portar la fua Croce al Calvario ha foddisfatto per to a tutte rigor di Giuftizia, e si ha applicati tutti i fuoi MONOD 250 i fuoi meriti; ma è vero altresì, che per la tua eterna falute non bafta, il portarfi da lui la Croce fe non lo feguiti. Imitalo adunque, anima mia, e tieni a lui compagnia con atti d' ammirazione, e più con affetti di compaffione. Indoffati quella Croce, che a lui piacerà di mandarti, e portala fino al Calvario, per imitarlo, con umiltà, e pazienza. Qual è quella Croce, che ti poffa effere si gravofa, come a lui fu la fua? La Croce che tu porti per andare all' Inferno è più gravofa affai di quella, che t'impone Gesù per guidarti al Cielo. L' ambizione, l'invidia, l'ira, l'odio, la vendetta, la luffuria, la gola, e tante altre tue ree paffioni, tu nen puoi negare, anima mia, che non fiano Croci di pena, e di cruccio per te: E dove vai a terminare con quefte, fe non che ad un' eternità difperata? Anima mia, penfa, e rifletti feriamente a te fteffa, e rifolvici di feguitare Gesù per l' erta via del Calvario. Che forfennatezza è la tua a voler piuttofto colle croci travagliofe dannarti che colle fuavi falvarti? Deh! venga, o gran Dio, la grazia voftta colla fua unzione, ed efficacia a rapirmi, e colle Croci Evangeliche vi feguirò dapertutto. A voi mi raccomando e nelle voftre mani ripongo tutto me fteffo. " ” ESAME PRATICO. Sopra i comandamenti della Chiefa, e fepra i fette capitali peccati. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Ne' giorni trafcorfi io già mi efaminai fopra l'obbligo di udire la Santa Meffa, di udirla con attenzione, e di udirla GIORNO. 251 la interamente nelle Domeniche, e nelle fefte comandate dalla Santa Madre Chiefa; ora, mi refta da far l'efame fopra l' obbligo di digiunare la quarefima, le quattro tempora, e le vigilie. É vero che fecondo non pochi Teologi, io non fono tenuto a digiunare fino agli anni vent' uno, e nemmeno allorchè ho oltrepaffati gli anni della vecchiaja; ma almeno ne' tempi prefcritti da' Sacri Teologi io devo digiunare, e non digiunando commetto un peccato mortale. Quefto precetto ne include in fe medefimo due: uno, cioè, pofitivo, e l'altro negativo. Il pofirivo mi comanda di mangiare una fol volta il giorno, e di mortificar la mia carne per tenerla foggetta allo fpirito. La collazion della fera ella è tollerata, ma io devo guardarmi dal farmi una coſcienza troppo larga, ritrovandofi ne Cafifti non poche Dottrine, che per verità non fi poffono fenza fcrupol feguire. Il negativo mi vieta il mangiar carne, ed altri cibi proibiti. Il precetto negativo fi trafgredifce toties quoties con atti replicati, virtualmente completi, fi mangia carne. Non così però per il pofitivo. Ciò premeffo io devo efaminarmi, fe mai in alcun tempo, col troppo mangiare, io abbia guaftato il digiuno... E quante volte io ciò abbia fatto... Di tutte io dovrò confeffarmene, dimandarne umilmente perdono a Dio, e procurar d' emendarmene. Da molti fi fuol dire, che l'inneffervanza del digiuno non manda alcuno all' Inferno; ma io devo guardarmi ben bene dal proferire si efecrande beftemmie. L' altro precetto della Chiefa mi comanda di confeffarmi, e di comunicarmi almeno una volta l' anno alla Pafqua, alla mia Parrochia. Quindi io mi efaminero, fe abbia offervato quefto si fanto precetto... Efe abbia mai lafciato paffar l'anno fenza accoAtar 252 NONOS ftarmi al tribunale di penitenza, e fenza comuni carmi... Colla Confeffione, e Comunione facrilega al precetto Pafquale non fi foddisfa, e dire il contrario è propofizione erronea, e fcandalofa. Mi farei io mai adunque comunicato facrilegamentc?... Guai a me fe ciò aveffi fatto; io dovrei temere di effere ad ogni iftante fulminato dal Cielo. L'ultimo precetto della Chiefa è di pagar le Decime fecondo l' ufo del mio Paefe, e fe ciò io non faccio commetto un enorme mortal peccato. L' ufo di pagar le Decime è antichiffimo, ed io non poffo. trafgredirlo, fenza trafgredire ancora la legge fanta di Dio. Abramo diede a Melchifedecco la decima di tutto il bottino, ch' egli avea fatto fopra i quattro Re, che avea vinti( a). Giacobbe imitò la pietà del fuo Avolo, dedicando al Signore la decima di tutto ciò, ch' egli acquifterebbe nella Mefopotamia. Nella legge di Mosè parimente Iddio avea ordinato di pagare a' Sacerdoti, ed a' Leviti la decima di tutti i loro beni( b). Vero è che nella nuova legge Gesù Crifto non ha preſcritte decime; ma è vero altresi, che fulle prime i Miniftri dell' Evangelo viveano di limofine de' Fedeli, i quali erano obbligati a mantenerli, effendo di diritto divino, e naturale, che colui, il quale ferve all' Altare, viva dell' Altare. In feguito fi diede una certa porzione delle loro rendite al Clero. Quefto dono fu chiamato decima, non perchè foffe la decima parte delle rendite, ma folamente per imitazione delle decime dell' antica legge. Nel fefto fecolo finalmente i Canoni, e gli Editti de' Principi fecero una legge di queft' ufo, ed obbligarono i Criftiani di dare agli Ecclefiaftici la decima de' frutti, ch' effi ( a) Genef. 14. 21.( b) Levit. 27. 30. GIORNO. 253 effi raccoglievano. Quindi io rni efaminerò fe abbia offervata queſta legge obbligante a peccato mortale... E fe abbia mai defraudati i Miniftri del Sacro Altare di ciò, che a loro fi conviene.... Il pagar le decime egli è un atto di giuſtizia, e fe io voglio falvarmi devo farmi offervatore zelante di quefto si giufto precetto della Chiefa. Non folo fopra gli Ecclefiaftici comandamenti; ma ancora fopra i fette capitali peccati io devo efaminarmi per vedere di quali colpe io fia reo. Il primo capitale peccato egli è la fuperbia, la quale fi difinifce: ua appetito difordinato della propria eccellenza, defiderando indebitamente di fovraftare agli altri. La fuperbia in quefti cafi è peccato mortale. I. Se fi appetiſcono onori fopra i proprii meriti con difprezzo degli altri. II. Quando quefti fi bramano con danno grave del Proffimo. III. Quando fi attribuifce il bene ricevuto da Dio a' proprii meriti, con ingiuria di Dio medefimo. IV. Quando talmente fi appetifce la propria eccellenza, che fi fia difpofto ad offendere gravemente l' Altiffimo. V. Quando non fi vuole con piena deliberazione ubbidire in cofa grave a' legittimi Superiori. Ciò fuppofto, avrei io mai peccato di fuperbia in alcuna di quefte cinque maniere?... Ho io mai afpirato di ellere eletto, o promoffo immeritamente a qualche onorevole uffizio?... Ho io mai cercato ambiziofamente di aver quel pofto fenza alcun merito?... Attribuifco io a Dio tutto il bene, che io ho, fenza darne neppur una minima parte a me fteffo?... Iddio refifte a' fuperbi, e dà la fua grazia foltanto agli umili, e fe a me preme di confervarmi in grazia di Dio devo fommamente aborrire quefto maledettifsimo vizio. Li vizii, che dalla fuperbia derivano fono moltifsimi, ma qui per brevità fi ridurranno a tre, i qua 254 NONOO i quali fono: vanagloria, prefunzione, e ambizione. La vanagloria è un appetito difordinato della propria ftima, manifeftando colla bocca la perfonale grandezza o vera, o finta; e può effere peccato mortale fe ridonda in offefa grave o di Dio, o del Profsimo. La prefunzione è una temeraria brama di comparire fopra il proprio talento, o d'intraprendere un qualche affare ineguale alle proprie forze. L'ambizione è uno fregolatifsimo defiderio di non dovute dignità, ed onori, oppur di dignità fuperiori al proprio merito. Tutti gli ambiziofi, i quali per fas,& nefas cercano dignità, e preminenze fono in un pefsimo ftato di falute, ed io per non avermi per queſto vizio a dannare procurerò di deteftarlo, e di abborirlo più della morte medefima. Il fecondo capitale peccato egli è l'avarizia, la quale fi difinifce un appetito difordinato di accumular roba, e denari, e di confervarli col più fordido attacco. L' avarizia può aver due rifleffi. Il primo di acquiftar roba con tutti quanti i più illeciti modi. Il fecondo di mai ſpropriarfene per cofa alcuna, e di éifere piuttofto pronti ad offendere Iddio, che deteriorare nelle foftanze. Sia in un modo, fia nell' altro fi pecca mortalmente, ed io devo efaminarmi fe abbia mai portato troppo amore alle ricchezze... Se le abbia poffeduce con troppo attacco... E fe nell' accumularle mi fia fervito di furti frodi, inganni, monopolj od ufure... Quefto fecondo capitale peccato ha i fuoi vizi fubalterni, e fone. I. Il tradimento. II. La frode. III. Lo fpergiuro. IV. La fallacia. V- L' inquietudine. VI. La durezza del cuore. VII. La violenza. Tutti quefti vizj poffono effere peccati mortali, quando v' intervenga la deliberazione della volontà, e la gravità della materia. Il terzo peecato GIORN O. 255 cato capitale è la luffuria, del qual peffimo vizio ne abbiam già altrove parlato. Le fpecie della luffuria fono fette, cioè, la femplice fornicazione, l'adulterio, l'incefto, lo ftupro, il ratto, il facrilegio, e il vizio contro natura. Tutte fono gravi offefe di Dio, non dandofi fu di ciò parvità di materia. Le Figlie di un tal fozzifsimo vizio, fecondo San Gregorio, fono otto, cioè, cecità di mente nelle cofe fpirituali, inconfiderazione, incoftanza, precipitazio ne, amor proprio, odio a Dio, fmoderato affetto alla vita prefente, e difperazione dell' eterna felicità. Sopra tutti quefti vizj io devo efaminarmi con diligenza, e trovandomi reo di una qualche grave mancanza, ne debbo dimandare umilmente perdono a Dio, e proporne una fincera emendazione. Maffima per la fera. Io devo in quefta fera feriamente riflettere qualmente i miei peccati fono ftati quelli, che hanno empiamente flagellato Gesù, lo hanno coronato di fpine, e lo hanno condannato alla più barbara morte che abbia in tutti i tempi veduto il Sole. Quindi io proporrò di deteftarli, e abborrirli più della morte, e dell' inferno medefimo, e di mai più commetterne alcuno per qualunque cofa del Mondo. > Orazione Giaculatoria. L'orazione giaculatoria di quefta fera, farà la prefente: Te ergo quaefumus huic famulo tuo fubveni, quem pretiofo fanguine redemifti. Adorabilif fimo Nazareno, per i meriti del voftro preziofifsimo fan 256 NONO fangue, mondate l'anima da qualunque colpa mortale, e datemi grazia di mai più commetterne alcuna per l'avvenire. SERMONE SECONDO.] Sopra l' amor di Dio verfo l Uomo, Q Uanto fia ftato grande l' amor di Dio verfo l'Uomo, io mi lufingo, Afcoltatori umaniffimi, che dalla fatta Meditazione voi già abbaftanza compreſo l'avrete. Niente però di meno, ficcome egli è quefto un' argomento fu di cui non fi può dire mai troppo, così io vi prego ad udirne parlare ancor per un poco a fpirituale voftro vantaggio. Noi eramo ancora, Uditori, nel caos degli enti poffibili, che già il noftro buon Dio ardentemente ci amava, e facendoci poi con isfarzo d'onnipotenza, fenza aver bifogno di noi, riforger dal nulla, ci diede a conoſcere con qual occhio pietofo ci rimirava. Non ancora erano i Serafini del Cielo infiammati di facro divino ardore, non ancora affiftevano riverenti al Divin foglio, non ancora battevano l' ali per efeguire gli ordini. dell' Altiffimo, che già il noftro Dio ci amava con un' amor fvifcerato. Non ancor erano formati i Cieli, non ancora erano in sfere diftinti, non ancora col loro vago vermiglio ricreavano le umane pupille, che già Iddio ci faceva fcopo del fuo fervido amore: In charitate, lo ha detto Geremia Profeta, in charitate perpetua dilexi te, ideo attraxi te miferans tui( a). Sì Uditori, il noftro buon Dio ci ha amati fino dall' eternità, e fin da quel pun. [ a] Gerem. 91. 3. GIORNO: 257 punto medefimo > che incominciò ad amare fe fteffo, amò fvifceratamente anche noi: in charitate, in charitate perpetua dilexi te.Che fe tanto fu grande l'amor di Dio verfo di noi fin dalla eternita, pen. fate voi, Uditori, quanto fi farà aumentato allorchè ci vide creati. Non così al certo una Madre amorofa, dato che abbia alla luce il fuo tenero parto, fe lo ftrigne affettuofamente al feno, e lo lava tutto di dolci lagrime, come il noftro buon Dio diede in ecceffi fovragrandi di giubilo. Si si, dicev' egli, ripieno tutto, e ricolmo di ardentiflima carità, si adeffo eructabo abfcondita a conftitutione mundi( a): farò adeffo palefe quell' incendio di carità, che fin da' fecoli eterni m'abbruccia il cuore, e porrò in effetto al prefente l'eterna idea. Stabilii fin d' allora di crear l' Uomo Padrone del Mondo, e Signore difpotico di quanto in fe fteffo l'univerfo rac. chiude, e in questo punto io gliene comparto l' inveftitura. Determinai di crearlo con un' anima si nobile, si preziofa, e fublime, che dotata di perfpicace intelletto, di memoria felice, di volontà libera, e di me medefimo immagine', atta foffe a ricevere il fugello della fede, la grazia fantificante, il privilegio di fpofa, e come amata mia Figlia la eredità eterna del Paradifo, e quello, che allora ideai, ecco che al prefente efeguifco: ego feci,& ego feram, ego portabo,& falvabo( b). Ma fi fermò forfe qui, Uditori, l'amore fvifcerato del no. ftro Iddio? No, ma più oltre avanzandofi, paſsò ad amarci ancorchè contracambiato colle offefe più enormi, e coll' ingratitudine più moftruofa. Vide Iddio fin da' fecoli eterni, che il genere umano, a cagione de' fuoi orrendi peccati, e della fua fter R mina( a) Math. 13. 35.( b) Ifai. 46. 4. CONONO minata malizia dovea venir piagato come un Leprofo, e compafsionandolo in quefto si mifero ftato, procurò di rifanarlo col farli per effo mallevadore appreffo la divina irritata Giuſtizia, Miratelo adunque quefto verbo divino tutto avvampante di facri ardori difcender dal Cielo in Terra, e venirfi ad incarnare nel ventre purifsimo d'una Vergine, Miratelo come bifognofo d'ogni cofa offre fe med. fimo al fuo divin Genitore in ifconto de' noftri peccati. Miratelo or predicare, ed or viaggiare, or efporfi a fatiche, ed or a ftenti, e per tirarci tutti alla fua gloria beata foffrire villanie, e contumelie, percoffe, e fputi, funi, e catene, flagelli, e fpine, e per ultimo la più barbara morte, ch' abbia mai faputo inventare la fpietatezza Giudaica: Crucifixus, crucifixus etiam pro nobis. Fè facrofanta! Peccano gli Angeli creature si fublimi, e nobili, e appena commeilo il peccato precipitate vengono fenza remifsion nell'Inferno; e l' Uomo verme vilifsimo della terra, dopo aver peccato ritrova tofto il perdono! O carità, che fa reftare eftatico tutto il Cielo! oh amore, che obbliga S. Tommafo da Villanuova a fclamar ftupefatto: Dov'è, o Signore, la voſtra potenza? Dov'è la voftra fapienza? Dov'è l' augufta voftra Maefti? La voftra gloria dov'è? Ubi eft Deus fapientia tua? Ubi divitia? Ubi gloria? Ubi majeftas? Extafim paffus eft Deus. Oh extafim exuberantis amoris! oh ferventiffime charitatis exceffum! Voi fiete divenuto eftatico per amore dell' Uomo. Oh eftafi d'amore efuberante! oh ecceffo di carità ferventiffima! Ma e che pretefe mai, Uditori, il noftro buon Dio con trafporti si grandi di ferventifsimo amore? Ah! nient' altro egli pretefe, fe non riportare amor per amore: fic amare voluit, que 258 GIORNO. 259 > qui voluit amari( a). E non altro chiedendo fe nom amor per amore, vi farà alcuno fra noi che fdegni di compiacerlo? Ah che inaudita barbarie farebbe mai quefta Uditori? Deh rifvegliatevi da quel profondo letargo in cui fconfigliatamente dormite tutto tutto a Gesù confacrate il voftro cuore. Amate il voſtro Iddio, ed amatelo con tutta l'anima, con tutto lo fpirito, e con tutte quante le forze voltre. Non fiavi alcuno fra voi, che non ami Gesù, e non l'ami con un amore di benevolenza, od almeno, almeno appreziativo. Ah nò, Gesù amabilifsimo, nò che fra noi non v'è alcuno, che non vi offra tutto fenza riferva il fuo cuore. Troppo tardi abbiam riflettuto agli ecceſsi fovragrandi del voftro amore. Oggi però, che illuminati dalla voftra grazia, abbiam conosciuto il voftro amor verfo noi, ecco che vi offeriamo tutti noi ftefsi in corpo, e in anima, e vi facciamo un dono irrevocabile di noi medefimi. Infiammate, Signore, il noftro cuore, e dateci grazia d' amarvi arder.temente qui in Terra per poi venirvi ad amare eternamente nel Cielo, ( a) S. Petr. Grif R 2 e DE 260 DECIMO GIORNO. MEDITAZION E. Sopra i motivi d amare Iddio. PREPARAZIONE RIMOTA. farà fopra i motivi d' amare Iddio. Il frutto da ricavarfi, A meditazione di queſta mattina, LA mediante il difcorfo dell' intelletto cogli affetti della volontà, farà quefto di procurar di riamare chi -ci amò ardentemente fino all' afpra morte di Cro" ce. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Primo Punto. R Avviva, anima mia, la tua fede, e dopo efferti follevata fopra te fteffa, dimmi, chi è Dio? Tu mi dirai, ch' egli è un aggregato di fomma bontà, di fomma pace, di fomma clemenza, e di mifericordia infinita; ma devi fapere, ch' egli è ancora la fteffa carità per effenza: Deus, lo dice il Santo Apoftolo Giovanni, Deus charitas eft. Come carità per effenza, egli contiene in fe fteffo ogni più vero bene, e come contenente in fe fteffo ogni più vero bene, merita l'amore di tutti quanti GIORN 0: 261 " gli Uomini. E dove infatti, anima mia, troverai bene maggiore, che in Dio, il quale in fe folo raccoglie, quanto di bene fi trova fparfo fralle creature? Tu ami in altri il fapere; ma queſto è ignoranza in paragone della fapienza divina. In altri tu ami la bellezza, ma queſta è fchifezza in paragone della divina beltà. In altri tu ami il potere; ma quefto è debolezza in paragone della divina potenza. In altri tu ami l' innocenza, la fantità la bontà, la clemenza, la giuſtizia, la beneficenza; ma non vedi, anima mia, che tutte queſte perfezioni delle creature fono difetti in paragone delle prerogative di Dio? Iddio, Iddio folo è quello, che può faziar le tue brame, e render paghi tutti i tuoi defiderj, e fe non trovi il tuo piacere nell' amare Iddio, in niun' altra cofa di queſta terra lo puoi trovare. Confidera difapaffionatamente, anima mia, ciò che in quefto Mondo tu ami, e poi non confacrare tutto il tuo cuore a Dio, fe ti dà l'animo. Tu ami nelle creature di quefta terra l'avvenenza, il brio, la fapienza, la liberalità, la potenza, la maeftà, o qualche altra loro prerogativa; ma cos' è mai tutto ciò in confronto di quel mare immenfo di nobiliffime perfezioni, che in Dio fi trovano? Per l' ordinario nelle creature fi trova la virtù unita col vizio; ma ciò non fegue mai in Dio. In effo il fapere è fenza fuperbia, il beneficare fenza intereffe, il il potere fenza prepotenza, la maeſtà fenza contegno, e tutte in fomma le perfezioni, fenza imperfezione veruna. Tu adeffo non le comprendi, anima mia, le amabiliffime qualità, che nel tuo Dio fi ritrovano perchè troppo fei immerfa nel fango fecciofo di quefta terra; ma follevati un poco fopra quefte terrene cofe, e fubito sonofcerai quanto il tuo Dio fia in fe medefime R 3 ama 262 DECIMO amabile. Tutte le perfezioni, che nelle creature f trovano, non fono altro, che una menomiffima ftilla partecipata loro dal mare immenfo delle perfezioni divine, e fe Iddio per un iftante foltanto ritiraffe da effe la fua benefica mano tutto ciò, che di buono, e bello in loro ritrovafi, in un fubito fvanirebbe. Ed è poffibile, anima mia, che una ftilla di bene fparfo fralle creature, ottenga si facilmente il tuo affetto, e poi non l'ottenga un oceano interminabile di perfezioni? Un bene infinito, anima mia, merita un amore infinito, e tu fei si fcarfa a tributargli il tuo limitato cotanto? Confonditi innanzi a Dio della tua infenfataggine, e digli addolorata col Santo Padre Agoftino: Sero te cognovi, amantiffime Jefu, fero te amavi. Adef fo però io fon rifoluto d' amarvi, e d' amarvi perpetuamente con tutte quante le forze mie. Ajutatemi, Signore, e datemi grazia di amarvi ardentemente e nel tempo, e nella eternità. Secondo Punto. " D Al confiderare il tuo fupremo Creator come Dio, paffa, anima mia, a confiderarlo come veftito di fpoglie mortali, e dirizza la tua confiderazione a Gesù Crifto. Egli è il Re de' Monarchi, il Figliuol dell' Altiffimo, in cui l' eterno Divin Genitore tutto trova il fuo compiacimento: Filius meus dilectus, in quo mihi bene complacui ( a). Egli è il capo di tutte le anime giufte, il fonte d'ogni perfezione, e fantità, il teforo di tutte le virtù, e la forgente di tutte le grazie. Egli è quello, che ftimò delizia l' abitare co' prevari ( a) Math. 12. 18. GIORN O. 263 no-> 9 no varicati Figli d' Adamo: Deliciae meæ effe cum Filiis hominum( a), e che veítendo umana carne noftro Fratello, noftro volle farfi noftro Padre> Spolo, noftro Avvocato, noftro Mediatore ftro Redentore, noftro Santificatore, noftra Corona, noftro premio, e noftro tutto: oluit, voluit per omnia Fratribus affimilari( b). Or, anima mia, fe fi amano i Fratelli, i Padri, i Spofi, e i Benefattori, non dovrai amare il tuo Gesù con tutte le forze, e con tutta te fteffa? Ah tu fei obbligata a ciò fare, anima mia, per cento, e mille motivi. Io non voglio quì rammentarti tuttociò che per falvarti fece il Figliuol dell' Altiffimo, perchè ciò già in altro tempo tu medirafti. Voglio folo, che tu fiffi lo fguardo in quella Croce fu di cui inchiodato, e incoronato di fpine giace morto il tuo Divin Redentore. Miralo adunque, anima mia, e dopo averlo attentamente contemplato, dimmi chi fu la cagione d' una morte sì alpra, e fpietata? Ah! non altri fu, che l' amore grande, che ti portava: Dilexit nos, lo ha detto il Santo Apoftolo Paolo, dilexit nos,& tradidit femetipfum pro nobis. Egli per tuo amore, anima mia permife, che gli foffe fquarciato il coftato, e per tuo amore da quell' acqua, e fangue, che ufcinne iftitui tanti, e si nobili Sacramenti atti a mondarti da qualunque peccato, e a condurti alla bella gloria del Cielo. Or, anima mia, dopo aver fatto tanto per amor tuo il tuo Divin Salvatore, non ti rifolverai ad amarlo con un amore il più perfetto, che ti fia poffibile? Ah si, mio Gesù, mio Dio, mio tutto, sì ch'io vi voglio amare con tutte quante le limitate mie forze. Tutte le R 4 ( a) Prov. S. 31.( b) Habr. 2. 17. 264 DECIMO le Creature di queita terra, mi dicone a chiare note, ch' io v' ami: Cælum,& Terra,& omnia mihi dicunt ut amem te( a), ed io affolutamente vi voglio amare. Gesù mio, mi fpiace al fommo di non avervi amato per lo paffato, e vi dimando umilmente della mia grandiffima trafcuraggine, pietà, perdono, mifericordia. Per l' avvenire non amerò altri che voi, e voi folo farò fcopo de' miei affetti. Ajutatemi però colla grazia voftra fantiffima, acció poffa offervare i miei proponimenti. ESAME PRATICO. Si continua fopra i fette peccati capitali. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Per compiere l' efame fopra i fette capitali peccati, io devo continuare ad efaminarmi, fe in me abbia mai regnato il maledetto vizio dell' ira. L' ira fi difinifce: un appetito difordinato della vendetta, e fe la vendetta è grave, grave altresì è il peccato, che fi commette. I vizii, che pullulano da queſto peffimo mortal peccato, fono fei, cioè. I. La riffa, la quale fi difinifce, una contefa di parole, e di fatti, e fe la contefa è grave, grave parimente è l'offefa che a Dio fi fa. Il II. è la contumelia, la quale alior fi commette quando uno prorompe in parole ingiuriofe verfo il fuo proffimo, ed è peccato mortale, o veniale giufta l' offefa che fi fa al Profsimo. II III. è il tumor della mente, il quale allor fi compie quando uno penfa al modo di vendicarfi, e a ciò penfando s' accende d' ira, e fi ( a) S. Aug. GIORNO. 265 9 che V. è e fi gonfia nell' animo. Il IV. è lo fchiamazzo il qual non è altro che un parlar confufo, e inordinato e può effere peccato mortale o per ragione di fcandalo, o per ragione del danno, col parlar furiofo fi apporta al Profsimo. I la maledizione, ed il VI. è la beftemmia fo pra de' quali, io mi ſono già in altro tempo efaminato. Il quinto vizio capitale è la gola, la quale fecondo Sant' Agoftino, e San Tommafo, è un appetito difordinato di mangiare, e di bere ecceffivamente. La golofità è peccato mortale. I. Quando nel mangiare, e nel bere fi pone l'ultimo fine. II. Quando col troppo mangiare, o bere fi cagiona grave danno alla falute. III. Quando colla troppa quantità de' cibi fi fcandalizza gravemente il Profsimo. IV. Quando fi preo bere falavede che col troppo mangiare rà uno fpinto a mortalmente peccare. Or io devo efaminarmi fe di cotefti peccati io ne abbia mai commeffe veruno; o fe abbia mai indotto altri a troppo mangiare, o troppo bevere. Le Figlie della gola fono fei, cioè, l'ubbriachezza, la ftupidezza di mente, la vana allegrezza, il fovverchio parlare, la fcurrilità, l'immondezza, le quali tutcte poffono indurre l'uomo ad offendere gravemente Iddio, e a farfi reo d' un' eternità di tormenti. Il fefto peccato capitale è l'invidia, la quale fi difinifce, una triftezza del bene del Profsimo, per timore di diminuire nella propria ftima, ed eccellenza. Ella è di fuo gerere peccato mortale, quando la parvità non ifcufi della materia. Avrei io mai però peccato d' invidia?... E fe ho ciò fatto quante volte il mefe, la fettimana, il giorno, fono ftato folito di cadere in effo? lo devo pentim i di ogni e qualunque offefa fatta a Dio, ma firgo lar men 266 DECIMO mente di quefta io devo procurare di averne un dolore mafsimo, ed intenfifsimo, effendo l' invidia un peccato odiato al fommo da Dio. I rami dell' invidia fono cinque, cioè, l'odio, la fuffurazione, la detrazione, l'allegrezza delle altrui ditgrazie, e triltezza delle fortune altrui. Su di ciò io mi fono già altrove efaminato, niente però dimeno io devo un' altra volta tornar a riflettere fe fia reo di veruno di quefti diffetti per emendarmene. L'ultimo peccato capitale è l'accidia, la quale altro non è, fecondo il Santo Abbate Bernardo, fe non una naufea delle cofe fpirituali, e una quafi non curanza dell'eterna falute. L'accidia, ficcome fi oppone alla carità, così, è di fuo genere peccato mortale, e di quefti peccati mortali io devo offervare quanti nel lungo giro di tanti anni io ne abbia commeffi con grave danno della povera anima mia. Le Figlie dell' accidia, fecondo S. Gregorio Magno, fono fei, cioè, la malizia, il rancore, la pufillanimità, la difperazione, la negligenza nelle cofe concernenti l'eterna falute, e la fvagazione di mente intorno alle cofe illecite. Tutte quefte peffime Figlie, poffono apportare all' Uomo delle funeftiffime confeguenze, e fe io non mi efaminerò fopra d' effe con diligenza per abborrirle, e deteftarle, è molto probabile ch' io commetta de' gravi peccati, e mi danni. Mi efaminerò adunque fopra tutto attentamente, dimanderò d'ogni mancanza perdono a Dio. Maffima per la mattina. In quefto giorno io procurerò ricordarmi, qualmente io fono obbligato ad amare Iddio fopra ogni cofa; ad amarlo con tutto il mio cuore, con tutta la mia mente, con tutta la mia anima, e con tut te GIORNO. 267 se quante le forze mie: Diliges Dominum Deum tuum, lo dice Iddio medefimo nel Deuteronomio, diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo, ex tota anima tua,& ex tota fortitudine tua. Quindi io cerchero di frequentare più che farà poffibile gli atti d' amor di Dio. Orazione Giaculatoria. L'orazione giaculatoria farà quefta: Fac ut ar deat cor meum, in amando Chriftum Deum, ut fibi complaceam. Vergine illibatiffima, cara Madre del bell' amore, intercedetemi dal voftro Figlio Unigenito, una ftilla di quel beatiffimo incendio, di cui voi avvampate, e pregatelo a volermi dar grazia di poterlo amare ardentemente in quefta vita, per poi venirlo ad amare eternamente nella patria Celeſte. SERMONE PRIMO. Dell' amor di Maria verfo noi. C turHe Maria veramente ci ami con un amor grande, e fvifcerato, oltre che lo dicono ti i Sacri Dottori, bafta, a reftarne perfuafiffimi, feriamente riflettere al generofo, ed alto facrifizio, che fece per noi di Gesù fuo amato Figliuolo full' Altar della Croce. Era non v' ha dubbio quefti deftinato ad effer vittima di pacificazione fra Dio, e l'Uomo; ma non l'avrebbe però mai l'eterno Padre confegnato alla Croce, fe al di lui facrifizio concorfa ancor non foffe Maria di lui veriffima Genitrice. Quindi è, che fpinta ella da un amor grandiffimo verfo l'Uomo, e defiderofa di rimetterle 268 DECIMO proal poffeffo del perduto regno de' Cieli, uni tofto la fua volontà a quella dell' eterno Divin Genitore, e di comune confenfo il confegnarono alla più barbara morte, ch' abbia mai in tutti i tempi veduta il fole: Communem Filium, lo dice il mio Dct. tore Serafico, communem Filium tradiderunt( a). Qui però non fermoffi l'amor di Maria verfo noi, perchè più oltre eftendendofi a tanto giunfe, che al dire del Santo Arciveſcovo di Firenze Antonino, fe ftato non folfevi chi di Carnefice, o di Miniftro fervito aveffe nel facrifizio del Figlio, ella, ella medefima, per la falute de' Peccatori, colle prie mani facrificato l'avrebbe: ita proximum dilexit, eccovi le parole del Santo teftè citato, ita proximum dilexit, quod fi defuiffet, qui Chriftum cracifixiffet, ipfa pro falute humani generis, eum in Cruce manibus fuis pofuiffet( b). Una Madre, Uditori, fra tutte le Madri in ecceffo amante del fuo Figliuolo, perchè delizia dell' anima fua, in cui per amore più che in fe fteffa vivea, pronta a facrifica lo colle proprie mani per dare all' uomo vita di grazia! Oh carità, che fa reftare eftatico tutto quanto l'empireo! Oh degnazione ammirevole della noftra cara Madre Maria! Oh trafporto ineftimabile d'amor verfo noi miferi, e prevaricati Figli d' Adamo! Ora, miei riveriti Uditori, fe dalla preziofità de' doni, che alla perfona amata fi fanno, evidentemente conofcefi fin dove fi eftenda l'intenfità dell' amore, qual amore farà mai ftato quello, che in ogni tempo ci ha portato Maria, fe ella per la noftra falute ci diede il fuo unico. Divin Figliuolo, e fu pronta per noi, a flagellarlo non folo, e a incoronarlo di fpine, ma a inchio. dar( a) S. Bonav.( b) S. Ant. a Flor. GIORNO. 269 darlo perfin fulla Croce, e a confegnarlo alla morte? Per verità, ch' egli è quefto un atto d'amor ftupendo, e inaudito. Ma fe tanto ci ha amati Maria, noi non ci rifolveremo mai a riamarla, e a contracambiarle almeno amor per amore? E faremo si ſconoſcenti, o Criftiani, da non riamare una Madre, la quale ci amò cotanto, e che anche al prefente fi dimoftra verfo noi tutta clemenza, tutta bontà, e mifericordia? Ah! no, Vergine Immacolata, nò, che fra noi non v'è alcuno si ingrato, il qual non vi voglia rendere amor per amore. Noi fi proteftiamo di volervi da qui avanti amar fempre da Figli, e fe in fiffatta guifa non v' abbiamo amato per lo paffato ce ne pentiamo, e ve ne dimandiamo umilmente mifericordia. Madre dolciffici amama, deh! per quell' amore col quale fempre fte, continuate fopra di noi l' amorevole voftra protezione, ed impetrateci tutte quelle grazie che ci fon neceffarie per amarvi con tutti quanti gli affetti del noftro povero cuore. Prefentatevi al trono della Trinità Auguftiffima, e dite all' eterno Divin Paracleto, che effendo noi defiderofi d' amarvi con tutta l'anima noftra, accenda in noi una di quelle vampe ardentifsime, che abbrucciano colafsù nell' empireo i Cherubini, e i Serafini, e tutti gli altri Angelici Spiriti. Se voi Vergine Immacolata, non ci privarete della materna voftra afsiftenza, vi ameremo ardentemente per tutto il tempo di noftra vita qui in terra, e dopo morte verremo ad amarvi con un amore più intenfo eternamente in quella patria beata, ove fedete, e federete per fempre in qualità di Regina, che così fia. 2013$ 950otes ells eming ME DECIMG 270 elle obnes MEDITAZIONE SECONDA. Sopra il Paradifo. PREPARAZIONE RIMOTA. LA A Meditazione di quefta fera, farà fopra la gloria eterna del Paradifo. Il frutto da ricavarli, mediante il difcorfo dell'intelletto cogli affetti della volontà farà quefto. I. Di innamorarfi di quel regno di tutti i contenti. II. Di proporre di far violenza a noi fteffi, e di mortificare le noftre paffioni per giungerne un giorno all' eterno poffelfo. PREPARAZIONE PROSSIMA. Atto di fede& c. come alla pag. 6. MEDITAZIONE. Prima Punto. anima end tra colla tua mente colafsù nell' Empireo, ove foltanto puoi ritrovare la tua eterna beatitudine. Dopo aver penetrati que' Cieli, offerva l' ingreffo, che fa nel Paradifo un' anima viffuta da fanta, e morta nel bacio del fuo Signore. Condotta quefta in un baleno dal fuo Angelo Cuftode in quel loggiorno deliziofiffimo, ecco che viene incontrata da quafi un'infinita moltitudine di Angelici fpiriti, i quali al dolce fuono d' armoniofi concenti, la invisano alle palme, alle corone, e a' trionfi: Intra GIORNO. 27T 9 intra, van tutti gridando, intra in gaudium Domi ni tui. Che allegrezza, anima mia, che gioja, che piacere non prova ella mai a quefto primo fortunato incontro! Entrata appena in quel gran regno celefte, ella volge le fue pupille or da una parte, ed or da un' altra, e rimanendo naufrago il di lei fguardo nell' abiffo di tanta ampiezza, e di tanta luce, quam dilecta, và beatamente efclamando, quam dilecta tabernacula tua Domine virtutum, concupifcit,& deficit anima mea in aria Domini. Quam dilecta dirà alle numerofe gerarchie degli fpi. rizi eletti. Quam dilecta dirà a quello ftuolo immenfo di Beati, e di Santi, che gli verranno incontro. Concupifcit, efclamerà, poichè allettata da tanti cammina a gran beni, che la invitano al centro paffi nella fua vera beatitudine a veder Dio, fe pur l'affluenza di tanta gioja non l'obbliga a dire: Deficit anima mea in atria Domini: Deficit forprela dall' immenfo piacere, e felicitata dal trovarſi al poffeffo del proprio termine, darà un'occhiata a quefto Mondo viliffimo, che lafciò, e griderá pacificamente infignis, infignis dies folemnitatis meæ. E così poi entro quell' eterna felicità beatamente racchiufa, chi farà mai, anima mia, che poffa fpiegare il gaudio, l' allegrezza, il contento da cui ella verrà totalmente riempiura? Ella correrà tofte a vagheggiare il volto belliffimo di Maria, e genufleffa a' tuoi piedi fantiffimi, chi può comprendere con qual tenerezza li bacierà, e con qual amore farà accolta da effa lei? Chi può eſprimere la confolazione, che proverà al contemplarla sì ripiena di grazie, e di fegnalati favori? Ah! tu non puci intenderla, anima mia, perchè non fei ancora fciolta da' legami di quefto corpo. Confolati però, perchè verrà un giurno in cui tutto comprenderai. Ma fe : tan 272 DECIMO anto gode l'anima beata nel mirar la bella facci della Vergine Immacolata, qual gaudio non proverà nel contemplare l'umanità facrofanta di Gesùà Crifto? Tu fai, anima mia, dalle fcritture, che quando la divinità era dipinta, per così dire, fopra di lui non più che a bruno, tutti i Profeti, che Pantividero nelle ombre ofcure dell' avvenire ne fur si prefi, che loro ne arfe il cuore, e quando ei fi degnò ful Taborre di lafciarne dall' anima beata trafparir full' efterno un qualche lampo fuggiafco, ne tramortirono i Difcepoli per rapimento. Or qua. li raggi di gloria non tramanderà nel Paradifo, dove la pienezza de' Divini attributi fi manifefta tutta nella fua umanità? Omnis plenitudo divinitatis habitat corporaliter( a)? Anima mia, tu adeffo vor. refti comprendere la gioja che arreca all' anima beata la vifion giocondiffima di Gesù Crifto, ma datti pace, tu adeffo non puoi. Verrà, verrà un giorno, in cui tutto comprenderai. Occhi miei, che ftrani, che ammirabili oggetti vi prepara egli Dio, fe voi faprete farvene merito colla modeftia! Oh! io ravvifo, potrete voi dire allora, io ravvifo in Gesù la divina fapienza, offervo la divina bontà contemplo la divina poffanza, veggo nella di lui Umanità la divina Mifericordia, e tutto l'altro infinito ftuolo de' Divini attributi. Oh giocondità! oh letizia! Ma è poi vero, anima mia, che tu debba arrivare a vedere si alte cofe, e si fublimi? Ah! procura di far del bene piú che tu puoi, per non privarti di allegrezze si immenfe, e di contenti si fterminati. ( al S. Paol. ad Col. 2. PUR GIORNO. 273 Punto Secondo. Eguita, anima mia, col penfiere queft' anima fortunata, la qual dopo aver vagheggiato il volto belliifimo di Maria, e adorata l'umanità facrofanta di Gesù Crifto, paffa a traverfo, ed a volo tutti gli altri oggetti quantofivoglia belliffimi del Cielo, e incapace d' ogai alera applicazione, d'ogni altra cura, va a tuffarti nell' ultimo fuo termine, a inabbiffarfi nel primo fuo prineipio, a trignerfi, e ad afferrare con tutta la più piena tenacita d' affetti quel Dio onnipotente, che dal nulla la traffe. Ed oh qual contento ella prova nel vederfi fommerfa in quel pelago infinito delle divine perfezioni! Se Dio, anima mia, fcopriffe a' Beati a poco a poco la beltà del fuo volto, e fe loro manifeftaffe fuccefsivamente le fue infinite perfezioni, potrebbe per tutta l'eternità futura trattenerli in fempre nuovi fpettacoli d'ammirazione, e di gioja. Or che farà poi, anima mia, il godere di tutti queſti fpettacoli ad un tratto, il poffedere tutto infieme per fempre quefto interminabile pelago d' ogni bene? Qual confolazione, qual piacere, qual contento nom dee provar l' anima beata al vederfi tutt' in un tempo arricchita di tutte le più fublimi cognizioni, che le pola comunicare l' onnipotente deftra di Dio? Illuftrata ella da quel lume di gloria, che gli beatifica e l'intelletto, e la volontà, fiffa le pupille della fua mente nell' effenza divina, e fpalancandofele tofto tutti gli illimitati arfenali dell'onnipotenza di Dio, comprende le traccie non mai intefe della di lui amorofifsima provvidenza. Intende, come la infinita cognizione del Padre tutta quant' è s' efpriima nel divin Verbo, vero Figlio, e immagine fua matu DECIMO 274 naturale, viva, confuftanziale, comprenfiva, unico Dio con effo lui. Intende, come e Padre, e Figlio con un folo unicifsimo atto di volontà da efsi indiftinto producono quel divinifsimo amore anch'effo unico vero Dio con effo loro, e però un folo Dio, ma non mai per tutta l'eternità folitario. In fomma( ma non mai totalmente) tutte tutte intende, e fvelate al primo guardo contempla le infinite perfezioni affolute, e relative della divina natura, e tant' oltre ftende la fua grande avidità di conofcere, che va a perderfi felicemente nell' incomprenfibile, che è Dio. Anima mia, puoi idearti felicità maggiore di quefta? Ma fpingi ancora più alto il tuo penfiere, e contempla contentezze maggiori. L'anima beata vedendo Dio verità infallibi le, e bellezza infinita, non può a meno di non amarlo, ed amandolo con un amor finifsimo d' amicizia, gode che fia Dio in fe fteilo quel bene infinito che egli è, e con un tal godimento, prova un' altra perfectifsima gioja di vederfi ardentemente riamata da Dio, il qual fi compiace beatificarla con quella medefima beatitudine, che rende beata la fua effenza divina. Sì, anima mia, quella medefima beatitudine, che per decorfo degli eterni fecoli antecedenti tenne in fe beatifsima la Trinità facrofanta, quella fteffa, ftefsifsima ftefsifsima, per via di quefto ardente focofifsimo amore, terrà beata anche l'anima pel decorfo degli eterni fecoli avvenire. Sederà perciò in eterno con Dio alla medefima menfa, berrà in eterno con Dio al medefimo fonte, e fi fazierà in eterno del piacere medefimo di cui fi fazia l' Auguftifsima Trinità. Or fe ciò è vero, come di fatto è verifsimo, qual pazzia è mai la tua, anima mia, nel volerti attaccare a queſti terreni caduchi beni, i quali in un punto fvanifco 20, GIORN O. 275 no, e ti privano degli eterni contenti del Paradifo? Deh! diftacca i tuoi affetti dalle fozzure di quefto fecolo, e tutti confacrali a quel fon mo, ed eterno Signore, che folo, folo puo farti eternamente contenta. Avviva la tua fede, che ti fcuopre beni si valti. Avviva la tua fperanza, che te li fa alpettare. Avviva la carita, che te li fa mericare, e pro. poni coftantemente di non voler tendere ad altro fine, fuorchè a Dio, bene fommo, bene folo bene eterno. Terzo Punto. 41950 Onfidera, anima mia, qualmente il Paradifo non folo è un bene in fe fteffo incapibile, e il qual inefplicabile, ma di più è un bene eterno, durera per tutta l'infinita ferie de' fecoli: Pars mea Deus, lo ha detto il Reale Salmifta, pars mea Deus in æternum( a). Un bene non è mai vero, fe porta feco congiunto il timor di fmarrirfi; ma quefto timore refta efclufo da chi pofsiede una volta il Paradifo, e quefta efclufione da tutto il compimento alla beatitudine. Colafsù l' anima pofsiede tutto Dio, e tutta da Dio poffedura viene, e quefto poiledimento, al dir d' Agottino, deve durare per tutti i fecoli eterni: in fæcula fæculorum. Se un Beato non folle certo, e ficuro dell' eternità del fuo godere, verrebbe tofto intorbidata ogni fua felicità dal timore di perdere un giorno un bene sì grande, e tanto farebbe maggiore il fuo difpiacere, quanto maggiore farebbe il piacere che remerebbe di perdere. Ma non v'è queſta follecitudine nel cuor de' Beati: Effi fono ficuri, che la loro felicità non avrà S. 2 fine ( a) Pfal. 72. 26. 276 DECIMO fine giammai. Quefta certezza del bene futuro è per loro un bene prefente, e fa loro godere in ogni iftante tutta l' eternità del loro godere; onde in ogni momento godono un' eternità di diletto, anzi tante eternità, quanti fono i momenti infiniti della eternità. E ficcome ne' dannati la difperazione è il colmo de' lor tormenti; così ne' Beati la ficurezza è il colmo delle loro contentezze. Anima mia, fe tu giungi una volta in Cielo, vedrai da colafsù anime innumerevoli tremare tutte da capo a' piedi per lo ſpavento di perderfi; ma tu per contrario farai ficura di mai più offendere, nè perdere Iddio. Vedrai nel di dell' univerfale Giudizio innaridire gli Uomini per lo timore, e tu all'oppofto farai ammeffa da Gesù Crifto a giudicarli. Vedrai sbalzare migliaja, e millioni di reprobi nell' Inferno, e tu per contrario farai inebriata di fempre nuove delizie, felicità, e contenti. Tu in fomma, anima mia, fe arrivi una fol volta a falvarti, goderai perpetuamente il tuo Dio, e godendo Iddio goderai ogni più vero bene, ed ogni ed ogni più grande felicità. Or che ti pare, anima mia, del premio che Iddio ti promette fe offervi i fuoi divini precetti, e batti con piè inftancabile la ſtrada della perfezione? Può egli darti di più, e puoi tu bramar di vantaggio? Giacchè adunque egli ti ha ricolmata di tante grazie, incomincia a fervirlo con fedeltà, e proponi di offervare efattamente i fuoi fanti comandamenti, fe non per altro, per la fperanza almeno del premio. Rinova gli atti di fede, di fperanza, e di carità, e sì dilli col Reale Salmifta Ah! Signore, quando, quando mai mi farà conceffo di vedervi a faccia fvelata? Quando verrà quel tempo, in cui potrò amarvi con tutta l'attività del mio povero Spirito? Quando, quando veniam,& apparebo an GIORNO: 277 te faciem Dei? Ah! io per me, Signore, defidero di morire per venirvi eternamente a godere: cupio, cupio diffolvi,& effe cum Chifto. ESAME PRATICO. Sopra le omiffioni, e fopra l' obbligo di fuggire le occafioni peccaminofe. Q Uantas habeo iniquitates,& peccata, fcelera mea,& delicta, oftende mihi. Che non folo fi offenda Iddio colle opere, ma che di più gravemente fi offenda colle ommifsioni, egli è talmente certo, che niun Teologo ha mai ardito di contraftarlo. Le colpe di ommifsioni fi difiniſcono: un tralafciar di fare le cofe impofteci dalla fanta divina legge, o comandateci dallo ſtato noftro refpettivo. Si differenzia in quefto il peccato d' ommifsione, che il peccato di ommiſsione pugna contra il precetto negativo, il qual comanda di non far ciò, che è proibito. Il peccato d' ommifsione all'oppofto, è una privazione dell' atto contra il precetto affirmativo, il quale fi può, e fi dee fare. Ho detto, che è una privazione dell'atto, che fi può, e fi dee fare, perchè fe fi tralafciaffe di far l' opera comandataci per vera impotenza, non vi farebbe peccato. Vi è precetto gravifsimo, a cagion d'efempio, di digiunar la quarefima, ma uno perchè infermo non può nè digiunare, nè ftar a' cibi quarefimali; coche non fa peccato ftui egli è certo perchè i precetti della Chiefa non obbligano a fare, fe non ciò, che fi può. Ciò premeffo io devo efaminarmi fopra alcuni peccati d' ommifsione di fpecie diverfa, i quali fi poffon ridurre a tre clafsi, e fono: ommifsioni contro l'esercizio delle virtù teologali: ommifsioni S 3 9 278 DECIMO contro gli uffizii di carità: ed ommifsioni contro il debito di giuſtizia. Giunto adunque all' ufo della ragione ho io ratificati i voti fatti all' Altifsimo nel Santo Battefimo di rinunziare al Mondo, al Demonio, e alla Carne?.. Mi fon io dedicato totalmente al fervizio di Dio, come allora promifi?... Ho io procurato d' apprendere i dogmi principali della noftra fanta religione, com'era obbligato?... E dopo averli apprefi, mi fon io efercitato negli atti di Fe de, di Speranza, e di Carità?... A far quefti atti ogni Criftiano è obbligato, e foftenere il contrario è propofizion condannata da' Sommi Pontefici. Ef fendo io Padre di Famiglia, ho io procurato che i miei Figliuoli imparino le cofe neceffarie a faperfi di neceſsità di mezzo, e di necefsità di precetto? Sarei io di coloro, i quali per non imparare a vivere criftianamente, o per non effere illuminati ne' fuoi doveri sfuggono le Prediche, le Dottrine Criftiane, e i Catechifmi?... Coloro, che nolunt intelligere, ut bene agant, vengono tutti maledetti da Dio, ed io devo procurare d' approfittarmi della divina parola, e di accorrere con divozione ad udirla. Si pecca in fecondo luogo d'ommifsione contra la carità, e però io devo elaminarmi fe a' tempi debiti io abbia fatta limofina, ed abbia fovvenuto nelle fue indigenze il mio Profsimo... La limofina, non è un'opera di foprabbondanza come il volgo infano fi penfa, ma è un' opera di necefsità affoluta a chi vuole falvarfi, e dire il contrario è un opporfi al Sacrofanto Vangelo, il qual dice: Quod fupereft date eleemofynam( a). Quindi io mi elaminerò fe nelle loro necefsità abbia preftato foccorfo a' Poveri di Gesù Crifto miei Fratelli... La necefsità è di ( a) Luc. 11. 41. E ... GIORNO. 279 di due forti, una grave, e l'altra eftrema, e il non fovvenire i Profsimi ridotti in eftrema necefsità è lo fteffo che un volerli ammazzare: Qui abundaverit, lo dice S. Tommafo da Villanuova, qui abundaverit, indigentium penuriam fuppleat; fi non fupplet, raptor eft, homicida eft. Al mio Proffimo coftituito in grave neceflità io fono obbligato a far limofina di tutto ciò che è fuperfluo al mio ftato, e di ciò ancora, che quantunque mi fia neceffario, non farei nel privarmene alcun pregiudizio notabile al mio grado, e però io devo elaminarmi come mifia diportato per lo paffato... Quando poi il mio Profsimo è ris dotto in eftrema necefsità, allora io fon obbligato ad ajutarlo fotto pena di peccato mortale, anche con ciò, che è neceffario al mio ftato. Ma di quefti peccati mortali, quanti ne ho io commeſsi nel decorfo della mia vita?... La carità comandatami da Gesù Crifto, vuole ch' io ftimi più la vita del mio Profsimo, che il mio grado; onde benchè mi conveniffe difmet. tere qualche parte delle pompe anche onefte, affinchè il Profsimo viva, io le ho a difmettere; ma è poi vero, che per l'addietro io mi fia così regolato?.. Siccome l'omicidio è un peccato gravifsimo; così parimente è un peccato gravifsimo il non foccorre, re i Poveri coſtituiti in eſtrema necefsità, ed io per non farmi reo di un si efecrando peccato, procurerò di fare al mio Profsimo quello, che vorrei foffe fatto a me. Si pecca in terzo luogo d' ommif. fione contra la giuſtizia; e però io mi eſaminerò, fe effendo io Marito abbia mancato di carità... di riverenza... o d'amore verfo la propria Moglie. Mi efaminerò fe mi fia applicato a ben educare i miei Figliuoli... Se mi fia oppofto alle di loro fregolatezze... Se li abbia provveduti del bifognevole si al vitto, che al veftito... E fe li abbia iftradati per S 4 quel 280 DECIMO quella via, che dirittamente conduce al Cielo... Mi efaminerò, fe effendo io Figlio di Famiglia, abbia rifpettato... offequiato... ed ubbidito a' miei Genitori... Mi efaminerò, fe effendo io Giudice, od Avvocato, abbia patrocinata una qualche lite ingiufta... abbia data una qualche fentenza contro i dettami della coſcienza... od abbia cercate tutte le ftrade per farla vincere a chi più mi premeva... Mi elaminero, fe effendo io Tutore, o Curatore, abbia invigilato alli vantaggi degli Orfani... delle Vedove... e de' Pupilli... e le abbia cercato in tutto il loro profitto fpirituale, e temporale... In fomma io mi efaminerò, fe effendomi ftata addoffata una qualche carica, o un qualche impiego, io mi fia sforzato di foddisfare a tutti i doveri, che ad effo vanno uniti... lo farò fopra quefti peccati un ferio efame, e dopo averli fcoperti procurerò di confeffarmene e di dimandarne umilmente perdono a Dio. Non folo però io devo eſaminarmi fopra i peccati d'ommiffione; ma fopra l'obbligo ancora, che m' incombe di fuggire le occafioni di offendere Iddio, Che però io devo fapere, qualmente tutti que' precetti, che mi proibifcono il male, mi vietano ancora l'efpormi al pericolo di commetterlo, effendo che chi ama il pericolo, precipiterà in enormi, e vergognofi peccati: Qui amat periculum, lo dice lo fteffo Iddio, qui amat periculum, peribit in illo. Se io adunque ho fperimentato per l'addietro, che il giuoco... i corteggi... le vifite... i balli, m' hanno indotto a peccare, io devo da effi affolutamente ftar lontano, e non lo facendo pecco, e reo mi coftituifco del divino furore. Ma procuro io veramente di ftar lontano da tutte le occafioni pericolofe?... Ho io mai detto internamente, purchè mi premunifca di buoni proponimenti poffo frequentas 9 certo, quel GIORNO. 287 quella cafa, poffo trattar quella perfona, poffo liberamente converfare, e fare queſta, e queft' altra cofa?... Tutte le volte, ch' io mi fono efpofto al pericolo proſsimo di peccare, ho peccato di fatto, ed io devo badar ben bene di non accoftarmi con maffime rilaffate a' Sacramenti. Nel confeflarmi, feuopro io queite occafioni al Confeffore, acciò poffa comprendere lo flato miferabile della mia anima?... lo devo fapere, che ſe non rifolvo di abbandonare tutte le occafioni profsime di peccare, io non poffo effere affoluto, nè il Confeffore fenza facrilegio può affolvermi, e l' afferire il contrario è propofizion condannata da' Sommi Pontefici. L'efpormi alle occafioni profsime di peccare, e non peccare di fatto è totalmente impofsibile, e fe io non procurerò di troncar il male nella fua radice me n'anderò eternamente dannato. Fuggirò adunque ogni occafione d'offendere Iddio, e porrò ogni ftudio per offervare appuntino i fuoi fanti comandamenti. M' afsifta il Signore colla fua grazia, ch' io già fon rifoluto di volerlo in tutto ubbidire. Maffima per la fera. Siccome nell' eternità della gloria s'intende fen za errore, fi ama fenza tedio, e fi gode il fommo bene fenza alcun fine, così io procurerò d' innamorarmi di queſta incomprenfibile giocondiffima eter* nità. Quindi io dirò fpeffo, e ripeterò con fervore Domine jube me venire ad te. Orazione Giaculatoria. L'orazione giaculatoria farà quefta: Quando veniam,& apparebo ante confpectum Domini( a) ² 15 Ah ( a) Pfal. 41. 282 DECIMO Ah! Signore quando mai mi farete degno di ve: nirvi a godere per tutti i fecoli eterni nel Paradifor Levatemi prefto da quefto Mondo, e fatemi parte. cipe del voftro regno beato. APPARECCHIO ALLA SANTISSIMA COMUNIONE. Venite comedite panem meum;& bibite vinum, quod mifcui vobis. Proverb. 9. 5. OUT Nime Criftiane, che illuminate, e fcoffe dalA le maffi.ne che meditafte ne' fanti efercizj, de. plorando lo stato infelice, nel quale vi facevano gemere le colpe dei paffati voftri anni, ritorno facefte al voſtro buon Padre, amorofiffimo Padre Iddio, prima con reiterati atti di contrizione; indi con rendervi delli reati voftri in colpa a' piedi di un Confeffore, deteftando il tutto con pentimento fincero, fate cuore, coraggio, mie care, fate, che il voftro Sacramentato Signore, vero Dio, e vero Uomo, oltre afficurarvi d' averfi pofte le mancanze voftre dietro le ſpalle per non più ricordarfene, avervi fatto un generale rilaſcio dei fattili affronti, vi ha di bel nuovo ammeffe alla fua amicizia, all adottiva fua figliuolanza per le mortali colpe perduta, nel novero delle dilette fue fpofe; ed in que, fta mane fra li evviva del Paradifo, per la converfione voftra tutto feſteggiante, arricchirvi vuole con il dono dei doni, feco voi medefimandofi nell' Eucariſtica Menfa, nella quale vi da tutto fe fteffo in corpo, anima, divinitade, tale, quale nacque da Maria fempre Vergine, regna ora gloriofo alla deftra del fuo Divin Padre nel Paradifo. Come dite panem meum& c. Ob GIORN 0. 28; Oh voci di fomma degnazione, che reftare fanno eftatico il Paradifo cutto al contemplarle. Oh trafporto di benevolenza amorofa, capace a rifcuotere tenerezza dalle felci più dure, dai più duri macigni! Un Dio di maeftà infinita, d' infinita onnipotenza più volte offefo da creaturelle mefchine, come diffatto è l' uomo, fenza avere dello fteffo bifogno, perchè in fe ftello, di fe fteffo, e per fe fteffo perfettiffimamente beato e pago, perdonare al medefimo generofamente ogni affronto, dopo dolenti Pater peccavi, preparargli nel fuo preziofiffimo fangue, ne' fuoi infiniti meriti prezzo di valore fenza termine da rendere foddisfatta fua Divina veftito Giuſtizia e di più follevare l'offenfore alla reale, mercè il fregio della fantificante riacquitata grazia ad effere fuo commenfale, a pafcerfi del corpo fantiffimo, abbeverarfi del fuo preziofiffimo fangue nell' Eucariftica Menfa! Si, anime veramente ravvedute, vuole il voftro buon Dio, che fi pregia d'elfere intitolato, Dives in mifericordia, cujus proprium eft mifereri femper,& parcere, come canta la Chiefa, amore così forprendente a voi dimoftrare quefta mane: Venite comedite& c. Armatevi, adunque, per primo di una viviffima fede a credere fenza efitanza, che fotto fpecie di Pane fiete per ricevere le delizie tutte del Paradifo, Gesù Crifto, vero Dio, e vero Uomo: Di umiltà, confrontando l' infinita divina grandezza con la nichilità voftra, con le voftre miferie, andandovi così sfogando in fanti, reiterati affetti: Quid homo quia magnificas eum( a)? Sacramentato mio Bene, mio Padre, mio tutto, e chi fono mai io da effere fatto degno del dono de' doni, fino a non ( a). Job. 7. 284 DECIMO non potermi dare di più febbene onnipoffente; a non fapermi dare di piú, febbene fapientiffimo; a non aver, che darmi di più, febbene ricchiffimo! Sono una miferabiliffima Creatura, indegna d' effere da voi fopra la terra fofferta, e degna per li tanti commeffi peccati d' effer nell' Inferno fepolta. Mio Dio, chi fei tu, e chi fono io? Oh res mirabilis, manducat Dominum pauper, fervus,& humilis! Mi dolgo con tutta l'efficacia del mio fpirito delle mancanze mie, e me ne dolgo a quefto folo oggetto d' avere empia, malvagia, che fui, e malvagia in ecceffo offefa voi bontà infinita, Padre così amabile, bene di tutti i beni, bene fomunico vero bene. mo, Oh potefli avere un millione di millioni di euori tutti avvampanti di carità fanta, da potervi amare, che io col cuore fulle labbra protefto al Cielo, alla Terra, e anche all' Inferno, che vorrei farlo con tutte le forze, e attività del mio fpirito: appagatevi mio Dio di quefta ardentiffima brama, che io ve la offro come procedente da volontà fincera, da finceriffimo fpirito, pregando intanto ad amarvi in mio nome tutte le angeliche Gerarchie, tutti i Santi del Paradifo, e Maria Santiffima, Madre del bello amore, offerendovi perfino l'amore con cui amate voi fteffo; e delle mie mancanze in ifconto tutti, mio buon Gesù, tutti i voſtri meriti; non ifdegnate voi l'offerta, quale anche con il più profondo fentimento del povero mio fpirito fare intendo al voftro Divin Padre per ottenere quella pienezza di grazie, quel fregio di fante virtù, che fi ricercano per degnamente ricevervi; e non avere mangiando voi mio Giudice, a mangiare, come l'empio Giuda, il mio Giudicio. Padre eterno, eterno Padre, refpice in faciem Chrifti THE GIORN 0. 285 tui, e per amore di quello concedetemi lo fpeciale favore di degnamente albergarlo, acciò fi verifichi in me, che chi fi ciberà degnamente alla menfa degli Angeli, viverà vita di grazia, in Gesù, di Gesù, e per Gesù voftro unico Figlio, e viverà in eterno. Vergine illibatiffima, cara Madre, Madre dolciffima de' Peccatori, titolo ccsi pietolo rifplenderà in voi fempre, fe rimirando queſt' anime con occhio veramente materno, le laverete tutte nel fangue di Gesù voftro Figlio, loro intercederete fanto, divino amore, fregio di fante virtù, e loro comunicherete gli ardori del voftro fantiffimo cuore, prefentandole a Gesù facramentato, voftro Figlio. Fatelo cariffima Madre, acciò ricevendolo con tutte le poffibili difpofizioni poffiamo altresì i frutti provare di quefta Santiffima Comunione e provarli con affluenza tale di favori fpirituali, che trasformati per grazia in Gesù Crifto, poffiamo altresì dire con l' Apoftolo Paolo: Vivo io, ma non già io, vivendo per grazia nel Sacramentato Signore, > mio Dio. È prontiffima, anime ravvedute, e penitenti, la Vergine amorofiffima Madre di tutti, ma in fpecie di chi ritorna alle braccia del Paftore divine dallo ſtato di perdizione, è prontiffima a fervirvi di guida nella grande azione che fiete per fare, ed ella fteffa nella facra menfa prefentarvi a Gesù fuo Figlio: abbandonatevi tutte con confidenza da figlie nelle di lei mani, che ella cercherà tutti i voftri fpirituali vantaggi; indi allegre portatevi al facre altare, impaziente fendo il voftro Padre Sacramentato di ftringervi amoroſamente al fuo feno, per fantamente inebriarvi con dolcezze di Paradifo. Ecco dolciffime Gesù amorofiffimo noftre bene, 286 DECIMO bene, Salvatore, e Padre, che a voi ne vengons le figlie ftare una volta prodighe, ma ora ravvedute, e piene di confidenza nelle proteíte reiterate, che facefte, di non volere la perdizione di veruno; ma di bramare che fi ravveda, fi penca, fi falvi: Eccole bramotiffime d'unirfi a voi, in voi vivere fino a che avranno fiato, farvi corteggio indi in Paradifo: Ecco che, emulando il Fighuol Prodigo a voi fi prefentano, e fclamano Pater peccavi, Padre amorofo, amorofillimo Padre v' abbiamo offefo, ne fiamo pentite. Qui fi dice il Confiteor ad alta voce indi Mifereatur& c. Ecce Agnus& c. Poi fi profiegue per poco così. Lo vedi, anima mia con gli occhi della ravvivata tua fede in mano del facro Miniftro fotto Eucariftica fpecie quell' Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo? Lo vedi? Ah! riconcentrata nel tuo nulla con la bocca per terra dilli con S. Gi rolamo: Et nunc cur tantum te humilias, ut ad hominem peccatorem defcendere patiaris? Quale ecceffo d' amore è mai il voftro, benignifsimo Salvatore, quale ecceffo di carità, che reca tanto ftupore a tutto il Paradifo. Dio di maeftà infinita, e grandezza immenfa venirvene ad un ingrato, poverifsimo Peccatore, come fono io! Ah! nò, che degno non ne fono, e lo dico col più intimo del mio fpirito, perchè miferabilifsimo verme della terra, fango, cenere, carico di incoſtanze, malvagità, e peccati Domine non fum dignus; ma ficcome fiete tanto buono che contraccambiare volete la moftruofa ingratitudine mia con trafporti d' ammirabile carità, e paterno amore, ecco che dopo l'offerta di tutto, tutto me fteffo, unito alla voftra pafsione, e morte, vengo a ricevervi con cuore GIORN O. 287 re pentito, ed umiliato, rifoluto da quì innanzi di contraccambiavi le offefe con efatto fervizio. Venite, adunque, a ripurgare, fantificare la povera anima mia, a cuftodirla da' pericoli, a corroborarla nella vita fanta, che propone intraprendere, per indi condurla a godervi per fempre in Paradifo. Corpus& c. RINGRAZIAMENTO Finita la Santa Comunione. Atto primo d' Ammirazione, e di Fede. E > T unde hoc mihi, ut veniat Dominus meus ad me( a)? Quale principio di merito fu mai in me, fango, polvere, cenere in quanto al corpo, aggregato di mille di mille, e mille difetti in quanto all'anima d'effere vifitato dal Re de' Monarchi, ricevere in corpo, anima, e divinitade quel Dio, che abita fra raggi di luce inaccefsibile; a cui fi fanno glo. ria fervire di fcabello i Serafini, che calca le tefte dei più temuti Sovrani, quale fermamente credo ftarfene dentro di me a fantificarmi! Unde hcc mihi! Ah! mio Dio, che confeffare debbo ritrovarfi in me ogni demerito, e procedere foltanto favore così fegnalato da quella immenfa fornace di fanta carita, che nudrite in ver de' poveri Peccatori: O res mirabilis, non poffo a meno di dire, manducat Dominum pauper, fervus,& humilis( b). ( a) Luc. 1. 43.( b) S. Chiefa. Atto DECIMO ba Atto d' Aderazione e di Ringraziamento. D A Sacro orrore forpreſo al contemplare rozzamente l' Auguftifsima Maeftà voftra fotto fembianze di poco pane, fenza pregiudizio dell' immenfitade, m' abbaffo col più umile rifpetto poffibile ad adorarvi, meco invitando a ciò fare non folo le Creature ragionevoli, ma le irragionevoli ancora, dicendo con il più intimo fentimen o del mio povero fpirito all' univerfo tutto rivolto: Bentdicite omnia opera Domini Dominum, Laudate, & fuperexaltate eum in fæcula( a). Opere tutte dell'Altifsimo, beneditelo in mio nome, a mio nome lodatelo per tutti i fecoli, in ifpecie voi Angeli, e Santi del Paradifo, che io protefto di volere da queft' ora fino a che avrò fiato, che fieno ogni mio fguardo, paffo parola, pulfazione, refpiro, movimento del cuore, e di giorno, e di notte tanti atti d' Adorazione al mio Facitore Divino, di lode al mio amorofifsimo Signore che tanso in queſto giorno mi ha beneficato. Atto d Umiltà. M Io Dio, auguftifsimo mio Signore, fe confidero l' infinita grandezza voftra, e la viltà mia, debbo reftare, come di fatto refto fuor di me fteffo al contemplare l'amorofifsima voftra degrazione verfo di me nella fatta S. Comunione. Io creatura miferabilifsima, che ne'paffati miei anni tante, e poi tante volte vi ho offefo, oltraggiato con ingratitudine la più nera, effere in quefto giorno pafciuto col cibo degli Angeli, ammeffa al voftro Spofalizio l'anima ( a) Daniel. 3. # 039) 8 GIORNO. 289 ma mia, per grazia in voi trasformata! Quid, quid eft homo quod memor es ejus( a! Confello la mia in. degnità per efaltare l'amore voftro verfo di me, ab Cielo, alla Terra, e all' Inferno. Atto d' Amore. Co Onofco pur troppo che il fine della degnazio ne voftra in tanto favorirmi, fi è, perchè bramate d'effere riamato, fili præbe mihi cor tuum ( b). E dovrò effere reftio a ciò fare? Nò, mio Padre amorofo, amorofifsimo: Confacro ora, ed in perpetuo il mio cuore a voi, a voi ogni mio affetto, invitando ad amarvi per me tutto il Paradifo. Mi figuro che fiano, tutte le ftelie del Cielo, gli Attomi dell'aria, le foglie degli alberi, li fili d'erba di tutta la terra, le goccie dell'Oceano, i granelli d'arena de' lidi, tanti cuori infiammati al fommo di Santo Divino amore; e ad ogni iftante intendo con tutti quefti, fe tali effere poteffero, d'amarvi. Appagatevi del fervente mio defiderio. Atto di Pentimento. N atteftato dell' amor mio, Sacramentato mio bene, col più intimo del cuore mi pento, mi dolgo d' ogni offefa anche minima, che vi feci. A quefto non mi muovo, nè per il premio che mi promettete, nè pel caftigo che m' intimate; ma unicamente per avere offefo voi bontà infinita', fommo bene, vero bene, unico bene. Vorrei avere mille, e mille cuori per affogarli tutti nel pianto: Avere mille vite per facrificarle tutte al dolore, ed T afcri( a) Pfal. 8.( b) Eccl, 290 DECIMO afcriverei a favore fommo potere per dolore dare dagli occhi disfatto il cuore. Propongo fermiſsimamente di voler dare mille volte la vita con la grazia voftra, più tofto che una fol volta anche leggiermente offendervi; e quando prevediate, che farei per mancare a queſto propofito, deh! Padre amorofo toglietemi fin d' ora dal Mondo, che l'afcriverò a fommo, fommo favore. Atto d' Offerta. Q Uid retribuam Domino pro omnibus quæ retribuit mihi( a)? E che poffo Sacramentato mio Padre, e Signore amorofifsimo offerirvi in contraccambio allo fpecialifsimo favore, che mi facefte ftamane! Offerirvi tutto me fteffo in corpo, anima? Lo faccio più che volontieri; ma queſto è un nulla: Pafferò ad offrire voi fteffo a voi fteffo, al voftro Genitore eterno; Eterno Padre v' offerifco in contraccambio del gran dono, che mi fece Gesù voftro Figlio, tutti i ftrumenti di fua paffione, tutte le pene in effa dal medefimo fofferte, lo fteffo divino Agnello fopra la Croce immolato: Afpice,& cognofce cujus fint figna amabilia, adoranda per fæcula( b): Ecco la Croce, i chiodi, la lancia, il fiele, la canna, la fpugna, i fputi, i flagelli, la corona di fpine, il fudore di fangue, i fchiaffi, la colonna, la vefte da falfo Re: Ifia funt arma bellica, quibus mors devicta eft,& humana natura redempta( c): Padre eterno vi fia cara l'offerta; ed a riguardo di fua pafsione, e morte, un rilaſcio generale fatemi di mie mancanze, e con( a) Pfal. 115. 3.( b) Thom. a Kemp. ( c) Thom. ibid. GIORNO. 201 concedetemi la finale perfeveranza, l' eterna falute: Sint mihi hæc veneranda arma,& decora contra omnia vitia,& per hæc omnia dimitte mihi omnia peccata mea a. Atto di Domanda. dere l'anima mia nella piaga del voftro Coftato fantifsimo: in elfo racchiudete tutti i propofiti fatti in quefti fanti giorni; date a quelli tutta la fermezza con ajuti forzofi, grazie fpeciali: Vi rammenta, che non qui incæperit, fed qui perfeveraverit, hic falvus erit( b). Da me a niente fovo valevole; dunque fiatemi Padre, difendendomi dal male, e ſtimolandomi al bene: tuæ difpofitioni animam meam,& corpus meum filenter derelinquo voluntatem quoque propriam ex hac ora promptiffimo corde refigno c: fate non ami, che voi, non operi, che a maggiore voftra gloria. Vi fupplico ad avere pietà delle anime fante del Purgatorio, conducendole a godervi in Paradifo; proteggere la Chiefa voftra Spofa, difendendola da ogni alito d'ereticale veleno; dilatare la Santa Fede, acciò vedere fi polla corteggiata da Figli innumerevoli; afsiftere il voftro Vicario in terra, il fommo Pontefice, tutti i Prelati Ecclefiaftici, acciò condurre poffano le anime commeffe alla loro eura, al Paradifo. Ufare mifericordia a poveri Infedeli, conducendoli alla vera credenza; alli poveri Peccatori, con convertirli: Tenete un ti in fanta concordia i Principi Criftiani, acciò i Po T 2 poli ( a) Thom a Kemp.( b) Matth. 10. ( c) Thom. a Kemp. ibid. DECIMO 292 poli Criftiani poffano amarvi, fervirvi con quiete, e pace, e attendere a falvarfi. Piovete fopra queſta Città, fovra le cafe fovra le cafe, parenti, parenti, amici, nemici a mille le voſtre benedizioni; ma fopra tutto vi prego concedere a tutti, tutti la fanta finale perfeveranza, e di quella ne fia caparra la voftra benedizione: Non dimittam te, nifi benedixeris mihi( a). Benedictio& c. SERMONE ULTIMO Della perfeveranza nel bene. ANime Criftiane Nime Criftiane, che illuminate da' raggi di luce fuperna, e fcoffe dalle eterne maſsime me dicate, aprifte da dovvero gli occhi a conoſcere il gran pericolo in cui fin' ora vivefte di perdervi, e di dannarvi, fate pur cuore, e rafferenate la fronte, che il voſtro buon Dio, l'amorofifsimo Padre voftro Gesù, al perdono v' invita, alla fua amicizia, e all' eterna felicità del beato fuo regno. Al vedervi egli dall' alto trono del celefte fuo foglio ripurgati, e mondi da qualunque peccato, e fregiati, ed adorni della grazia fantificante, non può nò, non può ameno di non fentirne piacere, e di non congratularfene con tutti i Beati, e Santi del Paradifo amorofifsimamente. Egli tripudia, direi quafi, per allegrezza, ed invitando tutti gli Angeli dell'Empireo a giubbilare, riempie per la voſtra converfione, # 1 Cielo tutto di letizia, e di gioja. A rendere però dell' amorofo voftro Signore compiuto il gaudio, non bafta nò, l'aver nel bene incominciato, ma è d' uepo, e neceffario perfeverare in effo fino alla fine, ( a) Gen. GIORNO: 293 Ane; ed effendo anneffa alla fola finale perfeveran za la gloria eterna del Cielo, chi vuol poffederla, convien che corra continuamente con piè inftancabile per l'offervanza de' Divini comandamenti. Per fortificarvi adunque ne' già fatti proponimenti, permettetemi, Afcoltatori umanifsimi, ch' io vi eforti paternamente a perfeverare nel bene fino alla fine de' giorni voftri. Se voi ciò farete beati voi, goderete un Paradifo in Terra, e un altro in Cielo; ma fe per l'oppofto ritornerete dopo quefti Santi Efercizii a' peccati di prima, ah temo, e temo molto, che v' abbiate eternamente a dannare. Che la perfeveranza nel bene fia una virtù fra tutte le altre la più nceceffaria al Criftiano, ella è una verità, la qual non foggiace a dubitazione veruna: In Chriftianis, lo dice il Santo Padre Girolamo, in Chriftianis non queruntur initia, fed finis( a); e il facrofanto Vangelo attefta che non ottien la corona chi folo principia, ma chi perfevera fino alla fine: Non qui bene cæperit, fed qui perfeveraverit ufque in finem, hic falvus erit( b). Con quefta fola l'Uom giunge ficuramente al poffeffo della gloria beata, e fenza di effa non è poſsibile, che in verun modo fi falvi: Non coronabitur, nò, non coronabitur, nifi quis legitime certaverit( c). Tutte le altre virtù fono, è verifsimo , grate a Dio, e rendono l'anima di Dio amica, ma la fanta perfeveranza è quella fola che la corona di gloria, e la rende eternamente beata: Perfeverantia, così il gran Santo Lorenzo Giuftiniani, perfeverantia fola eft cui æternitas redditur, vel potius que aeternitati hominem reddit( d). Quindi diffe il dilertT 3 ( a) Ex Catt. lect. 8. pag. 291.( b) Matth. 24, ( e) a. Tim. 2.( d) de lig. vit. 6. 4. 294 DECIMO diletto Apoftol Giovanni nella fua Apocaliffe, che a coloro foltanto, che combattono virilmente, e vincono, Iddio promette un gran Trono di gloria colafsù nell' empireo: Qui vicerit, dabo ei federe mecum in Throno meo( a); anzi per vieppiù animare ognuno a perfeverare nel hene, propone Iddio per efempio lo ftello fuo amatifsimo Figlio, il quale febben vilipefo, dileggiato, beftemmiato, e crocififfo, mai fi lafciò vincere da tedio alcuno, o da noja, ma combattè in cambio fino alla fine, e vinfe ogni più che oftinato nimico: Qui vicerit dabo ei Jedere mecum in Throno meo, ficut& ego vici,& fedi cum Patre meo in Throno ejus( b). Se adunque alla fola perfeveranza finale va congiunta la eterna beatitudine, deh! per amor di voi ftefsi, Afcoltatori umanifsimi, ftate faldi ne' già fatti proponimenti, ed alsicurate lo ftato della voftra eterna falute. Voi da quanto ho potuto comprendere in queſti giorni fantifsimi, avete dati indizi non equivochi d' effervi convertiti di vero cuore a Dio, e con reiterati atti di pentimento, e con frequenti confefsioni avete fatto vedere, che volete veramente falvarvi; ma aſsicuratevi Criftiani miei cari, che a niente tutto ciò gioverebbevi, fe appena finiti quefti Santi Efercizj voi ritornafte all' antico vomito, ed a' peccati di prima. Voi fiere adeffo l'oggetto amabile delle compiacenze divine. Voi fiete l' allegrezza del Paradifo; e per la quiete della vofira cofcienza voi godete adeffo un' anticipata beatitudine. Procurate di mantenervi in quefto ftato, e fate voftro punto d' onore di crefcere fempre di virtù in virtù. Se voi in fiffatta guifa operarete, farete falvi, ed io avrò il bel contento di godervi tutti ( a) Apoc. 3. 21.( b) Ibid. GIORNO. 299 tutti un giorno in Paradifo, ove fpero di giungere mediante la mifericordia infinita del mo Signore. Ma fe mai ritornafte all' antica biafimevole fervitù, perfuadetevi che recarefte a Dio quella naufea, che recar fuole ad ogni Uomo onorato un fuccido cane, il qual per la troppa ripienezza di cibo vomita ad ogni poco puzzolenti carnami: Sicut canis, lo dice Iddio medefimo ne' proverbi, ficut canis cum revertitur ad vomitum fuum,& odibilis efficitur; leggono i Settanta, fic fiultus malitia fua reverfus ad fuum peccatum. Sin a tanto, che un Peccatore vinto o dalla forza dell' occafion non cercata, o dalla veemenza della tentazione, cade in peccato, Iddio, mifericordiofo ch' egli è, in qualche modo il fopporta; ma quando poi, dopo effere ftato illuminato, e dalla grazia divina, e dalla divina parola, ricade maliziofamente, ed oftinatamente negli ftelsi peccati, oh allora muove Iddio ad una naufea si grande, che lo conduce ad abbandonarlo, ed a lafciarlo miferamente morire nel fuo peccato. Sicut canis cum revertitur ad vomitum fuum,& odibilis efficitur, fic flultus malitia fua reverfus ad fuum peccatum. Criftiani adunque miei cari, per non porvi ad un evidente pericolo di dannarvi, eflote, vi dirò col Santo Apoftolo Paolo, eflote firmi in via Domini( a). Verrà, lo sò, il Mondo dopo quefti fanti Efercizj, verrà ad allettarvi con fpafsi, divertimenti, e piaceri, ma voi: eftote, efote firmi in via Domini, e non vogliate lafciarvi da effo vincere, o foggiogare. Si ſcatenerà dall' Inferno il Demonio, ed in cento maniere, e cento, cercherà perfuadervi che bifogna dare un qualche sfogo alla Gioventù, che bifogna corriſpondere all' ( a) Hebr. 6.4. ΤΑ amor 296 DECIMO amor di colei, che fi deve cogliere ogni rofa più rubiconda pria che marcifca; ma voi eftote, eftote firmi in via Domini, e refiftete virilmente alle di lui perverfe fuggeftioni. Finiti quefti giorni di ritiramento, e di fervore fi fervirà per atterrarvi il feduttore fellone di perfone fcandalofe, e di antiCrifti anticipati, i quali rubando col malvagio loro operare le anime a Gesù Crifto, faranno che in voi di bel nuovo s'accendano le pafsioni dell'odio, dell' invidia, dell' incontinenza, e dell' ira; ma voi, Criftiani miei cari, eflote, eflote firmi in via Domini. Frenate tutte le impure voglie, che vi fi poffono in cuore accendere, e ricordatevi che le ricadute portano ordinariamente al precipizio. Sopra tutto però guardatevi dal difprezzare le colpe leggiere, perchè chi di effe fa poco conto, precipita infenfibilmente in vergognofifsimi eccefsi: Qui fpermit modica, lo ha detto lo Spirito Santo, paulatim decidet( a). Adeffo voi fiete amici di Dio, e adorni fiete della grazia fantificante; fappiatevi mantenere in quefto ftato, e ftate attenti a mai più lafciarvene dal Demonio fpogliare. Jam fani faci eflis, nolite amplius peccare, ne deterius vobis aliquid contingat( b). Io vi lafcio, Uditori, nelle braccia di quefto Crifto, e vi prego per quanto sò, e poffo a ftar faldi ne' fatti proponimenti, aſsicurandovi che di quelli foli farà il Paradifo che avranno nel bene fino alla fine perfeverato. Allontanatevi da tutto ciò, che vi fervi una volta d'inciampo ad offendere Iddio, e riducere in cenere que' ftrumenti, che per l'addietro a peccare v'induffero. Succidite lucos, vi dirò collo fcrittore dell 9 Efo( a) Eccl. 19. 10. b) Joan. S. 14. 130 GIORNO. 207 Efodo, confringite ftatuas( a). Mandate al fuoco quelle carte, e que' dadi, che tante volte vi pri varono della grazia di Dio, e mai più vogliate fre quentare si peſsimi giuochi. Gettate alle fiamme quelle lettere, e que' viglietti che tante volte vi annerirono l'anima più d'un carbone, e non voglia. te mai più prender la penna, fe non per fcrivere cofe fante, e criftiane. Disfatevi in fomma di qua lunque mal abito, e non vogliate mai più dare il voftro cuore, fe non a Dio. Deftruite aras, confringite ftatuas, tucofque fuccidite( b), e non vo gliate adorar altro Dio, fuorchè il Dio grande della Terra, e del Cielo: Nolite adorare Deum alienum, Dominus zelotes nomen ejus, Deus eft emulator( c). Prendete fopra tutto divozione alla Vergine Immacolata, e fupplicatela continuamente ad intercedervi dal fuo Figlio Unigenito tutte quells grazie, che vi fono neceffarie per continuare fino alla fine de'voftri giorni nel timor fanto di Dio. Ella fi pregia di effere la Madre della mifericordia, e fe ad effa lei ricorrerete con confidenza, e fervore, riceverete in abbondanza fingolari grazie, e diftinti favori. Gettatevi adunque a' fuoi piedi, e sì meco di tegli col cuor fulle labbra Vergine illibatifsima, deh per quell' amore, che portate al divin voftro Figliuolo, proteggete le anime noftre tele voi, acciò non perifcano. Noi ci raccomandiamo a voi con tutto il fervore del noftro povero fpirito, e vi fupplichiamo ardentemente ad intercederci da Gesù queft' unica grazia, di poter perfeverare nel bene fino alla morte, e di potervi ve nire un giorno a lodare, e benedire perpetuamen te nel Cielo. Cara Madre, efaudite le umili preghiee cuftodi" L( 2) Exod. 34. 13.( b) Ibid.( c) Ibid 298 DECIMO ghiere de' ravveduti voftri Figliuoli, e fateci degni del materno voftro pietofifsimo affecto. Noi non meritiamo, è vero, la grande voftra protezione per aver più volte fterminatamente oftefo il dolce vo. ftro Figliuolo; ma fe fiam ftati ingrati per lo paf fato, farem fedeli per l' avvenire, e piuttoſto che una fol volta di bel nuovo oltraggiarlo, fiam pronti a dare tutto il fangue, e la vita. Noi fiamo pen titi d'ogni fattogli oltraggio, e preghiamo voi, pietofifsima Madre, ad intercederci d' ogni delitto un plenario perdono. Eja ergo advocata noftra illos tuos mifericordes oculos, ad nos converte. LAUS DEO. INDI 299 INDICE Delle materie che fi trattano nel prefente Volume. Difcorfo d'aprimento, fopra la divina Mifericordia. pag. x PRIMO GIORNO. Meditazione fopra il fine ultimo dell' Uomo. Preparazione proffima a ciafcuna Meditazione. Efame pratico, fopra la Confeflione. Maffima per la mattina. Orazione giaculatoria. Sermone primo, fopra il fine ultimo dell' Uo6 ivi 15 18 ivi 19 mo. Meditazione feconda, fopra l' affare importantiffimo dell' eterna falute. Efame pratico, fi continua fopra la Confeffione. Maffima per la fera. Orazione giaculatoria. Sermone fecondo, della eterna falute. SECONDO GIORNO. Meditazione, fopra il peccato mortale, confiderato in fe. Efame pratico, fi continua fopra la Confeffione. 22 26 29 30 ivi 34 38 Mafsi 300 Maffima per la mattina: an Orazione giaculatoria. Sermone primo, fopra il peccato mortale. Meditazione feconda, fopra il peccato mortale, confiderato ne' fuoi effetti. Efame pratico, fopra la Santiffimna Comunione. Maffima per la fera. Orazione giaculatoria. Sermone fecondo, fopra il peccato mortale. TERZO GIORNO. Meditazione fopra la morte de' Giufti, e fopra quella de' Peccatori. Efame pratico, fopra i precetti del Decalogo. Mallima per la mattina. Orazione giaculatoria. Sermone primo, fopra la morte del peccatore. Meditazione feconda, fopra la Morte. Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. Maffima per la fera. Orazione giaculatoria. Sermone fecondo, fopra la Morte. ivi 42 Malsi 45 St 53 $ 4 IVI 58 64 68 ivi ivi 73 79 83 ivi 84 QUARTO GIORNO. Meditazione fopra il Giudizio particolare. Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. 88 96 gor Maffima per la mattina. Orazione giaculatoria. Sermone primo, fopra il Giudizio particolare. Meditazione feconda, fopra il Giudizio Univerfale. Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. Maffima per la fera. Orazione giaculatoria. Sermone fecondo, fopra il Giudizio Univerfale. 99 100 104 Meditazione fopra la divina Mifericordia. ivf Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. Maffima per la fera. Orazione giaculatoria. Sermone fecondo, fopra l'erernità dell' Inferno. SESTO GIORNO. III 114 IVI QUINTO GIORNO. Meditazione fopra l'Inferno. Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. Maffima per la mattina. d sad sto Orazione giaculatoria. Sermone primo, fopra l' Inferno. Meditazione feconda, fopra l'eternità dell' Inferno. IIS 120 126 130 131 ivi 134 142 145 ivi ivi 149 Efa 302 Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. Maffima per la mattina. Orazione giaculatoria. Sermone primo, fopra la divina Mifericordia. Meditazione feconda, fopra la corriſpondenza agl' inviti della Divina Mifericordia. Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. Maffima per la fera. Orazione giaculatoria. Sermone fecondo, fopra l' abufo della divina Mifericordia. 254 157 IVI 158 161 167 171 ivi 174 SETTIMO GIORNO. Meditazione fopra la converfione della Maddalena. 177 Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. 182 Maffima per la mattina, 186 Orazione giaculatoria. 187 Sermone primo, fopra la converfione della Maddalena. ivi 190 Meditazione feconda, fopra l'obbligo, che incombe al Criftiano di farfi Santo. Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. Maffima per la fera. Orazione giaculatoria. Sermone fecondo, il Criftiano inefcufabile, fe non fi falva. OT195 198 ivi ivi 303 OTTAVO GIORNO. Meditazione fopra la volontà fincerifsima, che ha Iddio di falvare le anime noftre. Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. Maſsima per la mattina. Qrazione giaculatoria. Sermone primo, coerente alla Meditazione. Meditazione feconda, fopra gl' inviti che fa Iddio, e fopra quelli, che fa il Demonio. Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. Maſsima per la fera. Orazione giaculatoria. Sermone fecondo, coerente alla fatta Meditazione. 20 207 210 ivi 21{ 219 221 226 ivi 227 NONO GIORNO. Meditazione fopra la iftituzione del Santifsimo Sacramento dell' Altare. Efame pratico, fi continua fopra i precetti del Decalogo. Mafsima per la mattina. Orazione giaculatoria. Sermone primo, fopra la Comunione facrilega. 244 Meditazione feconda, fopra tre principali Mifteri della Paſsione del Redentore. Efame pratico, fopra i comandamenti della Chiefa, e fopra i fette capitali peccati. 250 Mafsi234 235 239 240 ivi 304 Mafsima per la fera. Orazione giaculatoria. Sermone fecondo, fopra l'amor di Die verfo l'Uomo. 256 DECIMO GIORNO. Meditazione fopra i motivi d'amare Iddio. 260 Efame pratico, fi continua fopra i fette peccati capitali. Mafsima per la mattina. Orazione giaculatoria. Sermone primo, dell' amor di Maria verfo noi. Meditazione feconda, fopra il Paradifo. Efame pratico, fopra le ommifsioni, e fopra l'obbligo di fuggire le occafioni peccaminofe. Mafsima per la fera. Orazione giaculatoria. Apparecchio alla Santifsima Comunione. Ringraziamento finita la S. Comunione. Sermone ultimo, della perfeveranza nel bene. ivi CES 264 266 267 ivi 27Q 277 281 ivi 282 288 297 Inches 1 Centimetres Blue 2 3 Cyan 2 4 15 Farbkarte# 13 ¹6 3 Green 8 Yellow 9 4 10 Red 11 12 5 13 Magenta 14 6 15 White 16 17 7 3/ Color 18 19 B.I.G. Black 0