L'ANIMA DIVOTA DEL SSMO SAGRAMENTO OPERA Del Reverendissimo P. TEODORO DI S. MARIA Procurator Gile de' Carmelitani Scalzi Esaminatore de' Vescovi EDIZIONE TERZA ROMANA Arrichita della vita dell' Autore A Sua Eccellenza Reverendissima MONSIGNOR GIUSEPPE MOROZZO ARCIVESCOVO DI TEBE. Segretario della Sagra Congregazione DE' VESCOVI, E REGOLARI ec.ec.ec. PARTE 1. IN ROMA MDCCCXV. Pel Bourliè Con licenza de' Superiori. VENDESI DA DOMENICO MINU' LIBRAJO INCONTRO IL CARAVITA NUM.177. 3635 ATOVIC AMICALL OTHINANDAZIONE: 2233 14933150 17TS11 Univ.- Bibl. Giessen 3 ECCELLENZA REVERENDISSIMA Se il vostro zelo veramente Apostolico mi ha prevenuto nella terza ristampa della divota, fruttuosa, spirituale Operetta intitolata l' Anima divota del SSmo Sagra2 Gb 3635 4 mento, parto della dolcissima penna del fù nostro Padre Teodoro da S. Maria Procurator generale de' Carmelitani Scalzi, che ora vede la Luce dai Torchj di Propaganda; non potrà la vostra esemplare modestia impedirmi, che le ponga in fronte il vostro Nome rispettabile. A quella avevate VOI acquistato già il diritto quando ne ordinaste la seconda edizione mentre l'Autore era ancor vivo: A questo mi obliga la gratitudine mia, e del Publico, che per VOI trova pascolo la terza volta nella salutare Operetta. So che siete uso a meritare i giusti plausi, non a cercarli: Anzi li ricusate qualora a buona equità vi si offrono; ed io per non irritare l'umiltà vostra, li tacerò volontieri a costo di formare una Dedica, che sia degenere da tutte le altre. liige 22 Potrei tessendo l'Elogio storico 5 della Nobile, e Antica Famiglia dei Conti MOROZZO scender via via, rammentando i vostri AVI, che hanno in tante guise onorato Torino loro Patria, fino al testè defonto Conte MOROZZO Fratello vostro di gloriosa ricordanza, la di cui maschia letteratura hanno ammirata la Società Italiana delle scienze, l'Istituto di Bologna, l'Accademia di Padova, e quella di Stokolm, delle quali era membro, e l'Accademia Reale delle scienze in Torino, cui presiedeva: Al che potrei aggiugnere l'onor guerriero, che l'avea assunto al grado di Colonnello del Regimento di Torino, ed a quello di Brigadiere delle Regie Armate: E terminando poi l'onorevole elenco nella vostra Persona, rammenterei li varj incarchi da VOI sostenuti con tanto decoro, integrità, e giustizia: Esalterei, sem 6 pre meno però di quel che merita, la Nunziatura vostra, e la Legazione a Latere nel Regno di Etruria: Encomierei l'Arcivescovile vostra Tiara, e mi spazierei in un glorioso avvenire contemplandovi Segretario della Sacra Congregazione de' Vescovi, e Regolari. Ma perchè appunto sono queste epoche luminose del viver vostro, io sacrifico di buon grado al vostro scrupoloso disprezzo di laudi il piacere, che proverei in rimarcarle. Dirò solo che se v' è mai stato spettacolo tenero, commovente, esemplare a nostri giorni pe' rispettabili membri della Ecclesiastica Gerarchia, VOI lo avete offerto in VOI stesso allora quando per le fatali malaugurose circostanze di lutto per la Religione, e pel nostro Principato, costretto a lasciare e l'Impiego, e la Sede 7 del Pontefice Sovrano, ritirato iu Torino nelle Apostolice fatiche, con le quali sovveniste modesto, instancabile, fedele alle spirituali necessità de' Prossimi della Patria vostra non meno, che delle cir convicine Diocesi, Javete lasciato indeciso presso tutti i Popoli del Piemonte se siete stato più grande nelle vostre cariche, o nel vostro ritiro. Sebbene a me pare, che l' immortale PIO VII. Sovrano conoscitore del vero merito abbia scifrato l' enimma, ritenendovi presso di se famigliarmente nel suo ritorno meraviglioso alla Catedra, e al Soglio, a VOI affidando gli Ecclesiastici affari, a VOI imponendo i più gelosi incarchi risguardanti il governo della Chiesa di Cristo, e VOI egualmente deputando alla riforma del Clero. Che se anche ciò spiace alla vostra dilicata modestia, quasi in * 4 8 me fosse un delitto il rammentare di volo ciò che ha formato, e formerà l'ammirazione, ed il plauso di un Mondo intero, degnatevi almeno, che dedicando a VOI ciò che vede per VOI di nuovo la luce, adempia ad un atto di civile giustizia; mentre col cuore veramente ossequioso, profondamente inchinandomi al bacio del Sacro Anello mi vi protesto.citiz Dell'Ecc. Vostra Rma omill ide S. Agnesa in Piazza Navona Frohneli 2. Ottobre 1814. eliba len ennemmelighed er in orang alls ozoilgiva om ontoris one obacta 10V, oilgo? In a subot mi iOV. he isitenizelbell Ng in ouront isoleg niqi obnoncq sido stiebonisvog li inabasta eb' smemleuge 10Vaso ib oselo Umo Dmo Oblmo Servo - F. Venanzio dell' Immacolata niir Concezione Carm. Scalzo. RISTRETTO DELLA VITA cor DEL RMO P. TEODORO DI SANTA MARIA 9 01809 Carmelitano Scalzo Una operetta, che quanto breve nel suo volume, altrettanto colma di spirito, di unzione, di dolcezza, e di quella arcana efficacia, che penetra i cuori, e li tragge a Dio, vede ora per la terza volta la luce: merita bene che in qualche modo se ne conosca l'Autore, il quale non può essere, che per dottrina, e virtù commendevole se di tali produzioni è capace. D'altronde la memoria degli uomini, che han vissuto ad esempio, e profitto de' loro simili, è sempre cara, e reca sempre qualche insperáto vantaggio a chi contemplandola tranquillamente, vede senza avvedersene quanto in se stessa è luminosa, ed amabile la virtù, e se ne infiamma. Sono queste le non spregievoli ragioni per cui si è creduto op* 5 10 Vita del P. Teodoro portuno il preporre a questa terza edizione dell'Anima Divota del SSmo Sagramento un brieve ragguaglio storico del di lei egregio Autore P. Teodoro di S. Maria rapitoci dalla morte il dì 8 di Marzo del 1808. Nacque egli in Roma il dì 5 Agosto del 1744 da onesti Genitori, e al sacro fonte Francesco Antonio Lucchetti fu appellato. Quali talenti sortito avesse dalla natura, e quanto fosse fin da giovinetto inclinato ad erudirsi, lo dimostrarono assai presto i rapidi non volgari progressi, che ei fece e nelle umane lettere, e nelle filosofiche, e teologiche scienze, per cui Roma ammirollo in età di soli anni 18. tener pubblica disputa della intera filosofia da mane a sera nel Romano Liceo; onore, e incarico raramente concesso dai PP. della Compagnia di Gesù agli stranieri. Il savio non si gonfia nella sua scienza; ed il giovine Francesco anzichè invanirsene, la fè servire all' acquisto di una scienza migliore, che è quella de' Santi. Quindi meditando seco stesso su i pericoli, e inciampi, che nella via dello spirito s'incontrano spesso nel secolo, risolvette in cuor II Di S. Maria Carm. Scalzo suo di abbandonare il pazzo mondo, e dedicarsi del tutto a Dio ne'silenzj di un Chiostro. Il sospirato effetto segul ben presto la magnanima risoluzione. Implorò egli, ed ottenne d'essere ammesso nella nostra Religione di Carmelitani Scalzi; ed a voti comuni il dì 20 Sett. del 1764 fu ricevuto in Novizio nel nostro Convento di S. Maria della Scala sotto il nome di Fr. Teodoro da S. Maria, e il giorno stesso del vegnente anno fece i Voti solenni per serbarli al suo Dio fino alla morte. Non andò guari, che la Religione di lui madre, s'avvide, e consolossi del figlio egregio, che le cresceva in seno. Riassunto il corso de' filosofici studj, e de' teologici, che consumò magistralmente nei nostri Collegj di Caprarola, ce di Roma, fu dichiarato Recolente; e quindi lesse Filosofia, Teologia, e Polemica con tanta fama di purità, penetrazione, e possesso delle insegnate dottrine, che accorrevasi a gara alle pubbliche dispute, cui presiedeva per encomiarlo, ed ammirarlo. Un ingegno vivo, sottile, penetratore; una memoria sopra ogni credere tepace, e pronta; una brama instan6 os Vita del P. Teodoro 12 cabile di sapere: un animo mirabilmente alieno da tutto ciò, che è dissipazione, e solazzo: un genio invincibile per la solitudine, e per la meditazione, erano i mezzi per cui il nostro Padre Teodoro iva ognora crescendo in erudizione, e in dottrina. Cui se si aggiunga l'indefessa silenziosa applicazione, per cui dì, e notte nella sua cella egli vegliava su i sacri Codici, e sopra i Padri, e sopra i Critici confrontando, svolgendo, e commentando, e le dottrine, e le opinioni, e gli argomenti, non farà meraviglia se veramente saggio fra i savj, e fra i dotti dotto fosse estimato. Il libro del Giubileo opera colma di erudizione, e dottrina; la vita della Ven: Serva di Dio Suor Teresa Margarita del Sacro Cuore di Gesù; l' Anima divota del SS. Sagramento; Opere da lui pubblicate: I Dialoghi fra due Sacerdoti Regolare, e Secolare opera inedita, in cui risplendono a dovizia e la dottrina de Canoni, e le cognizioni profonde dei Dottori, e dei Padri nelle eruditissime Note. La lettera del Vescovo di N.J. sul punto delle occorrenti novità Ecclesiastiche ai Vescovi di A. Lat. Di S. Maria Carm. Scalzo 13 e T... parimenti inedita. La vita del P. Bonaventura della Natività Carmelitano Scalzo, stato già suo Maestro in Noviziato, e morto nel nostro Convento della Scala il dì 6 Settembre 1793 in odore di santità; molti casi morali, diversi scritti per uso dei Catedratici, varj libretti ad Fovendam pietatem, alcune dissertazioni, la storia del Convento nostro di S. Maria della Vittoria de' tempi abominevoli della sedicente Romana repubblica, altri frammenti alla storia appartenenti dell' ordine nostro; opere tutte, che prodotte dai torchj gli accrescerebbero quell' onore, che ricusò la modestia di lui, sono desse bastanti a contestare la profondità del sapere, e le dotte cognizioni che lo distinsero. I meriti han sempre premio nella Religione, ove bene si pesano, e si distinguono i degni allievi, che se ne adornano. Quindi il nostro Padre Teodoro fu decorato di tutti i gradi, che ottener possonsi nel nostro Istituto; ed ai titoli di Recolente, e Lettore quelli ebbe aggiunti di Confessore Ordinario nel nostro Monastero di S. Teresa, di Storico generale dell' Ordine, di Die * 7 14 Vita del P. Teodoro finitore Provinciale per quattro volte, e finalmente di Provinciale; qual carica, da lui coperta nel più difficile tempo della Cristiana repubblica, e della Regolare osservanza con tal saggezza, con tal prudenza, con tal zelo, e con tale destrezza la esercitò, che l'immortale Sommo Pontefice Pio VII. felicemente regnante eleggendo il ncstro Padre Pietro Alessandro da S. Mar- A garita in Preposto Generale di tutta la nostra Congregazione di Italia, elesse al tempo stesso il nostro P. Teodoro in Procurator Generale. Nè il solo Ordine lo vide distinto fralle sue mura. Egli sostenne per tre volte presso la S. Congregazione dei Riti l'incarico di Postulatore delle cause della Ven. Serva di Dio Domenica del Paradiso onorato germoglio dell' Ordine benemerito de' Predicatori, della Ven. Serva di Dio Suor Teresa Margarita del sacro Cuor di Gesù nostra monaca in Firenze della Illustre famiglia de'Redi, e della serva di Dio Suor Serafina Teresa di Gesù Carm. Scalza sorella ger, mana del testè fu Emo Leonardo Antonelli defonta nel nostro Monastero di S. Teresa in Roma. Eletto Penis Di S. Maria Carm. Scalzo 15 tenziere della Vaticana Basilica poco dopo si dimise per attendere alla predicazione; Egli fu Consultore delle sacre Indulgenze; Egli fu annoverato fralli Esaminatori dei Vescovi; Egli insomma fu estimato, distinto, e quasi direi venerato non dirò solo dall'artiero, dal povero, dal contadino, cui riceveva, ascoltava, aitava con esemplare umanità e dolcezza; ma dall' intero ceto dei Nobili, cui si prestava indefesso con la virtù, e coi consigli. Non si può però giugnere ad ottenere onori, e distinzioni vere, e costanti tanto fra suoi, che fra gli estranei, senza possedere un merito reale, e quella maschia virtù, che per se stessa brilla, ed esigge i schietti suffragi di tutti i cuori. Il nostro P. Teodoro perfezionandosi nelle scienze non aveva mai trascurato di profittare nella virtù, e vi era riuscito mirabilmente. Entrato appena in Religione egli sacrificò l'ardente impazienza del suo genio, e l'alterezza del suo naturale, le riluttanze della sua volontà alla imitazione del Redentore, ed alle prescrizioni della Regola. Ed eccolo in breve, il più pacifico, il più soggetto, 16 Vita del P. Teodoro il più umile de' nostri Chiostri. Pronto ad ogni esercizio di pietà, e di obbedienza, assiduo al Coro, desto il mattino, vigile la notte, amantissimo del ritiro, trasportato per la contemplazione, suddito in ogni incontro, era il modello della regolar disciplina: talchè un Religioso d'anni, e di virtù maturo nel nostro Convento della Vittoria ebbe a dire sorpreso da tale esempio. Se in ogni convento ve ne fosse uno, credo certo, che l'osservanza fiorirebbe da per tutto. Nè tale fu ammirato soltanto mentre era suddito. No che ancor graduato e superiore, quantunque in virtù degli ufficj egli godesse delle esenzioni, pure tutte le volte che le occupazioni il soffrivano si vedeva fra noi il Definitore, l' Istorico, il Consult ore, l' Esaminatore frequentare il coro, leggere in tavola, servire a mensa, nettare i stigli della cucina, scopare il chiostro, e adempire tutto ciò che vien prescritto al Novizio, e allo studente; e sempre dolce, ma modesto; sempre lepido, ma dignitoso accommunarsi nella religiosa osservanza con tutti gli altri, che pur gli eran soggetti per dignità, وو Di S. Maria Carm. Scalzo 17 e per impiego. Erano questi non equivoci segni, che il di lui cuore unito a Dio avea stampata profond amente la di lui santa legge; e che le Teologali e Cristiane virtù erano l'interno stabile fondamento delle sue azioni. Quindi la sua Fede era così pura, e si viva che in proferir l'augusto nome di Dio, il nome adorabile di Gesù, e il divino Spirito gli traluceva ancor nel sembiante, e mostrava nel volto la penetrazione del core alla memoria degli augusti misterj: fino ad infondere venerazione, e rispetto a chi il vedea, o l'ascoltava Quindi era esatto fino allo scrupolo in tutto ciò che forma atto esterno di religione; e di culto; e se fu visto giammai santamente sdegnarsi, fu allora quando conosceva, che le sacre liturgiche cerimonie da altrui adempivansi o con po. co decoro, o con negligenza. Quindi impiegò sempre e tutto l' onorato profitto de' studj suoi, e della sua predicazione in ornamento de' nostri altari, in acquisto di suppellettili sacre, se specialmente in onore del divinissimo Sagramento, per cui nutriva tenerissima de singolar divozione cibE 18 Vita del P. Teodore quindi insomma tutto l'esterno andamento di lui additava gl' interni moti della sua fede. La Speranza era così profondamente radicata in suo core, che in tutt'altri che in lui detta sarebbesi presunzione. Il testimonio della sua buona coscienza lo affrancava di molto per questa parte, e l'appoggio inconcusso nell' infinito cumulo de' meriti del divin Redentore ve lo confermavano mirabilmento. Quelli, che il contemplarono negli ultimi momenti di sua agonia non poterono che restar sorpresi in udirlo ragionare con una siffatta filial confidenza nel suo Signore, che abbastanza dimostrava quanto egli fosse bene appoggiato sperando in lui. Inso Quando si crede così, e così sperasi non si può non amare; garreggiava perciò nel nostro P. Teodoro con la Fede, le Speranza anche l'Amore. L'Operetta divota, che si ridona alla luce è una effusione dell' amore, che ardeva nel cor di lui; e tutte le azioni della sua vita hanno mostrato quanto appreziativamente egli amasse il Dio de' cuori. Instancabile nel dicare in guisa che sarebbe stato compre Di S. Maria Carm. Scalzo 19 tento, come egli dicea, di predicar tutto il giorno; altro fine non propone. vasi se non quello di convertir le anime, e trarle all' amor di Dio. Quindi egli non cercò mai nella predicazione o la distinzione de' pulpiti, o il maggior lucro, o l'elezione d' impegno Ma sempre disinterrassato, sempre umile, sempre zelante, ad altro non attese se non che a comunicare, quando era eletto, nel suo uditorio, le vive fiamme, che gli ardevano in petto; solito dire, che sarebbe volontieri morto predicando per non trascurare il talento, che Dio gli avea compartito per allontanare i peccatori dalla di lui offesa, ed accendere sempre più i buoni nel sante amore. Quanto bene infatti, e quanto spesso egli riuscisse nel destare in altrui si bell' incendio di carità possono contestarlo e le varie Città ove egli nella Quadragesima, e nell'Avvento ha annunciata la divina parola, e i rispettabili Cleri a cui ha dato i spirituali esercizj, e più di 40 Monisteri, e diverse case di Religiosi dove in varie occasioni ha spezzato l'Evangelico pane: e le Congregazioni erette nella 20 oss Vita del P. Teodore Chiesa del Gesù in Roma; ed i nobili dell' uno, e l'altro sesso, che al Gesù, al Caravita, e nei loro palazzi l' hanno mai sempre ascoltato con edificazione, e profitto, e non poche Confraternite da lui santificate nei spirituali esercizj, e tutte in somma quelle popolazioni, alle quali instancabile con tridui, discorsi, novene, catechismi ha annunciate le eterne verità! Anzi perchè potesse ancor più spaziare al di fuori a ben dei prossimi l'amor, che in seno egli nutriva per il suo Dio, volle essere anco aggregato alla Compagnia de' Sacconi in S. Teodoro, a quella della SSma Trinità de' Pellegrini, all' Oratorio di S. Filippo Neri alla Vallicella, all' Accademia di Religione Cattolica alla Sapienza, ed alla Pia unione di S. Paolo tutti Instituti adattatissimi e per fomentare in se stesso, e per eccitare in altri l' amor Santo di Dio medianti le opere di misericordia, le conferenze, le Catechesi, che vi si pratticano.sh liniilides - Così ben disposto e nel core, e nelle opere, non è poi maraviglia se l' intero contegno esterno di Luio eccitò ammirazione, e guadagnossi l'amor di Di S. Maria Carm. Scalzo 21 tutti. Severo opportunamente coi sudditi, ma sempre Padre, sempre prudente, e sempre giusto: Disprezzatore di se stesso, e sempre soggetto benchè Superiore: Primo alla regolare osservanza, ultimo per sola necessità all' esenzione: dotto, ma senza fasto: zelante, ma senza imprudenza: Onorato sostenitore degli impieghi, ma non mai ricercatore di distinzioni: Caritatevole con tutti, ma austero con se medesimo. Così egli visse, e così mori: l'elogio del vero Israelita in cui non v'è inganno, o menzogna ben gli converrebbe per tanti titoli: Verus Israelita, in quo dolus non est.. In questa guisa caro agli uomini, e a Dio avea vissuto il nostro P.Teodoro fino all' anno 1807 sessantesimoquarto già compito dell'età sua, e quarantesimo quarto di Religione. Allora Iddio si compiacque di estremamente purgarlo. Il di 28 Dicembre 1807. fu sorpreso da una febre acuta sopraggiunta ad un cronico morbo di petto, avea forse contratto per il soverchio conato nel predicare. Si tremò subito per la di lui vita. Egli però dovea bevere il calice a sorsi, a sorsi, non che Vita del P. Teodoro trangugiarlo. Una quasi generale cancrena si generò nelle sue membra, perchè soffrendo, potesse assomigliare al Re de'dolori. Sanata questa coi rimedj dell' arte, un mortal languore lo oppresse, e accompagnollo fino all'estremo respiro. La morte è un eco della vita. Il nostro P. Teodoro tormentato dal morbo e agonizzante ha confer mata questa verità! Ilare, rassegnato, contento spremeva lacrime di tenerezza a chiunque il mirava. Come stiamo a pazienza? gli dimandò il religioso suo Confessore che l'assisteva; ed egli Pas dre mio, gli rispose, non ho lingua da ringraziare il Signore per la misericordia, che mi ha usata col darmi una tranquillità grande nel fare in questa malattia la sua SSma volontà, in modo che ne resto stupito. Memorabili parole, che rappresentano la morte del giusto. La forza del male aumentavasi, ed egli riconsolandosi dicea in se stesso: Che bella cosa! fra pochi momenti io non potrò più offendere Dio: io diverrò impeccabile! Quale tranquillità di cuore! Quale fiducia nel suo Signore! Vista l'ora imminente, Padre, disse all' accennato suo Confessore, spesso 22 23 Di S. Maria Carm. Scalzo esortatemi a patir volentieri. Poco dopo adattando animo, e voce all'umiltà del Vangelo, dimandò agli astanti perdono di sue mancanze; e per ultima grazia richiese al P. Generale ivi presente, che nulla di singolar pompa accompagnasse il di lui funerale, come pure è uso farsi nella morte de' Procurator Generali, e Generali degli Ordini. Il di lui spirito fiso tutto ne gli eterni onori, che sperava da Dio, disprezzava, e scherniva le distinzioni del mondo. Così finalmente dopo tre mesi di penosissima infermità, abbandonandosi tutto in Dio, e munito de' Sagramenti salutari secondo il rito di S. Chiesa,' spirò l'anima placidamente il dì 8 di Marzo 1808 nell' età di an. ni 64, mesi sette, e due giorni. Possa chi legge quest' Istorico compendio della vita di un Religioso, che ancora è pianto dai suoi confratelli, che ne sentono la mancanza, accendersi all'adempimento de'sacri doveri di quello stato in cui vive, ed allo zelo per la gloria di Dio, che solo deve esser lo scopo del vero fedele o nel chiostro, o nel secolo. 24 00 AND s.210 INDICE best jiga Gonsall Trattato della frequente Comunione, e delle disposizioni a ben Comunicarsi.dongle biler PARTE I. Prologo 020 §. I. Primo Impulso. Il desiderio, che ne ha N. S. Gesù piel Cristo ne ofo boso §. II. Secondo impulso. La Praogotica degli Antichi Fedeli. xIII §. III. Terzo Impulso. Lo Spirito sempre uniforme della S.M. oix Chiesase XXIII §. IV. Quarto Impulso. La Ne- g b cessità, ed utilità etc. XXIX imoig PARTE II. Delle Disposizioni a ben Comuni carsi. -1800 sa §. I. Prima Disposizione di Necestosità indispensabile. §. II. Seconda disposizione di Convenienza, riguardo all'esterno, ed al Corpo. 11 XL I: LIX §. III. Disposizioni di Convenienza riguardo allo Spirito. §. IV. Delle Disposizioni di Maggior Perfezione. AMDS §. Ultimo. Conclusione di tutto il Trattato, ed Esortazione a frequentemente Comunicarsi. CIII Appendice della Comunione Spirituale. 25 LXIX Della prima parte delle Feste del Signore. Circoncisione Epifania SSmo Nome di Gesù SSma Annunziata Giovedì Santo XCI Sette Visite e Comunioni Spirituali. 1. Visita al SS. Sagramento, come Creatore se prima Comunione Spirituale. CXX II. Visita etc. come Conservatore. CXXII III. Visita etc. come Padrone. CXXIII CXXV IV. Visita etc. come Redentore. cxxv V. Visita etc. come Santificatore. CXXVII VI. Visita etc. come Consolatore. CXXIX VII.Visita etc. come Glorificatore.cXXXII CXI 1 best 8 8656. 36 55 76 26 Dei giorni ordinarii delle xxz due prime Settimane. PRIMA SETTIMANA. Domenica in cui si considera il Santissimo Sagramento, come Mistero di Fede. Lunedì, in cui si considera il Santissimo Sagramento, come Mistero d'infinita Sapienza Martedì, in cui si considera il Santissimo Sagramento, come Mistero d'infinita Potenza. Mercoledì, in cui si considera il Santissimo Sagramento come Mistero di Bontà infinita nella sua Istituzione. Giovedì, in cui si considera il Santissimo Sagramento, come Mistero di Amore infinito, per le intenzioni che ebbe Gesù nell'istituirlo. Venerdì, in cui si considera il Santissimo Sagramento, come Mistero di Amore infinito, per i Fini che ebbe Gesù nell' istituirlo, rapporto a noi. Sabbato, in cui si considera il SanUniv.- Bibl. Giessen 95 115 133 152 169 188 27 tissimo Sagramento, come Mistero di Amore infinito, per alcuni altri Fini, che ebbe Gesù nell' istituirlo, parimente rapporto a noi. SECONDA SETTIMANA. Domenica, in cui si considera Gesù Sagramentato, come Medico.222 Lunedì, in cui si considera Gesù Sagramentato, come Amico. Martedì, in cui si considera Gesi Sagramentato, come Padre. Mercoledì, in cui si considera Ge205 235 250 sù Sagramentato, come Sposo. 270 Giovedì, in cui si considera Gesù Sagramentato, come cibo dell' Anima ● Venerdì, in cui si considera Gesù Sagramentato, come Fonte di Acqua Viva. Sabbato, in cui si considera Gesù Sagramentato, come Sole e Luce vera. 288 311 330 200 802. 029 ors 112 US - ourds oftmargo omizzis stromingelsiusitzi AZAMITTER ACMOOR2 sonorog REIMPRIMATURI CANDIDUS MARIA FRATTINI ARCHIEPISC. PHILIPP. VICESGERENS. 100.42 2 pusVampoty PARTE I. I' IMPULSI ALLA FREQUENTE COMUNIONE PROLOGO La divina Sapienza a capo di ogni strada, e nel mezzo delle piazze più frequentate, alza la voce, ed invita tutti alla Sagra Mensa. Venite, dice, e mangiate il mio Pane, bevete il Vino, che vi ho preparato: Venite, miei Amici carissimi, ed ubbriacatevi: Venite a me, tutti voi, che siete affaticati; e vi ristorerò, dice Gesù Cristo: Il Pane, che io son per darvi è sceso dal Cielo, è la stessa mia Carne, sagrificata per la vita del Mondo. Se non ne mangerete; non avrete vita in voi stessi. Chi se ne ciba, non morrà in eterno, ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Voi, miei Ministri, fate, che si riempia la sala del mio convito: non ne discacciate i ciechi, i zoppi, i languenti; anzi obbligateli colla forza, se occorre, a prenderci luogo. Io vuò veder la mia tavola, piena di convitati. Badate però, che tutti vengano colla veste da nozze. Se alcuno ne fosse Parte I. a II privo: io lo condannerei ad una carcere perpetua. Sù queste divine Parole, fonderemo il brevissimo Trattato, che voglio premettere all'Esercizio di Preparazione e Ringraziamento per la Santissima Comunione. §. I. IMPULSO PRIMO. Il desiderio che ne ha N.S. Gesù Cristo. Il primo eccitamento a partecipar con frequenza del SSmo Sagramento, sia il desiderio, che ne ha il nostro amabilissimo Gesù, sommo ed Eterno Pontefice delle anime nostre. In molte guise Egli ce l'ha dato ad intendere. Ne andremo accennando alcune sole. Quasi dal principio della sua Missione, egli cominciò a parlare di questa grand'opera, con cui aveva stabilito di coronare la Redenzione, ed a prometterla. Lo fece per verità in maniera non ben intesa da quella gente rozza e carnale; ma che era come uno sfogo della brama, che aveva di affrettare il momento fissato negli eterni Decreti, in cui doveva compierne l'esecuzione. Oltre i divini documenti, che formavano l'ordinario argomento de' suoi discorsi; di altro egli non sapeva parlar più spesso, che della sua morte, e del Sagramento, che doveva perpetuarne ne'suoi fedeli la rimembranza. Di fatti quando arrivò al fine quel momento da lui sospirato, in cui doveva esser istituito il gran Sagramento, e comunicare la prima volta i Ss. Apostoli, ed in essi tutta la sua Chiesa; lo protestò chiaramente, senza Mistero, e con trasporto di compiacenza e di giubilo in quelle parole Io 39 ho desiderato colla brama più arden99 te, e più viva di mangiar con voi 95 questa Pasqua, prima di morire ,,. Tanto vale quell'idiotismo ebraico tradotto letteralmente nella nostra volgata: Desiderio desideravi, hoc Pascha manducare vobiscum, ante quam patiar( 1). Che tutta, o certamente la ragion principale del desiderio di quella Cena fosse l'essenzialissima funzione da compiersi in essa, cioè l'istituzione della Santissima Eucaristia, e la prima Comunione degli amati suoi Figli, è 8000 9000 ( 1) Luca 22. v. 15. III 22 IV cosa tanto chiara, che ognun la vede da se medesimo. Nè è possibile, che il buon Gesù avendo avuto così vivo impegno d'istituire il Santissimo Sagramento, non l'abbia eguale, perchè ne usiamo, e frequentemente ne usiamo, e per sodisfazione de'suoi desiderii, e per la nostra felicità. A nome suo, come di divina Sapienza, aveva detto lo Spirito Santo ne' Proverbii, che nel conversare con noi, egli trova le sue delizie. Deliciae meae esse cum filiis hominum( 1). Se per l'amor, che ci porta, egli trova in noi le sue compiacenze; e per goderne in tutta la pienezza, si è vestito della nostra spoglia mortale, ed ha impiegato volontieri il sagrifizio della propria vita" a renderci capaci della sua amicizia, e della figliuolanza di Dio suo Padre: se ha trovato un mezzo miracoloso, ch'è il massimo di tutti i miracoli, a poter rimanersene con noi, Uomo- Dio, anche dopo la sua Ascensione al Cielo: se in esso, cioè nell'uso della sua Carne e del suo Sangue ha voluto, che consi( 1) Proverb. 8. 31. stesse la nostra vita; è egli possibile, che quel benedetto suo Cuore non desideri vivamente, che spesso ci comunichiamo, cioè che gli rinnoviamo il piacere, che prova stando con noi; e profittiamo dei beni sommi, de'quali ha destinato di arricchirci per questo mezzo? E vedete bene, che per tutti i secoli avvenire fin alla fine del Mondo, volle assicurarsi il divin Redentore questo dolce piacere, di star con noi, anzi di medesimarsi colla nostra anima', ed alla sua maniera col nostro corpo ancora; e di curar immediatamente col contatto della divina sua Carne, le nostre infermità, infonderci le sante virtù, che son ricchezza tutta sua propria. Ordinò Sacerdoti, in quella stessa gran cena, i suoi Apostoli; e con ciò infuse loro la sua divina possanza, in ordine ad operare ancor essi lo stesso miracolo della mutazione del Pane, e del Vino, nel sagratissimo suo Corpo e Sangue. Ma perchè nella lor morte, non finisse insieme il Sacerdozio, ed il potere miracoloso, ad esso inerente; o in quella stessa occasione, o certamente in altra, li consagrò ancora Vescovi, cioè li costitul Padri fecondi di altri Vescovi a 3 VI e Sacerdoti, affinchè perpetuato nella Chiesa il Sacerdozio, e l'Episcopato; fosse ancor eterno il Santissimo Sagramento, e goder ne potessero i fedeli di tutti i secoli, goder egli stesso le sue delizie. Anzi egli medesimo Pontefice invisibile, eterno Sacerdote, e Vittima insieme del gran Sagrifizio, egli è che consagra tuttora pel ministero di noi suoi subalterni e rappresentanti. Siccome chiunque siesi, che battezzi, Pietro o Giuda, Cristo è sempre l'invisibile battezzante; così, chiunque siesi di noi Sacerdoti, il consagrator che vedete; Gesù, avete sempre da dire, in questo punto fà il gran miracolo, per desiderio di unirsi a me, in cui ha protestato, che se gli sono fedele, trova le sue delizie: Ecce ego vobiscum sum omnibus diebus, usque ad consummatio nem saeculi( 1). Nell'eccellentissima Orazione del Pater noster sembra, che corrispondiamo a questo desiderio di Gesù Cristo, esprimendo ancor noi una viva brama di lui medesimo, appunto nell' Eucaristia, col dimandare all'Eterno suo Pa( 1) Matt. 28. 20. VII dre, che si degni di darcelo, in quelle parole Panem nostrum supersubstantialem( 1), quotidianum da nobis hodie( 2): Ed il Santissimo Sagramento veramente noi dimandiamo in questa petizione. Quanto tengo di certo che ne siete persuasa, credo, che altrettanto vi piacerà di udirlo dalla bocca vangelica di un santo dei più simili a Gesù Cristo; e meglio istruito, perchè miracolosamente istruito dall' interna unzione di lui medesimo, de'suoi sentimenti, ed intenzioni. Il gran S. Francesco in una parafrasi, che di lui abbiamo del Pater noster, alla quarta petizione dice così, nella nostra favella ,, Dateci, eterno Pa» dre, oggi il vostro diletto Figlio, 99 nostro Signor Gesù Cristo; datecelo >> per memoria, per intelligenza, e ri99 verenza dell'amore, ch'ebbe per noi, " e di tutto quello, che per noi fece, 99 disse, e pati ,,( 3) Ma chi è, che ha ( 1) Matt. 6.( 2) Luc. 11. ( 3) Panem nostrum etc. Dilectum Filium tuum D. N. J. C. da nobis hodie in memoria, in intelligentia, et reverentia Amoris, quem ad nos habuit, et eorum quae pro nobis fecit, dixit, et suba 4 VIII inventata questa bellissima Preghiera? A qual degli Apostoli, o degli Evangelisti è venuto in mente di suggerirci questa dimanda del Santissimo Sagramento; e sotto que' termini di Pane soprassostanziale, Pane nostro, Pane di ogni giorno? Non v'ha cristiano, che non sappia, che l'Autore del Pater Noster è Gesù Cristo. Egli stesso dunque pel desiderio vivissimo, che spesso, e degnamente ci comunichiamo, ci ha insegnato a dimandarlo, per rendercene in qualche modo meritevoli: a dimandarlo con confidenza sotto il simbolo di Pane, sostentamento necessario, che dal Padre non può negarsi al suo Figlio. Ci ha detto di chiamarlo Pane Nostro, perchè così preghiamo il suo Divin Genitore che si degni di darcelo, come suo Figlio; che gli ricordiamo insieme, che è Nostro ancora, perchè ci si è dato. Ci ha insegnato a dimandarlo per ogni giorno, non solo a nostro giornaliero sostentamento; ma molto più per soddisfazione e contentamento dell' amoroso suo cuore, che stinuit T. 5. Bibliot. P. 2., ut refertur ab a Lap.in C. 6. Matt. IX vorrebbe star sempre, ogni giorno con noi, nella Sagramental sua Presenza. Non è dunque tanto la petizione Panem Nostrum etc. un atto di corrispondenza all' amor di Gesù, espressa nello scambievole desiderio di possederlo nella Santa Comunione; quanto un altro suo amoroso ritrovato, per darci eccitamento di più a compiacerlo, collo stesso accoglierlo nel nostro cuore. Impariamolo da un altr'anima innamorata di Dio; e dopo il Serafico Padre S. Francesco, ci parli la Serafica Vergine Madre Santa Teresa. Ancor essa si è occupata a commentare la grand'Orazione del Pater Noster; e sù questa quarta petizione, Dacci oggi il nostro Pane di ogni giorno, tra molti bellissimi concetti, che si possono vedere al suo luogo, al proposito nostro dice cosi Domandasi in questa petizione, il 9 Pane della Dottrina Vangelica, le 99 virtù, il Santissimo Sagramento... si ha da considerare l' amore, col quale( Gesù Cristo) si dona, poichè comanda, che tutti lo mangino sotto pena della vita. E sapendo sua » Maestà, che molti l'avevano da man» giare in peccato mortale; contuttoa 5 ɔɔ ɔɔ 99 ور ciò è così veemente ed efficace l'a99 mor, che ne porta, che per goder dell' amore 5 col quale i suoi amici lo mangiano, rompe e supera le difficoltà, sopporta tante ingiurie, e nimicizie e poco dopo= Ben si vede la voglia, colla quale ci si dona, poi55 chè chiama questo Cibo Pane quotidia9 no; e vuole che glie lo dimandiamo 99 ogni giorno. Ma torniamo al Sagro Cuore di Gesù medesimo, per iscoprirvi altri segni chiarissimi del suo vivo desiderio> che spesso ci comunichiamo. Egli si protestò nella gran Cena d'istituire il Santissimo Sagramento in memoria sempiterna della sua Passione. Voi vedrete nel decorso della presente Operetta, ripetuta molte volte, e considerata sotto varii aspetti questa verità Tutte le 9 volte che mangerete questo Pane,= 99 egli disse, e beverete questo Ca35 lice, s'intenderà, che facciate com» memorazione di me: Anzi in modo di chi comanda, riferisce S. Paolo di aver imparato per divina rivelazione( 1), che disse il Redentore:, Fate ɔɔ ( 1) Ego enim accepi a Dominos quod ور IX 99 questo, rinnovate cioè questa Funzione di consagrare e mangiare il pane celeste, in memoria di me. I Sacerdoti, a compimento del Sagrifizio, in ogni Messa debbonsi comunicare, e rinnovare così per intiero la grand'Opera della Redenzione, come dice la Santa Chiesa( 1). Ora chi può immaginarsi che Gesù Cristo non esigga dai laici ancora, da tutto il popolo de'suoi Fedeli, l'ossequio medesimo? Se quanti godono il frutto della Redenzione, è giusto, che ne conservino sempre viva la rimembranza; come tutti, ancora i non Sacerdoti, ne son partecipi; così a tutti i Cristiani si stende l'esortazioet tradidi vobis, quoniam Dominus Je sus, in qua nocte tradebatur accepit panem, et gratias agens, fregit, et dixit: accipite et manducate: Hoc est Corpus meum, quod pro vobis tradetur. Hoc facite, in meam commemorationem, i.Cor.12. ( 1) Concede nobis, quaesumus Domine, haec digne frequentare Mysteria, quia quoties hujus hostiae commemoratio celebratur, opus nostrae Redemptionis exercetur. Orat. Secret. Dom. IX.post. Pent. a 6 XII ne, anzi il precetto della Santissima Comunione, voluta da Gesù Cristo in compimento della rinnovazione mistica della sua morte, ordinata da lui in memoria di essa. Colla sua morte egli ne ha redenti dalla morte del peccato e dell'Inferno: per mezzo principalmente dell'Eucaristia ci si applica il frutto della Redenzione: e per questo diceva egli stesso, che la Sagratissima sua Carne è il sostentamento, la vita, la risurrezione delle anime. Con quell'ardore con cui il divino suo Cuore vuol tutti salvi, pel merito della sua Croce; coll'ardore medesimo egli desidera, che facendone solenne memoria nell' uso della Santissima Eucaristia, ce ne assicuriamo il conseguimento. Se ci fosse oscuro, e non così chiaro ed evidente il desiderio del buon Gesù, che spesso ci comunichiamo; nessuno meglio dei Santissimi Apostoli, e dei primi Cristiani, loro felicissimi allievi, potrebbe istruirci dei sentimenti di lui; ma comunque non siaci necessario a titolo d'istruzione il consultarli, lo faremo assai utilmente in conferma di quanto abbiamo osservato finora, e a divoto eccitamento di salutevole imitazione. XIII §. II. SECONDO IMPULSO. La Pratica degli antichi Fedeli. I primi Cristiani si comunicavano ogni giorno. Lo sappiamo da S. Luca, il quale raccontando in succinto la maniera santissima della lor vita, dice, che eran tutti occupati in ascoltare la divina parola, in orare, e nella Comunione del Pane( 1). I Santissimi Apostoli loro Maestri, propagarono per tutto il Mondo, insieme colla Fede, la divozione dell' Augustissimo Sagramento, e la santa consuetudine della Comunion quotidiana. S. Andrea fratello di S. Pietro dando conto al Proconsole di se, e delle cerimonie della Religione da lui predicata, diceva come si legge negli atti del suo Martirio ,, Ogni gior20 offerisco in sagrifizio a Dio onni» potente non montoni o tori, ma l'A99 gnello Immacolato, delle carni di cui dopochè tutto il Popolo ha parte" cipato; l' Agnello sagrificato vivo ed 99 intiero riman come prima. ,, Non si può dubitare che gli altri suoi Santi 39 ( 1) Act. 2. v. 44. et 46. XIV Colleghi piantassero ancor essi in ogni Chiesa, la medesima costumanza, cosicchè fosse resa comune a tutto il Cristianesimo. Ne sono indubitata prova, oltre varie orazioni della Messa sparse per l'anno, quelle del Canone, che quando trattano della partecipazione dei Misterii, o per modo di preparazione, o di ringraziamento, sempre son espresse nel numero della moltitudine, a dinotare, che insieme col Sacerdote, di rito fisso, e stabile, si comunicavano ancora anticamente tutti gli astanti. Supplices te rogamus etc. ut quot quot, ex hac altaris participatione, Sacrosanctum filii tui Corpus, et Sanguinem sumpserimus etc. Quod ore sumpsimus, Domine, pura mente capiamus etc. Ma uno dei più preziosi monumenti, che in questo genere ci abbia conservati la Providenza, pare a me che sia questo che vi riferisco dal Baluzio( 1), e dalle note del Card. Baronio al dì 15. Decembre del Martirologio Romano: Un estratto del processo dei Ss. Felice, e Saturnino, e Dativo Martiri. Eccolo ,, Il Proconsole interrogò Felice, se ( 1) T. 2. Miscellan. 56. num. 2. XV 99 era stato all'adunanza( 1)? Felice ri99 spose: quasichè si potesse dar un 5 Cristiano, che non concorresse al 99 Sagro Convito( 2); o si potesse celebrare il Sagro Convito senza il Cristiano. Non sai, Demonio, che il » Cristiano, ed il Sagro Convito sono 99 una stessa cosa? Io ho celebrata la 9 Messa, e compiti tutti i riti dell' A95 dunanza insieme coi Fratelli, perchè 99 sono Cristiano. Rivoltosi poscia il 39 ( 1) Per Adunanza s'intende quel che con parola ecclesiastica si diceva Collecta in latino, cioè l'union dei Fedeli radunati per la predica, la Messa, e la Comunione. Vedete il Magri a questa parola Collecta. Sion ( 2) Il Testo dice Dominicum, che ho tradotto in Sagro Convito, seguendo il Magri di sopra citato. Tertulliano in altro luogo non riportato da questo Autores cioè Lib. 2. ad Uxorem cap. 4. chiama la Comunione, Convivium Dominicum, e nel fine del Libro, Convivium Dei S. Paolo 1. ad Cor. 11. Coenam Dominicam. Qualche volta però questa parola Dominicum si prende a significare la Chie sa. Ciampini Vet. Monim. P. 1. c. 17. XVI " Proconsole a Saturnino, l'interro9 gò, se ancor esso fosse intervenuto 9 all'Adunanza? Rispose sono Cristia55 no 55. Confermando con ciò la protesta già fatta dal suo Santo Collega, ch'era superfluo il dimandare ad un Cristiano se fosse intervenuto alla celebrazione dei Misterii, e ne avesse partecipato. Di fatti o fosse Legge, come sembra ad alcuni, o fosse sola consuetudine dei primi tempi della Chiesa, come piace ad altri( 1), è certo che gli antichi Fedeli particolarmente Occidentali si comunicavano ogni giorno. Mi piace di aggiugnerne per prova qualche altra testimonianza, che non può esser che preziosissima, al cuore di ogni divoto. S. Giustino Martire nelle difese de' Cristiani, che presentò all'Imperatore Antonino Pio; Le Costituzioni Apostoliche; S. Dionisio, ed altri Autori antichissimi ci fanno sapere, che comدر در ( 1) Vasquez 3. P. Disp. 214. è per la legge; Suarez in 3. P. Disp. 69. Sect. 3. Juvenin de Sacr.Dissert. 4.Quaest. P.9. c. 3. A. 1. in fine, sono per la consuetudine. XVII 99 piti Sagri Misterii, si distribuiva dal Sacerdote la Santissima Eucaristia, a quanti erano presenti( 1), Ogni giorno 99 anche feriale, dice Tertulliano, si 99 celebra da noi colla Consagrazione, 99( dell'Eucaristia)( 2). Ogni giorno 9 noi preghiamo Dio, ci si conceda » questo Pane, perchè essendo noi » membra di Cristo; e ricevendo l'Eu99 caristia, ogni giorno; non ci accada la disgrazia di esser separati dal » Corpo di Gesù Cristo, venendoci 99 proibita per qualche colpa in cui po99 tremmo cadere, la partecipazione del 25 Pane Celeste. Queste son parole di 99 S. Cipriano( 3). Si debbono separa95 re, cioè scomunicare que' Fedeli » che entrati nel Tempio, ad ascoltare le divine Scritture, non rimangono » poi per la Preghiera, e la Comunio" ne, come gente, che reca disonore 99 e confusione alla Chiesa ,,. Così dispone il Canone IX., dei detti Apostolici. Anzi tanto profondamente restò ɔɔ رو ( 1) Bona rerum Liturg. Lib. 2. e. 17. §. 2. da cui sono prese alcune altre delle cose, che seguono.( 2) De Jejunio. ( 3) De Orat. apud Bona loc. cit. XVIII impresso nell'animo di alcuni più divoti Cristiani la legge, o consuetudine, che si fosse, di comunicarsi ogni giorno alla Messa; che fin nel IX. secolo quando già comunemente la divozione si trovava in decadenza la più deplorabile; da qualche fedele di antica pietà, fu mosso dubbio, se chi nella stessa mattina assisteva a più Messe, dovesse più volte, ed in ciascheduna di esse comunicarsi( 1). Era molto difficile e di gran pericolo nel tempo delle persecuzioni, l'adunarsi in molti, sempre negli stessi Oratorj, o case destinate alla Colletta: Eran quindi obligati que'veri Cristiani a celebrarle quando in uno, quando in un'altro luogo, e nella maniera, che fosse lor potuto riuscire, senza dar motivo di osservazione. ,, Radunatevi nei Cimi99 terii a leggere i Sagri libri... ivi offerite l'Eucaristia grata a Dio ,,. Sono parole di S. Clemente Papa( 2). Nei Cimiterii dunque, detti ancora Catacombe, cioè luoghi profondi, Arena( 1) Walafrid. Strabo presso lo stesso Autore, ibidem. ( 2) Lib. 2. c. ult. Apost. Constit. XIX rii, cioè Cave di Tufi o di Arena, che noi diciamo puzzolana, si radunavano frequentemente, e per lo più di notte, i nostri Santissimi Padri, a celebrare la Messa, ed a ricevere il Sagramento. Nelle Carceri ancora talvolta si legge, che sagrificassero. S. Cipriano lo accenna in una lettera, che è la quarta scritta al suo Clero; e Filostorgio( 1) diffusamente racconta di S. Luciano, che rifinito dalle piaghe, ed inceppato, non potendo muoversi, nè avendo altare nella Prigione, in cui stava morendo; circondato da gran numero di Cristiani, consagrò sul proprio petto, e comunicò se stesso, e gli astanti: servendo la folla dei fedeli a circondarlo, e nascondere agli occhi dei Profani la santità della cerimonia. Di Teodoreto Vescovo si racconta, che parimente in prigione, fece i Divini Misterii sulle mani dei suoi Diaconi( 2). Tanto era grande ed ingegnosa la loro divozione verso il Santissimo Sagramento! Anzi a sodisfarla più pienamente, e con men ( 1) Presso l'annotatore del Card. Bona lib. 2. c. 17.§. 6. ( 2) Ruinart. Acta sincera etc. XX di pericolo; fu introdotto il costume di radunarsi la sola Domenica, e recarsi alle proprie Case, dopo essersi comunicati, tante specie sagramentali, che bastassero a rendersene partecipi, tutti i seguenti giorni della settimana. Della qual cosa molte testimonianze riportano gli Autori, che di proposito ne trattano; ma io mi contenterò di recarne una sola. Tertulliano persuadeva la sua Consorte di non passare alle seconde nozze, al caso ch'egli fosse morto; o almeno di non legarsi con un Idolatra: e tra le altre ragioni che addopera all'intento, una è questa: Che difficilmente potrebbe nascondere agli occhi di lui le sante cerimonie, della sua Religione, o dovrebbe lasciarle. ,, Non arriverà for99 Se tuo marito a sapere, dice, cosa sia quel Pane, che tu gusti la matti99 na, prima di ogni altro cibo, 9( 1)? Costume frequentato nei tempi delle più furiose persecuzioni, affinchè i Cristiani sorpresi talvolta dagl'inimici, si armassero nella battaglia col cibo dei forti, ch'è il Santissimo Sagramento. Su questi esempii fu conceduto alla ce99 ( 1) Tertull. ad Uxorem lib. 2. c. 5. XXI lebre Regina Maria Stuarda di conservare presso di se nella Prigione, il Santissimo Sagramento, e di comunicarsi da se medesima, in segreto. I Monaci, e le Sagre Vergini ritennero per molto tempo questa consuetudine, anche in tempo di pace. Si costumò di recar seco ne viaggi la Santissima Eucaristia, e per fino d'introdurla per eccesso di divozione, che meritamente fu riprovata, nella bocca de trapassati. Potete leggere la X. delle Dissertazioni del Ch. Sig. Abbate Francescantonio Mondelli, se pie. namente desiderate di erudirvi sul più scelto dei riti antichi di conservare il Sagramento, di parteciparne, e di quant'altro può impegnare la virtuosa curiosità di un divoto di questo gran Sagramento. Del resto convien confessare, che cessate le persecuzioni, incominciò a raffreddarsi la pietà de Fedeli, ed a rendersi meno frequente l'uso della Comunione. Si cominciò a parteciparne giorno sì, giorno nò, tre o quattro volte in settimana: e dove prima ogni giorno si dispensavano a tutti gli astanti alla Messa i sagri Misterii, ne fu ristretta la distribuzione alle sole Domeniche. Ma XXII crescendo sempre più le paglie, e nel Campo di Gesù Cristo sopraffacendo il grano; fu decretato, che almeno tre volte l'anno, Natale, Pasqua, e Pentecoste tutti i Fedeli ricevessero il Corpo del Signore, e venisse considerato come un Infedele, chi avesse mai trascurato di farlo( 1). Finalmente giunta quasi all'estremo la tiepidezza del comun de Cristiani, nell'anno 1215. fu comandato dal gran Concilio Lateranense IV che tutti i fedeli giunti che fossero all' età della discrezione, si comunicassero almen per Pasqua di Risurrezione. Ma i Monaci ritennero sempre il costume di comunicarsi frequentemente, cioè o tutte le Domeniche, o almeno una volta in ciascun mese. Degli antichissimi Tabennesi lo raccontano Alardo Gazeo, Palladio, e Cassiodoro. Di S. Benedetto, e de' suoi primi allievi il Mabillone nella Pref. al 4. Secolo Be( 1) Saeculares qui Natale Domini, Pascha, Pentecosten non comunicaverint, Catholici non credantur, nec inter Catholicos habeantur. In Conc. Agathensi anni 506. c. 18. T. 2. Collect. Hardui ni, col. 1000. XXIII nedettino. Clemente V. nel Concilio Viennese ordina, che i Monaci si comunichino la prima Domenica del mese( 1). Il Concilio di Trento( 2) raccomanda ai Vescovi, che con ogni diligenza conservino ne' Monasterii delle Religiose il costume di confessarsi, e comunicarsi una volta in ciascun mese. Ma e le particolari Costituzioni di tutti gl'Istituti, e la pia consuetudine, che per la Dio grazia, fiorisce in tutte le Religioni rende assai più frequente l'uso del Santissimo Sagramento in questo venerando ceto di Persone, più di proposito applicate al divino servizio, ed alla propria santificazione. 9 §. III. TERZO IMPULSO Lo Spirito sempra uniforme della Santa Madre Chiesa. Ma non perchè la malizia de' tempi e la rilassazione della gran parte de' Cristiani obbligò la Chiesa a ristringere il precetto della Comunione alla sola Pa( 1) Lib. 3. Clementin. Tit. 1o. n. 1. §. sane.( 2) Sess. 25. c. 10. XXIV squa, si ha da credere per questo, che ne sia cangiato lo Spirito. Vedete com'essa ne parla nel ultimo Concilio Generale di Trento: Il sagro >> Concilio » con paterno affetto prega e scongiu» ra per le viscere della divina Miseri99 cordia del nostso Dio, tutti e cia99 scheduno di coloro, che si danno 99 nome di Cristiani, a credere e vene99 rare i sagri Misterii del Corpo e San99 gue di Gesù Cristo, con tal costanza, e fermezza di Fede, con tal divozio99 ne, sincera pietà, e culto, che pos99 sano ricevere frequentemente quel Pane soprasostanziale etc.( 1). ,, E più 99 espressamente in altro luogo( 2).99 Bramerebbe certamente il sagrosanto 99 Concilio, che i fedeli assistenti alla ɔɔ "" 95 2 Messa, non solo si comunicassero » spiritualmente, ma sagramentalmen99 te ancora, affinché ritraessero un 2 frutto più abbondante da questo gran 99 Sagrifizio. Del precetto della Comunion Pasquale mi pare che possa dirsi, quel, che diceva Gesù Cristo agli Ebrei parlando della facoltà data a'Mariti, di ripudiare la Moglie. Perchè ( 1) Sess. 13. c. 5.( 2) Sess. 22. c. 6. رد XXV non faceste di peggio, Mosè vi concedette questa licenza; ma dal principio non fu così. Perchè non lasciaste passare anni ed anni, senza mai accostarvi alla sagra Mensa, la buona Madre vi ci chiama con precetto una volta l'anno: Ma ab initio non fuit sic. Ma nei belli anni del Cristianesimo non fu così; ed il suo spirito invariabile conserva sempre come le stesse massime, così le intenzioni medesime, se è obbligata a variare qualche punto della sua disciplina, per addattarsi alla debolezza degl'illanguiditi suoi figli. Nel tempo stesso, che in tuono di legislatrice comanda l'annual comunione, riprendendo ed esortando da madre, figuratevi, con sicurezza di non prender errore, che al cuor di ciascheduno soggiunga, con dolente affetto le bellissime parole di Sant'Ambrogio( 1). ,, Ma رو ( 1) Si quotidianus est Panis, cur post annum illum sumis?... Accipe quotidie, quod quotidie tibi prosit. Sic vive ut quotidie merearis accipere. Qui non meretur quotidie accipere, non meretur post annum accipere: Si mores videlicet non mutat. S. Ambr. Lib. de Sacram. c. 4. Part. I. b XXVI 99 se il Sagramento è Pane di ogni gior" no, perchè volete parteciparne una 99 sol volta nell'anno? Prendete ogni » giorno, quel che ogni giorno può es99 servi di vantaggio. Vivete in modo da meritare di comunicarvi ogni 9 giorno; chi non è degno di comu99 nicarsi ogni giorno, non lo merita 99 nemmeno dopo il giro di un anno, se 99 non si converte 99. Questi però, che tanto di rado si accostano alla sagra mensa, per verità, sono pochissimi grazie a Dio, ne' nostri paesi; e la Santa Chiesa può compiacersi di quelli, che partecipano spesso dei divini Misterii, e di quegli altri, che pur non mancano, benchè in numero più assai ristretto, che quantunque secolari, all'uso degli antichi, si comunicano ciascun giorno della settimana. Le lezioni del Breviario Romano ci dicono, che una delle principali cure di S. Ignazio fu il richiamare la frequenza de' Sagramenti: la stessa gloria gli è comune con S. Gaetano, di cui dice la Sagra Rota( 1), che avendo trovato che persone più divote ( 1) Lambertini de Beatif. et Canonic. SSrum Lib. III. c.27.2.7. XXVII si comunicavano quattro volte l'anno; ottenne, che comunemente ogni mese, ed alcuni anche ogni settimana, e le feste si accostassero al sagro altare: e che propagò questa divozione ancora fra' l popolo. Dal secolo decimosesto in quà, è certo, che si è riaccesa la divozione al Santissimo Sagramento, e che si è tornato a frequentarne l'uso, se non come nei primi secoli, in modo però da potersene quasi contentare i più zelanti Pastori. Ma non dobbiamo credere per questo, che in que'secoli più infelici, ne' quali era più indebolita comunemente la pietà; mancassero del tutto i buoni, e fosse intieramente dimenticata la divozione verso la Santissima Eucaristia. Quel buon Dio, che seppe conservarsi migliaia d'innocenti amici nell'universal depravazione degl'Israeliti, a tempo del Profeta Elia; si riserbò senza dubbio in ogni secolo della legge di Grazia, innumerabili anime sante, che se in gran parte hanno sfuggita la storia degli uomini, sono ben registrate negli eterni suoi libri. I Religiosi, e le Monache senza dubbio, quando più quando meno, ne mantennero sempre b2 Univ.- Bibl. Giessen XXVIII la frequenza, come si può vedere dai loro statuti, e particolarmente da quelli de' Benedettini, illustrati dal celebre P. Mabillone, e l'abbiamo già detto. Di S. Brigida vissuta nel secolo decimoquarto, si legge nella Bolla della sua Canonizzazione che tutte le Domeniche e le feste, con gran divozione e molte lagrime, era solita di ricevere il venerabil Corpo del Signore: Di S. Caterina da Siena, che fiorì nel secolo seguente ci fa saper Pio II. pur nella Bolla della sua Canonizzazione, che si comunicava quasi ogni giorno( 1). S. Francesco d'Assisi, che morì l'anno del Signore 1226. si comunicava molto spesso, e con tutti i segni di quella carità serafica, che formava il suo carattere. Ma non contento della propria divozione verso la Santissima Eucaristia, si diede tutta la premura di accenderne, se fosse stato possibile, l'Universo. In una sua lettera, ch'è diretta a tutti quanti i Cristiani, così Vomini, come Donne, Religiosi, Chierici, e Secolari quanti ce ne sono in tutto il Mondo( 2),( quanto è ( 1) 3 Lambertini Opere et loc. sup. cit. ( 2) San Bonaventura, in vita; et XXIX meravigliosa, ed edificante l'ampiezza di questo gran Cuore, che abbraccia l'Universo intiero, per sagrificarlo a Dio!) raccomanda l'uso del Santissimo. Sagramento, come mezzo necessario per entrare in Paradiso. Il ch'essendo nella sua maniera verissimo; somministra l'argomento al seguente. §. IV. QUARTO IMPULSO La necessità, che ne abbiamo, ed il vantaggio grandissimo, che Sign on possiamo ritrarne. One 156 Sono tante chiare le parole di Gesù Cristo nel proposito in cui siamo, che non han bisogno di spiegazione, e non possono non esser intese da chicchessia: Se voi non mangerete di questo Pane non avrete vita in voi stessi; chi ne mangia non morrà in eterno. I quali oracoli dell'Incarnata Sapienza, ch'è insieme il Giudice dei vivi e dei morti, nelle mani di cui ha posto il Padre le nostre sorti quantunque non si debbano intender così, che sia necessaria l'attual CoWadingus Annaleş Min.ad annum 1213. b 3 XXX munione, come il Battesimo e la Penitenza, in remissione dei peccati; significan tuttavia, che ad ottenere la perfetta unione con Gesù Cristo, in cui sta riposta la salute, la vita, e la risurrezione nostra, è necessario, che partecipiamo del Pane vivo disceso dal Cielo, per la nostra felicità. Egli ha scelto questo mezzo a derivare in noi la pienezza più abbondante del frutto della sua Redenzione, che consiste nel santificare l'anima nostra. In desiderio però, ed in preparazione di animo, nel momento stesso del Battesimo mangia il Cristiano la Sagrosanta Carne del suo Redentore, in quanto comincia a disporsi al celeste convito; e s'intende, che determinato ad osservare tutti i di lui comandi, con pieno trasporto dell' animo investito dalla santa Fede, abbracci tra gli altri, questo dolcissimo e soavissimo della divina comunion del suo Corpo, per cui più strettamente si unisce a lui, come membro al suo capo, e si rende capace di godere più abbondantemente, degl' influssi benefici di lui, presso del quale è la fonte di nostra vita. Questa è la Fede perpetua della Chie XXXI sa, ed il Deposito preziosissimo di verità, che dai Padri più antichi derivatoci fedelmente, noi dobbiamo custodire colla più affettuosa, e divota gelosia, nel mezzo del nostro cuore. Gustate, anima divota, un saggio dei nomi bellissimi e misteriosi coi quali dai santi Padri di tutti i secoli della Chiesa, è stato definito e descritto il Santissimo Sagramento: dai quali risulta, e rimane più vivamente lumeggiato il Domma della necessità, che ne abbiamo, dei vantaggi, che possiamo sperarne. Dietro la scorta del Divino Maestro, che lo intitolò Pane celeste, Pane di vita, vero cibo e nutrimento dell'anima( 1), altri lo ha intitolato Fonte di tutti i Beni( 2): Fonte, che purifica lo Spirito( 3): Medicina d'immortalità; Contravveleno di morte( 4). S. Agostino( 5) assolutamente, e senz'altro ag8 ( 1) In Joan. 6., et 1. ad Cor. 10. 11. Chrys.hom. 43. in Joan. ( 2) ( 3) S. Joan. Damasc. ( 4) S. Ignat. Martyr. Ep. 14. ( 5) S. Aug. Lib. 1. de Pecc. meritis cap. 24. b 4 XXXII giunto: VITA: sotto qual nome di tutti gli altri il più espressivo, ed energico, s'intendeva comunemente nell'Africa. Altri lo han chiamato Sagramento de' Sagramenti; il Venerabile; il compimento di tutti i Misterii( 1). Ma i più comuni suoi nomi, son quelli di Eucaristia, e Comunione, ne' quali come in una breve, ma luminosissima definizione, l'idea della sua necessità, ed utilità, si contiene. Il primo significa, Buona Grazia, il che si può intendere come allusivo alla vita eterna, che di tutte le Grazie è il compimento in quanto ad essa mirabilmente ci dispone il Sagramento, che n'è pegno sicurissimo; e Viatico insieme. Gesù Cristo, in esso contenuto, perchè in se medesimo è la Fonte della Grazia, e la Grazia fa crescere prodigiosamente nell'anima, che colle dovute disposizioni ne partecipa; lo denomina con ogni ragione, e per eccellenza, Buona Grazia. L'altro nome, di Comunione, che gli diamo nell' usarne, ad esprimer cioè l'atto della partecipazione di esso, ci dà ad intendere, che quel Divin Sagramento è il ( 1) Suarez in 3. p. qu. 73. art. 4. XXXIII > vincolo prezioso di Carità, con cui tutti i Fedeli si uniscono misticamente in un sol Corpo( 1). Gran pregio di esso! Ma il più stimabile, quello che ne loda incomparabilmente più la dignità, per la sua parte; e per la nostra, la necessità, ed il vantaggio, è l'altro significato della stessa parola esprimente l'unione nostra conGesùCristo medesimo. Si chiama Comunione il Santissimo Sagramento, perchè per esso comunichiamo con Gesù Cristo, cioè entriamo a partecipare non solo della sua Carne; ma della sua stessa Divinità( 2): Ci uniamo con lui, a dirlo più strettamente, così, che di lui, e di noi si formi una cosa sola. Voi comprendete benissimo, Anima divota, che questa unione beata in senso morale si deve intendere, in quanto on( 1) Panis quem frangimus nonne Communicatio Christi est? Unus Panis, unum Corpus multi sumus, omnes qui de uno Pane participamus. 1. ad Cor. 10. ( 2) Quia Communicamus per ipsum Sacramentum Christo, et quia participamus de ejus carne, et deitate. S.Damasc. apud D. Thom. 3. p. qu. 73. art. 4. b 5 XXXIV cioè dall'uso del Santissimo Sagramento si deriva in noi una grazia più abbondante, per la quale si acquistano, crescono, si perfezionano in noi le virtù, dal possesso delle quali, e specialmente da quello della Carità, si forma in noi la somiglianza con Gesù Cristo; ci uniamo a lui; diveniamo una stessa cosa in lui, in quanto pensiamo colle sue massime, operiamo co' suoi dettami; vogliam ciocch'egli vuole, disprezziamo ed abborriamo quanto egli disprezza, e abborrisce. Ora questa santa unione, questa perfezione di Carità, contiene come vedete tutte le virtù: e tanto vi è necessario il Santissimo Sagramento, tanto vi è utile, quanto necessarie, ed utili vi sono le sante virtù, e la lor perfezione, per divenir grati a Dio, conservarvi, e far ogni giorno nuovi progressi nella sua amicizia, e giugnere finalmente alla perfetta unione con lui, nell'eterna Beatitudine. L'angelico dottor S. Tommaso divotissimo di questo gran Sagramento ci dà come un elenco più minuto dei prodigiosi Beni, che produce, e li racchiude in alcuni versi, che potete vedere nelle Feste del Signore pag. 6. nota I. XXXV Quì ve li reco in volgare. L'alma d'amor infiamma: E' monumento Della Morte di Cristo; e la Speranza Nutre, rinforza, e accresce, il Sagramento. Ristora, e dà la Vita; a Dio ci unisce; La Fè conferma, e d'Arme, ci fornisce Contra'l Nimico; e oppressi Di sua Malizia i sforzi a noi la Gloria 9 Rende sicura, d'immortal Vittoria. Vorrei poter diffondermi, quanto desidero, per mettervi sotto degli occhi molte delle più belle testimonianze dei Santi Padri, che confermano la somma Utilità, la necessità del Divin Sagramento. Ne troverete sparse non poche, per tutta questa Operetta: Leggete tutto il libro quarto dell'Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis, ed al proposito in cui diamo il cap. 11. di esso: ma permettete ciò nonostante, che quasi correndo, vi accenni adesso col dito S. Bernardo, che attribuisce alla Santissima Eucaristia tutta la forza con cui i buoni Cristiani resistono alle tenb6 XXXVI tazioni; S. Bonaventura, che se si figura per un momento la Chiesa, priva di esso, non la riconosce più per la Reggia di Dio, e la Sposa dello Spirito Santo: S. Agostino che predica l'efficacissimo Pane celeste, come causa di quella maravigliosa fortezza, con cui S. Lorenzo, non solo intrepidamente, ma con vero giubilo, ed insultando bravamente il tiranno, sostenne l'orrenda morte della graticola, su cui a lento fuoco fu arso vivo. Anzi S. Cipriano scrisse risolutamente, che non era possibile reggere al martirio, senza l'ajuto del Santissimo Sagramento( 1). Un altra parola dei prodigiosi effetti, che in diversa maniera ha operati il Divin Sagramento in tempo di pace, ed -- ( 1) Gravior nunc, et ferocior pugna imminet, ad quam virtute incorrupta, et fide robusta parare se debent milites Christi, considerantes idcirco se quotidie Calicem Sanguinis Christi bibere, ut possint et ipsi propter Christum Sanguinem fundere. S. Cypr. cap. 56. ad Thibaritanos. Gli altri Testi accennati, e molti di più, gli andrete incontrando nel l'Opera. XXXVII in alcune anime privilegiate; nelle quali non solo la forza, ma la soavità di esso, ha voluto il Signore, che comparisse con maggior pompa. Sant'Ignazio di Lojola, San Filippo Neri, Santa Maria Maddalena de' Pazzi, ed innumerabili altri Santi, se non dico tutti hanno sperimentato qual più qual meno abbondantemente, la dolcezza sovrannaturale di questa Manna del Cielo, che contiene in se tutti i più puri e più veementi diletti, de'quali è capace in questa vita, un'anima innamorata di Dio; ma di due soli riferirò distintamente qualche cosa, e siano S. Francesco d'Assisi, e S. Teresa, de'quali su questo medesimo divin oggetto, ho riportati di sopra i serafici sentimenti. Del primo dice S. Bonaventura( 1) nella sua vita, un linguaggio parlando del tutto straordinario, e da serafino qual'era ancor esso: ,, Ardeva di fervore in tutte le 59 midolle, verso il Santissimo Sagra» mento, ammirando pien di stupore " Sovragrandissimo, quella carissima " degnazione, e degnevolissima Ca99 rità. Spesso si comunicava, e con ( 1) Legenda S. Francisci. XXXVIII " 35 tanta divozione, che rendeva divoti 39 ancora gli altri: mentre a gustare dell' Agnello Immacolato, quasi ub99 briaco di spirito, per lo più era ra» pito in estasi Della santa madre 99 Teresa riporterò alcuni estratti di Pro99 cessi della sua Canonizzazione( 1). Si racconta i essi, che la quotidiana Comunione da lei frequentata per lo spazio di 23. anni, che furono gli ultimi della preziosa sua vita, produsse in lei meravigliosi progressi mira incrementa, in tutte le virtù, e particolarmente nella Fede: Cosicché per molti anni si accostava alla santissima comunione con tanta sicurezza della presenza ivi esistente di Gesù Cristo, che non l'avrebbe potuta avere più ferma e indubitata, se lo avesse veduto cogli occhi proprii. Spesso dopo la Comunione, si vedeva risplendere il suo volto, e andava in estasi: anzi per la veemenza della consolazione interna, che vi provava; le si mitigavano i dolori del corpo( 2). "" ● ( 1) Lambertini de Beatif., et Canoniz. Sanctorum Lib. 3. cap. 17. n. 2. ( 2) Lo stesso S. Bonaventura Lib. 2. de prof. Relig. cap. 37. racconta simili XXXIX Un giorno, e fu la Domenica delle Palme, ricevuta appena la Santissima Eucaristia, andò in estasi; e poco dopo tornata in se, le parve di aver la bocca piena del Sangue di Gesù Cristo, e di averne bagnata tutta la persona, con una soavità inesprimibile, e udì il Salvator che le disse: Figlia, voglio che il mio Sangue ti giovi; non temere, che sia per mancarti mai la mia Misericordia. Io Pho sparso con molti dolori; e tu( come vedi) ne godi con somma consolazione. Non vi ho accennati questi straordinarj favori di Dio, perchè o v'invogliate di averli, o vi diate pena, se non li sperimentate, come se la privazione di essi, fosse un sicuro effetto di vograzie concedute a qualche altra grand'anima: Aliquos quandoque vidimus licet paucos, quibus vivere Christus erat, ita ut si non frequentius pane vitae vivificarentur sacramentaliter, quasi videbantur vita corporis jam velle deficere... et qui ante tam debiles erant, quod nec incessum debitum habere poterant; post susceptionem illius Sacramenti in tantum confortabantur, quasi nullam ante sensissent debilitatem XL stra grave indisposizione; ma perchè ne lodiate il Dator di ogni bene, nei Santi suoi meraviglioso; e crescendo in voi la divozione verso il divin Sagramento; abbiate inpegno di parteciparne il più spesso, per ritrarne, non queste sensibili consolazioni non necessarie; ma l'accrescimento continuato della potente e soave sua grazia invisibile, che vi santifichi, e vi disponga ogni giorno più perfettamente, all'ineffabil gaudio del Paradiso, di cui esso è pegno.it 90 Jopa or of iv ook PARTE II. stain ivoihova desaile DELLE DISPOSIZIONI COLLE QUALI SI DEVE ACCOSTARSI ALLA SS. COMUNIONE. 24 §. I. Prima Disposizione di necessità indispensabile. Lo stato di Grazia. Le cose sante si debbono trattar santamente. Purificatevi voi, che maneggiate i vasi del Santuario: fece intimar saltamente il grand' Iddio ai Leviti della vecchia Legge, che non avevan infine altre incombenze, che quelle di XLI > scannar Buoi; ed Agnelli, separarne le parti, bruciarle, o cuocerle nelle diverse maniere prescritte dal Rituale: presentar Pani e ardere incensi davanti all'Arca del Testamento, la di di cui gloria più nobile consisteva nell' essere una figura, benchè imperfetta del santissimo sagramento. Quei figli di Aronne, che ardirono di presentarsi al Tabernacolo con incensieri di fuoco non sagro, furono arsi, ed inceneriti da un fulmine, che vibrò contro di loro l'Onnipotente dal Tabernacolo medesimo. Öza, che osò di accostare una mano irreligiosa all'arca vacillante sul carro, in atto di sostenerla, fù percosso da Dio con una morte improvvisa, che sparse il terrore sulla Festa lietissima della solenne traslazione di essa. Tanto egli è zelante del rispetto, che gli si deve! Ma tutto l'esterno culto di riti e cerimonie, che forma l'apparato sensibile della Religione, benchè per se stesso sia voluto espressamente dal Creatore, e gli si debba da noi per giustizia, con santa ragione, lodevolissima, e piena di saviezza; non può negarsi, che meno assai dell' interno, e di quello del cuore interessa Iddio, XLII ch'è puro spirito; e che la purità di esso intese primariamente d' inculcare, sotto il comando dell' esterior mondezza dei corpi in chiunque del Pane, e della Carne santificata, cioè offerta prima nel Tempio, o Tabernacolo avesse voluto partecipare; contuttociò nientemeno che la pena di morte fù sanzionata nella vecchia legge, ad un immondo, che avesse ardito di mangiar cibi sagri( 1). Impariamo noi Figli della Grazia, di quanto grave sdegno si accenda la divina Giustizia, a vista, di un sagrilego, che coll' anima impura si fa lecito di accostarsi al sagro convito, del corpo di Gesù Cristo. I Gentili medesimi condannerebbono d'empietà un reo di tal sagrilegio. Poichè, ossia, che il demonio, in questo ancora della purità del cuore, piucchè di quella del corpo, ne' suoi sagrificii, o in alcuni almeno di essi, abbia volu( 1) Omnis mundus manducabit carnem; et omnia quaecumque manducaverit ex carne sacrificii salutaris, quod est Domini; et immunditia ipsius super ipsum est; peribit anima illa de populo suo. S. Cyprian. de Lapsis ex Levitic. XLIII to fare la scimia al Creatore, per usar un'espressione di qualche antico Padre; o piuttosto che certe idee della Santità di Dio, che non può non volere sante e monde le sue Creature, allora specialmente quando in segno, ed esercizio della loro natural soggezione, gli offer iscono sagrifizj, e culto di qualsivoglia maniera, non han potuto esser cancellate dalla mente dell'uomo, benchè degeneri dalle sante istituzioni dei primi Patriarchi; noi troviamo non di rado ne' libri de' Gentili Filosofi, e Poeti ripetuta la gran verità, che Iddio esige in noi l'innocenza, l'onestà del costume; e che questo è il sagrifizio più accetto, che possa prestargli un religioso mortale( 1). ( 1) S. Girolamo contro Gioviniano, ed Eusebio Lib. 3. cap. 2. de praeparat. Evang, parlano della mondezza esatta dei Gentili nei loro Sagrifizj. Era ordinario fra loro nelle sagre ceremonie il procul, o procul esse prophani di Virgilio; ed il pura cum veste venite, di Tibullo. Udite Persio. Invece dei doni di oro e di argento, egli dice, Saty. 2. Quin damus id superis, de magna quod dare lance, XLIV Che se in ogni sagra funzione si dee esser purissimi di cuor, e di mente piucchè di corpo, che pure dev'esser mondo ancor esso; chi non vede quanto sia necessaria questa candidezza di spirito in un Cristiano, che si accosta al Sagrosanto Convito del Corpo e del Sangue del suo Signor Gesù Cristo? Il gran Proclama dell' Apostolo S. Paolo, non può non sembrare giustissimo in tutte le sue parti. Si metta ben a pro99 va, egli dice, si esamini con atten99zione; chiunque, pensa di sedere al 99 celeste banchetto. Poichè chiunque " mangia indegnamente il sagro Pane: Ecco la tremenda qualifica, del suo crime: ,, Si rende colpevole, di offeso, رو Non possit magni Messalae lippa propago Compositum jus fasque animo, sanctosque recessus Mentis, et incoctum, generoso pectus honesto? Hae ccedo, ut admoveam Templis. Nel Vocabolario di Giulio Polluce C. 1. n.XXIII. de Accedentibus ad Deos. Adire autem Deos dicimus purgatum, çastum, purae mentis hominem etc. XLV. 99 si di violato( 1) Corpo, e Sangue di Ge95 sù Cristo. Egli, il disgraziato, " mangia la propria condanna Ecco la pena, che si tira sul capo, l'empio sagrilego. ( 2) Esaminiamo queste terribili espressioni a discernerne e fissarne il senso proprio e naturale, purgato da qualsivoglia figura di esagerazione, o d'iperbole. Chi si comunica in peccato mortale si fà reo di violato, tradito, ed insultato Corpo, e Sangue di Gesù Cristo. Proposizione verissima, così come giace. Imperciocchè violare il Corpo di Gesù Cristo significa nel nostro caso, fargli violenza. Non è un tratto di violenza contro quel vivo Pane, il voler mangiarlo contro la sua espressa volontà, ch'è di concedersi ai soli amici? Cum amicis meis facio Pascha( 3) S. Cipriano dice di costoro, che invadono, come nemici, usurpano, vanno addosso al Corpo del Signore, gli fanno violenza( 4). S. Hier. c. Jovin. cap. 8. 1.Cor.11.( 3) Matth.26. 2.28. ( 4) Qui communicant mensae Domini, et mensae Daemoniorum.... Domini Corpus invadnnt... vis infertur CorpoDomini. De Lapsis. XLVI po Non è far violenza al sagrosanto Cordi Gesù Cristo, l'abusare della maniera con cui esiste nella Santissima Eucaristia, e strascinarlo in un anima sozza ed abbominevole, da lui sommamente abborrita? Peggio, dicono S. Tommaso di Villanova, e S. Vincenzo Ferreri, peggio questo, che uccidere il Signore, che versar per terra il suo preziosissimo sangue; il gettarlo in una cloaca( 1). Poichè non le materiali odiose alla santità del Signore. Non è un tratto di ardire, e di temerità la più sfacciata, ed insieme la più violenta, il mescolarsi cogli amici, e coi Figli del Re della Gloria, e con essi non solo porsi a sedere alla sua mensa; ma stendere le mani sulla sua carne medesima, ed appressarsela alla sagrilega bocca, mantenendo in cuore la mortal nimicizia con lui medesimo? ( 1) Qui manducat indigne etc. reus erit Corporis et Sanguinis Domini, ac si occidisset, et effudisset S.Thom. de Villanova Conc.. in die Corp. Christi. Majus peccatum est( sacrilega Communio,) quam si quis projiceret Corpus Christi in cloacam. S. Vincent. Ferrer. XLVII Questo è quel che fà, chi si comunica in sacrilegio( 1). Egli è un traditore simile ad Erode, che sotto pretesto di adorar il Bambin Gesù voleva ucciderlo: Poichè nel mo: strar da ipocrita, venerazion e rispetto per il Divin Sagramento, coll'accostarsi a parteciparne, in esterni segni di divozione; gli fà un oltraggio mortale, e si rende colpevole di profanato Corpo santissimo del Redentore( 2). Ma Giuda, il più scelerato di tutti i mortali, il più empio che abbia infama( 1) Mensa communis signum est amicitiae. Sicut Regi terreno magnam injuriam faceret, qui Mensae ejus sese convivam admisceret; vel animum adversus eum adhuc infensum retinens, vel certe nondum reconciliatus; ita profecto majestatem Christi Domini, ac Regis nostri non mediocriter laedit, qui ad ejus mensam accedit, adhuc inimicitiam adversus eum fovens in animo etc. atque eo magis, quod non qualemcumque cibum, sed ipsam illius carnem et sanguinem sumpturus accedat etc. Estius loc. mox. citand. ( 2) Cave ne Herodi similis efficiaris, et dicas, ut ego veniens adorem eum; XLVII to il genere umano colle sue sceleratezze, egli è l'esemplare dei Sagrileghi profanatori del venerabile Sagramento: poichè siccome colui fù il primo, che sagrilegamente si comunicasse, e poco dopo con un bacio tradì Gesù Cristo; così costoro gli fanno un grandissimo affronto, accostando le mensognere labra al suo sagratissimo Corpo; ed affrontandolo con questa profanazione d'una maniera, che assomiglia i strazj, i vilipendii, la morte stessa, con cui l'oltraggiarono gli Ebrei( 1). Se la prefissa brevità me lo permettesse vorrei trascrivervi quì per intiero un ben lungo frammento di predica sulla Comunione indegna del celebreMonsig, de Massillon( 2), in cui con molte racumque veneris interimere coneris. Hujus enim similes sunt, qui indigne abutuntur communione mysterii: Reus est enim Corporis, et Sanguinis Domini etc. S.Joan Chrystos. Hom.6. in C.2. Matt. ( 1) Vedete Estio in Cap. x1. Epist. Pauli ad Cor. e tutti gli altri Espositori comunemente. ( 2) Carem T. 4. Fragment. de Sermon pour le dimanche des Rameaux.Proh XLIX gioni dimostra, che il peccato del sacrilegio di cui trattiamo, sotto certe vedute, è più enorme e più abominevole, di quello di Giuda, e degli Ebrei crocifissori di Gesù Cristo. Ve ne accenno una sola. Giuda e gli Ebrei, si scatenarono contro il Divino Maestro per un urto di passione la più ingiusta cermente, la più brutale, ma che avendo pur intorbibata qualche poco la loro ragione, a cui non era nota la Divinità di Cristo( giacchè se lo avessero conosciuto, non lo avrebbono mai crocifisso, come dice S. Paolo) diminuisce in alcuna benchè piccola parte, l'orrore nel nefando decidio, da loro commesscelus? Semel Judaei Christo manus intulerunt; isti( Sacrilegi) quotidie corpus ejus lacessunt. O manus praecidendae! Tertull. de Idolol. cap.7. allude al costume di quei tempi, di ricevere nella mano il Santissimo Sagramento. Natal. Alessandro Theolog. Dogmat. et Mor. Lib.II. de Sacram.Eucharist.C.V.Art.1. Prop. 11. raccoglie molti passi di santi Padri veramente spaventosi, sulla malizia del sacrilegio, ed il tremendo giudizio di Dio, contro chi lo commette. Part. I. C L so. Ma un Cristiano, che ad occhi aperti e veggenti si comunica in sacrilegio, da qual violenta passione, può egli allegare, ch' è spinto al sagro altare, a cui anzi si conduce a sangue freddo, con piena tranquilla determinazione di far un oltraggio a Gesù Cristo, che conosce per vero Dio, ed esternamente adora colle dimostrazioni di ossequio finto sì, ma il più profondo? Quanti pensieri, quante disposizioni hanno da precedere quell'empia scelleraggine, determinata con ogni posatezza di riflessione, dall' antecedente sera, per lo meno. Quanti rimorsi ha egli da sopprimere, ad eseguirla, a quante ispirazioni ha da resistere, particolarmente nel confessarsi, o non per intiero, o senza detestazione sincera delle sue colpe, o nel tralasciare del tutto la lavanda della lorda coscienza? cioè nel commettere un sacrilegio, per disposizione all'altro più atroce, della Comunione. Con quale ostinata ipocrisia ha da mentire al Sacerdote, cui protesta, o di non aver altre colpe di cui accusarsi, o di esser pentito di quelle altre non deposte a' suoi piedi, onde strappargli un assoluzione, ch'è vera condanna; e gra LI vato di essa intrudersi poi all'altare per addentarvi da cane sozzo, e rabbioso, l'immacolata carne dell'Agnello di Dio? Questo è ciò, che forse più di ogni altra circostanza colma l'orrore di un sacrilegio, per se stesso diabolico: che sia eseguito con avvertenza pienissima, per pura malizia, senza che violenza di passione alcuna, alterando la severità del giudizio, possa diminuirne la cognizione; o una sorpresa tolga l'opportunità, ed il tempo a rifletterci sopra, e spinga la volontà ad abbracciarlo con un moto violento, senza conoscerlo bastantemente. La santa Chiesa in un orazione, che recita pe' defonti, si studia di scusare presso Dio le loro colpe, attribuendo-. le ad una specie di ubbriachezza, e di furore eccitato in essi dalla passione, dalla suggestione dell'inimico, che giugne talvolta a stravolgere i sensi ad oscurar la ragione, e strascina l'uomo al peccato per un impeto, che imprime nella volontà di lui; la quale non per ed esente questo rimane giustificata da colpa nelle sue trasgressioni; ma bensì scusata per qualche parte, nella loro malizia. Non a toto, sed a tanto, dice C2 LII S. Antonino( 1). Si può presentare questa preghiera, per un profano e sagrilego divoratore del Santissimo Sagramento? Dopo quel che si è detto di sopra: giudicatelo voi. Osservate intanto, che se è comune sentenza dei sagri Interpreti, dopo S. Agostino, che i crocifissori di Gesù Cristo, quelli, che ardirono di stendere le mani violente e crudeli sopra il sagratissimo suo Corpo, e l'oltraggiarono coi schiaffi, e coi sputi; lo tormentarono colle spine, e coi flagelli, lo uccisero sulla croce, si convertirono tutti, et ottennero quella misericordia, che Gesù medesimo implorò per loro, negli ultimi momenti della sua vita, scusandone il misfatto; Giuda infamato da lui stesso colla nota di figlio di perdizione, Giuda, che si comunicò in sacrilegio; Giuda è dannato, morì degno carnefice di se medesimo, disperato impenitente, spettacolo di orrore, e della divina vendetta. Ecco la terribil condanna iudicium si( 1) Ne memineris.... ebrietatum il lius antiquarum; quas excitavit furor mali desiderii et.. Oratio in funere etca LIII bi manducat et bibit, eseguita in lui pel primo, che fu il primo a meritarla. Si dice comunemente dai SS. PP., che i pubblici gastighi si debbono riconoscer dal peccato dei profanatori della Chiesa: e si fondano su quel detto gravissimo del Profeta, nelle calamità d' Israele, Ultio Domini est, ultio Templi sui( 1). Se la divina giustizia tanto solennemente si vendica degli oltraggi fatti ai tempj materiali; come non vendicherà mille volte più severamente, le profanazioni del tempio vivo, ed augustissimo della Divinità, ch'è il Corpo di Gesù Cristo, violato, ed insultato da chi lo mangia indegnamente. S. Cipriano, e S. Gregorio Magno ci raccontano alcune terribili esecuzioni della divina Giustizia contro questa sorte di sagrileghi. La storia ecclesiastica ne somministra molte altre. S. Paolo attribuiva alle comunioni malfatte le infermità, le disgrazie, le morti di molti Fedeli del tempo suo. Il Vangelo ci fa sapere, che avendo ardito Giuda di mangiare indegnamente il Corpo di Gesù Cristo; in vece della Grazia, ( 1) Isaiae c. 51.V. II. C 3 LIV che sarebbe stata propria del Sagramento colle debite disposizioni ricevuto; entrò in lui Satanasso, e divenutone padrone dopo un si abbominevol peccato, e con furie più violente agitandolo; lo strascinò al compimento de' suoi eccessi, all' impenitenza, alla disperazione, al suicidio, alla morte sempiterna. Dei tempi nostri così depravati, di tutti Cristiani, che hanno dato in reprobo, e non nel corpo, ma nella Fede sono infermi, imbecilli, morti; si potrebbe mai temere, che colle comunioni indegne si fossero disposti all' accecamento dell' intelletto, all' indurazione del cuore, all' abbandono di Dio, lontano dall'ultima rovina, quanto da un peccator dei più maliziosi, è lontana la morte, che gli stá alle spalle, e lo tocca quasi colla sua falce? Lo sa Iddio. Ma voi perdonatemi anima divota, cui è diretto questo libro, dell' avervi funestata con idee tanto lugubri ed orride, parlandovi di cosa, che per bontà di Dio, a voi non appartiene. Scusate ancora il tuono, che senz' avvedermene, ho preso di declamazione, in un trattato, che doveva essere tutto pia LV no, e tranquillo. Io non so pentirmene. Chi sá, che un infelice, cui fossero a proposito queste riflessioni, non abbia un giorno a gittarci sopra un occhio, e non voglia servirsene l'ottimo Dio, sempre infinito nelle sue miserazioni, a compungerlo. Il Demonio, che tentò un Apostolo a commettere quest' orribile attentato, può tentar anche voi ad imitarlo. Dio non lo permetta giammai; non lo permetterà: è bene però, che ne penetriate la malizia, ad averlo in quell'orror più profondo, che può corrispondere ad una empietà, che tanti Uomini egualmente Santi, e dottissimi assomigliano al tradimento di Giuda. E se mai nell'adolescenza, per qualche mal' intesa vergogna, ch'è veramente un tratto di superbia, e d'ipocrisia nefandissima, di così fatto reato, vi foste mai resa colpevole; è necessario non che utilissimo, l' internarvi sempre più nella malizia di esso, per piangerlo a lagrime perenni ed inconsolabili, a conoscere sempre meglio il pericolo evidente del divin abbandono, a cui nel commetterlo vi siete esposta; le obbligazioni infinite, che avete all'ottimo 94 LVI Iddio, per avervi trattata così diversamente da Giuda; benche vi siate fatta rea di un peccato, ch'è somigliantissimo al suo Vi sarà utile finalmente, benchè un anima sempre pura ed innocente, voi siete stata, ed alla comunion del divin Corpo nella convenevol maniera vi siete sempre accostata, la considerazione dell'orribil malizia di questo diabolico sagrilegio: Giacchè si accrescerà per essa nella vostr'anima il santo zelo contro sì gran peccato, a supplicar il Signore, che non lo permetta in alcuno de' suoi Fedeli; e v' impegnerete a compensare il buon Gesù degli oltraggi, che riceve nella divina sua Eucaristia dai sagrileghi, col raddoppiare nel vostro cuore le più accurate disposizioni, a ben accoglierlo. Prima disposizione dunque a ricever degnamente Gesù Cristo, si è la purità della coscienza, immune da colpa grave. Nè basterebbe per chi se ne sentisse macchiato, l'atto solo di contrizione. La santa Chiesa nel Concilio di Trento, comanda, che costui si confessi, per quanto possa credersi compunto, e de' LVII misfatti suoi profondamente contrito( 1). Ma se di qualsivoglia peccato ha da esser puro il fedele, che dei sagri misterii voglia partecipare, è necessario soprattutto, che da ogni neo di colpa che alla Carità santissima, fosse contraria, si guardi, colla più esatta, e più scrupolosa premura. Si tratta di un Sagramento, istituito dal Principe della Pace, per segno, anzi per vincolo di unione tra se e noi, e tra noi suoi figli, vicendevolmente fratelli. A rammentarlo, fin dagli stessi primi secoli della Chiesa fù istituito l'abbraccio, ed il casto bacio di pace tra i due sessi distintamente ciascun da se, da premettersi alla distribuzione dell'Agnello divino, e Tertulliano significandoci l'osservanza di questo santo costume, inveisce contro coloro, che ardivano di dispensar( 1) Statuit atque declarat S. Synodus, illis quos conscientia peccati mortalis gravat, quantumcumque etiam se contritos existiment, habita copia Confessarii, necessario praemittendam esse Confessionem sacramentalem. Conc. Trid. sess. 13. Can. 11. C 5 LVIII sene( 1). Si abbracciano adesso trà loro il Sacerdote ed i Ministri, o Chierici, sien secolari o regolari, che assistono alla messa solenne pubblicamente; ed ai gran Personaggi, ai Confratri negli Oratorii si dà a baciare un' Immagine di Gesù, che chiamasi la Pace, a dinotare, che tutti in Gesù si uniscono in santo amore, per disposizione a partecipare poi tutti del medesimo suo Corpo, del quale tutti vogliamo essere in Fede e Carità, membra belle e perfette, degne di lui nostro Capo. Chiunque si sente il cuore amareggiato per qualsivoglia torto gravissimo, che dal prossimo suo crede di aver sofferto, ponderi con attenzione, anzi con terrore le parole di S. Agostino, che fedelmente voltate in volgare gli pongo sotto degli occhi per compimento di questo forse troppo lungo paragrafoss Se perdonate, vi sarà perdonato. Accostatevi senza 35 timore( alla Santissima Comunione) il Sagramento per voi è- Pane, non è 33 ( 1) Nec prius ascendimus ad Altare, quam si quid discordiae, vel offensae cum Fratribus contraxerimus, resolvamus etc. Tertull. de Orat. C.10.et 14. LIX 33 veleno. Ma badate bene di perdonar » veramente. Poichè se nol faceste, 35 mentite( 1), Ed il Sagramento non sarà per voi Pane di vita, ma veleno di morte. §. II. Seconda disposizione di giustissima convenienza, e prima di quelle che riguardano l'esterno, ed il corpo. A degnamente comunicarsi molte altre cose si ricercano, le quali perchè non sono così necessarie e indispensabili, come lo stato di Grazia, chiameremo di convenienza: e brevemente accennato quel che di esteriore disposizione è stato dedotto in legge dalla Chiesa usato da uomini santissimi, o per se stesso è convenevole; più di proposito, sempre però molto succin( 1) Si dimittis, dimittitur tibi: securus accede, Panis est non venenum. Sed vide si dimittis. Nam si non dimittis, mentiris etc. S. Aug. Tract. 26. in Joem. n.11. Sacramentum illud.... vel a minima inimicitia omnino nos mundos esse jubet. Pacis enim Sacramentum est. S. Chrysost. Hom.52. in Matt. сб LX tamente, parleremo di quelchè appartiene all'interno, che di sua natura è più importante, ed in primo luogo è guardato da Dio, ch'è puro spirito; ed in ispirito e verità principalmente, vuol essere adorato, benchè non lasci di esigere, come dovutogli ogni dimostrazione ancora di culto esterno. E' conveniente in primo luogo, che si riceva la santissima comunione prima di qualunque altro cibo, e da digiuni. Così è piaciuto allo Spirito Santo, dice S. Agostino, in venerazione dell' eccellentissimo Sagramento. Perchè quantunque Cristo Signor nostro lo istituisse dopo la cena: non per questo intese di stabilire per legge, che allo stesso modo si osservasse in appresso. Anzi pare, che S. Paolo fosse il primo ad introdurre di celebrar a digiuno i divini misterii( 1). Per altro fu convenientissimo, e necessario ancora, che alla sera, cioè all'ora destinata pel sagrifizio, il Redeutore l'offerisse la prima volta: ed il Sagran gramento della nuova Alleanza istituis( 1) S. Aug: epa. 54. alias 113. ad Januarium. LXI se, dopo compita la cena legale dell' antica, che n'era stata la figura. Egli volle finalmente riserbare per l'ultima delle sue azioni, questa dell' instituzione della sagratissima Eucaristia, perchè più profondamente s' imprimesse nell' animo de' suoi Discepoli, come l'ultimo testamento del paterno suo cuore( 1). Del resto in riverenza e venerazione del Corpo santissimo del Signore; a dimostrare, che Cristo e l'amor suo dev'essere il primo de' nostri pensieri; ed a prevenire qualunque indecenza, che potesse occorrere in chi si fosse cibato; la santa Chiesa fin dai tempi Apostolici, stabili, che si prendesse vergine saliva, come dice Tertulliano, cioè prima di aver gustato qualunque cosa( 2). Nel Concilio di Costanza alla sess. 13. fù decretato, che secondo l'antica disciplina ed uso della Chiesa, a riserva del solo caso di malattia gravissima, o di necessità non si comunicasse alcuno, che dall' antecedente mezza notte non fosse digiuno. ( 1) S. Ciprian. epa. 63. ( 2) S. Thom..P. q. 80. a. 8. LXII Qualche avanzo di cibo della sera, che peravventura rimasto fra' denti, qualcuno inghiottisse la mattina, una gocciola di acqua, o di vino, che per accidente andasse in bocca, e nello sciacquarsela, cadesse nello stomaco, non romperebbe il digiuno( 1). Nemmeno il tabacco tirato pel naso in polvere, masticato, preso in fumo, secondo la più comune, e quasi universale sentenza, non guasta il digiuno, cosa non essendo, che si prenda come cibo o bevanda. Sembra però ai più rispettosi Fedeli cosa molto sconveniente l'usarne prima della celebrazione, ed assai lodevolmente se ne astengono. Anzi in un Concilio Provinciale del Messico celebrato l'anno 1588., approvato dalla Sede Apostolica fù proibito, e sotto grave Precetto, a' Sacerdoti e laici di prender tabacco in qualunque maniera prima della comunione. Il Card. Borgia Arcivescovo di Siviglia nel 1642. stabilì sotto pena di ( 1) Nat. Alex. Theolog.Mor. lib.IIde Sacr. Euch. C. 5. A. 2.§. 2. num. 18. dove cita S. Tommaso 3. P. q. 80. A. 8. ad 4. e la Rubrica del Messale. LXIII scomunica, che i Sacerdoti un ora prima, o un ora dopo la Messa, si astenessero dall'usarlo( 1). Questi divieti sono cessati; non sono mai stati stesi alla Chiesa universale: e Benedetto XIII. in vista della mutazione dei costumi più antichi, tolse le scomuniche da alcuni suoi predecessori lodevolmente a' loro tempi, fulminate contro chi avesse usato di questa polvere, dentro la Basilica Vaticana. Il corpo ancora dev'esser mondo( 2). Ma se il Demonio tentasse con qualche illusione, di togliervi la comunione; sprezzatelo con tutte le miserabili sue arti. Così facevano i Padri del deserto, presso Cassiano( 3). 11 Mabillone nella Pref. al 4. secolo Benedettino racconta, che alcuni Monaci antichi si lavavano, la notte precedente la comu( 1) Lambertini de Synodo Dioeces. Lib. XI. C. XIII. ( 2) Berti de Theolog. discip. Lib. XXXIII. C. 17. num. 1. loco cit. e tutti gli altri Moralisti trattano di questo diffusamente. Alle persone cui principalmente mi diriggo, basta quanto dico. ( 3) Coll. XXII. LXIV nione, e S. Walfrido in un bagno di acqua Santa. Con molta riverenza debbono accostarsi i Fedeli alla partecipazione del divin Sacramento; ed in maniera da mostrarsi compresi dalla grand' idea della funzione tremenda, che vanno a fare. Se le donne debbono comparire sempre modeste in Chiesa per rispetto degli Angioli, come comanda loro S. Paolo; quanto più dovranno mostrarsi studiose di questa bella virtù, nel momento in cui si accostano a ricevere il Signore degli Angioli medesimi, e della gloria? Ne' primi secoli della Chiesa gli Uomini accoglievano la sacrosanta Eucaristia sulla nuda mano sostenuta dalla sinistra; in modo, che disposte in forma di X., rappresentassero la sua Croce; ed avendo alcuni incominciato ad introdurre di prenderla in un vaso d'oro; nò, dissero i Ss. Padri, che sulla carne battezzata del Fedele, riposa più volentieri, che su di ogni altra materia preziosissima, il Corpo di Gesù Cristo, nella natura umana, nostro fratello nostro fratello. Ma le donne l'accoglievano in un panno di lino mondissimo, che chiamavasi Domeaicale; e secondo alcuni era qualche LXV cosa di somigliante al nostro corporale; secondo altri era piuttosto una specie di sogolo qual'è usato dalle Monache, ben largo e lungo, non inamidato; che pendente sotto il mento, ed alzato sulle mani nella sua estremità, formava un seno, su di cui deponeva il Sacerdote il Santissimo Sacramento, che da loro medesime, somministravano poi alla bocca, forse colla mano coperta di guanto, destinato parimente, solo a quest' uso. Mi piace di aggiungere quì un cenno dalla profonda riverenza, e divozione, con cui gli antichi Monaci preparavano il Pane, che doveva servire pel sa crifizio. Si sceglieva grano per grano il formento, e dopo averlo diligentemente lavato, lo ponevano in un sacco mondissimo, che non si addoperava per altro; e per mezzo di un servitore il più pio, lo mandavano alla Mola. Questa si doveva ben lavare, e cominciarci a macinare altro grano, perchè non vi rimanesse umidità, o sozzura alcuna: indi vi si poneva quello del Sacrifizio. La farina raccoltane con diligenza, si consegnava al Sagrestano, che vestito di Amitto e di Camice con LXVI un setaccio ben lavato, e stesavi al disotto, e d' intorno una candidissima cortina, lo setacciava. Finalmente Sacerdoti, e Diaconi parimente in Camice, colle mani nettissime, e cantando salmi lo impastavano in un vaso mondissimo, agitaudo piuttosto la massa; che maneggiandola, ed accesovi sotto il fuoco in legna secche, preparate ancor esse a questo fine, cuocevano le Ostie: badando che nemmeno il loro fiato giugnesse a toccarle( 1). S. Venceslao Duca di Boemia cominciava dal seminare, coltivare, e mietere il grano, destinato per la santa Messa, ad esercitare la sua divozione verso la materia che doveva esser mutata nel Santissimo Sacramento. Di una maniera corrispondente avranno usato ancora nella preparazione del vino. Se di presente non sono più in uso simili diligenze, abbiamo tuttavia molto di che edificarci nell' attenzione e pulizia, con cui particolarmente alcune Monache, tagliano le ostie 5 e le dispongono in bell' ordine dentro il sa( 1) Bona Rerum Liturgic. Lib. 1. C. XXXIII.§. 12. LXVII cro vaso. Dispiace altrettanto il vedere in qualche sacrestia, i sacri Azimi abbandonati ad un giovinetto secolare, che si chiama Chierico senza esserlo, irriflessivo per lo più, e indivoto, sordido ancora talvolta, perchè li tagli comunque, da rovesciarsi, come porta il caso, nella sacra pisside, Mi crederei di mentirmi figlio della mia buona madre, se mi dispensassi dal nominar con onore il questo luogo, la serafica vergine S. Teresa premurosissima, più di quanto si puó esprimere, del culto esterno del Santissimo Sacramento. Beata lei! che lo accompagnava così bene coll'interno: anzi che glie ne nasceva l'impegno dell' intimo del cuore. Essa in generale così profondamente venerava qualunque delle più minute cerimonie della Chiesa che si protestava dispostissima a spargere il sangue, e a dar la vita per sostenerla. Aveva grandissima curiosità, che 99 tutto quello, che apparteneva al cul99 to, ed alla venerazione di questo 99 Santissimo Sacramento, fosse molto » perfetto, e molto netto non solo gli 99 Altari, Paliotti, Ornamenti, Cor» porale, e Calici, ma le altre cose 2 99 " Univ.- Bibl. Giessen LXVIII 99 minori ancora, e che da più lungi 99 sono ornate al suo culto, e riveren99 za 9 Così scrive Monsig. Vescovo di Tarragona, nella sua Vita lib. 3. C. 20., il quale padre spirituale, e figlio insieme della santa madre, con un tratto di singolar umiltà, ci racconta nello stesso luogo, ch' essendo andato una volta a dir messa al suo Monastero di Medina del Campo; si offese egli dice, di certo panno molt' odorifero, che gli diedero per asciugarsi le mani, e ne fece dopo, quasi una riprensione alla santa. Merita di essere incisa in una tavola d'oro, la risposta, che con grand'umiltà gliene diede quell'Anima illuminata, ardente di carità. Eccola, come di proprio fatto, la riferisce lo stesso venerabile Istorico, nel luogo citato 95 Sappia, padre, che questa im» perfezione( di dar panni odorosi per » la s. messa) le mie monache l'han» no tolta da me. Ma quando mi ri99 cordo, che N. S. si lamentò col Fa99 riseo nel Convito, che gli fece, per, chè non l'aveva ricevuto con maggior accoglienza; vorrei che tutta la Chiesa dal soglio della porta fino all' altare, fosse bagnata di acqua di " 99 رو LXIX 99 angeli: Ed avverta padre mio, che 99 non le davano il panno per amor di V. R., ma perchè ha da prendere 95 con codeste mani Iddio; acciocchè 99 si ricordi della nettezza, e buon odo99 re, che ha da avere nella coscienza; 39 e se ella non sarà pura; sienlo al99 meno le mani ,,. Che bei sentimenti! Che semplicità prudentissima, e veramente vangelica! Quante altre cose di egual edificazione si potrebbero raccogliere pel proposito in cui siamo dalla vita, e dalle opere della sola santa madre Teresa! Ma tanto basti. Passiamo a trattar delle altre più importanti. §. III. Disposizioni di convenienza riguardo allo Spirito. ve, Il Sacro Concilio di Trento sess. 13. cap. 7. permette, che si accosti alla Santissima Comunione qualsivoglia Fedele, che trovandosi reo di colpa grasi sia prima lavato nel sacro bagno della Penitenza. L'Angelico Dottor S. Tommaso, Opusc. 65. de Sacr. Euch. insegna, che questo divin Sacramento non può esser negato dal Sacerdote al Cristiano, che veramente LXX pentito de' suoi peccati, ne fa istanza: Perchè dice essendo come sigillo della perfetta riconciliazione con Dio, siegue naturalmente la pace stabilita tra lui, ed il peccatore, per mezzo della Penitenza. Hoc Sacramentum Eucharistiae sequitur Poenitentiam, quia non deber Sacerdos vere poenitentibus illud denegare, ut de Consec. dist. 1. C. Neminem; est enim Sacramentum Reconciliationi ad Deum. 99 ed a ,, I Teologi non pretendono di più: Per loro basta, che l'anima sia sen99 za peccato mortale ,, dice il divoto Padre Andrada sull' avviso 65. della santa madre Teresa§. IV. E per la necessaria e indispensabile preparazione, veramente non si richiede di più; ma in questo paragrafo noi trattiamo di quel che conviene ai divoti quelli, più in particolare, che frequentemente si accostano ai sacrosanti misterii. Però noi vediamo, prosiegue a dire l'Autore citato quelchè dà ad intender di volere il Signore da noi, sull' esempio di quelchè volle dagli Ebrei, quando dovettero non più che ricever la legge per mezzo di Mosè alle falde del Monte Si> LXXI nai Comandò, che per tre giorni 99 si astenessero dalle stesse cose lecite, » e si mortificassero in materia benchè 99 lecita, che raffrenassero gli appetiti, 99 e s'industriassero di essere santi: e " e questo solo per vedere, e sentir la " voce di Dio; e pur anche nè lo vide, nè lo senti, che Mosè: que. 99 sto era ad ogni modo un comunicar 99 con Dio, in ombra e figura: qual 9 maggior disposizione si ricercherà 99 ne' fedeli per toccarlo, per riceverlo » nel cuore, per unirsi con lui, nell' ⁹ anima? 99 S. Bernardo mostra quasi di raccapricciarsi al vedere un peccatore, che pianti appena i peccati mortali, si avanza subito alla comunione. Gran salto, egli dice, e assai difficile! De Pede, ad Os( 1): Dai Piedi di Cristo, ( 1) Longus saltus, et arduus est de Pede, ad Os, sed nec accessus conveniens. Quid enim recenti adhuc respersus pulvere ora sacra continges? Heri ( peggio se mox) de luto tractus, hodie vultui gloriae praesentaris? Per manum tibi transitus est. Illa prius te tergat: illa te erigat. Quomodo erigat? Dando LXXI1 al bacio della sua bocca: Non sarebbe meglio passare per le mani, cioè per opere di Penitenza? Longus saltus, et arduus: de pede ad os: Per manum tibi transitus est. S. Giovanni Crisostomo esortando i suoi ascoltanti in un Omelia, a prepararsi con convenevole penitenza per la comunione di Pasqua: credereste forse, dice, che bastasse la sola quaresima ad espiare le vostre colpe, e a rendervi degni dei divini misterii, se di molti e gravi peccati, vi siete resi colpevoli? V'ingannereste di molto. Ne'primi secoli della Chiesa, quelli almeno, che avessero commesse certe colpe più abbominevoli, e pubbliche per molto tempo, dopo la conversione, dovevano languire in penitenza, prima di essere ammessi a gustare della santissima comunione( 1). unde praesumas Quid istud? Decor continentiae, et digni poenitentiae fructus qui sunt opera pietatis. Haec de stercore erigent in spem audendi potiora. S. Ber. Serm. 3. in Cant. ● ( 1) Excludunttur quaque illi,( dalla santissima comunione,) quos erratorum quidem suorum poenitet, et contrariae LXXIII Il Sagro Concilio di Trento loda e promuove il costume di confessarsi nella Quaresima, non solo perchè quel sagro tempo di penitenza è più proprio ad ottenere da Dio il perdono delle colpe ma ancora, perchè in esso vadansi disponendo i fedeli alla santissima comunione con un più lungo preparamento( 1). S. Ambrogio si lamentava di alcuni che, là sotto la pasqua investivano il sacerdote per farsi ammettere subito alla partecipazione dei misterii, allegando appunto la necessità di comunicarsi in quel sagro tempo: Ma costoro, aggiunge con indegnazione, voglion più tosto legar il sacerdote, tentandolo a rilasciare il rigor della disciplina, che sciogliere se medesimi. Non succede forse lo stesso a'tempi nostri? Sebbene adunque negar assolutamente non si possa la partecipazione dei divini misterii, a chi colla sua contrizione ha persuaso il sacerdote di esser divitae nuntium miserunt, nondum tamen perfetcte puri sunt, et secundum hos iis qui non omnino immaculati sunt, et intemerati. S. Dionys. Hier. Eccl. c. 3. ( 1) Conc. Trid. sess. 14. C. 5. Part. 1. d LXXIV sposto per l'assoluzione; sarà cosa buona, e conveniente all'onore del sagramento l' es ortare i penitenti a meglio disporsi, con replicati atti di dolore delle colpe, con digiuni e limosine alla santissima comunione quando si possa prudentemente sperare, che da tal condotta la maggior gloria di Dio, ed il più pieno vantaggio del fedele debba risultarne. Udite una breve, ma quanto grave, altrettanto tenera esortazione di S. Agostino( 1), che a meraviglia conferma quanto abbiamo detto finora. Fratelli carissimi esamini ciascuno la » propria coscienza, e quando si av99 vegga, di aver macchiato se stesso 99 con qualche grave peccato; procuri » di purificarsi coll'orazione, colla li99 mosina, col digiuno prima di acco99 starsi alla santa eucaristia. Poichè se 9 conoscendo egli il proprio reato, si ritirerà dall'altare; presto sarà per giungere a conseguire l'intiero perdo9 no dalla divina misericordia. Per33 chè siccome chi si umilia sarà esalta99 to; così pel contrario, chi si esalta 99 sarà umiliato. Chi, come ho detto, 99 39 ( 1) Serm. 252. De tempore. LXXV 9, conoscendo la propria colpa; da se » medesimo vorrà ritirarsi umilmente 9 dall' altare, per meglio disporvisi 5 col fatto dell'emendazion della vita; 99 potrà concepire una speranza tanto 99 più ferma, di non aver ad esser esclu95 so dal convito celeste, e sempiter99 no. Piacerà molto a Dio, che ogni penitente, si accosti con queste disposizioni al confessionale ad ascoltare con filial riverenza il giudizio del sacerdote, che, o su questa traccia il consigli di meglio prepararsi alla santissima comunione, non saltando tutto in un punto dalla mensa del demonio, a quella di Gesù Cristo; o pensando alla di lui debolezza, giudichi opportuno di mandarlo subito a prendere maggiori forze dal cibo eucaristico. > Ma a ricevere con più alta venerazione, e più abbondante profitto il divinissimo sagramento, è convenevole che per quanto si può, procuri l'anima divota di purgarsi ancora dai peccati veniali. Avreste voi coraggio di appressarvi all'altare colla coscienza di uno solo di essi, senza detestarlo prima, e dimandarne perdono; e se non tergendone la macchia, nel bagno della sagrad 2 LXXVI mentale penitenza,( come tanto lodevolmente costumano i più pii)( 1), perchè l'opportunità ve ne manchi; procurando almeno di purgarvene col divoto uso della limosina, dell'acqua benedetta, della preghiera, specialmente della domenicale, per mezzo della benedizione del sacerdote, delle penitenze, coll'ajuto in somma de' sagramentali, che uniti alla compunzione del cuore, operano la lavanda dei peccati leggeri? Avreste voi ardire, o inconsideratezza tale, che vi bastasse per andar a tavola di un Monarca, anzi di qualsisia onesta persona, sapendo di aver sul viso non più che un neo d'inchiostro, senza darvi pensiero di toglierlo al momento, che ve ne avvedeste, o altri ve ne avvertisse? L'omissione di questa tanto giusta diligenza è la cagione, che rende pressochè inutile a molti la frequenza del più efficace di tutti i sagramenti. Notate bene però, che non intendo io di parlare qui, se non di quel( 1) Venialia recte, et utiliter.... in confessione dicuntur, quod piorum hominum usus demonstrat. Conc. Trid. Sess. 14. c. 5. LXXVII le colpe leggere alle quali sia uno attaccato coll'affetto. Delle altre, di quelle, che per umana fragilità si commettono, e sfuggono ancora talvolta l'avvertenza nostra, l'eucaristia santissima, è il felice contravveleno. Essa le scancella di sua propria virtù. Il sangue del divino agnello purifica la nostra anima, e le lava lo squallor e le mac. chie, dice S. Giovanni Grisostomo. Hic sanguis nostrarum animarum salus est, hoc lavatur anima, hoc ornatur, hoc incenditur, mundat squallorem, et sordes( 1). I peccati veniali si tolgono dal santissimo sagramento, insegna S. Tommaso( 2); ed il Sagro Concilio di Trento( 3) lo ha definito. Ma non così di quegli altri comunque leggeri pecca( 1) Hom. 43. in Joan. ( 2) Venialia praeterita per hoc Sacramentum tolluntur. 3. P. q.79.4. 4.ad 3. 8 ( 3) Christus sumi voluit hoc sacramentum tamquam spiriualem animae cibum, quo alantur, et confortentur viventes vita illius qui dixit: qui manducat me, et ipse vivet propter me, et tamquam antidotum, quo liberamur a culpis quotidianis. Sess. 13. c. 2. d 3 LXXVIII ti, di cui o non vuol alcuno assolutamente liberarsi, o vi dorme sopra con dannevolissima scioperatezza. Importa molto che s'intenda bene cosa significhi aver attacco, conservar affetto al peccato veniale. Figuratevi uno, che mantenga certa grossezza con un prossimo, cui non vogli male per verità, e tratti con ogni esibizione dei comuni segni di amicizia, ma nemmeno ami con quella sincerità e pienezza di cuore, che Iddio comanda: Un altro, che ad amicizia non già rea, ma vana e puramente geniale sia soverchiamente legato, che fa professione di dissipamento, e leggerezza di costumi; chi mostra sollecitudine anziosa di procurarsi ogni comodo; chi a tutto suo potere, sfugge la croce di penitenza; o non potendo sottrarsene, si divincola sotto di essa, coi lamenti, e colle impazienze: Questi ed i simili a costoro, che un sistema tengono di vita non peccaminoso, e reo di mortali offese; ma tiepido ed imperfetto, sparso per necessità di molte colpe veniali di orgoglio, di morbidezza, di dissipazione, ed o sono espressamente determinati di persistere in esse, o non LXXIX si danno cura di liberarsene, riposando nel loro seno con quiete, e spensieratamente; questi sono Cristiani attaccati di affetto alle colpe leggere, indisposti perciò, a sentimento dei Padri, per la frequente comunione; e che non ne ritraggono quel frutto più abbondante, che di per se stessa lor farebbe gustare, quando si accostano a parteciparne. Raffreddano queste colpe così amate, il fervore della carità, tengon lo spirito distratto dall' attenzione a Dio, ed impediscono con ciò quella spiritual rifezione di dolcezza, che sarebbe proprio effetto dell' eucaristia, oltre l'aumento della grazia abituale, che per altro da questi ancora si conseguisce( 1). Giustamente rimangon privi costoro del frutto dell'interna soavità, dice S. Gregorio( 2), perchè si riempion di col( 1) Effectus hujus Sacramenti non solum est adeptio habitualis gratiae, vel charitatis, sed etiam quaedam actualis refectio spiritualis dulcedinis: quae impeditur, si aliquis accedat per peccata venialia mente distractus. S. Thom. 3. 4.9.79. A.8. ( 2) Com. in 1. Reg. Cap. 1. d 4 LXXX pe, che quantunque piccole, non lasciano di aggravarle colla loro moltiplicità, cui non si ha impegno di sminuire. Il celebre maestro d'Avila dà degli avvisi molto forti ad un direttore su questo punto importantissimo( 1); la sostanza de'quali è, che non si permetta la frequente comunione, a chi non ha impegno di guadagnarsi questo pane celeste, sudando e faticando nel resistere alle proprie passioni: A chi vive con negligenza, e non se ne serve per eccitamento all'emendazione della sua vita. Simili sono i sentimenti di S. Francesco di Sales( 2), e più severi ancora quelli di S. Bonaventura di Taulero, e dell' antico Gennadio: Le testimonianze de'quali si posson leggere in Natal Alessandro( 3), e presso altri, ch le hanno raccolte. Potrà sembrare strano ad alcuno, che a comunicarsi spesso si richieggano migliori e più esatte disposizioni, che a comunicarsi di rado. Avrà forse let( 1) Part. 1. Lett. 66. ( 2) Filot. P. 2. c. 20. ( 3) Theolog.Dogm.et Mor.Lib.11.c.5. LXXXI to in S. Girolamo( 1), che la dilazione della sagra mensa, non rende il Cristiano più disposto ad accostarvisi: cosicchè se non la merita un giorno, ne sia degno un altro, per questo solo, perchè se n'è astenuto più lungo tempo. Chi non merita di comunicarsi ogni giorno, dice S. Ambrogio( 2), non lo merita nemmeno in capo ad un anno. Cristo jeri, oggi, in appresso essendo sempre lo stesso; e sempre degno del rispetto medesimo( 3). Non par che v'abbia dunque ragione, per cui migliori e più accurate disposizioni, si ricerchino in chi spesso accostasi al sagro altare, che in altri, che di rado vi si conduca. Mi sono fatta quest'objezione più per cercarmi un' occasione di metter meglio in vista l'obbligo, che corre a noi, che i santi sagramenti sogliam frequentare di esser Cristiani piucchè si possa perfetti, al di sopra del volgo, diciam così, degli altri Fedeli; che per cre. ( 1) Epist. 1. quae est Apolog. pro Libris adversus Jovinian. ( 2) Lib. 5. de Sacerd. C. 4. ( 3) Hebr. 13. v. 8. d 5 LXXXII dere necessario d'inculcare in generale la verità, che di sopra ho proposta. Tuttavia ci rispondo. Richiamatevi la distinzione, che ho stabilita dal principio tra la preparazione di necessità, e l'altra di convenienza. La prima è indispensabile per chiunque, se una volta sola in tutta la vita dovesse accostarsi alla sagra mensa; la seconda a tutti certamente staria benissimo; ma in particolar maniera si esige in chi partecipa spesso del pane sovrasostanziale e celeste: il che con un esempio, metteremo nella più luminosa evidenza. Il presentarsi al Sovrano per un qualche importante negozio, e molto più per eseguire qualche comando di lui medesimo; non è disdetto al più miserabile dei sudditi, mal'in ordine di vesti quanto si sia; sordido ancora, tal qual'egli è potrà in un passetto, o per le scale comparirgli dinanzi, ed offerirgli una supplica. Purchè non sia un ribelle, o per qualche grave misfatto non siagli in disgrazia, si vedrà ricevuto con bontà dal suo Principe, che non gli ascriverà a delitto l'improprietà dell'abito con cui è comparso alla corte. LXXXIII Ma che direste, se costui pretendesse di esser arrollato al numero dei confidenti del Re, ambisse alla lui famigliarità ed intima conversazione in quell'abito, in quel contegno? Quantunque il Principe sia lo stesso, e del medesimo rispetto sia sempre degno, voi giudicherete, che molto più di nobiltà, di meriti, di esterior proprietà e decoro si richiegga per chi ha da essere assiduo cortigiano e confidente del Principe, che per un altro cui la propria necessità, o il di lui comando l'obblighi a presentarsegli qualche rara volta, e come per caso. Applicate l'esempio colla dovuta proporzione al nostro proposito; ed avrete la risposta all'obiezione. Del resto a comunicarvi spesso non si pretende già poi che siate santa e perfetta. Se il santissimo sacramento scancella i peccati veniali; si suppone in chi si accosta a riceverlo. Se rinvigorisce l'anima, dunque la suppone debole ed inferina; se la riscalda, non sempre dunque l'ha a trovar divampante di santo amore. Ad un fedele, che vive con regolarità, ch' è sincero e do. cile verso il suo direttore; ch'è debole, ma perchè appunto si conosce, brad 6 LXXXIV ma il cibo celeste, che lo fortifichi: un' anima ch'è imperfetta per verità, ma se ne affligge, e si affatica per liberarsi dalle sue imperfezioni; perchè non potrebbe ottener la licenza di comunicarsi molto spesso, e direi quasi ogni giorno? Questo è sentimento di un Vescovo piissimo, e di egual dottrina, che seppe farsi onore anche di qualche sbaglio cadutogli nello scrivere( 1). S. Isidoro par che abbia egli avuto sotto degli occhi nel dare questo giudizio, giacchè d'una maniera del tutto simile si esprime ancora questo S. Dottore, veneratissimo nella Chiesa( 2) Ma vi piacerà soprattutto di ascoltare il maestro de' maestri spirituali; il soavissimo S. Francesco di Sales, che ( 1) Monsig. de Fénélon Oevres Spirituelles T. 1. Lett. 1. ( 2) Dicunt aliqui, nisi aliquo interveniente peccato eucharistiam quotidie accipiendam Quod quidem bene dicunt si hoc cum religione et devotione, et humilitate suscipiunt; nec fidendo de justitia; superba praesumptione, id faciant. De Ecclesiasticis Officiis C. 18. LXXXV nel dolcissimo argomento, che abbiam per mano, più che in ogni altro sparge l'olio ed il mele della sua celeste divozione. Posto che non abbia un'ani-ma attacco alcuno al peccato mortale, e nemmeno al veniale; possegga cioè le disposizioni, che per la frequente comunione esige S. Agostino, egli si dichiara di sentimento, che possa accostarsi alla sacra mensa ogni Domenica, e più spesso ancora, se il suo PaSe dre spirituale lo creda opportuno. la gente mondana( cosí egli parla alla sua Filotea P. 2. c. 2.) vi di99 manda perchè vi comunicate si spesso? Rispondetele, che lo fate, per 99 purificarvi delle vostre imperfezio95 ni, per liberarvi dalle vostre miserie, per consolarvi nelle vostre afflizioni, per fortificarvi nelle vostre debolezze. Ditele, che due sorti di 99 persone debbono communicarsi spes99 so; i perfetti, perchè trovandosi ben disposti, avrebbono grave torto di non avvicinarsi sempre più alla » sorgente della perfezione, e della 59 santità; e gl' imperfetti, per emendarsi, perfetti: Li forti per non in» debolirsi; li deboli per divenir forti: ɔɔ "" " "> 99 99 رد دو. LXXXVI " 39 Gl' infermi per esser guariti; i sani » per non cader ammalati e quanto a voi, essendo imperfetta, debole 9 ed inferma, avete bisogno di unirvi 99 spesso a Gesù, ch' è la vostra perfezione, la vostra forza, il vostro medico,( e poco dopo) rispondete, che vi comunicate spesso, per im95 parare a ben communicarvi, giacchè 99 non si fà mai molto bene, quelchè » non si fà molto spesso. ComunicaFilotea, e più spesso, " tevi spesso, 99 99 99 che potete col consiglio del vostro 5 direttore. A forza di odorare, e di " mangiare nel Sagramento, quegli, 99 ch'è la stessa bellezza, bontà, e purità, voi perderete insensibilmente tutte le vostre macchie, diverrete 99 ogni giorno più buona, e più pura. Farei un torto a S. Francesco di Sales, ed al buon gusto della vostra pietà, 99 se vi chiedessi scusa di avervi recitaquesto passo tanto lungo, che voi nullameno di me bramereste che fosse stato ancor più prolisso. >> to 39 9 Ma tuttociò non ostante, se un' anima più timorosa, in vista delle sue spirituali miserie, bramerà talvolta di ritirarsi per qualche tempo dalla sagra 39 99 at LXXXVII mensa, onde prepararsi a tornarvi poi di nuovo, meglio disposta; palesi pure alla sua guida questo desiderio. Non dispiacquero a Gesù Cristo nè il Centurione nè Pietro quando il pregarono ad allontanarsi da loro, perchè peccatori essendo, si riconoscevano troppo indegni di stargli da vicino. Il prudente direttore saprà poi ben discernere, se dal S. Spirito venga quella mozione, e debba essere secondata; o se sotto quella corteccia di umiltà fosse mai nascosto qualche laccio dell' inimico, o un occulta infingardaggine, un impazienza di star tanto di sopra di se stessa, un genio di goder alcun giorno di qualche piccola libertà. Lo avverti S. Cirillo Alessandrino( 1), e il devotissimo Tommaso de Kempis( 2), illuminati maestri della vita spirituale. L'esperienza inoltre c'istruisce, che le anime anche meno perfette, ritraggono per ordinario dal sagro convito, il frutto interessantissimo della preservazione dei peccati mortali, benchè talvolta vadan soggette ad attacchi assai ( 1) Lib.3. in Joen. p.324. ( 2) Lib.4. c.10. LXXXVIII vigorosi ed ostinati di tentazione. Osserviamo anzi di più, che queste stesse persone più deboli nelle virtù, e meno mortificate, il giorno della comunione vivono più raccolte, e più caute a non isdrucciolare in qualche colpa: mentre se veggono da lontano la sagra mensa, o han prefisso di non andarvi domani o diman l'altro; si lasciano trasportare con facilitá da qualche urto, che ricevan di collera, di vanità, di superbia; trascurano agevolmente certe pratiche di divozione, certi pii esercizi di supererogazione, che riescono loro di qualche incomodo. S. Bonaventura lo rilevò in quelli stessi, che per vera umiltà, e riverenza, si comunican troppo di rado( 1). Ecco evidente in queste stesse anime meno sante, il massimo, e caratteristico ef( 1) Nimis etiam raro celebrare quamvis ex reverentia solet fieri aliquando, et ex humilitate; tamen quandoque tempore nutrit, quia minus circumspectus est homo in omnibus, quasi non videatur indigere sui custodia, cum non proponit accedere ad mensam Christi. S. Bonav. lib.2. de Prof. Religios. c.77. LXXXIX fetto dell'eucaristia, cioè la conservazione della vita; ed in parte quell'altro ancora dell'accrescimento delle virtù; in quanto almeno vengono rispettate da esse alcun poco più, quando l'idea della comunione o fatta o da farsi essendo più vicina, le trattiene dal credere in molte colpe veniali. E questo è in sostanza quelche intese Gesù Cristo nell' istituzione del divin sagramento. Impariamolo dal Concilio sagro di Trento. Volle Gesù Cristo, che si prendesse questo sagramento, 99 come cibo spirituale delle anime, 99 onde si nutriscano, e prendan vigore le virtù, vivendo della vita di lui, 5 che disse, chi mangia me, viverà an99 cor egli in virtù mia: E come un 99 contravveleno, che ci liberi dai pec99 Cati giornalieri, e ci perservi dai » peccati( 1). • 99 99 دو Un degno ecclesiastico Vescovo di presente nel Regno di Napoli, essendo molti anni fà confessore di monache qui in Roma, diede una risposta molto plausibile a non so chi, quasi ammirato della facilità con cui concedeva la ( 1) Vedete alla pag. LXXVII. n.( 3). XC santissima comunione ad alcune sue penitenti, che non sembravano assai perfette. Lo so e lo veggo, disse, che quelle di cui mi parlate son difettose; ma io le mando spesso da Gesù Cristo perchè non divengano viziose. Se comunicandosi spesso, sono imperfette; che sarebbe di loro, se di rado si accostassero alla fonte della santità, e perfezione? Esse cadono spesso in qualche imperfezione anzi in vere colpe veniali; e colla regola di S. Ambrogio( 1), sotto degli occhi; comunicatevi spesso, dico loro: giacchè per questo appunto vi bisogna ogni giorno la medicina, perchè peccate ogni giorno.Così diceva quel venerando Vescovo. Voi però, non prendiate questi suoi sentimenti a sonniferi ne' vostri abituali difetti; ma a conforto ne' vostri timori, e ad animarvi a frequentare la santissima comunione, con umile confidenza, se il vostro padre spirituale ve lo comanda, malgrado le molte vostre debolezze: Abbiate però sempre in vista i predebeo semper ( 1) Qui semper pecco, habere medicinam. S. Ambr. Lib. 4. de Sacr.c.6. XCI ziosi esempii delle anime più fervorose, e studiatevi di ricopiarli in voi medesima. Io vi presenterò le più perfette maniere di comunicarsi, tratte dai Santi Padri: mettetevi all' impegno di profittarne. Aemulamini charismata meliora; et adhuc excellentiorem viam vobis demonstro( 1). §. IV. Delle disposizioni di maggior perfezione. Il santissimo sagramento ha tutto il diritto di pretendere, che sia santo chiunque deve accostarsi a parteciparne( 2)! ,, Non solamente ha da esser mondo dai peccati, chi si comunica; ma santo, tale non è quegli, che solamente sia libero dai peccati; ma è necessario, che abbondi di grazia e di opere buone. Non solo lo voglio puro dal fango; ma candido e bello, senza bruttura, e senza macchia chi alla mensa del Re del cielo ha da sedere ,, 1. ad Cor. 12. v. 31. Leggete il Capo 12. del lib. 4. dell' Imitazione di Cristo, di Tommaso 8 de Kempis. XCII S. Giovanni Grisostomo vi parla così( 1). Se la manna degli Ebrei figura ben imperfetta del divin sagramento, per comando dell' Altissimo, dovett'essere accolta e custodita in un vaso di oro purissimo; quanto più pura dev'esser l'anima di chi ha da accogliere il corpo sagrosanto di Gesù Cristo, che n'è il nobilissimo figurato? Ma comunque la coscienza nostra sia pura, e non senta peso di colpa commessa pel tempo scorso; nè rimprovero del presente; e di ogni più perfetta disposizione di volontà sentasi animata per rapporto all' avvenire, dobbiamo profondarci nella cognizione di noi stessi; ed al maestro dell' umiltà, non accostarci che compresi di un altissimo sentimento della nostra indegnità e miseria. ,, L'orazione, che farai il gior9 no, che ti devi comunicare, sia che 99 essendo tu tanto miserabile, hai da ricevere Iddio ,,. Così avvisa la S. Madre Teresa( 2). Com'è, dice S. Ago99 stino( 3), che N. S. Gesù Cristo co99 99 ( 1) Hom. 18. in Epist. ad Hebræos. ( 2) Avviso 65. ( 3) Enarr. in Ps. 33. XCIII 99 99 stitul la nostra salute nel corpo, e nel sangue suo? per mezzo della sua umiltà. Se egli non fosse umile, 99 non potremmo giugnere a mangiar il 99 suo corpo, a bere il suo sangue. Mira la sua natural altezza. Il Verbo era nel priucipio; ed il Verbo era 99 presso Dio; e Dio era il Verbo. Ecco il cibo sempiterno. Ma come potrebbe l'uomo arrivare a parteciparne? Era necessario che il Verbo si 99 facesse carne, che si annientasse; 99 affinchè l'uomo giungesse a mangiare il pane degli angioli ,,. E non sarà necessario, che a fronte dell'umiltà del suo Dio, si umilii tanto più la creatura, per piacere al Dio dell' umiltà? O Fede Cristiana( 1), che ottieni 99 tutto coll' umiltà! Il divoto Centurione si rese degno dei favori di Cri99 sto per mezzo dell' umiltà, e quanto 99 più si stimò indegno di accoglier lo 5 nella sua casa; tanto si rese più di99 sposto a ricevere le sue beneficenQuanto più vi persuaderete della gran verità, di essere del tutto 39 33 ɔɔ 95 ze 99. 99 ( 1) Auct. Serm. de Eccl. Dedic. inter Ambrosianos. XCIV immeritevole della visita di Gesù Cristo, foste anche santa, come Maria Santissima; tanto più volentieri egli verrà a visitarvi. Imitate Non crediate che disdica il pianto a questo convito di Paradiso anzi il S. Davidde, che mescolava il pane colle sue lagrime; e gli Ebrei, che per divina istruzione mangiavano insieme coll' agnello, le amare lattuche di campagna. Con quanto più di premura vi studierete di purificare la vostr'anima( dalla verace umiltà mostratevi sempre impura dinanzi al Sole di Giustizia), coi lamenti della peniten99 za; tanto più abbondante sarà il frut99 to che ricaverete dalla spiritual ri99 fezione,( 1). Mortificate i desiderii tutti, che non sono di Dio; amate la santa croce; rinunciate ai diletti anche leciti del mondo: abbracciate gli atti di vera penitenza, ed annojate di tutto il terreno, aspirate al possesso del solo Gesù. Egli si è dato a noi con un trasporto di desiderio vivissimo di unirsi alla nostr'anima. Lo avete veduto al primo§. ( 1) S. Greg. in 1. Reg. XCV di questo breve trattato. Non sarebbe una deformità la più mostruosa, se noi non desiderassimo di unirci a lui con trasporto eguale: che anzi dovrebb'essere tanto più vivo, perchè noi abbiam bisogno di lui, non già egli di noi: Perchè a noi solamente torna bene l'esser da lui visitati, dipendendo dalla comunione del sagratissimo suo corpo, tutta la nostra felicità. Egli stesso il buon Gesù suggerì amorosamente a S. Metilde di desiderare questo stesso desiderio. ,, Figlia, quando dovrai ri99 cevere la sacra comunione desidera 95 ad onor del mio nome, di aver tutto il desiderio, ed amore, col quale 59 arse in qualunque tempo verso di 99 me il più infiammato cuore. In que35 sto modo ti potrai appressare a rice99 vermi, perchè allora riceverò quell' 55 amore, e lo mirerò come cosa tua, 99 per avertelo desiderato( 1). La mancanza di questo desiderio è l'infausta cagione della scarsezza del frutto, che dal divino convito ricavano gl'imperfetti. In esso il gran padre di famiglia sazia gli affamati, ed i sitibondi, 39 ( 1) Blos. in Vit. Cap. 6. 39 XCVI lasciando vuoti e digiuni coloro che gli si accostano senza quest' impeto di desiderio, e con freddezza. Ma questo vivo desiderio non può nascere che dal santo amore, in cui tutta finalmente si comprende la perfetta preparazione al mistero d'amore. 99 Quando vi rincrescesse di esser primo ad amare almeno non vi rincresca di voler bene a chi avendo amati i suoi nel mondo, gli ha amati all' eccesso nell' estremo della sua vita ,,( 1): E se nascendo si era fatto nostro compagno; morendo nostro prezzo; regnando nostra mercede; nell' ultimo convito si fece nostro cibo, e ci donò in pegno incomparabile dell'amor suo, il proprio corpo, il proprio sangue, tutto quanto egli è. All'amor di Dio và unito l'amor del prossimo, come un altro ramo del medesimo albero. La più leggera commozione contro chiunque, che turbi comunque di poco, il sabato del cuore, cioè la perfetta sua pace; per le anime più buone forma un impedimento alla santissima comunione, se una ( 1) S. Thom. Opusc.58. de Sacr. Alt. XCVIŤ necessità non ve le costringa. S. Giovanni Grisóstomo essendosi giustamente agitato alcun poco, in un assemblea del clero; pregò un altro Vescovo che celebrasse la messa in vece sua, cui sarebbe appartenuto; guardandosi bene, dice Palladio nella sua vita, di offerire il sagrifizio, coll' animo, anche con giustizia, leggermente appena turbato. Eccovi adunque la somma delle disposizioni con cui è da procurar di accostarsi alla sagra mensa, a voler farlo con pieno gusto di Dio, e vostra santificazione. Amore eppoi amore, e di nuovo amore, e mille volte amore, avete da portare all' eucaristia santissima, ch'è lo stesso Dio Amore, Charitas est; il mistero il sacramento, in cui egli ha versato tutte le ricchezze dell'infinito amor suo verso di noi. Esso vi porterà seco tutti i suoi beni: l amor del prossimo; la compunzion, dei peccati; la mortificazione delle passioni, e di molti desiderii anche inno centi; la santissima umiltà: Venerunt mihi omnia bona pariter cum illa, direte per vostra esperienza, se giugnerete ca far acquisto di quest'oro infocato, ch'è il prezzo onde si comprano Part. I. 9 e XCVIII tutti i tesori del Paradiso, anzi li contiene tutti nella propria virtù. any Ma come acquistare codesto santo amore. ed in esso tutti gli altri beni, de' quali è sorgente felicissima? L'orazione si è la chiave di tutti i tesori del Paradiso. Dimandate ed otterrete: ,, In verità vi dico, che quanto saprete dimandare al Padre nel nome mio, tutto vi sarà conceduto ,,. Queste sono promesse di quella verità immanchevole, che disse. Il cielo e la terra si risolveranno in polvere; ma la mia parola rimarrà sempre nella sua immobile fermezza 99. 99 0731 La santa meditazione della carità di Dio verso di noi; del sommo ed infinito beneficio fattoci da Gesù Cristo, nell' istituzione del divin sacramento accenderà in voi, ed accrescerà il santo fuoco della divozione, come si prometteva e non indarno il S. Davidde allorchè diceva: In meditatione mea exardescet ignis. Sono moltissimi i pii libri, che possono darvi mano in opera così santa; e per l'ultimo potete contar ancora il presente, che tutto dal principio al fine, a quest' oggetto ap punto, è indirizzato do de and وو XCIX Che se malgrado le vostre preghiere, e diligenze usate ad infervorarvi; vi trovate tuttavia languida talvolta, e svogliata; fredda, e come insensibile alle verità che meditate: se punto non sentite i moti di una soave divozione che bramereste; non ve ne mettete in agitazione; nè lasciate per questo di comunicarvi; potendo essere, che senza vostra colpa, che per prova voluta da Dio, per esercizio di fede, e di umile rassegnazione, vi venga sottratto il senso della celeste soavità del sagramento. L'essenzial frutto di esso stà bensì nell' accrescimento della grazia: ma questo accrescimento non è sempre sensibile. Esso non consiste nè nel ricevere maggiori consolazioni nell' orazione, nè nel gustare certe spirituali dolcezze; Ma nell' esser più umile; più timorosa di offender Iddio, più attaccata all' adempimento de' proprii doveri, più diffidente di se stessa, più caritativa col prossimo: più pronta alle opere di divino servizio. In fine la prova dell' amor di Dio, non è che l'osservanza perfetta della legge. Se cresce in voi la premura di adempirla e2 Univ.- Bibl. Giessen с ne, in tutta la pienezza, consolatevi di cavar profitto dalla santissima comuniobenchè come dice S. Bonaventura, nè nel prepararvi ad essa, nè nell' atto di riceverla, nè dopo averne partecipato, vi sentiate punto divota: anzi benchè vi sembrasse di esserlo meno di prima( 1). Ma dopo che vi siete comunicata, dovete aver sommo impegno di ringraziare l'ottimo Dio, del beneficio incomparabile, che si è degnato di farvi; e profittare dell' opportunità faustissima di arricchirvi di ogni spirituale tesoro, dimandando qualunque grazia all' autore di essa: che avete dentro di voi, con pienissima confidenza, e sincera fiducia di conseguirlo. La S. M. Teresa c'istruisca colla sua divota unzione di questa interessantissima parte della comunione.. 99 L'orazione della notte seguente ad essa, ha da essere occupata dal pensiero di aver ricevuto Gesù Cristo. Questo è il 65 de'suoi avvisi. Ci son alcuni, dice( 2), che appena ricevuto il santissimo sacramen( 1) De Profectu Relig. Lib. 2. c. 77. ( 2) Cammino di Perfezione c. 34. CI 9 to, se ne vanno fuori di chiesa, quasi procurando di scacciare l'ospite divino acciocchè non occupi loro la casa Se costoro non ritraggono molto frutto dai sacrosanti misterii, chi potrà meravigliarsene? Anzi a chi non sembrerà un tratto d'irriverenza degno di gastigo, il non occuparsi seriamente a render grazie a Gesù, che si trova dentro di se, venutoci appunto per felicitarlo? Ma ascoltiamo le sue proprie parole, colle quali racconta in terza persona, come conducevasi essa stessa in questa sacrosanta funzione. ● mol99 So di questa persona, che per ti anni, sebbene non era molto perfetta quando si comunicava, nè più nè meno, che se avesse visto cogli occhi corporali, entrare nel suo ospizio il Signore, procurava ravvivar la fede, e perchè veramente credeva, che il Signore entrava nel suo povero ospizio; per disoccuparsi di tutte le cosé esteriori, quant' era possibile, ed entrarsene den o con lui; procurava raccorre i senti nenti, acciocchè tutti conoscessero così gran bene. Consideravasi a' suoi piedi, a piangere colla CII Maddalena, non altrimenti, che se cogli occhi corporali, l'avesse veduto in casa del Fariseo: ed ancorchè non sentisse divozione; la fede le diceva, che quivi si stava bene, e se ne stava seco favellando... Questo segue ora, ed è salda verità, e non accade andar cercando in altre parti lontane, perchè sappiamo, che mentre non consumi il calor naturale gli accidenti del pane, stà con noi il buon Gesù, acciocchè non perdiamo sì buona occasione, e che ci accostiamo a lui. Hor se quando camminava pel mondo, nel toccare solamente i vestimenti di lui, sanava gl'infermi; che vi è da dubitare, che farà miracoli stando dentro di noi, se avremo fede viva, che ci darà quanto gli chiederemo? Perchè stà in casa nostra, e non suole Sua Maestà pagar male l'ospizio, se gli fa buona ospitalità.. ..... Dimorate voi volontieri seco, non perdete così buona occasione di negoziare, com'è l'ora della comunione. Mirate che questo è di gran profitto per l'anima, il che molto piace al buon Gesù, che gli facciate compagnia. Tenete gran conto, figliuole di non perderla, procura CHI te di lasciar star l'anima con esso lui, ch'egli è il vostro maestro.... Questo è adunque buon tempo, perchè c'insegni il nostro maestro, e perchè l'udiamo, e gli baciamo i piedi, e perchè lo supplichiamo a non partirsi da noi. Ma se non teniamo conto di lui, ed avendolo ricevuto, ci partiamo da lui, per cercare altre cose più basse, che ha da fare? Hanno da tirar per forza, perchè veggiamo, che ci si vuol dar a conoscere? Fin quí la santa madre, che alle celesti istruzioni di dottrina, e di proprio esempio, che ci dà della tenera gratitudine da usarsi alla somma grazia della comunione, aggiugne in altro luogo un avviso interessantissimo, ed è il 66. ,, Ogni volta che ti comunicherai, chiedi a Dio qual che dono, per quella misericordia, colla quale è venuto nell'anima tua, E tanto basti in un argomento, ch'è inesauribile. §. Vlt. Conclusione di tutto il trattato, ed esortazione a frequentemente comunicarsi. Non a voi sola, nè a voi principale 4 CIV mente, io m'indirizzo adesso anima divota, non bisognosa di stimolo, mentre già correte amorosamente alla santissima eucaristia, ed intorno ad essa, cogli affetti del vostro cuore, vi aggirate. Io vorrei, che la provvidenza spingesse questi fogli alle mani dei cristiani tiepidi, e disamorati di Gesù Cristo, e poco insieme premurosi della propria felicità. Se la santa grazia ripetesse loro nel cuore la verità, che berrebon cogli occhi inutilmente, senza il suo influsso, crescerebbe certamente ancor in essi la divozione al divin sacramento, ed imparerebbero a frequentarne la vicina partecipazione. Ma non par incredibile, che siavi bisogno nel Cristianesimo, di raccomandare ad alcuni, che si accostino spesso alla santissima comunione? Chi è mai tra i figli del secolo, così stupido ed insensato, cui si debba persuadere con molte parole, il darsi pensiero de' suoi più gravi interessi? Quanto fossero questi di maggior importanza, e quanto più facile la maniera di vantaggiosamente promoverli, con tanto più di derisione e disprezzo, si rigetterebbe l'esortazione superflua, di chi si pren CV desse la vana cura di animarli a darsene da me, direbsollecitudine. Ci penso be ciascuno di essi; io so da me, che debbo procurar il mio bene, e procurarmelo così, come meglio non saprebbe suggerirmi chiunque volesse pa-. rer zelantissimo de' miei vantaggi. Ma come poi và, che tenendosi da ogni cristiano per articolo di fede, che la santissima comunione è il bagno dei nostri peccati, il rinforzo della nostra debolezza; il pegno della nostra immortalità, il nodo felicissimo della nostra unione con Gesù Cristo, in cui è riposta la salute, la vita, la risurrezione nostra; pure sien tanti coloro, che trascurando a lungo tempo, di pascersi di questo pane; obbligano chi ha zelo della loro salute, ad esortarli, a pregarli, che spesso si accostino a goderne? Si lagnano molti di essi, o tutti ancora delle spirituali lor languidezze, e del furor insolente delle loro passioni, piangono l'infelice stato della loro coscienza; ed avendone in pronto il facilissimo rimedio, se ne restan così a morire nella voluta miseria, verificando il caso, che pare incredie s CVI bile, del pigro dei proverbii( 1); che muor di fame, piuttosto chè appressarsi il cibo, che ha presente all'affamata bocca. Oh! infingardaggine incredibile. Diciam meglio: Oh! languidezza di fede, pressochè morta. Lo stesso Gesù Cristo pertanto, mosso a pietà di voi, si degna di replicarvi gl'inviti amorosi alla sua mensa di salute, e di vita. Uditelo: Se voi mangiate la mia carne; voi compirete il vivissimo desiderio, che ho di darvela; Ve ne compenserò con premii amplissimi di tutti i tesori delle mie grazie, delle mie carezze ancora ,, Sono diciotto secoli, che per mezzo de'suoi ministri, e nelle sue divine scritture, che parlano di continuo, egli replica queste chiamate; eppure sono altrettanti secoli, che si mantiene nel mezzo del cristianesimo, la durezza, l' insensataggine di tanti e tanti. Mirate cos'è l'uomo! Quant'è mai vero, che incoerente, e capriccioso, si merita il nome di animale delle contradizioni! Un وو ( 1) Ascondit piger manum suam sub ascella, nec ad os suum applicat eam Prov. cap. 19. v. 24. CVII principe della terra invita i sudditi alla guerra, cioè ad esporsi a pericolo evidente di morire sgraziatamente di ferro o fuoco, in una campagna, ed a soffrire inevitabilmente mille disagi di ogni maniera; e corre a gara la gioventù molle della nobiltà più fiorita, ad arrolarsi, per compiacere il sovrano, per farsi onore di valoroso, per guadagnare un titolo, un accrescimento di rendite: cose tutte quanto difficili a conseguirsi, tanto facili a mancare. Il re del cielo v'invita al banchetto soavissimo della sua carne, del suo sangue vivifico, e vi trova restii? Che ne dite? O si manca di senno, o di fede: qui non v'ha mezzo. Gesù brama di star con voi, e lo brama cogli ardori più vivi dell'innamorato suo cuore, e per giugnerci, dà di mano a prodigj straordinarissimi: Sufficis tu Deo, dice S. Agostino: Egli è contento della vostra compagnia; e voi avete da non curarvi della sua, avete da ricusarla; v'hà da esser bisogno di pregarvi ad accettarlo? Sufficiat tibi Deus tuus. Aggiunge quel santo divotissimo, sbalordito della vostra durezza. I nostri benedetti padri, i cristiani e 6 CVIII de'primi secoli, quanto eran diversi da voi! Purchè giugner potessero a comunicarsi; si seppellivano vivi per tante ore nelle Catacombe, e vi respiravano un aria grave, ed insalubre; si esponevan a rischio di essere spogliati de'proprii averi, tormentati, e condannati a morti crudelissime, contravvenendo ai fulminati editti degl' imperatori, che proibivano le loro adunanze. E voi, che nella profonda pace della chiesa senza verun incomodo potreste compiacere i desiderii di Gesù, e promuovere i vostri spirituali vantaggi, arricchirvi di ogni bene; voi avrete bisogno di esser tirato come per forza, e con mille persuasioni di sacerdoti, colle minaccie della chiesa, una volta l'anno, o di rado almeno, alla mensa del Paradiso? Tutto l'ostacolo vi nasce dalle necessità di prepararvici. Il superarlo v'incomoda, e vi ritira dalla comunione del S. corpo di Gesù Cristo. Dirimpetto alla memoria della passione e morte di lui, che nella messa e nella comunione si rinnuova; voi avete coraggio di mostrar anche sol di vedere, non dico di valutare, qualunque vostra fatica, incomodo, pericolo, CIX fosse ancor della vita? Il figlio di Dio si è fatto uomo, perchè potesse addattarsi ad essere vostro cibo: Se voi per corrispondergli, dovreste avvilirvi all' essere di giumento, dice un santo padre, potreste trovarvi difficoltà ragionevole? Ma perchè voi partecipiate del divino suo pane, egli vuol anzi tutto l'opposto che se per la vostra colpa, vi siete abbassato all'essere di bruto; risalghiate, per amor suo all'esser di ragionevole, di angelo, di figlio suo. Oh! bontà ingegnosissima, ed amorevolissima. Per condizione di rendervi degno di lui, vi assegna di procurar il bene vostro. E voi ricuserete tutto questo, e ve ne chiamerete annoiato: vi parrà che a troppo grave incommodo vi si offerisca il sommo vostro bene? Gesù v'invita alla mensa; ma vuole che vi santifichiate prima di sedervi. Gran cosa, si esige! Sì, sia pur grande e difficile. Ma a chi giova infine codesta santità, cui si vuol che aspiriate? Aprite gli occhi, e vedete in questa necessaria disposizione di Dio, benefizj, sopra benefizj; e formarvisi un obbligazione di promovere la vostra eterna salute, mentre sem CX bra, che si esigga da voi non più che un tratto di dovuto rispetto al santissimo sacramento. Per voi solo è disgrazia, e rovina e morte l'esserne privo; e per questo l'amante Gesù, che vi ha provveduto in esso di ogni be ne, si dà le più forti premure, che ne godiate. Non siate dunque più duro e crudele contro di voi stesso, per mantenervi ostinatamente ingrato all'amor di Gesù. Se ricuserete adesso la sua cena, forse ne sarete escluso in eterno. Quegl'incivili, che si scusarono dall'intervenire al convito dell' Evangelio; con un terribile giuramento, dal gran padre di famiglia: Dico vobis quod nemo virorum illorum, qui vocati sunt, gustabit coenam meam( 1), ne furono esclusi eternamente. Cena di Cristo nella vita presente è il divin sagramento; Sua cena nell' altra è il paradiso. Sue nozze in mistero, sono l'eucaristia santissima; la gloria beata, di cui nel sacramento abbiamo il pegno, è le sue nozze fuor di mistero. Tremi chi ricusa di accettare l'amoroso invito alle ( 1) Lucae C. 14. V. 24. CXI nozze presenti, di esser escluso dalle future. Gradite anzi, cristiano chiunque siate, i tratti più dolci dell'amor di Gesù, e correte a secondarli, comunicandovi con frequenza, e promovendo così col piacere del vostro buon padre, anche la vostra felicità. Sume quotidie, quod quotidie tibi prosit. Ma riformate insieme la vostra vita, se punto è irregolare, a rendervi degno di comunicarvi anche ogni giorno: Sic vive, ut quotidie merearis accipere. APPENDICE Della comunione spirituale. A voi torno adesso, Anima divota, che vivete nella preziosa fame del santissimo sacramento, e vi reco un annunzio il più gradito, che possiate ricevere, colle parole di un ministro di Dio, pieno del di lui spirito, e della unzione dello Spirito Santo( 1) ,, Quelle volte ancora, che o per senso di umiltà, o per giusto impedimento, non ( 1) Thom. de Kempis lib. 4. de imit. Christi c. 19. CXII potrete comunicarvi; se ne avete il pio desiderio, non sarete del tutto priva del frutto del sacramento. Ogni giorno, ed in qualunque ora può un divoto accostarsi con vantaggio spirituale, e senza che alcuno possa impedirlo, alla comunione spirituale di Gesù Cristo, non solamente si partecipa del corpo del Signore quando sacramentalmente ci comunichiamo; ma ancora quando mossi dalla fede, animata dalla carità, desideriamo il pane celeste( 1): E questo è quelche lo stesso sagro concilio suppone, che in ogni messa facciasi dai divoti; e si chiama comunione spirituale( 2). Siccome v'ha il Battesimo di deside( 1) Alios tantum spiritualiter( PP. docuerunt) sumere: illos nimirum, qui voto, propositum illum panem edentes, fide, quae per dilectionem operatur, fructum ejus, et utilitatem sentiunt. Conc. Trid. Sess. 13. c. 8. ( 2) Optaret Sancta Synodus, ut in singulis missis fideles adstantes, non solum spirituali affectu, sed sacramentali etiam eucharistiae perceptione comunicarent. Sess. 23. c. 6. CXIII rio; così la santissima eucaristia si può partecipare anche solamente in ispirito, e coll' affetto e non senza gran frutto, ed accrescimento di divozion e di grazia: non di quella, che si produce nell'anima ben disposta, dal sacramento in realtà partecipato, ed è proprio influsso del sacramento medesimo; ma di quell'altra bensì, che nella real partecipazione del sacramento si conseguisce ancor essa, ed è frutto corrispondente alla fede, alla speranza, alla vivezza dell' affettuoso desiderio, con cui aspira l'anima all'unione di Gesù Cristo; ed a cui si unisce di fatto collo spirito, più o meno strettamente in questo santo esercizio, a proporzione degli atti di virtù, della lor intensione, e perfezione, co' quali se lo merita( 1). Gli antichi padri del deserto, che per non essere ordinariamente sacerdoti, o perchè abitavano separati da tutti nelle solitudini, o in monasterii fondati in luoghi lontani dalle città, non potevano frequentemente godere della ( 1) Suarez tom. 3. in 3. P. Disp. 62 Sect. 1. CXIV sacramental comunione, si compensavano colla spirituale. Si rileva dalle parole di un esortazione di S. Odilone Abate di Clugny, riferita da Pier Blesense( 1). E quà forse mirò il sagro, concilio, quando al di sopra citato luogo, disse, che dai santi padri era stato insegnato, che anche solo spiritualmente si può partecipare della santissima comunione. E quell' ardente desiderio, che tante volte protestò di aver in cuore, il nostro signor Gesù Cristo, espresso in quelle vive e significantissime parole: desiderio desiderarvi hoc Pascha manducare vobiscum; non si ( 1) Ipsorum( PP.) singuli una hora diei, dominica passionis, nostræque Redemptionis beneficia, quasi in fasciculum memoriae, devote ac fideliter colligebant; et sic in timore et humilitate, hac ad fruendum suaviter, firmiterque in sua conscientia recondentes; corpus domini spiritualiter manducabant. Bles. Epist. 123 ad London. Episc. Vedete Neguoni regula communes etc. De Audit. quot. Missa pag. 152. num. 30 et seq. dove prova che le lecite parole della comunione spirituale debbono intendersi. CXV > può dire, che fosse una vera comunione spirituale; se nella gran cena,( la prima ed ultima volta in cui degnamente fu ricevuto) comunicò ancor se medesimo? E' certo che avendo egli bramato tante volte, e tanto tempo prima dell'istituzione del sacramento, di darsi a noi, per troppa giusta corrispondenza, non possiamo dispensarci dal replicare, e molto spesso i desiderii di unirci a lui, nella santissima Eucaristia, ch'è lo stesso in fine, che frequentare la comunione spirituale. E sembra che non si possa nè degnamente comunicarsi un cristiano in sacramento, senza che a quella real partecipazione dei divini misterj abbia premesse, molte comunioni spirituali; nè che si possa compitamente assistere alla santa messa, senza unirsi in ispirito col sacerdote, per la santissima comunione. La fame del pane soprassostanziale, e divino, sapete a meraviglia, ch' è una delle migliori disposizioni per chi ha da goderne. Gli atti espressi di questa brama, i desiderii affettuosi di accos tarsi alla sagra mensa, non sono essi altrettante comunioni spirituali? ,, Quan CXVI do udite la messa, dice la S. Madre Teresa, potete comunicarvi spiritualmente, ch'è di grandissimo profitto 99. Anzi si può aggiugnere, di necessità e di dovere, a compimento del tutto intiero e perfetto di quell'azione sagrosanta. I Fedeli astanti al sagrifizio concorrono ancor essi col sacedote, a presentare al divin trono non solamente le lodi, e le preghiere, ma ancora la sagra vittima. E non sarà convenientissimo, che si uniscano seco lui, ancora nella partecipazione delle sante carni dell' oblazione? L'offerente insieme co' sacerdoti entrava a parte, per divina istruzione della vittima di molti sagrifizj nella vecchia legge. La santa Chiesa vorrebbe, che sagramentalmente si comunicassero ancor adesso i fedeli, ad ogni messa, come ho raccontato di sopra, che costumavasi nei primi secoli. I santi Padri si dolevano amaramente, quando la pietà dei Cristiani cominciatasi a raffreddare, non a tutti i sagrifizj presentava chi della sagra ostia, si rendesse partecipe. In fine le varie orazioni, che cosí per ordine all' offerta, che alla più immediata preparazione per la santissima comu CXVII et ve9 nione, che pel ringraziamento di essa; sono espresse tutte nel numero della moltitudine. Offerimus tibi Domine etc. Orate fratres, ut meum strum sacrificium etc. Supplices te rogamus...... ut quotquot ex hac altaris partecipatione sacrosanctum filii tui corpus et sanguinem sumpserimus etc. Quod ore sumpsimus domine pura mente capiamus etc. Se non si verificano quest' espressioni nel fatto della sacramental comunione; si adempiscano almeno in senso spirituale, comunicandosi col sacerdote i fedeli, che lo assistono in voto o desiderio( 1). Non v' ha dubbio, che sia gratissima, ed accettevole sopra modo a Gesù Cristo una tal divozione, come quella, che più di tutte le altre, seconda le brame dell' amoroso suo cuore di star unito al nostro spirito; e l'esercizio contiene delle virtù più nobili che hanno lui medesimo per oggetto, la fede, e la carità: si è degnato tuttavia per renderla più solenne, di autorizzarla con replicati miracoli. Nella vita di ( 1) Vedete Ludovico da Ponte P. 1. Medit. 35. CXVIII S. Caterina da Siena, di S. Stanislao Koska, della B. Imelda Lambertini, e di altri suoi grandi amici, si legge, che per ministero degli angioli, e di santi già gloriosi, consolò i pii lor desiderii di comunicarsi, mentre, per una, o l'altra ragione, si rendeva loro impossibile di ottenerla nell' ordinaria maniera per mezzo dei sacerdoti. 1 Avete inteso, che ogni giorno, ed in ogni qualunque ora, può un divoto accostarsi al santissimo sacramento, cibandosi col desiderio, del corpo sacratissimo del Signore. Non solamente adunque nella santa messa, ma quando fra giorno visitate il santissimo, e quando siete impugnata dalle tentazioni, e quando un qualche tenero senso di divozione vi ricerca il cuore: ora per trovar conforto, ed ora per corrispondere agl' inviti della grazia; una volta per pascere la divozione, che domina in voi, un altra per eccitarla, se vi parrà che siasi raffreddata; in ogni qualunque ora, vi ripeto, potete dare a Dio questa gloria e questo piacere a Gesù, di profittare del suo massimo beneficio, che sarà veramente per voi in qualunque tempo, accrescimento pregevo CXIX lissimo di ogni bene spirituale, ed eterno. La pratica di questo santissimo esercizio in poche parole, ma divinamente ci vien proposta dal concilio sagro di Trento. Spiritualmente comunicarsi vuol dire ,,, mangiar in desiderio il pane celeste, e ritrarne abbondante frutto per mezzo della vera fede, che opera in carità( 1). La comunione spirituale è un'esercizio di fede animata, ed operante in amor divino, per cui l'anima si eccita ad un vivo desiderio di unirsi al suo Signore, nella partecipazione del santissimo sagramento, in cui egli ha sparsi tutti i tesori dell' amor suo, ha collocata la memoria della sua passione, ed in questo stesso la nostra risurrezione, e la vita. Se qualcuno si sentisse la coscienza gravata di mortal colpa, o ne dubitasse, dovrà premettere all'espressione di questo santo desiderio, un sincero atto di pentimento del suo peccato. Alla sagramental comunione ricercasi la confessione alla spirituale basta la contrizione. E perchè qualche nuova grazia sempre ricevesi nella partecipazione an: ( 1) Conc. Trid. Sess. 13. c. 6. CXX che solo di desiderio, del divin sagraEsimento, come di sopra si è detto; vi avrà il suo luogo, anche l'opportuno ringraziamento. 10 Vi soggiungo per chiusa di questa breve appendice una più determinata pratica di comunione spiritale, replicata ben sette volte nel giro della giornata, ed in altrettante visite al santissimo sagramento. Voi potete prevalervene nel numero, che parrà più conveniente alla vostra divozione. PRIMA VISITA AL SANTISSIMO SAGRAMENTO. alleb inda t saspollos sri Adorato come Creatore or Prima Comunione Spirituale. eglos lation T $ 18 Eterno verbo incarnato, Gesù mio quì presente nell' augustissimo sagramento, io vi tributo le primizie di questo giorno, adorandovi profondamente, come mio creatore. In voi, con voi, e per voi è stato creato l'univered ancora io, che ne sono una particella benchè piccolissima. Lodo e benedico insieme colle stelle del Cielo, SO, CXXI e coi santi'angioli, l'infinita potenza, e bontà vostra, che si è degnata di țirarmi fuora dal nulla, a preferenza di tante altre creature, che vi avrebbono lodato, obedito, ed amato meglio di me. Invito tutte le cose ad unirsi meco, per esaltare la divina vostsa maestà; e da questo momento mi protesto che intendo di occupare tutto il presente giorno ad onore e gloria vostra: Ogni mio respiro, ogni moto del mio cuore, ogni pensiero sia diretto a voi, che mi avete creata capace di conoscervi, e di amarvi. Create in me, mio Dio, un cuor nuovo, men indegno di divenir vostro tempio. Sospira l'anima mia nel desiderio di voi. Venite gran Dio dalla vostra piccola e meschina creatura. Essa è opera delle mani vostre; e merita per questo solo, che la riguardiate con quella carità, con cui vi è piaciuto di produrla. Venite mio Dio a riformare l'immagine, che avete impressa in me, di voi medesimo, ed io ho avuta la disgrazia di deformare. Da questo primo momento, mi unisco a voi spiritualmente, e vi supplico, che mi diate grazia di dispormi alla comunione sagramentale( se dovete Parte 1. f ور CXXII farla questa mattina), che son per fare tra poco, se voi vorrete, col vivo desiderio, che voi stesso vi degnate di eccitare in me della vostra real visita 9 e dell'attual partecipazione dei vostri santi misterii. SECONDA VISITA AL SANTISSIMO SAGRAMENTO, Adorato come Conservatore Seconda comunione spirituale. Mio Dio, dalla cui bontà riconosco ogni momento della mia vita, io vi adoro insieme con tutte le altre creature, in cui spiccano i gloriosi vostri attributi, e che sussistono in virtù della benefica vostra onnipotenza. Vi ringrazio di tutto il male, che non ho, di tutto il bene, che godo, e particolarmente della grazia segnalatissima, che mi avete fatta poc'anzi, colla vostra visita nel sagramento( se vi siete comunicata; e se nò direte spirituale). Mio Dio, mio sostegno, mio conforto mia vita, non vogliate mai nemmeno per un momento allontanare da me l'oc CXXIII chio vostro divino, e gl'influssi della vostra bontà. Io mi ridurrei all'antico nulla, ch'è tutto il mio essere, se un momento solo lasciaste di voler conservarmi. M'importa sopratutto, che mi conserviate la vita dell'anima, e me la conserviate coll' abbitare in me, voi che siete l'anima dell'anima mia, e la vita, della mia vita. Oh! quanto dedero, che voi siate in me, e di unirmi alla soavità della vostra divina persona. Venite Gesù mio, mio conservatore, che l'anima mia esce fuori di se per incontrarvi, per abbracciarvi, per assicurarsi la vita eterna, nell' unione con voi, che siete il fonte della vita TERZA VISITA AL SANTISSIMO SAGRAMENTO, 1100 Come Padrone do stoqsip 21m Tab 3391 Terza Comunione Spirituales La mia maggior gloria, adorato mio Dio, consiste in poter darmi il titolo nobilissimo di vostra serva. Alzo la voce, sicchè mi odano tutte le creatures e dico: lo sono serva di Dio, e figlia f 2 CXXIV di una sua serva. Sia benedetto il mio caro padrone, ch'essendo un re tanto grande, che davanti a lui si riducono come polvere, e come niente tutti i re ed imperadori, anzi tutte le genti; pure mi tratta come una figlia. Vi amo come padre, smio grandissimo Iddio, senza perder punto del rispetto profondissimo che ho per voi, mio altissimo padrone. Tremo e giubilo dinanzi a voi; adoro lo sgabello de'vostri piedi; ma non mi ritiro dall'appressare le avide labbra, al vostro sagro costato. Degnatevi mio Dio, che la vostra serva vi stringa nell'anima sua. Venite in casa vostra; venite dentro di me, e disponete di tutti li miei pensieri, ed affetti; di tutte le potenze, e sentimenti miei, come padrone assoluto. Beata me! Se mi tratterete con intiera padronanza. Chi più nobile, e più felice di me, se voi disporrete del corpo, e dell'anima mia, come di cosa tutta ed intieramente vostra? Voi non potete dispensarvene, mio adorato, e dolcissimo padrone, anche per la sola ragione della santissima eucaristia, che desidero di ricevere spiritualmente in questo punto. In essa voi vi fate tutto mio: CXXV dunque giusto che vi prendiate in contraccambio tutta me. Fatelo mio Dio, venite nell'anima mia, ed entrate in essa da padrone éppoi legatemi tutta, vostra schiava: eppoi inchiodatemi con voi, alla vostra croce: eppoi chiudete il mio cuore, come in prigione, donde non possa uscire mai più, nel sagro tabernacolo: eppoi marcatemi sulla fronte e sul cuore coll'impronto del vostro santo nome, acciocchè sia riconosciuta da tutti come vostra serva, e mi temano i demonj, mi rispettino, non che mi amino solamente, i santi angioli: ed io piena di santo fasto per l'onore di esser vostra serva, onor più grande di tutta la gloria dei regi, abbia sempre in vista l'obbligo, che mi corre di obbedirvi colla massima esattezza, fedeltà, ed amore. QUARTA VISITA JOVS 03 AL SANTISSIMO SAGRAMENTO, Come Redentore. E quarta comunione spirituale. në 011 51976 oszup 15 stotim La memoria dell' umana iufedeltà, £ 3 CXXVI dovrebbe rispingermi dalla vostra presenza, mio Dio, che siete qui nell' augustissimo sagramento. Ma il sapere, che, voi caro Gesù, avete voluto redimerci dalla morte, che ci eravamo meritato, mi conforta meravigliosamente, e mi tira piena di fiducia, e di amore, a' vostri piedi. Che mi sarebbe giovato l'essere stata creata, se non mi aveste redenta? Ed a qual caro prezzo mi avete redenta? Collo sborso del vostro sangue, con sagrifizio della vostra vita. Siate benedetto eternamente, mio graziosissimo redentore! Voi vi gloriate, e vi compiavete con tutta la tenerezza del vostro cuore, di esser morto per me. Chi può benedirvi e corrispondervi abbastanza; per quest'eccesso d'infinito amore? Il farne grata memoria, mi avete insegnato, ch'è ciò che vi piace: e per questo avete istituito il sagramento dell' altare Eccomi dunque a compiacervi, a contraccambiare il gran benefizio della vostra morte, e della mia redenzione. Io desidero di comunicarmi, in ispirito desidero di comunicarmi, in memoria di quanto avete fatto per me, Con questa comunione spirituale 3 CXXVII intendo di eseguire il dolce comando, che ce ne faceste nell'ultima cena, con quelle dolcissime, ed affettuosissime parole: Tutte le volte, che mangerete questo pane, lo mangerete in memoria di me. Oh! Pane divino e celeste. Oh! cara memoria del mio redentore. Oh! santissimo sagramento, siate sempre in me: e che io profitti in tutta la pienezza dei beni della redenzione del mio caro, ed amatissimo Gesù, QUINTA VISITA AL SANTISSIMO SAGRAMENTO, Come santificatore. Quinta comunione spirituale. Coll'orecchio della santa fede, mi par di ascoltare gli angioli, ed i beati, che vi acclamano in paradiso, santo, santo, santo, santissimo Iddio. Vi adora colla faccia per terra quest'immonda e peccatrice creatura, dimandandovi umilmente il permesso di alzar ancor essa la sua voce, e replicare dall' intimo del cuore: santo, santo, santo il signor Iddio, cui sia lode, onors f 4 CXXVIII e gloria, per tutti i secoli. Ma io sono ancora più ardita, e protesto di voler venire un giorno in paradiso, ad unirmi personalmente, ed in anima e corpo con que' beati cittadini a lodarvi, benedirvi, ed acclamarvi per tutta l'eternità. So bene per altro, che questa grandissima fortuna non potrà mai toccarmi, se non divengo santa. Santificatemi dunque, mio Dio, voi, che siete il solo, che lo può fare; voi, che mi avete creata perchè sia santa, e m'invitate a specchiarmi in voi fonte di santità, per divenirlo, coll' imitarvi. La partecipazione del santissimo sagramento è il gran mezzo, che conferisce la necessaria grazia per questo stesso. L'anima nel gustarne, si unisce a voi, diventa simile a voi, anzi una cosa stessa con voi. Oh! beata unione santificatrice dell' anima, che io vi conseguisca! Caro mio Gesù, che con uno sguardo, mutaste Pietro di peccatore, in gran santo; e con una parola, del persecutore Paolo, formaste un amante fervorosissimo del vostro nome: Deh! venite nell' anima mia, e colla vostra presenza, bruciate in me tutto quello, ch'è peccato, avvanzo di peccato, CXXIX fonte di peccato Accendetemi tutta del vostro santo amore, questo è sanficarmi. Sarò santa quando vi amerò. Che vi ami dunque con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze: Ecco quel solo, e quel tutto che io desidero. Questo solo è nulla più: Dio di carità, Dio di santità infinita, innamoratemi di voi; e mi avrete sans tificata. Lallab arios stiné souboagia SESTA VISITA AL SANTISSIMO SAGRAMENTO, Comptes agintetiel noo 01155 622512 of slis 03 Come consolatore di 20502 ob anoisszaos sila nit estoin Eh Sesta comunione spirituale.it ait 07/1987 62 cm Mio amantissimo Gesù, non so comprendere, come amandoci voi così teneramente, aveste cuore di lasciarci salendo al cielo 11 vostro amore dovette soffrir moltissimo in quel distacco: e forse più vi peso l'obbedienza dell' ascender in paradiso si che l'altra di esser inalzato sulla croce. Voi lasciaste colla presenza della santissima umanità i cari discepoli, e con essi tutti i figli dell' uomo, ne' quali protestaste tanto prima, di trovare ogni f 5 CXXX vostra delizia Ese per l'infinita vostrá carità rincrebbe a voi di allontanarvi da noi meschini; quali ci troveremo noi senza il nostro padre, il maestro l'amico, senza di Gesù Cristo? L'adorato sagramento, si è la consolazione da voi lasciataci nella vostra visibile partenza. Per esso ne siamo compensati; giacchè la stessa vostra santissima umanità si riproduce sulla terra dalla bocca del sacerdote; e nel sagramento Gesù abita con noi; io ho la sorte di abitare sotto lo stesso tetto con lui: stiamo assieme, mio Gesù se starem assieme fin alla morte, fin alla consumazione de' secoli; e non perderò la consolazione del santissimo sagramento, finchè, come spero, non sia giunta al possesso di voi medesimo svelato in paradiso Che -sia benedetto, dolce mio conforto, consolatore soavissimo in tutti i miei travagli di questa vita! E finchè io potrò vivere presso di voi, qual cosa avrà mai forza di turbarmi? Se sarò addolorata nel corpo, se afflitta nello spirito, verrò qui à' vostri piedi, e sapendo che ho voi presente, mi consolerò. Ho meco il mio Gesù, sto con Gesù; Gesù sta meco: Cada il FO CXXXI mondo, io non debbo inquietarmene. Questi sono i giusti sentimenti, che dovrebbono animarmi, e rendermi superiore a me stessa in ogni incontro. Ma voi, mio Dio, cui tutto è palese; voi sapete, quanto mi mostro debole alle occasioni. Deh! venite, mio consolatore e conforto, venite con una spiritual comunione nell' anima mia: venite a rinvigorire l'anima della vostra serva, innalzata da voi, al sublime gra do di sposa. Voi siete la luce, che dissipa le tenebre; voi il fuoco, che riscalda la nostra freddezza; voi l'acqua, che simorza il furore delle passioni; voi la consolazione de' tribolati; la vita dei morti. Nell'amarezza, e nella solitudine di questo misero esilio, alzo gli occhi e le mani verso di voi, e v'invoco. Venite, mio caro Gesù l'anima mia vi desidera, vi sospira, vi supplica di venir a confortarla nel deserto in cui languisce: Non vi dimando già di gustar adesso le delizie della vostra beata presenza; ma il conforto del vostro ajuto, a saper patire con gloria vostra, con onor della fede, e con mio eterno vantaggio. Questa forza, onde non avvilirmi nelle mie f 6 CXXXII miserie, e non abbandonarmi a soverchia tristezza nella solitudine presente, si è la grazia di cui vi supplico pel divino sagramento, in cui vi degnate di essere mio consolatore. SETTIMA VISITA AL SANTISSIMO SAGRAMENTO, Come glorificatore. Settima comunione spirituale. Mio Dio, mio Gesù, mio sommo benefattore mi prostro appiedi del sagro altare dove siete presente nel santissimo sagramento, a rendervi umilissimi ed affettuosissimi ringraziamenti di questo giorno, che vi siete degnato di darmi, e delle tante misericordie, che in esso mi avete compartite. Vi ringrazio della pazienza, con cui avete dissimulate tante disattenzioni, tante negligenze, ed infedeltà che pur troppo vi avrà usate, e ve ne dimando perdono. Vi offerisco nel poco di bene che ho fatto; seppur è vero, che ne abbia fatto alcun poco, i vostri doni medesimi: giacchè le nostre buone CXXXIII opere non sono che vostre misericordie. Quanto è mai grande la bontà vostra! Voi volete che crediamo e speriamo, che ci darete il paradiso, come premio, se vi avrem servito, ed amato, quasichè noi lo potessimo da noi; e non fosse un favore della vostra spontanea liberalità il pensiero, la volontà, l'esecuzione, di qualsivoglia nostra opera di vita eterna. Oh! potéss'io benedirvene e lodarvene di continuo, senza cessar mai dal canto delle vostre lodi, nemmeno per un'istante. Ma ecco, che tra poco debbo seppellirmi nel sonno, e cessare da ogni azione. Io desidero, che mentre riposerà il corpo, come voi avete disposto; l'anima mia insieme coll'angelo custode rimangano immobili alla soglia dell' altare ad adorare e benedire il santissimo sagramento. E quando sarò, mio Dio, che io possa vivere, non d'altro che di voi perpetuamente occupata? Quando sarà, che di continuo, e senza interrompimento vi loderò, vi benedirò, canterò le vostre misericordie, mi struggerò nell' amor vostro; quando sarà, mio Dio, dite, quando sarà? Quando mi avrete portata in para CXXXIV di so. Oh! finisca presto la mia vita; finisca, come finisce questo giorno. E se vi piace, che io sopravviva; sia fatta la vostra santissima volontà. Ma che la mia conversazione sia sempre in cielo Che io non sappia più niente di questa terra; che io sia tutta in voi; a voi viva, viva solo per voi. Questa è la grazia, e la gloria, che desidero per ora, e avete a darmela, perchè me l'avete promessa. Ma, confermatemi questa stessa promessa, con qualche pegno, mio amatissimo Gesù. Datemi ancora un' altra volta voi medesimo nel divin sagramento, che desidero ardentemente di ricevere in ispirito, giacchè non mi è permesso in questo di riceverlo in effetto. Gesù mio, io vi accolgo dentro di me, come caparra del Paradiso. Siate meco in questa notte, come vi desidero nel punto della mia morte. Chiuda io gli occhi alla vita mortale, come li chiudo questa sera al sonno, con voi nel cuore, col vostro santo nome sulla bocca e non sia mai, che dopo ricevuto tante volte nella santissima eucaristia il pegno della beatitudine, non giunga a conseguirla. Gesù mio, > CXXXV mio creatore, e conservatore come Dio: mio padrone, redentore santificatore, consolatore, e glorificatore come Dio, e Uomo, state sempre con me, non vi allontanate mai da me: fatemi l'alta grazia di piacervi sempre in questa vità, e di meritare, che si adempiano in me le vostre promesse: che io conseguisca il frutto della vostra passione; che io così sia vera divota del santissimo sagramento, che meriti di riceverlo spesso in realtà; molte volte al giorno in ispirito, e desiderio sincero accetto a voi; e trasformata in voi per suo mezzo, giunga, e giunga presto, a posseder voi stesso, che ne siete il figurato, in paradiso. Amen. IL FINE. Smoo 1036$ 352000 9503915 oirt z vosasbesse nosbe our: oid Pinely compon nolla oid sm0? for com siang solat Einst mabe is ado of sido estrong stor u om ni ongiq 29 nov slab puamt, li spetngsenon sie fooi odo 200dia 3418 11 1 ESERCIZIO DI PREPARAZIONE E RINGRAZIAMENTO ALLA SSMA COMUNIONE PER LE CINQUE FESTE DEL SIGNORE Ed i giorni ordinarii di due Settimane. PRELUDIO Per la santissima comunione del giorno della Circoncisione. Nel santissimo nome di Dio incominciamo il nuovo anno, e cominciamolo non solo sotto gli auspicii del primo sangue, che sparge nostro signore Gesù Cristo, per caparra di tutto il resto, che consagrerà sulla croce in reden zione dei nostri peccati, ma ancora colla partecipazione del santissimo sagramento. Usarono gli antichi di scambie volmente regalarsi in questo giorno; e la gara di superarsi l'un l'altro nell'abbondanza e preziosità delle mance giungeva talvolta a veri eccessi di prodigalità, e di profusione. Gesù Cristo vi regala il suo sangue offerendolo all' > 2 Feste del Signore. Eterno Padre per voi; ed a voi medesima dona tutto se stesso nell'augustissimo sagramento. E voi cosa pensate di offerir a lui, per qualche compenso della sua liberalissima munificenza? Oh Dio? cosa possiam noi fare per lui, pel caro nostro redentore, che giugne fin a darci per cibo, le sue carni medesime? L'accettar questo dono con cuor grato e riconoscente; il procurar, ma davvero, d'incontrar il suo genio, accettando con affettuoso rispetto il celeste suo dono, valutandolo quanto mai più sa e può la piccolezza di vostra mente, preparandovi con tutto lo studio di un cuor tenero ed affettuoso ad accoglierlo con festa e con amore; tutto questo il buon Gesù prende a conto di corrispondenza al gran donativo, che ¿ per farvi, nell' incominciamento dell' anno nuovo, e come per caparra di tutte le altre volte, che sarà per replicarvi il dono medesimo, nel decorso di quest'anno. Sù dunque, Anima divota, eccitatevi a compiere i desiderii dell'amante Gesù, i quali, dopo la divina gloria, non hanno altro scopo, che la felice Circoncisione vostra eternità. Purgatevi con una confessione annuale, se vi è permesso; rinnovate i vostri particolari proponimenti, mettetevi tutta in gara di s. amore con Gesù: ecco come si può corrispondere da noi poverelli, al dono amplissimo, ed infinito, ch'egli vi fa col sangue della sua circoncisione, e colla santissima eucaristia. ΜΕDΙΤΑΖΙΟ ΝΕ 8261 012031519 star bolzoo 002 Sul santissimo sagramento, pel giorno della circoncisione. 128 Considerate da una parte il mistero I. colla memoria di cui, la S. Chiesa consagra il primo giorno dell'anno nuovo, e dall'altra il santissimo sagramento, che siete per ricevere in questa gran festa. Gesù Cristo nella sua circoncisione prende per se un sagramento a lui del tutto superfluo: a voi ne concede un altro nell' eucaristia, che vi è vantaggiosissimo. O vogliate prendere la circoncisione come rimedio del peccato di origine,( 1) o come distintivo dei discen( 1) Circumcisio instituta erat ad re 4 Feste del Signore denti di Abramo,( 1) o piuttosto sotto ambedue insième questi aspetti, essa era del tutto superfla al gran figliuolo di Dio. Egli santo, incontaminato, segregato dai peccatori, diletto dal padre, e quanto all'umiltà, il primo dei predestinati, unto cioè consagrato con tutte le benedizioni, al di sopra di ogni altra creatura, non era in bisogno di far penitenza di colpe, che non aveva, e che del tutto ripugnavano all' esser suo: cosicchè fosse piuttosto possibile l'unir insieme la luce colle tenebre, che il più piccolo difetto coll' anima santissima di lui. La discendenza poi di Abramo doveva distinguersi dagli altri popoli non per altro, che per ossequio di medium originalis peccati. S. Th. 3. p. 9.38. a.1.ad al sovants: ( 1) Quia ex semine David erat Christus oriundus, et ab Abraham usque ad Christum multa erant saecula transitura, providens Deus ne soboles dilecti Abrahae caeteris nationibus misceretur et paulatim familia ejus fieret incerta', gregem Israeliticum quoad circumcisionis cauterio denotavit. S. Hier. in cap. 3. Epist. ad Gal. Circoncisione 5 lui medesimo: cioè affinchè non si potesse mai dubitare dell' adempimento delle divine promesse replicate tante volte a quel gran padre dei credenti, di far nascere il Messia dalla sua stirpe. Se egli stesso era il fine della circoncisione, ed in lui nato da Macia, Vergine restava compito tutto l' interesse della conservazione della discendenza di Abramo; era del tutto superfluo, ch' egli si soggettasse a quel penoso sagramento. Ma il bambino Gesù non volle dispensarsene, per non sottrarsi ad un peso addossato a tutti gli altri della sua nazione; volle adempire ogni apice della legge, benchè non fosse obbligato. Mentre però egli si soggetta a questo per lui superfluo sagramento, ne dona un altro a voi, che vi è sopra ogni credere utilissimo, ed in qualche modo anche necessario. Dio mio! chi può annoverare tutti i vantaggi, che potete ritrarne? In esso vi dà l'Autor della Grazia, che pieno e ridondante di tutti i beni spirituali, ha virtù di allontanare da voi ogni male, di ricolmarvi di tutte le spirituali felicità. Chi non mangia la mia Carne, non ha vita in se stesso: Ma chi ne partecipa, si unisce a 6 Feste del Signore me, come io sono unito al Padre, e non morrà in eterno. Oh! quanto sono profonde, quanto vaste sono queste promesse, e predizioni di Gesù Cristo medesimo Come debbono empirvi dell'alta idea del bene sommo, universal, e perpetuo, che potete ricavare dalla santissima eucaristia. Aprite la vostra bocca, dice il profeta a nome di Dio, e ve la riempirò. Vuotate il vostro cuore di ogni cosa terrena, spalancatelo con atti di vivo amore, e di ardenti desiderii della sagratissima eucaristia, e ne rimarrete piena, sazia, contenta. In essa sola vi vedrete purgata di ogni avanzo di colpa, arricchita di tutte le virtù( 1). ● II. Considerate, che Gesù Cristo soggettandosi alla circoncisiane, prese per se un sagramento di umiliazione; ma a voi nell' eucaristia, dona un sagramen( 1) L'Angelico Dottor S. Tommaso in 4. dist.9. c.1. q.2. raccoglie i principali frutti dell' eucaristia, in questi versi. Inflammat, memorat, sustentat, roborat, auget Hostia spem, purgat reficit, vitam dat, et unit= Confirmatque fidem, munit, fomitemque remittit. Circoncisione 7 to di gloria incomparabile. E' un portento da sbalordirne, la vista del figlio di Dio coperto di carne umana, cioè nelle sembianze di creatura, che a confronto della divinità è così piccola, che sembra un vero niente L'Apostolo S. Paolo dice di lui, che nel farsi uomo, si annientó. Ma nel ricevere la Circoncisione fece altro, che annientarsi! Essa era istituita in rimedio del peccato originale. Il divino infante nel soggettarsi a riceverla; lasciò, che si pensasse di lui che era un peccatore nullameno degli altri figli di Adamo. S'inorridiva il profeta alla vista di Gesù nel presepio frà due animali; e se lo avesse veduto sotto il ferro della penitenza del peccadel rimedio della colpa? to, Intanto però, che l'amante Gesù cuopre se stesso di umiliazione, innalza voi al più sublime punto di gloria, per mezzo del sagramento dell' eucaristia. Egli figlio di Dio prende le sembianze di peccatore; e voi figlia di peccato, e peccatrice, trasforma in Dio, vi rende deiforme, direbbe S. Dionisio, vi divinizza dice S. Bernardo, vi trasmuta in se stesso. Si potrebbe dire, che vi rende eguale agli angioli, del cui cibo vi ● 8 Feste del Signore fa partecipe; ma anzi vi nobilita incom parabilmente più di loro, perchè que figlio di Dio, che essi contemplandolo, in certo modo fan proprio; e di cui, in senso solamente allegorico, diciam che si cibano, in quanto se ne nutrisce la loro vita beata; voi, voi di quella stesso figlio di Dio mangiate in realtà il sagratissimo corpo, lo trasmettete al vostro petto, lo chiudete in esso, ne formate il nutrimento vero e reale della vostr' anima. Se quanto più la creatura si accosta al suo Dio, tanto si rende più gloriosa; cosa potete pensare di voi medesima, così strettamente unita a Gesù nel sagramento, divenuta una sola cosa con lui, che uguagli la grandezza, a cui per questo mezzo egli vi solleva? Ecco i due grandi estremi, che vi propone in questo momento la santa fede, e che debbon occupare tutto il vostro stupore: Stupore però affettuoso che impegni il cuor vostro alla corrispondenza del amor suo; di cui ha da esser misura la profondità dell' abbassamento, in cui egli si gitta per amor vostro nella circoncisione; l'altezza dell' onore a cui vi solleva col dono della santissima eucaristia. Il figlio di Dio e 1 D 7 Circoncisione 9 annientato; voi che siete un nulla, resa deifera; cioè investita di Dio, sono gli estremi di altezza, e di profondità infinita tra' quali dovete perdervi: Il vostro amore a non far niente più, che corrispondere ad eguaglianza, voi vedete, che dovrebb' essere infinito. Ah! povero cuore, che sei così limitato Povero cuore, che così angusto qual sei, pur non arrivi a vuotarti intieramente di tuttociò, che non è Dio: Quando sarà, se non è in questo punto, che tu o ti purghi una volta perfettamente, o ti dilati a proporzion del cuor di Gesù; o che finisca almeno di vivere? III. Considerate, che Gesù Cristo nella Circoncisione prese per se un Sagramento penoso; ma nell'eucaristia ne dona un altro a voi, ch' è tutto soavità La circoncisione consisteva in una ferita, che sul corpo di ogni tenero bambino, così delicato, come può esserlo appena otto giorni dopo nato, non poteva non essere sensibilissima, alcuni ne morivano di puro spasimo; ed il grande Iddio con questa istituzione volle conservare sempre vivo l'orror del peccato, cui non perdonava nemmen a Part. I. g 10 Feste del Signore quelli, che personalmente non se n'erano fatti rei: quelli che chiameremmo innocenti, senza spargimento di sangue, e senza un lungo, ed intensissimo dolore. Che se a tutti era dolorosa quella ferita, lo fir molto più a Gesù Cristo, concepito e nato per miracolo, ed in conseguenza organizzato all' ultima perfezione: donde nasce la più viva, e delicata sensibilità. Ecco cosa prende per se il nostro gran Redentore appena spuntato, come fiore delicatissimo, fuori dell' immacolato seno della vergine terra, della benedetta sua madre: che è facile l'immaginarsi, quanto gran pena sentir dovesse alla vista di questo primo tormento del diletto suo figlio. Passate ora ad osservare un altra qualità del sagramento, ch' egli dona a voi questa mattina. La santissima eucaristia egli vi dona, che è sagramento di soavità inesplicabile. Non v'ha lingua umana, dice S. Tommaso, che basti ad esprimere la soavità di questo sagramento, in cui la dolcezza spirituale si gusta nella sua medesima sorgente, che è il dolcissimo Gesù. Credetelo a chi lo ha sperimentato, se non avete avuta mai la sorte Circoncisione II di gustarlo voi stessa. La sagra sposa, diceva, che le sue parole, erano come stille di mele, che gentilmente scorrevano dalla sua bocca. Che avrebbe detto di lui medesimo, di tutto lui! E' ben vero non esser necessario che le materiali labra del fedele assaporino mai quella soavità, che provavano bene spesso in questa sacrosanta funzione certe anime più innammorate, una S. Teresa, un S. Filippo, una S. Maria Maddalena de' Pazzi, ed altre lor simili; ma è vero altrettanto, che la superficialità della scarsa disposizione con cui comunemeute ci accostiamo al sagramento è l'infausta cagione, che ci rende insipido quel cibo divino, che contiene in se tutta la dolcezza del paradiso. La nostra lingua è impaniata, se non d'altro, di mille parole inutili, e di certa patina di terra, che non abbiamo premura di purgare intieramente, noi non mastichiamo quella carne sagratissima coll' accurata meditazione, e coll' accompagnamento del santo pan di dolore, che darebbe risalto al sapore di essa; ecco perchè noi siam privi comunemente del gusto sovrumano e celeste del santissimo, sagramento. Si può esser g 2 12 Feste del Signore 9 santi, è vero ancor questo, camminando sempre in oscura fede, senza sentir mai consolazione alcuna spirituale: voi non dovete desiderarne, venerarla in chi la gode, voi stimarvene indegna Fate però, che se Iddio ve la nega, non abbiate a rimproverarvi, che voi stessa gli chiudete le mani, perchè non isparga sopra di voi, questi doni ancora Gesù mio, io non sono degna di baciare la vostra bocca; me ne stò contenta ai piedi vostri, e non mi par vero che mi ci soffria- e. Ma giacchè pur vi degnate di farmi partecipare il vostro soavissimo sagramento; permettete, che vi dimandi di provarne ancor io la dolcezza. Quella dolcezza ió desidero, che trovava quel vostro grande amico, nelle tribolazioni: quella dolcezza, non sensibile, ma di forza', che succhiava dall' aspro legno della vostra croce l'apostolo; voglio che mi diate grazia di saper patire volentieri, con energia, con costanza per amor vostro Gesù mio sagramentato fatemi questa grazia: lo allora potrò consolarmi di corrisponder in qualche modo all' amor vostro, mentre se voi préndete per voi stesso un sagramento . Circoncisione 13 penoso, ed a me ne concedete un altro, che contiene in se tutte le dolcezze; io rinunzio per amor vostro, a questa dolcezza medesima; e non voglio goder in altro, che nel patire per voi. nop sheqel ede oit out Is cuis Nell' accostarvi alla santissima 200 102 Bancomunione s iveine fiov G Nella ella prima comunione di quest'anno il buon Gesù, che viene ad unirsi con voi come per un certo spirituale, e mistico sposalizio, vi viene incontro tinto del suo preziosissimo sangue. Esclamate al primo vedere la sagrosanta particola in mano del sacerdote; Ah! sposo mio, sposo di sangue, oh! quanto vi desidera l'anima mia. Voi mi amate fin a segno di spargere il vostro sangue per me, quasi appena nato. Sì, mia sposa, potrebbe ripigliar Gesù Cristo. Ecco, che te destinata alla morte, io ricompro col sangue mio; e mia ti faccio per un nuovo titolo ancora, qual si è questo di unirmi teco per maniera di cibo. Io sono il tuo creator come Dio; io il prezzo della tua vita, io il cibo dell' anima tua, come Dio- uomo. Sposa mia, mi ami tu, mi desideri a g 3 Feste del Signore proporzione dell' amor mio, e della premura, che nutrisco della tua felicità, dell' amor tuo? Ah! Gesù mio, se mi parlate così, voi mi togliete i modi tutti di rispondervi. Che può mai dir la creatura al suo Dio, che le parla con sì tenero amore? Gesù mio, venite in me, unitevi a me; fatemi una sol cosa con voi; vivete in me, eppoi in me amate, in me corrispondete all' amor vostro medesimo. Vivendo voi in me, operando voi in me; io vi riceverò allora degnameute; il mio amore sarà degno di voi. 12 strecots Re Dopo esservi comunicata. 14 Uno no dei più segnalati favori, che ricevesse dal celeste suo sposo la madre S. Teresa, fu il sentirsi la bocca piena di sangue soavissimo, dopo essersi comunicata: E Gesù Cristo le disse: Io ho sparso questo sangue con molto dolore; e tu lo godi con tanta soavità! Non importa, che a voi non sia fatta parte di questa sensibilità, quando la fede v'insegna, che avete in voi l'autor di ogni bene, che siete inzuppata in questo momento del sangue del divin Circoncisione 15 Agnello; che la vostr' anima si stà ingrassando delle sue carni; e godete il convito del paradiso. Benedici, anima mia, il signore, e ringrazialo, e amalo, e prosiegui ad amarlo; e non ti stancare di amarlo, ma di amarlo non a sole parole; ma in ispirito e verità Amalo, ed offerirscigli tutta te stessa a suo pieno arbitrio, e disposizione. Gesù mio, io sono vostra per mille titoli; mi avete comprata a gran prezzo; vi costo cara. lo lo so, lo conosco, lo voglio pubblicare a tutto l'universo; e me ne faccio gloria, e ne vado fastosa. Da voi riconosco tutto il mio essere; da voi sono glorificata, da voi consolata, da voi sollevata all' unione più intima con voi stesso nel sagramento. Ah! mio Dio, distruggete in me, se qualcosa mai ne avanza ancora di mio, distruggete tutta la mia malizia, tutto quello che ho di figlia di Adamo; e non mi rimanga se non quello che mi avete donato voi stesso col titolo di vostra sposa. Rinnovatemi, caro Gesù, in questo primo giorno dell' anno nuovo. O ne vedrò il fine, o non lo vedrò mi è del tutto, e del pari indifferente. Se viverò, vi amerò patendo, 84 16 Feste del Signore e a costo ancora del mio sangue vi serviró. Se morrò: beata me! verrò ad abbracciarvi in cielo. Tanto meglio per me, quanto sarà più presto. Adveniat regnum tuum, sollecitate, mio Dio, di trarmi fuora del tempo infelice, e pericoloso di questa vita; e fatemi entrare nell' anno eterno del vostro amore fermo, stabile, da non poter esser mai diminuito, e molto meno perduto. Amen. Massime, e pratiche. Non vive molto, chi conta molti anni di vita, ma chi empie i suoi giorni di opere virtuose, che perpetuino presso de' posteri, o certamente dinanzi a Dio la memoria di azioni degne di sopravvivere alla morte del vero cristiano. Val più la giovinezza di S. Rosa di Viterbo, di S. Luigi Gonzaga, di S. Stanislao Kostka, che la vecchiaja di qualsisia gran personaggio del mondo, ma peccatore. Melior est puer pauper et sapiens, rege sene, et stulto Eccl. 4. v. 13. ingegnatevi di occupare ogni momento in opere di vita eterna: e tutto il tempo che non ispendete per la gloria di Dio, contatelo per perduto. Omne Girconcisione 17 tempus quo de Deo non cogitas, hoc te computa perdidisse. Gran sentenza! E' un grand' errore quello di alcuni, che fanno conto di convertirsi se son peccatori, o di darsi più di proposito alla divozione, se sono tiepidi, in altro tempo, che si promettono per l'avvenire; mentre abusano del presente, per peccare, o per dormire scioperatamente ne' loro difetti. Ma che Iddio vi ha da dare il tempo per altro, che per la sola sua gloria? Anzi vi ha da concedere molti anni, perchè li riempiate di sue offese, e quasi vi burliate poi della sua giustizia, contentandola, per dir così, coll' ultimo sgocciolo dei vostri giorni più marci gittati a lui, quando non potete più adoperarli per voi? Gesù Cristovi previene, che resterete delusa in questo progetto non vi saprei dire se più insensato, o più empio: minacciandovi, che il fine della vita, vi arriverà quando meno il pensate. Repentinus eis superveniet interitus.( 1) E' molto probabile, che all'anno venturo mancherà qualcuno della vostra comunità e famiglia. E' certo che ne ( 1) Proverbio 29. v. I. 85 18 Feste del Signore mancheranno moltissimi della città, o paese in cui vivete. Chi sà se nei libri di Dio non sia scritto il vostro nome tra quelli, che han da morire propriamente in quest'anno? Chi sa, se la comunione di questa mattina, non sia stata una delle ultime di vostra vita? Chiunque non vive colla massima puritá di coscienza, in questa terribile incertezza ó non ha fede, o non ha senso. Voi siate saggia, e proponete di viver così tutto quest'anno come se sapeste di certo di dover morire in ogni punto di esso. Sic vive, quasi semper moriturus. Così seppe dire un gentile, Seneca. > GIACULATORIA Di amarti, o di morir, mio bene, io bramo. Il viver che mi giova, se non t'amo? PRELUDIO Per la santissima comunione del giorno dell' Epifania. Una delle più solenni feste dell'anno, particolarmente nella chiesa greca, era quella dell'epifanla. Lo stesso Epifania 19 Giuliano Apostata, mentr'era in Francia, non ebbe coraggio di dispensarsi dall'andar ad assistere ai divini offizj, in questo giorno( 1) Teodosio Impedore ordinò sette giorni di feria ai tribunali prima, e dopo di essa: e con ragione, giacchè in questo giorno, per istituzione apostolica, si celebrano tre gran memorie di principali misterii del nostro redentore: cioè della manifestazione di lui bambino ai magi, e dello loro adorazione; del suo battesimo nel Giordano; e del primo miracolo, con cui mutando l'acqua in vino alle nozze di Cana, persuase i discepoli della sua divinità. Voi avete da celebrar questa festa, con una comunione tanto più divota, quanto la festa è più grande. Desiderate voi che si replichino misticamente nella vostr'anima, questi tre miracoli? Che Cristo, luce, che illumina tutti gli uomini, vi si manifesti più chiaramente? Desiderate di esser lavata da tutte le vostre macchie, e che si cangi una volta la fredda insipidezza del vostro spirito, nella generosità di una santa ubbriachezza? Correte ( 1) Ammianus Marcellinus lib. 21. g6 20 Feste del Signore 9 coi desiderj del vostro cuore alla stella sagrosanta dell' eucaristia. Essa che insieme è il segno, e la stessa cosa significata, cioè il signor della luce, la fonte della purità, la fornace del santo amore, replicherà in voi nella già detta maniera, quanto realmente fu fatto nella grotta di Bettelemme alle rive del Giordano, nelle nozze di Cana. Ecco i divoti esercizj, che possono disporvi con soavità, ed efficacia a conseguire il fin, che si brama. Unite il vostro cuore a quella divotissimo de' santissimi magi, e desiderate con anzietà il nato messia per adorarlo, per consagrargli il vostro cuore. Ad essi non fu conceduto di più: ma voi potrete accogliere nel vostro seno il celeste bambino, e recarlo alla vostra casa, come dice S. Giovanni Crisostomo.( 1) ( 1) Magi ex Perside occurrunt ut videant in Præsepi jacentem, et nos si cum fide accesserimus procul dubio videbimus illum jacentem in Prasepi. Siquidem hac mensa vicem explet præsepis. Nam et hic ponitur corpus dominicum, non qnidem fascis involutum sicut tunc, sed undequaque Spiritu Sancto conve Epifania 21 Invocate l'agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo, e supplicatelo che al contatto della sua sagratissima carne, si degni di battezzarvi. Andate ripet endogli, che non avete vino, e che nella santissima comunione v'introduca nella mistica sua cantina. Questi, e somiglianti atti vi disporranno alla più prossima preparazione per una cosa, perchè corrisponda alla solennità maggiore della festa. ΜΕDΙΤΑΖΙΟΝΕ Sul santissimo sagramento pel giorno dell' Epifania. Considerate, che Gesù Cristo è il significato dei tre misteriosi doni, che guidati dalla divina sapienza, presentarono a lui medesimo i santi magi:( 1) Onde per disporvi a riceverlo stitum.. At Magi nihil aliud quam adoraverunt: tibi vero si cum pura coscientia accesseris, permittitur ut sumas, et sumpto, domum feras. S. Joannes Chrysost. in quadam Hom. ad PopuJum Antioch. ( 1) Ecclesia tua gaasumus Domine 22 Feste del Signore. questa mattina nel sagramento, potrete meditarlo sotta la figura di quei doni medesimi. E primieramente, come oro, oro di carità: Deus charitas est. Dio è carità: e del sagro capo di Gesù Cristo predicava la sposa ebra di santo amore, che era tutto una massa di oro purissimo, cioè tutto amore. Ecco il tesoro, che questa mattina vi si offerisce, ad arricchirvene. Ma badate, che non ve sen accorda l'acquisto, senza spesa. Gesù dal suo tabernacolo v'invita a comprar se medesimo. Figuratevi, che vi dica, come lo spirito a quel S. Vescovo nell' apocalisse. lo vi esorto, mia figlia, a comprare da me l'oro infuocato, che son io stesso. Ingegnatevi, vi vuol dire, di meritarmi. Io non vò darmivi questa mattina in dono, voglio, che mi guadagniate. Suadeo tibi emere a me aurum ignitum.( 1) Non vi perdete di animo dona propitius intuere, quibus non jam aurum, Thus, et Myrra profertur, sed quod eisdem muneribus declaratur, immolatur et sumitur Jesus Christus Filius tuus Dominus noster. etc. Oratio secreta in Missa Epiphania Domini. ( 1) Apocalyp.c.3.v.18. Epifania 23 a questa intimazione, figlia di Dio. E' vero, che voi non avete niente di vostro da poter offerirgli, come prezzo del più piccolo dei suoi benefizj: Chc quanto si trova in voi fuori del peccato e del nulla, tutto è suo dono: Che tutti gli angeli, e tutti gli uomini, compresa la stessa vergine santissima, non hanno da loro capitale che basti, a meritare non più che un benigno sguardo di lui, quanto meno lui medesimo. Tutto questo è di fede; ma l'amante Gesù, cui è nota la vostra povertà, e che per un vezzo di amore v'intima di volervisi dare, ma a prezzo; egli stesso de' suoi tesori vi somministra con che comprarlo. Non vi sentite voi nel fondo del cuore un vivo desiderio di possedere il vostro caro Gesù, di amarlo di adoperarvi per la sua gloria, di spendervi tutta quanta siete per dargli gusto? Questi sono una grazia, che vi dona egli stesso, e sono il prezzo a cui, per dir così, egli si rende venale. ,, O maravigliosa prontezza di beneficenza! O maniera facilissima di arricchirsi! Un bene sì grande ( qual si è l'oro della carità, e l'autore di essa) vi si offerisce al solo prez99 24 Feste del Signore zo di volerlo. Questo desiderio è tuttociò, che Iddio prende in conto di prezzo infinito. Egli ha sete, che voi abbiate sete di lui; e per questo solo merito abbeverà i sitibondi di se medesimo. Quando gli si dimanda una grazia) e particolarmente questa dell' oro del suo santo amore) egli se ne stima beneficato.( 1) Si stima pagato della grazia, che gli chiede, dall'istanza fattagliene con amore, il che pur è suo dono. Che dite anima divota? Per quanto fosse grande l'idea, che avevate dalla bontà di Gest:, non vi si accresce? Non vi sentite accendere nell'anima un' incendio di amore, ver( 1) Non voglio defraudare chi, sà il latino, del santo piacere, che può gustare, leggendo il testo riferito, che è di S.Gregorio Nazianz. Oiat. in Bapt. O miram beneficentia celeritatem! O facilem contrahendi rationem! Hoc bonum solo voluntatis pratio emendum tibi proponitur, appetitionem ipsam Deus ingentis pratii loco astimat. Sitit sitiri, bibere cupientibus po um præbet: Cum a Deo beneficium petitur beneficio se affici putat. > Epifania 25 so il Dio dell' amore? Beata voi! Se così siete disposta. Voi avete comprato il buon Gesù: Egli è vostro. II. Considerate in secondo luogo il santissimo sagramento, come simboleggiato nella' Mirra. Essa è figura della morte amarissima sofferta da Gesù Cristo per amor vostro; e lo è insieme della soavità, del conforto, che ne ritrae la grata sposa, l'anima divota.( 1) Geloso l'amante Gesù, di conservarsi vivo e fervente l'amor di lei, ha instituito il sagramento dell'altare, perchè gliene conservi sempre viva l'idea. Qual cosa più amara, della morte di Gesù Cristo? Qual cosa più soave all'anima fedele della rimembranza dell'amor infinito ond'egli arse per lei medesima? La mirra in se amara, soavissima all'odorato, confortatrice del cuore e preservatrice della corruzione, oh! quanto bella figura è mai del santissimo sagramento, che tutti questi effetti produce spiritualmente in noi, quando ne parti( 1) Myrrha Sponsi mortem, et qua inde ad sponsam provenit, indicat suavitatem. Theodoret. apud Sherlog. T. 1. Vestig. XIV. Sec. 11. 26 Feste del Signore cipiamo! La sagra sposa, di cui voi siete il figurato, se avete cuor per Gesù, s'egli è il vostro unico amore; Quell' anima illuminata rassomigliò il celeste sposo ad un fascetto di mirra, e se lo pose sul cuore:( 1) per secondare il genio di lui, che della sua morte la voleva sempre ricordevole, e voleva insieme confortarla, e bearla colla soavità che una tal memoria dolce insieme ed amara, influisce nello spirito di chi se la tiene stretta al cuore, nel sagramento. Apprendete ciocchè dovete fare ad imitazione di lei. Anelate con tutto l'impeto del vostro cuore al conseguimento di Gesù, presentatevi a lui con in mano un vaso di mirra, e siano le lagrime della vostra penitenza; Ma pregatelo insieme, che qual fascetto di mirra vi si doni ancor esso; voi lo collocarete nel mezzo del vostro seno, propriamente sul cuore, perchè in esso s'im( 1) Fasciculus myrrhae dilectus meus mihi inter ubera mea commorabitur, q. d. Mors dilecti mei, quam pro salute mea subiit, semper in mea memoria commorabitur ad imitationem, gloriam laudationis, Sherlog. loc. cit. Epifania 27 prima, perchè lo imbalsami, perchè gli trasfonda tutto il bene, che ha prodotto la sua vita preziosa. Oh! il bel ricevimento, che preparate con questi mezzi, al vostro diletto. Oh! come se ne troverà egli contento. Felice voi! che partirete ricchissima dal sagro altare. III. Considerate in terzo luogo nel santissimo sagramento le qualità dell' incenso. Gesù Cristo è il sagrifizio più puro che sia stato mai offerto, o che possa offerirsi all'eterno padre. Le vittime, che per ordine di lui medesimo gli si sagrificavano dagli ebrei, piacevano alla divina maestà sua, perchè eran figure del benedetto suo figlio: e questo suo gradimento è espresso in quelle parole che si leggono nella sagra Scrittura:( 1) Ed odorò il signore l'odore della soavità di esse. Qual fragranza sarà salita al trono di Dio dal Calvario, quando sù di esso arse bruciato dall'amore il puro incenso del corpo sagratissimo di Gesù, stillato miracolosamente dall'albero illibato, della vergine sua madre? Qual soavità di sagro vapore sorge anche adesso dall'altare, quando vi si ( 1) Genesis c.8. et 21. 28 Feste del Signore rinnova quell'olocausto? Il buon Gesù, nostro grand' avvocato e mediatore, che prega sempre per noi, anche per questo si può intendere sotto la figura dell'incenso, che significa orazione( 1). Egli degnandosi di venire dentro di voi, di comunicarvisi, di unirsi alla vostr anima; vi comunica insieme l'odor suo, cioè le sue virtù, coll' esempio delle quali possiate dire ancor voi: Christi bonus odor sum in omni loco: io spargo da per tutto l'odor soave di Gesù Cristo. L'intenzione sua nel venir a visitarvi è questa, cara sua sposa, propriamente è questa; e voi lo vedrete in effetto, se non gliel'impedite voi stessa. E vorrete impedirglielo? Anzi non vor rete far di tutto per disporre l'anima vostra ad essere altare men indegno, che. sia possibile, su di cui arda il divino incenso; ed investita voi stessa della di lui fragranza facciate salire ancora voi al trono del padre una nuvoletta di ben accetta orazione? Sì, mio caro. Dio, io voglio tutto questo, io voglio molto di più; io voglio tutto quello, che volete voi pel vostro convenevole ( 1) Apoc. c.5. v.8. t row Epifania ricevimento, per la mia santificazione. Lavate, mio Gesù, colle lagrime del dolor sù i peccati, il vaso di questo cuore; mutate in oro la vil materia di esso; fate che un angelo vi porti il sapro fuoco dal vostro altare. Oh! come gro volontieri si lascerà posar allora su di esso l'incenso divino, come ravvolgerà tra gli odorosi suoi fumi ancora i miei affetti, come per l'unione felice con lui, m'inalzerò io pure, a somiglianza di una leggiadra striscia di odore( 1), che consolerà il mio Dio( 2). Venite in me, caro Gesù, e compite, e superate questi pii desiderii, che voi medesimo m'ispirate. Nell' appressarvi alla santissima comunione. 29 Sorgete dalla terra della vostra umanità; e puro spirito, se è possibile correte dove vi chiama la sagrosanta stel( 1) Quae est ista quae ascendit sicut virgula fumi, ex aromatibus myrrhaes et Thuris? c. 3. 300 C 01107 1075 DE ( 2) In servis suis consolabitur Deus. 2. Machab. c. 7. v. 6. 30 Feste del Signore la di quell' ostia, che vedete in mano del sacerdote. Essa che è un segno del vostro Dio, è Dio stesso. Correte ad adorarla, e mettete in ordine i doni da offerirgli. Le buone opere, se ne avete, almeno i buoni desiderii, saranno l'incenso. La penitenza, che avete fatta finora delle vostre colpe, sarà la mirra. L'amore soprattutto, l'amore il dono più nobile, e più gradito, sarà l'oro. Ma ahimè! quanto siete povera: quant' è scarsa la misura delle vostre offerte; quanto manca a ciascheduna di esse, perchè possa dirsi perfetta! Se vi vergognate di comparir dinanzi al vostro re così meschina, in mezzo a tanti ricchi principi, quanti sono i belli spiriti delle vostre sorelle, che rircondano insieme con voi il sagro altare; ne avete ragione. Ma tuttavia nò, figlia di Dio, non fuggite per vergogna della vostra povertà, da chi è il solo, che può supplirvi. Voi non avete niente di tutto quello, che offerirono i magi, e presentano gli altri fervorosi Cristiani. Ebbene, comincerete ad aver tutto da questo punto. Geper amor vostro sagramentato egli è l'oro della carità; la mirra della pa Epifania 31 zienza; l'incenso dell' orazione, e giacchè non avete, che offerire a lui; egli si offerisce a voi con tutte le sue ricchezze, con tutto se. Voi offeritelo all' eterno Padre, offerite lui a lui stesso; e pregatelo con filiar confidenza, con sicurezza di essere esaudita, che accettando questo divino tesoro a titolo di vostra preparazioe a riceverlo; si degni di venire nella vostr' anima con soddisfazione, e colla pienezza della sua compiacenza. 18F7 Dopo essersi comunicata. I SS. magi al solo rivedere la stella, che doveva scortarli non più che a' piedi del S. Bambino, si rallegrarono di gaudio grande assai, dice il vangelo. Quale sarà il giubilo delle loro anime la commozione de'loro cuori, il trasporto amoroso del loro spirito verso di lui, nel vederlo, nel vagheggiarlo, nel comprendere, che gradiva la loro visita, i loro affetti, anche più dei doni, che pure accolse colla più affettuosa degnevolezza? E se la vergine madre si fosse compiaciuta di passare alle loro braccia il divin pargoletto, ed egli aves 32 Feste del Signore se stese dolcemente le tenere manine ad accarezzarli... Oh Dio! chi può applicarsi a considerare immagini così tenere, senza la più sensibile commozione? Ma se il S. Bambino avesse detto loro all'orecchio: Preparatevi a ricevermi, che io voglio comunicarvi, facendo intender loro con un raggio della sua luce, tutto il significato di questa parola, che avrebbon pensato? che avrebbon detto? In qual tumulto di dolcissimi affetti si sarebbe messo il loro cuore? Eccitate la vostra fede: in voi si è compito tutto questo. Voi avete ricevuto in realtà, e tenete dentro di voi medesima l'amabilissimo Gesù. Beata voi, che possedete quelchè i SS. Re stimarono gran ventura di poter solamente adorare, dopo un viaggio lunghissimo pieno di pericoli e di disagi. Essi si stimarono felici, ed onorati anche troppo, perchè il bambino si degnò di accettare i loro doni. Voi, che siete da lui regalata della sua medesima persona, che fate? come corrispondéte? in qual modo contraccambiate l'infinito bene, l'onore incomparabile, di cui siete graziata? Replicate le proteste, le offerte, le preghiere che avete fatte di sopra; Epifania 33 offerite Gesù a Gesù medesimo in ringraziamento dei suoi benefizii. Invocate i Ss. magi, perchè in questo punto ringrazino in cielo la bontà divina della grazia, somma grazia, grazia incomparabile, che si è degnata di farvi, per mezzo della santissima comunione. Desiderate di struggervi come l'incenso al fuoco nel benedirla; divenite incorruttibile come la mirra, nel non dar mai più luogo a cosa, che possa infievolire in voi l'amor suo, che rassodato come oro, il più compatto di tutti i metalli, vi assicuri un eterna fermezza nella sua dilezione. Massime e Pratiche. L'oro ch'è il più prezioso di tutti i metalli, è il più soggetto ad essere falsificato, ed è insieme il più invidiato. Alcuni v'invidieranno la frequente comunione, quasi scandalizzati di vedervi accostar ad essa così frequentemente. Voi potreste ingannar voi stessa credendovi di comunicarvi colle debite disposizioni, le quali forse vi mancano. Oltre la voce del sacerdote diDio, ecco quelche deve guardarvi dal perico Part. I. h 34 Feste del Signore lo, o di lasciare fuor di proposito la santissima comunione, o di frequentarla indegnamente. Accostatevi all' altare con fiducia, con desiderio, e con amore; ma insieme con profondissima riverenza, e come se ogni volta fosse la prima o l'ultima, che vi accostate. Poichè siccome è cosa di gran pericolo il comunicarsi senza riflessione, e come per caso, o per abito; così il tenersi lontano dalla sagra mensa è un esporsi a rischio di fame e di morte. Questo cibo sagrosanto è la forza dell' anima, il legame della nostra unione con Dio, il fondamento della nostra speranza in lui, la nostra salute, la nostra vita. Questi sentimenti sono di S. Giovanni Grisostomo( 1). Chi patisce per amore, o non sente la pena del patimento, o ama quella pe( 1) Sicut temere, et citra discretionem accedere est periculum; ita mysticae illius caene non esse participem est fames et mors. Haec enim mensa est nervum nostrae salutis, mentis vinculum, fiduciae fundamentum, spes, lux, vita. S. Joannes Chrysostomus Hom. 12. in Ep. 1. ad Cor. Epifania 35 na medesima. La sposa chiama il diletto col nome diminutivo di fascetto di mirra fasciculus myrrae dilectus meus, ad insinuar questo stesso. Se siete saggia, imitate la prudenza della sagra sposa, e tenetevi sempre sul petto, senza permettere, che nemmeno per un momento vi sia tolto, questo caro fascetto di mirra, avendo sempre a memoria e meditando di continuo quanto egli sofferse di amarezza per amor vostro( 1). Questa rimembranza renderà soavi tutte le vostre pene. I magi, adorato il S. Bambino, non tornarono più da Erode. Chi è giunto a conoscere l'amabilità di Dio, ed a lui ha consagrato una volta il proprio cuo( 1) Propterea non fascem, sed fasciculum dilectum dicit, quod leve pro amore ipsius ducat quidquid laboris immineat et doloris. Tu quoque, si sapis, imitaberis Sponsae prudentiam, atque hunc myrrhae tam charum fasciculum; de principali tui pectoris, nec ad horam patieris avelli; amara illa omnia, quae pro te pertulit, semper in memoria retinens, et assidua mediatione revolvens. S. Bernard. Serm. 43. in Cantic. h2 368 Feste del Signore re, non deve mai più tornar in dietro, ma bensì tenersi sempre sulla traccia degli esempi di Gesù Cristo, che è la strada retta per giungere alla patria donde allontanossi, chiunque ha peccato( 1). 3098 0.97 9 213 UT GIACULATORIA. onstipolos sie Oro, Mirra, ed Incenso, ogni tesoro Posseggo in te, caro Gesù, che adoro. 1 PRELUDIO 61152 Per la santissima Comunione del giorno del santissimo nome di Gesù( 2). I₁ nostro amabilissimo redentore nella ( 1) Regio nostra Paradisus est, ad quam, Jesu cognito, redire per viam, Nullus qua venimus, prohibemur. alius viam reversionis instituit, nisi ille qui dicit: Ego sum via. S. Th. in Cat. super c. 2. Matth. ( 2) All' Apostolo dell'Italia S. Bernardino da Siena dobbiamo il principio di questa Festa: essendo stato egli il primo, che in quel tempo calamitoso di Scisma, edi Fazioni, per ottenere da Dio SS. nome di Gesù 37 santa scrittura è chiamato col nome augusto di Gesù, e con quello di Emmanuele, che quantunque diversi nel materiale suono della parola; son però la stessa cosa nella significazione, dice Tertulliano( 1). Al santo, che nasce- la conversione de' peccatori, ed eccitare. i Popoli a sperar il rimedio di tanti mali; propose la venerazione del santissimo nome di Gesù scritto in cifra sopra una tavoletta, circondato di raggi. Incontrò alla prima molte contradizioni questo pio ritrovato; ma poco dopo, per opera di S. Giovan da Capistrano, che in una pubblica disputa a quest' oggetto tenuta in S. Pietro in Vaticano, lo sostenne a meraviglia; dal Sommo Pontefice fu approvato. Ottennero in seguito i PP.Francescani di poter celebrarne l'Officio e la Messa, composta da altro celebre Figlio dello stess' ordine il P. Bernardino de Bustis. La santa Mem. d' Innocenzo XIII. lo propagò a tutta la Chiesa l'anno 1721. ad istanza dell' Imperator Carlo VI., e ne fu fissata la festa alla seconda Domenica dopo l' Epiphania. Lambertini de Canoniz. SS. lib.4. p.2.c.30. P ( 1) Vocabis nomen ejus Jesum .... hoc h 3 Feste del Signore rà da Maria, disse l'angelo a S. Giuseppe, imporrete il nome di Gesù, affinchè si adempia la profezia, che lo intitola Emmanuele, cioè Dio con noi, e divinamente: per dimostrare, che il gran figlio di Dio, il quale prima di tutti i secoli generato dal divin padre s'intitolava insieme con lui, e collo spirito santo, Dio terribile delle vendette; egli stesso, liquefatto e sciolto per amore il terribil nome di Dio; in quello di dolcezza e di pura pietà, di Gesù, e di abitante famigliarmente con noi, si era cangiato( 1). Si fece uomo 38 autem totum factum est, ut impleretur quod dictum est a Domino per Prophetam dicentem: Ecce virgo in utero habebit> et pariet filium, et vocabunt nomen ejus Emmanuel, quod est interpretatum nobiscum Deus. Matth. 1. v. 21. et seq. Idem est Jesus et Emmanuel, non sono vocis, ut ait Tertullianus, sed sensu. Esse enim Deum nobiscum, quod Emmanuelis nomine denotatur est, Deum Servatorem esse nostrum, quod nomine Jesu significatur. Maldon. in cit. cap. Matt. ( 1) Multa quidem Sponsi vocabula sparsa per omnem divinam paginem legi SS. nome di Gesù 39 il verbo eterno prendendo la nostra carne da Maria vergine, rendendosi simile a noi nelle infermità tutte proprie della nostra natura, fuori del peccato, si fece uomo nostro salvatore, e insieme nostro compagno, nostro familiare, e domestico: Deus noster... in terris visus est, et cum hominibus conversatus est( 1). Bontà infinita! Egli venne a star con noi, per darci vita. Gesù ed Emmanuele, in sostanza lo stesso. Stà con noi? Eccolo Emmanuele. Ci salva? Eccolo Salvatore. Ma fu egli forse contento di tutto questo? No, non bastò a Gesù Emmanuele di star con noi, diciam così in generale. Non gli bastò di aver onorato il mondo colla sua tis, sed in duo ea vobis universa complector. Nullum, ut arbitror reperietis, quod non aut pietatis gratiam, aut potentiam majestatis sonet... Ergo secundum majestatem sanctum, et terribile nomen ejus... Nomen quod Deus est, nonne in id quod est nobiscum Deus, hoc est in Emmanuel liquescit, et deficit? S. Ber. Serm. 15. in Cantic. ( 1) Hier. super Isaiam apud S. Themam in Cat. ad C.1. Matt. h 4 40 Feste del Signore presenza per tanti anni in Palestina; ma benchè tanto malamente vi fosse trattato, volle trovar maniera di essere immediatamente a ciascuno in particolare Gesù Emmanuele, salvatore, e compagno, nel prodigioso mezzo della santissima eucaristia, cui cominciate fin d'adesso a prepararvi. Pensate, che avete a rendervi degna di ricevere in voi Gesù Dio. Se il solo suo nome merita così alta venerazione, che il cielo, lá terra, e l'inferno stesso, a suo mal grado, si prostrano tutti ad adorarlo, quando alle lor'orecchie risuona; quanto n'esigerà di più la persona medesima, che lo porta? Se di così maravigliosa virtù è questo nome potentissimo, cioè, se Gesù solamente invocato in ogni tempo operò tanti prodigj: se dolce sopra ogni soavità e dolcezza è questo nome di amore, di tenerezza, di pietà; che non potete sperar voi dalla visita di lui medesimo? Con qual tenerezza dovete andar ad incontrarlo, ed accoglierlo, e trattenervi con lui in que'felici momenti, ne'quali, per voi propriamente, ed immediatamente con voi, egli sarà Gesù Emmanuele, vostro 41 SS. nome di Gesi salvatore, e Dio con voi( 1)? Pensateci bene, e datevi le più affettuose premure di corrispondere al grand'impegno, in cui felicemente vi ritrovate. ulli odo MEDITAZIONE Sul Santissimo Sagramento pel giorne del Santissimo nome di Gesù oloa and can I. Considerate con S. Bernardo( 2) alcune proprietà dell'olio, a cui paragona la sagra sposa il nome santissimo del suo diletto, che è Gesù Cristo; ed addattiamole all'augustissimo sagramento. L'olio primieramente risplende. In un angolo della terra, si conservava, e malamente, la notizia del vero Dio( 3). Tutto il resto del mondo viveva nelle ( 1) Vocatur Jesus Emmanuel: quia ita est, quod in eo est vere Emmanuel Tostat. T.1. in Matt. ( 2) Il Ser.15. Sopra la Cantica è im. piegato dal S. Dott. a commentare colla più soave e toccante eloquenza quelle parole Oleum effusum Nomen tuum: e da esso prenderemo tutta la Meditazione. ( 3) Notus in Judaea Deus Ps.75.v. 1. h 5 42 Feste del Signore tenebre. Ma tostochè gli apostoli cominciarono a predicar Gesù Cristo crocifisso; innalzarono nella lucerna sul candeliere, una fiaccola, anzi un Sole di luce splendidissima, che illuminò quasi tutta la terra, vi sparse la cognizione del creatore, e ne dissipò gli orrori della cieca gentilità( 1). Che se il solo annunzio di quel gran nome, cioè se Gesù predicato diffuse tanti bellissimi raggi di virtù, che farà esso stesso in persona venendo ad abitare nell'anima vostra? I santi di fatti quanto non ritrassero di lumi dalla santissima comunione? Ne'preziosi momenti, in cui avevano Gesù dentro di loro, si vedevano per ordinario schiariti nei loro dubbj, assicurati nelle incertezze, rasserenati nelle lor tenebre. A voi pure ( 1) Unde putas in toto Orbe tanta, et tam subita fidei lux, nisi de praedicato nomine Jesu? Nonne in hujus nominis luce, Deus nos vocavit in admirabile lumen suum, quibus illuminatis, et in lumine isto videntibus lumen, dicat merito Paalus: fuisti aliquando tenebra; nune autem lux in Domino etc. Serm. 15 citat. SS. nome di Gesi 43 sarà talvolta successo di trovarvi prevenuta in quel faustissimo incontro da certi raggi, che o sull' elezione dello stato, o sull'emenda di qualche difetto, o sulla fuga di qualche pericolo; o, e più spesso, sull'amabilità di Dio, ed il dovere sagro di amarlo, vi avranno illuminata, e riscaldata insieme nella divozione? E'proprio effetto dell' olio, dice lo stesso S. Dottore( 1) questo pure di nutrire il fuoco, quello cioè, del s. amore. Oh Dio! Quanto bisogno avete di luce; tanto la vostra freddezza è in necessità di esser riscaldata. Forse appena una scintilla di carità voi possedete nel vostro cuore. Ah venga Gesù, il nome di cui è come l'olio sparso, olio che illumina, e fomentando il fuoco riscalda: Venga Gesù, ę faccia nascere nella vostr'anima un sole di luce, un incendio di amore. II. Considerate un altra qualità dell' olio, e si è quella di nutrire.( 2) Il san( 1) Fovet ignem... numquid non ignem sparsit cum ait( Petrus) in nomine Jesu Christi Nazareni surge et ambula? etc. Idem ibidem. ( 2) Nec tantum lux est nomen Jesu, h 6 Feste del Signore 44 tissimo nome di Gesù; e molto più la sua divina persona è nutrimento dell'anima. Udite, ed assaporate l'espressioni soavissime di S. Bernardo sul sagro nome, ed applicatele coll'accrescimento della dovuta proporzione a Gesù medesimo nell' Eucaristia.( 1) E non vi sentite voi confortare, egli dice, tutte le volte, che vi ricordate il gran nome? Qual'altra cosa può ristorar egualmente la nostra stanchezza, rinvigorire le forze, assodare i buoni costumi fomentare i santi desiderj? Ogni cibo dell'anima mi par secco, se non è spar. sed est et cibus, nutrit Carnem, pascit recogitatum etc. Idem ibidem. ( 1) An non toties confortaris, quoties recordaris? Quid aque mentem cogitantis impinguat? Quid ita exercitatos reparat sensus: virtutes roborat: vegetat mores bonos atque honestos, castas fovet affectiones. Aridus est omnis anima cibus, si non oleo isto infunditur. Si scribas, non sapit mihi, nisi legero ibi Jesum. Si disputes aut conferas, non sapit mihi, nisi sonuerit ibi Jesus. Jesus mel in ore, in aure melos, in corde jubilus. SS. nome di Gesù 45 so di quest' olio: mi è insipido, se non è condito di questo sale. Se mi scrivete, io non gusto dei vostri scritti, se non vi trovo impresso il nome di Gesù. Se disputate, se conferite, non ne provo soddisfazione, quando non mi ci risuona il dolce nome di Gesù. Gesù è mele al palato, melodia all'orecchie, giubilo al cuore. Oh! caro santo, animato, trasportato da così dolce sentimento verso l'augnstissimo nome di Gesù, deh! ottenete alla fredda anima mia, che ne provi un somigliante per la sua stessa persona, che nella realtà di lui medesimo, non nella sola invocazione, e per venire sulla mia lingua, e posarsi sul mio cuore. Io cado di debolezza; eppure partecipo del cibo di vita; ahimè! il mio spirito non ne ritrae quel vigoroso pascolo, che dal solo invocarlo ricavavate voi, anima innamorata di Dio. Tutto per mia colpa. Deh! ottenetemi, che gusti ancor io la dolcezza di Gesù; che io lo riceva con quella tenerezza, con cui lo nominavate, e che sperimentavate senza dubbio, più soave nel comunicarvi. Che io perda il sapore a tutte le cose della terra; ed altro non mi sappia buono, 46 Feste del Signore che l'amor di Gesù, che io non viva, che di lui solo, che è vero pane sceso dal cielo per la vita del mondo. III. Considerate sempre con S. Bernardo, che il nome santissimo di Gesù è ancor medicina, e deducetene, che esso stesso applicato in sagramento molto più è salute dell'anima nostra Se alcuno, dice il santo( 1) si trova svogliato del bene, oppresso dal tedio, e dalla pigrizia, se ondeggia tra molesti dubbj, se così lo ha investito la diffidenza, che si senta spinto fin alla disperazione; invochi il nome di Gesù, e si sentirà ricreato: giacchè se tutte queste sono malattie dell' anima; Gesù, Gesù anche solamente invocato, n'è la potentissima medicina. Che se tanto ( 1) Sed est et medicina. Tristatur aliquis nostrum? Veniat in cor ejus Jesus et inde saliat in os, et ecce ad excrtum nominis lumen, nubilum omne diffugit, redit serenum. Labitur quis in crimen, currit insuper ad laqueum mortis desperando, nonne si invocabit nomen vitae confestim respirabit ad vitam? Nimirum morbi et languores animi isti sunt, illud Medicina etc. Idem ibidem. SS. nome di Gesù 47 bene produce nell'anima Gesù applicato dalla sola fede, nell' invocazione del suo nome; quali prodigi non opererà dove in persona propria si accosti ad un anima inferma, e le applichi l'efficacia della divina sua carne? La carne sua sagratissima è la vera medicina di tutti i nostri mali, abile a preservarci dalla morte, ed a renderci vigorosi al par degli angioli, che non conoscono per la spirituale loro natura, la debolezza dell'umanità, soggetta a tante malattie dello spirito, che superano di gran lunga quelle del corpo, che pure sono innumerabili. Sù via dunque, anima divota, eccitate la vostra fede. Gesù è luce, Gesù è cibo, Gesù è preservativo da ogni male, è risurrezione per fin dei morti. Lo ha detto egli stesso. Ego sum lux mundi; ego sum panis vivus; ego sum resurrectio et vita. Caro Gesù io vi prendo in parola. Io son tenebre, io casco di fiacchezza, io sono piena di malattie. Un miracolo voglio vedere. Non invoco solamente il vostro nome, il che basterebbe a felicitarmi, vengo a ricevere in me la vostra divina persona: Illuminatemi dunque, pascetemi, sanatemi. Feste del Signore Nell' appressarvi alla santissima o comunione. Caro mio Gesù, e posso io applicare saa me ancora l'invito, che fate alla gra sposa.( 1) Voi esigeste da lei, che 48 ( 1) Invitaris. Pone me, ut signaculum in corde tuo; Signaculum in brachio tuo. S. Bernard. ubi supra. Quasi tutto quel che siegue è preso dal citato dottor mellifluo; e per consolazione più abbondante di chi intende il latino ne riporterò originalmente alcuni pezzi più divoti, presi o dal sermoné 15. sulla cantica, che ho seguito nella meditazione, o dal ritmo del medemo santo intitolato Jubilus S. Bernardi Abbati in commemorationem Dominicae passionis, qui et Rithymica constat modulatione or be learn of jy ot Mi Jesu quando venies? Me larum quando facies? Me de te quando saties? Amor tuus continuus Mihi languor assiduus Mihi mellifluus fructus, Est et vita perpetuans Jesu summa benignitas 94 49 SS. nome di Gesù ponesse la vostra immagine scolpita in qualche medaglia, o incisa in qualche pietra preziosa da portarsi sul petto, nell' anello, o ne smanigli. Ma se mi chiamate alla sagra mensa, m' invitate a porre voi, voi stesso sopra del mio cuore. E sì, mio Gesù, che mi c'invitate. La voce del vostro ministro autorizza il desiderio, che me ne sento, ad equivalere ad una vostra espressa chiamata. Io vi desidero mio Dio; questo desiderio mi viene da voi, che volet' essere mio Emmanuele; e mi assicurate, che il desiderio, che c'imprimete delle vostre grazie, di voi stesso è il prezzo, a cui vi lasciate acquistare. Eccomi dunque, che io vengo ad accogliere il mio Gesù, soavissimo Gesù, vero giubilo del cuore, e dolcissimo sopra ogni dolcezza. Se voi mi visitate, oh! come mi splenderà sugli occhi la verità; Mihi cordis jucunditas Incomprehensa bonitas Tua me stringat charitas Bonum mihi diligere Jesum nil ultra quaerere, Mihi prorsus deficere Vt illi queam vivere. 50 Feste del Signore come concepirò disprezzo di ogni cosa creata, e mi accenderò di santo amore? Quando verrete mio caro Gesù dalla vostra serva; Quando sarà che mi rendiate contenta; Quando sarà, che di voi stesso mi rendiate sazia? L'amor vostro mi consuma del continuo; ma più del miele mi è dolce, mi è un saggio della vita eterna. Gesù bontà infinita, benignità incomprensibile, mio caro Gesù, quando sarà, che l'amor vostro mi stringa tutta con voi! Oh! quanto son contenta di amarvi. Nel non cercar altro che voi, nel morir a me stessa, e vivere a voi solo; in questo è riposta tutta la mia felicità. Io bramo di aver meco Gesù; oh! quanto sarò contenta quando l'avrò trovato; Quanto felice quando l'avrò abbracciato. Dopo esservi comunicata. Gesù mio, mio Dio con me; Voi siete il mio Gesù Emmanuele: Avete replicata in me per certa maniera, la grand' opera dell' Incarnazione, essendovi unito all' anima mia nel santissimo sagramento. Ecco, che coll' occhio della fede, io veggo il mio Dio, quello, SS. nome di Gesù 51 che ho cercato; io lo tengo stretto quel caro Gesù, che ho bramato: Ecco, che io provo, o mi par di provare gli effetti e l'efficacia del vostro nome.( 1) Io mi sento nascer in cuore un insolito dispiacere de' miei peccati; io mi sento invogliata e piangere le mie ingratitudini a' piedi vostri. Ah! tempo infelicemente perduto quello, in cui non ho amato il mio caro Gesù. Il non amarlo era la mia morte; ma perchè appunto io era morta, non sentiva la mia disgrazia. Ora la sento; e la piango, perchè son - tur.... ( 1) Descendit qui baculum misit, et non salvum fecit populum suum a peccatis eorum, probans se esse quod dicebaJam vox jam sensus est, et patet eum non inane portare nomen, instar Priorum. Aveva detto poco prima habuis et Judaea quosdam Iesu, quorum vacuit gloriatur vocabulis. Prosiegue. Sentitur infusa salus, et beneficium non tacetur.... Compungor, et confiteor, et confessio vitam indicat. A mortuo enim, tamquam qui non est, periit confessio Ecce vita, eece sensus, suscitatus perfecte sum, integra est resurrectio etc. Serm. cit. 52 Feste del Signore viva, e mi ha risuscitata il mio Gesù, che è la salute, la risurezione e la vita dell' anima mia. Oh! quanto siete buono, mio Gesù, quanto siete buono quanto dolce cosa è l'amarvi. Io vi amo, e più desidero di amarvi: più che vi amo, più sono contenta; ma più ancora mi sento crescer la brama di amarvi più ardentemente. Accrescete in me la luce, e vi conscerò sempre meglio, mio sommo bene; e più conoscendovi, più ancora vi amerò, giacchè il non amarvi, l'amarvi poco, nasce dal non conoscervi, mio fonte di ogni bene l'amor vostro sarà il mio cibo cibo divino, che è medicina di tutti i mali, che è preservativo della morte; che è viatico sicurissimo alla patria, saggio del paradiso. Caro mio Gesù state sempre con me; regnate in me; non permettete, che mi allontani mai dal vostro amore, anzi fate, che in esso cresca ogni giorno: datemi da faticare per voi, datemi da patire: Marcatemi come cosa tutta vostra, di vostro inalienabil dominio, col vostro nome adorato; Fate che io sia sempre tutta vostra: e voi degnatevi di star sempre meco colla vostra grazia. Siate adesso, e in eterno mio Gesù Emmanuele. SS. nome di Gesù ir Boup/ Fog odo Massime e pratiche. 53 IL Cristiano si gloria del nome di Gesù, nome di suo distintivo, e lo porta sulla fronte nel segno della croce, ma se nelle opere non lo rappresenta, cioè se non ne copia in se stesso gli esempj; egli contraddice a se stesso; e Cristo non lo riconosce per cosa sua.( 1) Le opere di cristiano caratterizzano il battezzato in nome di Gesù Cristo.com Chiunque pretende di entrar in cielo, deve persuadersi, che non potrà avervi luogo se non nel nome di Gesù: E chiunque si fa del di lui partito, pensi a combattere( 2). Quanto sono ingan- ( 1) Multi dicent mihi in illa die: Do mine Domine nonne in nomine tuo prophetavimus, in nomine tuo demonia ejecimus in nomine tuo virtutes multas fecimus? Et tunc confitebor illis quia numquam novi vos. Discedite a me operarii iniquitatis. Matth. c. 7. ( 2) Quisquis Christo conjungitur, non ad delicias, non ad voluptates, sed ad ad praelium praeparetur Ss Aug. serm. 92. de Temp.& toegan 54 Feste del Signore nati que' cristiani, che pensano di salvarsi senza tribolazione! Abbracciate volentieri tutte quelle, che Dio vi manda, portatele con amore: esse vi dan occasione di mostrare, che vi gloriate sinceramente nel nome di Gesù. Egli sta con noi, non già per esimerci dai patimenti; ma perchè non soccombiamo al loro peso( 1). Il nome di Gesù si chiama augustissimo, cioè degnissimo di venerazione. Quanto disdice in un fedele, e particolarmente in persona religiosa, quel proferirlo come per punto ammirativo, ad ogni tre parole, insieme con quello della benedetta sua madre! Il nome di Gesù da alcuni interpreti si vuol derivato dal gran nome lehova, nome di Dio, che dagli Ebrei si chiamava ineffabile, cioè da non dover mai pronunziarsi. Tanto lo veneravano! Noi Cristiani figli della grazia prendiamoci pure la libertà di dire, e di dir anche spesso Gesù e Maria, ma sempre con rispetto, e con amore, non mai, come pur usano tan( 1) Christus nobiscum non est, ut non patiamur; Sed ut non superemur. S. Joannis Chrysost. in Matt. SS. nome di Gesù ti, senza riguardo, e per pleonasmo. GIACULATORIA. 55 Siate ognora con me, Gesù mie bene; E'l mio core gioirà fin tra le pene. PRELUDIO Per la santissima comunione del giorno dell' Annunziata. La santa Chiesa in questa solennità celebra la memoria del benefizic, che fece al uomo il gran figlio di Dio, prenpendo la sua carne, e facendosi simile a lui. Si chiama comunemente la festa dell' Annunziata, e così per costume antichissimo, e con ogni buona ragione( 1). In un concilio Toletano fu detto questo giorno la festa della Madre di Dio. Ma che altro significa la festa della madre di Dio, se non l'incarnazione del verbo? Quindi con ogni proprietà si può dir ancora la festa del verbo in( 1) Lambertini annotazioni sopra le feste etc., della festa dell' annunziata T. 2. p. 2 489. 56 Feste del Signore carnato( 1). Noi ci prepareremo alla santa comunion di domani considerando il massimo dono della santissima eucaristia, come uno di quelli, ne' quali spicca più chiara la verità di quel gran detto dell' apostolo: dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia per Gesù Cristo signor nostro( 2). Grand' onore, onore incomparabile risultò a Maria santissima dall' esser divenuta madre d; ( 1) In Conc. Tol. 10. c. 1., per antonomasiam festum Divinae, seu dominica matris appellatur. Nam quod( ait) festum matris est, nisi Incarnatio Verbi? Et ita communiter inter festivitates Beatissima Virginis haec numerari solet, nec immerito etc. Proprie tamen dici etiam potest festum Verbi incarnati, quod illo die conceptum est sanctum, ut per Angelum annunciatum est. Sicut enim festum conceptionis virginis, est festum ejusdem virginis, quam matris ejus Annae,... ita festum Incarnationis Christi principaliter est festum personae conceptae. Suarez, del relig. 7. 11. c. V. ( 2) Ubi abundavit delictum superabundavit et gratia... per D. N. 1. C. ad Rom. 5. 57 SS. Annunziata Dio. La chiesa stupisce della degnazione di lui, che volendo prendere la carne umana, non ebbe in orrore il sen della vergine. Tu ad liberandum suscepturus hominem, non horruisti virginis uterum. Anima divota, eccovi due gran riflessioni degnissime di tutte le vostre attenzioni, ed egualmente efficaci ad impegnarvi alla più accurata, e più affettuosa preparazione per la comunion di domani. Il figlio di Dio, che scese nel sen della vergine a prendervi la carne umana, quello stesso si poserà domani sulla vostra lingua, lo deporrete sul vostro cuore. Grande onore per voi, che vi mette quasi al paro colla regina del cielo. Rammentatevi però, che quantunque quella grande anima fosse preparata dallo spirito. Si ha a ricevere in se il verbo eterno, con una santità senza esempio; tuttavia si celebra per un miracolo della di lui degnazione, il non averne aborrito il purissimo seno. Non horruisti virginis uterum. Cosa farete voi per prepararvi a ricevere lo stesso Dio? Mettetevi in gran pensiero, questo si, ma non disperate, non vi allontanate dalla sagra mensa. Quando avrete adempito quanto per voi si poteva, Parte I. 58 Feste del Signore per disposizione al grande atto; il buon Dio compatirà per il resto la vostra povertà, e gradirà come se fossero opere, i buoni desiderii. MEDITAZIONE Sul santissimo sagramento pel giorno dell' Annunziata. Considera I. onsiderate l'idea dell' incarnazione del verbo fissata nell'eternità in seguito della rovina del genere umano troppo felicemente riuscita per nostro sommo male, al demonio, col dare ad intender ad Eva, che mangiando il pomo vietato, sarebbe divenuta simile a Dio. Il maligno ne rideva, per nostra maniera di parlare, vedendo divenuti suoi compagni nella dannazione, quelli, che per inganno avea strascinati in un delitto simile al suo. Il gran figlio di Dio volendo spiegar nell' uomo le ricchezze della sua misericordia, e confondere insieme l' inimico in quello stesso, di cui trionfava: determinò di prendere la nostra carne; e per tal modo render l'uomo, quanto poteva esserlo, un Dio, fatto uo SS. Annunziata 59. mo egli stesso, che è vero Dio.( 1) La grazia da lui meritataci ci rende partecipi della sua natura; ma a far sì, che con maggior abbondanza, e compitamente ne acquistassimo il possesso; istitul il divin sagramento, pel quale ci si comunicano, quanto ne siam capaci, le proprietà di Dio, e diveniamo veramente simili a lui. E prima, per mezzo della santissima comunione, il divin Redentore, ci rende partecipi della sua santità. Questa consiste nell' unione con Dio; e tanto è più sublime, più pura, più perfetta, quanto più è stretta, più intima quell' unione medesima. Vedete se puó darsene altra, più immediata di quella, che si stringe nella santissima ( 1) Unigenitus Dei Filius sua Divinitatis volens nos esse participes; naturam nostram assumpsit, ut homines Deos faceret factus homo. S. Thom. Opusc. 57E tanto prima aveva detto S. Irenee lib. 5. adversus haereses, la stessa dolcissima verità: Christus Dominus propter immensam suam dilectionem factus est quod sumus nos, uti nos perficeret esse, quod ipse est. i 2 60 Feste del Signore comunione. Siccomé io, disse un giorno Gesù Cristo nel vangelo, siccome io vivo vita divina comunicatami da mio padre nell'eterna generazione: così chiunque mangia degnamente il mio corpo, vive della mia vita. Io sono nel padre; il padre è in me; io ed il mio padre siamo una stessa cosa: Chi mangia la mia carne, e beve il mio sangue sta in me, ed io sono in lui.( 1) Egli sale alla partecipazione della Deitá( 2) Per la deifica comunione si unisce a me in una purissima e divina somiglianza( 3). Egli il buon Gesù si --( 1) Sicut... Ego vivo propter Patrem: qui manducat me, et ipse vivet propter me. Joan. c. 6. v. 58. Ego in Patre, et Pater in me est. Ege et pater unum sumus ( 2) Qui manducat meam carnem, et bibit meum sanguinem, in me manet et ego in illo. Joan. c. 6. v. 57.1 19192 ( 3) Dionysius Areop. de Eccl. Hier. c. 1. insegna che il sacerdote, che quan to alla santissima comunione, non ha più del semplice fedele, in Deitatis consortium transit, e c. 2. Chiama la santissima comunione deifica, e nel c. 3. ag SS. Annunziata 61 mescola con voi dice un S. Padre,( 1) non sapendo spiegar meglio cosa tanto sublime; ed il sagratissimo suo corpo unisce a noi, come due cere liquefatte si uniscono insieme, affinchè diveniamo una cosa sola con lui, come un corpo unito al suo capo forma un solo tutto.( 2) Dopo l'unione colla sua santissima umanità, dite, se può pensarsene altra più stretta di questa? E se l'umanità di Cristo è santissima essenot giunge, che coloro, che degnamente si comunicano, si uniscono a Gesù Cristo per vita sincera, ac divina similitudinem. Vedete Corn. a Lapide in c. 6. Joan. ( 1) Propterea semetipsum nobis immiscuit, et corpus suum in nos contemperavit, unum quid efficiamur, tamquam corpus capiti coaptatum. S. Joan. Chrysost. Hom. 61. ad Pop. ( 2) Sicut si quis liquefacta cera, aliam ceram infunderit, alteram cum altera commisceat necesse est; ita si quis carnem et sanguinis Domini recipit, cum ipso ita conjungitur, ut Christus in ipso, et ipse in Christo inveniatur. S. Cyrill. apud Corn. a Lap. in cit. cap. Joan. i 3 62 Feste del Signore zialmente per l'unione del Verbo; non sarà sua intenzione che noi pure, che unisce a se cosí fortemente, divenghiamo santi? Non c'influirà tutta la grazia necessaria per divenirlo, e divenire così simili a Dio, come altrettanti Dei? Qua forse mirava il S. David, quando, in un trasporto di spirito, in un' estasi dovette essere, esclamò: lo dico, che voi siete figli dell'Altissimo, altrettanti Dei.( 1) Oh! Verità eterna, e vera carità, e cara eternità. Io tremo di amore, e di orrore, dice S. Agostino( 2) come se udissi dall'alto la vostra voce, mio Dio, che mi dicesse: lo son cibo de'grandi: cresci, e mi mangerai: Nè già tu mi cangerai in te; ma tu sarai mutato in me. Ma io son piccola, sono bambina; potrò ardire di Ps. 81. v. 6. O aeterna veritas, et verá charitas, et chara aeternitas: contremui amore, et terrore, tamquam audirem vocem tuam de excelso: cibus sum grandium: Cresce, et manducabis me: nee tu me in te mutabis, sicut cibum carnis tua; sed tu mutaberis in me. S. Aug. conf. lib. 7. cap. 10. SS. Annunziata 63 accostarmi a voi, ciò non ostante? confesso di non esserne degna; ma tremo che voi me ne ributtiate. Siete cibo de' grandi, cioè che rende grandi i meschini, che divinizza le creature miserabili. Voi vi sdegnaste quasi cogli Apostoli, perchè ai piccoletti contrastavano l'accostarsi a voi.( 1) Mi fo coraggio, e vengo animale per divenire spirituale, peccatrice per divinir santa; misera creatura, per divenire simile a Dio. II. Considerate, che Iddio così è santo, che non può non esserlo, e deviare un punto dalla sua perfettissima ed essenzial rettitudine; e che innalzandoci Gesù Cristo a partecipare della sua divinità nel sagramento; ci comunica quant'è dalla sua parte, e quanto noi ne siamo capaci in questo stato di viatori, la sua impeccabilità. L'albero della vita piantato in mezzo al paradiso ( 1) Oblati sunt ei( Jesu) parvuli, ut manus eis imponeret, et oraret. Discipuli autem increpabant eos. Jesus vero ait eis: sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire. Matt. 19.v.13 e seq. i 4 Feste del Signore 64 per virtù miracolosa impressagli da Dio, preservava il corpo dalle malattie, e dalla morte. Il frutto della verga di Jesse, Gesù sagramentato, di sua propria natura ha virtù di preservare l'anima dal peccato. Consumate le specie sagramentali, il corpo di Gesù Cristo cessa di essere con noi; ma ci rimane, come cibo immortale la sua divinità, non solamente per amore, come in un suo tempio; ma quasi come cibo incorruttibile nello stomaco, che prosiegue ad influire nell'anima la sua virtù vivificante, col preservarla dalle colpe, che sono le sue malattie, e le cagioni della morte( 1), col nudrirla e farla vegetare, conservando in essa la grazia abituale, e somministrandole opportunamente nuovi lumi, ispirazioni, ed impulsi, co' quali vada ad acquistare quella incorruzione, che è tutta pro( 1) Nec mortem solum, sed et morbos omnes depellit. Sedat enim cum in nobis maneat Christus, savientem morborum nostrorum legem, pietatem corroborat, perturbationes enimi extinguit S.. Cyrillus apud a Lap. in cit. c. Joan. 54. SS. Annunziata 65 pria del diletto del padre.( 1) Ecco il gran rimedio contro le tentazioni. Ecco il mezzo potentissimo con cui preservarci dalla morte, che ci minacciano i nostri nemici.( 2) Venite, dice S. Bernardoi, accostatevi al sagramento, e saziatevi: Esso è pane. Spegnete in lui la sete; esso è fonte. Esso è luce, e v'illumina; esso vi libera dalla schiavitù del peccato: perchè dov'è lo spirito di Dio, ivi è libertà. Acco( 1) Vivificat corpus Christi, et ad incorruptionem, sua participatione perducit. Non enim alterius cujusdam, sed ispius vitae corpus est; virtutem incarnati verbi retinens, et plenum potestate illius, que universa sunt, et vivunt S. Cyrillus allon bieno ( 2) Duo illud sacramentum operatur in nobis, ut videlicet et sensum minuat in minimis; et in gravioribus peccatis tollat omnino consensum. S. Bern, in sem. de Caena Domini, et S. Chrysost. in ps. 22.5. su quelle parole parasti in conspectu meo mensam adversus eos qui tribulant me, dice così: Qui tribulationes carnis habet, veniat ad mensam potentis, et tribulatione fient consolationes - 66 Feste del Signore statevi a lui, e rimarrete assoluti, poichè egli è la remission dei peccati.( 1) Venite, e godete della vita divina, che egli è venuto a recarvi la maggior abbondanza, e per sempre. La vostra negligenza nel presentarvi la scarsa divozione nel partecipare del cibo di Vita, potrebbe impedirne la pienezza degl' influssi, e lasciarvi in quella istabilità, che tuttora piangete, dopo esservi comunicata le tante volte. Per quanto v' interessa il fissarvi stabilmente nel bene; il far onore all'albero della vita, eccitatevi a partecipare così questa mattina dei divini misterii, che abbiate a ritrarne la communicazione ancora, dell'immanchevole santità, della impeccabilità di Gesù Cristo.uni III. Considerate nelle parole del divin Redentore: Chi mangia la mia carne possiede la vita eterna, viverà in ( 1) Accedite ad eum, et satiamini quia panis est; accedite ad eum, et potate, quia fons est accedite ad eum et illuminamini, quia lux est: accedite ad eum, et liberamini quia ubi spiritus Domini est, ibi libertas: accedite ad eums et absolvimini, S. Bern. Serm. cits SS. Annunziata eterno, ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno non solo la promessa di preservare in virtù della santissima eucaristia, chi degnamente ne partecipa, dalla morte del peccato, ma dalla naturale ancora del corpo, in quanto il santissimo sagramento gli crea un diritto per la sua risurrezione alla gloria, e lo rende partecipe dell' immortalità, altro attributo tutto proprio di Dio, e partecipato a noi dalla Grazia del divin verbo fatt' uomo. E' destinato da Dio, che tutti quanti saran morti, tutti risorgano al suono della tromba il dì del Giudizio; ma quelli, che degnamente si saran comunicati, per questo solo risorgerebbono, per aver toccata la carne di Gesù Cristo, per aver alloggiata sulla lingua, nel seno, la sua Divinità.( 1) Gli Angioli dice S.Giovanni Crisostomo( 2) custodiscono con venerazione i corpi, che hanno partecipato della santissima eucaristia, fino a tanto che li veggano ravvivati dalla virtù del loro Re, e co67 ( 1) Suarez 3. p. q.79 a. 8. disp. 64. Sect. 2. ( 2) Chrysost. lib. 6. de sacerdotia; apud a Lap. i 6 68 Feste del Signore me per un certo seme d'immortalità depositato in essi dal santissimo sagramento,( 1) chiamato simbolo di resurrezione,( 2) medicamento d' immortalità,( 3) cibo, che nutrisce non solo l'anima, ma ancora il corpo alla vita eterna.( 4) E' certamente necessario, dice S. Cirillo,( 5) che non solamente l'anima, ma questo corpo ancora rozzo, e terrestre qual'è, salga al Cielo alla vita ( 1) Quemadmodum granum tritici decidens in terram, et dissolutum multiplex surgit per spiritum Dei,... sic, et corpora nostra, ex ea( eucharistia) nutrita et reposita in terram, et resoluta in ea, resurgent suo tempore etc. S. Iren. lib. 5. advers. hareses.ph ( 2) In concilio Niceno.com d ( 3) Pharmacum immortalitatis S. Ignat. Ep. 14. ad Eph. ( 4) Cibum nutrientem ad immortalitatem, et vitam aeternam. S. Cyrillus lib. 4. c. 16. ( 5) Oportuit enim certe, ut non2 SOlum anima per spiritum Sanctum in vitam beatam ascenderet, verum etiam ut rude, et terrestre hoc corpus, cognato sibi gustu, tactu, et cibo ad immortali SS. Annunziata 6g beata, all' immortalità per aver toccato, e gustato quel cibo divino; che ad alcuni Padri della Chiesa sembra la vera causa della resurrezion della Carne( 1) il che dovete intendere nella maniera, che si è spiegato di sopra. Vedete intanto se è vero, che per la santissima comunione si stende ad ogni fedele quel dono inestimabile, che fece il divin verbo alla sua sagratissima umanità. Egli vi comunica per quanto ne siete capace, le divine sue proprietà, vi fà santa, vi fissa nella santità, fin nel corpo v'immortala, se voi non lo impedite. Ah! non sia mai, che abbiate da attraversare disegni tanto benefici, tanto per voi onorevoli del vostro Dio: Ma perchè da voi stessa non potete nientatem reduceretur. Idem. Quomodo morietur, cui cibus vita est? S. Ambros. serm. 18. in ps. 118. li bai ( 1) Corpus nostrum non potest consequi immortalitatem, nisi corpori huic immortali, Christi fuerit conjunctum S.Gregor. Nyssen. Orat. Catech.c.37. S. Cy prian. Serm. de Coena Domini, et Ter tull. lib. de Resurect. carnis habent similia. Suarez. loc. cit. 70 Feste del Signore te, ricorrete con affetto al vostro divin Redentore, e supplicatelo che si prepari da se medesimo l'abitazione del vostro cuore. Voi glie l'offrite voto di tutto, ed occupato non d'altro che dal desiderio di lui solo: il che ancora non è altro, che pura sua Grazia, principio di tutte le altre. Nell'appressarvi alla santissima eflecomunione Noi oi ci lamentiam tutto giorno dei danni recatici dal peccato del primo padre. Lo stato dell' innocenza per verità, era felicissimo: il soggiorno del Paradiso terrestre era il più delizioso. L'albero della vita piantato in mezzo di esso ci avrebbe resi esenti da ogni male del corpo, ed immortali. Quanti beni! tutti perduti miseramente per colpa sua. Ma felice colpa di Adamo esclamatelo con tutto il cuore: felice colpa di Adamo, che ha data occasione all' incarnazion del figlio di Dio. Essa ci ha fatto perdere quell'albero prodigioso, si; siamo soggetti ai dolori, alle malattie, alla morte: ma viva il mio caro Redentore! Egli me ne ha costituito un altro 71 SS. Annunziata nel mezzo della sua chiesa, ed è esso stesso albero e frutto di vita eterna, pane celeste, cibo di santità e d'immortalilità, che mi solleva sull' essere mio naturale, mi porta vicino a se medesimo, mi divinizza. Benedetto il cielo, da cui è disceso; benedetto il padre, che lo ha spedito, benedetto esso stesso; che si è degnato di venire; benedetto lo Spirito Santo, per la cui operazione si è incarnato; benedetta la vergine, che del suo puro sangue gli ha somministrato quella carne santa, e benedetta, e miracolosa, e deificante, da cui sarò divinizzata ancor io. Ah! che io lo desidero il pane celeste, che è la carne di Gesù Cristo: anelo al sagro sangue di lui, che è carità immanchevole.( 1) Egli viene verso di me, il mio buon Dio, a passi di gigante, pel desiderio di unirsi meco, di farmi partecipe della sua divinità. Io corro verso di lui tirata dalla fragranza delle divine sue prerogative. Ecco, che c' inconILL ( 1) Panem Dei volo, qui est caro Jesu Christi... et potum volo sanguinem illius, qui est charitas incorruptibilis. S. Ign. Martyr. Ep. ad Rom. 72 Feste del Signore triamo. Unitevi a me, mio Dio; e non mirate in questo punto, che la sola vostra benignità. Chiudete gli occhi su i miei demeriti. Si tratta di cangiarmi in tutt' altra. Quando ne risulterà di gloria al vostro divin potere, all'efficacia soavissima della vostra sapienza! Quando pare, che vi abbassiate, facendovi uomo, ed annichilandovi anche più nel sagramento; allora è quando spiegate nella maniera più sorprendente, l'energia del vostro braccio, inalzando alla nobiltà di altrettanti dei, creature vili e fangose. Che io sia mio Gesù, una di queste. Sono delle più misere, delle più indegne. Tanto maggiore la vostra gloria: Sù mio Dio esauditemi, santificatemi; e per santificar mi, per felicitarmi, per divinizzarmis; venite a me. Questo solo è bastante d anisl in poomieriau ibobabia O Dopo esservi comunicata beris hirib ollah senerel siisb stenis ini ib in questo momento è sceso in voi dall' altare Gesù. Nel sen della vergine si posò la sua Divinità, e vi prese la carne umana: in voi è venuto ad abitare Dio uomo Concentratevi in voi stessa; e chiuse tutte le porte de' sensi, ritirates I SS. Annunziata 73 vi a contemplare la sua visita, che vi mette quasi del pari con Maria Santissima, la sua unione con voi, che assomigliando quella della sua divinità coll'umanità, rinnova in voi per certo modo, il miracoloso mistero dell' incarnazione. Un sagro orror profondissisimo deve occuparvi. Io unita al grande Iddio! Iddio dentro di me; io in Dio! Così è: lo credo fermamente, l'avete detto voi, mia verità infallibile: Chi mangia la vostra carne sta in voi; e voi state in lui. Oh! potessi sigillar col mio sangue questa verità stupendissima, quanto ne sarei lieta, come ne andrei superba! Intanto illuminatemi, mio dio, a penetrare i fini, che avete avuti in opera si grande. Santa Fede, cosa succede adesso, nel mentre, che il Redentore sta dentro di me? La Fede mi suggerisce, che voi state assorbendo colla vostra carne deifica, la mia mortalità che colla luce della vostra sapienza diradate le mie tenebre, che col fuoco del vostro amore riscaldate la mia freddezza. L'intenzione vostra è di mutarmi tutta da quella che sono. Come poco lievito fermenta tutta la mas 74 Feste del Signore. sa di farina con cui si mescola( 1); così la santissima eucaristia cangia tutta me, e m'imprime le vostre divine somiglianze. Come un ferro infuocato nella fornace, par che divenga fuoco ancor esso; così voi disegnate di operare in me coll' applicazione del vostro sagratissimo corpo. Ah! mio Dio, spiegate in me tutta l'energia del vostro braccio benefico, eseguite tutti i vostri amorosi disegni, e concedetemi l' intiero frutto della vostra redenzione. Massime e pratiche. de La nostr a nostra carne, dopo che l' eterno verbo l'ha unita alla sua divina persoè divenuta tutt'altra da quelche era prima, fangosa, e spreggevole, dice Tertulliano( 2) E dopo la partecipa( 1) Sicut parum, ut ait Paulus, fermenti totam massam fermentat; sic parvula benedictio, totum hominem in seipsum attrahit, et sua gratia, repler, et hoc modo in nobis Christus manet, et nos in Christo. S. Cyrillus apud a lapide loco saepius citat. vers. 67. ( 2) Exinde caro alia res est. Tertul. SS. Annunziata 75 zione della santissima eucaristia non sarà essa divenuta tutta celeste, e divina? voi siete membro di Cristo; tempio del divino spirito; tabernacolo del divin sagramento. Rispettatevi come tale. Noi non siamo padroni di noi stessi, perchè Christo redentore ci ha ricomprati a gran prezzo. Pel sagramento dovete considerarvi come cangiata tutta in lui medesima. La vostra lingua, per esempio, è di Gesù Cristo. Dunque dovete parlar così, come parlerebbe egli stesso. La bell' idea è di S. Giovanni Crisostomo.( 2) Applicatela alla mente rapporto ai pensieri, a tutta voi rapporto alle opere, e non avrete fatto più che osservare una legge di giustizia. Basterà però questo solo, a farvi una gran santa. Cristo è sceso in terra a prendere la carne umana, perchè noi salissimo al Cielo a vivervi vita divina. Era impossibile, dopo la colpa il conseguir la salute, se il divin mediatore non avesse atterrato quel gran muro di divisione, ( 2) Verba Christi loquamur... quia lingua nostra lingua est Christi. Hom. 69. in Matt. 76 Feste del Signore quel caos immenso, che c' impediva di andar a Dio. E' necessario però, che noi adempiamo quelche manca al pieno conseguimento del fruttato della redenzione. Bisogna operare e patire. Persuadetevene bene: e se Cristo ha fatto tanto per voi; voi dovete unirvi seco, e colla forza della sua grazia, far molto per voi medesima. 100 donding omoses lesvob sup - Unita a te, Signor, io sono un Dio; Nulla non è più in me, che sia di mio. O su GIACULATORIA PRELUDIO OTOONST Per la santissima comunione del ivets giovedì santo. Chiunque si fù quel cittadino di Gerusalemme, a cui si diresse Gesù Cristo, per avere il comodo di celebrar la Pasqua, in sua casa, certamente fù molto felice. Che vi pare? Se vi foste veduta venire in casa due apostoli, che vi avessero portata quell'ambasciata gloriosa, e pregievolissima Il maestro ci ha ordinato di dirvi, che presso di voi, pensa di far la Pasqua, co' suoi Giovedì Santo 77 discepoli qual contento, qual gioja ne avreste sentita in mezzo al cuore? Con qual prontezza avreste offerta tutta l'abitazione, fosse stato anche un gran palazzo, a disposizione ed arbitrio del divino maestro? Con qual risolutezza ne avreste licenziato ogni altro forastiere, che per accidente si fosse incontrato ad alloggiarvi? Vi sareste ristretta al possibile voi stessa, a ceder più luogo, ed il meglio ammobigliato, al grand'ospite; vi sareste data le più forti premure, le più accurate diligenze a metter tutto in buon ordine, a render più adorni gli appartamenti; ne avreste perfin esatti i rallegramenti dai vostri congiunti ed amici, ai quali per questo appunto avreste participata con vero fasto, la notizia dell'onore destinatovi dal uomo Dio. La santa chiesa in questo punto vi presenta un invito assai più dolce, e più onorevole, e vi dice: Gesù Cristo vuol venire in casa vostra non come, in un albergo, in una casa prestata, a celebrarvi la Pasqua co' soli suoi discepoli; ma bensì con voi stes-sa, che intende di aver seco a mensa, insieme con quelle anime sante, e di dar a voi, nulla meno che a loro, le sue 78 Feste del Signore medesime sagratissime carni, in luogo di vittima, e di convito. Anzi, perchè l'illuminata sposa dell'Agnello, sà tanto bene, non solo il bisogno, che voi avete di Gesù; ma ancora, e molto meglio, il vivo desiderio, che egli ha di celebrar con voi questa Pasqua; arriva fin a comandarvi, e con minaccia di severissimo gastigo, che vi disponiate ad accoglierlo. Non bisognava tanto per voi, ed a voi non son dirette anima divota, queste forti maniere.iq Bensì se in tutto il corso dell'anno, quel più spesso, che vi si permette s e quel meglio che potete, vi accostate alla sagra mensa; per la comunion di domani, che è l'anniversario della sua istituzione;( 1) dovete usare la più affettuosa diligenza per prepararvici. ( 1) Natalis calicis. Vien così chiamato il giovedì santo, per aver il Signore in tal giorno istituita leucaristia. Vocat Vocatur hac dies Coena Domini, vocatur et natalis calicis sanct. Elig. e con altro nome dies panis, e dies lucis dal Boccadoro: Dies Indulgentia da S. Maurino Abate, perchè si riconciliavano i pubblici penitenti. Dies secretorum, dai Gioved? Santo 79 Rivolgete a senso spirituale e morale tutto quello, che si è detto in figura della casa materiale: purgate, purificate il vostro spirito, adornatelo, abbellitelo, mettetelo tutto in gala di santi desiderii, di aurea carità, di tutto quello, che potete immaginarvi esser per riuscir di onore e di gusto al beneficentissimo salvatore, gran sacerdote, e vittima insieme del sagrifizio, che è per celebrare, e darvene parte; Sicura, che non lascerà di superare con abbondantissima ricompensa di grazia, il vostro rispetto, il vostro amore. P 2 MEDITAZIONE Per la santissima comunione di Giovedì Santo. Mi pare, che non potremo prepararci meglio alla santissima comunione di questo gran giorno, che meditando sul santo Vangelo la storia venerabile e tenerissima, dell' istituzione, e prima distribuzione del sagramento, Siri. Dies natalis eucharistiae da Landolfo. Magri notizie de voc. Eccles. v. natalis calicis. So Feste del Signore eseguita in esso da Gesù Cristo, colle stesse sue mani. Dunque Considerate la preparazione del I. luogo, e delle persone, voluta dall'eterno sacerdote, all' istituzione, e partecipazione del ssmo sagramento. Egli nato in una stalla, vissuto in una bottega vile ed abbietta, così povero nel tempo della sua missione, da poter dire, che mentre gli uccelli avevano i loro nidi, e le volpi le proprie tane, egli non aveva dove posar la testa; per l'istituzione dell' eucaristia, volle una gran sala ben addobbata. Caenaculum grande stratum. Benchè gli Apostoli, che dovevano parteciparne fossero santi uomini, ad eccezione di Giuda, ed egli stesso li canonizzasse per anime pure; ciò non ostante volle colle proprie mani lavar loro i piedi, protestando a Pietro, che se avesse persistito in ricusare quella sua lavanda, non lo avrebbe fatto degno della ssma comunione( 1). Persuasa, che tutto questo fù ( 1) Si non lavero te non habebis par. tem mecum: S. Aug. hoc mystice accipit q. d. Nisi per poenitentiam( quam Giovedì Santo 81 fatto dall' incarnata sapienza in figura, e per darci ad intendere veritá più profonde, per suggerirci documenti dell' ultima importanza; procurate di penetrarne lo spirito. La sala grande significa l'ampiezza, che produce nell'anima la speranza, in seguito della fede; la generosità di un cuor amante, che non conosce la piccolezza dell' amor proprio, e sà farsi largo tra le angustie, con cui fà prova di stringerlo. L'addobbamento è figura della varietà delle sante virtù, nessuna delle quali non dovrebbe mancare ad un' anima in cui è per prender alloggio, il divin sagramento. La lavanda de'piedi significa la purga delle piccole colpe, dalle quali, per umana miseria, non và esente nessuno; e che mal soffre il purissimo agnello in chi ha da pascersi delle sue carni. Voi vi confondete a queste spiegazioni, e ne avete ragione: Ma non vi perdete di animo. Dite umilinente, ma con fiducia ed amore al buon lotio pedum repraesentat, et excitat) lavero peccata tua venalia, non dabo tibi eucharistiam. Corn. a Lap. in hunc v. 8. c. 3. Joan. Part. 1. k . 82 Feste del Signore Gesù, che egli solo può darvi, quelche troppo giustamente esige da voi. Egli che formò a Salomone un cuor vasto come il mare, ingrandisca il vostro: Egli; il solo, che può mondar l'uomo concepito nell' immondezza, vi lavi, e vi purifichi. Voi non siete come Pietro, bisognosa di tergere la sola polvere de' vostri piedi; ma forse il capo ancora, e le mani, cioè le intenzioni, e le opere non purissime, ne han bisogno ancor esse. Spargete dunque, o mio Salvatore, sopra, di quella vostr' acqua mondissima, che prometteste già pel Profeta( 1), acdi grazia, acqua di lagrime, rugiada del divino Spirito; e per quanto fosser in me internate le macchie delle mie colpe, diverrò bianca più della neve, e potrò sedere alla vostra mensa, con decoro vostro, senza muovervi a nausea, ed abborrimento, senza pericolo di esserne vergognosamente scacciata. qua II. Considerate il momento scelto da Gesù Cristo, per l'istituzione della ( 1) Effundam super vos aquum mundam, et mundabimini ab omnibus inquinamentis vestris. Joël. c. 36. v. 25. Giovedì Santo santissima eucaristia. Pridie quam pateretur. Il giorno, anzi la sera precedente la sua morte, qualche ora prima di andar in mano de' suoi nemici. Alla sua divina sapienza per verità, cui tutto è presente, non v'ha nulla, che sia prima, o dopo, tutto è nel medesimo istante. Contutto ciò l'aver egli voluto istituire il santissimo Sagramento in quell' ora piuttosto, che in qualunque altra della preziosa sua vita, dà ad intendere, e mette nel più chiaro splendore la sua carità infinita, che non solo non rimaneva indebolita dalle ordinarie, e continue ingratitudini degli Ebrei; ma cresceva in proporzione, che divenivan quelle più violente, e più micidiali. Ad istituire il santissimo Sagramento, testamento, eredità, suo patrimonio, segnato col proprio sangue; a dar il pegno più espressivo dell' amor suo verso di loro, e di tutti, egli aspetta, che sia giunto al colmo l' odio de' suoi nimici contro di se; e quando han già decisa la sua morte; quando ha presente Giuda, accinto ad eseguire il suo tradimento, allora rende perpetua ed universale la sua presenza nel Mondo; allora si dà a mangiare in cibo divinizk 2 83 Feste del Signore 84 zante, ed apportator di ogni bene. Quando già sono al punto di scaricarsi sopra di lui quegl' infiniti tormenti, che hanno a togliergli la vita sulla croce, e sfigurare così il suo corpo sagratissimo, che non ritenga più l'effigie umana; allora egli dá principio al miracolo di tutti i miracoli della sua sapienza, potere, e bontà, con cui quel medesimo corpo si riproduca nell' eucaristia, per vita di quel mondo, che lo vuol morto. Oh! carità veramente infinita, incomprensibile, non che inenarrabile. Non altri che Dio, in tutti i suoi attributi infinito, non altri, che un Gesù poteva spinger tanto in alto, e fuori di tutte le vedute, gli sforzi dell' amor suo. Quanto è detto bene, a questo proposito, quel in finem dilexit! amò all' eccesso, all'ultimo punto amò Gesù Cristo i suoi discepoli, ai quali distribul perchè lo mangiassero, il suo sagratissimo Corpo. Ma non lo diede a Giuda? Non lo istitul per tutti? Oh! eccesso, sopra eccesso, oh! Bontà più che infinita. Per gl'inimici ancora, e nel momento, in cui spiegavano nell' ultimo eccesso di rabbia, l' odio loro contro di lui; per questi ancora, in quel 85 Giovedì Santo medesimo istante, fù istituito da lui, il divin sagramento pridie quam pateretur. III. Considerate il modo con cui l'amabilissimo Gesù compl tutto il grand' atto dell' istituzione del santissimo sagramento. In primo luogo protestò un ardentissimo desiderio di lasciarci questa divina Eredità di se medesimo. Desiderio desideravi etc. Prima dimostrazione di amor eccessivo, questa sua brama. Quanto è mai vero, che maggior premura, e di lunga mano maggiore, infinitamente maggiore ha egli della salute nostra, di quella che ne abbiamo noi medesimi. Quant' è vero, che il buon Gesù ci ha amati più di se stesso, se arde di desiderio così vivo di farci bene, e di farcelo col sagrifizio di se stesso rappresentato nell'eucaristia! shor Accompagnò poi l'offerta e la distribuzione di essa, cioè del suo sagratissimo corpo, colle maniere più dolci, più affettuose, più espressive dell'amor suo. Spezzò il pane colle stesse sue mani, per dar ad intendere, che di sua libera volontà si consagrava in quell'atto la rappresentazione. Ringraziò il padre avanti di consagrarlo, della grazia, che protestavasi di ricever da lui, nel k 3 86 Feste del Signore comando datogli di morire per noi, del suo consenso, e concorso allo stabilimento della perpetua rinnovazione del sagrifizio, e sagramento, che era per istituire. Volgendosi poi a'suoi apostoli, e girando sopra di loro gli occhi scintillanti amore il più tenero, con un aria soavissima di paradiso, prendete disse loro, distribuendo a ciascuno una parte di quel sagro pane, non più pane, ma divenuto suo corpo, nel momento che egli disse prendete mici amici, dilettissimi figli miei, prendete, mangiate, QUESTO E' IL MIO CORPO, che a momenti sarà per amor vostro consagrato alla morte. Cari miei amici, non vi dimenticate mai di me; e rinnovate spesso questa sagra funzione in memoria del vostro amante Gesù. E non contento di tanto; a rappresentanza compita dell' imminente sua morte, a procurarsi il piacere di trattenersi in essa più a lungo, replica il sagro dono, porgendo con somiglianti parole il santo calice, cangiato nel sangue suo, a rifezione perfetta de'suoi discepoli, e di noi tutti in loro. Adesso finalmente si mostra pago, e soddisfatto di se, dell' amor suo il buon Gesù, e con una 87 Giovedì Santo parlata la più tenera, e la plù interessante, la più adattata alla circostanza, della sua morte, a sigillo del suo Testamento; dopo ringraziato il Padre dei benefizj a noi conceduti, che da lui son riguardati, come beni proprii, chiude questo grand' atto, che è il compendio, e la somma di tutti gli sforzi del paterno amor suo, verso gl' ingrati suoi figli. Cuor mio, povero cuor mio, che pensi tù, che fai a vista dello spettacolo di carità infinita, che ti ha messo sotto gli occhi in questo punto la fede? II figlio di Dio, Dio eguale al padre desidera di morire per te, si compiace di rappresentarne anticipatamente la maniera; giubila al figurarsi sagrificato per amor tuo; Si raccomanda, che non te ne dimentichi mai, e per questo appunto, se ne replichi fin alla fine del mondo il mistico sagrifizio. Dio, Gesù, tutto questo per te? Che fai tù dunque? Ah! che gli affetti miei, i più ferventi, i più amorosi sono troppo sproporzionati a quello del vostro cuore, mio caro Gesù. Ma se mi par d'essere incapace di concepire un sentimento... sia stupore, sia confusione, io non lo k 4 88 Feste del Signore so... Mio redentore, mio Dio, mio dolce Gesù, voi parlate in me, voi create nel mio spirito affetti proporzionati al gran giorno, alla gran memoria, alla gran funzione, alla carità vostra, alla comunione di questa gran salennità. Santi apostoli, voi distintamente Pietro e Giovanni, uno l'amante, l'altro il diletto di Gesù Cristo, voi, che partecipaste i primi del divin sagramento, voi che foste presenti a quell' istituzione di esso, che io ho meditato, voi prestatemi i vostri cuori, voi accompagnatemi alla sagra mensa. Nell' appressarvi alla Santissima Comunione. Se voi siete dei discepoli di Gesù Cristo, accostatevi. Egli si protesta, di celebrar la Pasqua con essi, e non con altri. Cum discipulis meis facio Pascha: e di quà forse fu preso il costume dalla santa Chiesa, d'invitarvi i fedeli con quelle parole, che diceva il diacono prima della comunione: Chi è santo, si accosti, chi non lo è, non ardisca. Ahimè! voi fuggireste, voi vi nascondereste sotto terra, ad un invito ad una Giovedì Santo 89 intimazione, che per una povera peccatrice, per un' anima piena d'imperfezioni equivale ad una terribile condanna di discacciamento dalla mensa celeste. Ah! si: prostratevi colla faccia per terra, e confusa e piangente per le vostre infedeltà, esclamate a gran voce, che non siete degna di ricevere in casa vostra, il Dio della santità; che è un miracolo di sua misericordia, che non vi discacci di chiesa. Una parola, che si degnasse di dirvi il divin redentore sarebbe per voi una somma grazia, e basterebbe colla sua efficacia infinita, a cangiarvi tutta in un altra. Prendete però coraggio dalla circostanza del giorno, e genuflessa in mezzo del santo cenacolo ai piedi di Gesù, e stringendoveli al seno, e ponedoli sul vostro capo, e baciandoli ossequiosamente, ditegli così. Mio adorato Gesù mio redentore, dio mio, dite all' anima mia, una parola sola. Ditele, che si lavi nelle sue lagrime, dalle macchie, onde si è lordata da se medesima: Ditele, che penetri una volta gli eccessi dell' infinito amor vostro, che si accenda di amore verso di voi. La vostra onnipotente parola produce tutto quel k 5 90 Feste del Signore che pronunzia. Ecco, che io non sono più quella di prima. In virtù della vostra grazia, io sono una vostra discepola. Siate benedetto! Un altra parola, caro Gesù, un altra parola: dite a me pure colla vostra bocca santa e benedetta Prendi e mangia, questo è il mio corpo= Me lo dite, caro Gesù? Sì, nel comando della chiesa, che intendo di adempiere in questo punto, mi permettete, anzi mi ordinate di prendere la santissima comunione, io riconosco la vostra voce. Eccomi, mio buon Dio, mio redentore, eccomi a partecipare della vostra grazia, eccomi a ricevervi. Dopo esservi Comunicata Vi adoro, mio Dio, colla faccia per terra, entrato appena nel povero tugurio di quest' anima mia. Gli occhi miei non vi veggono; ma avendomi detto voi, che prendessi quel sagro pane, che era divenuto.1 vostro corpo; io credo che ora nella vostra umanità, e divinità, che voi uomo- Dio siete dentro di me, e lo credo con sicurezza incomparabilmente più sicura, che se vi Giovedì Santo 91 vedessi. Potrebbono ingannarmi i miei sensi; voi siete infallibile. Caro mio Gesù, ora, che colla sagramental presenza ancora, siete in me; deh! ripigliate a parlare, e suggeritemi il ringraziamento, che ho da farvi per l'incomparabile benefizio vostro, che sto godendo. Quell'Inno che voi cantaste dopo la cena, di cui celebro adesso l'anniversario, quello voi replicate; ed insieme coi santi apostoli, cogli angioli tutti del paradiso, intendo io di ripeterlo. Lode e benedizione, onore e gloria al padre, a voi, allo spirito santo adesso, e sempre, e per tutti i secoli. L'agnello divino, che è stato ucciso; le carni di cui sono state fatta degna di mangiare, abbia onor, e gloria, che n'è ben degno; e le creature tutte del cielo, e della terra lo benedicano, e lo esaltino, si struggano nell' amor suo. Incomincio d'adesso quell'Alleluja, che intendo di cantarvi per tutta l'eternità. Ma questo sol non mi basta. Io voglio far qualche cosa s in corrispondenza in contracambio del bene ricevuto. Che posso fare? Suggeritemelo. Io v' imiterò; e siccome voi cantato l'inno, vi conduceste alla k 6 92 Feste del Signore solitudine dell' orto, ad orare in questo sagro tempo, il più sagro dell' anno, io mi occuperò di tutto proposito nel santo raccoglimento, vi seguirò, vi terrò compagnia vegliando a' piedi vostri. Prenderò in mano il calice di nostra salute, che è quello, della vostra passione, e lo considererò con affettuosa attenzione, ne beverò quel più mai, che mi sarà possibile, a partecipare colla divota compassione, se in altro modo non posso, delle amarezze, che vói ne beveste largamente, a bene mio. Mi offerisco a ricevere con rassegnazione dalle vostre mani altro calice di pene, che vi piacesse di assegnarmi per mia porzione. Se io sono debole, ed incapace di reggerlo; il vostro braccio mi ajuti. La memoria della vostra passione sia sempre nel mio cuore; e nella grazia della divina. eucaristia, rappresentazione, e rinnovazione di essa, ne derivi in me tutto il suo frutto. Massime e Pratiche. Il santissimo sagramento è pane di vita, o veleno di morte, quale il vuole Giovedì Santo 93 chi si accosta a parteciparne. Questa è una verità solennissima di santa fede. Scrupoli nò, ma timore e terrore debbono starci a sinistra, quando ci appressiamo a comunicarci; se alla destra dobbiamo aver compagni la fiducia, il desiderio santo, l'amore. Mori un sacerdote all'improvviso; ed a non so chi, che all' udirne la nuova, esclamò Poverino! Comparire così alla sprovvista al tribunal di Dio; rispose un religioso ivi presente: Come alla sprovvista? Se poco prima aveva detta la santa messa. Chi è preparato dite lo stesso della sola per la messa, comunione, lo è ancor per la morte: E chi non lo è per la morte, non lo è nemmen per la messa. Buona regola di preparazione al santissimo Sagramento( 1). La più eccellente divozione è quella al santissimo sagramento, perchè è memoria della passione e morte di Cristo, che per comando di lui medesimo ( 1) Qui videre Deum dignus non est; neque Comunione dignus est Dominici Corporis. S. Joan. Chrysost. Hom. 56. ad Pop. Antioch. 94 Feste del Signore e per dovere di troppa giusta gratitudine, dobbiamo annunziare fin alla fine del mondo. Ecco però, come si annunzia. Col morire al peccato, col vivere a Gesù Cristo; quando noi ci crocifiggiamo al mondo; e teniamo il mondo, come crocifisso a noi. Pensiero di S. Basilio in Reg. Brev. Reg. 234. Il sagramento dell' altare è sagramento di unità, di pace, di concordia. Pare un irriverenza al sagrifizio, l'interrompere il rito, per qualsivoglia altra cosa. Ma Gesù Cristo, che lo ha istituito vi dice, che è contento di soffrirla, anzi vi comanda, che glie la usiate, per andar a riconciliarvi colla sorella, tra la quale e voi passasse per avventura, qualche dispiacere. Usate sempre la più delicata attenzione, di purgar il vostro cuore da qualsisia amarezza, benchè vi sembrasse giustissima, prima di accostarvi al sagro altar dell' agnello. Tutt'altro vi sarebbe inutile a guadagnarvi l'amor di Gesù, se vi mancasse l'amor perfetto del prossimo. GIACULATORIA. La passion di Gesù sia nel mio cuore; -E in lui il trasformi, per celeste amore. Fine della prima parte Inches Centimetres Blue L'ANIMA DIVOTA SSMO SAGRAMENTO 2 DEL OPERA Del Reverendissimo P. TEODORO DI S. MARIA 2 14 6 7 3 Cyan 4 15 3 Farbkarte# 13 Green 8 Yellow IN ROMA MDCCCXV. Pel Bourlie Con licenza de' Superiori. VENDESI DA DOMENICO MINU LIBRAJO INCONTRO IL CARAVITA NUM.177. 9 4 10 11 Red LO 5 12 13 Magenta 14 6 15 White 16 17 7 3/ Color 18 19 B.I.G. Black 00_