INTZ jb 3 4 9 8 L'ANIMA PENITENTE OVVERO IL NUOVO 238SATECE BENE DELL' AB. BAUDRAND EDIZIONE DECIMASESTA ROMA TIPOGRAFIA FERRETTI 1836. Gb 34 98 JTHITIMIT OVOU 31 OKTO ( 12/ 103A8 Univ.- Bibl. Giessen L'ANIMA PENITENTE 2000 bo de 5 Chemi 0 IL NUOVO, PENSATECI BENE: is omsid LE VERITA' ETERNE: Ricordatevi dei vostri novissimi, e non, peccherete giammai: così ne dice lo Spirito santo: Memorare novissima tua, ct in aeternum non peccabis.. Eccle. 7. 14 Bisogna pure, che la considerazionedelle verità eterne sia molto possente ed. efficace; poichè se noi le meditiamo seriamente, saranno per noi un validissimo rimedio per non peccare giammai.. Ma quali son dunque queste grandi ve3 4 ( rità, capaci di far sopra di noi impressioni così salutevoli? Eccolé: ma medifiamole, e scolpiamole per sempre ne' nostri cuori. 2. Egli è verità, che noi non siamo in questo mondo che per salvarci; e che se non salviamo l'anima nostra, tutto 6. per noi è perduto senza speranza di alcun rimedio. Egli è verità, che un sol peccato mortale può dannarci per sempre; e che il peccato è la sola disgrazia che abbiamo a temere in questo mondo: perchè esso solo può renderci infeliei nell'altro' ATHRAY 3.4 4 Egli è verità, che noi morremo un giorno, e che morir possiamo ad ogni senza averne, mai di sicuro neppur un solo, sicchè ogni momento per noi può esser l'ultimo.. istante Egli è verità, che all' istante medesimo che noi morremo sarem giudicati; e che Iddio ne domanderà un conto esatto di tutti i nostri pensieri, di tutte le nostre parole, e di tutte le nostre azioni, le quali cose sole dopo la nostra vita ci seguiranno.. Egli è verità, che dopo il tempo, che finirà presto, verrà una eternità che non finirà mai, o una eternità felice, che rinchiuderà in se stessa tutte le delizie in favor degli, eletti: od una eternità infelice, che unirà tutti i tormenti sulla testa de' reprobi, senza 4 7 speranza, senza consolazione, senza fine per sempre.. Verità sante son queste, verità sode, verità immutabili non meno che l'eternità stessa di Dio.. Pensateci bene.. Ah, se queste grandi verità fossero meditate profondamente, che impressioni farebbero entro di noi! 3 Chi è, che, venendo a pensare, che egli è sopra la terra unicamente per servir Dio, e salvar l'anima sua, vorrebbe passar la sua vita in cose inutili, in trattenimenti mondani, perdendo di vista l'unico affare, che dee decidere per sempre della sua sorte?. Chi è, che pensando, che per solo peccato può andar dannato, potrebbe mai indursi a commetterlo? E se lo ha coinmesso, potrebb' egli trattenersi un solo momento in questo lagrimevole stato, in cui la mano di Dio può avventargli un colpo di morte? Chi è che, considerando, che può morire ad ogni momento, non vivrebbe sempre tremando sull'orlo dell' in fernale abisso.?; 1 X • 2 un S Chi è, che oggi amerebbe sì disordinatamente la propria vita, e i beni di essa, che forse domani gli saranno tolti? Chi è, che, sapendo di certo, che al momento della morte dovrà presentarsi davanti al Giudice supremo, non eserciterebbe sopra se stesso un severo giudizio, non si renderebbe superiore ai vani giudizi degli uomini, e non vivrebbe sempre disposto e preparato per comparire al tremendo giudizio di Dio? Chi è, che, essendo persuaso, che lo aspetta dopo una vita mortale una eternità felice o infelice, non metterebbe ogni studio per evitar gli orrori dell' eternità infelice, e per rendersi degno delle delizie ineffabili dell' eternità felice? Chi è finalmente, che, meditando queste grandi verità, non vivrebbe e non morrebbe da santo? Pensateci bene. Oh ciechi, e insensati! che facciamo in questo mondo, se non pensiamo, se non ci applichiamo daddovero alla considerazione di questi oggetti si rilevanti? Anime immortali, e create ad immagine di Dio, sovvengavi delle pri 9 me ed ultime verità: comprendete bene per mezzo di serie riflessioni donde venite, e dove andate da chi riceveste l'essere, e a chi dovete il vostro cuore: ciò che portaste con voi, venendo al mondo, è ciò che con voi porterete, uscendo di questo luogo di esilio! Ci avete voi pensato? come ci avete pensato? che aspettate voi a pensarvi? O verità sante, verità divine, dissipate colla vostra celeste luce, dissipate le tenebre che ne acciecano; mostrateci ad ogni momento quello che siamo stati; cioè un puro niente; quello che ora siamo, cioè peocatori; quello che un giorno saremo, cioè, o eternamente felici, o eternamente infelici! Ahime per disporci a quest' ultimo termine, forse non abbiam che un istante: andiamo nelle solitudini, nei deserti, a riempirci la mente di questi oggetti, che soli meritano di tenerci occupati nella loro considerazione, e soli posson bastare a convertirne. Lasciamo passar ciò che passa, appigliamoci a ciò che è eterno; diciamo a tutto il rimanente: io di voi non fo verun capita1* 10 le perchè forse domani o voi o io non saremo più. Lasciatemi in libertà. i momenti di vita che mi rimangono, poichè Dio, per sua misericordia, è contento ancora di concedermeli. A voi li consacro, mio Dio, per non pensar più che a voi, e per non curarmi d'altre fuor che di voi. Passeranno il cielo e la terra, ma le vostre parole sempre sussisteranno. Degnatevi dunque di scolpirle nel mio cuore, e fate, che mi restino sempre scolpite sino all' ultimo sospiro di mia vita: Coelum et terra transibunt, verba autem mea non transibunt. Marc. 13. Finora non ci ho pensato; ma finattanto che avrò vita ci penserò. ISTORIA Nell' istoria eeclesiastica si racconta, che un gran numero di santi Penitenti vivamente commossi dalla vanità delle umane cose, e dalla grandezza delle verità eterne, si ritiravano ne' deserti per aver comodo di meditare. Ivi, separati gli uni dagli altri, penetravano nelle caverne, ove, standosi come sepolti, ad A altro non si applicavano che alla con-. siderazione di queste immutabili verità:: quindi, ripieni di gran sentimenti eecitati dalle medesime, praticavano tutte le austerità della penitenza, e tutto il rigor. delle macerazioni: col mezzo dell'orazione, delle vigilie, de' digiuni, de cilizj, di tutti gl'istromenti sanguinosi di penitenza, riducevano in servitù i loro corpi pallidi e sfigurati, che sembravano scheletri viventi; non si nodrivano che di radici di erba, o di pane meschiato colle lor lagrime. A questo modo passavano la lor vita, che dir potevasi una lunga morte, ed allorchè. dopo i venti, i trenta, i quarant'anni giungevano al termine della lor carriera, erano pieni ancora di timore è di spavento. Pensiamoci bene. $ 2 Riflessioni. Que' santi penitenti, che da noi si ammirano, aveano essi un altro Vangelo da osservare, un' altra religione da praticare, un altro Dio da servire, un'altra eternità da sperare, o da te mere?' R 12 feNo certamente: ma essi aveano gran de, e noi ne abbiamo sì poca: essi pensavano alla salute della loro anima, e noi non ce ne pigliamo pensiero: essi meditavano le divine grandezze, l'orrore del peccato, l'incertezza dell' ora della morte, il tremendo abisso dei giudizi di Dio, le conseguenze di un avvenire, o eternamente felice, o eternamente infelice; ma noi abbiamo troppo paura di occuparci nella meditazione di queste grandi verità. In somma essi viveano da santi, e noi viviam da mondani. Pensiamoci mentre siamo in tempo. Che guadagno facciamo a non pensarci? Che consolazione non avremo noi un giorno per averci pensato? Pensiamoci dunque, e questa sia la nostra continua occupazione, per non disperarci poi eternamente a motivo di non averci pensato, o piuttosto per raccogliere i sempiterni frutti di questo salutevole pensiero. LA SALUTE 13 Io voglio salvarmi; tutti lo dicono tutti lo pensano. Ed è ben giusto il dirlo; ma più ancora il pensarlo. Imperocchè, che cosa abbiam noi a fare in questo mondo, se non procurar di salvarci? Qual' è la cosa che più e' interessa in questa vita, se non se la salute dell' anima nostra? pensiamo dunque, e non pensiamo che a questo importantissimo affare; diciamo incessantemente a noi stessi: io voglio salvarmi, perchè la salute dell' anima è la sola cosa, per cui Dio ci ha messi al mondo. No, Iddio non ci ha collocati sopra la terra per esser grandi, per esser ricehi, per esser felici, ma per esser santi, per operar la nostra eterna salute. Se non ci salviamo, meglio saesser mai narebbe stato per noi non ti; perchè se noi non fossimo nati, vi al sarebbe stata una persona di meno mondo; e se noi non ci salviamo, vi sarà un reprobo di più all' inferno. La salute dell' anima nostra è l'unica cosa che in questa vita può recar 14 ne qualche soda consolazione. I trastulli, i divertimenti, i piaceri non soddisfano sempre il nostro cuore, ma vanno sovente accompagnati da amarezze, e rimorsi, che lo tormentano. Un momento speso nel trattare con Dio, ed impiegato per la salute dell'anima, senza dubbio deesi preferire a molti anni dati alla vanità di questa vita, ed agli eccessi delle passioni. La salute dell' anima nostra è il solo pensiere che potrà in punto di morte recarne conforto. Mi figuro di esser vicino al letto di un moribondo, il quale sarà vissuto in mezzo alle ricchezze, agli onori, e ai piaceri. Or dico io di tutto questo, che cosa gli rimane alla morte? e che sarà, per lui tutto questo, se ne avrà fatto abuso, se non una sorgente di angustia e di crepacuore, ed un motivo di eterna condanna? Disgraziato ch'egli è! una sola cosa egli avea a fare in questo mondo, e questa è la sola ch' egli ha tra: ? b scurata. La salute dell' anima nostra è la sola cosa, di cui Iddio al giudizio ci do 15: manderà conto.. Vi siete salvato? Questo sarà quel tanto sopra di che saremo interrogati da Dio, e sopra di che dovremo rispondere: vi siete salvato? Senza questo, che vi avrebbe servito il fare acquisto d' immense ricchezze, poichè voi non avete ammassato che tesori dell' ira di Dio? che vi avrebbe giovato l' esser qualificato e distinto nel mondo, se vi trovate annoverato tra' reprobi? Qual sara dunque la sorpresa, la costernazione, e la disperazione di un'anima, che dovrà comparire al tribunale di Dio, non avendo altro da presentargli che peccati e rimorsi? Era forse ella per questo venuta al mondo, per fare dinanzi al suo Giudice una si trista comparsa? sal Finalmente la cura della salute dell'anima è l'unica cosa che dovrà decidere sopra la nostra eternità. Se ci saremo adoperati per la salute dell'anima nostra, il cielo sicuramente sarà per noi; ma se non ce ne saremo curati, l'inferno sarà per sempre la nostra porzione. Ci avete voi pensato bene? Non basta pero il pensare alla salute . 16 dell' anima, ma è necessario ancor travagliare per ottenerla. Iddio vi ha creati bensì senza voi, ma non vi salverà senza voi. Ora chi è che si travaglia per la sua salute? chi è che vi si adopera? ovvero se si travaglia per essa, si travaglia poi con tutto lo studio, e con efficacia? E in vece di attenersi a quella massima generale, io voglio salvarmi, si discende poi al particolare, col dire a se stesso, io voglio salvarmi? dunque è necessario, ch' io lasci quell' occasione pericolosa; dunque è necessario, che છે m' allontani da quella persona sospetta: dunque è necessario, che io restituisca que' beni di male acquisto; dunque è necessario, che mi riconcilii con quel nemico; dunque è necessario, che io metta ordine agli affari della mia coscienza. Tutti i giorni si va dicendo: voglio salvarmi; ed ogni giorno l' uomo si travaglia per dannarsi. O deplorabile cecità degli uomini! Io mi porto in una pubblica piazza, vedo una quantità di persone, che vanno, che vengono, che corrono che mostrano della premura; domanda loro: oxe an 177 date, ove correte con tanta sollecitudine? Luno risponde: vado a procacciarmi un posto; l'altro, vado a visitar un'a-. mico; l'altro, vado a sollecitar una causa; l'altro, un affar d'importanza mi chiama. E la vostra salute, e la vostra salute? Così è: tra tutti costoro che sono solleciti e ansiosi per li temporali vantaggi, appena se ne troverà qualcuno che si faccia premura per la salute dell'anima sua. Tutti gli altri assorti negli affari terreni, non si prendono verun pensiero del solo affare che merita. tutte le loro cure. No, Iddio non condanna una ragionevole sollecitudine intorno alle cose di questo mondo; quello che Dio condanna si è la colpevole. trascuranza intorno alla salute dell'anima. Per gli affari del mondo noi siamo tutto ardore, tutto fuoco: per quei del: cielo non abbiamo che indifferenza e freddezza di spirito. Così si opera e si vie così si morrà. Ecco l' uomo; dov'è il cristiano? Ecco il tempo: qual sara l'eternità? si è travagliato pel mondo, per la propria fortuna, per la famiglia; ma e per Dio, e per la propria salute, 2* ve, * 18 che si è fatto? Quando giunti saremo al fine della nostra carriera, e getteremo lo sguardo sopra il cammino che durante la nostra vita abbiamo tenuto; che stordimento sarà il nostro! che crepacuore che disperazione fors' anche! ah! bisognava pensarci, e prevenirla.. Pensate alla vostra salute. Che giova all' uomo posseder l'universo, se poi viene a perdere l'anima sua? Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur? Marc. 8. ISTORIA Un cortigiano, che aveva impiegata la sua vita in servizio del suo principe, venne in fine sorpreso da malattia mortale. Il principe, che lo amava, portossi accompagnato dagli altri suoi cortigiani a visitarlo; e trovollo in un estremo pericolo, ridotto ad una specie d'agouia, e come sul punto di esalar l' ultiO fiato Commosso al vederlo in quel compassionevole stato, potrei, gli disse, giovarvi in qualche cosa? Domandate pu 19 re con confidenza ciò che volete, e non dubitate, che non vi sarà negato. Principe, rispose allora l'infermo, nella trista situazione, in cui sono, non ho che una sola cosa da domandarvi, ed è di concedermi an quarto d' ora di vita. Oh! questo poi non è in mio potere, disse il principe; chiedete altra cosa, se volete che io vi esaudisca. E che! replicò l' ammalato: sono cinquant' anni che io vi servo, e voi non potete accordarmi un quarto d'ora di vita? Ah! se io avessi servito così fedelmente, e così lungo tempo, il Signore, egli mi concederebbe al presente non un quarto d'ora di vita, ma una beata cternità: e poco dopo se ne morì. Felice lui, se egli stesso seppe approfittarsi della lezione che dava agli altri, sopra la vanità delle umane cose, e sopra la necessità di travagliarsi sopra la salute dell' anima! Riflessioni Tale sarà un giorno la nostra, morte! Noi ci struggiamo, ci consumiamo, ci saerifichiamo per servire il mondo: ma 20 4 quando sarà venuta la nostra ora, che cosa potrà il mondo a nostro favore?: Che cosa ci resterà di quanto avremo fatto pel mondo, se abbiamo trascurato il servigio di Dio, e la salute dell' anima nostra? Pensiamoci bene, e diciamo più sinceramente e più efficacemente che mai: Volo salvare animam meam. Voglio salvarmi, e ci metterò ogni studio per tutto il restante della mia vita. Troppo indolente sono stato per lo addietro. Oh me felice! perchè Dio ancor mi dà tempo e grazia di pensarci.. IL PECCATO . 9 Ci vorrebbero torrenti di lagrime per deplorare tutte le perdite che il peccato cagiona all' anima, e tutte le miserie a cui la rende soggetta. 3 Il peccato toglie all' anima tutta la sua gloria. Imperciocchè l'anima per la grazia era figliuola diletta del Padre celeste, degna sposa del Figlio, e tem. pio vivente dello Spirito santo. Per lo peccato ella perde tutti questi preziosi vantaggi, e diviene schiava del demonio, e delle sue passioni. 21 Il peccato la spoglia di tutta la sua bellezza. La grazia rendeva l'anima un oggetto di compiacenza agli occhi di Dio, il quale la riguardava come suo tempio, suo santuario; ma il peceato gliela converte in oggetto di orrore e di esecrazione. se Il peccato la priva di tutti i meriti. Figuratevi un vascello riccamente carico di quanto v' abbia di più prezioso: rompe in uno scoglio, e fa naufragio, tutto è perduto e sepolto nelle acque. Ecco la trista immagine dell' anima in peccato: poichè il peccato le toglie tutti i meriti che davanti a Dio acquistati avea, e la riduce ad una spaventosa miseria. ll peccato le ruba la pace. Finché l'anima se ne stava unita al suo Dio, oh che bella pace godeva! ma il peccato, entrando in essa, vi ha introdotto il turbamento, l'agitazione, i rimorsi, i timori, gli spaventi, per modo, che diviene a se stessa una specie d' inferno. Il peccato l'espone a tutte le miserie della vita, a tutti gli orrori della morte, a tutti i tormenti di una eternità infelice. Vi ha forse qualcuno che ci pensi? 22 Bisognerebbe aver lagrime di sangue per piangere sopra gli orrendi caratteri del peccato in un'anima, e sopra la mostruosa opposizione ch'esso peccato le fa avere con Dio. Carattere di ribellione: Iddio comanda, e' l peccatore risponde, non ubbidirò; se la bocca nol dice, lo dicono il cuore, la condotta, e le azioni.. Carattere di temerità e di presunzione: perocchè un verme di terra, una vil creatura ardisce di sollevarsi contra l'onnipotente, contra il supremo Essere, il quale può ad ogni istante annichilarla. Carattere d'ingratitudine: poichè colmata essendo da Dio di tanti favori, ella se ne abusa, e si rivolta contra i suo benefattore Carattere di perfidia stante che mille volte aveva promesso al suo Dio un'inviolabile fedeltà ,. rendendola forse più solenne colla grazia de' Sacramenti; e poi il tradisce, violando tutte le promesse a lui fatte. Carattere finalmente( come potrò io dirlo senza inorridire!) carattere di parricidio e di deicidio: giacchè ogni peccatore, come dice san Paolo, crocifigge di nuovo Gesù Cristo, e fa del suo cuo$ 23 re un sacrilego altare, ove sagrifica il suo Dio nel medesimo tempo che viene a sagrificare al demonio l''anima sua. Ah! mio Dio, qui è dove, più che i discorsi, dovrebbero farsi sentire i gemiti ed i singhiozzi. Diciam dunque gemendo e tremando: il peccato è un si gran male, che quando pure in un mes desimo tempo si unissero tutti gli altri mali, la. guerra, la peste, la fame le angosce, le amarezze, le malattie, c e la morte ancora, sarebbero un nulla in paragone di un peccato. Il peccato è un sì gran male, che quantunque per non commetterlo, fosse necessario perdere i nostri beni, la nostra libertà, la nostra sanità, la nostra vita, con tutto ciò, senza esitar nè anche un momento, dovremmo versare sino all' ultima goccia il nostro sangue, offerire il nostro petto, e lasciarci piantar in esso il pugnale, piuttosto che acconsentire al peccato. Il peccato è un si gran male, che sebbene per mezzo di un peccato fosse possibile trar fuori dall'inferno tutti i dannati, e farli salire al cielo, tuttavia meglio sarebbe il lasciar 24 li nel fuoco, nei tormenti, nella disperazione, che liberarneli, se per ciò si avesse a commettere, non diro un peccato mortale, ma il menomo peccato veniale. Finalmente il peccato è un sì gran male, un male si orrido, si detestabile, che il cielo non ha fulmini bastevoli per distruggerlo, nè la terra voragini sufficienti per ingojarlo, nè l'inferno fiamme che bastino per espiarlo. Chi è che ci pensi? Ah! diciam dunque con tutto il cuore: maledetto peccato, che ci tira addosso tutte le maladizioni. Maladetto da Dio Padre, poichè ne offusca l'immagine maladetto dal Figlio, poichè ne profana il sangue: maladetto dallo Spirito santo, poichè ne disprezza le grazie; maladetto nel cielo, che sopra di esso avventa tutte le sue esecrazioni: maladetto sopra la terra, ch' esso riempie d'iniquità: maladetto nell'inferno, ov'esso precipita tutti i dannati: maladetto durante la vita: maladetto alla morte: maladetto nel tempo, e maladetto nell' eternità. Veggo i Santi, che tremano alla sola considerazione del peccato; i/ 25 solitarj, che s' intanano nei deserti per allontanarsene dai pericoli; i penitenti, che sospirano e singhiozzano pel dolore d'averlo commesso; i martiri, che nuotano nel loro sangue per non commetterlo. Che abbiamo noi fatto, e che facciamo per piangere, per espiare, per cancellare i nostri peccati? Morir, mio Dio, morir mille volte piuttosto che commetterne mai alcuno; ve lo chieggo, lo spero dalla vostra grazia. Egli è ormai tempo di pensarci; domani forse non ci saremo più.. ISTORIA L' Imperatore di Costantinopoli, eretico, mortalmente sdegnato contro s.. Giovanni Grisostomo, un giorno, acceso di collera, disse in presenza de' suoi cortigiani: vorrei pur vendicarmi di questo Vescovo. Quattro o cinque di essi, che erano adunati per fargli corte, dissero il loro parere. Il primo disse: mandatelo in esilie tanto, lontano, che non abbiate a vederlo mai più. Il secondo, confiscategli, disse, tutti i suoi be 26 ni. Il terzo disse: cacciatelo in una prigione carico di catene. Soggiunse il quarto: non siete voi. il padrone?. fatelo perire, e liberatevene a..questo mo do.. Un altro più intelligente, vingannate tutti, disse egli, non è questo il mezzo di vendicarsene e di punirlo; perocchè, se lo mandate in esilio, tutta la terra è sua patria; se gli confiscate.. tutti i suoi beni, voi li togliete ai poveri, e non a lui; se lo cacciate in una prigione, egli bacierà le sue catene, si stimerà fortunato; se. lo condannate a morte, voi gli aprite il cielo. Volete voi, o Principe, pigliarne vendetta? sforzatelo a commettere un peccato: io lo conosco: egli è un uomo, che altro non teme in questo mondo se non se il peccato. Hic homo nihil timet nisi peccatum. No, egli non teme nè esilio, nè perdita di beni, nè catene, nè fuoco, nè tormenti, ma teme solo il peccato. Gran sentimenti! Ah! quanto noi saremmo felici, se di noi si potesse dire, come di lui: quest' uomo non teme che il peccato e. sommamente lo teme! Hic homo nihil timet nisi peccatum. Univ.- Bibl. Giessen 27 Riflessioni Pensiamoci dunque, e non ce ne dimentichiamo giammai: col peccato mai non entreremo in cielo, unica nostra patria: col peccato mai non vedremo Dio, autore del nostro essere col peccato, se non è cancellato, saremo dati in preda per sempre laggiù nell' inferno alle fiamme, ai tormenti, ai rimorsi, al furore, alla disperazione. Pensiamoci; e se bisogna, dimentichiamoci di tutto, per ben pensarci. Quasi a facie colubri fuge peccata Eccl. 24. Alla vista del peccato tremate, e fuggite come alla vista di un serpente. Peccavi contra cælum, et coram te. Lue. 15. Ho peccato contra il cielo, ed in vostra presenza, o mio Dio. Peccatum meum contra me est semper. Ps. 50. Ho sempre dinanzi agli occhi il mio peccato, che di continuo si solleva contro di me. Averte faciem tuam a peccatis meis. etc. Non vogliate più considerare i miei peccati per castigarlı, o mio Dio, e cancellate colla vostra grazia tutte le iniquità dell' anima mia. 28 LA MORTE Pensate bene a queste grandi verità. 1. Noi tutti morremo e verrà un giorno, che per noi sarà l'ultimo. 9 2. L'ora della morte a noi è ignota, e arriverà più presto che non pensiamo. 3. Dal momento della morte dipende la nostra eternità. 4. Dopo la morte non vi sarà per noi più alcun mezzo per rimediare ai nostri mali. Pensiamoci dunque presentemente. Non vi ha cosa tanto comune, quanto la morte: ogni giorno si sente dire: è morto il tale; la tale è appena spirata; il tale è stato colpito da accidente improvviso; la tale, dopo una lunga malattia, è passata all' altro mondo: il tale è stato poc' anzi assassinato, il tal altro si è annegato: questi ha fatto una caduta, è rimasto sul colpo; quegli è stato schiacciato sotto le rovine di una fabbrica. Ogni giorno ci si mettono sotto gli occhi simili esempj: un qualche giornó noi ne daremo uno agli altri. Ci pensiamo noi? 29 Tutti gli uomini senza eccezione sono soggetti alla morte, la quale domina sopra ogni condizion di persone. Il giovine non è sicuro dai colpi fatali di essa; il bambino muore talvolta all'istante medesimo che comincia a vivere; la morte assedia la porta del ricco; ad essa cedono le potenze, le ricchezze, le corone, gli scettri; essa penetra nei palazzi dei podei grandi come nelle capanne veri, essa distende nella bara non meno il grande che il piccolo. Tutti i giorni essa vuol sacrificar qualche vittima: e ciascuno di noi può esser la prima. Ci pensiamo noi? F Come mai possono gli uomini vivere in una si doplorabile cecità sopra la morte, che di continuo li minaccia? Si sa, ehe ad ogni momento si può morire, e pur si vive come se mai non si dovesse morire; sempre si rimira la morte in una gran lontananza, come se non dovesse mai arrivare. Si sente dire; il tale è morto improvvisamente; e noi sempre ci lusinghiamo di goder lunga vita. Alla morte altrui sempre si trovan delle ragioni per assicurar noi stessi: quella persona 3.0 è morta; diciamo noi, ma ella non godeva salute; era già molto tempo che giaceva inferma; ella non sapeva governarsi faceva dei disordini; era stata avvertita; era minacciata da tali accidenti, ma non è stata curata a tempo, ed a proposito. Cosi andiamo cercando ragioni per allontanare- da noi il timor d'una morte vicina in luogo di ragionar così: il tale è oggi morto; e chi m'ha detto, ch' io domani sarò vivo? Il tale è stato sorpreso da morte subitanea; forse- domani il lagabre suono delle campane darà segno della mia morte. Colui credesi d'essser molto lontano dalla sua ultima ora", mentre porta entro di sè il colpo funesto, che sta per privarlo di vita; oggi pensa a divertirsi, e domani sarà citato al tribunale di Dio. Ci ha egli pensato? Quello che vi ha di più terribile su questo punto, si è, che le conseguenze della morte sono irreparabili ed eterne.La morte s'effettua in un momento; ma questo momento decide tutto per sempre. Quali saremo stati nel momento della morte, tali saremo per tutta l'eternità. Se moriamo in istato di grazia, siamo per sempre feli 31 ci; se moriamo in peccato mortale, siamo per sempre infelici, dannati, e- maladetti.. L' albero cadrà un giorno, dice lo Spirito santo; se cade alla destra, è riserbato per lo edeficio della celeste Gerusalemme; se cade alla sinistra, è destinato al fuoco. Ubi ceciderit arbor, ibi erit. No ,, dal momento della morte, per tutta la eternità, non. vi è più rimedio. Nè dolore nè sospiri nè singhiozzi nè lagrime nè risoluzioni nè promesse giovar potranno a cangiar il destino; è fissato per sempre; la sentenza è data, e per tutta l'eternità deesi eseguire..Bisognava averci pensato, perchè alloranon sarà più tempo di farlo.. Tutta la vita impiegar doveasi nel prepararsi alla morte; e se non l' abbiamo fatto, tutta l' eternità sarà da noi impiegata a deplorar la nostra sciagura, e a gemere sempre mai disperati.. Il Salvatore del mondo ce ne avverte con quelle parole: il Figliuol dell'uomo verrà nell'ora, in cui meno vi penserete. Qua hora non putatis, Filius hominis veniet. Luc. 12. Ah! Sigpore, comincio da questo punto, a pensarci, per tutta la mia vita ci pen 32 serò, procurerò di star sempre apparec-. chiato, e da questo giorno in poi penserò, che tutti i giorni posso morire.. bias ISTORIAL Un giovane, per la cui salute san; Gregorio papa interessavasi con ardore, avea concepita verso una persona di differente sesso una passione si violenta, che lo faceva dar in eccessi, senza che i consigli, gli avvisi, e le preghieredel santo Pontefice avesser mai potuto staccargliela dal cuore. Iddio per uno di que' suoi tremendi giudizi, che non: possono se non adorarsi, colpi d'improv-. viso accidente l'oggetto di quella sciagurata passione, togliendolo con morte. repentina da questo mondo. Il giovane, restò sorpreso da estremo cordoglio, ma ciò che fa stordire si è, che una tal morte, in vece di distaccar il cuore da quell' insana passione, altro non fece che aumentare, e vieppiù accendere in: esso il fuoco che lo consumava. San Gregorie, sensibilmente afflitto per questa deplorabile cecità, si credette in dovere di far un ultimo sforzo per salvar quell' ; d 33 anima. Un giorno dunque dopo aver pregato il Signore di benedire il suo disegno, prese per mano il giovane, così dicendogli: venite meco, che voglio mostrarvi l'oggetto dei vostri sfrenati amori, e lo condusse alla tomba, ove stava sepolto il cadavere della defunta. Che spettacolo si presentò allora agli occhi del giovane! Pieno di timore, e di spavento, si tira indietro. No, figliuol mio, gli disse il Santo, fermatevi, non fuggite; sostenete lo spettacolo che la morte viene a presentarvi; considerate bene ciò che vi si para dinanzi; osservate come è divenuta quella caduca bellezza, dietro alla quale voi andavate così perduto; mirate quella testa scarnata, quelle ossa annerite, quell' orrida massa di ceneri, di putredine, e di vermi, ecco l'oggetto della vostra passione, pel quale voi avete mandati tanti sospiri, pel quale voi avete sacrificato l'anima vostra, la vostra salute, la vostra beata eternità, il vostro Dio. Queste efficaci parole, e questo sorprendente spettacolo fecero una sì viva impressione nel cuor di quel giova 34 ne, che conoscendo finalmente il nulla di questo mondo, e la fralezza d'ogni beltà transitoria, ripudiò da quel momento tutte le vanità della terra, e non pensò più ad altro che a prepararsi, per mezzo di una vita cristiana, ad una santa morte. Pensateci bene. Verrà la vostr' ora: che penserete allora di tutto ciò che vi tiene attaccato in questo mondo? Una signora giovine, dotata di molto spirito, di tutti i talenti propri del suo sesso, trovossi al fine della sua vita più presto assai che non si era creduta. Al principio della malattia le si tenne nascosto il pericolo, in cui ella si trovava, come bene spesso avviene; ma poichè il male si aggravava, fu di necessità manifestarle il suo stato pericoloso, ed avvertirla di provvedere alla sua coscienza. A questo annunzio restò sbigottita e conturbata; ma finalmente ravvivandosi coll'ajuto della divina grazia tutti i sentimenti della sua fede, fece di sè un generoso sacrificio al Signore, ed ella stessa chiese di ricevere gli ultimi Sacramenti. Essendovisi disposta, fece pre 35 gare un certo numero delle sue amiche di venire a vederla. Giunte che furono tutte, mentre stava per ricevere il Santissimo Viatico, disse loro con voce languida, e d'un tuono che ne dimostrava la compunzione: Signore mie, vi ho chiamate per farvi vedere in me la vaal veder nità delle umane cose: voi, lo stato in cui mui trovo, ne restate commosse; sappiate approfittarvene, e comprendete qual sia il nulla di queste mondo. Ah! se poteste vedere le cose cogli occhi, con cui io le veggo presentemente, quanto rimarreste disingannate di tutte le vanità, e di tutte le illusioni di questa vita, e quanto ben conoscereste non esservi nient' altro di sodo, che il servir Dio! La mia ora è venata, e la vostra verrà; non aspettate allora di prepararvi alla morte. Io vi parlo, e vi veggo per l'ultima volta di mia vita. Soccorretemi, vi prego, colle vostre orazioni. Se ottengo misericordia come spero, mi ricorderò di voi avanti a Dio. Allora ricevè il Santissimo Viatico, e qualche tempo dopo spirò. Queste ultime parole restarono scolpite nell' 9 36 animo di quelle che le avevano intese, di maniera che in esse produssero frutti di eterna salute. Produranno in voi le stesse parole almeno qualche salutevole riflessione? Pensateci, mentre siete a tempo. L'ETERNITA' L' uomo entrerà un giorno nella casa della sua eternità, dice lo Spirito Santo: Ibit homo in domum aeternitatis suae. Eccl. 12. Egli è dunque vero, o uomo mortale, che se voi siete in questo mondo, non ci dovete star sempre: che dopo questa vita breve di alcuni giorni, ne succederà un'altra, che non avrà mai fine. Egli è dunque vero, 0 uomo peccatore e impenitente, che i tuoi misfatti, i tuoi eccessi, i tuoi disordini non andranno impuniti, e che gli abissi delle vendette s'apriranno un giorno per ingojarti, e ingojarti per sempre. Egli è dunque vero, o anime giuste, che non resteranno senza ricompensa le vostre virtù e le vostre afflizioni, e che ad esse sta preparata una immortal corona tra gli eletti nella regione dei viventi. 37 Pensateci bene: il tempo non ci è conceduto che per pensare all'eternità. Eternità! Dopo alcuni anni spesi nei divertimenti, nelle allegrie, nei piaceri, nell' abbondanza, ecco un' eternità di amarezze, di rimorsi, di disperazione sempre e mai; saranno queste due parole l'eterna meditazione del reprobo: sempre nei tormenti, sempre nelle fiamme, sempre in mezzo agli orrori: mai non vi sarà fine, mai non vi sarà alcun sollievo, mai non vi sarà il menomo raggio di speranza. Eternità! Dopo alcuni anni impiegati nella sofferenza delle croci e delle tribolazioni, e nei penosi esercizi della virtù, ecco un'intiera eternità di gioja, di consolazioni, di felicità, di delizie inenarrabili; sempre e mai; sarà questa l'eterna contemplazione del predestinato: sempre in Dio, sempre con Dio, sempre felice della felicità stessa di Dio: mai uon sarà soggetto nè a timore nè a tristezza nè a vicenda d' alcuna sorte: Guai a sempre e mai, mai e sempre. chi non ci pensa, ma guai più ancora a chi ci pensa, e non vive da cristiano e da santo! 3 38 Al insensati che siamo! che facciamo noi in questi pochi giorni di nostra vita? ad altro non si pensa che al tempo; tutte le nostre occupazioni riguardano il tempo; non si travaglia, non si vive, che in grazia del tempo; e frattanto l'eternità ci aspetta, e l'eternità si avanza ad ogni momento, e l'eternità sta per riceverci nel suo seno, e forse domani vi entreremo. Oggi tripudi, passatempi, trastulli: e domani lagrime, sospiri, e singhiozzi. Che cecità! Vi è un' eternità: ci pensiamo noi seriamente, efficacemente? Chi è, che ci pensi? Forse quel tenero fanciullo il quale, per una vituperevole negligenza di coloro che gli hanno dato la vita, appena sa, che ve n' è un'altra? Forse quel giovane dato in preda alle vane conversazioni, agli affascinamenti di questo mondo, e ai desiderj sregolati del suo cuore? Forse quella persona provetta, che solo pensa a prolungare una vita, che consacrar dovrebbe alle lagrime ed alla penitenza de'suoi errori commessi? Se all' eternità si pensasse che mu↑ 39 tazione vedrebbosi di cuori e di costumi! Qual è quel nemico, che non risolverebbe di riconciliarsi col suo avversario, e vorrebbe comparire al tribunal di Dio col fiele nella bocca, e coll' amarezza nell'anima? Chi è colui, che riterrebbesi quei beni che sa essere da lui posseduti ingiustamente? Chi porterebbe nella coscienza un dubbio che l'inquietà; e aspettar vorrebbe a venir in chiaro dinanzi al divin Giudice? Se ci si pensasse davvero, procederebbesi forse come si procede? Opererebbesi come si opera? Vivrebbesi come si vive? E chi è mai, che considerando, esservi dopo questa vita caduca, e mortale, una vita immortale, e di eterna durata, non porrebbe ogni sua sollecitudine in un affare si rilevante? E chi è mai, che veggendosi sotto i piedi un' inferno aperto, come un abisso disposto ad inghiottirlo per sempre, non determinerebbe d'imprendere tutto, di soffrir tutto e di perder tutto per evitarlo? E chi è mai, che riflettendo alla gloria ed alle delizie di una beata eternità, non sospirerebbe di continuo per conseguirle? " 40 Ah! se si pensasse seriamente alla eternità, possiamo noi credere, che i piaceri avrebbero ancora de'seguaci? Che il mondo avrebbe ancora dei partigiani? Che il peccato avrebbe ancora degli schiavi? No, io non dubito di dire, che d'allora innanzi le conversazioni mondane sarebbero derelitte, disciolti sarebbero i divertimenti pericolosi, e gli spettacoli profani del tutto abbandonati: non vi sarebbe concorso di popoli se non nelle chiese, ove vedrebbonsi circondati gli altari, i tribunali della penitenza assediati: : e ciascuno di noi, quasi assorto in questo gran pensiere, frequentemente a se stesso direbbe: vi è una eternità, la credo, la temo, l'aspetto: ad ogni momento mi può sorprendere: dalla sera alla mattina io posso esservi chiamato: e se questo mi succedesse, sarei in istato di entrarvi? Ah! poichè un giorno dovrò terminare la mia carriera in questo mondo per cominciarne una nuova nell' altro, non è egli prudenza il pensarci senza più differire, e apparecchiarmici senza intermissione? E che miseria sarebbe la mia, se dopo 41 vivere riflessioni sì sode continuassi a come sono vissuto, a guisa di coloro, i quali sembra che dopo questa vita non abbiano nulla da temere, o da sperare! O pensiero dell' eternità, quanto sei grande quanto saresti fruttuoso! ma oh quanto sei poco considerato! ISTORIA. Un dipintore famoso presso gli Antichi venne un giorno interrogato da un altro dipintore, il quale fecegli questa domanda: com'è possibile, ehe voi essendo così perito nella vostra arte, facciate si poche picture; mentre io, molto inferiore di merito, ne fo un gran numero in poco tempo? Eccone la ragione, rispose l'altro; egli è perchè voi dipingete pel tempo, ed io dipingo per l'eternità: æternitati pingo. Bella lezione in vero: non ci vergogniamo di apprenderla. Noi, tutti quanti siamo, abbiam a formare una pittura, imperocchè, come cristiani, se vogliam essere predestinati, formar dobbiamo in noi il ritratto e la somiglianza di Gesù Cristo, 42 che è il capo e'l modello di tutti gli eletti. Ogni giorno noi vi possiamo far qualche cosa; un' orazione volta a Dio, una limosina offerta per amor di Dio, una mortificazione fatta con ispirito di penitenza, sono tante pennellate che noi diamo, tanti tratti di somiglianza col divino esemplare che ci viene presentato; ma ricordiamoci sempre, che questo ritratto deve esser fatto l'eterper nità: aternitati pingo. Penetrati da questi grandi sentimenti, operiamo e viviamo d'ora innanzi, come ripieni del pensiero dell' eternità, sostenuti dalla fede dell'eternità, animati dalla speranza dell' eternità, in una parola, come destinati alla eternità. Iddio faccia, che questa eternità sia per noi felice.. Riflessioni. Pensateci bene, e dite continuamente a voi stesso: Vi è un'eternità! io son fatto per la eternità: io forse son già alla porta della eternità: che sorte mi toccherà nell' eternità? Iddio non mi concede il tem 43 po, se non per pensarci. A questo punto dunque io consacro i momenti di vita che mi rimangono. IL RITARDO DELLA PENITENZA Ne differas de die in diem. Eccl. 5. Non vogliate differire di giorno in giornc a convertirvi; tutti i giorni nel mondo veggonsi dei peccatori, che vivono, e si addormentano nel peccato, dicendo sempre, che si convertiranno, e lusingandosi che sempre avranno il tempo di convertirsi. Questa è una illusione, una cecità, per cui un' infinità d'anime si son perdute, e si perderanno. Peccatori, non vi lusingate, poichè se voi differite a convertirvi, voi vi mettete a rischio di non convertirvi giammai, e di morire da reprobi. Per lo meno secondo i principi della fede tutto dee recarvi terrore; nè vi è alcuna cosa, che nella vostra rea speranza possa farvi si. curi. Così è: secondo la fede, tutto dee atterrire un peccatore, che differisce la conversione. Gli oracoli, le minaccie, le similitudini, le figure, le parabole, 44 gli esempj, sono per esso materia di terrori. Tutto gli va dicendo a nome di Dio stesso: Ne differas. Non differite. Ascoltatelo dunque, e pensateci bene. Terrore negli oracoli. Sono pur formidabili i testi della Serittura su questo proposito. Cercate il Signore, mentre si può trovare: Quærite Dominum dum inveniri potest. Isa. 55. Camminate intanto che avete la luce, affinchè le tenebre non vi sorprendano. Ambulate, dum lucem habetis. Jo. 12. Vegliate, e fate orazione, perchè non sapete, nè il giorno, nè l'ora; e in quell' ora in eui meno ci penserete, verrà il Figliuolo dell' uomo: Qua hora non putatis. Luc. 12. Terrore nelle minaccie. Voi mi cercherete, dice il Signore, e non mi troverete. Quaeretis me, et non invenietis. Jo. 7. Voi vivete e perseverate nel vostro peccato, e perciò nel vostro peccato morrete e perirete. In peccato vestro moriemini. Jo. 12. Terrore nelle similitudini. Siccome un ladro viene a sorprendere di notte tempo, e ad assalire nel profondo del 45 sonno; così verrà la morte a sorprendervi nel sonno e nella notte del peccato: Sicut fur. 1. Thes. 5 Siccome la preda cade nella rete di colui che la tende, così cadrà sotto il colpo della morte il peccatore. Sicut pisces capiuntur hamo. Eccl. 9. po Terrore nelle figure. Vedete il lamche brilla in un istante, e sparisce; questa è l'immagine della vostra vita; oggi vivi in questo mondo, domani trasportati nella eternità. Sicut fulgur. Matth. 24. Già la scure è applicata alla radice dell' albero, già è sul punto di avventar il colpo; l'albero sarà reciso, e gettato nel fuoco. Jam securis ad radicem posita est. Luc. 3. Terrore nelle parabole. Le vergini stolte, mentre aspettano la venuta dello sposo, si addormentano, a mezza notte viene lo sposo, a lui si presentano, e sono da lui rigettate. Nescio vos. Matth. all' 25. Il servo inutile resta sorpreso arrivo del suo padrone, egli è colto, legato, e precipitato nelle tenebre este- riori. Inutilem servum ejicite in tenebras exteriores. Matth. 25. 3* 46 Secondo questi oracoli che cosa possono mai aspettarsi quegl' infelici, che in vita sono stati sordi alla voce di Dio? che ostinatamente han resistito alla grazia? che han soppressa l'ispirazione che invitavali a penitenza? che han contristato lo Spirito Santo nel loro cuore? che han profanato il Sangue adorabile della nuova legge? che indurati si sono contra tutti i loro rimorsi? Che se ne può egli aspettare? se non che, differendo la loro conversione, corrono estremo pericolo di non far penitenza, o non far che nna penitenza falsa, e quindi morire da impenitenti e da reprobi. Ah! guai a chi non ci pensa! Dirà forse taluno, che finalmente gli operai, i quali sono venuti all' ultima ora per travagliare nella vigna, ricevono anch'essi la ricompensa. E vero; ma questi operai stavano in sulla piazza, aspettavano e cercavano da lavorare; e i peccatori procrastinanti ove sono eglino? In mezzo ai giuochi, ai trastulli, ed ai disordini. E potreme noi credere, che quivi cerchino la loro conversione? Ma dice, forse un altro: si sa, che 471 il buon ladro si è convertito alla morte; dunque ancor noi possiamo sperarlo. Questo, dice sant' Agostino, è piuttosto un prodigio, un miracolo che un esempio. Peccatori, aspettate voi, meritate voi questo miracolo della grazia per convertiirvi? Il buon ladro, è vero, si convertì alla morte, e questo è l'unico esempio che la sacra Scrittura ne somministra su questo punto. Si converti ,. e dove? a canto di Gesù Cristo moribondo, tutto bagnato del suo sangue; ma nel medesimo tempo volgete, o peccatori, volgete gli occhi all' altro canto, e mirate con vostro terrore, il cattivo ladro, che se ne muor da disperato; miratelo bene, e in vece di assicurarvi della vostra conversione in punto di morte, tremate, tremate ad ogni momento. Egli è dunque voro, che il peccatore, il quale differisce sino alla morte a convertirsi, arrischia di non convertirsi giammai; e che col pensiero d'una falsa e chimerica penitenza si precipita nell' e reale.. abisso d' una impenitenza vera Pensateei bene, e dite continuamente. 48 a voi stesso ciò che vi dice lo Spirito Santo: Ne differas. Cominciate oggi, perchè forse domani non sarete più a tempo. ISTORIA per molUn uomo del mondo essendo ti anni vivuto immerso nel vizio e nel peccato, finalmente si converti, ritornò a Dio, perseverò assai lungamente nel bene. Ricaduto poscia nel primiero suo stato peccaminoso, procurarono i suoi amici di ritirarnelo, ma inutilmente perchè resisteva a tutte le grazie di Dio, ed a tutte le istanze degli amici. Fra questo tempo furono intimati gli esercizi spirituali, che presto si dove vano fare: per lo che giudicossi, esser questa una circostanza favorevole, per impegnare quel peccatore ad approfittarsi dell' occasione che Dio gli presentava di rientrare nel retto sentiero. Dopo molte preghiere ed istanze dal canto de' suoi amici, e molti rifiuti e risistenze dal canto suo, acconsenti finalmente, e diede parola, che applicato sarebbesi a questo ritiramento spirituale insieme 49 cogli altri che ve l'avevano impegnato. Ma che avvenne? O impenetrabile e tremendo giudizio di Dio! la stessa mattina che l' aspettavano, ove doveasi dar principio ai suoi esercizi, giunse la trista nuova, che quell' infelice era stato colpito da un accidente d' apoplessia, e che era morto subitamente la stessa senza cognizione, senza assistenza, senza sacramenti. Questo terribile avvenimento mise in consternazione tutti quelli che erano adunati, e fu per essi un' esortazione la più efficace e la più salutare per far santamente gli esercizi spirituali. Riflessioni. notte Impariamo che cosa sia il differir la conversione. Si fa abuso del tempo, ne ha tutto il comodo, с quando se Iddio sovente il toglie, allorchè si vorrebbe approfittarne. Quand'è che noi ci penseremo? Aspetteremo noi alla morte? Se noi non ci pensiamo, chi mai ci penserà per noi? Se noi non ci pensiamo al presente, avremo noi da qui avanti tempo di pensarci, e saremo noi in istato di pensarci? 50 LA MORTE DEL PECCATORE OSSIA L' IMPENITENZA FINALE Pensateci bene, è il peccator moribondo che ve lo dice. Eccoci quel peccatore tal quale rappresentato l' abbiamo, che è vissuto nel peccato, che di giorno in giorno ha differito a convertirsi, e che sempre si è lusingato di convertirsi alla morte. Eccolo sorpreso da malattia pericolosa. Nei primi giorni non vi bada; non sarà niente, dicono i domestici, non sarà niente. Intanto il male va crescendo, e divien serio. Che si fa egli allora? Medici, consulte, rimedj, tutto si mette in opera a favore del corpo; ma e per l'anima che si fa? Noi siamo ancora in tempo, non v'è premura; non bisogna -spaventare l' ammalato: aspettiamo domani, e quando cresca il male, allora si avvertirà. Cresce esso diffatto per modo, che la malattia finalmente vien dichiarata mortale; cominciano allora quei di casa a guardarsi l'un l'altro; vi si vede dipinta la tristezza sul volto; si 51 parlano insieme a bassa voce; non lasciano saper nulla all' ammalato; si trovano imbarazzati, perchè non sanno come fare ad avvertirlo. Ah pietà crudele! riguardo funesto l In fine l' infermo, è ridotto agli estremi per un forte deliquio, per un accidenie, da cui viene assalito, sicchè perde la cognizione, la favella, ei sentimentis, Presto in confessore, allora gridano tutti spaventati; un confessore, un confessore.. Ma, oh. Provvidenza! oh giustizia tremenda! il ministro. del Signore non si trova; si cerca, s' aspetta, e intanto, l' infermo se ne muore: In peccato vestro. moriemini. Jo., 21. morrete nel vostro peccato. Forse si troverà subito, il ministro di Dio, e verrà con premura; ma nello stesso tempo ch' egli arriva, spira l'infermo, e la prima parola che si sente il confessore intonar all orecchio., è questa: egli è morto.. In peccato. Forse si troverà l' ammalato ancora in vita; ma che vita! E in riguardo all'eterna salute, non è egli quasi, come se fosse già morto.? Gli si vede la testa, 52 che casca per debolezza, gli occhi erranti che si offuscano, il viso coperto d'un pallor di cadavere, le membra ghiacciate, e già combatte colle angoscie di una dolorosa agonia; frattanto non vi si scorge alcun segno di penitenza, che possa dare agli astanti una fondata speranza d'un sincero ravvedimento. Che lagrimevole stato! Par egli, che sia uno stato a proposito per convertirsi? In peccato. Ma concedasi all'ammalato cio che possiamo desiderare; supponiamo, che sia stato prevenuto, che il eonfessore siasi trovato a tempo, che l'ammalato abbia per anco tutta la sua cognizione, e la sua libertà; con tutto ciò sarà egli sicuro di convertirsi? Andiamo, andiamo col pensiero appresso al letto del moribondo, e siamo testimoni di uno spettacolo, che in apparenza edifica ed intenerisce, ma in realtà è il più terribile; voglio dire, osserviamo in quali disposizioni ordinariamente si trovano alla morte coloro che hanno fino allora differito di convertirsi, O formidabili giudizi di Dio! Per lo più non vi veggo che peccatori impenitenti, tutti diversi gli uni dagli altri, ma tut 53 ti egualmente impenitenti, schiavi del peccato in vita, e vittime della giustizia di Dio in morte. In peccato.. Peccatore impenitente, che a tutte le istanze che gli si fanno risponde con un'indolenza da insensato, niente lo muo-. ve, niente gli fa breccia, e una nausea mortale mostra per le cose di Dio. In peccato. Peccatore impenitente, il quale alla morte non considerando più. Dio che come un terribil giudice, come un inesorabile punitore delle sue colpe, si abbandona in braccio alla diffidenza e alla disperazione; il quale, alla vista de' suoi eccessivi disordini, s' immagina, che per lui non vi sia perdono e misericordia, non vede in Dio che lampi e fulmini, si condanna da se, e colla sua diffidenza sempre mai deplorabile si scolpisce nel proprio cuore la sua eterna. sentenza. In peceato. Peccatore impenitente, il quale, cadendo in un altro eccesso, abbandonasi ad una confidenza presuntuosa.; s'immagina, che un Dio creatore è tanto buono, che non vorrà mandare per sempre 54 la sua creatura in perdizione; che, essendo infinita la sua misericordia, ogni peccato facilmente sarà perdonato. Confidenza è questa, cristiana in apparenza, ma in realtà è una presunzione diabolica, che lo dà in potere al suo reprobo senso, e conferma la sua riprovazione. In peccato. slation Peccatore impenitente, che, avendo estinta nel suo cuore la fede, ed inoltrandosi negli orrori dell' irreligione e dell' empietà, non vuole sentir parlare nè di conversione, nè di religione, nè di sacramenti; a tutto chiude gli occhi e le orecchie; spira con questi orridi sentimenti; pone in tutti gli astanti costernazione e spavento, terminando egli in questa guisa gli eccessi d' una vita empia e scandalosa, con una scellerata e luttuosa morte. In peccato. È finita; il peccator moribondo spira, già si fa sentire il suono lugubre delle campane: ma che annunziano esse? annanziano, che vi ha una persona di meno in una famiglia, un uomo di meno al mondo, ed un reprobo di più all' inferno. In peccato. sda 55 Oh che morte! ci si può egli pensare senza inorridire? Tali sono d' ordinario, non dico tutti, ma la maggior parte dei peccatori e' hanno differita sino alla morte la lor penitenza. Tali sono le disposizioni del loro cuore, che si è indurito; vita da peccatori; morte da reprobi; eternità di tormenti, e di disperazione. In peccato vestro moriemini. ISTORIA Un gran peccatore, che consumato avea nelle più enormi sregolatezze la sua vita, cadde finalmente in una pericolosa infermità. Un sacerdote, suo parziale amico, portossi a fargli una visita per indurlo a pensare una volta alla salute dell' anima sua; ma l'ammalato non diede veruna risposta. Il sacerdote rappresentagli il pericolo, in cui si trova; lo esorta a confessarsi; sì si mi confesserò, die' egli, ma non finisce. mai di risolversi. Mosso il sacerdote da un santo zelo, prende ad esortarlo più fortemente ancora: e bene, venite do 56 7 mani, dice l' ammalato, e mi confesserò. Il di seguente ritorna il sacerdote e ritrovandosi solo con esso lui, fa il segno della croce per cominciare ad ascoltar questa confessione: l' ammalato se ne sta qualche tempo senza dir aulla: di poi con un tuono di voce terribile pronuncia quelle spaventose parole della sacra scrittura: Peccator videbit, et irascetur. Ps. 111.: il peceatore aprirà gli occhi ed entrerà nelle furie: ed immantinente nasconde sotto. le coperte il capo, e si copre il viso. senza più dir parola. Il confessore lo scopre orsù, gli dice, qui non si tratta più di tirar in lungo, ma di confessarvi presto: sì, sì, Padre, mi confesserò, risponde l' infermo, ed immediatamente prosegue il medesimo testo: Dentibus suis fremet, et tabescet: il peccatore digrignerà i denti, e fremerà di rabbia e all' istante si copre, e si nasconde come la prima volta. Il confessore di bel nuovo lo scopre, e colle lagrime agli occhi lo scongiura di pensar a Dio, e di confessarsi: sì, sì, Padre, confessiamoci: confessiamoci, ripi: 57 glia l' ammalato, e per la terza volta si copre il viso, e cogli occhi erranti più ancor si nasconde, proferendo quelle ultime parole del sopraccennato testo, Desiderium peccatorum peribit: il desiderio de peccatori perirà con essi. Il sacerdote, a tali parole spaventato, lo scopre, e lo trova morto. Riflessioni A questo colpo terribile della divina giustizia, che posso io soggiungere? Parlino le lagrime, e non le parole. Pensateci, pensateci bene. Non vogliate più viver che per pensarci. Questo solo pensiero vi servirà per qualunque siasi riflessione. się susp GD Japang bag, Mes 58 I TREMENDI GIUDIZI DI DIO Questo è un soggetto, che darà da pensare, da meditare, e da far tremare. Mille volte abbiamo letto il pensiero de' giudizi di Dio; e forse neppure una volta ci abbiamo pensato seriamente: ora è tempo di farlo, e di apparecchiarvisi. 1. Il mondo passa come una figura, che ora c'è e presto non ci sara più. La vita svanisce come un sogno di chi si risveglia. Gli uomini per la maggior parte passano i loro giorni nella dissipazione di mente, nella inquietudine, e nella dimenticanza di se stessi, e di Dio; vivono quasi come se non avessero a sperare o a temer nulla dopo questa vita mortale, abusandosi di continuo della divina misericordia, che li va invitando a penitenza.. Verrà il tempo della giustizia, la quale ripiglierà tutti i suoi diritti con tanto più di rigore, quanto più di bontà il sovrano. Giudice avrà usato. Si, verrà quel giorno, quel giorno 59 terribile, comparirà quel Giudice irritato, quel Giudice oltraggiato, quel Gindice allora inflessibile farassi vedere dai peccatori eon quella maestà che eglino avran disprezzata. Sorprendenti prodigi di possanza e di ardore annunzieranno la venuta di lui, e saranno i messaggeri del suo giudizio, e delle sue vendette. Vedrassi con istupore e spavento al comando del divin Giudice il Sole ecclissarsi, e nascondere agli occhi dei mortali la sua luce; la luna coprirsi di- sudor sanguigno; le stelle staccarsi dal firmamento; un' orribile oscurità spargersi sull' universo, e coprirlo di tenebre; tutta la terra, scossa dai suoi fondamenti, tremare, e gettar entro tutti i cuori il tremore, da cui essa verrà agitata; il mare infuriato uscir fuori dei suoi limiti; tutta la natura posta in iscompiglio, e confusione, tendere ad una distruzion generale. Allora solleverassi dal seno della terra un fuoco vendicatore acceso dal soffio dello sdegno di Dio, il quale consumerà finalmente questo spazioso universo: il genere umano sarà distrutto, e' l mondo tutto verrà a finire. ? 60 Ecco questo mondo annichilato interamente, divenuto un puro ammasso di ceneri, di denso fumo coperte. Ah! tornava egli dunque a conto per questo monde caduco formar tanti desideri, far tanti progetti, venire a far tanti combattimenti, tante iniquità, e tanti eccessi? che n'è di quelle ricchezdi quei piaceri, di quegli onori, e di tutti coloro che li possedevano? Non si sapea forse, che tutto sarebbe andato in nulla, e che un giorno sarebbesi dovuto lasciar tutto, e comparir dinanzi al Giudice supremo per render conto di tutto? ze. Al primo suono della tromba fatale, che gli Angeli faranno sentire, tutti i morti, uscendo dai loro sepolcri, si porteranno in quella celebre valle, ove sarà la generale adunanza di tutti gli uomini che sono stati, che sono, e che saranno. Si, tutti quanti siamo, citati saremo a quel tremendo tribunale, ove il sovrano Giudice ci interrogherà, ci esaminerà, e ci giudicherà sopra ogni cosa, e con tutto il rigore. Giudicherà i nostri pensieri: tanti 61 pensieri cattivi e vergognosi, tanti giudizj temerarj; oh Dio! che materia sarà mai questa nel vostro giudizio! Giudicherà le nostre parole, e tutte le peserà: parole inutili ed oziose; parole libere ed indecenti; parole empie e scandalose; oh buon per noi se avessimo frenata la nostra lingua! Giudicherà i nostri affetti, e scandagliando il fondo de' nostri cuori, scoprirà quegli affetti vili e indegni, quegli affetti viziosi e sregolati, quegli affetti ingiusti, e sì sovente pur troppo funesti. In fatti, di che non era capace il nostro cuor depravato, allorquando era predominato dalle passioni? Giudicherà le nostre azioni, e tutti i motivi, per cui le avremo fatte, cioè la vana gloria, la compiacenza, l'amor proprio, il rispetto umano, l'interesse, e tanti altri motivi, che a guisa di vermi velenosi li corrompevano. Giudicherà eziandio le nostre giustizie, e le nostre pretese buone opere, per lo più difettose per la tepidezza la negligenza, le infedeltà, che quasi in tutte aveano luogo, e le guastavano. 62 Oh quanti peccati, quanti mostri nascosi compariranno allora, quante ipocrisie, quante finzioni, quante perfidie, quante sregolatezze segrete! questi peccati, che noi avevamo sottratti agli occhi altrui, che avremmo pur voluto nascondere a noi stessi, ed ai quali non potevamo pensare senz' arrossire, tutti verranno alla luce, e si renderanno palesi agli occhi di tutto il mondo. Che ignominia, che confusione per i colpevoli! O monti, piombate sopra di noi! o colli, schiacciateci! grideranno quei miseri storditi, spaventati, e confusi senza speranza, senza rimedio, alla vista di ciò che dee loro toccare. Che rimarrà egli dunque, se non di pronunziar per ultimo la sentenza, l'eterno decreto, che di tutto dee per sempre decidere, e fissar sempre la sorte degli eletti e dei reprobi? Venite, benedetti da mio Padre, dirà a' giusti il divin Giudice, venite, entrate in possesso del regno celeste, che sino dall'eternità vi fu preparato; voi avete sospirato, avete pianto, avete sofferto; venite dunque a ricevere la giusta ricom 63 pensa dei vostri patimenti, dei vostri gemiti, e dei vostri sospiri: Venite benedicti Patris mei, etc. E voi, peccatori ostinati, ritiratevi per sempre da me, vi maledico per sempre; andate, e siate precipitati nel fuoco eterno, che fu preparato per Satanasso e per gli angeli rubelli suoi seguaci: Discedite a me maledicti, in ignem aeternum: nello stesso momento s' apre il cielo: e il sovrano Giudice vi sale in trionfo co' suoi eletti: s' apre l'inferno, ed inghiottisce per sempre i reprobi nel suo fuoco vendicatore, ove la loro porzione saranno i pianti, lo stridore dei denti, l'amarezza, la rabbia, la disperazione. Tutto sarà finito nel tempo, tuttto sarà immutabile nell'eternità. Pensiamoci e non cessiamo mai dal pensarci. Beati noi se pensandoci per tutta la nostra vita, infine trovar possiamo un Giudice a noi propizio, ed ottenere un giudizio favorevole. suprob Univ.- Bibi. Giessen 64 ISTORIA Baldassarre, l'empio Baldassarre, per l'eccessiva intemperanza d'un convito in mezzo a' suoi cortigiani s' ubbriaca, immerso nelle delizie della tavola, scagliando bestemmie contro Dio: abusandosi della misericordia di lui, arriva sino a profanare i vasi del sacro tempio, e riguarda questo giorno come giorno di ricreazione e di allegrezza. Disgraziato ch' egli è! Omai giunto è il tempo del suo giudizio: vede all' istante una mano terribile che scrive sopra il muro la sua sentenza in questi termini: Mane, Tecel, Phares. Ho numerato, ho pesato, ho diviso. Ho numerato i tuoi giorni, e tu sei al fine; ho pesato le tue azioni, e ti condannano; ho diviso il tuo regno, e' l do nelle mani de' tuoi nemici. Tal è la sentenza, e' l giudizio contro di lui pronunziato. La stessa notte si eseguisce, e muore il disgraziato; muore da reprobo, siccome era vissuto da empio. Temiamo dunque gl'impenetrabili giudizi del Signore. Pensiamoci giorno e 65 notte; stiam sempre apparecchiati; tremiamo sotto la possente di lui mano, e non dimentichiamoci mai, che siceome egli è il Dio delle misericordie, eosì egli è ancora il Dio delle vendette. Pensateci bene.BONE ARD Milzign S. Girolamo, uno dei più grandi penitenti della Chiesa di Dio, annojato dei tumulti del secolo, e della magnificenza di Roma, si ritirò nella Palestina, e andò a seppellirsi, per così dire, nella solitudine, ove non si può esprimere qual fosse l'austerità della sua vita, la severità delle sue penitenze, delle sue mortificazioni, delle sue macerazioni, ed il santo rigore che esercitò contra se stesso. Si vedeva con un sasso alla mane percuotersi il petto, mettere tutto a sangue il suo corpo; e in tale stato, sempre tremante e pien di spavento, meditava incessantemente il rigore de' giudizi di Dio. Assorto in questo profondo pensiere, ohimè! esclamava tremando mi sembra di sentire ogni momento il suono terribile di quella tromba fatale, che tutti al giudizio ne chiamerà; giorno e notte risuonami alle orecchie, e'l 9 SIG 66. mio spirito costernato non può assicurarsi alla rimembranza d' un Dio tremendo, che dovrà giudicarmi. Cosi nel timore, e nell' aspettazione dei giudizi di Dio, passò la sua vita.. Beato lui che seppe prevenirli con una penitenza sì lunga e si rigorosa! Riflessioni 1. Impariamo a meditar i giudizji di Dio, poichè un giorno dobbiam comparire al tribunale di lui. 2. Impariamo a temerli, poichè essi debbono decidere per sempre della nostra sorte.. 3. Impariamo a prepararvici. poichè dalla nostra preparazione dipende o un' eterna felicità, o un'eterna sciagura. 4. Gindichiamo severamente noi stessi affinchè Dio ci giudichi nella sua misericordia 5. Rendiamoci superiori ai vani giudizj degli uomini, qualora ci metteranno a rischio di allontanarci dalla legge di Dio. Preghiamo finalmente il Signorc, che ci sia propizio in quel giorno terribile delle sue vendette. in IL. RITORNO A DIO 67 E LA CONFIDENZA NELLA SUA MISERIRCODIA : Venite sul Calvario, anima afflitta alla considerazione de'vostri peccati, e tocca dalla gravezza delle offese che a Dio avete fatte, venite pure a cercar il rimedio a vostri mali, ed il perdono dei. vostri falli non è la voce degli uomini che vi chiama, è la voce stessa del Sangue di Gesù Cristo. Alzate gli occhi e comtemplate colui che si sta sulla croce; voi troverete nel suo cuore aperto una misericordia, che mira i peccatori, e che li mira per muoversi a compassione di essi, per chiamarli a penitenza. Considerate, che lo stato il più trie il più deplorabile, in cui l'uomo possa mai ritrovarsi, è quello del peccato, e de'peceati enormi; e che il sentimento il più ineffabile che aver possa un Dio, si è quello della sua grande misericordia. I maggiori delitti sono quelli che si commettono da chi riceve maggiori grazie; la grande misericordia è quella che ritiene il braccio vendicasto ? 68 tore alla giustizia, per dar tempo ai colpevoli di ravvedersi e ritornar a Dio; essa loro stende le mani, gl' invita, gli stimola, li sollecita, lor apre gli occhi, e li risveglia dal loro sonno profondo, ed inopinatamente fa loro vedere con chiarezza l'orrore del peccato, il rischio terribile del loro stato, e la strada della salute, per cui debbono far ritorno al loro Dio. Grande ed ineffabile misericordia di un Dio, il quale potendo venir alla esecuzione delle sue giuste vendette, ama meglio di convertire, ed è sempre disposto ad accogliere il peccatore, s'egli ritorna con cuor sincero a domandargli la sua grazia! Parlate o peccatore infelice; quanti peccati in tempo di vostra vita dopo che cominciaste ad esser peccatore, e quanti tratti della bontà di Dio verso di voi fin da quel tristo momento! Non è egli vero, che mille volte meritato avete l' Inferno? con tutto ciò qual fu quel giorno, in cui questo tenero Padre delle misericordie non v' abbia chiamato, mostrato non vi abbia ed aperto il suo cuore per obbligarvi a 69 9 sortir dall' abisso, ov' eravate immerso, e ad allontanarvi dalla porta dell'eterna morte, ov'eravate in pericolo di cadere? e ciò senza giammai stancarsi per le vostre resistenze, senza mai annojarsi de' vostri ritardi, senza mai vendicarsi de' vostri oltraggi e villanie. Presentemente ancora in che stato vi ritrovate dinanzi a lui, e quale oggetto siete a' suoi purissimi occhi? Ora, quantunque tristo e deplorabile possa essere il vostro stato per enormi che sieno i vostri peccati; qualunque abuso abbiate fatto delle sue grazie: ah! se voi a guisa del figliuol prodigo venite a gettarvi a piè di questo amorosissimo Padre, egli è pronto ad aprirvi il suo cuore per ricevervi; il vostro sincero ritorno sarà per lui un motivo di consolaziene; tutto il cielo sarà a parte del di lui gaudio, e il vostro ritorno cagionerà tanta soddisfazione, quanto fu il disgusto cagionato dal vostro allontanamento. Perchè avete commessi de'grandi peccati, avete bisogno d'una grande misericordia venite dunque sul Calvario, giacchè questo è il luogo ove si trova, 70 ed ove voi dovete cercarla. Voi avete versato e profanato il sangue d'un Dio fatto uomo, voi l'avete sacrificato e crocifisso di nuovo coi vostri peccati: prostratevi dunque ai suoi piedi, fate parlare il vostro dolore, il sincero pentimento del cuore, e tosto intenderete la voce della misericordia, che sortirà dalle piaghe e dal cuore del vostro divin Salvatore per chiamarvi, per darvi il bacio di pace, ed unir sulle vostre labbra la soavità della sua grazia coll'amarezza del vostro dolore. Si, nel vostro, afflitto cuore s' incontreranno la misericordia e la giustizia, per istabilir col sangue di Gesù Cristo la grand' opera della vostra conversione, e del vostro perdono O misericordia del mio Dio! quanto siete grande! quanto siete ineffabile verso dei peccatori! s'eglino vi conoscessero, come mai lascerebbero di correre tutti quanti a gettarsi entro le vostre braccia? Entro le vostre braccia vengo io dunque a gettarmi per sempre: ahbiate, o gran Dio, pietà dell'anima mia, che voi avete creata. Considerate in es a l'opera delle vostre mani, e il prezzo dell'adorabile vostro sangue, ritogliete al demonio una vittima che egli era per immolare: mostratevi grande col perdonarmi. Non cesserò di benedire le vostre misericordie, e ne canterò le lodi per tutta la mia vita. Possa io celebrarle eternamente in cielo! Misericordias Domini in aeternum cantabo. Ps 68. Pensateci bene, o peccatore: Iddio è desso, che v'invita ad essere a parte delle sue misericordie; potete voi negargli il vostro cuore, mentre egli, tutto viscere di compassione, vi apre il suo? ISTORIA Un gran Principe, quasi de' nostri giorni, nell'ultima sua malattia venne assalito da una terribile tentazione di diffidenza della divina misericordia. Esortato a sperare in Dio: no, diceva egli, non vi è più salute per me, io sono dannato. Il ministro di Gesù Cristo, che in quegli ultimi momenti lo assisteva, mise tutto in opera per armarlo di confidenza nella bontà del Signore, ed esor 72 tazioni, e lagrime, e preghiere. Ma nulla valse a guadagnare l'anima di questo Principe, tanto era lo spavento che lo aveva sorpreso! Iddio finalmente, che salvar voleva quest'anima, pose in bocca al suo ministro quelle parole di Davide piene di consolazione: Domine, propitiaberis peccato meo; multum est enim. Ps. 24. Principe, disse egli al moribondo, ascoltate il Profeta penitente: voi siete peccatore come egli; dite dunque sinceramente con esso lui: Voi, o Signore, avrete pietà di me, perchè i miei peccati sono grandi, e la grandezza stessa de' miei peccati sarà il motivo, che v' impegnerà a concedermene il perdono: Propitiaberis peccato meo; multum est enim. A queste parole il Principe, come risvegliatosi da un lefermasi un momento tutto commosso, e di lì a poco, gettando un profondo sospiro: ah! Padre, così esclama, per me pronunziate furono queste parole. Sì, mio Dio, voi avrete pietà di me, perchè i miei peccati sono grandi: ecco un motivo ben degno di voi; perchè quanto più i miei peccati sono targo, 73 grandi, tanto più faranno risplendere la vostra misericordia; tanto più faranno ammirare la vostra possanza; tanto più faranno trionfare la vostra grazia. Allora pieno di confidenza nella bontà del suo Dio, e penetrato d' un vivo dolore delle sue colpe, aggiustò gli affari della sua coscienza, ricevette gli ultimi Sacramenti con una singolar divozione, offeri con giubilo del suo cuore il sacrificio della sua vita, e avvedendosi finalmente, che avvicinavasi l'ultima sua ora, pigliò tra le mani il Crocifisso, in cui fissò i suoi occhi languenti, rendè tra le braccia di esso il suo spirito, e morì da santo, com'era vissuto da eroe. Riflessioni Pensateci bene, e riflettete, che la divina misericordia in questo momento vi apre il suo seno. Pensateci, e date a Dio la consolazione di un sincero ritorno. Pensateci, e benedirete eternamente il Signore per averci pensato bene. In somma considerate che Dio è buono, ma non vi dimenticate mai, ch' egli è giusto. 5 9 SENTIMENTI DI PENITENZA DI UN' ANIMA APPIE DELLA CROCE, CONVERTITA PER MEZZO DELLE MEDITAZIONI DELLE VERITA' PRECEDENTI Anima peccatrice, anima penitente, voi vi trovate oppressa dal peso dei vostri disordini, e dei vostri eccessi; la divina giustizia vi minaccia, e dappertutto vi segue per sacrificarvi al suo sdegno, e mandarvi in perdizione. Ora in questo mondo non c'è per voi che un asilo; venite dunque a gettarvi appiè della Croce, qui aprite il vostro afflitto cuore, presentate le vostre piaghe, e domandatene la guarigione al caritatevole divin Medico, il quale ottimamente vede quanto sieno profonde. Qui prostesa e penetrata da un giusto dolore, ditegli con un santo penitente, vero modello di penitenza; peccavi, ho peccato: sì, mio Dio, ho peccato gravemente, ho peccato per lo spazio di molti anni, il confesso, e però piango di tutti i miei peccati; e vorrei poter morir di dolore per averli commessi. Rischiarata finalmente dai vostri divini lumi, e mossa dall' attrattiva delle vostre grazie, a voi ritorno, ed imploro la vostra infinita misericordia: Miserere mei Deus, secundum magnam misericordiam tuam. Ps. 50. Voi, o nio Salvatore, a cui ho cagionato la morte co'miei peccati, voi solo siete quello, che colla moltitudine delle vostre misericordie dovete risuscitarmi alla grazia, et secundum multitudinem miserationum tuarum. Io non granposso veramente concepir tutta la dezza e la enorinità delle mie colpe; ma ne concepisco quanto basta per comprendere, che mille volte ho meritato l'inferno. Iniquitatem meam ego cognosco. Il mio peccato mi sta sempre dinanzi agli occhi per affligere e lacerar il mio cuore: et peccatum meum contra me est semper. Ho peccato, e col mio peccato ho offeso voi, che in questo mondo dovea peccaservir solo, ed amare: Tibi soli vi. Sì, alla vostra presenza, e nel medesimo tempo che voi mi ricolmavate delle vostre grazie, io ho avuto tauto cuore di oltraggiarvi: et malam coram te feci. O addolorato ed agonizzante mio Signore, per me, per li miei peceati, pati 76 ste, e moriste: il vostro cuore trafitte da una lancia trafigge il mio col più amro dolore; non vogliate rigettar da voi un cuor contrito ed umiliato. Che se io non l' ho, deh! formatelo entro di me per renderlo un cuore che di voi sia degno: Cor contritum et humiliatum. Mio Dio, mio Salvatore, voi troverete in me l'enormità di tutti i miei peccati uniti insieme, unite, vi prego, in mio fatutti i tesori di tutte le vostre grazie, glorificate la vostra onnipotenza, fate trionfar la vostra misericordia, e mostrate in un uomo infinitamente peccatore, che cosa sia un Dio infinitamente buono. Se il sacrifizio della mia vita soddisfar potesse la vostra giustizia, quanto volentieri ve la offrirei, trattandosi del sacrifizio di questa vita da me sì malamente impiegata. Si voluisses, sacrificium dedissem utique. vore Anima penitente, consacrate appiè della croce i vostri affetti, trattenendovi col vosro Redentore, che muore per dar a voi nuova vita Ditegli pure: Signore, io mi sento afflitta alla considerazione delle vostre pene, e dè' miei eccessi; m 77 " quello che ancor più mi affligge, si è, che' l mio cuore è troppo debole per odiarli e deplorarli: vorrei aver il cuore di tutti gli uomini, e le lagrime di tutti i santi penitenti, per consecrarvele. Signor mio Dio, create in me un cuor nuovo per. soddisfarvi, e per amarvi. Ah, chi mi darà un fonte indeficiente di lacrime! quanto sarei felice, se vedessi sortire dai miei occhi. torrenti di lagrime, per unirli ai torrenti di sangue che voi versaste! Che/ vita è mai quella che ho condotta! Se le vostre misericordie non fossero infinite, non sarei in istato di disperarmi? Ma, mio, Dio, le piaghe son fatte, io non posso che presentarvele, e instantemente pregarvi di risanarle. So, che tutto quello che può esser pianto, può esser perdonato. Dunque, finattantochè avrò vita, gemerò, piangerò, non vivrò che per gemere e piangere a piè della Croce. O me felice, se a piè della Croce potessi spirar di dolore! fate, mio Dio, che la vita per me più non sia che un continuoj gemi10, e la terra una valle di lagrime; l'ho infettata colle sozzure delle mie ini-. 78 qui tà, potessi almeno mondarla col mio sangue! Ma no, perchè il vostro è quello che dee tutto purificare; lavatemi dunque, purificatemi, e santificatemi- questo è il maggior prodigio delle vostre misericordie. lo le manifesterò a tutti i peccatori: il mio esempio li moverà di maniera, che li farà ravvedere, e loro dirà ciò che possono e debbono sperar dalla ineffabile vostra bontà Cosi tutti di concerto loderemo é benedi remo per sempre la grandezza delle vostre misericordie, sempre mai superiore alla grandezza de' nostri misfatti.com O croce del mio Dio, del mio adorabile Salvatore! io veglio vivere ai vostri piedi, e spero di morir fra le vostre braccia. Siate, finchè dura questa mia vita, il mio esemplare, il mio sostegno; mia soprattutto alla morte siate il mio rifugio, e la mia speranza. O Crux, aveetc. Tot om i siih sigs yo 500 Sajta i Hem Sariga ham 399 aliy si od ISTORIA optilnes ou do sie S. Vincenzo Ferreri nel corso delle sue apostoliche missioni trovò un gran 79) 9 peccatore, che in allora si era dato in preda ad ogni sorta di scelleratezze di disordini, e di eccessi. Il Santo, mossoda compassione al vederlo in quel lagrimevole stato, esortollo a pensar bene alla salute dell'anima sua ed a ritornar a Dio, lo istrui, lo dispose, e impiegò tattto lo studio per la conversione di lui. La grazia secondo i suoi sforzi e il suo zelo; perocchè quel peceatore presentessi al santo tribunale della penitenza, ove restò trafitto da uu sì vivo, si amaro, si profondo dolore de' suoi peccati, che, ricevuta la grazia dell' assoluzione, all'istante spirò appiè del. Santo, il quale spargeva lagrimealla vista d'una conversione cotanto sineera ed esemplare. Che dolore avete voi dei vostri peccati? Riflessioni: Queste vi si presenteranno al solo mirar della Croce. Considerate ciò che un Uomo- Dio patisoe, come patisce, e per chi patisce Dappertutto sovvengavi della sua croce, delle sue grazie ,, e dei vostri. 80 peccati. Chiedete a Dio la grazia di pensarli e di piangerli per tutto il rimanente della vostra vita. Ah! voi siete presentemente appiè della sua croce, e forse da qui a poco dovrete comparire al tribunale della sua giustizia. Dunque, giacchè siete stato peccatore, disponetevi a comparirvi da penitente. Quanto è buono il vostro Dio, che ve ne concede il tempo! Ma quanto voi sareste colpevole, se ne faceste abuso! Pensateci, e non vi contentate di pensarvi soltanto, ma approfittatevi ancora della grazia che vi viene offerta, per produr frutti d'eterna salute. LA NECESSITA' DELLA PENITENZA Il peccato deesi espiare per mezzo della penitenza, e la penitenza sola può espiar il peccato. Per andare al cielo non vi sono che due strade, cioè l'innocenza e la penitenza. Se lo per peccato l'innocenza ha fatto naufragio, altro non ci rimane che per la penitenza andar salvi: e ben possiamo chiamarci felici, mentre Iddio ne da tempo di farla in questo mondo per iscansar una pena eterna nell'altro. Pensarci bene. 81 San Pietro, parlando a'Giudei, seppe rappresentar loro sì vivamente l'orror. del peccato che commesso aveano col dar la morte a Gesù Cristo, il Santo de santi, che i suoi uditori, commossi, e costernati, amaramente piangendo, tutti insieme gridarono: ah! fratelli, che faremo noi dunque? che sarà di noi? Viri fratres, quid faciemus? Act. 2. Fate penitenza, disse ai medesimi san Pietro: Penitentiam agite; perocchè vi annunzio in nome di Dio stesso, che se non farete penitenza, tutti perirete: Si pænitentiam non egeritis, omnes similiter peribitis Luc. 13.* Ciò che san Pietro diceva ai Giudei, a noi pure lo dice. Fate penitenza. Siete stati peccatori? siate penitenti. Senza la penitenza mai non otterrete perdono... Mai non ritornerete in grazia di Dio. smoting up * Parole son queste pronunziate da Cristo. L autore le mette in bocca a s. Pietro, il quale verisimilmente le avea usate in questa occasione, benche nel citato testo degli Atti Apostolici non si leggano. 82 Mai non entrerete in cielo. Voi eternamente sarete infelici, reprobi, e maledetti: omnes similiter peribitis. Fate penitenza, Paenitentiam agite. Così la praticarono tutti i Santi, che altre volte furono peccatori. Mirate un Davide, che sempre ha sotto gli occhi il suo peccato per deplorarlo. Mirate una Maddalena inconsolabile nel suo dolore. Una santa Pelagia sommersa nelle sue lagrime. Vedete un Agostino, che geme tutto il tempo della sua vita, e tanti altri santi penitenti, che vivono in un continuo ed amaro cordoglio delle lor colpe, sepolti negli antri e nelle caverne, risonar facendo le foreste di singhiozzi e di sospiri. Or voi, che siete peccatori al pari di essi, e fors' anche più che essi, fate penitenza con essi: Pænitentiam agite, altrimenti la vostra sorte sarà eternamente infelice. Ma qual penitenza deesi praticare affine di ottener da Dio il perdono de' peccati? Eccone i sacri caratteri. stock Penitenza pronta: non differite, perchè re oggi vivete, domani forse morrete. Penitenza sincera: vale a dire, che 83 il vostro cuore abbia un vero dolore delle offese fatte a Dio. Gli uomini veggone: solamente l' esterno:: ma Iddio penetra e vede il fondo de' cuori.. Penitenza severa: quanto più gravi sono stati i peccati, tanto più rigida dee esser la penitenza; quanto più moltiplicati, più avvertiti, e con. tristi ricadute reiterati, esigono una penitenza tanto più estesa e rigorosa. Penitenza universale: se tutto in voi, ha. peccato, tutto dev'essere punito. Penitenza di mente per tanti cattivi, pensieri, penitenza del corpo per tanti, disordinati affetti: penitenza del corpo. e dei sensi per tante ree soddisfazioni; tutto è stato contaminato dalla colpa; tutto. dunque vuol esser lavato e purificato per, mezzo della penitenza.. Penitenza conforme alla specie e alla qualità dei peccati. Se dissipato vi siete miseramente nel mondo, condannatevi, per quanto permette lo stato vostro, ad. una vita solitaria e ritirata; se siete. vivuta attaccato ai heni della terra, fa-. te più abbondanti limosine; se siete caduto in detestabili. eccessi, purgateli, col. digiuno.. 84 Per ultimo, penitenza costante, e che duri quanto la vostra vita. Basterebbe un sol peccato mortale per farvi piangere per tutta quanta la vita e tutti quanti i secoli: ora che sarà egli di tanti e si gravi peccati? Pænitentiam agite. Pensateci bene: forse non ci avrete mai seriamente pensato. Il vostro peccato continuamente grida contro di voi innanzi a Dio; fategli dunque intender la voce dei vostri gemiti e del vostro dolore. Se l' esercizio della vostra penitenza vi par duro o penoso, pensate alla grandezza di quel Dio che avete offeso; pensate alla grandezza delle colpe che avete commesse, pensate alla profondità delle piaghe che avete fatte all' anima vostra; pensate alla lunghezza del tempo che avete perduto; pensate al numero delle grazie di cui vi siete abusato; pensate al sangue adorabile di Gesù Cristo che profanato avete; pensate al rigore dei divini giudizj, ai quali avete a soggiacere; pensate soprattutto all'orror degli eterni supplizj da voi meritati. Ah! noi dovevamo già 85 da gran tempo essere nell' inferno preeipitati senz' alcuna speranza di redenzione, abbandonati per sempre alla disperazione, alla rabbia ed al furore. Se ci metteremo alla presenza di Dio a pensare e meditar questi si rilevanti oggetti, oh quanto efficacemente c' impegneranno ad abbracciare la penitenza! Insomma, se la penitenza riesce difficile, e gravosa, Iddio ce l'addolcirà colla sua grazia, egli ci sosterrà, ci animerà, ci purificherà, ci salverà. Con questo salutevol pensiero la penitenza, per austera e rigorosa che sia, a poco a poco ci si rendera sopportabile; finalmente ne proveremo con ousolazione. Che non fecero, che non soffrirono i santi penitenti? Che non soffri il nostro stesso divin Redentore, quell' eccellente modello di penitenza? Armiamoci dunque di coraggio contro di noi, e vendichiamoci degli oltraggi che abbiamo fatti al nostro Dio. Meglio è soffrir pene transitorie e meritorie in questo mondo, che esser condannati a pene eterne, e doverle soffrir da disperati nell' altro. S Pensateci, mentre siete aner in tempo. 86 In difetto di che voi oggi trascurate di sottomettervi alla pena dei penitenti, e domani forse condannati sarete a quella de' reprobi. ( ISTORIA : Ponzio, cognominato Lazzari, il quale vivea nel duodecimo secolo, in tempo di sua gioventù erasi dato in preda ad ogni sorta di iniquità, di passioni, e di ruberie. Tocco finalmente da Dio, considerò i mali che avea fatti, e il tremendo giudizio da cui vedeasi minacciato per la qual cosa si condanno da se stesso a tutte le austerità della penitenza. La Domenica delle Palme trovandosi adunato il Vescovo col suo clero, e tutto il suo popolo, per la sacra funzione, dopo la lezion del Vangelo, Ponzio passò in mezzo alla folla in camicia, coi piedi nudi, e con una corda al collo come un reo. Presentatosi al Vescovo, gli si gettò ai piedi, e diedegli una carta, ove erano scritti i suoi peccati, scongiurandolo di farla leggere alla presenza di tutto quel popolo Mentre leggevasi la sua confessione, si faceva battere continuamente con delle 87 4. verghe, chiedendo sempre di essere battuto più aspramente, e bagnando nel medesimo tempo la terra delle sue lagrime Ei gridava, dicendo, ch' era reo di tutti quei peccati, e che ne domandava perdono a Dio ed agli uomini. Questo. spettacolo inteneri tutti gli astanti, che piangevano con lui. Il di seguente, Ponzio distribui ai poveri tutti i suoi beni, dopo d'aver soddisfatto a tutti i, debiti che in materia di restituzione aver potea. Di poi, rinunziando per sempre al mondo, diedesi ad una rigida penitenza, la quale non fini che col finir della sua vita, e dà santo se ne morì. Riflessioni. Pensateci bene: dopo il peccato la penitenza, e senza la penitenza l'inferno. Iddio non vuole la morte de'peccatori, ma la loro conversione; convertitevi dunque senza dilazione veruna. Rendete grazie a Dio, che vi concede per far penitenza un tempo, che a tanti altri è stato negato. Iddio non esige da voi una penitenza, nè sì pubblica, nè si austera; ma esige fors'egli soltanto ciò che voi fate? Giudicatevi da voi stesso, prima che Dio vi chiami al suo giudizio.. 88 LA FEDELTA' ALLA GRAZIAT Pensateci bene; un momento di grazia può guadagnarvi un' eternità di contenti. Penchè, generalmente parlando, sia vero il dire, che ogni tempo è a proposito per la grazia; che la grazia non dipende nè dai tempi, nè dai momenti che Dio, padrone e dispensatore de' suoi doni, non è ristretto nè alle occasioni, nè alle circostanze; con tutto ciò non è men en vero il dire, ehe per noi e per certe anime in particolare, vi sono tempi più preziosi, giorni più favorevoli, in cui Dio ne cerca più specialmente, in cui il lume della grazia più risplende, in cui la sua attrattiva si fa sentire con più d'unzione, in cui sembra che il cielo volga sopra di noi sguar di più amorosi, e versi con più d'ab bondanza sopra di noi i suoi favori. Quești sono i momenti della grazia, i momenti felici e privilegiati, dei quali parla s. Paolo, quando dice: Ecco il momento favorevole, ecco i giorni di salu 89) te:: Ecce nunc tempus acceptabile, ec-. ce nunc dies salutis. 2. Cor., 6. . Pensateci bene, e approfittatevene.. Imperocchè per discendere al particolare, e farvelo conoscere ancor meglio, il tempo della grazia per voi son certe occasioni, nelle quali pare che Dio in un tratto vi levi la benda dagli occhi, e vi mostri con più evidenza le gran verità, il nullá delle mondane cose, i piaceri fallaci, gli onori frivoli, la brevità della vita, tutto presentasi agli occhi, che dalla grazia sono rischiarati. Il tempo della grazia sono certi interni rimproveri d'una coscienza turbata ed agitata, la quale ci fa intendere, che non siam ciò che dovremmo essere, che non dovrebbesi vivere nè morire in quello, stato infelice, ma che sarebbe necessario ravvedersi una volta, e ritornar a Dio. Il tempo della grazia si è una predica forte, una divota lettura, un buon esempio, un salutevol avviso in ogni altro tempo queste cose non avrebbero sortito il loro effetto, non avrebbero fatto colpo; ma in questo felice momento tutto fa colpo, tutto fa impressione. Che 6 90 diremo di più? Il tempo della grazia si è una morte. subitanea, un funesto accidente, di cui siamo testimonj. Ad una tal vista che non diciamo a noi stessi? che riflessioni salutevoli non facciamo? che cosa è mai questo mondo? ehe cosiamo sa è mai questa vita? che cosa noi sopra la terra? il tempo della gra zia si è una tristezza, una croce, una umiliazione, un colpo sinistro di fortuna, una malattia pericolosa; allora si rientra in se stesso, si vede la vanità d'ogni terrena cosa; tuttto diviene amaro, tutto annoja, e non trovasi consolazione se non in Dio. Ecco i tempi della grazia, ecco i giorni di salute: Ecce nunc Tali, o mio Dio, furono i felici momenti, che formarono tanti Santi. Il tempo della grazia per me egli è forse il momento, in cui io medito questa gran verità, e voi mi parlate al cuotrarmi tutto a voi. re per Per noi non c'è cosa tanto importante e necessaria, quanto l'esser fedeli alla grazia. Non basta il conoscerla: il punto essenziale si è di approfittarsene, di seguirne i salutevoli impulsi, di aon 91 : allontanarla con dilazioni affettate, di non opporvisi con resistenze avvertite e volontarie finalmente di non chiuder gli occhi alla luce quando essa c' illumina; di risponder a Dio quando viene a battere alla porta del nostro cuore, e di non contristar in noi stessi lo Spirito Santo, oltin fot Lo stesso avviene dell' affare della salute, come di tutti gli altri. Ciascuno ha il suo tempo a proposito, e il buon esito il più delle volte dipende da certi più felici momenti. Se si lasciano fuggire, alle volte non ritornano più: e quali non possono esser le conseguenze d'ana tale trascuratezza? big d Pensateci bene. 329 1 otace Ecco due grau verità da meditarsi su questo soggetto Nella via della santità non vi è stato sì nobile e sì sublime, a cui il momento della grazia, messo a profitto, non possa elevarci; e nel sentier dell' iniquità non vi ha stato si tristo e sì funesto, a cui la nostra trascuratezza nel corrisponder alla grazia non possa condurci. Non crediamo però, che la grazia di Dio ci manchi; no, la gra * 92 ' zia di Dio non ci manca; ma noi siamo che manchiam, ogni giorno alla sua grazia.. Quello che voglio dire, dee ba; ed stare per affliggerci e spaventarci è, che questi momenti della grazia che si son trascurati, si oppongono ai disegni di Dio; che il farne abuso è un resistere a Dio, un render più difficile il nostro ravvedimento, un esporsi alla sottrazione delle grazie privilegiate, un contristar lo Spirito santo nei nostri cuori è per dir tutto in una parola, di là ha avuto principio la rovina di tante anime.. Pensate dunque alla salute dell' anima vostra. k Che s' ha egli dunque a far in questo punto si essenziale? 1. Stimar e rispettar la grazia, e'l momento prezioso, in cui essa ci si presenta. 2. Temer sommamente di resistervi, e di farle contrasto. 3. Chiedere frequentemente perdono a Dio di questa resistenza alla grazia, e prometter di esserle più fedele per l' avvenire.ibre ne 4. Pregar Dio che ne faccia in que 93 sto mondo espiar le nostre infedeltà alla grazia. 5. Aver l'occhio soprattutto a certi impulsi della grazia più segnalati e più preziosi. 6. Ma nel medesimo tempo badar bene ancora a non regolarci da noi stessi, e a non prender abbaglio, sotto pretesto di certi fini particolari; imperocchè l' Angelo delle tenebre può trasformarsi in Angelo di luce, per ferci traviare, in vece di condurci pel retto sentiero. Siamo dunque uniti, siamo fedeli, siamo generosi; poichè Iddio ne condurrà per mano al termine della nostra salute. ISTORIA Un esempio molto notabile al nostro intento si è quello che vien riferito nel santo Vangelo Gesù Cristo, mirando un giorno la città di Gerusalemme, pianse sopra di essa: Videns civitatem, flevit super illam. Luc 19. Sventurata città così egli esclamò e tu avessi voluto conoscere i miei disegni di mi: 94 di te, si sericordia e di bontà sopra cognovisses quae ad pacem tibi, quante grazie ti erano preparate! i tuoi nemici ti avrebbero temuta, i tuoi abitatori avrebbero goduta una pace: soave, e'l tu avresti mantenuta la tua gloria tuo splendore. Città ingrata e scellerata! Quante volte ho voluto unire i tuoi figliuoli nel mio seno, come la gallina sotto le sue ali i suoi pulcin! Quoties volui congregare filios tuos sempre tu liai resistito, e non hai voluto arrenderti mai a'miei amorosi inviti: et noluisti Ah! in castigo della tua infedeltà, quante sciagure ti verranno addosso! Ti circonderanno i tuoi nemiei da tutte le parti: Circumdabunt te inimici tui vallo. Luc. 19. Da tutte le parti ti assedieranno, desoleranno le tue campagne, rovescieranno le tue fortificazioni, uccideranno i tuoi abitanti, non rimarrà più in te pietra sopra pietra: Et non relinquent in te lapidem super lapidem. E tutte queste disgrazie ti sopraggiungeranno, perchè non avrai voluto riconoscere il tempo delle mie grazie e delle mie misericordie sovra di te: Eo quod non cognoveris, tempus visitationis tuae.. 95 Tutte queste predizioni si videro adempiute per modo, che la rovina., la desolazione, e le sciagure di Gerusalemme infedele fanno per anco stordire l'universo. Riflessioni V Quante anime vengono rappresentate in quella città peccatrice, poichè colle loro continue resistenze alla grazia si meritano sciagure tanto maggiori, quanto che queste sarebbero eterne! Pensateci hene; la grazia vi stimola, siatele però fedele: oh! egli è pur una grande infelicità il farne abuso! ΙΡΑΤΙΜΕΝΤΙ vita Nascere, patire, e morire, questa è la condizione d' ogni uomo che viene al mondo. Che cosa è mai la nostra sopra la terra, se non un continuo patimento? Voi patite., o anima afflitta; già da molto tempo gemete sotto il peso dei vostri travagli, e incontrate dei fastidj ad ogni passo. Voi camminate per una strada seminata di croci, nè di 2 altro vi cibate, che di un pane intriso nelle vostre lagrime: tante sono le vostre sventure, quanti sono i giorni di vostra vita: i vostri parenti vi abbandonano, i vostri amici vi tradiscono, attraversati vi sono i vostri progetti, i vostri giorni passano pieni di duolo e di tristezza, ad ogni momento vi vedete crescere il torrente di amarezza, il quale vi inonda, e sembra che non siate al mondo che per patire. Si, voi patite; ben intendo la voce dei vostri lamenti e dei vostri sospiri: mi dichiaro di esser a parte delle vostre pene, il vostro dolore m' intenerisce; vi compatisco, non già precisamente perchè voi patite, ma perchè non sapete cavar profitto dai vostri patimenti, col pensar ai grandi motivi di consolazione, che la vostra religione, e la vostra ragione stessa, vi rappresentano. Pensateci dunque. Piangete sopra le vostre afflizioni: ah! avete voi pianto sopra i vostri peccati? Voi patite, e del vostro patir vi lagnate ma considerate ciò che un Uomo Dio pati per voi; e alla vista della sua erece, del suo sangue e de' suoi 9 97 dolori, pensate un poco se avete motivo di lamentarvi. e e Voi avete peccato, e coi vostri ресcati avete meritato l' inferno. Se Iddio in un certo tempo vi avesse tolto da questo mondo, non è egli vero, che sareste precipitato nel fuoco eterno? Eh! non vi lagnate di qualche afflizione che passa. Voi patite; ma che non patirono i Santi? Sono forse le vostre pene da paragonarsi ai loro sagrifizj? Voi, come essi, desiderate d' esser santo ? e per esserlo non volete soffrir nulla con esso loro.NU Voi patite, e coi vostri patimenti espiar potete i vostri peccati, meritarvi le divine misericordie, e guadagnarvi il cielo. Chi può mai dubitare, che i vostri patimenti nei disegni di Dio non siano grazie, e grazie molto preziose? Vi ha forse un altro. cammino per andar al cielo, che quel delle croci? Voi patite, e però v' inquietate, vi dolete e vi sentite pur anco tentato di mormorare. Ma colle vostre inquietudini venite voi forse a mitigarvi le pene? Univ.- Bibl. Glessen 98 E non vi accorgete, che altro non fate che inasprirle, che perdorne il merito. dinanzi a Dio, che rendervi indegno delle sue grazie e del suo ajuto, e tirarvi addosso forse anche nuove disgra-. zie, e maggiori disavventure? montok " Insomma, voi patite; ma possibile che non vogliate aver nulla da mettere ai piedi della croce del vostro divin. Salvatore? Qui troverete il suo sangue; sar rà egli troppo mescolar con esso, le vostre lagrime? Peccatori, deh! andiamo alla sorgente del male, rientriamo in noi stessi, e veggiamo ciò che abbiamo meritato innanzi a Dio: confessiam pure una volta, che se patiamo, ne sono la cagione i nostri peccati; e lungi dal prorompere in lamenti, lungi dall' accusare il Cielo di troppo rigore, dall' incolpare d'ingiustizia le creature, dall' accagionare la cieca fortuna, pigliamocela contro noi, ed i nostri peccati. Questi sono l' incentivo funesto, che ha acceso lo sdegno di Dio, e'l fuoco delle sue vendette. Questi sono il mortal veleno, che, spar-. gendosi sopra la terra, ha prodotto l'af 99 flizione nelle anime, l'amarezza nei cuori, la desolazione nelle famiglie, la rovina nelle provincie, la decadenza nei regni. Iddio si alza sulla terra un tribunal di vendetta, donde egli esercita i suoi tremendi giudici sopra i peccatori, o sia per punir i disordini, o sia per arrestir gli scandali, o sia per ricondurre i prevaricatori all' osservanza della sua legge. Apriamo dunque gli occhi sopra le nostre sciagure; e in vece d'imputarle, a guisa dei. pagani, come sovente facciamo, al caso, alla malizia dei nostri nemici, alla nostra mala sorte, ad una non so quale fatalità, che noi chiamiamo il nostro cattivo destino, saliamo più alto, andiamo all' origine dei nostri malori, osserviamo con attenzione il braccio di Dio giustamente armato contro di noi. Noi abbiamo peccato, ed egli ne ha afflitti; noi abbiamo abbandonato la sua legge, ed egli ne ha abbandonati alle nostre calamità: noi dispregiate ab biamo le sue misericordie, ed egli ne ha sottomessi ai rigori della sua giustiz'a. Vanno crescendo le nostre miserie, 100 perchè le nostre iniquità si vanno moltiplicando; tutti i giorni diventiam più infelici, perchè tutti i giorni diventiam più perversi. I flagelli di Dio non son cessati, i tesori della sua collera non sono esausti, e la sua mano per anco alzata contro di noi. Sed adhuc manus ejus extentae. Isa. 5. Vogliamo noi dunque far cessare le nostre miserie? Desistiamo dai peccati, deploriamo le nostre malvagità, umiliamoci sotto la mano di Dio, e baciamo la mano che ne percuote; allora il cielo contro di noi irritato si placherà, giustissimo vendicatore calmerà il Iddia SUO sdegno, e le oscure nubi che annunziavano lampi e fulmini per esterminarci, si risolveranno in una soave rugiada per santificarci. Quello poi che per noi riesce di maggior consolazione, si è, che siccome i nostri peccati ci hanno tirate addosso le pene che siamo costretti a soffrire, così le nostre stesse pene serviranno ad espiare i nostri peccati, e contribuiranno alla nostra salvezza, e ne faranno un giorno alle agodere le ricompense promesse al 101 nime che soffrono pazientemente le loro tribolazioni. Beati qui lugent. Ecco pertanto i sentimenti, con cui dobbiamo ricevere le nostre avversità, se siamo cristiani. Sentimento di penitenza, perchè siamo peccatori: felici noi, che abbiamo un mezzo di espiare in questo mondo i nostri peccati, piuttosto che dover soggiacere ad una pena eterna nell' altro! Sentimento di pazienza. Iddio lo vuole; queste poche parole tutto ci dicono. Iddio lo vuole, e lo permette. Vani dunque sarebbero i nostri lamenti, vane le nostre mormorazioni, perocchè, come mai potremmo sottrarci alla mano onnipotente d' un Dio punitor de' peccati? Sentimento di fiducia. Iddio ne affligge per nostro bene; ma egli ne sosterrà, ne consolerà, ne santificherà nelle nostre pene, e per mezzo di esse. Un Uomo- Dio pati volentieri per i nostri peccati, patiamo ancor noi volentieri per suo amore; seminiamo pure presentemente nelle lagrime, poi 102 chè un giorno mieteremo nel gaudio; ed assicuriamoci, che una eternità di gloria e di vita beata sarà il premio di alcuni anni di prove e di battaglie. Pensiamoci, ed in tutte le nostre pene consoliamoei; perocchè finalmente i nostri peccati meritano ancora più: di quello che noi patiamo. ISTORIA Narrasi, che s.. Pietro ,. useendo di Roma nel tempo della persecuzione, incontrò Gesù Cristo carico della pesante sua croce, ed avendogli chiesto ove se ne andasse in quello stato compase sionevole; vado a Roma, rispose il Salvatore, affine di esser ivi nuovamente erocifisso per voi, giacchè voi ricusate di patire per me Confuso allora S. Pietro della propria debolezza, e tutto compunto, tornò in Roma, ove ebbe la bella sorte di soffrire il martirio pel nome e per la gloria del suo divine Maestro Noi imitato abbiamo san Pietro nel--la sua debolezza di spirito; ma quan 103 do è mai che nella sua generosa costanza ci faremo ad imitarlo? Ah! quante volte Gesù Cristo avrebbe potuto dire a noi stessi: vado di nuovo ad off ferimi alla morte per voi, poichè rifiutate di portar la mia croce! Noi non vorremmo soffrir niente; alla menoma traversia che ci avvenga, subito diamo in mormorazioni e lamenti; il solo nome, il solo pensiero deile tribolazioni ci fa tremare, ed è questo, essere cristiano, e discepolo di un Dio, che muore sulla croce? Ah! mio Signore, voi che tanto patiste per noi, insegnateci a patire, ajutateei a patire, santificateci per mezzo dei nostri patimenti nniti ai vostri, e santificati da' vostrii. Pensiamoci dunque, ed in vece di lagnarci dei nostri patimenti, rendiamo grazie a Dio, che ne porge un mezzo di purgare le nostre colpe. bla Riflessioni L'anima, che non sa patire, non sa amare; e'l vero amore non si fa conoscere se non eol patire con animo 104 rassegnato. Gesù Cristo piantò la croce per mostrar la via del cielo, e la presenta alle anime per condurle a quella eterna felicità che le aspetta. . Gran numero di santi senza i patimenti sarebbero nell' inferno, e tanti dannati per mezzo de' patimenti, sarebbero divenuti gran Santi. Piuttosto dunque piangere, che peccare, piangete al presente coi penitenti, per godere un giorno con gli eletti. IL PERDONO DE' NEMICI E LA CARITA CRISTIANA Essendo che la meditazion de? novissimi dee condurci alla pratica delle opere sante, una delle più essenziali si è la carità e'l perdono de nemici. Gesù Cristo colla sua sovrana antorità egli stesso espressamente ci ordina di perdonare ai nostri nemici, e di amarli ancora con una carità cristiana: Ego autem dico vobis, così dice a noi tutti, diligite inimicos vestros. Luc. 6. Non mancheranno certe voci maligne 105 di farsi sentire da voi per sedurvi. Il mondo, sempre perverso nelle sue massime, vi dirà, vendicatevi; la passione, coll' inasprirvi il cuore, vi dirà, vendicatevi; la consuetudine, sforzandosi di prescrivere contra la legge, essa pure vi dirà, vendicatevi: ed io, che sono il vostro Dio, il vostro Re, il vostro Padrone, vi dico da Sovrano. e sotto pena di tutte le mie maJedizioni, perdonate; ma questo non basta; amate ancora i vostri nemici: Diligite. Fate del bene a coloro che vi odiano e vi perseguitano: Benefacite iis qui oderunt vos. Imitate Il vostro celeste Padre, che fa nascere il suo sole, e sparge una pioggia salubre non solamente sopra i giusti che l'amano, ma ancora sopra gl' ingiusti che l'offendono: Solem suum oriri facit super bonos et malos. Matth. 5. Eccone l'oracolo, eccone il precetto, che intimato ei viene da un Dio sotto pena di eterna dannazione. Ascoltatelo; e pensateci bene. Quanto alla pratica, ecco l'obbligazione indispensabile d' ogni fedele. 106 Obbligazione di riconciliarsi col suo nemico e di riconciliarsi di vero cuore. Obbligazione di farsi vedere riconciliato col dar segni d'amicizia; e se l'inimicizia è stata pubblica, la riconciliazione anch' essa dev' esser pubblica. Obbligazione di amare i suoi nemiei, di voler loro del bene, di desiderarne loro ancora se si può se lo domandano in nome di Gesù Cristo, ec. 9 9 9 notato Obbligazione di pregare per essi e d'interessarsi per essi innanzi a Dio. Questo è un punto essenziale, espressamente nell' evangelica legge: Orate pro persequentibus et calumniantibus vos. Tale è appunto l'obbligazione, la necessità, l' estensione, la santità, la perfezion della legge. ◆ Precetto sì grande, che il Signore lo espresse coi termini i più obbliganti: Ego autem dico vobis. Precetto sì stringente, che Dio non vuole, che il sole tramonti sopra la vostra collera: Sol non occidat super iracundiam vestram. Ephes. 4. Precetto si sacro, che quando anche voi foste appiè dell' altare 107 per offerire il vostro sacrifizio, Iddio vuole, che lasciate il sacrifizio e l' altare, per andar a riconciliarvi col vostre fratello: Vade prius reconciliari fratri tuo. Precetto si essenziale, che senza averlo adempiuto non potete essere parte dei sacramenti della Chiesa; e se in quello stato li ricevete, voi divenite sacrilego. Precetto finalmente si indispensabile, che se non si adempie, non si può far la preghiera cotidiana senza condannare se stesso, senza pronunziar naladizioni contro di sè. In fatti, che cosa dite voi nella vostra orazione cotidiana? Dimitte nobis debisicut et nos dimittimus etc. Matth. 5 Perdonateei, siccome noi perdoniamo: se dunque voi non perdouate ai vostri nemici, voi domandate a Dio, che non perdoni a voi stesso. Egli è appunto come se voi gli diceste: Signore, percuotetemi; vendicatevi di me: sfogate sopra di me la vostra collera: avventate sopra di me le vostre maladizioni; e, armato del vostro fulmine, esterminatemi. E quando suol farsi questa orribile preghiera? ta nostra, 108 ogni volta che pregasi coll' odio e col desiderio di vendetta uel cuore. Voi chiedete, che i flagelli, i quali vorreste vedere scaricarsi sopra il vostro nemieo, vengano a scaricarsi sopra di voi. Pensateci e tremate. O voi, che vi pregiate di essere figliuolo del Padre celeste, perdonate dunque a' vostri nemici; egli è il vostro Dio, che vel comanda. Ma perdonate sinceramente, e non conservate nel cuore nè odio, nè rancor di alcuna sorta. Ma perdonate universalmente, e non eccettuate alcuno, perchè la legge del perdono a tutti si estende. Ma perdonate prontamente, non dif ferite neppure un istante, sul timore, che, nell' istante che segue, te non vi sorprenda. la morMa perdonate costantemente, così che il sacrifizio una volta fatto a Dio sia fatto per sempre. In somma perdonate, come volete che Dio perdoni a voi; così adempirete la legge, così voi meriterete le divine grazie, così imiterete il vostro Salvatore, 109 così vi acquisterete in premio la corona di gloria nel paradiso. Se ci penserete bene, come potrete voi aver tanta animosità da non perdonare? Pensateci bene. Se voi ricusate il perdonare al vostro fratello, mai non otterrete perdono da Dio. ISTORIA Avvenne, che il fratello di S. Giovanni Gualberto fu ammazzato da un suo nemico. Questo crudele omicida essendosi poscia incontrato con Giovanni Gualberto, ben proveduto d' armi, in un sito, dove nè l' uno nè l' altro schivarsi potevano, e dandosi come perduto, si prostrò colle braccia in modo di croce; e scongiurollo, che, per amor di Gesù crocifisso, gli perdonasse la vita. Intenerito Gualberto a tale spettacolo, gli perdona, l' abbraccia, e di poi se ne va a far orazione dinanzi ad un Croeifisso, che veneravasi in una chiesa vicina. Ed ecco che subito depone i suoi abiti militari, e ritiratosi dal secolo si fa religioso. Egli fu poscia il fondatore dell' ordine di Vallombrosa. 7 110 Riflessioni Che esempio, e che sentimenti da cristiano? Pensateci, e vedete, se tali sono i vostri. Perdonate voi sinceramente, e di vero cuore, a' vostri nemici? Amate voi il vostro prossimo come voi stesso? considerate voi in esso la persona stessa di Gesù Cristo? Pensateci, e giudicatevi innanzi a Dio. Cristiani, figliuoli di un medesimo padre, amiamoci l'un l'altro, amiamoci in Dio, e per amor di Dio amiamoci sinceramente, efficacemente, COstantemente; amiamoci in questo mondo per vivere in una perfetta unione d'amore per sempre nell' altro.. 111 I DOVERI DEI GENITORI VERSO DE' LORO FIGLIUOLI Quanti pochi ve n'ha che ci pensino! I genitori nella loro famiglia sono luogotenenti di Dio verso i loro figliuoli. Se eglino gli han messi al mondo, debbono eziandio renderli degni del cielo: poco è l'aver loro dato una vita mortale, e sovente meschina, se non li dispongono, come sono tenuti, al conseguimento d' una vita eterna, e più degna del loro essere; altrimenti si fanno rei dinanzi a Dio, e della propria loro perdizione, e di quella de' loro figli. E che miseria sarebbe de' genitori, che non avessero messi de' figliuoli al mondo, se non per dar dei reprobi all' inferno? E pure non è egli ciò appunto, che molti di loro debbono rimproverar a se stessi, e sommamente temere? Quanti genitori, i quali non solamente trascurano di educare e d'istruire i loro figliuoli, ma ancora per la loro sregolatezza, e la loro maligna con 112 dotta, danno a que' meschini cattivi esempi, occasion di peccati, e motivi di scandalo! Genitori spensierati e indolenti nell'affare della loro salute. I loro figliuoli appena li veggono praticare qualche esercizio di religione e di pietà. Del rimanente nulla non si curano, nè di prestare a Dio il tributo delle loro preghiere di sera e di mattina, nè di frequentare i sacramenti, nè di essere assidui al servigio di Dio e ai doveri del cristiano. Genitori collerici e furiosi, i quali non sanno parlare senza pigliar fuoco, senza proferir parole d'orrore, senza mettere in timore, in disordine, ed in costernazione, un' intera famiglia: Iddio, ch' è Dio della pace, come mai potrà egli regnare in mezzo alla turbolenza ed allo scompiglio? Genitori sregolati, e scostumati, che rendono testimonj delle loro disordinate passioni i propri figli, lasciando ad essi vedere i loro disordini. Che funesti esempi per i fanciulli, già da se stessi troppo portati al male, e sì facili a 113 ricevere le impressioni cattive, che favoriscono il genio della natura corrotta! Genitori avari, interessati ed ingiusti, che mostrano ai loro figli un' avidità insaziabile dei beni della terra, che non parlano se non di ricchezze e di acquisti, che non pensano se non ad' ammassar vani e fugaci tesori. Ma, ah! che vanno mai ammassando il più delle volte sul capo dei loro figliuoli, se non tesori dell'ira di Dio? - Genitori vendicativi, pieni di amaro. fiele, i quali vanno insinuando nel cuor de' loro figli il veleno della vendetta, che arde nel loro petto, e che alle volte passa di generazione in generazione nelle famiglie, affine di perpetuar in esse l' odio colle sue orribili conseguenze. Che infelice eredità è mai questa per quei male avventurati figliuoli!! 1 + - Genitori talvolta empi, senza fede, e senza religione, i quali, invece d'imprimer nel cuor de loro figli sentimenti di pietà e principj di religióne, distruggono quelli che ad essi aveva inspirati la grazia, ed in tal guisa vengono a formarne tanti libertini dichia 114 rati, che più non avranno nè fede nè legge nè coscienza nè Dio. Miseri figliuoli, che hanno avuto genitori di questa fatta! Genitori selvaggi e barbari, avrebbero eglino mai potuto essere più crudeli? Ma guai a quei genitori, che danno ai loro figliuoli esempi si scandalosi! che terribil conto avranno essi un giorno a rendere che tremendo giudizio formerà Iddio sopra di loro! Non sarebbe egli stato meglio in certo modo per quei figli che gli avessero soffocati entro la culla, che precipitarli così nell' inferno? Di certe barbare nazioni si narra, che i genitori sacrificavano i loro figliuoli ai loro Dei, e colle proprie mani gli scannavano appiè degli altari di quelle infami divinità. Barbari genitori erano questi, è vero; ma i genitori pretesi cristiani non sono eglino infinitamente ancor più crudeli e più inumani, allorchè coi pessimi loro esempi sacrificano al demonio i loro figliuoli, e ne formano tante vittime destinate ad ardere per tutta l'eternità nell' inferno? sitge E pur cosa d'orrore, che trovinsi dei 1-15 genitori, i quali con una sì empia condotta diventano come carnefici dei lore propri figliuoli; più crudeli ancora dei manigoldi, che non tolgono se non una vita temporale, questi genitori perversi tolgono ai loro figliuoli la vita gloriosa ed immortale, al conseguimento di cui doveano dirigerli e disporli. Ma è cosa che fa ancor più orrore il considerare, che troverannosi dei figliuoli, che saranno dannati per colpa dei loBo genitori, e che per tutta l'eternità gli odieranno, li detesteranno, li malediranno, come quelli che saranno stati la cagione della loro perdizione Quanti genitori si sono dannati per non avervi pensato.? Genitori, chiunque siate, voi dovete ai vostri figli l' educazione, l' instruzione, la correzione, il buon esempio, e le vostre facoltà, un onesto collocainento; ecco i vostri doveri. Pensateci bene, e adempiteli, altrimenti la vostra eterna perdizione è sicura, fors' anche quella dei vostri figliuoli con voi ridotti a maledirvi eternamente insieme, e ad iuasprir vicendevolmente i vostri tormen 116 ti, la vostra miseria, e la vostra disperazione. ISTORIA Il pontefice Eli avea due figliuoli, i quali coi disordini, colle ingiustizie, e colle empietà che commettevano, disonoravano il santo di lui ministero, e per tutto Israello erano un soggetto di scandali e di lamenti. Il padre ne fu avvertito più volte, ma per un' estrema pusillanimità, ed una rea condiscendenza, non ebbe mai il coraggio ed il vigore di porvi rimedio. Finalmente Iddio, irritato da un tal procedere, gli spedisce il profeta Samuello, e gli fa annunziare, che presto gli succederebbero disgrazie così grandi da far rimanere attoniti tutti quelli che le intenderebbero. Di fatto, essendosi accesa la guerra tra gl' Israeliti ed i Filistei, si venne ad una battaglia, in occasion della quale Iddio fece provare il rigore delle sue vendette; perocchè trenta mila Israeliti restarono sul campo; l'arca del testamento cadde nelle mani dei Filistei; e i due figliuoli del pontefice, 117 Ofni e Fineo, furono trovati nel numero dei morti, intrisi nel loro sangue. Ne fu recata la nuova al genitore, il quale, al tristo annunzio, cadde supino; spezzossi la testa, e, sparse le cervella sul pavimento, all' istante se ne morì. Così venne a perire in un giorno quasi tutta quella sventurata famiglia in castigo della colpevole codardia del genitore, e della scandalosa condotta de' suoi figliuoli. Padri e madri, pensateci bene, ed instruite i vostri figliuoli a ben pensarci. Durante una fiera persecuzione, che nel Giappone contra la Religione cattolica si eccitò, un padre ed una madre, cristiani di professione, tutti i giorni si aspettavano il martirio, e però vi si disponevano con fervorose preghiere. Avevano essi un figliuolo ancor giovinetto, per amor del quale si trovavano in una gran pena. Un giorno, mentre stavano presso il fuoco, tra loro la discorrevano su questo punto, e dicevano: noi speriamo bene, colla grazia di Dio, di soffrir il martirio per la Religione: ma e di questo tenero fanciullo che ne sa7 118 rà egli? Avrà egli forza di sostenere i tormenti? o pure avrebbe egli mai la disgrazia di soccombere, e di rinnegar la fede? Mentre così ragionavano, il fanciullo mostrava di spassarsi, e di non ascoltarli intanto arroventava un ferro nel fuoco, e dappoichè questo fu divenuto rovente, il ritirò, e con eroica intrepidezza se lo applicò sopra la mano. Spaventatisi allora i genitori, gli domandarono che cosa facesse, e perchè facesse così. Perchè, rispose loro con fermezza di spirito, perchè voglio farvi vedere, che col divino ajuto avrò tanto coraggio che basti per soffrire con voi il martirio, piuttosto che abbandonar la religione. I genitori, sorpresi da maraviglia, teneramente lo abbracciano, piangendo di consolazione, e rendendo grazie a Dio, che siasi compiaciuto di dar loro un tal figliuolo. Ebbero poscia tutti e tre la sorte di essere coronati colla laurea del martirio. Bella ricompensa della buona educazione che a quel caro figliuolo avevano data i savj genitori, e dello spirituale profitto che il medesimo fanciullo avea tratto dalla loro sollecitudine in ben educarlo! : 119 I sentimenti di pietà sono talvolta più vivi e più fervidi presso le nazioni convertite di fresco alla fede, che tra gli altri cristiani.. Nei paesi delle missioni apostoliche ritrovavasi una famiglia cristiana tra le altre distinta.. Il padre e la madre vivevano da santi, unicamente occupati nel dovere del loro stato, e nella cura della loro salute. Ogni giorno facevano una divota lezione alla loro famiglia, che adunavasi a questo fine. Un lor figliuolo, in età di cinque a sei anni, avendo intesa la lezione dei patimenti di Gesù Cristo, ne fu talmente commosso, che pel desiderio d' imitarlo, e di soffrire per amor suo qualche cosa, tutti i giorni se ne andava a passeggiare sopra le ortiche coi piedi nudi, che ne restavano insanguinati. Oltre a ciò si avea formata una corona di acute il spine, ch' egli metteva di notte sopra suo guanciale, e sopra questa corona po. sava il capo in onore di quella di Gesù Cristo. Avvedutisi i genitori di una sì rigida mortificazione, gliela vietarono: e nel medesimo tempo compresero, che Dio avea sopra quel figliuolo delle mi 120 re particolari. E in fatti, tosto che fu in età conveniente, abbracciò lo stato ecclesiastico, e fatto sacerdote, dedicossi all' impiego delle missioni apostoliche, nelle quali opérò molti prodigi; e finalmente in questo santo esercizio terminò il corso di sua vita. Le riflessioni in questo luogo sono di somma consolazione. Beati que' genitori, che hanno motivo di farle! I DOVERI DEI FIGLIUOLI VERSO I LORO GENITORI Siccome vi sono delle obbligazioni che i genitori hanno contratte verso dei loro figliuoli, così vi sono delle obbligazioni che i figliuoli hanno da adempire, e dei mancamenti che hanno da evitare, in riguardo ai loro genitori. Si può egli dire che ci pensino? Non ci è forse cosa nella sacra Scrittura sì espressamente raccomandata, come l'adempimento dei doveri dei figliuoli verso i loro genitori. Da essi hanno ricevuta la vita, che tra tutti i be 121 ni di natura è il primo e il maggiore. Che sentimenti di gratitudine ed amore non dovranno ad essi i loro figliuoli! Contuttocciò, e che non hanno a sof frire bene spesso per cagione dei loro figliuoli i poveri genitori! Allorchè questi vennero al mondo, i genitori si stimavano felici, e se ne consolavano: ah! se avessero potuto preveder ciò che questi sarebbero stati in qualche giorno? in vece di rallegrarsene, che sospiri non avrebbero eglino gettati dal profondo del cuore! e quante lagrime avrebbono sparse sopra la loro culla! Figliuoli indocili, che mancano di ubbidienza e di sommessioue verso dei loro genitori; ribelli ai loro voleri, che sprezzano gli ordini loro, che scuotono il giogo della dipendenza che dalla legge di Dio viene ad essi prescritta. Figliuoli infingardi, nemici della fatica, dediti all' ozio, e insolenti, che non vogliono abilitarsi a nulla, quando i loro genitori sono soventi volte costretti a guadagnarsi da vivere coi loro sudori. Figliuoli dissoluti, i quali vivendo immersi in ogni sorta di vizi, di disor 122 dini e di passioni, disonorano se stessi, ed i loro genitori, e colla licenziosa lor vita s' espongono a fare un fine ancor più disgraziato. Figliuoli libertini, che non hanno nè pietà, nè religione, nè timor di Dio, dati a cattive compagnie, le quali facilmente possono pervertirli, e precipitarli in ogni genere di eccessi e di miserie imperocchè, a dir vero, di che non è egli capace un uomo quando volge le spalle a Dio Figliuoli ingrati, barbari e snaturati, che negano ai genitori i necessarj sovvenimenti nella lor vecchiaja, e nella loro miseria; che li lasciano patire, mancar di tutto, e strascinare nel duolo e nella tristezza un restante di vita, più che la morte istessa insopportabile. Ma questi disgraziati, che dai loro genitori furono messi al mondo, son eglino figliuoli, o mostri? Credevano i genitori di trovare in essi l'oggetto della loro tenerezza, la consolazione della lor vita, il sostegno della loro vecchiezza, e non han trovato se non vipere, che loro squarciano il seno, che ren2 123 dono infelice la lor vita, che sono la rovina della loro fortuna, l'obbrobrio della loro famiglia; che coi loro disordini, e colla pessima loro condotta obbligano e sforzano in certo modo i loro genitori sommamente afflitti, e come disperati, a scagliar imprecazioni e maladizioni orrende sopra di essi.. Il male sarebbe già assai grande: ma un abisso ne chiama un altro ancor più profondo.. Perocchè non, vi è cosa, che tanto provochi contra i figliuoli le maladizioni di Dio, quanto il mancar di rispetto ai genitori.. Il Signore mille volte ne gli ha minacciati; e quai funesti esempj in ogni età, in ogni stato, in ogni secolo non se ne son presentati agli occhi dell' universo, stordito da sì tremendi castighi? 17 Beati que buoni genitori, che hanno figliuoli degni di loro! poichè dopo di aver dato ad, essi una cristiana educazione, finalmente ne raccolgono i dolei frutti in una tranquilla vecchiaja 1 4 • " V e veggono se stessi come rinascere nei lor figliuoli, che sono la lor gioją e consolazione.. 124 Una bella pittura ci fa il Re Davide di una famiglia dabbene. La rappresenta disposta in buon ordine all' intorno di una mensa frugale, ove sembra, che gli Angeli tra loro s' invitino a considerarla con piacere. Questa famiglia è composta di un padre, il quale non ha altra mira che di servir Dio, e di vederlo servito in sua casa; d' una moglie, che in questo mondo altro contento non ha, se non di piacere a Dio, ed al suo marie di veder crescere in grazia, ed in sapienza i loro figliuoli, i quali non hanno tra loro che un sol cuore, ed un'anima sola, sempre uniti insieme con una felice conformità di sentimenti, che viene loro instillata dalla natura 9 e dalla buona educazione, e che tutti i giorni coll' età va crescendo. Quindi è, che in questa famiglia regnano la pace, la tranquillità, la concordia, e più ancora la pietà ed il santo timor di Dio. Sopra di essa si spargono mille benedizioni, le quali sono come il pegno della beatitudine che Dio prepara a tutti loro, e che godranno quando si troveranno uniti nel cielo? per non separarsi giammai. to, 125 . Figliuoli e genitori, pensateci bene.. La vostra casa sarà l'immagine del paradiso, se sopra questo eccellente modello verrà regolata.. . Per meritarsi da Dio copiose benedizioni, debbono i figliuoli adempire le loro obbligazioni verso i propri genitori; loro debbon rispetto, ubbidienza, amore, gratitudine, ed in caso di bisogno, i soccorsi necessari per la loro assistenza a misura delle proprie facoltà.. Così facendo, saranno figliuoli di Dio stesso, e da lui avranno la ricompensa.. a ISTORIA. di un figliuolo, malvagio, e di un malvagio genitore.. 1 Un padre il più scellerato che forse mai fosse, aveva un figlio non, meno scellerato che lui, e amendue immersi in ogni sorta di vizj andavano precipitandosi nelle maggiori sciagure. Il figlio era disubbidiente, indocile, collerico e furioso. Tutti i giorni erano tra di loro in contese, in risse, in continui 8 126 rore 2 trasporti di collera, lanciandosi l'uno contra l'altro mille maladizioni. Un giorno che il padre, già avanzato in età, volle riprendere il figlio col rimproverargli la sua mala condotta, questo disgraziato, dando in eccesso di fasi getta sopra suo padre, lo rovescia per terra, e presolo per i capelli, lo strascina giù per la scala per metterlo fuori di casa. Quando fu arrivato ad un certo punto, il genitore, alzando la voce: ferma, disgraziato, ferma, gli disse, perchè quando io era della tua età non ho trascinato mio padre più lontano di quì. Riconobbe l'empio genitore in quel momento la giustizia e la vendetta di Dio, il quale permetteva, che il proprio figlio lo trattasse egualmente, com' egli altre volte avea fatto con suo padre O giudizi di Dio, quanto siete terribili! Ma, o figli snaturati, quanto siete colpevoli! Imparate a rispettare i vostri genitori, comunque siano perversi. So, che tal sorta di eccessi così orribili non succede che tra persone rozze, e della plebe: ma nelle condizioni ancora le più nobili 127 se gli eccessi dei figliuoli non sono al di fuori cosi enormi, quanti altri disordini vengono essi a commettere, i quali sono bensì meno sensibili agli occhi degli uomini, ma nel loro essere forse agli occhi di Dio non sono men gravi! Figliuoli, pensateci: Iddio vi aspetta al suo giudizio. 2 L'istoria ne descrive su questo particolare un fatto molto considerabile. Un genitore non avea omesso nulla per dare una buona educazione a suo figlio col mezzo di buoni esempj, di sante istruzioni e di salutevoli avvertimenti. Ma il naturale cattivo e le ree passioni avevano preso possesso del figlio, il quale ogni giorno cagionava nuovo ramarico nel padre, coi nuovi disordini che commetteva. Questo povero padre intese per cosa certa, che l'empio ed inumano suo figlio avea formato il detestabile progetto di ucciderlo per goder più presto la sua eredità, e vivere in libertà. Penetrato perciò dal dolore, e volendo fare un ultimo sforzo per ammollire quel barbaro 128; cuore, un giorno gli disse: figliuol mio, volete venir meco a passeggiare? mi farete piacere di accompagnarmi. Il figliuolo vi acconsente, forse per eseguire il suo abbominevole di segno. Il padre lo conduce insensibilmente lontano da casa, ed internatosi in una selva, tosto allora si ferma: quindi a lui rivolto, figliuol mio, gli disse, ho inteso per cosa sieura, che voi abbiate presa la risoluzione di uceidermi: eon tutti i motivi che ho di dolermi di voi, voi siete sempre mio figliuolo, io vi amo ancora: ho voluto darvi un ultimo segno dell' amor mio. Vi ho condotto in questa selva in un sito rimoto, ove non avremo testimonj, nè alcuno potrà venire in cognizione del vostro misfatto. Allora cavando un pugnale che teneva nascosto, figliuolo mio, gli disse, ecco un pugnale, contentate la vostra passione, eseguite pure il vostro empio progetto, datemi la morte, giacchè così avete risoluto di fare; almeno, morendo in questo luogo segreto, vi salverò dalle mani della giustizia umana; questa sarà l'ultima prova della mia tenerezza verso di voi e nel mio estremo dolore almeno " 129 avrò la consolazione di salvare a voi la vita, mentre a voi me la torrete. Il figliuolo sorpreso ed intenerito, non potè contenersi dai sospiri e dalle lagrime, e gettatosi ai piedi di suo padre, gli chiese mille volte perdono del suo atroce disegno, e protestogli avanti a Dio, che avrebbe cangiato condotta verso di un padre cotanto amoroso. In fatti fu fedele nel mantener la parola, e d' allora in poi diede a questo suo tenero padre tanta consolazione, quanto era stato il cordoglio che aveagli cagionato. Che belle riflessioni qui si presentano ai padri ed ai figliuoli! L' AMOR DI DIO PENSATECI BENE IN TUTTA LA VOSTRA VITA. Noi non siamo in questo mondo che per servire e per amar Dio: egli ci ha dato un cuor capace d' amare, per con-, sagrargliene tutti gli affetti; egli ci ha dato una vita ed un tempo da impiegarsi in suo amore per meritare in questo mondo d'amarlo e possederio nell'altro. Iddio espressamente ne comanda di 130 * " amarlo. Amerete il Signore, dic' egli, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore ,. con tutta l' anima vostra, con tutte le vostre forze Diliges Dominum ex toto corde tuo etc.. Deuter. 6. Mio Dio! esclama s. Agostino, era egli dunque necessario farci un precetto di a marvi, e minacciarne se non vi amiamo?? non bastava egli forse il permetterci di amarvi? E non è egli per noi l'amarvi la maggior grazia e la maggior felicità? 4 Iddio è infinitamente degno del nostro amore. Tutto ciò che è capace di muovere, di guadagnare, e di allettare i cuori, Iddio lo possiede, e. a. noi lo presenta, una somma bontà, una sovrana bellezza, una misericordia senza limiti, un'amabilità infinita, un' immensa serie di tutte le adorabili perfezioni, una sorgente ineffabile di tutti i beni. Che può egli desiderarsi, che in Dio non si ritrovi, e che non obblighi ad amarloz . Amor divino, virtù amabile, perchè tutte le delizie ci presenta, virtù sublime, perchè c'innalza sovra noi stessi, e ne fa compagni delle intelligenze ce 131 9 lesti; virtù universale, perchè tutte le altre contiene, le nobilita, e le perfeziona; virtù celeste, perchrè Gesù Cristo stesso venne a portare dal cielo questo sacro fuoco d'amore sopra la terra C non brama che di accendere con esso tutti i nostri cuori; virtù divina, perchè ne trasporta in qualche maniera nel seno di Dio stesso per vivere della vita di lui, e per essere a parte un giorno della sua propria beatitudine. Ma in ispecie virtù assolutamente, essenzialmente, ed indispensabilmente necessaria per l'eterna salute. Perocchè se noi non amiamo Dio, allontanati siamo dalla sua grazia, dal suo cuore, dal suo regno. Se non amiamo Dio, quand' anche noi possedessimo tutti i beni, tutti i tesori, gli scettri, le corone, il mondo intero, senza questo amore non possediamo niente. Se non amiamo Dio, mai non entreremo in cielo, mai non avremo parte tra gli eletti. Se non amiamo Dio, non avremo mai altra eredità che l'inferno, ed una eternità infelice nell' abisso di 132 tutte le miserie, di tutti gli arrori, di tutti i tormenti. Così è o amar Dio in questa vita, o essere per sempre infelici nell'altra: o. ardere tra le fiamme del divino amore sulla terra, o essere per sempre consumati dalle fiamme vendicatrici del fuoco, dell' infernale abisso. Per noi non si dà mezzo. Se viviamo, se moriamo nell' amor di Dio, siamo sicuri dell' eterno possesso di tutti i beni; se viviamo, se monoi riamo senza questo santo amore, precipitiamo nel centro e nel colmo di ogni sciagura. O uomini, chiunque siamo, e viviamo sopra la terra, amiamo Dio; egli è il nostro creatore, il nostro salvatore, il nostro padre, il nostro amico, il nostro tutto: senza lui tutto il resto per noi è un bel nulla. Amiamo Dio, perchè nostro dovere, il nostro mequesto è rito, la nostra felicità, la gloria nostra. Che cosa v'è mai di più eccellente, che l'amare un Dio? che sorte più felice può darsi, che l' essere da lui amati? Amiamo Dio, ed amiamolo con tutto il nostro cuore. Chi è, che più merita 133 tutti i nostri affetti, se non quegli che n'è il principio, e che dev' esserne l'ultimo fine? Amiamo Dio in tutto, prima di tutto, al di sopra di tutto, preferendolo a tutto: amiamo Dio, e non amiamo altro che Dio, o tutto in Dio, ma sempre meno che Dio: amiamo Dio, ed in amandolo, non desideriamo altro premio che quello di sempre più amarlo. Oh' è pur felice quel cuore che ama il suo Dio, poichè fa in questo mondo ciò che faranno i Santi eternamente nel cielo. Guai all'anima, che non ama Dio, poichè il suo stato accostasi a quello de' reprobi nell'inferno. Diligam te, Domine. Psalm. 17. Deh! fate, che io vi ami, mio Dio, voi, che siete il desiderio del mio cuore, il centro del mio riposo, il termine delle mie speranze. Fate, che v' ami, mio Dio, ma che v'ami con un amor tenero, con un amor sincero, con un amor efficace, con un amor disinteressato, con un amor costante, con quell' amore, con cui voi amate voi stesso. Fate, che vi ami in questo mondo per amarvi più perfet 134 tamente ed eternamente nell' altro. Coશ્નો sig.. Pensateci bene: amiamo Dio, e viviamo unicamente Dio. per ISTORIA Un grazioso spettacolo, e un uobile modello, fu altre volte presentato in Alessandria da una donna.. Ella un giorno comparve nella pubblica piazza di questa illustre città, tenendo con una mano un vaso pien d'acqua, e coll'altra una fiaccola accesa. E che pretendete voi, le fu detto, con questo vostro apparecchio? Vorrei, così ella rispose, vorrei abbruciare con questa fiaccola tutto il cielo, e spegnere con quest'acqua tutto il fuoco dell' inferno, acciocchè da qui innanzi la non si amasse più Iddio nè per speranza delle ricompense, nè pel timore delle pene, ma puramente ed unicamente per lui stesso, e per le sue adorabili perfezioni. Bei sentimenti, e ben degni di una grande anima, la quale conosce ciò ch'è Dio, e quanto meriti per se stesso tutti gli affetti dei nostri cuori. 135 Raccontasi dei Giapponesi, che allora quando si annunziava loro il Vangelo, e venivano istruiti delle grandezze, della bellezza, dell' amabilità infinita di Dio, singolarmente quando loro s' insegnavano i grandi misteri della religion cristiana, tutto ciò che Dio operò per gli uomini; un Dio fatto uomo, che nacque, pati e morì per loro amore, e per la loro salute: oh! quanto egli è grande( così esclamavano nei loro dolci trasporti di giubilo e di maraviglia), quanto è grande, quanto è buono ed amabile il Dio de'cristiani! ma quando poi soggiungeasi loro, che vi era un espresso comandamento d' amar Dio, con minaccie a chi non l'amava, ne restavan sopresi, nè riaversi potevano dallo stupore. E che, dicevan, e che? a nomini ragionevoli un precetto d'amar Dio, il quale tanto ne amò? L' amarlo, non è egli la maggior felicità? E per lo contrario, la maggior miseria il non amarlo? Come! i cristiani non sono eglino sempre a piè degli altari del loro Dio, col cuore tutto penetrato delle ineffabili sue bontà, e tutto acceso del suo sante 136 amore! Ma quando venivano ad intendere, che vi erano dei cristiani, i quali non solamente non amavano Dio, ma l'oltraggiavano ancora. O popolo iniquo! gridavano con indignazione; o cuori barbari ed ingrati! sarà dunque egli possibile, che si trovino dei cristiani capaci di tali eccessi? In che terra maledetta abitano adunque questi uomini senza affetti e senza cuore? Cristiani, pur troppo noi meritiamo questi giusti rimproveri, e un giorno quelle straniere nazioni, chiamate a far testimonianza contro di noi, ne accuseranno e ne condanneranno innanzi a Dio. Riflessioni. Pensiamoci, e riflettiamo, che il precetto dell' amor di Dio è il primo e il più essenziale degli altri precetti: esso è il compimento di tutta quanta la legge. Pensiamoci, e facciamo in questo mondo, per quanto sta in noi, ciò che fanno i santi nel cielo, e che noi speriamo di fare nell' eternità. Amiamo Dio con tutto il nostro cuore. 137 Doloroso pensiere! Noi forse sino al presente non abbiamo ancor amato il nostro Dio in una maniera che di lui sia degna! Consacriamo dunque a questo santo amore almeno il rimante di nostra vita. IL PARADISO PENSATECI BENE Questo è il termine della vostra felicità; fate che sia l'oggetto delle vostre premure. Per farne comprendere quali sieno i beni immensi e le ineffabili delizie del paradiso, bisognerebbe, che una di quelle anime beate scendesse dal cielo ce ne raccontasse le maraviglie: no, dice s. Paolo, l'occhio dell' uomo non può vedere, nè l'orecchio può sentire, nè il cuore può mai gustare in questo mondo la beatitudine che Dio tien preparata nella sua gloria per gli eletti: Nec oculus vidit, nec auris audivit. 1. Cor. 2. Immaginiamoci, se possiamo, quale 138 sarà il giubilo di un'anima, che entrerà un giorno nel cielo. Oh che dolce momento sarà quello, che mettendo fine alla miseria di questa vita, darà principio alla di lei eterna felicità! Che delizie, che contento, che trasporti, quando ella vedrà finalmente il suo Dio, quando vedrassi per sempre assicurata della beata sua sorte! Che gioja per uno schiavo, già, da molti anni carico di catene, allorchè viene a ricuperare la libertà coll' uscire della sua schiavitù dolorosa! Che gioja per un prigioniero rinchiuso già da molto tempo negli orrori di una oscura segreta, allorchè rivede finalmente la luce! Che gioja per un uomo, che sopra un mar procelloso ha fatto un lungo tragitto in mezzo agli scogli e alle tempeste, ove si è mille volte trovato in pericolo di restarvi sommerso, allorchè in fine giunge felicemente al porto da lui sospirato si lungamente! Debole immagine si è questa, immagine assai imperfetta della gioja, della consolazione, e della felicità di un' anima, la quale, dopo la schiavitù, il doloroso esilio, ed i 139 lunghi patimenti di questa valle di lagrime, entra finalmente nel felice porto della salute, nella regione dei viventi, per vivere eternamente in compagnia degli eletti, la vita stessa di Dio, Pautore del suo essere, il termine de' suoi desideri, il centro del suo riposo, senza mai temere di perderlo, sicura di sempre mai possederlo, e beata della stessa di lui beatitudine. Ah! quanto le riesce soave il non essersi attaccata al mondo, l' essersi tenuta lontana dal contagio e dai pericoli di esso, l' essersi privata dei falsis piaceri del secolo, ed aver fatto a se stessa per alcuni anni una santa violenza per eternamente godere una perfetta felicità! Oh che consolazione per essa l'aver servito il suo Dio, praticata la virtù, rispettata la santità della legge, per riceverne un guiderdone di gran lunga superiore ai suoi meriti ed alle sue speranze! Ed allora che gliene pare delle false allegrezze del mondo, dei beni transitori della terra, e di tutto quello che chiamasi ricchezze, onori, piaceri e soddisfa 140 zioni? Che figura fan queste cose a'suoi occhi? Che gliene resterebbe quando ella le avesse godute, e vi si fosse data in preda, sua vita durante? Non avrebbe ella dovuto lasciarle un giorno? Che altro allora le rimarrebbe, se non se il rammarico di essersi lasciata miseramente prendere e sedurre dall' amore di esse? Eccola dunque entrata nel seno di Abramo a soggiornar cogli eletti: eccola sicura della sua eterna felicità, libera dai pericoli, dalle miserie, dai timori, e dagli spaventi di questa vita mortale; eccola inondata da torrenti di delizie in un immutabile possesso del sommo bene, assorta nell' immenso oceano delle adorabili perfezioni dell' Essere supremo, nella perpetua contemplazione della bontà, della bellezza, dell' amabilità infinita del suo Dio. Nò, non è solamente il gaudio del Signore, ch'è entrato nell'anima, ma più ancora è l'anima stessa, ch' è entrata nel gaudio del Signore: Intra in gaudium Domini tui. Matth. 26. In esso vive, in esso regna, vivrà e regnerà in esso per sempre, 141 senzachè, nè le vicende dei tempi, nè le incertezze degli avvenimenti, nè le amarezze, nè i terrori vengano mai ad intorbidare la sua felicità. Finchè Dio sarà Dio, per tutti i secoli, per tutta un' eternità, ella sarà quello che è, sempre contenta, sempre felice, sempre sicura e tranquilla nel possedimento della beata sua sorte, esclamando sempre d'accordo cogli eletti: Inveni quem diligit anima mea. Cant. 3. Ho finalmente trovato quegli che era l'oggetto di tutte le mie brame. Tale si è dunque l'ineffabile beatitudine di quest' anima, tale è il gaudio indicibile degli eletti nel cielo. Noi pure siam fatti per questa beatitudine, noi possiamo un giorno essere a parte di questo gaudio; tutti quanti siamo, abbiamo un posto assegnato in cielo; tutti colà siam chiamati, vi possiamo arrivare, dobbiamo aspirarvi: ma è necessario il meritarlo. Ora che abbiamo noi fatto per ciò sino al presente? Come, e con che l'abbiamo meritato? Vi abbiam pensato? ce ne siam noi renduti degni col nostro modo di vivere? Sap 142 piamo, che al Taborre non si arriva se non se per la strada del Calvario; che fa di mestieri combattere per riportar la vittoria; che per impossessarsi del eeleste regno, ci vuole violenza; ma con quali combattimenti ci abbiamo noi meritata la corona di gloria? ed in qual ordine potremo noi essere collocati tra gli eletti? Noi aspiriamo alla felicità dei Santi; sappiamo ciò che essi han fatto, ciò che hanno sofferto; ma che abbiamo noi fatto, che sofferto abbiamo? O celeste Gerusalemme, avrò io la sorte di entrare un giorno nel tuo seno? O anime predestinate, sarò io a parte della vostra gloria, e delle vostre eterne consolazioni? Pensateci, cristiani. Non cessate mai di pensarci, e più ancora di affaticarvi per conseguir l'eterna beatitudine. Quanti, per non averci pensato, ne saranno esclusi per sempre! ISTORIA, Il re Assuero, volendo ricompensar Mardocheo pel servigio essenziale che 143 il suo allo Stato avea renduto; il fece vestir degli abiti reali, gli pose la corona in capo, ordinò che salisse sopra destriero, in somma circondollo di tutta la maestà e di tutto lo splendore della dignità reale, e quindi comando ad uno de' principali suoi cortigiani, che conducesse Mardocheo così trionfante per tutta l' imperiale città gridando ad alta voce a tutto il popolo, che era accorso a quel giocondo spettacolo: Così sarà onorato chiunque il Re vorrà onorare. Sic honorabitur, quemcumque voluerit Rex honorare. Esth. 6. 9. Se in questo momento Iddio presentasse ai nostri occhi uno de suoi eletti con tutto lo splendor della gloria, di cui trovasi circondato nel cielo, e a noi il mostrasse con tutti quei gaudi, consolazioni e dolcezze da cui i santi nella celeste patria sono inondati; a noi tutti dicendo. Sic honorabitur, quemcumque voluerit Rex honorare: Vedete, ammirate, o uomini mortali, così Iddio onora, così ricompensa nella sua gloria i suoi santi ad una tal vista, che trasporti d' ammirazione sarebbero i nostri! : 144 Uomo ambizioso, così ne direbbe, che cosa sono mai que' frivoli onori del mondo in paragone degli onori e della gloria che per gli eletti sono destinati? Uomo avaro, che cosa sono tutti i beni corruttibili, le vane ricchezze della terra, in paragone degl' immensi tesori che Dio tiene preparati in cielo? Uomo sensuale e voluttuoso, che cosa sono tutti que' vergognosi piaceri, quelle seducenti ed esecrande dolcezze, che tu godi temporalmente, in paragone delle ineffabili delizie che avresti a goder nell'eternità? sic honorabitur. Una vita, uno spettacolo si fatto, oh! quanto sarebbe capace d' ingenerarci nausea di tutti i beni apparenti di questo mondo ingannatore, e di farei sospirare ardentemente i beni sodi e permanenti dell' immortalità gloriosa! Ciò, che i nostri occhi veder non possono, ce lo mostra la fede o per lo meno ce lo fa sperare. Mettiam dunque ogni studio per renderci con una santa vita degni della vita gloriosa ed immortale. Il cielo ne aspetta: cessiam dunque di vivere attaccati alla terra: noi qui non abbiamo città per 145 manente; perchè la nostra vera patria è il cielo. Riflessioni Pensiamoci, e non pensiamo che a meritarlo. Beato chi ci avrà pensato per tutta la sua vita! Ove anderemo noi quando morremo? Qual sarà la nostra sorte? O il paradiso, o l'inferno. Bel cielo, mai non ti vedrò, diceva vicino alla morte un disgraziato eresiarca: oh che sentimenti, che morte! Figliuolo mio, diceva una madre ad un suo figlio, che stava sofferendo il martirio; figliuol mio, mirate il cielo. Lo stesso a ciascuno di voi dice la Chiesa: mirate il cielo: rendetevi degno d'entrarvi un giorno a possederlo, e vedete, se la vostra vita sia tale, che ad esso vi possa. condurre. 9 146 SENTIMENTI DI PENITENZA Presi dalla sacra Scrittura. Abbiate pietà di me, mio Dio, secondo la vostra grande misericordia, e secondo l'immensa profondità della mia miseria. Ho peccato contra il cielo, e al vostro cospetto. Ho peccato, e'l mio peccato mi è sempre dinanzi agli occhi. Mi sono sviato qual pecorella infedele, che ha abbandonato il suo amoroso pastore. Ah Signore, abbiate pietà dell' anima mia, che vi costò sì caro, e che vi degnaste di riscattare col prezzo del vostro sangue! Non mi punite a rigor della vostra collera, o della vostra giustizia, come pur troppo avrei meritato. O Dio infinitamente santo, se voi ne giudicate in rigor della ginstizia, chi potrà mai sussistere alla vostra presenza? Ma no, Dio delle misericordie, voi non vi mostrate inflessibile alle mie pre 147 ghiere, nè insensibile ai gemiti del mio cuore. Voi avete pietà di me, perchè i miei peccati sono enormi, e la loro stessa enormità farà spiccar la vostra miserieordia, la quale tosto che io li detesterò, degnerassi di perdonarmeli. Sì, mio Dio, li detesto sinceramente, e con tutto il mio cuore, e coll' ajuto della vostra grazia morrò mille volte piuttosto che oltraggiarvi di nuovo. ORAZIONE UNIVERSALE PER TUTTO CIO' CHE RIGUARDA L'ETERNA SALUTE Praticata dal serenissimo Principe Eugenio di Savoja, Generalissimo delle Armate Cesaree nel principio del secolo XVIII. Mio Dio, credo in voi, ma fortificate la mia fede; spero in voi, ma assodate la mia speranza; amo voi, ma aumentate il mio amore; mi pento d'aver peccato, ma accrescete il mio dolore. 148 Vi adoro come mio primo principio; vi bramo come mio ultimo fine; vi ringrazio come mio perpetuo benefattore; invoco come mio sovrano sostenitore. Degnatevi, mio Dio, di dirigermi colla vostra sapienza, di contenermi colla vostra giustizia, di consolarmi colla vostra misericordia, di proteggermi colla vostra possanza. A voi consacro i miei pensieri, i miei desiderj, le mie parole, le mie azioni, ed i miei patimenti, affinchè d' ora innanzi io pensi a voi, voi desideri, di voi parli, operi secondo il vostro volee patisca per vostro amore. Signore, io voglio ciò che voi volete, perchè voi il volete, come voi il volete e tanto quanto il volete. re 9 . Vi d'illuminare la mia mente, di prego accendere la mia volontà, di purificare il mio corpo, di santificare l'anima mia. Mio Dio, animatemi ad espiare le mie colpe passate, a superar le tentazioni che mi verranno, a correggere le passioni che mi tiranneggiano, a praticare le virtù che mi convengono, ed a fuggire i vizj che mi disonorano. 149 Riempite il mio cuore di tenerezza verso la vostra bontà, d' avversione ai miei difetti, di zelo pel mio prossimo, e di dispregio delle cose del mondo. Sovvengami, Signore, d'essere sottomesso co' miei superiori, caritatevole co' miei inferiori, fedele a' miei amici, ed indulgente verso i miei nemici. Venite in mio soccorso, affinchè mi riesca di vincere la voluttà per mezzo della mortificazione, l' avarizia per mezzo della limosina, l' ambizione per mezzo dell' umiltà, l' accidia per mezzo del lavoro, la collera colla mansuetudine, e col fervore la tiepidezza. Mio Dio, fate che io sia prudente nelle imprese, coraggioso nei pericoli, paziente nelle disavventure, e nelle prosperità moderato. Non permettete mai, che mi dimentichi d''unir l'attenzione alle mie preghiere, la temperanza al mio vitto, l'esattezza ai miei impieghi, e la costanza alle mie risoluzioni. Signore, inspiratemi la premura d'aver sempre una coscienza retta, un esterno decente, una conversazione esemplare, ed una regolare condotta. 150 Fate, che incessantemente mi applichi a domar la natura, a secondare la grazia, ad osservare la legge, ed a meritarmi l'eterna. salute.. Mio Dio, datemi a conoscere qualsia la picciolezza della terra, la grandezza del cielo, la brevità del tempo e la durata dell' eternità: Fate, che io mi prepari alla morte ,. che tema il vostro giudizio, che fuggas l''inferno, che ottenga il paradiso per i meriti di nostro Signor. Gesù Cristo, Così sia. CONCLUSIONE Tre grandi motivi di stupore sulla con dotta e la cecità degli uomini. Ciascuno in particolare può applicarli a se stesso.. 1. Motivo di stupcre e dolore insieme. Io non son venuto al mondo per altro, che per servire Dio, e per amarlo; e non son vissuto quasi per altro che per offenderlo. Qual è stata sino al presente la mia vita? Dacchè mi ritro+ 151 vo sulla terra, ho pensato a chi consecrato abbia il mio cuore ed i miei affetti? Che ho fatto per Dio, per l'au tore del mio essere, il mio primo principio, e' l mio ultimo fine? Che fervore, che premura ho io avuta pel suo santo servigio? che zelo per la sua gloria? Ah! per lo contrario, quante violazioni della sua legge, ed infedeltà alle she grazie, e resistenze a' suoi voleri, ed opposizioni ai disegni della sua provvidenza debbo rinfacciar a me stesso! in laogo di servirlo, ho consumata tutta la mia vita in offenderlo, e in dispiacergli. E che? era questo il fine, per cui Iddio m' aveva creato, e posto sulla terra? in che doveva io impiegare la mia mente, se non in contemplare ed adorare le grandezze di lui? A che doveva io indirizzar gli affetti del mio cuore, se non ad amar l' ineffabile di lui bellezza? A che doveva io dedicare tutte quante le mie premure, se non a servirlo, ed a salvarmi? Io certamente non doveva vivere. se non per lui; eppure non v'è stato forse un sol giorno di mia vita, in cui io l' abbia veramente ama 152 to, ed in cui non l' abbia sgraziatamente offeso. Frattanto dovrò forse in breve comparirgli davanti per rendergli conto della mia vita, e di tutte le mie azioni; ed allora che potrò io mai presentargli? O Esser supremo, autore del mio essere, arbitro della mia sorte! allorchè mi metteste al mondo, quanto grandi erano in voi i disegni della vostra misericordia sopra di me! e quanta consolazione potevano apportarmi! ma ohimè! ho pur male corrisposto agli adorabili vostri disegni! E considerando que-: sta mia mala corrispondenza, come posso io non istupirmi di me stesso, e dei traviamenti del mio cuore? 2. Motivo di stupore. È egli possibile, che avendo ricevute grazie cotanto preziose, io sia pur anco, verso questo Dio di bontà, sempre pusillanime, sì languido, si codardo, in somma si colpevole, si indegno di lui? Se tanti infedeli ed idolatri avessero ricevute le grazie che a me il Signore ha compartite, sarebbero divenuti gran Santi: se tanti peccatori, ed i maggior peccatori, fos 153 sero stati da Dio colmati degli stessi favori, avrebbero fatta penitenza, coperti di cenere e di cilicio. Quando richiamo alla mente tutto ciò che Dio ha fatto per me in tutto il corso della mia vita; tanti pericoli, dai quali mi ha preservato, tante occasioni, nelle quali mi ha sostenuto, tante sciagure, che avrebbero potuto accadermi, ed in cui avrei dovuto perir mille volte; ma soprattutto tante grazie interne e personali, di cui egli non ha mai cessato di favorirmi gagliarde inspirazioni, teneri affetti, salutevoli rimorsi, mentre io m' allontanava da quella voce segreta, che non cessava di farsi sentire, e di richiamarmi alla fedeltà che avea promessa, e tanti altri amorosi tratti d'una notabile provvidenza, e d' una speciale misericordia sopra di me; tutti questi favori, quai sentimenti non debbon essi eccitar nel mio cuore? Ho ricevute queste grazie, e le ho ricevute in abbondanza: ma che uso ne ho fatto? che frutto ne ho ricavato? Quando Iddio mi mostrerà da un canto tutto ciò che egli ha fatto per me, e 154 dall' altro mi domanderà conto dell'uso che ne ho fatto; che avrò a rispondergli? Quid potui facere vinae meae, et non feci? Così dirà egli che cosa ho potuto fare che fatto non l' abbia? E dopo tutto ciò che ho fatto, qual cosa non aveva io ragione d' esigere da te? Vi ha forse qualche virtù, che tu non fossi in obbligo di praticare? O qualche grado di santità, al quale aspirar non doves+ si? E con tutto questo, mira in quale stato tu al presente mi compari dinanzi! : Quelle grazie non ti sono già state date in vano: ben sapevi il conto che un giorno te ne avrei domandato questo giorno è venuto, rendi conto alla mia giustizia di quanto ha fatto per te la mia misericordia in tutto il corso di tua vita: Redde rationem. Ahimè! Signore, Dio d' infinita bontà, che posso io rispondere, e che debbo io fare, se non prostrarmi ai vostri piedi, piangere amaramente dinanzi a voi, implorare ancora la stessa misericordia, di cui mi sono abusato, scongiurarvi di non privarmi de' vostri doni, come avrei meritato e di non al2 455 Fontanare da me la vostra divina luce, col lasciarmi nelle funeste mie tencbre, che diverrebbero per me il colmo della cecità, e di tutte le mie sciagure! 3. Motivo di stupore, e di giusto dolore. Io sapeva, che la mia dimora sopra la terra non era che per poco tempo, e che dopo questo breve spazio di tempo un'interminabile eternità mi aspettava; eppure io son vivuto pel tempo che passa perdendo di vista quella eternità permanente. Sapeva, che alcuni giorni, o alcuni anni, presto avrebbero messo termine al mio corso, e che mille anni non sarebbero stati troppo lunghi per ap-. parecchiarmi all' eternità, in cui poteva entrare ad ogni momento con tutto ciò, questo poco tempo che ho avuto, non è stato da me impiegato che in cose inutili, e da nulla, che in vani divertimenti. Ed ecco che questo tempo sta per isparirmi dagli occhi, e l' eternità sta per aprirsi sotto i miei piedi, per seppellirmi nel suo seno Ma questa eternità sarà poi essa per me un' eternità felice, od infelice? E. che ho io fatto per meritarla felice? O 156 tempo! o eternità! o deplorabile accecamento dell' uomo! Quattro giorni da vivere in questo mondo, e un' eternità nell' altro; eppure per questi quattro giorni si ha tutta la premura, e niente per questa eternità! Ov' è la fede? Ov'è la ragione? Ma un motivo di stupore, forse anche maggior di tutti gli altri, si è, che questo Dio di bontà, questo Dio da me posto in dimenticanza, questo Dio da me oltraggiato, è ancor pronto ad accogliermi, se in questo momento a lui sinceramente ritorno. Così è; per enormi che sieno i peccati che contro di lui ho commessi, qualunque disprezzo io abbia avuto per la sua santa legge, quantunque siami abusato delle sue grazie, egli è pronto a perdonarmi questi miei eccessi, se il mio cuor li detesta; e comunque io abbia fatto mal uso del tempo, ancor mi dà di sperare dalla sua misericordia un' eternità di contenti. SO 9 O santissimo Dio, o Dio misericordioso, possibile, che la vostra bontà arrivi a questo segno, e se pur oso dirlo, questo eccesso, verso una creatura, la a 157 quale verso di voi è così ingrata, così infedele, e così rea? Possibile, che ancora vi degniate di gettar sopra di essa i vostri sguardi pietosi? Ed io, sarebbe egli possibile, che spregiar volessi una grazia, la quale, dopo una vita si malvagia, non avrei dovuto mai aspettarmi? No, Dio di bontà infinita, non sia mai vero, che voglia abusarmi de' vostri doni sino a questo eccesso; ammirerò le vostre grandezze, ma adorerò e benedirò eternamente le vostre ineffabili misericordie. Da questo giorno, sì da questo momento comincio, per continuar tutto il tempo che starò sulla terra. Ricevete dunque, Dio di tutta bontà, ricevete il tributo che ora vi rendo. Confesso, che la mia vita è stata una continua cecità, ed un continuo traviamento, confesso, che in questa vita tutto è nulla, tutto è vanità; che in questo mondo tutto è illusione, tutto è inganno; che non trovasi vera consolazione, e soda felicità, se non se in voi, nel servirvi, nell' amarvi, nell' unirsi intimamente a voi staccandosi assolutamente da Intio. 158 9 Altro che voi, mio Signore, non´troverò alla morte e però a voi solo in tempo di mia vita debbo star attaccato. Che bella grazia è quella che voi mi fate, di darmi ancora qualche tempo, per aprir gli occhi sopra il mio abbagliamento, e per prevenir la mia rovina! Ohimè già io vi correva a gran passi, forse io era già sul momento di precipitar per sempre. Per la qual cosa da qui innanzi non voglio vivere che per piangere tutti i mier falli, per osservare la vostra santa legge, per approfittarmi di tutte le vostre grazie, per apparecchiarmi finalmente a quella beata eternità, in cui volete ancora serbare un luogo per me. O me felice, se altro cammino io non avessi mai preso, fuorchè quello che alla sempiterna beatitudine dovea condurmi! METODO 159 DI RECITARE CON FRUTTO. LA CORONA DE' SETTE DOLORI DI MARIA VERGINE Primieramente s' invocherà il divino ajuto colle seguenti preei. Antif. Veni sancte Spiritus, reple tuorum corda fidelium, et tui amoris in eis ignem accende. V. Emitte spiritum tuum, et creabuntur. R. Et renovabis faciem terrae. V. Memento congregationis tuae. R. Quam possedisti ab initio. . Domine, exaudi orationem meam. R. Et clamor meus ad te veniat. V. Dominus vobiscum. R. Et cum spiritu tuo. OREMUS Mentes nostras, quaesumus Domine, lumine tuae claritatis illustra, ut videre possimus quae agenda sunt, et quae recta sunt agere valeamus. Per Christum Dominum nostrum. R. Amen. 160 Carissimi fratelli e sorelle, ora faremo i nostri soliti esercizi, divotamente meditando i sette dolori che la Beata Vergine Maria sostenne nella vita e morte del suo caro ed amato Figlio, e nostro Salvatore. Profezia di Simeone Con profonda umiltà mediteremo il primo dolore, che fu allora quando la Beata Vergine madre di Dio, avendo presentato l'unico suo Figlio al tempio nelle braccia del santo vecchio Simeone, le fu dal medesimo detto, questo sarà un coltello, che trapasserà f' anima tua; il che non denotava altro, che la passione e morte di Cristo nostro Signore. Un Pater, e sette Ave Maria ecc. ORAZIONE Vergine addolorata, per quell' acutissima spada, con cui il santo vecchio Simeone vi predisse, che sarebbe stata trafitta l'anima vostra nella passione e morte del vostro caro Gesù, vi suppli 161 co ad impetrarmi grazia di aver sempre presente la memoria del vostro cuor trafitto, e delle acerbissime pene sofferte dal vostro Figlio per la mia salute. Fuga in Egitto Il secondo dolore della Beata Vergine fu quando le convenne fuggire in Egitto per la persecuzione del crudele Erode, che empiamente cercava di uccidere il suo amato Figlio. Un pater, e sette Ave Maria ecc. ORAZIONE O Maria mare amarissimo di lagrime, per quel dolore che provaste fuggendo in Egitto per assicurare il vostro Figliuolo dalla barbara crudeltà dell' empis Erode, vi supplico, che vogliate essere mia guida, acciò per mezzo vostro io resti libero dalle persecuzioni de' miei nemici visibili ed invisibili. Amen. 162 Perdita di Gesù nel Tempio. 9 Il terzo dolore della Beata Vergine fu quando al tempo della Pasqua, dopo di essere stata col suo sposo Giuseppe e coll' amato figlio Gesù Salvatore, in Gerusalamme, nel ritornasene alla sua povera casa lo smarri, e per tre giorni continui sospirò la perdita del suo > unico diletto. Un Pater e sette Ave Maria ecc. 91 ORAZIONE. O Madre sconsolata, che nella perdita della presenza corporale del vostro Figlio lo andaste per tre giorni continui ansiosamente cercando, deh! impetrate grazia a tutti i peccatori, che ancora essi lo vadano cercando con atti di contrizione, e lo ritrovino. Amen.. Incontro di Gesù che porta la croce. Il quarto dolore della Beata Vergine fu quando s'incontrò col suo dolcissimo Figlio che portava una pesante croce sulle 163 delicate spalle al monte Calvario, per essere crocifisso per la nostra salute. Un Pater, e sette Ave Maria ecc. ORAZIONE O Vergine, più d'ogni altra appassionata, per quello spasimo che provaste nel cuore, incontrandovi nel vostro Figlio mentre portava il legno della santissima croce verso il monte Calvario, fate, vi prego, che io ancora l'accompagni di continuo col pensiero, piangendo le mie colpe, manifesta cagione de' suoi e vostri tormenti. Amen. Crocifissione di Gesù. Il quinto dolore della Beata Vergine fu quando vide il suo Figlio alzato sopra il duro tronco della croce, che da ogni parte del suo santissimo Corpo versava sangue. Un Pater, e sette Ave Maria ecc. 164 ORAZIONE O rosa fra le spine, per quella doglia immensa, che trafisse il vostro seno rimirando con gli occhi propri trafitto e sollevato in croce il vostro Figlio, ottenetemi, vi prego, che con assidue meditazioni non altro oggetto vagheggi, che Cristo crocifisso a cagione de' miei peccati. Amen. Deposizione di Gesù dalla croce Il sesto dolore della Beata Vergine che si può credere essere stato maggiore degli altri, fu allora quando, ferito nel petto dopo la sua morte, essendo stato deposto l'amato Figlio dalla croce, così spietatamente ucciso venne posto fra le sue santissime braccia. Un Pater, e sette Ave Maria ecc. ORAZIONE O Vergine travagliata, voi, che sconfitto di croce il vostro Figlio, lo accoglieste morto nel grembo, e baciando 165. quelle sagratissime Piaghe, vi spargeste sopra un mare di lacrime, deh! fate si, che anch' io coll' onda del mio pianto lavi di continuo le ferite mortali che fecero nel mio cuore i miei peccati. Amen. Sepoltura di Gesù Il settimo dolore di Maria Vergine Signora ed Avvocata di noi suoi servi, e miseri peccatori, fu quando ella accompagnò il santissimo Corpo del suo Figlio alla sepoltura. Un Pater, e sette Ave Maria ecc. ORAZIONE O martire de' martiri Maria, colma di affanni per quell' acerbo tormento che soffriste allorchè, sepolto il vostro Figlio, vi convenne allontanar vi da quella tomba amata, ottenete grazia, vi prea tutti i peccatori, affinchè conosca- no di quanto grave danno sia all' anima esser lontana da Dio. Amen. go, Si reciteranno tre Ave Maria a riverenza delle lagrime che sparse la Bea 166 ta Vergine ne' suoi dolori, per impetrare, per mezzo suo, un simil pianto per i nostri peccati Ave Maria ecc. Finita la corona, si recita il pianto della Beata Vergine, o sia l Inno Stabat Mater ecc. A chi lo recita intero concede il Sommo Pontefice Innocenzo XI. cento giorni d'indulgenza. Stabat Mater dolorosa, Juxta crucem lacrimosa Dum pendebat Filius. Cujus animam gementem, Contristatam, et dolentem, Pertransivit gladius. O quam tristis et afflicta Fuit illa benedicta Mater Unigeniti. Quae moerebat, et dolebat Pia Mater dum videbat Nati poenas inclyti. Quis est homo, qui non fleret Matrem Christi si videret. In tanto supplicio? 167 Quis non posset contristari, Matrem Christi contemplari Dolentem cum Filio? Pro peccatis suae gentis Vidit Jesum in tormentis, Et flagellis subditum. Vidit suum dulcem Natum Moriendo desolatum, Dum emisit spiritum. Eja Mater, fons amoris, Me sentire vim doloris Fac, ut tecum lugeam. Fac ut ardeat cor meum In amando Christum Deum, Ut sibi complaceam. Sancta Mater, istud agas, Crucifixi fige plagas Cordi meo valide. Tui Nati vulneration Tam dignati pro me pati Poenas mecum divide. Fac me tecum pie flere, Crucifixo condolere, Donec ego vixero. Juxta crucem tecum stare, Et me tibi sociare In planetu desidero. 168 Virgo virginum praeclara, Mihi jam non sis amara, Fac me tecum plangere. Fac ut portem Christi mortem, Passionis fac consortem, Et plagas recolere. Fac me plagis vulnerari, Fac me cruce inebriari, Et cruore Filii. Flammis ne urar succensa, Per te, Virgo, sim defensus In die Judicii. Christe, cum sit hinc exire Da per Matrem me venire Ad palmam victoriae Quando corpus morietur Fac ut animae donetur Paradisi gloria. Amen. V. Ora pro nobis, Virgo dolorosissima. R. Ut digni efficiamur promissionibus. Christi. OREMUS Interveniat pro nobis, quaesumus Domine Jesu Christe, nunc et in hora mortis nostrae, apud tuam clementiam, Beata 169 Virge Maria mater tua, cujus sacratissimam animam in hora tuae passionis doloris gladius pertransivit. Per te Jesu Christe, salvator mundi, qui cum Patre, et Spiritu Sancto vivis et regnas in saeculo saeculorum. Amen. Refmprimatur Fr. Dominious Buttaoni O. P. S. P. A. Mag. Reimprimatur A. Piatti Archiep. Trapezunt. Vicesg. Inches 1 Centimetres Blue 2 3 4 Cyan 2 5 4.4 6 3 Farbkarte# 13 Green 8 Yellow 9 10 Red 11 5 12 13 Magenta 14 ( O 6 15 White 16 17 7 3/ Color 18 19 B.I.G. Black