дв 34-39 ( 79) tanta divozione riceve dalle mani di S.Carlo Borromeo Imitate o Giovanetti l'Ángelico S.Luigi che con il Divin Sacramento. IL PARROCO AI FIGLIUOLI DELLA PRIMA COMUNIONE ossia GUIDA SPIRITUALE PER LA GIOVENTU' ( Edizione Quica) MILANO 1849. da Giocondo Messaggi TIPOGRAFO LIBRAJO. Contr. di s. Margh. n. 1408. 4000 GB 3439 ODONTAL LIOTLIDER ITA Univ.- Bibl. Giessen Prefazione Vogliamo sperare, che sotto il titolo e lo scopo del Parroco ai figliuoli della prima Comunione di leggieri si ravviserà l'Apostolo che tutta adempie la sua missione. Per fermo lo spirito di questo libro si è insegnare al cristiano i dogmi della sua fede e i precetti della sua legge, guidarlo nelle pratiche della pietà, proporgli la sapienza di Gesù Cristo. In falli eccovi un' opera adalla alla capacità ed ai bisogni dei giovanelli, cui si volle anzi indirizzata; poichè in essi, prima che negli altri, dee spargersi la buona semente VI che crescerà a frutto nell' avvenire. Per apposite Istruzioni eglino conosceranno quei doveri speciali e quelle virtù, che costituiscono la base della lor vita. Inoltre eccovi un' opera convenevole non solo ai giovani, ma eziandio a' provetti cui anzi si vuole raccomandata caldamente; poichè se gli uni debbono imparare, gli altri debbono istruire, e tutti abbracciare dei mezzi per giungere a salute. Ebbene nell'esposizione delle Preghiere, della Messa, dei Sacramenti, delle Pratiche divote si avranno tutti l' ottima guida ad ottenere e conservare la grazia, l'essenzialissimo dei doni: e i Canti popolari della Chiesa, anche tradotti in nostra lingua, gioveranno alla comune intelligenza ad aumento di fede, a fomento di pietà. Ogni cristiano però va tanto più sollecito di questi doni, quanto più si fa a penetrare nella sua scienza: perciò in un piccolo Catechismo si raccoglieranno alcune spiegazioni intorno ai principali dogmi, come ai più noti precetti di morale. Ma i documenti VII della vera sapienza alla fin fine ci vennero dati da Gesù Cristo, sommo Maestro; sicchè importa assai che si ascolti la sua stessa voce in brevi Lezioni evangeliche, cui si aggiungeranno pochi riflessi. Abbiam cercato di ravvicinare le idee generali che compongono questo libro, perchè meglio se ne comprenda lo spirito. Chiunque sia per esserne giudice, si persuaderà che il popolo ne ritrarrà immenso vantaggio, e che perciò i parrochi troveranno buono di diffonderlo nel popolo con ardore e perseveranza. ISTRUZIONI AI FIGLIUOLI DELLA PRIMA COMUNIONE. M iei cari figliuoli, voi avete fatto la santa Pasqua, e con piacere e con divozione, come si merita il buon Signore che avete ricevuto. Mentre però io ne godo con voi, il mio gaudio non è senza timore. Voi essendo stati ammessi alla Comunione, vi siete obbligati in modo pubblico e solenne ad una vita buona e santa, quale conviene a figliuoli, che debbono provare con operela grazia ottenuta dal loro Padre celeste. Perciò mettere in pratica quanto vi è stato insegnato, essere mai sempre divoti e obbedienti, rinfrancarvi sempre più nel bene Il Parroco ecc. 1 2 ISTRUZIONI con una degna frequenza della Comunione, in somma adoperare tutte le vostre forze, tutto il vostro cuore per divenire cristiani perfetti, ecco i vostri proponimenti. E io lo so, voi avete tutta la buona volontà di adempirli. Eppure a dirvi la verità io stesso ho paura di voi. Ho paura che vi dimentichiate delle istruzioni che avete avuto, degli avvisi e consigli che vi furono dati. Ho paura che vi abbiate a scordare de' vostri proponimenti, di quanto avete promesso al Signore. Quindi temo avvenga di molti fra voi quello, che è avvenuto di tanti altri, i quali negli anni passati hanno fatta la prima Comunione con buona volontà; eglino poco tempo dopo hanno messo in nessun conto istruzioni e avvisi e proponimenti, si sono abbandonati alla dissipazione, li vedete cattivi cristiani. Cari figliuoli, io non vorrei, che lo stesso fosse anche di voi. Quindi stimo opportuno consiglio, e veramente consiglio del Signore, presentarvi questo libretto, in cui con brevità e chiarezza vi sono scritti i principali ammaestramenti, che vi furono dati nel disporvi a far la Comunione, e vi è pur anche dichiarata la ISTRUZIONI 3 sostanza dei proponimenti, che voi stessi avete fatti al Signore. Ricevetelo questo libro come un attestato della premura, che io ho del bene di voi, quali amo tutti in Gesù Cristo. Leggetelo non una sola volta, ma frequentemente. Leggetelo non come libro di curiosità, che si manda fors' anche alla memoria e poi si dimentica, bensì come libro della massima importanza, che deve regolare tutta la vostra vita. Siate certi, che il divino ajuto ve ne darà abbondanti frutti. Voglio dire che, se alle dottrine qui esposte saranno conformi i vostri pensieri e le affezioni vostre e le vostre opere, voi diventerete colla grazia di Dio cristiani perfetti, quali vi brama la Chiesa, quali pur anche vi desidera il vostro Parroco, perchè tali vi vuole il Signore. CAPO I. CHE VUOL DIRE AVER FATTA LA COMUNIONE. Voi sapete, come vi è stato insegnato, che nella Comunione si riceve il corpo, il sangue, l'anima e la divinità di Gesù Cristo 4 ISTRUZIONI sotto le specie o apparenze di pane. Ma non basta saperlo; sibbene importa sommamente pensarci spesso, e pensarci con religiosa considerazione. Oh! che grazia, o figliuoli, vi ha fatto il Signore! La è una gran cosa, vedete, il dire: Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo mi ha dato in cibo il suo corpo stesso, la stessa sua carne. Gesù Cristo, che nato per me nel presepio di Betlemme fu glorificato dagli angeli, che morto per me sulla croce fu riconosciuto vero Dio dal cielo e dalla terra commossi, che risuscitato trionfo della morte e dell'inferno, che ora siede alla destra del Padre, si proprio egli stesso è venuto dentro di me, ed io sono come una stanza ove abita il Signore. Oh! che grazia, che bontà del Signore! Il favore, che fa Dio al cristiano nella Comunione, è più grande di quello che si possa immaginare. Se un principe o re di questa terra andasse a far visita ad un povero uomo, trattenendosi per qualche tempo in casa sua, che onore sarebbe per questo povero! quanto si chiamerebbe fortunato! Ma il favore che ci ISTRUZIONI 5 fa il nostro Dio nella Comunione, è infinitamente più grande; perchè viene a noi egli, che è il Re del cielo e della terra, il Signore di tutte le cose; e non viene solamente a farci una visita di passaggio, ma discende propriamente in noi come il pane che si mangia. Anzi l'anima nostra talmente si unisce a lui, che noi e Gesù Cristo diventiamo come una cosa sola. Oh che onore per noi! Che dono ci fa il Signore nella Comunione! Dono, vedete, tanto prezioso, che Dio stesso, benchè onnipotente, non potrebbe darcene uno migliore, perchè non c'è cosa nè in terra nè in cielo, che tanto valga, quanto vale Gesù Cristo che a noi si dona nel Santissimo Sacramento. Inoltre vedete bontà del Signore! Egli vi favorirà il dono ammirabile del suo Sacramento, quando vorrete voi. Si ogni volta che vi accosterete all'altare per ricevere Gesù Cristo, egli discenderà in voi. È vero che nella frequenza della Comunione dovete assoggettarvi al parere del vostro confessore; ma egli lo vorrà appena che non ne abbiate demerito. Sia dunque 6 ISTRUZIONI vostra premura il rendervene degni. E allora oh! che bella grazia sarà per voi il poter dire: Ogni volta che io voglio, vado a ricevere il mio Signor Gesù Cristo, vado ad unirmi a lui nel Santissimo Sacramento. Ecco, o figliuoli, che vuol dire aver fatto la Comunione. CAPO II.00 CONSIDERAZIONI DOPO LA PRIMA COMUNIONE. La gioja che spira dal vostro volto, l'allegrezza che nelle parole e nelle azioni dimostrate, mi lusingano che voi avete celebrato degnamente la Pasqua, che quindi siete innocenti e cari al Signore. Anzi la gioja, l'allegrezza vostra per la fatta Comunione commovono il mio cuore sì altamente, da indurmi a sperare che voi persevererete nell'innocenza mai sempre. Tale è l'aspettazione degli Angeli del paradiso e della Chiesa di Gesù Cristo. Diventati voi come un tabernacolo vivo, ove si dimora Iddio, gli Angeli sono in ISTRUZIONI 7 festa per voi, e il vostro Angelo Custode vi sta al fianco col gaudio il più affettuoso e colla più profonda riverenza. Vi sovvenga però che gli Angeli tengono sopra di voi fisso il loro sguardo, testimonj di ciò che sarete: custodi e difensori, è vero, della vostra umiltà, della vostra pudicizia, della vostra fede; ma eziandio ardentemente gelosi, che abbiate a rispettare mai sempre con tutto il cuore e colle opere tutte quel Sacramento del divino amore, che è appunto il pane degli Angeli. La santa Chiesa poi, mentre si rallegra nel vedervi si divoti, sì buoni, vi ama come oggetto di di grandi speranze. Oggi, ella dice, questi miei figliuoletti hanno gustato, quanto soave è il Signore; in avvenire gusteranno quanto bello e grande si è amare, e servire il Signore: perchè oggi Iddio si è dato tutto ad essi con una carità sorprendente, in avvenire si daranno essi intieramente a Dio con una perfetta uniformità a'suoi comandamenti ed al suo volere. Si voi, figliuoli miei, siete voi che mi compenserete dei torti di tanti cattivi cristiani: poichè fatti giovani casti e modello di semplicità, 8 ISTRUZIONI uomini giusti e modello di prudenza sarete voi la mia allegrezza e la mia gloria. Oh quanto si aspetta da voi la Chiesa di Gesù Cristo! Adunque procurate di corrispondere alle mire de' vostri Angeli e della pia vostra madre la Chiesa, ricordandovi che molte e carissime sono le consolazioni di un' anima buona, ma non le crede se non colui che vive da cristiano fedele. Onde poi essere veri cristiani, dovete oggi stabilire dei sodi proponimenti per l'avvenire, dovete subito mettervi a camminare per una retta strada. Lo Spirito Santo avverte, che l'uomo invecchiato continua ad andar per quella strada, su cui si è posto da giovine. Pertanto animo pronto ed assiduo a mettere in pratica gli avvisi, che qui troverete brevemente dichiarati. Epperò leggeteli spesso, meditateli con attenta pietà; la grazia del Signore vi darà di praticarli. ISTRUZIONI CAPO III. FREQUENZA DELLA CONFESSIONE E COMUNIONE. 9 Il peccato produce la lontananza dai sacramenti, e la lontananza dai sacramenti fa crescere sempre più il peccato. Verità chiarissima. Chi è caduto in grave colpa, facilmente si annoia di confessarsi e comunicarsi; privo poi degli ajuti e delle grazie dei sacramenti, rimane schiavo della propria debolezza, esposto senza difesa alle insidie del demonio, inclinato più fortemente a ricadere in altri e più gravi eccessi. Perciò il nemico delle anime vostre, dopo di avervi sedotto al male, farà che poco a poco abbandoniate i sacramenti: vi suggerirà di differirli da un mese ad un altro, da una ad un' altra festa; vi dirà che non è poi un precetto il confessarsi e comunicarsi frequentemente; anzi vi dirà che non bisogna abituarvisi tanto, perchè vi è pericolo di commettere sacrilegi. Così il maligno cerca assicurarsi un 1* 10 ISTRUZIONI compiuto trionfo sopra di voi. Sforzatevi però di vincere voi lui stesso, opponendogli col fatto la cattolica verità. Abbiamo peccato? L'unice mezzo di pace e di salute è la confessione. Siamo deboli per opporci alla forza delle passioni, imperfetti a perseverare nel bene? Il sostegno onnipotente, la difesa infallibile è la comunione. Praticate questa verità, e la vittoria è sicura per voi. Che se la Dio mercè conserverete la vostra innocenza, ricordatevi che sempre portiamo con noi una pessima tendenza al male, che poi si dânno dei giorni, dei momenti di maggior debolezza e di tentazione maggiore. Ebbene voi dovete prepararvi a questi giorni di più grave pericolo, dovete premunirvi contro quella maligna tendenza: e come meglio che per mezzo dei sacramenti? Io parlo dunque a tutti. Frequentate la confessione: essa, come quella che distrugge il peccato, non solo vi cancellerà le colpe passate, ma eziandio vi preserverà dalle future. Frequentate la comunione: questa, come sacramento che vi immedesima con Dio, e vi renderà costanti nelle virtù già acqui ISTRUZIONI 11 state, e vi darà forza a progredire di virtù in virtù, fino ad abbattere col cuore dei martiri gli ostacoli dello spirito e del senso, fino ad arrivare gloriosi a ricevere la corona dalle mani di Dio. Badate però, o figliuoli. Ai sacramenti non bisogna accostarsi con indifferenza nè far con freddezza, non per usanza, nè per buona figura presso gli altri, nè per darla ad intendere ai superiori. Questo sarebbe un abuso e strapazzo dei santissimi sacramenti. Voi lo sapete, come vi è stato insegnato tante volte, che per confessarsi e comunicarsi bene, bisogna aver la buona volontà, e prepararvisi con diligenza e divozione, considerando che le cose sante vogliono essere trattate, come meritano. Quanto al sacramento della Penitenza cominciate dal rivolgervi a Dio pregandolo fervorosamente, perchè vi ajuti a confessarvi bene. Del resto soprattutto abbiate massima cura di concepire tale un dolore de' peccati, che vi disponga ad odiarli e rammaricarvene di cuore e sommamente, ad annientarli distruggendo tutte le conseguenze che ne derivarono e 12 ISTRUZIONI tutti gl' incentivi che al peccare vi conducono. E per ottenere questo dolore cessate dalla colpa: pregate vivamente: considerate il paradiso che peccando avete perduto, l'inferno che peccando avete meritato; il Signore che, buono in sè stesso, giusto e misericordioso, avete offeso; Gesù Cristo che ha patito ed è morto a cagione de'vostri peccati e per amore di voi. Fatto poi il proponimento, che dal vero dolore nasce spontaneo, accostatevi al confessore. A lui dite tutti i peccati e con tutto il candore e l'ingenuità, a lui presentando lo stato della vostra anima, tal quale vi è suggerito dall' intimo sentimento della vostra retta coscienza. Perciò guardatevi bene dal tacerne anche un solo. Avreste forse vergogna di palesarlo? Ebbene se nol palesate adesso al confessore, si manifesterà con vostra maggior vergogna e con irreparabile vostro danno a tutto il mondo nel dì del giudizio. Temereste forse del confessore stesso? Ma egli è uomo soggetto alle medesime vostre debolezze, e non si meraviglierà di voi per nulla; è uomo di misericordia, e vi tratterà con indulgenza ISTRUZIONI 13 e amore: altronde obbligato da tutte le leggi divine ed umane, manterrà sulla vostra confessione un inviolabile secreto: alla fin fine potete scegliervi un confessore, a cui siate sconosciuti. Se non che volete un mezzo sicuro per non nascondere niente affatto al confessore? Siate umili di cuore, cioè riconoscetevi colpevoli, abbiate vero disgusto del vostro stato di peccatori, come tali vogliate essere riconosciuti dal confessore stesso. Questa umiltà vi assicura la divina grazia, e colla grazia una buona confessione. Dopo la quale ascolterete con ottima disposizione gli avvisi ed i precetti del confessore, ne accetterete volontieri qualsiasi penitenza. Allora ben a ragione ringrazierete il Signore, che vi abbia perdonato i peccati. Grati poi a questo insigne beneficio di di Dio, compresi d'amore e di timore per quello che la carità unica di Gesù Cristo vi donerà, fate di prepararvi alla Comunione degnamente. Laonde recitate gli atti di fede, di speranza e di carità, ed altre orazioni, che potete leggere nella seconda parte di questo libretto. Non basta però 14 ISTRUZIONI dire delle belle orazioni colla lingua, ma bisogna accompagnarle col cuore. V'interessate il cuore, e non mancherà la divozione. Nè il cuore sarà insensibile, se considererete con intimo affetto il bel dono che vi fa Gesù Cristo col dare a voi il suo corpo da mangiare e il suo sangue da bevere. Sarebbe poi bene pensarci sopra e fare un po' di orazione anche il giorno prima di comunicarvi, come facevano i Santi, e allora ne caverete maggior profitto. E qui vi avverto come figli carissimi. Abborrite dall'accostarvi alla mensa eucaristica coll' anima macchiata da peccato mortale. Guai a voi, se profanate il Sacramento con una Comunione sacrilega! II fare la Comunione malamente è lo stesso, come mangiare la nostra sentenza, e la nostra condanna; e mentre si fa grave torto al nostro Signor Gesù Cristo lasciando di riceverlo nel suo Sacramento, torto gravissimo gli si fa, e gravissimo oltre ogni credere, col riceverlo indegnamente. Il Signore diceva agli Apostoli: Uno di voi è un diavolo; e intendeva parlare di ISTRUZIONI 15 Giuda, che lo dovea tradire. Infatti di Giuda, che sedeva con Gesù Cristo e cogli altri Apostoli all'ultima cena, il santo Vangelo dice, che dopo il boccone di pane consacrato il diavolo entrò nell'anima sua. Questo è quello, che succede a chi fa una sacrilega Comunione. Costui è un traditore di Gesù Cristo, un Giuda, un diavolo. Volete capire se avete fatta una buona Comunione? Guardate: se dopo la Comunione siete diventati più savj, più divoti, più quieti, più umili, più obbedienti, più attenti ai vostri doveri, va bene; ma se siete ancora cattivi, arditi, trascurati, stizzosi, cattivo segno. Quando sarete grandi, sarà lo stesso. Se vedrete, che da una Comunione all'altra vi emendate dei vostri difetti, consolatevi, è buon segno. Ma se trovate, che fate sempre gli stessi peccati, c'è molto da temere, che la vostra Comunione non sia stata buona. Risolvetevi a farla meglio, con miglior apparecchio, con miglior cuore e con migliori risoluzioni. Ricevuta l'ostia consecrata, dovete adorare per qualche tempo Gesù Cristo che si trova in voi, indi prestargli atti osse 16 quiosi ed affettuosissimi di fede, speranza, carità, ringraziarlo di una grazia si segnalata, rinnovare il proponimeuto di non mai più offenderlo, e di voler essere sempre più savj, più buoni, più divoti. In quel giorno, in cui avete fatta la Comunione, ricordatevi di star raccolti più che sia possibile, di non dissiparvi nei giuochi e romarosi trastulli; ma anzi in quella giornata fate orazione un po' più del solito, e di tratto in tratto pensate alla grazia grande, che vi ha fatto il Signore nel darvi la santa Comunione. ISTRUZIONI CAPO IV. SANTIFICAZIONE DELLA FESTA. Ricordatevi, o figliuoli, che la festa è giorno del Signore, giorno cioè, che deve essere impiegato principalmente in cose sante, che riguardano il divino onore. Iddio ha proibito di lavorare alla festa, appunto perchè il cristiano possa attendere liberamente all' orazione, ed alle opere di pietà e divozione. Chi non san ISTRUZIONI 17 tifica la festa, offende Dio, e si tira addosso grandi castighi. Le cose principali, che voi, figliuoli, dovete praticare per ben santificare la festa, sono: Sentire la santa Messa e la spiegazione del vangelo, andare alla dottrina cristiana, e ad altre funzioni della chiesa, quali sono i vesperi, e l'adorazione e benedizione del Santissimo Sacramento. La Messa bisogna sentirla intera e con riverenza, stando sempre in ginocchio, non mai seduti e nè anche in piedi, fuor solo che al Vangelo: non ridere, nè parlare col vicino, non girar la testa o gli occhi intorno guardando chi va e chi viene. In chiesa non mettetevi di vostro arbitrio in vicinanza ai compagni; così schiverete il pericolo di esservi l'un l'altro motivo di distrazione. Non basta però, per ben sentire la Messa, star quieti e composti nel corpo. È ancor più necessaria la divozione del cuore, come quella da cui dipende la riverenza esteriore. Di vero pensate, che non solo siete nella casa di Dio, ma ben anche assistete alla più santa delle azioni religiose, a quel sacrifizio, il quale è lo 18 ISTRUZIONI stesso sacrifizio, che ha fatto Gesù Cristo di sè medesimo sulla croce. Dovete dunque star bene attenti alla santa Messa, leggere qualche libro divoto, o pensare seriamente alla passione di Gesù Cristo, accompagnando le azioni che fa il sacerdote, o almeno dire delle orazioni con qualche affettuoso sentimento intorno alle parti principali della Messa. Altrimenti assistere alla Messa come incantati, senza volgere la mente al Signore, starvi irriverenti, pensare ad altre cose, tenetelo ben a mente, o figliuoli, questo non è sentire la Messa, come è dover del cristiano, e così non si soddisfa al precetto. Per santificare la festa non basta sentire la Messa, ma dovete ancora attendere alle altre opere di religione sopra accennate, e fare in maniera, che gran parte della giornata sia impiegata nell'esercizio di cose sante. Il fare come fanno tanti, i quali alla festa sentono una Messa, Dio sa come, e poi passano tutto il giorno o oziosi stando a casa, o nel giuoco e divertimento, o passeggiando qua e là per le contrade, oppure sempre occupati nei ISTRUZIONI 19 loro affari, questo non è santificare la festa, ma un vero strapazzo del giorno santo, che è il giorno del Signore. CAPO V. OBBEDIENZA AI SUPERIORI. Il Signore nella sua Legge comanda ai figliuoli il rispetto, l'amore, l'obbedienza ai proprj genitori, i quali tengono il luogo di Dio medesimo. Dice Gesù Cristo nel santo Vangelo, che quelli che ascoltano, eonorano i superiori, ascoltano, e onorano lui, e quelli che li disprezzano, fanno un disprezzo a lui medesimo. Di più ai figliuoli rispettosi ed obbedienti il Signore promette una vita lunga e felice. Quelli adunque, che non mostreranno rispetto ed obbedienza ai loro genitori, oltre i castighi nell'altra vita, dovranno aspettarsi di essere da Dio castigati anche nella vita presente. Tutto ciò fa vedere, che al Signore sta molto a cuore, che sia osservato questo suo comandamento. Il rispetto ai vostri genitori deve es 20 ISTRUZIONI sere interno ed esterno. Il rispetto interno consiste nella stima sincera, che aver dovete di essi nell'animo vostro, riguardando in vostro padre e vostra madre quelle persone, che sono destinate da Dio medesimo alla vostra cristiana educazione. Questo rispetto dovete anche palesarlo con esterna riverenza negli atti e nelle parole, non facendo cioè mai con essi nessun dispetto, nessuno sgarbo, non rispondendo mai con villania, con alterigia, con asprezza, bensi loro usando sempre con affabilità, dolcezza e sommissione. Il rispetto ai genitori disgiunto dall'amore sarebbe un' impostura. Dovete dunque, o figliuoli, amar vostro padre e vostra madre con amor sincero e di cuore, e più di qualunque altro prossimo. Amare i genitori vuol dire volere e desiderare ad essi tutto il bene, rattristarsi delle loro disgrazie, non parlarne mai male con nessuno, non raccontar mai agli altri i loro difetti, oi disgusti che passano tra loro. Amare i genitori vuol dire ancora ajutarli nei loro bisogni, assisterli con carità quando sono infermi, compatirli se sono ISTRUZIONI 21 fastidiosi, e pregar Dio per il loro maggior bene d'anima e di corpo. L'obbedienza in fine è una virtù, un dovere assai raccomandato dal Signore a tutti i figliuoli; e guai a quelli che mancano a questo dovere! costoro si tirano addosso la maledizione di Dio. Voi dunque obbedite sempre ai vostri genitori, obbedite in tutto, fuorchè vi comandassero qualche cosa proibita dalla legge del Signore. Non tocca a voi esaminare, se i superiori abbiano ragione di comandarvi una cosa piuttosto che l'altra, o di comandarla a voi piuttosto che al fratello o alla sorella. Quando non vi comandino di fare un peccato, voi dovete in tutto il resto essere obbedienti. L'obbedienza poi deve essere pronta, volonterosa, praticata di buon animo e con ilarità. Non imitate quei figliuoli, i quali prima di obbedire si fanno ripetere il comando due o tre volte, oppure scuotono la testa e le spalle, si sentono borbottare sotto voce, fanno brusca cera, si mostrano melanconici e stizzosi, e lasciano capire, che obbediscono con rabbia e dispetto, oppure obbediscono a 22 ISTRUZIONI guisa dei buoi per forza e per timor del castigo. Cari figliuoli, voi non fate così, ma obbedite in maniera di piacere al Signore e di rendere contenti i vostri genitori. A questo fine vi gioverà il persuadervi, che voi avete a riguardare nella volontà dei genitori il precetto di Dio, nella persona dei genitori Iddio stesso; poichè i genitori sono posti da Dio a rappresentare la sua autorità sopra di voi. Non solo dovete obbedire al padre ed alla madre, ma anche a quelli che ne fanno le veci e agli altri maggiori di casa, come pure ai maestri, alle maestre, ai padroni di bottega, e a tutti i superiori ecclesiastici e secolari. Così è comandato dal Signore. CAPO VI. FUGA DEI CATTIVI COMPAGNI. Cari figliuoli, se vi preme conservarvi buoni e amici di Dio, per carità state lontani dai compagni cattivi, abbiate paura di andar in compagnia di costoro, come si ha paura di essere vicino a chi è infetto ISTRUZIONI 23 dalla peste, da una febbre contagiosa. E incredibile, vedete, il danno che reca all'anima la famigliarità coi cattivi compagni. Quanti e quanti erano una volta buoni, come adesso sicte voi! avean fatta anch' essi la prima Comunione con molta divozione, e per qualche tempo hanno conservato il santo timor di Dio. Ma che? dopo che sono andati assieme a quel compagno cattivo e malizioso, ben presto si sono dissipati, hanno perduta la volontà di far bene, hanno imparata la malizia, e allontanandosi dai Sacramenti e dalla Chiesa, sono diventati la feccia del paese, pieni di vizj e di orrendi peccati. Lo stesso succederà anche di voi, o figliuoli, se non darete ascolto a questo ricordo, sebbene voi abbiate fatti tanti proponimenti di vivere da buoni cristiani, di star sempre col Signore, di andare spesso a confessarvi e comunicarvi. Se però stringerete amicizia con cattivi compagni, allora anche voi perderete tutto quello che avete di buono, vi scorderete dei Sacramenti e della Chiesa, di Dio e delle cose dell'anima; e i cattivi compagni, che sono i veri figliuoli del demonio, 24 ISTRUZIONI finiranno a farvi disprezzare fede e religione, a farvi odiare Iddio. Deh! adunque per carità li fuggite, non andate mai assieme a costoro, né anche una volta sola. Se vogliono venire a giuocare con voi, dite di non voler giuocare; se vi chiamano di andar con essi, o di fare assieme una passeggiata, voi rispondete che non potete e non avete tempo; e questa non è bugia, perchè non si deve mai aver tempo di andare coi compagni cattivi. Come si fa poi a conoscere i compagni cattivi; giacchè Gesù Cristo nel santo Vangelo ci avvisa, che tante volte i lupi si nascondono sotto la pelle di pecora? Vengano pure i maliziosi colle apparenze della bontà: Gesù Cristo ci avverte che li conosceremo dalle loro opere, in quella stessa maniera, che si conosce, se una pianta è buona o cattiva, dal vedere, se fa frutti buoni o cattivi. Ecco dunque, o figliuoli, una sicura maniera per discernere il buono dal cattivo compagno. Se parla ed opera bene, tutti eseguendo i doveri di buon cristiano, allora dite che è buon compagno, e potete fidarvi di lui. - ISTRUZIONI 25 Ma se al contrario dalla sua bocca sortono fuori brutte parolacce, e le sue opere sanno di malignità; se è uno di quelli, che vantano libertà e indipendenza per iscuotere il giogo di padre e di madre; se è superbo, iracondo, facile alle liti; se dissipato manca ai proprj doveri, e fors'anco affatto negligente della religione non pensa che a divertirsi, a soddisfare la gola, a contentar ogni voglia; in allora dovete dire francamente: Questo non è un buon compagno, io non devo far amicizia con lui, nè tampoco parlargli assieme. In somma tenete sempre questa massima, che non falla mai: quelli che sono amici di Dio, siano gli amici vostri, Così, cari figliuoli, vi conserverete sempre buoni, e il Signore sarà sempre con voi. CAPO VII. MEZZI PER CONSERVARE LA GRAZIA DI DIO. Mezzo potentissimo a perseverare nella divina grazia è l'aver gran paura del peccato. Concepirete poi, o figliuoli miei, que11 Perroco ecc. 2 26 ISTRUZIONI sto timor santo, riflettendo che il peccato è il più grande di tutti i mali, e che il perdere l'amicizia di Dio è la maggiore di qualunque disgrazia vi possa mai accadere. Col peccato mortale si disgusta il Signore, che è così buono, lo si offende gravemente, si perde la sua grazia, che è il più ricco di tutti i tesori, si perde anche il paradiso, e si meritano spaventosi castighi; e chi ha un peccato mortale sull'anima, sta veramente sulla riva dell'inferno, e vi può precipitare da un momento all'altro. Abbiate dunque gran paura del peccato; e siccome quelli, che temono di cadere in una fossa o di cascare in terra, stanno lontani dai pericoli, e guardano bene dove mettono il piede; così anche voi mossi dalla tema di peccare, state lontani da tutti i pericoli del peccato, da tutto ciò che di peccato vi dia sospetto. Badate bene di non dire nè far mai cosa, che dalla divina legge sia proibita appena, e in questo modo coll'ajuto di Dio non cadrete mai nel peccato. Nè solamente abbiate cura di astenervi dai peccati gravi, da quelli che si chiamano Univ.- Bibl. Giessen ISTRUZIONI 27 peccati mortali; ma fuggite con tutto l'animo anche gli altri di minor gravità e malizia, che diconsi veniali. Non state giammai a dire: Oh! questo poi non è un peccato mortale, non fa perdere la grazia di Dio, non' manda all' inferno; dunque non sarà gran male, se si commette. Tutto ciò, vedete, che disgusta ed offende il Signore, che è così buono e ci vuol tanto bene, non è mai cosa da poco, nè deve dirsi poco male. Quelli, che amano Dio davvero e procurano di piacere a lui, si astengono da tutto quanto può essergli di offesa, disposti ad incontrare qualunque disgrazia, piuttosto che dar disgusto al Signore. Così fanno i buoni cristiani, e così, o figliuoli, dovete fare anche voi. È vero, che i peccati veniali non distruggono la grazia di Dio, nè da lui si puniscono col fuoco dell'inferno; ma è vero altresi, come v'insegna la Dottrina cristiana, che i peccati veniali, oltrechè sono sempre offesa del Signore, producono ancora dei cattivissimi effetti. Primamente raffreddano in noi la carità, diminuiscono la grazia di Dio, per cui ne avviene, che quantunque egli il Signore 28 ISTRUZIONI non si allontani affatto da noi, nè ci rigetti dal numero de'suoi amici, non ostante vien meno verso di noi il suo amore, la sua benevolenza, onde poi lascia di donarci quelle grazie distinte, quei soccorsi particolari, che ci ajuterebbero a far del gran bene e a diventar santi. Diminuita la grazia di Dio, ecco altra pessima conseguenza: ai peccati veniali non si bada, cioè si commettono con frequenza e senza scrupolo, e allora poco a poco dispongono ad un male maggiore, al peccato mortale. Per esempio: quelle continue impazienze, quelle collere frequenti, con cui vi adirate, sebbene leggermente, coi vostri compagni, se tosto non vi darete premura di correggerle, formeranno il vostro temperamento stizzoso, iracondo, furioso, e vi renderanno facili ai litigj, alla vendetta, ed all'odio contro il vostro prossimo. Parimenti quelle tante leggiere irriverenze alla chiesa, la poca premura e freddezza nell'intervenire alle sacre funzioni, la ripetuta disattenzione nel recitare le orazioni o nell'ascoltare la santa Messa, se di proposito non vi impegnerete all'e 29 menda, tutte queste mancanze, che adesso non sono forse niente più che peccati veniali, un po' alla volta vi faranno perdere affatto la divozione, il gusto per la pietà e per l'orazione, e più non penserete nè alla chiesa, nè a Dio, nè all'anima vostra. ISTRUZIONI Ecco il peccato veniale e i suoi tristissimi effetti. Inoltre esso provoca sopra di noi i castighi di Dio, cioè disgrazie nella vita presente e le pene del purgatorio. Abbiate dunque gran paura d'ogni peccato anche veniale, e per tal modo vi conserverete nella grazia del Signore. Al medesimo oggetto di conservarvi cari al Signore, pensate spesso alla divina presenza, riflettendo che Dio è da per tutto, vi vede in ogni luogo, e non potete mai nascondervi agli occhi suoi, Se il demonio vi suggerisce di fare qualche cosa brutta, di commettere un peccato, voi rispondete subito in vostro animo: Dio mi vede, io non voglio fare alla presenza di Dio quello, che avrei paura di fare anche alla presenza de' miei superiori. Finalmente non dimenticate l' importante ricordo, che vi dà lo Spirito Santo 30 ISTRUZIONI per non peccare mai più, cioè rammentare spesso i vostri novissimi, che sono la morte, il giudizio, l'inferno e il paradiso. Non si pretende da voi, che facciate delle lunghe e serie meditazioni sopra queste grandi verità, ma basta che di tempo in tempo vi pensiate alcun poco, e vi assicuro che imparerete così la facile maniera di conservarvi savj e diventar sempre più buoni. Per esempio: pensate alla morte, riflettendo cioè che non solo dobbiamo tutti morire, ma che anco non sappiamo nè l'ora nè il giorno di nostra morte, che si muore anche da giovine, e quando meno sel crede; questo pensiero, o figliuoli, vi guiderà a conchiudere, che dunque conviene star sempre preparati, vivere da buoni cristiani, e far adesso quel bene, che vorreste aver fatto al momento di vostra morte, poichè allora sarà troppo tardi, e non avrete più tempo. Il pensiero poi del giudizio, che si farà dal Signore a ciascuno in particolare subito dopo morte, e a ciascuno in faccia di tutti alla fine del mondo, vi persuaderà assai bene che certi peccati, che il demonio ISTRUZIONI 31 vi tenta a commettere di nascosto, ed anche a tacere in confessione, vi saranno rinfacciati al tribunale di Dio, anzi saranno da lui svergognati al cospetto dell'universo. Anche la considerazione dell'inferno v' indurrà ad avere sempre più paura del peccato, giacchè la fede ne ammaestra, che basta un solo peccato mortale a dannare un'anima nell'inferno per tutta la eternità. Finalmente, se penserete al paradiso, che è quel premio, maggior d'ogni premio, da Dio promesso a quelli che lo amano e lo servono di cuore; se penserete a quella patria celeste, dove si vede Dio faccia a faccia, e perciò coi Santi si gode in Dio di una felicità che non avrà mai fine; oh! il bel frutto che ne ricaverete, o cari figliuoli, da queste riflessioni! Dunque, voi conchiuderete dicendo a voi stessi così, dunque facciam del bene, e facciamone assai; non ci stanchiamo nell'esercizio delle opere buone, servendo al Signore; è sempre poco quello che si fa per amore di lui. I Santi hanno fatto molto di più, e il paradiso, che il Signore ci ha promesso, merita ancora di più. 32 ISTRUZIONI CAPO VIII. AMORE E CUSTODIA DELLA PURITA'. Fate di conservare gelosamente la purità del cuore, della mente e del corpo. Questa, che si chiama anche col nome di castità, è proprio il giglio di tutte le virtù, ed è così bella, che vi assomiglia agli Angioli del paradiso. S. Luigi Gonzaga per la sua purità era chiamato un angelo in carne. Badate però, che la purità è una virtù molto delicata, bisogna custodirla con tutta attenzione. Perciò vigilate solleciti sui pensieri della mente, sulle affezioni del cuore, su tutti i sensi del corpo. Se in voi nasce qualche pensiero cattivo, discacciatelo subito, guardate di non fermarvi sopra, perchè anche in un istante si fa gran peccato. Se alle volte vi è dato di vedere tal cosa che stimate contraria alla santa purità, rivolgete altrove lo sguardo immantinenti; se no per gli occhi entrerà in voi la malizia. Qualcuno anche solo per ischerzo introduce impuro discorso, o dice ISTRUZIONI 33 delle parole schifose? Per carità, o figliuoli, voi non vi state nè a ridere nè ad ascoltare; ma voltando le spalle a costui, andate via subito per non essere a parte del suo peccato. E vi ricordo a questo proposito un altro dovere di molta importanza. Qualora o in casa vostra, o in iscuola, o a bottega sentite qualche lingua cattiva a parlar di cose maliziose o disoneste, voi procurate con buona maniera di correggere costui e di farlo tacere, dicendo che non sta bene a parlar così. Se egli non vi dà retta, e continua il cattivo discorso, voi allontanatevi; e se non potete subito andar via, mostrate viso malcontento, e sia questo il segno di un cuore afflitto, che intanto prega per togliersi dal pericolo di partecipare all' altrui peccato. Quando poi ostinato persistesse nel mal parlare, avvisatene secretamente i superiori, il maestro o la maestra, il capo di casa o padron di bottega, acciò essi mettano rimedio a quel disordine e tolgano lo scandalo. Il Signore nel suo Vangelo ingiunge a tutti che, per quanto è a noi possibile, impediamo il peccato anche negli altri. 2* 34 ISTRUZIONI Onde custodire la santa purità è ancor necessaria la più delicata modestia del vostro corpo. S. Luigi Gonzaga non volle mai permettere, che il suo cameriere gli toccasse e nè anche gli vedesse un piede ignudo, tanta era la modestia del santo giovane. Anche voi, o figliuoli, conservate sempre una santa modestia in ogni tempo, in ogni luogo, alla presenza degli altri, ed anche essendo da voi soli. Quando giuocate e vi divertite, voi, o fanciulli, v'associate con altri fanciulli, e voi, o fanciulle, con altre fanciulle. Nei giuochi e divertimenti guardatevi bene da qualunque scherzo, che non sia del tutto onesto, perchè anche nel giuoco, se manca la modestia, si fa peccato e si offende il Signore. Anche allora che siete da voi soli, per esempio in camera vostra, statevene sempre con decenza, usate con voi stessi tutta la modestia, perchè siete sempre alla presenza di Dio. Voi specialmente, o fanciulle, imparate di buon'ora ad avere grande stima della purità, la quale nel vostro sesso è come la regina delle altre virtù. Quindi abbiate ISTRUZIONI 35 tutto l'impegno di fuggire le pompe, le mode, e quelle foggie di vestimento che non si confanno alla cristiana onestà. Nè imitate quelle giovani, che vestono in aria di libertà col pretesto della calda stagione; poichè tale è scusa, che vale niente inanzi a quel Gesù Cristo, il quale sacrificò tutto e tutto soffri pel bene delle anime. Non solamente poi in pubblico, ma eziandio in casa vostra vi serbate modestissime; giacchè anche in vostra casa siete sotto gli occhi di molti fra gli uomini e alla vista di Dio. Finalmente in chiesa, nell' abitazione del purissimo Iddio, abbiatevi sempre il velo non ad ornamento della persona, bensì a viva immagine e a testimonio parlante della vostra verecondia. Carissime, se voi spregiate questi consigli, in breve diverrete sfacciate, perderete il bel giglio della santa purità, e faccia il Signore, che non vi troviate allora disonorate in faccia al mondo e cadute nell'ignominia eterna. 36 ISTRUZIONI CAPO IX. AMOR DI DIO, ORAZIONE E PRATICHE DI PIETA'. L'amor di Dio, o cari figliuoli, è proprio il fondamento della santificazione dell'anima nostra; e nessuno si può salvare, se gli manca l'amor di Dio. Quindi la dottrina cristiana, che è la dottrina di Gesù Cristo, ci insegna, che questo è il primo e il più grande comandamento della divina legge, il primo dovere di ogni cristiano, essendo detto a tutti: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutte le forze. Ed oh! come è ben giusto, che noi tutti amiamo veramente di cuore il Signore. Si dobbiamo amarlo, perchè questo è suo comandamento, e perchè egli è amabile in sè stesso per le sue infinite perfezioni. Anche i beni dell'anima e del corpo, preziosi doni che ne vengono da Dio, sono tutte ragioni, che ci obbligano ad amarlo. È dono di Dio la nostra vita: le forze, ISTRUZIONI 37 la salute, il cibo, e quanto serve alla conservazione e al vantaggio di questa vita, tutto lo abbiamo in dono dalla bontà del Signore. Dono di Dio quindi gli animali che sono al nostro servizio, i metalli che adoperiamo, i raccolti della campagna. Volgiamo gli occhi nello spazio dell'aria e nel firmamento, e ci sorprenderà la moltitudine dei doni, con che Iddio ha beneficato la nostra vita. Persino quelle cose, che godiamo a ricrearci e divertirci, come per esempio le erbe, le piante, i fiori, sono tutti doni della mano di Dio. Tutto ciò in somma, che vi è quaggiù e che serve alla necessità, all' utile, al decoro della nostra vita, tutto lo abbiamo in dono dalla beneficenza del nostro Dio. Oh! come dunque non essere grati a questo Dio, che è così buono e benefico? Oh! quanto dobbiamo amarlo e amarlo di cuore! Di gran lunga maggiori però e assai più preziosi sono i beneficj di Dio riguardo all'anima. L'esser fatti cristiani per mezzo del santo Battesimo, i tanti mezzi che vi sono nella Chiesa per salvar l' anima e diventar santi, dottrine, prediche, ajuti, 38 grazie, sacramenti, sono tutti tratti e prove dell'amor di Dio verso di noi, e che a lui costano niente meno che il sangue e la vita. Eh! sì, o figliuoli, la salvezza dell'anima nostra fu lo scopo della passione e morte di Gesù Cristo. Voi ben lo sapete, che il Figliuol di Dio, perliberarci dalla schiavitù del demonio e dall' inferno, è venuto dal cielo in terra e si è fatto uomo; per amore di noi ha voluto soffrire tante pene in tutta la sua vita, e più ancora nella dolorosa sua passione; e finalmente per amore di noi spargendo tutto il suo sangue, si è lasciato inchiodare sulla croce, e di là stesele braccia in segno di stringere tutti all'amoroso suo cuore, facendoci intendere, che egli vorrebbe salvi tutti gli uomini, perchè egli è morto per amore di tutti. Risuscitato poi da morte e salito al cielo, questo padre amoroso là tutti ci aspetta, mentre siamo i cari suoi figli; perciò a tutti noi ha preparato il posto in quel regno di gloria, dove tutti ci chiama per essere con lui beati in eterno. Oh! vedete un po', o figliuoli, quanto è buono il Signore, e ISTRUZIONI ISTRUZIONI 39 degno veramente di essere da noi sempre amato, e amato con tutto il cuore! Non è egli vero che sarebbe proprio una mostruosa ingratitudine il non amar Dio? Proponete dunque di voler sempre amare il Signore, ricordandovi che chi non lo ama, e non lo ama di cuore, è siccome ingratissimo a Dio e al suo Cristo, così indegno del nome di cristiano. Non basta però il dire colla bocca di amar Dio, o il recitare qualche volta l'atto di carità. L'amore si dimostra coi fatti, cioè colle opere buone, coll'osservanza della legge del Signore, la quale comanda di fuggire il male e fare il bene. Siccome poi per fuggire il male e fare il bene è necessario che il Signore ci ajuti colla sua grazia, così questa grazia bisogna domandarla a Dio coll'orazione. Eh! sì, o cari figliuoli, l'orazione è proprio la chiave del paradiso, e quelli che imparano bene a pregare, sono sicuri di andar salvi. Laonde ogni mattina appena alzati dal letto, ogni sera prima di spogliarvi per mettervi a dormire, dite sempre le vostre orazioni, non le tralasciate mai, ditele in 40 ISTRUZIONI ginocchio e divotamente; e potendo leggete quelle preghiere per la mattina e per la sera, che troverete qui poco dopo, giacchè vi ajuteranno a eccitare salutevoli sentimenti. Alla mattina indirizzate al Signore le opere della giornata, protestando di voler far tutto a gloria sua; così la fatica a cui vi assoggetterete fra il giorno nel lavoro, nello studio, o in altre occupazioni, tutto ridonderà ad onore di Dio, e a vostro merito. Ma colui che ama dayvero il Signore, non debb' essere avaro nell'onorarlo. Fate adunque di più. Ogni giorno procurate di ascoltare la santa Messa: e ascoltatela con tale affetto, compunzione e pietà, quale avreste avuto innanzi alla croce sul Calvario. Se avete tempo, intervenite a qualche funzione di chiesa, o almeno andate prima di sera a fare l'adorazione di Gesù sacramentato. Qualora sentite che si porta il Viatico, se le vostre occupazioni ve lo permettono, datevi premura di accompagnare anche voi il santissimo Sacramento, ma con divozione. Ogni volta che andate in chiesa, entratevi con molta compostezza, prendete 41 ISTRUZIONI l'acqua santa, fate la genuflessione col ginocchio sino a terra: in chiesa poi abbiate voi la mente e il cuore compresi dell'amor santo di Dio, dalla vostra riverenza abbiano edificazione i prossimi. Siate divoti di Maria Santissima, che è la nostra avvocata presso Dio e la nostra cara madre. Ah! se sapeste, quanto ci ama Maria, quanto essa vuol bene a quei giovanetti, che, ricevuto il suo divin Figliuolo Gesù Cristo nella santissima Comunione, hanno tutto l'impegno di vivere da buoni cristiani e conservarsi amici di Dio! Onoratela anche voi questa buona madre, raccomandandovi a lei di cuore nelle vostre orazioni, visitandola a' suoi altari, facendo qualche mortificazione nelle vigilie delle sue feste, e confessandovi e comunicandovi nelle principali solennità consecrate a suo onore. Abbiate pur anche divozione agli Angeli Custodi, ai vostri santi Avvocati. Venerate specialmente s. Luigi Gonzaga che è il protettore della gioventù, ricordandovi di recitar qualche orazione a suo onore, di pregarlo con cuore, affinchè vi ottenga 42 ISTRUZIONI da Dio la grazia di conservare la santa purità e l'innocenza dell'anima. Sarà una cosa molto cara al Signore, ed a voi di grande vantaggio, se nelle sei domeniche dedicate a s. Luigi farete qualche opera di pietà, per esempio alquanto d'orazione di più, e in ciascuna di dette domeniche vi confesserete ed anche vi comunicherete. CAPO X. PRATICI AVVERTIMENTI IN COMPENDIO. Ogni giorno attendete con impegno ai vostri doveri, allo studio, al lavoro, alle faccende di vostra casa, ricordandovi che lo studio, il lavoro e le occupazioni del proprio stato sono un dovere di coscienza, e che dovranno rendere stretto conto al Signore tutti quelli che vi mancano. Non state mai oziosi, poichè insegna lo Spirito Santo, e si prova anche coll'esperienza, che l'ozio è maestro di molti vizj; e s. Filippo Neri, che voleva tanto bene ai giovanetti, raccomandava loro non solo di schivare quel che è male, ISTRUZIONI 43 ma di star sempre occupati, perchè il paradiso non è fatto per i poltroni. Quando avete un po' di tempo in libertà, specialmente alla festa, leggete qualche libro 0; non i libri di commedie o storielle, che giovano a nulla, ma dei libri utili, per esempio la Sacra Scrittura, le vite dei Santi; sopra tutto meditate la Passione di Gesù Cristo, perchè rammentando quanto ha fatto e patito per noi, imparerete sempre più ad amare veramente di cuore il nostro Signor Gesù Cristo, che è cosìbuono e tanto merita di essere amato. Per essere buoni cristiani davvero e piacere al Signore, bisogna anche mortificare le passioni dell' ira e della collera, memori che un temperamento stizzoso e collerico, se non si mortifica, fa commettere grandi peccati. Osservate poi, che quelli i quali patiscono molta rabbia e si lasciano trasportare dalla bile, soffrono anche nella salute, vanno soggetti a gravi malattie e muojono presto: così Iddio li castiga della loro ira anche in questa vita. Quando vi va male qualche cosa, e voi vi sentite eccitati a rabbia, allora dovete 44 ISTRUZIONI farvi sforzo a soffrire pazienti, e così la collera si calmerà, e in tal modo, coll'ajuto di Dio, poco a poco cambierete il temperamento. Voi non offendete mai nessuno, non dite ai vostri compagni dei soprannomi che loro dispiacciano. Che se alcuno vi offende o vi fa un insulto, voi non vogliate vendicarvi, nè portargli odio in vostro cuore, perchè l'odio e la vendetta sono proibiti da Dio, e sono segno di un animo cattivo. Guardatevi dallo spirito di superbia, che impedisce le grazie del Signore, e vi rende anche dispregevoli nella società. Se vi conoscete capaci di qualche cosa nello studio o nel lavoro, sappiate che tutto è dono di Dio; giacchè del vostro non avete altro che difetti, per cui dovete confondervi ed umiliarvi innanzi al Signore. Amate il vostro prossimo, come comanda il Vangelo di Gesù Cristo; vogliate bene a tutti, riguardandoli tutti quali creature dello stesso Iddio e quali fratelli con voi in Gesù Cristo. La vostra carità sia proprio un fratellevole amore, che vi faccia compatire gli altrui difetti, compassionare ISTRUZIONI 45 le disgrazie del prossimo, e v'inclini a godere ed esser contenti del bene degli altri, come se fosse vostro. Mostratevi pronti e volonterosi nell'adoprarvi all' altrui vantaggio, nel fare dei servigi caritativi agli altri, quando appena ve lo permettano le vostre forze. Siate buoni coi poveri, che sono anch'essi vostri fratelli, ajutandoli dove potete. Avendo qualche piccola moneta, se invece di spenderla in comprar bagatelle o in contentar la gola, la darete in limosina ad un poverello, che ha fame, per amor di Gesù Cristo, oh! il gran merito che vi guadagnerete innanzi al Signore! Non date ascolto ai mormoratori, a quelli cioè che parlano male del prossimo; anzi fateli tacere, se sono vostri compagni, e ciò non potendo, voltate le spalle e abbandonate la loro compagnia. Voi però non parlate male di nessuno, e non dite mai i difetti degli altri, specialmente se sono segreti. Ella è brutta cosa, o figliuoli, il sentir certuni che dicono imprudentemente tutto quello che sanno, e ridono e si divertono a spese degli altri. Avverte 46 ISTRUZIONI la Sacra Scrittura, che queste lingue cattive sono in odio a Dio. Inoltre non proferite mai bestemmie, nè parole di strapazzo al santo nome del Signore. Guardatevi bene dal nominare invano i nomi di Dio, della Madonna e dei Santi. Non dite mai bugia, nè anche per ischerzo. Quando pure aveste commesso un fallo, confessate la verità ai superiori che vi interrogano, e facilmente sarete compatiti. Altronde la bugia essendo peccato, non si deve mai dire a costo di qualsiasi bene o male che ne venga. Voi pertanto custodite gelosamente la vostra lingua, sicchè non cada comunque nei lacci del peccato. Miei cari figliuoli, sono questi i ricordi ch' io lascio specialmente a voi, che siete stati ammessi alla santissima Comunione. Leggeteli di frequente, ma colla buona volontà di mettere in pratica quanto essi v' insegnano, e per il bene dell'anima vostra e per la gloria di Dio. Nel leggere questo libro voi ascoltate la voce del Signore, vostro supremo Maestro; giacchè egli è proprio il Signore quegli che vi parla per mezzo del vostro parroco, al quale ISTRUZIONI 47 ha affidata la cura delle anime vostre. Quanto a me, pregherò il Signore che vi accompagni colla sua grazia, affinchè voi siate sempre buoni e diventiate perfetti cristiani: implorerò da Dio continuamente, che un giorno ci troviamo tutti uniti in Dio stesso a lodarlo per tutta l'eternità. PREGHIERE PER LA MATTINA. Appena svegliati, assuefatevi ad invocar subito col cuore i santissimi nomi di Gesù e di Maria. Non vogliate trattenervi oziosi a letto; ma avendo riposato abbastanza, siate pronti ad alzarvi di buon'ora. Vestitevi con modestia pensando alla presenza di Dio. Poi fatto il segno della santa Croce coll'acqua benedetta, che aver dovete accanto al letto, e posti in ginocchio, recitate le vostre orazioni. Soprattutto bisogna recitarle adagio e chiaramente, accompagnandole colla divozione del cuore. PREGHIERE ORAZIONI -ok 17 ATTO DI RINGRAZIAMENTO. il Parroco ecc. Arged ringrazio, o Signore, di avermi assistito nella notte passata. Vi ringrazio degl' immensi beneficj, di cui avete ricolmato tutta la mia vita. A voi, mio Creatore, mio Redentore, a voi, che coi doni della grazia mi aprite il paradiso, rendo i più fervidi ringraziamenti. ATTO DI ADORAZIONE. Ma come mai io, polvere e cenere, oso parlare con voi? Io mi umilio alla vostra presenza, e confessando il mio nulla è il vostro supremo dominio sopra di me, il mio estremo bisogno e la vostra onnipotenza, vi adoro profondamente. Deh! accettate per me le adorazioni di Maria Vergine, degli Angeli, di tutti i Santi: accettatele per me, che sono indegno di voi. 49 Univ.- Bibl. Giessen 3 50 PER LA MATTINA PREGHIERA. Di voi sono indegno veramente. Eppure è tanto il mio bisogno, tanta la vostra bontà, che debbo domandarvi grazia. Si, o Signore, liberatemi da ogni male, ma soprattutto dal peccato che troppo offende il vostro cuore amabilissimo. Guidatemi voi nell'esatto adempimento de'miei doveri, nell'amorevole obbedienza ai superiori, nella pazienza, mansuetudine e carità coi prossimi. In somma dirigete i miei pensieri, la mia volontà, i miei affetti all' osservanza dei vostri comandamenti, a fare in tutto la volontà vostra, a glorificare il vostro nome. Maria santissima, presentate voi al Signore la mia orazione. Per voi, ne sono certo, riceverò grazia. Fate che mai sempre io sia vostro divoto e vostro degno figliuolo. Angelo del Signore, concedutomi dalla divina misericordia a custodirmi e a governarmi, io vi ringrazio di vostra amorosa assistenza. Siate voi la mia guida in PREGHIERE 51 questa vita, proteggetemi nel punto della morte. Angeli e Santi tutti del paradiso, pregate il Signore per me. ATTO DI OFFERTA. Io ho pregato. Ma siccome voi, o Signore, amate me in ogni momento; così io voglio che ogni momento sia rivolta a voi la voce della mia preghiera. Perciò consacro a voi, mio Dio, tutto me stesso; quanto farò, e patirò in questo giorno, tutto l'offro in onore e gloria di voi. Possa io far molto per la salute dell'anima mia, a beneficio de'miei prossimi vivi e defunti, perchè siate voi solo esaltato. In pegno di mia consecrazione vi offro i sentimenti della più ferma fede, della speranza più costante, della più ardente carità, di cui è capace il mio cuore. Conclusione. Recitate il Pater noster, l'Ave Maria, il Gloria Patri, il Credo, la Salve Regina, l'Angele Dei, il De profundis o almeno un Requiem. 52 PER LA MATTINA ATTI DI FEDE, SPERANZA, calleyen CARITA' E PENTIMENTO. Dalla Santità di Benedetto XIV fu concessa l'Indulgenza di sette anni e sette quarantene, applicabile anche ai defunti, ogni volta che si reciteranno di cuore i seguenti atti, anche espressi in altra maniera; continuandoli per un mese, è concessa l'Indulgenza Plenaria, quando siasi fatta la Confessione e Comunione, e pregato secondo l'intenzione del Sommo Pontefice; come pure Indulgenza Plenaria rinnovandoli in punto di morte. ATTO DI FEDE. Mio Dio, io credo tutto ciò che vi siete compiaciuto di rivelarmi, e lo credo di tutto cuore e con somma fermezza, pronto a morire piuttosto che dubitare, perchè l'avete rivelato voi, prima, infallibile verità, che non PREGHIERE 53 potete ingannarvi nè ingannare. Credo che voi sempre siete stato, siete, e sarete, e che siete un Dio solo, e tre Persone distinte ed uguali, Padre, Figliuolo e Spirito Santo. Credo pure che voi siete rimuneratore, e date il paradiso ai buoni e l'inferno ai cattivi. Credo che il divin Figliuolo si è incarnato e fatto uomo nel ventre purissimo di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo; che ha patito, ed è morto in croce per la nostra redenzione e salute, e che il terzo di risuscitò da morte. Finalmente credo tutte le altre verità, che si credono nella santa Chiesa Cattolica Romana, in cui protesto di voler vivere, e morire. ATTO DI SPERANZA. Mio Dio, sospiro a voi, mio sommo bene ed eterna felicità, ed animato dalla vostra infinita misericordia, ed appoggiato alle vostre infallibili promesse, spero fermamente che per i meriti del nostro Signor Gesù Cristo mi darete il perdono de' miei peccati, e la grazia di non offendervi mai più, e di perseverare nel bene fino alla PROMAIDA 54 PER LA MATTINA morte, e di salvar l'anima mia, cooperando io fedelmente a' vostri santi ajuti, come propongo di fare. ATTO DI AMOR DI DIO E DEL PROSSIMO. Mio Dio, verso di me sì amorevole e benefico, io vi amo sopra ogni cosa, e vi amo non solamente per tanti beni che finora ho ricevuto dalla vostra mano, e che spero di ricevere in avvenire, ma vi amo principalmente, e sopra ogni altro riguardo, perchè siete un Dio infinitamente degno di essere amato per voi medesimo, essendo voi la stessa bontà. Amo ancora per amor vostro tutti i miei prossimi come me stesso, e gli abbraccio con tutte le forze del mio cuore, come immagini vostre, come creature fatte e redente da voi; in particolare amo tutti quelli che mi hanno offeso, e perdono loro tanto di cuore, quanto desidero che voi perdoniate a me, pregandovi a rendere loro altrettanto di bene e più, quanto essi mi hanno fatto o desiderato di male. PREGHIERE ATTO DI PENTIMENTO. 55 Mio Dio, detesto sopra ogni male i miei peccati, e me ne pento di tutto cuore per la loro orribile deformità, e perchè con essi ho macchiata l' anima mia e disonorata in me la vostra immagine, mi sono reso indegno de' vostri beni e reo avanti a voi di acerbe pene; anzi offendendovi gravemente ho meritato di essere da voi privato del paradiso e cacciato nell' inferno: ma molto più detesto i miei peccati, e me ne dolgo, perchè peccando ho offeso un Dio sì buono, sì grande, come siete voi. Vorrei prima esser morto che avervi offeso, e propongo fermamente col vostro santo ajuto di non offendervi mai più, nè mai più disgustarvi, perchè vi amo sopra ogni cosa. 56 PER LA SERA PER LA SERA. --------------------- shold ell ofte: 15 clang on sa lasong Prima di andare a letto, e prima ancora di spogliarvi, mettetevi in ginocchio e, fatto il segno della santa Croce, recitate divotamente le vostre orazioni, pensando che siete alla presenza di Dio, e parlate con lui. onico ORAZIONI. BE ATTO DI RINGRAZIAMENTO. ecolto 162 io Dio, vi rendo grazie di tutto il bene, che mi avete fatto dal principio della vita sino al presente: vi ringrazio della grande bontà, con cui mi avete assistito in questa giornata. Rammentate le grazie speciali che nel corso della giornata avete ricevuto: nè PREGHIERE 57 dimenticatevi che anco le tribolazioni sono grazie del Signore, in quanto servono a soddisfazione dei peccati e a prova virtù.o a ATTO DI ADORAZIONE. Tanti beneficj per me, che sono peccatore, indegnissimo della divina bontà! Mi umilio dinanzi a voi, o Signore, e confesso la mia miseria. Vi adoro profondamente, e vorrei adorarvi con quegli atti di riverenza, che sono degni di voi, mio Creatore, mio Redentore, mio amorosissimo Padre. ESAME DI COSCIENZA. Si vorrei adorarvi: ma voi siete infinitamente santo, io pieno di peccati. Tuttavia molte sono le vostre misericordie: confesserò dunque a voi, o Signore, le mie colpe. Richiamate alla memoria i peccati nel corso del di commessi con pensieri, parole, opere ed ommissioni. Questa lo3* 58 PER LA SERA devole pratica di fare l'esame di coscienza ogni sera non la trascurate mai. Essa vi servirà assai bene per correggere i vostri mancamenti, e vi faciliterà le disposizioni al sacramento della Penitenza. PREGHIERA. Amabilissimo Gesù, io mi confondo innanzi a voi, perchè non ho impiegato questo giorno secondo la vostra volontà, anzi ho peccato come negli altri giorni: mi confondo grandemente, perchè al moltiplicarsi delle vostre misericordie, io ho accresciuto il numero de' miei peccati. Me ne pento, o Signore, me ne dolgo con tutto il cuore. Ma voi usatemi ancora misericordia, per il vostro preziosissimo sangue perdonatemi. Quanto a me sono risoluto di non disgustarvi mai più; tutti i giorni, che ancor mi concederete, li consacro ora per sempre a far il bene, a onorare voi, a soddisfare per i miei peccati. Fate dei proponimenti speciali, che corrispondano alle speciali colpe da voi PREGHIERE commesse: questa è cosa opportunissima per convertire, e migliorare il cuore. 59 E quanto importa che io odii davvero ogni peccato! Mio Dio, anche questa notte posso morire. Sia fatta la vostra volontà, Intanto io protesto di voler morire fedele alla Chiesa cattolica. Quindi protesto di credere tutto ciò che insegna la fede, di sperare in voi per i meriti di Gesù Cristo la salvezza dell'anima mia, e di amar voi con tutto il cuore, e il mio prossimo come me stesso. Perdono a tutti, come spero da voi il perdono de' miei peccati. Ora voi, o Signore, accettate, e benedite il mio sonno e riposo. Benedite l'anima mia ed il mio corpo. Benedite il mio letto, la mia stanza, la mia casa e tutti quelli di mia famiglia. Sia vostro dono per me e per tutti un tranquillo riposo. Concedetemi, che allo svegliarmi siano diretti a voi i primi pensieri della mia mente e gli affetti del mio cuore. Maria santissima, Angelo mio Custode, Santi tutti del paradiso, deh! voi mi assistete, e implorate dal Signore, che discenda sopra di me la sua santa benedizione. 60 PER LA SERA Recitate un Pater, Ave e Gloria, il Credo, l'Angele Dei, un De profundis o almeno un Requiem. frogat atasup Poi baciando il Crocifisso, dite con tutto il fervore: Nelle vostre mani, o Signore, raccomando l'anima mia. ofestung ibniny willottes toid alls ORAZIONE DA DIRSI LA SERA INNANZI ALLA COMUNIONE. Mio Signor Gesù Cristo, dimani vorrei accostarmi al sacramento del vostro Corpo e del vostro Sangue. Oh il dono preziosissimo che sta per me preparato! Oh la bontà grande di voi, che mi invitate per donarvi tutto a me! Voi, o Signore, che siete buono, venite colla vostra grazia nell'anima mia, beneditela, santificatela, affinchè non abbia ad essere un'abitazione indegna della vostra divina Maestà. Intanto, o Gesù amabilissimo, accettate il vivo desiderio che io sento in cuore di unirmi a voi nel santissimo Sacramento. Io mi abbandonerò al sonno con questo santo pensiero, con questa consolante idea. E voi, o mio Angelo Custode, appena dimani mi sveglierò dal PREGHIERE PER LA SERA 61 sonno, infondete nel mio cuore un ardente amore per la Comunione. Voi stesso guidatemi alla chiesa, conducetemi voi al sacro altare, e riceverò con maggior fervore il santissimo Sacramento, ripetendo con tutta la contentezza dell'anima: Sia lodato e ringraziato ogni momento il santissimo e divinissimo Sacramento. Jad 10 MESSAG Tra tutte le sacre funzioni che si celebrano nella Chiesa, la più santa e la più eccellente, quella con cui si rende maggior gloria a Dio, è senza dubbio la santa Messa. Essa è una viva rappresentanza, anzi una vera rinnovazione del sacrificio che fece Gesù Cristo di sè medesimo sulla croce per la gloria del suo divin Padre e per la salute di tutti gli uomini. Egli appunto a questo fine ha instituito il santo sacrificio della Messa, applicando i frutti del preziosissimo suo sangue a quelli che divotamente vi assistono. MESSA 63 Sia dunque vostra premura ascoltare la santa Messa tutti i giorni, se appena ve lo permettono le vostre occupazioni, certi che con questa lodevole pratica voi fate la cosa più cara a Dio e vantaggiosa all' anima vostra. Assistendovi con vera fede, potete sperare con fondamento che il Signore terrà lungi da voi le disgrazie, vi renderà più facile lo studio, meno penoso il lavoro, e soprattutto vi allontanerà dal pericolo di offenderlo. Continuando questa divota pratica, poco a poco vi emenderete dei vostri difetti, diventerete più savj, più buoni, incamminandovi sulla strada della perfezione. Importa però molto ascoltare la Messa divotamente; poichè sebbene il valore del divin sacrificio sia infinito, il frutto però che se ne percepisce, è maggiore o minore secondo la maggiore o minor divozione con cui vi si assiste. A questo oggetto interessa non poco la compostezza del corpo, lo stare in ginocchio dal principio della Messa sino al fine, ad eccezione del tempo del vangelo in cui si può stare in piedi, e soprattutto è necessaria l'atten 64 MESSA zione della mente e la divozione del cuore. Si può sentire divotamente la Messa, recitando l'Officio della Madonna, dicendo la Corona o altre divote preghiere. Assai meglio però si ascolta la Messa, come desidera la Chiesa, 1.° coll'accompagnare il sacerdote nelle azioni del santo sacrificio, e recitare nel tempo stesso divote preghiere analoghe al venerando mistero; 2.º col meditare i punti principali della passione di Gesù Cristo rappresentata nelle parti della Messa. logibnizsup Dietro queste riflessioni eccovi due pratiche guide per ascoltare la santa Messa, e voi potete servirvi or dell'una, or dell'altra, come meglio vi piace. MESSA 793 GUIDA PRATICA PER ASCOLTARE LA SANTA MESSA ACCOMPAGNANDO IL SACERDOTE NELLE AZIONI DEL SACRIFICIO.less ORAZIONI. 65 viss tel Quando il Sacerdote va all'altare. 236 od io Dio, intendo di assistere al vostro divin sacrificio per onorare la vostra Maestà, per ringraziarvi della vostra bontà, in espiazione delle mie colpe, per impetrare le grazie di cui abbisogno. Non merito, è vero, di starmi innanzi a voi, perchè grandemente ho peccato. Ma voi, pietosissimo Signore, che avete sacrificato la vostra vita sulla croce per 66 CON ORAZIONI salvare il mondo, usate con me di vostra misericordia. Si io spero di ottenerla per i meriti di Gesù Cristo, che ora viene a rinnovare il suo sacrificio per me su questo altare. Fate, o Signore, che io vi assista divotamente: vorrei avere quella fede e pietà, con cui Maria Vergine vi assistette ai piè della croce. Al Confiteor. Dio onnipotente, confesso a voi, a Maria sempre vergine e a tutti i Santi, che ho peccato assai, e veramente per mia colpa. Adunque prego la Vergine, gli Angioli, gli Apostoli e tutti i Santi del cielo, che intercedano per me misericordia e salute. Al Kyrie. ontsov in Padre misericordioso, fate misericordia ai vostri figliuoli. Caro Gesù, abbiate pietà delle nostre miserie, perdonateci i nostri peccati. Al Gloria in excelsis. Gloria a Dio nel più alto de'cicli e pace in terra agli uomini di buona volontà. Vi MESSA 67 glorifichiamo, vi ringraziamo per la immensa vostra gloria, o Dio, Padre onnipotente, o Signore, Figliuolo unigenito, Gesù Cristo. O voi, che togliete i peccati del mondo, accettate le nostre preghiere; voi, che sedete alla destra del Padre, abbiate pietà di noi. All' Oremus. Ascoltate, o Signore, le orazioni della vostra Chiesa. Per i meriti di Gesù Cristo e per l'intercessione del Santo, di cui oggi si celebra la festa, degnatevi esaudire le suppliche, che a voi presenta questo Sacerdote in nome del popolo cristiano, e diffondete sopra tutti le vostre misericordie. All' Epistola. Benedico, o Signore, l'amorosa provvidenza di voi, che insegnar voleste agli uomini la strada della salute col mezzo dei Profeti e degli Apostoli; e poichè la Chiesa ricorda anche a noi i loro ammaestramenti, deh! fate che abbiamo sempre ad approfittarne. 68 CON ORAZIONI Se vi resta ancor tempo, prima che il Sacerdote termini di leggere l' Epistola, dite anche la seguente orazione: s Nelle istruzioni che ricevo dai vostri ministri, riconosco, o mio Dio, la dottrina della santa Scrittura, con cui ci avvisate di fuggire il male, di schivarne i pericoli, di fare il bene colla perfetta osservanza della vostra legge. Ajutatemi colla vostra grazia, affinchè io abbia sempre a mostrarmi vostro servo fedele nell' adempimento delle mie obbligazioni, e la mia vita sia sempre conforme ai vostri voleri. Al Vangelo. olasup KETERS Qual favore e qual grazia singolare, o mio Dio, l' avermi chiamato alla luce del santo Vangelo, mentre tanti popoli sono ancora nelle tenebre dell'errore! Vi rendo mille ringraziamenti per tanta bontà, e vi prego di imprimere nella mia mente e nel mio cuore le sante dottrine dal vostro Vangelo insegnate. Sommo contento sarà per me frequentare gli evangelici ammaestramenti del mio parroco, in lui ascol MESSA 69 terò Gesù Cristo medesimo. Fate, o Siguore, che io rispetti, ed ami il vostro Vangelo così, da confessarlo colla lingua e colle opere, da non vergognarmi giammai di comparire cristiano. Al Credo. Io credo fermamente, o mio Dio, e confesso al cospetto del cielo e della terra tutte le verità, che la santa Chiesa mi propone da credere, perchè voi, verità infallibile, gliele avete rivelate; e sarei pronto, colla vostra grazia, a dare il sangue e la vita piuttosto che dubitarne. Ma so, o mio Signore, che la fede non serve a niente senza la carità e le buone opere. Datemi adunque voi una fede viva ed efficace, sicchè non operi in opposizione alla mia fede. Voglio vivere e morire da vero cristiano. Al Dominus vobiscum. Siate sempre con me, o Signore, e con tutti noi a santificarci. 110 All' Offertorio. Onnipotente, sempiterno Iddio, vi offro col Sacerdote questo sacrificio. Ve l'offro 70 CON ORAZIONI a gloria del vostro nome e in rendimento di grazie alla vostra infinita misericordia. Ve l'offro in memoria di Gesù Cristo, in venerazione della beata Vergine Maria, in onore di tutti i vostri Santi. Propizia ed accettevole vi sia questa offerta per me, miserabile peccatore, e per tutti i credenti cristiani, vivi e morti, affinchè tutti abbiamo per la vostra misericordia la remissione dei nostri peccati e il premio dell'eterna beatitudine. Al lavarsi le mani. Lavatemi, o Signore, da ogni macchia di peccato, che mi rende deforme agli occhi vostri. Fate che l'anima mia si conservi sempre dinanzi a voi monda e pura. All' Orate, fratres. Aggradite, o Signore, l'offerta che vi faccio di questo sacrifizio. Con essa accogliete l'offerta delle mie azioni, de' miei travagli, del mio cuore, di tutto me stesso. Datemi grazia di impiegare tutta la mia vita in servire ed amare voi, poichè voi solo siete santo, voi solo Signore. MESSA Al Prefazio. Con tutto il fervore del mio spirito innalzo il mio cuore a voi, o Signore, e vi rendo grazie. Veramente è cosa degna e giusta e salutare, che tutti rendiamo perpetue grazie a voi, Padre onnipotente, eterno Dio. Dunque tutti vi supplichiamo d'ammettere fra gli Angioli anche le nostre voci, cantando noi pure con umile confessione la grandezza e bontà di voi, nostro Dio. 71 Al Sanctus. Santo, Santo, Santo è il Signore Iddio degli eserciti. Pieni sono i cieli e la terra della vostra gloria: salute nel più alto de' cieli. CANONE. # Prima della consecrazione. Quanto sono grandi, o Signore, le vostre misericordie! Voi ci avete creati per il paradiso; ma avendolo noi perduto per la colpa del primo uomo, voi avete mandato in terra l'Unigenito vostro, il 72 CON ORAZIONI quale si è fatto nostro Salvatore col sacrifizio di sè stesso sulla croce, sacrifizio che ogni giorno si rinnova sui iiostri altari. Deh! pietosissimo Iddio, per amore del vostro Unigenito ch'è vicino ad immolarsi, degnatevi di ascoltare le mie suppliche. Diffondete sopra tutto il popolo cristiano i preziosi frutti del divin sacrifizio. Vi raccomando l'esaltazione della santa Chiesa cattolica, l'estirpazione delle eresie, la concordia tra i principi cristiani. Vi raccomando il Sommo Pontefice, il nostro Vescovo, il Parroco e tutti i ministri della nostra santa religione. Vi raccomando ancora il nostro Sovrano, e quelli che in nome di lui ci governano. Vi raccomando la famiglia, i parenti, i superiori, gli amici, i benefattori, quelli che si raccomandano alle mie orazioni, quelli che pregano per me. Tutti finalmente vi raccomando i cristiani che sono miei fratelli in Gesù Cristo, perchè in virtù di questo sacrifizio siano tutti provveduti di ogni grazia secondo i propri bisogni, e possano tatti un giorno essere con me salvi in paradiso. 73 Se vi resta ancor tempo, prima che si faccia l'elevazione dell'Ostia, aggiungete la seguente orazione: MESSA Grande Iddio! fra poco, al pronunciarsi dal Sacerdote le parole divine, la vostra onnipotenza opererà il gran miracolo della trasmutazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Gesù Cristo. Deh! o Signore, avvalorate in me la fede, concedetemi la più grande venerazione al divino mistero. Animatemi della più viva fiducia a sperare in voi per i meriti del nostro divin Salvatore, il quale senza partire dal cielo si trova su questo altare, per essere a noi più vicino, per sacrificarsi a nostra salute, e ricevere le nostre adorazioni e preghiere. Al levarsi dell' Ostia. Mio Gesù, annientato sotto la specie del pane, io vi credo, e profondamente vi adoro in quell'ostia sacrosanta, e tutte invito con me ad adorarvi le creature del cielo e della terra. 11 Parroco ecc. 74 CON ORAZIONI Al levarsi del Calice. Adoro, o Gesù mio, in quel sacro calice il vostro sangue preziosissimo, che avete sparso per la nostra salute. Lavate, vi prego, con questo sangue l'anima mia da ogni macchia; spargetene i frutti sopra di me e sopra noi tutti, onde santificarci colla pienezza della vostra grazia, Dopo la consecrazione. Oh! quali ringraziamenti devo rendere a voi, o mio Gesù, che mosso a pietà delle nostre miserie, siete ora disceso dal cielo, e avete sacrificato voi stesso per la nostra salute! Tutte con me vi benedicano le creature, nè mai cessino di benedirvi per tutti i secoli de' secoli. E giacchè altro io non posso in corrispondenza di tanto amore, godo e mi rallegro della stupenda vostra risurrezione a vita immortale: mi rallegro della gloriosissima vostra ascensione al cielo, ove alla destra del Padre siete beato della vostra gloria. Ma deh! vi sovvenga, pietosissimo Gesù, che voi saliste al cielo an MESSA 75 che per noi, per prepararci una sede nel vostro regno e per essere il nostro avvocato presso il celeste Padre. Voi dunque colla onnipossente vostra virtù pregate, intercedete per me e per noi tutti; dateci grazia di soffrire per vostro amore i travagli di questa vita, per essere un giorno a parte delle vostre glorie in cielo. Anche le anime sante del purgatorio siano partecipi dei frutti di questo immacolato sacrifizio. A voi pertanto, o Signore, le raccomando: specialmente vi raccomando quelle de' miei parenti, i morti di mia famiglia, e tutti quelli verso i quali ho maggior obbligazione. Concedete loro il luogo del sollievo, della luce e della pace. Al Nobis quoque peccatoribus. Anche a noi, vostri servi e peccatori, che nella moltitudine delle vostre misericordie speriamo, degnatevi di accordare questa grazia. Nella compagnia de'vostri Santi vi preghiamo di ammetterci, non a ragione dei meriti nostri, ma del vostro perdono. Univ.- Bibl. Giessen 76 CON ORAZIONI Al Pater noster. Quanto sono felice, o mio Dio, nell'avervi per padre! Quanto felice nel riflettere che il cielo, dove siete voi, sarà un giorno la mia dimora! Sia glorificato il vostro nome per tutta la terra. Regnate voi solo su tutti i cuori e su tutte le volontà. Date ai vostri figli il pane spirituale e corporale. Noi perdoniamo di cuore: voi nell'amorosa vostra misericordia perdonateci i nostri peccati. Fate che non siamo vinti dalla tentazione e dai mali di questa vita. Soprattutto preservateci dal peccato, il solo vero male. Al Pax Domini e all' Agnus Dei. La pace del Signore sia sempre con me. Siami caparra di quella pace eterna, che per i meriti di Gesù Cristo spero di godere in cielo. Agnello di Dio, che togliete i peccatí del mondo, abbiate di noi pietà. Confortati dall'assistenza della vostra misericordia, ci conserviamo sempre mondi da ogni peccato. Agnello di Dio, dateci propizio la pace. 77 MESSA Al Domine, non sum dignus. O Signor Gesù Cristo, quante anime, perchè veramente amanti di voi, sono beate di mangiare la vostra carne e di bevere il vostro sangue! Ma io ne sono indegnissimo per i peccati dell'anima mia. Vi desidero però ardentemente, mio Gesù, che siete buono e santo: voglio imparare a divenir santo nel sacramento del vostro amore. Dite voi una sola parola, e l'anima mia sarà risanata. Dite quella parola di grazia, che mi riempia della divina carità. Dite quella parola di misericordia, che faccia discendere sopra di me, come su tutto il popolo fedele qui presente, le benedizioni della vittima consumata dal sacerdote in questo sacrosanto sacrifizio. Alle ultime orazioni. Poichè voi, o mio caro Gesù, vi siete ora tutto sacrificato per la mia salute, io pure voglio interamente dedicarmi e sacrificarmi alla vostra gloria. Fate adunque di me quello che volete, poichè io sono tutto vostro. Ma vi prego, che la 78 CON ORAZIONI memoria del vostro sacrificio sia da me sempre accolta in cuor puro, affinchè il mio sacrificio possa riuscire aggradevole a voi, mio Dio, e a me salutare. O Signore onnipotente, per la vostra grande misericordia esauditemi e mi benedite. Dopo la benedizione. Vi ringrazio, mio Dio, che mi abbiate fatto partecipe di questo divin sacrificio. Sia per me e per tutti sacrificio di propiziazione. Il Verbo, che si è sacrificato, sia la luce della mia mente, la grazia del mio cuore, affinchè io lo conosca nella confessione di una fermissima fede, e lo riceva colle opere di una costante carità. Possa così ottenere la divina speranza di adorarlo col Padre e collo Spirito Santo per tutti i secoli de'secoli. Così sia. IMITATION MESSA GUIDA PRATICA PER ASCOLTARE LA SANTA MESSA MEDITANDO LA PASSIONE DI GESU' CRISTO 79 La santa Messa, come ne insegna la dottrina cristiana, e come si è detto di sopra, è una viva figura, anzi una vera rinnovazione del sacrificio di Gesù Cristo sulla croce.Nel Sacerdote che va all'altare, riconoscele Gesù Cristo medesimo, che va al Calvario per essere crocifisso. I sacri apparati, di cui è vestito, rappresentano le insegne della passione di Gesù. Il camice è simbolo di quella veste bianca, con cui Gesù fu trattato come stolto in casa di Erode. Il cingolo, il manipolo, la stola sono una figura di quelle corde colle 80 CON MEDITAZIONI quali venne catturato nel Getsemani, fu legato alla colonna, e strascinato ai tribunali ed al Calvario. La pianeta rappresenta la croce postagli sulle spalle, il calice il sepolcro in cui fu posto il suo cadavere, il corporale il lenzuolo candido in cui fu involto, la patena la pietra posta sul sepolcro. L'altare in fine, dove il Sacerdote celebra la Messa, è l'immagine del Calvario, dove Gesù Cristo crocifisso consumò il gran sacrifizio. ORAZIONI IN MODO DI MEDITAZIONI. Prima della Messa. M io Dio, ajutatemi ad assistere divotamente al santo sacrificio della Messa, dove si rappresenta e si rinnova quell'istesso di Gesù Cristo sacrificato sulla croce per la nostra salute. Deh! voi mi 81 date una viva fede, affinchè, tenendo dietro col pensiero a Gesù nella sua passione, impari ad amare lui che tanto ha fatto e sofferto per me. È questo il frutto, che io spero di acquistare colla grazia vostra nell' assistere al santo sacrificio della Messa. MESSA Quando il Sacerdote va all'altare. Gesù esce dal cenacolo e va all'orto del Getsemani. Ricordo, o Gesù mio, il pegno di infinito amore che lasciar voleste a tutti noi, quando alla vigilia di vostra morte nell'ultima cena fatta coi vostri discepoli instituiste il santissimo sacramento dell'Eucaristia. Vi rendo mille ringraziamenti per tanta bontà. Soccorretemi, vi prego, colla vostra grazia ogni volta che mi accosto alla santa Comunione. Siami felice disposizione al sacramento il considerare adesso nel divin Mistero la memoria della vostra passione e morte. Appena voi, o Gesù, uscite dal cenacolo, io vi veggo in compagnia di alcuni apostoli incamminarvi all'orto del Getsemani per dar cominciamento alla vostra 4* 82 CON MEDITAZIONI. passione. Anch' io voglio venire con voi, o mio Signore, anzi seguirvi fino al Calvario; perchè essendo testimonio del vostro patire, imparerò quanto vi sia costata la salvezza della mia anima. Al principio della Messa. Gesù nell'orto fa orazione, e prosteso a terra suda sangue. assai Voi, o mio Gesù, colla faccia prostrata a terra pregate l'Eterno Padre per noi. Quale ammaestramento per me, che pure dovrei pregare! Ma quale confusione per me, che poco e e di mala voglia mi applico all'orazione! Deh! per i meriti della vostra fervorosa preghiera, e per quella contrizione, che sentiste alla vista di quel calice, in cui vedeste la malizia di tutti i peccati del mondo, sino a cadere nella più profonda tristezza, sino a sudar vivo sangue ed a provare le agonie di morte, fatemi conoscere il grande bisogno che ho di fare orazione continua e devota, e di piangere i miei peccati, che furono la causa dei vostri patimenti. 83 MESSA Al Kyrie e al Gloria. Gesù è condotto ai tribunali di Anna e di Caifasso. Mansuetissimo Gesù, io vi veggo nelle mani de' vostri nemici, legato come un malfattore, e tra la folla del popolo condotto dinanzi a giudici iniqui. Voi tutto soffrir voleste senza mandare un lamento, e tolleraste persino l'insulto di quel temerario ministro, ehe vi percosse con un sacrilego schiaffo. Quale rimprovero egli è questo per me, che non so tollerare il minimo affronto, e mi risento a qualunque offesa! Deh! voi mi ajutate ad imitare in ogni incontro il bell' esempio di vostra mansuetudine. All' Oremus. Gesù volge uno sguardo a Pietro, che lo avea negato, e lo converte. Quanta afflizione provò il vostro cuore, amorosissimo Gesù, quando Pietro vinegò per tre volte sostenendo collo spergiuro di non essere vostro discepolo! Voi però avendo di lui pietà, gli rivolgeste un guardo di misericordia, che penetrandolo 84 CON MEDITAZIONI al cuore, lo ha commosso, e l'ha indotto soavemente a piangere il suo fallo. Quante volte anch' io mi sono vergognato di essere cristiano, trascurando il bene per un rispetto umano! Fate, o Signore, che io pianga questa mia indegnità, e in avvenire abbia sempre a gloriarmi di essere vostro seguace. All' Epistola. Gesù è innanzi a Pilato, che gli fa molte interrogazioni. Quale umiliazione per voi, o mio Gesù, nello stare come reo alla presenza di Pilato, uom pagano, e nell'essere da lui richiesto a render conto di voi stesso e della vostra dottrina! Voi però, sebbene Signore di tutte le cose, dichiaraste a quel giudice essere venuto in terra per fare la volontà del celeste Padre, e il vostro regno non essere di questo mondo, ma in cielo, dove regnate in sempiterna gloria. Deh! voi, o Signore, che vi siete umiliato per mio amore ed ammaestramento, imprimete anche in me tali affezioni, che distaccando il cuore da tutte le cose di MESSA 85 questa terra, aspiri solo a quei beni, che voi avete preparato per gli amici vostri in paradiso. Al Vangelo. Gesù è condotto ad Erode e schernito come stolto. Sapientissimo Gesù, io vi ammiro alla presenza di Erode, che v'accoglie con piacere e con giubilo per la vana curiosità di vedere farsi da voi qualche miracolo. Voi però non voleste soddisfare ai desiderj di quel re, tollerando piuttosto di essere da lui schernito come stolto; perchè essendo colui un disonesto, non meritava nemmeno di sentire la vostra voce. Ah! caro mio Dio, propongo di custodire in me col vostro ajuto la santa purità, acciò non mi sia negato di sentire la vostra voce che parla al cuore, e venga poi ammesso alla beatifica visione di voi nella celeste gloria. Al Credo. Gesù tra gli insulti è ricondotto a Pilato e dichiarato innocente. Quale umiliazione per voi, pazientissimo Gesù, nell'essere di nuovo dalle giu 86 CON MEDITAZIONI daiche turbe condotto a Pilato! Quanta pena avrà provato il vostro animo nell'udire le imprecazioni e le bestemmie della plebe insolente, e nell' essere calunniato da quel popolo, che voi avete favorito copiosamente con beneficenze e con miracoli! Se lo stesso Pilato ha dovuto confessare la vostra innocenza, deh! fate, o divin Redentore, che io abbia a rispettare ed amare la vostra santità. Vedendovi maltrattato da'Giudei, non dimenticherò che volontariamente vi assoggettaste agli insulti per mio amore, e che voi innocente voleste comparire il più colpevole di tutti per risparmiare a me peccatore l'inferno meritato. All'Offertorio. Gesù è flagellato alla colonna e coronato di spine. Chi può trattenere le lagrime, o mio Gesù, nel ricordare la spietata carnificina che del vostro dilicatissimo corpo, legato alla colonna, fecero i Giudei con flagelli e catene? Eppure mentre da ogni parte del corpo spargete tanto sangue per punire in voi le nostre incontinenze, vi si MESSA 87 prepara altro crudele supplizio. I barbari carnefici, formata una corona di acutissime spine, ve la conficcano a forza di colpi nel sacratissimo vostro capo. Deh! per quegli spasimi, che voi tolleraste in questi supplizi, non permettete, che in avvenire io acconsenta ai cattivi pensieri, e fate che, discacciando dalla mente ogni nemica suggestione, non perda mai più la mondezza dell'anima. Al Lavabo e all' Orate, fratres. Gesù mostrato al popolo da Pilato, che dice: Ecce homo. Pilato da un' alta loggia presenta voi, o Gesù, al popolo dicendo: Ecce homo, ecco l'uomo. Così quel giudice tenta di commovere i crudeli Giudei colla vista dello stato vostro compassionevole. Ma tu, anima mia, che pur il contempli, guarda, a quale stato i tuoi peccati, assai più che i Giudei, hanno ridotto il povero Gesù. Tutto coperto di piaghe da capo a piedi, grondante sangue, è fatto simile ad un lebbroso, non ha più nemmeno ľ aspetto d'uomo. E tu, anima mia, non piangi a questa vista, e non senti in te 88 CON MEDITAZIONI una viva compassione di Gesù! Deh! voi, divin Redentore, intenerite il mio cuore, e fate che la memoria di voi, tutto piagato e rosseggiante di sangue, resti sempre impressa nell'anima mia, affinchè sempre ricordi la grandezza del vostro amore e la deformità delle mie colpe. Al Prefazio ed al Sanctus. Il popolo domanda che si dia morte a Gesù, e Pilato ne scrive la condanna. Non è per anco sazia, o amabilissimo Gesù, la giudaica barbarie. I perfidi, ancora inaspriti contro di voi, vogliono con temeraria baldanza la vostra morte. Domandano con gran voce, che sia salvo Barabba, ladro e sedizioso; che Gesù sia crocifisso, Gesù loro re e amantissimo padre. Quante volte, o dolcissimo Gesù, io pure ho imitato si atroce perfidia! Se non colle parole, certamente colle opere, non ho avuto orrore di offendervi e crocifiggervi nel mio cuore per soddisfare una passione. Ma ora e sempre eccomi disposto a rinunziare a tutto, a perdere anche la vita, piuttosto che acconsentire al peccato. MESSA CANONE. 89 Prima della consecrazione. Gesù condannato a morte si avvia al Calvario, portando sulle spalle la croce, e su di essa è inchiodato nelle mani e nei piedi. M'inorridisce, o mio Gesù, l'ingiustizia di Pilato, che riconosce la vostra innocenza, e tuttavia vi condanna alla morte per timore di perdere la grazia del suo principe. Ma ancor inorridisco io di me stesso, perchè mi son fatto reo della medesima ingiustizia, quando per non disgustare un amico ho acconsentito a malvage azioni, sebbene conoscessi di trasgredire la vostra legge. Voi intanto, pazientissimo Gesù, portando sulle piagate spalle la croce, cadendo per tre volte sotto l'enorme peso, rialzato e spinto da quegli sgherri con urti e percosse, vi incamminate al Calvario. Voi mi ajutate, o Signore, a seguirvi fin là su quel monte per essere testimonio del vostro sacrifizio. Fate però che io non mi stanchi giammai di camminare sulla strada spinosa della virtù, la quale sola conduce alla gloria. , 90 CON MEDITAZIONI Giunto finalmente in cima al Calvario, gli inumani carnefici vi gettano sulla croce, vi inchiodano mani e piedi a colpi di pesanti martelli. Deh! mio caro Gesù, per quegli spasimi atrocissimi che voi soffriste nella crocifissione, concedetemi, vi prego, di crocifiggere le mie passioni e la mia carne, di portare sempre in me l'immagine di voi crocifisso. All'elevazione dell'Ostia e del Calice. Gesù è innalzato sulla croce. Vi adoro, o Gesù, innalzato sulla croce alla vista del mondo. Adoro in quell'ostia il vostro corpo, in quel calice il vostro sangue. Adoro nell'ostia come nel calice quel vostro corpo e quel vostro sangue, che fu sulla croce sacrificio santo, vittima immacolata per la redenzione di tutti. Deh! accrescete in me la fede, ravvivate in me sentimenti efficaci di santo amore. Dopo la consecrazione. I Giudei bestemmiano Gesù sulla croce, ed egli prega pei crocifissori. Quale spettacolo di orrore insieme e compassione mi presenta il Calvario! I MESSA 91 Giudei, turba vile, non contenti di avervi confitto sulla croce, o amabilissimo Gesù, vi insultano, vi deridono, e bestemmiando vi chieggono che scendiate dal patibolo. Voi, Dio onnipotente, soffrite quegli empi senza muover lamento, e alzando al cielo gli occhi moribondi pregate l'Eterno Padre, acciò conceda misericordia e perdono ai vostri crocifissori. Oh il bell'ammaestramento, che voi lasciaste anche per me con questa preghiera! Io pure perdono di cuore a tutti quelli che mi hanno offeso. Da questo momento vi protesto, o Signore, di amar tutti per amor vostro, e di voler bene a quegli stessi che vogliono il mio male. Con questa sincera disposizione a voi mi presento pieno di fiducia d'ottenere il perdono de' miei peccati, come imploro e spero per i meriti del preziosissimo sangue che avete sparso per mia salute. Al Nobis quoque peccatoribus. Gesù in croce promette il paradiso al buon ladro. Quanto è mai grande, o Signore, la vostra misericordia verso i peccatori! Appena il ladro, che è confitto in croce alla 92 CON MEDITAZIONI vostra destra, vi confessa vero Dio, e pentito delle sue scelleratezze vi supplica di avere di lui pietà, voi subito gli concedete il perdono, e lo assicurate che sarà con voi in paradiso. Deh! pietosissimo Gesù, usate di questa misericordia anche con me peccatore e con tutti che vi offendono. Voi ci illuminate con un raggio della vostra grazia, sicchè non tardiamo a convertirci, memori dell' infelice posto alla vostra sinistra, il quale andò dannato all'inferno nel giorno stesso, che voi siete morto per la salvezza di tutti. Fate che tutti, docili alle vostre ispirazioni, ritorniamo prontamente a voi, per non allontanarci mai più, e per ottenere di sentire in morte le parole da voi dette al buon ladro: Oggi sarai meco in paradiso. Al Pater noster. Gesù raccomanda noi tutti nella persona di Giovanni alla sua santissima Madre. Amorosissimo Gesù, quale argomento di paterno amore ci lasciaste dalla croce, quando vicino a morte non avendo cuore di abbandonarci senza un appoggio, ci MESSA 93 assegnaste per madre la vostra istessa madre Maria, a lei tutti raccomandandoci nella persona del vostro diletto apostolo Giovanni! Vi ringrazio, o Signore, di questa soavissima predilezione. Anche a voi, o Maria santissima, rendo mille ringraziamenti per quella bontà, con cui accettaste l'impegno di essere la nostra madre. Io vi protesto, che non dimenticherò giammai, che voi siete la mia madre, e datami dal Signore nell'istante più augusto dell'ammirabile sua carità, perciò madre la più amorosa di tutte le madri. Deh! fate che io non mi renda mai indegno del vostro amore, ma vi corrisponda sempre da figlio rispettoso e divoto. Al Pax Domini e all' Agnus Dei. Morte di Gesù. Quale eccesso di carità, o mio Gesù! Sfinito di forze, moribondo esclamaste di aver sete: ed era una sete di nuovi patimenti, che volentieri avreste ancora sofferto per nostro amore. Dunque non vi bastava, caro Gesù, di essere martirizzato in tutto il corpo, diventato una sola piaga? 94 CON MEDITAZIONI Dunque al vostro amore sembrava ancor poco il morire per noi sul legno delh croce? Oh eccesso di carità!.... Vedi, anima mia, e lo contempla il tuo Gesù, che dopo di aver raccomandato il suo spirito nelle mani dell'Eterno Padre, manda dal petto un gran sospiro, china il capo e muore.- O Gesù morto per nostro amore, chi vorrà ancora oltraggiarvi e offendervil Deh! fate, che io muoja per sempre al peccato, e muoja per amore di voi. Al Domine, non sum dignus. Sconvolgimento della natura alla morte di Gesù. Longino colla lancia gli squarcia il costato. I Giudei discendendo dal Calvario, confessano Gesù per vero Dio. Mentre io vi contemplo sulla croce, o divin Redentore, quale sconvolgimento si manifesta in tutta la natura! Il sole si ecclissa, il velo del tempio si squarcia in due parti, la terra è scossa da improvviso terremoto, si spezzano i macigni, e i morti, sorgendo vivi dai sepolcri, si fanno vedere per le strade di Gerusalemme. O Signore, se gli stessi vostri carnefici, spaventati da questi miracoli, discendendo MESSA 95 dal Calvario si percuotevano il petto in segno di dolore e vi confessavano vero Dio, voi mi date, che si spezzi il mio cuore per viva contrizione, e pianga amaramente i miei peccati che furono la causa della vostra morte. E giacchè voi permetteste, che un soldato vi squarciasse colla lancia il sacro costato, acciò i peccatori tornassero pentiti al dolcissimo vostro cuore, deh! ricevete anche l'anima mia in quella piaga sacratissima, e fate che provando gli effetti del vostro amore, io non mi allontani mai più da voi, che siete il mio Dio, il mio Padre, il mio Redentore. Alle ultime orazioni. Gesù è staccato dalla croce e involto in un bianco lenzuolo. Ammiro, o divin Redentore, la religiosa pietà del discepolo Giuseppe di Arimatea, il quale avendo ottenuto il vostro sacro cadavere, lo staccò dalla croce, e depostolo nelle braccia dell' afflittissima vostra madre Maria, l'involse in un candido lenzuolo. Mentre prostrato a terra profondamente adoro il sacrosanto vo 96 CON MEDITAZIONI stro corpo, vi prego darmi grazia che io muoia alle vanità del mondo, per vivere solo a voi che siete morto per me. Alla benedizione. Gesù è collocato nel sepolcro. Voi, o mio Gesù, abbandonato come ogni uomo alle ombre di morte sotterra! Oh stupenda umiliazione! Mi conceda il Signore, che anch'io sepolto nel mio nulla per vera umiltà, sia fatto degno della vostra benedizione. Per mezzo di questo Sacerdote benedite a me, a tutti: e questa benedizione ci sia pegno a godere della vostra risurrezione gloriosa, ci sia scorta alla vita eterna. Dopo la benedizione. Vi ringrazio, o Signore, della bontà colla quale mi avete assistito nell' ascoltare la santa Messa. Fate che i santi misteri, che ho meditato, stiano sempre impressi nella mia mente e nel mio cuore. Che se meditando ho usato negligenza, mi perdoni la vostra clemenza. Vi porgerò in avvenire un cuore più divoto, come spero per la vostra piissima misericordia. MESSA DI RITO GUIDA PRATICA PER ASSISTERE ALLA SANTA MESSA SECONDO IL RITO AMBROSIANO. Dialo Prima che cominci la Messa. 97 redo, o mio Dio, che nel sacrifizio della Messa si rinnova lo stesso sacrifizio, che ha compiuto Gesù Cristo sulla croce. Deh! si rinnovi per la gloria del divin nome.... per la santificazione dei giusti.... per la salvezza dei poveri peccatori. Padre delle misericordie, purificate il mio cuore, prima che si presenti all' olocausto dell' Agnello immacolato.... Lungi, pensieri di cose terrene, mentre io mi accosto all'opera la più grande del Il Parroco ecc. 5 98 AMBROSIANO cielo, di cui Dio stesso non può fare la maggiore. Angeli, Maria, Gesù siate in mio soccorso. Al Confiteor. Confesso a Dio onnipotente, alla beata e sempre Vergine Maria, al beato Michele Arcangelo, al beato Giovanni Battista, ai santi apostoli Pietro e Paolo, al beato Ambrogio confessore, a tutti i Santi, e a te, o padre, che molto ho peccato in pensieri, parole ed opere. Mia colpa, mia colpa, mia gravissima colpa. Prego perciò la beata Maria sempre Vergine, il beato Michele Arcangelo, il beato Giovanni Battista, i santi apostoli Pietro e Paolo, il beato Ambrogio confessore, tutti i Santi, e te, o padre, ad intercedere per me presso il Signore Iddio nostro. Ovvero: Conosco, o Signore, e confesso i miei peccati; ma conosco insieme ed ammiro la vostra infinita bontà..... Chi è più grande? Io in malizia, o voi in misericordia? Ma se la misericordia vostra è infinitamente più grande che tutta la malizia MESSA DI RITO 99 degli uomini, scenda quella sopra di me, e mi doni un cuor contrito ed umiliato. Al Gloria. Le mie miserie, o Signore, formano l'oggetto della vostra misericordia.... Perciò quanto più io sono misero, tanto più ho speranza ai doni della vostra misericordia. O Gesù, siate più clemente con me che più degli altri son peccatore. All' orazione. O Dio, nostro rifugio e nostra virtù, voi, autore della pietà, ascoltate le pie orazioni della vostra Chiesa; fate, che abbiamo a conseguire efficacemente quello che fedelmente vi domandiamo. Iss All' Epistola. La nostra santissima religione fu confermata coi vaticinj dei profeti e colle dottrine degli Apostoli. Fate, o divino Spirito, ch' io sappia approfittarne a mia santificazione e salvezza. Al Vangelo. Vi ringrazio che mi abbiate chiamato alla luce divina del Vangelo. A che mi gio 100 AMBROSIANO verebbero tutti gli altri doni senza quello della fede? Oh fede adorabile! Voglio vivere nel tuo seno, e vorrei poter morire per la tua gloria! Lungi da me, o rispetti umani.... Le dottrine del Vangelo, e non le massime e pratiche del mondo, formeranno la compiacenza del mio cuore e la gloria delle mie opere. All' Offertorio. Padre Eterno, accettate a gloria vostra ed a salvezza del mondo intero l'olocausto del vostro divin Figliuolo, che fatto vittima e sacerdote, offerta ed offerente, sacrificò sè medesimo sulla croce.... Le salutari benedizioni di questo sacrificio scendano singolarmente sulle anime più bisognose, qual è appunto l'anima mia.... Consolati o mio cuore, Gesù ha soddisfatto per te. Subito dopo l'Offertorio. La creatura non può offerire al Creatore cosa che sia degna di lui.... Unisco però tutto me stesso al sacrificio di Gesù, che solo può meritare per noi.... Nulla vo MESSA DI RITO 101 glio fuori di lui. O Dio d'amore, non altro cerco che il vostro amore. Al Credo. Credo in un solo Dio; Padre onnipotente, che ha fatto il cielo e la terra, tutte le cose visibili ed invisibili. E in un solo Signor Gesù Cristo, Figliuolo unigenito di Dio, e nato dal Padre prima di tutti i secoli, Dio da Dio, lume da lume, Dio vero da Dio vero. Non fatto, ma generato, consostanziale al Padre, pel quale tutte le cose esistono. Che per noi uomini e per la nostra salute è disceso dal cielo, e si è incarnato nel seno di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo, e si è fatto uomo. Fu anche crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, pati e fu sepolto. Risorse il terzo giorno secondo le Scritture, sali al cielo, siede alla destra del Padre; e dee venire un'altra volta glorioso a giudicare i vivi ed i morti; e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, Signore e vivificante, che procede dal Padre e dal Figliuolo, che è adorato e glorificato insieme al Padre e al Figliuolo, 102 AMBROSIANO che parlò per bocca dei Profeti. Credo la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica. Confesso un solo Battesimo per la remissione dei peccati. Ed aspetto la risurrezione de' morti, e la vita del secolo futuro. Così sia. Al Prefazio. Anima mia, non sei creata per la terra, ma pel cielo. Leva dunque in alto i tuoi pensieri e gli affetti tuoi.... Impara una volta ad essere non più terrena, ma celeste. Al Sanctus. Voi, che siete il Dio della santità, a me pure comandate d'essere santo.... Ma la sola vostra grazia può rendermi tale. A questa affidato, io pure esclamo con un grande eroe del cristianesimo: Voglio essere santo, gran santo e subito santo...! CANONE. Prima della consecrazione. Clementissimo Padre, vi scongiuro pel Signor Gesù Cristo, che vogliate accet MESSA DI RITO 103 tare e benedire queste offerte, affinchè io e tutti andiamo confortati della vostra protezione. Davvero voi siete il comun padre.... Stendete dunque su tutti gli effetti benefici del vostro incruento sacrificio. Sia esaltata la Chiesa vostra sposa, assistito il suo capo visibile il Sommo Pontefice, estirpata l' eresia e l'incredulità, e sempre sieno concordi fra loro i principi cristiani. Vi raccomando il Pastor nostro, il Sovrano, lo Stato, il Governo, la famiglia, i parenti, i benefattori, gli amici e nemici, e tutti quelli pei quali devo pregare a titolo di giustizia, di gratitudine e di carità. Al levarsi dell' Ostia. Vi adoro, Gesù, fatto ostia di propiziazione per noi.... Ah! fate che il mio cuore sia ostia pura, santa e piacevole al santo vostro cospetto. Al levarsi del Calice. Adoro, o Gesù, in quel sacro calice il vostro preziosissimo sangue sparso sulla 104 croce per la nostra salvezza. Deh scenda sopra l'anima mia per purificarla e santificarla....! AMBROSIANO Dopo la consecrazione. Padre Eterno, vi rammento, che se il sangue dell'antico Abele gridava vendetta contro l'uccisore Caino, il sangue del ovo Abele grida misericordia a favor nostro. Perciò oso pregarvi, che quanti partecipiamo a questo sacrificio, ce n'andiamo ricolmi d' ogni maniera di benedizioni e grazie celesti. I meriti del sacrificio di Gesù Cristo scendano anche in suffragio dei vostri servi e delle vostre serve, che dormono il sonno della pace. Vi raccomando singolarmente coloro, verso i quali ho più stretto dovere di giustizia, di carità, di riconoscenza. Deh! veggano la beata faccia del loro Padre celeste. Al Nobis quoque minimis et peccatoribus. E a noi pure, ultimi de' vostri servi e peccatori, che invochiamo la vostra mi MESSA DI RITO 105 sericordia, concedete qualche parte e società coi Santi. Concedeteci questa grazia per Gesù Cristo, pel quale ci compartite i doni del sacrificio in accrescimento di fede e in remissione di tutti i nostri peccati. Al Pater noster. Dio onnipotente, voi siete il nostro Padre: Padre, perchè ci avete creato con tanto amore;... Padre, perchè ci avete redenti con tanto sangue.... Deh! fate che siamo degni vostri figli col cercare unicamente la gloria vostra... Sono creato da voi: a voi sono ordinato... Non voglio vivere che per voi. Al Domine, non sum dignus. Dio solo è degno di ricevere Dio.... Come dunque potrà esserlo un'anima peccatrice? Quest'anima mia peccatrice sopra tutte le altre? ST Ma voi non mirate la vostra grandezza, bensì la vostra misericordia.... Volete che io venga a voi, come infermo al medico per essere risanato, come povero al si5* 106 AMBROSIANO gnore dovizioso per essere soccorso.... O Dio d'amore, ecco a'vostri piedi la più inferma, la più povera tra le creature.... Unitemi a voi, e sarò la più ricca e la più grande al cospetto vostro.... Operate questo prodigio degno della vostra onnipotenza e carità. Alle ultime orazioni. Il mio Gesù ha consumato il sacrificio della croce per ubbidire al celeste Padre. Fate, o Signore, ch'io pure accolga tutto in pace per ubbidire a voi, per servire alla gloria vostra.... Non voglio se non quello che è da voi voluto.... Voglio vivere e morire conforme al divino vostro beneplacito. Alla benedizione. Vi ringrazio, o Signore, che la più indegna delle creature sia stata messa a parte dell'opera più grande del Creatore... Perdono, o Signore, d'ogni mancanza..... Fate che avvalorato dai vostri meriti io possa entrare nel tempio augusto della patria beata, onde compiere il mistero di MESSA DI RITO 107 amore, mercè del quale io vivrò in voi e voi in me eternamente. In pegno di questa eterna vita degnatevi d'impartirmi per mezzo del sacerdote la vostra santa benedizione. Vangelo di s. Giovanni. Nel principio era il Verbo, e il Verbo era appresso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era nel principio appresso Dio. Per mezzo di lui furon fatte le cose tutte: e senza di lui nulla fu fatto di ciò, che è stato fatto. In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini: e la luce splende tra le tenebre, e le tenebre non l'hanno ammessa. Vi fu un uomo mandato da Dio, che nominavasi Giovanni. Questi venne qual testimonio, affine di rendere testimonianza alla luce, onde per mezzo di lui tutti credessero: ei non era la luce, ma era per rendere testimonianza della luce. Quegli era la luce vera, che illumina ogni uomo, che viene in questo mondo, Egli era nel mondo, e il mondo per lui fu fatto, e il mondo nol conobbe. Venne nella sua propria casa, e i suoi nol riceCONFIRE * 214 108 AMBROSIANO vettero. Ma a tutti quei, che lo ricevettero, diè potere di diventare figliuoli di Dio, a quelli, che credono nel suo nome, i quali non per via di sangue, nè per volontà della carne, nè per volontà di uomo, ma da Dio sono nati. E il Verbo si è fatto carne, e abitò tra di noi: e abbiamo veduto la sua gloria, gloria come dell' Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità. Giaculatoria. Sia lodato e ringraziato ogni momento il santissimo e divinissimo Sacramento. SACRAMENTI -<****> SACRAMENTO 109 DELLA PENITENZA. Per fare una buona confessione è necessario, come insegna la Dottrina cristiana, quanto segue: 1.º Orazione, perchè Dio vi ajuti a ben confessarvi; 2. Esame, cioè diligente ricerca dei peccati commessi dopo l'ultima confessione ben fatta; 3.0 Dolore de'peccati, il quale sia interno, soprannaturale, sommo e universale; 4.0 Proponimento di non più peccare, il quale sia fermo, universale ed efficace; 110 SACRAMENTO 5.0 Confessione, cioè accusa dei peccati commessi, la quale sia umile, intiera e sincera; 6.0 Soddisfazione, cioè la penitenza imposta dal confessore, la quale si deve fare con esattezza, con prontezza e con divozione. ETT ATTRA APPARECCHIO ALLA CONFESSIONE. MONK ORAZIONE. D olcissimo Gesù, mio Redentore, io mi confondo nel presentarmi innanzi a voi, conoscendo di essermi abusato della vostra bontà, di avervi tanto offeso coi miei peccati. Se voi aveste voluto usare con me del rigore di vostra giustizia, oh Dio! che sarebbe di me? Qual castigo, DELLA PENITENZA 111 qual morte avrei meritato!... La fede però m'insegna che Iddio non vuole la morte, bensì la conversione del peccatore, e che voi, Redentor crocifisso, con infinita carità avete stese le braccia per accogliere al vostro seno chiunque pentito a voi ritorna. Questo consolante pensiero mi riempie della dolce speranza, che venuto a voi non mi tratterete secondo i miei demeriti, ma secondo la moltitudine delle vostre misericordie. Eccomi dunque ai vostri piedi: o Gesù, abbiate pietà di me. Voi lavate l'anima mia nel vostro sangue, e fatela monda da ogni macchia nel salutare lavacro di penitenza. E poichè voi mi suggeriste il pensiero di accostarmi a questo Sacramento, deh! mi ajutate voi a fare una buona confessione. Lo desidero, e mediante la vostra grazia lo spero fervidamente. Voi pertanto illuminate la mia mente, affinchè tutti vegga i peccati da me commessi, quelli ancora che sono più nascosti in fondo al mio cuore: fate che ne conosca la specie e deformità, il numero e le circostanze: possa io compren 112 SACRAMENTO derli adesso, come voi li rileverete nel giorno del giudizio. La vostra grazia penetri il mio cuore eccitandolo ad un sincero pentimento, a provare almeno una parte di quella contrizione, che voi aveste per me nell'orto, quando piangeste le mie colpe con lagrime di sangue. Deh! voi mi assistete, acciò questo sacramento distrugga in me il peccato, e santifichi tutta la mia vita. Questa grazia, che io imploro nella mia indegnità, me la impetrate dal vostro divin Figliuolo voi, o Vergine santissima, voi che siete la regina delle grazie, la madre della misericordia, il rifugio dei peccatori. Angelo mio custode, Angeli e Santi del paradiso, pregate il Signore per me. ESAME DI COSCIENZA. Questo esame vuol essere più o meno lungo tanto in proporzione del tempo dacchè non vi siete confessato, quanto a norma dei particolari vostri bisogni. Sia però sempre fatto con diligenza, ricercando attentamente tutti i peccati da DELLA PENITENZA 113 voi commessi, le loro diverse specie e le circostanze che ne mutano la specie: se poi sono peccati mortali, certi o dubbj, rammentate, per quanto è possibile, anche il loro numero, e non aspettate a ricercarlo quando ve lo domanda il confessore, per non mettervi al pericolo di fare una confessione invalida. Potete ajutarvi nell'esame coi seguenti riflessi. SUI PENSIERI. Se avete acconsentito, o usata negligenza, o dato occasione quanto a' pensieri di superbia, di vanità, di presunzione, di invidia, di odio, di collera, di risentimento, di sospetti o giudizj temerarj; se vi siete trattenuti a posta sopra pensieri contro la purità, contro la fede, contro la carità; e in generale se avete concepito diletto o desiderio di cose contro la legge del Signore. SULLE PAROLE. Se avete strapazzato, o invocato con poco rispetto il nome di Dio, di Maria Univ.- Bibl. Giessen 114 SACRAMENTO santissima, dei Santi: se avete consigliato gli altri a far del male, tenuto cattivi discorsi, detto bugie, canzoni o racconti poco savj, parole sconce, immodeste, disgustose, d'ingiuria, di scandalo, di maldicenza, d'imprecazione, di mormorazione; se avete parlato contro la religione, gli ecclesiastici, i superiori ecc. SULLE OPERE. Se avete mancato di rispetto alla chiesa, di divozione alla messa, all'orazione, alle sacre funzioni: se fatto, tenuto o letto, dato ad altri da leggere o da vedere poesie o libri cattivi, stampe o pitture immodeste; se avete fatto mal uso del tempo, del talento, del danaro; se secondata la rabbia, l'impazienza, la vendetta; se avete accondisceso all'avarizia, alla gola, all' intemperanza nel mangiare o nel bevere, alle pompe, ai divertimenti pericolosi, all' immodestia del vestire anche solo in casa vostra, all'impurità, all' indecenza del trattare, ad DELLA PENITENZA 115 eccessiva famigliarità e tenerezza; se dato ascolto ai sogni, alle superstizioni, agli umani rispetti; se avete danneggiato il prossimo nell'anima, inducendolo al male col cattivo esempio, o nella vita con percosse, o nella roba con furti, con frodi, col defraudare il prezzo convenuto, col differire il pagamento dei debiti; se finalmente avete fatta altra cosa contro la legge di Dio e della santa Chiesa. SULLE OMISSIONI. Se non avete santificata la festa; se avete trascurato le funzioni della Chiesa, la Dottrina cristiana, l'orazione, la parola di Dio, i Sacramenti, o fatto queste cose malamente, se non avete offerto al Signore le opere della giornata, non ascoltate le buone ispirazioni, non adempita la penitenza imposta dal confessore o non eseguite le obbligazioni da lui ingiunte, se non fuggite le cattive compagnie e le occasioni di peccato; se avete mancato di correggere i difetti del prossimo, o, non potendo impedire l' altrui 116 SACRAMENTO peccato, avete trascurato di notificarlo ai superiori, quando ciò sia d'uopo; se avete mancato di carità col prossimo, di amore, di rispetto, di obbedienza ai superiori; se omesso lo studio o il lavoro, la scuola o la bottega, se usata negligenza in qualunque dovere del vostro stato; se finalmente non procurato di emendarvi dei soliti mancamenti e di avanzarvi nel bene. AVVERTIMENTO. Prima dell' atto di dolore, che è la parte più necessaria del sacramento della Penitenza, giova assai, come insegna la Dottrina cristiana, fare attente riflessioni, per cui sia eccitato in cuore un vero pentimento. Entrate dunque in voi medesimo, e raccolto più che potete, sforzatevi di ben penetrare le seguenti RIFLESSIONI. Che cosa avete voi fatto peccando?... Avete offeso un Dio, che è sì buono ed amabile, che vi ama e vi vuol tanto DELLA PENITENZA 117 bene, che vi ha beneficato in tante maniere. Dunque voi peccando avete corrisposto male per bene... Dov'è la gratitudine? Dov'è il sincero amor di Dio?... Inoltre peccando avete meritato i più terribili castighi: e ben lo sapete, che tutte le disgrazie di questo mondo e tutte le più tormentose pene non sarebbono bastevoli a castigarvi, come meritate, anche per un solo peccato veniale. Se poi avete commesso mortale peccato, anche un solo, oh Dio! che cosa avete voi fatto? Voi avete perduto la grazia santificante, quindi la bellezza dell'anima e tutti i meriti prima acquistati; anzi avete data la morte all'anima vostra rendendola nemica di Dio e schiava del demonio... Di più avete offesa gravemente la bontà di Dio, disprezzata la sua giustizia e profanato il sangue del suo divin Figliuolo, tentando persino dal canto vostro di rinnovare la passione e morte di Gesù Cristo... Oh crudele attentato! Oh enorme ingratitudine!... Finalmente col peccato mortale avete perduto la bella eredità del paradiso, vi siete meSams 118 SACRAMENTO ritate le divine maledizioni in vita, in morte, nell' inferno... Se il Signore vi avesse mandata la morte, quando appunto avevate sull' anima il peccato mortale, oimè! che sarebbe ora di voi? Ora sareste all' inferno, e vi dovreste stare per sempre. Oh la misericordia grande, che vi ha usato il Signore nel sospendere il meritato castigo! Oh la bontà infinita di lui, che è pronto a perdonarvi i peccati nel sacramento della Penitenza, appena che siate veramente pentito di averlo offeso! Penetrato da queste riflessioni dovete, confidente nella divina misericordia, con cepire il dolore dei peccati. Ricordatevi però che non basta recitare una formola di contrizione, ma bisogna che i sentimenti siano suggeriti dal cuore; poichè è proprio il cuore, cioè la volontà, che deve detestare il peccato e pentirsi di averlo commesso. Vi servirà di qualche guida il seguente atto, le cui parole fate vi risveglino la compunzione del cuore. DELLA PENITENZA 119 ATTO DI DOLORE E DI PROPONIMENTO. Eccomi, o Signore, pieno di confusione, perchè sono un miserabile peccatore: ma pentito ritorno a voi, implorando dalla vostra misericordia il perdono. Confesso di aver peccato grandemente in tutti i giorni della mia vita, grandemente eziandio dopo che mi fu conceduto sperimentare la vostra clemenza ancora nell'ultima confessione. Mi confesso adunque di tutti i- peccati da me commessi, e di quelli specialmente, che furono i più gravi, e di maggior offesa a voi, o Signore. Li odio, li detesto, me ne pento con tutto il cuore. Mi pento, o mio Dio, per aver perduta la grazia vostra, quella grazia, che santificandomi m'aveva fatto vostro amico, vostro figliuolo, erede del cielo: oh qual perdita! Mi pento per aver meritato d'essere scacciato dal paradiso, ove si gode del Bene sommo ed eterno, e d'essere condannato all' inferno, ove eternamente si addolora. Oh quanti e quanto orrendi mali io ho provocato io stesso contro di me peccando! 120 SACRAMENTO Ma molto più mi pento e mi dolgo, perchè ho offeso voi, mio Dio, creatore e padre infinitamente grande ed amabile, un Dio buono, che si è fatto uomo per me, per essere il mio salvatore, che per me ha voluto essere coperto di piaghe, inchiodato sulla croce, che per me ha voluto spargere tutto il sangue e morire. Ed io ho avuto cuore di oltraggiare, di tradire voi, mio caro Gesù? Io fatto simile ai Giudei, ho tentato di crocifiggervi nuovamente?.... Ahi! quale crudeltà, quale ingratitudine! Io però la detesto, e insieme detesto tutti i miei peccati. Meglio sarebbe per me essere morto, piuttosto che avere impiegata la vita nell'offesa del mio Signore. In avvenire, o mio Dio, confidando nel vostro ajuto, propongo fermamente di non offendervi mai più. Per questo fuggirò anche le occasioni di peccato. Con tutto il mio cuore protesto di essere disposto ad incontrare qualunque disgrazia, perdere tutto, ed anco la vita; ma commettere il peccato mai più, mai più disgustare voi, bontà infinita, perchè vi amo sopra ogni cosa, e son risoluto di sempre amarvi ad DELLA PENITENZA 121 ogni costo. O Gesù d'amor acceso, non vi avessi mai offeso; o mio caro buon Gesù, non vi voglio offendere mai più. PREGHIERA. Pentito de'miei peccati ecco, o Signore, che io mi presento al trono della vostra misericordia. Voi che deste il perdono a tanti peccatori, datelo in questo sacramento anche a me, che lo spero dalla vostra bontà; e nel sangue di Gesù Cristo lavate l'anima mia da ogni macchia di peccato. Con questi sentimenti di confidenza nella vostra misericordia io vado ai piedi del confessore. Siate voi, o Signore, con me, acciò detesti di cuore e accusi umilmente tutti i miei peccati; siate voi col sacerdote vostro ministro, affinchè abbia a dirigere l'anima mia secondo la vostra volontà. 11 Parroco есс. 6 122 SACRAMENTO RINGRAZIAMENTO DOPO LA CONFESSIONE. 6= 50 PREGHIERA. Pietosissimo Signore, quanta bontà avete usato con me, perdonandomi i miei peccati, coi quali avea meritato i tremendi vostri castighi! Ve ne ringrazio con tutta la gioia dell'anima mia. Nell'atto però che ringrazio quanto so e posso l'infinita vostra misericordia, benedico e adoro la vostra giustizia. Perciò vi prego di perdonarmi pei meriti del salvatore Gesù Cristo i mancamenti da me commessi in questa e nelle altre confessioni, vi prego di ajutarmi colla vostra grazia ad esservi fedele ne' miei proponimenti. Ah sì! di nuovo mi pento d'aver offeso un Dio sì buono: innanzi a voi, mio Dio, nuovamente protesto che non voglio mai più offendervi, mai più disgustarvi; anzi dei torti a voi fatti voglio compensarvi con altrettanto amore, e con una vita sempre conforme ai vostri santi comandamenti. DELLA PENITENZA 123 Verginesantissima, Angelo mio custode, Angeli e Santi del paradiso, rendete grazie al Signore per me di sua misericordia, e ottenetemi che mediante la santissima Comunione abbia sempre a perseverare e crescere nel bene. SACRAMENTO DELL'EUCARISTIA OGGET Chiunque ha un vero desiderio di correggere i propri difetti, di acquistare lo spirito della vera divozione, di avanzare nel bene e nell'amor di Dio, si accosti frequentemente al santissimo sacramento dell' Eucaristia. E proprio a questa mensa, che l'anima impara ad amar davvero il Signore, e riceve da lui le grazie più abbondanti per perseverare e crescere nella cristiana virtù. Una Comunione ben fatta, dicono i maestri di spirito, rende santo il cristiano. 124 SACRAMENTO APPARECCHIO ALLA SANTA COMUNIONE. AVVERTENZA. Per fare una Comunione che sia gradita al Signore e di profitto all'anima, non basta darsi premura di evitare il sacrilegio col purgare l'anima da ogni peccato mortale e coll' essere digiuni da ogni cibo e bevanda, ma inoltre bisogna avere il cuore distaccato da ciò che dispiace al Signore, avere gran fede e vivo desiderio di unirsi a Gesù Cristo. Adunque dovete prepararvi alla santa Comu nione con fervorosi atti d' adorazione, d'umiltà, di confidenza, di desiderio, e soprattutto con frequenti atti d'amor di Dio. Così facevano i Santi, i quali han ricevuto gran profitto dalle Comunioni, perchè attendevano grandemente a prepararvisi. DELL' EUCARISTIA 125 Nel giorno avanti alla Comunione recitate la preghiera posta in principio del libro dopo le orazioni della sera. Nel giorno stesso poi che vi accostate al sacro altare, invocate il divino ajuto, accompagnando con tutto l'affetto del cuore gli atti che seguono. ATTO DI FEDE. 0 Dio, che state a noi nascosto per non atterrirci colla vostra maestà, io vi credo nel santissimo sacramento della Eucaristia, al quale adesso sono per accostarmi. Credo che voi siete in quell'ostia venerabile vero Dio e vero Uomo sotto la specie di pane, che ora non è più pane, ma trasmutato nella vostra sostanza. Credo, o mio Gesù, che nella Comunione io ricevo il vostro corpo e sangue, la vostr'anima e la vostra divinità; proprio voi stesso che in questo mondo vi assoggettaste alle nostre miserie, che patire voleste per me, spargendo tutto il vostro 126 SACRAMENTO sangue e morendo sulla croce per mio amore; ricevo proprio voi stesso che risuscitato da morte saliste al cielo, e sedete, gloria dei Beati, alla destra del Padre. Tutte queste verità io credo fermamente, o Signore, perchè voi me le avete insegnate, e piuttosto che dubitarne, sarei pronto a dare la vita a gloria della fede, come hanno fatto i santi martiri. ATTO DI UMILTA'. Io credo: ma quest'opera di vostra carità ed onnipotenza, che io credo, quale soggetto è mai di umiliazione per me! Voi del vostro corpo fare mio cibo, del vostro sangue mia bevanda? Voi donarvi tutto a me in una maniera sì meravigliosa? Anzi voi stesso invitarmi a ricevervi, e farmi coraggio perchè io vi riceva tutto confidente? Ma io sono una miserabile creatura della terra e voi il re del cielo, io servo d' ignominia e voi signore della gloria, io peccatore e voi la stessa santità. Di più siete voi, Dio di maestà, che io ho oltraggiato enormemente; son DELL' EUCARISTIA 127 io, che al vostro amore ed alle vostre beneficenze ho corrisposto con peccati. Adunque se dopo tutto ciò volete voi abbassarvi fino a me, sino a fare delle vostre carni immacolate una carne sola colla mia carne impura, quale degnazione è la vostra! Pieno di confusione dovrei dirvi: Allontanatevi da me, o Signore, perchè io sono peccatore. ATTO DI CONTRIZIONE. Ma dove sperare salute lontano da voi, che siete l'unico mio bene e la vita dell'anima mia? Con quale ingratitudine rifiuterei l'invito di voi, ricco in misericordia, bontà infinita? Obbedisco pertanto, e vengo a ricevervi nel santissimo Sacramento. Siccome però al confronto di tanta bontà più detestabili conosco i miei peccati; così ancor più me ne dolgo, e quella viva contrizione, che è tutta vostro dono, la dimando a voi, la bramo ardentemente. Fate, che in me tanto si aumenti la mondezza della mia anima e la purità del mio cuore, che sia degno di ricevere nella Comunione grazia più abbondante 128 SACRAMENTO ATTO DI SPERANZA. Rallegrati però, o anima mia, ti dilata, mio cuore. Il tuo Gesù, che t'invita a nutrirti delle sue carni, è per colmarti di ogni bene. Ah! sì, caro mio Gesù, io vengo a voi con tutte le mie debolezze, colla mia cecità e colle mie ostinazioni; ma confido nella vostra bontà, che in donarmi voi stesso darete luce alla mia mente, forza al mio cuore, mi cambierete affatto, m' ajuterete in tutte le vie della vita per dirigermi alla vita eterna. Lo spero con grande fiducia, perchè voi, o Dio, siete il padrone del mio cuore. E questo cuore sarà assolutamente vostro, quando vi sarete entrato col sacramento del vostro amore. ATTO DI AMORE. Davvero tutto vostro, mio caro Gesù, voglio essere fin d'ora ed esserlo per sempre; il mio cuore lo dono tutto a voi, perchè sia riempito del vostro amore. Io vi amo, bontà infinita, vi amo con tutta l'anima, con tutto il cuore; vi amo sopra DELL' EUCARISTIA 129 ogni cosa, e più della mia vita. Solo mi rincresce di avere un cuore troppo angusto per amar voi, infinito amore. Orsù dunque, o creature tutte dell' universo, uniamo assieme i nostri cuori per amare l'amabilissimo Gesù col più grande amore. ATTO DI DESIDERIO. Ed ecco che il mio Gesù, l'amor mio, sta per venire in me. Ah! voi solo io bramo, a voi solo io sospiro, mio Gesù. Venite, perchè voi solo potete appagare i desiderj dell' anima mia. Venite, perchè il mio cuore è inquieto, finchè non riposi in voi. E il cuor mio è preparato per voi, a voi si apre, affinchè ne siate voi l'assoluto Signore. Venite dunque, e non vogliate tardare, o Gesù, unico mio bene, mia vita, mia eterna vita. Abbiate pietà di me, siate il Dio mio Salvatore. 6* 130 SACRAMENTO RINGRAZIAMENTO DOPO LA SANTA COMUNIONE AVVERTENZA. Il ringraziamento dopo la Comunione è di molta importanza; e perciò i Santi ne avevano gran cura, trattenendosi molte ore in affetti verso Gesù sacramentato. Per verità le orazioni, che si fanno in questo tempo, hanno maggior merito innanzi a Dio, perchè vengono avvalorate dalla sua presenza; e Gesù Cristo trovandosi corporalmente nell'anima di chi si è comunicato, viene spinto dal suo proprio amore a concedere qualunque grazia gli si domandi. Approfittatevi adunque del tempo prezioso dopo la Comunione per adorare e ringraziare Gesù Cristo, e per presentargli i bisogni della vostr'anima. Ap DELL'EUCARISTIA 131 pena ritornato dall' altare trattenetevi almeno qualche momento a parlare da voi solo al vostro Dio, ripetendo anche questi o altri simili affetti: Oh mio Dio! mio Dio!... mio Gesù! mio caro Gesù!... vi adoro dentro di me. Di poi preso in mano il libro, procurate di accompagnare cogli affetti dell'anima gli atti che sono qui esposti. ATTO DI ADORAZIONE. Oh me beato e mille volte beato! Il mio Dio, il mio Salvatore abita nell'anima mia. Che posso io fare, o Signore? Alla presenza di voi, innanzi al quale si piega ogni ginocchio in cielo e sulla terra e nell' inferno, io pure m' inchino ad adorare profondamente la vostra Maestà misericordiosissima. Deh! voi accogliete benigno le mie adorazioni con quelle, ben più degne, degli Angioli e dei Santi, coi quali mi unisco a confessare e protestare, che voi solo siete il Santo, voi solo l'Altissimo e Signore di tutte le cose, a cui si deve onore, gloria e benedizione per tutti i secoli. 132 SACRAMENTO ATTO DI UMILTA' E DI CONTRIZIONE. Ma quanto contemplo discesa nel mio cuore la vostra grandezza, altrettanto mi sento umiliato e confuso per la mia viltà. Voi stesso, o Gesù, vedeste povera e miserrima quest' anima, vedeste voi stesso l'iniquo e l'iniquità che l'abitavano: eppure avete voluto beneficarla col più prezioso di tutti i doni, entrare in lei, nutrirla del vostro corpo e del vostro sangue, parteciparle la sostanza di Dio. E quest' anima da voi tanto beneficata, che cosa farà? Oh pensiero d' afflizione e d'ignominia per me! Almeno avessi a non peccare mai più. Ah! caro mio Gesù, qui dinanzi a voi fatemi morire, piuttosto che abbia ancora ad oltraggiarvi. Da questo momento io rinunzio a tutto ciò che mi avea allontanato da voi. Rinunzio a que compagni ed amici, per non disgustare i quali ho perduto la vostra amicizia. Rinunzio alle pompe, alle vanità, a quei piaceri e sollazzi del mondo che furono per me occasione di vostra offesa. Deh! voi, o Signore, aggradite queste DELL' EUCARISTIA 133 mie risoluzioni, voi le confermate colla vostra grazia. ATTO DI RINGRAZIAMENTO. E questa grazia imploro tanto più fervorosamente, in quanto è cosa degna e giusta, che la santità della mia vita sia pel vostro dono, o Gesù, un continuo rendimento di grazie. Ora vi benedico e vi ringrazio con tutti gli affetti del mio cuore: vorrei avere il cuore dei Santi per benedire e ringraziare voi, che siete il Padre delle misericordie, il Dio di ogni consolazione. Ma io non so parlare, non so concepire un affetto degno. Per me benedite al Signore voi, Beati del paradiso, voi, Madre del Salvatore; voi ringraziate il Signore benignissimo, perchè a me ha partecipato il sacramento del suo amore. ATTO DI AMORE. Io poi, comunque miserabile, non saprò per nulla corrispondere a tanto amore? Voi, o Gesù, vi siete dato a me in un sacramento d'amore per vedere di cattivarvi l' amor mio. E questo un pegno della vostra bontà, che si compiace ezian 134 SACRAMENTO dio del cuore di bassa creatura. Ebbene fiducioso io vi amo, desidero di amarvi con tutta l' anima e con tutte le forze, vorrei amarvi infinitamente. O Gesù, fornace di celeste amore, voi accendete l'anima mia del fuoco della divina carità: deh! non abbia palpiti il mio cuore che per amar voi, e vivere solo del vostro amore. A voi congiunto col dolce vincolo dell'amore, chi mi separerà da voi, o divino amante? Nissuna cosa del mondo, nissuna potenza d'inferno, perchè il mio cuore è di Gesù, e amerà Gesù eternamente. ATTO DI DOMANDA. A così franco linguaggio mi porta l'amore, quella viva fiamma che non conosce ostacoli. Ma questo amore lo spero da voi, mio Gesù, a voi lo dimando umilmente. E che cosa non mi darete, ora che mi avete donato tutto voi stesso? Voi fonte inesausta di tutti i beni, signore di tutte le grazie, pronto per tenerezza di misericordia ad arricchirne il mio cuore, deh! versate su di me coll'amor vostro le vostre benedizioni, soccorretemi in tutti i DELL'EUCARISTIA 135 bisogni. Dei beni di questa terra io vi domando il solo necessario, rimettendomi all' amorosa vostra provvidenza. Quello che istantemente vi domando, è la grazia della salute eterna. Concedetemi, che pianga i miei peccati, che adempia i miei doveri nell'osservanza dei vostri comandamenti. E poichè a ciò si oppongono i tanti mali della mia anima, voi, medico divino, estirpate sino dalla radice quanto in me vi è di vizioso, l'amor proprio, la superbia, la collera, l'invidia, tutte le disordinate passioni, che mi furono occasione di peccato; e stabilite in me la umiltà, la mansuetudine, la pazienza ed il sincero amor del prossimo. Rinvigorite il mio spirito, e togliete da me quell'indolenza che mi rende pigro ne' miei doveri, quell'accidia che provo negli esercizj di pietà; e datemi in vece un santo fervore, che mi animi ad operare il bene con buona volontà. Soprattutto riempitemi del vostro divino amore, perchè questo sia l'anima di tutta la mia vita. E quando sarà per me l''ora della morte, deh! fate che il santissimo viatico mi 136 SACRAMENTO sia scorta alla vita eterna. Mio Gesù, ricco in misericordia, vi prego per me, per tutti. Oh quante grazie! Ma potreste, Salvatore delle anime, negarmi una sola cosa dopo che mi avete dato voi stesso? ATTO DI OFFERTA. Anzi voi, o Signore, mi colmate dei vostri doni. E qual cosa offrirò io a voi? Mio Gesù, che tutto vi donaste a me, volete che io viva solo per voi. Questo è il sommo de' miei desiderj: eccovi tutto quello che ho, quello che sono, vi dono tutto me stesso. Si, o Signore, a voi dono e consacro i miei pensieri, i miei affetti, le mie brame, la mia volontà. Nelle vostre mani io consegno tutto il mio corpo, e tutta l'anima mia. Fate pure, o Signore, e disponete di me, come vi piace, acciocchè io sia tutto vostro, e viva unicamente per eseguire il vostro volere e per la vostra gloria. Accettate, o re del mio cuore, questo sacrificio: benedite la piccola offerta del vostro servo coll'abbondanza della vostra grazia. Maria santissima, presentate voi al Si DELL'EUCARISTIA 137 gnore questa mia offerta. Voi, onnipotente al trono di Dio, fate che a lui sia accettevole, e per me principio di sempiterna gloria. Così sia. AVVERTIMENTO. Il giorno della Comunione sia per voi santo. Il tempo che dopo di essa vi rimane, sia quanto alle disposizioni del vostro animò un continuo ringraziamento del favore ammirabile che vi ha fatto il Signore. Allontanatevi da ogni occasione di dissipamento, dalle pompe, dai giuochi, dai divertimenti e dagli spettacoli del mondo: siate più assidui alla chiesa, alla preghiera ed alla lettura di qualche libro sacro. Nel decorso della giornata fate qualche aspirazione amorosa a Gesù, dicendo col cuore di quando in quando: Mio Dio, mio Dio!... Oh il bel favore che mi avete fatto!... Vi ringrazio di tanta bontà in donarmi tutto voi stesso nel Sacramento... Caro Gesù, io vi amo e voglio amarvi per sempre. Così col crescere delle Comunioni ne crescerà ancora il frutto. 138 PRATICHE DIVOTE VISITE AL SS. SACRAMENTO. VISITA I. L'AMORE DI GESU' CRISTO NEL SANTISSIMO SACRAMENTO. Latet divinitas, latet humanitas, sola patent viscera charitatis. Sta nascosta la divinità, sta nascosta l'umanità, sola apparisce la carità. S. Bernardo. ra tutti i nomi, che possono darsi a questo divin Sacramento, il più giusto ed il più proprio è quello di Sacramento d'amore. Gesù Cristo in questo Sacramento fa maggiormente risplendere la grandezza, VISITE AL SS. SACRAMENTO 139 la magnificenza della sua carità. Tutte le altre perfezioni divine qui stanno nascoste. L'amore solo vi comparisce. Egli è infatti un Sacramento che procede dall'amore, che soddisfa l'amore, che produce l'amore. I. Procede dall'amore. Che amore non fu quello d'instituire il ss. Sacramento il giorno avanti la sua morte? In quella notte in cui l'aspettavano i tribunali, Giuda dovea tradirlo, i soldati si apparecchiavano a catturarlo, egli pensò a dare agli uomini il contrassegno più manifesto del suo amore divino. Il Padre gli avea bensì comandato che morisse, ma noi non sappiamo che comandato gli avesse d' instituire questo Sacramento. Nè si può dire che gli uomini abbiano meritato un tal dono. Essi piuttosto l'avevano demeritato colle ingiurie, che dal suo nascere fino a quel tempo gli avevano fatto, ora trattandolo da peccatore, ora cercandolo a morte, o col disprezzo che far dovevano di un tal mistero anche dopo la sua morte. Si vedeva egli che tanti eretici l'avrebbero calpestato, che tanti cristiani l'avrebbero profanato con orribili sacrilegi, che le anime ancora 140 VISITE più timorate non ne avrebbero fatta la convenevole stima. Eppure ad onta di tutto ciò egli lo instituì per appagare quella carità, che tanto lo interessava pel nostro bene. II. Soddisfa l'amore. Ah! io non posso più resistere a tanto amore. Voglio amare chi mi ama. Voglio morire, sacrificarmi per voi; giacchè voi solo, o Gesù, potete soddisfare a' miei desiderj, al mio amore. E dove troverò io la mia felicità se non in voi? Se da voi mi allontano, io non posso che immergermi nell'abisso di tutte le miserie; ma se a voi mi avvicino, io trovo in voi solo tutte le più dolci consolazioni. Io desidero di unirmi a voi; e voi mi date le vostre carni in cibo, vi incorporate con me ogni qualvolta lo bramo. Oh carità senza fine! E perchè dunque non amerò io il pane, che mi nudrisce? Perchè nelle mie infermità spirituali non farò ricorso a voi, medico onnipotente, nelle cui mani sta la vita e la morte? Perchè sarò io sempre di ghiaccio davanti a voi, fornace ardentissima di amore? Ah! togliete voi dal cuor mio ogni impedimento ad amarvi: regnate voi solo nel mio cuore, AL SS. SACRAMENTO 141 e discacciandovi ogni affetto men buono, assoggettate allo spirito le mie passioni, affinchè io possa camminare speditamente la via dei vostri precetti, e correggere con altrettanto fervore la mia passata tiepidezza. = III. Produce l'amore. E chi potrà non amarvi, sacramentato Gesù, se voi colla nostra confondete l'umanità vostra santissima, se voi alle anime comunicate la vostra stessa divinità? se per darci maggior confidenza a trattenerci davanti a voi, vi siete nascosto sotto le specie del pane per nudrirci eziandio come vostre membra, per ricolmarci di grazie, per santificarci della vostra medesima santità? RIFLESSI. Esaminate, da che deriva la vostra freddezza verso di un tanto Sacramento. Non desiderate voi qualche cosa che non è Dio? Deriva forse dal mortificare niente le vostre passioni, dal soddisfare troppo i vostri sensi, dall'attacco a qualche creatura, o dalle cattive maniere che usate col vostro prossimo, special 142 VISITE mente bisognoso? Ah! non sia vero, che non abbiate mai a far niente pel vostro Dio, da cui tanto ricevete... Rimediate senza indugio, se vi trovate colpevole in qualche parte. AFFETTI. Ah! conosco, o Signore, l'origine funesta della mia insensibilità verso di voi. L'amor di me stesso e del mondo ha soffocato fino al presente quelle vivissime fiamme, che voi accendete nelle anime dei vostri veri divoti. Ora però sono stanco di andar lontano da voi. Voi pertanto che invitaste alla vostra cena i poveri e gli infermi, voi che siete disceso dal cielo per salvare i peccatori, riguardate con occhio di misericordia l'anima mia. Sanatela da tante infermità, arricchitela delle vostre grazie, perchè vi sia in avvenire più fedele; e sia premio di questa mia risoluzione il non lasciare giammai di amarvi in sempiterno. PRATICA. Comunicatevi colla maggior frequenza, che vi è permessa dai vostri direttori; AL SS. SACRAMENTO 143 ma se appena è possibile, non mai più tardi d'ogni settimana. GIACULATORIA. V'amo, Gesù dolcissimo, Ma troppo poco io v'amo; Sempre però di crescere Nel vostro amore io bramo. VISITA II. GESU' CRISTO NEL SS. SACRAMENTO È IL VERO AMICO. Gli amici di questa terra non desiderano altro che di vivere coll'amico, di uniformarsi all'amico, di soffrir per l'amico. Ora Gesù Cristo ha passato tutti questi confini, e per mostrarci che veramente ci ama I. Sta sempre con noi. Considera, anima mia, come sapendo Gesù Cristo di dover tornarsene al Padre, per non lasciarci soli su questa terra, instituì il santissimo Sacramento, cioè nascose tutto. sè stesso sotto le specie del pane per ri= 144 VISITE manere in nostra compagnia fino alla consumazione dei secoli. Quindi egli si protesta di trovare le sue delizie nell'abitare cogli uomini. Invita a sè tutti coloro che sono afflitti e tribolati, per comunicare a ciascuno le sue celesti consolazioni. Ei vive, per così dire, con noi, e noi viviamo con lui, anzi di lui ci cibiamo. Oh carità veramente generosa del mio Signore! Voi vi umiliate cotanto per abitare coi vostri servi, ed io mi prendo si poca cura di visitarvi, ed io antepongo alla vostra la compagnia delle persone del mondo. Che ingratitudine è mai la mia!... = II. Si trasforma in noi. Considera in secondo luogo, come Gesù Cristo si trasforma in certo modo in noi stessi. Non v' ha cosa che più del cibo s' incorpori coll' uomo, si unisca e si confonda colla sua stessa natura. Ora Gesù sotto le specie del pane non solamente abita con noi, ma entra nel nostro petto e vi si incorpora di maniera che in lui ci trasforma, onde cristiano cibatosi a questa mensa può dire: Il mio diletto è in me, ed io sono nel mio diletto. Nè qui è tutto. Gesù si nascose AL SS. SACRAMENTO 145 sotto il velo del pane per significare ch'egli opera nell'anima nostra tutti gli effetti che il cibo opera nei corpi. 1.° Il cibo ci conserva la vita. Così senza di Gesù Cristo l'anima non può vivere alla grazia, avendo egli stesso giurato che, chi non mangia delle sue carni, non avrà vita. 2.° Il cibo ci fa crescere. Così per mezzo del ss. Sacramento l'anima nostra va sempre scendo nella vita spirituale. I peccatori si giustificano col cibarsene frequentemente, e chi è giusto si giustifica sempre di più. 3.º Il cibo fortifica. Così la santa Eucaristia si chiama cibo dei forti, non perchè i soli forti abbiano ad accostarvisi, ma perchè con questo sacramento si veste l'anima nostra d'una singolare fortezza, diventa più pronta a ribattere le tentazioni del demonio, a vincere gli umani riguardi, ad essergli sempre fedele. 4.° Il cibo ci arreca piacere. Ah quali delizie non provano le anime amanti in questo cibo, più soave della manna piovuta agli Ebrei nel deserto! È questo il cibo degli Angioli, la gloria dei Santi. Operando adunque Gesù Cristo nell'anima Il Parroco ecc. 7 146 VISITE nostra tutti gli effetti, che opera il cibo materiale nel nostro corpo, egli viene propriamente, secondo le parole di s. Giovanni, a trasformarsi in noi, a infonderci le sue virtù, le sue proprietà. Chi mangia delle mie carni, vivrà della medesima mia vita. Che amore! che carità! E tu, anima mia, sarai ancora così tiepida nell'accostarti alla santa Eucaristia? Tu farai si poco conto di un dono sì grande? Ah destate, o Signore, destate in me una gran fame di questo cibo divino, ed operate in me quegli effetti, che voi intendeste di produrre nelle anime, quando l'avete nel cenacolo instituito! III. Muore per noi. L'eccesso finalmente dell'amore è desiderare di morire per l'amico. Ora Gesù Cristo, non contento di esser morto una volta sul Calvario per la nostra salute, muore ogni giorno sacramentalmente per noi sui nostri altari, offrendosi in olocausto al suo Padre per liberar noi dalla morte, tante volte meritata coi nostri peccati, e consuma, per così dire, sè stesso quando viene nel nostro petto. Adempie così per AL SS. SACRAMENTO 147 fettamente alla parte di un vero amico che desidera di abitar coll'amico, di trasformarsi nell'amico, di morire per l'amico. RIFLESSI. Se Gesù desidera di star con noi, perchè noi ricusiamo di star con lui? Se egli vuole in noi trasformarsi, perchè non cerchiamo noi d'essere in lui trasformati? Se vuol morire ogni giorno per noi, perchè noi non vogliamo morire ogni giorno per lui, staccare cioè il cuor nostro da tutto quello che ci distrae dal suo amore? Perchè non lo amiamo? Perchè ci reca noja la sua conversazione? Perchè vogliam piuttosto trasformarci in demonj col peccato, che colla grazia in Gesù Cristo, il quale è pronto ad accordarcela con tanta generosità? AFFETTI. Detesto, o Signore, la mia passata ingratitudine all'amor vostro si generoso, vi domando umilmente perdono della poca stima che ho fatto finora di un Sacramento sì grande, e risolvo di amarvi in 148 VISITE avvenire con tutto il cuore, di cercare solo in voi la mia consolazione, di ricorrere a voi in tutte le mie necessità. Non voglio più vivere se non per voi. Per voi voglio morire. Voi aggradite le mie risoluzioni, e datemi forza che basti per mantenerle fedelmente. PRATICA. Non lasciate mai passar giorno senza fare una visita, benchè brevissima, al ss. Sacramento. GIACULATORIA. Io sono vostro, o Signore; fate di me quel che vi piace. VISITA III. GESU' CRISTO NEL SS. SACRAMENTO È IL BUON PASTORE. Tre sono i doveri di un buon pastore: Guidare, pascere, difendere le proprie pecorelle. Ora tutti questi caratteri si riscontrano perfettamente nella ss. Euca AL SS. SACRAMENTO 149 ristia, poichè Gesù Cristo in questo Sacramento guida le anime col suo esempio, le pasce della sua carne, le difende colla sua forza. aollingen I. Guida col suo esempio. Era l'uomo perduto eternamente, e Gesù Cristo venne dal cielo in terra per riscattarlo a costo di tutto il suo sangue. Egli quindi dichiarò agli uomini di essere la strada per guidarli a salute: Ego sum via. Egli illuminò tutto il mondo colla sua celeste dottrina, e praticò prima in sè stesso ciò che voleva insegnare agli altri, perchè nissuno avesse a dispensarsi dal seguire i suoi inviti. Nè pago di tutto ciò, continua ogni giorno questo officio nel ss. Sacramento. Egli per guidare a salute le sue pecorelle si fa esempio di tutte le virtù. Quindi nell' Eucaristia fa risplendere l'umiltà col nascondersi sotto la specie del pane; l'ubbidienza col discendere dal cielo alle parole del sacerdote; la pazienza collo stare all' altrui disposizione, ora nascosto nel tabernacolo, ora esposto sugli altari, ora lasciandosi portare agli infermi, ora partecipandosi 150 VISITE alle anime nella ss. Comunione; la povertà, abitando coll'eguale piacere in una custodia dorata e in un tabernacolo di legno, in un magnifico tempio ed in un povero oratorio; la perseveranza, avendo egli promesso di star con noi nella ss. Eucaristia fino alla fine del mondo... Anima cristiana, giacchè il Signore ti va innanzi a farti strada in ogni sorta di virtù, approfitta de'suoi esempi. Conforma in ogni cosa la tua condotta alla sua, ricordandoti sempre, che vive sicura quella pecorella, che cammina fedelmente sulle pedate del suo pastore... Voi solo, o Signore, siete la guida sicura nella strada della salute: voi, a somiglianza della colonna che guidava gli Ebrei nel deserto, rischiarate le tenebre della nostra mente, e ci animate col vostro esempio alla vostra imitazione. Fate dunque, o Signore, che io non segua in avvenire altra dottrina che la vostra, che la pratica dei vostri precetti diventi l'unico mio studio, e la imitazione delle vostre virtù l'unico mio affare. II. Pasce colle sue carni. Considera, AL SS. SACRAMENTO 151 come Gesù Cristo non contento di guidarci colla sua dottrina e co'suoi esempi, ci pasce ancora colle sue carni. Iddio alimentò il suo popolo colla ranna, provvide al bisogno di Elia con un pane miracoloso. Gesù Cristo nel ss. Sacramento ci appresta un cibo più prezioso di ogni altro accordato al suo popolo nell'antico Testamento. corpo, sicEgli ci pasce del suo medesimo come è scritto nel Vangelo:« Chi mangia il pane che io gli do, mangia la mia carne e beve il mio sangue». Oh cibo veramente divino! Oh carità sovrumana del nostro pastore Gesù Cristo! Pascersi delle carni di Gesù è lo stesso che dire, conservarsi nella vita spirituale: crescere ogni giorno nelle virtù, fortificarsi contro i nemici, ricrearsi delle divine consolazioni, vivere in somma della vita del medesimo Gesù Cristo. Pascersi delle carni di un Uomo- Dio vuol dire godere un privilegio che non è accordato nè ai Santi, nè agli Angioli, nè a Maria nel soggiorno della gloria... Abborriamo in avvenire ogni pascolo profano, non sospirando che alla santa Eucaristia, nella quale troveremo un pascolo 152 VISITE di salute, che basterà a soddisfare tutti i nostri desiderj. Oh celeste convito, in cui pascendo l'anima nostra delle carni di Gesù Cristo, imprimiamo nella nostra mente la memoria di sua passione, e riceviamo un pegno sicuro della gloria del paradiso! Io voglio spesso accostarmi a questa mensa, risoluto di cavarne colla vostra grazia, o Signore, tutto quel frutto che voi avete inteso nell' instituirlo. III. Ci difende colla sua forza.= Considera, come Gesù Cristo ci difende ottimamente da tutti i nostri nemici, che sono il mondo, il demonio, la carne. Le vittorie riportate da tante vergini sull' attrattiva dei doni e sul terror dei tormenti furono effetti della santa Eucaristia, di cui si cibavano prima di presentarsi ai tribunali. I demonj non possono abitare dove abita Gesù Cristo, perchè la notte fugge avanti il giorno, e cade l'idolo avanti l'area. Dunque l'anima nostra è sicura dagli assalti di tutto l'inferno, qualora accostandoci degnamente alla santa Comunione, facciamo regnare in noi Gesù Cristo. La carne finalmente non può ri AL SS. SACRAMENTO 153 bellarsi con tanta forza, se noi ci accostiamo di frequente alla santa Eucaristia. Gesù Cristo ha detto, che egli viene nell'anima a mettervi il fuoco della carità smorzando il fomite della concupiscenza. Che dobbiam dunque temere? Se il popolo d' Israele si teneva sicuro della vittoria, quando aveva favorevole il Signore, come non dovremo noi trionfare di tutti i nostri nemici, avendo non solo favorevole questo Dio, ma possedendo nel nostro petto l'autor della grazia, la stessa onnipotenza? Gesù Cristo ha vinto il mondo, ha discacciato il demonio, ha santificata la carne: se egli adunque è con noi, chi sarà contro di noi? RIFLESSI. A questo Sacramento ricorriamo ogni volta che ci vediamo assaliti. Solo con Gesù Cristo noi possiamo trionfare; dunque dirigasi a lui solo ogni nostro ricorso, giacchè egli come buon pastore ci guida colla sua dottrina e co'suoi esempi, ci pasce delle sue medesime carni, ci difende colla sua onnipotenza. 7* 154 VISITE AL SS. SACRAMENTO AFFETTI. Si a voi solo, Gesù dolcissimo, ricorrerò in avvenire nelle mie tentazioni. Voi colla vostra grazia rinvigoritemi contro gl'incantesimi del mondo, coll' insegnarmi il disprezzo di tutti i terreni piaceri. Voi incoraggitemi contro le suggestioni del demonio, affinchè mai non prevalga contro di me. Voi rendetemi superiore alle lusinghe della carne, facendo che con un corpo casto e con uno spirito mondo io vi serva fedelmente fino alla morte. PRATICA. Non passate mai davanti all'altare del ss, Sacramento senza fare una profonda riverenza ed un atto di amore, e accompagnatelo, sempre che potete, quando è portato in processione. GIACULATORIA. Bone pastor, pastor yere, Jesu, nostri miserere; Tu nos pasce, nos tuere, Tu nos bona fac videre In terra viventium. Pastor buono, vero pastore, o Gesù, abbi pietà di noi; tu ci pasci, tu ci difendi, tu ci guida alla terra de' vivi. MEDITAZIONI SULLA 155 PASSIONE DI GESÙ CRISTO. MEDITAZIONE I. QUANTI MOTIVI NON ABBIAMO NOI DI PENSARE A GESÙ APPASSIONATO! I. Il grande amore ch' egli ci ha portato. Poteva redimerci con una lagrima, e in vece ha voluto spendervi tutto il suo sangue; e ciò che ha fatto per tutto il mondo, l'avrebbe fatto anche per un'anima sola. Voi siete stati comperati, dice s. Paolo, non coll'argento e coll' oro, ma ad un prezzo più grande, qual è il sangue di un Uomo- Dio. II. Il gran benefizio ch' egli ci ha fatto. Noi eravamo perduti, e perduti 156 MEDITAZIONI per sempre: ma Gesù Cristo, morendo per noi, ha cancellato quel decreto di morte che stava già scritto contro di noi; ci ha riconciliati col divino suo Padre, ci ha liberati dalla schiavitù del demonio, e ci ha fatti figli adottivi di Dio, partecipi della sua natura e coeredi della sua gloria. III. Il gran bisogno che noi abbiamo di lui. Gesù Cristo è la porta della salute, e nessuno si salva se non per lui: da per noi non siamo buoni nemmeno di concepire un buon pensiero, ma col suo ajuto noi possiamo ogni cosa. Egli è il sole che illumina la nostra ignoranza, che fortifica la nostra debolezza, che consola la nostra miseria. La nostra anima è una pianta arida che non produce alcun frutto, se non dietro l'applicazione dei meriti di Gesù Cristo. I suoi meriti però non sono che l'effetto dei patimenti per noi sofferti e del suo sangue sparso per noi. Qual premura adunque non dovrebbe essere la nostra di pensar sempre alla sua passione, e di tener sempre fissi gli occhi sopra il suo corpo straziato per noi! - - SULLA PASSIONE DI G. C. MEDITAZIONE II. QUANTI FURONO I PATIMENTI DI GESÙ CRISTO. 157 I. Pati in ogni tempo. La passione di Gesù Cristo cominciò colla sua vita; nacque povero, fu circonciso dopo otto giorni, fu perseguitato da Erode, visse nascosto in una bottega', dappertutto lo perseguitava il pensiero di sua futura passione, cosicchè egli disse per bocca di Davide: Il mio dolore è sempre contro di me. Appena cominciò a prodursi in pubblico, che tosto fu inseguito da contraddizioni, da calunnie, da insidie, da persecuzioni d'ogni maniera. Quei di Genesaret lo discacciarono, quei di Samaria gli chiusero le porte in faccia, quei di Gerusalemme presero le pietre per lapidarlo. II. Pati ogni sorta di pene. Non contento di soffrire in diverse epoche della sua vita la fame, la sete, la stan 158 MEDITAZIONI chezza, volle negli ultimi giorni soffrire tutto quello che può immaginarsi di doloroso e di spasmodico. Eccolo fatto cadavere da capo a piedi, non ha una parte sana, gli occhi gonfiati dalle lagrime, la fonte annuvolata dalla tristezza, le tempia traforate dalle spine, le nari tormentate dal fetore, le orecchie assordate dalle bestemmie, la bocca amareggiata dal fiele, le mani e i piedi trapassati dai chiodi, il costato squarciato dalla lancia, tutto il corpo lacerato dai flagelli, cosicchè, al dire di Isaia, egli non pare più un uomo. Eppure egli è il più bello tra i figliuoli degli uomini! Catturato come un assassino,, processato come un reo, deriso come uno stolto, flagellato come uno schiavo, posposto a un omicida, crocifisso in mezzo a due ladri, egli muore come il rifiuto del mondo. Eppure egli è la stessa innocenza, la sapienza del Padre, il re della gloria. III. Pati da ogni sorta di gente.= A danno di Gesù Cristo congiurarono le persone d'ogni classe, i sacerdoti ed i laici, il popolo e i magistrati, i nazionali SULLA PASSIONE DI G. C. 159 e i forestieri, i Giudei ed i Gentili, i suoi nemici e i suoi discepoli, perchè uno lo tradi, l'altro lo negò, quasi tutti lo abbandonarono. Egli pati per parte di coloro ch'erano stati prima di lui, perchè dovea pagare il fio di tutte le loro iniquità; pati per parte di coloro che dovevano venir dopo, perchè molti doveano con una ingratitudine la più mostruosa, con una empietà la più scandalosa deridere i suoi misteri, violare i suoi precetti, sprezzare i suoi poveri, screditare i suoi ministri, conculcare il suo sangue, profanare i suoi sacramenti, abusarsi di tutte le sue grazie. Ah le mie ingratitudini, le mie iniquità l' hanno forse tormentato più di tutte le altre pene! MEDITAZIONE III. QUALI COSE PRINCIPALMENTE CI FA CONOSCERE GESÙ CRISTO APPASSIONATO. I. La grandezza di Dio. Bisogna che sia infinita quella maestà, che oltrag 160 MEDITAZIONI giata dal peccato non potè essere risarcita dell' affronto, che colla immolazione di una vittima divina. No tutto il sangue degli agnelli e dei tori svenati nell' antico Testamento, tutte le virtù dei patriarchi, dei profeti, dei giusti che formarono la meraviglia di tanti secoli non valsero a placarlo. Per espiare il torto fatto alla divina maestà, fu necessario che il Figliuolo di Dio prendesse umana carne, e dopo una vita tutta piena di stenti morisse su d' una croce. II. Il pregio dell'anima nostra. Bisogna che sia ben preziosa l'anima dell'uomo, se Dio l'ha stimata più della sua gloria e della sua vita. Fu infatti per riscattare l'anima nostra dall' inferno, che Gesù Cristo sparse fino all'ultima goccia il proprio sangue. Ora se il sangue di Gesù Cristo è più prezioso di tutti i tesori, bisogna dire che niente è più prezioso dell'anima nostra, che fu ricomprata ad un prezzo si caro. E noi la stimiamo così poco? Che accecamento! III. La bruttezza del peccato.= Gli angeli precipitati dal cielo, Adamo cac SULLA PASSIONE DI G. C. 161 ciato dal paradiso, Sodoma incenerita, tutto il mondo sepolto nelle acque, tutti gli altri castighi fulminati da Dio contro i peccatori, l'inferno medesimo da cui non v' ha redenzione, non ci danno una idea tanto precisa della enormità del peccato, dell'odio che Dio gli porta, quanto il Figliuolo di Dio morto su d' una croce per cancellarlo. Se il Padre trattò con tanta severità il proprio Figlio, che di peccatore non aveva che la sembianza, e che espiava dei peccati non suoi, cosa non hanno a temere i veri peccatori? Se così fu trattato il legno verde, del secco cosa sarà?... E ciò che più importa si è, che fu proprio necessaria l'umiliazione del Figliuolo di Dio per cancellare il peccato, perchè il torto fatto ad una maestà infinita non poteva essere espiato che da una vittima di valore infinito. E noi lo temiam così poco, anzi beviamo l'iniquità come l' acqua, mentre la fede ci insegna che col peccato crocifiggiamo un'altra volta Gesù Cristo in noi stessi? Confondiamoci di tanta insensatezza, e correggiamo la nostra condotta.rat 162 MEDITAZIONI MEDITAZIONE IV. QUALI VIRTÙ PRINCIPALMENTE CI INSEGNA GESÙ CRISTO APPASSIONATO. I. La obbedienza. Dice s. Paolo che Gesù Cristo si è assoggettato alla morte di croce per obbedire ai decreti del Padre. Far la volontà di colui, che lo aveva spedito, doveva essere secondo le profezie la sua prima virtù, e fu realmente la continua ed unica sua occupazione. Nel morire chinò il capo per indicarci che moriva per obbedienza. II. La carità. Si è sacrificato, perchè lo ha voluto. Non aveva alcun dovere, nè altro interesse; il solo suo amore lo ha spinto a tanto. E fu sì ardente in lui questo amore per noi, che visse in uno stato di violenza, finchè non giunse a compire il meditato sacrificio; perciò della sua futura passione discorreva come di una lavanda che dovesse subire, e tanta era la serenità del suo volto e la tranquillità del suo spirito, che pareva parlasse di tutt'altro fuorchè di sè. 163 III. La pazienza. SULLA PASSIONE DI G. C. Egli non aperse mai bocca per difendersi, soffri, senza lagnarsi, le calunnie più insussistenti, gli improperj i più vili, i tormenti i più barbari, anzi chiamò amico quel Giuda che lo tradì, guardò pietosamente quel Pietro che lo negò, e dall'alto della croce implorò il perdono a coloro che lo avevano crocifisso. Basta avere un pò di senno per riconoscere a tutti questi caratteri un Uomo- Dio. Se col patire Gesù Cristo dimostra la sua umanità simile alla nostra, nella maniera però con cui patisce, egli spiega una virtù sovrumana e palesa la propria divinità. MEDITAZIONE V. COS'È RIGUARDO A NOI GESÙ CRISTO APPASSIONATO. I. È un redentore che dobbiamo amáre. L'amore vuol corrispondenza: Gesù Cristo ci ha amati più di sè stesso, affine di venire riamato da noi. Per questo egli si è addossato le nostre iniquità, è stato _ 164 MEDITAZIONI oppresso sotto il torchio dei patimenti, è comparso come l'ultimo degli uomini, anzi come il verme più vile della terra. Si è lasciato inchiodare e sollevar sulla croce per trarre noi tutti a lui. Il suo amore è quel mistico fuoco, ch'egli è venuto a portar sulla terra, e che desidera ardentemente di veder propagato in tutti i cuori. Dacchè egli ci ha ricomprati al prezzo del suo sangue, noi non dobbiamo amare altri che lui. Se viviamo, dice s. Paolo, dobbiamo vivere a Gesù Cristo, se moriamo, dobbiamo morire in lui; o vivi o morti, noi dobbiamo essere interamente suoi. om II. È un modello che dobbiamo imitare. Gesù Cristo si è sottoposto a tanti patimenti non solo per redimerci dall'inferno, ma anche per insegnarci la strada di andare in paradiso. Egli avea già detto: Chi vuol venire dietro di me, rinneghi sè stesso, prenda la croce e mi segua. Ai discepoli, che gli cercarono i primi posti nel suo regno, avea dimandato, se erano pronti a bevere il calice della passione ch' egti medesimo stava - 165 SULLA PASSIONE DI G. C. per bere. Ma perchè malgrado tutti i precetti la natura ripugna sempre al patire, ha voluto egli stesso divenire il nostro modello, affinchè noi almeno imitassimo i suoi esempi. Bisogna dunque persuadersi, che non si va sull' Oliveto, se prima non si è stato sul Calvario. L'Eterno Padre non riceverà in cielo se non coloro, che troverà simili al suo Figliuol crocifisso sopra la terra. Non si va alla gloria se non per la strada delle umiliazioni, dice s. Paolo; non si arriverà ad essere beato se non dopo aver patito. III. È un giudice che dobbiamo temere. Quale scusa potremmo addurre, se mai ci perdessimo? Che potea fare Gesù Cristo più di quello che ha fatto per noi? Ci ha illuminati colla sua dottrina, ci ha animati col suo esempio, ci ha riscattati col suo sangue, vivificati colla sua morte, santificati colla sua grazia. Le sue piaghe sono altrettante bocche che gridano sempre misericordia. Avvocato nostro com'è presso il suo Padre, non cessa mai di pregare per noi. Ah! che doveva fare, dirà egli un qualche giorno, 166 MEDITAZ. SULLA PASSIONE DI G. C. che dovea fare alla mia vigna che non l' abbia io fatto? Se si è perduto Israele, la colpa è tutta sua. Ah temiamo questi rimproveri, e guardiamoci bene dal meritarli! ADORAZIONE DELLE CINQUE PIAGHE. Alla piaga del piede sinistro. Vi adoro, sacratissima piaga del piede sinistro del mio Gesù: sensibile all'acerbissimo vostro dolore, o Redentor mio, vi ringrazio dell' amore con cui avete sofferto per ritrarmi dalla via di perdizione: offerisco all' Eterno Padre il dolore e l'amore della vostra santissima umanità in espiazione delle mie scelleratezze, che detesto con sincera ed amara contrizione. Pater, Ave e Gloria. Santa madre, questo fate, Che le piaghe del Signore Siano impresse nel mio cuore. ADORAZIONE DELLE CINQUE PIAGHE 167 Alla piaga del piede destro. Vi adoro, sacratissima piaga del piede destro del mio Gesù: paziente io stesso per l' acutissimo vostro dolore, o Salvator mio, vi ringrazio dell'amore, con cui obbediste fino alla morte di croce in soddisfazione de' miei peccati: offerisco all'Eterno Padre il dolore e l'amore della vostra santissima umanità, e lo prego della grazia di piangere a calde lagrime i miei trascorsi, e di perseverare nel bene sino alla fine. Pater, Ave e Gloria. Santa madre, ecc. Alla piaga della mano sinistra. Vi adoro, sacratissima piaga della mano sinistra del mio Gesù: sofferente anch'io pel gravissimo vostro dolore, o Gesù pio, vi ringrazio di avere sospeso con tanto amore la sentenza di eterna condanna meritata dalle mie iniquità: offerisco all'Eterno Padre il dolore e l'amore della vostra santissima umanità, e lo prego a concedermi che impieghi la restante mia vita in fare frutti degni di penitenza e 168 ADORAZIONE placare l'irritata giustizia divina. Pater, Ave e Gloria. Santa madre, ecc. Alla piaga della mano destra. Vi adoro, sacratissima piaga della mano destra del mio Gesù: addolorato io pure pel vostro penosissimo dolore, o Gesù buono, vi ringrazio di avermi sempre beneficato con tale un amore, che non riguardò mai alle ripetute mie ingratitudini: offerisco all'Eterno Padre il dolore e l'amore della vostra santissima umanità, e lo prego di cambiarmi il cuore e gli affetti così, che abbia ad operar sempre conforme alla sua volontà. Pater, Ave e Gloria. Santa madre, ecc. Alla piaga del sacro costalo. Vi adoro, sacratissima piaga del costato del mio Gesù: compunto io per l'affliggentissimo insulto da voi sofferto, o Redentore delle anime, vi ringrazio dell'amore, con cui ferito nel cuore rendeste le ultime stille di sangue ed acqua DELLE CINQUE PIAGHE 169 per fare copiosa la mia redenzione: offerisco all' Eterno Padre l'oltraggio e l'amore della vostra santissima umanità, perchè in quel pietosissimo cuore, aperto a ricevervi i peccatori, entri una volta l'anima mia, e non ne parta mai più. Pater, Ave e Gloria. Santa madre, ecc. DIVOZIONE ALLE SETTE PRINCIPALI EFFUSIONI DI SANGUE. DOG I. Eterno Padre, io vi offro i meriti del sangue preziosissimo, che ha sparso Gesù Cristo nella sua circoncisione, per la propagazione ed esaltazione della santa Chiesa, per la conservazione e prosperità del Sommo Pontefice, per i cardinali, vescovi e pastori di anime, e per tutti i ministri del santuario. Quindi si dica un Gloria Patri, poi la giaculatoria: Sia sempre benedetto e rin11 Parroco ecc. 8 170 DIVOZIONE graziato Gesù, che col suo sangue ci ha salvato. II. Eterno Padre, io vi offro i meriti del sangue preziosissimo, che Gesù Cristo sudò nell' orto, per la pace e concordia dei re e dei principi cattolici, per l'umiliazione dei nemici della santa fede e per la felicità del popolo cristiano. Un Gloria Patri e la giaculatoria: Sia sempre benedetto ecc. III. Eterno Padre, io vi offro i meriti del sangue preziosissimo, che versò Gesù Cristo legato alla colonna, per l'illuminazione degli increduli, per l'estirpazione di tutte le eresie e per la conversione dei peccatori. Gloria Patri, ecc. IV. Eterno Padre, io vi offro i meriti del sangue preziosissimo, che effuse Gesù Cristo nella sua coronazione di spine, per tutti i miei parenti, per gli amici e nemici, gl'infermi e tribolati, e per tutti coloro pei quali debbo pregare. Gloria Patri, ecc. V. Eterno Padre, io vi offro i meriti del sangue preziosissimo, che stillò dalle piaghe di Gesù Cristo carico della croce, AL SANGUE DI GESÙ 171 per tutti quelli che oggi passeranno all'altra vita, acciò li liberiate dalle pene dell' inferno e li ammettiate con sollecitudine misericordiosa al possesso della vostra gloria. Gloria Patri, ecc. VI. Eterno Padre, io vi offro i meriti del sangue preziosissimo, che versò Gesù inchiodato sulla croce, per tutti quelli che sono amanti di si gran tesoro, per quelli che sono uniti con me nel rendergli adorazione ed onore, per quelli in fine che travagliano a propagare la di lui divozione. Gloria Patri, ecc. VII. Eterno Padre, io vi offro i meriti del sangue preziosissimo, che uscì dallo squarciato fianco di Gesù Cristo, per tutti i miei bisogni spirituali e temporali, in suffragio delle anime del purgatorio, e specialmente di quelle che sono state più divote del prezzo della nostra redenzione, e dei dolori e delle pene della nostra cara madre Maria santissima. Gloria Patri, ecc. Viva il sangue di Gesù adesso e sempre e per tutti i secoli de' secoli. Così sia. 172 CORONCINA IN ONORE DEL SACRO CUORE DI GESÙ 0000 I. Amorosissimo mio Gesù, considerando il vostro cuore tutto pietà e dolcezza pei peccatori, lieto ho fiducia di essere io pure accolto da voi graziosamente. È vero che ho peccato, e quanto! Ma io piango le mie colpe, le detesto perchè offesa di voi, sommo mio bene. Deh! concedetene a me il perdono. Recitate un Pater e cinque Gloria, poi l'aspirazione seguente: Dolce cuor del mio Gesù, Fa ch' io t'ami sempre più. II. Benedico, Gesù mio, il vostro cuore umilissimo, e vi ringrazio che a costo di tante umiliazioni mi abbiate voi istruito e dato forza per imitarlo. Mi confondo, perchè finora mi ha preoccupato la mia superbia e il mio amor proprio. Di qui CORONCINA innanzi voglio seguir voi nell'umiliazione. Avvaloratemi però colla vostra grazia, affinchè un giorno sia partecipe della vostra gloria. Un Pater, cinque Gloria, Dolce cuor ecc. III. Ammiro, Gesù mio, il vostro cuore pazientissimo, e adoro quella invincibile sofferenza che avete avuto nel sostenere innumerevoli pene e tormenti. Vergogna per me insofferente d'ogni anche leggero dolore! Ah! Gesù, infondetemi voi un fervido e costante amore alle croci, alle mortificazioni, alla penitenza, affinchè seguendo voi al Calvario, arrivi con voi al paradiso. Un Pater, cinque Gloria, Dolce cuor ecc. IV. Considerando, buon Gesù, il vostro cuore mansuetissimo, io m'inorridisco del mio, che è tutto collera e inquietudine. Pur troppo fino ad una parola, ad un gesto mi sdegno e lamento. Ah! datemi voi, che per qualunque avversità e contraddizione serbi inalterabile mansuetudine, e sarò ammesso al vostro bacio di pace perpetua. Un Pater, cinque Gloria, Dolce cuor ecc. 173 174 AL SACRO CUORE DI GESÙ V. Sía esaltato, mio Gesù, il vostro cuore generosissimo, che superando le più dure prove e le più terribili persecuzioni vinse la morte e l'inferno. Il mio, oh ignominia! per una diceria, per un rispetto umano teme e si avvilisce. Perciò imploro da voi, o Signore, anima sì forte, che vincendo tutto in terra, trionfi gaudente con voi in cielo. Un Pater, cinque Gloria, Dolce cuor ecc. OFFERTA DI SÈ STESSO AL SACRO CUORE DI GESÙ. O cuore amabilissimo del mio Gesù, tutto amore per gli uomini, degno di regnare su tutt' i cuori, di possederne anco i più intimi affetti, oh! potessi io trasfondere in tutti la cognizione dell'amore che voi avete per essi, e le finezze mirabili che usate colle anime amanti di voi. Deh! gradite, amor mio, l'offerta della mia volontà. Con questa sacrifico tutto a voi, che mi amate. Si parlate, o Signor del mio cuore, che il vostro servo vi ascolta per fare la vostra volontà. SETTE ALLEGREZZE DI MARIA VERGINE. 175 I. Rallegratevi, o sposa dello Spirito Santo, perchè avendo vissuto umile e vergine in terra, siete esaltata in cielo sopra i cori degli angeli. Pater, Ave e Gloria. II. Rallegratevi, o madre di Dio, perchè siccome il sole illumina questo mondo, così voi adornate del vostro splendore il paradiso. Pater, Ave e Gloria. III. Rallegratevi, o figliuola di Dio, poichè tutte le gerarchie angeliche e tutti gli spiriti beati vi riconoscono ed onorano per madre del loro Creatore, e ad ogni cenno vi sono ubbidientissimi. Pater, Ave e Gloria. IV. Rallegratevi, o ancella della santissima Trinità, perchè tutte le grazie che domandate al vostro divin Figliuolo, vi sono concesse, anzi non si concede grazia 176 SETTE ALLEGREZZE DI M. V. che non passi prima per le vostre santissime mani. Pater, Ave e Gloria. V. Rallegratevi, o serenissima principessa, perchè voi sola meritaste di sedere alla destra del vostro divin Figliuolo, il quale siede alla destra dell'Eterno Padre. Pater, Ave e Gloria. VI. Rallegratevi, o speranza dei peccatori, o rifugio de' tribolati, perchè tutti i cristiani che vi lodano e riveriscono degnamente, il Padre Eterno li premierà ora colla sua grazia, e per sempre colla sua gloria. Pater, Ave e Gloria. VII. Rallegratevi, o madre e figlia e sposa di Dio, perchè tutti i gaudj e favori, tutte le grazie ed allegrezze che godete in paradiso, dureranno per tutti i secoli de' secoli. Così sia. Pater, Ave e Gloria. DUD SETTE DOLORI uns: DI MARIA VERGINE. olun ison clie aqui -00000 3103 P 177 MK Garte itas I. Vi compatisco, addolorata Maria, per quel sacrificio che avete fatto all' udire dal giusto Simeone la profezia della morte del vostro diletto Gesù. Cara madre, impetratemi che io pure sacrifichi tutto, anche le cose più amate, per adempiere la volontà del Signore. Ave, Maria, etc. II. Vi compatisco, addolorata Maria, per quella durissima prova, a cui fu assoggettata la vostra fede nel dovere voi con un figlio divino fuggire in Egitto. Cara madre, impetratemi che sempre, anche nelle circostanze più difficili, mi affidi alla divina Provvidenza. Ave, Maria, etc. HI. Vi compatisco, addolorata Maria, per quegli affanni che avete sofferto nello smarrimento del vostro figliuolo. Cara madre, impetratemi che io tema unica8* 178 SETTE DOLORI mente di perdere col peccato il mio Dio. Ave, Maria, etc.00 IV. Vi compatisco, addolorata Maria, per quell' angustia che avete sostenuto acerbissima alla notizia delle ignominie e degli strazj di Gesù. Cara madre, impetratemi che la conoscenza dei patimenti di Cristo penetri il mio cuore fino a commuoverlo di viva contrizione e d'amore divino. Ave, Maria, etc. V. Vi compatisco, addolorata Maria, per quello spasimo che avete sentito affliggentissimo incontrando Gesù carico della croce. Cara madre, impetratemi che nelle tribolazioni di questa vita io desideri solo di aver presente Gesù Cristo, onde soffrire per amore di lui. Ave, Maria, etc. DU 400 VI. Vi compatisco, addolorata Maria, per quella spada di dolore che trapassò la vostra anima alla morte di Gesù. Cara madre, impetratemi che io patisca fermo e generoso, anche quando l' arido o costernato mio cuore si sente come abbandonato da Dio. Ave, Maria, etc. VII. Vi compatisco, addolorata Maria, DI MARIA VERGINE 179 per quell' angoscia che acutissima provaste al vedere Gesù, il divino oggetto del vostro amore, seppellirsi sotterra. Cara madre, impetratemi che io pure contempli nella umiliazione estrema il Dio mio Salvatore e voi stessa nell' estrema ambascia per risolvere una volta di consecrarmi come voi al Signore intieramente. Ave: Gloria etc. MISTERI DEL SS. ROSARIO. BIOKE GAUDIOSI. 1.° L'annunciazione dell'Angelo a Maria, che doveva concepire e partorire il divin Verbo. 2.º La visita di Maria a s. Elisabetta, con cui stette tre mesi. 3.° La natività di Gesù nella capanna di Betlemme. 180 MISTERI 4.° La presentazione di Cristo al tempio e la profezia del santo vecchio Simeone. 5.° La perdita, il ritrovamento e la disputa di Gesù nel tempio fra i dottori, essendo di anni dodici. DOLOROSI. 1.º L'orazione di Gesù Cristo nell'orto, ove sudò sangue. 2. La flagellazione di Gesù Cristo alla colonna. 3.° La coronazione di spine del nostro Signor Gesù Cristo, trattato da re di burla. 4.° La condanna di Gesù Cristo alla morte, la sua andata al Calvario e l'incontro colla sua afflittissima madre. 5.° La crocifissione, la morte, la sepoltura del nostro Signor Gesù Cristo. GLORIOSI. 1.º La risurrezione di Gesù Cristo a vita gloriosa e immortale. 2.º L'ascensione di Gesù Cristo al cielo quaranta giorni dopo la sua risurrezione. DEL ROSARIO 181 3.0 La discesa dello Spirito Santo sopra gli Apostoli, congregati con Maria Vergine nel cenacolo. 4.° L'assunzione di Maria Vergine al cielo. 5.0 L'incoronazione di Maria Vergine regina del cielo e della terra, e la gloria di tutti i Santi. ITB 31 1258 182 CANTI POPOLARI ODOMESSO INNO DI RINGRAZIAMENTO. T. I. e Deum laudamus, te Dominum confitemur. 2. Te æternum Patrem omnis terra veneratur. 3. Tibi omnes Angeli, tibi coeli et universæ Potestates, 4. Tibi Cherubim et Seraphim incessabili voce proclamant: 5. Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus, Deus Sabaoth. 6. Pleni sunt coeli et terra majestatis gloriæ tuæ. 7. Te gloriosus Apostolorum chorus, 8. Te Prophetarum laudabilis numerus, 9. Te Martyrum candidatus laudat exercitus. 10. Te per orbem terrarum sancta confitetur Ecclesia II. Patrem immensæ majestatis, 12. Venerandum tuum verum et unicum Filium, 13. Sanctum quoque Paracletum Spiritum. 14. Tu rex gloriæ, Christe, 15. Tu Patris sempiternus es Filius. 16. Tu ad liberandum suscepturus hominem non horruisti virginis uterum. 17. Tu, devicto mortis aculeo, aperuisti credentibus regna coelorum. 18. Tu ad dexteram Dei sedes in gloria Patris. 19. Judex crederis esse venturus. Voi CANTI POPOLARI Versione. 183 1. 2. Voi eterno Padre venera tutta la terra. 3. A voi tutti gli Angeli, a voi i cieli e tutte le Podestà, oi lodiamo Iddio, voi confessiamo Signore. 4. A voi i Cherubini e i Serafini innalzano senza posa questo cantico: 5. Santo, Santo, Santo è il Signore, Dio degli eserciti. 6. I cieli e la terra sono pieni della maestà della vostra gloria. dz 7. Voi loda il coro glorioso degli Apostoli, 8. Voi la celebre schiera dei Profeti, 9. Voi la moltitudine de'Martiri dalle candide stole. 10. Voi la santa Chiesa per tutto il mondo confessa 11. Padre di maestà immensa, 12. Il vero ed unico vostro Figliuolo venerando, 13. E il Santo Spirito Paracleto. 14. Voi, o Cristo, siete il re della gloria, 15. Voi il sempiterno Figlio del Padre. 16. Voi essendo per assumere l'umanità a salvare l'uomo, non aveste orrore dell'utero di una vergine. 17. Voi, strappato alla morte il suo pungiglione, avete schiuso ai credenti il regno de' cieli. 18. Voi sedete alla destra di Dio nella gloria del Padre. 19. Crediamo che verrete qual giudice. 184 CANTI 20. Te ergo quæsumus, famulis tuis subveni, quos pretioso sanguine redemisti. 21. Eterna fac cum Sanctis tuis in gloria numerari. 22. Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic hæreditati tuæ; 23. Et rege eos, et extolle illos usque in æternum. 24. Per singulos dies benedicimus te, 25. Et laudamus nomen tuum in æternum et in sæculum sæculi. 26. Dignare, Domine, die isto sine peccatis nos custodire, 27. Miserere nostri, Domine, miserere nostri. 28. Fiat, Domine, misericordia tua super nos, quemadmodum speravimus in te. 29. In te, Domine, speravi; non confundar in æternum. slola INNO od I. Pange, lingua, gloriosi Corporis mysterium, DEL SS. SACRAMENTO. dato al lot 2. Nobis datus, nobis natus Ex intacta virgine, Sanguinisque pretiosi, olm 31 Quem in mundi pretium, Fructus ventris generosi, Rex effudit gentium. Et in mundo conversatus, Sparso verbi semine, Sui moras incolatus Miro clausit ordine. Y 01 been lo POPOLARI 185 20. Preghiamo adunque voi, soccorrete ai vostri servi, che avete redento col prezioso sangue. 21. Fate che siano annoverati coi vostri Santi nella gloria eterna. 22. Salvate, o Signore, il vostro popolo, e benedite a loro che sono la vostra eredità; 23. E reggeteli, e li elevate fino all'eternità. 24. A voi benediciamo ogni giorno, 25. E lodiamo il vostro nome in eterno e ne'secoli de' secoli. 26. Signore, degnatevi di preservarci in questa vita dal peccato. 27. Abbiate pietà di noi, o Signore, abbiate di noi pietà. 28. O Signore, scenda sopra di noi la vostra misericordia, siccome in voi abbiamo sperato. 29. In voi, o Signore, io ho sperato; non sarò confuso in eterno. Versione. 1. Mia lingua, canta il mistero del glorioso Corpo e del Sangue prezioso, che il re delle genti, frutto di magnanime viscere, donò a riscatto del mondo. 2. Fu dato a noi, a noi è nato da intatta vergine; e dopo di aver conversato nel mondo spargendo qual semente la sua parola, compi il soggiorno del suo pellegrinaggio mirabilmente. 186 CANTI 3, In supremæ nocte cœnæ Recumbens cum fratribus, Observata lege plene Cibis in legalibus, Cibum turbæ duodene Se dat suis manibus. 4. Verbum Caro panem verum Verbo Carnem efficit, Fitque Sanguis Christi merum: Et, si sensus deficit, Ad firmandum cor sincerum Sola fides sufficit. 5. Tantum ergo Sacramentum Veneremur cernui, Et antiquum documentum Novo cedat ritui: Præstet fides supplementum Sensuum defectui. 6. Genitori Genitoque Laus et jubilatio, Salus, honor, virtus quoque Sit, et benedictio: Procedenti ab utroque Compar sit laudatio. Amen. Orazione. Deus, qui nobis sub Sacramento mirabili passionis tuæ memoriam reliquisti, tribue, quæsumus, ita nos Corporis et Sanguinis tui sacra mysteria venerari, ut redemptionis tuæ fructum in nobis jugiter sentiamus. Qui vivis et regnas etc. Amen. POPOLARI 187 3. Nella notte della cena ultima siede a mensa coi fratelli, e adempita la cerimonia dell'agnello legale, dà colle sue proprie mani sè stesso in cibo ai dodici. 4. Il Verbo fatto Carne trasmuta colla parola il vero pane in sua Carne, e il puro vino diventa per la sua parola Sangue di Cristo: e, se ciò rimane oscuro al senso, per assicurare un cuor sincero basta la sola fede. 5. Umili adunque veneriamo si grande Sacramento, e la legge antica ceda al nuovo rito: al difetto de' sensi supplirà la fede. 6. Lode e giubilo, salute, onore, virtù e benedizione al Padre e al Figliuolo: a Lui, che dall'uno e dall'altro procede, pari gloria. Così sia. O Dio, che in un Sacramento ammirabile ci avete lasciato la memoria della vostra passione, deh! fate, che i sacri misteri del Corpo e del Sangue vostro veneriamo così, da sperimentare in noi continuamente il frutto della redenzione operata da voi. Il quale vivete e regnate col Padre Iddio e collo Spirito Santo, un Dio solo, per tutti i secoli de' secoli. Così sia. 188 CANTI INNO E allt DELLO SPIRITO SANTO. I. Veni, Creator Spiritus, Mentes tuorum visita, Imple superna gratia, Que tu creasti, pectora. 2. Qui diceris Paraclitus, Altissimi donum Dei, q Fons vivus, ignis, charitas, Et spiritalis unctio. 3. Tu septiformis munere, Dextræ Dei tu digitus, Tn rite promissum Patris, Sermone ditans guttura. 4. Accende lumen sensibus, Infunde amorem cordibus, Infirma nostri corporis Virtute firmans perpeti. 5. Hostem repellas longius, Pacemque dones protinus: Ductore sic te prævio, Vitemus omne noxium. 6. Per te sciamus da Patrem, Noscamus atque Filium, Te utriusque Spiritum Credamus omni tempore. 7. Gloria Patri Domino, Natoque, qui a mortuis Surrexit, ac Paraclito In sæculorum sæcula. Amen. Orazione. Deus, qui corda fidelium Sancti Spiritus illustratione docuisti, da nobis in eodem Spiritu recta POPOLARI 189 Versione. 1. Venite, o Creatore Spirito, visitate le menti di noi, che siamo vostri, e superna grazia donate ai cuori che voi avete creato. 2. Voi, che siete il Paraclito, dono dell'Altissimo Iddio, fonte viva, fuoco, carità e unzione spirituale. 3. Voi lo Spirito dai sette doni, il dito della mano di Dio, il promesso dal Padre secondo le Sèritture, il donator delle lingue. 4. Voi date luce ai sensi, infondete ne'cuori amore, fortificando l'inferma nostra natura con virtù perenne. 5, Lungi da noi respingete il nemico, e tosto ci ridonate la pace; essendo voi la guida che ne precede, eviteremo ogni peccato. 6. Ci concedete, che illuminati da voi conosciamo il Padre, conosciamo anche il Figliuolo, e sempre crediamo che dell' uno e dell'altro voi siete lo Spirito. 7. Gloria al Padre, Signore di tutte le cose, e al Figliuolo, che risuscitò da morte, e al Paraclito ne' secoli de'secoli. Così sia. Orazione. O Dio, che avete ammaestrato i cuori dei fedeli, illuminandoli dello Spirito Santo, fate che noi im 190 CANTI sapere, et de ejus semper consolatione gauder Per Dominum nostrum Jesum Christum Filiur tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate ejusden Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum... Amen. PIANTO DELLA B. V. MARIA. I. Stabat mater dolorosa Juxta crucem lacrymosa, Dum pendebat filius. 2. Cujus animam gementem, Contristatam et dolentem Pertransivit gladius. 3.0 quam tristis et afflicta Fuit illa benedicta Mater unigeniti! 4. Quæ morebat et dolebat Pia mater, dum videbat Nati poenas inclyti. 5. Quis est homo, qui non fleret, Christi matrem si videret In tanto supplicio? 6. Quis non posset contristari, Piam matrem contemplari Dolentem cum filio? 7. Pro peccatis suæ gentis Vidit Jesum in tormentis, Et flagellis subditum. 8. Vidit suum dulcem natum Morientem desolatum, Dum emisit spiritum. 9. Eja, mater, fons amoris, Me sentire vim doloris Fac, ut tecum lugeam. POPOLARI 191 pariamo dal medesimo Spirito la vera sapienza, e sempre godiamo del suo conforto. Per il nostro Signor Gesù Cristo Figliuol vostro, il quale vive e regna con voi e col medesimo Spirito Santo, un solo Iddio, per tutti i secoli de' secoli. Così sia. Versione. 1. La madre dei dolori stava come lacrimando ai piedi della croce, da cui pendeva il suo figliuolo. 2. La di lei anima gemea contristata e dolente: una spada la trapassò. 3. Oh com' era mesta e afflitta quella benedetta! Era madre di un unigenito! 4. Mesta e addolorata, perchè madre pia avea sotto i suoi occhi le pene di un inclito figliuolo. 5. Chi non piangerebbe, vedendo a si atroce supplizio abbandonata la madre di Cristo? 6. Come non attristarsi, contemplando fra spasimi la pia madre e il figlio? 7. A'tormenti e flagelli vide ella Gesù assoggettato per i peccati del suo popolo. 8. Vide il suo dolce nato nell'estrema agonia desolato, lo vide rendere lo spirito. 9. Orsù, madre, fonte d'amore, concedete a me ch'io provi del vostro dolore, fatemi piangere con voi. 192 CANTI 10. Fac, ut ardeat cor meum In amando Christum Deum, Ut sibi complaceam. II. Sancta mater, istud agas, Crucifixi fige plagas Cordi meo valide. 12. Tui nati vulnerati, Tam dignati pro me pati, Poenas mecum divide. 13. Fac me vere tecum flere, Crucifixo condolere, Donec ego vixero. 14. Juxta crucem tecum stare, Te libenter sociare In planctu desidero. 15. Virgo virginum præclara, Mihi jam non sis amara, Fac me tecum plangere. 16. Fac, ut portem Christi mortem, Passionis fac consortem, Et plagas recolere. 17. Fac me plagis vulnerari Cruce hac inebriari Ob amorem filii. 18. Inflammatus et accensus, Per te, Virgo, sim defensus In die judicii. 19. Fac me cruce custodiri, Morte Christi præmuniri, Confoveri gratia. 20. Quando corpus morietur, Fac, ut animæ donetur Paradisi gloria. Amen. POPOLARI 193 10. Fate che il mio cuore s' infiammi dell'amore di Cristo mio Dio, perchè io piaccia a lui. II. Santa madre, deh! fate di scolpire voi stessa le piaghe del crocifisso nell'intimo del mio cuore. 12. Date anche a me delle pene del piagato vostro figlio, che per me si degnò di patir cotanto. 13. Fate che io pianga proprio con voi, soffrendo col crocifisso fino alla morte. 14. Bramo di stare con voi a' piedi della croce: nel pianto eccomi a voi compagno. 15. O Vergine illustre, Vergine delle vergini, deh! siate con me pietosa, concedetemi di lacrimar con voi. 16. Fate che m'imprima nel cuore la morte di Cristo, che ricordi le sue piaghe e sia partecipe della sua croce. 17. Fate che per amore di lui sia ferito io pure dalle sue piaghe, e del sangue della sua croce sia inebbriato. 18. Allorchè dal fuoco, che inabisserà il mondo nel di del giudizio, sarò investito io stesso, voi, o Vergine, siate voi la mia difesa. 19. Fate che m'abbia a custodia la croce di Cristo, a preservativo la sua morte, la sua grazia a conforto. 20. Quando il mio corpo morrà, fate che alla mia anima si doni la gloria del paradiso. Così sia. Il Parroco ecc. 9 194 DELLA BEATA VERGINE MARIA. Kyrie, eleison. Christe, eleison. CANTI LITANIE Kyrie, eleison. Christe, audi nos. Christe, exaudi nos. Pater de coelis Deus, miserere nobis. Fili redemptor mundi Deus, miserere nobis. Spiritus Sancte Peus, miserere nobis. Sancta Trinitas, Unus Deus, miserere nobis. Sancta Maria, Sancta Dei Genitrix, Sancta Virgo virginum, Mater Christi, Mater divinæ gratiæ, Mater purissima, Mater castissima, Mater inviolata, Mater intemerata, Mater amabilis, Mater admirabilis, Mater Creatoris, Mater Salvatoris, Virgo prudentissima, Virgo veneranda, Virgo prædicanda, Virgo potens, Virgo clemens, Virgo fidelis, Speculum justitiæ, Sedes sapientiæ, ora pro nobis. ora ora ora ora ora ora ora ora ora ora ora ora ora ora ora ora ora ora ora ora 195 ora pro nobis. ora ora ora ora ora ora ora ora Janua coli, ora ora ora ora Stella matutina, Salus infirmorum, Refugium peccatorum, Consolatrix afflictorum, Auxilium christianorum, Regina Angelorum, ora ora ora Regina Patriarcharum, ora Regina Prophetarum, ora ora Regina Apostolorum, Regina Martyrum, Regina Confessorum, ora ora Regina Virginum, ora Regina Sanctorum omnium, ora Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, parce nobis, Domine. POPOLARI Causa nostræ lætitiæ, Vas spirituale, Vas honorabile, Vas insigne devotionis, Rosa mystica, Turris davidica, Turris eburnea, Domus aurea, Foederis arca, Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, exaudi nos, Domine. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis. Orazione. Gratiam tuam, quæsumus, Domine, mentibus nostris infunde, ut qui, Angelo nunciante, Christi Filii tui incarnationem cognovimus, per passionem ejus et crucem ad resurrectionis gloriam perducamur. Per eumdem Christum Dominum nostrum. Amen. 196 CANTI SALMO 50. I. Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam: 2. Et secundum multitudinem miserationum tuarum dele iniquitatem meam. 3. Et multum lava me ab injustitia mea, et a delicto meo munda me; 4. Quoniam iniquitatem meam ego agnosco, et delictum meum contra me est semper; 5. Tibi soli peccavi, et malum coram te feci: ut justificeris in sermonibus tuis, et vincas cum judicaris. 6. Ecce enim in iniquitatibus conceptus sum, et in delictis peperit me mater mea. 7. Ecce enim veritatem dilexisti; incerta et occulta sapientiæ tuæ manifestasti mihi. 8. Asperges me hyssopo, et mundabor; lavabis me, et super nivem dealbabor. 9. Auditui meo dabis gaudium et lætitiam, et exultabunt ossa humiliata. 10. Averte faciem tuam a peccatis meis, et omnes iniquitates meas dele. II. Cor mundum crea in me, Deus; et spiritum rectum innova in visceribus meis. 12. Ne projicias me a facie tua, et Spiritum Sanctum tuum ne auferas a me, 13. Redde mihi lætitiam salutaris tni, et spiritu principali confirma me. 14. Docebo iniquos vias tuas, et impii ad te conVertentur. POPOLARI 197 Versione. I. Abbiate misericordia di me, o Dio, secondo la grande vostra misericordia: 2. E secondo le molte opere di vostra misericordia cancellate la mia iniquità. 3. E lavatemi assai dalla mia ingiustizia, e mondatemi dal mio delitto; 4.( Perocchè io conosco la mia iniquità, e il mio delitto mi sta sempre dinanzi; 5. Peccai contro di voi solo, e feci il male innanzi a voi): affinchè voi siate giustificato nelle vostre parole, e riportiate vittoria quando siete chiamato in giudizio. 6, Imperocchè ecco, che io nella iniquità fui conceputo, e nei delitti mi partori la mia madre. 7. Ed ecco che voi avete amato la verità; voi svelaste a me gl' ignoti ed occulti misteri di vostra sapienza. 8. Voi mi aspergerete coll'issopo, e sarò mondato; mi laverete, e diverrò bianco più che la neve. 9. Mi farete sentire parola di letizia e di gaudio, e le ossa umiliate tripudieranno. 10. Rivolgete la vostra faccia da'miei peccati, e cancellate tutte le mie iniquità. II. In me create, o Dio, un cuor mondo, e lo spirito retto rinnovate nelle mie viscere. 12. Non rigettatemi dalla vostra faccia, e non togliete da me il vostro Santo Spirito. 13. Rendetemi la letizia del vostro Salvatore, e per mezzo del benefico Spirito mi confortate. 14. Insegnerò le vostre vie agli iniqui, e gli empi si convertiranno a voi. 198 CANTI 15. Libera me de sanguinibus, Deus, Deus salut is meæ; et exultabit lingua mea justitiam tuam. 16. Domine, labia mea aperies, et os meum annunciabit laudem tuam. 17. Quoniam si voluisses sacrificium, dedissem utique: holocaustis non delectaberis. 18. Sacrificium Deo spiritus contribulatus: cor contritum et humiliatum Deus non spernit. 19. Benigne fac, Domine, in bona voluntate tua Sion, ut ædificentur muri Jerusalem. 20. Tunc acceptabis sacrificium justitiæ, oblationes et holocausta; tunc imponent super altare tuum vitulos. 21. Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in sæcula sæculorum. Amen. SALMO 129. I. De profundis clamavi ad te, Domine: Domine, exaudi vocem meam, 2. Fiant aures tuæ intendentes in vocem orationis meæ. 3. Si iniquitates observaveris, Domine; Domine, quis sustinebit? 4. Quia apud te propitiatio est; et propter nomen tuum sustinui te, Domine. 5. Sustinuit anima mea in verbo tuo; speravit anima mea in Domino. 6. A vigilia matutina usque in noctem speret Israel in Domino; POPOLARI 199 15. Liberatemi dalle mie colpe, o Dio, Dio di mia salute; e la mia lingua canterà con gaudio la vostra giustizia. 16. Signore, voi aprirete le mie labbra, e la mia bocca annunzierà le vostre lodi. 17. Imperocchè se un sacrifizio voi aveste voluto, lo avrei offerto: voi non vi compiacerete degli olocausti. 18. Sacrifizio a Dio è lo spirito addolorato: Dio non disprezza il cuore contrito e umiliato. 19. Colla vostra buona volontà siate benefico, o Signore, verso Sionne, affinchè sieno stabilite le mura di Gerusalemme. 20. Voi accetterete allora il sacrifizio di giustizia, le oblazioni e gli olocausti; allora porranno l'ostia di lode e di ringraziamento sul vostro altare. 21. Gloria al Padre, e al Figliuolo, e allo Spirito Santo. Siccome fu in principio, cosi ora, e sempre, e ne'secoli de'secoli. Così sia. Versione. I. Dal profondo alzai le mie grida a voi, o Signore: esaudite, o Signore, la mia voce. 2. Sieno intente le vostre orecchie alla voce di mia preghiera. 3. Se voi riguarderete, o Signore, alla iniquità; chi, o Signore, potrà sostenersi? 4. Ma in voi è clemenza; e a causa del vostro nome io ho confidato in voi, o Signore. 5. L'anima mia si è affidata alla vostra parola; l'anima mia ha sperato nel Signore. 6. Dall'aurora fino alla notte speri Israele nel Signore; 200 7. Quia apud Dominum misericordia est, et copiosa apud eum redemptio. 8. Et ipse redimet Israel ab omnibns iniquitatibus CANTI eorum. 9 Requiem æternam dona eis, Domine; et lux perpetua luceat eis. 10. Animæ istorum et omnium fidelium defunctorum per Dei misericordiam requiescant in pace. Amen. POPOLARI 201 7. Perchè nel Signore è misericordia, e redenzione copiosa presso di lui. EXE S. Ed egli redimerà Israele da tutte le sue iniquità. 9. A loro( cioè alle anime de'morti per cui s'intende pregare) donate voi, o Signore, l'eterno riposo, e splenda in esse la luce perpetua. 10. Le anime di questi e di tutti i fedeli defunti per la divina misericordia riposino in pace. Cusì sia. 55 eragilid SLA szob hopp vasgaige is too ni buolle 202 CATECHISMO OSSIA PROSPETTO GENERALE DELLA DOTTRINA CRISTIANA NECESSITA' DELLA DOTTRINA, Cutti gli uomini sono creati da Dio per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, affine di goderlo nell' altra. Ma in modo particolare questi doveri appartengono al cristiano, essendovisi espressamente obbligato con' promessa solenne nel ricevere il santo Battesimo. Niente adunque più necessario della Dottrina cristiana in cui si spiegano questi doveri. CATECHISMO SEGNI DEL CRISTIANO. I segni del cristiano sono due: 1.° Interno cioè la carità; 2.º esterno, cioè il segno della santa croce. 203 COSE DI NECESSITA' DI MEZZO. Le cose necessarie a sapersi di necessità di mezzo sono due: 1.° I misteri principali della nostra santa fede; 2.º che Dio è rimuneratore dei buoni e punitore dei cattivi. MISTERI PRINCIPALI. I misteri principali delle nostra santa fede sono due: 1.° Unità e Trinità di Dio; 2.º Incarnazione, vita, passione e morte del nostro Signor Gesù Cristo. I. Unità vuol dire un Dio solo. Trinità tre persone distinte ed eguali, cioè: Padre, Figliuolo e Spirito Santo. Il Padre è Dio, il Figliuolo è Dio, lo Spirito Santo è Dio: non sono però tre Dei, ma un Dio solo, perchè hanno la stessa essenza, la stessa sapienza, la stessa potenza, la stessa bontà, in una parola, la stessa natura e le stesse perfezioni, le quali sono infinite perchè divine. Dio è uno spirito perfettissimo, principio e fine di tutte le cose. Egli è sempre stato, e sempre sarà, e si trova da per tutto. 204 CATECHISMO II. Incarnazione, vita, passione e morte del nostro Signor Gesù Cristo vuol dire che la seconda persona della ss. Trinità, cioè il Figliuolo di Dio, prese un corpo ed un'anima, come abbiamo noi, nel ventre purissimo di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo, nacque povero in una stalla, visse abbietto per 33 anni, e poi mori sulla croce per salvar tutto il genere umano dalla schiavitù dell'inferno. Il Figliuolo di Dio fatto uomo si chiama Gesù Cristo. Gesù vuol dir salvatore, e Cristo significa unto ossia consecrato. A Gesù si aggiunge il nome di Cristo, perchè fu dalla sua divinità consecrato come re, sacerdote e profeta. Gesù Cristo coll'incarnarsi non lasciò di esser Dio, ma rimase vero Dio e vero uomo. Gesù Cristo come Dio si trova da per tutto, come uomo è nel cielo e nel ss. Sacramento. COSE DI NECESSITA' DI PRECETTO. Le cose da sapersi di necessità di precetto sono le quattro parti della Dottrina cristiana: 1.° Il Credo; 2.º il Pater noster e l' Ave, Maria; 3.0 i Comandamenti di Dio e della Chiesa; 4.° i Sacramenti. CATECHISMO CREDO. 205 Il Credo si chiama Simbolo Apostolico, cioè regola di fede insegnata dagli Apostoli a tutti i fedeli. Gli articoli del Credo sono dodici: 1.º Credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra. 2. Ed in Gesù Cristo, suo Figliuolo unico, Signor nostro. 3.° Il quale fu concepito per opera dello Spirito Santo, nacque da Maria Vergine. 4.° Pati sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morto e sepolto. 5.º Discese all' inferno, il terzo di risuscitò da morte. 6.° Ascese al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente. 7.º Di là ha da venire a giudicare i vivi ed i morti. 8.º Credo nello Spirito Santo. 9.° La santa Chiesa cattolica, la comunione de' Santi. 10.° La remissione de' peccati. 11.º La risurrezione della carne. 12.° La vita eterna. Così sia. SPIEGAZIONE. Articolo I. Credo vuol dire: Appoggiato alla sola parola di Dio, tengo per fermo, per certo, più che se vedessi co' miei occhi e toccassi colle mie mani. In Dio vuol dire: 1.º Credo che vi è un Dio solo in tre persone distinte ed 206 CATECHISMO uguali, che sono Padre, Figliuolo e Spirito Santo. 2.º Credo tutto quello che egli ha rivelato. 3.º Credo in maniera, da riposare interamente in lui e coll' intelletto e col cuore, da non amare, da non cercare che lui, siccome il solo vero e sommo bene. Il che tutto si spiega con quelle parole, credere Dio, credere a Dio, credere in Dio. Padre. Dio è padre di tutti per creazione e per conservazione, dei cristiani poi anche per adozione; ma qui si parla specialmente della prima persona della ss. Trinità, che dicesi Padre, per indicare che è il principio delle altre persone. Onnipotente, cioè che può tutto, a cui niente può resistere. Creatore, cioè che ha fatto dal nulla tutto ciò che esiste, e lo ha fatto con una sola parola. Del cielo. Con questa parola non s'intende solo il cielo materiale, in cui vi sono il sole, la luna, le stelle, ma ancora gli Angioli, puri spiriti che abitano il cielo empireo. Questi si distinguono in nove cori: Angeli, Arcangeli, Principati, Podestà, Virtù, Dominazioni. Troni, Cherubini, Serafini. Molti di essi si ribellarono insieme con Lucifero loro capo, per cui furono cambiati in demonj, CATECHISMO 207 e condannati per sempre all' inferno, il quale fu allora creato non solo per essi, ma anche per tutti quelli che ne sarebbero stati imitatori. Tra gli Angeli buoni rimasti in cielo, tre si distinguono con nome particolare, e vi occupano i primi posti: Michele, Gabriele, Raffaele. Molti sono destinati alla custodia degli uomini, quindi si chiamano Angeli Custodi. Questi ci assistono in tutti i bisogni di anima e di corpo, quindi noi dobbiamo a loro, come dice s. Bernardo: Riverenza per la eccellenza del loro essere, Divozionc per l'amor che ci portano, Confidenza per la forza con cui ci difendono. La Chiesa invita tutti a ricorrere al proprio Angelo con quella bella orazione Angele Dei etc. E della terra. Con ciò s'intende tutto quello che costituisce il mondo, cioè l'aria, la terra, l'acqua, il fuoco; quindi i volatili, i quadrupedi e tutti i prodotti dei prati, dei campi, dei monti; i pesci d'ogni genere: finalmente l'uomo che è principe e padrone di tutte le creature. Iddio lo formò di terra, e vi infuse col suo soffio l'anima, creata a sua immagine e somiglianza; poi lo trasportò nel paradiso terrestre, ove da una costa, che gli trasse dal petto mentre dormiva, formò la donna 208 CATECHISMO che gli diede a compagna. Eva gustò per la prima il frutto, che il Signore le avea proibito nel dare la facoltà di usare di tutti i prodotti di quel giardino, e lo porse ad Adamo, il quale pur lo mangiò. Fu allora che amendue furono scacciati dal paradiso, condannati a mangiare il pane col sudor della fronte, a lavorare la terra per ottenerlo, a soffrire le intemperie delle stagioni, le alterazioni della salute, e finalmente la morte. Questo è quel peccato, che dicesi originale e che si trasfonde in tutti gli uomini, perchè, come insegna s. Paolo, tutti peccarono in Adamo. Dal partecipare a questo peccato non venne eccettuata che Maria Vergine, la quale era destinata a schiacciare la cervice del demonio, anzichè soffrirne la schiavitù, dovendo essa servir d'albergo al Figliuolo di Dio, che per redimere il mondo, stabilì di nascere da lei. Articolo II. Gesù è il nome più venerabile che vi sia in terra e in cielo. Alcuni si chiamarono nell'antico Testamento con questo nome; ma a nessuno conviene così bene come a Gesù Cristo, il quale ha salvati tutti gli uomini di tutti i climi, di tutte le età, e li ha salvati da ogni male così corporale CATECHISMO 209 come spirituale. A questo nome, dice san Paolo, devono inchinarsi tutte le creature nel cielo, nella terra e nell'inferno. Gesù è l'unico figliuol di Dio naturale; gli altri non sono tali che per adozione. E Signor uostro: 1.° perchè insiem col Padre ci ha creati; 2.º perchè ci ha redenti col suo sangue. Egli ha ancora tutto il diritto di essere da noi fedelmente servito, perchè ha tutti i caratteri di un buon padrone. 1.º È discretissimo ne'suoi comandi, non avendo in essi di mira che il nostro bene. 2.° È larghissimo nelle sue ricompense, promettendoci il centuplo in questa vita e il paradiso nell'altra, per poco che facciamo per lui. 3.° È prontissimo ed amorevolissimo nell'ajutare colla sua grazia la nostra debolezza, per cui, come dice san Paolo, tutto possiamo in colui che ci conforta. Articolo III. Nella pienezza de' tempi, cioè quattromila anni dopo la creazione del mondo, l'Arcangelo Gabriele fu spedito a Maria Vergine, sposata con Giuseppe e abitante in Nazaret, per annunciarle che dovea divenire Madre di Dio senza contaminare la propria verginità, dacchè il suo feconda 210 CATECHISMO mento doveva essere opera dello Spirito Santo, che doveva adombrarla colla sua virtù. Maria che si era turbata al principio, nel sentirsi assicurata di restar vergine vi acconsenti, e allora il Figliuolo di Dio si incarnò nel suo seno e divenne vero uomo, eguale al Padre nella natura divina, ma inferiore nell'umana. In lui quindi si distinguono due nature e due volontà, l'una umana, l'altra divina, le quali però costituiscono una sola persona, che è divina e chiamasi Gesù Cristo. Egli nacque ai 25 dicembre alla mezza notte in una stalla di Betlemme, ove si era ricoverata Maria, non trovando alloggio nella città. Allora i pastori di quei dintorni si recarono per i primi ad adorario, essendone stati avvisati dagli Angioli, che dopo di aver loro annunciato il consolantissimo avvenimento della nascita del Messia, facevano eccheggiar l'aria di queste voci: Gloria a Dio nell'alto de'cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà. Tredici giorni dopo fu adorato dai Magi che, guidati da una stella miracolosa comparsa in oriente, si misero da diverse parti in viaggio, e si trovarono insieme in Gerusalemme. Dopo di averlo adorato e riconosciuto per re, per Dio, per uomo, offrendogli dei doni misteriosi, CATECHISMO 211 cioè oro, incenso e mirra, ritornarono ai loro paesi per altra strada, secondo l'avviso dell'Angelo, onde evitar l'incontro di Erode che volea sapere, dove fosse nato il re de' Giudei, affine di trucidarlo. Di qui è che Erode deluso, fece uccidere tutti i bambini di Betlemme dai due anni in giù. Ma Gesù Cristo fu salvato da quella strage, perchè un Angelo avvisò di nottetempo Giuseppe di recarsi col bambino e colla sposa in Egitto, ove stette fino alla morte di quel re, cioè per sette anni. Articolo IV. Gesù Cristo fino ai trent'anni menò una vita nascosta, ad eccezione della disputa ch'egli fece coi dottori nel tempio in età di dodici anni. Ai trenta cominciò vita pubblica, cioè a predicare il Vangelo della salute, dopo aver ricevuto il Battesimo da s. Giovanni figlio di s. Elisabetta. Dopo tre anni e mezzo di predicazione, di miracoli, di beneficenze d'ogni maniera, cominciò la sua passione nell' orto di Getsemani. Ivi pregò tre volte, sudò sangue, poi andò incontro ai nemici guidati da Giuda il traditore. Legato dalla sbirraglia, prima prostrata da lui a terra con una parola, fu condotto a Gerusalemme, ove fu pre 212 CATECHISMO sentato a diversi tribunali, cicè di Anna e di Caifa, di Pilato e di Erode, nei quali ricevette gli insulti più obbrobriosi, come lo schiaffo in casa del primo, e la veste bianca, cioè da stolto, in casa dell'ultimo. Nell'atrio di Pilato fu poi flagellato come uno schiavo, coronato di spine, vestito da re di burla con una canna per scettro e un logoro straccio per porpora. Mostrato al popolo insieme a Barabba, il popolo domandò la sua morte. Pilato ne scrisse la sentenza, la quale fu eseguita nel medesimo giorno che era venerdi verso le dodici. Insieme a lui furono crocifissi due ladri, dei quali uno, che era a destra, si convertì. Nelle tre ore della sua agonia pronunciò sette parole che furono come il suo testamento. Finalmente verso le tre pomeridiane mori, mandando un gran grido e chinando il capo. Il sole si oscurò miracolosamente, essendo allora plenilunio, la terra tremò, le tombe si aprirono, risorsero molti morti, si squarciò il velo del tempio, e molti Giudei si convertirono. Quando fu morto, Nicodemo domandò a Pilato il suo corpo e l'ottenne; egli con Giuseppe di Arimatea lo staccò dalla croce, involtolo in un candido lenzuolo, lo ripose in un sepolcro nuovo. Il cartello che CATECHISMO 213 fu appeso per ordine di Pilato alla sua croce e ch'era scritto in tre lingue, cioè ebraica, greca e latina, portava questa iscrizione: Gesù Nazareno re de' Giudei. Articolo V. Il corpo di Gesù Cristo stette nel sepolero parte di tre giorni; intanto la sua anima discese ai luoghi inferiori, pei quali s'intendono il limbo, l'inferno ed il purgatorio. Gesù Cristo discese nel limbo per consolare e liberare le anime dei giusti, che riposavano in seno ad Abramo, aspettando il compimento delle promesse. Alla mattina della domenica usci glorioso dal suo sepolcro. Allora scese un Angelo che rovesciò la lapide, spaventò i soldati che custodivano il sepolcro medesimo sigillato col sigillo imperiale. Questi si diedero alla fuga, ma corrotti dagli Scribi e dai Farisei, fecero correr la voce, che il corpo di Gesù Cristo era stato rubato dai Discepoli, mentr'essi dormivano: miserabile sotterfugio per diminuire la lor vergogna! Gesù Cristo rese incontrastabile il suo risorgimento coll' apparire a diverse persone, come alla sua madre, alla Maddalena, ora agli apostoli nel cenacolo od 214 CATECHISMO occupati nella pesca, ora ai discepoli avviati al castello di Emmaus. Articolo VI. Gesù Cristo risorto stette sulla terra quaranta giorni, non trattando che cogli apostoli e coi discepoli, discorrendo del regno di Dio. Quaranta giorni dopo a vista di circa centoventi persone si elevò per virtù propria dalla cima dell' Oliveto, e, data la propria benedizione, ascese alla destra del Padre, ove fa continuamente le parti d'avvocato per noi, mostrando le sue piaghe, che sono come altrettante bocche che perorano sempre la nostra causa. Articolo VII. Dopo la morte si hanno da subire due giudizj: l' uno particolare, ed è fatto all'anima nell'atto in cui essa si separa dal corpo, e l'altro universale, e sarà una ripetizione del primo, ma alla presenza di tutto il mondo. E conveniente che vi sia alla fine del mondo il giudizio universale: 1.º per giustificare la divina provvidenza, 2.° per umiliare i cattivi in questa vita prosperati, 3.° per esaltare i buoni tante volte depressi. CATECHISMO 245 Articolo VIII. Lo Spirito Santo è la terza persona della Ss. Trinità, eguale in tutto al Padre ed al Figliuolo, da cui procede per via di spirazione e di amore. Si dipinge sotto la figura di una colomba, perchè così si rese visibile sul capo di Gesù Cristo al Giordano. Sette sono i suoi doni: 1.° Sapienza, 2.0 Intelletto, 3.º Consiglio, 4.° Fortezza, 5.0 Scienza, 6.° Pietà, 7.º Timor di Dio. I suoi frutti sono dodici: 1.º Carità, 2.° Allegrezza, 3.° Pace, 4.° Pazienza, 5.0 Benignità, 6.° Bontá, 7.° Longanimità, 8.° Mansuetudine, 9.º Fede, 10.0 Modestia, 11.º Continenza, 12.º Castità. Articolo IX. La Chiesa è la congregazione dei fedeli sotto la direzione di un solo capo invisibile che è Gesù Cristo, visibile che è il Papa. Quattro sono i suoi caratteri: Una, Santa, Cattolica, Apostolica. Si dice una, perchè è uno solo il suo capo, una sola la sua fede, una sola la sua legge, una sola la sua speranza, un solo il suo spirito che è la carità, un solo il suo fine che è la beatitudine eterna. Si dice santa, 216 CATECHISMO perchè è santo il suo capo, santi i suoi precetti, santi per fede e per professione i suoi membri, finalmente perchè in essa vi sono sempre dei Santi. Cattolica cioè universale si dice la Chiesa, perchè abbraccia 1.º tutti i tempi, 2.º tutti i luoghi, 3.º tutte le persone. Apostolica, perchè fondata dagli apostoli, professa, come ha sempre professato, la dottrina degli apostoli immediatamente istruiti da Gesù Cristo. Si dice anche romana, perchè la Chiesa romana è quella sola, che si è sempre tenuta immobile nella fede degli apostoli, e che ha in ogni tempo presentato i quattro caratteri che distinguono la vera Chiesa. Quindi il segnale infallibile di essere nella vera Chiesa è l' essere uniti al Romano Pontefice che la rappresenta. Per comunione de' Santi si intende la comunicazione dei beni, che vi sono fra i membri della Chiesa, trionfante, che sono i Santi, militante, che siamo noi, purgante, che sono le anime del purgatorio. Noi onoriamo i Santi, e i Santi pregano per noi: le anime purganti si interessano pel nostro bene, e noi abbreviamo e alleggeriamo le loro pene per mezzo dei nostri suffragi. Si devono suffragare le anime del purgatorio: 1.° Perchè Dio lo desidera, es 217 sendo sue carissime spose. 2.° Perchè esse lo meritano, essendo tutte sante rassegnatissime, ma infelicissime; dacchè tormentate dalla privazione di Dio e da un fuoco simile a quello dell'inferno, sono incapaci di ajutarsi da sè. 3.º Perchè lo esige il nostro interesse, procurandoci coi loro suffragi degli avvocati potentissimi appresso Dio. Non godono di alcuno di questi beni gli Infedeli cioè quelli che adorano gli idoli, gli Ebrei cioè quelli che aspettano ancora il Messia, i Turchi cioè quelli che professano la fede insegnata dall'impostore Maometto, gli Scismatici cioè quelli che non vogliono dipendenza dal Papa, gli Eretici, cioè quelli che professano una dottrina condannata dalla Chiesa, gli Apostati cioè quelli che, dopo essere stati nella vera Chiesa, se ne separano volontariamente, gli Scomunicati che sono quei fedeli, i quali per qualche delitto sono recisi dal corpo mistico della Chiesa, per cui, finchè la scomunica non è loro levata, sono privati d'ogni diritto ai beni della Chiesa, e morendo in questo stato non possono essere sepolti in luogo. sacro. Il Parroco ecc. CATECHISMO 10 218 CATECHISMO Articolo X. Per Remissione de'peccati si intende che nella Chiesa vi è la facoltà di assolvere ogni peccato. I mezzi con cui rimettonsi i peccati sono: 1.° I sacramenti, dei quali si parlerà distintamente a suo luogo; 2.º le indulgenze, riguardo alle quali si può vedere l'ultimo paragrafo della soddisfazione nel sacramento della Penitenza. I peccati si distinguono in originale, cioè quello che portiam dal concepimento, perchè da noi commesso nella volontà di Adamo e che si rimette col battesimo, ed attuale, cioè ogni peccato che si commette dopo l'uso della ragione. Il peccato attuale è di due sorta: mortale, che privandoci della grazia di Dio dà morte all'anima e ci condanna all'inferno, e veniale, che diminuisce l'amicizia di Dio e ci merita il purgatorio. Sette si dicono capitali, e sono: 1.º Superbia, che si vince coll' umiltà; 2.º Avarizia, colla liberalità; 3.° Lussuria, colla castità; 4.° Invidia, colla carità; 5.º Gola, coll' astinenza; 6.° Ira, colla pazienza; 7.0 Accidia, colla diligenza e col fervore del servizio di Dio. Sei si dicono contro lo Spirito Santo, e sono: 1.º disperazione della salute; 2.° pre CATECHISMO 219 sunzione di salvarsi senza merito; 3.º impugnare la verità conosciuta; 4.° invidia della grazia altrui; 5.° ostinazione ne' peccati; 6.0 impenitenza finale. Quattro gridano vendetta al cospetto di Dio, e sono: 1.° omicidio volontario; 2.º peccato carnale contro natura; 3.° oppressione de'poveri; 4.° defraudar la mercede agli operai. Articolo XI Per la Risurrezione della carne si intende, che alla fine del mondo tutti quelli che vissero sopra la terra, verranno a risorgere coll' antico lor corpo, che avrà le doti della impassibilità, chiarezza, agilità e sottigliezza nei giusti, e tutto il contrario nei peccatori. Dopo la risurrezione avrà luogo il Giudizio nella valle di Giosafat, ove separati dagli Angioli i buoni dai cattivi, udranno da Cristo giudice pronunciarsi, secondo i loro meriti, la sentenza la quale sarà irrevocabile per tutti i secoli. Articolo XII. Per Vita eterna s' intende il paradiso preparato per tutti, ma che godranno solamente coloro i quali saranno morti in grazia di Dio; poichè gli altri, morti in pec 220 cato mortale, saran condannati all'inferno. Il paradiso si definisce il luogo ove si godranno per sempre tutti i beni senza mescolanza di male: l'inferno è il luogo ove si soffre la privazione di Dio, il tormento del fuoco, e tutti i mali senza mescolanza di bene e senza speranza che abbiano a terminare. Medita spesso i novissimi ed in eterno non peccherai. CATECHISMO PATER NOSTER. Il Pater noster si chiama Orazione Dominicale, perchè composta ed insegnata dal nostro Signor Gesù Cristo. Questa è l'orazione la più eccellente: 1.° perchè divina nella sua origine, essendo composta da Gesù Cristo; 2.º perchè la più breve, la più chiara, la più succosa nelle sue espressioni; 3.° perchè la più ordinata nelle sue domande. Le petizioni dell' orazione dominicale sono sette, oltre il proemio: Padre nostro, che siete nei cieli. 1.º Sia santificato il vostro nome. 2.° Venga il vostro regno. 3. Sia fatta la vostra volontà, come in cielo, così in terra. 4.0 Dateci oggi il nostro pane quotidiano. 5.º Rimetteteci i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. CATECHISMO 221 6.° E non ci inducete in tentazione. 7.° Ma liberateci dal male. Così sia. SPIEGAZIONE. Padre nostro, che siete ne'cieli. è Iddio si chiama Padre: 1.° perchè tale per diverse ragioni, cioè per natura, per creazione, per conservazione, per adozione; 2.º perchè noi comprendiamo l'amore che ci porta, e la confidenza con cui dobbiamo pregarlo; 3.° perchè ricordiamo i doveri che abbiamo con lui, che sono cinque, cioè amarlo, onorarlo, obbedirlo, imitarlo, finalmente assoggettarci a' suoi paterni castighi. Nostro': 1.° perchè se Dio è padre di tutti gli uomini per creazione e conservazione, lo è specialmente di noi cristiani per averci adottati in figliuoli; 2.º perchè comprendiamo che tutti gli uomini ci sono fratelli, e dobbiamo desiderare loro quel bene che bramiamo per noi. Che siete ne'cieli per ricordarci: 1.° il luogo particolare ove fa mostra di sua grandezza, e tiene come la sua reggia; 2.º la patria a cui dobbiamo continuamente aspirare; 3.º l'idea grande che dobbiamo avere di Dio, avendo in cielo il 222 CATECHISMO suo trono, e governando di là tutte le cose del mondo; 4.° la qualità delle dimande che dobbiamo dirigergli, cioè spettanti al conseguimento del paradiso, non dei beni frivoli della terra. Sia santificato il vostro nome. Santificato vuol dire: Sia glorificato da tutti gli uomini per mezzo di una santa condotta, 1.º col non profanarlo, 2.º col lodarlo, invocarlo, temerlo. Si domanda a Dio che gli uomini santifichino il suo nome, 1.º perchè niente noi possiamo senza la sua grazia, 2.º perchè gli uomini essendo liberi possono, sebbene a loro rovina, negare a Dio quella gloria accidentale ch' egli ha dalla nostra condotta conforme a'suoi precetti. Si dice il vostro nome, e non la vostra persona, perchè un figlio amante del proprio padre non si contenta di vederlo rispettato nella persona, ma ha ancora premura che si parli bene di lui, che sia rispettata la sua fama. Venga il vostro regno. Questo regno è di tre sorta: 1.° di natura, e già l'abbiam conseguito nella creazione, quindi domandiamo che sia conservato; 2.º di grazia, e si ottiene col buon CATECHISMO 223 uso dei sacramenti e coll'esatta osservanza dei divini precetti; 3.° di gloria, cioè il paradiso che ci è promesso dopo la morte. Quindi implicitamente domandiamo la morte non per impazienza di uscire dai guai del mondo, il che sarebbe poco lodevole, quando fosse per poca rassegnazione, ma come mezzo indispensabile per arrivare a quel regno che sta preparato per nostra eredità, in cui non v' ha più pericolo di perdere Dio. Sia fatta la vostra volontà come in cielo, così in terra. Dopo la domanda del paradiso si chiede l'adempimento della divina volontà che è l'unico mezzo per arrivarvi. Quindi si chiede: 1.º che noi eseguiamo i suoi comandi, i suoi consigli, le sue inspirazioni, poichè tale è il desiderio di Dio, ossia la volontà detta di segno; 2.º che noi ci conformiamo a tutto ciò che gli piace disporre di noi, sia prospero, sia avverso, in che consiste la volontà che dicesi di beneplacito. Niente più giusto di ciò: 1.° per l'onore che rendiamo a Dio, obbedendo e rassegnandoci al suo volere; 2.º per l'utile che a noi deriva, o si consideri la pace che procuriamo all'anima nostra, o si ri 224 CATECHISMO fletta al merito che acquistiamo. Si dice poi che questa volontà si faccia in terra, come si fa in cielo, perchè in cielo si fa: 1.° prontamente, cioè senza dilazione; 2.º esattamente, cioè senza riserva; 3.º incessantemente, cioè senza rallentarsi mai; 4.0 disinteressatamente, cioè senza riflesso all' utile che ne ridonda. Dateci oggi il nostro pane quotidiano. Il pane è di due sorta: 1.º corporale, 2.° spirituale. Per pane corporale s' intende tutto quello che serve al vitto, al vestito. Per pane spirituale s'intende: 1.º la grazia divina, 2.º la divina parola, 3.º e più specialmente la divina Eucaristia. Si dice dateci, non donateci, perchè il figlio ha diritto ad essere sostenuto dal padre. Si dice oggi, perchè dobbiamo vivere con fiducia nella provvidenza di Dio e ricorrervi tutti i giorni: pane, per indicare che dobbiamo accontentarci del necessario: nostro, cioè guadagnato coi nostri sudori, se è di corpo; proporzionato ai nostri bisogni, se è di spirito: quotidiano, per ricordarci che ne abbisogniamo ogni giorno. E rimettete a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Per debito si intendono due cose: 1.º la CATECHISMO 225 colpa commessa nell' offendere Dio, 2.º la pena meritata nel tempo e nella eternità. Sidice rimettete, perchè, per quanto potessimo fare di penitenza, non arriveremmo mai a far tanto da reintegrare Iddio dell'offesa, e l'anima dei danni incontrati. Si chiamano debiti, perchè non si può ottenere la remissione senza qualche soddisfazione. Si soddisfa per la colpa col pentimento e colla confessione; si soddisfa alla pena colle penitenze di questa vita e colle pene del purgatorio che dobbiamo cercare di evitare con ogni sforzo possibile. Si dice, come noi rimettiamo ai nostri debitori, per ricordarci: 1.° il dovere indispensabile di perdonare ai nostri offensori; 2.º il castigo che ne sovrasta non perdonando, cioè la negazione della divina misericordia; 3.º il modo con cui dobbiamo perdonare, che deve essere a somiglianza di quello che tiene Dio, cioè 1.º prontamente, 2.º sinceramente, 3.º interamente. Non adempie a questo dovere: 1.º chi cova per qualche tempo l'odio in cuore; 2.º chi dopo aver perdonato, non vede di buon occhio il suo offensore; 3.0 chi ricorda di quando in quando i suoi torti. 10* 226 CATECHISMO Non ci inducete in tentazione. Le tentazioni vengono: 1.º da Dio per provare la nostra fedeltà e per coronarci di maggiori meriti; 2.º dai nostri nemici per sedurre la nostra debolezza, sempre però colla permissione di Dio. I nostri nemici sono tre: 1.º il mondo che ci tenta colle pompe e colle persecuzioni, 2.º la carne colle lusinghe, 3.° il demonio colle suggestioni. Le tentazioni si vincono: 1.º colla fuga delle occasioni, 2.0 coll'orazione, 3.0 colla mortificazione, 4.° col buon uso dei sacramenti. Ma liberateci dal male. Per male qui s' intendono tutti i mali temporali, cioè le ignoranze, le infermità, le carestie, le guerre, le pestilenze, i tremuoti, gli incendj, le inondazioni, le persecuzioni e le disgrazie d'ogni genere. In quattro maniere il Signore può liberarci dal male: 1.º non permettendo che succeda, come fece con Giacobbe liberandolo dall' ira di Esaù; 2.º mitigandolo con quelle consolazioni che lo fan sopportare con facilità, come fece con Israele in Egitto assicurandolo di prossima liberazione, nel deserto accertandolo di entrar nella 227 CATECHISMO terra promessa; 3.º contraccambiandolo con altri beni che lo contrappesino, e così fece con Daniele facendolo onorare da quei re che lo tenevano schiavo; 4.° cambiandolo in un bene maggiore, e così fece con Giuseppe a cui la vendita divenne fortuna. Amen. Amen, cioè così sia, significa: Così desidero che succeda; così spero; così vi prego a far che avvenga quanto vi ho dimandato nelle suddette petizioni, dacchè Gesù Cristo ne assicura che qualunque preghiera sarà fatta in suo nome, verrà senza fallo esaudita. AVE, MARIA. Dopo il Pater noster l'orazione più eccellente è l'Ave, Maria, composta da Dio medesimo per mezzo dell' Arcangelo Gabriele, di santa Elisabetta e della Chiesa. Le parole dell'Angelo sono: Dio vi salvi, o Maria, piena di grazia; il Signore è con voi. Quelle di santa Elisabetta: Voi siele benedetta fra le donne e benedetto il frutto del ventre vostro. Quelle della Chiesa: Santa Maria madre di Dio, pregate per noi peccatori adesso e nell' ora della nostra morte. Così sia. 228 CATECHISMO Maria si dice piena di grazia, perchè ebbe in grado eminente tutte le grazie accordate ai giusti di tutti i secoli, ed altre grazie che non furono accordate ad alcuno, come di essere concepita senza peccato, di divenir madre senza lasciare di esser vergine, finalmente di essere anticipatamente glorificata anche nel corpo, il quale tre giorni dopo la morte fu portato dagli angioli in cielo. Alla eccellenza della sua grazia corrispose l'eminenza della sua gloria; perocchè in cielo costituisce da sè una gerarchia tutta nuova, inferiore a Dio, ma d'assai superiore a tutti i Santi e a tutti gli Angioli. Benedetta fra le donne: 1.º perchè non ebbe nè sfregio di purità nel concepire, nè dolore e incomodo nel dare alla luce il divino suo figlio; 2.º perchè nessuna ebbe un figlio così santo come il suo, essendo niente meno che il Figliuolo di Dio. Maria quindi è veramente madre di Dio, perchè Gesù Cristo suo figliuolo non lasciò d'esser Dio, quando si fece uomo nel seno purissimo di Maria, ma uni inseparabilmente in una sola persona la divinità e la umanità. Così fu definito l'anno 431 nel concilio di Efeso celebrato da Celestino I per condannare Nestorio. CATECHISMO 229 Con gran ragione poi diciamo a Maria, pregate per noi, perchè le sue preghiere presso Dio hanno ragione di comando, e come insegna s. Bernardo, non si concede grazia sopra la terra che non passi prima per le sue mani. Dobbiamo dunque darci una grande premura di esser divoti di Maria. Questa divozione si pratica: 1.º coll' imitare le sue virtù; 2.º col solennizzare le sue feste accostandoci ai ss. sacramenti; 3.0 col santificare con qualche preghiera e mortificazione le sue novene, ed il sabato che è giorno dalla Chiesa a Maria dedicato; 4.º col pronunziare con gran rispetto il suo nome; 5.0 col salutarla al suono delle campane, recitando l'Angelus Domini alla mattina, al mezzogiorno, alla sera; 6.º col recitare ogni giorno il rosario; 7.° coll'ascriverci alle confraternite che sono consacrate al suo onore, alla sua gloria; 8.0 col fare delle limosine e delle opere pie coll'intenzione di piacere a lei e di onorarla nel miglior modo che ci è possibile. COMANDAMENTI DI DIO. I comandamenti di Dio sono dieci. 1.º A-. dorare un solo Dio. 2.° Non nominare il suo 230 CATECHISMO santo nome invano. 3.° Santificare la festa. 4.° Onorare il padre e la madre. 5.° Non far omicidio. 6.° Non far adulterio. 7.ºNon rubare. 8.º Non dir testimonio falso. 9.º Non desiderare la donna d'altri. 40.º Non desiderare la roba d'altri. Rischiaramento delle cose principali. Il decalogo è la legge di natura, scritta dal dito di Dio sul monte Sina, e data al popolo ebreo per mezzo di Mosè. Ogni comandamento ha due parti: 1.ª la positiva, ed è ciò che comanda; 2.ª la negativa, ed è ciò che proibisce. Ciò che è proibito, non si può mai fare lecitamente; ciò che è co mandato, si può ommettere nei casi di necessità o di grave incomodo. Primo comandamento. Nel primo precetto si comanda l'esercizio 1.º della fede, 2.º della speranza, 3.º della carità, 4.º della religione. La fede è una virtù( abilità) soprannaturale, infusa da Dio nell'anima nostra, per la quale noi crediamo fermamente tutto ciò che Dio ha rivelato. La speranza è una virtù soprannaturale, infusa da Dio nell'anima nostra, per la quale speriamo la vita eterna e i mezzi di conseguirla. La carità è una virtù sopranna CATECHISMO 231 turale, infusa da Dio nell' anima nostra, per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi per amor di Dio. Gli atti di fede, speranza e carità si devono praticare indispensabilmente: 1.º quando siamo arrivati all'uso della ragione; 2.º quando siamo tentati, o ci accostiamo ai sacramenti; 3.° in punto di morte; 4.º spesse volte in vita. La religione comprende: 1.º l'adorazione esteriore, 2.0 la lode, 3.º il ringraziamento, 4.° la preghiera, 5.0 il sacrificio, 6.º la venerazione alle reliquie ed alle immagini di Dio, di Gesù Cristo, di Maria Vergine, degli Angioli e dei Santi. Si proibisce: 1.º l'idolatria, 2.º il sacrilegio, 3.º la superstizione. L'idolatria è di due sorta: 1.º reale, 2.0 spirituale. La reale si commette prestando il culto supremo alle creature, sieno inanimate, siano animate. La spirituale si commette servendo alle passioni più che a Dio. Il sacrilegio è di tre sorta: 1.° personale, 2.º reale 3.º locale. La superstizione comprende: 1.º la vana osservanza, 2.º il sortilegio, 3.º la divinazione, 4.º la magia, 5.º la credenza ai sogni. I sogni, per il principio da cui provengono, sono di tre sorta: 1.º naturali, 2.0 soprannaturali, 3.º diabolici. 232 CATECHISMO Secondo comandamento. Nel secondo si proibisce: 1.° la profanazione del nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine, degli Angioli e dei Santi; 2.º la bestemmia; 3.0 l'imprecazione; 4.0 l'abuso del giuramento e del voto. Il Nome di Dio si profana col proferirlo: 1.º in atto di collera, 2.° per disprezzo, 3.0 per giuoco, 4.° colle orazioni mal recitate. La bestemmia è di due sorta: 1.ºsemplice, 2.0 ereticale. La imprecazione si fa: 1.º contro di sè in attestazione di ciò che si dice; 2.º contro degli altri per isfogo di collera. Il giuramento deve avere tre condizioni: 1.° verità, 2.º giudizio, 3.º giustizia. Il voto si divide: 1.° in semplice e solenne, 2.° in assoluto e condizionato, 3.º in temporale e perpetuo, 4.° in personale, reale e misto. Il voto deve esser fatto: 1.º di libera volontà, 2.º di una cosa propria e migliore, 3.º coll' animo di obbligarsi. Terzo comandamento. Nel terzo si comanda di santificare la festa, 1.º coll' astenersi dalle opere servili, 2.0 col praticare le opere di pietà. Tra le opere servili non sono comprese CATECHISMO 233 le opere di necessità e le arti liberali, quali sono: lo studio, il leggere, lo scrivere, il disegno, la pittura, la scultura; non s'intende però il distendere la tela, il macinare i colori, lo sgrossare il marmo, che sono vere opere servili. Per opere di pietà si intendono principalmente le funzioni pubbliche della Chiesa, cioè la messa, il vangelo, la dottrina cristiana, i vesperi e la benedizione. La messa però è comandata sotto pena di peccato mortale. Quarto comandamento. Il quarto precetto comprende i doveri reciproci dei superiori e degli inferiori. I doveri dei genitori verso i propri figli sono quattro: 1.º alimento, 2.° istruzione, 3.0 correzione, 4. buon esempio. I figli devono ai proprj genitori: 1.º amore, 2.º rispetto, 3.º obbedienza, 4.º soccorso. Sotto il titolo di genitori si comprendono eziandio tutti i superiori spirituali e corporali. I superiori spirituali sono: il papa, il vescovo, il parroco, il confessore, tutti i sacerdoti. I corporali sono: i re, i magistrati, i tutori, i padroni, i mariti, e tutti i superiori per età e per dignità. A tutti i superiori ecclesiastici si deve 234 CATECHISMO amore, rispetto, ubbidienza. I doveri dei sudditi verso il re e i magistrati sono: onore, fedeltà ed obbedienza. I tutori hanno gli stessi obblighi dei genitori. I padroni devono ai servitori tre cose: 1.º pagar con giustizia e con prontezza, 2.º comandare con discrezione e carità, 3.0 sorvegliare con attenzione e con prudenza. I servi devono ai padroni rispetto, obbedienza, fedeltà. I mariti e le mogli devonsi a vicenda amore, rispetto, fedeltà, compatimento, soccorso. I giovani devono ai vecchi onore e tolleranza. I ricchi ai poveri debbono soccorso spirituale e corporale. Quinto comandamento. Nel quinto si proibisce ogni danno al prossimo, sia nel corpo, sia nell' anima. Quindi l'omicidio è di due sorta: corporale, ed è il vero omicidio; spirituale, ed è lo scandalo. L'omicidio è sempre illecito, quando non si faccia o per pubblica autorità o per ragion di difesa. Sotto il titolo d'omicidio si proibiscono ancora: l'ira, l'odio, l'invidia, la vendetta, la derisione, le risse, le ingiurie, le minacce, le percosse, le ferite. Viene implicitamente comandato di amare i propri nemici, il CATECHISMO 235 che si dee fare: 4.° perchè Dio lo comanda, 2.º perchè ce ne ha dato l' esempio, 3.º perchè senza amare i nemici non possiamo aspettarci nè misericordia nè grazia. Lo scandalo si definisce: Ogni parola, ogni azione, ogni omissione che presenta al prossimo occasione di rovina spirituale. Lo scandalo è diretto quando col peccato esterno s'intende la rovina del prossimo, indiretto quando dalla nostra condotta deriva scandalo agli altri, senza averne intenzione, ma che si poteva prevedere. Sesto e nono comandamento. Nel sesto e nono si proibiscono i pensieri, le parole, le opere ecc. ecc. contrarie alla santa purità( Vedi l'esame per la confessione). In questo genere è difficile che si dia materia leggera. Settimo comandamento. Nel settimo si proibisce ogni danno al prossimo nella roba. Si viola questo precetto colla rapina e col furto. La rapina consiste nell'usurparsi la roba altrui con violenza. Il furto si commette: 1.º togliendo di nascosto qualche cosa contro la volontà ragionevole del padrone; 2.0 col ritenere ingiustamente la roba o 236 CATECHISMO rubata, o trovata, oppure ricevuta in imprestite od in deposito; 3.º col ricusare o tardare ingiustamente il pagamento dei debiti; 4.° coll'esercitare l'usura, la quale è condannata dalle leggi naturale, divina, ecclesiastica e civile; 5.º col far contratti illeciti; 6.º col non pagare le decime devolute alla Chiesa; 7.º col commettere la simonia; 8.º col mal eseguire i doveri di artefice e di mercenario. Chi è stato causa del danno altrui, è tenuto ad indennizzare il prossimo pregiudicato. Sono tenuti a restituire: 1.º chi ha la roba rubata, 2.º chi ha eseguito il furto, 3.º chi l'ha comandato, 4.° chi l'ha consigliato, 5.º chi vi ha cooperato, 6.0 chi vi ha partecipato, 7.0 chi l'ha efficacemente approvato, 8.º chi non l'ha impedito, avendone l'obbligo ed il potere. L'impotenza a restituire sospende l'obbligo, ma non lo toglie. L'obbligo della restituzione non si toglie che per la remissione libera fatta dal padrone danneggiato. In questo precetto si comanda la limosina. La limosina si deve fare col superfluo, il quale è di due sorta: 1.º superfluo allo stato, 2.0 superfluo alla vita. La necessità del prossimo è di tre sorta: estrema, grave e comune. La necessità CATECHISMO 237 estrema si dee soccorrere col superfluo alla vita; la grave e la comune col superfluo allo stato. La limosina dee farsi: 1.º con rettitudine di cuore, 2.º con ilarità di volto, 3.º con generosità di mano. Per limosina s'intende ancora qualunque soccorso spirituale o temporale prestato al nostro prossimo bisognoso. Ottavo comandamento. Nell'ottavo si proibisce: 1.º la falsa testimonianza, sia in giudizio, sia fuori; 2.º l'adulazione, che è una lode eccedente che fomenta la superbia; 3.º la detrazione; 4.º la bugia; 5.º il giudizio temerario. La detrazione comprende: 1.º la calunnia, cioè apporre al prossimo un delitto falso, o accrescere un vero; 2.º la contumelia, cioè disonorare il prossimo in sua presenza; 3.º la mormorazione, la quale si commette: 1.° palesando senza bisogno un difetto occulto del prossimo in sua assenza, 2.º interpretando sinistramente l'altrui condotta, 3.º negando o sminuendo anche col solo silenzio o coi gesti la verità vantaggiosa al prossimo, 4.° lodando ironicamente e con freddezza. I difetti del prossimo si possono manifestare in tre casi: 1.0 quando sono pubblici, o per di 238 CATECHISMO ritto, o per fama, o per fatto; 2.° per motivo di correzione; 3.° per impedire il proprio o l'altrui danno. La bugia, che è un parlare contro l'intimo sentimento, è di tre sorta: giocosa, officiosa, dannosa. Il giudizio temerario è tener per cattivo il prossimo senza bastevole fondamento. Si dee distinguere dal giudizio il dubbio ed il sospetto che rare volte sono peccato. Decimo comandamento. Il decimo comandamento proibisce tutti i pensieri e i desiderj contrarj alla carità, specialmente il desiderare l'altrui roba con pregiudizio del prossimo. PRECETTI DELLA CARITA'. I precetti della carità sono due: 1.0 Amar Iddio sopra ogni cosa, 2.º amar il prossimo come noi stessi. Per amar Dio sopra ogni cosa bisogna: 1.º amar niente al par di Dio, 2.º far niente contro Dio, 3.º far tutto in ordine a Dio. Per amare il prossimo come noi stessi bisogna: 1.º non far agli altri ciò che non vorremmo per noi, 2.º fare agli altri quello che vorremmo a noi fatto. Per prossimo si intendono tutti quelli, che CATECHISMO 239 dotati della nostra natura sono capaci del medesimo fine. COMANDAMENTI DELLA CHIESA. I comandamenti della Chiesa sono cinque. 1.° Udir la messa in tutti i giorni di festa. 2.º Digiunare la quaresima, le quattro tempora e le vigilie comandate, ed astenersi dalla carne il venerdi ed il sabato. 3.º Confessarsi almeno una volta all'anno e comunicarsi alla Pasqua di risurrezione. 4.° Non celebrar le nozze nei tempi proibiti. 5.º Pagar le decime secondo l'usanza. Schiarimenti. Perchè la Messa sia valida alla soddisfazione del precetto, deve sentirsi: 1.° intera, cioè si deve assistervi per lo meno dal principio del vangelo fino alla fine; 2.º con divozione, cioè occupandosi in pensieri santi e in orazioni, senza distrazion volontaria per tempo notabile. Le sue parti principali sono tre: 1.º l'offertorio, 2.º la consecrazione, 3.º la consumazione; che costituiscono l'essenza del sacrificio. Riguardo alla messa son da avvertire 240 CATECHISMO diverse cose: 1.º Che nel tempo della messa si può recitare qualunque orazione anche di obbligo, come le orazioni dovute per voto, la penitenza data dal confessore, o l'ufficio negli ecclesiastici; 2.º che nel giorno di Natale, quantunque sia bene sentirne tre, anzi più che è possibile, per conformarsi allo spirito della Chiesa, che se accorda di celebrarne più d'una ai sacerdoti, lo fa per invitare tutti i fedeli a distinguere con maggior abbondanza di opere pie un giorno così santo, l'obbligo è d'una sola, e questa può essere tanto la prima, come la seconda, come la terza, essendo tutte e tre vere messe intere, giacchè tra loro non v'ha differenza che nella purificazione, la quale si omette nelle due prime per non rompere il digiuno; 3.º che la messa è l' azione più grande della religione, e dobbiamo darci premura di ascoltarla anche ogni giorno, per così adempire debitamente i quattro doveri che abbiamo con Dio, 1.º di adorare la sua maestà, 2.º di ringraziare la sua beneficenza, 3.º di espiare i peccati commessi, 4.° di impetrare tutte le grazie di che abbisogniamo, così in ordine all'anima, come in ordine al corpo. Il digiuno è di due sorta: naturale ed CATECHISMO 241 ecclesiastico. Il digiuno naturale esclude ogni cosa che abbia ragione di cibo, di bevanda o di medicina, e questo si richiede per ricevere l'Eucaristia. L'ecclesiastico, che è quello di cui qui si parla, permette la bevanda e la medicina, ma esclude il cibo. Per osservare il digiuno ecclesiastico bisogna: 1.º astenersi dai cibi proibiti dalla Chiesa; 2.º fare un solo pasto al giorno, non computandosi come pasto la refezione alla sera, la quale ordinariamente non deve oltrepassare le otto once, come pure la cioccolata in bevanda alla mattina, dove già ne esiste legittima consuetudine, purchè non oltrepassi il peso di un'oncia; 3.º mangiare non prima dell'ora stabilita. Le cause che scusano dal digiuno, sono quattro: 1.° l'infermità, 2.° la povertà, 3.º la fatica, 4.° la carità; in una parola la impotenza o fisica o morale. L'obbligo del digiuno comincia all'anno ventunesimo compiuto. Le quattro tempora si celebrano nel mercoledi, venerdì e sabato susseguenti alla prima domenica di Quaresima, alla domenica di Pentecoste, all'Esaltazione della santa Croce( 14 settembre), alla festa di s. Lucia( 13 dicembre). Per vigilie si intendono i giorni antecedenti al giorno Il Parroco ecc. II 242 CATECHISMO di Natale, di Pentecoste, dell'Assunta, di tutti i Santi, dei ss. Pietro e Paolo, del Santo patrono della diocesi, e finalmente le rogazioni. Non si soddisfa al precetto dell'annua confessione e della pasquale comunione col confessarsi o comunicarsi sacrilegamente. Sono proibite le nozze dalla prima domenica d'Avvento fino a tutto il giorno dell' Epifania, e dal principio della Quaresima fino alla domenica in Albis inclusivamente. CONSIGLI EVANGELICI. I consigli evangelici sono tre: 1.° povertà volontaria, 2.º castità perpetua, 3.0 ubbidienza in ogni cosa che non sia peccato. SACRAMENTI. I sacramenti sono sette: Battesimo, Cresima, Eucaristia, Penitenza, Estrema Unzione, Ordine e Matrimonio. Tutti i sacramenti sono stati istituiti da Gesù Cristo. Il sacramento si definisce un segno sensibile della grazia invisibile. A formare un sacramento si richieggono CATECHISMO 243 quattro cose: materia, forma, ministro ed intenzione. I sacramenti dei morti, così detti perchè si danno a quelli che sono morti alla grazia di Dio, sono due: Battesimo e Penitenza. La Penitenza però è cosa ottima il riceverla anche quando non si hanno che peccati veniali, anzi sarebbe da desiderarsi che si ricevesse ogni settimana, specialmente in Quaresima ed in Avvento, come raccomandano i Santi e specialmente s. Carlo, almeno almeno però non più tardi d' una volta al mese, per cosi procurare all'anima quella santità e quella perfezione che è il dovere preciso e prinpale d'ogni cristiano. Gli altri cinque sacramenti si chiamano dei vivi, perchè richiedono lo stato di grazia in chi li ha da ricevere; quindi ricevendoli in peccato mortale, si commette un orrendo sacrilegio. I sacramenti che si possono ricevere una sola volta, perchè imprimono un carattere indelebile nell'anima, sono tre: 1.º Battesimo, 2.0 Cresima, 3.° Ordine. Battesimo. Il Battesimo è un sacramento che ci 244 CATECHISMO fa cristiani, figliuoli di Dio e della Chiesa. La materia del battesimo è l'acqua naturale. La forma sono le parole: Ego te baptizo in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Il ministro ordinariamente è il sacerdote, ma in caso di necessità chicchessia può esser ministro del battesimo, anche una donna, un ebreo, un turco, un gentile, purchè il battezzante abbia intenzione di far quello che fa la Chiesa, e questa è l'intenzione necessaria in tutti i sacramenti. Il battesimo è di tre sorta, di acqua, di sangue e di desiderio. Il battesimo d'acqua si amministra in tre maniere: per infusione, per immersione, per aspersione. Tre sono gli effetti del battesimo: 1.º cancellare in noi ogni peccato così originale come attuale, tanto in quanto alla colpa, come in quanto alla pena; 2.º renderci figliuoli di Dio e della Chiesa dandoci una nuova vita di grazia; 3.º imprimere nell'apima un carattere indelebile, per cui tal sacramento non può replicarsi. Ai battezzandi si danno i padrini e le madrine: 1.° perchè li offeriscano alla Chiesa; 2.º perchè rispondano in vece del battezzando, se è bambino, e si facciano 245 come garanti delle promesse ch'egli fa; 3.° perchè in mancanza dei genitori ne facciano le veci per l'assistenza spirituale del battezzato. Per fare il padrino o la madrina bisogna essere, 1.º cattolico, 2.º cresimato, 3.º giunto all' età competente, cioè di quattordici anni se maschio, di dodoci se femmina, 4.° ben istrutto, 5.º di buoni costumi, 6.º non il padre o la madre del battezzando. Si richiede che abbiano le prime cinque qualità, perchè debbono nel caso di bisogno supplire alla mancanza dei genitori: la sesta poi per la spirituale cognazione che contraggono i padrini col battezzato e coi di lui genitori, per cui nasce impedimento al matrimonio. Diversi sono i riti del battesimo, tutti di grande importanza pel loro significato, ed eccolo: 1.° II battezzando si ferma fuori della chiesa, per indicare che prima del battesimo è indegno di entrarvi, essendo soggetto al demonío; 2.º il sacerdote soffia tre volte in modo di croce sul battezzando, per indicare che il demonio non si discaccia se non nel nome della ss. Trinità e per i meriti di Gesù crocifisso; 3.° fa il segno di croce sulla fronte e sul petto, per fargli intendere che dee gloriarsi, non vergognarsi d'esCATECHISMO 246 CATECHISMO sere cristiano, quindi amare di cuore Gesù Cristo e la sua croce; 4.° gli impone il nome di un Santo, per dargli un modello da imitare e un protettore in cui confidare; 5.° gli mette il sale in bocca, per dinotare che dee essere conforme alla sapienza, rappresentata nel sale, la sua condotta; 6.° gli tocca colla saliva le orecchie e le narici, per imitare Gesù Cristo che così guarì il sordo- muto, e per significare che le orecchie debbono aprirsi alla voce di Dio, e le narici non altro odorare che la soavità della virtù; 7.° gli dimanda, se rinunzia al demonio, al mondo, alla carne, perchè ricordi particolarmente i nemici, che deve combattere, e l'impegno che assume nel diventare cristiano; 8.º lo unge col sacro olio sul petto e sulle spalle, per significare l'impegno che si è assunto, e la grazia che dà Iddio di amare e di portare generosamente il santo giogo di Cristo; 9.º gli domanda, se vuol essere battezzato, perchè non si fa questa grazia se non a chi la dimanda; 10.º dopo il battesimo gli unge col crisma il capo, per dinotare che col battesimo diventa in certo modo re e sacerdote, re per dominare le passioni, sacerdote per offrirsi continuamente a Dio; 11.º gli impone un panno CATECHISMO 247 lino bianco, per fargli intendere il candore dell'innocenza e della grazia che ha acquistato, e l'obbligo di conservarlo; 12.º gli dà finalmente un cereo acceso, perchè ricordi la luce dell' edificazione che deve dare, e il calore della carità da cui deve sempre essere animato. Cresima. La Cresima è un sacramento che ci infonde lo Spirito Santo e ci fa perfetti cristiani. La materia di questo sacramento è l'olio d'ulivo consacrato dal vescovo insieme al balsamo. La forma sono le parole che dice il vescovo: Signo te signo crucis, confirmo te chrismate salutis in nomine Patris etc.; poi dando un leggerissimo schiaffo, per dinotare le ingiurie che ci possono esser fatte, soggiunge pax tecum, per ricordarci la pazienza con cui dobbiamo soffrirle, e la generosità con cui dobbiamo perdonarle. Il ministro ordinario è il vescovo. Ai cresimandi si dà un padrino se è maschio, una madrina se femmina; e questi debbono avere gli stessi requisiti, assumono gli stessi obblighi, e contraggono la stessa cognazione come quelli del battesimo. 248 CATECHISMO Le disposizioni per ricevere la Cresima sono: 1.º essere in grazia di Dio, 2.º sapere i misteri principali della fede. E poi molto decente l'esser digiuno. Gli effetti della Cresima sono: 1.0 infonderci lo Spirito Santo; 2.º darci la forza necessaria per combattere tutti i nostri nemici, così interni come esterni, per professare francamente la fede; 3.° imprimere nell'anima un carattere che non si può più cancellare. Eucaristia. L'Eucaristia è un sacramento che sotto le specie del pane e del vino consecrati contiene realmente e sostanzialmente il corpo, il sangue, l'anima e la divinità di Gesù Cristo. Per le specie del pane e del vino s'intendono le apparenze, cioè il colore, l'odore, il sapore, la figura, ec. Per corpo, sangue, anima e divinità di Gesù Cristo s' intende Gesù Cristo medesimo, quale è glorioso nel cielo. La materia di questo sacramento è il pane di frumento e il vino di vite. La forma sono le parole della consacrazione, cioè sul pane: Questo è il mio corpo; poi sul vino: Questo è il mio sangue; parole pronunciate da Cristo nell'ultima cena, e che ogni sacerdote 249 in suo nome pronuncia efficacemente nella messa. Questo miracolo di cambiar il pane ed il vino nel corpo e nel sangue di Gesù Cristo si chiama transustanziazione, perchè in esso trasmutasi la sostanza del pane e del vino nella persona divina di Gesù Cristo, e si trasmuta per modo che vi rimane tutto intero in qualunque minima particella. Questo miracolo si rinnova ogni volta che il sacerdote nella messa pronuncia le parole della consecrazione. Il ministro di questo sacramento è il solo sacerdote legittimamente ordinato. CATECHISMO A questo sacramento sono obbligati ad accostarsi tutti quei fedeli che giunti all'età della ragione sono opportunamente istruiti e preparati. Inoltre più spesso che è possibile, ma almeno una volta all' anno, e finalmente in pericolo di morte per viatico. Le disposizioni necessarie per ricevere l'eucaristia sono tre: 1.º esser in grazia di Dio; 2.º esser digiuno dalla mezza notte fino al momento in cui si riceve l'eucaristia; 3.º sapere ciò che si va a ricevere. Esser in grazia di Dio vuol dire non aver alcun peccato mortale sull'anima, il che si ottiene col far precedere a questo sacramento una buona confessione. Per es11* 250 CATECHISMO sere digiuno bisogna non aver preso niente nè per cibo, nè per bevanda, nè per medicina. Il digiuno non si rompe se non prendendo 1.º qualche cosa dal di fuori di noi, 2.º in maniera di cibo e di bevanda, 3.º che abbia ragione di cibo e di bevanda. Quindi non romperebbe il digiuno: 1.º chi senza volerlo trangugiasse una goccia d'acqua nel lavarsi, perchè non si prende in modo di bevanda; 2.º chi trangugiasse senza avvertire le reliquie del cibo rimaste in bocca nel giorno precedente, perchè non si reputano cose estrinseche a noi; 3.0 chi trangugiasse la polvere che vola per le strade, o qualche sassolino, perchè queste cose non hanno ragione di cibo e di bevanda. In pericolo di morte si può ricevere l'eucaristia senza il digiuno, e allora si chiama viatico. L'eucaristia produce nell'anima nostra quegli effetti che produce il pane nel corpo: 1.º Ci nutrisce. Io sono il vero pane di vita, chi mangia la mia carne, vivrà in me, ed io in lui, e non morirà in eterno. 2.º Ci fa crescere. Chi è santo, si santifichi di più. 3.º Ci fortifica. Voi che siete affaticati, venite a me, ed io vi ristorerò. Io sono il cibo de'forti. 4.º Ci diletta. Quest'è una manna nascosta che contiene ogni sapore ed ogni soavità. 251 Dobbiamo spesso accostarci a questo sacramento: I. Perchè Gesù Cristo ci invita: 1.º col porsi sotto la figura del pane che si mangia ogni giorno; 2.° colla minaccia di morte eterna a chi ne starà lontano; 3.0 colla promessa del paradiso a chi frequenterà la sua mensa. II. Perchè la Chiesa lo desidera. Il desiderio della Chiesa è espresso: 1.° nelle frequenti esortazioni ai superiori, perchè animino i fedeli ad accostarsi; 2.º nella brama che mostra che in ogni messa vi siano fedeli da comunicare; 3.° nelle indulgenze larghissime che accorda a chi, ricevuti i ss. Sacramenti, visita chiese ed altari. III. Perchè il nostro bene lo esige, dacchè per mezzo della comunione 1.º si rimedia al male passato, 2.º si preserva l'anima dal futuro, 3.º si acquista sempre maggior forza per incamminarsi alla cristiana perfezione. Penitenza. CATECHISMO La Penitenza è un sacramento che rimette i peccati commessi dopo il battesimo. A questo sacramento sono obbligati ad accostarsi tutti i cristiani arrivati all' uso della ragione. La materia della penitenza è duplice: prossima e rimota. La prossima 252 CATECHISMO sono gli atti del penitente: la contrizione, la confessione, la soddisfazione. La rimota si divide in necessaria e sufficiente: necessaria sono i peccati mortali commessi dopo il battesimo; sufficiente sono i peccati veniali od i mortali già confessati. La forma consiste nelle parole: Ego te absolvo etc. Il ministro è il solo confessore approvato dal vescovo. Per ben confessarsi si richieggono cinque cose: l'esame, il dolore, il proponimento, la confessione, la soddisfazione. La cosa più necessaria di tutte è il dolore. L'esame è una diligente ricerca di tutti i nostri peccati. Esso si comincia dall'ultima confessione ben fatta. Per l'esame vi si impiega più o men tempo, secondo 1.º il tempo trascorso dall'ultima confessione, 2.º lo stato della propria coscienza, 3.º impieghi che si è tenuto a disimpegnare, 4.° la propria capacità. L'esame poi deve essere diligente, universale, imparziale. Diligente: vi si deve porre quella diligenza che usano gli uomini prudenti negli affari di grande importanza. Universale: si deve estendere a tutti i peccati, e alle circostanze mutanti specie ed aggravanti notabilmente il peccato. Imparziale: si deve esaminare specialmente la passione predominante, che CATECHISMO 253 si dimentica più facilmente, e si accarezza senza avvedersene. Il dolore è un dispiacere di aver offeso Dio. È di due sorta: di attrizione ossia imperfetto, e di contrizione ossia perfetto. L'attrizione consiste nel pentirci dei peccati per i beni perduti ed i mali meritati. La contrizione consiste nel detestare il peccato puramente come offesa di Dio, bontà infinita, degna di tutto l'amore. Per la confessione basta il dolore di attrizione. Il dolore di contrizione si chiama perfetto, perchè rimette i peccati senza la confessione, purchè si abbia intenzione di confessarsi a suo tempo. Qualunque sia il dolore, deve avere quattro qualità: deve essere 1.° interno, cioè venir dal cuore; 2.º soprannaturale, cioè eccitato in noi dalla grazia di Dio per i motivi suggeriti dalla fede, che sono l'immagine di Dio disonorata, la bruttezza del peccato, il paradiso perduto, l'inferno meritato, la grazia di Dio perduta e la sua infinita bontà oltraggiata; 3.0 sommo, cioè che l'offesa di Dio ci deve appreziativamente dispiacere più assai che qualunque altra disgrazia; 4.° universale, cioè che deve estendersi a tutti i peccati commessi senza eccettuarne nemmen uno. Il proponimento è una volontà risoluta 254 CATECHISMO di non offendere più Dio. Esso deve essere 1.0 fermo, cioè che la volontà sia pronta a incontrare qualunque disgrazia piuttosto che offendere ancora Dio; 2.º universale, che sia risoluto di astenersi per sempre non solo dai peccati commessi, ma da qualunque altro si potesse commettere; 3.° efficace, che ci faccia mettere in praticai mezzi necessari per fuggire il peccato, i quali sono: 1.° estirpare gli abiti cattivi, 2.° fuggire le occasioni, 5.º praticar l'orazione, 4.0 frequentare i sacramenti, 5.º esercitarsi in pratiche di spontanea mortificazione. La confessione è una accusa sincera di tutti i propri peccati al confessore approvato. Essa deve essere intera, umile, sincera, prudente. I. E intera, quando si confessano tutti i peccati gravi senza escluderne nemmeno uno. Per vincere la vergogna che ci sorprende, sarà bene pensare: 1.º che la vergogna è un artifizio del demonio, il quale la toglie quando si ha a peccare, e poi la restituisce quando si ha a confessarsene; 2.º che la vergogna va crescendo quanto più si tace, dacchè oltre il peccato resta da confessarsi anche il sacrilegio, tante volte replicato, quante volte si è taciuto confessandosi; 3.º che i peccati taciuti CATECHISMO 255 verranno con infinito rossore palesati a tutto il mondo nel di del giudizio; 4.º che non si può altrimenti provvedere alla propria salute; 5.º che il confessore è tenuto ad un secreto così inviolabile, che dee soffrire tutti i tormenti, anzichè rivelare la minima cosa di confessione; 6.º che non si perde di concetto presso il confessore, dacchè il peccare è della umana debolezza, il pentirsi è della cristiana saggezza; e il confessore stesso è capace delle miserie medesime ed anche maggiori, quando sia per un momento abbandonato a sè stesso. II. È umile: 1.º quando si è penetrato dalla propria indegnità per il male commesso; 2.0 quando col portamento della persona, e nel parlare e nel rispondere al confessore, il penitente diportasi come reo. III. È sincera: 1.º quando non diciamo nè più nè raeno; 2.º quando diciamo il certo per certo, il dubbio per dubbio; 3.º quando non attribuiamo a nessuno la nostra colpa, nè ci scusiamo come fecero Adamo ed Eva.. IV.E prudente, quando nell'accusarcinon compromettiamo nè l'onestà nè la carità. L'onestà si compromette coll'usar termini indecenti, o spiegando il modo non necessario a spiegarsi, trattandosi di cose sporche. Si compromette la carità, quando si 256 CATECHISMO fanno conoscere le persone complici del proprio peccato. Anzichè far conoscere i complici, se appena si può, si dee per quella volta andar da un altro confessore. La confessione può anche esser generale; e questa per alcuni è necessaria, per alcuni è utile, per altri è dannosa. E necessaria per chi ha commesso qualche sacrilegio nelle confessioni passate per mancanza colpevole di qualcuna delle debite disposizioni, od ha ragionevol motivo di temere che le confessioni siano state nulle. È utile per chi non l'ha mai fatta, specialmente nella circostanza di eleggere o di cambiare stato di vita. E dannosa per quei che l'hanno fatta diverse volte, e si lasciano senza ragione dominar dal timore di avervi in qualche cosa mancato. Il segno più certo d'una confessione ben fatta è l'emendazione della vita. La soddisfazione, che è lapenitenza che impone il confessore, è parte integrale, non essenziale della penitenza. Essa dev'essere 1. pronta, e per non dimenticarla e per farla con più sicurezza in istato di grazia; 2,0 intera, cioè fatta così nella sostanza, come nel modo e nel tempo che il confessore ha precisato; 3.° divota, cioè fattacon raccoglimento interno ed esterno, CATECHISMO 257 onde oltre a soddisfare all' obbligo contratto col confessarsi, si venga ad acquistare nuovo merito davanti a Dio. Oltre la penitenza imposta dal confessore bisogna praticarne spontaneamente, perchè se la confessione cancella tutta la colpa, non cancella tutta la pena; e i debiti della pena che non si scontano in questa vita, bisogna poi scontarli nel purgatorio. Le opere soddisfattorie si riducono a tre: orazione, digiuno, limosina. Per orazione si intendono tutte le opere di pietà, per digiuno tutte quelle dipenitenza, per limosina tutte quelle di carità. Altro mezzo efficacissimo per soddisfare ai debiti contratti con Dio è l'acquisto delle Indulgenze, che sono l'applicazione dei meriti di Gesù Cristo, di Maria e dei Santi fatto a noi da chi ne ha la facoltà nella Chiesa, prescrivendoci alcune opere pie ed orazioni. La facoltà delle indulgenze non risiede che nel Sommo Pontefice, giacchè i Vescovi e i Cardinali non possono darne che qualcheduna parziale di alquanti giorni. Per acquistar le indulgenze è necessario: 1.° pentirsi sinceramente di tutti i propri peccati, 2.º praticar esattamente l'opere ingiunte, 3.º fare almeno l'ultima opera in istato di grazia. Le indulgenze 258 CATECHISMO possono essere applicabili ai defunti per modo di suffragio, ma ciò è solamente, quando lo dichiara chi le concede. Dobbiamo darci grande premura e di acquistar le indulgenze e di applicarle pei morti: 1.º perchè con poco si acquista molto, 2.º perchè a misura della carità che avremo usata cogli altri, troveremo noi a suo tempo e carità per parte del prossimo e misericordia per parte di Dio. Estrema Unzione. L'Estrema Unzione è un sacramento instituito da Gesù Cristo, nel quale il sacerdote unge coll'olio consacrato dal vescovo alcune parti del corpo dell'infermo che si trova in pericolo di morte, pronunciando sopra di lui una determinata formola di preghiere per sollevamento dell' anima dell' infermo, ed anche del corpo se è espediente. Si chiama estrema, 1.º perchè è l'ultima fra le unzioni della Chiesa, 2.º perchè è stabilita pel fine della vita. La materia è l'olio d'ulivo consecrato dal vescovo. Le parti che si ungono sono: gli occhi, la bocca, gli orecchi, le nari, le mani, e negli uomini anche le reni. La forma consiste in quelle parole: Per questa santa 259 CATECHISMO unzione e per la sua pietosissima misepecricordia il Signore ti perdoni tutti i cati commessi col senso della vista, dell'udito, ec. Il ministro ordinario è il parroco dell' infermo, e per suo consenso qualunque sacerdote. Siccome questo sacramento suppone il peccato attuale, così non si può amministrare se non a chi è arrivato all'uso della ragione. Però essendo sacramento dei vivi, richiede lo stato di grazia, il quale si procura colla confessione. Gli effetti sono: 1.º rinforzare l'infermo a sostener con pazienza il suo male; 2.º renderlo forte a combattere contro il demonio, il quale alla morte raddoppia i suoi sforzi; 3.0 rimettere i peccati veniali, ed i mortali che si hanno senza saperlo; 4.° rendere la sanità, se è giovevole all'anima. Le disposizioni per ben riceverlo sono: 1.º contrizione de'peccati, 2.0 fede nell'efficacia del sacramento, 3.° rassegnazione alla divina volontà in quanto all'esito della malattia. Si può ricevere più volte, cioè ogni qualvolta si rinnova il pericolo della morte. Sarà utilissimo a ben ricevere l'estrema unzione: 4.0 il soffrire con pazienza le malattie, le quali sono dirette al nostro bene; 2.º il disporre per tempo tutto ciò che pruden 260 CATECHISMO temente è da farsi prima di morire; 3.ºdomandare spesso la grazia di non morire senza questo benefizio. Ordine. L'Ordine è un sacramento instituito da Gesù Cristo, con cui si concede la podestà e la grazia di esercitare quei pubblici impieghi che riguardano il culto di Dio e la salute delle anime. Il ministro di questo sacramento è il solo vescovo. All'Ordine si ascende per otto gradi, e sono: la Tonsura che non è ordine, l'Ostiariato, il Lettorato, l'Esorcistato e l'Acolitato, che si dicono ordini minori; il Suddiaconato, il Diaconato, il Presbiterato o Sacerdozio, che si dicono maggiori. La pienezza poi dell'Ordine consiste nel vescovado, il quale è di fede essere superiore al sacerdozio. Nel suddiaconato si assumono due obbligazioni, e sono: 1.º il celibato perpetuo, 2.º la recita quotidiana dell'Ufficio divino. Gli effetti sono quattro: 1.° l'accrescimento della grazia santificante; 2.º l'acquisto della grazia sacramentale, cioè l'ajuto di ben esercitare quell'ordine che si riceve; 3.º la podestà di esercitare gli ufficj proprj dell'ordine; 4.° il carattere che è indelebile, per cui l'ordinazione non può replicarsi. CATECHISMO 261 Per ben ricevere questo sacramento si richiede: 1.° vocazione legittima, 2.º bontà di vita, 3.º scienza competente, 4.0 abilità ad esercitare gli uffici proprii di ciascun ordine. All'Ordine non si dee aspirare per fini umani, cioè per condiscendere ai parenti, per sostentar la famiglia, o per vivere comodamente; ma unicamente per consacrarsi alla gloria di Dio, alla salute delle anime, alla santificazione di sè stesso. Niente più grande della podestà sacerdotale la quale è di due sorta: 1.º sul corpo reale di Gesù Cristo, producendolo colle parole consacratorie dette nel sacrificio, e dispensandolo ai fedeli nella comunione; 2.º sul corpo mistico, cioè su tutti i fedeli, rimettendo loro i peccati con quelle parole: Ego te absolvo etc. Dunque a tutti gli ecclesiastici, ma specialmente ai Sacerdoti, ai Vescovi, e massimamente al Papa che è il capo supremo di tutta la gerarchia, il centro della cattolica comunione, il Vicario di Gesù Cristo, si deve sommo rispetto, il quale consiste: 1.° nel pensare e nel parlar sempre bene di loro; 2.º nell'ossequiarli, quando si incontrano; 3.º nel compatirli e scusarli, se cadono in qualche fallo; 4.° nell' obbedire ai loro ordini, dacchè rappresentan la Chiesa, madre e mae 262 CATECHISMO stra di tutti i fedeli; 5.° nel concorrere, secondo le proprie forze e a norma delle consuetudini, al loro corporale sostentamento; 6.° nel pregare il Signore per loro, dacchè maggiore è il bisogno dell' ajuto divino, dove più grave è il dovere e della propria santificazione e della edificazione del prossimo e della glorificazione di Dio. Matrimonio. Il Matrimonio, che è una legittima società fra l'uomo e la donna, instituito da Dio per la propagazione dell'uman genere, è il sacramento il più grande in quanto al significato, dacchè rappresenta l'unione di Cristo colla Chiesa. Questa società è di sua natura indissolubile sino alla morte. Nell'accasarsi bisogna aver retta intenzione, cioè: 4.° di onorare il Signore col moltiplicare gli adoratori del suo nome; 2.º di amarsi, ajutarsi, compatirsi, e quindi felicitarsi reciprocamente; 3.º di aver un pronto rimedio alla propria concupiscenza. Le cautele da usarsi nello scegliere il conjuge sono: 1.° pregare il Signore perchè ci assista in proposito; 2.º scegliere persona timorata di Dio; 3.º procurare al più possibile uguaglianza di età, di condizione, di indole, di sostanze; 4.° e CATECHISMO 263 scludere qualunque inganno, palesando ingenuamente quant'è necessario a sapersi; 5.º erudirci ben bene e di tutti i principj di religione e dei doveri dei conjugati che sono vicendevolmente amore, rispetto, fedeltà, soccorso, e per parte della moglie, la quale è soggetta al marito, anche obbedienza. Quantunque il matrimonio sia un gran sacramento, e tante volte sia un rimedio da suggerirsi ed abbracciarsi, perchè è meglio accasarsi che ardere di fuoco impuro, si dee in generale ritenere la massima di san Paolo che chi si marita fa bene, ma chi sta vergine fa meglio. OPERE DELLA MISERICORDIA. Le opere della misericordia sono quattordici. Le sette spirituali sono: 1.º Consigliare i dubbiosi, 2.º insegnare agli ignoranti, 3.º ammonire i peccatori, 4. consolare gli afflitti, 5.º perdonare le offese, 6.º sopportare pazientemente le persone moleste, 7.º pregar Iddio per i vivi e per i morti. Le sette corporali sono: 1.º Dar da mangiare a chi ha fame, 2.º dar da bere a chi ha sete, 3.º alloggiare i pellegrini, 264 CATECHISMQ 4.0 visitare gli infermi, 5.º vestir gli ignudi, 6.0° visitare i carcerati, 7.º seppellire i morti. BEATITUDINI. Le beatitudini sono otto: 1.0 Beati i poveri di spirito, perchè di essi è il regno de' cieli. 2. Beati i mansueti, perchè possederanno la terra. 3.º Beati quelli che piangono, perchè ne saranno consolati. 4. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perchè saranno saziati. 5.º Beati i misericordiosi, perchè otterranno misericordia. 6.° Beati quelli che sono mondi di cuore, perchè vedranno Dio. 7.º Beati i pacifici, perchè saranno chiamati figliuoli di Dio. 8.º Beati quelli che soffrono persecuzione per la giustizia, perchè di essi è il regno de' cieli. Spiegazione. Per poveri di spirito s'intendono: 1.º Gli umili, 2.0 i poveri che vivono contenti della loro povertà, 3.° i ricchi che vivono distaccati dall' amore delle ricchezze. Mansueti si chiamano coloro che non sono aspri, rissosi, mormoratori, ma docili, affabili, caritatevoli, benigni ecc. Per quelli che piangono s'intendono: CATECHISMO 265 4.º Coloro che gemono per i peccati proprj ed altrui; 2.° quelli che conducono una vita mortificata e penitente; 3.° que' che tollerano pazientemente le tribolazioni e le miserie di questa vita. Negli affamati e sitibondi della giustizia vengono significati coloro, che se ancora non sono giusti, procurano però con ogni sforzo di ottenere la giustificazione; e se sono giusti, procurano, per quanto possono, di avanzarsi nella giustizia e nella perfezione. Per misericordiosi s' intendono quelli ch' esercitano, per quanto possono, le opere di misericordia spirituali e corporali a favore del prossimo, che sopportano pazientemente le mancanze altrui e perdonano volontieri le offese ricevute. I mondi di cuore sono coloro che tengono il cuore alieno da ogni peccato e prava cupidigia, e si sforzano di reprimere ed abbattere la triplice concupiscenza che regna nel mondo, la superbia, l' avarizia, la carnalità. Per pacifici s' intendono quelli che tengono sempre soggette le loro disordinate passioni, e che procurano di vivere in pace con Dio, con sè stessi e col prossimo. Per quelli che soffrono persecuzioni per Il Parroco ecc. 12 266 CATECHISMO amore della giustizia s' intendono coloro i quali o colle parole, o cogli scritti, o colla vita difendono o custodiscono la verità e la giustizia, e che, per aderire fedelmente a Dio e soddisfare le obbligazioni della vita cristiana, soggiacciono all' odio, al disprezzo, alle calunnie, alle ingiurie degli uomini empi e libertini. DELL' ACQUA SANTA. L'uso dell'acqua santa è antichissimo. Essa si fa dal sacerdote mischiando il sale coll'acqua e recitando sopra di essa le crazioni prescritte dalla Chiesa. Si mischia il sale coll'acqua, perchè essendo il sale simbolo della prudenza e della incorruzione, e l'acqua simbolo di semplicità e purità, tutti coloro che di essa si aspergono, restino purificati da ogni immondezza e premuniti contro le insidie diaboliche, e così coll'ajuto divino divengano prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. L'acqua benedetta si pone all' ingresso delle chiese, affinchè il popolo che v'entra, mondato con quest' acqua dalle colpe veniali, preghi con maggior purità di coscienza, e più facilmente impetri ciò che chiede. Si costuma inoltre di portarla alle proprie abitazioni, ed ivi conservarla con CATECHISMO 267 decenza presso il letto, onde usarla per fare il segno della santa croce nel levarsi e nel coricarsi, in tempo di gravi tentazioni, di procelle, di malattie, non che di qualunque altro bisogno, così chiamando sopra di sè la benedizione del cielo, e sempre più rinvigorendosi contro gli assalti dei proprii nemici. Si aspergono ancora: 1.° le case, le stalle, le mandre, onde tenerne lontane le infestazioni degli spiriti maligni; 2.º le suppellettili, le vesti, i cibi, affinchè il loro uso riesca profittevole sì all' anima che al corpo; 3.º i cimiteri e i cadaveri dei fedeli, onde rendere sempre più efficaci i suffragi che si fanno alle anime de' defunti; 4.º finalmente tutti i luoghi sacri e gli oggetti del culto, affinchè, santificati con questa aspersione, riesca di maggior aggradimento al Signore l'uso che se ne fa, e ispirino nei fedeli la venerazione che si meritano. Per godere poi di tutti i vantaggi a cui è ordinata l'acqua santa, bisogna usarla con sentimenti di fede, di umiltà e di dolore, giacchè quest' acqua non opera se non per via di impetrazione, e sempre a misura delle disposizioni di chi se ne serve. E dunque interesse d'ogni cristiano l'adoperarla frequentemente, ma sempre con 268 CATECHISMO grande rispetto, e il tenerne sempre provveduta la propria casa. DELLE VIRTU' CARDINALI. Le virtù cardinali, così dette perchè sono come cardini o fondamenti, a cui si appoggiano i principj da cui derivano tutte le altre virtù morali, sono quattro: 1.° Prudenza, 2. Giustizia, 3.0 Fortezza, 4.° Temperanza. LEZIONI EVANGELICHE IN COMPENDIO PER TUTTE LE FESTE DELL'ANNO CON BREVI RIFLESSI. FESTE DEL SIGNORE 10000 269 DOMENICA I D'AVVENTO. G Gesù Cristo predice la distruzione di Gerusalemme, e il finale giudizio coi segni terribili che lo precederanno. I buoni confideranno nella misericordia del loro giudice, i cattivi lo temeranno inorriditi senza speranza. Perocchè ognuno raccoglierà in quel giorno ciò che avrà seminato nella presente vita. Se operiamo 270 il male, raccoglieremo dannazione interminabile; se il bene, raccoglieremo vita eterna. LEZIONI DOMENICA II D'AVVENTO. Giovanni Battista predica la necessità della penitenza, e insegna che ciascuno deve adempiere le obbligazioni del proprio stato. Adempite i doveri dello stato vostro per coscienza e per ubbidire all'ordine di Dio. Fate penitenza per soddisfare alla divina giustizia in ragione dei peccati passati e per preservarvi dai futuri. Potete praticare l'uno e l'altro, perchè a ciascheduno è imposto solo ciò, che è conveniente alle sue forze. Almeno rinunciate alla vostra volontà, portate con rassegnazione le croci che vi manda la Provvidenza, compatite il vostro prossimo, sopportatene le ingiurie, amatelo di cuore anche quando è indegno del vostro amore, anche quando provate una certa ripugnanza ad amarlo: eccovi una penitenza gradita a Dio, eccovi i doveri di tutti i cristiani. DOMENICA III D'AVVENTO. Giovanni Battista manda due de' suoi discepoli a interrogare Gesù Cristo, se egli EVANGELICHE 271 è il Messia. Gesù Cristo risponde a quelli di riferire ciò che hanno udito e veduto. Quindi loda Giovanni medesimo e parla del regno de' cieli. Il regno de' cieli si acquista colla forza, ed è di coloro che usano violenza: ecco le parole di Gesù Cristo. Sforziamoci adunque di mortificare la nostra carne, di abbattere le nostre passioni, di vincere tutte le cattive inclinazioni della volontà. Questo è il mezzo, l' unico mezzo, per acquistarsi il regno de' cieli. DOMENICA IV D'AVVENTO. Si narra il trionfale ingresso del Salvatore in Gerusalemme. Quel popolo che accolse Gesù Cristo fra gli applausi e le benedizioni, egli stesso pochi giorni dopo l' ha maltrattato perfidamente, lo ha condannato a morir crocifisso. Non ci seduca adunque la lode e la gloria, che ci porgono gli uomini. Per tenerci saldi nella virtù e conservare la pace del cuore, è necessario riflettiamo che la lode e la gloria degli uomini può mutarsi tra breve in disprezzo ed ignominia. 9 272 LEZIONI DOMENICA V D'AVVENTO. Giovanni il Precursore rende testimonianza di Gesù Cristo, dichiarando chi sia il Messia. Questa testimonianza ci presenta una idea compiuta del nostro divin Redentore. Della pienezza di lui, dice il Battista, noi tutti abbiamo partecipato. Mi spiego. Da Gesù Cristo, pienissimo di tutti i doni spirituali, abbiam tutti ricevuto i doni dello Spirito, quindi la grazia del battesimo e della fede, non che grazie a sovrabbondanza per corrispondere alla cristiana vocazione. Non siamo dunque ingrati; bensi usiamo d' ogni sollecitudine, d'ogni sforzo per cooperare alle grazie che Iddio ne concede. DOMENICA VI D'AVVENTO. L'angelo Gabriele annunzia a Maria Vergine, che concepirà e partorirà il divin Verbo. Beata chiameremo la Vergine Maria, poichè di tanto la esaltò il Signore. Onoriamola dunque, chè ne è ben degna. Ma soprattutto la onoriamo imitando le sue virtù; quella purità, per cui dobbiamo EVANGELICHE 273 sempre temere, quella fede viva e quell' umile ubbidienza, onde colle parole e coi fatti dichiarandoci servi del Signore, ci sottomettiamo alla sua volontà perfettamente. NATIVITA' DEL NOSTRO SIGNOR G. C. Alla prima messa. L'evangelista contempla la gloria eterna del Verbo, e accenna i motivi pei quali il Verbo si è fatto uomo. Il Verbo si fece carne, perchè gli uomini diventassero figliuoli di Dio credendo nel suo nome. Dunque Iddio ci ha tanto amati, che per innalzare noi a lui stesso è nato come uomo, quasi uno di noi. E all' opposto il nostro amore verso Dio è così debole e avaro, che ogni piccolo sacrificio si faccia per esso, ne sembra gran cosa, ne riesce gravoso. Impariamo una volta a praticare possibilmente l'amor di Dio con quella generosità con cui Dio ci ha amati. Alla seconda messa. I pastori vanno frettolosi a Betlemme e vi adorano il nato Salvatore. Studiamo con sollecitudine l'infanzia 12* 274 LEZIONI di Gesù Cristo. Eccolo sottomesso, umiliato, sofferente, per rendere a Dio suo Padre quella gloria che a lui, Signore di tutte le cose, è dovuta. Noi adunque dobbiamo con Gesù adorare Iddio in uno spirito continuo di abbassamento, d' ubbidienza e di sacrificio. Alla terza messa. Nasce in Betlemme il Salvator del mondo. Un angelo ne reca la nuova ai pastori. Una schiera della celeste milizia canta il nato bambino. Quale contrasto di umiliazioni e di grandezze! Il Figliuol di Dio nasce da madre povera, ma vergine; giace in una mangiatoja, ma tutto riempie all' intorno di luce divina; è annunziato a pastori, ma la milizia celeste lo predica e l' adora. Nelle grandezze riconosciamo la sovrana maestà del Verbo di Dio, nelle umiliazioni la volontaria bassezza a cui discese per amor nostro. Pertanto ecco un conforto alla nostra fede e un ajuto al debole nostro cuore: giacchè abbiamo nel Salvatore un maestro cui imitare, e insieme un Dio di pace e di misericordia che ci ajuta ad imitarlo. EVANGELICHE 275 NEL GIORNO DI S. STEFANO PROTOM. Gesù Cristo e Pietro sono esenti dall'obbligo del tributo. Nulladimeno Gesù Cristo, per non recare agli esattori scandalo, ordina a Pietro che paghi il tributo per sè e per lui stesso. La carità è la suprema regola del cristiano: essa dee prevalere in qualunque occasione a tutti i riflessi e riguardi che potremmo avere. Di conseguenza dobbiamo cedere volontieri a' nostri vantaggi temporali, ben anco soffrirne qualche pregiudizio, affinchè il prossimo non sia scandalizzato. DOMENICA DOPO IL S. NATALE. Gesù entrato nella sinagoga lesse un passo del profeta Isaia. Tutti quei della sinagoga ammiravano le parole di grazia, che uscivano dalla sua bocca. Quegli Ebrei sentirono la forza e la maestà della parola di Cristo; ma si contentarono di ammirarla, perchè strascinati dai carnali lor pregiudizj cedettero a questi piuttosto che alla verità. E così non avviene spesso anche di noi? Ascoltando. la divina parola, siamo profondamente compresi dalla veracità delle sue massime, 276 LEZIONI dalla santità delle sue pratiche; ma poi strascinati dalle passioni ci seduce il nemico delle anime, cediamo al peccato. CIRCONCISIONE DI GESU' CRISTO. Il nato Salvatore fu circonciso, e gli fu posto nome Gesù. Molti cristiani hanno in questo nome adorabile una speranza fallace, credendo che la dolcezza e la potenza di Gesù basti a salvarli. Ma disinganniamoci. Gesù non è salvatore di quelli che vogliono durare nella malizia e nell' infingardaggine, bensì di quelli che si sforzano a circoncidere il proprio cuore nella contrizione dei peccati e nella penitenza. EPIFANIA DEL SIGNORE. I Magi venuti dall' oriente in cerca del nato Re de' Giudei( poichè in oriente avevano veduto la sua stella) arrivano a Betlemme; ove entrati nella casa, su cui la stella erasi fermata, si prostrano ad adorare il bambino, e gli offrono i loro doni, oro, incenso e mirra. Non solo adoriamo Gesù Cristo confessandolo con parole e prostrazioni; ma ben anche offeriamo a lui l'oro della carità con un' anima tutta dedita ad amar 277 Dio ed il prossimo, l'incenso delle nostre orazioni e di un cuor puro, la mirra della mortificazione e di una vita penitente. DOMENICA I DOPO L'EPIFANIA. EVANGELICHE Il fanciullo Gesù arrivato all'età di dodici anni andò co' suoi genitori a Gerusalemme pel di solenne di Pasqua, e ivi imase, allorchè i suoi, senza accorgersi di lui, ritornarono. Accortisi e cercatolo, dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, che sedeva in mezzo ai dottori ascoltandoli e interrogandoli. Egli allora fè ritorno con essi a Nazaret, ove era ad essi soggetto. Sappiano i genitori che la gloria di Dio è norma suprema della loro autorità sui figliuoli, e però debbono sempre subordinarne l'educazione a Dio stesso. Sappiano i figliuoli che la soggezione ai genitori è indispensabile per avanzare in sapienza e in grazia presso Dio e presso gli uomini. DOMENICA II DOPO L' EPIFANIA. A uno sposalizio in Cana di Galilea Gesù diede principio a far miracoli, convertendo l'acqua in vino. Gesù volle fare questo miracolo ad 278 LEZIONI istanza di Maria Vergine. Così animava la nostra confidenza nell' intercessione di lei, assicurandoci che per mezzo di madre si potente otterremo tutte le grazie. Ma per meritarci la protezione di Maria, dobbiamo noi pure praticare quell' ordine ch' ella diede ai ministri del convito: Fate quello che egli vi dirà. Osserviamo dunque i comandamenti di Gesù Cristo, e allora Maria sarà nostra protettrice. DOMENICA III DOPO L'EPIFANIA. Gesù risana il figliuolo moribondo d'un certo regolo di Cafarnao. Per questo miracolo il regolo e tutta la sua casa credono in Gesù Cristo. Noi crediamo in Gesù Cristo, è vero; ma forse con una fede morta, perchè senza opere. Eppure ai continui miracoli, che fa il Signore per noi liberandoci da tanti mali e donandoci tante grazie, non dovremmo noi risolvere di praticare sempre e fervorosamente il bene, per dimostrare coi fatti la nostra fede? Troppo grande è il Signore nella sua potenza e nella sua misericordia, perchè non si meriti il nostro cuore. 279 EVANGELICHE DOMENICA IV DOPO L'EPIFANIA. Il vangelo riferisce che Iddio ha dato il Figliuol suo unigenito per amore del mondo, che però chi crede nel nome dell'unigenito Figliuol suo, sarà salvo, chi non crede, è stato già condannato. Adunque nissuno è escluso dal beneficio della redenzione, perchè il Signore ha preparato quest'opera della sua immensa carità per tutto il mondo. Ma si richiede che ognuno creda nel nome dell'unigenito Figliuol di Dio. Se noi pertanto non soffrendo la luce della verità cerchiamo di soffocarla per abbandonarci al peccato, sicchè dovrebbe conchiudersi non credere noi col fatto nel Figliuol di Dio, il quale è la luce del mondo e la stessa verità, allora non ostante la redenzione, che l'amor di Dio preparò copiosissima, siamo condannati dalla verità stessa ad un eterno supplizio. DOMENICA V DOPO L'EPIFANIA. Gesù Cristo sazia con cinque pani e due pesci una moltitudine di cinquemila uomini, Le turbe godettero di tanto prodigio dopo d'aver seguito Gesù nel deserto, dopo d'aver udito la sua predicazione. Ascoltiamo anche noi la voce di Gesù Cristo, che 280 LEZIONI parla per i suoi ministri, colle opere della sua grazia, al cuore; ascoltiamola attenti ed efficacemente; cerchiamo Gesù in tutto: anche a noi sarà dato, e assai, dei prodigiosi benefizi di Dio. DOMENICA VI DOPO L'EPIFANIA. * II Signore Gesù guarisce il lunatico, quel figliuolo posseduto da tale maligno spirito, che spesso cadeva nel fuoco, e spesso nell'acqua. Questo lunatico raffigura il peccatore abituato e recidivo. Oh! quanti cadono miseramente ora nel fuoco della concupiscenza, ora nell' accidia per gli esercizi della pietà, camminano di peccato in peccato, e non sanno risolvere una conversione vera e costante. Eppure Gesù Cristo appresta loro il rimedio nella fede, nell'orazione e nel digiuno. E l'accogliere e l'adoprare questo rimedio non è in potere del peccatore medesimo? Su via armiamoci della fede e confidiamo grandemente, preghiamo e istantemente, facciam penitenza e di cuore, e prostrati dinanzi a Gesù Cristo, il Salvatore delle anime, saremo giustificati. * Questo vangelo si legge sempre nella domenica precedente la Settuagesima. 281 EVANGELICHE DOMENICA DI SETTUAGESIMA. Gesù racconta la parabola degli operai, che furono chiamati, chi ad un' ora e chi ad un' altra, per lavorare, ma poi ebbero tutti la stessa mercede. Alcuni cominciano a vivere cristianamente nella fanciullezza, altri nella gioventù, altri nella vecchiaja, taluno anche poco prima di morire. Eppure in paradiso godranno tutti dello stesso premio, la beatifica visione di Dio. Ammiriamo la bontà del Signore, il quale ci ricompensa a proporzione non del tempo che l'abbiam servito, bensi della carità che ha regnato nel nostro cuore. Ma eziandio temiamo, ignorando noi, di che sarà capace il nostro cuore al domani. Adunque sforziamoci subito, e colla più fervida carità, di guadagnare il tempo che abbiamo perduto. DOMENICA DI SESSAGESIMA. Gesù narra e spiega la parabola del seme, che spargendosi dal seminatore, parte cadde lungo la strada e fu mangiata dagli uccelli, parte cadde in luoghi sassosi e seccò, parte venne tra le spine e fu soffocata, parte capitò su buona terra e fruttificò dove cento per uno, dove sessanta e dove trenta. 282 LEZIONI La parola di Dio, raffigurata nel seme, è per sè efficacissima. Ma alcuni ascoltandola senza porvi mente, altri scandalizzati dalle tribolazioni e persecuzioni, altri affascinati dalle cure del secolo e dalle ricchezze soffocano, inaridiscono, in somma rendono per sè stessi inefficace quella divina parola. In vece preparate il vostro cuore col distacco dalle terrene cose, coll'amore di Gesù crocifisso, con una vigilante attenzione, e dalla parola del Signore voi raccoglierete frutti abbondantissimi. DOMENICA DI QUINQUAGESIMA. Gesù Cristo propone e spiega la parabola della zizzania, che un uomo nemico seminò in mezzo al grano, e che il padre di famiglia proibì si cogliesse, perchè al tempo della ricolta la zizzania sarebbesi legata in fastelli per bruciarla, il grano poi si sarebbe radunato nel granaio. II grano sono i buoni, la zizzania i cattivi. Non ci scandolezziamo, se Iddio sopporti, e frammischiati coi buoni, i cattivi che fanno tanto male. Verrà la fine del secolo: allora i malvagi saranno gettati nella fornace di fuoco, e i giusti splenderanno come sole nel regno del loro Padre. Così ci è dato di esercitare con più alto merito EVANGELICHE 283 la nostra virtù, per renderci degni di vedere un di manifestata più solennemente la giustizia del Signore. DOMENICA I DI QUARESIMA. Gesù condotto dallo Spirito nel deserto digiuna quaranta giorni e quaranta notti, poi tentato tre volte dal diavolo ne riporta compiuto trionfo. Come Gesù Cristo, così noi ritiriamoci dai tumulti del mondo, pratichiamo la mortificazione, consideriamo le verità della fede. Allora Gesù tentato ci avrà davvero meritato la grazia di vincere le tentazioni. DOMENICA II DI QUARESIMA. Gesù Cristo conversa con una donna samaritana. Mettendole dinanzi agli occhi gli occulti suoi peccati, dichiarando il modo di adorare Iddio, manifestando sè stesso la converte. Anche a noi rivela il Signore i nostri peccati colle grida della coscienza, anche noi istruisce delle verità salutari, anche a noi si scopre colle sue inspirazioni al nostro cuore. E tutto ciò non una volta e di passaggio, ma a lungo e quante volte! e con quanto amore! Perchè dunque non ci convertiamo al Signore? 284 LEZIONI DOMENICA III DI QUARESIMA. Gesù parla della libertà e schiavitù spirituale. Liberi dice coloro che seguono la verità, e questi chiama figliuoli di Dio: schiavi coloro che fanno peccato, e questi chiama figliuoli del demonio. Così Gesù parlava a' Giudei, così parla a noi. Ma nella guisa che i Giudei affascinati dall' odio contro di Cristo non volevano intenderlo, quante volte avviene che non vogliamo intenderlo neppure noi accecati dalle passioni. Ecco la causa della nostra impenitenza ed incredulità. Ma pure conosceremo un dì la ignominia dell' essere schiavi del peccato noi, che Cristo ha fatto liberi con infinita carità. DOMENICA IV DI QUARESIMA. Gesù illumina un uomo cieco dalla sua nascita. L'illuminato difende la santità e potenza di Gesù contro i raggiri degl' increduli Giudei, e perciò è cacciato dalla sinagoga: ma poi istruito da Gesù medesimo crede, e lo adora. Anche a voi aperse gli occhi Gesù Cristo? Quindi anche voi fate le sue difese? In somma le massime di Cristo sono pure le vostre massime? Ebbene i seguaci del mondo vi perseguiteranno: aspettatevi di EVANGELICHE 285 essere derisi, tribolati, in ogni modo vessati. Ma buon per voi: Iddio vi prepara altri e più preziosi doni. Oh! fate animo; questa è la sorte di tutt' i santi nella vita presente. DOMENICA V DI QUARESIMA. Il Signore Gesù dopo di aver parlato a lungo co' suoi discepoli, poi con Marta e Maria, risuscita Lazzaro da quattro giorni sepolto. I peccatori che differiscono di giorno in giorno la lor penitenza, considerino la risurrezione di Lazzaro. Gesù Cristo vuol operare il miracolo: ma pure freme interiormente e turba sè stesso, piange, si accosta al sepolcro fremendo ancora, si rivolge al Padre, grida con voce sonora. Tutte queste circostanze dimostrano chiaramente, come a tali peccatori divenga ogni di più difficile il convertirsi. E ciò non basta, perchè risolvano di sorgere subitamente dai loro peccati? DOMENICA DELLE PALME. Gesù è accolto da Marta e da Lazzaro a convito, ove Maria unge i piedi di Gesù con unguento prezioso, e Giuda Iscariota mormora di quest' azione. I principi dei 286 LEZIONI sacerdoti, che cercavano d'avere Gesù nelle loro mani, pensano di uccidere a causa di lui anche Lazzaro. Imitiamo la pietà di quelli, che amando Gesù Cristo si adoprano per lui senza avvilirsi alle dicerie dei cattivi. Temiamo la cecità dei peccatori, i quali cadendo di peccato in peccato progrediscono, a somiglianza dei principi de' sacerdoti, nell'errore e nella malvagità, fino a dichiarare a Dio stesso la guerra. PASQUA DI RISURREZIONE. Prima festa. Mentre Maria Maddalena sta al sepolcro di Cristo piangendo, vede due angeli, poi riconosce Gesù, per ordine del quale va ad annunziare a' discepoli la sua risurrezione. Anche a noi è annunziata la risurrezione di Gesù Cristo; ma perchè ci sia modello di risorgimento da' peccati. Ecco le parole dell'Apostolo: Siccome Cristo risuscitò da morte... così noi viviamo nuova vita( Rom. vi, 4). Adunque se siete risuscitati con Cristo..., abbiate pensiero delle cose di lassù, non di quelle della terra; imperocchè siete morti alla EVANGELICHE 287 carne, agli affetti terreni, e la vostra vita, la vita spirituale di cui ora vivete, è ascosa con Cristo in Dio, perchè il mondo non la conosce, ed è solo intelligibile alla fede ed all' amor di Dio( Coloss. III, 1 e seg.). Seconda festa. Alle donne che stavano presso il sepolcro costernate, perchè non trovavano il corpo di Cristo, due angeli fanno sapere ch' egli è risuscitato. Le donne stesse poi raccontano queste cose agli apostoli e a tutti gli altri. Pietro corre al sepolcro. Siccome queste donne cercano Gesù Cristo con mirabile amore, con amore pronto, liberale, generoso; egualmente lo cerchiamo noi di vero cuore, perchè in ogni cosa ci affidiamo a lui nostro maestro, nostro padre, nostro Dio. Corriamo come Pietro al suo sepolcro, santamente desiderando di penetrare nella cognizione e partecipazione de' suoi misteri. Ne andremo anche noi meravigliati della potenza e misericordia del Signore. DOMENICA I DOPO PASQUA. Gesù apparisce ai discepoli: lor annunzia la pace, e mostra le mani ed il costato; poi dà ad essi lo Spirito Santo. Di nuovo 288 LEZIONI apparisce a Tomaso, cui fa palpare il suo corpo. La durezza degli apostoli e discepoli in credere la risurrezione di Gesù Cristo serviva a stabilire vieppiù la fede della Chiesa. Quanto a noi impariamo da Cristo il compatire le debolezze dei nostri fratelli, impariamo una condiscendenza amorevole, veramente fraterna. Così fomenteremo fra noi la pace, quale Gesù la diede agli apostoli suoi. DOMENICA II DOPO PASQUA. Giovanni Battista rende testimonianza a Gesù Cristo dicendo, ch'egli è l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Perchè tanto solenne e pubblica testimonianza per dichiarare Gesù l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo? A fine di vincere la nostra superbia, la più orgogliosa delle passioni, ricordandoci che dobbiamo riconoscere per nostro Salvatore quel Gesù, che compare in uno stato umile ed abbietto, quel Gesù, che espia i nostri peccati morendo su una croce. Ah! se a tanto si umiliò per noi Iddio, perchè non ci umilieremo noi, che siamo creature miserabili? EVANGELICHE DOMENICA III DOPO PASQUA. Gesù predice ai discepoli che tra poco saranno in tristezza, mentre il mondo goderà, che però tra poco ancora la tristezza si cangerà per essi in gaudio, che anzi nissuno torrà il loro gaudio. Davvero furono tristi i discepoli vedendo Gesù divenuto l' uomo dei dolori, crocifisso e morto, mentre i principi della sinagoga ne godevano e trionfavano; ma poi i discepoli stessi oh! quanto gioirono, allorchè rividero il loro maestro risorto a vita immortale. Quanto a noi addoloriamo noi pure ai dolori di Cristo, considerandone la cagione nei nostri peccati a fronte della giustizia di Dio, e il prezzo infinito nell' amore, di Dio a fronte delle nostre ingratitudini. Addoloriamo con Gesù meditandone gli strazj, imitandone la pazienza e la rassegnazione. Così avverrà, che risorti un di gloriosamente godremo lui gloriosissimo ne' cieli. 289 jog su DOMENICA IV DOPO PASQUA. Cristo annunzia ai discepoli essere loro spediente, ch'egli se ne vada al Padre per mandare ad essi il Paracleto, quello Spirito che difenderà la sua causa e insegnerà tutte le verità. Il Parroco ecc. 13 290 Il distacco dalla sensibile presenza di Cristo era pei discepoli causa di gran tristezza; eppure dovea ridondare in loro bene e bene preziosissimo. Impariamo a non nutrire certe apprensioni sullo stato dell' anima nostra e sul nostro avvenire. Lasciamo che Dio operi in noi e ci guidi, come a lui piace. Solo prepariamoci pazientemente ad ascoltare la voce dello Spirito Santo, ch' egli ci manderà al cuore, per qualunque via ne venga. Questo Spirito ne insegnerà le verità che ci condurranno con sicurezza al cielo. LEZIONI DOMENICA V DOPO PASQUA. Gesù promette ai discepoli, che qualunque cosa domanderanno al Padre nel nome suo, loro la concederà. Porge loro altre massime di consolazione. Eglino attestano la loro fede in Gesù Cristo. Adunque domandiamo quelle cose che piacciano a Gesù Cristo, confidati nella sua potenza e misericordia, interponendo i suoi meriti: questo è pregare in nome di Gesù Cristo. Allora Iddio ci esaudirà, anzi ci darà a gustare la moltitudine di sue consolazioni. Allora il nostro cuore, vinto e grato, dovrà attestare il divino e piissimo patire di Gesù Cristo. EVANGELICHE 291 ASCENSIONE DEL SIGNORE. Ai discepoli adunati Gesù Cristo dà la pace; a novella prova della sua risurrezione fa che lo palpino, e mangia con essi; indi promesso lo Spirito Santo, ascende al cielo. L' Ascensione di Gesù Cristo è una caparra, un principio vero della nostra; poichè ivi è necessario che si portino i fedeli, dove già è salito, precedendoli, Gesù Cristo. Ma dobbiam camminare la via che Cristo ci ha insegnato, per giungere alla meta di Cristo. Siamo solleciti di conservare colla fede e colla purità della vita la pace che Gesù ci dona, facciamci degni di partecipare della sua risurrezione, e godremo di salire al cielo, ov' egli è asceso. DOMENICA DOPO L'ASCENSIONE. OHNE Cristo prega il Padre per la glorificazione di ambedue; accenna di aver compiuta l'opera sua. Gesù avendo adempito perfettamente la missione ordinata a lui dal Padre, aveva diritto di pregarlo che lo glorificasse. Ebbene siccome la presente vita è anche per noi una missione imposta da Dio; così solo quando l'avremo compita nell'osser 292 vanza de' suoi comandamenti, potremo domandare che Iddio ci glorifichi, e in noi sia glorificato Dio stesso. PENTECOSTE. LEZIONI Prima e seconda festa. Gesù consola i discepoli colla promessa di un altro Paracleto; loro espone chi veramente lo ami, e che cosa farà per essi lo Spirito Santo; lascia loro la pace. A noi è promesso lo Spirito Santo, e in noi farà grandi cose; ma chi di noi ama veramente Gesù Cristo? Non basta escguire esteriormente i precetti, ma deve animarne la pratica l'interiore affetto della carità. Non basta protestar di amare, ma deve provarne la verità l'osservanza dei precetti. In somma carità e buone opere sono di necessità e inseparabili per amare Gesù Cristo. Questo è il frutto e il contrassegno dello Spirito Santo abitante in noi. Preghiamo Gesù che ci mandi il suo Santo Spirito, e con esso avremo quella pace, nella quale è ogni bene ora e sempre. DOMENICA I DOPO PENTECOSTE. Gesù Cristo dopo d' aver fatto cenno della testimonianza che di lai renderanno EVANGELICHE 293 lo Spirito Santo ed i suoi discepoli, predice ai discepoli stessi le persecuzioni future. Anche noi, come discepoli di Cristo dobbiamo rendere testimonianza di lui coll' osservare apertamente, anzi col difendere da forti la sua legge. Per questo ei perseguiteranno quelli che non conoscono Iddio: ma Gesù ce l'ha predetto, perchè nel tempo della persecuzione ci ricordiamo di lui e delle sue parole. Adunque confortiamoci, essendo certi che ci ha parlato quel Gesù Cristo, il quale e dispone le cose e dà grazia onde riescano a nostro bene, perchè egli è nostro Salvatore e nostro Dio. SOLENNITA' DEL SS. CORPO DI CRISTO. Il Signore Gesù discorre del pane disceso dal cielo, dicendo sè essere il pane della vita, e la sua carne cibo che si deve mangiare, e il sangue suo bevanda che dee beversi. Veneriamo un tanto Sacramento, nel quale Iddio ha raccolto le meraviglie della sua onnipotenza e della sua sapienza. Avvertiamo però bene, che Gesù Cristo ci dà il suo corpo a mangiare e il suo sangue 13* 294 LEZIONI a bevere, perchè viviamo della vita di lui, perchè ci sia pegno di gloriosa risurrezione e di vita eterna. Avvertiamo ancora che, se non mangeremo questa carne e non berremo questo sangue, non avremo in noi la vita. Adunque è nostro dovere insieme e nostra dolcezza mangiare la carne di Cristo e bere il suo sangue, ma preparati con viva fede, con ferma speranza, con carità ardentissima, per riceverne la vita dell' anima, la gloriosa risurrezione del corpo, la beatitudine eterna di tutto l'uomo. DOMENICA II DOPO PENTECOSTE. Essendo Gesù e i suoi discepoli a tavola coi pubblicani e coi peccatori, i Farisei e i discepoli di Giovanni ne mormorano. Gesù Cristo disprezza i Farisei superbi e invidiosi, istruisce i discepoli di Giovanni che son pusilli. Ne insegna così che, spregiate le vane dicerie della malizia e avuti i riguardi suggeriti dalla carità fraterna, dobbiamo però sempre amare i peccatori e usare misericordia con tutti che ne abbisognano. DOMENICA III DOPO PENTECOSTE. Gesù espone brevemente i precetti della carità fraterna; insegna essere utile a noi EVANGELICHE 295 l'adempirli, il mancarvi poi essere ingiusto e a noi stessi dannoso. Eccovi le espressioni di Gesù Cristo: Non giudicate, ove divieta i giudizj temerari e i sospetti ingiusti: Non condannate, onde proibisce le mormorazioni ed ogni altro male di lingua: Perdonate, e qui divieta le ire, gli odj, le vendette: Date, vale a dire, largheggiate di soccorsi e favori d'ogni maniera, adopratevi con tutte le forze. E questa una lezione, che deve occupare tutta la vostra vita, perchè veramente impegna tutta la vostra anima. A conchiudere vi basti la massima del divino maestro: Colla stessa misura, colla quale avrete misurato, sarà rimisurato a voi. DOMENICA IV DOPO PENTECOSTE. Cristo racconta del ricco, che dopo di essersi vestito in lusso e d'aver fatto sontuosi banchetti fu sepolto nell' inferno; racconta del mendico Lazzaro, che dopo d'aver sofferto le atrocità delle piaghe, della fame e dell' umana durezza fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Dunque la felicità non consiste nelle ricchezze, e infelici non sono i poveri. Qual bene sono mai gli averi della terra, 296 LEZIONI allorchè il ricco non facendone buon uso, si precipita agli eterni tormenti? Piuttosto si consolino i poveri, ai quali, rassegnati e pazienti nelle loro fatiche e nelle loro pene, è preparato il regno de' cieli. DOMENICA V DOPO PENTECOSTE. Gesù risana dieci uomini lebbrosi: uno solo di essi, ch'era Samaritano, gli rende grazie, e questi si guadagna il dono della fede. odsopelval and plopp Pochi vi hanno che sieno grati al Signore pei tanti benefizi della sua bontà. Ma senza dubbio la dimenticanza delle grazie ricevute è come un vento infuocato che disecca il fonte delle divine misericordie. Perocchè Iddio, misericordioso qual è, vuole che lo ringraziamo per meritarci nuove e migliori grazie. Ai nove lebbrosi ingrati fu conceduta la sanità del corpo, al lebbroso riconoscente fu data eziandio la sanità dell' anima. DOMENICA VI DODO PENTECOSTE. Il Signore Gesù racconta la parabola degl' invitati alla cena, che si scusarono, uno per andare a vedere un podere, un altro per andar a provare cinque gioghi di buoi, un terzo per aver preso moglie: EVANGELICHE 297 laonde alla cena furono chiamati i mendici, gli stroppiati, i ciechi, gli zoppi, ed altri ancora sforzati a venire, affinchè si riempisse la casa. Noi tutti invita il Signore alla cena dell'Agnello in paradiso; giacchè tanta è la sua bontà, che vuole, tutta si riempia di convitati quella casa. Ma guai a noi! se occupati dall' interesse, dall' ambizione, dalla sensualità ci rifiutiamo. Altri più miseri di noi, forse da Dio stesso beneficati quaggiù meno di noi, sederanno in cielo sui seggi, che a noi pure erano destinati. E che cosa avrem guadagnato da tutti i beni della terra, perdendo l'eterno bene? DOMENICA VII DOPO PENTECOSTE. Cristo nell' uscire di Gerico risana due eiechi, i quali, benchè il popolo gli sgridasse che stessero cheti, aveano ripetuto più forti le lor grida, dicendo: Signore, figliuolo di David, abbi pietà di noi. Chi pensa di consecrarsi a Gesù Cristo, si faccia superiore a tutti i rispetti umani, accresca i suoi sforzi per vincere le contraddizioni del mondo. Allora Cristo lo accoglierà benignamente e gli donerà la luce dell'anima. Ma per riuscire a ciò è d'uopo, 13% 298 LEZIONI vogliamo davvero che si aprano gli occhi nostri. iarense DOMENICA VIII DOPO PENTECOSTE. Agli Scribi e Farisei, che mormoravano di Cristo, perchè si addomesticava coi peccatori, egli stesso propone la parabola della pecorella che certuno avendo smarrito, la cerca finchè la ritrovi, e trovatala, cogli amici e coi vicini ne mena gran festa; propone anche la parabola della dramma, che una donna avendo perduto, la cerca finchè l' abbia trovata, e trovatala, ne fa colle amiche e colle vicine grande allegria. Ammiriamo la sollecitudine paterna che Dio adopera a convertire e salvare i peccatori. E Gesù Cristo il buon pastore, che con fatiche, con sangue cerca le pecorelle smarrite, i traviati. La donna è la Chiesa, che geme e prega per gli sviati suoi figli. Chi sarà che non ceda alla pietà di questa buona madre, al cuore amorosissimo di Gesù? DOMENICA IX DOPO PENTECOSTE. Dopo che Gesù Cristo ebbe predicato dalla nave di Pietro, si getta pel comando, di lui la rete e vien presa gran copia di pesci. Simone Pietro si prostra alle gi EVANGELICHE 299 nocchia di Gesù, il quale lo costituisce pescatore delle anime. Pietro ei compagni, abbandonata ogni cosa, seguitano Gesù Cristo. Abbiamo illimitata fiducia nel Signore, che, potente e buono all' infinito, per noi sovrabbonderà di sua grazia. Inoltre siamo pronti ad ubbidire le divine ispirazioni, che in tanti modi scendono al nostro cuore. Così noi pure saremo seguaci di Cristo. DOMENICA X DOPO PENTECOSTE. Gesù non vuole aver parte nella divisione dell'eredità tra due fratelli: propone la parabola del ricco, che pensava di fabbricare più ampi granai per radunarvi i suoi beni, di riposarsi poi, mangiare, bevere, darsi bel tempo, e in vece fu rapito dalla morte. 01306012 Il ricco ha molti beni; ma è agitato da sollecitudini acutissime per conservarli, e mentre si promette riposo nell' avvenire, sopraggiunge la morte, e i suoi beni passano ad estranei. Il ricco ha molti beni; ma la passione delle terrene sostanze lo trasporta a dimenticare la sua anima, ed egli perde i beni del cielo. Dunque facciamo d' essere ricchi per Iddio, usando delle ricchezze per onorare Dio. Così ci 300 LEZIONI guadagneremo quel bene sommo, che nissuno potrà rapirci e che godremo etersapo ingo namente. DOMENICA XI DOPO PENTECOSTE. Cristo espone la parabola del Fariseo e del Pubblicano: il primo dei quali pregando, vantava le sue opere buone e spregiava il Pubblicano stesso; l' altro, pregando egli pure, appena battevasi il petto, e cogli occhi bassi chiedeva a Dio pietà. Questi, dice Gesù Cristo, se ne tornò giustificato a differenza dell'altro; sicchè l'umile Pubblieano fu giustificato, e non fu giustificato il Fariseo superbo. Ora come pretenderemo d'essere giustificati noi, che siam pieni di superbia e d'amor proprio! Impariamo ad esercitare l'umiltà, a riconoscere spontaneamente la nostra viltà e miseria, la nostra bassezza e nullità. Quindi non disprezzeremo i fratelli, comunque sgraziatamente cattivi; anzi confesseremo noi stessi peggiori di tutti, poichè, se anco non fosse altro, le nostre malvage tendenze possono più profondamente trascinarci. Quante ragioni non abbiamo noi di umiliarci! Ma ci vinca almeno questa: In noi è tutto il bisogno d'essere giustificati da Dio. 301 EVANGELICHE DOMENICA XII DOPO PENTECOSTE. Il Signore Gesù dice, che la nostra giustizia debb' essere più perfetta che quella degli Scribi e de'Farisei: epperò dichiara degno di pena non solamente l'omicida, ma eziandio chi si adira contro del suo fratello, eziandio chi l'offende con parole di villania, di spregio, di contumelia, e vuole che col fratello ci riconciliamo. Pertanto non basta, che ci guardiamo dalle più gravi ingiurie che apportano danno estremo al prossimo: bensì è legge di Cristo, che non affliggiamo nissuno in qualsiasi guisa menomamente colpevole. Perciò Iddio non accetta neppure le nostre offerte, se prima non abbiamo consolato il fratello colla riconciliazione. DOMENICA XIII DOPO PENTECOSTE. Gesù sazia con sette pani e pochi pesci quattro mila uomini. Ecco una prova del cuore misericordiosissimo di Gesù Cristo, che soccorre eziandio alla temporale necessità de' suoi figliuoli. Mi fa compassione questo popolo, egli dice a' discepoli, perchè sono già tre giorni, che si trattiene con me, e non ha da mangiare... Quanti pani avele? Ma 13** 302 LEZIONI. ad imitazione di quel popolo fortunato cerchiamo innanzi tutto il regno di Dio e la sua giustizia, e allora lasciamo pure, che la divina provvidenza aggiunga quanto sarà per noi spediente nei bisogni di questa vita. DOMENICA XIV DOPO PENTECOSTE. Gesù traversando il territorio della Decapoli risana un uomo sordo e muto. Gesù voleva guarire quest' uomo: epperò trattolo in disparte dalla folla, gli mise le sue dita nelle orecchie, e collo sputo toccò la sua lingua, e alzati gli occhi verso del cielo, sospirò. Impari da ciò il peccatore, che cosa debba fare per convertirsi veracemente. Si tolga via dalla folla dei tumulti e negozj mondani, rifletta bene sul misero suo stato attendendo alla voce dello Spirito Santo, fervorosamente pregando implori da Dio ajuto e misericordia, gema e sospiri con cuore contrito. Allora quella potentissima virtù di Dio, che si comunica per i sacramenti, gli renderà la perfetta sanazione dell' anima sua. DOMENICA XV DOPO PENTECOSTE. Cristo risuscita presso alla porta di Naim un giovinetto, che veniva portato fuori alla EVANGELICHE 303 sepoltura, e che era figliuolo unico di madre vedova. oue ish oiliers In questa vedova riconosciamo, quanto sollecita sia per noi la santa Chiesa. Essa ci soccorre nel maggiore bisogno, nel bisogno della vita spirituale; ci soccorre con immenso amore, fino a ricordarsi di noi efficacemente, quando noi la dimentichiamo; ci soccorre morti alla grazia del suo Gesù, peccatori ingratissimi; e non si riposa, finchè il Signore le abbia detto: Non piangere, finchè vivi alla grazia ci abbia consegnati al seno di lei. Oh! rispettiamo questa saggia madre, amiamola grazia dei nostri giorni, la onoriamo nostra guida al cielo. I st DOMENICA I DOPO LA DECOLLAZIONE. Erode avendo avuto notizia di tutto quello che facevasi da Gesù, desidera di vederlo; perchè grandemente agitato teme che sia risorto Giovanni, a cui egli aveva fatto tagliare la testa. Erode seduto sul trono, circondato dalle grandezze e dalle voluttà di una corte, padrone d'ogni suo volere e di milioni di volontà, chi non l'avrebbe reputato felice? Ma Erode ha dato la testa del Precursore di Cristo ad una impudente sal 304 LEZIONI tatrice, Erode ha peccato; ed eccolo temente, avvilito dal suo rimorso, eccolo il più infelice degli uomini. Ah! davvero è infallibile la parola di Dio: Non è pace per gli empi( Is. LVII, 21). E questa sventura, che è pur grande, non basterà a risolvere il peccatore a convertirsi? DOMENICA II DOPO LA DECOLLAZIONE. Gesù Cristo avverte di guardarsi dai falsi profeti, che vengono vestiti da pecore, ma al di dentro sono lupi rapaci: insegna a distinguere questi falsi profeti dai veri. Non sono pochi quelli, che sotto colore di discrezione, di tolleranza, di progresso, con pretesto di tutto ridurre al bene sociale, di porre tutta la religione nello spirito interiore tentano a sovvertire i dogmi e le pratiche del Vangelo, e ad ingannare la moltitudine. Ma voi, dice Gesù Cristo, li riconoscerete dai loro frutti. Sono eglino probi e conscienziosi? Sono gli uomini de la misericordia e della pace? Sono di vita pura e santa? No: e vi insegnano massime contrarie al Vangelo, che certamente è santo. Dunque sono falsi profeti. Pregate Iddio che vi custodisca per l'onor suo, che accresca in voi la fede per non incappare ne' lacci di quei bugiardi. 0909 EVANGELICIE 303 DOMENICA III DOPO LA DECOLLAZIONE. A un dottore della legge, il quale interrogava Gesù Cristo dicendo, che cosa dovesse fare per possedere la vita eterna, Gesù Cristo risponde recitandogli il comandamento dell' amor di Dio e del prossimo: poi gli dimostra, chi sia il prossimo, esponendo la parabola dell'uomo, che sulla via da Gerusalemme a Gerico i ladri assalirono e lasciarono mezzo morto; che in seguito un sacerdote ed un levita, l'uno dopo l'altro, videro appena e tirarono innanzi; che finalmente un samaritano ajutò prestandogli graziosissime cure per guarirlo. Gesù Cristo intese dimostrare, che nostro prossimo è ogni uomo, di qualunque paese, di qualunque condizione, di qualunque religione egli sia, buono e cattivo, amico e nemico, in somma per qualsiasi motivo eguale a noi o da noi diverso. Inoltre volle insegnarci che l' amore del prossimo non è ozioso, non consiste in una sterile compassione, bensì in opere efficaci e salutari. Laonde amiamo ogni uomo e con carità operativa. Ma in ciò riusciremo mirabilmente e con grande nostro vantaggio, amando nel prossimo Iddio stesso, 306 LEZIONI come quello che ci fa il comando di amare Dio ed il prossimo per possedere la vita eterna. DOMENICA IV DOPO LA DECOLLAZIONE. Gesù colla sua parola disecca una pianta di fico: ai discepoli maravigliati dimostra la virtù della fede. ida contie Cristo inaridi questa pianta, perchè non vi trovò altro che foglie. Ottima lezione per noi! Non ci contentiamo di sterili desiderj, di vane parole; ma facciamo frutti di buone opere. Altrimenti soggiaceremo anche noi alla maledizione di Dio. Abbiamo viva fede, e otterremo grazia di operar molto per il cielo. DOMENICA V DOPO LA DECOLLAZIONE. Gesù racconta la parabola del padre di famiglia, che piantò una vigna e la diede a lavorare ai contadini: ma venuto il tempo della ricolta, mandò i suoi servi per riceverne i frutti, e i contadini li maltrattarono; ne mandò altri, e i contadini li trattarono nello stesso modo; finalmente mandò il suo figliuolo erede, e anche questi fu dai contadini ucciso. Gli Ebrei maltrattarono i Profeti del Signore e crocifissero il Figliuol di Dio. EVANGELICHE 307 Ora riflettendo a noi, maltrattiamo forse noi stessi quelli che ci annunziano le sante verità, uccidiamo noi Gesù Cristo col peccato? Ma per questo fu tolto il regno di Dio agli Ebrei. Adunque dalla loro infelicità impariamo a rendere quei frutti di buone opere, che i ministri del Signore e il Signore medesimo ci addomandano, perchè il regno di Dio non sia tolto a noi. DOMENICA I D'OTTOBRE. Il Signore Gesù dice la parabola del fico, che il padrone della vigna trovando già da tre anni senza frutto, voleva troncarlo, ma il vignajuolo pregò di lasciarlo stare ancora per un anno. Quanto buono e longanime è stato con noi il Signore! Da tanti anni ci aspetta a penitenza, e noi? non un frutto di buone opere, sempre peccatori. E saremmo già riprovati, se Gesù Cristo, il nostro avvocato ne' cieli, non avesse pregato il Padre che ancora ci risparmiasse. Anzi ecco il benigno Gesù raddoppiare sue cure, accrescere sue grazie per vedere di convertirci. Ma se passa anche questo tempo senza frutto, che cosa sarà di noi? Allora è inevitabile la nostra rovina. 308 LEZIONI DOMENICA II D' OTTOBRE. Gli Scribi e i Farisei conducono a Gesù una donna colta in adulterio, e gli domandano, se conforme alla legge debba lapidarsi: ma Gesù scrivendo in terra libera la donna da' suoi accusatori. Agli Scribi e Farisei parlò Cristo così: Quegli che è tra voi senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei. Vuole adunque il Signore, che correggiamo noi stessi anzichè far mostra come di zelo per la condotta altrui. Ma se veramente ci esaminassimo, non avremmo noi a vergognarci delle nostre colpe più che di quelle, cui vorremmo condannate negli altri? Piuttosto desideri l'anima nostra che Gesù le rivolga la sua parola misericordiosa: Vattene, e non peccar più. E ne apprendiamo poi la necessità di quella stabile penitenza, che sola conserva le dolcezze del perdono, e guida a salute. erbs DOMENICA IHI D'OTTOBRE. 090 LA DEDICAZIONE do DELLA CHIESA MAGGIORE. Trovandosi Gesù Cristo in Gerusalemme per la festa della consacrazione del Tempio, dice a' Giudei sulla testimonianza EVANGELICHIE 309 delle opere sue, sè essere una cosa sola col Padre. Le opere di Gesù Cristo, vale a dire la sua dottrina santa ed infallibile, la sua vita immacolata e perfetta, i suoi miracoli testificano apertamente ch' egli è da Dio, è Dio stesso. Ma lo crediamo noi? o piuttosto a somiglianza de' Giudei nol crediamo, per soddisfare liberamente le nostre passioni? Perocchè le sue pecorelle credendo ascoltano la sua voce e gli tengon dietro. Come però non ardere d'amore di essere noi del loro numero? Son desse le fortunate, che godono di una beata speranza, sicure di andar salve per sempre. Io, dice Gesù Cristo, do ad esse la vita eterna, e non periranno in eterno, e nissuno le strapperà a me di mano. DOMENICA I DOPO LA DEDICAZIONE. Gesù narra la parabola del servo, a cui il padrone condonò un debito di diecimila talenti: ma poi egli fece mettere in prigione uno de' suoi conservi, che gli doveva cento danari; e il padrone allora sdegnato lo dette in mano dei carnefici, persino a tanto che avesse pagato tutto il debito. Nella stessa guisa, conchiude Gesù Cri 310 LEZIONI sto, farà con voi il mio Padre celeste, se di cuore non perdonate ciascuno al proprio fratello. Lezione tremenda, ma pur immanchevole e giusta! Perocchè è lezione del Signore, e il Signore vuole che noi, come figliuoli suoi, portiamo in noi stessi l' imagine del suo cuore misericordioso. Altronde non perdoneremo al fratello noi, che ad ogni istante dovremmo invocare per noi medesimi la misericordia di Dio? DOMENICA II DOPO LA DEDICAZIONE. I Farisei tentano Gesù domandandogli, se sia lecito o no di pagare il tributo a Cesare: confessando eglino, l'immagine e l'iscrizione, scolpite sulla moneta, essere di Cesare, Cristo ne conchiude doversi rendere a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio. È dunque insegnamento di Gesù Cristo l' avere noi ad adempiere le nostre obbligazioni verso le temporali autorità che ci governano. Ma poichè l' autorità suprema è Dio, perciò il divino maestro ci comanda di accordare i doveri verso Cesare coi doveri verso Dio, sicchè alla fin fine Dio solo sia la ragione e lo scopo principale delle nostre obbligazioni. 311 EVANGELICHE DOMENICA III DOPO LA DEDICAZIONE. Gesù racconta la parabola del re, che fece le nozze del suo figliuolo: quindi mandò i servi a chiamare gl' invitati, ma questi non vennero; mandò a chiamare quanti si sarebbero riscontrati a' capi delle strade, e così il banchetto fu pieno di convitati; uno dei quali però non avendo la veste nuziale, fu per ordine del re gittato nelle tenebre esteriori. Le nozze sono le grazie celesti. Ora molti furono chiamati, e le rifiutarono. Fummo chiamati anche noi, e noi come uniti alla Chiesa, nella quale esse grazie si dispensano, siamo entrati a parte del loro godimento. Ma per questo avrem posto alle nozze dell' Agnello in paradiso? Nel di del giudizio verrà il re eterno a visit arci: e se appena ci osserverà senza la veste nuziale, senza quella doppia carità, che sola ci farà degni del sempiterno convito di Dio, il quale è carità, noi saremo gittati nelle tenebre dell' inferno. Ah! ci sforziamo di vestirci con veste si preziosa, facciamo di custodirla gelosamente, conserviamola pregando ed operando con timore e tremore, memori della parola di Cristo: Molti sono i chiamati e pochi gli eletti. 312 FESTE DELLA BEATA VERGINE MARIA E DE' SANTI. LEZIONI ORDINAZIONE DI S. AMBROGIO 7 Dicembre. Gesù Cristo descrive il vero pastore e il mercenario. Il vero pastore è Gesù Cristo, come quello che conosce le sue pecorelle, che dà per esse la vita. In fatti egli si occupa di noi continuamente, provvedendo ai nostri bisogni, al nostro bene: egli dopo d'aver dato per noi la sua vita sulla croce, si sacrifica tuttodi per noi sull'altare, e ci dà sè stesso nel suo sacramento. Ora noi, come sue pecorelle, dobbiamo conoscere lui pensando a lui soprattutto, ascoltare la sua voce praticandone i comandamenti, dare la vita per lui vivendo e morendo per amor suo e per la sua gloria. CONCEZIONE DELLA B. V. MARIA. 8 Dicembre. Si descrive la genealogia di Cristo secondo la carne. Ammiriamo la bontà di Dio, che si compiace dare al suo Unigenito una genealogia EVANGELICIE 313 umana per redimere il mondo. Ammiriamo la sapienza di Dio, che dispone una genealogia degna del Figliuol suo per lo splendore degli antenati, degna della sua propria giustizia per l'oscurità a cui quegli antenati furono ridotti; poichè un divin Figliuolo doveva umiliarsi a placare Iddio e salvar gli uomini. E noi corrispondiamo alla bontà di Dio servendolo con amore, alla sua sapienza conformandoci in tutto all' imagine dell' Unigenito, che si è degnato assumere la nostra carne, perchè vedessimo il Padre nella sua gloria. PURIFICAZIONE DELLA B. V. MARIA. 2 Febbrajo. Dopo i giorni della purificazione di Maria portano Gesù in Gerusalemme per presentarlo al Signore e per fare l''offerta. Il vecchio Simeone prende tra le sue braccia il bambino, benedice a lui e a' genitori suoi, predice alla madre il suo martirio nella passione. Anna confessa il Signore Gesù. Maria è senza macchia di sorta, e si assoggetta alla legge della purificazione; è discendente dalla famiglia di Davide, e fa l'offerta dei poveri; ha un divino Unigenito, e lo sacrifica al Signore. Oh! che bella 314 LEZIONI scuola per noi ad esercitare di buon volere l'umiltà e l'ubbidienza, a rassegnarci in tutto e perfettamente ai decreti della provvidenza, a sacrificare tutto per amore di Dio. ANNUNCIAZIONE DELLA B. V. MARIA.* 25 Marzo. L'angelo Gabriele annunzia a Maria Vergine, che concepirà e partorirà il divin Verbo. Essendo stata scelta Maria a madre di Dio, è divenuta madre nostra. Ma non saremo noi degni figliuoli di Maria, se di cuore non ci adopreremo ad imitare le sue virtù. Anche noi, a somiglianza di lei, facciamo di ottenere abbondante la grazia del Signore, di stare uniti a lui nella carità, di essere da lui benedetti mai sempre. E tutto questo avverrà certo, se la invocheremo sinceramente devoti poichè è madre potente e benigna. FESTA DEI SS. APOSTOLI PIETRO E PAOLO. 29 Giugno. Gesù interroga tre volte Pietro, se lo ama, e tre volte gli dà a pascere le sue pecorelle; indi gli annunzia la futura passione. * La liturgia ambrosiana celebra questa festa nella Domenica VI d'Avvento. EVANGELICHE 315 Dio, nostro signore e nostro padre, ha diritto di domandarci: Mi amate voi? E oseremo noi rispondere con Pietro che lo amiamo? O piuttosto dovremo ammutolire confessando in cuor nostro d' averlo dimenticato e vilipeso? Ah! se abbiamo imitato Pietro nella colpa, imitiamolo nel fervore e nella costanza della carità. È vero che l' amare Iddio ci costerà fatiche e patimenti: ma ci costasse anche la vita, tutto è dolce a chi ama di cuore, e la grazia del Signore vince tutto. Alla fine saremo beati di poter dire: Signore, voi sapete che vi amiamo. OFOOD ASSUNZIONE DELLA B. V. MARIA. 15 Agosto. Marta, che si affannava tra le faccende di casa, lamentasi di sua sorella Maria, la quale assisa a' piedi del Signore ascoltava le sue parole; ma Gesù dice a Marta, che Maria ha eletto l'ottima parte. Gesù non biasimò Marta, perchè attendesse a temporali occupazioni, ma l''avvertì del pericolo di distrarsi da ciò che infinitamente importa: Marta, Marta, le disse, tu ti affanni e ti inquieti per un gran numero di cose, eppure una sola è necessaria. Lodò poi Maria, come quella che senza pericolo stava ai piedi del Si 316 LEZIONI gnore per ascoltare le sue parole. Quando adunque fatichiamo per gli affari di questa vita, cerchiamo di evitare il turbamento e l'inquietudine che distrae dal pensiero della vita eterna; poichè è necessario il raccoglimento interiore, affine di non perdere mai di vista Iddio. Del resto persuadiamoci, che la somma delle nostre cure debb'essere la propria salute, poichè questa è l' ottima parte che non ci sarà tolta giammai. NATIVITA' DELLA B. V. MARIA. 8 Settembre. Genealogia di Cristo come uomo. Noi discendiamo da Cristo secondo lo spirito, e Cristo discende da Giuseppe sposo di Maria, genitori poveri e di condizione oscura. Perchè dunque si gloriano i ricchi d' una nascita illustre? Perchè si vergognano i poveri di lor bassezza? Siam tutti fratelli. E il peccato che ci umilia e ci avvilisce avanti a Dio eben anche agli occhi degli uomini, poichè il solo peccato ci rende infinitamente dissimili del nostro Cristo. FESTA DI TUTTI 1 SANTI. 1 Novembre. Gesù insegna le otto beatitudini; anima i discepoli a soffrire colla promessa della ricompensa ne' cieli. EVANGELICHE 317 Il divino Maestro ci propone in queste beatitudini la via e i mezzi, per cui giungere ad essere beati. In verità il dispregio delle ricchezze e dei piaceri e degli onori, la pratica della longanimità e della pazienza, la misericordia, la purità di cuore, la pace dell' animo, l'amore della giustizia fino a soffrire volontieri per essa qualunque persecuzione, ecco la via, ecco mezzi per essere beati. Perciocchè solamente a quelli che tali virtù osserveranno, sarà dato di aver diritto all' eredità del regno celeste, di vedere Iddio faccia a faccia e con lui regnare in eterno. th FINE.nt 14 318 141 Capol. DEDICA PREFAZIONE ISTRUZIONI. Ai figliuoli della prima Comunione. 99 "" 99 99 99 II. III. IV. V. INDICE d Pag. m 39 V Che vuol dire aver fatta la Comunione 99 Considerazioni dopo la prima Conione Frequenza della Confessione e Co99 munione. Santificazione della festa Obbedienza ai superiori VI. Fuga dei cattivi compagni VII. Mezzi per conservare la grazia di Dio 99 ● VIII. Amore e custodia della purità IX. 99 99 Amor di Dio, orazione e pratiche I 3 6 MESSA. Guida pratica per ascoltare la santa Messa accompagnando il sacerdote nelle azioni del sacrificio 39 9 16 19 22 di pietà. 36 99 X. Pratici avvertimenti in compendio" 42 PREGHIERE. Per la mattina " 48 Atti di fede, speranza, carità e pentimento» 52 Per la sera 9956 Orazione da dirsi la sera innanzi la Comunione Guida pratica per ascoltare la santa Messa meditando la passione di Gesu Cristo 25 32 " 60 " 62 65 79 INDICE Guida pratica per assistere alla santa Messa secondo il rito ambrosiano 99 " 97 SACRAMENTI. Sacramento della Penitenza» 109 Apparecchio alla Confessione " 110 Ringraziamento dopo la Confessione Sacramento dell' Eucaristia Apparecchio alla santa Comunione " 124 Ringraziamento dopo la santa Comunione» 130 PRATICHE DIVOTE. Visite al ss. Sacramento» 138 Visit. I. L'amore di Gesù Cristo nel ss. Sa99 99 " 9 ● 99 ● vero amico III. Gesù Cristo nel ss. Sacramento è il buon pastore Meditazioni sulla passione di Gesù Cristo I. Quanti motivi non abbiamo noi 97 99 319 cramento. II. Gesù Cristo nel ss. Sacramento è il " 122 " 123 99 143 Sette allegrezze di Maria Vergine Sette dolori di Maria Vergine. Misteri del ss. Rosario CANTI POPOLARI. Inno di ringraziamento. ivi di pensare a Gesù appassionato" ivi II. Quanti furono i patimenti di Gesù Cristo. 99 157 III. Quali cose principalmente ci fa conoscere Gesù Cristo appassionato. " 159 IV. Quali virtù principalmente ci insegna Gesù Cristo appassionato» 162 V. Cos'è riguardo a noi Gesù Cristo appassionato. Adorazione delle cinque piaghe. Divozione alle sette principali effusioni di . " 148 " 155 " 163 " 166 sangue ● > Coroncina in onore del sacro cuore di Gesù» 172 Offerta di sè stesso al sacro cuore di Gesù» 174 " 175 " 169 " 177 » 179 Te Deum " 182 Inno del ss. Sacramento.-- Pange, lingua. 184 Inno dello Spirito Santo.- Veni, Creator.» 188 320 INDICE Pianto della B. V. M. Stabat mater. Litanie della Beata Vergine Maria Salmo Miserere. Salmo De profundis - CATECHISMO, ossia PROSPETTO GENERALE DELLA DOTTRINA CRISTIANA Necessità della dottrina Segni del cristiano Cose di necessità di mezzo Misteri principali Cose di necessità di precetto Credo Spiegazione Pater noster Spiegazione Ave, Maria; e sua spiegazione Comandamenti di Dio Rischiaramento delle cose principali Precetti della carità. Comandamenti della Chiesa Schiarimenti dei suddetti comandamenti Consigli evangelici Sacramenti . FINE. ● 99 190 " 194 " 196 " 198 ● 202 99 ivi " 203 " ivi 39 ivi " 204 " 205 99 ivi " 220 " 9221 " 227 " 229 " 9 230 " 238 Pag. 239 " 9 ivi " 242 ivi " 263 " 264 25 266 " 268 Opere della misericordia Beatitudini e loro spiegazione Dell' acqua santa Delle virtù cardinali LEZIONI EVANGELICIE in compendio per tutte le feste dell'anno con brevi riflessi» 269 Feste del Signore Feste della Beata Vergine Maria e de'Santi» 312 39 ivi OF ITHA Inches 1 Centimetres Blue 2 1 3 4 Cyan 2 5 44 6 17 3 Farbkarte# 13 Green 8 Yellow 19 4 10 Red 4 11 12 5 L 13 Magenta 14 6 15 White 16 17 7 3/ Color 18 19 B.I.G. Black 8